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Verso nuovi criteri per i colori, ‘via il numero di casi’


articolo: Verso nuovi criteri per i colori, ‘via il numero di casi’ – Cronaca – ANSA

Speranza: ‘Peseranno di più i numeri delle ospedalizzazioni

Aumentano i contagi tra i giovani mentre due milioni e mezzo di italiani tra gli over 60 sono ancora senza vaccino e – con i parametri attuali – alcune regioni rischiano la zona gialla. Il Governo si prepara ad affrontare una settimana decisiva, l’ultima utile per dare una sterzata alla curva dei nuovi contagi, che cominciano a salire spinti dalla variante Delta.

Con il prossimo ‘decreto emergenza‘ sembra ormai certo che il green pass sarà rilasciato – in linea con l’Uesolo con la seconda dose. E resta in piedi l’ipotesi di un lasciapassare alla francese includendo, oltre ad aerei, treni ed eventi, anche ristoranti, palestre e piscine al chiuso. Secondo diversi componenti del Comitato Tecnico Scientifico – che sarà riunito sul tema tra lunedì e martedì – bisogna “dare maggiore significatività al green pass“. Sul fronte politico, per superare le divisioni, una mediazione potrebbe essere quella di inserire la misura ‘estensiva‘ soltanto nelle regioni fuori dalla zona bianca (non è ancora chiaro se già a partire dalla zona gialla): una modalità che eviterebbe il ritorno a chiusure pesanti in piena estate. Ma anche se alcune regioni si avvicinano al giallo nelle prossime settimane, visto il trend di aumento dell’incidenza dei contagi (in cima Sardegna, Sicilia, Veneto, Lazio e Campania), a scongiurarne il rischio sarà un nuovo cambio di rotta sulla valutazione dei parametri.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, annuncia che nei cambi di colore e nelle conseguenti misure di contenimento peserà di più “il tasso di ospedalizzazione rispetto agli altri indicatori“. Una soluzione che mette d’accordo anche i territori, pronti a mettersi al riparo da misure più stringenti. “Chiederemo al Governo di togliere l’incidenza dei positivi dai parametri che muovono zone e colorazioni perché il rischio è di decidere delle chiusure per gente positiva a casa, quando il sistema sanitario è pienamente efficiente“, sottolineano le Regioni. Ma il calcolo dell’incidenza dei positivi ogni centomila abitanti, il cosiddetto Rt sintomi, probabilmente resterà tra i parametri, pur perdendo la sua discrezionalità nel caso in cui l’occupazione di posti letto in terapia intensiva e nei reparti ordinari non superi le percentuali di rischio del 30 e 40%. Anche su quest’ultimo dato, non si esclude una discussione sulla revisione di queste percentuali, così come diventerà sempre più tassativa la necessità di eseguire un numero minimo di tamponi (in zona bianca 150 test ogni 100mila abitanti). Nel prossimo decreto sarà anche prevista la proroga dello stato di emergenza, che al momento termina il 31 luglio. Due sono le ipotesi sulla sua prossima scadenza: fine ottobre oppure fine dicembre. I nuovi provvedimenti aspettano di essere supportati dal progressivo incremento delle vaccinazioni, che hanno raggiunto in queste ore quota 60 milioni e sono quasi 26 milioni gli italiani che hanno completato il ciclo, pari al 48,12% della popolazione over 12.

La Lombardia, intanto, si aggiunge alla lista delle regioni in cui sarà possibile l’inoculazione dei richiami ai turisti di tutte le fasce d’età, in particolare per quelli che trascorrono un periodo di vacanza di almeno 15 giorni. L’altra urgenza, in vista del rientro a scuola, è l’immunizzazione dei docenti. In un documento, il Cts fa una forte raccomandazione alla politica affinché ogni sforzo sia fatto per raggiungere un’elevata copertura vaccinale di docenti e non docenti, sia promuovendo delle campagne informative, sia individuando delle misure, anche legislative, appropriate, per garantire la più elevata soglia di persone vaccinate. E il presidente dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, Enrico Coscioni, aggiunge: l’obbligo per alcune categorie oltre a quella dei sanitari va esteso “al mondo della scuola e del pubblico impiego, in particolare quando si hanno rapporti obbligati con il pubblico“. Ma, secondo alcuni, i tempi sarebbero troppo lunghi per arrivare a settembre con una legge che vada in questo senso.

Focolaio Covid nel Lodigiano dopo una festa di fine anno scolastico


articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/07/06/news/focolaio_covid_nel_lodigiano_dopo_una_festa_di_fine_anno_scolastico-309202302/

Nel Lodigiano è scoppiato un focolaio di Covid dopo una festa organizzata per la fine dell’anno scolastico: l’evento si è tenuto lo scorso 26 giugno nello spazio esterno di una discoteca di Codogno e ora sono stati registrati diversi casi di ragazzi positivi al Covid-19.

Almeno quattro di loro vivono a Orio Litta, dove attualmente 27 persone si trovano in isolamento fiduciario.

“Voglio chiedere ai miei concittadini di indossare almeno in questi giorni le mascherine come se fossimo ancora a due mesi fa, dato il focolaio – è l’appello lanciato dal sindaco di Orio, Francesco Ferrari – La pandemia si concluderà presto, considerata anche la campagna vaccinale, ma nel frattempo bisogna avere ancora un po’ di pazienza. Soprattutto noi, in questi giorni“.

È stato proprio il primo cittadino a spiegare da dove siano derivati i nuovi contagi, aggiungendo che ci sono contagiati anche nella stessa Codogno e a Casalpusterlengo.

“Qualche genitore è parecchio arrabbiato – aggiunge Ferrari – perché il proprio figlio gli ha raccontato che la festa si è tenuta, certo, all’esterno ma era piena di gente. Ho tanti concittadini preoccupati, speriamo bene“.

Proprio nel Lodigiano infatti c’era stata la prima zona rossa italiana più di un anno fa e gli abitanti sono comprensibilmente molto sensibili al rispetto delle norme anti Covid.

Peccato che c’è sempre chi fa orecchie da mercante di fronte alle regole e poi mette nei guai gli altri” è uno dei commenti postati sul gruppo Facebook “Sei di Orio Litta se” e un altro fa eco: “Speravo nel rispetto e nel buon senso delle persone“.

Fortunatamente le persone contagiate che risiedono a Orio Litta, tre ragazzi e un adulto, presentano sintomi non gravi: dissenteria e qualche linea di febbre.

Covid, i dati del monitoraggio: scende ancora l’Rt a 0,63. “Variante Delta in aumento”


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/07/02/news/covid_i_dati_del_monitoraggio_scende_ancora_l_rt_a_0_63-308544839/?ref=RHTP-BH-I306071389-P1-S1-T1

L’incidenza cala a 9 casi ogni 100mila abitanti, era a 11 una settimana fa

ROMA – Continua la riduzione dell’Rt nazionale a 0.63 rispetto allo 0.69 della settimana scorsa e scende ancora l’incidenza dei casi di Covid in Italia a 9 casi ogni 100 mila abitanti rispetto agli 11 di 7 giorni fa. Sono, secondo quanto si apprende, i dati contenuti nella bozza di monitoraggio settimana Iss-ministero della Salute sull’andamento dei contagi da coronavirus in Italia, ora all’esame della cabina di regia, che saranno presentati oggi.

Sempre oggi è attesa la flash survey dell’Iss e del ministero della Salute sulla variante Delta, un report che terrà conto dei dati inviati entro la giornata di ieri da tutte le Regioni e le Province autonome. 

Sebbene in assoluto i nuovi casi siano in diminuzione, la proporzione di casi di infezione da virus SARS-CoV-2 causati da varianti delta e kappa (la seconda faceva parte della famiglia della variate delta ed è ora distinta) è in aumento in Italia. Lo indica la bozza di monitoraggio settimanale Iss-Ministero della Salute. La maggior parte di questi casi è attribuibili a focolai circoscritti in varie parti del paese. I tecnici nel documento chiedono, visto l’aumento dei casi anche in paesi con alta copertura vaccinale, un capillare tracciamento e sequenziamento dei casi e un’elevata copertura vaccinale con il completamento dei cicli.

La variante Delta avanza, oltre 18mila nuovi casi in Gb – Dietrofront Delta, così la variante richiude il mondo


articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2021/06/26/la-variante-delta-avanza-oltre-18mila-nuovi-casi-in-gb_2f39ef12-7c97-4d93-858d-29713661d4b7.html

Continua a correre l’epidemia di Covid nel Regno Unito, a causa soprattutto della variante Delta.
Oggi sono stati registrati 18.270 nuovi contagi, il record giornaliero dal 5 febbraio.

Ieri i contagi erano saliti di 15.810. I decessi sono stati 23. Sul fronte delle vittime, l’alto numero dei vaccinati continua a mantenere i numeri contenuti, riportano i media locali. Quasi l’84% della popolazione ha ricevuto la prima dose, oltre il 61% il richiamo

Dietrofront Delta, così la variante richiude il mondo

articolo: https://www.repubblica.it/esteri/2021/06/26/news/dietrofront_delta_cosi_la_variante_richiude_il_mondo-307844794/?ref=RHTP-BH-I304495303-P2-S1-T1

La mutazione del coronavirus scoperta per la prima volta in India si sta diffondendo da un continente all’altro costringendo diversi Paesi a ripristinare le restrizioni. E l’agognato ritorno alla normalità continua a slittare

Regno Unito L’addio alle restrizioni slitta di un mese – LONDRA – Altri 18.270 casi di Coronavirus ieri, quasi tutti di variante Delta. Nel Regno Unito oramai sono in continua crescita da due settimane, anche se alcuni esperti pensano/sperano che la curva si stia stabilizzando. Nel frattempo, si cerca di vaccinare quanti più britannici possibile, soprattutto i più giovani, che sono la maggioranza dei nuovi infetti da Covid, perché solo adesso stanno ricevendo le prime dosi di vaccino. Boris Johnson ha rinviato di un mese il “ritorno alla normalità” originariamente previsto il 21 giugno, proprio per guadagnare tempo nell’immunizzazione e vedere l’effetto dei vaccini contro ricoveri e decessi, che per ora paiono funzionare. Ora però, a meno di effetti gravi dalla variante Delta, il 19 luglio dovrebbero essere rimosse tutte le restrizione anti-Covid, incluse le mascherine al chiuso e il distanziamento.

Australia – Lockdown a Sydney. “Bolla” con Auckland sospesa – LONDRA – “È un nemico formidabile“. Così il ministero della Salute australiano Brad Hazzard ha definito la variante Delta che da ieri ha costretto l’intera metropoli di Sydney a due settimane di lockdown. Sospesa anche la “bolla aerea” con la Nuova Zelanda. I casi di Delta riscontrati sinora sono “soltanto” (a differenza del Regno Unito) 80 negli ultimi giorni, ma sono stati sufficienti a far richiudere tutto. L’estrema cautela dell’Australia è dovuta al flop della campagna vaccinale fino a questo momento. Sinora solo il 3% della popolazione adulta è stata immunizzata con due dosi, mentre il 25% ha ricevuto almeno una dose. Un problema dovuto soprattutto alla carenza di scorte: Canberra ha puntato molto sul vaccino AstraZeneca, ma ritardi della consegna e i limiti di utilizzo hanno rallentato la campagna, insieme alla ritrosia di una fetta di australiani a vaccinarsi.

Portogallo – Solo spostamenti essenziali nelle zone a rischio – L’aumento dei contagi ha spinto il governo di Lisbona ad annunciare nuove restrizioni per la regione della capitale e per altre due aree a rischio. Le nuove regole, ha dichiarato giovedì il ministro Mariana Vieira da Silva, servono a cercare di contenere la variante Delta, che ormai rappresenta più della metà dei nuovi casi nella capitale e nella valle del Tago: prevedono il divieto dei viaggi nel fine settimana per l’area di Lisbona, i cui residenti possono partire solo per spostamenti essenziali. Anche i piani per allentare le restrizioni in altre zone sono stati abbandonati. All’inizio della settimana, il ministro della Sanità aveva ammesso che il Portogallo avrebbe potuto «agire diversamente» per prevenire la diffusione della variante. Secondo il responsabile della vaccinazione, il Paese potrebbe non riuscire a fornire una prima dose al 70% della popolazione entro agosto.

