Morti Bianche – Eternit e amianto


Eternit, pm chiede condanna a 7 anni

articolo: http://www.ansa.it/piemonte/notizie/2018/11/29/eternit-pm-chiede-condanna-a-7-anni_eb194ca3-ab5f-482f-b1cf-0cd4d02ad45b.html

(ANSA) – Torino, 29 novembre 2018 – La procura di Torino ha chiesto di condannare a sette anni di carcere l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, processato per il decesso – dovuto secondo l’accusa a esposizione ad amianto – di due operai di uno stabilimento a Cavagnolo riconducibile all’Eternit. Si procede per omicidio colposo. continua a leggere


Amianto, a Milano casi record di mesotelioma. Il 2017 anno nero in Lombardia: 2000 morti per malattie correlate

articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/11/27/news/amianto_ricerca_ona_dati_ricerca_tribunale_milano-212760863/

Milano è “la capitale dell’amianto con record di casi di mesotelioma” e in Lombardia ci sono stati “2000 decessi solo nel 2017 per patologie correlate” e che comprendono, oltre al mesotelioma, anche malattie come il tumore al polmone. La denuncia arriva al presidente dell’Osservatorio nazionale sull’amianto (Ona), Ezio Bonanni, in occasione della presentazione in Tribunale a Milano di una serie di dati epidemiologici sulla presenza dell’amianto e sulle patologie tumorali collegate.

Nella cintura industriale di Milano, ha aggiunto Bonanni, c’è stata “una particolare trascuratezza nelle misure di sicurezza che, seppur in sé poco efficaci, avrebbero diminuito le esposizioni e dunque l’impatto della fibra killer sulla salute dei lavoratori e dei cittadini”. La magistratura, ha chiarito il pm Maurizio Ascione, titolare di molte inchieste su grandi aziende per la morte di operai finite con assoluzioni, “sta seguendo un complesso e profondo percorso sulla tematica, visto il principio della obbligatoria azione penale che poi, però, deve confrontarsi con la verifica della responsabilità penale che è personale”. continua a leggere


Amianto: Breda-Ansaldo, tutti assolti

MILANO, 15 giugno 2017 – Altro proscioglimento a Milano. Famiglie operai, ‘vergogna’

Articolo completo su: http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2017/06/15/amianto-breda-ansaldo-tutti-assolti_5736e49b-3c5e-4de6-93ef-eee9f3bc0a0a.html

Amianto Ottana, riconosciuta malattia

articolo completo : http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2017/06/09/amianto-ottana-riconosciuta-malattia_14e87e13-64e9-4322-be20-e331de986172.html

Arrivano i primi riconoscimenti da parte dell’Inail a tre ex lavoratori dell’Enichem di Ottana per le malattie professionali causate dall’amianto. Dopo 15 anni dall’inizio della battaglia degli ex dipendenti e dei familiari superstiti si è aperto uno spiraglio per tanti malati.

Amianto, riconosciuta malattia per tre ex operai dell’Enichem di Ottana

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articolo completo: http://www.sardiniapost.it/cronaca/amianto-riconosciuta-malattia-tre-ex-operai-dellenichem-ottana/

Sono ad oggi 121 i lavoratori dell’ex sito chimico deceduti per gravi patologie contratte negli ambienti saturi di amianto e di altri veleni, dati raccolti con l’azione di Aiea, Cgil e Anmil, in assenza ad oggi di un registro regionale dei tumori. “Ma si stima che il numero dei decessi e dei malati – ha spiegato Aiea – sia superiore. Uno degli ultimi deceduti è stato Giovanni Maria Cinellu, strappato alla vita da sei tumori, ‘acquisiti’ lavorando per circa 30 anni nel famigerato reparto At 5: su 35 operati e tecnici che vi hanno lavorato, oltre la metà sono già deceduti in età fra i 50 e i 65 anni, mentre i superstiti sono quasi tutti gravemente malati”. Sempre alta l’attenzione sul “caso Ottana” che è giunto anche alla presidente della Camera Laura Boldrini, a molti parlamentari, al Consiglio regionale. Si attendono i risultati dell’inchiesta della magistratura con l’indagine effettuata dai carabinieri del Noe, ed è imminente la visita della Commissione infortuni del Senato, con il procuratore generale della Cassazione, Bruno Giordano, e il professor Domenico Della Porta.

