La Federcalcio turca esprime vicinanza al commissario tecnico dopo la tragica notizia, “profondo dolore”
Vincenzo Montella – Fotogramma
Grave lutto per il tecnico italiano Vincenzo Montella, ct della nazionale di calcio della Turchia.
“Abbiamo appreso con profondo dolore della scomparsa di Caterina Montella, sorella del nostro commissario tecnico della Nazionale, Vincenzo Montella, avvenuta in ospedale a seguito di un tragico incidente domestico. I funerali di Caterina Montella si terranno oggi alle ore 16:30 (ora locale) presso la Chiesa di San Nicola a Castello di Cisterna, Napoli“, l’annuncio ufficiale della Federcalcio turca attraverso una nota.
“A nome della Federazione Calcistica Turca, porgiamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia e ai cari di Caterina Montella, in particolare al nostro commissario tecnico della Nazionale, Vincenzo Montella“, prosegue la Tff.La notizia ha suscitato profonda commozione sia in Italia che in Turchia.
Massima allerta per una clinica, un deposito di ossigeno, un distributore di carburante e una fabbrica di fuochi d’artificio. Il sindaco: “Siamo tutti in pericolo”
Un incendio di vaste proporzioni, spinto dal vento di Scirocco, ha raggiunto il centro abitato di Santo Stefano Quisquina. Oltre 100 persone sono state già evacuate in via precauzionale.
Sono in arrivo canadair della Forestale, ma a preoccupare in maniera particolare è un deposito di ossigeno, la clinica Ignazio Attardi, una stazione di rifornimento e una fabrica di giochi d’artificio.
Diverse squadre di vigili del fuoco stanno, in questi minuti, presidiando proprio queste aree. Sono in arrivo pompieri anche dai distaccamenti di Sciacca e Canicattì, oltre a rinforzi di carabinieri e polizia per assicurare l’ordine pubblico.
“Situazione drammatica, ho evacuato tutti coloro che erano a rischio, i canadair hanno iniziato i lanci. Siamo tutti in pericolo“, dice il sindaco di Santo Stefano Quisquina Francesco Cacciatore.
L’Anas ha fatto sapere inoltre che, a causa dell’incendio, è stata temporaneamente chiusa, in entrambe le direzioni, la strada statale 118 “Corleonese Agrigentina” dal km 71,600 al km 73,800, a Santo Stefano Quisquina.
Atto per l’archiviazione Inter: «Non è stato nemmeno possibile elaborare compiute incolpazioni»
Gianluca Rocchi (Ansa)
«Sul fondo delle iscrizioni, permangono ipotesi, talvolta suggestioni, che, prive di base probatoria (…), non hanno consentito neppure di elaborare compiute incolpazioni preliminari» e di «svolgere utilmente investigazioni di ogni genere».
Lo si legge nel decreto con cui la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione della posizione dell’Inter, club indagato per la legge sulla responsabilità degli enti nel caso arbitri.
Nell’atto si sottolinea, pure, come l’assenza di elementi di prova porti a degradare «al rango della mera illazione» l‘ipotesi di frode sportiva contestata a Gianluca Rocchi, l’ex designatore di cui, per tale reato, è stata chiesta l’archiviazione.
Conquistò la Nazionale con una lunga serie di successi giovanili, si ritirò dall’attività agonistica a 25 anni ma si dedicò a lungo alla promozione del ciclismo
Amerigo Sarri, storico protagonista del ciclismo toscano e figura di riferimento per il movimento delle due ruote del secondo dopoguerra, è morto nella serata di lunedì 20 luglio all’età di 97 anni. Amerigo era il padre di Maurizio Sarri, allenatore dell’Atalanta. Nato il 10 novembre 1928 a Figline Valdarno, in provincia di Firenze, Amerigo Sarri si avvicinò al ciclismo subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Nel 1946 iniziò a correre nella categoria allievi con la maglia dell’U.S. Figline Valdarno, conquistando nove successi e mettendo in mostra qualità che lo avrebbero presto indicato come una delle più interessanti promesse del panorama nazionale. Corridore completo, considerato un passista-scalatore con un buon spunto veloce, Sarri passò tra i dilettanti nel 1947. In sei stagioni raccolse 37 vittorie con diverse formazioni, tra cui G.S. Castellani, U.S. Rifredi, Assi Firenze e soprattutto l’Aquila Montevarchi, società con la quale visse gli anni più importanti della carriera. Con la maglia rossoblù conquistò oltre cinquanta affermazioni complessive e fu tra i protagonisti del periodo d’oro del sodalizio montevarchino nei primi anni Cinquanta, insieme ad altri grandi interpreti come Falsini, Bartolozzi e Tognaccini. Le sue prestazioni gli valsero anche due convocazioni nella Nazionale italiana.
Il Presidente Antonio Percassi, il Co-Chairman Stephen Pagliuca, l'Amministratore Delegato Luca Percassi, i dirigenti, lo staff tecnico, i calciatori, tutti i dipendenti ed i collaboratori del Club, si stringono con affetto a Mister Sarri e alla sua famiglia per la scomparsa del…
la carriera – Nel 1953 il passaggio nella categoria degli indipendenti non portò i risultati sperati. Sarri, appena venticinquenne e ancora nel pieno delle proprie capacità atletiche, decise così di interrompere l’attività agonistica e di dedicarsi al lavoro. Da professionista disputò soltanto tre gare, tra cui il prestigioso Giro di Lombardia del 1953. L’addio alle corse, però, non significò mai un distacco dal ciclismo. Dopo una lunga esperienza lavorativa in una grande società milanese, una volta raggiunta la pensione dedicò il proprio tempo all’organizzazione di competizioni per dilettanti, sia a livello regionale sia internazionale, continuando a sostenere e promuovere i valori dello sport. Grande estimatore di Fausto Coppi, Sarri ebbe anche un rapporto di amicizia e stima con Gino Bartali, che durante gli allenamenti faceva spesso tappa a Figline Valdarno. Un legame nato dal rispetto reciproco tra due mondi, quello del grande ciclismo del passato e quello delle comunità che lo avevano vissuto da vicino. Nel 2022 la Sezione Ciclistica dell’Aquila Montevarchi gli aveva conferito il titolo di socio onorario, insieme a Giancarlo Brocci, fondatore de L’Eroica, come riconoscimento per il contributo dato alla storia del ciclismo montevarchino e toscano.
Morto ammanettato, la manifestazione di Bologna. La sorella della vittima si sente male al sit-in di raccoglimento voluto dal Comune. Stato e polizia nel mirino di striscioni e cori degli estremisti: “Assassini”. Undici i feriti tra agenti e attivisti, due fermati
Da una parte il dolore, le lacrime, le urla lancinanti dei famigliari davanti al Sacrario dei partigiani, al grido di“Giustizia e verità”. Dall’altra la rabbia, la violenza, gli scontri tra i manifestanti e la polizia(video)in una Bologna, ancora una volta, a ferro e fuoco. Il presidio indetto per Abderrhaim Fakir, cittadino marocchino morto al Pilastro domenica durante un intervento della polizia, ha visto arrivare in piazza quattromila persone, oltre ai famigliari del 42enne e a molti politici del centrosinistra locale.
Gli scontri tra polizia e antagonisti – Poi sono arrivati anche i facinorosi, almeno 200: hanno aizzato la piazza al grido di “assassini” e “via lo scudo penale”, scandendo “tutto il mondo odia la polizia”, spianando mano a mano la strada alla tensione che alla fine è sfociata negli scontri.
Sono volatida una parte cartelli stradali, bombe carta, bottiglie vuote verso gli agenti schierati. La polizia ha risposto con idranti e lacrimogeni per disperdere la folla. Si sono levati scudi e manganelli e la violenza – così com’è stato lo scorso anno sotto le Torri dopo la morte di Ramy a Milano o prima della partita di basket tra la Virtus e gli israeliani del Maccabi Tel Aviv – ha preso il sopravvento.
Momenti di tensione – A nulla sono serviti gli appelli dei famigliari e di chi, con le foto di Fakir in mano, ha parlato di “un giorno di lutto” dove “non ci può essere spazio per la violenza”. Non è bastato neppure lo sforzo di una donna con l’hijab, che ha strappato via dalle mani di un ragazzo con il volto travisato una bottiglia vuota. La marea umana, con antagonisti e collettivi in prima fila, si è spinta sempre di più verso la Prefettura. Fino a che la tensione non è esplosa.
Undici feriti – Almeno cinque feriti tra i poliziotti(altri sei si sono registrati tra gli attivisti). Almeno tre sono quelli che hanno richiesto un medico tra le fila dei manifestanti, tra i quali c’erano volti noti dei collettivi universitari, di Tpo, Labàs e i comitati popolari del Pilastro. Tanti anche i ragazzini col volto travisato, affianco ai professionisti del disordine. Due, invece, i fermati.
Malore per la sorella di Abderrhaim – Il cordoglio era partito alle 19 con il presidio lanciato da Matteo Lepore. Il sindaco aveva lasciato spazio ai famigliari di Fakir: un momento straziante, tanto che la sorella di Abderrhaim – Kadija – ha anche accusato un malore a seguito di un calo di zuccheri, forse per l’emozione, e un’ambulanza si è dovuta fare largo tra la folla per soccorrerla (non è in pericolo).