Israele – Il primo Paese a dichiarare la fine della crisi ora ripristina i divieti – Dopo la nuova ondata di contagi da variante Delta, anche Israele, che vantava di essere il primo Paese uscito dall’emergenza grazie alla massiccia campagna di vaccinazione, ha dovuto fare un passo indietro sulle riaperture. Il ministero della Sanità israeliano ha reintrodotto l’obbligo di indossare le mascherine nei luoghi chiusi ad accesso pubblico, che aveva cancellato lo scorso 15 giugno. Il ministero ha anche raccomandato che i cittadini indossino mascherine sul volto durante gli eventi pubblici di massa, anche quando si svolgono all’aperto, “come gli eventi del Pride di questo fine settimana”. Nachman Ash, capo della task force dello Stato ebraico per la risposta alla pandemia, ha dichiarato alla radio di Stato che la decisione è stata presa dopo che per quattro giorni sono stati registrati oltre 100 nuovi casi quotidiani di Covid.

Russia – Per lavorare e andare al ristorante c’è l’obbligo di vaccino – Le lotterie per auto e appartamenti non sono bastate a promuovere la campagna d’immunizzazione nel Paese che ha registrato il primo vaccino anti-Covid al mondo, lo Sputnik V. E così, davanti all’impennata di casi (21.665 ieri) e di decessi (107 a San Pietroburgo, il numero più alto dall’inizio della pandemia) causati dalla variante Delta, la Russia è passata dalla carota al bastone. Diciotto regioni hanno reso la vaccinazione obbligatoria per i lavoratori di alcuni settori: uffici governatori, istruzione, vendita, sanità, ristoranti e servizi. Da lunedì a Mosca i ristoranti ammetteranno solo i clienti con pass sanitario e tornerà l’obbligo del telelavoro al 30%, mentre le cure ospedaliere saranno limitate a chi è vaccinato o ha gli anticorpi. Ma davanti alle nuove imposizioni, la sfiducia nei confronti del vaccino resta: solo circa il 15% dei russi ha ricevuto almeno una dose. Cresce invece la domanda di certificati falsi.

India – Cinema e negozi serrati nella patria della variante – Marcia indietro sulle misure di prevenzione anche nello stato più ricco dell’India, il Maharashtra, che venerdì ha ordinato la chiusura di cinema e centri commerciali, mentre combatte per tenere sotto controllo la variante del coronavirus che ha sconvolto ogni piano di riapertura. Con a variante individuata proprio in India l’anno scorso sono collegati almeno 20 casi nello stato del Maharashtra. New Delhi la considera “preoccupante”: è in parte responsabile di una seconda ondata di contagi che ha travolto il sistema sanitario della federazione. Secondo fonti governative, “fino a una settimana fa il tasso di positività e le infezioni giornaliere stavano scendendo costantemente, ma in alcune regioni i casi hanno ricominciato ad aumentare”. In India meno di metà della popolazione è vaccinata. Solo il 5,6 per cento degli adulti ha ricevuto due dosi.

Il QR Code del Green Pass… – Il Green Pass ha un problema……


Il QR Code del Green Pass è una miniera di dati personali: esibirlo sui social è una pessima idea

articolo: https://video.repubblica.it/tecnologia/dossier/privacy/il-qr-code-del-green-pass-e-una-miniera-di-dati-personali-esibirlo-sui-social-e-una-pessima-idea/390159/390876

Guido Scorza, componente del Collegio Garante protezione dei dati personali, spiega quali rischi corre chi condivide sui social il QR Code che attesta la ricezione del Green Pass.


Il Green Pass ha un problema, ma sarà risolto

articolo: https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/06/24/news/il_green_pass_ha_un_problema_ma_sara_risolto-307552426/

Circa mezzo milione di italiani hanno ricevuto un certificato con un errore che non lo rende valido in Europa. Entro l’inizio di luglio arriverà quello corretto

Il Green Pass ha un problema. Non è la privacy, non è la burocrazia, non sono quelli che non hanno ancora lo Spid. Il problema è nell’interoperabilità tra la banca dati del Ministero della Salute e quelle delle Regioni e dell’Istituto Superiore di Sanità. 

Ma partiamo dall’inizio. Il certificato attesta una di queste condizioni:

  • aver effettuato la prima dose o il vaccino monodose da 15 giorni;
  • aver completato il ciclo vaccinale;
  • essere risultati negativi a un tampone molecolare o rapido nelle 48 ore precedenti;
  • essere guariti da COVID-19 nei sei mesi precedenti.

Chi ha contratto il virus in un periodo da tra a sei mesi prima della vaccinazione riceverà una sola dose. Per la legge italiana queste persone hanno diritto ad avere il Green Pass, e molti infatti lo hanno già avuto. Ma per un malfunzionamento del sistema, il loro documento attualmente li equipara a chi ha avuto una sola dose del vaccino. Il database con l’anagrafe dei vaccinati, infatti, non comunica correttamente con quello delle persone guarite dal COVID nella disponibilità delle Regioni e dell’ISS. In Italia potranno comunque partecipare a eventi pubblici, accedere a residenze sanitarie assistenziali o altre strutture, spostarsi in entrata e in uscita da territori in “zona rossa” o “zona arancione“.

Dal primo luglio, però, la Certificazione verde COVID-19 sarà valida come EU digital COVID certificate e renderà più semplice gli spostamenti da e per tutti i Paesi della Ue e dell’area Schengen. E qui potrebbero sorgere delle difficoltà per i circa 500 mila italiani che hanno ricevuto il certificato dopo essersi ammalati e aver ricevuto, come previsto, una sola dose. 
Il Ministero della salute e il Dipartimento per la trasformazione digitale sono al corrente del problema e stanno lavorando per risolverlo, con il via libera del Garante per la Privacy. Tutto dovrebbe essere risolto verosimilmente entro il primo luglio, quindi di fatto senza effetti pratici. Chi è guarito e ha avuto una sola dose riceverà presto il certificato cui ha diritto, un Green Pass europeo, che sostituirà quello inviato in queste prime ore, valido solo per l’Italia. Gli interessati saranno avvisati con le stesse modalità utilizzate per il primo Green Pass.

Nell’Italia bianca via le mascherine. Liberi da lunedì 28 ma solo all’aperto


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/06/21/news/mascherine_cts_via_dal_28_giugno_o_dal_5_luglio_decide_il_governo-307076367/?ref=RHTP-BH-I304495303-P2-S5-T1

Ok del Comitato tecnico scientifico e arriva anche il sì del governo. Bisognerà però avere con sé le protezioni e indossarle se si è troppo vicini

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Via le mascherine quando si sta all’aperto e non ci si avvicina troppo alle altre persone, cioè si resta a più di un metro di distanza. Il Cts ha dato il suo consenso alla cancellazione di una misura simbolica, anche per questo richiesta con forza ormai da tempo dalla politica. Gli esperti, riuniti per rispondere a un questo del ministro alla Salute Roberto Speranza sollecitato dal premier Mario Draghi, hanno anche indicato la data nella quale si può far entrare in vigore il cambiamento, che sarà poi sancito da un atto del governo. Il giorno è lunedì prossimo, 28 giugno: “Superiamo l’obbligo di indossare le mascherine all’aperto in zona bianca, ma sempre nel rispetto delle indicazioni precauzionali stabilite dal Cts“, commenta il ministro Speranza.

In quella data anche l’ultima Regione, cioè la Valle d’Aosta, sarà entrata in zona bianca. Tutta Italia sarà così nello scenario con meno restrizioni, grazie a un’incidenza inferiore ai 50 casi 100mila abitanti (in certi casi ormai di moltissimo) da almeno tre settimane consecutive. In tutto il Paese i dati di circolazione del virus sono bassissimi da tempo. E si continua a scendere. Nella settimana appena conclusa ci sono stati 8.112 nuovi casi, cioè poco più di mille al giorno, per una riduzione del 35% rispetto ai sette giorni precedenti.

Il Cts ritiene che nell’attuale scenario epidemiologico a partire dal 28 giungno ci siano le condizioni per superare l’obbligatorietà dell’uso delle mascherine all’aperto salvo i contesti in cui si creino le condizioni per un assembramento, come mercati, fiere, code, eccetera“. Il Comitato in fondo recupera una regola della prima fase dell’epidemia, quando non era obbligatorio, appunto, usare le mascherine all’aperto. Bisogna comunque portarle sempre con sé, per indossarle nel caso in cui ci si trovi in una situazione nella quale non è possibile rispettare le norme sul distanziamento, cioè principalmente il metro di distanza dalle altre persone. Chi ad esempio esce di casa e si reca in un mercato all’aperto a fare la spesa, può stare senza mascherina finché non arriva di fronte ai banchi, dove c’è il rischio di avvicinarsi troppo ad altre persone. Da tempo gli esperti hanno chiarito che all’aperto è molto più difficile contagiarsi, cosa che unita al basso numero di persone infettate ha spinto a prendere la decisione. Di certo, comunque, hanno pesato anche le pressioni della politica a vari livelli, sia centrale che regionale. “Le persone devono portare con sé una mascherina in modo da poterla indossare ogni qualvolta si creino tali condizioni – scrive sempre il Cts – Deve essere raccomandato fortemente l’uso della mascherina nei soggetti fragili e immunodepressi e a coloro che stanno loro accanto“.

Per quanto riguarda l’utilizzo al chiuso, nulla cambia, nel senso che valgono i protocolli attualmente in vigore ad esempio per i mezzi pubblici o gli spettacoli. Per questo tipo di eventi che si svolgono all’aperto resta tutto com’è e appunto bisogna indossare la mascherina e sedere nei posti indicati dal gestore, che deve rispettare il distanziamento tra gli spettatori. Anche al ristorante le indicazioni restano le stesse. Cioè si deve entrare indossando la mascherina e la si può abbassare una dopo che ci si è seduti al tavolo. Chi lavora in questi come in altri esercizi invece non può mai toglierla. Gli esperti, che sottolineano come “le mascherine rappresentano uno dei mezzi più efficaci per la riduzione della circolazione del virus”, ribadiscono che vanno sempre indossate “negli ambienti sanitari ed ospedalieri secondo i protocolli. Deve sempre essere mantenuto l’obbligo di indossare la mascherina in tutti i mezzi di trasporto pubblico. Devono essere rispettate le disposizioni e i protocolli stabiliti per l’esercizio in sicurezza delle attività economiche, produttive e ricreative“.

Per andare in Sardegna il tampone non serve più, dal 16 giugno


articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_giugno_16/per-andare-sardegna-tampone-non-serve-piu-16-giugno-f0fa9756-ce88-11eb-b2ed-71257ec75099.shtml?fbclid=IwAR2NUNlrLjfwBg5np98NDhAzfdlJCw3iK5dhkh6DZRyV45lwp8SqN9CyHMk

L’ordinanza che obbligava ad avere prova di un tampone negativo per entrare in Sardegna è scaduta e non è stata rinnovata

Per andare in Sardegna, dal 16 giugno, non occorre più il tampone. L’ordinanza che in deroga a quanto stabilito dal governo per gli spostamenti tra diverse regioni — obbligava chiunque dovesse andare sull’isola ad avere prova di un tampone con esito negativo, di essere guarito dal Covid o di essere vaccinato è scaduta il 15 giugno e non è stata rinnovata.

Al momento non è chiaro se la Regione abbia intenzione di introdurre nuove normative che regolino l’ingresso di turisti. Di sicuro, ad ora, non ci sono normative in merito.

Serve il pass per viaggiare in Italia? – Come indicato qui, per spostarsi in Italia non occorre avere il «green pass», né le certificazioni che — fino al varo del pass — ne faranno le veci (e cioè che si è stati vaccinati, con la prima dose, da almeno 15 giorni, che si è guariti dal Covid o che si è stati sottoposti a un tampone che ha dato esito negativo. Entro la fine della settimana, il governo dovrebbe varare il nuovo Dpcm sul «certificato verde Covid 19» (il nome ufficiale del green pass) che entrerà in vigore il 1 luglio.

Dal 26 aprile, poi, ci si può spostare liberamente tra regioni e province autonome che si trovano in zona gialla o bianca, senza dover esibire né un tampone negativo, né il certificato di vaccinazione, né il documento che attesti la guarigione dal Covid.

Nonostante l’Italia sia completamente in zona bianca e gialla, la Sardegna aveva varato un’ordinanza con la quale imponeva ai viaggiatori in arrivo sull’isola di registrarsi a un sito (si chiama Sardegna Sicura e, da oggi, non funziona più) e di dotarsi di green pass (e dunque di un tampone negativo effettuato meno di 48 ore prima della partenza, o, in alternativa, di un certificato che attesti di essere guariti dal Covid, oppure di aver ricevuto la prima dose di vaccino da almeno 15 giorni).