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Bologna, amianto killer: 252 vittime all’Officina riparazioni delle Ferrovie

Fonte: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/01/24/news/bologna_amianto_killer_252_vittime_all_officina_riparazioni_delle_ferrovie-131912455/

Indagine Ausl sui decessi tra 1950 e ’90. I parenti: “Una strage” Amianto killer. La polvere velenosa sino ad oggi ha fatto 252 vittime alle Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie di Bologna. Tanti sono i morti tra gli operai dell’azienda di via Casarini. E a certificarlo, per la prima volta con un’indagine che si concluderà nei prossimi mesi, è il Dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl

Ventidue anni in fabbrica, a stretto contatto con l’amianto. Nessuno è conscio della pericolosità della sostanza. Poi i colleghi cominciano a morire (alla fine saranno 200), ci si riscopre malati, e si vive un calvario. Il drammatico racconto di Ruggero Marchesini, ex operaio delle Officine grandi riparazioni di Bologna

Sono numeri che tengono conto solo dei decessi dovuti a tumori che gli studi scientifici hanno confermato essere legati all’esposizione all’amianto. Se si considerano invece i morti complessivi per tumore tra gli stessi lavoratori, la cifra della strage aumenta: 564 vittime. E se l’azienda sanitaria è cauta («consideriamo i casi dove è comprovata la correlazione tra esposizione e malattia»), i parenti delle vittime non hanno dubbi: «È una strage». Comunque la si voglia leggere, mai tante morti sul lavoro ha conosciuto Bologna, e forse l’Italia, concentrate in una fabbrica. Numeri prima solo “sospettati” e che ora sono una tragica certezza.

La ricerca che i medici dell’Unità operativa di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro stanno portando avanti – il team è composto da Daniela Cervino, Corrado Scarnato e Pasqualina Marinilli – riguarda 3.100 operai e tecnici che hanno lavorato alle Ogr dalla fine degli anni ‘50 alla metà degli anni ‘90. I primi morti risalgono agli anni Ottanta. Ad oggi sono 252: 113 per mesotelioma, localizzato soprattutto nella zona pleurica; 131 per tumore polmonare e otto per carcinoma alla laringe. «I morti per patologie tumorali sono complessivamente di più, però non c’è certezza sulla correlazione con l’esposizione all’amianto – spiega la dottoressa Marinilli –. Per il tumore al colon e al retto, per esempio, c’è solo il sospetto». I dati sono grezzi. «Stiamo cercando di approfondirli. Non sappiamo dire se rispetto alla popolazione di riferimento sono morti in eccesso, certo non sono pochi».

Il tumore causato dall’amianto ha tempi di incubazione lunghissimi, da un minimo di dieci sino a 40-50 anni. Il picco prima era previsto nel 2018, ora nel 2025. «È un lavoro importante, la stessa autorità giudiziaria ce lo chiede. E per noi è doveroso indagare di fronte a un caso che presenta questi numeri sul nostro territorio – conclude il medico del lavoro del Bellaria – il fenomeno è consistente: parliamo di esposizioni ad amianto avvenute tantissimi anni fa. Ora siamo di fronte al risultato delle carenze di allora».

I morti Ogr per amianto sono aumentati di 7-8 casi, dice la ricerca, rispetto al 2014. La strage continua, e i lavoratori lo sanno: un dramma nel dramma.

Polvere Killer: Il Veleno dell’oltrepò

Tribunale di Pavia, riprende domani il processo per “disastro ambientale doloso e omicidio colposo plurimo” per tre ex dirigenti dello stabilimento FIBRONIT di Broni. Gli imputati rimasti sono: Michele Cardinale 74 anni, Lorenzo Mo 70 anni e Alvaro Galvani 67 anni, altri 7 ex manager sono usciti di scena per decesso o malattia, mentre 2 si loro sono gia stati condannati con rito abbreviato.

