Avrebbe compiuto 70 anni il 12 maggio. Innerazzurro giocò dal 1978 al 1984 vincendo uno scudetto e 2 Coppe Italia
Evaristo Beccalossi in una foto del 2023
È morto a Brescia Evaristo Beccalossi, una delle bandiere dell’Inter, storico centrocampista della squadra milanese. L’ex calciatore e dirigente sportivo, che prima di militare in nerazzurro giocò anche nella sua città, Brescia, avrebbe compiuto 70 anni tra pochi giorni, il 12 maggio. Da un anno le sue condizioni di salute erano critiche dopo un malore accusato a gennaio 2025 e un lungo periodo di coma. Il decesso è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì in clinica Poliambulanza a Brescia, dove Beccalossi era ricoverato.
Nato a Brescia nel 1956, Beccalossi è stato uno dei talenti più estrosi del calcio italiano tra gli anni Settanta e Ottanta. Era il classico numero 10: non rapido, ma capace di illuminare il gioco. Cresciuto calcisticamente nel Brescia, si impose presto per tecnica e visione di gioco. Il suo nome resta però legato soprattutto all’Inter, con cui visse le stagioni più importanti della carriera. Arrivato in nerazzurro alla fine degli anni Settanta, divenne subito un punto di riferimento per fantasia e qualità. Indossò la maglia dell’Inter dal 1978 al 1984, collezionando 216 presenze e segnando 30 reti. Con i “nerazzurri” ha vinto uno scudetto nel 1979-80 e una Coppe Italia (1981-1982). Dopo l’Inter vestì anche le maglie di Sampdoria e Monza, prima di chiudere la carriera nel 1987 con il Barletta in serie B.
Ci hai insegnato che il calcio può essere arte. Il tuo talento e il tuo esempio resteranno, per sempre. Ciao Becca, leggenda nerazzurra 🖤💙
FC Internazionale Milano e tutto il mondo Inter si uniscono al cordoglio per la scomparsa di Evaristo Beccalossi e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari.
Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone.
Il talento non si impara. È un dono, al massimo lo si alleva, con la testardaggine di chi è destro di piede e fin da bambino allena il sinistro nel garage di casa fino a diventare mancino, ambidestro, praticamente onnipotente con entrambi i piedi. Quello di Evaristo Beccalossi era limpido, abbagliante, in contrasto con una continuità di rendimento che a volte veniva meno nel corso delle partite ma che, sempre, gli veniva perdonata, dai compagni e dai tifosi.
Fantasista: precisamente, Beccalossi. Gianni Brera lo aveva ribattezzato ‘Driblossi‘. L’arte di dribblare, di saltare gli avversari: azzardi sfrontati, quasi sempre riusciti, con leggerezza. Il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi. Coi riccioli che ciondolavano sulle spalle, con la sua cadenza inconfondibile in mezzo al campo, dava carezze al pallone. Nessuno, meglio di Peppino Prisco, ha fotografato l’iconicità di Evaristo: “Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole“.
Le coccole di Evaristo sono state tante, dentro e fuori dal campo, negli anni in nerazzurro – dal 1978 al 1984 – e poi dopo, nella vita da ex calciatore, sempre al fianco dell’Inter, sempre dentro il calcio, tra Federazione, ragazzi da ispirare e far crescere. Da fantasista anche lì.
Destro, sinistro, gol e visione di gioco. Oriali,Marini, Baresicorrevano, Beccalossi inventava. E segnava, forniva assist, dipingeva traiettorie. A volte a intermittenza, a volte in maniera folgorante. Con la schiettezza e la naturalezza che lo ha sempre contraddistinto, ammetteva candidamente, senza paura di essere giudicato, perché il suo forte era anche quello: “Quando arrivavo a San Siro i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12: dipendeva solo da me“.
La numero 10 sulle spalle: arrivò all’Inter dal Brescia, la squadra della sua città, nel 1978 e si trovò catapultato dentro un Meazza che lo accolse subito spellandosi le mani. D’altronde la segnalazione a Sandro Mazzola – suo predecessore con la 10 e all’epoca dirigente nerazzurro – arrivò dopo una partita in cui dribblò cinque giocatori, prima di fallire il gol davanti al portiere. Il manifesto della sua immensa bravura e anche della sua volubilità, così particolare e al tempo stesso magnetica.
“Con Beccalossi e Pasinato vinceremo il campionato“. Molti di noi non erano ancora nati, in quel 1980, ma quel coro accompagnò l’Inter di Bersellini verso il 12° Scudetto. Con Bordon, Baresi, Altobelli, Caso, Bini, Marini, Oriali, Canuti, Pasinato, Muraro, Mozzini, Pancheri, Ambu, Cipollini, Occhipinti e, ovviamente, Evaristo Beccalossi, il 10 di quella squadra. Sette gol, due nel derby dell’8 ottobre 1979. Un destro al volo di una leggerezza inarrivabile, su un campo senza erba, solo di fango. E un altro gol per chiudere una stracittadina solo nerazzurra.
Più dei gol, 37 in 215 apparizioni, più dei titoli – uno Scudetto e una Coppa Italia – Beccalossi è sempre stato l’uomo dei sogni: quello che ti poteva regalare una magia, in qualsiasi momento, e pazienza se non arrivava, tu lo avevi in campo e bastava quello, sapere di poter assistere, presto o tardi, a un dribbling, a una traiettoria impensabile. E pazienza, se in una notte di coppa, arrivarono due errori dal dischetto nel giro di cinque minuti. Ancora una volta, geniale anche in questo caso, pur senza meriti, si trasformò questa serata storta in un qualcosa di artistico: il monologo portato a teatro dall’attore Paolo Rossi.
“La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi. Ho lasciato un buon ricordo anche al giorno d’oggi“. Non solo un buon ricordo, ma anche un orgoglio profondo nell’aver avuto il ‘Becca‘ nella storia del Club. E quella malinconia che si mischia alla tristezza profonda di queste ore ci accompagna con l’ennesimo dribbling della vita di Evaristo.
Dalla conquista dell’Europa al ruolo di grande delusa del calcio inglese. Il Chelsea sta vivendo una delle fasi più difficili della sua storia recente, con numeri che raccontano una crisi profonda e apparentemente senza via d’uscita. L’ultimo dato è emblematico:sei sconfitte consecutiveche allontanano sempre di più i Blues dalle zone europee. Una situazione impensabile fino a pochi anni fa, quando il club londinese dominava la scena internazionale sotto la guida di Thomas Tuchel, oggi commissario tecnico dell’Inghilterra.
Chelsea, che crisi: tutti i numeri di un fallimento – L’esonero del tecnico tedesco, avvenuto il 7 settembre 2022 con la squadra ancora in corsa per un piazzamento Champions, ha segnato l’inizio di una lunga discesa. Da quel momento, il rendimento del Chelsea è crollato drasticamente: la media punti è passata da 1,94 a 1,26 a partita, trasformando una squadra da vertice in una formazione da metà classifica. Nonostante l’unico acuto rappresentato dalla vittoria del Mondiale per club contro il Paris Saint-Germain, il bilancio complessivo resta estremamente negativo. Nella classifica aggregata di Premier League dal post-Tuchel, il Chelsea occupa addirittura il 12° posto, dietro non solo alle big storiche ma anche a club di livello inferiore.
Panchina ballerina . La continua instabilità tecnica ha aggravato la situazione. Dopo Tuchel, sulla panchina dei Blues si sono alternati Graham Potter, Bruno Saltor, Frank Lampard (in versione ad interim), Mauricio Pochettino e Enzo Maresca. Un turnover continuo che ha impedito qualsiasi forma di continuità tattica e progettuale. Nel frattempo, i numeri peggiori continuano ad accumularsi. La stagione 2022-23 si è chiusa con appena 44 punti,il peggior risultato del club nell’era Premier. Uno dei dati che fotografano perfettamente la dimensione del crollo. Oggi il Chelsea rappresenta un paradosso: una società capace di investire come le grandi potenze europee, ma con risultati da squadra di bassa classifica. Una crisi che, senza un’inversione di rotta netta, rischia di prolungarsi ancora a lungo.
Dopo un mese di aprile caldo e soleggiato, già a partire da questa notte potrebbero arrivare le prime piogge
Dopo tanto sole e giorni di caldo durante il mese di aprile, con picchi di massime abbastanza anomale, arriva a Milano e in Lombardia una fase di instabilità con rovesci e abbassamento delle temperature. Le prime piogge potrebbero arrivare già a partire da questa notte, mentre le giornate più perturbate saranno martedì 5 maggio e mercoledì 6. “Domani si avrà un calo delle temperature massime che passeranno dai 25-26 gradi di questi ultimi giorni a 16-17 gradi”, spiega Samantha Pilati, meteorologa della Fondazione Omd-Osservatorio meteorologico Milano Duomo. Varieranno di poco, invece, le minime. Già nella mattinata di oggi i milanesi hanno avvertito un lieve calo delle temperature, ma domani bisognerà tirare fuori una giacca più pesante.
Per la giornata di mercoledì non si escludono fenomeni a carattere temporalesco, anche di forte intensità, ma non in maniera continuativa. Già nella tarda serata è prevista qualche schiarita e la situazione meteo migliorerà nel corso delle giornate di giovedì e venerdì, in cui dovrebbe tornare il sole e si avrà un nuovo aumento delle massime. Ma il weekend non è fuori pericolo: il tempo sarà variabile, soprattutto domenica. Insomma, dopo un mese di aprile che nel complesso ha regalato giornate di sole e molto calde, più vicine all’estate che alla primavera, ora questo cambio di clima può sembrare più accentuato.
Ma in realtà è assolutamente in linea con la stagione primaverile, caratterizzata da fasi di instabilità. “Per tutta la prima fase di maggio, fino a metà mese circa, la situazione meteo sarà molto variabile”, spiega Pilati. Si verificheranno più piogge rispetto al mese di aprile, in cui il fenomeno temporalesco più significativo si è verificato il 19 aprile, con una grandinata intorno alla mezzanotte e 8,4 millimetri di pioggia caduti. È stato nel mese di marzo, però, che si è verificato l’episodio di maltempo più significativo: nel weekend del 14 e 15 marzo la pioggia e il vento di scirocco hanno colpito Milano e sono caduti rispettivamente 31,8 millimetri di pioggia il sabato e 11,5 la domenica.