La nipote: “No odio, ma giustizia” – A prendere parola è stata però la nipote, Yosra(video): “Quello che successo ha lasciato dolore, rabbia e tante, tante, tante domande – ha scandito la ragazza piangendo copiosamente –. Non siamo qui per chiedere odio o vendetta, ma giustizia, rispetto e soprattutto umanità”. Poi la famiglia della vittima ha incontrato il questore Gaetano Bonaccorso, insieme con Lepore, che ha detto: “Sono scioccato. Bologna ha tante domande, dovranno essere i magistrati a rispondere”.
Oggetti contro la polizia, partiti gli idranti – Ma è quando è finito il momento del cordoglio, e sono partiti gli slogan contro le forze dell’ordine, che la situazione è degenerata. Il ‘serpentone’ si è spostato dalla piazza a sotto la Prefettura, circumnavigando il Comune, e ha riempito il largo davanti al palazzo del Governo. Sono spuntate bandiere della Palestina,i cori si sono fatti più aggressivi e rumorosi. Qualcuno ha cercato di trattenere i facinorosi, chiedendo “rispetto per la morte di un uomo”; altri sono rimasti in sit-in davanti ai blindati, mentre un elicottero ha pattugliato la città dall’altro per tutto il tempo. La diplomazia non è durata a lungo: poco dopo le 20 sono volati i primi oggetti contro i poliziotti e sono partiti i primi getti degli idranti. Più volte.
L’avvocato Anselmo: “Scontri, attacco alla famiglia di Fakir” – Fabio Anselmo, avvocato dei Fakir, ha parlato degli scontri come di “una ferita” e di “un attacco alla famiglia che ha chiesto calma, educazione e rispetto”. Un gruppo di 100 antagonisti con il volto travisato è rimasto a lanciare la qualunque contro gli operatori fino a dopo il tramonto. Una Bologna a due facce, divisa tra il dolore e la violenza.
Allerta arancione nelle Marche e gialla in vaste aree del Nord e del Centro: possibili supercelle molto organizzate, downburst e chicchi di grandine eccezionalmente superiori ai dieci centimetri
Grandine caduta a Ferrara e accrocchi per salvare le auto
Una vasta ondata di temporali forti e localmente molto forti attraverserà l’Italia martedì 21 luglio, dalla fascia pedemontana alpina fino al basso Adriatico. Il cedimento dell’alta pressione sul Nord consentirà l’ingresso di aria più fresca in quota, che andrà a scorrere sopra masse d’aria molto calde e umide accumulate nei bassi strati.
Una combinazione potenzialmente esplosiva, capace di favorire temporali rapidamente organizzati e accompagnati da piogge intense, frequente attività elettrica, grandinate e raffiche di vento. Il corridoio maggiormente esposto dovrebbe estendersi dalla Lombardia al Gargano, con il rischio più elevato concentrato tra la Romagna e le Marche.
Allerta arancione nelle Marche – Il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse che, dalle prime ore di martedì, riguarda Lombardia, Emilia-Romagna, Provincia autonoma di Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Toscana. Nel corso della giornata i temporali si estenderanno verso Marche e Abruzzo.
allerta meteo 21 luglio 2026
Per martedì 21 luglio è stata valutata un’allerta arancione per temporali su alcuni settori delle Marche, in particolare lungo la fascia costiera, mentre l’allerta gialla interessa Lombardia, Veneto, Provincia autonoma di Bolzano, Emilia-Romagna, le restanti zone marchigiane e ampi settori di Toscana e Abruzzo. Le criticità potranno riguardare anche il rischio idrogeologico, soprattutto in Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana.
Il livello 3 tra Romagna e Marche – Uno scenario ancora più severo emerge dalla tendenza elaborata da Pretemp, il gruppo di previsione dei temporali che opera in collaborazione con Meteonetwork. La mappa assegna un ampio livello 2 dalla Lombardia al Gargano e innalza al livello 3, il più alto della propria scala, la zona compresa tra Romagna e Marche. Qui è alta la possibilità che si sviluppino fenomeni temporaleschi severi. La posizione esatta dei temporali dipenderà infatti da dove avverranno i primi inneschi e dalle traiettorie assunte dalle singole celle.
Perché il rischio è così elevato – A rendere la situazione particolarmente delicata sarà il passaggio di una decisa ondulazione atmosferica dalle Alpi verso la Puglia, accompagnata da forti correnti in quota. Nei bassi strati, invece, deboli venti orientali trasporteranno verso le regioni adriatiche e la Pianura Padana aria estremamente umida e instabile presente sul mare.
Sull’Adriatico l’energia potenzialmente disponibile per i temporali potrebbe raggiungere valori di 3.000-4.000 joule per chilogrammo. A questa instabilità si aggiungerà una marcata variazione della direzione e della velocità del vento con la quota, il cosiddetto wind shear.Sono condizioni favorevoli alla nascita di supercelle, temporali dotati di una corrente ascensionale rotante e capaci di mantenersi attivi per decine o centinaia di chilometri.
Le simulazioni indicano la possibilità di supercelle a lunga percorrenza lungo un’ampia fascia compresa tra l’alta Lombardia, la Pianura Padana, le regioni adriatiche e la Puglia.
Grandine fino a 10-14 centimetri: uno scenario estremo ma localizzato – Il pericolo principale sarà rappresentato dalla grandine. Le celle più organizzate potrebbero produrre lunghe strisciate con chicchi di 6-8 centimetri. Negli episodi più estremi e isolati non vengono escluse dimensioni comprese tra 10 e 14 centimetri.
Questo non significa che grandine di tali dimensioni cadrà su tutta l’area colorata nella mappa. Si tratta dello scenario massimo possibile in corrispondenza delle supercelle più intense, la cui traiettoria non può essere individuata con precisione molte ore prima dell’evento.
La grandine potrebbe essere spinta quasi orizzontalmente da violenti downburst, raffiche generate dall’aria fredda che precipita rapidamente dalla nube e si espande una volta raggiunto il suolo. Una combinazione particolarmente dannosa per automobili, tetti, vetrate, coltivazioni e alberature.
Raffiche oltre 150 km/h sull’Adriatico – Sul mare Adriatico potrebbero inoltre svilupparsi sistemi temporaleschi lineari, chiamati bow echo per la caratteristica forma ad arco visibile dalle immagini radar. Queste strutture possono percorrere grandi distanze e produrre raffiche molto estese. Non sono esclusi picchi localmente superiori ai 150 chilometri orari, soprattutto in mare aperto. Il rischio appare inferiore, ma non nullo, anche lungo le coste adriatiche. Temporali forti, con una probabilità più bassa, saranno possibili anche su Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto, mentre alcuni fenomeni potrebbero sconfinare verso Toscana e Umbria.
Stava dando in escandescenze, gli agenti avrebbero spruzzato spray urticante e messo in sicurezza il 42enne con le fascette ai polsi. Questura: “Agenti aiutati da altri cittadini, riprese bodycam a disposizione dell’autorità giudiziaria”. Ilaria Cucchi: “Altro caso Magherini?”
Abderrahim Fakir
Un 42enne di origine marocchina, Abderrahim Fakir, è morto oggi al Pilastro a Bologna durante un controllo di polizia. L’uomo, come riferito da alcune persone che hanno chiamato il numero di emergenza, stava dando in escandescenze. Sul posto sono arrivati la polizia e il 118 e il 42enne avrebbe iniziato a colpire la volante intervenuta. Gli agenti avrebbero quindi spruzzato spray urticante e messo in sicurezza l’uomo con le fascette ai polsi, il 42enne però poco dopo ha accusato un malore ed è morto. Presenti sul posto il pm, la Squadra mobile e il medico legale. A quanto si apprende, verrà effettuata l’autopsia.
Questura: “Agenti aiutati da altri cittadini, riprese bodycam a disposizione dell’autorità giudiziaria” – In relazione alla morte di Abderrahim Fakir, la questura di Bologna precisa che “gli agenti sono intervenuti su richiesta dei cittadini che avevano segnalato una persona in escandescenza. Gli agenti intervenuti, per contenere il soggetto, sono stati aiutati da altri cittadini, anche a seguito del danneggiamento di un’auto. Gli agenti hanno richiesto immediatamente anche l’ausilio dei sanitari del 118. Dopo le operazioni di contenimento effettuate anche alla presenza dei sanitari del 118 il soggetto è deceduto. Le riprese delle bodycam dei poliziotti intervenuti che hanno registrato le operazioni saranno messe immediatamente a disposizione dell’autorità giudiziaria“.
Procura acquisirà i video – La procura di Bologna acquisirà immagini e video che hanno ripreso gli ultimi momenti in vita di Abderrahim Fakir. Fra questi, ci sono le riprese delle telecamere delle bodycam dei poliziotti e il video registrato e diffuso dai familiari della vittima, ma anche altri filmati registrati da persone presenti sul posto. Sul fronte dell’inchiesta intanto i pm, coordinati dal procuratore capo Paolo Guido, nelle prossime ore faranno un primo punto per decidere come procedere.
Lepore: “Domani in piazza per chiedere verità e giustizia” – Dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, è arrivato l’invito “a ritrovarci domani in piazza Nettuno alle 19 per stare uniti e ritrovarci, per essere vicini alla comunità del Pilastro in un momento così doloroso. Ritroviamoci per chiedere verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir, per un momento di raccoglimento e riflessione, per affrontare uniti questa tragedia come Bologna sa fare“.
