Riprendono le reazioni di fissione nucleare a Chernobyl. È allarme di nuovo per gli scienziati, che stanno tenendo la situazione sotto controllo, all’ex centrale nuclerare di Chernobyl dove stanno aumentando le reazioni nucleari. Il reattore numero 4 della centrale nucleare esplosa nel 1986 torna a svegliarsi e gli scienziati del governo ucraino stanno cercando di capire se queste reazioni si esauriranno da sole o se sarà necessario un intervento per scongiurare un incidente, anche se ovviamente non si parla di conseguenze paragonabili a quello che accadde 35 anni fa ma di un evento molto più contenuto.
Il rischio – «È come se ci fossero tizzoni in un barbecue», spiega, come si legge su Adnkronos, Neil Hyatt, chimico dei materiali nucleari all’Università di Sheffield, in una intervista alla rivista Science. I sensori hanno registrato un numero crescente di neutroni, il segnale di una reazione di fissione nucleare, in arrivo da una delle stanze inaccessibili del reattore, ha spiegato Anatolii Doroshenko, dell’Istituto per i problemi di sicurezza degli impianti nucleari di Kiev.
«Ci sono molte incertezze, ma non possiamo escludere la possibilità di un incidente», ha aggiunto il suo collega in Istituto, Maxim Saveliev, precisando che «il conteggio dei neutroni aumenta lentamente». Quando si è sciolto il nucleo del reattore, le barre di uranio usate come combustibile, il loro rivestimento di zirconio, le barre di grafite, e sabbia si sono riversate, come lava. Sono precipitate nella cantina dell’ingresso del reattore dove si sono pietrificate in quello che viene definito Fcm (Fuel containing material) in cui si trovano 170 tonnellate di uranio irradiato.
L’ipotesi – Il sarcofago costruito intorno al reattore un anno dopo l’incidente aveva lasciato passare l’acqua piovana, acqua che rallenta i neutroni e quindi aumenta la probabilità di uno scontro con l’uranio, quindi di generarne altri a catena attraverso la fissione del nucleo dell’uranio. In coincidenza con forti piogge, il contatore dei neuroni segnava picchi, ma poi tornava ai livelli normali. Il nuovo manto avrebbe dovuto proteggere il reattore anche dall’acqua, e così ha fatto. Fino a che in alcuni punti, i neutroni hanno ricominciato a crescere, arrivando quasi a raddoppiare in quattro anni, in corrispondenza della stanza 305/2.
L’ipotesi è quella che con l’asciugarsi dell’Fcm, siano più facili gli scontri fra neutroni e atomi di uranio. Se così fosse, la reazione di fissione potrebbe accelerare anche esponenzialmente, arrivando a rilasciare energia nucleare in modo non controllato. Non come quello che è avvenuto nel 1986, sottolineano gli scienziati ucraini. Sarebbe contenuta, ma potrebbe comunque far crollare alcune sezioni non stabili dell’edificio, rilasciando polvere radioattiva nella nuova struttura di protezione.
On this week’s #SciencePodcast🎙: Researchers are keeping a close eye on worrying signals at the site of the Chernobyl nuclear disaster, and quantum entanglement for bigger and bigger things.
La figlia dell’ex Grassadonia aggredita a Salerno dai tifosi
Lunedì 10 maggio è in programma l’ultima giornata di B, dove la Salernitana si gioca la promozione diretta in caso di vittoria sul Pescara allenato da Grassadonia (di Salerno ed ex Salernitana). La moglie dell’allenatore sui social: “Nostra figlia, appena diciottenne, è stata minacciata e aggredita con spintoni e calci affinché il papà capisca…“. Solidarietà sia da parte della Salernitana che del Pescara: “Atti gravissimi“
“Dopo cinque giorni di minacce e insulti dirette alla nostra famiglia, la follia consumatasi questa sera è intollerabile. Nostra figlia, appena diciottenne, è stata minacciata e aggredita con spintoni e calci affinché il papà capisca…” A scriverlo, in lungo messaggio su Facebook, è AnnabellaCastagna, moglie dell’allenatore del Pescara Grassadonia, ricostruendo l’aggressione avvenuta a Salerno. Lunedì 10 maggio è in programma l’ultima giornata del campionato di Serie B: Salernitana (ex squadra da calciatore e città di nascita di Grassadonia) contro il Pescara proprio di Grassadonia, match in cui – in caso di vittoria – la Salernitana sarà promossa direttamente in Serie A. “Tutto questo per una partita di calcio – ha proseguito la moglie dell’allenatore -. Ci auguriamo che questi criminali, ben lontani dall’essere tifosi, vengano identificati al più presto, anche perché questa è la prima volta in cui il bersaglio della violenza è stato un componente della nostra famiglia. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno mostrato solidarietà in queste ore così tristi e concitate, ma ci sembra chiaro, ora più che mai, che la nostra vita continuerà lontano da Salerno. Ci auguriamo che civiltà e rispetto possano divenire prerogativa di tutti“.
La Salernitana: “Una partita di calcio non può scatenare simili reazioni” – Poco dopo sono arrivati anche i messaggi da parte dei due stessi club. “La Salernitana stigmatizza e condanna i comportamenti intimidatori ed offensivi messi in atto in queste ore da qualcuno nei confronti dei familiari dell’allenatore del Pescara Grassadonia – recita il comunicato ufficiale -. Una partita di calcio, pur se importante e decisiva, resta tale e non può scatenare simili manifestazioni di violenza verbale. Tutto deve restare nell’ambito della vicenda sportiva e sul rettangolo di gioco. Purtroppo, questa è anche la conseguenza di un clima costruito ad arte per generare odio da personaggi di basso calibro che puntualmente pubblicano sul web false notizie. Ci risulta, infatti, da fonti certe che il signor Grassadonia nella sua conferenza stampa non abbia mai fatto alcun riferimento alla Salernitana né parlato della gara in programma lunedì. Purtroppo, mentre la Salernitana compie il suo massimo sforzo per provare a raggiungere uno storico obiettivo e regalare un’immensa gioia ai suoi tifosi c’è ancora chi infanga il nome del club e della città con manovre subdole ispirate da interessi meramente personali“.
Il Pescara: “Fatti gravissimi”– Nota ufficiale anche dal club abruzzese: “La Delfino Pescara, dopo i gravissimi fatti accaduti nella notte, comunica che il tecnico Grassadonia non rilascerà alcuna intervista o svolgerà conferenza stampa pre partita in vista della gara Pescara-Salernitana, ma garantirà come sempre la propria professionalità cercando di preparare al meglio la partita in programma lunedì pomeriggio allo Stadio Adriatico. La Delfino Pescara 1936 oltre a porgere il messaggio di solidarietà al proprio tecnico, si è subito prodigata affinché la famiglia Grassadonia raggiunga al più presto Pescara per garantire quella serenità purtroppo venuta meno nella loro città di origine“.
Il disegno di legge contro l’omotransfobia, se approvato, istituirebbe il carcere per chi commette atti di discriminazione. Prevista anche l’istituzione di una giornata nazionale contro l’omofobia
Una battaglia per i diritti e la discriminazione di genere portata avanti prima sui suoi profili social, poi sul palco delConcertone del Primo Maggio. Da dove tutti potessero sentire. Il cantanteFedez, marito di Chiara Ferragni, da mesi porta avanti la questione del Ddl Zan, il disegno di legge contro l’omotransfobiada tempo bloccato al Senato, di cui è arrivata la calendarizzazione solo qualche giorno fa, che è tornato al centro della polemica. Dal palco dell’Auditorium Parco della Musica, infatti, il rapper ha mosso un attacco diretto al senatore leghistaAndrea Ostellari, reo di osteggiare il Ddl Zan, e a tutta la Lega. Ma che cos’è il ddl Zan? E perchè la legge contro l’omofobia, già approvata dalla Camera, si è incagliata in Senato?
La legge Zan – “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità” è il titolo del ddl contro l’omotransfobia, ribattezzato anche “legge Zan” dal cognome del relatore Alessandro Zan, deputato del Pd. La legge ha l’obiettivo dicontrastare le discriminazioni basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità. Nelll’articolo 1 del testo viene specificato che “per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico; per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione“.
Cosa prevede – Tra le novità del provvedimento è prevista lareclusione fino a 18 mesio una multa fino a 6.000 euro per chi commette atti di discriminazionefondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità”. La legge prevede inoltre il carcere da 6 mesi a 4 anniper chi istiga a commettere o commette violenza per gli stessi motivi; la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi partecipa o aiutaorganizzazioniaventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi. Per qualsiasi reato commesso per le finalità di discriminazione o di odio la pena viene aumentata fino alla metà. Il condannato per può ottenere la sospensione condizionale della pena se presta un lavoro in favore delle associazioni di tutela delle vittime dei reati. La legge poi istituisce anche una giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, il 17 maggio.
Le contestazioni – Il disegno di legge si è bloccato al Senato dopo che la Lega, ma anche Forza Italia e Fratelli d’Italia, hanno definito il provvedimento non prioritario, non consentendo così l’avvio della discussione in commissione Giustizia. Solo il 28 aprile 2021 il testo è stato incardinato in commissione Giustizia al Senatoed è stato calendarizzato. Ma Fedez porta avanti la battaglia da tempo e già lo scorso 21 aprile chiedeva a Ostellari di avviare l’iter per approvare quella legge, contestata dalla Lega: “Nonostante la maggioranza della commissione sia favorevole, un singolo, il signor Ostellari, ha deciso di fare quello che gli pare“. E concludeva con la frase, diventata oggetto di grandi meme: “Sei un senatore, non sei Beyoncé, non puoi fare come ti pare“. Anche l’esame al Senato è quindi iniziato. Ma è stato proprio Ostellari a prendersi l’incarico di relatore.
Questo quello che ha detto ieri Fedez in relazione a Ostellari e all’iter del ddl Zan:
Ostellari ha deciso che un disegno di legge di iniziativa parlamentare, quindi massima espressione del popolo che è stato già approvato alla Camera come Ddl Zan, può tranquillamente essere bloccato dalla voglia di protagonismo di un singolo, cioè se stesso. Ma d’altronde Ostellari fa parte di uno schieramento politico che negli anni si è distinto per la sua grande lotta all’uguaglianza. […]
Qualcuno come Ostellari ha detto che ci sono altre priorità in questo momento di pandemia rispetto al ddl Zan. Guardiamole: il Senato non ha avuto tempo per il ddl Zan perché doveva discutere l’etichettatura del vino, la riorganizzazione del Coni, l’indennità di biliguismo ai poliziotti di Bolzano, e il reintegro del vitalizio di Formigoni. […]
Quindi secondo Ostellari probabilmente il diritto al vitalizio di Formigoni è più importante della tutela dei diritti di tutti e di persone che vengono quotidianamente discriminate fino alla violenza.