Alcuni dati:  

3086 – morti per amianto stimate nella sola provincia di Pavia.

214 – Parti civili al processo di Pavia contro gli ex dirigenti Fibronit.

4252 – Casi accertati  di mestolioma tra il 2000 e il 2014

50 – nuovi casi all’anno solo di mesotelioma pleurico , uno al mese.

40 – milioni e la spesa complessiva per la bonifica del territorio di Broni.

Coperture cemento-amianto in Lombardia 2012 in m3. – Dati rilevati ARPA lombardia

Varese – 203.682; Milano/Monza/Brianza – 566.916; Pavia – 350.000 Dati rilevati dalla provincia di Pavia; Pavia – 150.100 dati ARPA Lombardia; Como – 117.744; Lecco – 71.449; Sondrio 33.741; Bergamo – 232.552; Brescia – 320.587; Mantova – 165.011;Cremona – 126.019; Lodi – 65.722

Il processo per le morti causate dalla cementifera Fibronit di Broni sta per iniziare. 700 morti .Ma per vent’anni le patologie tumorali frequenti non hanno fatto scattare una reazione alcuna , nè da parte dei cittadini nè da parte dell’amministrazione. Tutti temevano che venisse coinvolta l’economia del vino.

Proprio qui a Brioni, ai piedi delle colline dell’OltrePò, che la polvere di amianto continua a mietere  almeno 50 vittime all’anno.

Si chiamava Fibronit e produceva elementi per l’edilizia a base di quel “formidabile” impasto di cemento e amianto, famoso col nome di  ETERNIT, fuori legge dal 1992. Nel frattempo la scienza ha scoperto la pericolosità dell’amianto, l’inalazione di quelle microscopiche fibre può generare micidiali malattie. Su tutte il MESOTELIOMA, un tumore che aggredisce prevalentemente la pleura e per il quale non esiste cura. Può avere un periodo di latenza molto lungo, oltre 40 anni. 

Una strage silenziosa, sono morti a centinaia, a Broni e dintorni.  Cominciando prima gli  operai, poi le mogli i figli, le polveri arrivavano in casa sulle tute da lavoro o negli scarti di lavorazione generosamente offerti dall’azienda ai dipendenti. Impossibile ricostruire i numeri esatti di questa Spoon River  pavese: oltre tremila, secondo l’AVANI, l’associazione dei famigliari delle vittime dell’amianto. Di certo sono 130 i casi affrontati nel processo che riprende domani davanti al Tribunale di Pavia.

La giustizia, si occupa però del passato. Mentre a Brioni e dintorni, l’amianto è un problema del presente e del futuro, perché la strage silenziosa continua. Nel 2014 nelle zone e colline del pavese  si sono riscontrati   52 nuovi casi di Mesottelioma Pleurico. Numeri da brividi che continua da anni su questi valori.

La prima urgenza è si chiama bonifica.  Racconta il sindaco Luigi Paroni: “Siamo partiti da zero con il primo lotto di lavori del 2013, poi siamo riusciti a ottenere finanziamenti anche per gli altri due lotti“. Complessivamente, per ripulire l’ex sito industriale e dismettere una scuola elementare ed eliminare tutto l’amianto finirà per costare 40 milioni.

Nella società civile pavese la presa di coscienza del problrma è maturata piuttosto tardi. Anche Silvio Mingrino, presidente dell’Avani esprime sconforto “Si fatica a far capire alla gente che tutti quanti siamo in pericolo, perché a essere colpiti non sono più gli ex lavoratori della FIBRONT ma anche tante persone che in quella fabbrica non hanno mai messo piede e i nuovi ammalati sono sempre più giovani”. Il problema tuttavia, non riguarda soltanto questa zona come spiega Giuseppe Villani, consigliere regionale PD  “In provincia dio Pavia sono stati individuati 350.000 metri cubi di amianto da smantellare. Ma in tutto il territorio lombardo ce ne sono 3 milioni di metri cubi, (2 milioni secondo l’ARPA)”. Il Pirellone ha varato il PRAL (Piano regionale amianto Lombardia) che imponeva la rimozione di tutto  il materiale pericoloso entro il 2015. Un obbiettivo palesemente irraggiungibile, “ma si poteva almeno provare ad avviare l’operazione, invece non s’è fatto nulla”.  