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Sardegna Sicura e, da oggi 16 giugno, non funziona più

Questa ordinanza è scaduta: da oggi, dunque, ci si potrà spostare in Sardegna come ci si sposta tra tutte le altre regioni italiane, senza pass, certificazioni o tamponi..

Se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare in alcune regioni o province, il green pass potrebbe però diventare necessario anche spostarsi tra regioni. Il decreto oggi in vigore stabilisce infatti che è necessario per spostarsi tra regioni arancioni o rosse per motivi legati al turismo. Se ci si sposta in una regione o provincia che si trova nelle due fasce di rischio più alte per motivi di salute, lavoro, necessità e urgenza, invece, è sufficiente l’autocertificazione.

Covid: focolaio in palestra Milano, 10 casi accertati


articolo: https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2021/06/12/covid-focolaio-in-palestra-milano-10-casi-accertati_07b1cb4f-5b32-4af1-b444-091782fe13cf.html

Un positivo variante indiana, richiesto sequenziamento per altri

(ANSA) – Milano 12 giugno 2021 – Un focolaio Covid con 10 casi, di cui uno da variante indiana, è stato scoperto in una palestra di Milano che aveva riaperto lo scorso 24 maggio. Lo rende noto ATS Città Metropolitana di Milano, spiegando che, visto che un caso ha evidenziato infezione da variante indiana, è stato richiesto il sequenziamento per gli altri 9.

Tutti i casi sono in isolamento.

L’Agenzia ha inoltre identificato 140 frequentatori della palestra che dal 24 maggio (data di apertura della palestra) al 31 maggio (data di presenza dell’ultimo caso) hanno avuto contatti con almeno uno dei 10 casi rilevati. Sono stati tutti invitati a eseguire un test antigenico o molecolare presso la rete dei punti tampone e dei drive through di ATS. (ANSA).

Colori delle Regioni, Rt a 0,68. Da lunedì altri 30 milioni di italiani in zona bianca


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/06/11/news/coloro_delle_regioni_rt_a_0_68_da_lunedi_altri_30_milioni_di_italiani_in_zona_bianca-305488494/?ref=RHTP-BH-I304495303-P1-S1-T1

Dal 14 meno restrizioni per la Provincia di Trento, la Lombardia, il Lazio, l’Emilia-Romagna, il Piemonte e la Puglia. E dal 21 passeranno in bianco anche la Toscana, la Sicilia, le Marche, la Provincia di Bolzano, la Basilicata, la Calabria e la Campania. Infine il 28, sarà la volta della Valle d’Aosta

L’Rt nazionale resta basso, cioè ha lo stesso valore della scorsa settimana: 0,68. E in base ai dati dell’incidenza, da lunedì diventano bianche la Provincia di Trento, la Lombardia, il Lazio, l’Emilia-Romagna, il Piemonte e la Puglia. Entrano cioè nella zona con meno restrizioni oltre 28 milioni di italiani, quasi la metà degli abitanti del Paese. Sono i risultati dell’analisi della Cabina di regia dell’Istituto superiore di sanità e del ministero alla Salute, che valuta l’andamento dell’epidemia.

Calano molto i contagi e quindi scende l’incidenza. Con questa tendenza, dal 21 giugno passeranno in bianco la Toscana, la Sicilia, le Marche, la Provincia di Bolzano, la Basilicata, la Calabria e la Campania. Infine, il 28, sarà la volta della Valle d’Aosta.

Come ormai noto per entrare in zona bianca bisogna avere un numero di casi per 100mila abitanti inferiore a 50 per tre settimane di seguito. Ormai tutte le Regioni italiane sono ampiamente sotto quella soglia. Ecco di dati da venerdì scorso a ieri che verranno valutati (e arrotondati) dalla Cabina di regia. Abruzzo 19,5, Basilicata 39, Calabria 36, Campania 30,7, Emilia-Romagna 21,5, Friuli Venezia Giulia 19,3, Lazio 23, Liguria 10,2, Lombardia 23,1, Marche 28,1, Molise 8,7, Piemonte 22,7, Provincia di Bolzano 31,2, Provincia di Trento 24,8, Puglia 25,1, Sardegna 11,7, Sicilia 39,9, Toscana 27,9, Umbria 20,7, Valle d’Aosta 30,4, Veneto 14,6.

Coronavirus, a chi è guarito una sola dose di vaccino, via libera del ministero – Vaccino Covid: per quanto tempo ci protegge?…


Coronavirus, a chi è guarito una sola dose di vaccino, via libera del ministero

articolo del 03 marzo 2021: https://www.ilsole24ore.com/art/a-chi-e-guarito-sola-dose-vaccino-arrivo-circolare-ministero-ADzHmYNB

Per i soggetti già infettati ci sarà una singola somministrazione in quanto l’infezione svolge di fatto un ruolo di “priming”

«È possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino» anti-Covid-19 nei soggetti con «regressa infezione da SARS-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica). È quanto si legge nella circolare del ministero della Salute “Vaccinazione dei soggetti che hanno avuto un’infezione da SARS-CoV-2”, firmata dal direttore della Prevenzione Gianni Rezza.

La somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-SARS-CoV-2/COVID-19 nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 è possibile, «purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa».

asi (ex Ema): strategia assolutamente logica –  Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema, si dichiara «assolutamente d’accordo con quanto prospettato. «Penso che sia giusto dare una singola dose di vaccino a chi ha già contratto l’infezione», spiega Rasi. E «sarebbe logico prevedere la somministrazione di questa dose a 6 mesi dalla guarigione. Si tratta di un’indicazione corretta anche per ottimizzare il piano vaccinale utilizzando al meglio le dosi che abbiamo e che avremo a disposizione».

Bassetti: sì a dose unica ma servono indicazioni chiare – «Una sola dose di vaccino per chi ha avuto il Covid è una buona cosa e ci permette di risparmiare anche le fiale di vaccino. In Italia abbiamo avuto due milioni e mezzo di persone colpite con certezza ma sicuramente saranno almeno il doppio, quindi potremmo risparmiare diversi milioni. È importante però che ci sia un’indicazione precisa in modo tale che tutti si comportino allo stesso modo». Lo sottolinea Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente dell’Unità di crisi Covid-19 della Liguria, commentando l’ipotesi avanzata ieri dal presidente del Css

Per quanto riguarda invece la possibilità di posticipare la seconda dose per aumentare subito la platea degli immunizzati con la prima, «non è che noi stiamo proponendo di non fare il richiamo, ma di spingerlo un po’ più in là. Ad esempio – avverte Bassetti – per il vaccino AstraZeneca si può pensare di fare la seconda dose dopo 3, anche 4 mesi; per Pfizer e Moderna anziché farla tra la terza o quarta settimana, si può portarla a 6-8 settimane e si guadagna del tempo. Ci sono dei dati che avvallano questo e in emergenza – conclude – si possono prendere delle iniziative per il bene pubblico: se due dosi non ci sono meglio avere un fascia di popolazione vaccinata ampia che una piccola con due dosi».


Vaccino Covid: per quanto tempo ci protegge? Spunta l’ipotesi del terzo richiamo

articolo del 14 maggio : https://www.repubblica.it/salute/2021/05/14/news/covid_per_quanto_tempo_ci_proteggono_i_vaccini_spunta_l_ipotesi_del_terzo_richiamo-300855151/

Le differenze della tempistica per la somministrazione della seconda dose svantaggiano chi l’ha fatto prima. Per Giovanni Maga, direttore del Cnr di Pavia, il futuro è il vaccino unico 

Vaccini anti-Covid diversi, con richiami fatti in tempi diversi, che giocoforza garantiscono una copertura dal contagio per periodi di durata diversa. Aifa ha autorizzato sette mesi di protezione per tutti i vaccini contro il Covid-19. Mediamente sette mesi. Ma, nella pratica di tutti i giorni non accade proprio questo. Capita che una persona che si sia vaccinata a gennaio con Pfizer, che fino ad ieri prevedeva un richiamo a 21 giorni, abbia gli anticorpi contro il virus al massimo fino a settembre, mentre un’altra, che ha fatto Astra Zeneca sempre a gennaio, grazie alla seconda dose assunta dopo tre mesi, possa arrivare a dicembre ancora protetta.

In questo groviglio di situazioni, il professor Giovanni Maga, virologo e direttore del Cnr di Pavia, intravede una possibile conseguenza a medio termine: “Probabilmente si renderà necessario, per le persone vaccinate in un primo momento che hanno fatto la seconda dose a inizio febbraio, anche un terzo richiamo da fare in autunno – dice – perché, in caso contrario, arriverebbero all’inizio della stagione invernale senza difese contro il virus“.

Professor Maga, ricapitoliamo la tempistica dei vaccini. Entro quando si deve fare il richiamo? –  Per AstraZeneca rimane l’indicazione dei tre mesi dalla prima dose. Questo perché studi clinici hanno dimostrato che l’efficacia è massima dopo questo periodo di tempo. La novità riguarda i vaccini a Rna messaggero, quindi Pfizer-Biontech e Moderna, per cui è stata introdotta la possibilità di aumentare da 21 a 42 giorni il periodo che intercorre tra prima dose e richiamo. Indicazione confermata da Aifa ed Ema, corroborata da studi che provano, dopo la prima dose, il raggiungimento di un livello di protezione elevato, di durata superiore a tre setimane. Quindi il richiamo a 42 giorni non è un azzardo“.

Pfizer non è proprio di questa idea… – Le dichiarazioni dell’azienda le possiamo leggere in tanti modi: una manifestazione dell’interesse a mantere un intervallo più breve che potrebbe avvantaggiarla, o comunque il voler ribadire cautelativamente che, come sostengono studi clinici approvati, quell’intervallo di tempo è consigliato“.

Ma questo cosa cambia dal punto di vista della protezione dal virus?  – L’allungamento della seconda dose a 42 giorni non inficia la protezione. Chiaro che tra la popolazione ci saranno sempre persone che rispondono più o meno bene al vaccino. Ci potrebbero essere classi di pazienti, soprattutto quelli oncologici con tumori che colpiscono il sistema immunitario, che rispondono meno efficacemente alla prima dose, quindi in questi casi è sconsigliato prolungare la seconda. Tuttavia, se guardiamo alla media delle situazioni, non cambia granché“. 

Parlando sempre di tempi dei richiami, che cosa si prevede? – Il ministero della Salute prevede che, a partire da giugno, il richiamo sia fatto a 42 giorni per Pfizer, mentre quello per AstraZeneca resta a tre mesi“.

Veniamo alla durata della copertura vaccinale. Aifa ha detto che mediamente un vaccino anti-Covid protegge per sette mesi. È d’accordo? – Ad aprile sono stati pubblicati studi da cui emerge che a sei mesi dal richiamo, in particolare Pfizer e Moderna, e a 4 mesi per AstraZeneca, permane un elevato titolo di protezione. Quindi, esaminando a partire da tempo zero fino a 4-6 mesi come si comporta il livello di immunità del vaccinato, si può affermare che la protezione contro il Coronavirus possa arrivare fino a 9 mesi o anche un anno“.

Valutazione fatta sul titolo anticorpale? – Non solo. Oltre a quello si valuta un’altra importante componente del sistema immunitario, ossia i Linfociti T, che incidono sulla protezione totale dell’individuo dal virus. Quindi, il periodo di sette mesi indicati da Aifa è giustificato pienamente, e prudenziale. Ritengo sia plausibile ipotizzare una protezione che si estenda a 9 mesi e oltre, ma questo lo sapremo solo proseguendo il monitoraggio“.

Se applicassimo la previsione dei sette mesi per ogni vaccino, chi si è immunizzato prima di altri, come gli operatori sanitari vaccinati dal gennaio scorso, ne uscirebbe svantaggiato. Perché a fine estate si troverebbe di nuovo esposto a contagio. – La mia idea è che anche chi è stato vaccinato per primo sarà protetto sino a fine anno. Ma ad oggi non c’è evidenza del fatto che la copertura sarà maggiore, e che quindi si debbano riprendere le vaccinazioni. Pfizer, ad esempio, ha ipotizzato una terza dose di vaccino da inoculare entro fne anno, questo per chi ha fatto l’iniezione a gennaio: soprattutto gli operatori sanitari“.

Quindi non possiamo considerarci schermati a lungo e soprattutto lo siamo per un periodo diverso a seconda del vaccino che ci hanno somministrato. –  Al momento sempbra che queste vaccinazioni non diano l’immunità per tutta la vita, ma questo ora lo diciamo anche a causa dell’incompletezza dei dati di cui abbiamo la disponibilità, avendo vaccinato solo da pochi mesi. È possibile che nel prossimo futuro cambi la valutazione e quindi lo scenario“.