Ostellari risponde a Fedez sullo slittamento del ddl Zan: «Scritto male. Sono questioni fondamentali»
Anche Andrea Ostellari risponde al monologo di Fedez sul palco del Concerto del Primo Maggio. Il leghista, presidente della Commissione Giustizia del Senato, ha rimandato per settimane la calendarizzazione della discussione sul ddl Zan. Per questo è stato più volte attaccato dal rapper (ma anche dallo stesso Alessandro Zan e da altri parlamentari). «Capisco che faccia comodo semplificare le cose, ma non stiamo assistendo ad uno scontro fra buoni e cattivi», ha dichiarato all’indomani del Festival di Piazza San Giovanni in un post su Facebook.
Capisco che faccia comodo semplificare le cose, ma non stiamo assistendo ad uno scontro fra buoni e cattivi. Il disegno di legge Zan tratta questioni fondamentali: affettività, famiglia, libertà di espressione e di educazione. Su questi temi non si improvvisa. Se una legge è scritta male, è dovere del Parlamento riscriverla o cambiarla. E questo per tutelare tutti.
Musica, discorsi, attenzione al distanziamento, nessun incidente: “L’Italia è un Paese civile, le persone più vulnerabili vanno tutelate”. Francesca Pascale: “Gli omofobi stanno a destra”
Milano, migliaia in piazza per il Ddl Zan: “Non ci può fermare nessuno, Porteremo a casa la legge”
Se fosse per Angelica, che ha 13 anni, la maglietta arcobaleno e all’esame di terza media porterà una tesina su “musical e omofobia”, e per Alice, che di anni ne ha 14 e il colore lo indossa nel blu dei capelli, non ci sarebbe stato neppure bisogno di scendere in piazza. «Perché l’importante è amarsi». Ma invece sono qui, «perché purtroppo ci sono persone ottuse che la pensano come nel Medioevo». Sono qui come Patricia — «Lo faccio per me, perché sono una donna, sono romena e sono lesbica, e per i diritti di tutti» — e Silvia — «Bisogna ricordarci che siamo prima di tutto persone» —, che hanno poco più di vent’anni. La stessa età di Gaia Gozzi, che fa la cantante e sul palco di solito ci sale per cantare, ma questa volta lo fa per parlare di libertà e le si rompe la voce. E di Malika, la ragazza di 22 anni che è stata cacciata di casa perché omosessuale, e ora vuole far sentire la sua voce anche «per tutti quelli che mi hanno scritto, che stanno vivendo la stessa situazione che ho vissuto io, ma non si sentono di esporsi».
Perché la Milano che è tornata a manifestare per i diritti ha avuto soprattutto il loro volto, quello di una generazione di giovani e giovanissimi che, dicono, «si sentono parte di una realtà e di una società più avanti di alcuni partiti politici». E alla fine, se non fosse per le mascherine e per gli appelli a mantenere le distanze ripetuti ciclicamente, quando parte il flashmob e sotto l’Arco della Pace viene disegnata la cartolina da spedire al Senato con un mare di cartelli che invocano “Votate la legge Zan il tempo è scaduto”, sembrerebbe quasi di essere tornati nella città che sfilava per il Pride o marciava per i migranti. «Siamo 8 mila», gridano dal palco gli organizzatori. E «in tempi di pandemia valgono come 50 mila», dice Luca Paladini, il portavoce dei Sentinelli, che quella piazza, la prima vera manifestazione di popolo da quando è iniziato il Covid, l’hanno organizzata. «Portando a casa due risultati: dire quello che volevamo ovvero che questa legge va approvata subito, e farlo in sicurezza».
Milano, da Paola Turci a Francesca Pascale in piazza per Ddl Zan: “La destra omofoba non lo vuole”
Che i numeri sarebbero stati elevati, gli organizzatori lo avevano capito quando la manifestazione per arrivare all’approvazione del disegno di legge contro l’omotransfobia in Senato, è stata fatta traslocare per ragioni di sicurezza da piazza della Scala all’Arco della Pace. Troppi, sotto Palazzo Marino non ci sarebbero stati. È accaduto dopo la luce accesa da Fedez con l’intervento al concertone del 1° Maggio e le polemiche con la Rai. «Grazie a quell’intervento molta più gente oggi sa che cosa è il ddl Zan, quindi lo ringrazio pubblicamente», dice Paladini. Fedez, alla fine non c’era. Come il sindaco Beppe Sala, impegnato in prefettura a vigilare sul sabato caldo di Milano, che però ha mandato un messaggio.
Ma c’erano molti nomi dello spettacolo, da Paola Turci a Lella Costa fino a Malika Ayane. C’erano le bandiere — arcobaleno, della Cgil, del Pd, di Rifondazione comunista, di Milano Unita, dei Verdi, di Azione, di Volt…-, c’erano le testimonianze — di Jean Pierre, picchiato a Roma perché baciava il suo ragazzo, di Valentina Petrillo, atleta transgender ipovedente che parteciperà alle Paralimpiadi di Tokyo — e c’era la musica, con la versione di Bella Ciao di Milva ad aprire la manifestazione. Un omaggio alla “rossa” che se ne è andata.
Molti i politici. A cominciare da Alessandro Zan, il deputato del Pd che della legge contro l’omotransfobia è il promotore, e che dell’appello spedito «dalla città più europea e cosmopolita d’Italia», parla come di «un successo per la democrazia». E poi, ecco una nutrita delegazione di parlamentari Dem, (dalla vicesegretaria Irene Tinagli alla capogruppo in Senato Simona Malpezzi, da Emanuale Fiano a Barbara Pollastrini, Franco Mirabelli e Lia Quartapelle), ecco il deputato Elio Vito che sotto la giacca con la spilla di Forza Italia indossa la maglietta dei Sentinelli e Alessandra Maiorino del Movimento 5 Stelle. Dietro le quinte compare anche Francesca Pascale: «Perché approvare la legge Zan è giusto e doveroso per queste e per le prossime generazioni». E ai cronisti che le chiedono se è delusa da Forza Italia, la ex compagna di Silvio Berlusconi risponde di sentirsi «delusa da alcuni esponenti di Forza Italia, che tendono ad abbracciare un’area sovranista più che essere fermi nell’area liberale in cui il partito è nato». E no, dice, questa Forza Italia lei non la può «votare finché continua a strizzare l’occhio a Salvini». È lì, «nell’estrema destra, nella destra soprattutto di Salvini», che si trovano «gli omofobi». E Berlusconi? «Per come lo conosco posso solo confermare che non è un omofobo, non è un razzista».
Tutto sostegno che entra e per cui Paladini ringrazia. Con una eccezione: «Il video di Alessandra Mussolini sui nostri social non l’abbiamo messo perché c’è un limite ad allargare la battaglia e si chiama antifascismo». Musica, discorsi, attenzione al distanziamento, nessun incidente:
Sarebbero almeno una trentina i cittadini Ue bloccati dalle autorità britanniche per aver provato ad entrare nel Paese per lavorare senza avere un visto. Molti sono stati rinchiusi per giorni in centri di accoglienza prima di essere espulsi. Un’altra dura realtà della Brexit
EDIMBURGO,08 maggio 2021
Una trentina di cittadini europei, e anche italiani, fermati e detenuti in centri di immigrazione anche fino a sette giorni per aver provato a entrare nel Regno Unito per lavorare senza visto. È la dura concretizzazione della Brexit e di ciò che accade a chi vuole superare la frontiera britannica con un visto turistico per poi cercare e/o iniziare un lavoro a Londra o in un’altra città.
Un tempo, quando il Regno Unito apparteneva all’Unione Europea, ciò si poteva fare senza alcun problema grazie alla libera circolazione dei cittadini prevista dal mercato unico Ue. Oggi non è più possibile, perché la situazione si è completamente ribaltata. Se prima del 1° gennaio 2021 si poteva entrare tranquillamente nel territorio del Regno Unito e successivamente cercare un lavoro, oggi è l’opposto: bisogna prima cercarsi un lavoro e solo successivamente si può superare la frontiera con un visto lavorativo, perché il lavoro deve esser individuato e ottenuto prima di mettersi in viaggio.
È una rivoluzione radicale cui molti devono ancora abituarsi. Come riporta Politico, infatti, ci sarebbero decine di cittadini europei, soprattutto ragazzi, anche italiani, che da quando sono entrate in vigore le nuove regole il 1° gennaio scorso, sono stati fermati alla frontiera britannica perché volevano lavorare senza aver ottenuto un visto adeguato, per poi esserre trasferiti in centri di immigrazione (e di asilo politico). Qui vengono detenuti fino a sette giorni, spesso senza cellulare o altri mezzi per contattare l’esterno perché sequestrati, se non un telefono pubblico nella struttura. Diversi, come il 26enne greco Sotiris Konstantakos, hanno raccontato di condizioni al limite, con temperature fredde e sbarre alle porte e alle finestre, da dove ovviamente non si può uscire, a parte i momenti di socializzazione con gli altri “fermati”.
Per diversi diplomatici europei, riporta sempre Politico, si tratta di una reazione “sproporzionata” da parte delle autorità di frontiera britanniche. Le quali però rispondono di applicare semplicemente le nuove norme e che spesso la detenzione dei migranti irregolari in questi centri si allungherebbe a una settimana prima dell’espulsione a causa del numero limitato di voli verso la loro nazione di origine causa Covid e la necessità di organizzare test anti coronavirus prima del viaggio.
La notizia è una doccia fredda per molti ragazzi e immigrati italiani ed europei che prima della Brexit potevano andare a lavorare a Londra o altre città britanniche molto facilmente. Tuttavia, era qualcosa di atteso e annunciato molte volte in passato, visto che ora per entrare e lavorare in Regno Unito bisogna passare preventivamente il cosiddetto “sistema a punti” di stile australiano. Questo perché, dopo la Brexit, i cittadini europei, italiani inclusi, vengono trattati come tutti gli altri stranieri. E quindi, come già avviene quando si entra negli Stati Uniti per esempio, se non si ha il visto giusto, si può essere fermati, detenuti per qualche giorno e rispediti nel proprio Paese di origine.