Rimuovere l’amianto, costa tantissimo, e anche per questo che la politica si tiene alla larga. Impensabile quindi, anche al minimo accenno alla necessità  di una discarica, mentre a Casale Monferrato l’Hanno voluta gli stessi cittadini, esigendone però una gestione pubblica. Ma il problema c”è  eccome: anche perché il picco dei morti da amianto è previsto tra il 2020 e il 2025. 


Olivetti, al via il processo per le morti da amianto: 17 gli imputati

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http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/olivetti_processo_amianto_ivrea-1472416.html

Sabato 9 Gennaio 2016

Il «dramma sociale» di Ivrea arriva in un’aula di giustizia. Lunedì si apre il maxi processo per le morti da amianto alla Olivetti, la storica fabbrica di macchine per scrivere prima e di apparecchi informatici poi, che per oltre un secolo ha scandito la vita della città piemontese. Fra i 17 imputati ci sono nomi eccellenti: quello di Carlo De Benedetti, che fu amministratore delegato e presidente del Cda fra il 1978 e il 1996; del fratello Franco, senatore per tre legislature; di Corrado Passera, banchiere, ex ministro della Repubblica; dell’imprenditore Roberto Colaninno. Il tribunale eporediese si occuperà di dodici casi di morte fra gli ex lavoratori e di due casi di lesioni: tutto dovuto a malattie che, secondo l’accusa, furono provocate dall’esposizione al minerale killer.

Il capannone di San Bernardo, il più contaminato

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L’inchiesta della procura di Ivrea sui morti d’amianto all’Olivetti. Mercede Prinzis racconta la storia di suo fratello, ucciso da un mesotelioma pleurico. Il servizio è andato in onda in Ambiente Italia su Rai Tre, il 1 novembre 2014.

La Olivetti nella seconda metà del ‘900 fu un grande esperimento di fabbrica «a misura d’uomo», con capannoni e uffici «costruiti garantendo luminosità e caratteristiche atte a far vivere bene al dipendente il proprio tempo». Edifici che lo stesso giudice ha definito «magnifici». Ma questa utopia, adesso, si scontra con le accuse di omicidio e di lesioni colpose. Come se la Olivetti fosse stata un’azienda che, come tante altre, trascurò la sicurezza sul lavoro. Non è un caso Eternit perchè, a differenza di quanto avvenuto con la multinazionale svizzera a Casale Monferrato, i pm non contestano il disastro ambientale o reati dolosi. Ad essere chiamati in causa sono le figure che fra il 1963 e il 1999 ebbero incarichi di responsabilità: non presero tutti i provvedimenti necessari, o li presero in ritardo; solo nel 1987, per esempio, i tecnici rilevarono la presenza di amianto in alcuni muri. Ma per l’entourage di De Benedetti questa impostazione è «basata su ipotesi che non si fondano nè sulla realtà processuale nè sulla realtà storica dell’azienda».

Amianto – Rinviati a giudizio dirigenti di Olivetti – 19 dicembre 2014

03 gennaio 2016 http://www.corriere.it/cronache/16_gennaio_03/amianto-vagoni-ferroviari-condanna-sei-assoluzioni-be7968c0-b1f1-11e5-829a-a9602458fc1c.shtml

Amianto nei vagoni ferroviari Condanna dopo sei assoluzioni

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Una ditta piemontese deve risarcire i familiari di un’operaia. Il rinvio a giudizio è del 2011. Ora il verdetto rimette in discussione altre undici morti sospette. Nella secolare fabbrica «Fratelli Magliola Antonio & Figli spa» a Santhià: tutta una vita a smontare (i vecchi) e rimontare (i nuovi) sedili e arredi e pannelli dei vagoni dei treni. Con le polveri d’amianto, contenutovi nelle coibentazioni, che a distanza di 20/30 anni hanno iniziato a mietere i propri nefasti effetti. Già sei procedimenti non erano approdati ad alcunché, e gli ultimi due, che per la morte di tre lavoratori si erano conclusi con l’assoluzione dei titolari della fabbrica, sembravano aver chiuso ogni prospettiva per i 400 operai che vi lavoravano nel 1981-1983, cioè nel periodo più critico.

