Morti Bianche – i processi la giustizia………


Incidenti sul lavoro, l’ultimo schiaffo: “Sei caduto? Colpa tua, paga i danni”

articolo di Andrea Gianni – 04 novembre 2022: Incidenti sul lavoro, l’ultimo schiaffo: “Sei caduto? Colpa tua, paga i danni” – Cronaca (ilgiorno.it)

Infortunati in ospedale costretti a difendersi dalle contestazioni delle aziende, un calvario di carte bollate. Strategie sempre più aggressive in Tribunale: puntano a processi infiniti e a bloccare i risarcimenti 

Un presidio dei sindacati contro gli infortuni sul lavoro

Milano – La contestazione disciplinare, recapitata dopo l’incidente sul lavoro, suona come uno schiaffo per chi ha rischiato la vita nel cantiere. “L’infortunio a lei occorso – si legge nella raccomandata inviata dall’azienda all’operaio è interamente attribuibile a sua responsabilità esclusiva“.

Il lavoratore, caduto dal tetto, viene accusato di “non aver utilizzato i dispositivi di protezione individuali” e, inoltre, di aver provocato alla ditta un danno economico e all’immagine molto rilevante anche se allo stato non ancora interamente quantificabile“. Così la colpa dell’incidente viene scaricata sulle spalle di chi lo ha subito, che in questo modo rischia di rimanere senza il risarcimento dell’assicurazione e anche di perdere il posto, perché la contestazione disciplinare potrebbe essere l’anticamera del licenziamento.

Non è un caso isolato, quello finito sul tavolo della Uil Milano e Lombardia e impugnato dall’avvocato Marco Favara, ma il segno di una “strategia difensiva sempre più aggressiva da parte delle aziende“, soprattutto nel settore dell’edilizia, quando l’infortunio è di una gravità tale da comportare l’apertura di un fascicolo d’inchiesta da parte della Procura. “Abbiamo notato di recente un cambio di atteggiamento rispetto al passato – spiega il legale – mentre prima le aziende puntavano a raggiungere l’accordo con il lavoratore per il risarcimento e a ottenere un patteggiamento, limitando i danni, adesso sono sempre più frequenti i casi di contestazioni disciplinari emesse subito dopo l’infortunio, incolpando il lavoratore di non aver rispettato le norme. Sono contestazioni che non stanno in piedi, ma hanno l’effetto di bloccare o ritardare i risarcimenti. Le aziende preferiscono andare a processo, ‘scommettendo’ sui tempi lunghi della giustizia per ottenere la prescrizione del reato“. continua a leggere su ilgiorno.it

Non c’è giustizia se muore un operaio: i processi durano fino alla prescrizione. Sono già 13 anni che i famigliari di Vincenzo Spinello aspettano giustizia e solo tra un mese ci sarà il processo di appello. Ma sono quasi tutti così i processi che riguardano infortuni mortali di lavoratori

articolo domenica 24 aprile 2022: https://cadutisullavoro.blogspot.com/2022/04/non-ce-giustizia-se-muore-un-operaio-i.html

Vincenzo Spiniello, 40enne operaio casertano, perse la vita travolto da un manufatto in cemento il 20 luglio del 2009 nel cantiere dove si stava costruendo il nuovo centro fiere di Arezzo. Ci sono voluti otto anni per arrivare al processo di primo grado e ben 13 per il processo di appello, fissato per il 20 maggio a Firenze. Per la morte del lavoratore arrivarono nove condanne per i responsabili e gestori a vario titolo del cantiere, tutte ad 1 anno e 4 mesi: secondo le perizie, infatti, Spinello al momento ddell’infortunio mortale si trovava in una zona pericolosa e non erano state adottate le misure di prevenzione obbligatorie a protezione delle pareti dello scavo. Per l’accusa di omicidio colposo aggravato da violazione delle norme sulla Sicurezza.