Almeno 55 vittime nell’attentato a una scuola nel quartiere Hazara, i Talebani negano ogni coinvolgimento, la scelta dell’obiettivo fa pensare all’Isis-Khorasan
In Afghanistan è vietato sognare: l’idea di un futuro è proibita, per i giovani e soprattutto per le donne. La speranza di un ruolo nel mondo si spegne in fretta, di fronte al fanatismo, resta solo il dolore. Lo dicono i corpi delle ragazze estratte dalla scuola Sayed-ul-Shuhada, nel quartiere di Dasht-e-Barchi, la zona abitata dalla minoranza sciita degli Hazara, a Kabul. Sono almeno 55, secondo i primi bilanci, le persone rimaste uccise in una serie di esplosioni, la cui dinamica deve essere ancora chiarita.continua a leggere
Strage in un quartiere sciita della capitale. Il presidente afghano: sono stati i talebani. Ma il gruppo di fondamentalisti incolpa l’Isis già autore di attacchi contro gli hazara
Il bilancio non è ancora definitivo ed è già terribile. Sono almeno 40 le persone uccise e altre 52 sono rimaste ferite in un’esplosione avvenuta questo pomeriggio alle 16:30 davanti a una scuola a Kabul, la Sayed ul Shuhada school. La scuola è un liceo comune per ragazze e ragazzi, che studiano in tre turni, il secondo dei quali è per studentesse. Dunque tra le vittime ci sono molte studentesse di età compresa fra 11 e 15 anni e l’attacco era mirato contro di loro.
A causare l’esplosione — secondo Tolo News, principale network afghano — un’autobomba che è detonata mentre le ragazze stavano lasciando la scuola. Poi altre due esplosioni che potrebbero essere state causate da razzi.
Una folla inferocita ha attaccato le ambulanze accorse sul posto e persino picchiato gli operatori sanitari, secondo quanto riferito dal portavoce del ministero della Salute Ghulam Dastigar Nazari che ha implorato i residenti di cooperare e di consentire alle ambulanze il libero accesso. Le immagini che circolano sui social media mostrano colonne di fumo nero innalzarsi sopra il quartiere.In un vicino ospedale, i giornalisti dell’Associated Press hanno visto almeno 20 cadaveri allineati nei corridoi e nelle stanze, con dozzine di feriti. Fuori dal Muhammad Ali Jinnah Hospital, dozzine di persone si sono messe in fila per donare il sangue, mentre i familiari controllavano le liste delle vittime affisse sui muri. Pazienti sono arrivati anche all’ospedale di Emergency: «Al momento abbiamo già ricevuto 26 feriti, quasi tutte ragazze tra i 12 e i 20 anni, mentre una persona era già morta all’arrivo» ha raccontato Marco Puntin, programme coordinator dell’Ong italiana.
Una quarantina di film per questo ex giocatore di football che è morto a 80 anni per un infarto. Tra i titoli più famosi ‘Rocky II’, ‘Dillinger’, ‘007: Vendetta privata’
Frank McRae – (Memphis, 3 giugno 1942 – Santa Monica, 29 aprile 2021) è stato un attore e giocatore di football americano statunitense.
È morto Frank McRae, attore afromaericano spesso in ruoli da duro in film come 007:Vendetta privata e Dillinger o sul ring con Stallone in Rocky II. Aveva 80 anni. L’annuncio della scomparsa, avvenuta il 29 aprile a seguito di un infarto, è stato dato dalla nuora a Variety.
Nato a Memphis il 3 giugno 1942, McRae è stato in gioventù un giocatore di football professionista, giocando con i Chicago Bears e i Los Angeles Rams. Grazie al suo fisico possente ed alla sua altezza (198 cm), ottenne il primo ruolo nel gangster film Dillinger (1973), nel ruolo del detenuto Reed Youngblood che aiuta a fuggire John Dillinger (Warren Oates). Ha poi rapidamente collezionato piccoli ruoli in altre importanti pellicole della seconda metà degli anni ’70 come Un mercoledì da leoni di John Milius, Taverna Paradiso di Sylvester Stallone, Norma Rae di Martin Ritt, 1941: allarme a Hollywood di Steven Spielberg. Per non soffermarsi sempre negli stessi ruoli bruti, ha partecipato a pellicole come Miracolo sull’ottava strada, Palle in canna e Last Action Hero – L’ultimo grande eroe. McRae è anche apparso nel film della serie di James Bond del 1989 007 – Vendetta privata nei panni di Sharkey, un caro amico di Bond (Timothy Dalton) e Felix Leiter (David Hedison). Complessivamente l’attore ha recitato in una quarantina di film, tra cui 48 ore (1982) e Sorvegliato speciale di John Flynn.
Frank McRae (1944 – 2021) in ‘Licence to Kill’ (1989)
Stop pipeline che trasporta 45% forniture carburante East Coast
Un cyber attacco ha costretto Colonial Pipeline a chiudere uno dei più grandi oleodotti Usa, 8550 km di tubi che trasportano benzina e carburante per gli aerei dal Golfo del Messico a New York, rappresentando il 45% delle forniture della East Coast. Lo scrive il New York Times.
La società ha spiegato di aver bloccato la pipeline per contenere l’attacco al network dei suoi computer. La maggior parte del carburante trasportato (2,5 milioni di barili al giorno) finisce in serbatoi di stoccaggio e con il calo dell’uso di energia per la pandemia è improbabile che il blitz causi interruzioni immediate nella catena di distribuzione. Nelle indagini è coinvolto anche l’Fbi
Ma vediamo di seguito le principali novità e le tempistiche per la Dichiarazione dei redditi tradizionale e «fai da te», con l’ausilio della Guida redatta dai Consulenti del Lavoro. Tra le novità la più delicata riguarda l’obbligo della tracciabilità dei pagamentiper poter accedere alla detrazione delle spese sanitarie, onere che la pandemia e le sue conseguenza non hanno di certo agevolato. A tal proposito è stato già richiesto lo slittamento dell’entrata in vigore. «Non c’è dubbio che è una difficoltà in più che si va ad aggiungere alle altre già esistenti in questo strano periodo – dichiara Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi Consulenti del lavoro – . Per questo abbiamo richiesto il rinvio all’anno fiscale 2021». Vediamo nel dettaglio le novità certe del nuovo modello per la Dichiarazione dei redditi.
Chi deve presentare il modello 730: i dipendenti e i contribuenti – Possono utilizzare il modello 730 – 2021 i contribuenti che nel 2020 hanno percepito: redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati (es. co.co.co.); redditi dei terreni e dei fabbricati; redditi di capitale; redditi di lavoro autonomo per i quali non è richiesta la partita IVA (es. prestazioni di lavoro autonomo non esercitate abitualmente); redditi diversi (es. redditi di terreni e fabbricati situati all’estero); alcuni dei redditi assoggettabili a tassazione separata. Il contribuente è tenuto a presentare la dichiarazione se ha conseguito redditi nell’anno 2020 e non rientra nelle ipotesi di esonero (es. lavoratore dipendente titolare esclusivamente di redditi corrisposti da un unico datore di lavoro). La dichiarazione deve comunque essere presentata se le addizionali all’Irpef non sono state trattenute o sono state trattenute in misura inferiore a quella dovuta da parte del datore di lavoro. La dichiarazione può essere presentata, per fruire di detrazioni o per chiedere rimborsi relativi a crediti o eccedenze di versamento che derivano dagli anni precedenti.
Il 730 precompilato – A partire dal 10 maggio, l’Agenzia delle entrate mette a disposizione dei contribuenti il modello 730 precompilato sul sito internetwww.agenziaentrate.gov.it. È possibile accedere al 730 precompilato utilizzando: – un’identità SPID – Sistema pubblico d’identità digitale; – CIE – Carta di identità elettronica; – le credenziali dispositive rilasciate dall’Inps; – una Carta Nazionale dei Servizi.
Fino al 30 settembre 2021 è possibile accedere anche utilizzando le credenziali rilasciate dall’Agenzia delle entrate fino al 28 febbraio 2021.
Nella sezione del sito internet dedicata è possibile visualizzare: – il 730 precompilato; – un prospetto con l’indicazione sintetica dei redditi e delle spese presenti nel precompilato. Nello stesso prospetto sono evidenziate anche le informazioni che risultano incongruenti e che quindi richiedono una verifica da parte del contribuente; – l’esito della liquidazione: il rimborso che sarà erogato dal sostituto d’imposta e/o le somme che saranno trattenute in busta paga; – il modello 730-3 con il dettaglio dei risultati della liquidazione.
Il modello 730 ordinario – Il contribuente non è obbligato ad utilizzare il modello 730 precompilato messo a disposizione dall’Agenzia delle entrate. Può infatti presentarela dichiarazione dei redditi con le modalità ordinarie (utilizzando il modello 730 o il modello Redditi).
Il modello 730 ordinario può essere presentato al sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale, al Caf o al professionista abilitato. I lavoratori dipendenti privi di un sostituto d’imposta che possa effettuare il conguaglio devono presentare il mod. 730 a un Caf o a un professionista abilitato. Il 730 ordinario si presenta ai predetti soggetti entro il 30 settembre.
Le novità del 2020 del Modello 730 – Tra le principali novità contenute nel modello 730 di quest’anno vi sono: – Riduzione della pressione fiscale del lavoratore dipendente con reddito fino a 28.000 euro (c.d. bonus 100 euro); inoltre, il lavoratore con reddito superiore a 28.000 euro e fino a 40.000 euro spetta un’ulteriore detrazione il cui importo diminuisce all’aumentare del reddito; – Detrazione per ristrutturazione “Superbonus 110%”; – Detrazione per “Bonus facciate” pari al 90%; – Credito d’imposta per monopattini elettrici e servizi di mobilità elettrica; – Credito d’imposta “Bonus vacanze”, se il credito d’imposta vacanze è stato fruito entro il 31 dicembre 2020, è possibile fruire del relativo importo della detrazione pari al 20 % dell’importo sostenuto.
La tracciabilità delle spese sanitarie – La legge di Bilancio 2020 ha previsto l’obbligo di tracciabilità per le detrazioni relative agli oneri di cui all’art. 15 del TUIR all’interno dei quali vi sono le spese sanitarie. L’obbligo di pagamento tracciabile, però, non riguarda le detrazioni spettanti per: – le spese sostenute per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici; – le prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale.
A titolo di esempio, una visita effettuata presso una struttura ospedaliera, in regime di intramoenia, o presso una struttura accredita con il servizio sanitario nazionale può continuare ad essere pagata in contanti conservando il diritto alla detrazione. Al contrario, la medesima visita, effettuata presso uno specialista “libero professionista”, deve essere pagata con un mezzo tracciabile (carta di debito, di credito, carta prepagata, bonifico e assegno bancario).