http://video.corriere.it/che-cos-mesotelioma-come-si-riconosce/25ee0b32-f7b8-11e3-8b47-5fd177f63c37

Ma a cavallo di Natale al Tribunale penale dhttps://youtu.be/HH5aR-97SyMi Vercelli una sentenza-pilota ha ritenuto che la morte il 5 ottobre 2010 della operaia Maria Casulli 54 anni, al lavoro nella fabbrica di Santhià per metà della propria esistenza, fosse riconducibile al causato dall’esposizione certa e protratta all’amianto in violazione del dpr 303 del 1956 sulla sicurezza. La sentenza di condanna per omicidio colposo ha dunque rilievo non tanto per le pene che infligge (6 mesi con sospensione condizionale ai titolari Maurizio e Paolo Magliola, e assoluzione di Liliana Magliola e dell’ing. Carlo Mosca), quanto per il diritto al risarcimento che riconosce alle sorelle parti civili Filomena e Paola Casulli (quantificabile in separata sede civile), e per le prospettive che riapre ai parenti di altri undici lavoratori pure morti di mesotelioma.

L’impresa, fallita proprio quest’anno, dal 1909 costruiva veicoli ferroviari. Negli anni ‘70 l’aggiudicazione di una grossa commessa delle Ferrovie dello Stato l’aveva reindirizzata sulla riparazione e carpenteria degli scompartimenti dei treni. La signora Casulli aveva cominciato a lavorare in fabbrica a 25 anni nel 1981, e vi era rimasta sino al febbraio 2009 come addetta allo smontaggio e montaggio di arredi sui vagoni, e poi come addetta alle pulizie e alla mensa. La sentenza del giudice Marco Dovesi (contro la quale la difesa farà appello) ha dunque ritenuto – specie sulla scorta del perito Pietro Barbieri – che l’azienda avesse colposamente non informato l’operaia né dei rischi ai quali era esposta, né dei modi di prevenirli o delle protezioni da adottare. Non sarebbero state ad esempio confinate le aree di lavoro a contatto con l’amianto, sicché pure chi non vi lavorava finiva esposto alle fibre disperse anche dall’impianto di ventilazione e di riscaldamento in un unico ambiente privo di separazioni fra i vari reparti.


Amianto alla Scala, per la morte degli operai indagati quattro ex sindaci di Milano

06 novembre 2015 – Fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/11/06/news/amianto_alla_scala_per_la_morte_degli_operai_indagati_4_ex_sindaci_tognoli_pillitteri_borghini_formentini-126770089/

144028949-fd83e0eb-6727-472d-b7d9-c7dc3aca9c94[1]Invito a comparire della Procura per Tognoli, Pillitteri, Borghini, Formentini. Sotto inchiesta anche l’ex sovrintendente Fontana. Tra i decessi che si sospettano essere dovuti al materiale killer anche quello del soprano Edith Martelli. Il Teatro alla Scala Quattro ex sindaci di Milano sono indagati con altre sette persone per omicidio colposo e lesioni colpose per sette casi di morte e altri di malattia dovuta all’amianto al Teatro alla Scala. La procura ha notificato inviti a comparire a Carlo Tognoli, Paolo Pilliteri, Giampiero Borghini e Marco Formentini. Sotto inchiesta anche Carlo Fontana, sovrintendente dal 1990 al 2005, Silvano Cova e Angelo Sala, direttori degli allestimenti tra il 1991 e il 1992.

Gli indagati non avrebbero rimosso l’amianto dal celebre lampadario della salone principale e dagli altri locali del Piermarini. Sarebbe stato inoltre disatteso l’obbligo di censimento di tutte le parti di amianto previsto dalla normativa del 1992. Tutto l’amianto presente del teatro è stato definitivamente rimosso con i lavori di ristrutturazione eseguiti dall’archistar Mario Botta tra il 2002 e il 2004. Allo stato attuale non c’è più nessun rischio né per il personale né per il pubblico.