Ci sta dicendo che entro fine anno, o nel 2022, sarà forse necessario fare un terzo richiamo contro il Covid? – Non lo escludo“.

E dovremmo vaccinarci sia contro l’influenza che contro il Coronavuirus? – Sono dell’idea che sia necessario assumerli entrambi. Perché, è provato, così gli anziani hanno un rischio di morte e di malattia più basso“.

Pensa che debba essere una vaccinazione universale? Estesa a tutti e a tutte le età?
La campagna vaccinale dovrebbe essere globale perché da Paesi a rischio, come ad esempio l’India, il virus può tornare e moltiplicarsi. Dunque mantenere una vaccinazione alta in quei Paesi attenua l’impatto anche altrove. Sicuramente l’ideale è mettere tutti nella situazione di vaccinarsi“.

Se così fosse, sarebbe possibile azzerare la tempistica, cioè non prevedere tempi diversi per i richiami ma tutto in un’unica soluzione?  – Si tra lavorando per ottenere una omogeneità dei vaccini. Ci si sta concentrando su una tipologia. Recentemente gli Usa hanno sperimentato sugli animali un siero pan-coronavirus efficace per tutti. Questo porterà ad avere un siero unico, progettato sulla proteina Spike, ma programmato a tavolino per indurre una risposta contro quelle porzioni della proteina che resistono ai Coronavirus“.

Ci può spiegare? – Con le varianti vediamo che i virus mutano, i Coronavirus sono tanti e ognuno di essi presenta differenze a livello della proteina Spike. Tuttavia, ci sono porzioni che non possono cambiare. Quindi riuscire a dirigere il sistema immunitario ad attaccare quei pezzetti che non cambiano vuol dire avere la possibilità di intervenire a largo raggio. Oggi i vaccini ci proteggono dalle varianti diffuse e vengono aggiornati, ma se nel frattempo dovesse comparire sulla scena un altro Coronavirus, non è detto che siano efficaci. Il  super vaccino in via di studio potrebbe esserlo“.

E questo super-vaccino quando potremmo vederlo? – Ci sta lavorando il team della Duke Human Vaccine Insitute, nel North Carolina. La tempistica prevede almeno ancora un anno di attesa per la sperimentazione sui pazienti“. 

Covid, il green pass dopo la prima dose durerà nove mesi…


Covid, il green pass dopo la prima dose durerà nove mesi. Mattarella firma il decreto: subito coprifuoco alle 23

articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/05/18/news/green_pass_sei_mesi_sono_troppo_pochi_verso_l_allungamento_della_validita_-301532473/?ref=RHTP-BH-I300637120-P1-S1-T1#inline_301667905

Per gli esperti del ministero della Salute e del Cts la durata di sei mesi è troppo breve anche perché c’è il problema di chi si è vaccinato a gennaio

La “certificazione verde Covid-19″ ha validità di nove mesi“, viene rilasciato anche contestualmente alla somministrazione della prima dose ed è valido dal quindicesimo giorno successivo. Lo prevede il testo finale del nuovo decreto legge Covid, firmato questa sera dal capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il provvedimento, con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, entra in vigore subito. Tra le misure che scattano immediatamente, anche lo slittamento alle 23 del coprifuoco. Il decreto prevede tra l’altro che, con ordinanza del Ministro della Salute, possono essere stabilite deroghe al coprifuoco per eventi rilevanti.

Tornando al green pass, durerà quindi nove mesi e non un anno come si era ipotizzato fino a qualche ora fa.

L’INTERATTIVO GIORNO PER GIORNO, IL CALENDARIO DELLE RIAPERTURE

In prima battuta gli esperti del Cts avevano pensato a una validità di sei mesi, che però si sono rivelati troppo pochi. Chi si è vaccinato nel gennaio scorso, prevalentemente operatori sanitari, vedrebbe il suo green pass scadere tra poche settimane. Cosa dovrebbero fare dopo? Vaccinarsi di nuovo? Oppure avrebbero un rinnovo del documento? I dubbi sono molti ma non c’è solo questo problema, che si manifesterà a breve per un numero crescente di persone, dietro la decisione ormai presa da ministero alla Salute e Cts di allungare la validità del documento che attesta la vaccinazione, la guarigione dalla malattia o l’effettuazione di un tampone nelle 48 ore precedente. No, ci sono gli studi scientifici che assicurano la presenza di anticorpi ben oltre quei 180 giorni sia in chi ha avuto il Covid che in chi ha ricevuto la seconda dose del vaccino. E via via che passa il tempo e crescono le casistiche si osserva un allungamento della copertura.

Il green pass dovrebbe permettere di essere più liberi negli spostamenti ma anche di assistere, ad esempio, a determinati spettacoli o di fare visita a un parente ospitato in una Rsa. Per ora in Italia non esiste come tessera fisica o documento informatico, si utilizzano i certificati rilasciati al momento della vaccinazione, del referto del tampone o l’attestazione del medico. Si aspetta che si muova l’Europa, che entro la fine di giugno dovrebbe creare uno strumento unico per tutti i Paesi. A quel punto dovrebbero esserci maggiori certezze anche sui tempi di validità.

Anche per riaprire le discoteche il governo potrebbe prevedere un green pass. Così il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, in occasione della presentazione del rapporto sulla ristorazione 2020 di Fipe Confcommercio. Sulla ripartenza, spiega Giorgetti, la decisione è “quella di dare una prospettiva di certezza, che è definita nelle date che conoscete, che è penalizzante, mi rendo conto, per alcun i settori, il caso più eclatante è quello delle discoteche. Se ne è discusso, perché “per lo specifico settore forse è l’unica via di fuga rispetto a una indefinita situazione“.

Vaccini in Lombardia, il punto con Fontana, Moratti e Bertolaso


Consulta online la piattaforma con i dati quotidianamente aggiornati sull’andamento dell’epidemia di Coronavirus in Regione Lombardia.

https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/coronavirus/dati

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Vaccini Lombardia, prenotazioni dei 40enni dal 20 maggio. I trentenni dal 27 e la fascia 29-16 anni dal 2 giugno

articolo: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_maggio_14/vaccini-lombardia-prenotazioni-40enni-20-maggio-trentenni-27-under-20-2-giugno-9e227888-b4ab-11eb-a3a5-b3729d611502.shtml

Il nuovo calendario della campagna di profilassi. Bertolaso all’attacco su «vax day» e anticipo delle prenotazioni: «Copre i ritardi delle altre regioni»

«Apriremo il 20 di maggio le prenotazioni alla fascia 40-49 anni». Lo ha annunciato il coordinatore della campagna vaccinale lombarda, Guido Bertolaso, durante una conferenza stampa per fare il punto sulla campagna vaccinale in regione. Bertolaso ha spiegato che per quella data ci darà la fornitura di vaccini necessaria e ci sarà spazio nelle agende che al momento sono piene per le prenotazioni degli over 50. «Sappiamo — ha aggiunto — che potremo garantire ai 40 enni di vaccinarsi ai primi di giugno».

Le prenotazioni per i 30enni inizieranno invece il 27 maggio. Il turno della fascia di età 29-16 anni scatterà il 2 giugno, data simbolica. «Non causalmente il giorno della Festa Repubblica, in modo di ricevere la prima dose prima di andarsene in vacanza». Bertolaso all’attacco su vax day e anticipo delle prenotazioni: «Copre i ritardi delle altre regioni e la mancanza di strategia». Letizia Moratti, assessore regionale al Welfare: «Siamo stati rallentati».

Zona gialla per tutta Italia, tranne le Valle d’Aosta…


Zona gialla per tutta Italia, tranne le Valle d’Aosta, e nuovo decreto riaperture: tutte le date per piscine, ristoranti e matrimoni

articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_maggio_14/italia-zona-gialla-nuovo-decreto-decc6b1c-b41c-11eb-92ee-af36a1f66d3c.shtml

Già da sabato previste nuove aperture dopo il monitoraggio. L’incognita della Val d’Aosta che dovrebbe restare ancora arancione

Dopo oltre sette mesi di cambi di colore e chiusure l’Italia torna gialla. Rimane l’incognita della Val d’Aosta che dovrebbe stare un’ulteriore settimana in arancione, ma ha numeri da giallo e chiede di poter ottenere il via libera al passaggio. Da nord a sud del Paese la ripartenza è dunque una realtà. Il monitoraggio di oggi consentirà al ministro della Salute Roberto Speranza di firmare l’ordinanza che da lunedì “libera” anche la Sardegna e la Sicilia. Ma già domani sono previste nuove aperture e soprattutto regole per favorire il turismo. È la «ripartenza graduale» voluta dal presidente del Consiglio Mario Draghi che lunedì riunirà la cabina di regia per programmare – soprattutto anticipare – alcune date già previste dal decreto in vigore dal 26 aprile.

15 maggio – Riaprono le piscine all’aperto e gli stabilimenti balneari. Un primo passo per accogliere i turisti, favorito dall’eliminazione della quarantena di 5 giorni per chi arriva dai Paesi dell’Unione Europea. L’unico obbligo rimane quello di effettuare un tampone nelle 48 ore precedenti all’imbarco e ripeterlo al momento di arrivare in Italia.

17 maggio – A palazzo Chigi si riesaminano le date delle prossime aperture per valutare eventuali anticipi come chiedono i governatori e le associazioni di categoria. L’elenco è lungo ma alcune scadenze sono già state fissate, anche se per la conferma si continuerà a monitorare l’andamento della curva epidemiologica. La decisione dove riguardare – oltre al coprifuoco alle 23 perché Draghi ha già fatto sapere che al momento non si potrà andare oltre questo orario – i centri commerciali nel fine settimana, le piscine al chiuso, la consumazione al bancone del bar, la cena nei ristoranti al chiuso, i banchetti dei matrimoni, i parchi tematici.

Tra 18 e 21 maggio – In uno di questi giorni si riunirà il consiglio dei ministri e il nuovo calendario sarà messo a punto per entrare in vigore nella settimana successiva, dopo aver esaminato il monitoraggio del 21 maggio che tiene conto degli effetti delle riaperture cominciate il 26 aprile. E stabilirà il livello di rischio delle varie regioni sulla base dei nuovi parametri che terranno conto dei nuovi contagiati e dell’Rt ospedaliero, vale a dire il numero di persone ricoverate nei reparti Covid e nelle terapie intensive.

24 maggio – Cambia l’orario del coprifuoco che sarà in vigore dalle 23 alle 5. È l’orario limite per il presidente del Consiglio che al momento non ha intenzione di accogliere le richieste dei ministri del centrodestra e di Fratelli d’Italia sullo spostamento a mezzanotte o addirittura sull’eliminazione del divieto di circolazione notturno

1 giugno – Riaprono le palestre.

Riaprono i ristoranti al chiuso dalle 5 alle 18 con consumo al tavolo. Ma potrebbero essere decisi ulteriori allentamenti: consentire la consumazione al bancone del bar e l’apertura fino alle 23.

15 giugno – È la data che migliaia di coppie attendono. Perché potrebbe essere quella del via libera ai banchetti per i matrimoni. Il protocollo è già stato preparato e attende di essere approvato dal Comitato tecnico scientifico. Le regole sono stringenti e prevedono, tra l’altro, l’obbligo per gli invitati di presentarsi con la certificazione verde che dimostra di aver avuto il Covid ed essere guariti, oppure di essersi vaccinati con la doppia dose, oppure di aver effettuato un tampone con esito negativo nelle 48ore precedenti.

Proprio il 15 giugno potrebbe essere la data di entrata in vigore del pass verde europeo che consente ai cittadini dell’Unione – ma anche a quelli del G7 – di viaggiare liberamente.

1 luglio – Ripartono le fiere e i convegni. È fissata la riapertura dei parchi tematici, che però hanno chiesto un’anticipazione e non è escluso riescano ad ottenerla.

31 luglio – Scade il decreto in vigore dal 26 aprile. Non ci sono date fissate per la riapertura delle discoteche e delle sale da gioco.

Zona gialla per tutta Italia, solo la Valle d’Aosta in bilico: i nuovi colori delle regioni dal 17 maggio


articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_maggio_13/zona-gialla-nuovi-colori-regioni-3e499b7c-b3bf-11eb-92ee-af36a1f66d3c.shtml

Da lunedì possono riaprire in tutto il Paese i ristoranti all’aperto a pranzo e a cena, i negozi, barbieri e parrucchieri, cinema e teatri, musei e si discuterà l’eliminazione delle fasce di colore

L’Italia torna tutta gialla e riapre. L’unica regione in bilico è la Valle d’Aostche ha numeri da giallo ma dovrebbe stare ancora una settimana in fascia arancione. L’ultima parola spetterà all’Istituto superiore di sanità che si confronterà con i rappresentanti della regione e poi si prenderà la decisione finale.