I calciatori hanno raggiunto i sostenitori nerazzurri in centro, per partecipare ai festeggiamenti
L’Inter batte il Parma 2-0 a San Siro e vince il 21esimo scudetto della sua storia. Poi, spazio alla grande festa dei tifosi per le vie di Milano: dal Duomo a Piazza Castello, i sostenitori nerazzurri si sono lasciati andare a una lunga notte di festeggiamenti.Tra cori, bandiere e striscioni, a un certo punto sono arrivati a far festa anche i giocatori della squadra, che ci hanno tenuto a salutare i loro tifosi dalla terrazza in Piazza Duomo.
Inter, la festa al Duomo – Da Lautaro a Thuram, passando per Dumfries e Dimarco, gli uomini di Chivu hanno abbracciato la marea nerazzurra piombata in centro per la festa più attesa. Il capitano è uno dei primi a ‘esibirsi‘. Lautaro sorride, urla, canta: “Siamo noi, siamo noi, i campioni dell’Italia siamo noi“.
L’annuncio sui social chiude la parabola dell’ex Virtus, poi al Sassari colpito da un tumore poi da una leucemia contro cui sta ancora lottando: “Ricordatemi per come ero, mi mancherai palla a spicchi”
Achille Polonara lascia il basket. Lo annuncia sui social, lo lascia dopo un tumore da cui si era ripreso tornando in campo, e una leucemia contro cui sta ancora lottandodopo il trapianto (con dieci giorni di coma farmacologico che avevano fattotemere per la sua vita).
Polonara, a 34 anni, sognava di rientrare, di tornare a giocare, di rivivere le emozioni di uno sport, la pallacanestro, che gli ha dato tanto, vincendo uno scudetto in Spagna, uno in Italia, uno in Lituania e uno in Turchia, e a cui ha dato tanto, ovunque, eroe di tutti i canestri d’Europa.
Achille voleva continuare a schiacciare, come ha sempre fatto. Ma questi mesi drammatici hanno pesato troppo: proprio un anno fa durante le finali scudetto con la Virtus gli fu diagnosticata la malattia.
Da lì un percorso lungo e pesantissimo, vissuto con la famiglia accanto, la moglie Erika, che ha sempre ringraziato, e i due figli piccoli, tra la Spagna e Bologna, dove poi ha fatto il trapianto.
Ora ha deciso di smettere e lo scrive così: “Grazie a coaches, compagni, allo staff medico di ogni squadra dove sono stato, per avermi fatto sentire un bravo giocatore e soprattutto un uomo, grazie a chi mi ha insultato nei palazzetti e sui social, siete stati la mia forza. Vorrei che questo momento non arrivasse mai. Ci ho provato riprendendo gli allenamenti individuali ma capisco che è ora di dire basta al basket giocato, perché non sarò più il giocatore di prima e voglio che mi ricordiate per quel che ero. Mi mancherai palla a spicchi”.
Polonara aveva lasciato Bologna per ripartire dalla Sardegna e da Sassari, ma ora ha deciso di fermarsi. Ci sarà tempo per la vita, per i figli, per un futuro oltre il canestro.
La struttura, in costruzione, era vuota: “L’esplosione è stata molto forte, ma i Vigili del Fuoco hanno spento l’incendio”, precisa il sindaco della cittadina. Non ci sono né morti né feriti
Una foto della nube che si è alzata dopo l’incendio a Sant’Agata Bolognese – Pagina Facebook Filctem-Cgil Bologna
Fortissima esplosione in una struttura in costruzione della Si.ste.m di Sant’Agata Bolognese (Bologna), storica azienda che fa parte del gruppo Desa (noto per marchi come Chanteclair, Spuma di Sciampagna, Quasar e Sauber, ndr). Dopo il boato, percepito da diversi cittadini, una nube nera molto alta ed estesa si è alzata dallo stabile. “L’esplosione è stata molto forte, ma i Vigili del Fuoco hanno spento l’incendio. Ho parlato sia con l’ingegnere che con il capo cantiere e confermano che non ci sono né morti né feriti“, ha detto all’AGI il sindaco di Sant’Agata bolognese. “Gli operai avevano finito il loro turno mezz’ora prima dell’esplosione“, ha riferito ancora.
Il sindaco: “Nube non dovrebbe essere tossica” – Il primo cittandino ha poi avvertito che “la nube di fumo sta arrivando nel centro abitato: occorre chiudere le finestre, ma non dovrebbe essere tossica. L’esplosione ha bruciato il tetto che, molto probabilmente, era di polistirolo e catrame, per questo il fumo è nero“. Per quanto riguarda le possibili cause dell’esplosione, una delle ipotesi, a quanto si apprende, è che, dopo aver usato la fiamma ossidrica per scaldare il catrame, qualcuno possa essere andato via prima che si raffreddasse l’apparecchio, lasciandolo ancora caldo e quindi che lo stabile abbia preso fuoco. Ma serviranno ulteriori verifiche per appurare quanto accaduto.
Grazie al successo sul Parma, i nerazzurri di Chivu conquistano matematicamente la vittoria del titolo con tre giornate di anticipo. Un trionfo nato dalle scelte della società, dalla capacità di Chivu di calarsi subito sulla panchina di una big, dalle solite stelle Lautaro, Barella e Dimarco e dalla freschezza di Pio Esposito. E nonostante l’allergia agli scontri diretti…
Lo scudetto numero 21 ha cominciato a nascere nella notte più dolorosa, quella del 31 maggio 2025, a Monaco di Baviera, finale di Champions League: Psg-Inter 5-0. Lì, come ha appena riconosciuto Simone Inzaghi alla Gazzetta, si è avuta la sensazione della fine di un ciclo. Simone ne ha preso atto andandosene, i dirigenti nerazzurri pianificando i cambiamenti, perché non tutte le ferite sono uguali, alcune lasciano traumi. Prima scelta fondante: il nuovo allenatore. Non è stato banale scommettere sul rumeno Cristian Chivu, eroe del Triplete, l’ex guerriero col caschetto. Aveva vinto uno scudetto con l’Inter Primavera (2021) e salvato il Parma, preso a novembre al terz’ultimo posto, ma era pur sempre un giovane allenatore con sole 13 partite di Serie A. Quando ha raccolto 2 sconfitte nelle prime 3 giornate, una casalinga con l’Udinese e una subendo una rimonta negli ultimi 10 minuti in casa della Juventus, molti hanno avuto la sensazione dell’azzardo esagerato.
Fattore Chivu – Invece Chivu ha conquistato presto piena credibilità. È stato intelligente a non cambiare troppo la macchina da gioco di Inzaghi, che ha prodotto un quadriennio di soddisfazioni. Ha accentuato la verticalità della manovra, ma la vera forza dell’Inter è stata ancora una volta l’automatismo delle sue linee di gioco, mandate a memoria da tempo. Come conferma il primato nelle sequenze oltre i 10 passaggi. In nessun’altra squadra il pallone scorre così fluido, difficile trovare altrove associazioni virtuose come quelle tra Alessandro Bastoni e Federico Dimarco nella pregiata fascia sinistra. Il mancato arrivo di Ademola Lookman dall’Atalanta in qualche modo lo ha aiutato, evitandogli quella rieducazione tattica che invece Conte, Allegri, Spalletti e Gasperini hanno dovuto affrontare. Cristian ha potuto contare sull’usato sicuro: 3-5-2. Ma ha legittimato l’investitura con una guida sicura e una solida gestione del gruppo, anche nei momenti critici. Ha mostrato personalità anche nella comunicazione, coraggiosa e valoriale, con perdonabili cadute di coerenza ed esagerato vittimismo verso la critica. Al traguardo, comunque, Chivu può sentirsi uno dei primi protagonisti del titolo e mostrare un paio di medaglie: 5° allenatore nella storia dell’Inter ad aver vinto all’esordio (l’ultimo era stato Mourinho nel 2008-09); primo per percentuali di vittorie (74%), davanti a Conte (68), Inzaghi (66) e Mou (64).
Pio mania – Dopo l’allenatore, bisognava scegliere i giocatori. E anche qui il presidente Beppe Marotta e il suo gruppo di lavoro hanno fatto bene, pur avendo fallito l’assalto a Lookman e a un esterno da dribbling che manca da tempo. Ma il punto cruciale era un altro: nel 2024-25l’Inter ha corso quasi fino in fondo su tre fronti, ma non ha vinto nulla, falciata sul traguardo dalla stanchezza, anche per colpa di rotazioni inaffidabili, specie in attacco. Dai5 gol in campionato di Mehdi Taremi (1) e Marko Arnautovic (4) si è passati agli 11 di Pio Esposito (6) e Ange-Yoan Bonny (5) che hanno offerto un sacrificio fisico e tattico sconosciuto ai predecessori. La freschezza di Pio, la sorpresa più bella, ha contagiato tutti. Petar Sucic, che ha regalato la finale di Coppa Italia chiudendo la rimonta sul Como nella semifinale di ritorno, ha dato il suo contributo. Manuel Akanji, ottima pescata, ha portato personalità, una fisicità che il vecchio Acerbi non poteva più garantire e un notevole contributo all’impostazione, come dimostra un dato: difensore di Serie A con più passaggi positivi. Grazie a rotazioni più affidabili (e alla prematura uscita dalla Champions League…), Chivu ha potuto ammortizzate meglio gli infortuni e i cali delle sue stelle.
Le stelle – Ma sono i soliti noti a occupare la copertina del trionfo, a cominciare da un mostruoso Federico Dimarco: record per la Serie A di assist(17) che, aggiunti ai gol (6), lo portano oltre la produzione di Lautaro (16-4). Nessuno in campionato ha partecipato a 23 gol, nessun difensore nella storia era mai andato oltre quota 20. Nell’esplosione c’entra l’aumento del minutaggio che gli ha concesso Chivu. Lautaro Martinez, il capitano, capocannoniere del torneo (16), è stato ancora una volta trascinante, anche per la sua abilità nel legare il gioco. Senza di lui, media punti e media gol si sono inabissate. Nella storia dell’Inter, solo Giuseppe Meazza e Istvan Nyers hanno allineato 5 stagioni in doppia cifra. Il Toro ha superato i 128 gol di Altobelli e ora, a quota 131, ha davanti solo Nyers (133), Lorenzi (138) e Meazza (197).Solo due stranieri(Nyers, Ibra) hanno chiuso le prime 3 stagioni all’Inter in doppia cifra come Thuram, che è partito forte ed è arrivato ancora più forte, con una pausa in mezzo. Come per Lautaro, c’è un’Inter con e senza Hakan Calhanoglu che, tra l’altro, ha segnato il gol più bello, alla Roma. Il turco, frenato dagli infortuni, ha pilotato l’approdo in porto con la personalità del comandante di lungo corso. È il centrocampista di Serie A con la miglior media-gol: uno ogni 183′. Preziosissimo in sua assenza, ma anche al suo fianco, Zielinski cresciuto tantissimo, anche nei gol: da 2 a 6.Quello alla Juventus al 90′ ha fatto la storia dello scudetto. Imperioso il ritorno nel finale di Nicolò Barella, che ha attraversato un canyon sofferto, ma anche in quel periodo non ha mai negato lotta e corsa. Comunque leader. Come Bastoni, che ha vissuto la stagione più sofferta, tra pasticciaccio Juve e Bosnia, ma specie nella prima parte, ha assicurato il solito apporto di qualità costruttiva e leadership.