 La Vicenda è quella dei lavoratori, attrezzisti, macchinisti, tecnici manutentori, che tra gli anni Settanta e Ottanta hanno lavorato nel Teatro alla Scala, si sono ammalati e hanno respirato morte. Tra i casi, quello dell’uomo del sipario, tirato su e giù per 27 anni, morto per un mesotelioma pleurico. O anche quello del vigile del fuoco, rimasto trent’anni dietro le quinte e i teli intrisi di veleni. Tra le morti che, stando all’ipotesi accusatoria, sarebbero state causate dalla presenza di amianto all’interno del teatro, ci sarebbero anche quella del soprano Edith Martelli e di un falegname.


Fonte: http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_luglio_15/amianto-pirelli-11-condanne-omicidio-colposo-aggravato-498fc28e-2ace-11e5-8eac-aade804e2fe2.shtml

Amianto, Pirelli: 11 condanne
per omicidio colposo aggravato

Si è concluso con 11 condanne a pene tra i 3 e i 7 anni e 8 mesi di reclusione il processo a carico di altrettanti ex dirigenti della Pirelli imputati in relazione a 24 casi di operai morti o che si sono ammalati di forme tumorali a causa dell’amianto, dopo avere lavorato negli stabilimenti milanesi della Pirelli. ….

7 MAGGIO 2015 Chiediamo uno

SCIOPERO GENERALE CONTRO LE MORTI SUL LAVORO

SINDACATI DIMOSTRATE SENSIBILITA’ VERA

 6 maggio 2015 – Fonte: http://cadutisullavoro.blogspot.it

Chiediamo uno Sciopero Generale, anche se solo simbolico, contro le morti sul lavoro e soprattutto di mobilitarvi per la carneficina degli agricoltori schiacciati dal trattore che sono stati già sette in questi primi giorni di maggio, di cui 3 solo ieri e 18 in aprile. E questo nonostante Renzi, Poletti e Martina siano stati avvertiti a febbraio dell’imminente strage, come del resto a febbraio del 2014, anno in cui ne morirono schiacciati dal trattore ben 152 Chiedevo loro di fare almeno una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo. A Bologna, ma anche in altre città in tanti il 1° maggio abbiamo portato il lutto al braccio contro le morti sul lavoro che sono già complessivamente sui luoghi di lavoro 210 dall’inizio dell’anno e oltre 300 con le morti sulle strade e in itinere. Sono stanco di contare i morti e vedere l’indifferenza da parte di chi ci governa e non solo. Chiedo a CGIL, CISL, UIL, e a tutti i sindacati di base uno Sciopero Generale anche se solo di un’ora contro questa tragedie, oppure di far portare il lutto al braccio per un giorno. Ricordiamo che nel 2014 c’è stato un aumento delle morti sui luoghi di lavoro di oltre il 12,5% rispetto al 2013. Anche se vogliono far credere di costanti cali inesistenti se si monitorano tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL. In questo momento superiamo dall’inizio dell’anno addirittura i morti per infortuni dello stesso giorno del 2014 e anche del 2008, nonostante la perdita di milioni di posti di lavoro. A noi dell’Osservatorio e a tutti gli amici che da diverse parti d’Italia mi segnalano le vittime non bastano più sindacati che si scandalizzano dopo che le tragedie siano avvenute. Sono un iscritto alla SPI CGIL, non posso comunque rimanere più iscritto a questo sindacato se non s’interessa complessivamente di queste tragedie e di lamentarsi, dopo, quando ci sono tragedie particolarmente agghiaccianti o ricorrenti nello stessa provincia. Tra l’altro voglio ricordare che oltre il 30% di tutte le morti per infortuni sul lavoro sono di lavoratori che superano i 60 anni. Agghiacciante come la morte dell’ agricoltore che è rimasto schiacciato sotto il trattore per giorni, prima che un parente se ne accorgesse. Come iscritto al sindacato e curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna che monitora senza nessun interesse di sorta e come volontario le morti sul lavoro dal 1° gennaio 2008, dopo la tragedia della ThyssenKrupp di Torino che ha visto morire così tragicamente ben 7 operi. Il sindacato mandi un segnale forte e indichi uno sciopero generale unitario contro queste tragedie. Anche questi aumenti delle morti sono dovuti al Jobs act , al lavoro precario e in nero e alla legge Fornero che ha costretto a rimanere a lavorare persone anziane con riflessi poco pronti anche in mansioni pericolose. Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro. Risvegliate almeno voi le coscienze di chi ci governa

