L’epicentro, nei pressi di Fosdinovo, era a 11 chilometri di profondità. Non si registrano feriti né danni a edifici
Un terremoto ha scosso la Toscana alle 8.13 di stamattina, mercoledì 25 marzo. Secondo le prime stime dell’Ingv, il sisma avrebbe avuto una magnitudo di 4.1 gradi Richter. L’epicentro, nei pressi di Fosdinovo in provincia di Massa Carrara, era a 11 chilometri di profondità. La scossa è stata percepita da molte persone anche in Liguria. Al momento non risultano né feriti né danni a cose o edifici.
L’accelerazione del sisma e l’impatto sugli edifici – L’intensità dell’evento sismico è stata leggermente sopra la media. Stando alle rilevazioni dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ha raggiunto un valore di Pga – cioè accelerazione di picco al suolo – pari a 0,26 g, un valore quasi doppio rispetto alla media della Lunigiana di 0,16-0,17 g. Questo parametro è fondamentale per valutare il potenziale impatto locale, ma risulta comunque al di sotto dei livelli che in passato hanno causato danni alle strutture.
Una 57enne è stata trasportata in condizioni gravi in ospedale a Bergamo nella mattinata del 25 marzo. La donna sarebbe stato accoltellato da uno studente fuori dall’Istituto comprensivo di via Damiano Chiesa di Trescore Balneario.
Una 57enne è stata accoltellata questa mattina, mercoledì 25 marzo, a Trescore Balneario (in provincia di Bergamo). L’aggressione si è verificata poco prima delle 8 all’esterno dell’Istituto comprensivo di via Damiano Chiesa. Stando alle prime informazioni, la vittima sarebbe una professoressa e a colpirla sarebbe stato uno studente, per motivi che non sono ancora noti. La 57enne è stata trasportata con la massima urgenza in elisoccorso all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
L’allarme è scattato intorno alle 7:45, quindi pochi minuti prima dell’inizio delle lezioni. La centrale operativa dell’Agenzia regionale emergenza urgenza (Areu) ha inviato sul posto in codice rosso un’ambulanza della Croce Rossa di Entratico e un’auto medica da Seriate. Considerate le condizioni della 57enne, però, è stato richiesto anche l’intervento dell’elisoccorso, decollato da Bergamo. A colpirla sarebbe stato uno studente di terza media. Le indagini dei carabinieri e degli agenti della polizia locale sono ancora in corso.
Continuano a crescere i casi di epatite A a Napoli dove i ricoveri sono ormai più di 70. Ma l’epidemia si sta estendendo anche nel Lazio con l’Asl di Latina che ha comunicato 24 segnalazioni nella provincia con 6 ricoveri.
Epatite A, crescono i ricoveri a Napoli: nuovi casi anche nel Lazio – Adnkronos
Aveva 91 anni, lo annuncia la famiglia in una nota
Gino Paoli è uno dei personaggi chiave della scena musicale italiana, un personaggio dalla vicenda esistenziale tormentata e intensissima che ha dato un contributo decisivo all’evoluzione della canzone, un individualista spigoloso che ha anticipato le caratteristiche della figura del cantautore. Sono sue alcune delle canzoni più belle e famose mai scritte nel nostro Paese: “Senza fine“, “Il cielo in una stanza“, “Sapore di sale“, “Che cosa c’è“, “La gatta“, “Una lunga storia d’amore“, titoli sufficienti a far rimanere ben impressi nella memoria collettiva il suo nome e la sua musica.
È morto oggi, a 91 anni, lo ha annunciato la famiglia in una nota in cui chiede la massima riservatezza. Era nato a Monfalcone il 23 settembre 1934 ma fin da bambino ha vissuto a Genova, la sua vera città. Il tragitto che lo ha portato al successo è quello classico degli artisti deraciné degli anni ’50: studente svogliato, appassionato di pittura e di jazz, ai libri preferiva una boheme fatta di pochi soldi, notti infinite e amici come Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese, i fratelli Reverberi, insomma i nomi dei fondatori di quello “Scuola Genovese” che, nutrendosi delle canzoni di Brassens e Jacques Brel, ha di fatto fondato la canzone d’autore italiana. E’ proprio Gianfranco Reverberi ad aprirgli la strada per Milano, dove entra in contatto con l’industria musicale ma anche con Giorgio Gaber e Mina che incide “Il cielo in una stanza“, ottenendo un grande successo. Un successo bissato da un altro brano, un 3/4 quasi jazzistico: “Senza fine“, interpretata da Ornella Vanoni, che all’epoca era ancora “la cantante della mala” e che vivrà con lui una lunga relazione.
Il brano ha fatto il giro del mondo ma soprattutto ha segnato l’inizio di un sodalizio durata tutta la vita celebrato qualche decennio più tardi quando, dopo un lungo periodo di crisi, Paoli e la Vanoni fecero una tournée insieme ottenendo un successo strepitoso. Negli anni ’60, in pieno boom del 45 giri, esce uno dei titoli che ha segnato la storia del costume: “Sapore di sale“, arrangiato da Ennio Morricone con il celebre assolo di sax di Gato Barbieri. Uomo tormentato, già sposato, vive una travolgente storia d’amore con Stefania Sandrelli, allora adolescente, una relazione dalla quale è nata Amanda. Poi l’11 luglio 1963 un gesto ancora oggi dai contorni misteriosi: Paoli tenta il suicidio sparandosi all’altezza del cuore. Il proiettile però non colpisce zone vitali e resta conficcato nella zona del pericardio, da dove non è mai stato estratto. Il grande successo non dura molto: nella seconda metà degli anni ’60 comincia un lungo periodo di crisi professionale e umana, segnato anche da alcol e droga, che culmina in un pauroso incidente stradale. Per il suo ritorno da protagonista bisogna attendere gli anni ’80 quando prima incide un bell’album-tributo al suo amico Piero Ciampi, “Ha tutte le carte in regola” e poi, nel 1985, riconquista le classifiche con “Una lunga storia d’amore“. L’anno dopo è la volta di “Ti lascio una canzone“, poi negli anni ’90 c’è “Quattro amici al bar“. Nel corso della sua carriera ha interpretato canzoni di Joan Manuel Serrat, Charles Aznavour, ha avuto un’intensa attività come autore, firmando per Zucchero “Come il sole all’improvviso“. Nel 1987 è stato eletto deputato nelle file del PCI. Negli ultimi anni della sua lunghissima carriera ha suonato accanto ad alcuni dei migliori jazzisti italiani, in particolare Danilo Rea, pianista di livello mondiale, che lo ha accompagnato nelle sue più recenti tournée. Personaggio schivo, poco incline alle concessioni mediatiche, interprete dallo stile tutt’altro che tradizionale, Gino Paoli resta uno dei personaggi più amati e prestigiosi della canzone italiana, l’autore di brani che fanno parte della storia del nostro Paese.
Comunicazione interna ai giornalisti componenti del gruppo: «Il cambio di proprietà già efficace»
E vendita fu. Accordo raggiunto fraExor – la cassaforte della famiglia Agnelli-Elkann – e il gruppoAntenna.
Si legge in una comunicazione interna a firma di Paolo Ceretti, presidente di Gedi, intercettata dal Sole 24 Ore. «Cari Colleghi, care Colleghe oggi è stata perfezionata la cessione del 100% del capitale di Gedi al gruppo greco Antenna. Il cambio di proprietà, che è già efficace, segue un processo di lunga negoziazione», si legge nella nota che precede la riunione in assemblea dei cdr del gruppo. A cambiare proprietà sono il quotidiano la Repubblica, i brand radiofonici Radio Deejay, Radio Capital, m2o, insieme a HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes e la concessionaria pubblicitaria Manzoni.
«Riteniamo – continua la comunicazione del presidente Gedi – che il passaggio della Società al Gruppo Antenna apra nuove prospettive per GEDI e per chi è impegnato nelle sue diverse attività. È in questa ottica – e cioè creare le condizioni per assicurare uno sviluppo duraturo al Gruppo, accelerandone tra l’altro la transizione digitale – che da parte del venditore è stata selezionata Antenna come acquirente, un gruppo industriale che fa dei Media il proprio core business. Gedi potrà beneficiare di un’articolata presenza internazionale del Gruppo Antenna, per aumentare la portata delle sue attività e perseguire la sostenibilità sul piano economico, mantenendo l’indipendenza editoriale che ha caratterizzato la sua storia».
In questo quadro, «in esecuzione agli accordi recentemente sottoscritti, nei prossimi mesi La Stampa uscirà dal perimetro di GEDI per entrare a far parte del Gruppo SAE, una realtà italiana in crescita, determinata a valorizzare la storia unica della testata, rafforzando il legame identitario con i suoi lettori e con il suo territorio, anche attraverso l’auspicato ingresso nel capitale – con quote di minoranza – di istituzioni e aziende del nord-ovest».
La nota si conclude con i saluti e i ringraziamenti del «Consiglio di Amministrazione, dimessosi oggi in attesa che Antenna nomini i nuovi amministratori».
Con il passaggio al gruppo greco Antenna si chiude una lunga uscita di scena, fatta di smentite, trattative esclusive, allarmi politici e tensioni nelle redazioni. La cessione di la Repubblica è il tassello conclusivo di un’operazione di di progressivo smontaggio del perimetro Gedi, già anticipato nelle settimane scorse dall’accordo separato per La Stampa con il gruppo Sae.
Per capire il peso dell’operazione bisogna tornare al dicembre 2019, quando Exor firmò l’accordo per rilevare da CIR il 43,78% di Gedi per 102,5 milioni di euro, avviando poi l’opa e prendendo il controllo del gruppo. Allora l’idea era quella di portare sotto una regia unica un grande polo dell’informazione italiana, con la Repubblica, La Stampa, radio, digital e concessionaria pubblicitaria. Sei anni dopo, il bilancio politico-industriale di quell’investimento racconta altro: Gedi resta un marchio centrale nel sistema dei media, ma per Exor è diventato un asset marginale rispetto al resto del portafoglio, mentre i conti del gruppo hanno continuato a muoversi in un contesto difficile per tutta l’editoria tradizionale.
La trattativa con Antenna non nasce ieri. Exor aveva confermato a dicembre 2025 colloqui in esclusiva con il gruppo greco, dopo mesi di indiscrezioni e interesse di altri soggetti. Da quel momento il dossier è diventato un caso politico e sindacale. Il governo, per voce del sottosegretario Alberto Barachini, ha chiesto garanzie su pluralismo e occupazione; i comitati di redazione di Repubblica e La Stampa hanno denunciato opacità, chiedendo tutele sull’indipendenza editoriale.
In parallelo, il negoziato si è trascinato ben oltre la prima scadenza di gennaio, con rinvii e ricuciture, fino alla stretta finale di marzo. Il profilo dell’acquirente aiuta a capire la portata del cambio di fase. Antenna è uno dei maggiori gruppi media greci ed è ricondotto alla famiglia Kyriakou; Theodore Kyriakou ne è il presidente e azionista di riferimento.
La comunicazione interna del presidente Gedi è stata seguita dall’annuncio dell’azienda attraverso un comunicato stampa. Nel quale si legge che «a seguito del completamento dell’operazione, Mirja Cartia d’Asero, manager di grande esperienza con un percorso consolidato alla guida di organizzazioni nei settori media e finanziario, assumerà il ruolo di Amministratore Delegato del Gruppo GEDI. Mirja lavorerà a stretto contatto con il management di GEDI per sostenere il percorso di sviluppo e internazionalizzazione del Gruppo. Mario Orfeo, direttore del quotidiano dal 2024, continuerà a ricoprire il suo ruolo alla guida di la Repubblica, garantendo continuità editoriale e gestionale, mentre Linus resterà alla guida delle attività radiofoniche»
Su questo fronte, l’accordo con SportLifeCity – società controllata al 90% dal club rossonero – era già stato raggiunto nel 2024.
Il Comune di San Donato presenta il conto al Milan dopo il tramonto del progetto di realizzazione di un nuovo stadio nell’area San Francesco. L’amministrazione comunale, come riportato da Il Giorno, ha quantificato in 74.360 euro le spese sostenute per analizzare la proposta che prevedeva la costruzione di un impianto da 70mila posti. La cifra riguarda consulenze, studi tecnici e passaggi amministrativi necessari per valutare il progetto.
Il conteggio è stato inviato alla società Sportlifecity, controllata al 90% dal Milan, sulla base di una clausola che stabiliva, in caso di mancata realizzazione dello stadio, il rimborso al Comune dei costi affrontati per incarichi esterni e attività amministrative interne, fino a un massimo di 220mila euro. La scelta di SportLifeCity– che era già stata annunciata alla fine del 2024 –non è dettata da nessun obbligo di legge, ma rientrava da tempo tra le preoccupazioni dei contrari alla costruzione dell’impianto nel Comune a sud di Milano
A rendere noto che il Municipio ha quantificato e trasmesso, «per una preliminare condivisione», l’elenco delle spese sostenute in oltre un anno di lavoro è stato il sindaco Francesco Squeri, intervenendo durante l’ultimo consiglio comunale in risposta a un’interrogazione presentata dai consiglieri del Partito democratico.
L’ipotesi di uno stadio del Milan a San Donato aveva iniziato a prendere forma nel 2024, quando si erano avuti i primi contatti tra i rappresentanti del club rossonero e l’amministrazione della cosiddetta città dell’Eni. Nel 2025 il progetto era entrato nella fase operativa con l’avvio dell’Accordo di programma, che coinvolgeva diversi soggetti istituzionali: il Comune di San Donato, la Regione Lombardia, la Città Metropolitana di Milano, oltre a FS Sistemi Urbani e Rete Ferroviaria Italiana.
Tuttavia, dopo la decisione di riportare il progetto su Milano e l’acquisto dello stadio di San Siro da parte di Milan e Inter, lo scorso gennaio il Comune di San Donato ha chiuso l’iter dell’Accordo di programma.
Resta però aperta la questione sul futuro dell’area San Francesco, un tema che continua a suscitare interrogativi anche tra i cittadini. Tra le possibili alternative emerge ora l’ipotesi della pallacanestro. I fondi statunitensi che controllano i due club milanesi — Oaktree per l’Inter e RedBird per il Milan — avrebbero infatti mostrato interesse per NBA Europe, il progetto che punta a creare una nuova lega professionistica di basket nel continente.
In questo scenario, se il fondo guidato da Gerry Cardinale fosse coinvolto nell’iniziativa, potrebbe prendere forma l’idea di costruire proprio nell’area del San Francesco un palazzetto dedicato al basket. Dal punto di vista urbanistico, l’area si presterebbe a questo tipo di intervento: il sito ha infatti una chiara vocazione sportiva esi estende su circa 300mila metri quadrati. Al momento quella legata al basket è soltanto una delle opzioni sul tavolo, ma l’amministrazione di San Donato aveva già ipotizzato che gli interessi del Milan potessero ampliarsi anche ad altre discipline sportive oltre al calcio.
Affluenza definitiva sfiora il 59%. Oltre 14.750.000 di italiani hanno detto ‘No’. Il ministro della Giustizia Nordio: “Prendo atto”
Manifestazione in piazza dopo la vittoria del No al referendum sulla Giustizia – Adnkronos
Nettissima vittoria del No nel referendum sulla riforma della giustizia: quando sono state scrutinate 61.498 sezioni su 61.533, il No è infatti al 53,58% mentre il Sì e al 46,42%, secondo i dati disponibili sul sito Eligendo del Viminale. A votare No sono stati oltre 14.750.000, oltre 12.780.000 i Sì.
“Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia“, il commento della premier Giorgia Meloni mentre si va verso la chiusura dello scrutinio.
“Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano“, il commento del ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
“Abbiamo vinto. Abbiamo fermato una riforma sbagliata ed è una vittoria ancora più bella perche partivamo da sconfitta annunciata”, le prime parole della leader Pd Elly Schlein al Nazareno.
L’affluenza definitiva al voto per il referendum sfiora il 59%: il dato si attesta infatti al 58,93% in base ai dati disponibili sul sito Eligendo.
9 minuti fa – Quando sono state scrutinate 61.498 sezioni su 61.533, nettissima la vittoria del No, al 53,58%. Il Sì è al 46,42%, secondo i dati disponibili sul sito Eligendo del Viminale. A votare No sono stati oltre 14.750.000, oltre 12.780.000 i Sì
11 minuti fa – Magi: “Meloni non ha più maggioranza, opposizioni preparino alternativa governo” – – “Dopo il referendum, è il momento per le opposizioni di cominciare a costruire l’alternativa di governo. Meloni non ha più la maggioranza nel Paese, ma adesso bisogna dimostrare di avere delle proposte che incarnano l’alternativa di governo, quindi andare al di là dell’opposizione pressante in Parlamento e fuori”. Lo ha detto il segretario di +Europa, Riccardo Magi, parlando alle telecamere fuori Montecitorio.
22 minuti fa – Dopo la vittoria del No,haters scatenati contro Meloni: su X anche la foto a testa in giù– Non perdonano la sconfitta referendaria a Giorgia Meloni i tantissimi – circa 3mila in un’ora – che si sono affacciati sulla pagina di X della presidente del Consiglio. Dopo aver visualizzato il video-messaggio della leader di Fdi, che prende atto dell’esito negativo del voto, ricordando come la riforma fosse prevista dal programma elettorale del centrodestra si moltiplicano i post che attaccano Meloni, moltissimi con toni inaccettabili e violenti. “Ammazza come sei invecchiata male...”, è uno dei primi commenti che appare in bacheca, con riferimento al video girato all’aperto, con uno sfondo floreale. “Succede quando si diventa servi e si diventa fratelli d’ucraina e non degli italiani. Molti a destra ti hanno sfiduciato“, aggiunge tal Arcolino. “Io mi dimetterei -consiglia Angelo -. Forse è l’unica maniera per eliminare certe zavorre inutili come Delmastro, Santanchè e magari anche Nordio, che scrive una riforma che non sa neanche sostenere“. Decine gli ‘a casa‘, e i ‘dimettiti‘. Citati con toni non proprio amichevoli sono più volte anche i ministri Salvini, Nordio e più di tutti il sottosegretario Delmastro.
Poi la situazione però degenera, con vere e proprie accuse e minacce piene di odio: “VE LO SIETE PRESO NEL C…”, scrive tutto maiuscolo il primo di una lunga serie di odiatori, con tanto di foto-montaggio di Marx, con t-shirt dove si legge ‘vi abbiamo purgato ancora‘, frase presa in prestito dal calcio. “A breve non potrai neache uscire di casa per non essere sommersa da sputi“, aggiunge un altro hater. Uno che si firma ‘Laziale‘ scrive “continuate a proteggere la vostra cricca ignorando il popolo. Continuate a proteggere indagati, inadeguati e gente in affari con i mafiosi mentre permettete a Lotito di far indagare e reprimere tifosi che semplicemente manifestano il loro dissenso“. Qualcuno sceglie il dialetto siciliano per insultare: ‘SUCA MER…‘
Qualcun altro rimprovera le alleanze internazionali: “Vattene da Trump che avete finito di stuprare il Paese con le vostre inutili guerre”, scrive un utente. “Un’Italia senza fascisti sarebbe migliore“, dice un altro. Poi Elle posta una foto della Meloni a testa ingiù, evocando immagini di un passato che sui social spesso viene rispolverato. “Come brucia il culo…“, si legge poco più in basso. “Dimettiti cialtrona bugiarda patogica e torna nelle fogne da dove sei scappata fuori“, è il post di Roby. Infine un’omonima Giorgia conclude: “finalmente te lo prendi nel culo, ciao meloni bacio…‘.
Il cordoglio di Lazio e Juventus, dove è stato allenatore
Igor Tudor – Ipa
Grave lutto per l’ex tecnico di Lazio e Juventus, Igor Tudor, attualmente alla guida del Tottenham. Il padre Marco è morto durante il match contro il Nottingham Forest.
Sui social arriva il cordoglio della Lazio e della Juventus. “La S.S. Lazio esprime il proprio profondo cordoglio all’ex allenatore biancoceleste Igor Tudor per la scomparsa del padre“, scrive sui social il club biancoceleste.
La S.S. Lazio esprime il proprio profondo cordoglio all'ex allenatore biancoceleste Igor Tudor per la scomparsa del padre
Il gruppo è stato tra i protagonisti della stagione del Beat nazionale negli anni Sessanta
Bruno Castiglia, foto dalla sua pagina Fb ufficiale
E’ morto a Milano all’età di 84 anni Bruno Castiglia, fondatore e cantante dei Bisonti, tra i protagonisti della stagione del Beat italiano negli anni Sessanta. Il gruppo, nato a Milano su iniziativa dello stesso Castiglia, è stato una delle espressioni più riconoscibili del cosiddetto ‘Sweet Beat’, caratterizzato da sonorità melodiche e armonie raffinate. La formazione originaria, risalente al 1965, comprendeva Castiglia alla voce e chitarra, Gianni Calabria alla batteria, Ennio Castiglia al basso, Angelo Milani alle tastiere e Luigi Biagioni alla chitarra. Nel corso degli anni la band ha conosciuto numerosi cambi di organico, mantenendo tuttavia una propria identità stilistica.
La carriera – Il debutto discografico avvenne nella seconda metà degli anni Sessanta. Tra i primi successi, il singolo ‘Con le mie lacrime‘, versione italiana di ‘As Tears Go By‘ dei Rolling Stones, seguito da ‘Occhi di sole‘, uno dei brani più rappresentativi del gruppo. Nella loro produzione figurano anche titoli come ‘La tua ombra‘, ‘Richiamo d’amore‘ e ‘Viso di luce‘, oltre a cover di classici del rock internazionale, tra cui ‘Lucille‘ di Little Richard.
Il brano più celebre resta però ‘Crudele‘, diventato nel tempo una sorta di manifesto per gli appassionati del beat italiano. Accanto alle ballate romantiche, i Bisonti sperimentarono anche sonorità più energiche, vicine al garage rock. Nel 1968 la band si avvicinò alle atmosfere hippie con ‘Mi è rimasto un fiore‘, senza però replicare il successo dei primi anni. Dopo la partecipazione a ‘Un disco per l’estate‘ nel 1970, il gruppo uscì progressivamente dalle scene. I Bisonti tornarono alla ribalta nel 1985, sull’onda del revival anni Sessanta, partecipando alla trasmissione “20 anni dopo”, condotta da Red Ronnie. Da allora Castiglia ha continuato a esibirsi dal vivo con diverse formazioni, mantenendo viva l’eredità musicale della band anche negli anni Duemila.
Lo scalo è stato chiuso in seguito alla collisione, aperta inchiesta
L’incidente all’aeroporto LaGuardia di New York (Afp)
Incidente oggi all’aeroporto LaGuardia di New York. Un aereo Air Canada in fase di atterraggio si è scontrato con un camion di soccorso e antincendio per aeromobili dell’Autorità Portuale sulla pista 4. Il bilancio è di due morti. Lo riferiscono alla Nbc due fonti a conoscenza delle indagini. Le vittime sono il pilota e il copilota, hanno precisato le fonti. Un sergente e un agente del dipartimento di polizia dell’Autorità Portuale hanno riportato fratture agli arti e sono stati ricoverati in ospedale in condizioni stabili.
Secondo le fonti, l’aereo stava per terminare la fase di atterraggio, procedendo a circa 48 km/h, quando è avvenuta la collisione. La Federal Aviation Administration (FAA) ha dichiarato che l’aereo coinvolto è un bimotore Bombardier CRJ-900 proveniente da Montreal. La FAA ha comunicato di aver avviato un’indagine sull’accaduto. L’aeroporto è stato chiuso in seguito all’incidente.
New York, scontro in pista all’aeroporto LaGuardia: aereo Air Canada Express urta veicolo di servizio, due morti – Repubblica
A 10 giorni dal deposito, da parte del ministero dell’Economia, della lista per il rinnovo del vertice di Poste Italiane, il consiglio di amministrazione del gruppo dei recapiti ha approvato la proposta del lancio di un’offerta totalitaria di acquisto e scambio sul capitale di Tim, società che oggi controlla con il 27 per cento del capitale. L’obiettivo finale è il delisting della società telefonica, ovvero l’uscita da piazza Affari, ma la condizione perché l’offerta sia considerata valida è un’adesione tale che consenta al gruppo dei recapiti di raggiungere il 66,67 per cento del capitale.
Per 5mila azioni Tim in cambio 109 azioni Poste e 835 milioni cash – L’operazione annunciata dal gruppo guidato da Matteo Del Fante prevede un aumento di capitale (approvato dal board) finalizzato all’emissione di nuove azioni Poste da offrire come corrispettivo di scambio agli azionisti di Tim: ogni 5 mila azioni della società telefonica consegnate avranno in cambio 109 azioni di Poste. Oltre all’offerta di carta, si aggiunge un conguaglio cash: ogni 5mila azioni è previsto il pagamento di 835 euro. Agli azionisti Tim, nella sostanza, sarà riconosciuta una componente in denaro di 0,167 euro per ciascuna azione di Tim e una componente in titoli pari a 0,0218 azioni ordinarie di Poste di nuova emissione.
Nei fatti i titoli della società guidata da Pietro Labriola ottengono un premio del 9,01% rispetto ai valori di Borsa calcolati il 20 marzo scorso (0,583 il valore del titolo Tim). «Il corrispettivo complessivo dell’offerta, tra la somma della parte cash e della parte in azioni, esprime una valorizzazione pari a 0,635 euro per ciascuna azione di Tim e, pertanto, incorpora un premio pari al 9,01% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni di Tim rilevato alla data del 20 marzo 2026», si spiega nella nota diffusa.
L’esborso per Poste pari a 2,8 miliardi. Lo Stato scenderà al 51% per cento – L’esborso complessivo per Poste Italiane, nel caso di un’adesione al 100% dell’offerta, sarebbe attorno a 2,8 miliardi di euro. Sempre nel caso di una simile adesione, i soci Tim verrebbero a detenere il 22% del capitale della società dei recapiti, mentre l’effetto diluitivo per la quota di controllo dello Stato, pari oggi al 65% circa del capitale, sarebbe attorno al 23 per cento. La quota pubblica scenderebbe attorno al 51% del capitale; la Cdp passerebbe dal 35 al 28% e il Mef dal 29 al 13% di Poste. Al termine dell’operazione, il gruppo integrato Poste-Tim avrebbe una capitalizzazione da oltre 30 miliardi con un flottante, ovvero le società scambiabili sul mercato, del valore di 15 miliardi.
Il nuovo gruppo avrà 26,9 miliari di ricavi – Il gruppo combinato avrebbe ricavi per 26,9 miliardi e 150 mila dipendenti e sarebbe una delle principali piattaforme integrate del paese. Poste Italiane ha identificato un potenziale complessivo di sinergie ante imposte pari a circa 700 milioni annui a regime, di cui 500 milioni riconducibili a sinergie di costo. Le sinergie di ricavo sono state stimate in oltre 200 milioni. Gli oneri una tantum necessari all’operazioni sono pari a 700 milioni. L’impatto positivo sull’utile per azione è previsto dal 2027.
Nuova impresa della fuoriclasse del mezzofondo. In serata arriva un altro oro con il trionfo della velocista e l’Italia sale a 3 ori
Nadia Battocletti e Zaynab Dosso (foto Grana/FIDAL)
É di Nadia Battocletti la seconda medaglia, ancora d’oro, per l’Italia ai Mondiali indoor 2026, a Torun, in Polonia. Oggi, sabato 21 marzo, la fuoriclasse azzurra del mezzofondo, 25 anni, ha vinto i 3000 metri, precedendo Mackay, argento e Hull bronzo. Dodicesima l’altra azzurra Majori.
Battocletti, alla prima partecipazione indoor, ha subito centrato la vittoria e questo per lei è stato motivo di grandissima felicità. La gioia per l’Italia è diventata ancora più grande in serata grazie alla medaglia d’oro vinta da Zaynab Dosso nei 60 metri. Ieri, venerdì 20 marzo, a vincere era stato Andy Diaz nel salto triplo che si era confermato campione del mondo. L‘Italia, prima della giornata conclusiva di domani, domenica 22 marzo, è prima nel medagliere.
Esponente di punta della Democrazia Cristiana negli anni 80, era nato nel 1939
È morto l’ex parlamentare e ministro della Dc Paolo Cirino Pomicino.Si è spento a Roma oggi alle 16, nella clinica Quisisana. Aveva 86 anni.
Conferma la notizia l’amico ed ex collega democristiano Gianfranco Rotondi: “Ho parlato poco fa con la moglie, la signora Lucia e questa volta Paolo non ce l’ha fatta“. Era ricoverato da qualche giorno.
Classe 1939, napoletano, negli anni ‘60 Pomicino si laurea in Medicina con una specializzazione in Neurologia, ma presto risponde a un’altra vocazione: la politica, a cui dedica tutta la vita sotto le insegne della Democrazia cristiana.
Andreottiano di ferro, esponente di punta della corrente “Primavera”, nella Balena bianca scala il cursus honorumdagli incarichi locali fino ai vertici: consigliere e assessore del Comune di Napoli tra il 1970 e il 1979. Poi deputato dal 1976 al 1992, presidente della commissione bilancio della Camera dal 1983-1987. Infine i ruoli che negli anni ’80 gli valgono il soprannome “O ‘ministro”: guida il ministero della Funzione Pubblica dal 1988 a 1989 quando il presidente del Consiglio è Ciriaco De Mitaed è titolare del Bilancio dal 1989 al 1992 nel VI e VII governo Andreotti.
Con lo scudo crociato nel cuore, di fare e parlare di politica non smette mai. Nel 2004 viene eletto al Parlamento europeo nelle fila dell’Udeur e nel 2006 è rieletto per l’ultima volta a Palazzo Montecitorio con Democrazia cristiana e Partito socialista – Nuovo Psi.
La ciclista azzurra non ha perso conoscenza dopo l’impatto
La caduta di Silvestri – X
Terribile incidente durante la Milano-Sanremo donne. Oggi, sabato 21 marzo, la ciclista azzurra Debora Silvestri è caduta oltre il guard rail con la propria bicicletta dopo aver sbattuto con le ruote contro altre atlete finite sull’asfalto lungo la discesa della Cipresa.
Nell’incidente sono rimaste coinvolte anche altre cicliste come la polacca Kasia Niewiadoma, la francese Margaux Vigie e la mauriziana Kim Le Court, ma la peggio l’ha avuta proprio Silvestri che fortunatamente però, stando alle prime notizie, non ha perso conoscenza, dopo che il ‘volo‘ della ciclista azzurro ha fatto spaventare da subito tifosi e appassionati.
Traduzione di Google Una ciclista cade rovinosamente dopo aver scavalcato le barriere durante la Milano-Sanremo.
🔴🇮🇹🚴🏻♂️ ALERTE VIDÉO | L'énorme chute d'une coureuse qui passe au-dessus de la glissière lors du Milan-San Remo.pic.twitter.com/13h3vzQUy1
Il tecnico nerazzurro: “Tutto è sempre possibile, dobbiamo andare noi a prenderci ciò che vogliamo”
“Bastoni non è disponibile, sarà lo staff medico dell’Italia a valutarlo e decideranno loro se sarà a disposizione per la Nazionale“. Lo ha detto il tecnico dell’Inter, Cristian Chivu, in conferenza stampa alla vigilia della sfida contro la Fiorentina. Il difensore è alle prese con il dolore per una botta subita nel derby contro il Milan che gli ha fatto già saltare la gara con l’Atalanta: “c’è il rischio di una distrazione per i nazionali verso gli spareggi? Domani rappresentano l’Inter, avranno tempo di rappresentare l’Italia. Facciamo in bocca al lupo alla Nazionale. Ma in questo momento, i nostri giocatori pensano solo all’Inter. I nazionali avranno modo di preparare la partita al meglio. L’Italia è forte, devono e possono vincere la prima che è la più importante“.
E allora, tornando all’Inter, ecco la Fiorentina, crocevia verso lo scudetto: “Pressione? Per noi ci sono in ballo 27 punti, tutto è possibile. Noi pensiamo a essere competitivi. Abbiamo un vantaggio che può essere tanto o poco, dobbiamo continuare a pensare solo a noi stessi. Conte ha parlato di pressione? Il calcio è pressione, nessuno ha mai escluso le squadre che inseguono. È una cosa fisiologica durante una stagione avere momenti meno brillanti del solito. Bisogna anche guardare a quello che si è ottenuto. Tutto è ancora possibile, siamo consapevoli delle ambizioni delle altre squadre e pensano anche loro di essere competitivi fino in fondo. Nessuno regala nulla, dobbiamo andare noi a prenderci tutto“.
Superando anche inconvenienti e palesi ingiustizie, come accaduto settimana scorsa contro l’Atalanta, match che aveva portato l’Inter a scegliere la via del silenzio stampa: “E’ stata una decisione presa tutti insieme quella di non parlare per quello che era accaduto in campo. Preferisco parlare di calcio e non cercare alibi o scuse. Abbiamo fatto qualche errore contro l’Atalanta e mi riferisco a tecnica e tattica. Ci siamo chiesti dove fare meglio, non dobbiamo creare scuse o alibi e guardare gli errori degli altri, che tanto non possiamo controllare“.
A 3 chilometri dal via l’imprevisto causato forse da una vettura della carovana. I corridori hanno girato le ruote e recuperato il gruppone verso l’abbazia della Certosa
Errore di percorso alla Milano-Sanremo: i ciclisti in difficoltà
È cominciata con un errore la Milano-Sanremo che è partita da Pavia. La “classicissima” di primavera che con il via dato dal sindaco Michele Lissia ha preso le mosse da Strada Nuova per andare prima verso Milano dove si trovava il chilometro 0 e poi imboccare la strada verso l’Oltrepò e la Liguria, a circa 3 chilometri dalla partenza è andata nel caos.
Avevano appena preso il largo i fuggitivi, quando arrivati a una rotonda nei pressi del parco della Vernavola, si sono ritrovati nel traffico. I corridori che guidavano il gruppo hanno imboccato l’uscita sbagliata tra un pullman e diverse auto in attesa del passaggio della corsa per poter proseguire il proprio percorso. A tradirli è stata forse un’auto della carovana ferma per indicare che non si poteva passare oppure un più banale errore di valutazione.
Lo sbaglio è stato riconosciuto dopo pochi metri e i fuggitivi sono ritornati indietro andando a riprendere l’intero gruppo che nel frattempo pedalava verso l’abbazia della Certosa di Pavia. Dell’errore hanno approfittato gli automobilisti fermi allo stop che si sono trovati tutti i campioni di ciclismo a tu per tu, molto più vicini di quanto non li vedessero tutti i numerosi tifosi sparsi lungo il percorso, quello vero, che attendevano il passaggio con il cellulare stretto in mano in modo da immortalare il passaggio di grandi stelle come Tadej Pogacar o l’olandese Van der Poel.
Una giuria californiana ha inflitto un duro colpo a Elon Musk, stabilendo che il miliardario ha tratto in inganno gli investitori durante la fase turbolenta che ha preceduto la sua acquisizione da 44 miliardi di dollari della piattaforma precedentemente nota come Twitter.
Una giuria californiana ha inflitto un duro colpo a Elon Musk, stabilendo che il miliardario ha tratto in inganno gli investitori durante la fase turbolenta che ha preceduto la sua acquisizione da 44 miliardi di dollari della piattaforma precedentemente nota come Twitter.
Secondo il verdetto emesso venerdì nella class action Pampena v. Musk, la giuria ha stabilito all’unanimità che i post sui social media di Musk nel maggio 2022 riguardanti lo stato dell’accordo erano materialmente falsi.
La giuria si è fermata prima di etichettare le azioni come uno specifico “schema per frodare“, ma gli avvocati dei querelanti suggeriscono che i danni totali potrebbero raggiungere i 2,6 miliardi di dollari.
La narrativa dei “bot” sotto accusa – Il cuore del contenzioso si è concentrato sull’affermazione di Musk del maggio 2022 secondo cui l’acquisizione era “temporaneamente sospesa” in attesa di una revisione degli account non autentici e dei bot spam. Le dichiarazioni hanno innescato un calo di quasi il 10%del prezzo delle azioni di Twitter all’epoca.
Gli azionisti hanno sostenuto che il sentiment di Musk si è deteriorato non a causa dei bot, ma come manovra tattica per fare pressione sul consiglio di amministrazione per ottenere un prezzo più basso mentre la sua ricchezza, legata a Tesla (NASDAQ:TSLA), affrontava un più ampio ritiro del mercato.
“Questo è un ottimo esempio di ciò che non si può fare all’investitore medio“, ha dichiarato a CNBC Joseph Cotchett, un avvocato dei querelanti, sottolineando l’impatto sui partecipanti retail e sui fondi pensione. I risultati della giuria hanno evidenziato in particolare i tweet del 13 maggio e del 17 maggio come i principali responsabili del danno agli investitori.
Il team di difesa di Musk, tuttavia, ha caratterizzato il verdetto come un “ostacolo lungo il percorso“, sostenendo che le preoccupazioni del miliardario riguardo all’integrità della piattaforma erano ben fondate e promettendo di cercare giustizia in appello.
Impatto minimo su una fortuna da 650 miliardi di dollari – Nonostante il potenziale pagamento multimiliardario, il colpo finanziario per Musk è visto in gran parte come simbolico. Con un patrimonio netto attualmente stimato in 650 miliardi di dollari, una sentenza da 2,6 miliardi di dollari rappresenta un impatto frazionario sulla sua liquidità complessiva.
Dall’acquisizione, Musk ha radicalmente ristrutturato l’entità, fondendo la rinominata X con xAI e SpaceX, incorporando di fatto la piattaforma di social media nel suo più ampio impero tecnologico.
Il verdetto rappresenta un momento storico nella regolamentazione dei “CEO come influencer“. Sottolinea la crescente responsabilità legale per le comunicazioni dei dirigenti sui social media, anche quando tali piattaforme sono proprietà personale del dirigente in questione.
Con l’inizio del processo di amministrazione dei reclami, gli investitori che hanno venduto azioni al di sotto del prezzo di acquisto di 54,20 dollari in risposta ai tweet potrebbero iniziare a recuperare le perdite nei prossimi mesi, segnando una rara vittoria per la classe retail contro una figura aziendale dominante.
Dal Regno Unito all’Europa: decessi e contagi tra studenti. Il Ministero della Salute invita alla massima sorveglianza anche in Italia
Un focolaio di meningitein Europa riporta l’attenzione su una malattia tanto rara quanto potenzialmente devastante. I numeri, al momento, non indicano un’emergenza diffusa, ma il livello di attenzione resta alto, soprattutto tra le autorità sanitarie italiane che hanno deciso di rafforzare la sorveglianza su tutto il territorio nazionale.
Il punto di partenza è il Regno Unito, dove nella contea del Kent – in particolare nell’area di Canterbury – è stato registrato un cluster di casi di malattia meningococcica invasiva. Un evento circoscritto, ma sufficiente a far scattare una rete di monitoraggio anche negli altri Paesi europei.
I casi: giovani colpiti e due decessi – Secondo i dati aggiornati al 17 marzo forniti dalle autorità sanitarie britanniche, sono stati segnalati 9 casi confermati e 11 probabili, con 2 decessi. Un elemento che preoccupa è il profilo dei soggetti coinvolti: si tratta prevalentemente di giovani tra i 17 e i 21 anni, molti dei quali studenti universitari. In almeno 6 casi confermati è stato identificato il sierogruppo B, uno dei ceppi più diffusi di meningococco. Le indagini epidemiologiche hanno individuato possibili luoghi di esposizione, tra cui un locale notturno di Canterbury e l’università del Kent. Il contagio non si è fermato ai confini britannici: è stato infatti notificato anche un caso in Francia, legato a una persona che aveva frequentato proprio quell’università.
Il rischio per l’Italia: basso, ma non nullo – Le autorità europee considerano il rischio per la popolazione generale “molto basso”, ma questo non significa assenza di pericolo. Il meningococco è un batterio che può diffondersi rapidamente in contesti specifici, soprattutto tra persone a stretto contatto. Per questo motivo il Ministero della Salute italiano ha inviato una circolare a Regioni e Province autonome con indicazioni precise: rafforzare la sorveglianza e non abbassare la guardia, soprattutto nei confronti di chi ha viaggiato recentemente nel Regno Unito, in particolare nell’area di Canterbury e del Kent.
Cosa cambia in Italia: controlli e monitoraggio rafforzati – Le indicazioni operative, come riferisce Adnkronos Salute, sono chiare e puntano sulla prevenzione e sulla rapidità di intervento: maggiore attenzione ai casi sospetti, soprattutto con collegamenti di viaggio verso il Regno Unito; identificazione tempestiva dei contatti stretti; somministrazione di antibiotici a scopo preventivo (chemioprofilassi); eventuale vaccinazione contro il meningococco B per i non vaccinati; monitoraggio sanitario per almeno 10 giorni dall’ultima esposizione; segnalazione immediata ai sistemi di sorveglianza nazionali. Inoltre, viene incoraggiata l’analisi approfondita dei casi attraverso tecniche di laboratorio avanzate, per individuare eventuali collegamenti tra infezioni e monitorare possibili cluster.
Vaccino e prevenzione: chi è più esposto – Un aspetto centrale riguarda la protezione offerta dal vaccino. Tra le persone esposte, il rischio di infezione è considerato basso nei soggetti vaccinati contro il meningococco B, mentre diventa moderato nei contatti stretti non vaccinati. Il fattore tempo è cruciale: trascorsi 10 giorni dall’esposizione, la probabilità di sviluppare la malattia si riduce drasticamente.
Questo rende fondamentale intervenire subito in caso di contatto con un soggetto positivo.
Perché non bisogna sottovalutare la meningite – La meningite meningococcica è una patologia rara, ma può evolvere rapidamente e avere conseguenze gravi. Proprio per questo, anche in presenza di un rischio generale definito basso, le autorità sanitarie scelgono un approccio prudenziale. L’Italia, in questo contesto, non registra un aumento dei casi legato al focolaio britannico, ma si muove in anticipo per evitare qualsiasi possibile diffusione. Un equilibrio delicato tra allarme e controllo, che punta a informare senza creare panico, ma senza neppure abbassare la guardia.
L’Italia giovedì 26 marzo, alle ore 20:45 giocherà la semifinale contro l’Irlanda del Nord. L’eventuale finale è contro Galles o Bosnia
LaPresse
Gennaro Gattuso ha sciolto le riserve e oggi, venerdì 20 marzo, ha diramato la lista dei convocati dell’Italia per i playoff del Mondiale 2026.Il ct ha selezionato i 28 calciatori tra cui sceglierà la formazione che manderà in campo allo Stadio di Bergamo, giovedì 26 marzo, alle ore 20:45, diretta su Rai 1, nella semifinale contro l’Irlanda del Nord e, in caso di vittoria, nell’eventuale finale, in trasferta, contro la vincente di Bosnia-Galles, in programma martedì 31 marzo.
Inutile sottolineare quanto sia alta la posta in palio visto che l’Italia si gioca l’accesso alla fase finale dei Mondiali che si giocheranno quest’estate negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. Tra le novità in casa azzurra ci sono il ritorno di Federico Chiesa, campione d’Europa nel 2021, che mancava dalla Nazionale da Euro 2024 e la prima convocazione per Marco Palestra, classe 2005,difensore del Cagliari. Prime convocazioni con Gattuso anche per Giorgio Scalvini e Niccolò Pisilli che erano assenti rispettivamente da marzo e da novembre 2024.
Il raduno al Centro Tecnico Federale di Coverciano, da cui partirà la ‘Missione Mondiale‘ è fissato nella serata di domenica 22 marzo.
I convocati dell’Italia
Portieri: Elia Caprile (Cagliari), Marco Carnesecchi (Atalanta), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Alex Meret (Napoli);
Difensori: Alessandro Bastoni (Inter), Alessandro Buongiorno (Napoli), Riccardo Calafiori (Arsenal), Andrea Cambiaso (Juventus), Diego Coppola (Paris FC), Federico Dimarco (Inter), Federico Gatti (Juventus), Gianluca Mancini (Roma), Marco Palestra (Cagliari), Giorgio Scalvini (Atalanta), Leonardo Spinazzola (Napoli);
“Ancora una volta soli contro tutti“. Si conclude così il messaggio pubblicato sui propri canali social dal Secondo Anello Verde, il tifo organizzato nerazzurro. In vista di domenica, quando l’Inter giocherà a Firenze senza il supporto dei propri tifosi a causa delle decisioni del Viminale dopo il petardo di Cremona (ultima partita delle tre vietate in trasferta), la ‘chiamata alle armi‘ è in programma domani alle 15.30 alla stazione di Rho-Fiera, da dove la squadra partirà alla volta della Toscana.
L’obiettivo è trasmettere il proprio supporto alla squadra, non potendolo fare allo stadio Franchi.
Il club neroverde ha comunicato le sue condizioni in un comunicato ufficiale
Juventus-Sassuolo a rischio rinvio? Oggi, venerdì 20 marzo, il club neroverde ha comunicato che un giocatore, alla viglia del match dell’Allianz Stadium valido per la 30esima giornata di Serie A, ha contratto la pertosse, un’infezione respiratoria altamente contagiosa, con altri cinque calciatori che hanno presentato sintomi simili.
“Il Sassuolo Calcio comunica che, a seguito di alcuni accertamenti effettuati negli ultimi giorni, è stato riscontrato un caso di pertosse diagnosticata e 5 casi con sintomatologia compatibile all’interno del gruppo squadra“, si legge nel comunicato ufficiale diramato sui canali del club neroverde.
“I soggetti che presentano sintomi sono attualmente isolati e da 3 giorni sotto costante monitoraggio da parte dello staff medico del club che sta applicando tutte le procedure previste dai protocolli sanitari vigenti in accordo con le autorità sanitarie“, continua il comunicato, “si informa inoltre che, allo stesso tempo, tutti i componenti del gruppo asintomatici sono stati sottoposti prontamente a specifica profilassi.
“Il club, ha già informato la Lega Serie A della situazione presente e continuerà a seguire con attenzione l’evolversi della situazione adottando tutte le misure necessarie a tutelare la salute dei propri tesserati e dello staff“, conclude la nota del club. Al momento non sembrano esserci le condizioni per un rinvio del match, ma nuovi aggiornamenti sono attesi nelle prossime ore.
Era noto soprattutto per il ruolo in “Walker Texas Ranger”: aveva 86 anni
Chuck Norris a Philadelphia, Stati Uniti, 3 giugno 2017 – Gilbert Carrasquillo/Getty Images
Carlos Ray Norris, noto come Chuck (Ryan, 10 marzo 1940 – Kauai, 19 marzo 2026), è stato un attore, artista marziale, produttore televisivo, sceneggiatore e scrittore statunitense.
L’attore statunitense Chuck Norris, noto soprattutto per il ruolo da protagonista della serie Walker Texas Ranger e quelli in diversi film d’azione e di arti marziali, attivo soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, è morto giovedì a 86 anni. La notizia è stata data dai suoi familiari, che per il momento non hanno fornito altri dettagli.
Il personaggio di Cordell Walker, l’ex marine ed ex campione di arti marziali di Dallas al centro della sua serie più famosa, era diventato un po’ un sinonimo dello stesso Norris, che nella serie stendeva spesso i criminali che affrontava a mani nude o con i suoi proverbiali calci volanti. Per questo nel tempo era diventato protagonista di un’ampia serie di meme e battute ricorrenti.
Una delle scene più memorabili per cui è ricordato è quella del combattimento con Bruce Lee nel film del 1972 L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente. Tra gli altri suoi ruoli più famosi ci sono quelli in film come Rombo di tuonoe Missing in Action (entrambi del 1984) e I mercenari 2, del 2012. Aveva inoltre interpretato sé stesso sia in altre serie tv che al cinema, per esempio in Palle al balzo – Dodgeball, del 2004.
TraduzioneGoogle: È con profondo dolore che la nostra famiglia annuncia l’improvvisa scomparsa del nostro amato Chuck Norris, avvenuta ieri mattina. Pur desiderando mantenere riservate le circostanze, vi preghiamo di sapere che era circondato dalla sua famiglia e che ora riposa in pace. Per il mondo, era un artista marziale, un attore e un simbolo di forza. Per noi, era un marito devoto, un padre e nonno amorevole, un fratello straordinario e il cuore della nostra famiglia.Ha vissuto la sua vita con fede, determinazione e un impegno incrollabile verso le persone che amava. Attraverso il suo lavoro, la sua disciplina e la sua gentilezza, ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo e ha lasciato un segno indelebile nella vita di moltissime persone.
Crescono i contagi in città: casi decuplicati rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Divieti nei locali e raccomandazioni anche per il consumo domestico
Il sindaco di Gaetano Manfredi ha firmato oggi un’ordinanza contingibile e urgente per fronteggiare l’aumento dei casi di epatite A registrati sul territorio cittadino.
Il provvedimento arriva dopo la segnalazione del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL Napoli 1 Centro, che ha evidenziato una diffusione del virus dieci volte superiore alla media dell’ultimo decennio e addirittura quarantuno volte più alta rispetto agli ultimi tre anni.
I dati epidemiologici confermano una crescita costante e preoccupante: dai 3 casi registrati a gennaio si è passati ai 19 di febbraio, fino ai 43 contagi rilevati nei primi diciannove giorni di marzo.
Stop ai frutti di mare crudi – Per contenere il rischio di contagio, l’ordinanza introduce misure stringenti. In particolare, viene disposto il divieto assoluto di somministrazione e consumo di frutti di mare crudi in tutti gli esercizi pubblici.
Il divieto riguarda non solo ristoranti e bar, ma anche attività di vicinato con consumo sul posto e produzioni alimentari destinate al consumo immediato.
Le raccomandazioni ai cittadini – L’amministrazione invita inoltre la popolazione a evitare il consumo di frutti di mare crudi anche in ambito domestico.
Fondamentale, sottolineano le autorità sanitarie, attenersi alle linee guida dell’ASL per l’acquisto e il consumo sicuro degli alimenti, adottando comportamenti prudenti per ridurre il rischio di infezione.
Controlli e sanzioni – Previsto anche un rafforzamento immediato dei controlli da parte degli organi competenti.
Le violazioni saranno punite con sanzioni amministrative comprese tra i 2mila e i 20mila euro. Nei casi di recidiva scatterà la sospensione dell’attività da 1 a 30 giorni, fino alla possibile revoca dell’autorizzazione.
Misure in vigore fino a nuova valutazione – Le disposizioni resteranno attive fino a una nuova valutazione del quadro epidemiologico da parte dell’ASL Napoli 1 Centro, che monitorerà l’andamento dei contagi nelle prossime settimane.
Il Senatur si è spento a Varese. Dagli inizi al Parlamento Ue al governo, la storia del leader del Carroccio
Umberto Bossi – Fotogramma /Ipa
E’ morto Umberto Bossi. Il fondatore e storico leader della Lega si è spento a Varese, aveva 84 anni.Nato il 19 settembre del 1941 a Cassano Magnago, un comune in provincia di Varese, Bossi – l’uomo che ideò il Carroccio con l’emblema di Alberto da Giussano, personaggio leggendario del XII secolo che avrebbe partecipato, da protagonista, alla battaglia di Legnano – ha inanellato una lunghissima serie di incarichi e si conquistò l‘appellativo di Senatur che lo ha accompagnato per tutta la vita, in Parlamento, al governo e nel partito. E’ stato rieletto per otto volte alla Camera dall’undicesima alla diciannovesima legislatura. Un filotto iniziato nel 1992, contrassegnato anche da tre mandati al Parlamento europeo.
Il 2001 è l’anno del suo ingresso al governo, nel Berlusconi II con l’incarico di ministro per le Riforme Istituzionali e la devoluzione. Segretario ma soprattutto leader indiscusso della Lega dal 1989, è stato costretto a farsi da parte, anche sotto la spinta della generazione di politici che aveva ‘svezzato’ e fatto crescere sotto il simbolo del Carroccio, nell’aprile del 2012, a seguito dello scandalo della distrazione di fondi della Lega a favore della sua famiglia. Aveva dato le dimissioni ma aveva conservato la carica di presidente a vita.
“Ho fatto l’operaio, il perito tecnico, ho lavorato nell’informatica, ho studiato medicina a Pavia, ho insegnato matematica e fisica“, raccontava di sè Bossi, rimarcando le sue origini che non erano certo quelle di un politico di professione. Assodata e confermata è stata invece la sua militanza giovanile nei partiti della sinistra estraparlamentare e nel 1975 risulta iscritto al Pci.
Quattro anni dopo incrocia quasi per caso l’autonomismo che poi, più avanti, anche sotto la spinta del politologo Gianfranco Miglio, uno dei più illustri scienziati della politica taliana con cattedra all’Università Cattolica di Milano, diventerà federalismo. Risolutivo in questo senso è stato prima l’incontro con Bruno Salvadori e Roberto Maroni. Oramai è sceso in campo, proprio accanto a Salvadori che, tuttavia, muore prematuramente nel 1980 in un incidente automobilistico.
Passano due anni e insieme a Roberto Maroni e Giuseppe Leoni, Bossi fonda la Lega Autonomista Lombarda, ma viene bocciato alla elezioni politiche, alle quali si presenta per la prima volta nel 1983, raccogliendo – sotto il simbolo della Lista per Trieste, nelle circoscrizioni Varese-Como-Sondrio – meno di 200 voti. Non si perde d’animo. Nell’aprile del 1984 dà vita alla Lega Lombarda, assume la carica di segretario che conserverà fino al 1993Nel 1987 si aprono le porte di palazzo Madama e in parallelo Bossi porta avanti il progetto di collegare le esperienze autonomiste, che si articolano nelle regioni del Nord. E’ solo questione di tempo e alla fine del 1989, il Senatur fonda la Lega Nord. Al raduno di Pontida viene ‘acclamato‘ segretario. Tangentopoli non è alle porte ma inesorabile si avvicina. Sotto le inchieste della magistratura di Milano, viene giù la Prima Repubblica. Siamo al 1992 il pentapartito si sgretola e Bossi viene eletto alla alla Camera, con 240.000 preferenze.
Bossi dapprima appoggia il ‘pool di Mani Pulite, ma la Lega non è immacolata e viene coinvolta per aver ricevuto un finanziamento di 200 milioni delle vecchie lire dalla Montedison finita nelle mani del finanziere Raul Gardini. Come segretario della Lega Umberto Bossi viene condannato a 8 mesi nel 1995 per violazione della legge sul finanziamento pubblico.
Un anno prima Silvio Berlusconi ha fondato Forza Italia. Nasce la prima alleanza che prende il nome di Polo delle libertà. Un sodalizio che dura pochi mesi. Il 22 dicembre 1994, Berlusconi viene sfiduciato ed è proprio Bossi a presentare la mozione di sfiducia contro il suo ex alleato.
Nel 1996 la Lega corre da sola e alle elezioni conquista il 10,8% a livello nazionale, ma in Veneto sfiora il 30%, il 26% in Lombardia e il 18% in Piemonte. Si tiene le mani libere e dall’opposizione coltiva il progetto della secessione delle regioni dell’Italia settentrionale, quella che insieme a Gianfranco Miglio, battezza come l’indipendenza della Padania. Dà vita al Parlamento del Nord che si riunisce periodicamente a Mantova, suscitando le critiche e le accuse di voler dividere in due l’Italia del centrosinistra
Il centro sinistra è al governo con Romano Prodi (1996-1998); poi con Massimo D’Alema (1998-2000) e Giuliano Amato(2000-2001). Bossi tiene la Lega all’opposizione e dopo il gelo dei mesi precedenti riallaccia i rapporti con Berlusconi. Nel 2001 Forza Italia e Lega fondano la Casa delle Libertà che vince le elezioni politiche ma la Lega crolla dal 10 al 3,9%. Tuttavia Bossi entra al governo con l’incarico di ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione.
L’11 marzo 2004 è una data spartiacque. Bossi viene colpito da ictus celebrale e ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Si salva ma la degenza e la riabilitazione sono molto lunghe e il senatur è costretto per diversi mesi a interrompere l’attività politica. Nel 2006 viene confermato alla Camera ma rifiuta il seggio per restare al Parlamento europeo. Due anni dopo viene rieletto alla Camera e nominato ministro delle Riforme istituzionali nel governo Berlusconi IV.
Al declino fisico si aggiunge quello politico. Il 5 aprile 2012 sotto la spinta delle inchieste delle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, è costretto a dimettersi, accusato di aver stornato una parte dei fondi della Lega Nord e averli dati alla sua famiglia. Il consiglio federale insedia un triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago.
Nel maggio 2012 viene iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano con l’accusa di truffa ai danni dello Stato, soldi dei rimborsi elettorali che veniva utilizzato per esigenze personali. Nel 10 luglio 2017 il tribunale di Milano lo condanna a due anni e tre mesi di reclusione per truffa ai danni dello Stato a causa dei rendiconti depositati in Parlamento tra il 2008 e il 2010 per ottenere indebitamente fondi pubblici.
La parabola del senatur declina. Bossi si allontana dalla scena politica, ma nel 2013 si candida alle primarie che la Lega Nord ha indetto per nominare il nuovo segretario. Vince Salvini che ottiene l’82% dei voti e per la Lega si apre una nuova stagione politica, con un ricambio di classe dirigente e con una rivoluzione nei riferimenti politici e nel quadro delle alleanze. Con Salvini non mancano i dissapori, le polemiche e gli scontri. Ma al vecchio ‘guerriero’ viene riconosciuto l’onore delle armi e nel 2018 viene ricandidato e eletto al Senato. Alle elezioni politiche anticipate del 2022 viene ricandidato alla Camera, come capolista per la Lega per Salvini Premier nel collegio plurinominale Lombardia 2 – 01, venendo rieletto deputato per la XIX legislatura, risultando il deputato in carica più anziano.
Colpita con una spranga la telecamera durante le riprese di un servizio a cura della giornalista Giulia Innocenzi e del videomaker Giovanni De Faveri. I carabinieri: elementi già sufficienti per la denuncia
Giulia Innocenzi e Giovanni De Faveri
È stato identificato dai carabinieri il presunto autore dell’aggressione ai danni della troupe di Report avvenuta nel pomeriggio di mercoledì a Monzambano, nel Mantovano. Secondo quanto si apprende, i militari della stazione locale sono riusciti a risalire all’uomo che avrebbe colpito con una spranga di ferro il videomaker del programma Rai. Sull’identità, per il momento, viene mantenuto il massimo riserbo. Gli elementi raccolti potrebbero già essere sufficienti per procedere con la denuncia alla Procura.