L’Agenzia delle entrate con la risposta n. 484 del 2020 ha chiarito che la spesa sanitaria può essere considerata sostenuta dal contribuente al quale è intestato il documento di spesa, anche in caso di pagamento effettuato da altro soggetto. Occorre però assicurare ai fini della detraibilità la corrispondenza tra spesa detraibile e pagamento effettuato dal terzo, fornendo al professionista o al Caf un documento che provi la transazione con ricevuta bancomat, bollettino postale, MAV, o estratto conto bancario. In mancanza di tali ricevute, l’utilizzo del mezzo di pagamento tracciabile può essere documentato tramite una annotazione in fattura da parte del percettore delle somme (es. medico specialista)
Dichiarazione dei redditi e Modello 730: tutti gli articoli
Il comunicato della Uefa mette la parola fine al progetto. Le nove società vengono reintegrate con misure “complete e definitive” dopo aver riconosciuto l’errore. Le altre tre potrebbero ancora rimanere fuori. Ceferin duro: “Deferite agli organi disciplinari”
La Superlega è ufficialmente finita col comunicato dell’Uefa che attesta la rinuncia di 9 club su 12 al progetto di scissione e di creazione di un nuovo torneo alternativo alla Champions, il famoso golpe fallito di aprile, durato meno di 48 ore. Anche il Milan si è unito alle 8 pentite (Arsenal, Chelsea, Atletico Madrid, Inter, Liverpool, Manchester City, Manchester United e Tottenham). Resistono dunque Real Madrid, Juventus e Barcellona, che rischiano in teoria ancora l’esclusione per due anni dalle coppe europee.
Reintegrati nelle coppe della prossima stagione – Il comunicato è molto articolato ed è frutto evidente di una serie di negoziazioni, nei giorni scorsi, tra i 9 club rientrati nei ranghi e Nyon, che riassume così l’esito dei colloqui di pace: “In uno spirito di riconciliazione e per il bene del calcio europeo, 9 dei 12 club coinvolti nel progetto della cosiddetta Super League hanno presentato all’Uefa “Dichiarazione d’impegno”, che illustra la loro posizione nelle competizioni per club Uefa e in quelle nazionali. L’Uefa ha convocato un gruppo di emergenza del suo Comitato Esecutivo, che ha preso in debita considerazione lo spirito e il contenuto della “Dichiarazione d’impegno” e ha deciso di approvare le varie azioni, le misure e gli impegni presi dai club. Una conferma formale degli impegni e delle modalità di reintegrazione dei club e di partecipazione alle competizioni per club Uefa è stata concordata e firmata dall’Uefa e dai 9 club. Le misure di reintegrazione approvate sono complete e definitive“.
Le scuse ufficiali– “Questi 9 club – puntualizza l’Uefa – riconoscono e accettano che il progetto Super League è stato un errore e si scusano con i tifosi, le associazioni nazionali, le leghe nazionali, gli altri club europei e la Uefa. Riconoscono inoltre che il progetto non sarebbe stato autorizzato, in base allo statuto e ai regolamenti Uefa“.
Mai più scissioni – È il punto fondamentale: la rinuncia a qualsiasi azione legale pro Superlega: “In particolare, ogni club riconosce e accetta senza riserve la natura vincolante dello statuto Uefa, rimane impegnato a partecipare a tutte le competizioni per club Uefa di ogni stagione per le quali il club si qualifichi per meriti sportivi, entra a far parte dell’Eca (European Club Association), che è l’unico organismo di rappresentanza dei club riconosciuto dall’Uefa e prenderà tutte le misure in proprio potere al fine di porre fine al coinvolgimento nella società creata per formare e gestire la Super League, cessando qualsiasi azione legale esistente“.
Le sanzioni – Il tentato golpe, per i 9 club pentiti, non si risolverà in punizioni forti, ma non sarà comunque senza conseguenze pecuniarie, per ora limitate con la promessa che in futuro, in caso di eventuale sgarro alle regole, la multa possa arrivare fino a 150 milioni di euro: “Come gesto di buona volontà, e insieme agli altri club, ogni club dei 9 farà una donazione. Il totale di 15 milioni di euro verrà utilizzato a beneficio dei bambini, dei giovani e del calcio di base nelle comunità locali in tutta Europa, compreso il Regno Unito. I club saranno soggetti alla trattenuta del 5% dei ricavi che avrebbero ricevuto dalle competizioni Uefa per club per una stagione, che verranno ridistribuiti. Accetteranno infine di vedersi comminare multe consistenti, se cercheranno di giocare in una competizione non autorizzata (100 milioni di euro) o se violeranno qualsiasi altro impegno assunto nella “Dichiarazione d’impegno” (50 milioni di euro)“.
Le riforme – L’ultima puntualizzazione è sulle riforme future delle coppe, a cominciare dalla Champions e dall’ipotesi di correzione al nuovo formato a partire dal 2024, approvato ad aprile poche ore prima dell’annuncio della Superlega: tutto dovrà essere concordato con l’Uefa: “I 9 club forniranno alla Uefa impegni individuali in cui si accettano tutti i principi e i valori stabiliti nel Memorandum d’Intesa 2019 tra Uefa ed Eca. In prospettiva i club sono pienamente impegnati nelle nuove riforme del post 2024. Su richiesta dei club, la Uefa chiederà che le rispettive Federazioni e Leghe nazionali tengano in debita considerazione lo spirito, il contenuto e lo scopo degli impegni presi dai club con l’Uefa“.
Il presidente dell’Uefa, Aleksander Ceferin, ha nuovamente fatto un distinguo tra i 9 club rientrati nei ranghi, sostanzialmente indenni, e quelli che non hanno ancora rinunciato ufficialmente al progetto: contro Real, Juventus e Barcellona la posizione dell’Uefa resta molto dura: rimane pendente in teoria l’esclusione biennale dalle coppe: “Ho detto al Congresso Uefa di due settimane fa che ci vuole un’organizzazione forte per ammettere di aver commesso un errore, specialmente in questi giorni di processi sui social media. Questi club hanno fatto proprio questo. Accettando i loro impegni e la volontà di riparare ai disagi che hanno causato, l’Uefa vuole lasciarsi alle spalle questo capitolo e andare avanti con uno spirito positivo. Le misure annunciate sono significative, ma nessuna delle sanzioni finanziarie sarà trattenuta dalla Uefa: saranno tutte reinvestite nei giovani e nel calcio di base nelle comunità locali in tutta Europa, compreso il Regno Unito. Questi club hanno riconosciuto rapidamente i loro errori e hanno intrapreso azioni per dimostrare il loro pentimento e il loro impegno futuro per il calcio europeo. Lo stesso non si può dire per i club che rimangono coinvolti nella cosiddetta Super League: l’Uefa si occuperà di questi club successivamente, riservandosi ogni diritto di intraprendere qualsiasi azione che ritenga appropriata contro quei club che hanno finora rifiutato di rinunciare alla cosiddetta Super League. La questione sarà prontamente riferita ai competenti organi disciplinari della Uefa“.
I vigili del fuoco hanno estratto vive tre persone trasferite in ospedale
Gubbio (Perugia), 07 maggio 2021
Una violenta esplosione ha interessato un’azienda a Gubbio (Perugia). Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco, che hanno estratto vive tre persone, mentre una quarta, un uomo, è stato tirato fuori dalle macerie morto. Risulta ancora dispersa una quinta persona, forse una donna, che sarebbe in contatto con i soccorritori, grazie a un cellulare. Continuano le ricerche.
Il feirito più grave è stato trasportato in elisoccorso con gravi ustioni sul corpo al centro grandi ustionati di Cesena. Gli altri sono stati invece trasportati all’ospedale di Branca (Gubbio), con traumi da schiacciamento. Per estrarli i vigili del fuoco hanno dovuto tagliare delle travi in ferro con le moto-troncatrici e divaricatori idraulici e sollevare le parti in cemento con i cuscini pneumatici. Mentre erano in corso queste operazioni si sono verificate altre forti esplosioni.
Le squadre di Gubbio, Perugia e Gaifana stanno operando all’interno del capannone per spegnere le fiamme. Secondo quanto si apprende dal 118, le esplosioni si sarebbero verificate “in un laboratorio dove viene trattata cannabis light”. La deflagrazione avrebbe poi causato il crollo del solaio dell’abitazione sovrastante.
Non si fermano le proteste di piazza, giunte all’ottavo giorno consecutivo e nate in dissenso con la riforma fiscale proposta dal presidente. Il Palazzo di Vetro: allarmati
«Siamo distrutti». Un adolescente ucciso a colpi di arma da fuoco dopo aver preso a calci un poliziotto, un altro ragazzo travolto dalla furia dei manganelli mentre tornava a casa. Agenti che sparano sui manifestanti disarmati. Elicotteri che ronzano in cielo, carri armati che fanno tremare l’asfalto nei quartieri popolari, esplosioni che echeggiano nelle strade.
Brucia la Colombia, dove il 28 aprile sono iniziate le proteste contro il governo di Iván Duque e dove nemmeno le piogge torrenziali di due giorni fa sono riusciti a fermare proteste e scontri durissimi nei quali hanno perso la vita fin qui 24 persone (17 secondo le autorità), con 89 dichiarate disperse.
«Ci stanno uccidendo», è una delle frasi che campeggiano sugli striscioni. Da Bogotà, passando per Cali, Medellin e Barranquilla ovunque si sono svolte marce. I camionisti bloccano le principali autostrade mentre le Nazioni Unite, l’Unione Europea e l’Organizzazione degli Stati americani (Osa) condannano il governo colombiano per l’«uso eccessivo della violenza», con la portavoce dell’Alto commissariato dei diritti umani dell’Onu, Marta Hurtado, che si è detta «profondamente allarmata». In prima linea negli scontri ci sono i giovani. «Qui non si muore di fame solo per il Covid, si muore di povertà», è il grido di Isamari Quito, studente di giurisprudenza. «Ci stanno dando la caccia», gli fa eco Luna Giraldo Gallego, studentessa universitaria della città di Manizales.
La pressione sale sul partito conservatore del presidente Iván Duque mentre gli alleati gli chiedono di dichiarare lo stato d’assedio, atto che gli concederebbe ampi nuovi poteri. «Si ha la sensazione che questo governo, nonostante sia guidato dal presidente più giovane della storia colombiana (Duque ha 44 anni, ndr), insista su idee obsolete», spiega al Corriere Jennifer Pedraza, 25 anni, rappresentante degli studenti dell’Università Nazionale e membro del Comitato per la disoccupazione, che raggruppa le organizzazioni che convocano le manifestazioni. A nulla dunque è servito ritirare la riforma fiscale, che prevedeva la rimozione delle esenzioni per l’imposta sugli scambi di beni e servizi (la nostra Iva) e avrebbe abbassato la soglia a partire dalla quale si inizia a pagare l’imposta sul reddito. «Andremo avanti a protestare contro la riforma sanitaria», conclude Pedraza.