http://cadutisullavoro.blogspot.it


Fonte:http://it.wikipedia.org/wiki/Eternit

Storia: Nel 1901 l’austriaco Ludwig Hatschek brevetta il cemento-amianto, un materiale che egli stesso chiamò Eternit – con riferimento al latino aeternitas, «eternità», per rimarcarne la sua elevata resistenza. Un anno dopo Alois Steinmann acquista la licenza per la produzione e apre nel 1903 a Niederurnen le Schweizerische Eternitwerke AG

Nel 1955 nasce lo stabilimento di Eternit Siciliana, tra Priolo Gargallo e Augusta in Sicilia, chiuso nel 1993. Altri stabilimenti si trovavano a Casale Monferrato, Cavagnolo (Torino), Broni (Pavia) e Bari.

A partire dal 1984 le fibre di amianto vengono sostituite da altre fibre non cancerogene. Nel 1994 l’ultimo tubo contenente asbesto lascia la fabbrica. La commercializzazione di Eternit contenente cemento-amianto è cessata in Italia tra il 1992 e il 1994.


L’Eternit e l’amianto

Negli anni sessanta, ricerche mostrarono come la polvere di amianto, generata dall’usura dei tetti e usata come materiale di fondo per i selciati, provoca asbestosi e una grave forma di cancro, il mesotelioma pleurico. Eternit e Fibronit continuarono tuttavia a produrre manufatti sino al 1986, con drammatiche conseguenze per la salute degli operai.

A Casale Monferrato lo stabilimento disperdeva la polvere di amianto nell’ambiente circostante. Avendo la malattia un periodo di incubazione di circa 30 anni, coloro i quali risiedevano nelle zone intorno alla fabbrica negli anni ’80 corrono tutt’oggi rischi per la salute: ad esempio, tra il 2009 e il 2011 sono stati registrati 128 nuovi casi di persone ammalate. Nella provincia di Alessandria si contano circa 1.800 morti per esposizione ad amianto.

Fonte: http://cadutisullavoro.blogspot.it/

Carlo Soricelli facebook http://www.facebook.com/profile.php?id=1122566828

Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp morti nel 2007 a Torino

Il cuore rimasto in Fabbrica

anche adesso che ho raggiunto la pensione

Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano

Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica

e tutte le fabbriche d’Italia

La classe operaia non è più centrale

e il paradiso è diventato inferno

di fiamme di fuoco e d’olio bruciato

di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane

Operai sfruttati come non è successo mai

Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica

e tutte le fabbriche d’Italia

Anche il nostro bravo Presidente

urla instancabile le morti sul lavoro

ma anche le sue sono urla impotenti

Addio Compagni di fatica, di sogni e d’ideali

Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.


Eternit – Scandalosa sentenza Eternit

Migliaia di morti per le polveri d’amianto, ma  la CASSAZIONE ha annullato per prescrizione la sentenza del giugno 2013 dove la CORTE D’APPELLO di Torno aveva condannato a 18 anni l’unico imputato il miliardario svizzero SCHMIDHEINY.   

2200 morti, 700 malati a causa del contatto con l’amianto. Tutti dipendenti della multinazionale a Casale Monferrato, Cavagnolo, Ruberia e Bagnoli

2012 la sentenza di primo grado: 16 anni a Stephan Schmidheiny  (ex presidente del consiglio di amministrazione, Louis De Cartier de Marchienne (Direttore dell’azienda degli anni ’60.

2013 aumenta la pena da 16 a 18 anni ma nel frattempo il secondo imputato Lous De Cartier  è morto lasciando come unico imputato Sthephan Schmidheiny