L’aggressione durante le riprese al macello Troni – L’episodio si è verificato nelle pertinenze del macello Troni, dove la troupe – composta dalla giornalista Giulia Innocenzi e dal videomaker Giovanni De Faveri– stava realizzando un servizio. Dopo aver concluso un’intervista con il titolare Raoul Troni, i due stavano effettuando alcune riprese legate al trasferimento degli animali dal camion allo stabilimento. In quel momento un uomo, proveniente dall’interno dell’area, si sarebbe avvicinato e avrebbe colpito con una spranga la telecamera, danneggiandola gravemente fino a spezzarla. L’aggressore si sarebbe poi allontanato rapidamente.
A seguito dell’episodio, Innocenzi e De Faveri si sono recati alla caserma dei carabinieri di Monzambano per sporgere denuncia. Una pattuglia è intervenuta immediatamente sul posto, avviando gli accertamenti che hanno portato in breve tempo all’identificazione del presunto responsabile. Le indagini proseguono per chiarire nel dettaglio la dinamica e le responsabilità.
Giulia Innocenzi: “La loro violenza non ci fermerà” – La stessa Giulia Innocenzi ha commentato l’accaduto sui social: “La loro violenza non ci fermerà. Abbiamo sporto denuncia e ora lavoriamo alla conclusione dell’inchiesta”. La vicenda ha rapidamente fatto il giro del Mantovano, suscitando numerosi messaggi di solidarietà nei confronti della troupe e della trasmissione di inchiesta di Rai 3.
Il magnate indonesiano del tabacco è morto a Singapore. Era stato inserito da Forbes al 149° posto tra le persone più ricche al mondo con un patrimonio stimato in circa 18 miliardi di dollari. Aveva acquisito la squadra nel 2019
Michael Bambang Hartrono
Il Como calcio è in lutto per la morte del patron Michael Bambang Hartrono, 86 anni e azionista di riferimento del club lariano insieme al fratello Robert Budi. Il magnate indonesiano del tabacco è morto a Singapore, come riporta il ‘Jakarta Globe‘, che cita un portavoce della PT Djarum, azienda produttrice di sigarette. Era stato inserito da Forbes al 149° posto tra le persone più ricche al mondo con un patrimonio stimato in circa 18 miliardi di dollari. Aveva acquisito il Como nel 2019.
“La società Como 1907 è profondamente addolorata per la scomparsa di Michael Bambang Hartono. Il Club esprime le più sincere condoglianze alla famiglia Hartono e a tutto il Djarum Group. Sotto la guida della famiglia, il Club ha aperto un nuovo capitolo della sua storia, e per questo la società lo ricorda con gratitudine e rispetto“, scrive il club sul suo sito.
Sul pullman viaggiavano numerosi studenti. L’urto ha provocato diversi feriti, tra cui anche l’autista del mezzo
Paura nella mattinata di oggi a Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo, dove un pullman e un treno si sono scontrati all’altezza della località Fornacchia. L’impatto è avvenuto in corrispondenza di un passaggio a livello privo di sbarre, su cui sono ora concentrate le verifiche degli investigatori.
Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio delle forze dell’ordine, i due mezzi si sono trovati contemporaneamente sull’attraversamento ferroviario. Da chiarire le cause che hanno portato alla collisione.
A bordo studenti: diversi feriti, ma nessuno grave – Sul pullman viaggiavano numerosi studenti. L’urto ha provocato diversi feriti, tra cui anche l’autista del mezzo. Le condizioni, secondo quanto emerso nelle prime fasi dei soccorsi, non sarebbero gravi: tutti avrebbero riportato traumi lievi.
L’impatto ha generato momenti di forte tensione tra i passeggeri, molti dei quali sono stati assistiti sul posto dai sanitari.
I soccorsi e la gestione dell’emergenza – Immediato l’intervento della polizia locale di Soriano nel Cimino, dei carabinieri e dei sanitari del 118. L’area è stata messa in sicurezza per consentire le operazioni di soccorso e i rilievi tecnici.
Il treno, rimasto sui binari dopo l’impatto, è stato fatto avanzare di alcuni metri per liberare l’incrocio e ripristinare la circolazione. Sul posto anche i tecnici di Cotral e delle Ferrovie.
Indagini sulle cause: verifiche su rotaie e segnaletica – Gli accertamenti sono ora concentrati sulle condizioni dell’infrastruttura ferroviaria e sulla dinamica dello scontro. Le forze dell’ordine stanno effettuando rilievi sulle rotaie per verificare eventuali anomalie che possano aver influito sull’accaduto.
Particolare attenzione è rivolta anche al passaggio a livello senza sbarre, elemento che potrebbe aver avuto un ruolo nella dinamica dell’incidente. Solo le indagini nelle prossime ore permetteranno di chiarire eventuali responsabilità.
Visibile una grossa colonna di fumo scuro. Poco prima delle 10 è scattato l’allarme
Grossa colonna di fumo scuro visibile sopra Venezia stamattina. Poco prima delle 10 è scattato l’allarme alla centrale lagunare dei vigili del fuoco per un incendio divampato dal tetto del padiglione Serbia della Biennale dei Giardini, in centro storico. La sede dell’esposizione artistica è stata messa sotto controllo grazie al rapido intervento degli operatori del 115, ma le fiamme hanno continuato ad alimentarsi anche dopo i primi interventi di spegnimento a causa delle forti raffiche di vento che stanno soffiando in laguna da martedì notte.
Il vento forte ha rinfocolato i materiali incendiati e bonificati costringendo a un intervento a più riprese dei vigili del fuoco. Dai primi accertamenti dovrebbe aver preso fuoco la copertura all’esterno, senza coinvolgere nessuno e senza che i danni si siano estesi agli arredi, all’esposizione o alle altre strutture circostanti.
Vigili del fuoco intervengono per un incendio divampato dal tetto del padiglione Serbia della Biennale dei Giardini, in centro storico, a Venezia, 18 marzo 2026
Diversi pompieri sono impegnati sul posto, ci sono state varie partenze. I vigili del fuoco e i funzionari hanno il controllo della situazione ed evitano che il rogo possa espandersi. In ausilio al 115 sono partite anche pattuglie in barca della polizia locale di Venezia, ancora in sopralluogo alla Biennale.
La corte d’appello ha ribaltato il risultato della partita surreale
Il Senegalnon è più campione d’Africa. Accolto il ricorso del Marocco. Quella finale assurda, con la squadra che si era ritirata sul penalty per il Marocco al 98’, era rientrata dopo 16 minuti. Aveva tirato e sbagliato Brahim Diaz (fece il cucchiaio) avrà un’altra conclusione. Il Senegal aveva vinto ai supplementari e aveva festeggiato, non aveva considerato che ci sarebbe stato un altro supplementare, quello della corte d’appello. Il Comitato d’Appello del CAF ha deciso che in applicazione dell’articolo 84 del Regolamento della Coppa d’Africa la Nazionale ha perso la partita finale con il risultato 3-0 per il Marocco.
Sul ricorso le seguenti sentenze: – “Il ricorso è stato accolto. La commissione d’appello rileva inoltre che la condotta della squadra del Senegal rientra nell’ambito di applicazione degli articoli 82 e 84 dei regolamenti della Coppa d’Africa. Tutte le altre mozioni sono respinte“.
Notte di paura per il calciatore della Roma che era con la sua famiglia: “Stiamo bene”
Neil El Aynaoui – From ASRoma.com
Rapina nella notte nell’abitazione del calciatore della Roma Neil El Aynaoui, in zona Castel Fusano. Intorno alle 3 una banda di sei uomini vestiti di nero, armati di pistola e volto coperto sono entrati in casa dopo aver divelto una grata della finestra del salone. I rapinatori hanno prima chiuso in una stanza il calciatore, la madre, la compagna e il fratello con la sua compagna. Poi hanno rubatogioielli del valore di circa 10 mila euro, un Rolex e delle borse griffate. Sul posto la polizia. Indaga la squadra mobile.
“Abbiamo vissuto momenti di paura“. Così Neil El Aynaoui parlando con i giornalisti dopo la rapina da parte di sei uomini armati a casa sua. “Se qualcuno ha avuto bisogno di andare in ospedale a causa del forte stress? No, stiamo tutti bene” ha concluso il marocchino prima di recarsi a Trigoria per l’allenamento in vista del match di Europa League con il Bologna.