L’esplosione di frustrazione in Colombia – dicono gli esperti – potrebbe presagire disordini in tutta l’America Latina, in un mix infiammabile di tensioni sociali causate dalla pandemia e dal calo delle entrate governative. Le manifestazioni sono, in parte, la continuazione di un movimento che ha travolto l’America Latina alla fine del 2019 dalla Bolivia passando per il Cile fino al Nicaragua. Poi è arrivato il Covid. La Colombia ha imposto uno dei lockdown più lunghi al mondo che ha causato enormi problemi economici, tra cui la chiusura di oltre 500mila attività, con il 43% della popolazione che vive in povertà (+7% rispetto all’era pre Covid) e 2,8 milioni di persone che vivono con meno di 145mila pesos al mese, circa 32 euro. E ora – dopo otto giorni di rabbia – tra le vittime delle proteste si conta anche Santiago Murillo, 19 anni, studente dell’ultimo anno di liceo. Sabato sera stava tornando a casa a Ibagué, mentre erano in corso gli scontri. A due isolati da casa gli hanno sparato e lui è caduto a terra. Domenica gli abitanti di Ibagué hanno tenuto una veglia in suo nome. «Ho chiesto loro di protestare civilmente», dice sua madre, «in pace».
Coinvolti l’ottavo, nono e decimo piano di un condominio di edilizia popolare nella zona est della capitale: rivestimento in alluminio come quello della Grenfell Tower
Un centinaio di vigili del fuoco e venti mezzi sono impegnati a Londra per spegnere un incendio in un palazzo di edilizia popolare di 19 piani. Lo rendono noto i vigili del fuoco della capitale britannica su Twitter. L’incendio riguarda in particolare l’ottavo, il nono e il decimo piano del palazzo, nel quartiere Poplar, nella zona est di Londra. L’edificio, secondo quanto riferiscono i media locali, avrebbe un rivestimento esterno in alluminio infiammabile simile a quello usato per la Grenfell Tower, dove un disastroso incendio nel giugno 2017, uccise 72 persone.
Sul posto, in Fairmont Avenue, sono intervenute diverse ambulanze. Le prime telefonate di allarme sono arrivate ai vigili del fuoco poco prima delle 9, ora locale. Sui social circolano diverse immagini dell’incendio, che ha prodotto una colonna di fumo visibile da varie parti della città.
Il rivestimento in alluminio applicato in questi grandi edifici chiamati New Providence Wharf è considerato pericolo perché, in caso di incendio, favorisce il propagarsi delle fiamme, avrebbe dovuto essere rimosso dopo la tragedia della Grenfell Tower. Ma all’inizio del 2021 non era stato fatto alcun intervento in questo grande complesso abitativo, nonostante il ministero dell’edilizia abbia già speso circa 200 milioni di sterline per toglierlo da 170 torri di edilizia privata in tutto il Regno Unito.
La cava nel Milanese di proprietà della ditta Bonilauri era lo snodo dei traffici illeciti: qui venivano smistati i rifiuti anche pericolosi diretti poi ai termovalorizzatori con documenti falsi: “Nessun rispetto per le norme ambientali”. Legami con il clan di Corsico Molluso
Polistirolo, gesso e bitume, spacciato per cemento. Rifiuti mischiati, anche pericolosi, provenienti da cantieri e miscelati insieme senza alcuna forma di controllo sul livello di pericolosità, nella cava di Zibido San Giacomo. A tonnellate. Inviati con certificazioni false ai termovalorizzatori. Era un sistema rodato, in vigore da anni quello che hanno scoperto i Carabinieri della forestale con il supporto della Guardia di Finanza di Milano: almeno da vent’anni, a leggere il “libro mastro” sequestrato ieri mattina durante le perquisizioni.
Il filone è quello della “Mensa dei Poveri“, il sistema di tangenti e intrecci tra imprenditori, manager pubblici e politici lombardi – soprattutto Daniele D’Alfonso e la sua Ecol Service da un lato e Pietro Tatarella e Fabio Altitonante di Forza Italia, dall’altro – foraggiati con un lavoro di “semina” in cambio di appalti e commesse private. Ed è proprio indagando nel suo business che gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore della dda di Milano Silvia Bonardi, hanno scoperto come le attività di smaltimento di rifiuti della sua azienda fossero basate su pratiche “completamente illegali” come scrive il gip Raffaella Mascarino che ha firmato due ordinanze cautelari ai domiciliari per il 72enne Gianarnaldo Bonilauri e il 42 enne Giuseppe Molluso, figlio di Giosafatto da Platì, uno dei capi della locale di Corsico. “I rifiuti in ingresso e in uscita non venivano pesati o venivano messi su una bilancia manipolata, l’attribuzione dei codici merceologici era del tutto fasulla e in questo modo venivano drasticamente ridotti i costi delle analisi di laboratorio e di caratterizzazione dei rifiuti e venivano abbattute le tariffe di smaltimento del materiale“. Tra gli appalti della Ecol Service anche quelli per il recupero di rifiuti abbandonati per conto di Amsa.
La cava di Zibido San Giacomo è il luogo il cardine di tutta la vicenda, “un saldo punto di riferimento di tutti coloro che vogliono smaltire a basso costo – scrive il gip – (…) ignorando nel modo più completo le problematiche ambientali che sono connesse alla rigida normativa in tema di rifiuti”. A conferire qui resti di cantieri ci sono aziende edilizie apparentemente in regola: i carabinieri ne hanno individuate almeno una ventina. E poi ci sono le ditte in mano alle famiglie ‘ndranghetiste che al pari di D’Alfonso sfruttavano la cava come centro di smistamento. Una delle società riconducibile ai Molluso trattava asfalto, ma alla cava portava miscele di bitume spacciandole per cemento: “il codice dell’asfalto com’è che non me lo ricordo?” dice Molluso al intercettato telefono con un dipendente della Bonilauri. “Se porti quello ci vogliono le analisi chimiche eh” è la risposta. “Scrivo cemento dai…fammi sto favore va“.
In un’altra conversazione intercettata Bonilauri che è il titolare della ditta che possiede l’impianto si lamenta del polestirolo trovato mischiato col gesso: chiede un sovrapprezzo perché lo ha dovuto bruciare mandando le polveri sul lago di cava: “A me crea un casino pazzesco perché poi vola va sul lago, è un macello (…) ho dovuto metter lì due persone a staccare il polistirolo, bruciarlo poi va via col vento, mi va sul lago e mi viene fuori un danno della madonna“.
Il garante: «Non inserire informazioni superflue e individuare il titolare del trattamento dei dati». Il viceministro Sileri: aumentare a un anno il periodo dopo l’immunità
ROMA – La frenata del garante della privacy, i dubbi sui costi che potrebbero rallentare il turismo, le incertezze sull’applicazione concreta, le critiche sul tampone come lasciapassare e la difficile convergenza con gli altri Paesi europei. Il certificato verde italiano (o pass vaccinale) è appena nato, ma già si pensa a come modificarlo, visto che i dubbi sono molti e anche all’interno del governo c’è chi si chiede se non ci si è infilati in un cul de sac iperburocratico che rischia di rallentare, invece di facilitare, secondo quello che era il suo scopo, il turismo interno e internazionale nella stagione estiva.
I requisiti – Il certificato italiano è già in vigore in Italia da lunedì 26 aprile e a giugno dovrebbe arrivare anche il Digital green certificate, il pass europeo, che consentirà di viaggiare liberamente tra i diversi Paesi. Attualmente il certificato italiano non esiste fisicamente, ma solo virtualmente: consiste in uno dei tre documenti che integrano i requisiti necessari. Che sono l’essere stati vaccinati (con seconda dose) entro i sei mesi precedenti; essere guariti dal Covid nello stesso periodo; avere fatto un tampone molecolare o test rapido negativo non più di 48 ore prima. Per ora, serve a poco. Sostanzialmente solo ad entrare nelle regioni arancioni o rosse, che sono sei (ma a giugno, presumibilmente, non ce ne saranno).
Riservatezza – La critica più pesante è quella del garante della privacy Pasquale Stanzione. In audizione nelle Commissioni riunite Affari costituzionali, Giustizia e Affari sociali, ha spiegato che bisogna escludere esplicitamente usi diversi da quelli previsti dal decreto e individuare il titolare del trattamento dei dati. Non solo: «È superflua l’indicazione del numero di dosi di vaccino o del tipo di vaccino, ma anche la previsione di modelli di certificazioni verdi diversi a seconda della condizione (vaccinazione, guarigione, test negativo) in virtù della quale esse sono rilasciate». Palazzo Chigi, con il sottosegretario Roberto Garofoli, sta lavorando per adeguare le norme.
Tamponi e test – La critica scientifica più pesante era arrivata da un tweet di Roberto Burioni, secondo il quale il tampone recente per avere il pass è «un pericolosissimo controsenso». Ma anche il viceministro Piergiorgio Sileri è critico. Ieri ha incontrato il portavoce del Cts e presidente dell’Iss Silvio Brusaferro per esporgli le sue idee. Vorrebbe estendere a un anno il tempo dalla vaccinazione; includere anche chi non sa quando è guarito ma risulta avere gli anticorpi alti da un test quantitativo; usare il pass come condizione per entrare nelle Rsa, per accedere a treni e aerei Covid free e per eventi sportivi con pubblico limitato.
Il pass europeo – Il governo sta valutando e si sta lavorando anche in sede europea per trovare regole comuni, in presenza di prassi, al momento, molto diverse. Il pass attuale andrà in parallelo con quello europeo, che diventerà digitale. Dopo la cabina di regia della prossima settimana, il Consiglio dei ministri varerà qualche modifica, allargando il campo d’azione e precisando alcuni elementi. Anche per disinnescare il consueto controcanto di Matteo Salvini, che già avverte: «Il Covid Pass europeo ha senso per far ripartire il turismo e consentire agli stranieri di venire in Italia, ma non deve diventare uno strumento per complicare ulteriormente la vita agli italiani».
