Un rogo ha distrutto la base operativa della squadra veneta a Porto Viro, a pochi giorni dal round di Imola. Le moto si sono salvate, ma ricambi, materiali e attrezzature sono andati in cenere
Un incendio devastante ha colpito nella notte di sabato il Team Grandi Corse, una delle realtà storiche del Campionato Italiano Velocità. Le fiamme hanno distrutto completamente la base operativa della squadra a Porto Viro, in provincia di Rovigo, cancellando in poche ore il frutto di vent’anni di sacrifici, passione e lavoro nel motorsport tricolore. A meno di una settimana dal terzo round stagionale del CIV Superbike previsto a Imola, il futuro della compagine veneta è avvolto nell’incertezza: i danni, ancora da quantificare con precisione, ammonterebbero a decine di migliaia di euro.
Il rogo, le cui cause sono ancora al vaglio delle autorità competenti, si è propagato anche ad alcuneabitazioni limitrofe, scatenando momenti di panico tra i residenti della zona. I Vigili del fuoco sono intervenuti tempestivamente per domare le fiamme e mettere in sicurezza l’area. Una persona è rimasta ferita nell’incendio, ma le sue condizioni non destano particolari preoccupazioni.
Stando alle informazioni reperibili, c’è almeno una notizia parzialmente positiva in mezzo al disastro: le Ducati Panigale V4 con cui il team schiera nella stagione in corso Gianluca Sconza, Matteo Morri e Alberto Butti sono uscite indenni dall’inferno di fuoco. Non si può dire lo stesso di tutto il resto. Ricambi, materiali, strumentazione tecnica e cimeli accumulati in quasi vent’anni di attività agonistica sono andati completamente perduti. Un colpo durissimo sul piano operativo, che mette seriamente a rischio la partecipazione del Team Grandi Corse ai restanti appuntamenti del CIV Superbike 2026, a partire dal round imolese ormai imminente.
La tragedia a Buggenhout, nelle Fiandre Orientali – Adnkronos
Buggenhout si è svegliata sotto choc questa mattina. Poco dopo le 8.15, un treno passeggeri ha investito uno scuolabus su un passaggio a livello, a nord di Bruxelles, in Belgio. A bordo c’erano sette studenti delle superiori, l’autista e un supervisore. Quattro persone hanno perso la vita, ma il bilancio potrebbe ancora peggiorare: i soccorsi stanno lavorando senza sosta, mentre diversi feriti, tra cui uno in condizioni gravi, sono stati trasportati in ospedale. La comunità è sotto choc, ancora incredula di fronte a questa tragedia improvvisa.
L’incidente in Belgio – L’impatto è avvenuto proprio dove il passaggio a livello era chiuso, con il semaforo rosso acceso per il van, secondo le prime verifiche. A confermarlo è Infrabel, la società che gestisce la rete ferroviaria belga. Il macchinista avrebbe provato a frenare all’ultimo secondo, senza riuscire a evitare lo scontro. L’urto è stato violentissimo e ha causato danni gravissimi soprattutto ai passeggeri del minibus, ribadendo quanto siano pericolosi questi incroci quando le regole non vengono rispettate. Le autorità hanno avviato un’indagine approfondita per capire esattamente come sono andate le cose, senza però finora trovare problemi tecnici alla segnaletica.
Soccorsi e testimonianze: il racconto della tragedia – Sul posto sono arrivate numerose ambulanze e pattuglie. I medici hanno lavorato duramente per cercare di salvare almeno uno dei feriti dopo l’impatto. Thomas Baeken di Infrabel ha parlato con il quotidiano Hln definendo l’incidente“gravissimo” e confermando che le indagini proseguono per chiarire ogni dettaglio. Un testimone che viaggiava sul treno ha raccontato di aver sentito un boato fortissimo e di aver visto un finestrino andare in frantumi. Ha anche detto di aver visto una persona sbalzata fuori dal veicolo, probabilmente l’autista. Le autorità continuano a lavorare per ricostruire l’intera dinamica e accertare le responsabilità
Le quattro squadre italiane qualificate in Champions League conoscono già le fasce per il sorteggio: Inter, Napoli, Roma e Como saranno tutte in slot diversi.
Inter, Napoli, Roma e Como sono le quattro italiane qualificate per la prossima Champions League e hanno già la certezza della fascia in cui capiteranno al momento del sorteggio del percorso. Nella lista di tutte le partecipanti mancano solo 7 squadre che verranno decise attraverso ai playoff, ma quelle provenienti dalla Serie A hanno già il loro slot assicurato che non dovrebbe cambiare. Con l’introduzione del nuovo format nel 2024/25 non c’è più la fase a gironi, sostituita da quella con girone unico dove ognuna delle qualificate ha il suo percorso con otto avversarie diverse prima di accedere alla fase a eliminazione diretta.
Le fasce delle italiane in Champions – La Serie A ha emesso il suo ultimo verdetto mandando Inter, Napoli, Roma e Como in ChampionsLeague nel corso dell’ultima serata che ha riservato grandi sorprese. Al momento dei sorteggi ogni club conoscerà il suo percorso all’interno della fase campionato e le fasce sono pressoché decise, con una divisione abbastanza netta: i nerazzurri sono gli unici in prima fascia, i giallorossi andranno in seconda, i partenopei in terza e la squadra di Fabregas,qualificata per la prima volta alle coppe europee, finirà in quarta fascia.
Ognuna di loro affronterà otto avversarie, due per ogni fascia, e i punti ottenuti durante la prima fase verranno conteggiati all’interno della classifica generale che determinerà le squadre direttamente qualificate agli ottavi di finale e quelle che invece dovranno attraversare gli spareggi per accedere alla fase a eliminazione diretta. Mancano ancora sette squadre che arriveranno dai playoff che finiranno ad agosto, poi nel giorno del sorteggio le italiane conosceranno il proprio destino. Ma gli slot sono praticamente assegnati e, a differenza degli anni passati, le quattro provenienti dalla Serie A si troveranno tutte in fasce diverse.
Il Como è in Champions ma deve rientrare nei rigidi parametri Uefa tra stadio, giovani e bilancio. Il rischio è quello di avere una rosa ridotta.
Il Como è in Champions League e il merito di questa impresa è della società, capace di investire tantissimo nell’ultimo mercato estivo prima di questa stagione, ma anche del suo allenatore, Cesc Fabregas, bravo a far prendere giocatori funzionali al suo gioco anche se con prezzi elevati. Nelle ultime sessioni di mercato, la strategia della società si è evoluta: non solo parametri zero di grande nome ed esperienza, ma investimenti pesanti su giovani talenti internazionali dal grandissimo potenziale, pagati a prezzo d’oro.
Nel complesso, la spesa è stata impressionante: nella prima stagione circa 97,7 milioni di euro investiti mentre nella seconda sono stati superati i 107 milioni di euro di investimenti (toccando quota 114-126 milioni complessivi contando bonus e riscatti invernali). Nel mezzo però il Como è stato contestato per non aver assolutamente investito sugli italiani in prima squadra salvo qualche elemento proveniente dalla squadra Primavera. Ma in vista della Champions il Como ora dovrà rientrare in alcuni paletti rigidissimi previsti dalla Uefa: dallo stadioal fair play finanziario fino ai giovani italiani e del vivaio in rosa.
La criticità del Como relativa allo stadio in Champions – Dal punto di vista dello stadio, per ospitare la Champions, serve la Categoria 4 Uefa. Il Como ha portato il suo stadio a circa 12.000 posti, un numero che supera il requisito minimo UEFA per la Champions League (fissato a 8.000 posti). Sotto questo aspetto il Como è a norma ma il problema delle tribune tubolari rappresenta la criticità maggiore. La Uefa non ammette le strutture metalliche/tubolari provvisorie e concede deroghe rarissimamente. Il Como dovrà lavorare a tempo di record per sostituire le sezioni provvisorie (come i distinti o porzioni delle curve) con strutture fisse o conformi. In questi giorni i lavori stanno andando avanti e in maniera spedita proprio per ovviare a queste criticità.
Ma non è tutto. Saranno necessari interventi stringenti su postazioni media, aree hospitality, illuminazione per l’alta definizione televisiva, tornelli e zone di sicurezza per il filtraggio dei tifosi ospiti. Se i lavori non dovessero terminare in tempo, il Como dovrebbe indicare uno stadio alternativo come il Meazza di Milano o il Gewiss Stadium di Bergamo, ma la dirigenza è fortemente ottimista e determinata a giocare in casa.
I paletti economici da rispettare dopo il rosso in bilancio – Dal punto di vista finanziario invece, il Como, con l’ingresso in Europa, entra automaticamente sotto il monitoraggio del Club Financial Control Body della Uefa. In poche parole, la Uefa impone regole severe per evitare il doping finanziario, note come le norme sulla sostenibilità finanziaria (che hanno sostituito il vecchio Fair Play Finanziario ndr).
Da questo punto di vista la Uefa stabilisce che la somma di stipendi lordi di calciatori e allenatori, ammortamenti dei cartellini dei giocatori e commissioni agli agenti, non può superare il 70% dei ricavi totali del club come i ricavi commerciali, diritti TV, biglietteria e plusvalenze. La qualificazione in Champions garantisce al Como una base iniziale stimata intorno ai 35 milioni di euro che alzerà il fatturato permettendo un margine di spesa più ampio per gli stipendi.
Ma allora cosa succederà? Il Como ha chiuso il bilancio 2024/25 (prima stagione in Serie A) con una perdita molto elevata: circa 105 milioni nel bilancio separato e 132 milioni a livello consolidato di gruppo. I ricavi sono ancora bassi rispetto agli investimenti di squadra, staff e infrastrutture. Da questo punto di vista il Como potrebbe fare come Rome Aston Villa firmando un Settlement Agreement con la Uefa, ovvero un piano pluriennale (3-4 anni)per equilibrare i conti con target di riduzione delle perdite e controllo dei costi. Il rischio è di incorrere in multe o del divieto di tesserare nuovi giocatori.
La rosa e i giovani da inserire – La rosa, ecco, un altro punto sul programma del Como per la Champions. La lista A prevista in Champions può contenere al massimo 25 giocatori ma non si possono iscrivere più di 17 giocatori “liberi” (cioè senza vincoli di provenienza o nazionalità, inclusi gli stranieri). I restanti 8 posti della lista sono riservati esclusivamente ai giocatori formati localmente e sono divisi in due categorie da 4: calciatori di qualsiasi nazionalità che, tra i 15 e i 21 anni, sono stati tesserati con il Como per almeno 3 stagioni intere o 36 mesi e calciatori che, tra i 15 e i 21 anni, hanno militato per 3 anni in qualsiasi altro club italiano ad esempio cresciuti nei vivai di Inter, Juve, Atalanta, e altre. Al momento il Como non rientra in questi parametri e dovrà dunque adeguarsi per non trovarsi a giocare la Champions con una rosa ridotta all’osso formata da 21 o 22 giocatori al massimo anziché 25.
Maurizio Sarri è di fatto il nuovo allenatore dell’Atalanta. Il tecnico toscano firmerà un triennale non appena avrà risolto il contratto con la Lazio, che lascia dopo essere tornato solo la scorsa estate: l’annuncio del nuovo accordo è atteso per l’inizio della prossima settimana. Prenderà il posto di Raffaele Palladino, che lascia la Dea dopo averla ereditata da Juric a stagione inoltrata. Entro il weekend, poi, arriverà anche la firma di Cristiano Giuntoli come nuovo direttore sportivo dei bergamaschi.
Che cosa succederà ora? – Sarri è legato ai biancocelesti da un contratto biennale. Dopo la richiesta del tecnico di un faccia a faccia con il presidente Claudio Lotito, nelle ultime ore le parti si sono venute incontro per risolvere la questione in tempi rapidi ed evitare ulteriori giorni di tensioni. La situazione si è sbloccata anche grazie a Gennaro Gattuso, che ha trovato un accordo con la Lazio e prenderà il posto di Sarri. Il sostituto di Raffaele Palladino sulla panchina nerazzurra è atteso invece a Bergamo entro giovedì. Alla Dea ritroverà Cristiano Giuntoli,direttore sportivo del Napoli anche nel periodo di Sarri alla guida dei partenopei. Senza un accordo, il tecnico toscanosarebbe rimasto alla Lazio fino al 30 giugno e avrebbe poi presentato le dimissioni. Lotito valuterà comunque di chiedergli i danni a causa delle sue ultime parole: “A Formello è un ambiente difficile. Evidentemente chi ci ha lavorato ha incontrato i miei stessi problemi, se l’epilogo è stato lo stesso“, aveva detto Sarri. Gattuso è avvisato.
Il saluto finale – Dopo la partita contro il Pisa, Sarri ha salutato la Lazio: “Non mi sono pentito di essere tornato perché è stata una stagione formativa, che mi ha cambiato e reso più empatico con i giocatori“. Decisiva per incrinare un rapporto mai amichevole tra Sarri e Lotito la questione mercato: “Dopo la sessione estiva bloccata, la società mi aveva detto che sarebbe stata fatta una campagna acquisti importante a gennaio e avrei avuto voce in capitolo. Non è andata così. A Formello puoi sbattere i pugni quanto vuoi, ma non ti ascolta nessuno“. Nonostante le difficoltà, Sarri è rimasto al timone della Lazio: “Ho mantenuto la promessa col popolo biancoceleste di arrivare fino a giugno“, ha detto. Sabato sera avava poi aggiunto: “Ora non sono contento, ho perplessità andare avanti, così come il presidente avrà le sue, ma ci sono altri due anni di contratto. O si trova un accordo veloce per risolverlo oppure va rispettato“. Una frase di circostanza, per evitare di gettare ulteriore benzina sul fuoco prima di un addio già scritto da tempo.
Rientrati dall’Uganda dopo tre mesi ai confini del Congo dove il virus è attivo avevano manifestato sintomi compatibili
Non hanno l’Ebola i due italiani ricoverati all’ospedale Sacco di Milano “con sintomatologia febbrile” dopo essere rientrati dall’Uganda. I due cooperanti –un uomo di 31 anni residente a Bulgarograsso (Como), con febbre, nausea e vomito, e una donna di 33 anni residente a Lurate Caccivio (Como), che ha manifestato febbre alta, brividi, cefalea, nausea, vomito e stato confusionale – di rientro dopo tre mesi in una zona dell’Uganda al confine con il Congo per prestare aiuto alle popolazioni locali, sono stati sottoposti oggi ad accertamenti risultati poi negativi.
Bertolaso: “Negativi anche alla malaria” – “Gli esami virologici eseguiti presso il laboratorio di riferimento dell’ospedale Sacco di Milano hanno dato esito negativo“, ha comunicato l’assessore regionale della Lombardia al Welfare, Guido Bertolaso. I pazienti sono risultati negativi anche ai test per malaria e per i principali virus respiratori attualmente monitorati.
“Le condizioni cliniche dei due soggetti restano sotto osservazione da parte degli specialisti infettivologi. Alla luce dei primi risultati diagnostici – continua Bertolaso – tra le ipotesi attualmente considerate vi è quella di un’infezione di origine batterica a carico dell’apparato gastroenterico. È stata infatti riscontrata positività alla Shigella in entrambi i soggetti“.
Sono in corso ulteriori approfondimenti microbiologici e colturali. “Al momento non sussistono elementi di allarme per la salute pubblica. Se questa mattina fossero state rispettate le corrette tempistiche e procedure – conclude l’assessore – si sarebbe potuta evitare l’attivazione di un allarme mediatico che ha comportato un notevole dispiego di risorse e attività operative”.
La nota del ministero della Salute – “I test per Ebola effettuati oggi al ‘Sacco’ di Milano su due persone rientrate nelle scorse ore dall’Uganda sono negativi. I due sono stati sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica nell’ambito delle attività di monitoraggio con riferimento all’epidemia di malattia da Ebola che si è sviluppata nella Repubblica Democratica del Congo“, conferma il ministero della Salute che, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia.
Il ministero della Salute “sta anche partecipando al Comitato operativo della Protezione civile nell’ambito delle attività di coordinamento e monitoraggio in corso. Il ministero continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell’evoluzione del quadro epidemiologico. Il rischio in Italia resta molto basso“.
Nuovi casi in Uganda – L’Uganda ha confermato due nuovi casi, portando a sette il totale da quando l’epidemia è stata rilevata anche in questo Paese dell’Africa orientale, il 15 maggio. “I due nuovi casi confermati– ha informato il ministero della Salute dell’Uganda – sono operatori sanitari ugandesi che lavorano in una struttura privata a Kampala“, la Capitale del Paese. “Entrambi i pazienti sono stati ricoverati nell’unità di trattamento designata“.
La situazione in Congo – Intanto, nella Repubblica Democratica del Congo i casi sospetti di Ebola hanno ormai superato quota 900, secondo l’ultimo aggiornamento diffuso dal ministero della Sanità del Paese. Secondo i dati al 23 maggio, il focolaio da virus Bundibugyo risulta attivo in 3 province: Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. Sul totale di 904 casi sospetti cumulativi, distribuiti in 11 zone sanitarie del Paese attualmente colpite dal virus, quelli finora confermati in laboratorio sono 101. I decessi sospetti secondo il rapporto sono 119. E al momento sono stati identificati 1.817 contatti, anche se il tasso di monitoraggio resta ancora basso (20%).
I numeri delle infezioni sospette sono dunque in crescita, “con l’intensificarsi delle attività di sorveglianza nella risposta all’epidemia“, evidenzia in un post su X il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus che avverte anche delle difficoltà in cui ci si sta muovendo. “Nella provincia di Ituri, epicentro dell’epidemia, quasi 5 milioni di persone vivono in una situazione di conflitto in corso. Oggi, 1 persona su 4 ha bisogno di assistenza umanitaria e 1 su 5 è sfollata internamente. La violenza sta costringendo le persone a fuggire, compresi gli operatori sanitari e umanitari. Ciò sta ostacolando gravemente gli sforzi per intensificare il tracciamento dei contatti e identificare le infezioni in tempo utile per fornire assistenza. L’insicurezza persistente e la paura alimentano inoltre la sfiducia all’interno delle comunità“.
In questo momento, continua il Dg Oms“i partner umanitari e sanitari mantengono una presenza in tutto l’Ituri, anche in alcune delle aree più difficili da raggiungere e più insicure“. E la situazione è complicata anche dal fatto che “le comunità si trovano ad affrontare non solo la minaccia dell’Ebola, ma anche una vasta gamma di malattie“. I partner sul campo stanno supportando l’erogazione di diversi servizi: assistenza sanitaria materna, riproduttiva, neonatale, dell’infanzia e dell’adolescenza – elenca – trattamento della malnutrizione acuta grave con complicanza, servizi di salute mentale, cura delle ferite e supporto per le vittime di violenza sessuale, forniture mediche, vaccinazioni di routine, servizi sanitari comunitari. Fornire un pacchetto completo di servizi è essenziale, non solo per soddisfare i bisogni sanitari urgenti, ma anche per costruire la fiducia che è fondamentale per una risposta efficace ad Ebola”.
Intanto il virus si estende in Congo, dove i casi sospetti hanno superato quota 900, e in Uganda, dove il totale di casi confermati è salito a sette
L’ospedale Sacco di Milano – (Ipa)
All’ospedale Sacco di Milano accertamenti in corso su due italiani “con sintomatologia febbrile” rientrati dall’Uganda, Paese in cui al momento sono stati confermati sette casi di Ebola. Si tratta didue cooperanti, entrambi trentenni, appartententi a due diverse famiglie che hanno trascorso tre mesi in una zona al confine con il Congo per prestare aiuto alle popolazioni locali.
Bertolaso: “Per la donna l’ipotesi è di malaria” – A spiegare il quadro è stato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso. “Sette cittadini italiani, componenti di due famiglie diverse, sono rientrati dall’Uganda, da una zona che si trova non lontano dal confine con il Congo e il Ruanda. Sono rientrati dopo una permanenza in quei territori di circa 3 mesi“, ha spiegato in conferenza stampa. “Sono dei cooperanti, dei volontari che si sono recati in quei territori per prestare il loro aiuto a favore di popolazioni che sicuramente vivono in condizioni molto più difficili e problematiche delle nostre. Rientrati in Italia, 24 ore fa, due di questi cittadini durante la notte hanno manifestato una sintomatologia di febbre, in un caso molto alta con nausea, vomito, diarrea, e anche una leggera sintomatologia di carattere neurologico. Pensiamo – ha continuat Bertolaso – con i colleghi dell’ospedale Sacco di Milano che probabilmente la causa più possibile“, in uno dei due casi, “sia quella di una malaria, magari anche malaria cerebrale, che è purtroppo una delle condizioni più serie di chi viene colpito da questa malattia”. Questo caso nello specifico riguarda “una ragazza trentenne, madre. La figlia, proprio nel corso della loro permanenza in Uganda, ha sviluppato la malaria. Quindi c’è anche un precedente nel nucleo familiare che ci fa pensare che possa essere questa la causa di una sintomatologia così seria da parte di questa signora“.
L’altro caso, ha proseguito, “riguarda il componente di un’altra famiglia, un uomo di 31 anni, che invece ha una temperatura corporea leggermente superiore” alla norma, “37,5-38 gradi, con sintomi vaghi di problematiche di tipo intestinale che potrebbero essere legati a un fenomeno gastroenterico derivante da un cambio di territorio o quant’altro. Però – ha chiarito l‘assessore – poiché provengono da una zona che è interessata in questo momento dall’epidemia di Ebola” da virus Bundibugyo in corso nella Repubblica Democratica del Congo con casi anche in Uganda, “ovviamente è scattato immediatamente quello che è il nostro meccanismo di vigilanza e di sorveglianza“.
Se i due italiani sono positivi scatterà il protocollo aerei – “Al momento” per i due cooperanti con sintomi rientrati ieri dall’Uganda “non stiamo parlando di casi, ma solo di sospetti e li stiamo verificando. Noi abbiamo avvisato il ministero che si sta attivando anche per” l’eventuale “rintraccio dei voli e quindi per tutti i protocolli di sicurezza aerei“. A spiegarlo è stato Danilo Cereda, direttore Unità operativa Prevenzione della Direzione generale Welfare della Regione Lombardia, durante una conferenza stampa per fornire informazioni relative agli accertamenti infettivologici in corso sui due pazienti.
Gli esami sono già in corso, ha assicurato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, “li conosceremo nel tardo pomeriggio di oggi. Poi, se saranno negativi finirà tutto lì. Se ci dovesse essere in questi due casi un’eventuale positività” a Ebola, “è chiaro che adotteremo tutte quelle che sono le ulteriori misure che sono previste dalla nostra checklist, l’elenco delle iniziative da adottare in presenza di un caso confermato di Ebola. Ma questo lo vedremo nel momento in cui conosceremo i risultati. Per la diagnosi di malaria ci mettiamo per fortuna 10 minuti“, quindi se dovesse trattarsi di questo l’esito si avrebbe davvero rapidamente.
“Se guardiamo alle azioni adottate a livello europeo dai diversi Paesi membri dell’Ue, l’Italia è fra i Paesi più attenti che hanno emanato delle direttive e delle procedure fra le più restrittive – ha tenuto a precisare Bertolaso – Quindi dal punto di vista nazionale il meccanismo di sorveglianza, controllo e vigilanza è attivo e funziona bene e siamo fra quelli in prima linea nel controllare ed intervenire nel caso dovessero esserci situazioni ascrivibili a questa epidemia in corso in Africa“.
Che rischi correrebbero le persone che condividono un volo con eventuali casi? “Per Ebola, il rischio di trasmissione riguarda il contatto con fluidi biologici – ha precisato Cereda – Per questo ci sono dei protocolli adottati nei pazienti sintomatici per la tutela degli operatori rispetto ai fluidi biologici. Da questo punto di vista, ove nel caso fossero positivi, il ministero della Salute è già pronto ad attivare i protocolli aerei per quello che riguarda la sanità aerea. Però non siamo ancora in quella tipologia di situazione. Nel caso, il ministero attiverà tutto il percorso”. Il periodo di incubazione è di “21 giorni“, ha ricordato Bertolaso. “Quindi sappiamo che la persona va monitorata” per questo arco di tempo “dal momento in cui potrebbe essere entrata in contatto con il virus“.
La nota del ministero della Salute – Il ministero della Salute comunica in una nota, “con riferimento all’epidemia di malattia da virus Bundibugyo-Bvc che si è sviluppata nella Repubblica Democratica del Congo, che sono attualmente in corso approfondimenti sanitari relativi ad alcuni soggetti rientrati nelle scorse ore dall’Uganda e sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica presso strutture ospedaliere ad alta specializzazione. In particolare, due persone con sintomatologia febbrile sono state trasferite presso il Sacco di Milano, struttura dotata dei più elevati livelli di biocontenimento e di gestione delle malattie infettive ad alto rischio, dove saranno eseguiti gli accertamenti diagnostici previsti dai protocolli nazionali e internazionali. Le altre persone appartenenti ai nuclei familiari coinvolti – si legge – sono sottoposte a sorveglianza sanitaria e monitoraggio da parte delle autorità competenti. Il ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia che si è subito attivata“.
“Il ministero monitora costantemente l’evolversi della situazione relativa al virus Ebola in stretto raccordo con le Regioni, l’Istituto superiore di sanità, le strutture ospedaliere di riferimento, le autorità sanitarie nazionali e tutti gli enti coinvolti“, prosegue la nota da Lungotevere Ripa. “Proprio nella giornata di ieri – sottolinea il dicastero – il Dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute ha partecipato alla riunione dell’Hsc–Health Security Committee della Commissione europea e ha organizzato un punto di coordinamento nazionale dedicato alla situazione Ebola, con la partecipazione dei rappresentanti dei ministeri degli Affari esteri, della Difesa e dell’Interno, dell’Unità di crisi, dell’Istituto superiore di sanità, del Consiglio superiore di Sanità, del Coordinamento interregionale prevenzione, dell’Istituto Spallanzani” di Roma, “dell’ospedale Sacco di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia“.
“Il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate“, assicura il ministero della Salute che “continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell’evoluzione del quadro epidemiologico e degli esiti diagnostici in corso. Il rischio in Italia resta molto basso“, si conferma nella nota.
Nuovi casi in Uganda – L’Ugandaha confermato due nuovi casi, portando a sette il totale da quando l’epidemia è stata rilevata anche in questo Paese dell’Africa orientale, il 15 maggio. “I due nuovi casi confermati – ha informato il ministero della Salute dell’Uganda – sono operatori sanitari ugandesi che lavorano in una struttura privata a Kampala“, la Capitale del Paese. “Entrambi i pazienti sono stati ricoverati nell’unità di trattamento designata“.
La situazione in Congo – Intanto, nella Repubblica Democratica del Congo i casi sospetti di Ebola hanno ormai superato quota 900, secondo l’ultimo aggiornamento diffuso dal ministero della Sanità del Paese. Secondo i dati al 23 maggio, il focolaio da virus Bundibugyo risulta attivo in 3 province: Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. Sul totale di 904 casi sospetti cumulativi, distribuiti in 11 zone sanitarie del Paese attualmente colpite dal virus, quelli finora confermati in laboratorio sono 101.I decessi sospetti secondo il rapporto sono 119.E al momento sono stati identificati 1.817 contatti, anche se il tasso di monitoraggio resta ancora basso (20%).
I numeri delle infezioni sospette sono dunque in crescita, “con l’intensificarsi delle attività di sorveglianza nella risposta all’epidemia“, evidenzia in un post su X il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus che avverte anche delle difficoltà in cui ci si sta muovendo. “Nella provincia di Ituri, epicentro dell’epidemia, quasi 5 milioni di persone vivono in una situazione di conflitto in corso. Oggi, 1 persona su 4 ha bisogno di assistenza umanitaria e 1 su 5 è sfollata internamente. La violenza sta costringendo le persone a fuggire, compresi gli operatori sanitari e umanitari. Ciò sta ostacolando gravemente gli sforzi per intensificare il tracciamento dei contatti e identificare le infezioni in tempo utile per fornire assistenza. L’insicurezza persistente e la paura alimentano inoltre la sfiducia all’interno delle comunità“.
In questo momento, continua il Dg Oms “i partner umanitari e sanitari mantengono una presenza in tutto l’Ituri, anche in alcune delle aree più difficili da raggiungere e più insicure“. E la situazione è complicata anche dal fatto che “le comunità si trovano ad affrontare non solo la minaccia dell’Ebola, ma anche una vasta gamma di malattie“. I partner sul campo stanno supportando l’erogazione di diversi servizi:assistenza sanitaria materna, riproduttiva, neonatale, dell’infanzia e dell’adolescenza – elenca – trattamento della malnutrizione acuta grave con complicanza, servizi di salute mentale, cura delle ferite e supporto per le vittime di violenza sessuale, forniture mediche, vaccinazioni di routine, servizi sanitari comunitari. Fornire un pacchetto completo di servizi è essenziale, non solo per soddisfare i bisogni sanitari urgenti, ma anche per costruire la fiducia che è fondamentale per una risposta efficace ad Ebola“.
Sui 2 cooperanti ‘risultati nel pomeriggio, se positivi scatterà protocollo aerei’
Il punto in Lombardia, ‘ma al momento si parla di sospetti che si stanno verificando, Paese in prima linea su sorveglianza’
“Al momento” per i due cooperanti con sintomi rientrati ieri dall’Uganda “non stiamo parlando di casi, ma solo di sospetti e li stiamo verificando. Noi abbiamo avvisato il ministero che si sta attivando anche per” l’eventuale “rintraccio dei voli e quindi per tutti i protocolli di sicurezza aerei“. A spiegarlo è stato Danilo Cereda, direttore Unità operativa Prevenzione della Direzione generale Welfare della Regione Lombardia, durante una conferenza stampa per fornire informazioni relative agli accertamenti infettivologici in corso sui due pazienti. Gli esami sono già in corso, ha assicurato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, “li conosceremo nel tardo pomeriggio di oggi. Poi, se saranno negativi finirà tutto lì. Se ci dovesse essere in questi due casi un’eventuale positività” a Ebola, “è chiaro che adotteremo tutte quelle che sono le ulteriori misure che sono previste dalla nostra checklist, l’elenco delle iniziative da adottare in presenza di un caso confermato di Ebola. Ma questo lo vedremo nel momento in cui conosceremo i risultati. Per la diagnosi di malaria ci mettiamo per fortuna 10 minuti“, quindi se dovesse trattarsi di questo l’esito si avrebbe davvero rapidamente.
“Se guardiamo alle azioni adottate a livello europeo dai diversi Paesi membri dell’Ue, l’Italia è fra i Paesi più attenti che hanno emanato delle direttive e delle procedure fra le più restrittive – ha tenuto a precisare Bertolaso – Quindi dal punto di vista nazionale il meccanismo di sorveglianza, controllo e vigilanza è attivo e funziona bene e siamo fra quelli in prima linea nel controllare ed intervenire nel caso dovessero esserci situazioni ascrivibili a questa epidemia in corso in Africa“.
Che rischi correrebbero le persone che condividono un volo con eventuali casi? “Per Ebola, il rischio di trasmissione riguarda il contatto con fluidi biologici – ha precisato Cereda – Per questo ci sono dei protocolli adottati nei pazienti sintomatici per la tutela degli operatori rispetto ai fluidi biologici. Da questo punto di vista, ove nel caso fossero positivi, il ministero della Salute è già pronto ad attivare i protocolli aerei per quello che riguarda la sanità aerea. Però non siamo ancora in quella tipologia di situazione. Nel caso, il ministero attiverà tutto il percorso“. Il periodo di incubazione è di “21 giorni“, ha ricordato Bertolaso. “Quindi sappiamo che la persona va monitorata” per questo arco di tempo “dal momento in cui potrebbe essere entrata in contatto con il virus“.
Dopo lo sprofondo col Cagliari, Cardinale si è trattenuto a Milano e ha preso subito le prime decisioni forti: rivoluzione di una portata mai vista. Il comunicato di RedBird: “Fallimento inequivocabile”
Da sinistra: Ibra, Moncada, Tare, Allegri e Furlani. Ap
Terremoto doveva essere, e terremoto è stato. Dopo lo sprofondo di domenica sera, Gerry Cardinale si è trattenuto a Milano per avviare una rivoluzione aziendale che, in questa ampiezza, in casa rossonera non si era mai vista. Che la posizione di buona parte del management e dell’allenatore fosse molto precaria, era stato chiaro sin dal dopogara col Cagliari: poco fa è stata comunicata la decisione a tutti gli interessati. Massimiliano Allegri, Giorgio Furlani, Igli Tare e Geoffrey Moncadasono fuori dal Milan. L’addio alla Champions proprio all’ultima curva ovviamente ha influito sulla portata dei provvedimenti: se domenica sera fosse finita bene, qualcuno magari avrebbe anche potuto salvarsi.
Questo il comunicato ufficiale comparso sul sito del club espressamente a nome di RedBird Capital Partners. “Dopo la delusione della scorsa stagione, il mandato definito dalla proprietà per il Club era chiaro: tornare in Champions League e costruire le basi per vincere e rimanere con continuità ai vertici della Serie A. Per gran parte della stagione siamo rimasti nelle prime due posizioni del campionato, con la concreta possibilità di competere per lo Scudetto. Il finale di stagione, però, è stato ben al di sotto del livello mostrato fino a quel momento e la deludente sconfitta di ieri sera ha trasformato questa stagione in un fallimento inequivocabile. È ora tempo di cambiamento e di una profonda riorganizzazione dell’area sportiva del Club. Con effetto immediato, si conclude il percorso in AC Milan dell’Amministratore Delegato Giorgio Furlani, del Direttore Sportivo Igli Tare, dell’Head Coach Massimiliano Allegri e del Direttore Tecnico Geoffrey Moncada. A ciascuno di loro va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto e la dedizione dimostrata durante la permanenza nel Club. Ulteriori annunci relativi alle nuove nomine verranno comunicati non appena definiti, con l’obiettivo di avere una struttura pronta in vista della prossima stagione“. Come si può notare, la nota non si limita a esporre i provvedimenti, ma li motiva con termini perentori. Su tutti, “fallimento inequivocabile“.
I motivi – Lascia dunque l’amministratore delegato Furlani, che in termini finanziari ha sicuramente assolto il suo compito garantendo bilanci col segno più, ma agli occhi di Cardinale è evidentemente colpevole di aver avallato scelte di mercato improduttive. I famosi “soldi spesi male” sottolineati dal numero uno di RedBird nell’intervista di qualche giorno fa alla Gazzetta. Furlani era entrato nel Cda rossonero nel 2018, diventando poi l’a.d. del club a dicembre 2022 subentrando a Gazidis. Lascia Igli Tare, dead man walking già da diverse settimane in via Aldo Rossi (sarebbe stata separazione anche in caso di Champions): un direttore sportivo arrivato soltanto la scorsa estate, con la consapevolezza di non essere stato la prima scelta. Lascia Geoffrey Moncada, responsabile dello scouting e, formalmente, direttore tecnico del club. Una qualifica che gli era stata assegnata dopo l’addio di Maldini e Massara, nel famoso “gruppo di lavoro” voluto da Cardinale dove non c’era una vera e propria area sportiva: scelta che non aveva pagato. E infine, ma non certo ultimo, lascia Massimiliano Allegri, colpevole del tracollo totale della squadra. Arrivato la scorsa estate per aprire un ciclo a medio-lungo termine, ha fallito l’unico, vero obiettivo stagionale.
Dopo la delusione della scorsa stagione, il mandato definito dalla proprietà per il Club era chiaro: tornare in Champions League e costruire le basi per vincere e rimanere con continuità ai vertici della Serie A.
Per gran parte della stagione siamo rimasti nelle prime due posizioni del campionato, con la concreta possibilità di competere per lo Scudetto. Il finale di stagione, però, è stato ben al di sotto del livello mostrato fino a quel momento e la deludente sconfitta di ieri sera ha trasformato questa stagione in un fallimento inequivocabile.
È ora tempo di cambiamento e di una profonda riorganizzazione dell’area sportiva del Club. Con effetto immediato, si conclude il percorso in AC Milan dell’Amministratore Delegato Giorgio Furlani, del Direttore Sportivo Igli Tare, dell’Head Coach Massimiliano Allegri e del Direttore Tecnico Geoffrey Moncada. A ciascuno di loro va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto e la dedizione dimostrata durante la permanenza nel Club.
Ulteriori annunci relativi alle nuove nomine verranno comunicati non appena definiti, con l’obiettivo di avere una struttura pronta in vista della prossima stagione.
Sono stati strattonati e malmenati durante un controllo: prognosi sino a cinque giorni. Fp Cgil sul piede di guerra: “Serve più personale
Tre ispettori del lavoro dell’Ispettorato d’area metropolitana di Firenze sono stati aggrediti, malmenati e strattonati durante un controllo ispettivo in un cantiere diScandicci nel corso del quale era stato reperito personale a nero.
A raccontare l’evento è la Fp Cgil.
I funzionari, nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, hanno riportato prognosi sino a 5 giorni ed evidenti conseguenze traumatiche. “Non è il primo episodio di aggressione a danno di ispettrici e ispettori del lavoro – spiega il sindacato – oppure questo governo nonché i vertici dell’ispettorato, come le scorse volte, non hanno speso nemmeno una parola di solidarietà nei confronti del personale. La carenza d’organico dell’ispettorato del lavoro, in questi momenti, si rivela nella sua drammaticità. Quando i funzionari eseguono i controlli, vengono percepiti come nemici, e tutto ciò è l’emblema di un fallimento dello Stato che all’articolo 1 della nostra Costituzione indica il lavoro come base fondamentale della Repubblica, un lavoro che dovrebbe essere regolare, sicuro, tutelato dagli organi di controllo. La situazione di irregolarità è endemica anche in Toscana: dagli ultimi dati disponibili il 65,5%, oltre 6 imprese su 10, sono risultate irregolari. Un fenomeno diffuso che coinvolge tutti i settori produttivi e che richiede un’azione di controllo strutturale e continuativa. Il personale dell’Ispettorato è sempre più solo, poco conosciuto e dimenticato anche dalla politica, pur svolgendo il compito fondamentale su cui dovrebbe basarsi il nostro Stato”.
Mirella Dato della segreteria Fp Cgil Toscana commenta: “Continuiamo a denunciare lo svuotamento dell’Ispettorato. Il personale è insufficiente, isolato, esposto a rischi crescenti. Chiediamo con forza il rafforzamento dell’organico e misure concrete per tutelare l’ente nella sua funzione e nella sua immagine. Non si può pretendere legalità sul lavoro se chi controlla viene lasciato solo e attaccato. È urgente potenziare il rafforzamento e il coordinamento tra gli organi di controllo per rendere le ispezioni più efficaci e tempestive”.
Giovanni Golino, della segreteria Fp Cgil Firenze aggiunge: “Quello che è accaduto a Scandicci è inaccettabile e non è un caso isolato. Lo Stato non può tollerare che chi applica la legge venga aggredito nell’esercizio delle proprie funzioni e poi lasciato senza una parola di solidarietà istituzionale. L’Ispettorato del lavoro è un presidio di legalità previsto dalla Costituzione e dalla normativa Ilo. Se vogliamo un lavoro regolare e sicuro, è dovere dello Stato garantire organico adeguato, risorse e protezione a chi svolge questo compito. Il silenzio di governo e vertici è un segnale grave che va interrotto subito.”
Infine Micaela Cappellini, ispettrice del lavoro e coordinatrice Fp Cgil Toscana per Inl: “Il nostro compito deriva da un mandato costituzionale e internazionale. L’Ilo riconosce l’ispezione del lavoro come elemento essenziale per l’effettività dei diritti. Ogni aggressione è un’aggressione allo Stato. Serve più personale, in modo che le ispezioni siano effettuate su tutto il territorio toscano e in tutti i settori produttivi per garantire parità di condizioni alle aziende corrette e più diritti ai lavoratori”.
La Fp Cgil Toscana esprime piena solidarietà ai colleghi aggrediti e chiede al governo e ai vertici dell’ispettorato un cambio di passo immediato su organico, sicurezza e riconoscimento del ruolo dell’ispettorato del lavoro.
Un 45enne juventino ricoverato con trauma cranico dopo gli scontri tra ultras fuori dallo stadio
Un tifoso juventino di 45 anni è ricoverato in codice rosso dopo gli scontri tra ultras avvenuti nel pomeriggio prima delderby Torino-Juventus. L’uomo, secondo le prime informazioni, avrebbe riportato un trauma cranico ed è stato trasportato dai sanitari del 118 prima all’ospedale Mauriziano e poi al Cto di Torino. Le sue condizioni sono critiche, lo stanno operando.
Sulla dinamica del ferimento restano ancora molti dubbi. Non è chiaro infatti se il tifoso sia stato colpito da una pietrao una bottiglia lanciata nel caos degli scontri, forse addirittura dagli stessi tifosi juventini coinvolti nei disordini. Gli accertamenti sono ancora in corso. Il trauma è compatibile con oggetto contundente.
L’episodio ha avuto conseguenze immediate anche sul regolare svolgimento della serata di Serie A. Mentre le altre quattro partite in programma sono iniziate con sette minuti di ritardo rispetto all’orario previsto, il derby della Mole, dopo una sospensione, è iniziato con un’ora di ritardo e lo stadio molto teso. Oltre 2000 supporter bianconeri hanno lasciato lo stadio.
La dinamica degli scontro fuori allo stadio Grande Torino – Secondo quanto ricostruito, gli incidenti sarebbero scoppiati nel tardo pomeriggio quando i cortei delle tifoserie organizzate di Torino e Juventus sono arrivati quasi contemporaneamente nei pressi dello stadio. Le forze dell’ordine sono intervenute per impedire il contatto diretto tra i gruppi ultras. Durante i momenti di tensione sarebbero stati lanciati oggetti contro la polizia, che ha risposto utilizzando lacrimogeni per disperdere i tifosi.
La reazione di tifosi bianconeri: “Non giocate” – La notizia del ferimento del supporter bianconero si è diffusa rapidamente all’interno dello stadio. Gran parte dei tifosi juventini ha lasciato il settore ospiti per spostarsi nell’antistadio, mentre dalla curva sono partiti cori per chiedere la sospensione della partita. “Non giocate”, il messaggio rivolto alla squadra. Anche i giocatori della Juventus si sono avvicinati alla curva per parlare con i tifosi.Dopo una trattativa con la questura il derby è cominciato con un’ora di ritardo. Per il questore non c’erano motivi di ordine pubblico per sospendere l’incontro.
L’abbandono dello stadio – Quando i giocatori sono scesi in campo per il riscaldamento, i tifosi della Juventus, oltre 2000, hanno lasciato la curca maratona.
I bianconeri affrontano il Torino nell’ultima giornata di Serie A
Il colloquio con i tifosi – Afp
Torino-Juventus comincia alle 21.45.Oggi, domenica 24 maggio, i bianconeri affrontano i granata nel derby della Mole dell’ultima giornata, sperando in risultati favorevoli dagli altri campi che potrebbero regalare la (difficile) qualificazione in Champions League, ma la partita non è ancora iniziata a causa di disordini che dall’esterno dello stadio sono arrivati a ritardare il fischio d’inizio della sfida tra rischio invasione di campo e l’ipotesi, ora sventata, di un rinvio della partita.
Il prepartita però è stato caratterizzato da violenti scontri tra le due tifoserie avvenuti nel pomeriggio, con un uomo che ha riportato un trauma cranico ed è stato ricoverato in ospedale in codice rosso. Dopo l’avvenuto alcuni ultras juventino avrebbero lasciato il settore ospiti per chiedere alla squadra di non giocare la partita.
Quando i giocatori si sono avvicinati ai propri tifosi per salutare e caricarsi, gli ultras avrebbero infatti parlato in particolare con il capitano Locatelli chiedendo di non scendere in campo. Una richiesta però rimasta inascoltata, con i calciatori che hanno ripreso il riscaldamento. Proprio dell’avvenuto ha parlato il dirigente bianconero Damien Comolli: “Non è stato un confronto tra i tifosi e Locatelli, il problema è che c’è un nostro tifoso in ospedale che sta male e i nostri tifosi non sono contenti“, ha detto a SkySport, “gli sta dicendo di non giocare la partita. Partita a rischio? No, no. Dopo la partita io andrò in ospedale a parlare con il tifoso”.
I bianconeri vanno a caccia delle ultime chance di qualificazione alla prossima Champions League, mentre i granata cercano di migliorare il rendimento della passata stagione e chiudere con un risultato di prestigio
La posizione dei tifosi allo stadio – I tifosi del Torino hanno rimosso gli striscioni e sono in silenzio. Quelli della Juve continuano a fare cori per chiedere di sospendere la partita.
Gara al momento sospesa – Dopo aver parlato con Locatelli e con la squadra, gli ultras della Juve continuano a intonare cori chiedendo di sospendere la partita. Al momento le squadre sono negli spogliatoi.
Tensione pre-partita – Nel pre-partita sono avvenuti degli scontri fra tifosi all’esterno dello stadio. La polizia ha arrestato 8 tifosi della Juve, che sono entrati a contatto con quelli del Torino. Ci sono feriti, uno grave ma non in pericolo di vita. Per quest’ultimo motivo i tifosi bianconeri durante il riscaldamento hanno chiesto alla squadra di non giocare.
Distrutti due veicoli e parte della copertura con impianto fotovoltaico. Indagano i carabinieri
ANSA
È tutt’ora delimitata dal nastro posizionato dai vigili del fuoco l’area incendiata nella notte tra sabato e domenica nella zona industriale di Castelfranco Veneto. Le fiamme si sono sviluppate poco prima delle due in un edificio di proprietà comunale, sede della Cooperativa agricola produttori Castellana.
L’incendio, secondo i primi accertramenti, sarebbe di origine dolosa, perché le telecamere avrebbero rilevato la presenza di una persona che avrebbe acceso il fuoco. Due i veicoli bruciati. Danneggiata in parte anche la copertura con l’impianto fotovoltaico, mentre il fumo ha reso inagibile il punto vendita alimentare.
Le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza dell’area sono proseguite fino al mattino. Sul posto sono intervenuti 10 mezzi dei vigili del fuoco, provenienti da Castelfranco, Asolo, Montebelluna, Treviso e Cittadella. Grazie al rapido intervento, l’incendio è stato circoscritto, consentendo di mettere in salvo il supermercato e una parte dell’impianto fotovoltaico installato sul tetto. Sull’episodio indagano i carabinieri.
Un vasto incendio è divampato in un magazzino esterno all’azienda ‘Vitalfarco Hair Cosmetics’ a Corsico, nel Milanese.
Non si registrano persone coinvolte. Sul posto, in via Canova, sono giunte sette squadre dei Vigili del Fuoco di Milano e il nucleo specializzato Nbcr in quanto la reazione all’acqua di prodotti cosmetici contenenti ammoniaca aveva provocato alcune micro esplosioni.
Ma non si sono create situazioni di particolare allarme. L’incendio è stato domato dai soccorritori e da poco sono cominciate le operazioni di bonifica dell’area. Non risultano persone coinvolte complice il fatto che la zona industriale è chiusa per la giornata festiva.
Scontri si sono registrati all’aeroporto di Bilbao, nel nord della Spagna, all’arrivo dei sei attivisti spagnoli che hanno partecipato alla Global Sumud Flotilla e che sono stati rimpatriati dalla Turchia dopo essere stati rilasciati da Israele. Lo ha riferito la polizia regionale basca, l’Ertzaintza. Le immagini trasmesse dalla tv mostrano la polizia che colpisce le persone con i manganelli all’aeroporto e ne immobilizza altre a terra. “A seguito di quanto accaduto all’aeroporto, la divisione affari interni di Ertzaintza ha avviato un’indagine per accertare se la condotta degli agenti sia stata conforme alle procedure“, si legge in un comunicato.
“Chiediamo spiegazioni al governo spagnolo in merito al trattamento riservato agli anarchici della Flotilla“, ha scritto in tono ironico il ministero degli Esteri israeliano su ‘X’. Il riferimento è alla richiesta di spiegazioni da parte dei governi europei a Israele per il trattamento riservato agli attivisti arrestati.
La carovana rosa arriva all’ombra della Madonnina il 24 maggio: scatta il maxi circuito cittadino da ripetere 4 volte. Blocchi al traffico dalle 11.30, stazione M1 Palestro chiusa e oltre trenta linee Atm deviate
Claudio Furlan/LaPresse
Un grande evento sportivo che, come da tradizione, trasformerà radicalmente la viabilità cittadina per un’intera giornata. Domenica 24 maggio 2026, Milano si prepara adaccogliere l’arrivo della 15ª tappa del Giro d’Italia. La carovana della corsa rosa tornerà a sfilare all’ombra della Madonnina al termine di una frazione completamente pianeggiante, partita da Voghera e transitata da Pavia.
Una volta entrati in città da via della Chiesa Rossa, i ciclisti si immetteranno in un circuito finale di 16,3 chilometri da ripetere per ben quattro volte.Ampi vialoni, lunghi rettilinei e pochissime curve caratterizzeranno la volata finale, ma per consentire il passaggio sicuro dei corridori e la sosta dei mezzi dell’organizzazione, Milano dovrà blindarsi.
Il percorso della tappa del GIro d’Italia a Milano 2026
Tutte le strade chiuse e i divieti di sosta da sabato sera – Il Comune di Milano ha ufficializzato il piano straordinario di chiusure. I blocchi stradali scatteranno dalle ore 11:30 di domenica e resteranno attivi fino al termine della gara, previsto intorno alle 18. Tutte le carreggiate lungo il percorso del circuito saranno completamenteinterdetteal traffico automobilistico.
Nello specifico, le arterie coinvolte dallo stop sono:
Via della Chiesa Rossa, via San Domenico Savio, piazza Abbiategrasso, via Medeghino, piazza Agrippa, via Valla, via Lampedusa.
Piazzale Loreto (percorso in contromano), corso Buenos Aires, piazza Oberdan, corso Venezia, via San Damiano, via Visconti di Modrone, via Mascagni.
Viale Bianca Maria, piazza 5 Giornate, viale Regina Margherita, via Campi, via Spartaco, via Maestri Campionesi, viale Tibaldi e viale Liguria.
La rimozione forzata delle auto – Attenzione alla rimozione forzata: Su tutte le vie sopra elencate scatterà il divieto di sosta con rimozione forzata a partire dalle ore 18 di sabato 23 maggio, fino alle 18 di domenica 24 maggio.
Trasporti nel caos: chiude la metro Palestro, modifiche per 34 linee Atm – La mappa dei trasporti pubblici milanesi subirà una vera e propria rivoluzione. L’Azienda trasporti milanesi (Atm) ha predispostoun piano di modifiche che toccherà metropolitane, tram e autobus, concentrato prevalentemente tra le 11:00 e le 19:30
Metropolitana M1
Stazione Palestro chiusa: A partire dalle ore 12:00, i treni della linea rossa non effettueranno la fermata di Palestro. Atm consiglia di utilizzare in alternativa le stazioni vicine di Porta Venezia o San Babila.
Le principali deviazioni dei tram
Tram 3: Servizio regolare tra Lorenteggio e piazza XXIV Maggio, poi devia verso il Duomo (capolinea via Dogana). Sospeso tra Gratosoglio e piazza XXIV Maggio.
Tram 5: Tratta regolare Niguarda-Lazzaretto, poi devia sul percorso del 33 fino a Lagosta. Non passa tra Lazzaretto e Ortica.
Tram 9: Linea completamente sospesa dalle 11:00 alle 18:30.
Tram 12: Fa capolinea in piazza Fontana (Duomo). Sospeso tra Duomo e piazza Ovidio (usare M4 tra San Babila e Repetti).
Tram 15: Dalle 11:00 alle 18:30 non circola tra Missaglia e Duomo; la tratta Missaglia-Rozzano è coperta dal bus sostitutivo B15.
Tram 16: Capolinea arretrato in piazza Fontana. Sospeso tra Missori e Monte Velino (usare M3 + bus 93).
Tram 19: Limitata la tratta Castelli-piazza Virgilio, poi devia verso Centrale. Sospeso tra Lambrate e piazza Virgilio (sostituito nella tratta est dal bus B19).
Tram 24 e 27: Dalle 11:00 alle 18:30 le linee sono interrotte verso il centro. Attivi i bus sostitutivi B24 (Vigentino-Ripamonti/Quaranta) e B27 (Ungheria-Forlanini M4).
Autobus e Filobus – I tagli ai percorsi interesseranno anche le grandi linee di circonvallazione e i collegamenti periferici. I filobus 90 e 91non presteranno servizio nella tratta tra Zara e Romolo dalle 11:00 alle 18:30 (Atm suggerisce l’uso delle linee M2 ed M5 in alternativa).
Sospese interamente le linee dei bus 61, 65 e 79, mentre subiranno pesanti limitazioni di percorso e deviazioni le linee 33, 39, 47, 54, 55, 56, 59, 60, 62, 66, 81, 84, 92, 95, 96, 97, 230, 328 e 973. Per gran parte delle tratte scoperte, l’azienda invita a fare affidamento sulla rete delle metropolitane (M2, M3 e la nuova M4), rimaste pienamente operative ad eccezione della stazione Palestro.
Indagini sulle cause del rogo: potrebbe essere accidentale. La solidarietà del sindaco e della Cciaa ai fratelli Borelli
Un devastante incendio ha distrutto a Sersale il “Salumificio Rosa”, storico stabilimento di proprietà della famiglia Borelli, nota per il marchio Orocarni con il quale hanno diversi punti vendita in provincia. Le fiamme si sono propagate intorno alle 21 di venerdì sera, distruggendo la struttura.
I soccorsi e le prime ipotesi sulle cause – Sul posto i Vigili del fuoco, che hanno domato il rogo, e i carabinieri della Compagnia di Sellia Marina per gli accertamenti del caso. A una prima verifica sembrerebbe che l’incendio abbia avuto origine accidentale, innescato forse da un corto circuito. Ma saranno le indagini a definire le cause.
La solidarietà delle istituzioni locali – Tanti gli attestati di solidarietà ai fratelli Borelli, a partire dal sindaco Carmine Capellupo. «Il sindaco e tutta l’amministrazione comunale – si legge nella nota – esprimono profonda vicinanza e sincera solidarietà ai fratelli Borelli e a tutta la famiglia del Salumificio Rosa (Orocarni). Un’azienda costruita negli anni con sacrificio, passione, lavoro e straordinario spirito imprenditoriale, capace di far conoscere il nome di Sersale ben oltre i confini della nostra comunità. In momenti come questi, l’intero paese si stringe attorno a chi ogni giorno rappresenta con orgoglio il valore del lavoro».
Il messaggio della Camera di Commercio – Vicinanza anche da parte del presidente della Camera di Commercio di Catanzaro Crotone Vibo Valentia, Pietro Alfredo Falbo. «In attesa che le autorità competenti – scrive – accertino con chiarezza le cause dell’accaduto, desidero, a nome dell’ente camerale e dell’intero sistema imprenditoriale territoriale, far sentire la più sincera vicinanza alla famiglia Borelli e a tutta la compagine aziendale colpite da questo drammatico evento che, al contempo, ha scosso anche tutta la comunità, consapevole dell’impegno, della passione e del grande lavoro di qualità che l’azienda incarna ed esprime».
Settimo Milanese, fiamme nella notte: distrutto un capannone di autodemolizioni. Vigili del fuoco al lavoro per ore
L’incendio
Un incendio di grandi dimensioni è scoppiato nella notte, intorno alle 2, all’interno dello stabilimento della società Autodemolizioni e Adige srl a Settimo Milanese (Milano). Le fiamme hanno avvolto e distrutto numerosi veicoli che si trovavano all’interno di un capannone in attesa di essere demoliti. I vigili del fuoco hanno lavorato fino alle 6.30 di domenica mattina per contenere il rogo, che si è sviluppato sia dentro che fuori dalla struttura. Non ci sono feriti o persone coinvolte.
