Morto in cantiere a 23 anni, la lettera-accusa della madre: “Basta omertà, le morti bianche sono omicidio”


articolo: https://video.repubblica.it/cronaca/il-figlio-morto-in-cantiere-a-23-anni-la-madre-la-mia-voce-urla-la-rabbia-che-portiamo-nel-cuore/392974/393685?ref=RHTP-BS-I308886389-P7-S1-T1

Il figlio morto in cantiere a 23 anni, la madre: “La mia voce urla la rabbia che portiamo nel cuore”

Monica Michielin è la madre di Mattia, giovane di 23 anni morto sul lavoro mentre si trovava nel cantiere Bordignon di Montebelluna, Treviso. Mattia è stato colpito mortalmente alle spalle da un carico di quindici quintali di impalcature che si è sganciato da una gru in movimento. In questo video Monica legge la lettera denuncia che ha scritto alla Tribuna di Treviso qualche giorno fa. Quello della madre di Mattia non è un sfogo, ma un appello affinché le morti bianche vengano considerate dei veri e propri omicidi provocati dalla negligenza o dal mero calcolo dei datori di lavoro. “E come tali devono essere affrontati“, afferma tra le lacrime Monica.

Nei giorni scorsi sono state molte le manifestazioni nel trevigiano promosse da Cgil, Cisl e Uil affinché il dibattito sulla sicurezza sul lavoro non cada ancora una volta nel nulla. La sensazione nella provincia veneta è che le morti avvenute qualche mese fa di Mattia Battistetti e di Aziz Diop (anche lui 23 anni) abbiano tracciato una linea di non ritorno.

Video Macca, si ringrazia Enzo Favero

Afragola, stop al lavoro nei campi nelle ore calde: è la prima volta in Campania


articolo: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/07/28/news/lavoro_ad_afragola_stop_al_lavoro_nei_campi_nelle_ore_calde_fino_al_31_agosto-312134616/

Ordinanza dopo l’appello di Cgil, Legambiente e Libera

Afragola (Napoli), 29 luglio 2021

Ad Afragola, il commissario straordinario ha emanato un’ordinanza che vieta lo svolgimento del lavoro agricolo sul territorio dalle 12.30 alle 16.30 fino al 31 agosto. “L’iniziativa di Afragola – scrivono in una nota Cgil, Legambiente e Libera Campania – alla quale plaudiamo, è la prima in Campania e arriva a 48 ore dal nostro appello alla Regione, affinché adotti un provvedimento su scala regionale, sull’esempio della Puglia. Auspichiamo che altri Comuni seguano questo esempio, emanando ordinanze simili, confidando in un intervento regionale che imponga lo stop su tutto il territorio, salvaguardando la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici del comparto agricolo“.

Camara Fantamadi, morto di ritorno dai campi nel Brindisino…


Camara Fantamadi, morto di ritorno dai campi nel Brindisino: una colletta per riportarlo in Mali

articolo: https://www.repubblica.it/dossier/cronaca/morire-di-lavoro/2021/06/25/news/camara_fantamadi_morto_di_ritorno_dai_campi_del_brindisino_una_colletta_per_riportarlo_in_mali-307620886/?ref=RHTP-VS-I270681067-P18-S7-T1

Il ventisettenne si è accasciato sul bordo della strada mentre rincasava dal fratello dopo ore di lavoro sotto il sole.

Repubblica dedica uno spazio fisso alle morti sul lavoro. Una Spoon River che racconta le vite di ciascuna vittima, evitando che si trasformino in banali dati statistici. Vite invisibili e dimenticate. Nel nostro Paese una media di oltre due lavoratori al giorno non fa ritorno a casa e “Morire di lavoro” vuole essere un memento ininterrotto rivolto a istituzioni e politica fino a quando avrà termine quello che è stato definito “crimine di pace”.

Ha smesso di pedalare, ha appoggiato la bicicletta in terra e si è messo in ginocchio. Poi si è accasciato. Camara Fantamadi se n’è andato così dalla sua vita. E da quella di tutti noi che ogni tanto incrociamo sui bordi delle strade quei ragazzi, quelle donne e quegli uomini, che la mattina pedalando vanno verso i campi. O che la sera tornano nelle loro stanze di periferia. Li guardiamo distrattamente, pensando alle nostre cose, le stesse che magari loro sognano e inseguono dopo aver attraversato continenti e mari per finire nelle campagne italiane. Camara Fantamadi aveva 27 anni e veniva dal Mali. Giovedì aveva lavorato per 6 euro all’ora nei campi del Brindisino, sotto il sole, quaranta gradi almeno. Da tre giorni si era trasferito da Eboli a Tuturano dove viveva con il fratello. E lì stava tornando in bicicletta.

Chi perde la vita andando o tornando dal lavoro, l’Inail lo classifica come morto “in itinere“. Ma è difficle immaginare che per Camara arrivi una qualche denuncia di infortunio all’Istituto. Vita, lavoro, sogni sono un tutt’uno per questi nostri fratelli. Un continuo “itinere” verso una vita migliore. Ma la strada di Camara si è interrotta ed ora una colletta cercherà di mettere insieme i 4mila euro per il rimpatrio della salma. Chi vuole partecipare può contattare Drissa Kone, capo della comunità africana a Brindisi (329 331 0598).

Mio fratello che guardi il mondo
e il mondo non somiglia a te
mio fratello che guardi il cielo
e il cielo non ti guarda.

Se c’è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c’è strada dentro al cuore degli altri
prima o poi si traccerà“.

(Ivano Fossati)

Una Spoon River per non dimenticare

Morire di lavoro: le storie di Bruno, Hassan, Andrea e i troppi altri. Per non trasformare le loro vite in esistenze invisibili e dimenticate

di Marco Patucchi

Le vittime del lavoro nel 2021

Dati regione per regione, aggiornati mensilmente, delle denunce totali all’Inail per infortuni sul lavoro e di quelle per morti sul lavoro


306 è il numero totale delle vittime
171.870 il totale delle denunce per infortunio sul lavoro

Seleziona la regione per leggere i dati 

https://www.repubblica.it/dossier/cronaca/morire-di-lavoro/2021/06/25/news/camara_fantamadi_morto_di_ritorno_dai_campi_del_brindisino_una_colletta_per_riportarlo_in_mali-307620886/

trasferimento

Luana D’Orazio, continuano le indagini sulla sua morte: l’orditoio è stato manomesso


articolo: https://urbanpost.it/luana-dorazio-morte-orditoio-manomesso/

Continuano le indagini sul caso di Luana D’Orazio, che ha trovato la morte il 3 maggio scorso in una fabbrica di Prato. Un macchinario tessile, l’orditoio ha stritolato la ragazza. L’obiettivo delle indagini è quello di capire se si sia trattato di un tragico incidente o se la tragedia si poteva evitare, seguendo i protocolli di sicurezza. Dopo svariate verifiche, la procura avrebbe confermato che il macchinario che ha ucciso Luana è stato manomesso.

Luana D’Orazio morte: il macchinario che l’ha uccisa è stato manomesso – Gli investigatori avevano ipotizzato una possibile manomissione dell’orditoio che ha ucciso Luana D’Orazio. Arrivano alcune indiscrezioni che conferma questa ipotesi. La perizia, ancora in corso, voluta dalla Procura sembra evidenziare una manomissione al quadro elettrico che avrebbe consentito il funzionamento dell’orditoio anche senza che la saracinesca di protezione del macchinario si abbassasse. Il macchinario funzionava in automatico grazie ad una modifica, effettuata anche nell’orditoio gemello presente in fabbrica. La procura dovrà stabilire se queste modifiche siano da collegare all’obiettivo di avere una maggiore produttività.

Le indagini sulla morte di Luana – La perizia è ancora in corso e l’ingegner Carlo Gini, incaricato dalla Procura, dovrà concluderla entro l’11 luglio. Se l’ipotesi della manomissione ricevesse conferma, sarebbe un duro colpo per la fabbrica di Prato. Questo aggiungerebbe ai tre indagati (la titolare dell’azienda Luana Coppini, il marito Daniele Faggi e il tecnico manutentore Mario Cusimano) il reato di rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Attualmente i tre sono indagati per omicidio colposo.

Il sottosegretario Tiziana Nisini ha commentato la terribile tragedia. “Restano ancora da chiarire le circostanze che hanno portato alla tragica morte di Luana D’Orazio. Non si può morire sul luogo di lavoro come cento anni fa – ha detto la Nisini – a maggior ragione quando i protocolli di sicurezza, ottenuti con il sacrificio di tante battaglie da parte dei lavoratori e delle Istituzioni, vengono messi da parte. Ci aspettiamo il prima possibile di sapere cosa sia successo il 3 maggio scorso”.

visita il Blog:   https://cadutisullavoro.blogspot.com/ 

nel mio piccolo visita la pagina:  https://alessandro54.com/morti-bianche-2/

Roma, i sindacati scendono in piazza: “Basta morti sul lavoro”


video: Roma, i sindacati scendono in piazza: “Basta morti sul lavoro” – la Repubblica

Cgil, Cisl e Uil davanti a piazza Montecitorio per protestare contro le morti sul lavoro e per richiedere una strategia nazionale su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. I sindacati chiedono un incontro ai gruppi parlamentari e l’avvio di un serio confronto con il Governo. Al presidio parteciperanno i Segretari Generali, Maurizio Landini, Luigi Sbarra, Pierpaolo Bombardieri e prenderanno la parola alcuni delegati in rappresentanza dei lavoratori coinvolti nelle aziende colpite gravemente dalla crisi.

Sindacati, nuovo scontro con il governo. Landini: “Non siamo disposti a subire i licenziamenti”

articolo: https://www.repubblica.it/economia/2021/05/28/news/sindacati_licenziamenti-303156316/?ref=RHTP-BH-I293269148-P2-S1-T1

La manifestazione a Montecitorio delle organizzazioni dei lavoratori. Sbarra: “Faremo pressione su forze politiche, governo rilanci investimenti”

Maurizio Landini – segratario generale CGIL

Milano, 28 Maggio 2021 

Resta alta la tensione tra sindacati e governo. Sul blocco dei licenziamenti “la partita non è chiusa, al governo abbiamo chiesto che si possa riaprire un confronto“, ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, dalla manifestazione in piazza Montecitorio  delle organizzazioni dei lavorati. “Anche a Confindustria diciamo che per noi il primo luglio non può essere il giorno in cui partono i licenziamenti. Se dovessero non cambiare la norma, diciamo che non siamo disposti ad accettare passivamente, a subire i licenziamenti“, ha aggiunto. Inoltre “nei prossimi giorni incontreremo tutti i gruppi parlamentari, perché oggi è il momento che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Le chiacchiere sono finite”.

Il sindacato proseguirà la mobilitazione per la proroga del blocco dei licenziamenti e farà pressione sulle forze politiche affinchè si arrivi alla modifica del decreto Sostegni bis, ha detto invece il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra. “Il governo si è riservato di costruire delle risposte, noi abbiamo anticipato la necessità di tornare su questo tema e annunciato di aver chiesto incontri ai segretari di tutti i partiti e a tutti gruppi parlamentari“, ha spiegato.

La nostra iniziativa – ha proseguito il leader Cisl – continua nei luoghi di lavoro e nei territori per realizzare un obiettivo che consideriamo alla nostra portata: rifinanziare la cassa Covid e prolungare l’uscita dal blocco almeno fino ad ottobre. Non possiamo accettare ulteriori perdite di posti di lavoro che andrebbero ad aggiungersi al milione di disoccupati già registrato nell’ultimo anno“. “Chiediamo – ha concluso – una modifica al decreto Sostegni bis chidiamo al governo di tornare sui propri passi: eserciteremo una forte pressione sui gruppi parlamentare per cambiare la norma“. “Spieghiamo al presidente Fico la ragioni delle protesta, indicheremo le nostre priorità, la necessità di dare spinta alla ripartenza degli investimenti. Il governo deve misurarsi con la sfida del rilancio degli investimenti non dei licenziamenti“, ha detto ancora Sbarra.

Gubbio, esplosione in un laboratorio di cannabis light: un morto, tre feriti e un disperso


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/05/07/news/gubbio_esplosione_in_un_laboratorio_di_cannabis_terapeutica_due_dispersi-299874019/?ref=RHTP-BH-I293269148-P1-S1-T1

I vigili del fuoco hanno estratto vive tre persone trasferite in ospedale

Gubbio (Perugia), 07 maggio 2021

Una violenta esplosione ha interessato un’azienda a Gubbio (Perugia). Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco, che hanno estratto vive tre persone, mentre una quarta, un uomo, è stato tirato fuori dalle macerie morto. Risulta ancora dispersa una quinta persona, forse una donna, che sarebbe in contatto con i soccorritori, grazie a un cellulare. Continuano le ricerche.

Il feirito più grave è stato trasportato in elisoccorso con gravi ustioni sul corpo al centro grandi ustionati di Cesena. Gli altri sono stati invece trasportati all’ospedale di Branca (Gubbio), con traumi da schiacciamento. Per estrarli i vigili del fuoco hanno dovuto tagliare delle travi in ferro con le moto-troncatrici e divaricatori idraulici e sollevare le parti in cemento con i cuscini pneumatici. Mentre erano in corso queste operazioni si sono verificate altre forti esplosioni.

Le squadre di Gubbio, Perugia e Gaifana stanno operando all’interno del capannone per spegnere le fiamme. Secondo quanto si apprende dal 118, le esplosioni si sarebbero verificate “in un laboratorio dove viene trattata cannabis light”. La deflagrazione avrebbe poi causato il crollo del solaio dell’abitazione sovrastante.

Amianto alla Scala, pm chiede condanne a 7 anni per l’ex consulente Traina e a 5 per l’ex sovrintendente Fontana


articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/11/27/news/scala_milano_amianto_processo_chieste_condanne_fino_a_7_anni_ex_dirigenti_consulenti-276039483/

Il processo a Milano per quattro ex consulenti di sicurezza e dirigenti in relazione ai casi di lavoratori morti per la presenza di amianto al Piermarini. L’accusa è di omicidio colposo

Il pm di Milano Maurizio Ascione ha chiesto 4 condanne a pene comprese tra i 2 anni e mezzo e i 7 anni di reclusione nei confronti di ex dirigenti ed ex consulenti del Teatro alla Scala nel processo con al centro l’accusa di omicidio colposo in relazione a casi di lavoratori morti per la presenza in passato, secondo l’accusa, di amianto al Piermarini, prima delle bonifiche.

In particolare, il pm ha chiesto 7 anni di carcere per Giovanni Traina, imputato per tutti e 5 i casi di decessi per mesotelioma pleurico e che dal 28 maggio 1987 fu referente del Centro Diagnostico Italiano e successivamente, con la Società di Prevenzione, consulente esterno del Teatro in materia di igiene e sicurezza. Cinque anni, invece, sono stati chiesti per Carlo Fontana, che fu sovrintendente della Scala dal primo ottobre 1990 al 24 febbraio 2005.

Secondo le indagini, gli imputati non avrebbero provveduto al censimento, alla bonifica e alla messa al bando della sostanza letale, così come previsto dalla legge del 1992, non impedendo che lavoratori e artisti della Scala venissero a contatto con le polveri di amianto disperse nell’aria per via di impianti, macchinari e isolanti temici. “In uno fra i 10 più importanti teatri del mondo – ha detto il pm nella requisitoria – non vi era mai stata una valutazione del rischio amianto, né un programma qualificato su questa tematica”.


19 febbraio 2020 – Amianto alla Scala fino agli anni Novanta, dossier shock dai familiari delle vittime: “Bonificata solo grazie ai lavoratori”: https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/11/27/news/scala_milano_amianto_processo_chieste_condanne_fino_a_7_anni_ex_dirigenti_consulenti-276039483/

19 marzo 2018 – Amianto alla Scala, protesta davanti al Tribunale dei familiari delle vittime: “Vogliamo giustizia”:  https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/03/19/news/amianto_alla_scala_protesta_davanti_al_tribunale_dei_familiari_delle_vittime_vogliamo_giustizia_-191680126/

30 novembre 2016 – Milano, inchiesta sull’amianto alla Scala: prosciolti 4 ex sindaci, Carlo Fontana a processo:  https://milano.repubblica.it/cronaca/2016/11/30/news/milano_processo_amianto_scala-153148634/

http://sicobas.org/2020/11/22/italia-morti-per-amianto-al-teatro-alla-scala-di-milano/

Morire di lavoro


articolo: https://rep.repubblica.it/pwa/longform/2020/10/09/news/morti_sul_lavoro_in_italia_dal_caso_thyssen_alla_torre_piloti_di_genova-269784855/?ref=RHPPTP-BH-I269936469-C12-P5-S1.12-T1

Inchiesta sulla più silenziosa delle stragi. Perché in Italia, ogni giorno, tre lavoratori perdono la vita nell’indifferenza di tutti

L’Italia celebra l’11 ottobre la sua settantesima giornata nazionale per le vittime del lavoro. E mai come quest’anno nella ricorrenza, nei numeri di una strage silenziosa che non conosce contrazioni, sono le stimmate della cattiva coscienza del nostro Paese, della sua distratta e cinica classe dirigente. Da gennaio ad agosto di quest’anno, 830 donne e uomini hanno perso la vita uccisi dal lavoro. Uno ogni 8 ore. Dal lunedì alla domenica. In cantieri non a norma, nelle campagne, negli anfratti dell’economia in nero. Abbiamo dato un volto e dei nomi ad alcuni di quei caduti, provando a restituire il senso di una statistica rubricata nei database dell’Inail alla voce “denunce con esito mortale”. Un viaggio in una notte di cui non si vede la fine. Espunta dal nostro racconto quotidiano, perché considerata parte del paesaggio. Come l’alternarsi del sole e della pioggia. Dove i morti vengono sepolti e dimenticati in fretta e i sopravvissuti convivono con il senso di colpa di avercela fatta e il tormento di un trauma di cui è impossibile cancellare il ricordo. Come Antonio Boccuzzi, operaio della Thyssen di Torino, unico superstite del rogo del 6 dicembre 2007. Simbolicamente, la madre di tutte le stragi sul lavoro. Non solo per le ragioni che la provocarono. Ma per la solitudine e il disinteresse in cui si è spenta la vicenda giudiziaria che pure, nella sua sentenza di primo grado, sembrava destinata a costituire le fondamenta di una nuova cultura della sicurezza e della prevenzione nei luoghi di lavoro.

“Un crimine di pace” – È un crimine di pace e sa perché non si riesce a frenarlo? Perché i morti non votano”. Il giudice Bruno Giordano si ferma un attimo percorrendo uno degli interminabili corridoi del “palazzaccio” e la sua voce buca il silenzio irreale del Palazzo di Giustizia in piazza Cavour a Roma, il mastodontico transatlantico di travertino che ospita la Corte Suprema di Cassazione.

Già, i morti non votano. Non voteranno più Davide, 22 anni, e Francesco, 25, i due fratelli Gennero che qualche settimana fa hanno chiuso gli occhi per sempre a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro. Una staffetta struggente iniziata nel silos per lo stoccaggio del mais dell’azienda agricola di famiglia a Madonna del Pilone di Cavallermaggiore, pianura cuneense, quando Davide si è accasciato soffocato dai gas di fermentazione e il fratello non ci ha pensato un attimo a calarsi giù per soccorrerlo, svenendo a sua volta. Davide è morto quel mattino stesso nel silos, Francesco qualche giorno dopo in ospedale. continua a leggere