Le Regioni – Qualche confusione c’è a livello regionale. La Liguria ha approvato un’ordinanza che recepisce le faq del ministero, anche se non pareva necessario. A Bolzano, zona rossa, il locale «corona pass» è condizione per accedere ai cinema. La Campania ha abilitato il pass regionale per «facilitazioni all’accesso dei servizi e/o deroghe alle misure di sicurezza più restrittive». Ma il vero punto di svolta sarà il pass europeo, che potrebbe consentire di ridurre il buco di 53 miliardi di euro causato al turismo dal Covid.
Ieri 11.807 contagi, tasso di positività salito al 3,6%. I dati Gimbe: curve in discesa, ma più casi tra i bimbi
Una Penisola finalmente libera da zone rosse. Potrebbe essere questa la mappa dell’Italia che uscirà oggi dalla cabina di regia che definirà i passaggi di fascia delle Regioniin un quadro epidemiologico in lieve risalita (Rt a 0,85 a livello nazionale, era 0,81 alla scorsa rilevazione).La Valle d’Aosta — unica zona rossa rimasta— potrebbe essere promossa in arancione dopo appena una settimana. La Puglia spera invece nel giallo(insieme con Basilicata e Calabria), mentre il Veneto torna ad avvicinarsi pericolosamente alla zona arancione. E la Sardegna resta in bilico, contestando il sistema che rimanda il passaggio in giallo per altri sette giorni.
Fonte: Dati Protezione Civile alle 17 di ieri, Ministero della Salute, Istituto superiore di sanità
Valle d’Aosta – Dopoappena una settimana in lockdown, la Valle d’Aosta già da lunedì potrebbe tornare arancione. E questo grazie all’incidenza scesa a 187 nuovi positivi su 100 mila abitanti (ben sotto la soglia dei 250 che fa scattare la zona rossa). Vanno meglio anche gli altri indicatori: l’Rt sotto l’1 e la pressione sugli ospedali che si allenta. A dimostrarlo il fatto che nella mappa europea dell’Ecdc, la regione guidata da Erik Lavevaz ha abbandonato il rosso scuro.
Puglia e Veneto – Grazie al miglioramento degli indicatori, Puglia, Basilicata e Calabria sperano di approdare lunedì in zona gialla. Con l’eventuale passaggio — che avverrà solo dopo la firma delle ordinanze da parte del ministro della Salute Roberto Speranza — salirà ad oltre 53 milioni il numero degli italiani che possono circolare liberamente e andare al ristorante a pranzo e cena, al cinema, a teatro o in un museo. Grande apprensione, invece, in Veneto: «L’Rt è salito a 0,95, a un passo dalla fascia arancione— spiega la responsabile regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin—. È un dato che ci preoccupa e ci deve preoccupare». Il Veneto, comunque, dovrebbe rimanere in zona gialla per questa settimana, anche grazie all’incidenza (97 contagi ogni 100 mila abitanti) e al tasso di «occupazione dei posti letto in terapia intensiva e area medica da parte dei malati Covid sceso sotto il 15%» aggiunge Lanzarin.
Sardegna in bilico – La Sardegna ha buoni dati ma potrebbe non ottenere il passaggio di fascia. La zona arancione dovrebbe durare per un’altra settimana — come prevede l’ordinanza del 3 maggio — ma il governatoreChristian Solinas spera ancora nel giallo e protesta contro il sistema delle Regioni a colori. Le motivazioni sono contenute in un report inviato al ministero. «Negli ultimi 14 giorni, tutti i principali indicatori sono in miglioramento — spiega Solinas —, con un quadro generale compatibile con la fascia di rischio più bassa. Rimanere in arancione sarebbe paradossale».
I nuovi contagi – Il bollettino di ieri rileva11.807 nuovi contagi, circa 1.300 in più rispetto a mercoledì, con 324 mila tamponi (- 3.000) e un tasso di positività salito al 3,6%. I decessi sono stati 258, nove in meno del giorno precedente.Dal monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe, emerge la discesa di tutte le curve. Eppure sono in aumento i nuovi casi nelle fasce 3-5 e 6-10 anni, «verosimile conseguenza della ripresa delle attività scolastiche in presenza e della maggiore contagiosità della variante inglese».
Le piscine – Dopo l’approvazione del Cts, il governo ha dato il via libera al protocollo sullo sportche fissa le regole perla ripartenza di piscine e palestre. I primi a tornare ad allenarsi saranno i nuotatori: gli impianti all’aperto riapriranno il 15 maggio e all’ingressobisognerà sempre misurare la temperatura. In vasca bisogna mantenere una distanza di 7 metri quadri, fuori «si deve assicurare una superficie di almeno 10 metri quadri per ogni ombrellone». Lettini e sdraio dovranno essere sistemati per garantire la distanza di almeno un metro e mezzo tra persone non conviventi. Quando si fa il bagno poi, è vietato soffiarsi il naso. I bambini molto piccoli potranno entrare in acqua solo con i pannolini.
Le palestre – Per le palestreil via libera è rimandato al primo giugno. La mascherina è obbligatoria fino all’inizio dell’allenamento: la distanza comunque non potrà essere inferiore a due metri, all’aperto ne basta uno. Si deve «arrivare già vestiti adeguatamente alle attività» e se possibileutilizzare il proprio tappetino. I gestori di piscine e palestre devonomantenere l’elenco dei clienti per almeno 14 giorni.
Dopo lo scontro di Palermo, altre due giovanissime vittime. L’impatto sull’Aurelia Bis: avevano 19 e 23 anni, viaggiavano sulle due auto che si sono centrate. Gravissimo anche il fratellino di uno dei due
Un’altra tragedia sulle strade.A distanza di pochi giorni dal terribile scontro sulla circonvallazione di Palermo, costato la vita a due amiche ventenni, questa notte la stessa sorte è toccata ad altri due giovanissimi, Marco Parascosso, studente di Alassio di 19 anni, ed Emanuele Albanto, 23enne di Bagnasco (Cuneo). Due calciatori uniti da un tragico destino. I due ragazzi, che viaggiavano uno su una Ford Fiesta e l’altro su una Citroen C3, sono morti in un frontale sull’Aurelia Bis, nel tratto tra Albenga e Alassio.Nell’impatto è rimasto gravemente ferito anche un terzo giovane, il fratello di Parascosso, 16enne. Lo schianto tra le due auto è stato violentissimo, tanto da coinvolgere una terza vettura che è stata colpita da alcuni pezzi dei mezzi incidentati. È stato proprio il conducente di quest’ultimo veicolo a chiamare i soccorsi. Sul posto sono intervenuti ambulanze, vigili del fuoco, polizia stradale e polizia di Stato. L’incidente è avvenuto poco dopo le 22.
Le vittime – E così di nuovo lacrime e dolore tra familiari, amici e conoscenti.Marco Parascosso era studente dell’istituto Alberghiero di Alassio e attaccante della Fbc Veloce 1910 (squadra che milita nel campionato di Promozione ligure). Figlio di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate e di una infermiera dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, viene descritto dagli ex compagni di squadra dell’Albenga Calcio (in cui aveva militato negli scorsi anni) come un ragazzo umile, simpatico «e davvero troppo buono». A rimanere coinvolto nell’incidente, come detto, anche il fratello, 16enne, che nella notte è stato operato al Santa Corona ad anca e milza. Lavorava invece come barista al bar Roma di Bagnasco (Cuneo) Emanuele Albanto, il 23enne da tutti conosciuto come «Lele», viveva con la mamma Raffaella e il fratello Gabriele. Appassionato di calcio, aveva militato nel Bagnasco, squadra della sua città.
La nave militare Libeccio intervenuta in soccorso del marittimo. I pescherecci non sono stati bloccati dai libici
La nave Libeccio della Marina Militare sta intervenendo in soccorso di un marinaio italiano ferito dai colpi di avvertimento partiti da una motovedetta della Guardia costiera libica contro i due pescherecci Aliseo e Artemide circa 75 miglia a nord est di Tripoli e a 3o da Misurata. La Libeccio, che si trovava a poche miglia dalle due imbarcazioni italiane, è stata autorizzata dai libici ad approntare il soccorso. I due motopesca sono stati rilasciati.La persona rimasta ferita è il comandante della nave Aliseo Giuseppe Giacalone: i libici, dopo che le navi erano entrate in acque di competenza di Tripoli, hanno sparato colpi di avvertimento ordinando a entrambe di fermarsi. Sia la Aliseo che la Artemide sono riuscite però a sottrarsi all’alt. Entrambe appartengono alla marineria di Mazara del Vallo.
L’Aliseo era riuscita già a sottrarsi a un tentativo di sequestro da parte delle autorità tunisine nel 2017 ma soprattutto pochi giorni fa, nella notte tra il 2 e il 3 maggio, l’Aliseo era scampato insieme ad altri sei pescherecci (Antonino Pellegrino, Giuseppe Schiavone, Nuovo Cosimo, Anna Madre e Artemide) a un tentativo di sequestro da parte di un gommone delle milizie del generale Khalifa Haftar al largo di Bengasi, nella regione orientale della Cirenaica. Anche in quella circostanza, i libici avrebbero sparato colpi in aria per intimare al comandante di fermarsi e un colpo di mitra avrebbe colpito la parte superiore del motopesca Giuseppe Schiavone, senza causare feriti tra i marittimi.Ben 108 giorni, invece, era durata la prigionia di 18 pescatori di Mazara, catturati a settembre 2020 dalle milizie di Haftare liberati il 17 dicembre dopo una complessa trattativa e una visita lampo dell’allora premier Giuseppe Conte a Bengasi con il ministro degli esteri Di Maio.
La Marina libica ha fornito una prima sua versione dei fatti, ammettendo di aver sparato colpi di avvertimento ma di averli indirizzati in aria. Secondo Tripoli la Aliseo e la Artemide avevano sconfinato in acque territoriali libiche. «C’erano quattro o cinque pescherecci nelle acque territoriali libiche senza alcun permesso da parte del governo libico», ha riferito il portavoce della Marina libica: «La nostra Guardia costiera, fra le sue funzioni, ha quella del controllo della pesca», ha ricordato.
Secondo informazioni raccolte invece dalla Farnesina e dall’Aise Il Comando della Squadra Navale italiana (CINCNAV) ha inviato un velivolo da pattugliamento P72 e nel contempo ha disposto l’avvicinamento di Nave Libeccio che, a sua volta inviava il proprio elicottero sull’area interessata. Intorno alle 14.30 l’unità libica Obari aveva avvicinato tre pescherecci (e non due) italiani intimando il fermo. Successivamente la Obari sparava dei colpi di avvertimento. Il team sanitario della Nave Libeccio è intervenuto inviando un medico a bordo; anche personale libico della Obari sarebbe salito a bordo del peschereccio interessato dall’evento per controllare le condizioni del comandante ferito. Non è ancora chiaro – secondo le fonti italiane –se le ferite siano imputabili ad arma da fuoco o incidente a bordo. Avrebbe comunque riportato una «ferita leggera ad un braccio».