L’intervento nella notte – L’allarme è scattato in via Keplero. Le squadre sono arrivate sul posto con diversi mezzi e hanno dovuto operare in uno scenario definito complesso dai soccorritori. Il fuoco si è propagato rapidamente a causa della presenza dei veicoli parcheggiati, creando focolai distinti sia nelle aree interne del capannone sia nei piazzali esterni della ditta di autodemolizioni.
Le operazioni di bonifica – I vigili del fuoco hanno lavorato incessantemente per oltre quattro ore prima di riuscire a mettere sotto controllo le fiamme. Domenica mattina sul posto erano ancora presenti circa dieci automezzi dei pompieri, impegnati nelle delicate operazioni di bonifica dei materiali bruciati e nella verifica della stabilità strutturale del capannone, che ha subìto pesanti danni a causa delle alte temperature.
Nessun ferito nello stabilimento – Al momento dello scoppio dell’incendio l’azienda era chiusa e non c’era personale all’interno dei locali o nei piazzali. Per questo motivo non si registrerebbero intossicati o persone coinvolte nel rogo. I soccorritori hanno confermato che nessuno ha avuto bisogno di cure mediche.
Le indagini sulle cause – Sul luogo del disastro sono intervenuti anche i carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti insieme ai tecnici dei vigili del fuoco. Stabilire l’origine del rogo è al momento difficile: i rilievi per determinare le cause esatte dell’incendio potranno iniziare solo quando i soccorritori avranno terminato tutte le attività di spegnimento definitivo e di messa in sicurezza dell’intera area aziendale.
Indagini sulle cause del rogo: potrebbe essere accidentale. La solidarietà del sindaco e della Cciaa ai fratelli Borelli
Un devastante incendio ha distrutto a Sersale il “Salumificio Rosa”, storico stabilimento di proprietà della famiglia Borelli, nota per il marchio Orocarni con il quale hanno diversi punti vendita in provincia. Le fiamme si sono propagate intorno alle 21 di venerdì sera, distruggendo la struttura.
I soccorsi e le prime ipotesi sulle cause – Sul posto i Vigili del fuoco, che hanno domato il rogo, e i carabinieri della Compagnia di Sellia Marina per gli accertamenti del caso. A una prima verifica sembrerebbe che l’incendio abbia avuto origine accidentale, innescato forse da un corto circuito. Ma saranno le indagini a definire le cause.
La solidarietà delle istituzioni locali – Tanti gli attestati di solidarietà ai fratelli Borelli, a partire dal sindaco Carmine Capellupo. «Il sindaco e tutta l’amministrazione comunale – si legge nella nota – esprimono profonda vicinanza e sincera solidarietà ai fratelli Borelli e a tutta la famiglia del Salumificio Rosa (Orocarni). Un’azienda costruita negli anni con sacrificio, passione, lavoro e straordinario spirito imprenditoriale, capace di far conoscere il nome di Sersale ben oltre i confini della nostra comunità. In momenti come questi, l’intero paese si stringe attorno a chi ogni giorno rappresenta con orgoglio il valore del lavoro».
Il messaggio della Camera di Commercio – Vicinanza anche da parte del presidente della Camera di Commercio di Catanzaro Crotone Vibo Valentia, Pietro Alfredo Falbo. «In attesa che le autorità competenti – scrive – accertino con chiarezza le cause dell’accaduto, desidero, a nome dell’ente camerale e dell’intero sistema imprenditoriale territoriale, far sentire la più sincera vicinanza alla famiglia Borelli e a tutta la compagine aziendale colpite da questo drammatico evento che, al contempo, ha scosso anche tutta la comunità, consapevole dell’impegno, della passione e del grande lavoro di qualità che l’azienda incarna ed esprime».
Erano circa 250 gli operai al lavoro nell’impianto nella provincia dello Shanxi. Prima del disastro i livelli di monossido di carbonio erano saliti oltre i limiti
Sono almeno 90 i morti in una esplosione di gas avvenuta in una miniera di carbone nella provincia dello Shanxi, nel nord-est della Cina. Lo riportano i media statali. L’esplosione è avvenuta alle 19.30 di venerdì ora locale mentre 247 lavoratori si trovavano sottoterra. L’esplosione di gas si è verificata nel sottosuolo della miniera di carbone di Liushenyu, nella contea di Qinyuan.
Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato un dispiegamento totale delle forze di soccorso per ritrovare i dispersi e prestare assistenza ai feriti. Xi ha anche sollecitato un’indagine approfondita sulle cause, affinché i responsabili siano chiamati a rispondere di quanto accaduto.
I soccorritori hanno lavorato tutta la notte per mettere in salvo i minatori, decine dei quali sono rimasti a lungo intrappolati. La provincia dello Shanxi ospita diverse miniere di carbone che già in passato sono state teatro di gravi incidenti. Secondo l’agenzia Xinhua, prima dell’esplosione, i livelli di monossido di carbonio nella miniera avevano superato i limiti.
La fuoriuscita metilmetacrilato in uno stabilimento di produzione aerospaziale
Sono più di 40mila le persone costrette a evacuare dopo che una sostanza chimica tossica ha iniziato a fuoriuscire da un serbatoio in uno stabilimento di produzione aerospaziale negli Stati Uniti. Il serbatoio, situato nella California meridionale, contiene circa settemila galloni (26mila litri) di metilmetacrilato, una sostanza altamente volatile e infiammabile utilizzata nella produzione della plastica. L’Orange county fire authority (Ocfa) ha emesso i primi ordini di evacuazione per l’area circostante lo stabilimento di Garden Grove, in seguito a segnalazioni di un aumento della temperatura del serbatoio. La zona di evacuazione è stata ampliata e si sta indagando sulla causa della perdita.
Una banda di malviventi ha seminato il terrore nella villa del “Professore” a Nyon: suo figlio, minacciato, ha aperto la cassaforte
Alain Prost è stato ferito alla testa in una rapina nella sua villa di Nyon, sul lago di Ginevra. Una banda di rapinatori è entrata martedì scorso nell’abitazione dell’ex pilota francese 4 volte campione del mondo di F1. I malviventi hanno fatto irruzione alle 8.30 del mattino, hanno aggredito Prost, a cui è stato diagnosticato un trauma cranico, e costretto uno dei figli ad aprire la cassaforte. Non è stato comunicato l’ammontare del bottino, che si ipotizza ingente: Prost è testimonial del marchio di orologi di lusso Richard Mille.
A dubai – Secondo la stampa svizzera non ci sono state dichiarazioni ufficiali della famiglia Prost, ma la rapina ha lasciato il segno: è stato richiesto l’intervento di un team di supporto. I posti di blocco e i controlli della Polizia su strade e autostrade non hanno dato esito. Secondo gli inquirenti la banda di rapinatori sarebbe fuggita in Francia. Il Professore ha deciso di lasciare la casa di Nyon e di tornare a Dubai, dove vive per gran parte dell’anno. La Procura del Canton Vaud ha aperto un’inchiesta penale.
Disavventura per i famigliari del difensore francese di proprietà dell’Inter: i malviventi sono stati sorpresi in giardino
MARSIGLIA (Francia) – Grande paura per la famiglia di Benjamin Pavard, difensore francese dell’Inter, di rientro a fine stagione dal prestito annualle all’Olympique Marsiglia. Nella serata di mercoledì, intorno alle 20, cinque malviventi hanno provato a entrare nella sua abitazione a Marsiglia, ma sono stati sorpresi dalla fidanzata del calciatore. I ladri a quel punto sono fuggiti a bordo di una Mercedes, per poi essere fermati e arrestati dalla polizia pochi minuti più tardi.
I ladri sorpresi in giardino – Secondo quanto riportato da ‘La Provence‘, la compagna e il cognato del campione del mondo 2018 hanno sorpreso i ladri nel giardino dell’abitazione, situata nel settimo arrondissement di Marsiglia. La famiglia del giocatore ha quindi allertato la polizia, che è intervenuta tempestivamente sul posto. I cinque uomini nella Mercedes, di età compresa tra i 16 e i 27 anni e provenienti dalla regione di Parigi, sono stati arrestati e posti in custodia cautelare. È stata aperta un’indagine per “tentato furto con scasso“.
Dopo 10 stagioni l’allenatore spagnolo lascia il Manchester City. Sarà “ambasciatore del club” inglese
Pep Guardiola
La fine di un’era adesso è ufficiale: Pep Guardiola da lunedì non sarà più l’allenatore del Manchester City. L’annuncio del club, che precede di un paio d’ore la conferenza stampa già programmata per parlare della sfida con l’Aston Villa, trasformerà l’ultima giornata di campionato in un grande saluto all’allenatore che ha trasformato il club in una potenza del calcio mondiale, conquistando 20 trofei nelle sue 10 stagioni al timone, comprese quest’anno l’FA Cup e la Carabao Cup. “Non c’è una ragione specifica perché vado via ora: dentro di me, però, sento che è arrivato il momento di salutare” ha raccontato al sito del club. Pep non lascia il mondo City: rimarrà come Global Ambassador del City Football Group, ruolo in cui dovrà dare, recita il comunicato del club, “consigli tecnici ai club del gruppo, lavorando su progetti specifici e collaborazioni”. Il City ha ufficializzato che la nuova sezione dello stadio, da inaugurare domenica, porterà il suo nome. Resta, in ogni caso, la fine di un’era.
LE PAROLE – “Ricordo che quando sono arrivato la prima intervista l’ho fatta con Noel Gallagher – ha raccontato Pep al sito del club, in una sorta di lettera d’addio -. E quando sono uscito ho pensato che sarebbe stata divertente. Beh, lo è stato di sicuro. Non chiedetemi perché vado via: niente è eterno, se lo fosse sarei ancora qui. Di eterno rimarranno le sensazioni, la gente, i ricordi, l’amore che ho per il Manchester City. Questa città è costruita sul lavoro duro e lo si vede in tutto: io l’ho capito, e l’hanno capito anche le mie squadre. Anche noi abbiamo lavorato, sofferto, combattuto. E abbiamo fatto le cose a modo nostro. Con la città, con i giocatori che sono stati eccezionali e che magari non lo sanno ma stanno lasciando un segno. È arrivato il momento per me di lasciare. Ma siate felici, in fondo gli Oasis sono tornati insieme. Grazie per avermi dato fiducia, per avermi spinto, per avermi amato. Noel, avevo ragione: è stato incredibilmente divertente”.
IL GRAZIE – Tutta la parte blu di Manchester è pronta a dire grazie a Pep, per quello che ha fatto per il club in questi 10 anni in cui è diventato uno dei più importanti d’Inghilterra e d’Europa. Il grazie del City arriva dalle parole del presidente Khaldoon Al Mubarak: “Negli ultimi dieci anni – dice al sito del club – onestà e fiducia sono state le fondamenta con cui abbiamo affrontato ogni situazione, sempre sapendo che insieme a Pep avremmo trovato la risposta giusta. Oggi, la risposta giusta è che Pep chiuda il suo viaggio come allenatore del Manchester City. Ci sono stati altri momenti in cui avrebbe potuto dire basta, che ne aveva avuto abbastanza. In qualche modo, Pep ha sempre trovato nuova energia e continuato, trovando sempre modi diversi e innovativi per continuare a vincere. Il risultato è che il club ha un decennio di ricordi e successi per cui essergli sempre grato. E più di quello, l’evoluzione del club con lui al timone è qualcosa da cui non si torna indietro”.
LA NUOVA ERA – Domenica con l’Aston Villa sarà l’ultimo atto di Guardiola allenatore del City, l’ultima frase di un libro lungo 10 anni, un volume pieno di pagine indimenticabili, di vittorie e di successi che vanno oltre i numeri (i 20 trofei) o i traguardi (Il treble del 2023, la stagione dei 100 punti, quella del Domestic Treble). Guardiola a Manchester non ha scritto solo 10 anni di storia del City, ma ha avuto un impatto enorme su tutto il calcio inglese. E dalla vetta di quella Premier che ha vinto sei volte, sul calcio in generale. Lascia il City da leggenda, non solo a Manchester ma in tutto il calcio. Lascia un club pronto a voltare pagina, pronto a costruire la nuova era di successi, con Enzo Maresca già scelto come erede. Il tecnico italiano non dovrà essere il nuovo Guardiola: dovrà ripartire da quegli standard altissimi che Pep ha creato. Quelli che in 10 anni hanno trasformato il City nel punto di riferimento del calcio in Europa.
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Alla base di questa situazione c’è una configurazione atmosferica molto particolare; una depressione isolata al largo del Portogallo favorisce infatti la risalita di aria caldo verso Europa occidentale
L’Europa occidentale si prepara a vivere una fase di caldo eccezionale per la fine di maggio, con temperature che in alcune aree di Spagna e Francia potrebbero raggiungere o superare i 35-36°C. Valori che ricordano più il cuore dell’estate che l’ultima decade primaverile. Temperature oltre i 30°C sono attesi anche al Nord.
Perché arriva il caldo – Alla base di questa situazione c’è una configurazione atmosferica molto particolare; una depressione isolata al largo del Portogallo favorisce infatti la risalita di aria caldo verso Europa occidentale, (una pompa di calore) mentre contemporaneamente un robusto promontorio anticiclonico agisce come una vera e propria cupola di calore o ‘heat dome‘.
Ma cosa significa? – Quando un anticiclone è molto forte e persistente, l’aria tende a scendere verso il basso. Questo movimento, chiamato subsidenza, comprime l’aria e la riscalda ulteriormente. Inoltre il cielo spesso sereno e la stabilità atmosferica permettono al calore di accumularsi giorno dopo giorno, amplificando progressivamente le temperature al suolo. per avere caldo intenso non serve necessariamente una diretta invasione di aria dal Nord africa.
La massa d’aria dall’Atlantico – In questo specifico caso, infatti, la massa d’aria arriva dall’Atlantico subtropicale e non dal nord Africa. Eppure gli effetti previsti potranno essere comunque eccezionali per il periodo. Questo perché il caldo estremo dipende da molti fattori quali l’intensità dell’anticiclone, geopotenziali elevati, compressione e riscaldamento dell’aria, durata della configurazione, condizioni del suolo e soleggiamento ed infine, molto importante, il contesto climatico di partenza.
La nuova normalità – Oggi infatti l’Europa parte mediamente da temperature più alte rispetto al passato. Di conseguenza anche configurazioni non necessariamente sahariane possono favorire con maggiore facilità valori molto elevati. Gli episodi meteo eccezionali rischiano così di apparire sempre più normali semplicemente perché si ripetono più spesso. Non significa che siano diventati normali in senso climatologico, ma che il nostro metro percettivo si sta lentamente spostando verso l’assuefazione.
La squadra di Fabregas è in Europa League e può ancora sognare la Champions ma la favola bella si scontra con la realtà dei regolamenti continentali. Tre i nodi da sciogliere: stadio, bilancio e composizione della rosa.
La favola Como e la realtà delle norme Uefa per l’Europa: 3 i nodi da sciogliere.
Il Como è 5° in Serie A con 68 punti dopo 37 giornate: la qualificazione in Europa League (fase a gironi) è sicura ma c’è ancora una speranza di agganciare il quarto posto che vale la Champions League (dipende anche dai risultati di Roma e Milan in particolare). Eppure, mentre il sogno continentale è a portata di mano, la realtà burocratica delle norme Uefa rischia di complicare tutto. Non certo l’esclusione dalle Coppe (se ottiene la licenza) ma di parteciparvi in condizioni di significativo svantaggio tecnico (per una rosa ridotta e limitata) oltre che logistico. Sono tre le lacune da colmare:calciatori italiani/italiani formati in Serie A (“sono costosi e non possiamo pagarli con cifre dilazionate“, leparole del presidente Mirwan Suwarso), bilancio e stadio. E bisogna farlo in fretta per non sprecare un’opportunità storica.
Regolamento Uefa sulle liste: perché il Como non è a norma (e cosa deve fare) – Oggi il Como non è a norma per le coppe europee. Allo stato attuale della rosa a disposizione di Fabregas, la Lista A da presentare alla Uefa sarebbe ridotta, rendendo complicata una stagione già impegnativa con partite ogni tre giorni. Perché? Per partecipare a Champions League, Europa League o Conference League, ogni club deve compilare una elenco di massimo 25 giocatori (di cui almeno 2 portieri). Tra questi 25, almeno 8 devono essere locally trained o homegrown, ovvero giocatori formati localmente.
La suddivisione è precisa: 4 club-trained, giocatori che hanno trascorso almeno 3 stagioni intere (o 36 mesi) nel club tra i 15 e i 21 anni; 4 association-trained, giocatori formati in un altro club della stessa federazione (cresciuti in un settore giovanile italiano per almeno 3 stagioni/36 mesi tra i 15-21 anni). Che abbiano il passaporto italiano non basta: un connazionale arrivato da adulto da un altro paese non è considerato homegrown. E lo stato dell’arte presenta diverse pecche.
Edoardo Goldaniga è uno dei 3 italiani in rosa: in A ha giocato solo 14 minuti.
La rosa lariana è tra le più internazionali della Serie A (oltre il 90% di stranieri). Gli homegrown confermati, però, sono pochissimi: principalmente Edoardo Goldaniga (difensore cresciuto in Italia, 14′ in Serie A e 90′ in Coppa Italia in questa stagione) e il terzo portiere Mauro Vigorito (zero minuti giocati). E i giovani della Primavera hanno minuti limitati e non sono sufficienti.
Cosa rischia la società lariana in base alla situazione attuale – Se il club non raggiunge gli 8, la Lista A si riduce di conseguenza (per esempio, con soli 4 homegrown, massimo 21 slot). Non si possono riempire i posti vuoti con stranieri: la rosa europea diventa più corta, con meno rotazioni e maggiore rischio infortuni. Esiste anche una Lista B (aggiornabile durante la stagione) per Under-21 (nati dal 1° gennaio 2004 in poi per la stagione 2025/26) che hanno trascorso almeno 2 anni consecutivi nel club dal 15° compleanno. Utile per i giovani dell’Academy, ma non sostituisce gli 8 obbligatori della Lista A.
Cosa deve fare il Como? Nel mercato estivo serve un’iniezione di italiani formati nel nostro paese: acquistare 4-6 profili con esperienza Uefa (difensori, centrocampisti, esterni) già cresciuti in Italia tra i 15-21 anni. Ecco perché il nome di Miretti della Juventus è tra i più caldi in queste ultime ore. Promuovere e far maturare rapidamente i giovani dell’Academy.
Gli altri due nodi da sciogliere: stadio e Fair Play Finanziario – Oltre alla lista giocatori, restano due nodi ancora da sciogliere che sono determinanti per la gestione futura della società in previsione del debutto in Europa.
Lo Stadio Sinigaglia non è a norma Uefa (quanto a capienza, hospitality, strutture fisse e altre voci fondamentali): giocare le partite europee in trasferta per tutta la stagione o fino alla conclusione dei lavori comporta anzitutto un’eventuale perdita d’incassi e del “vantaggio” casalingo. Altra questione tutt’altro che trascurabile: il bilancio.
Mirwan Suwarso è il presidente dei lariani, finanziati dalla famiglia Hartono.
Financial Fair Play – con l’Europa scatta il monitoraggio stretto Uefa. Football Earnings Rule (la regola degli utili calcistici a bilancio) e Squad Cost Rule sono i paletti che, al momento, costringono il Como a fare i conti con la propria situazione economica, florida solo perché la famiglia Hartono a immesso capitali che hanno colmato le perdite. Ma è un circolo “vizioso” che alla Federazione non piace. La Uefa chiede stabilità finanziaria ai club partecipanti, tollerando un rosso tra i 60 e i 90 milioni di euro in un triennio. E in questa ottica prevede un tetto alle spese del 70%, ponendo i costi della rosa (stipendi, commissioni, ammortamenti) in rapporto coi ricavi. Il Como ha già ampiamente superato il limite, con poco più di 100 milioni di disavanzo in un solo esercizio. Altra nota dolente: circa 112 milioni di euro di spese, a fronte di circa 55 milioni di ricavi.
In queste condizioni può ottenere la licenza per partecipare alle Coppe? – Sì, a patto che si tenga entro i margini di un Settlement Agreement (piano di rientro strutturale) spalmato su tre anni: deve ridurre le perdite e tenersi nei parametri indicati. In caso di mancato rispetto va incontro a multe, limitazioni sulla rosa o, in casi estremi, esclusione dalle coppe (raro al primo anno, ma possibile se non si adegua).
Terremoto nei Campi Flegrei: magnitudo 4,4. Sciame sismico in corso, segnalati danni a Bacoli
Il sisma di magnitudo 4.4 localizzato nel golfo di Bacoli e avvertito in tutta l’area flegrea. Disposta la chiusura delle scuole a Pozzuoli, Monte di Procida, Bacoli e Quarto
Epicentro in mare, avvertita in numerosi quartieri. Fino alle 6.30 avvertite quattro scosse dai rilevatori Ingv. non si registrano feriti. Scuole chiuse nei quartieri napoletani di Bagnoli e Fuorigrotta, poi a Bacoli, Pozzuoli, Qualiano, Quarto, Monte di Procida e Procida. Fermi anche i siti del Parco arcehologico dei Campi Flegrei. Riperta la Linea 2
Tornano a tremare i Campi Flegrei. Una scossa di terremoto di magnitudo 4,4, con epicentro in mare e a una profondità di 3 chilometri, è stata distintamente avvertita dalla popolazione alle 5.50. È in corso unosciame sismico, come spiega l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv): fino alle 6.30 gli oscillometri hanno rilevato quattro scosse. Fermi i treni di Circumflegrea e Trenitalia. La Linea 2 della metropolitana ha riaperto poco dopo le 9.
Non si registrano danni, tranne alcuni leggeri cedimenti a Bacoli, al Belvedere Maurizio Valenzi e a Punta Epitaffio. Precauzionalmente sono chiuse le scuole nei comuni flegrei e nei quartieri napoletani di Bagnoli e Fuorigrotta.
Un brusco risveglio per i cittadini di Bacoli, Pozzuoli e dell’intera area, l’evento è stato avvertito anche in diversi quartieri di Napoli, da Pianura al Vomero, da Fuorigrotta al centro storico. La scossa è tra le più forti della storia recente dei Campi Flegrei, inferiore scosso al terremoto del 30 giugno 2025, quandosi registrò una magnitudo di 4,6.
“Non finiva più, forte e lunga“, racconta Anna. “Stiamo ancora tremando“, dice Vincenzo, che vive a Monte di Procida. “Il letto tremava senza sosta“, racconta Ilaria da Quarto. Segnalati danni a Bacoli. Al belvedere “Maurizio Valenzi” di via Castello, a Bacoli, è crollata una parte dell’arco, uno dei punti panoramici più conosciuti della città.
L’evento rientra nella crisi bradisismica in atto dal 2005: il costante sollevamento del suolo continua procura stress alle rocce, generando i terremoti, con i quali la popolazione convive da tempo.
Nel solo mese di aprile, secondo l’ultimo bollettino dell’Osservatorio Vesuviano, ai Campi Flegrei erano stati registrati 315 terremoti: l’evento più energetico è stato registrato l’8 aprile, di magnitudo 3,4.Dagli inizi di aprile i sensori hanno registrato un sollevamento del suolo con valore medio mensile di circa 15 millimetri al mese.
I controlli e i danni – Non si registrano richieste di soccorso ai vigili del fuoco dopo la scossa di magnitudo 4.4. È stata inviata una squadra di vigili del fuoco nel territorio di Bacoli per la rimozione di alcuni massi dalla strada dopo cedimenti registrati lungo i costoni tra Punta Epitaffio e Punta Pennata.
Scuole chiuse nei quartieri napoletani della “Zona rossa” di Bagnoli e Fuorigrotta (le aree cittadine più vicine all’area Flegrea), Bacoli, Pozzuoli, Qualiano, Quarto, Monte di Procida e Procida. L’Eav ha comunicato l’interruzione temporanea della circolazione ferroviaria. “Causa evento tellurico– si legge in un messaggio condiviso sui social – la circolazione ferroviaria è temporaneamente interrotta sulle linee Cumana e Circumflegrea per effettuare le dovute verifiche statiche“. Anche Trenitalia sospende tutte le circolazioni “per verifiche tecniche sulla linea a seguito di un evento sismico nei pressi di Napoli Campi Flegrei”. La Linea 2 della metropolitana riapre poco dopo le 9.
A Bacoli, precisamente al belvedere Maurizio Valenzi di via Castello, è crollata una parte dell’arco, un uno dei punti panoramici più belli e conosciuti della città. “In molti ci segnalano il cedimento di parte di intonaci di dalle facciate di edifici privati. – aggiunge il sindaco Della Ragione – Stiamo ricevendo chiamate da parte di residenti che ci segnalano criticità all’interno delle abitazioni private. E ci vengono segnalati anche danni ai costoni che affacciano sul mare“.
Il Parco Archeologico dei Campi flegrei, fa sapere il direttore Fabio Pagano, “chiude tutti i suoi siti per consentire controlli tecnici di sicurezza”.
Le reazioni – Il sistema regionale della Protezione Civilesi è immediatamente attivato a seguito della scossa. L’assessora alla Protezione Civile della Regione Campania, Fiorella Zabatta, è in contatto con la Prefettura e tutti i comuni dell’area per verificare se vi siano richieste da parte del territorio e tiene informato il presidente Roberto Fico. Sono in corso verifiche di eventuali danni da parte degli enti locali e delle autorità competenti. I Comuni hanno attivato i propri Centri Operativi.
“È stata forte – scrive sui social il sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione – Abbiamo appena avvertito una forte scossa sul nostro territorio. Ho disposto la chiusura di tutte le scuole pubbliche e private di Bacoli. E, contestualmente, la verifica di tutte le strutture scolastiche. Siamo in strada per verificare eventuali danni“. Qui come in tutti i comuni flegrei è convocato il Centro Operativo Comunale.
“Mi rendo assolutamente conto delle preoccupazioni che ognuno di noi ha vissuto in questi minuti – aggiunge il sindaco di Bacoli – ma invito la comunità alla calma. Noi ci siamo. Vi chiedo di difendere queste prime informazioni“.
“Abbiamo attivato il Centro Operativo Comunale, allertato tutti i tecnici per le verifiche sul territorio e stiamo predisponendo la sospensione delle attività didattiche per consentire i dovuti controlli sugli edifici scolastici“, dice il sindaco di Pozzuoli, Gigi Manzoni. Il primo ittadino ha firmato un’ordinanza con cui conferma la sospensione delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, inclusi asili nido; la sospensione delle attività sportive nelle palestre scolastiche la chiusura della Biblioteca Comunale e del Cimitero Civico.
Il sindaco di Quarto, Antonio Sabino, ha disposto l’avvio immediato di verifiche in tutte le scuole del territorio e negli edifici pubblici. “Dai primi, provvisori accertamenti nel territorio di Quarto non si registrano danni. – dice – In via precauzionale disponiamo per la giornata di oggi maggio la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado del territorio comunale. Chiuso anche al cimitero in attesa delle verifiche tecniche“
A Qualiano, il sindaco Raffaele de Leonardis pubblica una nota: “A seguito dell’evento sismico registrato questa mattina alle ore 5:50, ho disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado sul territorio comunale. Una decisione assunta in via precauzionale per consentire ai tecnici comunali e agli organi competenti di effettuare tutte le verifiche necessarie sulla stabilità e sulla sicurezza degli edifici scolastici“.
Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha convocato una riunione del Centro Coordinamento dei Soccorsi in relazione. Hanno partecipato l’assessore alla Protezione civile Regionale, Fiorella Zabatta, l’Assessore presso il Comune di Napoli, Maria Striano, i sindaci di Bacoli, Josi Gerardo della Ragione, Pozzuoli, Luigi Manzoni, il sindaco di Giugliano in Campania, Diego Nicola D’Alterio, quello di Monte di Procida, Salvatore Scotto di Santolo; di Quarto, Antonio Sabino. Presenti il Dipartimento della Protezione Civile nazionale, la direttrice dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Vesuviano, Lucia Pappalardo, il direttore della prevenzione della Asl Napoli 2 Nord; il direttore Uoc 118, Luigi Langella, la Sala Operativa Regionale Unificata della Protezione Civile; la Città Metropolitana di Napoli; Italo Giulivo per la Protezione Civile della Regione Campania; i rappresentanti del Comune di Napoli, dei Vigili del Fuoco, delle Forze di polizia e l’Ufficio Scolastico Regionale, Terna.
Il presidente azzurro deve rispondere dell’acquisto di Manolas e di presunte plusvalenze fittizie nell’affare Osimhen
Aurelio De Laurentiis – Ipa/Fotogramma
E’ stata stralciata la posizione della società sportiva Calcio Napoli nell’ambito del procedimento nei confronti del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, accusato di falso in bilancio in relazione alla compravendita dalla Roma del giocatore Kostas Manolas nell’estate del 2019 e alle presunte plusvalenze fittizie per l’acquisto di Victor Osimhen nel 2020 dal Lille.
I giudici della nona sezione penale del tribunale di Roma, dopo l’eccezione presentata dalle difese per un difetto di notifica, hanno sciolto la riserva e stralciato la posizione della società e, sospesi i termini di prescrizione, in attesa di riunite le posizioni, ha fissato la prossima udienza per il 2 dicembre prossimo.
Le contestazioni dei pm Lorenzo Del Giudice e Giorgio Orano riguardano i bilanci del 2019, 2020 e 2021. Il rinvio a giudizio, oltre che De Laurentiis, riguarda anche la società sportiva Calcio Napoli e Andrea Chiavelli. Nelle liste testi che verranno depositate compaiono il calciatore Osimhen, l’ex direttore sportivo del Napoli, Cristiano Giuntoli e i calciatori coinvolti nelle compravendita tra i club.
Anche loro erano rimaste intrappolate a sessanta metri di profondità. Nel frattempo le indagini vanno avanti e si fanno nuove ipotesi
Foto dei soccorritori dalla pagina Facebook Dan Europe. Nel riquadro Murial Oddenino a sinistra e Giorgia Sommacal a destra (foto da Facebook)
Sono stati recuperati oggi, 20 maggio, gli ultimi due corpi deisub italiani morti la settimana scorsa in un’immersione alle Maldive. Si tratta di Giorgia Sommacal e della ricercatrice Muriel Oddenino. Ieri, nella prima parte dell’operazione, il team di speleosub finlandesi ha recuperato i corpi della professoressa Monica Montefalcone, madre di Giorgia Sommacal, e del ricercatore Federico Gualtieri. Il cadavere dell’operatore Gianluca Benedetti, ritrovato subito dopo la tragedia, è invece già in Italia.
Adesso che tutti i corpi sono stati recuperati, le indagini avranno nuovo impulso. Verranno eseguite le autopsie e parallelamente andranno avanti gli accertamenti sulle attrezzature, sulle immagini riprese dagli stessi sub e che sono contenute in una telecamera recuperata dagli abissi, e sul fronte autorizzazioni.
La missione per recuperare Giorgia Sommacal e Muriel Oddenino – “Sono stati recuperati gli ultimi due corpi dei subacquei italiani alle Maldive. Il primo è già stato sollevato su una barca appoggio. Il secondo è in risalita con un sommozzatore che sta rispettando le tappe per la decompressione”, si legge in una nota della Farnesina.
Per il recupero dei cadaveri è stata organizzata una delicatissima staffetta. Il team di speleosub finlandesi di Dan Europe si è spinto fino al segmento più profondo della grotta di Dhekunu Kandu dove hanno trovato la morte i sub, ha recuperato i corpi e li ha riportati a circa 30 metri di profondità dove sono stati presi in consegna dai sub maldiviani.
I sub italiani morti
Per la profondità raggiunta e la morfologia della grotta, la missione di recupero è stata molto complicata. La squadra ha utilizzato attrezzature tecniche avanzate, tra cui potenti scooter subacquei e rebreather, un sofisticato “autorespiratore” che ricicla il gas espirato rimuovendo l’anidride carbonica tramite un filtro e reintegrando l’ossigeno consumato.
Gli step dell’inchiesta – Le salme vengono ora portate dalla polizia all’obitorio. Poi ci sarà il rimpatrio. Oltre all’indagine alla Maldive, la Procura di Roma indaga per omicidio colposo. Saranno eseguite le autopsie sui corpi. Tra le ipotesi non si può escludere che i cinque italiani possano essersi persi e aver quindi finito l’ossigeno nelle bombole, ma potrebbero anche essere stati risucchiati in profondità da una fortissima corrente. Sotto la lente le attrezzature recuperate, tra cui telecamere GoPro e computer. I dispositivi, consegnati alla polizia, potrebbero essere la chiave per chiarire gli ultimi momenti dei sub.
Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir ha visitato il porto di Ashdod, dove sono detenuti gli attivisti della flottiglia fermati dalla marina militare israeliana e, come diffuso sui suoi canali social sotto il titolo ‘Ecco come accogliamo i sostenitori del terrorismo‘, deride gli attivisti mentre camminano tra centinaia di detenuti, ammanettati e bendati in ginocchio e esulta: ”Benvenuti in Israele, siamo i padroni di casa” e ”Il popolo d’Israele vive”.
In un altro filmato, si vede un attivista che grida ‘Free Palestine’ mentre viene sbattuto a terra da un agente.