Ilaria Cucchi: “Altro caso Magherini?” – “Un altro caso Magherini? Quella che vedete è la morte, poche ore fa, di Abderrahim Fakir, a Bologna. Morto oggi durante un intervento di polizia. È stata disposta l’autopsia. Sto preparando un’interrogazione parlamentare per avere, dal Ministero dell’Interno, spiegazioni su quanto accaduto“, annuncia sui social la senatrice di Alleanza verdi e sinistra Ilaria Cucchi pubblicando il video in cui si vede l’uomo morto dopo essere stato ammanettato.
“La loro ‘sicurezza’ è questo schifo qui. Che orrore, che rabbia! RIP Abderrahim Fakir“, scrive sui social l’europarlamentare di Avs Ilaria Salis, pubblicando il video.
“La morte di una persona è sempre un evento drammatico – dice il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami – Attendiamo l’esito delle doverose verifiche in corso, ma da quanto è dato comprendere l’intervento delle Forze dell’Ordine, richiesto dai cittadini e a cui dei cittadini hanno contribuito, risulta condotto con professionalità e modalità consone al tipo di esigenza che si era posta“.
“La presenza di operatori del 118 durante tutto l’intervento contenitivo rappresenta ulteriore elemento di conferma. Ho telefonato al Questore di Bologna per esprimere per suo tramite la mia vicinanza a tutte le donne e gli uomini della Questura e in particolare ai due poliziotti impegnati nell’intervento, ringraziandoli per l’impegno che quotidianamente dedicano alla tutela della sicurezza dei cittadini“, conclude Bignami.
A stretto giro la replica di Riccardo Magi, per il quale “bisogna chiarire con la massima urgenza quanto avvenuto a Bologna ma è inquietante che una persona muoia durante le procedure di arresto sotto gli occhi dei sanitari. Ma abbiamo scarsa fiducia in Piantedosi, che ha una certa ritrosia nel far emergere le responsabilità in questi casi: quando lo abbiamo interrogato sulle morti con il taser la scorsa estate ci ha praticamente detto che va tutto bene, ma i numeri e gli studi scientifici raccontano il contrario“
“La destra eviti strumentalizzazioni e aspetti la magistratura: come fa Bignami già ad affermare che l’intervento è stato adeguato se si è concluso con la morte di una persona immobilizzata a terra sotto gli occhi dei sanitari? La destra ha già fatto i suoi accertamenti e ha già la sentenza: si vuole sostituire ai giudici e condizionare le indagini. Alla faccia della separazione dei poteri”, aggiunge il segretario di Più Europa.
Migliaia di segnalazioni. Ancora nessuna comunicazione da Meta
I problemi sono iniziati alle 9.30. Da lì è seguito un picco altissimo di segnalazioni: Instagram – e di conseguenza tutto ciò che è legato a Meta – è “down”, è già. Non funziona. Anche Facebook. C’è chi segnala che anche WhatsApp non funziona. Se si cerca di entrare nella propria pagina Facebook il messaggio è: “Account non disponibile al momento. Il tuo account non è al momento disponibile a causa di un problema del sito. Speriamo di risolverlo presto. Per favore riprova tra qualche minuto”. Le applicazioni mobili non riescono a caricare i feed, inviare o ricevere messaggi correttamente, né a pubblicare nuove storie o contenuti.
Anche il 12 giugno 2026 un problema tecnico aveva colpito i social di Meta nel pomeriggio, impedendo agli utenti di caricare storie, aggiornare i feed e accedere alle piattaforme. Meta non ha fornito spiegazioni pubbliche dettagliate sulle cause specifiche, limitandosi a risolvere il guasto tecnico nel minor tempo possibile.
Un blackout globale aveva invece colpito simultaneamente Facebook, Instagram e Threads nel 2024: in quell’occasione, gli utenti erano stati improvvisamente disconnessi dagli account e le piattaforme eranorimaste irraggiungibili per diverse ore.
Il down più lungo e grave della storia dei social si è invece verificato il 4 Ottobre 2021. Facebook, Instagram e WhatsApp erano rimasti inaccessibili in tutto il mondo per circa 10 ore. Il blocco era stato causato da un errore di configurazione sui router principali (i Border Gateway Patrol o BGP) che coordinano il traffico tra i data center di Meta. In parole semplici, le piattaforme sono “scomparse” dalla rete Internet.
Al momento, Meta non ha ancora rilasciato comunicazioni ufficiali sulle cause specifiche del guasto, ma i tecnici sono già al lavoro per ripristinare i server. Per monitorare la situazione in tempo reale si possono controllare i picchi di segnalazioni direttamente su Downdetector Italia per vedere se il problema sta rientrando. O si possono cercare gli hashtag di tendenza come #FacebookDown o #InstagramDown su piattaforme alternative come X (ex Twitter).
Malagò: ‘Tutto il calcio italiano si stringe con affetto alla famiglia’
E’morta la figlia del tecnico Silvio Baldini: lo si apprende da una nota ufficiale pubblicata nel sito del Perugia Calcio.
“AC Perugia Calcio – si legge nella nota – esprime cordoglio e sentita vicinanza, per la perdita della figlia Valentina, a mister Silvio Baldini, tecnico della nazionale Under 21 e attuale ct ad interim dell’Italia ed ex allenatore dei Grifoni. In questo momento di dolore, tutto l’ambiente del Perugia Calcio si stringe intorno al mister, alla moglie Paola ed alla famiglia Baldini“.
Malagò: ‘Tutto il calcio italiano si stringe con affetto a Baldini’ – “In un momento così difficile per lui e per la sua famiglia, tutto il calcio italiano si stringe con affetto a Silvio Baldini“. Lo scrive su X il presidente Figc, Giovanni Malagò, dopo la notizia della morte della figlia del tecnico dell’Under 21 e ct ad interim. “Una splendida persona, prima ancora che un bravo allenatore, capace di trasformare il dolore in gioia, la sofferenza in testimonianza“, conclude Malagò.
Aveva 91 anni, nella stagione 1984-85 guidò l’Hellas alla conquista del tricolore
Bagnoli con Elkjaer
Mondo del calcio in lutto. È morto a 91 anni Osvaldo Bagnoli, allenatore protagonista della favola del Verona campione d’Italia nella stagione 1984-1985. Il decesso è avvenuto all’ospedale Borgo Roma della città scaligera. Bagnoli, che aveva compiuto gli anni lo scorso 3 luglio, da tempo lottava contro una patologia neurodegenerativa che, circa una ventina di giorni fa, aveva reso necessario il suo trasferimento presso la Fondazione “Pia Opera Ciccarelli” di San Giovanni Lupatoto, dopo un ricovero ospedaliero resosi necessario per un quadro clinico complessivamente complesso.
L’arrivo di Bagnoli a Verona – È stato uno degli allenatori più apprezzati e rispettati del calcio italiano, simbolo di un calcio concreto e pragmatico. Ribattezzato “Schopenhauer della Bovisa” da Gianni Brera, soprannome che portava con una punta di orgoglio, prima di sedersi in panchina Bagnoli era stato un giocatore solido e concreto, vestendo le maglie di Milan, Verona e Spal. La sua consacrazione da allenatore arrivò al Verona, dove sbarcò nel 1981 dopo aver portato il Cesena in serie A: subito la promozione in massima serie A, poi un quarto posto(e finale di Coppa Italia) e infine il capolavoro assoluto, lo scudetto della stagione 1984-85.
Lo storico scudetto del Verona – Quel Verona non partiva certo con i favori del pronostico. In un campionato dominato dalle grandi potenze, che annoverava stelle del calibro di Maradona, Zico, Platini, Zico, Falcao e Rumenigge, la squadra di Bagnoli si presentava come una realtà senza grandi stelle, costruita più sulla compattezza che sui nomi. Eppure, giornata dopo giornata, riuscì a ribaltare ogni previsione, prendendo la testa della classifica e difendendola fino alla fine. Il 12 maggio 1985, con il pareggio per 1-1 sul campo dell’Atalanta, arrivò la consacrazione: per la prima e finora unica volta nella sua storia, il Verona si laureava campione d’Italia, scrivendo una pagina leggendaria del nostro calcio.
Bagnoli in una foto del 2018
Il Verona dei miracoli – Il segreto di quella squadra – il Verona dei miracoli – era un collettivo granitico, in cui ogni giocatore sapeva perfettamente cosa fare. In porta c’era Claudio Garella, in difesa spiccava la leadership del capitano Roberto Tricella, a centrocampo equilibrio e corsa erano garantiti da uomini comeDomenico Volpati e dall’estro di Pietro Fanna; mentre davanti la coppia formata da Elkjaer e Galderisirappresentava un mix perfetto di potenza, tecnica e fiuto del gol. Accanto a loro, l’energia e la qualità di Briegel.
🙏 Tutto il Genoa CFC si stringe alla famiglia esternando il dolore per la scomparsa di Osvaldo Bagnoli, protagonista di imprese memorabili nella storia del Club.