La Corte d’Appello della Figc ferma l’attaccante nerazzurro che aveva rivolto la frase “la rivolta degli schiavi” al giocatore di colore del Chievo. Decisive nuove prove come le dichiarazioni dei calciatori Rigione e De Vitis e un video
Joel Chukwuma Obi (Lagos, 22 maggio 1991) è un calciatore nigeriano, centrocampista del Chievo di cui è capitano.
ROMA – Tegola per il Pisa. L’attaccante Michele Marconi è stato infatti squalificato per 10 giornate dopo che la Corte d’Appello federale aveva riesaminato il caso sul ricorso della procura. Secondo l’accusa, Marconi aveva rivolto la frase “la rivolta degli schiavi” all’avversario Obi durante il match Pisa-Chievo dello scorso 22 dicembre. Dopo la prima udienza del tribunale federale, a marzo la Procura aveva impugnato la sentenza, rimandando tutto al secondo grado di giudizio della giustizia sportiva.
Michele Marconi (Follonica, 13 maggio 1989) è un calciatore italiano, attaccante del Pisa.
Decisive nuove prove – Questa la nota della Figc: “La Corte d’Appello federale, accoglie il reclamo e, per l’effetto, ai sensi dell’art. 28, comma 2, C.G.S., irroga la sanzione della squalifica per 10 (dieci) giornate effettive di gara al calciatore Michele Marconi”. Questo l’epilogo della vicenda, dopo che il collegio arbitrale a marzo aveva chiesto alla Procura federale l’accertamento dei fatti in contestazione mediante l’acquisizione delle dichiarazioni dei calciatori Rigione e De Vitis, oltre a tecnici e giocatori che sedevano sulla panchina del Chievo. Inoltre era stata chiesta l’acquisizione di un video comprensivo di audio dell’episodio in contestazione, oltre ai referti degli arbitri.
Ribaltata l’assoluzione di primo grado – Tra alcuni giorni si potrà leggere la sentenza definitiva nella sua interezza, completamente diversa dalle motivazioni che portarono all’assoluzione in primo grado, grazie al nuovo materiale portato dalla procura nel corso dell’appello. La difesa nei prossimi giorni valuterà l’appello.
La presidente della Commissione europea: “Gli italiani chiesero solidarietà“
Von der Leyen
BRUXELLES. “Mi ricordo bene l’inizio della pandemia e l’appello dell’Italia all’Europa. Gli italiani chiesero la solidarietà ed il coordinamento dell’Europa. L’Italia aveva ragione. l’Europa doveva intervenire. E questo è quello che abbiamo fatto“. Così la presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, nel discorso sullo Stato dell’Unione 2021.
“La nostra campagna di vaccinazione è un successo. Quello che conta sono le ferme e crescenti consegne di vaccini agli europei e al mondo. Ad oggi 200 milioni di vaccini sono stati distribuiti nell’Ue. Sono abbastanza per vaccinare almeno la metà della popolazione adulta europea almeno una volta. Né Cina né Russia, si avvicinano minimamente“, ha aggiunto.
Von der Leyen ha anche parlato della proposta, ora appoggiata anche dagli Usa, di mettere dei limiti alla proprietà intellettuale sui vaccini anti-Covid per fronteggiare le ondate pandemiche specialmente in alcuni paesi. “L’Unione europea – ha detto – è pronta ad affrontare qualunque proposta che affronti la crisi in maniera effettiva e pragmatica. Ecco perché siamo pronti a valutare in che modo la proposta Usa sui copyright possa aiutare a raggiungere questo obiettivo” .
“La svolta di Biden sul libero accesso per tutti ai brevetti sui vaccini è un importante passo in avanti. Anche l’Europa deve fare la sua parte. Questa pandemia ci ha insegnato che si vince solo insieme“. Lo scrive su Twitter il ministro della Salute, Roberto Speranza.
Al largo della Normandia si è aggravata la controversia, Parigi aveva minacciato un blocco del porto principale dell’isola se i britannici avessero impedito ai pescatori francesi di agire nelle acque al largo
LONDRA – Clamorosa escalation per lo sfruttamento della pesca del dopo Brexit tra Regno Unito e Francia. Stasera Londra ha deciso di mandare addirittura, “per precauzione”, due navi della Marina militare verso l’isola britannica di Jersey, a venti chilometri al largo della Normandia, dove si è aggravata una controversia apparentemente surreale ma sempre più grave. Ciò è stato deciso in seguito alle minacce della Francia di un blocco del porto principale dell’isola, che avrebbe comportato anche la sospensione dell’elettricità, se i britannici avessero impedito ai pescatori francesi di agire nelle acque al largo. Nelle ultime ore, la minaccia era stata espressa anche dalla ministra del Mare francese, Annick Girardin, che, come ritorsione verso Londra, aveva parlato di una potenziale interruzione del trasporto di elettricità verso l’isola britannica, che avviene attraverso cavi sottomarini dalla Francia. È stato il capo ministro della dipendenza della corona britannica, John Le Fondrè, ad avvertire Downing Street di imminenti movimenti dei pescherecci francesi per tagliar fuori il porto principale dell’isola. Londra aveva prima definito i provvedimenti della Francia “assolutamente inaccettabili”, poi nel pomeriggio il primo ministro Johnson aveva parlato di “de-escalation necessaria” ma alla fine in serata è arrivato l’annuncio delle navi militari della Marina in viaggio verso Jersey. La pesca è stato uno dei motivi di scontro più accesi tra Ue e Regno Unito nelle trattative per il divorzio della Brexit ma alla fine, nelle festività di Natale 2020, si era trovato un accordo con un periodo di transizione previsto di diversi anni, prima che il controllo quasi totale delle acque intorno a Uk tornasse ai britannici. Ma le tensioni sulle regole di accesso e sulla spartizione del pescato sono ancora enormi.
Gli audio di una telefonata tra Riccardo Di Fiore, ex osservatore arbitrale della Serie B e Emidio Morganti, ex responsabile dell’organo tecnico della Commissione arbitrale nazionale Serie B svelano come la classe arbitrale italiana sia tenuta sotto scacco da un sistema opaco che ne regola carriere e avanzamenti
Ecco la prova della manina che cambia i referti arbitrali. Dopo le chat rivelate daRepubblica che dimostrano come la classe arbitrale italiana sia tenuta sotto scacco da un sistema opaco che ne regola carriere e avanzamenti, l’inchiesta prosegue. Pubblichiamo gli audio di una telefonata tra Riccardo Di Fiore, ex osservatore arbitrale della Serie B e Emidio Morganti, ex responsabile dell’organo tecnico della Commissione arbitrale nazionale Serie B. L’oggetto è la partita Spezia-Chievo dell’11 agosto 2020, valida per i playoff.
Di Fiore è stato mandato a seguirla. Ad arbitrare è Eugenio Abbattista. Alla fine Di Fiore valuta la prestazione di Abbattista da 8.60. Ma qualcuno a Roma cambia il suo referto, e quell’8.60 diventa 8.70, il massimo della valutazione. Grazie a quel giudizio Abbattista è rimasto anche per questa stagione in Serie B, quando invece avrebbe dovuto essere dismesso. Il fatto è stato svelato daRepubblica.
Di Fiore, appresa la notizia del suo referto cambiato, chiama Emidio Morganti, che allora era il responsabile delle valutazioni della Serie B. Di Fiore è sconcertato, non capisce cosa sia successo. E Morganti non sa cosa rispondere, si rifugia in un “ma non ti ricordi cosa avevamo detto?”, respinto però da Di Fiore: “No, non mi ricordo. Io ho dato 8.60, e mi ritrovo nel mio referto un 8.70”.
Di Fiore non mente. Agli atti del processo sportivo e all’attenzione della procura di Roma c’è quel referto, che qui pubblichiamo. Come si vede, nel documento che porta la firma di Di Fiore c’è un 8.70 che lui non ha mai messo.
Il capitano del Lecce ha raccontato la sua storia su Instagram dopo essere tornato a giocare con il Cittadella, ma per ora ha saltato la chemioterapia
Un discorso diretto. A cuore aperto. Verso i propri tifosi ma anche a tutti quelli che pur non interessandosi di calcio sono però stati colpiti in qualche modo da una delle malattie più terribili: il cancro. Così il capitano del Lecce, Marco Mancosu, 32 anni, su Instagram ha raccontato la sua esperienza: «Mi sono operato il 26 marzo. Di tumore. Ho visto un mondo che non avrei mai pensato di conoscere, ho visto il terrore negli occhi delle persone che amo, ho visto il terrore e la preoccupazione di mia moglie che per lo stesso motivo ha perso il padre quest’estate, ho avuto la paura di non poter crescere mia figlia, ho fatto esami nei migliori centri italiani, con a fianco gente che ad oggi non so nemmeno se sia viva, se sia riuscita a superare la propria malattia. Là, in quella sala d’aspetto non ci sono ragioni sociali, non conta se sei un avvocato, un calciatore, un presidente o un normalissimo impiegato, là siamo tutti uguali, tutti alle prese con qualcosa che non possiamo controllare».
Ritorno in campo – Il giocatore dei salentini ha saltato quattro partite ad aprile dopo essersi sottoposto a un intervento chirurgico, lo scorso weekend è tornato in campo contro ilCittadella e oggi ha fatto chiarezza sulle sue condizioni. «I medici mi hanno detto che la mia stagione era finita e che dovevo pensare all’anno prossimo, dopo due settimane ero in campo a correre. Dopo un mese sarei dovuto tornare a Milano per sapere se dovessi fare la chemio o meno, non ci sono ancora andato perché voglio fare la cosa che amo di più al mondo, giocare a calcio, poi si vedrà a fine campionato. Io ho già vinto», ha aggiunto il giocatore giallorosso.
Il difensore senegalese, infortunatosi nel corso della partita con il Cagliari, ha riportato una distrazione di primo grado del gastrocnemio mediale della gamba destra. Gattuso spera di recuperarlo per il match contro la Fiorentina. Il serbo in isolamento
Doppia mazzata in difesa per il Napoli. In un colpo solo Gattuso perde due giocatori nel reparto arretrato alla vigilia dello sprint finale per la Champions. Koulibaly si ferma per infortunio, Maksimovic per il Covid.