I più forti – Unico neo: gli scontri diretti. A parte la rocambolesca vittoria sulla Juve e un pari col Napoli, solo sconfitte contro Milan, Juve e Napoli. Non era mai successo che l’Inter vincesse uno scudetto senza aver battuto la seconda e la terza. Un’imperfezione che non toglie nulla al quadro. Lo strabismo di Venere. L’Inter vanta il miglior attacco (81 gol) e il più alto numero di clean sheet (16). È prima nelle seguenti graduatorie virtuose: tiri in porta, tocchi in area, gol da fuori, da dentro, di testa, da fermo. Una corsa in linea può generare sorprese, una corsa di 38 tappe solo la verità: hanno vinto i più forti.
Malore poco prima di Manchester Utd-Liverpool per Sir Alex Ferguson. La leggenda dei Red Devils, 84 anni, è stato immediatamente trasportato in ospedale in ambulanza per accertamenti.
Un malore ha colpito a Manchester Sir Alex Ferguson, trasportato in ospedale dopo essersi sentito male prima della partita tra Manchester United e Liverpool, a Old Trafford. L’84enne leggendario allenatore dello United, presenza fissa alle partite del club sia in casa che in trasferta, si trovava allo stadio per assistere al match di Premier League tra le due grandi rivali del calcio inglese. Secondo Sky Sports Ferguson non ha mai perso conoscenza e si è sottoposto a controlli precauzionali. Durante i suoi 26 anni alla guida del Manchester United, dal 1986 al suo addio nel 2013, Ferguson ha conquistato 13 titoli di Premier League e 2 Champions League, per un totale di 38 trofei. In seguito, ha ricoperto il ruolo di ambasciatore del club fino al 2025. Nel 2018 aveva avuto un’emorragia cerebrale da cui aveva recuperato.
Traduttore: Google Sir Alex Ferguson è stato portato in ospedale dopo essersi sentito male all’Old Trafford poco prima della partita del Manchester United contro il Liverpool. Fonti vicine alla squadra hanno sottolineato che si è trattato di una misura precauzionale e non di un’emergenza, e Ferguson è stato portato via dallo stadio in ambulanza. I dirigenti del club sono ottimisti e credono che Ferguson sarà presto in grado di tornare a casa.
Fumo e principio di fiamme in un’area non aperta al pubblico. L’operatività dello scalo è sempre rimasta regolare: attivate le procedure di ventilazione
Il rogo si è sviluppato in una zona non aperta al pubblico
Momento di paura, nella tarda mattinata di oggi, allo scalo di Malpensa. I vigili del fuoco sono intervenuti infatti, verso le ore 13, al Terminal 1 dell’aeroporto di Milano per un principio di incendio.Non si sono registrati feriti e intossicati, nonostante l’iniziale paura.
Le squadre dei distaccamenti di Busto Arsizio e Somma Lombardo, con il supporto di due partenze operative interne allo scalo, hanno spento il focolaio causato dal cortocircuito di una centralina telefonica in un tunnel di servizio utilizzato per l’accesso dei fornitori.
L’intervento dei vigili del fuoco – Il fuoco è stato domato in breve tempo, evitando così che questo si propagasse e causasse maggiori danni, compromettendo in qualche modo la struttura.
Successivamente i vigili del fuoco i vigili del fuoco hanno avviato le operazioni di ventilazioneoltre che quelle di messa in sicurezza. La suddetta area quindi non era aperta al pubblico. Anche per questo fortunatamente non si sono registrati feriti e non ci sono state ripercussioni per l’operatività dello scalo che è sempre stata regolare.
In un incidente nel 2001 aveva perso entrambe le gambe. Era diventato uno straordinario atleta paralimpico (8 medaglie d’oro ai Giochi). Il passaggio all’handbike e l’ultimo incidente nel 2020
Alex Zanardi
È scomparso a 59 anni Alex Zanardi: ex pilota automobilistico (44 gare in F.1), straordinario atleta paralimpico, dopo che in un incidente in pista nel 2001 perde entrambe le gambe, esempio di resistenza e amore per la vita. Il 19 giugno 2020, durante una staffetta di beneficenza in handbike rimane coinvolto in un incidente vicino a Pienza. Torna a casa nel 2021.
L’infanzia e i motori – Talento e carattere, fin da bambino. Nato a Bologna nell’ottobre del 1966, Alessandro Zanardi è cresciuto in un contesto umile, da mamma Anna, sarta, e da papà Dino, idraulico. Ancora piccolissimo si trasferisce con la famiglia a Castel Maggiore, dove cresce appassionato di Formula 1 in una terra di motori e velocità. Una passione inizialmente osteggiata dalla famiglia, soprattutto dopo la scomparsa della sorella maggiore Cristina, morta nel 1979 a causa di un incidente d’auto. Nella vita di Alessandro, per tutti Alex, i motori erano però già qualcosa di più di un interesse che poteva essere fermato: erano una direzione. La sua. Il primo mezzo arrivò relativamente tardi, soprattutto se confrontato con i tempi sempre più veloci del motorsport moderno: a quattordici anni papà Dino gli regalò un kart con cui Alex iniziò a divertirsi con gli amici, esordendo in una prima corsa professionistica nel 1980 a Vado. La prima partecipazione a un campionato nazionale, nella categoria 100cc, fu nel 1982: poche risorse, il padre nel ruolo di meccanico e i primi, promettenti, risultati. Il passaggio decisivo nella sua carriera arrivò nel 1988, con il debutto nella Formula 3 italiana al volante di una Dallara-Alfa Romeo: sono anni in salita, fatti di crescita, di delusioni ma anche di primi successi. Nel 1991 il passaggio nella Formula 3000, un altro passo verso le apre le porte della Formula 1, che varcò con il primo test al volante di una monoposto Footwork Arrows. Da quel momento nel cose, come spesso succede nel motorsport, iniziarono a muoversi sempre più velocemente: sempre nel 1991 con la scuderia Jordan, al Gran Premio di Spagna, Zanardi debuttò in F1 sostituendo il pilota Roberto Moreno nel terzultimo appuntamento del campionato. La sua carriera in Formula 1 proseguì per altre tre stagioni: con Minardi nel 1992, con Lotus nel 1993 e 1994. Il suo miglior risultato fu un sesto posto ottenuto con la Lotus nel 93 e in totale disputò 44 Gran Premi. Rimasto senza contratto nel 1995, Zanardi si appassionò velocemente alle corse americane e debuttò nel 1996 nel campionato CART (l’attuale Indycar) ottenendo fin da subito grandi risultati con la vittoria di due titoli consecutivi nel 1997 e 1998. Nel 1999 torna in Formula 1 con la Williams ma la stagione, fin da subito difficile per l’italiano, sarà la sua ultima nella massima serie prima del ritorno nelle gare americane.
La seconda vita – È nel 2001 che Zanardi fa così l’atteso ritorno nella categoria CART, in un anno destinato a cambiare per sempre la sua vita. 15 settembre 2001 Lausitzring, Germania: Partito dalle retrovie, Zanardi costruisce una rimonta costante, superando avversari giro dopo giro fino a portarsi in testa alla gara. A tredici giri dalla fine, subito dopo l’ultima sosta ai box la vettura perde aderenza, tradita da liquidi in pista, e diventa incontrollabile. La monoposto si gira di colpo, attraversa la carreggiata e resta esposta proprio mentre sopraggiungono a piena velocità Patrick Carpentier e Alex Tagliani. Il primo riesce a evitare l’impatto, il secondo non ha spazio per farlo. L’urto è devastante: la vettura di Tagliani colpisce quella di Zanardi nella zona anteriore, nel punto più vulnerabile. La forza dell’impatto è tale da spezzare letteralmente in due la monoposto. Rimane in coma farmacologico per quattro giorni e condizioni, subito apparse disperate, lo portano a ricevere l’estrema unzione. In corpo, dopo l’incidente, gli era rimasto solo un litro di sangue rispetto ai cinque di un uomo adulto. Ma la storia di Alex era ancora tutta da scrivere: migliora di giorno in giorno, sorprendendo gli stessi medici, affrontando quindici operazioni con coraggio e forza d’animo. La prova più dura però è accettare la doppia amputazione alle gambe, immagine evidente di una vita destinata a cambiare per sempre. Per Zanardi iniziò così una dura fase di riabilitazione che non spense, neanche per un secondo, la sua passione per lo sport, la velocità e i motori: nel 2003 tornò nel circuito tedesco nel quale due anni prima era stato vittima del terribile incidente, per ripercorrere simbolicamente i restanti 13 giri della gara del 2001 a bordo di una vettura appositamente modificata. Negli anni successivi continuò a correre tra Gran Turismo e WTCC.
I successi paralimpici – “L’incidente mi ha dato modo di fare cose che forse in un’altra vita non avrei mai avuto l’occasione di provare”. Con questo spirito Zanardi ha affrontato la sua seconda vita, lanciandosi in una carriera straordinaria nell’handbike e trasformandosi rapidamente in uno degli atleti di riferimento a livello mondiale. Il debutto arriva nel 2007 con la maratona di New York, chiusa con un sorprendente quarto posto, risultato che segna l’inizio di un percorso agonistico del tutto nuovo. Da quel momento la progressione è costante: nel 2010 conquista il titolo italiano su strada, mentre nel 2011 si mette in evidenza ai Mondiali di Roskilde con un argento nella cronometro e un quinto posto nella prova in linea. Sempre nel 2011 arriva uno dei momenti simbolici della sua nuova carriera: la vittoria alla maratona di New York, accompagnata dal record di categoria. Pochi mesi dopo si ripete a Roma, dove non solo vince ma stabilisce anche il primato del percorso. Il 2012 rappresenta l’apice della sua parabola paralimpica. Ai Giochi di Londra conquista tre medaglie: due ori, nella cronometro e nella prova su strada, e un argento nella staffetta mista. Negli anni successivi continua a dominare la scena internazionale: tra Coppe del Mondo e Mondiali, raccoglie titoli sia a cronometro sia nelle prove su strada, spesso affiancato dai compagni di squadra nella staffetta mista. Nel 2016 si ripete alle Olimpiadi di Rio: due medaglie d’oro e un argento, a cinquant’anni, dando ancora una volta prova del suo infinito spirito di adattamento, della sua forza e di un carattere che – per sua stessa ammissione – gli ha permesso di ricominciare davanti a qualsiasi sfida.
Il buio – Il destino però, con quel ragazzo di Castel Maggiore, sembrava non aver ancora finito. Il 19 giugno 2020, durante una staffetta benefica in handbike organizzata a sostegno della lotta contro il Coronavirus, rimase coinvolto in un nuovo drammatico incidente: nei pressi di Pienza, lungo la SS146, perse il controllo del mezzo e si scontrò con un camion che proveniva dalla direzione opposta. Trasportato d’urgenza al policlinico Le Scotte di Siena, fu sottoposto a un complesso intervento neurochirurgico e maxillo-facciale. Le sue condizioni apparvero da subito critiche, con ricovero in terapia intensiva e prognosi riservata. Nei giorni successivi venne operato altre tre volte e, il 21 luglio, fu trasferito in un centro specializzato di Lecco per iniziare il percorso riabilitativo. Il 24 luglio, però, a causa di alcune complicazioni, dovette essere nuovamente riportato in terapia intensiva, questa volta all’ospedale San Raffaele di Milano. Le condizioni, in lento miglioramento, portano i medici a decidere a novembre dello stesso anno per un primo trasferimento all’Azienda Ospedaliera di Padova, dove nel gennaio 2021 riacquista la coscienza. A dicembre dello stesso anno può fare ritorno a casa, al fianco della moglie Daniela e del figlio Niccolò. È lì che ha trascorso, al fianco dell’affetto dei più cari, gli ultimi anni, in un silenzio mediatico che ha sempre indicato le gravi e precarie condizioni di salute. L’ennesima sfida di una vita piena di tempeste, che Zanardi ha affrontato con coraggio e forza. Fino alla fine.
La decisione nella notte quando le fiamme sono state spinte a valle dal vento: 3500 persone in cerca di una sistemazione
Notte di paura e mobilitazione senza precedenti sui Monti Pisani, dove l’incendio divampato tre giorni fa tra Lucca e Pisa ha assunto proporzioni drammatiche. Le fiamme, dopo aver scollinato il monte Faeta, sono scese rapidamente verso l’abitato di Asciano, spinte daforti raffiche di vento che hanno reso vana, nelle ultime ore, la barriera protettiva dei soccorsi.
Il bilancio ambientale è pesantissimo: sono già 400 gli ettari di bosco andati in fumo. Ma è l’emergenza civile a segnare il punto di massima criticità. Nel cuore della notte, il sindaco di San Giuliano Matteo Cecchelli ha firmato un’ordinanza contingibile e urgente disponendo l’evacuazione totale della frazione di Asciano fino alla strada provinciale 30 Lungomonte. Una misura che coinvolge circa3500 persone, invitate a trovare sistemazioni autonome presso parenti o amici o, in alternativa, a rivolgersi alle strutture allestite dal Comune.
La macchina dei soccorsi è imponente. Sul versante di Asciano operano 48 vigili del fuoco con 19 mezzi, supportati da squadre dell’Esercito, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato per gestire l’esodo della popolazione. Dalle prime luci dell’alba sono ripresi i lanci dall’alto con un elicottero regionale e tre Canadair giunti da Ciampino e Genova.
Per l’accoglienza sono stati attivati due poli strategici: la palestra di Ghezzano, dove sono già ospitate un centinaio di persone, e la palestra della scuola Verdigi di Pappiana, attrezzata specificamente per i soggetti fragili con assistenza medica dedicata.
Il Centro operativo comunale (Coc) resta attivo h24 al numero 050.819299 per gestire le segnalazioni di persone non autosufficienti e coordinare gli spostamenti in sicurezza. L’invito categorico alla cittadinanza resta quello di limitare l’uso dei mezzi privati per non intralciare il transito dei veicoli di emergenza.
Incendio sul monte Faeta, le fiamme minacciano le abitazioni: famiglie evacuate(Fotoservizio Andrea Vignali / Del Punta)
Anche 23 italiani. Condanna di Ue e Turchia, per Netanyahu ‘sostengono Hamas’. Gli Usa condannano la Flotilla e minacciano chi la sosterrà
Flotilla
Un braccio di ferro che si ripete a distanza di mesi, senza però riuscire a scalfire nessuna delle posizioni in campo.
La Global Sumud Flotilla, composta da oltre 50 navi salpate da diversi porti europei nel tentativo di raggiungere Gaza per distribuire aiuti umanitari, è stata intercettata dalle forze di Israele che, al contrario, considera “legittimo” il blocco imposto alla Striscia dal 2007 e definisce “complici di Hamas” gli attivisti a bordo.
L’arrembaggio della Marina militare israeliana è avvenuto in piena notte in acque internazionali al largo di Creta, tra le 70 e le 120 miglia dalle coste di Israele: 22 imbarcazioni delle 58 in rotta per Gaza sono state intercettate e 175 attivisti di diverse nazionalità – tra cui 23 italiani – sono stati fermati e trasferiti a bordo di una nave militare israeliana. Inizialmente per essere condotti ad Ashdod ed essere poi espulsi nel giro di 24 ore.
Fino al dietrofront israeliano: “In coordinamento con il governo di Atene“, i partecipanti della Flotilla fermati vengono fatti sbarcare in Grecia, nel porto di Ierapetra sull’isola di Creta. “Missione portata a termine con successo” per il premier Benyamin Netanyahu che ha ironizzato: “Continueranno a vedere Gaza su Youtube“.
Nonostante l’esito inaspettato e meno muscolare del previsto, la vicenda, come le due precedenti di luglio e ottobre 2025, ha suscitato dure reazioni internazionali. A cominciare dalla Turchia – che nel 2010 perse 8 propri concittadini a bordo della prima Gaza Freedom Flotilla, rompendo per anni le relazioni con Israele – che ha denunciato “un atto di pirateria” e chiesto alla comunità internazionale di “adottare una posizione unitaria contro questa azione illecita“. L’Unione europea ha invitato Israele al rispetto del diritto internazionale, “compreso il diritto umanitario e quello marittimo, che – precisa – è molto chiaro”.
Anche la premier Giorgia Meloni ha condannato “il sequestro delle imbarcazioni” sollecitando “l’immediata liberazione di tutti gli italiani illegalmente fermati“. Italia e Germania hanno inoltre diffuso una dichiarazione congiunta chiedendo, oltre al rispetto del diritto internazionale, anche di “astenersi da azioni irresponsabili“, e ricordando come sia Roma che Berlino siano già impegnate a fornire aiuti umanitari a Gaza. La Spagna, che conta una trentina di connazionali tra i fermati, ha convocato l‘incaricata d’affari israeliana a Madrid (i due Paesi hanno richiamato i loro reciproci ambasciatori per lo scontro politico scoppiato con la guerra nella Striscia) per esprimere “la più energica condanna“, mentre Parigi ha sottolineato “la priorità assoluta della sicurezza” dei suoi 15 concittadini, tra cui una consigliera comunale di Parigi del partito comunista.
Ma per Israele “l’intervento tempestivo” – contro quella che ha ribattezzato la “Condom Flotilla” per i preservativi trovati a bordo – si è reso “indispensabile” per “prevenire un’escalation ed evitare frizioni e violenze“. Rispondendo alle critiche di Ue e Italia, il ministero degli Esteri ha accusato inoltre “questa specifica flottiglia” di aver “tentato attivamente di bloccare una nave mercantile israeliana“. E ha puntato il dito contro “provocatori professionisti” mossi da Hamas “con l’obiettivo di sabotare la transizione alla seconda fase del piano di pace di Trump” per Gaza, tuttora in stallo, e cioè il disarmo della fazione islamica palestinese e la ricostruzione della Striscia.
Lo stesso Board of Peace, che di quel piano rappresenta il pilastro, ha riferito su X che, dalla tregua entrata in vigore a ottobre scorso, è “aumentato in modo significativo il sostegno alla popolazione di Gaza: gli aiuti alimentari raggiungono tre volte più persone di prima“. Con un attacco agli attivisti: “Non sanno nulla e si preoccupano ancora meno delle condizioni dei gazawi. È disgustoso speculare sulla miseria delle persone per accrescere i vostri profili sui social“.
Il dipartimento di Stato Usa ha condannato fermamente la “flottiglia di Gaza“ intercettata dall‘esercito israeliano al largo di Creta, definendola un’iniziativa filo Hamas e “controproducente“, e valuteranno “l’impiego degli strumenti a disposizione per imporre conseguenze a coloro che le forniscono sostegno“, appoggiando “le azioni legali intraprese dai nostri alleati contro di essa“. Washington si aspetta “che tutti i nostri alleati intraprendano azioni decise contro questa insensata trovata politica, negando l’accesso ai porti, l’attracco, la partenza e il rifornimento alle imbarcazioni che partecipano alla flottiglia“.
Global Sumud Flotilla diffonde video con soldato che sale a bordo – La Global Sumud Flotilla ha diffuso nella notte tramite il suo canale Telegram un video che sembra mostrare l’abbordaggio di una delle barche da parte della Marina israeliana. Nel video – che porta l’indicazione delle 2:01 di notte – si vede l’equipaggio di una delle barche con le mani alzate o sopra la testa. Da fuori campo si sente gridare degli ordini, in lingua inglese: “Quanti siete a bordo? Nessuno si muova“. L’equipaggio non risponde, qualcuno riprende con il telefonino. Negli ultimi secondi del video si vede un militare armato che, dalla destra dell’inquadratura, sale a bordo.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha aperto le celebrazioni della Festa del Lavoro 2026 con una visita allo stabilimento Piaggio di Pontedera (PI), uno dei simboli della creatività e dell’operosità italiana.
La scelta di celebrare il 1° maggio nei luoghi rappresentativi del lavoro in Italia, rinnovata anche quest’anno, si inserisce in una consuetudine ormai consolidata, avviata dallo stesso Presidente a Reggio Emilia nel 2023 e proseguita a Cosenza nel 2024 e a Latina nel 2025.
Al suo arrivo, il Capo dello Stato è stato accolto da Matteo Colaninno e Michele Colaninno, rispettivamente Presidente esecutivo e Amministratore delegato del Gruppo Piaggio S.p.A.
Insieme a loro, ha visitato l’officina della fabbrica, cuore storico del Gruppo, osservando le linee di montaggio e le fasi di assemblaggio degli scooter, tra cui la Vespa, che quest’anno compie 80 anni. Il percorso si è poi concluso con la visita al Museo Piaggio.
Successivamente, nell’Auditorium del Museo, alla presenza delle autorità locali, il Presidente ha preso parte all’evento celebrativo del 1° maggio 2026, aperto con l’esecuzione dell’Inno nazionale.
Nel corso dei lavori sono intervenuti Andrea Madonna, Presidente dell’Unione Industriale Pisana, il Presidente Matteo Colaninno, Pamela Vanni, Rappresentante dei lavoratori dello Stabilimento Piaggio, e Marina Elvira Calderone, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.
L’intervento conclusivo è stato affidato al Presidente della Repubblica.
Il lavoro plasma il nostro essere e il nostro futuro. Contribuisce a far mettere radici, a renderci artefici, protagonisti, responsabili della società che lasciamo a figli e nipoti.
Per Pontedera questa è stata la seconda visita di Mattarella: il Capo dello Stato era già stato in città nel 2018, in occasione delle celebrazioni per il 40° anniversario della scomparsa del Presidente emerito Giovanni Gronchi.
Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Celebrazione della Festa del Lavoro e della visita alla Piaggio di Pontedera
Rivolgo il saluto più cordiale a tutti i presenti, al Presidente della Regione, al Sindaco, al Presidente della Provincia, all’Arcivescovo; a tutti coloro che sono qui in questo suggestivo Auditorium di questo affascinante Museo, che ho avuto la possibilità di vedere, purtroppo, velocemente.
Un augurio particolarmente intenso alle lavoratrici e ai lavoratori della Piaggio, ai loro familiari, a quanti operano nelle aziende della filiera, a tutti coloro che lavorano in questo territorio storicamente ricco di attività produttive e di creatività.
Un esempio di connessione tra conoscenza e produttività.
In queste contrade viene da citare il grande storico dell’economia Carlo Cipolla: “gli italiani sono abituati, diceva, fin dal Medio Evo, a produrre, all’ombra dei campanili, cose belle che piacciono al mondo”.
Siamo a Pontedera per celebrare, oggi – con la presenza del Ministro del lavoro – il lavoro italiano, fondamento essenziale della nostra convivenza, del nostro progredire, della nostra vita democratica.
Ringrazio la Ministra del Lavoro, il Presidente della Piaggio, la Signora Pamela Vanni, il Presidente dell’Unione industriali pisani per le considerazioni che hanno svolto, per le riflessioni che ci hanno proposto.
Domani, Primo maggio, è la festa dei lavoratori di tutto il mondo.
È una festa della Repubblica, che sul lavoro si fonda.
Anticiparne la celebrazione in questo luogo, ripeto, così iconico ricorda il cammino del nostro Paese con le sue fatiche e i suoi successi, il dinamismo che ha fatto breccia nei mercati e nell’immaginario collettivo, sottolinea la tessitura della solidarietà e dei diritti in fabbrica e fuori di essa.
Ne sono espressione gli scooter che hanno caratterizzato un’epoca nella ricostruzione italiana del secondo dopoguerra, segnando lo sviluppo di una società contraddistinta dalla mobilità e dalla libertà di azione che da essa derivava.
Piaggio, con la Vespa, e Innocenti con la Lambretta, hanno imposto a livello internazionale un modello che persiste.
La Vespa è, tutt’ora, nel mondo, uno dei simboli della creatività e della industriosità dell’Italia.
Il lavoro plasma il nostro essere e il nostro futuro.
Contribuisce a far mettere radici, a renderci artefici, protagonisti, responsabili della società che lasciamo a figli e nipoti.
Domande e bisogni segnano le fisionomie delle società.
La produzione di ricchezza e la sua distribuzione alimentano la qualità della vita, il benessere della comunità, realizzano i valori a cui si ispirano la nostra convivenza e la nostra cultura, caratterizzano la sostenibilità sociale del nostro modo di essere.
Il lavoro è attore preminente nella realizzazione degli obiettivi di solidarietà sociale assegnati dalla Costituzione.
La modernità modifica i ruoli propri al lavoro nella società contemporanea.
La velocità nell’innovazione è sempre più cifra di questo nostro tempo.
L’accelerazione tecnologica, peraltro, non conduce alla eliminazione del lavoro, ma alla sua trasformazione.
Una trasformazione che, in questo cambiamento d’epoca, rischia di condurre anche a forme di una sua svalutazione, rischio da prevenire e scongiurare.
Il lavoro è presidio della società.
È espressione della libertà della persona e dell’intera comunità.
È dignità.
È strumento di partecipazione, di costruzione.
L’obiettivo di una piena e buona occupazione è iscritto tra quelli della nostra democrazia.
È il messaggio dei Costituenti che hanno voluto che la Repubblica – di cui stiamo per festeggiare l’ottantesimo compleanno – fosse “fondata sul lavoro” proprio per dare alla democrazia, alla libertà, all’uguaglianza – finalmente conquistate – un contenuto più forte e impegnativo.
Per sottolineare che la Repubblica sarebbe stata il tempo delle opportunità.
Fu una scelta coraggiosa e lungimirante quella dell’articolo 1 della Costituzione, che definì, con magistrale brevità, un insieme assai denso di valori, nei quali si sono riconosciute tutte le forze e le culture dell’Italia liberata.
Meuccio Ruini, presidente della Commissione dei 75 alla Costituente, parlò dell’avvio di una “nuova fase” della storia proprio perché per la prima volta si riusciva a unire “la democrazia puramente politica” con la prospettiva di “una democrazia sociale ed economica”.
Questo compito appartiene alla Repubblica e costituisce un orizzonte comune, nel confronto tra i diversi, legittimi, indirizzi politici.
L’industria è pilastro per l’Italia. Quella manifatturiera contribuisce al Pil nazionale nella misura del 15%.
Seconda in Europa, ottava nel mondo, la manifattura italiana è veicolo fondamentale e motore di crescita.
Per essere attori, e non piatti curatori di un’eredità passata, sappiamo che non serve attardarsi a misurare sterilmente la realtà sulle immagini rimandate dallo specchietto retrovisore ma occorre guardare avanti.
Ci deve guidare la capacità di innovazione basata sulla sostenibilità, lungimirante elemento di guida per la resilienza delle aziende in un mondo sempre più complesso.
Pesano le fragilità dell’economia internazionale sulle nostre aziende. Pesano i conflitti e le guerre.
Per produttività e capacità di innovazione registriamo in Europa un deficit competitivo. Occorre eliminare al più presto le barriere che ancora impediscono una compiuta unione dei nostri mercati interni. Bisogna orientare gli investimenti nei settori più strategici e con il maggiore potenziale di crescita.
È una consapevolezza diffusa fra i membri dell’Unione, tra i suoi Paesi, tanto è vero che la Commissione ha ritenuto di proporre un regolamento, dal significativo titolo Provvedimento di accelerazione industriale, ispirato al rapporto Draghi e diretto a rafforzare la base industriale continentale, a promozione del Made in Unione Europea.
È tempo di visione. Non di misure di corto respiro.
È tempo di procedere, con coraggio, sulla strada dell’integrazione europea.
Nel frattempo siamo chiamati a fare la nostra parte.
Potremmo intendere i punti maggiormente critici del nostro mercato del lavoro come potenzialità ancora inespresse, come riserve a cui attingere per dare nuovo impulso alla società e all’economia italiana.
Certamente la prima di queste leve su cui concentrarsi è il lavoro delle donne.
L’occupazione femminile in Italia è anch’essa cresciuta negli ultimi anni, raggiungendo tassi che per noi costituiscono un primato. Tuttavia resta consistente il gap da colmare rispetto alla media europea. Il divario di genere, che emerge non soltanto dai tassi di occupazione ma anche dalla disparità che perdura nelle retribuzioni e nelle carriere, va colmato con un complesso di interventi e attenzioni: sui fattori strutturali e sui contesti territoriali, ma anche sulla qualità del lavoro e sui servizi per favorire la conciliazione con gli altri impegni di vita.
L’altro punto critico da intendere come “riserva” di potenziale sviluppo è il lavoro dei giovani.
Ancora troppo alta l’età di ingresso nel mercato del lavoro.
Nella nostra società i giovani sono poco ascoltati. C’è una scarsa attenzione alla loro maturazione e alla loro indipendenza.
Se guardiamo ai lavoratori definiti “indipendenti” che lavorano per un solo datore – insomma lavoratori autonomi senza autonomia – scopriamo che la parte più consistente è formata proprio da under 30.
Sono numerosi i giovani ben istruiti che lasciano il nostro Paese per lavorare all’estero.
Sono più di quelli che vengono in Italia.
Nell’interesse del Paese questa tendenza va invertita.
Nostri giovani lasciano l’Italia, altri arrivano. Il sistema produttivo reclama manodopera: c’è di che riflettere.
Il tema delle migrazioni è rilevante in tutta Europa. L’impoverimento demografico da un lato, la crescita delle esigenze di lavoro che non trovano risposta dall’altro, pongono le nostre società di fronte al bisogno di misurarsi con questi problemi usando razionalità e saggezza, sollecitando cooperazione con i Paesi di origine.
In questo ambito si colloca il Piano Mattei, varato e sviluppato dal Governo.
Due giorni fa, la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro ha riproposto alla attenzione delle opinioni pubbliche una piaga che non accenna a sanarsi.
Un richiamo che, in verità, giunge dalle dolenti note di ogni giorno.
Le cronache ci restituiscono, pressoché quotidianamente, notizie di lavoratrici e di lavoratori che perdono la vita o rimangono infortunati, nello svolgimento delle loro attività. La sicurezza sul lavoro resta un impegno, un dovere, che non consente rinunce o distinguo. Tra luoghi di lavoro e in itinere sono oltre mille le vite spezzate ogni anno.
Nel ricordarle, rinnovando la vicinanza alle famiglie delle vittime, ribadiamo che si tratta di un tributo inaccettabile.
La lotta alle incurie, all’illegalità, alle imprudenze deve coinvolgere tutti.
Imprenditori, lavoratori, istituzioni, società.
Sono le cronache a intimarci che ciò facciamo non è ancora abbastanza per tutelare la salute di chi lavora.
Deve migliorare l’organizzazione, il rispetto delle regole, la cultura della sicurezza comune.
Le imprese italiane che fanno dell’innovazione e della qualità il cuore del loro impegno sono tante.
E costituiscono un traino.
A rafforzare il modello contribuisce la cura degli ambienti e delle relazioni umane, la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, la sintonia con le comunità e i territori che fa crescere efficienza e competitività delle aziende.
Le fabbriche, i lavoratori, le organizzazioni sindacali, sono state in primo piano nella costruzione – dopo la guerra – della nuova Italia, nello sviluppo dei diritti, nel welfare, nella civiltà.
Un Paese forte, in cui vige l’eguaglianza dei cittadini, vive di coesione sociale.
La coesione sociale richiede che il lavoro e la tutela dei lavoratori siano effettive, contro ogni illegalità e sfruttamento che rappresentano una minaccia alla stessa convivenza.
Le parti sociali – sindacati, imprese, associazioni – sono chiamate a contribuirvi con i loro valori.
Il dialogo sociale non deve mai interrompersi.
Le fabbriche, con la loro inventiva, con l’orgoglio operaio di prodotti eseguiti alla perfezione, hanno offerto, in questi ottant’anni della vita della Repubblica, una lezione.
Oggi sono – siamo – a confronto con la sfida dell’Intelligenza Artificiale.
Ebbene proprio a un territorio e a realtà come queste credo si possa applicare una riflessione di Carlo Cattaneo che, nel cuore della rivoluzione industriale di quel tempo, nel 1845, nel suo “Industria e morale” affermava che le rivelazioni della scienza si vanno collegando per molteplici fila alle fatiche dell’officina, elevandole ad alta dignità.
E fu la cultura politecnica a unire umanesimo e scienza, dando vita a quella che venne definita “civiltà delle macchine”, con la persona al centro di questi processi.
È oggi una nuova frontiera con cui dobbiamo misurarci, nella riaffermazione dei valori che ispirano la nostra comunità.
Alle confederazioni Cgil, Cisl e Uil che domani celebrano insieme il Primo maggio con il motto “Lavoro dignitoso” rivolgo l’augurio più intenso.
L’organizzazione sindacale, la sua libertà, e anche la sua capacità di trovare momenti ampi e importanti di unità, è parte insostituibile della vita democratica.
Rivolgo un saluto a tutti i sindacati che rappresentano i lavoratori e i loro interessi.
Un saluto speciale ai giovani che si ritroveranno a Roma – come ormai è consuetudine – nel concertone di piazza San Giovanni.
Buona festa del lavoro, ancora una volta, anche a chi il lavoro lo sta cercando, a chi lo difende, a chi cerca di superare le barriere del lavoro povero e precario.
Il caso riguarda calciatori con doppia cittadinanza e potrebbe coinvolgere 133 partite, per le quali si rischia che venga disposta la ripetizione.
Un clamoroso caso passaporti sta agitando il mondo del calcio olandese, con la Eredivisie – il massimo campionato del Paese – che rischierebbe addirittura di non essere portato a termine. Come riportato da ESPN, circa 25 giocatori sono rimasti coinvolti in una crisi nata dalla confusione sulla doppia nazionalità e senza precedenti nei Paesi Bassi.
Lunedì prossimo, una sentenza del tribunale di Utrecht nel caso tra il club che ha dato il via a tutto — il NAC Breda— e la KNVB (la Federcalcio dei Paesi Bassi) potrebbe stravolgere il mondo del pallone olandese. Se il giudice dovesse dare ragione al NAC, la federazione rischierebbe un caos nel calendario e la possibile ripetizione di almeno 133 partite.
Ma di cosa stiamo parlando? Come si è arrivati a questo punto? Al centro della vicenda ci sono giocatori indonesiani, surinamesi e capoverdiani che hanno accettato di rappresentare questi Paesi a livello di Nazionale senza immaginare le conseguenze. Il giorno dopo la sconfitta per 6-0 del NAC Breda contro il Go Ahead Eagles dello scorso 15 marzo, i conduttori del podcast “De Derde Helft” hanno analizzato la partita. Durante la discussione, l’opinionista Rogier Jacobs ha lanciato una provocazione: «Il NAC Breda potrebbe ancora vincere questa partita».
Jacobs ha spiegato che il Go Ahead potrebbe aver schierato un giocatore non convocabile, Dean James, dopo che il terzino aveva accettato nel marzo 2025 la convocazione dell’Indonesia. «Se sei un calciatore olandese con radici indonesiane, puoi scegliere di giocare per l’Indonesia. Ottieni un passaporto, ma quello che molti non sanno è che in alcuni casi perdi la cittadinanza olandese».
«Se un giocatore rinuncia alla cittadinanza olandese, entra in una giurisdizione diversa: diventa a tutti gli effetti uno straniero», ha spiegato la professoressa di diritto sportivo Marjan Olfers. «E quindi deve avere un permesso di lavoro per poter giocare». James avrebbe però continuato a giocare senza questo permesso, risultando quindi non convocabile. «Se il NAC lo scopre e presenta ricorso, la partita potrebbe essere assegnata a loro», aveva detto Jacobs. E così è stato: quattro giorni dopo la pubblicazione del podcast, il NAC ha presentato un reclamo alla KNVB.
Dall’Indonesia a Capo Verde, l’effetto domino delle Nazionali – Indonesia, Suriname e Capo Verde — ex colonie o Paesi con forti legami migratori con i Paesi Bassi — avevano da tempo iniziato a rafforzare le proprie Nazionali con giocatori cresciuti in Olanda. Ma secondo la legge olandese, chi acquisisce volontariamente un’altra cittadinanza perde automaticamente quella olandese.
Questo ha creato un problema enorme: molti giocatori, accettando la doppia nazionalità, hanno perso lo status di cittadini dell’Unione europea. E Paesi come l’Indonesia non riconoscono la doppia cittadinanza, rendendo questi calciatori extracomunitari e quindi soggetti all’obbligo di permesso di lavoro. Per ottenerlo, nei Paesi Bassi un giocatore sopra i 21 anni deve guadagnare almeno 608mila euro l’anno (circa la metà per gli under 21). Una soglia che ha escluso diversi calciatori, alcuni dei quali hanno continuato a giocare senza rendersene conto.
Già nel 2025 il tema era emerso, ma era stato sottovalutato. «Abbiamo lanciato un allarme, ma è stato ignorato», ha spiegato Evgeniy Levchenko, presidente del sindacato calciatori VVCS.
Alcuni club, come l’Ajax, avevano già affrontato la questione. Il portiere Maarten Paes, passato nel 2026 dall’FC Dallas all’Ajax, è stato trattato fin da subito come extracomunitario, con richiesta di permesso di lavoro. Ma fuori dai grandi club — come Feyenoord, PSV Eindhoven e Ajax — le competenze legali sono più limitate.
Alcuni giocatori ammettono le proprie responsabilità. «Se lo avessi saputo, ci avrei pensato meglio», ha detto LucianoSlagveer. «Se è vero che ho perso il passaporto olandese, allora la colpa è anche mia». «Do la colpa solo a me stesso», ha aggiuntoTim Geypens dell’FC Emmen. «Avrei dovuto informarmi meglio».
Altri non sono d’accordo. «Noi giochiamo solo per il nostro Paese», ha detto Justin Hubner del Fortuna Sittard. Un agente ha aggiunto che le federazioni hanno contattato direttamente i giocatori, senza coinvolgere club o procuratori.
Cosa potrebbe succedere adesso – Dopo la pausa per le nazionali di marzo, diversi club hanno messo temporaneamente fuori rosa i giocatori coinvolti. Alcuni, come i surinamesi, sono poi tornati in campo grazie a permessi temporanei.
Nel frattempo, la Federcalcio olandese e l’Eredivisie hanno respinto la richiesta del NAC Breda di rigiocare la partita, sostenendo che né il giocatore né il club erano consapevoli dell’irregolarità. Tuttavia, diversi legali ritengono che il NAC abbia buone possibilità di vincere in appello.
Il rischio è enorme: se il ricorso venisse accolto, altri club potrebbero impugnare i risultati di tutte le 133 partite coinvolte, compromettendo l’intera stagione. «Potrebbe significare che il campionato non si concluda», ha dichiarato Marianne van Leeuwen per la KNVB.
Il NAC sostiene invece che il ricorso riguarda solo una partita e che il rischio di effetto domino sia esagerato. Il giudice si è riservato la decisione, attesa per lunedì, mentre le autorità calcistiche lavorano con il governo per trovare una soluzione definitiva al caso passaporti. Nel frattempo, i giocatori restano sospesi tra identità e carriera. «Vorrei riavere la cittadinanza olandese, ma anche continuare a giocare per il Suriname», ha detto il portiere dell’FC Groningen Etienne Vaessen. «Serve trovare una via di mezzo».
Urla, insulti, pugni che volano. Scene di pura follia, domenica 26 aprile 2026, al «Don Mosso» di Venaria Reale al termine della partita fra le Cervotte e il Torino Under 17 femminile, conclusa con il punteggio di 4-3 in favore delle granata.
Urla, insulti, pugni che volano. Scene di pura follia, domenica 26 aprile 2026, al «Don Mosso» di Venaria Reale al termine della partita fra le Cervotte e il Torino Under 17 femminile, conclusa con il punteggio di 4-3 in favore delle granata.
Una partita decisa da un calcio di rigore, con annessa espulsione, fischiato dalla direttrice di gara – di Volpiano – proprio negli ultimi istanti di gioco. Una decisione che ha fatto imbufalire i genitori delle padrone di casa, a tal punto da far scatenare un parapiglia.
Così come raccontato da alcuni testimoni, al triplice fischio diversi supporter del Venaria non avrebbero trovato niente altro di meglio da fare che scagliarsi contro le recinzioni del campo rivolgendo pesanti insulti all’arbitra.
Secondo quanto ricostruito, alcuni tifosi avrebbero anche cercato di scavalcare per entrare sul terreno di gioco, per fortuna senza riuscirci. Inutili tutti i tentativi di riportate la calma delle giocatrici della squadra del Venaria, che con un comportamento sportivamente impeccabile non solo hanno limitato le proteste in campo, ma hanno anche cercato, senza risultato, di contenere la rabbia dei supporter.
Il peggio, tuttavia, è avvenuto sulle tribune, mentre la 16enne giacchetta nera veniva accompagnata e scortata per sicurezza da un dirigente del Venaria negli spogliatoi. Alcuni soggetti, infatti, hanno aggredito verbalmente i familiari della direttrice di gara: il padre, la madre e il fratellino piccolo che erano allo stadio per assistere alla partita. Si sono vissuti momenti di forte tensione.
La mamma dell’arbitra sarebbe stata spintonata e insultata pesantemente. Il padre, intervenuto per difendere la moglie e il figlio, sarebbe stato colpito con un pugno, rimanendo ferito al labbro inferiore. Sono stati loro, dopo l’aggressione, a chiamare i carabinieri anche se per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente hanno abbandonato il centro sportivo prima del loro arrivo.
Toccherà ora al giudice sportivo visionare attentamente il referto stilato dalla direttrice di gara, che fa parte della sezione di Chivasso, e prendere gli opportuni provvedimenti in modo da fare definitiva chiarezza su quanto successo a Venaria.
Non si è fatto attendere il commento e la presa di posizione di Giovanni Pasquale, presidente del Venaria Calcio:
«In merito all’episodio avvenuto presso il nostro impianto sportivo, desidero a nome mio e del direttivo dell’Asd Venaria Reale esprimere la più ferma condanna per ogni forma di violenza, verbale o fisica, che non ha alcun posto nello sport. Siamo profondamente rammaricati per quanto accaduto e desideriamo esprimere la nostra solidarietà all’arbitro e alla sua famiglia, che sono stati coinvolti in un episodio grave e inaccettabile. La nostra società si fonda su valori di rispetto, educazione e correttezza, che devono essere condivisi da atleti, tecnici, dirigenti e famiglie. Quanto accaduto rappresenta una violazione di questi principi e non può essere in alcun modo giustificato. Abbiamo già preso provvedimenti nei confronti di chi in prima persona si è reso protagonista di questo episodio e puntiamo con l’inizio della nuova stagione a sensibilizzare atleti e famiglie affinché non si verifichino più episodi simili, tutelando così la sicurezza e la serenità di tutti coloro che frequentano la nostra struttura. Lo sport deve rimanere un luogo di crescita, rispetto e condivisione, soprattutto per i più giovani».
Diminuiscono gli infortuni in azienda, ma il rischio di subire un incidente sul lavoro si sposta fuori dai luoghi tradizionali: l’anticipazione dello studio dei consulenti del lavoro realizzato in collaborazione con Inail
Operaio – 123RF
Diminuiscono gli infortuni in azienda, segnale incoraggiante di una maggiore attenzione alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, il rischio di subire un incidente sul lavoro si sposta fuori dai luoghi tradizionali, correndo lungo le strade. Con 9.444 casi nel 2024,Roma è la provincia italiana con il più alto numero di infortuni in itinere. Ancora più significativoil dato sui decessi: 86 nel triennio 2022-2024, pari al 35,5% delle morti complessive sul lavoro nel territorio. Dopo la Capitale si collocano Milano, Firenze, Genova e Torino: realtà in cui gli incidenti durante gli spostamenti casa-lavoro incidono in modo rilevante sul totale degli infortuni.
E’ quanto emerge dal focus della Fondazione studi consulenti del lavoro, ‘L’incidentalità in itinere-Dati e tendenze‘, su dati Inail, diffuso alla vigilia della Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro, in programma il prossimo 28 aprile, e corredato da un’analisi dettagliata con tabelle a livello provinciale e regionale.
Il report è un’anticipazione dello studio più ampio che sarà presentato nell’ambito del Forum Salute e Sicurezza, realizzato in collaborazione con Inail al Festival del Lavoro (Roma, 21-23 maggio).
Il report e i dati – A livello regionale, dunque, il Lazio presenta l’incidenza più elevata (26%), mentre, considerando i soli casi mortali, è il Veneto a registrare il valore più alto, seguito da Lazio e Friuli Venezia Giulia. Il fenomeno, inoltre, è in crescita: tra il 2022 e il 2024 gli infortuni in itinere sono aumentati dell’8,8%, con un peso sempre maggiore anche tra quelli mortali. E nel 2025, stando ai dati ancora provvisori, l’incremento è del 3,2%.
Non si tratta solo di sicurezza stradale. Alla base dell’incidentalità incidono fattori strutturali come la frequenza e la durata degli spostamenti, l’utilizzo del mezzo di locomozione, lo stress e l’affaticamento legati al pendolarismo, oltre all’invecchiamento della forza lavoro che rappresenta un elemento strutturale rilevante. L’aumento dell’età media degli occupati è infatti associato a una maggiore vulnerabilità: gli over 55, pur rappresentando il 21,1% degli infortunati, costituiscono circa il 34% delle vittime.
Incide anche la limitata diffusione del lavoro da remoto: in Italia quasi l’80% degli occupati lavora sempre in presenza e solo il 21% ha accesso allo smart working, contro il 34% della media europea. Il quadro tracciato evidenzia come gli incidenti in azienda siano diminuiti grazie ai numerosi interventi normativi degli ultimi anni.
Ma resta evidente la necessità di ampliare l’approccio alla prevenzione anche agli infortuni in itinere. A tal proposito, i Consulenti del Lavoro evidenziano l’opportunità di includere il rischio stradale nel Dvr aziendale (Documento di valutazione dei rischi), così da adeguare le misure di tutela a un contesto in continua evoluzione.
Il portiere del Saragozza Esteban Andrada domenica, nel derby di Liga2 contro l’Huesca, al 98′ e dopo una doppia ammonizione ha scatenato una rissa in campo andando a cercare e colpire il capitano avversario
Una squalifica complessiva di 13 giornate — 12 per il gesto e una per l’espulsione — è la sanzione inflitta dalla disciplinare della Rfef a Esteban Andrada, portiere del Saragozza, che domenica scorsa ha colpito con un pugno il capitano dell’Huesca Jorge Pulido.
Il derby, nella zona caldissima della classifica della Liga 2, la serie B spagnola, è stato molto combattuto (e vinto dall’Huesca 1-0). Al 98′ Andrada ha ricevuto un secondo cartellino gialloper aver spintonato il capitano avversario, Jorge Pulido, mentre l’arbitro andava verso il monitor della Var. Subito dopo l’espulsione, l’estremo difensore argentino ha iniziato a correre per il campo, raggiungendo di nuovo Pulido e rifilandogli un pugno allo zigomo sinistro.
Lingua originale: inglese In La Liga 2, il portiere del Real Zaragoza Esteban Andrada ha colpito con un pugno un giocatore avversario dopo essere stato espulso con un cartellino rosso.
In La Liga 2, Real Zaragoza goalkeeper Esteban Andrada punched an opposing player after being shown a red card.pic.twitter.com/PUSsIlwlJD
Ne è nata una rissa in campo e sono stati puniti anche il portiere dell’Huesca Dani Jimenez (4 giornate) e Dani Tasende del Saragozza (2 giornate).
La Commissione disciplinare nei confronti di Andrada ha quindi applicato il massimo della pena prevista (12 giornate) senza però considerare l’aggravante della lesione, che avrebbe potuto inasprire ulteriormente la sanzione. Andrada si è detto molto pentito scusandosi con tifosi, compagni e con Pulido, ricordando che in carriera in precedenza aveva ricevuto un solo cartellino rosso, e per aver toccato di mano fuori dall’area.
Traduzione Google: Dichiarazioni di Esteban Andrade
Modello 730 e spese sanitarie, ecco come funzionano per davvero le detrazioni e cosa scaricare dal reddito.
A fine mese i contribuenti italiani potranno finalmente verificare la propria situazione reddituale accedendo al cassetto fiscale sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Parte ufficialmente la campagna dei redditi 2026 con il primo modello dichiarativo disponibile.
Il modello 730 precompilato sarà consultabile dal 30 aprile, mentre potrà essere modificato e trasmesso a partire dal 15 maggio. Al suo interno sono già inseriti numerosi dati, tra cui le spese sanitarie, che rappresentano come sempre una delle voci più rilevanti per le detrazioni.
Spese sanitarie modello 730: ecco quelle che devi correggere – Le spese sanitarie sono tra gli elementi che più attirano l’attenzione dei contribuenti alle prese con il modello 730.
Si tratta infatti delle spese più diffuse e frequenti.
Molte di queste sono detraibili indipendentemente dal metodo di pagamento, mentre altre richiedono necessariamente un pagamento tracciabile.
Inoltre, non tutte le spese danno diritto immediato alla detrazione, perché esiste una franchigia iniziale che esclude una parte degli importi. A complicare il quadro si aggiunge la possibilità di detrarre anche le spese sostenute per i familiari a carico, che però spesso non compaiono automaticamente nella dichiarazione precompilata.
Nonostante il sistema della tessera sanitaria abbia semplificato molto le cose, restano diversi aspetti da verificare con attenzione per evitare errori.
Modello 730 e le detrazioni da sfruttare – Scontrini della farmacia, fatture del dentista o dell’oculista, ricevute per analisi, radiografie e visite mediche rientrano tra le spese più comuni sostenute durante l’anno. Quelle effettuate nel 2025 saranno inserite nella dichiarazione dei redditi (Modello 730) 2026.
Dal punto di vista delle regole:
le spese sostenute in farmacia o presso strutture del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) sono detraibili anche se pagate in contanti;
le spese presso specialisti privati richiedono invece un pagamento tracciabile (bancomat, carta, bonifico), altrimenti non sono detraibili.
Questo è uno degli aspetti più delicati da controllare nel 730 precompilato.
Le spese sanitarie dei familiari si possono scaricare? – Le spese sanitarie sostenute per un familiare a carico possono essere portate in detrazione dal dichiarante. È il caso, ad esempio, delle spese mediche di un figlio o del coniuge.
Tuttavia, queste spese non sempre sono presenti automaticamente nel modello 730 precompilato, perché spesso risultano associate al codice fiscale del familiare. Per questo motivo devono essere verificate e, se necessario, inserite manualmente.
Un familiare è considerato fiscalmente a carico se possiede:
un reddito annuo inferiore a 4.000 euro (se ha meno di 24 anni);
oppure inferiore a 2.840,51 euro (se ha più di 24 anni).
Superati questi limiti, il familiare non è più a caricoe le sue spese sanitarienon possono essere detrattedal contribuente, anche se lo stesso familiare non presenta dichiarazione perché rientra nella no tax area.
È quindi fondamentale verificare con attenzione questi requisiti per evitare errori.
Infine, va ricordato che sulle spese sanitarie si applica una franchigia di 129,11 euro: la detrazione del 19% spetta solo sulla parte eccedente tale soglia.
Un dettaglio apparentemente tecnico, ma decisivo per calcolare correttamente il rimborso fiscale spettante.
L’ex designatore arbitrale di Serie A e B è indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva.
Gianluca Rocchi (foto da video)
Gianluca Rocchi non si presenterà all’interrogatorio con il pm in merito all’indagine della Procura di Milano sul mondo arbitrale che vede l’ex designatore di Serie A e B, autosospesi negli scorsi giorni, indagato per concorso in frode sportiva.
Ad annunciarlo il legale di Rocchi, Antonio D’Avirro, in una nota: «Rocchi voleva presentarsi, ma ho deciso io di rinunciare perché, allo stato, non avendo conoscenza del fascicolo delle indagini preliminari, ritengo di non essere in grado di svolgere efficacemente il mandato difensivo».