Gli insegnamenti che hai elargito rimarranno stampati negli almanacchi del calcio di ogni tempo. Addio. E che la… pic.twitter.com/ZkJTKdkypa
Ingenti danni a Rozzano, Pieve, Zibido e nel binaschino. Raffiche oltre i 100 km/h, danni in numerosi comuni del Sud Ovest Milanese. Colpita anche l’associazione Area 51 di Rozzano. In azione Protezione civile e polizie locali
Danni del maltempo nella zona del Sud Milano
Rozzano (Milano) 17 luglio 2026 – Poco dopo le 6 del mattino il Sud Ovest Milanese è stato investito da un violento fronte temporalesco che, nel giro di pochi minuti, ha provocato il finimondo. Il maltempo ha sradicato alberi, scoperchiato tetti, divelto segnaletica stradalee provocato danni diffusi in diversi comuni del territorio.Il cielo si è improvvisamente oscurato e, poco dopo l’alba, pioggia battente e fortissime raffiche di vento hanno devastato numerose zone del Sud Milano. La fase più intensa del temporale è durata circa venti minuti, ma è stata sufficiente per lasciare dietro di sé una lunga scia di danni.
Alberi caduti e tetti scoperchiati – A Rozzano un albero è crollato su quattro automobili, distruggendole. Sulla ex Strada Statale 35 dei Giovi, all’altezza di Binasco, un altro albero è caduto sulla carreggiata, ostruendo completamente il traffico. Sempre a Rozzano, nella frazione di Ponte Sesto, il tetto di un edificio recentemente riqualificato con gli interventi del Superbonus è stato parzialmente scoperchiato dalla forza del vento. A Pieve Emanuele decine di rami sono stati strappati dagli alberi e sono finiti sulle automobili e sulle strade, rendendo difficoltosa la circolazione. Decine le richieste di intervento giunte ai soccorsi e alle amministrazioni comunali.
L’albero caduto su quattro auto in zona piazza Alboreto
Raffiche di vento oltre i 100 km/h – Raffiche di vento che in alcuni punti hanno superato i 100 chilometri orari,pioggia torrenziale e centinaia di fulmini hanno colpito con particolare violenza i comuni di Rozzano, Pieve Emanuele, Binasco, Casarile e Zibido San Giacomo, dove si concentrano le prime segnalazioni di danni.
Danni ad Area 51 a Rozzano – Tra gli episodi più significativi c’è quanto accaduto ad Area 51, l’associazione di Rozzano che distribuisce pacchi alimentari alle persone e alle famiglie in difficoltà.Le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza mostrano la forza devastante della tempesta, che ha provocato ingenti danni alla struttura. Fortunatamente non si registrano feriti, ma il bilancio è pesante sul fronte dei danni materiali,ancora in fase di quantificazione. Sul territorio sono al lavoro le polizie locali dei vari comuni, i volontari della Protezione civile e le squadre di emergenza, impegnati nella rimozione degli alberi caduti, nella messa in sicurezza delle aree più colpite e nella conta dei danni.
La conta dei danni – L’ondata di maltempo ha provocato disagi in tutto il Sud Ovest Milanese, confermando la straordinaria intensità del fenomeno meteorologico che ha interessato il territorio nelle prime ore della mattinata. Le verifiche proseguiranno nelle prossime ore per accertare l’entità complessiva dei danni e ripristinare le condizioni di sicurezza.
La violenta perturbazione ha colpito nella notte del 17 luglio Cesano Maderno e altri Comuni vicino a Monza. Danni anche a lucernari e pannelli. Una residente: “Che spavento, pensavo venisse giù il tetto”
Auto distrutte dalla grandine in Brianza
Cesano Maderno (Monza), 17 luglio 2026 – “Verso le 4.30 mi sono svegliata e veniva giù la grandine grossa come palline. È durata 10 minuti, sono stata sveglia tutto il tempo. E mi sono spaventata davvero, pensavo venisse giù il tetto. Mai vista una cosa del genere”. Così, quando ormai è mattina e della devastazione restano prove evidenti, una residente di Cesano Maderno ha commentato la disastrosa ondata di maltempo che ha colpito questa notte la Brianza.
Dieci minuti, come detto, tra pioggia, vento fortissimo e soprattutto enormi chicchi di grandine che hanno danneggiato pesantemente decine di auto in sosta. Non solo in classici “bolli” sulle carrozzerie ma anchelunotti completamente infranti, tergicristalli divelti e fanali rotti.
Un tetto di una abitazione con le tegole divelte
Oltre a Cesano Maderno la grandinata ha colpito Seregno, Desio, Lissone, Triuggio, Limbiate, Albiate, Bovisio Masciago, Biassono e Seveso: le strade sono state ricoperte di bianco.
Danni a lucernari e pannelli – In alcuni edifici si sonorotti lucernari e coperture in vetro. A Cesano sono stati danneggiati pesantemente anche i pannelli fotovoltaici presenti sui tetti di alcuni palazzi. E si registrano anche diverseinfiltrazioni d’acqua e allagamenti nei locali sotterranei. Anche tende da sole e coperture leggere hanno riportato pesanti conseguenze.
I pannelli fotovoltaici tetti delle abitazioni sono stati danneggiati
ALimbiate un albero si è spezzato ed è piombato sulla carreggiata in via Lambro, mentre Bovisio alcune zone sono rimaste senza corrente. “Una tragedia, mai vista una roba così”, ha sottolineato amara un’altra residente.
Allerta meteo gialla in Lombardia. Sulla città l’atteso maltempo è arrivato poco prima delle 6, con una mezz’ora di intenso rovescio. Venerdì e sabato da bollino rosso poi le temperature torneranno su valori “normali”
Milano, 17 luglio 2026 – Tuoni, lampi, raffiche di vento. L’annunciato temporale su Milano è arrivato questa mattina all’alba. Il cielo si è fatto improvvisamente nero, con fulmini ben visibili. Poi l’acquazzone, durato poco più di una ventina di minuti. Non si registrano danni particolari, anche se sono stati numerosi gli interventi dei vigili del fuoco per rimuovere rami o alberi caduti sulle carreggiate. La zona più colpita sembra essere quella di Pieve Emanuele, a una decina di chilometri a sud del capoluogo lombardo. Il temporale ha momentaneamente portato sollievo a livello termico alla città, da settimane alle prese con una…
17 luglio 2026
Tromba d’aria devasta Massalengo: crollano due cascine, 20 mucche muoiono schiacciate sotto le macerie
Il violento maltempo delle 6.30 ha provocato ingenti danni: alberi abbattuti, stalle distrutte e strada per la Muzza chiusa. Il sindaco Serafini lancia un appello ai volontari
Massalengo (Lodi), 17 luglio 2026 – È pesantissimo il bilancio della violenta tromba d’aria che, intorno alle 6.30 di questa mattina, si è abbattuta sul Lodigiano e sud Milano. A Massalengo il fenomeno naturale è stato molto intenso, mettendo in ginocchio il paese e in particolare in alcuni punti. Oltre alla caduta di una quindicina di alberi all’interno del centro parrocchiale, il fenomeno ha provocato il crollo di due cascine nella zona rurale di Paderno. In una erano presenti circa 70 vacche, tra capi da carne e da latte. Il crollo è stato fatale per almeno 20 animali, rimasti schiacciati sotto le macerie.
L’intervento dei vigili del fuoco – Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, impegnati da ore in un delicato lavoro per liberare e mettere in salvo il maggior numero possibile di bovini ancora vivi. La tromba d’aria ha inoltre fatto crollare un’altra stalla affacciata sulla strada: fortunatamente, in quel caso, l’edificio era utilizzato esclusivamente come deposito di fieno e non ospitava bestiame.
I vigili del fuoco impegnati a salvare gli animali
Le ripercussioni sulle viabilità – Gravi anche le conseguenze sulla viabilità. La strada che collega Massalengo alla Muzza di Cornegliano Laudense è stata chiusa perché resa impraticabile dai danni provocati dal maltempo. Sul luogo dell’emergenza è presente il sindaco Severino Serafini, che sta seguendo da vicino gli interventi di soccorso. Il primo cittadino ha rivolto un appello ai volontari affinché diano una mano nelle operazioni di ripristino delle aree colpite, dove il vento ha abbattuto alberi e fatto precipitare tegole e altri materiali, causando danni diffusi in diverse zone del territorio comunale.
Milano, i pompieri sono accorsi sul posto per domare le fiamme scoppiate sul tetto di uno stabile. Le cause sono ancora da accertare.
Incedio all’alba a Milano
Milano, 17 luglio 2026 – Incendio in pieno centro a Milano questa mattina, venerdì 17 luglio. L’allarme è scattato intorno alle 5.30 a pochi passi da piazza Duomo, nei pressi della Rinascente (non interessata dalle fiamme). Dal palazzo, che si trova al civico 31 di corso Vittorio Emanuele, si è alzataun’alta nube di fumo di odore acrema sembra che al momento non siano coinvolte persone.
Il rogo – I vigili del Fuoco sono accorsi sul posto per domare le fiamme scoppiate sul tetto dello stabile. Le cause dell’incendio sono ancora da accertare. I pompieri sono intervenuti con numerosi mezzi, comprese autoscale. Qualche attimo di paura ma – pare – senza particolari conseguenze o criticità.
L’intervento in pieno centro – La zona, come detto, è quella del “Salotto buono” cittadino, dove ogni giorno transitano migliaia di turisti e milanesi pronti a recarsi nei propri luoghi di lavoro. Il rogo e l’intervento dei pompieri non sono ovviamente passati inosservati, data l’area interessata. Ma – come detto – non ci sarebbero feriti o persone intossicate. Da accertare ancora con esattezza le cause del rogo. Sul posto anche gli agenti della Polizia locale per bloccare la viabilità.
Nell’edificio erano in corso lavori di ristrutturazione, leggermente ferita una addetta delle pulizie
Questa mattina all’alba una parte importante del tribunale di Bolzano, un palazzo che risale al Ventennio, è crollata. Un cedimento che ha coinvolto almeno un quarto dell’edificio, dove erano in corso lavori di ristrutturazione e ampliamento. C’è una persona leggermente ferita, è un’addetta delle pulizie che è riuscita ad uscire dall’edificio prima del crollo.
Sono in corso le verifiche per escludere altri crolli. Le colonne esterne del palazzo di giustizia non sono cadute. Si sta verificando la presenza di persone all’interno. Sul posto stanno intervenendo diverse squadre di vigili del fuoco, forze dell’ordine e personale sanitario.
“Tutta la parte centrale del tribunale è completamente inagibile, è ancora presto per dire quali siano le cause, ora si cercherà di ripristinare al più presto il servizio e capire come ridistribuire la forza lavoro“, lo spiega il procuratore Axel Bisignano.
Le persone che vivono nei palazzi che s’affacciano sulla piazza Tribunale, ovvero via Duca d’Aosta e Corso Italia, hanno parlato di un “boato fortissimo, un terremoto“, poi il crollo e la nube di polvere. In piazza Tribunale in queste ore si sono riversati tanti curiosi a scattare fotografie e fare video. Dalla piazza, attraverso il grande buco del crollo, si scorge la montagna retrostante di San Genesio. Massiccio il dispositivo di sicurezza allestito dalle forze dell’ordine. E’ stato chiuso in entrata il parcheggio sotterraneo a piazza Tribunale mentre è percorribile Largo Falcone e Borsellino che è il passaggio ricavato tra via Duca d’Aosta e Corso Italia.
Arrivati in piazza Tribunale anche il sindaco di Bolzano, Claudio Corrarati, il prefetto Maddalena Travaglini e la presidente del tribunale Francesca Bortolotti.
Paura in Valcamonica, dove nella tarda mattinata di ieri è scoppiato un violentissimo incendio all’interno dell’azienda Ma.ten di…
PIAN CAMUNO (Brescia) Paura in Valcamonica, dove nella tarda mattinata di ieri è scoppiato un violentissimo incendio all’interno dell’azienda Ma.ten di…
PIAN CAMUNO (Brescia)Paura in Valcamonica, dove nella tarda mattinata di ieri è scoppiato un violentissimo incendio all’interno dell’azienda Ma.ten di via XXV Aprile, specializzata nella realizzazione di zerbini tecnici. Al momento le cause del rogo non sono note, anche se a facilitare le fiamme potrebbero essere stati il caldo, la siccità e il vento. Un’alta e densa colonna di fumo nero si è alzata e incanalata vero il nord della Val Camonica, dove in alcune aree è mancata visibilità a causa della nube. L’incendio è stato visto anche da molto lontano e dalla cima dei monti vicini, da Montecampione, Acquebone, Solato, Vissone fino alla parte opposta da Darfo, Anfurro, Pellalepre, Annunciata di Piancogno e molte altre località.
Sul posto c’erano diverse squadre di vigili del fuoco del comando provinciale di Brescia e del distaccamento di Darfo Boario Terme, oltre che di altre sedi dove operano volontari. Sul luogo anche i carabinieri della compagni di Breno e un mezzo del 118. Nessuno si è ferito. Una famiglia residente vicino al capannone è stata evacuata a titolo precauzione. Sulla Strada 42 del Tonale e della Mendola sono stati segnalati rallentamenti in entrambe le direzioni. La situazione si è complicata per un tamponamento che ha coinvolto diversi veicoli, che non ha provocato feriti ma fatto aumentare le code.
Quello di ieri è il secondo incendio in pochi giorni, che coinvolge una azienda del Bresciano. Prima è accaduto a Lonato, dove è andata in fiamme una fabbrica che si occupa di stoccaggio di rifiuti, che ha bruciato per molte ore e dove le operazioni di bonifica sono ancora in corso. In quel caso non si sono registrati feriti, ma sono in corso analisi per verificare che non siano stati sprigionati fumi nocivi per l’ambiente e le persone.
Il complesso residenziale era stato appena ristrutturato. Le fiamme partite dal secondo piano si sono propagate nel vano ascensore
Un incendio si è sviluppato questa mattina nella torre Oxy, complesso residenziale del centro di Bruxelles la cui ristrutturazione si è recentemente conclusa.
Secondo quanto riportano i media locali, tra i quali Le Soir “alcune persone sono state trovate senza vita in un ascensore” del complesso, mentre “sei persone risultano inoltre disperse e proseguono le ricerche per ritrovarle“. Le vittime sono almeno quattro.
Secondo gli inquirenti i dispersi potrebbero trovarsi in un secondo ascensore che i vigili del fuoco non sono ancora riusciti a raggiungere. Le fiamme sono scoppiate al secondo piano dell’edificio e, dopo essere state domate, si sono propagate nel vano ascensore, provocando un secondo incendio successivamente posto sotto controllo.
Due persone con ustioni sono state trasportate all’Ospedale Militare di Neder-over-Heembeek, mentre un vigile del fuoco colpitoda un colpo di calore è stato soccorso sul posto.
Le cause dell’incendio sono ancora in fase di accertamento. Gli operai evacuati dal cantiere della Oxy Tower, edificio in fase di ristrutturazione che ospita appartamenti, ristoranti, un hotel a quattro stelle e un rooftop bar, sono stati accolti nel centro amministrativo della Città di Bruxelles, dove la Croce Rossa ha attivato un servizio di supporto psicologico, affiancato dai piani di emergenza sanitaria e di assistenza psicosociale predisposti dalle autorità.
Il distacco è avvenuto dopo un forte e improvviso temporale
Sono in corso delle ricerche dopo il distacco di una grossa frana sulle Dolomiti di Sesto, nei pressi del rifugio Tre Scarperi. Il distacco è avvenuto dopo un forte e improvviso temporale.
Visto che in quel momento numerosi escursionisti erano in zona e che non può essere esclusa la presenza di persone sotto le massa di terra e roccia, è stata attivata la macchina dei soccorsi. Gli elicotteri stanno portando in quota gli uomini del soccorso alpino.
Non ha invece causato problemi una seconda frana, di dimensioni più piccole, in val Fiscalina.
Sul posto sono intervenuti gli elicotteri Philican e il Soccorso Alpino dell’Alta Pusteria. Le comunicazioni sono molto difficili per la carente rete telefonica nella zona della frana.
Situato nella val Campo di Dentro nel parco naturale Tre Cime, in Alto Adige, a 1.635 metri di quota, il rifugio Tre Scarperi, in tedesco “Dreischusterhütte“, è una delle basi preferite dagli escursionisti per la partenza verso le Tre Cime di Lavaredo.
La sua storia, come riferisce il sito internet del rifugio, prende le mosse tra il 1911 ed il 1913, quando Johann Kerschbaumer e Gottfried Eisendle di San Candido costruirono in Val Campo di Dentro una prima semplice baita. Dopo aver cambiato proprietario più volte negli anni Trenta, fino a diventare proprietà dell’Ente per leTre Venezie che ne dismise la proprietà dopo la seconda guerra mondiale, nel 1973 ne entra in possesso l’Alpenverein Südtirol che ricostruì il rifugio un po’ piú in alto.
Il rifugio è uno dei più rinomati delle Dolomiti di Sesto, in questo periodo dell’anno frequentato dagli escursionisti.
Pochi giorni fa un agente federale dell’immigrazione ha ucciso a colpi d’arma da fuoco un immigrato messicano durante un controllo stradale a Houston, scatenando proteste di massa e richieste di trasparenza e responsabilità
L’Ice, l’agenzia federale americana di controllo dell’immigrazione, è stata coinvolta in una nuova sparatoria mortale. Stavolta è avvenuta a Biddeford, nel Maine, costa est degli Stati Uniti, anche se i dettagli di quanto accaduto restano ancora pochi.
Il Presidente della Camera, Ryan Fecteau, esponente democratico, ha scritto su Facebookche la sparatoria è avvenuta in una città costiera di circa 23 mila abitanti, circa 24 chilometri a sud-ovest di Portland. “Questa mattina è avvenuta una sparatoria a Biddeford. Una persona è stata uccisa. L’Ice è stata coinvolta“, ha scritto Fecteau. “La polizia di Stato e il dipartimento per la Sicurezza pubblica sono ora sul posto per raccogliere informazioni e ci aspettiamo che anche l’Fbi indaghi“, ha aggiunto.
Project Relief, un gruppo che difende i diritti degli immigrati, ha scritto sui social che uno dei membri della comunità è stato ucciso “durante un incontro con l’Ice” e che il gruppo era in contatto con la famiglia della vittima. L’organizzazione ha descritto la persona come “giovane“, senza fornire l’età o altri dettagli. “Questa era una giovane persona la cui vita è stata spezzata“, ha dichiarato il gruppo, chiedendo giustizia e sostegno per la famiglia e la comunità.
La marcia di protesta – Attivisti hanno organizzato subito una marcia di protesta. Secondo quanto riportato dai media locali, alcuni manifestanti hanno già cominciato a radunarsi nella città, che ha un centro storico lungo il fiume Saco e una zona sul mare molto frequentata dai turisti. Mentre gli investigatori erano ancora sulla scena nella tarda mattinata, la polizia ha chiuso tutta l’area.
La governatrice del Maine, Janet Mills, ha dichiarato di essere stata informata della sparatoria e spiegato che la polizia sta collaborando con l’ufficio del procuratore generale dello Stato, l’ufficio del medico legale e le autorità federali per stabilire cosa sia accaduto. “So che situazioni come questa sono allarmanti e spaventose“, ha aggiunto Mills, anche lei democratica.
Nel caso l’ipotesi dell’uccisione da parte dell’Ice venisse confermata, si tratterebbe almeno della nona morte legata a un intervento delle autorità federali per l’immigrazione dall’inizio della stretta dell’amministrazione Trump sull’immigrazione, e della seconda in una settimana, dopo l’uccisione di un uomo a Houston.
La sparatoria arriva mentre l’amministrazione americana ha intensificato la campagna per attuare il suo programma di deportazioni di massa. In cinque giorni alla fine di giugno, l’Ice ha arrestato più di 10 mila persone. I dati indicano che, anche se l‘amministrazione non sta più concentrando le operazioni sulle singole città, gli arresti stanno aumentando rapidamente.
L’episodio precedente nel Maine – L’episodio si verifica a meno di una settimana da un altro caso in cui un uomo, mentre si recava al lavoro a Houston, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da un agente dell’ICE.Lorenzo Salgado Araujo è stato ucciso durante un controllo stradale in quella che l’ICE aveva inizialmente descritto come un’operazione mirata, sebbene una fonte abbia poi affermato che Salgado Araujo non fosse l’obiettivo dell’operazione.
La sparatoria ha riacceso le richieste di responsabilità tra gli agenti dell’ICE, che avevano raggiunto il culmine all’inizio di quest’anno dopo che Rene Good, madre di 37 anni, eAlex Pretti, infermiere di terapia intensiva anch’egli di 37 anni, erano stati uccisi da agenti federali dell’immigrazione durante l’operazione dell’amministrazione Trump a Minneapolis.
Alla Remat Lazio, nel sud della Ciociaria, distrutta quasi tutta la struttura specializzata nel riciclo di materiale cartaceo e indifferenziata. Una densa nube di fumo nero visibile a chilometri di distanza
Remat Lazio a fuoco
Un grave incendio in uno stabilimento di smaltimento rifiuti e materiale cartaceo, a San Giorgio a Liri, in provincia di Frosinone, il rogo e’ divampato nella giornata di ieri.Un’ordinanza della prefettura del capoluogo ciociaro rivolta ai sindaci della provincia invita i cittadini a tenere ‘porte e finestre chiuse’. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Cassino e Sora, il soccorso sanitario del 118 e i carabinieri di Pontecorvo. L’incendio ha distrutto quasi tutta la struttura specializzata nel riciclo di rifiuti urbani.
Sono impegnati circa 400 vigili del fuoco. “L’obiettivo è salvare vite umane e beni materiali”, ha dichiarato il tenente colonnello Eric Brocardi
(afp)
Unmaxi incendioa 60 chilometri da Parigi. È scoppiato ieri pomeriggio nella foresta di Fontainebleau, a sud-est della capitale: circa 800 ettari in fiamme. Un rogo di “dimensioni eccezionali”, come lo ha definito il sottoprefetto Yannis Bouzar, per il quale sono stati impiegati mezzi eccezionali: l’impiego di aerei antincendio nella regione parigina è “una novità assoluta“, ha spiegato il tenente colonnello Eric Brocardi, portavoce della federazione nazionale dei Vigili del fuoco di Francia. L’Europa è ancora in fiamme, dopo la strage di turisti in Andalusia.
Il fumo sulla foresta di Fontainebleau è visibile a 20 chilometri di distanza. L’incendio è partito a bordo strada e poi si è propagato tra gli alberi. “Non è sotto controllo – ha spiegato il comandante Paul-Edouard Laurain, portavoce del servizio antincendio e di soccorso dipartimentale – ma i circa 400 pompieri impegnati a fronteggiarlo contano sul calo delle temperature notturno. Tuttavia, gli elicotteri e gli aerei antincendio, giunti da sud per spargere ritardanti di fiamma, hanno dovuto sospendere le operazioni con il buio”. I vigili si aspettano di essere impegnati per “una o due settimane” e riceveranno rinforzi da tutta la Francia.
“L’obiettivo è salvare vite umane e beni materiali”, ha dichiarato invece il tenente colonnelloEric Brocardi, portavoce della federazione nazionale dei Vigili del fuoco di Francia.
L’incendio ha anche paralizzato i trasporti. L’autostrada A6, che collega Parigi a Lione e al sud-est della Francia, è stata chiusa al traffico. Interrotta anche la linea ferroviaria ad alta velocità per il sud-est, che collega sempre le due città. “Le deviazioni su percorsi alternativi stanno causando notevoli ritardi a diversi treni”, spiegano dal ministero dei Trasporti.
Le forti temperature, che soffocano soprattutto l’Île-de-France da diversi giorni, aumentano notevolmente il rischio di incendi, alimentati anche dalla siccità dei suoli. In tutto il Paese, i soccorritori hanno dovuto lottare contro le fiamme:Pirenei orientali, Drôme, Lot, Savoia, ma anche nei settori più settentrionali, come l’Indre o la Loire-Atlantique. Nessuna regione è al sicuro.
La tragedia durante una prova del campionato Alpe Adria. Hanno perso la vita l’austriaco Philipp Steinmayr e il romeno Adrian Rus
Philipp Steinmayr e Adrian Rus
Tragedia sul circuito di Brno, nella Repubblica Ceca, dove due piloti sono morti in seguito a un grave incidente avvenuto sabato durante la gara della categoria Superstock 1000/Superbike dell’Alpe Adria International Motorcycle Championship.
Le vittime sono l’austriaco Philipp Steinmayr, 32 anni, e il romeno Adrian Rus, 43 anni. L’incidente si è verificato poco dopo la partenza della gara. Nonostante il tempestivo intervento dei soccorsi, Steinmayr è deceduto sul circuito a causa delle gravi ferite riportate, mentre Rus è stato trasportato in ospedale in condizioni critiche, dove è morto poco dopo.
La FIM Europe ha confermato la tragedia con una nota ufficiale, esprimendo il proprio cordoglio alle famiglie, agli amici, ai team e a tutti coloro che erano vicini ai due piloti. In seguito all’incidente, gli organizzatori hanno deciso di cancellare l’intero programma del fine settimana, comprese tutte le gare ancora in calendario.
It is with deep sadness that the FIM Endurance World Championship (FIM EWC) has learned of the passing of Philipp Steinmayr and Adrian Rus, following an accident during a round of the Alpe Adria International Championship at Automotodrom Brno.
Lingua originale: inglese Con profondo dolore, il Campionato Mondiale Endurance FIM (FIM EWC) ha appreso della morte di Philipp Steinmayr e Adrian Rus, in seguito a un incidente durante una prova del Campionato Internazionale Alpe Adria all’Automotodrom Brno. Philipp ha partecipato alla 24 Heures Motos 2026 con il team National Motos Honda FMA. I nostri pensieri sono con le famiglie, i cari e i team di entrambi i piloti, e con tutti coloro che li conoscevano.
Episodio contestato ai quarti di finale dei Mondiali 2026
Il pallone che tocca il cavo e le proteste di Nyland – X
Proteste sul pareggio dell’Inghilterra durante il quarto di finale contro la Norvegia vinto 2-1 ai supplementari con la doppietta di Bellingham. Oggi la Nazionale dei Tre Leoni ha sfidato quella scandinava ai Mondiali 2026 per un posto in semifinale, in una partita che però sarebbe stata viziata da una clamorosa svista arbitrale. Sul rinvio del portiere norvegese Nyland infatti il pallone colpisce un cavo aereo di una telecamera e poi cade ‘a piombo‘ sui piedi di un giocatore dell’Inghilterra: parte così l’azione che innesca Gordon e che si chiude con il primo gol di Bellingham per il provvisorio 1-1.
Succede tutto al secondo minuto di recupero del primo tempo. Il portiere della Norvegia rinvia altissimo, il pallone vola in aria e colpisce un cavo di una telecamera, cadendo sulla linea del centrocampo tra i piedi di un giocatore dell’Inghilterra. I bianchi ripartono, il pallone arriva a Bellingham che incrocia il sinistro e buca Nyland sul secondo palo.
La deviazione però non viene ravvisata né dall’arbitro né dal Var, mentre il portiere norvegese corre a lamentarsi indicando, come mostrato da immagini diventate rapidamente virali, proprio il cavo sospeso. Su X monta la protesta non solo dei tifosi scandinavi: “Il gol dell’Inghilterra è il risultato della palla che ha colpito il cavo della telecamera“, scrive un utente, “il che è pazzesco perché i norvegesi lo stavano chiaramente indicando”. “Nessun fischio, non è rivedibile?! Eppure come sappiamo, a volte le cose possono improvvisamente diventare rivedibili e reversibili…“, ha scritto un altro, alludendo probabilmente al cartellino rosso sospeso a Folarin Balogun.