Koulibaly salta Spezia e Udinese – Gattuso dovrà fare a meno di Kalidou Koulibaly nelle prossime partite. Il difensore senegalese, infortunatosi domenica nel corso della sfida con il Cagliari (è rimasto in campo perché Gattuso aveva esaurito i cambi) si è sottoposto ad esami che hanno evidenziato una distrazione di primo grado del gastrocnemio mediale della gamba destra. Koulibaly salterà sicuramente la sfida di sabato prossimo contro Spezia e quella dell’11 maggio in casa con l’Udinese. Gattuso potrebbe recuperarlo per il match della penultima giornata contro la Fiorentina in programma il 16 maggio.
Nikola Maksimovic
Maksimovic positivo – La brutta notizia arriva nel pomeriggio quando il club ha comunicato l’esito del nuovo ciclo di tamponi e la positività di Nikola Maksimovic. “Il calciatore – fa sapere il club – è asintomatico e osserverà il periodo di isolamento presso il proprio domicilio
Annuncio a sorpresa del club giallorosso, il tecnico portoghese assumerà l’incarico dalla prossima stagione. Contratto fino al 2024: “Convinto dalla passione dei tifosi”. I Friedkin: “José è un fuoriclasse che ha vinto trofei a ogni livello e garantirà una leadership e un’esperienza straordinarie per il nostro ambizioso progetto”
ROMA –04 maggio 2021
José Mourinho è il nuovo allenatore della Roma. Il 58enne tecnico portoghese assumerà l’incarico dalla prossima stagione al posto di Paulo Fonseca con cui il club ha annunciato oggi la fine del rapporto. Lo Special One, da poche settimane libero dopo l’esonero al Tottenham, ha firmato con la Roma un contratto fino al 2024. L’annuncio, arrivato a sorpresa dopo che per giorni il nome più caldo accostato alla Roma era stato quello di Sarri, è arrivato sui canali ufficiali del club e ha fatto volare il titolo del club in Borsa a +11,7% (0,29 euro) per poi entrare in asta di volatilità per eccesso di rialzo. “Siamo lieti ed emozionati di dare il benvenuto a José Mourinho nella famiglia dell’AS Roma“, hanno dichiarato il presidente Dan Friedkin e il vicepresidente Ryan Friedkin. “José è un fuoriclasse che ha vinto trofei a ogni livello e garantirà una leadership e un’esperienza straordinarie per il nostro ambizioso progetto. L’ingaggio di José rappresenta un grande passo in avanti nella costruzione di una mentalità vincente, solida e duratura, nel nostro Club“.
“Convinto dalla passione dei tifosi“ – Per Mourinho sarà la seconda esperienza in Italia dopo le due stagioni all’Inter dal 2008 al 2010 in cui ha vinto due scudetti, una coppa Italia, una supercoppa italiana e una Champions League. “Ringrazio la famiglia Friedkin per avermi scelto a guidare questo grande Club e per avermi reso parte della loro visione“, le prime parole dell’allenatore portoghese, che in carriera ha guidato anche Benfica, Uniao Leira, Porto, Chelsea, Real Madrid, Chelsea, Manchester United e Tottenham vincendo in totale 25 titoli. “Dopo essermi confrontato con la proprietà e con Tiago Pinto ho capito immediatamente quanto sia alta l’ambizione di questa Società. Questa aspirazione e questa spinta sono le stesse che mi motivano da sempre e insieme vogliamo costruire un percorso vincente negli anni a venire. L’incredibile passione dei tifosi della Roma mi ha convinto ad accettare l’incarico e non vedo l’ora di iniziare la prossima stagione. Allo stesso tempo, auguro a Paulo Fonseca le migliori fortune e chiedo ai media di comprendere che rilascerò dichiarazioni solo a tempo debito. Daje Roma!“.
Pinto: “Mourinho allenatore perfetto per il nostro progetto“ – “Quando José ci ha dato la sua disponibilità, abbiamo immediatamente colto l’occasione per parlare con uno dei migliori allenatori di tutti i tempi“, ha dichiarato Tiago Pinto, giemme dell’area sportiva. “Siamo stati impressionati dal suo desiderio di vincere e dalla sua passione per il gioco del calcio: per lui non contano i trofei vinti in carriera ed è sempre concentrato sul prossimo. Possiede la conoscenza, l’esperienza e la leadership per competere a tutti i livelli. Siamo consapevoli di quanto, per poter costruire un progetto sportivo di successo, siano necessari il tempo, la pazienza e le persone giuste al posto giusto. Siamo decisamente convinti che José sarà l’allenatore perfetto per il nostro progetto, sia a breve sia a lungo termine. Tutti insieme, con la visione e l’ambizione di Dan e Ryan, costruiremo le fondamenta di una nuova AS Roma“.
🤝 𝐔𝐅𝐅𝐈𝐂𝐈𝐀𝐋𝐄🤝
L’#ASRoma è lieta di annunciare che José Mourinho sarà il nuovo Responsabile Tecnico della Prima Squadra a partire dalla stagione 2021-22! pic.twitter.com/Brko17N56B
«Mettiti a posto o ti facciamo saltare in aria». L’industria dolciaria di Belpasso, dopo aver ricevuto minacce e avvertimenti, ha denunciato il clan
L’azienda dolciaria Condorelli, nota per la produzione dei torroncini e dolci di Sicilia, a Belpasso, era da tempo nel mirino delle cosche del pizzo legate al clan Santapaola-Ercolano. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, negli anni la Condorelli aveva ricevuto svariate minacce e richieste di denaro, cui però l’azienda aveva resistito, fino alla decisione di denunciare.
Da quella denuncia è nata l’inchiesta «Sotto scacco», che adesso ha portato a 40 arresti, dieci dei quali ai domiciliari. Gli investigatori del Comando Provinciale Carabinieri di Catania hanno anche chiarito che tra le attività criminali condotte dai gruppi mafiosi riconducibili alla famiglia Santapaola-Ercolano, operanti in provincia di Catania, c’era anche il progetto di far arrivare ingenti carichi di cocaina dall’Ecuador occultata in container contenenti banane.
Il tentativo di estorsione – Gli investigatori di Paternò hanno ricostruito il tentativo di estorsione aggravata all’industria dolciaria guidata dal cavalier Giuseppe Condorelli. Nel 2019 i mafiosi avevano recapitato un pacco con un biglietto con la scritta «cercati un amico» e una bottiglia incendiaria. Condorelli aveva denunciato il tentativo di estorsione ai carabinieri, che stavano già indagando sul clan e che, a quel punto, intercettarono una telefonata tra due affiliati Barbaro Stimoli e Daniele Licciardello. Nella conversazione — ora agli atti dell’inchiesta — i due parlano dei rischi che si posso corre al tentativo di estorcere denaro ad un personaggio di rilievo nazionale come il produttore dei torroncini: così la mafia dell’hinterland pedemontano dell’Etna cambia strategia e abbandona l’idea di continuare a tentare l’estorsione.
L’estorsione ad altri imprenditori – Altri imprenditori sono invece accusati di avere ceduto, e di avere in questo modo, di fatto, contribuito al successo dei clan. Tra gli accusati ci sono imprenditori di diversi rami d’impresa, dalle gioiellerie all’agricoltura.
Le indagini cominciate nel giugno 2020 coinvolgono come centro nevralgico della gestione illecita di rifiuti il campo nomadi di via Bonfadini
E’ in corso da questa mattina l’esecuzione di una trentina di misure cautelari in carcere per i reati di estorsione con metodo mafioso, associazione a delinquere per traffico illecito di rifiuti e associazione a delinquere per spaccio di stupefacenti, scaturite dall’operazione “Rifiuti preziosi” della Polizia locale di Milano. Le indagini, condotte dai Sostituti Procuratori Francesco De Tommasi e Sara Ombra, coordinati dalla Procuratore Aggiunto a capo della Direzione Distrettuale Antimafia Alessandra Dolci, sono state svolte dalla Polizia locale a partire da giugno 2020 e coinvolgono come centro nevralgico della gestione illecita di rifiuti il campo nomadi di via Bonfadini.
Il comandante della Polizia Locale Marco Ciacci annuncia che è stato avviato il sequestro e l’abbattimento del campo nomadi.
Il campo nomadi di via Bonfadini (foto di archivio)
L’annuncio della moglie dell’ex calciatore bianconero su Instagram: “Purtroppo abbiamo preso il Covid, tutti tranne mio figlio Davide”
Il Covid entra dentro casa Marchisio, con tutti i componenti della famiglia dell’ex calciatore della Juventus contagiati ad esclusione del figlio Davide. A svelarlo è stata Roberta Sinopoli, moglie di Claudio, attraverso una storia pubblicata oggi sul proprio profilo Instagram. Per fortuna, oltre alla positività sua e della famiglia, dal post della Sinopoli è emerso anche lo stato di salute: “Purtroppo abbiamo preso il Covid, tutta la famiglia tranne Davide. Ma stiamo tutti bene, grazie a Dio“.
La quarantena con “Claudione” – Bisognerà attendere la fine della positività, anche se è stata la stessa signora Marchisio a tranquillizzare i tifosi e gli amici, annunciando anche di essere in attesa del tampone molecolare: “Leo e Claudio sono stati sempre asintomatici, io ho perso gusto e olfatto. In questi 17 giorni di quarantena ho lavorato molto in smart ma sono riuscita ad allenarmi tutti i giorni con Claudione e devo dire che mi ha fatto perdere ben due chili“.
L’ex calciatore della Roma campione d’Italia nell’83, attualmente commentatore di Roma Tv si è sentito male al circolo sportivo “Due Ponti”
Ubaldo Righetti (Sermoneta, 1º marzo 1963) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore.
Paura per Ubaldo Righetti, 58 anni, ex calciatore della Roma campione d’Italia nell’83, attualmente commentatore di Roma Tv. Mentre giocava a paddle al circolo sportivo “Due Ponti”, Righetti si è sentito male, probabilmente è stato colto da un infarto, ed è stato trasportato in ambulanza, dopo una chiamata al 118, al Sant’Andrea.
Righetti la scorsa settimana era stato a pranzo con Max Allegri, suo grande amico e sogno proibito dei romanisti per la panchina giallorossa. Lo scatto che ha immortalato i due sorridenti insieme, ha fatto il giro del web romanista, diventando virale e accendendo le speranze dei tifosi.
Difensore, quando giocava ha indossato, oltre alla maglia della Roma – con cui ha vinto uno scudetto e tre coppe Italia – quelle di Udinese, Pescara e Terracina.
Ubaldo Righetti (Sermoneta, 1º marzo 1963) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore.