Scene strazianti a molo Favarolo dopo il recupero di un barcone alla deriva in mare aperto, in area Sar libica. Una sopravvissuta, tra i brividi dell’ipotermia, ha tenuto a caldo un bimbo di un anno dopo la morte della madre
Sono 19 i cadaveri dei migranti sbarcati al molo di Lampedusa da una motovedetta della guardia costiera che nella notte dell’1 aprile è intervenuta a 85 miglia al largo dell’isola, in area Sar libica. Molti migranti sarebbero morti sul barcone durante il trasferimento – conclusosi poco dopo le ore 13 – verso il molo Favarolo. Sull’isola c’è forte vento e piove ininterrottamente.
Tratti in salvo 58 migranti poi trasferiti verso l’hotspot di contrada Imbriacola. Sette i migranti, fra cui due bambini, ricoverati nel centro sanitario dell’isola. Gli adulti sono in gravissime condizioni – in ipotermia e intossicati dai fumi di idrocarburi – e non si esclude che possano venire trasferiti, non appena il quadro clinico lo permetterà, con l’elisoccorso del 118.
La nuova tragedia a Lampedusa – Il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino, dopo essere stato a molo Favarolo si è recato al Pte. “Scene di pietà, scene di pietà – ha detto fortemente turbato – Spero che un giorno tutto questo finirà, un conto è vedere questo strazio e un altro è raccontarlo. Il mare è in tempesta, si pensi che il traghetto di linea non è dato in partenza nei prossimi giorni. Non arriverà prima di sabato”.
Tra i superstiti una giovane donna che non fa altro che chiedere delle sorti di un bambino che ha cercato di salvare durante il viaggio: “Lui adesso che fine farà? Che fine farà?“. A quanto pare quando la mamma del bimbo – di appena un anno – è morta, lei lo ha preso con se e lo ha tenuto stretto fra le sue braccia, cercando di riscaldarlo.
L’ex difensore, campione europeo con l’Italia under 21 nel 1994, era stato costretto a ritirarsi nel 2006 dopo essere stato colpito da un aneurisma cerebrale. L’annuncio sui social di Alessandro Battisti, direttore sportivo del Chieti: “Non ci sono parole. Mi mancherai”
Gianluca Cherubini con la maglia della Reggiana (Foto da Facebook)
Nuovo lutto per il calcio italiano. È morto all’età di 52 anni Gianluca Cherubini, ex difensore e allenatore, che durante la sua carriera ha vestito diverse maglie, tra cui quelle della Roma, della Reggiana e del Vicenza, vincendo anche un Europeo con la nazionale italiana under 21.Cherubini si è spento mercoledì 1° aprile, a causa della malattia contro cui combatteva da tempo.
L’inizio della carriera – Nato a Roma il 28 febbraio del 1974, Cherubini ha iniziato a farsi notare nei vivai di Lodigiani e Monza, prima di iniziare la sua carriera professionistica con la Reggiana, debuttando in Serie B nel 1992 e vivendo con i granata il salto in Serie A nelle due stagioni successive. Nel 1994 è tra i convocati dell’Italia under 21 vittoriosa nel campionato europeo di categoria, e l’anno successivo arriva il passaggio in prestito alla Roma, dove ha collezionato 5 presenze in campionato oltre ad apparizioni in Coppa Italia e Coppa Uefa.
Gli infortuni e l’aneurisma – Rientrato alla Reggiana, ha affrontato un’annata segnata dagli infortuni prima di legarsi a lungo al club emiliano tra Serie B e C. In questo periodo si segnala solo una breve parentesi di sei mesi al Vicenza nel 2000, dove ha contribuito alla promozione in serie A. Nel 2002 si è trasferito al Chieti in C1: rimasta iconica la sua rete nel derby contro il Pescara del marzo 2003, festeggiata con una corsa sfrenata sotto la curva teatina. Dopo un’esperienza alla Torres, è passato al Giulianova; qui, il 13 aprile 2006 durante un match contro il Novara, è stato colpito da un aneurisma cerebrale. Il grave malore lo ha costretto a un primo ritiro forzato, interrotto solo due anni dopo per un breve e sorprendente ritorno in campo, ancora con il Chieti in Serie D. Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, Cherubini ha intrapreso la carriera da allenatore partendo come vice di Giampiero Maini alla Stella Polare.
Il cordoglio sui social – Ad annunciare la notizia della sua scomparsa è stato l’amico Alessandro Battisti, ex capitano e ora direttore sportivo del Chieti, con un post sui social: “Non ci sono parole, una vita a 220 chilometri all’ora, sempre sull’orlo del burrone. Mi mancherai“. Cordoglio sui social anche dall’account della Reggiana: “AC Reggiana si unisce a tutta la famiglia granata nel dolore per la scomparsa all’età di 52 anni di Gianluca Cherubini, ex-calciatore che ha militato nel club tra il 1992 e il 2002, disputando 150 gare come centrocampista tra Serie A, Serie B e Serie C. La società porge le più sentite condoglianze alla famiglia Cherubini“.
Crisi FIGC dopo il flop della Nazionale: dalle dimissioni di Gravina all’ipotesi commissariamento, quali sono gli scenari e cosa prevede lo statuto federale.
Gabriele Gravina (Andrea Staccioli / Insidefoto)
La crisi della Nazionale riapre il tema della governance del calcio italiano e mette sotto pressione il presidente della FIGC Gabriele Gravina, che al momento non ha rassegnato le dimissioni dopo la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, arrivata con la sconfitta ai rigori contro la Bosnia. Un passaggio che ha acceso il dibattito politico e istituzionale, con il ministro dello Sport Andrea Abodi che ha esplicitamente richiamato il tema delle responsabilità del vertice federale, arrivando anche ad evocare l’ipotesi di commissariamento. Nelle prossime ore è attesa una riunione tra Gravina e i presidenti delle principali componenti del sistema – Lega Serie A, Serie B, Lega Pro, AIC e AIAC – che rappresenta il primo vero snodo per capire se e come si evolverà la situazione.
Sfiducia – Nel sistema federale calcistico italiano la sfiducia, intesa in senso politico-parlamentare, non esiste. Lo statuto della FIGC non prevede alcun voto che possa destituire direttamente il presidente in carica. Questo significa che, anche in presenza di una crisi sportiva e di un forte dissenso interno, non c’è uno strumento formale per “mandare a casa” il numero uno federale. L’unica strada percorribile è indiretta e passa dagli equilibri del Consiglio federale: i consiglieri possono dimettersi in blocco oppure può venire meno la maggioranza dei componenti aventi diritto di voto. In entrambe le situazioni, il risultato è lo stesso: la decadenza immediata dell’intero Consiglio federale e del presidente.
Si tratta però di una dinamica altamente politica e non automatica. Per arrivare a questo esito serve una rottura netta tra Gravina e le componenti che lo sostengono, a partire dalle leghe professionistiche e dalle rappresentanze di calciatori e allenatori. Inoltre, anche qualora si arrivasse alla caduta del Consiglio, il presidente resterebbe in carica per l’ordinaria amministrazione fino alla convocazione dell’assemblea elettiva, che dovrà essere celebrata entro 90 giorni. In questo senso, più che una vera sfiducia, si tratta di una “crisi di sistema” che porta a nuove elezioni.
Dimissioni – La via più lineare, almeno dal punto di vista giuridico, resta quella delle dimissioni volontarie del presidente. In questo caso, lo statuto federale non lascia spazio a interpretazioni: le dimissioni di Gabriele Gravina determinerebbero la decadenza immediata sia del presidente sia dell’intero Consiglio federale. L’ordinaria amministrazione verrebbe garantita in regime di prorogatio dagli organi uscenti, oppure – in caso di impedimento – dal vicepresidente federale, con il solo compito di gestire l’attività corrente e portare il sistema alle nuove elezioni.
Anche in questo scenario, il passaggio chiave è rappresentato dall’assemblea elettiva, che dovrà essere convocata senza indugio e comunque entro 90 giorni. È lì che si ridisegnerebbero gli equilibri del calcio italiano. Il sistema di voto, basato su 516 voti ponderati, assegna un peso determinante alla Lega Nazionale Dilettanti (34%), seguita da calciatori (20%), Serie A (18%), Lega Pro (12%), allenatori (10%) e Serie B (6%). Per essere eletto, il nuovo presidente dovrà ottenere la maggioranza assoluta dei voti validi, comprese le schede bianche. E alcuni nomi sono già emersi: si parla infatti di Giovanni Malagò e di Giancarlo Abete.
Commissariamento – Più complessa e, allo stato attuale, meno probabile è l’ipotesi del commissariamento, rilanciata dal ministro Andrea Abodi. Il riferimento normativo è l’articolo 6 dello statuto del CONI, che consente il commissariamento di una federazione in presenza di gravi irregolarità nella gestione, violazioni dell’ordinamento sportivo oppure di una constatata impossibilità di funzionamento degli organi direttivi. In altre parole, non basta un risultato sportivo negativo, per quanto clamoroso, per giustificare un intervento esterno.
La storia della FIGC conferma questa impostazione. I precedenti commissariamenti – dal 1958 fino al caso più recente del 2017, dopo le dimissioni di Carlo Tavecchio – sono sempre stati legati a situazioni di crisi istituzionale o di ingovernabilità, spesso accompagnate da dimissioni o da uno stallo politico interno. Nel 2017, ad esempio, il commissariamento arrivò dopo che Tavecchio aveva perso il sostegno della propria maggioranza e si era dimesso, in un contesto in cui anche le leghe professionistiche erano paralizzate.
Per questo motivo, allo stato attuale, il commissariamento appare legato più a un’eventuale evoluzione della crisi interna che non al flop della Nazionale in sé. Senza una rottura negli equilibri federali o senza dimissioni, difficilmente si potrà configurare quella “impossibilità di funzionamento” richiesta dalle norme. Il vero punto, quindi, resta politico: capire se Gravina avrà ancora i numeri e il sostegno per restare alla guida della FIGC oppure se il sistema sceglierà di aprire una nuova fase.
«Se ho parlato con Meloni? C’è sintonia piena con il presidente del Consiglio ma anche all’interno della maggioranza», ha aggiunto il ministro per lo Sport.
(Foto: TIZIANA FABI/AFP via Getty Images)
“Commissariare la Figc? Parlando con Buonfiglio ho rinnovato l’invito a valutare tutte le forme tecniche compatibili perché potrebbero esserci i presupposti”. Lo ha detto Andrea Abodi, ministro per lo sport e per i giovani, a margine del Premio Città Italiana dei Giovani 2026. “Quando per tre edizioni non vai ai Mondiali è una sconfitta – ha aggiunto -. Oggi non è un giorno normale. Non può bastare lo scarica barile dicendo che ci si aspettava di più da istituzioni”.
“Mi spetto una risposta più centrata dalla Figc – aggiunge Abodi – e ricordo che ci furono sussulti di dignità in passato, Abete lasciò dopo i gironi falliti in Brasile e il compianto Tavecchio fece lo stesso dopo il playoff con la Svezia”. Sulla possibilità di Malagò commissario ha concluso: “Il tempo dei nomi deve ancora venire e deve essere valutata tutta la storia degli ultimi venti anni che ci lascia molte esperienze negative. Quello che dobbiamo fare è non sbagliare nuovamente, non fare tesoro di questa ennesima sconfitta: sarebbe ancora più grave”.
“Quando un’organizzazione nel suo complesso fallisce per la terza volta un Mondiale, è chiaro che il vertice deve assumersi una responsabilità. Prima ancora del ruolo del Consiglio federale c’è quello della coscienza individuale, e questo mi sembra non emergere. Potrei essere costretto, insieme al Parlamento, a prendere decisioni che vorrei lasciare a loro”.
“La responsabilità deve partire inevitabilmente dal vertice. Chiedergli le dimissioni personalmente? Penso di sì, al di là del garbo istituzionale, quello che ho detto è già abbastanza chiaro”, ha aggiunto.
“Se ho parlato con Meloni? L’attenzione governativa, nel rispetto del ruolo, è massima. C’è sintonia piena con il presidente del Consiglio ma anche all’interno della maggioranza. Sono convinto che ci sia anche all’interno del Parlamento, che sullo sport ha saputo trovare delle convergenze”.
“Obbligo di calciatori italiani? Ogni proposta è buona. Non solo il Como in Serie A, anche il Lecce ha vinto il campionato Primavera senza un giocatore italiano e molto spesso anche le seconde squadre hanno pochissimi giocatori italiani e soprattutto giovani”. Per Abodi, però, il tema arriva tardi: “Queste cose avremmo potuto farle anche prima di questa ulteriore fallimentare e dolorosa esperienza di qualificazione al mondiale mancato”.
“Se c’è davvero questa disponibilità, io sono pronto in qualsiasi momento a mettermi al tavolo e mettermi a disposizione non soltanto per il sistema calcistico ma per i milioni di tifosi e di bambini e adolescenti che si sono svegliati confusi e addolorati”, ha concluso Abodi, aprendo al confronto.
Il patron dei partenopei ha auspicato di scendere a 16 squadre per il massimo campionato: nel febbraio di due anni fa, solo quattro società si dichiararono a favore di passare a 18.
Aurelio De Laurentiis (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)
«Bisogna resettare senza aver paura e vergogna di ripartire da zero. Bisogna poter dire: si gioca troppo, sono troppe 20 squadre, dobbiamo essere 16, dobbiamo dare due mesi di tempo alla Nazionale per allenarsi come si deve». Aurelio De Laurentiis torna all’attacco, all’indomani del nuovo flop della Nazionale che, sconfitta contro la Bosnia ai rigori, ha mancato per la terza edizione consecutiva la qualificazioni ai Mondiali.
«Se torniamo al 1986, noi avevamo 16 squadre in Serie A, oggi continuiamo a volerne 20, a dare importanza a tutte le categorie diverse dalla Serie A che dovrebbe essere una Serie Extra a tutti gli effetti. Se tornassimo alle 16 e non avessimo Supercoppe da giocare in Arabia Saudita, se non facessimo tutto ciò risparmieremmo i giocatori che sono un patrimonio da noi pagato, non dalla FIFA o dalla UEFA. Dopodiché, avremmo tutto il tempo per poter dare alla Nazionale. Un tempo grossissimo per allenarsi», ha aggiunto il patron del Napoli, intervenuto nella trasmission “Un caffè con Chiariello” in onda su Radio CRC.
Il tema delle riduzione delle squadre è sul tavolo da diversi anni. Tanto che nel febbraio di due anni fa, la Lega Serie A (durante la presidenza di Lorenzo Casini) si riunì in assemblea proprio per votare sull’ipotesi di scendere a 18 squadre. Una riunione che si concluse con un nulla di fatto: solo quattro club votarono a favore (Inter, Juventus, Milan e Roma) della riduzione, mentre le altre 16, tra le quali anche il Napoli di De Laurentiis, hanno votato per mantenere lo status quo a 20 squadre.
Votarono quindi a favore di rimanere a 20 squadre:
Atalanta
Bologna
Cagliari
Empoli
Fiorentina
Frosinone
Genoa
Lazio
Lecce
Monza
Napoli
Salernitana
Sassuolo
Torino
Udinese
Verona
«È stata ribadita la assoluta necessità di mantenere nello statuto federale il diritto di intesa, così come nei principali sistemi calcistici europei. È stato, inoltre, confermato l’attuale format a 20 squadre del campionato di Serie A», aveva spiegato la Lega Serie A in una nota al termine dell’assemblea.
Entrambe le regioni sono in allerta arancione, insieme a parte dell’Abruzzo (il resto è in allerta rossa). In giallo altre sette
Situazione drammatica in Molise per l’ondata di maltempo che ha investito la regione. C’è l’allarme della Protezione Civile per la piena dell’invaso del Liscione.
Dopo la prima fase di preallerta, con scarico aumentato prima a 60 e poi a 120 metri cubi al secondo, la Protezione civile regionale ha diramato un nuovo aggiornamento che porta la situazione in fase di allerta per rischio diga e rischio idraulico a valle. Contemporaneamente è stata chiusa al traffico la Bifernina, da Termoli in direzione Campobasso, dal bivio di Guglionesi, all’altezza del chilometro 70, per la presenza di acqua sulla carreggiata, che rende impossibile la circolazione in sicurezza, e da Campobasso in direzione Termoli dal bivio di Casacalenda-Lupara. Infine, la provincia di Isernia, dove si registrano abbondanti nevicate in tutti i comuni della fascia appenninica, con la chiusura del valico di Guado Liscis per Capracotta e Agnone.
Allerta arancione in Puglia, preoccupano livelli fiumi Cervaro e Fortore nel foggiano – La sezione di Protezione civile della Regione Puglia (centro funzionale decentrato) ha emanato un bollettino di aggiornamento per rischio idraulico a causa delle piogge che hanno interessato e stanno interessando diversi territori della regione.La situazione più rischiosa, segnalata con livello di criticità di colore rosso, è quella del torrente Cervaro, nel foggiano, nei comuni di Bovino, Foggia e Orsara di Puglia all’altezza dei rispettivi ponti sulla strada provinciale 106. Il colore rosso indica “possibili fenomeni di inondazione, anche estesi, connessi al passaggio della piena e dovuti a puntuali fenomeni di tracimazione, sifonamento, rottura o cedimento degli argini, con coinvolgimento di aree distali al corso d’acqua“.
Criticità di colore arancione per rischio idraulico viene segnalata per il bacino del fiume Fortore, sempre nel foggiano, nei territori di Carlantino, Casalnuovo Monterotaro e Castelnuovo della Daunia all’altezza dei ponti rispettivi sulla strada provinciale 5. Il colore arancione indica “possibilità di limitati fenomeni di inondazione, connessi al passaggio della piena, con coinvolgimento delle aree prossimali al corso d’acqua; fenomeni localizzati di deposito di detriti solidi, con formazione di sbarramenti temporanei od occlusione parziale delle sezioni di deflusso delle acque e delle luci dei ponti; divagazioni d’alveo e salto di meandri“. Ci sono infine una dozzina di altre zone con livello di criticità di colore giallo (“possibili piene improvvise nell’idrografia secondaria“). Tra le situazioni critiche sempre in provincia di Foggia quella segnalata dal sindaco di Cagnano Varano, Michele Di Pumpo, per massi sulla strada tra la cittadina e Imbuti.
Diversi i Comuni pugliesi che ieri sera hanno deciso di chiudere per questa mattina le scuole a causa del maltempo che sta interessando le varie province, tra cui Brindisi e Taranto. Su tutta la regione la Protezione civile ha emanato ieri una allerta di colore arancione, fino a mezzanotte di oggi, per piogge, temporali, grandine e raffiche di vento con rischio idrogeologico dovunque e anche idraulico nelle aree dove sono presenti bacini e corsi d’acqua.
Tra i Municipi che hanno emanato provvedimenti di chiusura delle scuole, anticipando per gli studenti le vacanze di Pasqua, quelli di San Severo, in provincia di Foggia, Molfetta, Altamura, Gravina, Terlizzi , nel barese, Barletta, Trani, Margherita di Savoia e Bisceglie nella Bat, Pulsano nel tarantino. In molti di questi e altri centri, ad esempio a Bari, chiusi cimiteri, parchi e giardini pubblici.
Inoltre il maltempo e le precipitazioni piovose persistenti e intense di ieri e soprattutto di questa notte stanno provocando alcune criticità nei centri del subappennino dauno, in provincia di Foggia. ARoseto Valfortore il Comune rende noto mediante i social che i volontari della Protezione Civile sono, operativi fin dalle prime ore del mattino. Proprio l’associazione invita la cittadinanza “a limitare al massimo gli spostamenti, consentendoli solo in caso di stretta necessità, raccomandazione valida almeno per le prossime 24 ore“. Particolare attenzione per la viabilità: la strada provinciale 129, nel tratto Roseto – Biccari, risulta infatti compromessa a causa della caduta di alberi lungo la carreggiata e di una frana verificatasi nei pressi di una masseria. Per gli spostamenti, si consiglia “di utilizzare la strada provinciale 130“.
Nel frattempo, le squadre sono impegnate anche nella gestione delle emergenze sul territorio. In particolare, si stanno effettuando interventi nella Casa di Riposo, dove si registrano allagamenti “che richiedono operazioni immediate di messa in sicurezza”, continua il Comune. “La situazione resta in continua evoluzione e sotto costante monitoraggio“. Le autorità rinnovano l’invito “alla prudenza e alla collaborazione da parte di tutti i cittadini, al fine di evitare ulteriori rischi e facilitare il lavoro dei soccorritori“.
A Faeto tra i paesi più alti di Puglia a causa delle intense piogge, la strada provinciale 125 risulta attualmente bloccata “per la caduta di ulteriori massi“. Sono già in corso gli interventi per la messa in sicurezza e il ripristino della viabilità. Al momento non è possibile raggiungere Castelluccio Valmaggiore da Faeto. La cittadinanza viene invitata “a utilizzare il percorso alternativo passando per Celle di San Vito“. I pullman non possono ancora partire. Si raccomanda la massima prudenza e di limitare gli spostamenti allo stretto necessario“.Le scuole sono rimaste chiuse “per garantire la sicurezza degli alunni, del personale scolastico e delle famiglie”.
Abruzzo, il fiume Pescara supera limiti sicurezza: il Comune chiude le golene – A seguito degli avvisi di condizioni meteo avverse del 30 e 31 marzo e delle comunicazioni del Centro funzionale d’Abruzzo sul superamento del limite di allarme del fiume Pescara, il Comune di Pescara sta provvedendo a chiudere al traffico le golene nord e sud. L’area, ritenuta una di quelle potenzialmente a rischio sul territorio cittadino, è stata già sottoposta a monitoraggio dal gruppo comunale di Protezione civile e ora scatta la chiusura ai mezzi, a scopo precauzionale. Il monitoraggio prosegue, anche in prossimità dei sottopassi e delle altre aree a rischio allagamento. Il Comune raccomanda ai cittadini la massima prudenza.
Campania proroga l’allerta meteo – In considerazione dell’evoluzione del quadro meteo e delle valutazioni del Centro Funzionale, la Protezione Civile della Regione Campania ha prorogato di ulteriori 24 ore la vigente allerta meteo. Fino alle 14 di domani, 2 aprile, proseguiranno infatti le condizioni di instabilità con piogge e temporali anche intensi e con la sussistenza di vento forte con raffiche da Nord-Nord-Est. Lo si legge in una nota della Protezione civile regionale. Lo scenario riguarda tutta la Campania con alcune differenze.
Dalle 14 di oggi l’allerta con criticità Gialla interesserà esclusivamente le zone 2 (Alto Volturno e Matese); 3: (Penisola sorrentino-amalfitana, Monti di Sarno e Monti Picentini); 4 (Alta Irpinia e Sannio); 5 (Tusciano e Alto Sele) dove sono possibili fenomeni connessi al rischio idrogeologico da temporali (allagamenti, esondazione, scorrimento delle acque nelle sedi stradali, frane e caduta massi). L’allerta per vento forte con raffiche e conseguente moto ondoso con possibili mareggiate continuerà invece ad interessare tutta la Campania. Si raccomanda alle autorità competenti di attuare tutte le misure atte a prevenire e contrastare i fenomeni previsti in linea con i rispettivi piani comunali di protezione civile, di monitorare la corretta tenuta del verde pubblico e delle strutture esposte alle sollecitazioni atmosferiche nonché di prestare attenzione alle comunicazioni della Sala Operativa.
La società inglese ha annunciato ufficialmente la nomina di Roberto De Zerbi come nuovo allenatore. Il tecnico italiano ha firmato per i prossimi cinque anni col Tottenham.
Roberto De Zerbi è il nuovo allenatore del Tottenham.
Il tecnico italiano ha sciolto la riserva accettando di subentrare a poche giornate dal campionato sulla panchina degli Spurs.
De Zerbi sostituisce Igor Tudor, che a sua volta era subentrato a metà febbraio al posto dell’esonerato Franck.