Il regolamento prevede che in caso di interferenza il gioco venga interrotto e riprenda con la palla scodellata dall’arbitro. La situazione specifica, però, è un unicum. L’arbitro Turpin evidentemente non ha notato nulla di anomaloeil Var apparentemente non è stato coinvolto. Una prima spiegazione dell’episodio arriva dalla Fifa. Come riportato dal Times, il massimo organo di governo del calcio mondiale avrebbe comunicato che il sensore presente sul pallone non avrebbe rilevato alcun contatto: “Hanno controllato i dati e non c’è alcun picco nel grafico dal sensore heartbeat della palla collegata“. Se la deviazione c’è stata, in sostanza, per la Fifa è impercettibile e non confermata dalla tecnologia.
Before England’s goal in minute 45+2 against Norway, the sensor in the Connected Ball showed no peak in the 'heartbeat of the ball' when in the air, and therefore no evidence that the ball touched the overhead wire and changed the movement of the ball. pic.twitter.com/gYf9ukfveT
How can we trust sensor tech. to make difficult decisions when it's getting obvious things wrong. We have eyes and can see the trajectory change, but somehow this sensor tech can detect a hair follicle touching the ball, as it did with Croatia?pic.twitter.com/hXSxZK3I6L
Non risultano persone coinvolte e non sono al momento chiare le cause che hanno scatenato l’incendio. Circa 2000 mq di superficie interessati dalle fiamme
Altro rogo a Milano. Dalle 17.30 squadre dei Vigili del fuoco di Milano sono impegnate per un incendio scoppiato all’interno della Polirecuperi srl in via Galilei 63 a Cornaredo. Circa 2000 mq di superficie della società specializzata nella gestione dei rifiuti riciclabili, sono stati interessati dalle fiamme. Le squadre dei soccorritori, giunti sul posto con sei mezzi provenienti dai vicini distaccamenti di Rho, Legnano, Corbetta e Inveruno hanno circoscritto nel giro di poco tempo le fiamme mettendo in sicurezza l’area. Da poco sono cominciate le operazioni di bonifica. Non risultano persone coinvolte e non sono al momento chiare le cause che hanno scatenato l’incendio.
L’ex dirigente del Milan dice sì alla proposta del presidente della Figc. L’ex campione brasiliano sarà advisor
Paolo Maldini (ansa)
Paolo Maldini ha detto sì. L’ex dirigente del Milan ha accettato la proposta del presidente della Figc Giovanni Malagòe sarà direttore tecnico della federcalcio e presidente del Club Italia. A sorpresa arriva in azzurro anche un altro ex rossonero, Leonardo, che lavorerà al fianco di Maldini con il ruolo di advisor.
Leonardo
Questa la nota della Figc: “Con soddisfazione il Presidente della FIGC, Giovanni Malagò, annuncia che Paolo Maldini ha accettato l’incarico di Direttore Tecnico della Federazione. Paolo Maldini svolgerà tale compito unitamente a Leonardo nella qualità di Advisor. A Paolo Maldini Giovanni Malagò affiderà anche la presidenza del Club Italia”.
Malagò: “Ho pensato subito a Maldini” – Malagò, ospite di Tg2 Post, spiega che “da sempre, da subito, ho pensato che Paolo Maldini potesse essere la persona giusta per sovrintendere al settore tecnico della Federcalcio, che poi implica non solo la nazionale maggiore ma tutta la filiera delle giovanili. In due settimane abbiamo portato avanti idee, progetti”. L’idea di Leonardocome advisor è proprio di Maldini: “Paolo da subito mi ha detto che sarebbe stato giusto coinvolgere Leonoardo come consulente. Io sono molto contento anche di questo perché ho stima profonda nei suoi confronti. Sono due facce della stessa medaglia. C’è un impegno di quattro anni che ci deve portare, da qui al 2030, al Mondiale prossimo, passando per l’Europeo“.
Malagò: “Da ora cominciamo a ragionare sul ct” – Per quanto riguarda il nuovo ct della Nazionale, “da ora cominciamo a ragionare. Non ho parlato con nessuno e non ho voluto sentire nessuno: è giusto condividere” con Maldini “la scelta del nuovo commissario tecnico. Credo sia giusto e rispettoso condividere la scelta, so che l’ultima responsabilità è la mia e degli amici del Consiglio federale“, ha concluso Malagò.
L’incendio che si è sviluppato nel primissimo pomeriggio di oggi nella zona di Padrongianus, pochi chilometri a sud di Olbia, ha provocato diversi disagi all’operatività del vicino aeroporto.
Lo scalo tecnicamente non è chiuso ma diversi voli in arrivo sono stati dirottati su Cagliari e Algheroper non interferire con le operazioni dei due Canadair, quelli in partenza dalle 17 in poi sono in ritardo.
L’incendio, piuttosto insidioso, non distante dall’ospedale Mater Olbia e dalla pista dell’aeroporto è ora in fase di bonifica ma è stato necessario chiudere anche la statale 125.
Sul posto sono intervenuti due Canadair, due elicotteri, e a terra la Forestale, i vigili del fuoco e le associazioni di volontariato. Le operazioni sono coordinate dall’Ispettorato forestale di Tempio e dalla stazione di Olbia. L’incendio è partito dalla strada e ha bruciato cinque ettari.
Il giocatore era stato schierato titolare in tutte le partite disputate con la sua Nazionale
Jayden Adams – Ipa/Fotogramma
Lutto per il Sudafrica: è morto Jayden Adams, centrocampista che ha giocato con la sua Nazionale ai Mondiali 2026, dove ha raggiunto lo storico traguardo dei sedicesimi di finale. Il giocatore dei Mameolodi Sundowns è deceduto all’età di 25 anni, proprio poche settimane dopo l’ultima partita, persa contro il Canada, nella rassegna iridata.
Come riportato dalla Bbc, la notizia ha provocato shock e dolore in tutto il Paese, così come nei suoi compagni di Nazionale, con Adams che era stato titolare in tutte le partite giocate dal Sudafrica ai Mondiali. “È con profondo shock e con il cuore pesante che ho appreso della scomparsa di Jayden Adams“, ha dichiarato in un comunicato Gayton McKenzie, ministro sudafricano dello Sport, delle Arti e della Cultura.
“Il calcio sudafricano ha perso uno dei suoi giovani talenti più brillanti e la nostra Nazione si unisce al lutto insieme alla sua famiglia, ai suoi compagni di squadra e ai milioni di tifosi che lo hanno visto crescere da promettente giovane promessa dell’accademia a giocatore della nazionale sudafricana Bafana Bafana“, ha concluso.
Anche il sindacato dei calciatori sudafricani si è detto profondamente “devastato dalla prematura scomparsa di Adams, che aveva esordito con la propria Nazionale nel 2022.” Jayden aveva rappresentato il Sudafrica ai Mondiali 2026, portando sulle spalle le speranze della Nazione con orgoglio, coraggio e distinzione, ha scritto in un comunicato.
“La sua scomparsa rappresenta una perdita incommensurabile per la sua famiglia, i compagni di squadra, i club, il mondo del calcio e l’intero Paese. Il calcio sudafricano ha perso un giocatore di talento, un fiero servitore di questo sport e una giovane vita che aveva ancora tanto da offrire“, ha concluso il sindacato.
Se n’è andato dopo una lunga malattia. I successi: da Champagne a Roberta, da Let’s Twist Again a St. Tropez Twist. Due vittorie al Festival di Sanremo
Peppino Di Capri (Ansa)
È morto stamattina nella sua amata isola Peppino di Capri. Aveva 87 anni e scompare dopo una lunga malattia. Ne dà notizia Il Mattino online. Interprete della grande musica italiana, pianista raffinato, lascia i figli Nico con la prima moglie e Edoardo e Daria con Giuliana Gagliardi.
Se ne va uno degli ultimi grandi protagonisti della canzone italiana del Novecento. Pianista raffinato, interprete elegante e autore di brani entrati nella memoria collettiva, ha attraversato oltre sessant’anni di musica, riuscendo a parlare a generazioni diverse senza mai rinunciare al proprio stile.
VITA E CARRIERA – Quindici partecipazioni al Festival di Sanremo(con due vittorie, nel 1973 e nel 1976), quattro partecipazioni al Festival della Canzone Napoletana (con una vittoria, nel 1970) e nove partecipazioni a Canzonissima. E, ancora, una serie di successi indimenticabili come “Un grande amore e niente più“, “St Tropez twist“, “Roberta“, “Luna caprese” e “Champagne“, forse la più famosa e la più ballata. Questo e molto altro è stato Peppino Di Capri, scomparso all’età di 87 anni, dopo una carriera durata più di un sessantennio e iniziata a soli quattro anni, sì perché Giuseppe Faiella, questo il suo vero nome, si esibì in pubblico da piccolissimo, suonando il pianoforte per le truppe americane durante la Seconda guerra mondiale. È scomparso nella sua amata isola, a villa Castiglione, dopo una lunga malattia. La musica ce l’aveva nel sangue grazie alla sua famiglia: il nonno, membro della banda musicale di Capri, e il papà, titolare di un negozio di strumenti musicali che, nel tempo libero, si dilettava suonando il clarinetto, il sassofono, il contrabasso e il violoncello.
Dall’età di sei anni inizia a studiare pianoforte e a 14 anni comincia a esibirsi nei night club di Capri e Ischia con l’amico Ettore Falconieri. Si chiamano il Duo Caprese e si esibiscono anche in tv, nel programma “Primo applauso” condotto da Enzo Tortora. Con Falconeri e altri amici alla fine degli anni Cinquanta forma anche un gruppo, i Capri Boys, ispirato alla musica rock che arriva dall’America. È proprio durante una di queste serate che il gruppo viene notato da un dirigente della casa discografica milanese Carisch: arriva il primo contratto e Giuseppe, su suggerimento del chitarrista Mario Cenci, Giuseppe cambia il suo nome in Peppino, come lo chiamano gli amici, e il cognome in Di Capri, come omaggio all’isola in cui è nato il 27 luglio 1939. Nascono Peppino Di Capri e i suoi Rockers che, nel giro di qualche anno, ottengono un notevole successo. Siamo, ormai, negli anni Sessanta e Peppino diventa anche attore, prendendo parte agli indimenticabili musicarelli. Nel frattempo ha sposato Roberta Stoppa, dalla quale si separerà nel 1970, poco dopo la nascita del primogenito Igor.
Nel 1973, dopo alcuni anni di stop (e di scioglimento del gruppo), arriva la prima vittoria al Festival di Sanremo con “Un grande amore e niente più“. Da quel momento la carriera e il successo di Peppino non si fermano più. Arrivano nuovi brani come “E mo’ e mo‘” e “Il sognatore” e decine e decine di partecipazioni televisive, tra cui quella al Festival di Sanremo 2023. Al Festival era stato anche nel 1995 come componente del Trio Melody, un trio formatosi per l’occasione: oltre a Peppino ne facevano parte Gigi Proietti e Stefano Palatresi; il brano proposto si intitolava “Ma che ne sai… (se non hai fatto il piano-bar)“.
Il 26 maggio del 2005 viene anche insignito dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi dell’onorificenza di Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana. Nel 2019 ha perso la seconda moglie, Giuliana Gagliardi, con cui è stato più di quarant’anni e con cui ha avuto gli altri due figli, Edoardo e Dario.
Caldo secco e brezza: in 24 ore fiamme dilagate in quota, in azione sei Canadair e 4 elicotteri. Il presidente del Piemonte Cirio va sul posto, anche la Valle d’Aosta dichiara lo stato di “grave pericolosità”
Le montagne avvolte dal fumo questa mattina
Il fuoco avanza inesorabile nell’alto Piemonte, dove un vasto incendio sta divorando i boschi della valle d’Ossola. Nelle ultime 24 ore la superficie di montagna devastata dal rogo è cresciuta in modo esponenziale, passando da poco più di 100 a oltre 600 ettari. Massima preoccupazione a Premosello Chiovenda, comune ai margini del Parco nazionale della Valgrande. In questi giorni il caldo intenso ma secco, non afoso, e la brezza hanno creato un mix micidiale che favorisce il propagarsi delle fiamme. Ieri in tutto il Piemonte è stato dichiarato lo stato di massima pericolosità. Da questa sera – è la speranza – una serie di temporali prima sulle montagne e poi in estensione sulla pianura potrebbe dare una svolta alla situazione.
A fare le spese dell’emergenza sono soprattutto i residenti della frazione di Colloro, il villaggio più vicino al fronte del fuoco. L’aria, resa irrespirabile dal fumo, ha costretto le autorità a disporre l’evacuazione immediata in via precauzionale. Le operazioni, organizzate dal Comune in sinergia con la Croce Rossa locale e la Protezione Civile del Verbano, hanno coinvolto circa120 persone; una quindicina di residenti ha invece scelto di rimanere sul posto. Sul fronte del monitoraggio ambientale, i tecnici di Arpa Piemonte hanno raggiunto il posto di coordinamento avanzato dei vigili del fuoco ad Anzola d’Ossola per controllare i livelli di inquinamento.
Per fronteggiare l’emergenza, spiegano dal comando regionale dei vigili del fuoco, “è stato schierato un assetto aereo composto da sei Canadair della flotta di Stato, tre elicotteri regionali e uno della nostra componente aerea”. In Val Vigezzo le fiamme si sono sviluppate a 1.650 metri di quota, a ridosso del confine con la Svizzera, “dove si è reso necessario l’elitrasporto del personale in quota per operare da terra”. A Premosello l’incendio è localizzato a 1.900 metri in un’area inaccessibile alle squadre a terra; il fronte avanza verso la Val Grande e viene “contrastato con l’attacco aereo di quattro Canadair”.
Fiamme domate, invece, in provincia di Torino: i vigili del fuoco informano che nei boschi di Valprato Soana, comune del Parco nazionale dl Gran Paradiso dove si era scatenato fin da sabato scorso un imponente incendio provocato da un fulmine in quota, “le squadre di terra e i mezzi aerei stanno completando le operazioni di spegnimento e bonifica”.
L’assessore regionale all’Ambiente, Matteo Marnati, conferma la gravità dello scenario: “I dati della stazione di Domodossola evidenziano un incremento significativo dei valori di micropolveri e black carbon“. Gli effetti del gigantesco rogo sono visibili a chilometri di distanza: a Domodossola l’odore di bruciato è intenso, mentre a Villadossola e Beura Cardezza la visibilità è pesantemente compromessa da fumo e cenere. La colonna di fumo ha ormai risalito l’intera vallata fino alla Val Formazza.
Sul posto, per supervisionare i complessi interventi di spegnimento, è giunto anche il comandante regionale dei vigili del fuoco, Alessandro Paola. Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha avuto un colloquio telefonico con il sindaco di Premosello, Elio Fovanna, e oggi a mezzogiorno – accompagnato dagli assessori Marco Gabusi (Protezione Civile) e Matteo Marnati (Ambiente) – effettuerà un sopralluogo nell’area colpita per fare il punto con i soccorritori.
Allarme anche in Valle d’Aosta: la presidenza della Regione, in accordo con l‘assessorato dell’Agricoltura e risorse naturali, comunica che la situazione climatica ha provocato l’estensione del pericolo per l’innesco e la propagazione di incendi nei boschi. Per questo è stato decretato in tutta la Vallée lo “stato di grave pericolosità” da oggi “e sino al verificarsi di consistenti precipitazioni che riducano stabilmente il livello di pericolo”, con tutti i conseguenti divieti a partire da quello di accendere fuochi nelle zone a rischio o mettere in azione motori non adeguatamente protetti.
Secondo i testimoni, le fimme sarebbero state causate da un cavo elettrico caduto a terra e si sarebbero propagate rapidamente a una vicina area boschiva
Incendio in Spagna – (afp)
Almeno 12 persone sono morte in un incendio boschivo a Los Gallardos, nella comunità autonoma dell’Andalusia, nel sud della Spagna. Il numero delle vittime, precisano le autorità, è ancora provvisorio e potrebbe aumentare nelle prossime ore. Almeno sette persone sono rimaste ferite, cinque delle quali ricoverate all’Ospedale Universitario Torrecárdenas di Almería con ustioni di diversa gravità.
Secondo la Giunta dell’Andalusia, gran parte delle vittime è stata trovata senza vita all’interno delle auto rimaste intrappolate dalle fiamme lungo una strada secondaria nei pressi di Bédar. Le persone avrebbero tentato di mettersi in salvo, ma sarebbero state raggiunte dal fronte del fuoco. Due dei feriti, invece, sono sopravvissuti dopo essersi lanciati in un terrapieno per sfuggire all’incendio.
Le cause del rogo sono ancora oggetto di indagine. Secondo alcune testimonianze, le fiamme potrebbero essere state innescate dalla caduta di un cavo elettrico, che avrebbe incendiato la vegetazione secca favorendo una rapida propagazione del fuoco. Al momento, tuttavia, le autorità non hanno confermato ufficialmente questa ricostruzione.
L’incendio ha costretto all’evacuazione completa del comune di Bédar e delle frazioni di Almocaizar, El Chocolate e Los Collados. L’avanzata delle fiamme ha reso impraticabile la principale arteria stradale della zona, obbligando i soccorritori a trasferire parte degli sfollati verso Lubrín. Circa un centinaio di persone ha trascorso la notte nel teatro municipale e nel vicino poligono industriale adibiti a centri di accoglienza.
Per domare il rogo sono al lavoro oltre 150 vigili del fuoco, supportati da quattro autopompe, numerosi mezzi aerei e dai militari dell’Unità Militare di Emergenze (UME) dell’esercito spagnolo.
Il ministro della Presidenza, della Sanità e delle Emergenze dell’Andalusia, Antonio Sanz, ha definito l’accaduto “una tragedia senza precedenti” e “l’incendio con le conseguenze più gravi mai registrate nella regione“.
Cordoglio è stato espresso anche dal premier spagnolo Pedro Sánchez, che in un messaggio pubblicato su X ha parlato di “enorme tristezza e desolazione” per la tragedia, rivolgendo le condoglianze ai familiari delle vittime e augurando una pronta guarigione ai feriti. Il capo del governo ha inoltre confermato la mobilitazione dei mezzi del ministero della Transizione Ecologica, della Protezione civile, delle forze di sicurezza e dell’UME per sostenere le operazioni di spegnimento, invitando la popolazione alla massima prudenza. Anche il presidente della Giunta andalusa, Juanma Moreno, ha espresso il proprio dolore e la vicinanza alle famiglie delle vittime e ai comuni colpiti dal devastante incendio.