Da lunedì possono dunque riaprire in tutto il Paese i ristoranti all’aperto a pranzo e a cena, i negozi, barbieri e parrucchieri, cinema e teatri, musei. Riaprono anche le piscine all’aperto come è previsto dal decreto in vigore dal 26 aprile e non sarà più obbligatorio effettuare la quarantena per chi rientra dai Paesi dell’Unione europea.

L’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza si basa sui parametri attualmente in vigore. I governatori hanno chiesto una revisione dei parametri e l’eliminazione delle fasce di colore ma dei nuovi criteri si discuterà nella cabina di regia convocata dal presidente del consiglio Mario Draghi per lunedì prossimo.

La Salute ha istituito un tavolo che certamente cambierà i criteri di valutazione basandosi sull’incidenza dei nuovi contagiati su 100mila abitanti, sui tamponi effettuati e sul numero di persone ricoverate. In particolare la fascia rossa scatta con 250 casi Covid su 100mila abitanti, arancione tra 150 casi e 250 casi, gialla tra 50 e 150 casi, bianca sotto i 50 casi. L’Rt si riferirà invece a chi entra in ospedale e in terapia intensiva, e non come avviene adesso a chi si contagia.

Nuovo decreto riaperture: coprifuoco alle 23 dal 24 maggio, ristoranti e piscine. Tutte le ipotesi


articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_maggio_13/nuovo-decreto-ristoranti-cena-cab210d4-b3d4-11eb-92ee-af36a1f66d3c.shtml

l coprifuoco dovrebbe essere spostato alle 23 dal 24 maggio. Le riaperture dal 15 maggio al 1° luglio: le ipotesi per palestre, piscine, centri commerciali, feste di matrimonio, stabilimenti balneari, fiere, parchi a tema. Novità per bar e ristoranti

L’Italia riapre da lunedì 17 maggio. Tutte le regioni tornano in fascia gialla e questo consente di far ripartire le attività. Ecco il calendario delle prossime riapertureUn calendario che potrebbe comunque essere modificato proprio il 17 maggio quando il presidente del Consiglio Mario Draghi riunirà la cabina di regia e alla luce dei dati potrebbe decidere di anticipare l’avvio di alcune attività.

15 maggio: riapertura piscine e stabilimenti

Non sarà più necessario fare cinque giorni di quarantena per chi rientra dai Paesi dell’Unione europea.
Riaprono le piscine all’aperto.
Riaprono gli stabilimenti balneari.

17 maggio: la cabina di regia La cabina di regia esamina le richieste dei governatori e delle associazioni di categoria. In particolare si dovrà stabilire:

  • La data di apertura dei centri commerciali nel fine settimana.
  • La data di apertura delle piscine al chiuso.
  • La data per consumare al bancone del bar.
  • La data di apertura dei ristoranti a cena al chiuso.
  • La data per i banchetti dei matrimoni.
  • L’eventuale anticipazione della data di apertura dei parchi tematici.

Nella settimana tra il 17 e il 21 il governo varerà il decreto che riscrive il calendario.

21 maggio

Il nuovo monitoraggio stabilirà il livello di rischio delle varie regioni sulla base dei nuovi parametri che terranno conto dei nuovi contagiati e dell’Rt ospedaliero, vale a dire il numero di persone ricoverate nei reparti Covid e nelle terapie intensive.

Così riapre l’Italia in giallo (tranne tre regioni in arancione). «Massima cautela»


articolo: Così riapre l’Italia in giallo (tranne tre regioni in arancione). «Massima cautela»

Zona gialla per quasi tutta Italia e neanche una regione in zona rossa: oggi i nuovi coloriNuova pagina


articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_maggio_07/zona-gialla-colori-regioni-e3a31fea-aea5-11eb-8f4e-e883921d39f5.shtml?fbclid=IwAR2qfi6Hy3WnTjLUnb4lOwsVg4YHOjx8EBqTEF8weYVSiFACghT1yI4bGMw

Ieri 11.807 contagi, tasso di positività salito al 3,6%. I dati Gimbe: curve in discesa, ma più casi tra i bimbi

Una Penisola finalmente libera da zone rosse. Potrebbe essere questa la mappa dell’Italia che uscirà oggi dalla cabina di regia che definirà i passaggi di fascia delle Regioni in un quadro epidemiologico in lieve risalita (Rt a 0,85 a livello nazionale, era 0,81 alla scorsa rilevazione). La Valle d’Aosta — unica zona rossa rimasta — potrebbe essere promossa in arancione dopo appena una settimana. La Puglia spera invece nel giallo (insieme con Basilicata e Calabria), mentre il Veneto torna ad avvicinarsi pericolosamente alla zona arancione. E la Sardegna resta in bilico, contestando il sistema che rimanda il passaggio in giallo per altri sette giorni.

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Fonte: Dati Protezione Civile alle 17 di ieri, Ministero della Salute, Istituto superiore di sanità

Valle d’Aosta – Dopo appena una settimana in lockdown, la Valle d’Aosta già da lunedì potrebbe tornare arancione. E questo grazie all’incidenza scesa a 187 nuovi positivi su 100 mila abitanti (ben sotto la soglia dei 250 che fa scattare la zona rossa). Vanno meglio anche gli altri indicatori: l’Rt sotto l’1 e la pressione sugli ospedali che si allenta. A dimostrarlo il fatto che nella mappa europea dell’Ecdc, la regione guidata da Erik Lavevaz ha abbandonato il rosso scuro.

Puglia e Veneto – Grazie al miglioramento degli indicatori, Puglia, Basilicata e Calabria sperano di approdare lunedì in zona gialla. Con l’eventuale passaggio — che avverrà solo dopo la firma delle ordinanze da parte del ministro della Salute Roberto Speranza — salirà ad oltre 53 milioni il numero degli italiani che possono circolare liberamente e andare al ristorante a pranzo e cena, al cinema, a teatro o in un museo. Grande apprensione, invece, in Veneto: «L’Rt è salito a 0,95, a un passo dalla fascia arancione — spiega la responsabile regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin —. È un dato che ci preoccupa e ci deve preoccupare». Il Veneto, comunque, dovrebbe rimanere in zona gialla per questa settimana, anche grazie all’incidenza (97 contagi ogni 100 mila abitanti) e al tasso di «occupazione dei posti letto in terapia intensiva e area medica da parte dei malati Covid sceso sotto il 15%» aggiunge Lanzarin.

Sardegna in bilico – La Sardegna ha buoni dati ma potrebbe non ottenere il passaggio di fascia. La zona arancione dovrebbe durare per un’altra settimana — come prevede l’ordinanza del 3 maggio — ma il governatore Christian Solinas spera ancora nel giallo e protesta contro il sistema delle Regioni a colori. Le motivazioni sono contenute in un report inviato al ministero. «Negli ultimi 14 giorni, tutti i principali indicatori sono in miglioramento — spiega Solinas —, con un quadro generale compatibile con la fascia di rischio più bassaRimanere in arancione sarebbe paradossale».

I nuovi contagi – Il bollettino di ieri rileva 11.807 nuovi contagi, circa 1.300 in più rispetto a mercoledì, con 324 mila tamponi (- 3.000) e un tasso di positività salito al 3,6%. I decessi sono stati 258, nove in meno del giorno precedente. Dal monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe, emerge la discesa di tutte le curve. Eppure sono in aumento i nuovi casi nelle fasce 3-5 e 6-10 anni, «verosimile conseguenza della ripresa delle attività scolastiche in presenza e della maggiore contagiosità della variante inglese».

Le piscine – Dopo l’approvazione del Ctsil governo ha dato il via libera al protocollo sullo sport che fissa le regole per la ripartenza di piscine e palestre. I primi a tornare ad allenarsi saranno i nuotatori: gli impianti all’aperto riapriranno il 15 maggio e all’ingresso bisognerà sempre misurare la temperaturaIn vasca bisogna mantenere una distanza di 7 metri quadri, fuori «si deve assicurare una superficie di almeno 10 metri quadri per ogni ombrellone». Lettini e sdraio dovranno essere sistemati per garantire la distanza di almeno un metro e mezzo tra persone non conviventi. Quando si fa il bagno poi, è vietato soffiarsi il naso. I bambini molto piccoli potranno entrare in acqua solo con i pannolini.

Le palestre – Per le palestre il via libera è rimandato al primo giugno. La mascherina è obbligatoria fino all’inizio dell’allenamento: la distanza comunque non potrà essere inferiore a due metri, all’aperto ne basta uno. Si deve «arrivare già vestiti adeguatamente alle attività» e se possibile utilizzare il proprio tappetino. I gestori di piscine e palestre devono mantenere l’elenco dei clienti per almeno 14 giorni.

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Vaccino Covid, le date per le prenotazioni: a giugno tocca ai 40-50enni


articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_maggio_01/vaccino-covid-date-le-prenotazioni-giugno-tocca-40-50enni-262cd9b6-a9ea-11eb-8b01-83c2a483d7f5.shtml

Raggiunta quota 500 mila, il nodo resta AstraZeneca. A fine giugno sarà il turno della fascia tra i 40 e i 50 anni

Un percorso a tappe condizionato da un’unica incognita: la consegna delle dosi nei tempi e nei quantitativi previsti. A maggio sono destinate all’Italia 17 milioni di fiale, a giugno altre 30. Ora che la macchina è appena andata a regime rispettando alla lettera il programma del commissario Figliuolo — 500mila somministrazioni al giorno (508.158 il 29 aprile, ieri poco meno secondo le stime) — non resta che sperare che le forniture arrivino puntuali, da «orologio svizzero» descrivendo quello che è diventato il modello Pfizer. Dosi regolari, a cadenza settimanale, consegnate negli hub vaccinali secondo la propria rete logistica: una modalità che permette di ridurre di almeno 24 ore l’utilizzo delle fiale da parte delle regioni che altrimenti si perdono nel transito da Pratica di Mare, punto di arrivo degli altri sieri.

I dubbi riguardano AstraZeneca di cui sono attese 7 milioni di fiale in due mesi. Necessarie anche per i richiami da effettuare ad un milione e mezzo di italiani, prevalentemente personale scolastico e militare. Ieri Gianni Rezza, direttore della prevenzione del ministero della Salute, ha confermato che «nulla è cambiato»: i richiami verranno effettuati col siero Vaxzevria, anche per gli under 60 di cui l’Ema ne ha solo raccomandato l’uso per quelli oltre questa soglia non vietandolo per gli altri.


(Qui lo speciale del Corriere sui dati della campagna vaccinale)

La tempistica per età – Se questa velocità di crociera dovesse essere rispettata senza pesanti riduzioni nelle forniture ci potremmo trovare di fronte all’avvio della campagna massiva a partire tra il 15 e il 20 maggio. Il condizionale è d’obbligo, ma le proiezioni della struttura commissariale — confermate da quasi tutte le regioni — segnalano che una volta messi in sicurezza la gran parte degli over 65 si aprirà la «fase in parallelo» pensata dal commissario Figliuolo.

Si comincerà con la campagna di vaccinazione aziendale perché i lavoratori devono avere una corsia preferenziale per far ripartire il Paese. Si aggiungeranno almeno 732 punti vaccinali all’attuale rete coinvolgendo tutte le grandi aziende che hanno già contattato la struttura commissariale e le regioni, di cui una gran parte aderisce a Confindustria che ne ha stilato il programma. Alcune — le più equipaggiate — potranno persino diventare dei centri asl per vaccinare non solo i propri addetti ma anche la comunità territoriale. In quegli stessi giorni verranno vaccinati la gran parte degli over 60 rimasti e prenderà l’avvio la copertura della fascia 55-59 anni di cui molte regioni stanno aprendo in questi giorni le prenotazioni.

La copertura dei fragili – Saranno i giorni decisivi per «coprire» soprattutto tutti gli italiani in categoria 4 secondo le raccomandazioni dell’istituto superiore di Sanità: cioè i fragili under 60 di cui sono appena partite le prenotazioni in gran parte delle regioni. Le adesioni per la fascia 50-54 anni si apriranno invece realisticamente attorno al 17 maggio, segnalano alcune regioni come Veneto, Piemonte e Lombardia. Di solito lo scostamento tra prenotazione poi somministrazione è quantificabile nell’ordine di 20-25 giorni. Uno scarto temporale che permette di dare una proiezione puntuale della curva vaccinale ove non dovessero verificarsi punti di rottura, cioè consegne mancate o sospensione precauzionale di qualche vaccino. A scalare con l’età avverranno le prenotazioni successive.

A fine maggio, registrano gran parte delle regioni, si avvieranno le adesioni per la fascia 45-49 anni che quindi andrà a puntura attorno al 20 giugno.

La fascia 40-44 anni slitterà di una decina di giorni e dovrebbe essere coperta entro la prima decina di luglio.

L’immunità di gregge al 60% è prevista a fine luglio e all’80% a settembre. In linea col piano.

Le tabelle sugli over 60 – È chiaro che però occorre procedere a tappeto in questi giorni con la fascia 60-69 anni e 70-79, quelle maggiormente a rischio per la letalità Covid.

Quasi coperta la fascia over 80, al netto dei diffidenti e gli irraggiungibili che in Sicilia toccano vette elevate (hanno ricevuto la prima dose solo il 69,1% dei siciliani) anche per le resistenze nei confronti di AstraZeneca.

Per gli over 70 sono i giorni centrali della campagna e la spinta delle 500mila punture tocca soprattutto loro. Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna al 29 aprile sono ancora sotto il 50% in prima dose. Sugli over 60 — che entrano nel vivo tra qualche giorno — Toscana, Umbria, Veneto e Friuli Venezia Giulia ne hanno coperti solo uno su cinque. Pochi, ancora pochi, con questo numero di contagi.

VACCINI E CONTAGI DA COVID-19: LA SITUAZIONE IN ITALIA

I nuovi colori delle regioni, oggi


articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_aprile_30/i-nuovi-colori-regioni-oggi-ipotesi-il-monitoraggio-35c24e4c-a995-11eb-8b01-83c2a483d7f5.shtml

Zona rossa, arancione e gialla: così cambia la mappa da lunedì 3 maggio. Valle d’Aosta in rosso

Valle d’Aosta in zona rossa, Sardegna in zona arancione, così come la Puglia, che era in bilico ma non cambia di colore. La Campania resterà in zona gialla. La mappa dell’Italia cambierà così dopo il monitoraggio settimanale di ministero della Salute e Istituto superiore di sanità.

In serata il ministro Roberto Speranza firmerà le ordinanze. I nuovi colori saranno in vigore da lunedì 3 maggio.

Le regioni in zona rossa – L’unica regione in zona rossa sarà quindi la Valle d’Aosta, che attualmente è in arancione.

Le regioni in zona arancione – Passa in arancione la Sardegna, che al momento è in rosso. Si aggiunge a Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.

Le regioni in zona gialla – In giallo ci sono — e rimangono — Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto e alle province autonome di Bolzano e di Trento.

Monitoraggio, l’Rt nazionale risale a 0,85. La Campania va in arancione, la Puglia è in bilico


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/04/30/news/monitoraggio_l_rt_a_0_85_quattro_regioni_sono_in_arancione_e_una_in_rosso_la_puglia_e_in_bilico-298756911/?ref=RHTP-BH-I293269148-P2-S7-T1

Una Regione che va in rosso, la Valle d’Aosta. Una che dal rosso passa in arancione, la Sardegnae una che resta in bilico tra l’arancione e il giallo, la Puglia. Ma soprattutto la Campania che, a sorpresa, passerà lunedì dal giallo all’arancione a causa dell’indice Rt che è tornato sopra a 1 (1,05 nell’intervallo inferiore).

Pochi cambi di colore, risale l’Rt – Non sono molti i cambiamenti di colore questa settimana, con l’indice Rt nazionale che sale leggermente, arrivando a 0,85 rispetto a 0,81 della scorsa settimana. Cala invece l’incidenza settimanale, che passa da 159 a 146 casi per centomila abitanti.

La Sardegna passa in arancione – I pochi spostamenti degli indicatori sono dovuti a una circolazione del virus in calo, che fa sì che 13 Regioni in giallo, corrispondenti alla gran parte della popolazione nazionale, confermino la loro presenza in quello scenario. In arancione restano per un’altra settimana CalabriaSiciliaBasilicata e si aggiunge dunque la Sardegna.

Peggiorano Campania e Valle d’Aosta – Mentre la Valle d’Aosta torna in rosso a causa dell’incidenza: è l’unica Regione a superare, con 264, la soglia dei 250 casi settimanali per 100mila abitanti. Brutta sorpresa anche per la Campania, riportata in arancio la prossima settimana dall’aumento dell’Rt.

Green pass, spostamenti, quarantena e mascherine: le faq di “Repubblica” sul nuovo decreto

Primo maggio, weekend di “libertà” per 50 milioni di italiani: ecco come sarà

Covid. Trovato l’anticorpo che ci protegge dal virus e dalle sue varianti


articolo: https://www.repubblica.it/salute/2021/04/26/news/trovato_l_anticorpo_che_ci_protegge_dal_covid_e_dalle_sue_varianti-297456295/?ref=RHTP-BH-I293269148-P1-S7-T1

Lo studio europeo, pubblicato su Nature. Baldanti: “La nostra scoperta potrebbe salvare molte vite” 

Un “super-anticorpo monoclonale, nato in laboratorio, in grado di prevenire e trattare i casi Covid. La scoperta è frutto di uno studio pubblicato su Nature condotto da un team di ricercatori europei, per l’Italia il San Matteo di Pavia. La notizia è stata subito rilanciata dalla Commissione Europea, finanziatrice del progetto di ricerca che, attraverso il commento di Mariya Gabriel, commissaria per l’istruzione, gioventù, sport e cultura della Comunità Europea, ha espresso soddisfazione per il risultato: “Grazie al lavoro dei ricercatori finanziati dall’UE, questa nuova scoperta potrebbe prevenire e trattare i casi di Covid-19, salvando delle vite.

L’anticorpo “bispecifico”La peculiarità di questo anticorpo monoclonale consiste nel riconoscimento contemporaneo di due diversi antigeni del virus, e per questo si chiama anticorpo bispecifico. I ricercatori hanno unito due anticorpi naturali in una singola molecola artificiale, e test preclinici hanno dimostrato che protegge dalle varianti di SARS-CoV-2, compresa quella inglese. A differenza degli anticorpi che riconoscono un singolo antigene, il doppio legame di quelli bispecifici riduce sensibilmente la selezione di varianti resistenti. Perchè hanno una efficacia elevata, ma anche caratteristiche che lo rendono un ottimo candidato per la sperimentazione clinica, con buone possibilità di utilizzo sia nella prevenzione della malattia sia nella cura di pazienti.

«L’anticorpo è stato sviluppato nell’ambito dell’attività del progetto di ricerca ATAC (Antibody Therapy AgainstCoronavirus), finanziato dall’European Research Council (ERC)– spiega Fausto Baldanti, responsabile del laboratorio di Virologia molecolare del San Matteo –. Fanno parte del consorzio di ricerca, oltre al policlinico di Pavia, anche il Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia, l’Istituto di Ricerca in biomedicina (IRB) di Bellinzona (Svizzera), l’Università di Braunschweig (Germania) e il Joint Research Center (JCR) della Commissione Europea. Ha collaborato pure la Rockfeller University di New York».
Il progetto di ricerca si proponeva di sviluppare un’immunoterapia contro il Covid-19 sfruttando tre diversi approcci per massimizzare le possibilità di successo e sfruttarne i vantaggi.

L’obiettivo del progetto. «Il primo riguardava la “immunoterapia con plasma iperimmune”, sviluppato principalmente a Pavia – prosegue Baldanti –. Il secondo approccio, “immunoterapia con gamma-globuline”, è stato seguito dal Karolinka Institutet di Stoccolma. La terza fase, ossia “immunoterapia mediante anticorpi monoclonali”, è stata sviluppata dalla Technische Universität Braunschweig, e dall’IRB di Bellinzona. Fase che ha avuto successo nel generare anticorpi monoclonali umani altamente reattivi. Le caratteristiche biologiche e l’efficacia degli anticorpi monoclonali così prodotti sono state definite dal nostro gruppo di ricerca al San Matteo».
Oltre a Baldanti, al policlinico di Pavia hanno lavorato al progetto la dottoressa Elena Percivalle, il dottor Antonio Piralla, entrambi virologi, e la dottoranda Irene Cassaniti. Lo studio si può visualizzare all’indirizzo (
https://www.nature.com/articles/s41586-021-03461-y).

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Covid, chiusi 12 supermercati in Italia: tracce di virus su pos e carrelli


articolo: https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/21_aprile_26/covid-chiusi-12-supermercati-italia-tracce-virus-pos-carrelli-be0b0322-a664-11eb-b37e-07dee681b819.shtml?fbclid=IwAR2hNa-62k9ZpbY_9nM6wcEX8wTK72reeIHarBA3cwD05h6Q1hfFA8D3TF8

Alla prova l’efficacia delle periodiche operazioni di pulizia e sanificazione. Analizzati i negozi di diverse aziende della grande distribuzione, nelle città di Roma, Latina, Frosinone, Grosseto, Terni, Salerno e Catania

Tracce di coronavirus su carrelli e cestinitastiere per il pagamento bancomat e carte di credito (Pos), tasti delle bilance e dispositivi «salvatempo» impiegati dagli utenti per la lettura automatica dei prodotti acquistati. Diciotto tamponi positivi al Covid-19 sono stati trovati dal Nas dei carabinieri dopo le analisi in 981 supermercati italiani per accertare la corretta esecuzione delle operazioni di sanificazione degli ambienti e delle attrezzature per limitare il contagio.

Al fine di individuare l’efficacia delle periodiche operazioni di pulizia e sanificazione, sono stati eseguiti tamponi per la ricerca del Covid-19 sulle superfici ritenute di maggiore contatto, ottenendo 1.060 campioni con il supporto di tecnici prelevatori e dei laboratori di Asl, Arpa (Agenzie regionali di protezione ambiente), Izs (Istituti zooprofilattici sperimentali del ministero della Salute) e enti universitari. Gli esiti analitici hanno rilevato la positività alla presenza di materiale genetico del virus in 18 casi. I supermercati presso i quali sono state evidenziate positività al Covid-19, appartenenti a diverse aziende della grande distribuzione, sono stati individuati nelle città di Roma, Latina, Frosinone, Grosseto, Terni, Salerno e Catania nonché in altri esercizi nelle province di Parma, Perugia e Cagliari.

A Roma, a seguito di una serie di ispezioni effettuate dal Nas presso supermercati afferenti la grande distribuzione della Capitale, integrati dall’esecuzione di 30 tamponi di superficie, il laboratorio Arpa Lazio ha rilevato 4 positività al Rna Sars-CoV-2. A Latina il Nas, insieme con il personale dell’Arpa Lazio, ha effettuato 31 tamponi su superficie di maggior contatto da parte degli avventori prelevati presso 8 supermercati delle province di Latina e Frosinone. L’esito degli esami di laboratorio ha rilevato la positività didue campioni al virus, prelevati in due diverse attività commerciali per i quali è stata inoltrata la segnalazione al Dipartimento di Prevenzione delle aziende Usl per le valutazioni epidemiologiche di competenza e l’imposizione di operazioni di sanificazione straordinaria.

A Viterbo è stato segnalato alla prefettura il legale responsabile di un discount della provincia per aver omesso l’osservanza del distanziamento interpersonale. Sono state contestate violazioni amministrative pari a 800 euro e la chiusura dell’esercizio commerciale per 5 giorni.

Covid, da lunedì l’Italia torna in giallo. E riaprono ristoranti e cinema


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/04/24/news/covid_da_lunedi_l_italia_torna_in_giallo_solo_la_sardegna_e_zona_rossa-297837942/?ref=RHTP-BH-I293269148-P2-S1-T1

Al sud restano in area arancione Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia e al nord solo la Valle d’Aosta

L’Italia si prepara al cambio di colore e dunque alla riapertura di molte attività in gran parte delle Regioni. Da lunedì gran parte del Paese si tinge di giallo e questo non accadeva da oltre un mese. Una nuova fase per circa 47 milioni di persone. Cinque regioni di cui quattro al sud –  Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia – con l’unica eccezione al nord della Valle d’Aosta, rimangano invece in zona arancione. Resta rossa solo la Sardegna, l’unica ad essere stata  in area bianca a marzo, l’unica ad aver assaporato per qualche settimana il ritorno alla normalità.