DE ZERBI UFFICIALE AL TOTTENHAM – “Siamo lieti di annunciare la nomina di Roberto De Zerbi come nuovo allenatore della squadra maschile, con un contratto a lungo termine, subordinato al rilascio del permesso di lavoro” si legge sulsito ufficiale del Tottenham. Il tecnico italiano ha firmato fino al 2031.
We are pleased to announce the appointment of Roberto De Zerbi as our new Men’s Head Coach on a long-term contract, subject to work permit.
Tra gli indagati figurano anche ex assessori, il direttore generale di Palazzo Marino e manager legati ai due club. Inchiesta: “Da Comune info segrete e delibere ad hoc”
Stadio San Siro
La procura di Milano indaga per turbativa d’asta sulla vendita dello stadio San Siro e sono nove gli indagati tra Comune e persone legate alle società sportive di Inter e Milan. E’ quanto emerge in un provvedimento del gip di Milano Roberto Crepaldi che ha accolto una richiesta della Procura di Milano.
I nove indagati devono rispondere tutti, in concorso, di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Si tratta di Christian Malangone in qualità di direttore generale del Comune di Milano dal 2018; di Giancarlo Tancredi in qualità di responsabile unico del progetto per la dismissione dello stadio Meazza ex assessore alla Rigenerazione Urbana; di Simona Collarini, quale direttore della Direzione specialistica pianificazione e programmazione servizi, Mark Van Huuksllot ex procuratore della società Interr, l’ex ad nerazzurro Alessandro Antonello, Fabrizio Grena, quale amministratore di Emerald Pine Capital Italia srl e consulente dell’Inter.
E ancora, tra gli indagati, ci sono Ada De Cesaris in qualità di consulente nerazzurra per lo sviluppo del nuovo stadio, Marta Spaini consulente del Milan per il rinnovamento del Meazza e Giuseppe Bonomi amministratore della società Sportlifecity srl di proprietà del Milan nonché consulente rossonero per il nuovo stadio San Siro.
Inchiesta: “Da Comune info segrete e bando su misura per Inter e Milan” – Rivelazioni di informazioni segrete, scambi di info non trasparenti e un avviso pubblico costruito per favorire Milan e Inter. Sono questi gli elementi che hanno portato il gip Crepaldi ad autorizzare l’attività di perquisizione e sequestro nello studio professionale delle indagate Ada De Cesaris e Marta Spaini, rispettivamente consulenti di Inter e Milan per il nuovo stadio San Siro.
In particolare emerge nel documento di autorizzazione del giudice come gli indagati, attraverso “accordi informali e collusioni tra loro, nel contesto del procedimento amministrativo diretto alla alienazione/valorizzazione” dell’area San Siro – sviluppatosi tra il 2017 e il 2025 -, “turbavano il procedimento amministrativo volto alla determinazione del contenuto dell’avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse”.
Per la Procura si tratta di “collusioni consistite in costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti e indebiti, documentazione e bozze delle deliberazioni comunali emesse nel corso del procedimento, finalizzate ad orientare l’iter amministrativo” dell’area “concertando tra l’attore pubblico e la parte privata le modalità tecnico-giuridiche e i dettagli operativi della cessione” finendo così per creare un abito ‘su misura‘: l’avviso pubblico, “costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive – oltre che per il brevissimo termine concesso – andava deserto“, comportando la successiva vendita dell’area all’unico offerente.
Tra le più “rilevanti” condotte a dire della Procura di Milano “venivano concordati i contenuti delle principali delibere e determine dirigenziali con cui è stato dato corso all’iter amministrativo avviato nel 2019“, inoltre “venivano condivisi i dettagli in merito ai potenziali vincoli culturali pendenti sullo stadio Meazza, stabilendo e concordando che la procedura amministrativa di vendita dovesse concludersi entro e non oltre il 10 novembre 2025, al solo scopo di neutralizzare il vincolo legale e di interesse pubblico riconosciuto dal Ministero della Cultura” sullo stadio, e ancora “venivano valutati e condivisi gli aspetti economici riguardanti il valore del compendio immobiliare (per il quale il Comune di Milano ha richiesto relazioni estimative all’Agenzia delle Entrate e a due consulenti esterni) e le deduzioni/scomputi dal prezzo di vendita finale legati alla successiva esecuzione dei lavori“.
“Tancredi e Malangone hanno svelato segreti d’ufficio” – In particolare, Tancredi e Malangone, nelle rispettive qualità di allora assessore alla Rigenerazione Urbana e di direttore Generale del Comune di Milano, sono indagati in concorso per rivelazione di segreti d’ufficio, articolo 326 del codice penale. In violazione ai propri doveri “condividendo con Ade De Cesaris (consulente dell’Inter per il nuovo stadio San Siro, ndr) la proposta di delibera di giunta del 5 novembre 2021 relativa alla dichiarazione di pubblico interesse, prima che fosse portata all’attenzione della Giunta comunale per la discussione, le eventuali modifiche, l’approvazione e la successiva pubblicazione – rivelavano notizie di ufficio le quali dovevano rimanere segrete”, quanto sostiene la Procura.
Inoltre Tancredi avrebbe condiviso con Mark Van Huuksloot (procuratore dell’Inter tra novembre 2018 e marzo 2025, anche lui tra i nove indagati, ndr) la proposta di delibera del 19 gennaio 2023 a conclusione del dibattito pubblico “prima che fosse portata all’attenzione della Giunta Comunale per la discussione, le eventuali modifiche, l’approvazione e la successiva pubblicazione – rivelava notizie di ufficio le quali dovevano rimanere segrete“.
“Delibere Comune ad hoc per Inter e Milan” – Un avviso pubblico, alla stregua di un bando, “costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive” di Inter e Milan e i contenuti delle principali delibere e determine dirigenziali “concordati” alle richieste delle società “per giungere alla compravendita e consentire lo sfruttamento commerciale ed edilizio del territorio circostante“. Questo il piano del presunto accordo tra pubblico e privato che ha portato la Procura di Milano ad indagare per turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio nell’indagine sulla vendita dello stadio e sul restyling dell’area circostante il Meazza.
Terremoto oggi lunedì 30 marzo in Calabria. La scossa, di magnitudo 3.1, si è verificata a 4 chilometria Nord-est di San Roberto in provincia di Reggio Calabria. E’ stata registrata alle 5.58 di questa mattina, a 16 chilometri di profondità. L’altro comune più vicino alla scossa è Scilla (6 chilometri).
In sei settimane alla guida degli Spurs il tecnico croato ha vinto una sola partita, il ritorno di Champions con l’Atletico Madrid. Lo spettro della retrocessione. Fari sull’italiano, però l’ex Marsiglia non sembra interessato
Igor Tudor
Igor Tudor non è più l’allenatore del Tottenham. Il club ha annunciato la “separazione consensuale con effetto immediato” col tecnico croato, scelto dal 14 febbraio per rimpiazzare Thomas Frank e provare a salvare il Tottenham dall’incubo retrocessione. Tudor chiude con un bilancio di un punto in 5 partite di Premier, con l’aggravante di aver perso 3-0 in casa lo scontro diretto col Nottingham Forest. Il margine sulla retrocessione si è assottigliato a un solo punto. Gli Spurs sognavano di convincere Roberto De Zerbi a dire immediatamente sì, anche con una clausola rescissoria in caso di retrocessione, ma il tecnico che l’11 febbraio ha lasciato il Marsiglia non sembra interessato.
L’annuncio – “Possiamo confermare un accordo consensuale perché Igor Tudor lasci il club con effetto immediato – ha annunciato il Tottenham -. Anche Tomislav Rogic e Riccardo Ragnacci hanno lasciato i rispettivi ruoli. Ringraziamo Igor e il suo staff per i loro sforzi nelle ultime sei settimane, in cui hanno lavorato senza sosta. Riconosciamo anche il lutto che ha colpito Igor recentemente e mandiamo il nostro supporto a lui e alla sua famiglia in questo momento complicato. Un aggiornamento sul nuovo allenatore verrà preso a tempo debito“.
La scelta – Tudor era arrivato al Tottenham come traghettatore fino a fine stagione, con la speranza che potesse ripetere nel nord di Londra i miracoli fatti con la Lazio 2024 e la Juve 2025. Non ci è riuscito, nonostante fosse arrivato con la stessa determinazione mostrata in Serie A, per i problemi interni di un club che cerca una direzione e che ora teme la retrocessione come un disastro finanziario, prima che sportivo.Tudor ha vinto solo una partita delle 7 della sua gestione, il ritorno degli ottavi di Champions contro l’Atletico Madrid dopo aver compromesso la qualificazione all’andata, ma non è mai riuscito a trasmettere alla squadra quella mentalità d’assedio e di noi contro il mondo che l’aveva portato a far svolare Lazio e Juve. Dopo la sconfitta col Forest, la separazione era ritenuta inevitabile. Tudor però domenica scorsa ha perso il padre e per rispetto ogni decisione è stata rinviata fino a questa separazione consensuale.
Il futuro – Gli Spurs ricominciano la Premier domenica 12 aprile in casa del Sunderland. Faranno un ultimo tentativo con De Zerbi,l’unico tra i tre candidati principali per la prossima stagione disponibile subito (gli altri sono il ct Usa Maurício Pochettino e il tecnico del Bournemouth Andoni Iraola). Se il no dell’ex allenatore del Brighton a prendere subito in mano il Tottenham rimarrà, gli Spurs dovranno trovare un traghettatore per il resto della stagione, qualcuno che possa trascinare la squadra fuori dall’incubo nelle 7 partite che mancano. Nei giorni scorsi circolava il nome di Sean Dyche, che però ha smentito. Il tempo stringe e il Tottenham non può più permettersi di sbagliare.
La Federcalcio turca ha voluto mandare un messaggio di vicinanza a Mircea Lucescu, ct della Romania, che in queste ore si trova in ospedale, in condizioni stabili, dopo aver accusato un malore durante a riunione tecnica della sua selezione prima della partenza per la Slovacchia, dove martedì è in programma un’amichevole. “Abbiamo appreso con grande tristezza che Mircea Lucescu, allenatore della nazionale rumena, è stato ricoverato in ospedale dopo essersi sentito male durante un incontro con la sua squadra prima dell’amichevole contro la Slovacchia. Stiamo monitorando attentamente le sue condizioni; lo stato di salute è stabile e sta continuando le cure in ospedale – si legge nella nota ufficiale diramata dalla TFF -. Esprimiamo i nostri migliori auguri a Mircea Lucescu, che ha dato un contributo significativo al calcio turco sia a livello di club che di nazionale, e alla Federazione calcistica rumena, e ci auguriamo che l’allenatore rumeno si rimetta al più presto” .
La bimba è scomparsa a seguito di una malattia con la quale combatteva da tempo
A soli 10 anni è morta Nina Rivetti, figlia del vice presidente del Modena calcio Silvio Rivetti e nipote del presidente Carlo Rivetti (fondatore di Stone Island). La bimba è scomparsa a seguito di una malattia con la quale combatteva da tempo e i funerali si terranno a Milano, dove viveva con la famiglia.
L’annuncio della scomparsa – Un lutto che colpisce profondamente anche Modena e tutto il club gialloblù, che ne ha dato notizia: “Con il cuore spezzato comunichiamo il gravissimo lutto che ha colpito in queste ore la famiglia Rivetti e tutto il Modena FC. La piccola e amatissima Nina, di soli 10 anni, figlia di Silvio, vicepresidente del Modena FC, e di mamma Eva, e sorella di Sveva e Luce, è volata in cielo lasciando un vuoto incolmabile in tutti coloro che l’hanno amata.
In segno di lutto, tutti gli impegni pubblici del Modena FC previsti per questa settimana sono annullati e il Modena Store resterà chiuso nella giornata di martedì 31 marzo”.
La società ha anche annullato tutti gli impegni pubblici in programma per il Modena questa settimana e annunciato la chiusura dello Store per la giornata del 31 marzo, in segno di lutto.
Lutto in casa Modena, il cordoglio dell’Inter: “Ci stringiamo intorno alla famiglia Rivetti”
Il calcio è in lutto per la scomparsa della piccola Nina, nipotina di 10 anni del presidente del Modena, Carlo Rivetti
Il calcio è in lutto per la scomparsa della piccola Nina, nipotina di 10 anni del presidente del Modena, Carlo Rivetti. Al cordoglio generale si è unita anche l’Inter che, con un comunicato diffuso sui propri canali social, ha espresso vicinanza alla famiglia:
“FC Internazionale Milano esprime il proprio profondo cordoglio per la scomparsa della piccola Nina. Tutto il Club si stringe attorno alla famiglia Rivetti e al Modena FC in questo momento di lutto“.
FC Internazionale Milano esprime il proprio profondo cordoglio per la scomparsa della piccola Nina. Tutto il Club si stringe attorno alla famiglia Rivetti e al Modena FC in questo momento di lutto.
L’eclettico menestrello dell’improvvisazione era nato a Firenze. Martedì i funerali nella Chiesa degli artisti a Roma
David Riondino – Ipa
E’ morto oggi, domenica 29 marzo, a 73 anni David Riondino. Cantante, scrittore, attore, regista e drammaturgo, ma soprattutto un instancabile sperimentatore capace di attraversare mezzo secolo di scena artistica mescolando poesia, musica e satira con una cifra inconfondibile: l’arte dell’improvvisazione.E’ morto all’età di 73 anni e i funerali si terranno martedì 31 marzo, alle ore 11, nella Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo.
Nato a Firenze il 10 giugno 1952, Riondino è stato una figura tra le più eclettiche della cultura italiana contemporanea, che ha fatto della contaminazione e dell’invenzione continua la propria cifra più autentica: un artista libero e irregolare, capace di attraversare generi e discipline senza mai piegarsi alle convenzioni. La sua cifra distintiva è stata fin dagli inizi la pratica della poesia “a braccio”, antica forma di improvvisazione in versi della tradizione popolare, costruita in ottave di endecasillabi sul modello dell'”Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto. Un’arte che ha saputo reinventare e riportare al centro della scena, rendendola accessibile e viva anche per il pubblico contemporaneo.
Negli anni 70, poco più che ventenne Riondino fonda a Firenze il Collettivo Victor Jara– eclettica cooperativa di teatro-musica-animazione intitolata all’omonimo cantautore cileno assassinato, perchè sostenitore del presidente Salvador Allende, pochi giorni dopo il golpe del generale Augusto Pinochet – e incide due dischi per i circoli Ottobre: “Collettivo Victor Jara” e “Non vi mettete a Spingere“. Negli anni ’80 collabora come verseggiatore satirico con varie riviste di satira e controcultura, tra cui “Tango” e “Cuore“, supplementi de L’Unità“, ma anche “Comix” e “Linus” e “Il Male“. Alla fine degli anni Ottanta si afferma anche la sua carriera televisiva, attraverso l’invenzione di personaggi stralunati e divertentissimi. Come non ricordare Joao Mesquinho, lo strano “cantautore brasiliano“, ospite istituzionale nel salotto del Maurizio Costanzo Show su Canale 5. Nel 1994-95 conduce con Daria Bignardi “A tutto volume”, programma di Italia 1 di libri che ha fatto proprio dell’alternanza di ritmi e linguaggi, uno dei suoi punti di forza. Molte le sue partecipazioni da ospite a “Quelli che il calcio“. Con Sergio Staino e la redazione di “Tango” condivise nel 1987 “Teletango“, inserto di 20 minuti nel programma domenicale di Andrea Barbato su Rai 3. Nel 1992 fa parte del cast di “Banane“, varietà televisivo di Telemontecarlo che raccoglieva una rappresentativa assemblea di autori e attori umoristici e satirici del momento.
Dagli anni ’80Riondino ha pubblicato le sue canzoni nei dischi “Boulevard“, “Tango dei Miracoli“, con illustrazioni di Milo Manara. E ancora “Racconti Picareschi“, “Temporale“, “Quando vengono le ballerine”. Sua è la canzone “Maracaibo”, interpretata da Lu Colombo, che nel 1981 ha un successo enorme. E la sigla della sitcom “Zanzibar“, “Africa”.
Nel 1987, con Paolo Rossi, mette in scena “Chiamatemi Kowalski” e poi “La commedia da due lire“. Riondino collabora negli anni successivi, in cinema e teatro, con Sabina Guzzanti. Nel 1997 inizia anche un lungo e proficuo sodalizio con Dario Vergassola, portando a teatro vari lavori, tra cui “I Cavalieri del Tornio“, un recital per due chitarre, “Todos Caballeros“, “Riondino accompagna Vergassola ad incontrare Flaubert”, variazioni su Don Chisciotte e Madame Bovary. Con Vergassola è un supporto musicale di strumentisti e soprano, avremo “La traviata delle Camelie”, variazioni su Verdi e Dumas. È sempre con Vergassola, su idea di Sergio Maifredi, commentando l’ultimo canto dell’”Odissea” in una fortunata serie di Maifredi sull’epica. Ancora con Vergassola commenteranno in scena il “Morgante del Pulci”: ma molte sono negli anni le sue incursioni nel campo della lettura scenica di poesie, genere che negli anni 90 si è progressivamente affermato.
Sua è l’ideazione del festival “Il giardino della poesia”, a San Mauro Pascoli, luogo natale del poeta Giovanni Pascoli, che inaugura nel 2003. Il festival è dedicato alla poesia narrativa, e ancora dura in buona salute, ospitando attori e poeti dicitori. Nelle ultime edizioni ha presentato in quella sede cicli di “letture illustrate” su D’Annunzio, Scotellaro, Ovidio, Kazanzakis. Ancora in relazione con la poesia sono le collaborazioni consolidate con Sandro Lombardi e Federico Tiezzi, coi quali collabora dal 2001 in varie produzioni, come“il viaggio di Simone Martini” di Mario Luzi e sempre di Luzi “Felicità turbate”, in scena fino al 2024. Per anni ha continuato ad andare in scena con “Dante Inferno Novecento”, per la regia di Federico Tiezzi. È stato in scena anche con il poeta Davide Rondoni in “Tipi pasoliniani”.
David Riondino ha presentato le raccolte delle sue canzoni e poesie in spettacoli teatrali: “Racconti Picareschi”, “Fermata provvisoria”, “Bocca baciata non perde ventura” (canzoni e novelle da Boccaccio).
Riondino è stato attivo anche in campo cinematografico, recitando nei film “Maledetti vi amerò” di Marco Tullio Giordana, “La notte di San Lorenzo” dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani (è lui che appare nell’iconica immagine del manifesto, quella del fascista Giglioli trafitto dalle lance), “Kamikazen” di Gabriele Salvatores, “Ilona viene con la pioggia” di Sergio Cabrera, “Cavalli si nasce” di Sergio Staino. E’ stato la voce narrante di “Amici miei – Come tutto ebbe inizio” (2011) di Neri Parenti. Ha realizzato come regista il film “Cuba Libre, velocipedi ai Tropici” nel 1997, e diversi documentari sugli improvvisatori in versi della isola di Cuba, reperibili in web. Uno di questi documentari, “Il Papa in versi”, ha vinto nel 2016 il premio del festival Cinema e Spiritualità di Terni.
Per la Regione Sicilia, nel 2005, realizza il documentario “il trombettiere di Calatafimi”, una indagine sulle musiche incontrate in Sicilia dal trombettiere di Garibaldi Tironi, durante la famosa spedizione. L’attività di regista e organizzatore di laboratori legati all’audiovisivo lo porterà nel 1999 a realizzare, nel Festival dell’Unità Nazionale di Modena, un film girato da allievi intitolato “L’Ultimo Festival”.
Come scrittore Riondino ha pubblicato per Feltrinelli “Rombi e Milonghe” e per Nottetempo “Sgurz”. Nel 2016 per Magazzini Salani “Il Trombettiere”, poemetto corredato da cento illustrazioni di Milo Manara. Nel 2019 ha pubblicato per Castelvecchi “Sussidiario”, che raccoglie molti dei suoi scritti satirici in versi. Nel 2024 pubblica alcuni suoi “capitoli” in terza rima su “Poesia“, nota rivista di Nicola Crocetti, edita da Feltrinelli.
In radio, ha realizzato per Rai Radio3 la trasmissione “Il dottor Djembé”, con Stefano Bollani, per diverse edizioni a partire dal 2006. Col filologo Maurizio Fiorilla, per Rairadio3, “Umana cosa” nel 2013, su Boccaccio, e “Ma dimmi chi tu se’” su Dante Alighieri, nel 2021.
Gli organizzatori hanno dichiarato che le proteste potrebbero diventare una delle più grandi manifestazioni della storia degli Stati Uniti, con più di 3.100 eventi nelle principali città, nei sobborghi e nelle aree rurali degli Usa e anche in molte città europee
Diritti d’autore AP Photo
Milioni di persone sono scese in piazza sabato in tutti gli Stati Uniti e in giro per il mondo per protestare contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump su una serie di questioni diverse, in quello che considerano il suo stile di governo autoritario, le sue politiche di anti-immigrazione, la negazione del cambiamento climatico e la guerra con l’Iran.
Gli organizzatori hanno dichiarato che le proteste potrebbero diventare una delle più grandi manifestazioni della storia degli Stati Uniti, con più di 3.100 eventi organizzati nelle principali città, nei sobborghi e nelle aree rurali. Si prevede che il numero totale di partecipanti supererà i nove milioni.
È la terza volta in meno di un anno che la gente protesta negli Stati Uniti come parte di un movimento di base chiamato “No Kings“.
La prima giornata di protesta a livello nazionale si è svolta lo scorso giugno in occasione del 79° compleanno di Trump e ha coinciso con una parata militare da lui organizzata a Washington. Si sono presentati diversi milioni di persone, da New York a San Francisco. La seconda, nell’ottobre dello scorso anno, ha richiamato circa sette milioni di manifestanti, secondo gli organizzatori.
La gente partecipa alla protesta “No Kings” sabato 28 marzo 2026 a New York. AP Photo
A New York, decine di migliaia di persone hanno manifestato sabato, tra cui l’attore premio Oscar Roberto De Niro che ha definito il Presidente degli Stati Uniti “una minaccia esistenziale alle nostre libertà e alla nostra sicurezza”.
Manifestanti si radunano durante la protesta No Kings a Washington, sabato 28 marzo 2026. AP Photo
Nella capitale degli Stati Uniti, Washington, migliaia di marciatori, alcuni dei quali portavano striscioni che recitavano “Trump Must Go Now” e “Fight Fascism“, si sono riversati nel National Mall.
“Continua a mentire, a mentire, a mentire e a mentire, e nessuno dice niente. È una situazione terribile quella in cui ci troviamo“, ha dichiarato un manifestante all’agenzia di stampa Afp.
Dimostranti reggono cartelli durante la manifestazione “No Kings” al Wilson Park di Florence, Ala, sabato 28 marzo 2026. AP Photo
Un Paese profondamente diviso – L’evento ha evidenziato la profonda divisione politica che esiste attualmente negli Stati Uniti. Se Trump è largamente venerato all’interno del suo movimento “Make America Great Again“, è altrettanto antipatico ai suoi avversari, che lamentano la sua inclinazione a governare per decreto esecutivo, l’uso del sistema giudiziario per perseguire gli oppositori, nonché la sua ripetuta negazione del cambiamento climatico e l’apparente ossessione per i combustibili fossili.
Molti dei suoi oppositori sono anche insoddisfatti del fatto che abbia eliminato i programmi per la diversità razziale e di genere e che abbia messo in campo il potere militare degli Stati Uniti dopo essersi presentato in campagna elettorale come un uomo di pace che avrebbe evitato le guerre.
La Casa Bianca ha tuttavia smentito i raduni, descrivendoli come il prodotto di “reti di finanziamento di sinistra” che non hanno un vero sostegno pubblico.
“Le uniche persone che si preoccupano di queste sedute terapeutiche per la sindrome di derangement di Trump sono i giornalisti che sono pagati per coprirle“, ha aggiunto la portavoce Abigail Jackson in un comunicato.
A questi commenti ha fatto eco il Comitato nazionale repubblicano del Congresso, con un portavoce che ha dichiarato: “Questi raduni dell’Odio per l’America sono il luogo in cui le fantasie più violente e squilibrate dell’estrema sinistra ottengono un microfono“.
Persone in marcia durante la protesta “No Kings” sabato 28 marzo 2026 a Nashville, Tennessee. AP Photo
Tuttavia, gli organizzatori affermano che due terzi di coloro che intendono manifestare sabato non vivono nelle grandi città, spesso roccaforti democratiche negli Stati Uniti – un dato in forte aumento rispetto all’ultima protesta.
Gli europei protestano da lontano – Sabato si sono svolte manifestazioni anche in Europa, con circa 20.000 persone che hanno marciato sotto la pesante presenza della polizia in città come Amsterdam, Madrid e Roma.
A Parigi, diverse centinaia di persone – per lo più americani che vivono in Francia – insieme ai sindacati francesi e alle organizzazioni per i diritti umani, si sono riunite alla Bastiglia.
“Protesto contro tutte le guerre senza fine, illegali, immorali e sconsiderate di Trump“, ha dichiarato l’organizzatrice di Paris No Kings, Ada Shen.
A Roma, migliaia di persone hanno protestato contro gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele all’Iran, ma hanno anche colto l’occasione per criticare Giorgia Meloni, che ha recentemente visto fallire un referendum che avrebbe cambiato il funzionamento del sistema giudiziario italiano.
Persone partecipano a una manifestazione nazionale contro la guerra organizzata dal “Movimento No Kings Italia” a Roma, sabato 28 marzo 2026. AP Photo
Anche a Londra la gente ha protestato contro la guerra in Iran. Molti hanno anche tenuto striscioni con scritto “fermate l’estrema destra” e “opponetevi al razzismo“.
Il movimento “No Kings” è emerso come la più visibile e schietta opposizione a Trump da quando ha iniziato il suo secondo mandato nel gennaio 2025.
Mentre si profilano le elezioni di midterm di novembre e l’indice di gradimento del presidente scende sotto il 40%, i repubblicani rischiano di perdere il controllo di entrambe le camere del Congresso.
Da domani, domenica 29 marzo, le giornate diventano “più lunghe”
Fotogramma
È quasi terminato il conto alla rovescia per il ritorno dell’ora legale: nella notte tra sabato 28 marzo e domenica 29 marzo andranno spostate le lancette degli orologi e ufficialmente inizierà “la bella stagione”, con giornate più lunghe, un generale senso di benessere e anche un maggiore risparmio energetico.
Quando andranno spostate le lancette – L’ora legale torna oggi, nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo.
Come spostare le lancette – Le lancette degli orologi andranno spostate un’ora avanti: le 2 di notte diventeranno le 3. I dispositivi digitali, dai computer agli smartphone, si aggiorneranno automaticamente, mentre negli orologi analogici e in alcuni elettrodomestici bisognerà intervenire manualmente.
Quando torna l’ora solare – L’ora legale sarà in vigore fino all’ultima domenica di ottobre 2026, quella del 25, quando tornerà invece l’ora solare e le lancette degli orologi dovranno essere spostate nuovamente un’ora indietro.
L’ora legale potrebbe diventare permanente in Italia? – In Parlamento si considera la possibilità di mantenere l’ora legale attiva per tutto l’anno. Dal 2004 al 2024 infatti l’Italia ha risparmiato oltre 12 miliardi di kilowattora e circa 2,3 miliardi di euro grazie all’orario estivo. Mantenere l’ora legale tutto l’anno potrebbe generare un risparmio annuo di 720 milioni di kilowattora e circa 180 milioni di euro, riducendo al contempo le emissioni di anidride carbonica di 200.000 tonnellate l’anno, equivalenti all’assorbimento di circa sei milioni di alberi. È quanto si legge in un documento pubblicato dal Parlamento, che ha avviato una ‘Indagine conoscitiva sull’impatto dell’ora legale permanente sul territorio nazionale: effetti e ricadute sui settori’. L’indagine conoscitiva dovrebbe concludersi entro il 30 giugno 2026.
“Le giornaliste e i giornalisti tornano a scioperare per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da dieci anni, unica categoria di lavoratori dipendenti in Italia. Questa è la seconda giornata di sciopero di un pacchetto di cinque, la terza è già proclamata per il 16 aprile“. Lo scrive la Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
“Avere un contratto rinnovato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori le redazioni, non è un privilegio. Lavorare senza precarietà permanente non è un privilegio. Fare informazione libera, professionale e indipendente, senza ricatti economici, è un diritto. Garantire condizioni dignitose per chi lavora, per chi entra nella professione e per chi ne esce è un obbligo. Assicurare un futuro all’informazione, bene comune tutelato dalla Costituzione, dall’articolo 21 intimamente connesso all’articolo 36, è un dovere sociale. Gli editori, al contrario, preferiscono scaricare i costi del lavoro sulla collettività. I numeri parlano chiaro: tra il 2024 e il 2026 – ricorda l’Fnsi – hanno ricevuto 162 milioni di euro di contributi pubblici per le copie cartacee vendute; nello stesso biennio altri 66 milioni per 1.012 prepensionamenti; tra il 2022 e il 2025 hanno risparmiato circa 154 milioni sull’acquisto della carta, tra il 2024 e il 2026 avranno altri 17,5 milioni per investimenti in tecnologie innovative. Questi sono privilegi per pochissimi e per di più a carico di tutti gli italiani“.
“Dal 1° aprile 2016, scadenza dell’ultimo contratto, è cambiato tutto: carichi e ritmi di lavoro aumentati a dismisura, prestazioni su multipiattaforma, redazioni quasi fantasma. Le retribuzioni invece sono rimaste ferme, ulteriormente erose dall’inflazione o addirittura ridotte da forfettizzazioni selvagge. Riconoscere la dignità del lavoro è il punto di partenza per un confronto serio. Invece viene descritto come un eccesso. È una narrazione sbagliata e pericolosa, che mina dalle fondamenta il lavoro e la qualità dell’informazione. Senza diritti e tutele, il giornalismo muore. E con esso la democrazia. Questo sciopero non difende privilegi. Difende un principio semplice, un diritto: il nostro lavoro vale“, conclude l’Fnsi.
La nota Fieg – “In un contesto di grave crisi strutturale per aziende e lavoratori i contributi pubblici hanno consentito alle imprese editoriali di continuare a produrre e distribuire informazione di qualità e di affrontare le sfide del digitale e dell’intelligenza artificiale. Gli editori della Fieg, nonostante la riduzione delle copie medie giornaliere vendute da 2.500.000 del dicembre 2016 a poco più di 1.000.000 oggi ed un dimezzamento dei ricavi nell’ultimo decennio hanno impiegato ingenti risorse proprie per garantire il pluralismo dell’informazione, gli investimenti sui prodotti e soprattutto la tutela dei posti di lavoro permettendo al comparto di essere uno dei pochi in Italia dove non si registrano licenziamenti collettivi“. Ad affermarlo è la Fieg in una nota.
“Si è infatti riusciti a scongiurare i licenziamenti senza invocare privilegi, ma attraverso il ricorso alle norme di settore – che impongono sia rilevanti investimenti sia nuove assunzioni – e ciò è sempre avvenuto con il consenso del sindacato. I finanziamenti per il prepensionamento non sono stati ‘ricevuti’ dalle aziende, ma finanziano direttamente l’accesso alla pensione anticipata dei giornalisti. La situazione è peggiorata con la concorrenza dei contenuti gratuiti diffusi dalle piattaforme digitali e dai social media che, senza avere la responsabilità e i costi degli editori, fanno sì che sempre più utenti ricevano informazioni, spesso di dubbia qualità, senza accedere direttamente ai siti editoriali provocando la diminuzione della base di utenti e dei ricavi pubblicitari. E anche in tal caso si è perseguita la strada della responsabilità evitando interventi drastici sui livelli occupazionali“.
“Nonostante le gravi difficoltà del settore, che certamente non sono imputabili agli editori, visto la presenza delle medesime criticità anche negli altri Paesi -sottolinea la Fieg-, ci troviamo di fronte ad un sindacato che non ha mostrato alcuna volontà di sedersi al tavolo per affrontare la sfida della modernizzazione del contratto nazionale di lavoro, preferendo trincerarsi dietro richieste economiche di recupero dell’inflazione che è già garantita dagli automatismi retributivi del contratto. Gli editori ritengono, pertanto, poco costruttiva la posizione della Fnsi di proclamare un nuovo sciopero in un momento difficile come quello odierno e di rompere unilateralmente le trattative respingendo, a contratto invariato, un’offerta economica sostenibile e comunque superiore a quella dell’ultimo rinnovo“.
Morto a 79 anni, dal Bologna al Napoli nel ’75 il trasferimento record
Giuseppe Savoldi (Gorlago, 21 gennaio 1947 – Bergamo, 26 marzo 2026) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo attaccante. Tra i centravanti italiani più prolifici della sua generazione, marcò 168 reti su 405 presenze in Serie A. Miglior marcatore della Serie A 1972-1973 con 17 reti e, per 3 volte, della Coppa Italia, vanta il maggior numero di presenze nei primi dieci marcatori stagionali di serie A
Centosessantotto gol in serie A e due miliardi di lire di valutazione.
Vita e carriera di Beppe Savoldi, centravanti di gran caratura a Bologna prima e Napoli poi negli anni ’70 – morto oggi nella sua Bergamo – non si pesavano solo con i numeri.
Nel repertorio, reti di testa, rovesciate, senso del gol per la gioia dei tifosi di un altro calcio. Eppure, quel trasferimento dal rossoblù ai partenopei segnò un passaggio di epoca, facendo scalpore.
Era il 1975, Ferlaino acquistò il numero 9,capocannoniere della serie A due anni prima: il prezzo pagato fu un miliardo e 400 milioni di lire in contanti, più uno scambio di giocatori dal valore di 600 milioni. La valutazione totale gli valse una definizione per sempre: ‘mister 2 miliardi‘.
Savoldi insomma, prima delle buste esagerate di Farina per Paolo Rossi o delle ipervalutazioni moderne, portò il calcio in un futuro di super-ricchi, suo malgrado. Ma la cifra calcistica del ragazzo nato a Gorlago nel 1947 era fatta di una pasta antica.
Ala sinistra negli inizi giovanili, Savoldi fu da subito impiegato da centravanti, sfruttando il sinistro e la capacità di elevazione ereditata dai primi anni sportivi nella pallacanestro. A 18 anni l’esordio con l’Atalanta. Gli anni splendenti sono però quelli in maglia rossoblù. A Bologna, Savoldi approda nel 1968, e saranno sette campionati di ribalta assoluta. In duecento presenze in A segna 85 reti, saranno 140 totali comprese le coppe: baffo e ricciolo inconfondibile, sotto le Torri conquista due Coppe Italia e tocca quota 17 reti nel campionato ’72-’73, capocannoniere pari merito con Paolo Pulici e Gianni Rivera.
E’ la consacrazione che lo rende pezzo pregiato del calciomercato. Corrado Ferlaino decide di far saltare il banco, ripetendo l’operazione dei suoi predecessori napoletani 23 anni prima, quando pagarono Jeppson 105 milioni. I tempi sono cambiati, l’inflazione corre, ma i 2 miliardi per Savoldi fanno comunque scalpore lontano da Napoli e provocano proteste in città, in anni di crisi, austerity ed epidemie.
Poi, l’entusiasmo dei tifosi è tale che gli abbonamenti sono da record, e il club incassa 3 miliardi: alla prima stagione sotto la guida di Luis Vinicio, Savoldi conquista subito tutti, tranne la nazionale che lo fa esordire in quella stagione, ma gli riserverà solo quattro presenze: ma col club sono 14 gol in campionato, le sue reti trascinano la squadra alla conquista della Coppa Italia.
E comincia una seconda storia d’amore. A Napoli, Savoldi scoprirà anche una vocazione canora, e incide un singolo di successo, ‘La favola dei calciatori‘. Dopo quattro campionati napoletani, il ritorno per una stagione a Bologna e il fine carriera all’Atalanta. Appesi gli scarpini, un po’ di panchine in serie C, fino al 2022.
Gli ultimi mesi la sua nuova lotta era contro una malattia, e oggi ad annunciarne la scomparsa è il figlio Gianluca, anche lui ex calciatore e tecnico. “Se ne è andato in altra dimensione il nostro grande Beppe“, il suo messaggio social, sotto la foto di un Savoldi sorridente che abbraccia la moglie nel giardino di casa. “I suoi luoghi, la sua casa e i suoi affetti lo hanno accompagnato fino all’ultimo momento lasciandoci custodi dei valori e dell’amore che hanno sempre costituito la cifra del suo percorso terreno. Siamo molto fieri di tutto cio, pur travolti dal dolore. Ringraziamo i medici e gli infermieri del Papà Giovanni XXIIl e dell’lstituto Beato Palazzolo di Bergamo che hanno avuto cura di lui pur tra le sue amate mura domestiche“.
La nazionale, prima della semifinale play off stasera a Bergamo contro l’Irlanda del Nord, renderà omaggio alla memoria dell’ex bomber. Lo ricorda il Napoli, lo piange il Bologna, rievocando “l’idolo di una generazione di tifosi” e “bomber simbolo degli anni Settanta, fortissimo di testa e in acrobazia, una sentenza con il sinistro, quasi sempre in doppia cifra: il primo nostro Beppegol“.>
Il sisma è stato registrato questa mattina in un’area montana dell’Appennino tosco-emiliano. Nessun danno riportato, ma l’evento è stato percepito chiaramente dalla popolazione locale.
Nella mattina di giovedì 26 marzo 2026, alle ore 9.40, una scossa di terremotodi magnitudo 4.1 è stata rilevata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) a circa 7 chilometri a nord di Pistoia, in Toscana. L’evento, di profondità ipocentrale pari a 52 chilometri, si è verificato in una zona montana interna dell’Appennino tosco-emiliano ed è stato distintamente avvertito nella città e in molti comuni limitrofi del pistoiese.
Secondo i dati ufficiali dell’INGV, il livello di scuotimento del suolo, espresso tramite PGA (accelerazione di picco), si attesta a 0,047 g, un valore considerato moderato e comunque inferiore a quanto statisticamente previsto in zona per eventi significativi. La densa presenza di popolazione (oltre 90.000 residenti a Pistoia e una densità di quasi 382 abitanti per km²) ha favorito la percezione diffusa del sisma, senza tuttavia indurre situazioni di panico o danni segnalati a edifici e infrastrutture.
La scossa avvertita a Firenze – La scossa di terremoto delle 9.40 è stata sentita bene anche a Firenze e Prato, soprattutto nei piani alti. A Firenze, secondo quanto riferito dal Comune, al momento non vengono segnalati particolari danni e le scuole risultano regolarmente aperte.
I danni – «Per ora non risultano danni a cose o persone e neppure scuole evacuate». Così la sindaca facente funzioni di Pistoia, Anna Maria Celesti, a seguito della scossa di terremoto avvertita alle 9.40 di stamani a Pistoia e zone limitrofe. «I dipendenti che si trovavano all’interno del Palazzo comunale di piazza Duomo – prosegue Celesti -, sono usciti dall’edificio, ma poi sono subito rientrati». Alcuni istituti scolastici, secondo quanto appreso, stanno valutando se anticipare l’uscita degli studenti, ma per adesso non risultano evacuazioni in atto.
I precedenti – Nelle settimane precedenti il sisma odierno, la stessa zona aveva registrato numerosi terremoti minori: tra gennaio e marzo 2026 si segnalano diverse scosse comprese tra magnitudo 2.5 e 3.1, localizzate tra la provincia di Pistoia e l’Appennino bolognese, come quella del 1° marzo (mag 2.5) e lo sciame sismico di Sambuca Pistoiese all’inizio dell’anno. Episodi di simile entità sono tipici delle regioni appenniniche, dove la sismicità storica resta sorvegliata con attenzione dopo eventi più rilevanti come quello dell’Emilia nel 2012 o, andando indietro nel tempo, del Mugello nel 1919.
La ministra del Turismo lascia l’incarico dopo 24 ore convulse: “Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato” scrive alla premier. Senza nascondere l’amarezza per il passo indietro. Malan: “Gesto di grande responsabilità”. Schlein: “Sempre troppo tardi”
Daniela Santanchè e Giorgia Meloni, combo foto LaPresse
Daniela Santanchè si è dimessa. Alla fine la ministra del Turismo ha deciso di lasciare il suo incarico prima della mozione di sfiducia dell’opposizione già calendarizzata per il prossimo 30 marzo. Era stata la presidente del consiglio, con una mossa a sorpresa arrivata ieri sera, a chiedere un passo indietro per “sensibilità istituzionale“.
Santanchè è indagata dalla procura di Milano perbancarotta nell’ambito del fallimento di Bioera Spa, società di cui è stata presidente e per una presunta truffa aggravata ai danni dell’Inps sulla sua società Visibilia. Dopo le dimissionidel sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del capo di gabinetto dello stesso ministero, Giusi Bartolozzi, ora lascia anche lei. Il passo indietro arriva con una lettera indirizzata alla premier.
La lettera di Santanchè alla premier – “Cara Giorgia ti rassegno – scrive Santanchè -, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo“.
Daniela Santanchè insieme a Ignazio La Russa, LaPresse
Prosegue l’ex ministra: “Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio“.
Santanchè: “Non ho difficoltà a dire obbedisco” – “Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione – spiega ancora Santanchè – perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei esssere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio“.
“Volevo che le mie dimissioni“, si legge ancora nella lettera, “fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Del Mastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire ‘obbedisco’ e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento. Cari saluti“.
Daniela Santanchè, LaPresse
La notizia accolta con un applauso alla Camera – Non appena le agenzie di stampa hanno battuto la notizia i lavori nell’aula di Montecitorio sono stati interrotti da un improvviso e lungo applauso. Il presidente di turno, Giorgio Mulè, è rimasto interdetto per alcuni secondi. Poi ha ripreso la parola. “Credevo appluadiste me, poi ho visto le agenzie...”. Ora resta da capire chi ricoprirà il ruolo lasciato scoperto da Santanchè. Secondo le indiscrezioni è probabile che la premier tenga per sé la delega al Turismo ad interim.
Le reazioni, Fratoianni: “Indegno teatrino, altro segno della crisi” — Intanto arrivano le prime reazioni. “Finalmente si è concluso questo indegno teatrino che per oltre un giorno e mezzo ha tenuto sotto scacco l’intero governo” dice Nicola Fratoianni di Avs parlando con i cronisti davanti a Montecitorio. “Un altro segno della crisi politica che in tutta evidenza si è aperta dopo la batosta referendaria“.
Gli fa eco il compagno di partito Angelo Bonelli: “Le dimissioni della ministra Daniela Santanchè – dice – arrivano tardi e non cancellano anni di arroganza e difesa dell’indifendibile“. Il governo Meloni, spiega Bonelli, “ha dato uno spettacolo indecoroso di fronte ai problemi degli italiani. È stato il voto popolare sul referendum sulla separazione delle carriere a fare pulizia di un governo di impresentabili che fino all’ultimo hanno resistito, nonostante posizioni assolutamente inquietanti. Se il Sì avesse vinto Delmastro, Bartolozzi e Santanchè sarebbero rimasti al loro posto e, se non ci fosse stata la valanga di No, sarebbero ancora tutti al loro posto“.
Schlein: “Sempre troppo tardi” – Elly Schlein rilancia su Instagram un post del Pd. “Anche Daniela Santanchè si è dimessa, comunque sempre troppo tardi“.
“Le dimissioni di Daniela Santanché arrivano con anni di ritardo e si devono, non a Meloni, ma a 15 milioni di No” scrive invece Riccardo Ricciardi,capogruppo M5s alla Camera. I vicepresidenti di Italia viva, il senatore Enrico Borghi e il deputato Davide Faraone, parlano di un “clima da bunker” e di uno “stato di implosione del governo, della maggioranza e del partito della premier, che inevitabilmente si scarica sulle istituzioni e sul Paese“.
Malan: “Gesto di grande responsabilità” – Il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, definisce quello di Santanchè “un gesto di grande responsabilità che apprezziamo e che giunge dopo anni di intenso lavoro alla guida di un ministero chiave per l’economia nazionale“. L’ex ministra, scrive, “lascia in un momento in cui il settore turistico è più vitale che mai, in costante crescita e tra i più dinamici di Europa. A lei, perciò, va il ringraziamento per quanto fatto in questi anni e il riconoscimento per aver contribuito a rilanciare nel mondo il turismo italiano”.
“Salutiamo la senatrice Santanchè con un ringraziamento per l’impegno al servizio del settore turismo” commenta il presidente di Federalberghi, Bernabo Bocca. “Dinamismo e capacità di ascolto – conclude Bocca – sono i tratti principali che hanno caratterizzato i tre anni e mezzo trascorsi alla guida del ministero“.
L’epicentro, nei pressi di Fosdinovo, era a 11 chilometri di profondità. Non si registrano feriti né danni a edifici
Un terremoto ha scosso la Toscana alle 8.13 di stamattina, mercoledì 25 marzo. Secondo le prime stime dell’Ingv, il sisma avrebbe avuto una magnitudo di 4.1 gradi Richter. L’epicentro, nei pressi di Fosdinovo in provincia di Massa Carrara, era a 11 chilometri di profondità. La scossa è stata percepita da molte persone anche in Liguria. Al momento non risultano né feriti né danni a cose o edifici.
L’accelerazione del sisma e l’impatto sugli edifici – L’intensità dell’evento sismico è stata leggermente sopra la media. Stando alle rilevazioni dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ha raggiunto un valore di Pga – cioè accelerazione di picco al suolo – pari a 0,26 g, un valore quasi doppio rispetto alla media della Lunigiana di 0,16-0,17 g. Questo parametro è fondamentale per valutare il potenziale impatto locale, ma risulta comunque al di sotto dei livelli che in passato hanno causato danni alle strutture.
Una 57enne è stata trasportata in condizioni gravi in ospedale a Bergamo nella mattinata del 25 marzo. La donna sarebbe stato accoltellato da uno studente fuori dall’Istituto comprensivo di via Damiano Chiesa di Trescore Balneario.
Una 57enne è stata accoltellata questa mattina, mercoledì 25 marzo, a Trescore Balneario (in provincia di Bergamo). L’aggressione si è verificata poco prima delle 8 all’esterno dell’Istituto comprensivo di via Damiano Chiesa. Stando alle prime informazioni, la vittima sarebbe una professoressa e a colpirla sarebbe stato uno studente, per motivi che non sono ancora noti. La 57enne è stata trasportata con la massima urgenza in elisoccorso all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
L’allarme è scattato intorno alle 7:45, quindi pochi minuti prima dell’inizio delle lezioni. La centrale operativa dell’Agenzia regionale emergenza urgenza (Areu) ha inviato sul posto in codice rosso un’ambulanza della Croce Rossa di Entratico e un’auto medica da Seriate. Considerate le condizioni della 57enne, però, è stato richiesto anche l’intervento dell’elisoccorso, decollato da Bergamo. A colpirla sarebbe stato uno studente di terza media. Le indagini dei carabinieri e degli agenti della polizia locale sono ancora in corso.
Continuano a crescere i casi di epatite A a Napoli dove i ricoveri sono ormai più di 70. Ma l’epidemia si sta estendendo anche nel Lazio con l’Asl di Latina che ha comunicato 24 segnalazioni nella provincia con 6 ricoveri.
Epatite A, crescono i ricoveri a Napoli: nuovi casi anche nel Lazio – Adnkronos
Aveva 91 anni, lo annuncia la famiglia in una nota
Gino Paoli è uno dei personaggi chiave della scena musicale italiana, un personaggio dalla vicenda esistenziale tormentata e intensissima che ha dato un contributo decisivo all’evoluzione della canzone, un individualista spigoloso che ha anticipato le caratteristiche della figura del cantautore. Sono sue alcune delle canzoni più belle e famose mai scritte nel nostro Paese: “Senza fine“, “Il cielo in una stanza“, “Sapore di sale“, “Che cosa c’è“, “La gatta“, “Una lunga storia d’amore“, titoli sufficienti a far rimanere ben impressi nella memoria collettiva il suo nome e la sua musica.
È morto oggi, a 91 anni, lo ha annunciato la famiglia in una nota in cui chiede la massima riservatezza. Era nato a Monfalcone il 23 settembre 1934 ma fin da bambino ha vissuto a Genova, la sua vera città. Il tragitto che lo ha portato al successo è quello classico degli artisti deraciné degli anni ’50: studente svogliato, appassionato di pittura e di jazz, ai libri preferiva una boheme fatta di pochi soldi, notti infinite e amici come Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese, i fratelli Reverberi, insomma i nomi dei fondatori di quello “Scuola Genovese” che, nutrendosi delle canzoni di Brassens e Jacques Brel, ha di fatto fondato la canzone d’autore italiana. E’ proprio Gianfranco Reverberi ad aprirgli la strada per Milano, dove entra in contatto con l’industria musicale ma anche con Giorgio Gaber e Mina che incide “Il cielo in una stanza“, ottenendo un grande successo. Un successo bissato da un altro brano, un 3/4 quasi jazzistico: “Senza fine“, interpretata da Ornella Vanoni, che all’epoca era ancora “la cantante della mala” e che vivrà con lui una lunga relazione.
Il brano ha fatto il giro del mondo ma soprattutto ha segnato l’inizio di un sodalizio durata tutta la vita celebrato qualche decennio più tardi quando, dopo un lungo periodo di crisi, Paoli e la Vanoni fecero una tournée insieme ottenendo un successo strepitoso. Negli anni ’60, in pieno boom del 45 giri, esce uno dei titoli che ha segnato la storia del costume: “Sapore di sale“, arrangiato da Ennio Morricone con il celebre assolo di sax di Gato Barbieri. Uomo tormentato, già sposato, vive una travolgente storia d’amore con Stefania Sandrelli, allora adolescente, una relazione dalla quale è nata Amanda. Poi l’11 luglio 1963 un gesto ancora oggi dai contorni misteriosi: Paoli tenta il suicidio sparandosi all’altezza del cuore. Il proiettile però non colpisce zone vitali e resta conficcato nella zona del pericardio, da dove non è mai stato estratto. Il grande successo non dura molto: nella seconda metà degli anni ’60 comincia un lungo periodo di crisi professionale e umana, segnato anche da alcol e droga, che culmina in un pauroso incidente stradale. Per il suo ritorno da protagonista bisogna attendere gli anni ’80 quando prima incide un bell’album-tributo al suo amico Piero Ciampi, “Ha tutte le carte in regola” e poi, nel 1985, riconquista le classifiche con “Una lunga storia d’amore“. L’anno dopo è la volta di “Ti lascio una canzone“, poi negli anni ’90 c’è “Quattro amici al bar“. Nel corso della sua carriera ha interpretato canzoni di Joan Manuel Serrat, Charles Aznavour, ha avuto un’intensa attività come autore, firmando per Zucchero “Come il sole all’improvviso“. Nel 1987 è stato eletto deputato nelle file del PCI. Negli ultimi anni della sua lunghissima carriera ha suonato accanto ad alcuni dei migliori jazzisti italiani, in particolare Danilo Rea, pianista di livello mondiale, che lo ha accompagnato nelle sue più recenti tournée. Personaggio schivo, poco incline alle concessioni mediatiche, interprete dallo stile tutt’altro che tradizionale, Gino Paoli resta uno dei personaggi più amati e prestigiosi della canzone italiana, l’autore di brani che fanno parte della storia del nostro Paese.
Comunicazione interna ai giornalisti componenti del gruppo: «Il cambio di proprietà già efficace»
E vendita fu. Accordo raggiunto fraExor – la cassaforte della famiglia Agnelli-Elkann – e il gruppoAntenna.
Si legge in una comunicazione interna a firma di Paolo Ceretti, presidente di Gedi, intercettata dal Sole 24 Ore. «Cari Colleghi, care Colleghe oggi è stata perfezionata la cessione del 100% del capitale di Gedi al gruppo greco Antenna. Il cambio di proprietà, che è già efficace, segue un processo di lunga negoziazione», si legge nella nota che precede la riunione in assemblea dei cdr del gruppo. A cambiare proprietà sono il quotidiano la Repubblica, i brand radiofonici Radio Deejay, Radio Capital, m2o, insieme a HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes e la concessionaria pubblicitaria Manzoni.
«Riteniamo – continua la comunicazione del presidente Gedi – che il passaggio della Società al Gruppo Antenna apra nuove prospettive per GEDI e per chi è impegnato nelle sue diverse attività. È in questa ottica – e cioè creare le condizioni per assicurare uno sviluppo duraturo al Gruppo, accelerandone tra l’altro la transizione digitale – che da parte del venditore è stata selezionata Antenna come acquirente, un gruppo industriale che fa dei Media il proprio core business. Gedi potrà beneficiare di un’articolata presenza internazionale del Gruppo Antenna, per aumentare la portata delle sue attività e perseguire la sostenibilità sul piano economico, mantenendo l’indipendenza editoriale che ha caratterizzato la sua storia».
In questo quadro, «in esecuzione agli accordi recentemente sottoscritti, nei prossimi mesi La Stampa uscirà dal perimetro di GEDI per entrare a far parte del Gruppo SAE, una realtà italiana in crescita, determinata a valorizzare la storia unica della testata, rafforzando il legame identitario con i suoi lettori e con il suo territorio, anche attraverso l’auspicato ingresso nel capitale – con quote di minoranza – di istituzioni e aziende del nord-ovest».
La nota si conclude con i saluti e i ringraziamenti del «Consiglio di Amministrazione, dimessosi oggi in attesa che Antenna nomini i nuovi amministratori».
Con il passaggio al gruppo greco Antenna si chiude una lunga uscita di scena, fatta di smentite, trattative esclusive, allarmi politici e tensioni nelle redazioni. La cessione di la Repubblica è il tassello conclusivo di un’operazione di di progressivo smontaggio del perimetro Gedi, già anticipato nelle settimane scorse dall’accordo separato per La Stampa con il gruppo Sae.
Per capire il peso dell’operazione bisogna tornare al dicembre 2019, quando Exor firmò l’accordo per rilevare da CIR il 43,78% di Gedi per 102,5 milioni di euro, avviando poi l’opa e prendendo il controllo del gruppo. Allora l’idea era quella di portare sotto una regia unica un grande polo dell’informazione italiana, con la Repubblica, La Stampa, radio, digital e concessionaria pubblicitaria. Sei anni dopo, il bilancio politico-industriale di quell’investimento racconta altro: Gedi resta un marchio centrale nel sistema dei media, ma per Exor è diventato un asset marginale rispetto al resto del portafoglio, mentre i conti del gruppo hanno continuato a muoversi in un contesto difficile per tutta l’editoria tradizionale.
La trattativa con Antenna non nasce ieri. Exor aveva confermato a dicembre 2025 colloqui in esclusiva con il gruppo greco, dopo mesi di indiscrezioni e interesse di altri soggetti. Da quel momento il dossier è diventato un caso politico e sindacale. Il governo, per voce del sottosegretario Alberto Barachini, ha chiesto garanzie su pluralismo e occupazione; i comitati di redazione di Repubblica e La Stampa hanno denunciato opacità, chiedendo tutele sull’indipendenza editoriale.
In parallelo, il negoziato si è trascinato ben oltre la prima scadenza di gennaio, con rinvii e ricuciture, fino alla stretta finale di marzo. Il profilo dell’acquirente aiuta a capire la portata del cambio di fase. Antenna è uno dei maggiori gruppi media greci ed è ricondotto alla famiglia Kyriakou; Theodore Kyriakou ne è il presidente e azionista di riferimento.
La comunicazione interna del presidente Gedi è stata seguita dall’annuncio dell’azienda attraverso un comunicato stampa. Nel quale si legge che «a seguito del completamento dell’operazione, Mirja Cartia d’Asero, manager di grande esperienza con un percorso consolidato alla guida di organizzazioni nei settori media e finanziario, assumerà il ruolo di Amministratore Delegato del Gruppo GEDI. Mirja lavorerà a stretto contatto con il management di GEDI per sostenere il percorso di sviluppo e internazionalizzazione del Gruppo. Mario Orfeo, direttore del quotidiano dal 2024, continuerà a ricoprire il suo ruolo alla guida di la Repubblica, garantendo continuità editoriale e gestionale, mentre Linus resterà alla guida delle attività radiofoniche»
Su questo fronte, l’accordo con SportLifeCity – società controllata al 90% dal club rossonero – era già stato raggiunto nel 2024.
Il Comune di San Donato presenta il conto al Milan dopo il tramonto del progetto di realizzazione di un nuovo stadio nell’area San Francesco. L’amministrazione comunale, come riportato da Il Giorno, ha quantificato in 74.360 euro le spese sostenute per analizzare la proposta che prevedeva la costruzione di un impianto da 70mila posti. La cifra riguarda consulenze, studi tecnici e passaggi amministrativi necessari per valutare il progetto.
Il conteggio è stato inviato alla società Sportlifecity, controllata al 90% dal Milan, sulla base di una clausola che stabiliva, in caso di mancata realizzazione dello stadio, il rimborso al Comune dei costi affrontati per incarichi esterni e attività amministrative interne, fino a un massimo di 220mila euro. La scelta di SportLifeCity– che era già stata annunciata alla fine del 2024 –non è dettata da nessun obbligo di legge, ma rientrava da tempo tra le preoccupazioni dei contrari alla costruzione dell’impianto nel Comune a sud di Milano
A rendere noto che il Municipio ha quantificato e trasmesso, «per una preliminare condivisione», l’elenco delle spese sostenute in oltre un anno di lavoro è stato il sindaco Francesco Squeri, intervenendo durante l’ultimo consiglio comunale in risposta a un’interrogazione presentata dai consiglieri del Partito democratico.
L’ipotesi di uno stadio del Milan a San Donato aveva iniziato a prendere forma nel 2024, quando si erano avuti i primi contatti tra i rappresentanti del club rossonero e l’amministrazione della cosiddetta città dell’Eni. Nel 2025 il progetto era entrato nella fase operativa con l’avvio dell’Accordo di programma, che coinvolgeva diversi soggetti istituzionali: il Comune di San Donato, la Regione Lombardia, la Città Metropolitana di Milano, oltre a FS Sistemi Urbani e Rete Ferroviaria Italiana.
Tuttavia, dopo la decisione di riportare il progetto su Milano e l’acquisto dello stadio di San Siro da parte di Milan e Inter, lo scorso gennaio il Comune di San Donato ha chiuso l’iter dell’Accordo di programma.
Resta però aperta la questione sul futuro dell’area San Francesco, un tema che continua a suscitare interrogativi anche tra i cittadini. Tra le possibili alternative emerge ora l’ipotesi della pallacanestro. I fondi statunitensi che controllano i due club milanesi — Oaktree per l’Inter e RedBird per il Milan — avrebbero infatti mostrato interesse per NBA Europe, il progetto che punta a creare una nuova lega professionistica di basket nel continente.
In questo scenario, se il fondo guidato da Gerry Cardinale fosse coinvolto nell’iniziativa, potrebbe prendere forma l’idea di costruire proprio nell’area del San Francesco un palazzetto dedicato al basket. Dal punto di vista urbanistico, l’area si presterebbe a questo tipo di intervento: il sito ha infatti una chiara vocazione sportiva esi estende su circa 300mila metri quadrati. Al momento quella legata al basket è soltanto una delle opzioni sul tavolo, ma l’amministrazione di San Donato aveva già ipotizzato che gli interessi del Milan potessero ampliarsi anche ad altre discipline sportive oltre al calcio.
Affluenza definitiva sfiora il 59%. Oltre 14.750.000 di italiani hanno detto ‘No’. Il ministro della Giustizia Nordio: “Prendo atto”
Manifestazione in piazza dopo la vittoria del No al referendum sulla Giustizia – Adnkronos
Nettissima vittoria del No nel referendum sulla riforma della giustizia: quando sono state scrutinate 61.498 sezioni su 61.533, il No è infatti al 53,58% mentre il Sì e al 46,42%, secondo i dati disponibili sul sito Eligendo del Viminale. A votare No sono stati oltre 14.750.000, oltre 12.780.000 i Sì.
“Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia“, il commento della premier Giorgia Meloni mentre si va verso la chiusura dello scrutinio.
“Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano“, il commento del ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
“Abbiamo vinto. Abbiamo fermato una riforma sbagliata ed è una vittoria ancora più bella perche partivamo da sconfitta annunciata”, le prime parole della leader Pd Elly Schlein al Nazareno.
L’affluenza definitiva al voto per il referendum sfiora il 59%: il dato si attesta infatti al 58,93% in base ai dati disponibili sul sito Eligendo.
9 minuti fa – Quando sono state scrutinate 61.498 sezioni su 61.533, nettissima la vittoria del No, al 53,58%. Il Sì è al 46,42%, secondo i dati disponibili sul sito Eligendo del Viminale. A votare No sono stati oltre 14.750.000, oltre 12.780.000 i Sì
11 minuti fa – Magi: “Meloni non ha più maggioranza, opposizioni preparino alternativa governo” – – “Dopo il referendum, è il momento per le opposizioni di cominciare a costruire l’alternativa di governo. Meloni non ha più la maggioranza nel Paese, ma adesso bisogna dimostrare di avere delle proposte che incarnano l’alternativa di governo, quindi andare al di là dell’opposizione pressante in Parlamento e fuori”. Lo ha detto il segretario di +Europa, Riccardo Magi, parlando alle telecamere fuori Montecitorio.
22 minuti fa – Dopo la vittoria del No,haters scatenati contro Meloni: su X anche la foto a testa in giù– Non perdonano la sconfitta referendaria a Giorgia Meloni i tantissimi – circa 3mila in un’ora – che si sono affacciati sulla pagina di X della presidente del Consiglio. Dopo aver visualizzato il video-messaggio della leader di Fdi, che prende atto dell’esito negativo del voto, ricordando come la riforma fosse prevista dal programma elettorale del centrodestra si moltiplicano i post che attaccano Meloni, moltissimi con toni inaccettabili e violenti. “Ammazza come sei invecchiata male...”, è uno dei primi commenti che appare in bacheca, con riferimento al video girato all’aperto, con uno sfondo floreale. “Succede quando si diventa servi e si diventa fratelli d’ucraina e non degli italiani. Molti a destra ti hanno sfiduciato“, aggiunge tal Arcolino. “Io mi dimetterei -consiglia Angelo -. Forse è l’unica maniera per eliminare certe zavorre inutili come Delmastro, Santanchè e magari anche Nordio, che scrive una riforma che non sa neanche sostenere“. Decine gli ‘a casa‘, e i ‘dimettiti‘. Citati con toni non proprio amichevoli sono più volte anche i ministri Salvini, Nordio e più di tutti il sottosegretario Delmastro.
Poi la situazione però degenera, con vere e proprie accuse e minacce piene di odio: “VE LO SIETE PRESO NEL C…”, scrive tutto maiuscolo il primo di una lunga serie di odiatori, con tanto di foto-montaggio di Marx, con t-shirt dove si legge ‘vi abbiamo purgato ancora‘, frase presa in prestito dal calcio. “A breve non potrai neache uscire di casa per non essere sommersa da sputi“, aggiunge un altro hater. Uno che si firma ‘Laziale‘ scrive “continuate a proteggere la vostra cricca ignorando il popolo. Continuate a proteggere indagati, inadeguati e gente in affari con i mafiosi mentre permettete a Lotito di far indagare e reprimere tifosi che semplicemente manifestano il loro dissenso“. Qualcuno sceglie il dialetto siciliano per insultare: ‘SUCA MER…‘
Qualcun altro rimprovera le alleanze internazionali: “Vattene da Trump che avete finito di stuprare il Paese con le vostre inutili guerre”, scrive un utente. “Un’Italia senza fascisti sarebbe migliore“, dice un altro. Poi Elle posta una foto della Meloni a testa ingiù, evocando immagini di un passato che sui social spesso viene rispolverato. “Come brucia il culo…“, si legge poco più in basso. “Dimettiti cialtrona bugiarda patogica e torna nelle fogne da dove sei scappata fuori“, è il post di Roby. Infine un’omonima Giorgia conclude: “finalmente te lo prendi nel culo, ciao meloni bacio…‘.
Il cordoglio di Lazio e Juventus, dove è stato allenatore
Igor Tudor – Ipa
Grave lutto per l’ex tecnico di Lazio e Juventus, Igor Tudor, attualmente alla guida del Tottenham. Il padre Marco è morto durante il match contro il Nottingham Forest.
Sui social arriva il cordoglio della Lazio e della Juventus. “La S.S. Lazio esprime il proprio profondo cordoglio all’ex allenatore biancoceleste Igor Tudor per la scomparsa del padre“, scrive sui social il club biancoceleste.
La S.S. Lazio esprime il proprio profondo cordoglio all'ex allenatore biancoceleste Igor Tudor per la scomparsa del padre
Il gruppo è stato tra i protagonisti della stagione del Beat nazionale negli anni Sessanta
Bruno Castiglia, foto dalla sua pagina Fb ufficiale
E’ morto a Milano all’età di 84 anni Bruno Castiglia, fondatore e cantante dei Bisonti, tra i protagonisti della stagione del Beat italiano negli anni Sessanta. Il gruppo, nato a Milano su iniziativa dello stesso Castiglia, è stato una delle espressioni più riconoscibili del cosiddetto ‘Sweet Beat’, caratterizzato da sonorità melodiche e armonie raffinate. La formazione originaria, risalente al 1965, comprendeva Castiglia alla voce e chitarra, Gianni Calabria alla batteria, Ennio Castiglia al basso, Angelo Milani alle tastiere e Luigi Biagioni alla chitarra. Nel corso degli anni la band ha conosciuto numerosi cambi di organico, mantenendo tuttavia una propria identità stilistica.
La carriera – Il debutto discografico avvenne nella seconda metà degli anni Sessanta. Tra i primi successi, il singolo ‘Con le mie lacrime‘, versione italiana di ‘As Tears Go By‘ dei Rolling Stones, seguito da ‘Occhi di sole‘, uno dei brani più rappresentativi del gruppo. Nella loro produzione figurano anche titoli come ‘La tua ombra‘, ‘Richiamo d’amore‘ e ‘Viso di luce‘, oltre a cover di classici del rock internazionale, tra cui ‘Lucille‘ di Little Richard.
Il brano più celebre resta però ‘Crudele‘, diventato nel tempo una sorta di manifesto per gli appassionati del beat italiano. Accanto alle ballate romantiche, i Bisonti sperimentarono anche sonorità più energiche, vicine al garage rock. Nel 1968 la band si avvicinò alle atmosfere hippie con ‘Mi è rimasto un fiore‘, senza però replicare il successo dei primi anni. Dopo la partecipazione a ‘Un disco per l’estate‘ nel 1970, il gruppo uscì progressivamente dalle scene. I Bisonti tornarono alla ribalta nel 1985, sull’onda del revival anni Sessanta, partecipando alla trasmissione “20 anni dopo”, condotta da Red Ronnie. Da allora Castiglia ha continuato a esibirsi dal vivo con diverse formazioni, mantenendo viva l’eredità musicale della band anche negli anni Duemila.
Lo scalo è stato chiuso in seguito alla collisione, aperta inchiesta
L’incidente all’aeroporto LaGuardia di New York (Afp)
Incidente oggi all’aeroporto LaGuardia di New York. Un aereo Air Canada in fase di atterraggio si è scontrato con un camion di soccorso e antincendio per aeromobili dell’Autorità Portuale sulla pista 4. Il bilancio è di due morti. Lo riferiscono alla Nbc due fonti a conoscenza delle indagini. Le vittime sono il pilota e il copilota, hanno precisato le fonti. Un sergente e un agente del dipartimento di polizia dell’Autorità Portuale hanno riportato fratture agli arti e sono stati ricoverati in ospedale in condizioni stabili.
Secondo le fonti, l’aereo stava per terminare la fase di atterraggio, procedendo a circa 48 km/h, quando è avvenuta la collisione. La Federal Aviation Administration (FAA) ha dichiarato che l’aereo coinvolto è un bimotore Bombardier CRJ-900 proveniente da Montreal. La FAA ha comunicato di aver avviato un’indagine sull’accaduto. L’aeroporto è stato chiuso in seguito all’incidente.
New York, scontro in pista all’aeroporto LaGuardia: aereo Air Canada Express urta veicolo di servizio, due morti – Repubblica
A 10 giorni dal deposito, da parte del ministero dell’Economia, della lista per il rinnovo del vertice di Poste Italiane, il consiglio di amministrazione del gruppo dei recapiti ha approvato la proposta del lancio di un’offerta totalitaria di acquisto e scambio sul capitale di Tim, società che oggi controlla con il 27 per cento del capitale. L’obiettivo finale è il delisting della società telefonica, ovvero l’uscita da piazza Affari, ma la condizione perché l’offerta sia considerata valida è un’adesione tale che consenta al gruppo dei recapiti di raggiungere il 66,67 per cento del capitale.
Per 5mila azioni Tim in cambio 109 azioni Poste e 835 milioni cash – L’operazione annunciata dal gruppo guidato da Matteo Del Fante prevede un aumento di capitale (approvato dal board) finalizzato all’emissione di nuove azioni Poste da offrire come corrispettivo di scambio agli azionisti di Tim: ogni 5 mila azioni della società telefonica consegnate avranno in cambio 109 azioni di Poste. Oltre all’offerta di carta, si aggiunge un conguaglio cash: ogni 5mila azioni è previsto il pagamento di 835 euro. Agli azionisti Tim, nella sostanza, sarà riconosciuta una componente in denaro di 0,167 euro per ciascuna azione di Tim e una componente in titoli pari a 0,0218 azioni ordinarie di Poste di nuova emissione.
Nei fatti i titoli della società guidata da Pietro Labriola ottengono un premio del 9,01% rispetto ai valori di Borsa calcolati il 20 marzo scorso (0,583 il valore del titolo Tim). «Il corrispettivo complessivo dell’offerta, tra la somma della parte cash e della parte in azioni, esprime una valorizzazione pari a 0,635 euro per ciascuna azione di Tim e, pertanto, incorpora un premio pari al 9,01% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni di Tim rilevato alla data del 20 marzo 2026», si spiega nella nota diffusa.
L’esborso per Poste pari a 2,8 miliardi. Lo Stato scenderà al 51% per cento – L’esborso complessivo per Poste Italiane, nel caso di un’adesione al 100% dell’offerta, sarebbe attorno a 2,8 miliardi di euro. Sempre nel caso di una simile adesione, i soci Tim verrebbero a detenere il 22% del capitale della società dei recapiti, mentre l’effetto diluitivo per la quota di controllo dello Stato, pari oggi al 65% circa del capitale, sarebbe attorno al 23 per cento. La quota pubblica scenderebbe attorno al 51% del capitale; la Cdp passerebbe dal 35 al 28% e il Mef dal 29 al 13% di Poste. Al termine dell’operazione, il gruppo integrato Poste-Tim avrebbe una capitalizzazione da oltre 30 miliardi con un flottante, ovvero le società scambiabili sul mercato, del valore di 15 miliardi.
Il nuovo gruppo avrà 26,9 miliari di ricavi – Il gruppo combinato avrebbe ricavi per 26,9 miliardi e 150 mila dipendenti e sarebbe una delle principali piattaforme integrate del paese. Poste Italiane ha identificato un potenziale complessivo di sinergie ante imposte pari a circa 700 milioni annui a regime, di cui 500 milioni riconducibili a sinergie di costo. Le sinergie di ricavo sono state stimate in oltre 200 milioni. Gli oneri una tantum necessari all’operazioni sono pari a 700 milioni. L’impatto positivo sull’utile per azione è previsto dal 2027.