L’orario del coprifuoco, nonostante le polemiche resterà uguale per tutti: a casa dalle 22 alle 5 del mattino salvo motivi di lavoro, malattia e esigenze comprovate. Ma i residenti delle regioni in giallo potranno tornare a mangiare in un ristorante – ma solo in quei locali muniti di spazi all’aperto – andare a vedere un film al cinema – capienza massima al 50 per cento con posti pre assegnati e a distanza di un metro l’uno dall’altro.

Centri commerciali ancora chiusi nel weekend – Pubblicato in Gazzetta ufficiale, il decreto riaperture sancisce il calendario della ripresa di molte attività. Ma niente shopping nei megastore nel weekend almeno fino alla metà di maggio visto che il capitolo sulla riapertura dei centri commerciali, i parchi commerciali e le strutture analoghe, nei fine settimana, diversamente da quanto anticipato da alcune bozze del decreto, alla fine è sparito.

Scuola – Secondo il decreto la scuola dovrà essere in presenza fino alle medie – incluse – e fino alla conclusione dell’anno. Alle superiori la didattica in classe sarà fra 50% e 75% in zona rossa e tra il 70% e il 100% nelle zone gialle e arancioni. Regioni e province non potranno aumentare la quota della didattica a distanza oltre il 50%.

Gli spostamenti – Saranno consentiti di nuovo tra le regioni in zona gialla a differenza di quelli tra aree rosse e arancioni dove la mobilità in entrata e in uscita sarà consentita per motivi di lavoro, salute e urgenza.

Il pass vaccinale – Il Garante della privacy in una nota formale boccia il pass vaccinale, giudicato lesivo dei diritti della persona. Lo strumento che offre alcune libertà a immunizzati, guariti e negativi al tampone “presenta criticità tali da inficiare, se non opportunamente modificato, la validità del sistema” scrive il Garante. “È necessario un intervento urgente a tutela dei diritti e delle libertà delle persone“.

A pranzo e cena fuori – Lunedì riapriranno anche i ristoranti, ma si potrà mangiare fuori casa a  pranzo e a cena solo nei locali che avranno tavoli all’aperto.

Spettacoli, cinema e musei – E sempre da lunedì e in zona gialla si potrà tornare al cinema, al teatro e nelle sale concerto. Ma i posti dovranno essere rigorosamente pre assegnati, e gli spettatori a distanza di un metro l’uno dall’altro. La capienza massima delle strutture sarà al 50% e non superiore a 500 spettatori al chiuso e 1000 all’aperto.

Visite a parenti e amici – In zona gialla è consentito un solo spostamento al giorno per andare a visitare parenti o amici e al massimo a quattro persone esclusi i minori  sui quali si esercita la responsabilità genitoriale e le persone non autosufficienti o disabili.

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Arriva il pass per spostarsi tra regioni di colore diverso

Colori delle Regioni. L’Rt scende a 0,81, solo la Sardegna è in rosso

Covid: Fontana, Lombardia in zona gialla


articolo: https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2021/04/23/covid-fontana-lombardia-in-zona-gialla_aa6a4266-baa0-4a74-a0d1-08bb58648b96.html

(ANSA) – Milano, 23 aprile 2021 – “È ufficiale, da lunedì la Lombardia è in fascia gialla“. Lo afferma il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.

Me lo ha appena comunicato il ministro della Salute Roberto Speranza. Conferma che aspettavamo visto che i dati, grazie all’impegno di tutti, sono in miglioramento da giorni. Sono convinto – ha concluso Fontana – che sapremo non disperdere questa opportunità“. (ANSA).

La Sardegna resta di colore rosso


Colori delle Regioni. L’Rt scende a 0,81, solo la Sardegna è in rosso


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/04/23/news/cabina_di_regia_l_rt_scende_a_0_81_nessuna_regione_in_rosso-297665062/?ref=RHTP-BH-I293269148-P1-S1-T1

Quattro regioni sono in arancione (Calabria, Sicilia, Valle d’Aosta e Basilicata) la Puglia in bilico tutte le altre in giallo. La Cabina di regia: “Lenta discesa dei nuovi casi ma quadro ancora critico”

L’Rt nazionale è 0,81, cioè scende ancora rispetto allo 0,85 della scorsa settimana. E’ il dato raccolto dalla Cabina di regia dell’Istituto superiore di sanità e del ministero alla Salute che ha anche valutato i dati per i cambiamenti di colore delle Regioni.

La sorpresa rispetto alle anticipazioni dei giorni scorsi è che non ci sono regioni in zona rossa. La Sardegna, che era stata addirittura bianca, è l’unica a restare in rosso. In arancione ci sono Calabria, Sicilia, Valle d’Aosta e Basilicata. Poi c’è la Puglia che è in bilico e potrebbe entrare in questo coloro. Tutte le altre 13 Regioni e le due Province autonome di Bolzano e Trento sono in zona gialla. Circa 50 milioni di italiani da lunedì potranno spostarsi e troveranno aperte le varie attività commerciali e culturali.

I colori sono frutto dell’andamento dei dati nelle ultime due settimane. Se si guarda esclusivamente al monitoraggio di oggi, ci sono soltanto due Regioni con un Rt superiore a 1 e cioè la Basilicata e la Sicilia. Stessa cosa vale per il rischio, che può essere basso, moderato o alto (e in questo ultimo caso porta in zona arancione anche se l’Rt è sotto 1). Ebbene, questa settimana lo hanno alto solo la Calabria e la Sardegna.

Gli Rt nelle Regioni – Ecco qual è l’andamento del fattore di replicazioni nelle Regioni. Bisogna considerare che ai fini del calcolo delle zone entra in gioco il dato inferiore tra i due sui quali si calcola la media. Chi lo ha sopra 1 va in arancione, chi è sopra 1,25 (nesuno questa settimana) va in rosso. Abruzzo 0,84 (0,79-0,89), Basilicata 1,24 (1,08-1,42), Calabria 1,03 (0,96-1,1), Campania 0,92 (0,89-0,95), Emilia-Romagna 0,73 (0,71-0,75), Friuli Venezia Giulia 0,61 (0,58-0,64), Lazio 0,78 (0,76-0,81), Liguria 0,82 (0,78-0,86), Lombardia 0,72 (0,7-0,73), Marche 0,69 (0,63-0,75), Molise 1,49 (0,99-2,1), Piemonte 0,66 (0,64-0,68), Provincia Bolzano 0,75 (0,67-0,83), Provincia di Trento 0,77 (0,69-0,85), Puglia 0,84 (0,82.0,86), Sardegna 0,97 (0,92-1,01), Sicilia 1,12 (1,08-1,17), Toscana 0,88 (0,86-0,9), Umbria 0,89 (0,83-0,95), Valle d’Aosta 0,94 (0,85-1,03), Veneto 0,71 (0,69-0,73)

Gli esperti: “Livello ancora critico”La Cabina di regia conclude che “si conferma la lenta discesa dei nuovi casi e del numero di pazienti ricoverati, ma il quadro complessivo resta ancora ad un livello critico”. Gli esperti spiegano che il tasso di occupazione dei letti rimane alto. “Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è sopra la soglia critica, cioè a 35%, anche se il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in diminuzione da 3.526 il 13 aprile a 3.151  il 20. Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale è sotto la soglia critica del 36% per la prima volta dopo varie settimane. Il numero di persone ricoverate in queste aree passa da 26.952 a 23.255. Sempre secondo gli esperti “è fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine. Si ribadisce la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi”.

Due carabinieri morti di Covid in poche settimane: si erano ammalati nei controlli sulle piste, in Ciociaria


articolo: https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/21_aprile_18/due-carabinieri-morti-covid-poche-settimane-si-erano-ammalati-controlli-piste-ciociaria-6cfb4bb0-9fb4-11eb-8597-6499de4a4df8.shtml

Il maresciallo Paris e l’appuntato Ceci lavoravano nella stazione dell’Arma di Guercino, in Ciociaria: erano in servizio durante la due giorni di assembramenti a febbraio

L’appuntato Roberto Ceci, 56 anni – Il maresciallo maggiore Massimo Paris, 57 anni

Per rovinare tutto sono bastati due giorni. Quarantotto ore di follia e inciviltà fra Campo Staffi e Campo Catino. Oltre 3 mila persone accalcate davanti agli impianti sciistici chiusi, ma per nulla scoraggiate, pronte a gite e scampagnate, a pranzi e aperitivi nei ristoranti e nei bar nel cuore della Ciociaria. Affollamenti, poche mascherine, distanziamento inesistente. Da Roma, soprattutto. Come fosse un’isola felice. Era fine febbraio. In un lampo la provincia di Frosinone è diventata rossa, due settimane prima che lo fosse tutto il Lazio. Paesi come Guarcino travolti dall’ondata di contagi, arrivati a punte di 400 in pochi giorni.

Una tragedia, con ricoveri in rianimazione e decessi. Non solo fra gli abitanti, ma anche fra i carabinieri della stazione dell’Arma che ieri per le conseguenze di quel fine settimana scellerato hanno perso il loro comandante, il maresciallo maggiore Massimo Paris, deceduto al Campus Bio-Medico di Roma dopo una lotta durata oltre un mese contro il coronavirus. Il quarto maresciallo dell’Arma in questa settimana in Italia, con Franco Gagliardo, Stefano Capenti e Alberto Lovison.

Ma a Guarcino è il secondo lutto nella caserma di via Milani, perché il 13 marzo scorso è scomparso l’appuntato Roberto Ceci, 56 anni, sposato e padre di due ragazzi, anche lui figura storica del paese dove prestava servizio dal 2003: come il suo amico e superiore, è rimasto contagiato proprio nel corso dei numerosi servizi anti-assembramento su quelle piste, in particolare quelle di Monte Catino.

Come loro anche una decina di carabinieri, finiti tutti in isolamento domiciliare, qualcuno ricoverato, con due vigili urbani, anche di Vico nel Lazio, uno dei quali in terapia intensiva. Ceci è deceduto a casa, proprio a Vico, stroncato da un infarto, forse causato dalla malattia. Ironia della sorte tre giorni più tardi sarebbe stato vaccinato.

Paris, invece, è addirittura sembrato migliorare dopo un primo ricovero all’ospedale di Frosinone e il trasferimento alla clinica Città Bianca di Veroli. «Poi — raccontano i colleghi — i livelli di saturazione si sono abbassati di nuovo, è stato necessario riportarlo a Frosinone e da lì, viste le sue condizioni, a Roma. Non ringrazieremo mai abbastanza i medici del Campus, ma nell’ultima settimana purtroppo Massimo non ha risposto più alle cure».

Paris, rimasto in contatto con i suoi uomini in videochiamata fino a quando le sue condizioni glielo hanno consentito, lascia la moglie e due figli. Aveva 57 anni, trentotto dei quali trascorsi nell’Arma, prima alla stazione di Corsico, vicino a Milano, poi a Frattamaggiore (Napoli), Tor Tre Teste e Casilina (Roma), Veroli e infine Guarcino (Frosinone). «La passione e l’impegno di Massimo non saranno dimenticati dai colleghi e dalla cittadinanza per i quali era un punto di riferimento», spiegano dal comando generale di viale Romania, mentre messaggi di solidarietà sono giunti dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini e dal sottosegretario Giorgio Mulè.

Ceci ha scoperto di essersi ammalato il 6 marzo, Paris due giorni più tardi. Il collegamento con quanto accaduto domenica 28 febbraio a Campo Catino è molto probabile, anche perché a quel giorno si riferisce anche l’impennata di nuovi casi scoperta fra Vico, Guarcino, Veroli, Alatri e Boville Ernica.

Un’invasione di gitanti privi di protezione, incolonnati in un serpentone di auto sui tornanti di montagna, fra i quali «persone che se ne sono fregate di rimanere a casa, anche se erano positive», aveva sospettato allora il sindaco di Vico, Claudio Guerriero, in un drammatico videomessaggio su Facebook per ricordare l’appuntato Ceci. «Non ci siamo mai tirati indietro, mai lo faremo — dicono ancora i colleghi dei due carabinieri del comando provinciale di Frosinonemettiamo in conto di rischiare il contagio, ma il nostro compito è contrastare gli assembramenti e far rispettare le regole, a tutti i costi».

Vaccino anti Covid, Fontana: “Prenotazioni per la fascia dai 65 ai 70 anni dal 19 aprile”


Vaccino anti Covid, Fontana: “Prenotazioni per la fascia dai 65 ai 70 anni dal 19 aprile”. La Lombardia punta a diventare zona gialla dal 26 aprile

articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/04/16/news/vaccino_anti_covid_in_lombardia_prenotazione_over_65_attilio_fontana-296749937/


A partire dal 19 aprile sarà possibile prenotare il vaccino anti Covid anche per la fascia dai 65 ai 70 anni. Potrò prenotarmi anche io“. E’ quanto ha detto il governatore Attilio Fontana dopo una visita all’hub vaccinale della Fabbrica del vapore dove era anche presente il leader leghista Matteo Salvini. La Lombardia finora è la regione con più vaccini somministrati (2.263.919 dosi) seguita dal Lazio (1.426.995 dosi) e dal Veneto (1.253.780 dosi).

Vaccino in Lombardia, da venerdì 2 aprile si parte con Poste per fasce d’età: ecco come prenotarsi

Il presidente ha anche commentato i dati della diffusione del Covid nella regione che sono in miglioramento anche se non ci sarà il passaggio di colore per la Lombardia. “Dai dati la Lombardia potrebbe essere considerata da oggi in zona gialla. Esistono dei limiti quindi continuiamo a essere arancioni ma fortunatamente i nostri dati stanno molto migliorando per cui siamo praticamente come numeri in zona gialla“.

Coronavirus, come si prenota l’appuntamento per la vaccinazione antiCovid in Lombardia

La Lombardia oggi ha l’Rt a 0,78 e 162 contagi settimanali ogni 100 mila abitanti ma le regole sono quelle nazionali, quindi resta ancora in zona arancione. E punta, passate le due settimane, dal 26 aprile a diventare zona “gialla rinforzata”. Con la prospettiva di riportare gli studenti in classe anche nelle scuole superiori al 100 per cento.

Bar e ristoranti potranno aprire per la consumazione sul posto, a pranzo e a cena, negli spazi esterni. Autorizzati anche gli spettacoli all’aperto nei cinema e teatri. Resterà però il coprifuoco alle 22. Se non aumenteranno i contagi dopo la riapertura parziale di scuole e negozi autorizzata la settimana scorsa, da maggio la situazione cambia. E si comincerà a ragionare sulla ripresa delle piscine all’aperto (dal 15 maggio) e dal 1 giugno l’avvio di alcune attività legate alle palestre. Il 1 luglio, invece, via alle fiere.

Conferenza stampa del 9 aprile sull’analisi dei dati del Monitoraggio Regionale COVID-19.


Conferenza stampa del 9 aprile sull’analisi dei dati del Monitoraggio Regionale COVID-19.

Vaccini, ordinanza di Figliuolo: priorità agli over 80 e ai fragili

articolo: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2021/04/09/covid-la-conferenza-stampa-iss_d7f4da7f-b494-4635-a4d0-87f25067726f.html

Firmata una nuova ordinanza del commissario straordinario Francesco Figliuoloper i vaccini priorità agli over 80 e alle persone fragili. Il provvedimento, coordinato con il ministero della Salute, recepisce quanto indicato dal premier Mario Draghi ieri in conferenza stampa.

Le categorie di priorità indicate dal ministero della Salute permangono ma vengono temperate con il criterio dell’età. Chi ha già iniziato il ciclo vaccinale lo terminerà. L’ordinanza, si legge nel testo, risponde all’esigenza “di dover procedere con la massima celerità a vaccinare coloro i quali, dalle evidenze scientifiche ad oggi disponibili, risultano più vulnerabili qualora infettati dal virus SARS-CoV-2″. In linea con il Piano nazionale del ministero della Salute approvato con decreto del 12 marzo 2021, la vaccinazione rispetta il seguente ordine di priorità: persone di età superiore agli 80 anni; persone con elevata fragilità e, ove previsto dalle specifiche indicazioni contenute alla Categoria 1, Tabella 1 e 2 delle Raccomandazioni ad interim, dei familiari conviventi, caregiver, genitori/tutori/affidatari; persone di età compresa tra i 70 e i 79 anni e, a seguire, di quelle di età compresa tra i 60 e i 69 anni, utilizzando prevalentemente vaccini Vaxzevria (l’ex AstraZeneca). Parallelamente a queste categorie, si legge, “è completata la vaccinazione di tutto il personale sanitario e sociosanitario, in prima linea nella diagnosi, nel trattamento e nella cura del Covid-19 e di tutti coloro che operano in presenza presso strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private. A seguire, sono vaccinate le altre categorie considerate prioritarie dal Piano nazionale, parallelamente alle fasce anagrafiche secondo l’ordine indicato. Le persone, che hanno già ricevuto una prima somministrazione, potranno completare il ciclo vaccinale col medesimo vaccino“.

La curva epidemica in Italia è finalmente in decrescita: l’indice di trasmissibilità è sceso sotto 1 toccando il valore di 0,92 ed anche l’incidenza dei casi di Covid-19 si è abbassata, ma si tratta di un’inversione di tendenza molto lenta. La situazione generale resta cioè ancora complessa, con le terapie intensive ed i reparti ospedalieri sempre in sovraccarico, ed il numero dei decessi si mantiene troppo alto. Oggi si segnalano 718 morti ma sul conteggio pesa un aggiustamento dei dati da parte della Sicilia per un totale di 258 decessi. Il monitoraggio settimanale della Cabina di regia fotografa quindi, come ha spiegato il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro alla consueta conferenza stampa al ministero della Salute, una situazione che vede l’Italia posizionarsi meglio dei vicini europei anche se siamo ancora molto lontani da un quadro di ‘scampato pericolo’. La curva in Italia, ha spiegato Brusaferro, “ha raggiunto un plateau mentre negli altri Paesi c’è una ricrescita. C’è in Italia, cioè, una decrescita lenta e la maggioranza delle regioni ha numeri in calo per l’incidenza, tuttavia ve ne sono ancora alcune in crescita“. Il raggiungimento del plateau, ha chiarito, “è una buona notizia ma comunque va detto che parliamo sempre di migliaia di ricoverati, quindi è un plateau su numeri alti. La notizia buona, però, è che i numeri non stanno crescendo“. L’inversione di tendenza è segnalata innanzitutto dall’Rt nazionale a 0,92, contro lo 0,98 della scorsa settimana (anche se in 8 Regioni è ancora attualmente sopra l’1), e dall’incidenza pari a 185 casi su 100mila abitanti rispetto ai 232 precedenti, come evidenzia l’ultimo monitoraggio. Ma il dato negativo è la quota sempre troppo alta di morti, dal momento che questo è l’ultimo parametro che vedrà un decremento: “Oggi vediamo 18.938 nuovi positivi e decessi ancora elevati. In realtà però il dato delle morti non è 718 ma 460. Si tratta infatti di un aggiustamento perchè la Sicilia ha caricato dati antecedenti pari a 258 decessi. I decessi sono quindi 460, che resta comunque un numero ancora elevato“, ha detto il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza in conferenza stampa. Secondo il bollettino quotidiano, inoltre, sale al 5,2% il tasso di positività (ieri era al 4,7%). Ad ogni modo, ha precisato Brusaferro, “in generale prima si muove Rt, poi incidenza e ricoveri e per ultimi si muovono i dati sulla mortalità. Quindi ci attendiamo che inizino a decrescere anche i decessi”. A preoccupare, principalmente, è sempre la tenuta dei servizi ospedalieri. Nonostante una leggera diminuzione dei ricoveri giornalieri, infatti, la pressione resta alta ed i servizi sono sotto stress. Attualmente sono 3.603 i pazienti ricoverati in terapia intensiva per Covid, 60 in meno rispetto a ieri, mentre nei reparti ordinari sono ricoverate 28.146 persone, con un calo di 705 unità. Ma rimane alto il numero di Regioni e di province autonome che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e in aree mediche sopra la soglia critica (15 contro le 14 della settimana precedente). Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è sopra la soglia critica del 30% e pari al momento al 41%, mentre il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale è al 44% (sopra la soglia di allarme fissata al 40%). Insomma, ha concluso il presidente dell’Iss, il quadro è ancora “complicato ed il forte sovraccarico dei servizi ospedalieri, l’incidenza comunque troppo elevata e l’ampia diffusione di alcune varianti virali, che sono a maggiore trasmissibilità, richiedono al momento l’applicazione di ogni misura utile al contenimento del contagio“.

Colori delle Regioni: Sardegna, Campania, Puglia e Valle d’Aosta in rosso. Rt a 0,92


articolo: Colori Regioni, prevale la zona arancione. Sardegna in zona rossa – la Repubblica

Oggi la Cabina di regia. Minori restrizioni per Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia e Friuli. In arancione la Calabria. Scendono incidenza (185) e fattore di replicazione

Scende l’Rt medio nazionale, che arriva a 0,92 (era a 0,96 venerdì scorso), e scende l’incidenza settimanale per 100mila abitanti (185), complice anche il calo dei tamponi di Pasqua. Oggi la Cabina di regia di Istituto superiore di sanità e ministero alla Salute sancisce la riduzione delle restrizioni in alcune delle Regioni più grandi del Paese.

In rosso, a causa dell’incidenza superiore a 250 casi per 100mila abitanti, resteranno Valle d’Aosta (415) e Puglia (257). Anche la Campania sarà nello scenario con più restrizioni ma a causa dell’Rt, che la settimana scorsa era superiore a 1,25. Lo stesso paramentro manda in rosso la Sardegna, fino a nemmeno troppo tempo fa addirittura in zona bianca.

Alla fine di una settimana, con i dati che si calcolano dal venerdì al giovedì, durante la quale c’è stato un crollo di tamponi e quindi anche di casi in coincidenza con le feste di Pasqua, tante grandi Regioni che avevano i dati dell’incidenza da rosso scendono sotto la soglia dei 250 e quindi da lunedì 12 aprile passeranno in arancione. Si tratta di Piemonte (238), Toscana (230), Emilia-Romagna (207), Friuli (187), Lombardia (183). Beneficeranno della regola secondo la quale, per una dimenticanza nella stesura delle norme, basta un solo monitoraggio con dati di incidenza inferiori a 250 per lasciare la zona rossa ed entrare in quella arancione quando. Se invece il colore più restrittivo è determinato dall’Rt e dal rischio di settimane ce ne vogliono due.

Tutte le altre Regioni dovrebbero restrare in arancione, salvo che la Cabina di regia non rilevi degli aumenti dell’Rt (esclusi comunque ieri dal Lazio e dal Veneto).

Diminuiscono nuovi casi non associati a catene di trasmissione – “In diminuzione il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (46.302 Vs 49.186 La settimana precedente). La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti è in lieve aumento (34,9% vs 34,4% la scorsa settimana). È, invece, in diminuzione il numero di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (39,6% vs 41,5%). Infine, il 25,5% è stato diagnosticato attraverso attività di screening“. Lo si legge nella bozza dell’ultimo monitoraggio della cabina di regia Iss.

Evitare contatti al di fuori della famiglia – “È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi– prosegue il report- e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine“. Si ribadisce infine la necessità di “rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie, compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi”, conclude l’Iss.

Otto regioni con Rt sopra 1. Il più alto in Sardegna – Sono otto le regioni con Rt puntuale sopra 1. La Sardegna registra il valore più alto 1.54, seguita da Valle d’Aosta (1.39) e Sicilia (1.22). Le tre regioni più virtuose sono Friuli Venezia Giulia a 0.79, Emilia Romagna e Molise (entrambe a 0.81). Sono i dati contentuti nella bozza del monitoraggio Iss-Ministero della Salute, al 7 aprile 2021 e relativi alla settimana 29/3/2021-4/4/2021. Ecco di seguito la tabella con gli Rt puntuali delle Regioni. Abruzzo 0.89;  Basilicata 1.15;  Calabria 0.93;  Campania 1.19; Emilia-Romagna 0.81; FVG 0.79; Lazio 0.9; Liguria 1.19; Lombardia 0.85; Marche 0.86; Molise 0.81; Piemonte 0.9; PA Bolzano 0.91; PA Trento 0.86; Puglia 1.06; Sardegna 1.54; Sicilia 1.22; Toscana 1.02; Umbria 0.97; Valle d’Aosta 1.39; Veneto 0.96.

Il forte sovraccarico dei servizi ospedalieri, l’incidenza ancora troppo elevata e l’ampia diffusione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità richiedono l’applicazione di ogni misura utile al contenimento del contagio“. E’ quanto evidenzia la bozza del monitoraggio settimanale Iss-ministero della Salute.

Per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al patogeno e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana (dal 29 marzo al 4 aprile, ndr) hanno contratto l’infezione nella seconda metà di marzo“, spiega l’Iss-ministero della Salute.