Rocchi era stato convocato dai pm per l’interrogatorio fissato per giovedì 30 aprile. La stessa data è stata scelta anche per Andrea Gervasoni,supervisore VAR autosospesosi dopo che l’inchiesta è stata resa pubblica. Gervasoni, al momento, però sembra essere pronto a presentarsi all’interrogatorio e a rispondere alle domande degli inquirenti.
La federcalcio spagnola, con il benestare della Liga, vuole riportare fiducia nella tecnologia limitandola però alla discrezione delle due squadre.
(Photo by Angel Martinez/Getty Images)
Anche in Spagna l’operato arbitrale di questa stagione è stato spesso criticato. E per correre ai ripari la Federcalcio spagnola, che ha già ottenuto il benestare della Liga, ha in mente di portare avanti una riforma del VAR che consenta anche di riacquistare la fiducia persa nella tecnologia sia da parte dei tifosi che dei club.
Come riporta il quotidiano spagnolo As, i vertici arbitrali delle federcalcio spagnola hanno intenzione di avvalersi di un altro strumento, introdotto in questa stagione in Primera Federacion (terza divisione) e anche in Serie C in Italia, come il Football Video Support. A differenza del VAR il suo intervento avviene solamente su indicazioni dei due allenatori, con ogni squadra che ha due possibilità di revisione, ma se la decisione iniziale viene corretta, la possibilità di richiedere una revisione non viene persa. Può essere utilizzato pergol, rigori, espulsioni dirette e scambi diidentità. Non è prevista la sala VAR, che in Spagna è finita più di una volta al centro delle polemiche per scelte che hanno lasciato perplessi gli addetti ai lavori.
Per questo argomento specifico, la federcalcio spagnola non sta pensando di abolire la sala VAR, ma sta seriamente valutando di introdurre anche in Liga la richiesta di revisione da parte degli allenatori. Ma è bene sottolineare come qualsiasi decisione nel campo del VAR,supera la giurisdizione della Liga e della federcalcio spagnola, ma deve passare gioco forza da una scelta della FIFA. Ma in Spagna sono pronti a sottoporre una richiesta formale al massimo organo del calcio mondiale presieduto da Gianni Infantino.
Intanto, in Spagna si sta riflettendo profondamente per il livello degli arbitri nel campionato nazionale, che avrebbe destato preoccupazioni anche in seno alla FIFA, ritenuto inferiore a quello atteso per un campionato di questo livello, nonostante esponenti di spicco a livello europeo come Alejandro Hernandez Hernandez, che è stato appunto selezionato per arbitrare alcune partite dei Mondiali 2026. E, infine, su questo punto nella federcalcio spagnola si fa sempre più spazio il fondamento che vede l’uso del VAR come una fonte primaria per questo tipo di sviluppo negativo per le capacità dei direttori di gara, consapevoli che in caso di grave errore ci sia la tecnologia a poter rimediare.
Rosso diretto per i giocatori che per rivolgersi agli avversari si coprono la bocca. È una delle modifiche al regolamento che l’Ifab ha approvato all’unanimità nella riunione straordinaria che si è tenuta a Vancouver: la nuova norma era stata annunciata lo scorso marzo dallo stesso presidente della Fifa, Gianni Infantino, come forma di contrasto al razzismo in campo.
La modifica al regolamento – L’International Foootball Association Board ha accolto convoto unanime questa novità e ha introdotto anche l’espulsione per i giocatori che abbandonano il campo o per gli ufficiali di gara che li incitano a farlo per protestare contro una decisione arbitrale. Modifiche al regolamento che verranno applicate già negli ormai imminenti mondiali: queste decisioni fanno seguito a approfondite consultazioni che la stessa Fifa ha avuto con tutte le parti interessate. Infantino aveva spinto per questa modifica sottolineando che «chi non ha nulla da nascondere non ha motivo di celare il labiale, quindi se il gesto serve a coprire un’offesa discriminatoria, il cartellino rosso deve diventare la conseguenza naturale per ripulire il calcio da questi comportamenti inaccettabili».
L’episodio più recente che aveva sollevato il caso è quello che ha coinvolto Vinicius Junior del Real Madrid e Gianluca Prestianni del Benfica in Champions, con quest’ultimo che si era messo la maglia davanti alla bocca e che, riconosciuto colpevole di offese razziste, è stato squalificato per sei giornate. L’Ifab – fa sapere in una nota – sottolinea anche che «la squadra che causa l’interruzione di una partita, in linea di principio, perderà la gara a tavolino»; una decisione che sembra in scia alle polemiche seguite alla finale di Coppa d’Africa tra Marocco e Senegal. Le modifiche «saranno comunicate alle 48 squadre partecipanti alla Coppa del Mondo nelle prossime settimane».
Nico tra campo e mercato. La zuccata a Marcandalli gli ha causato un problema all’occhio. Secondo AS il Como sa già di doverlo salutare presto
Nico Paz
Arrivano novità dalla Spagna sul futuro di Nico Paz.Secondo il quotidiano AS, molto vicino agli ambienti madridisti, il Real sarebbe già certo di riprendersi l’argentino a fine stagione. Non solo: “Nico Paz sa già che il Real Madrid eserciterà l’opzione di riacquisto“, si legge. “L’evoluzione e l’impatto del giocatore in Serie A sono fuori discussione e il Real Madrid ritiene che sia arrivato il momento del ritorno. La scadenza per esercitare questa opzione è il 30 maggio, ma a Valdebebas è già chiaro che il futuro del prodotto del vivaio passa dal ritorno al club madrileno, e per questo i dirigenti si sono già mossi affinché tutte le parti siano informate della decisione. Il Como e Cesc Fàbregas sanno già che i giorni in cui potranno godere del talento di Nico Paz stanno per finire“.
Intanto oggi il ragazzo classe 2004 è stato costretto a uscire all’intervallo nella vittoria contro il Genoa. Su una palla alta si è scontrato testa contro testa col difensore avversario Marcandalli: una gran botta, dopo la quale Nico non vedeva bene da un occhio. Come ha spiegato Fabregas alla stampa, il nostro n°10 è stato trasportato in ospedale per accertamenti ma sembra stare meglio.
Il capo della Procura FIGC: “Confermo di aver ricevuto solo l’esposto di Rocca e di aver disposto l’archiviazione del procedimento”
Procuratore Federale Giuseppe Chinè
La FIGC prende posizione dopo le notizie di ieri che hanno sconvolto il calcio italiano. La fa per bocca del Procuratore Federale Giuseppe Chinè, che in una nota ufficiale toglie le nebbie dall’orizzonte e fornisce un quadro dettagliato di quella che è la situazione: “Poiché in queste ultime ore alcuni organi di stampa stanno diffondendo notizie non veritiere e financo fantasiose, prive di qualsiasi aderenza alla realtà degli accadimenti, all’esclusivo fine di tutelare il puntuale e scrupoloso operato della Procura Federale della FIGC che mi onoro di guidare, ci tengo a confermare di aver ricevuto il 21 maggio 2025 esclusivamente l’esposto firmato dall’assistente Domenico Rocca, sul presunto intervento esterno in sala VAR del designatore Rocchi, durante la partita Udinese-Parma. A seguito di tale esposto, nel pieno rispetto delle norme del Codice di Giustizia Sportiva è stata immediatamente aperta un’indagine sportiva, con l’audizione di tutti i soggetti coinvolti e a possibile conoscenza dei fatti narrati dall’esponente. All’esito di tali atti istruttori e delle testimonianze rese dalle persone presenti nella palazzina di Lissone, non sono emerse condotte di rilievo disciplinare sportivo a carico di alcun tesserato AIA. Come previsto dal vigente Codice di Giustizia Sportiva la Procura Federale ha quindi proposto, nel luglio 2025, alla Procura Generale dello Sport presso il CONI di disporre l’archiviazione del procedimento disciplinare sportivo“.
Chinè prosegue nella sua spiegazione: “Tale proposta, alla luce degli atti di indagine compiuti, e segnatamente del contenuto delle dichiarazioni rese da tutti i soggetti auditi, è stata condivisa dalla Procura Generale dello Sport. Per quanto riguarda eventuali nuovi fatti di possibile rilievo disciplinare sportivo di cui si starebbe occupando la Procura della Repubblica di Milano ,come da prassi del mio Ufficio e come sempre ho fatto in passato in relazione ad altri noti processi penali suscettibili di interesse disciplinare sportivo, confermo di essere già in contatto con gli Organi inquirenti titolari del procedimento penale e di avere già provveduto, nella data di ieri, a richiedere formalmente gli atti dell’indagine penale ove ostensibili, per avviare e, eventualmente, riaprire, qualora ci fossero elementi di prova nuovi e ritenuti decisivi, l’indagine sportiva“.
Chi ha modificato i dati nella dichiarazione precompilata rischia di finire sotto la lente del Fisco, e scattano i controlli: ecco a cosa fare attenzione
Modello 730, dichiarazione dei redditi
Nuove regole si applicano – decreto dello scorso ottobre –a partire dalle spese sostenute l’anno scorso, il 2025, e avranno effetto sulla dichiarazione da presentare nel 2026. Se nella propria dichiarazione precompilata si è “modificata” una voce relativa alle spese sanitarie, quell’intervento potrebbe – condizionale – diventare il punto di partenza per un controllo formale.
Modello 730, dichiarazione dei redditi (ansa)
Agenzia delle Entrate, scattano i controlli sulle spese mediche con la Tessera Sanitaria: ecco cosa rischi – Il 2026 segna una svolta importante nei controlli fiscali sulle dichiarazioni dei redditi: l’Agenzia delle Entrate ha affilato le sue armi e punta dritto sulle spese mediche detratte dai contribuenti. Chi ha modificato i dati nella dichiarazione precompilata rischia di finire sotto la lente del Fisco. Ecco tutto quello che devi sapere. Con il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 29 ottobre, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 novembre, sono stati introdotti nuovi criteri per i controlli formali sulle agevolazioni fiscali legate alle spese sanitarie. La novità più rilevante riguarda il modo in cui l’Agenzia delle Entrate seleziona le dichiarazioni da esaminare: in via centralizzata, attraverso un incrocio sistematico tra i dati presenti nel Sistema “Tessera Sanitaria” e quelli inseriti dai contribuenti nella propria dichiarazione dei redditi.
Il funzionario dell’Agenzia delle Entrate, per ogni documento di spesa potrà verificare ilcodice fiscale del contribuente (o del familiare a carico), i dati di chi ha erogato la prestazione (Asl, privati, farmacie, etc.) la tipologia di spesa, e persino la modalità di pagamento, distinguendo elettronico o contante.
Tasse, tredicesime, fisco (Getty)
Come funziona il sistema di incrocio dei dati – Il meccanismo alla base di questi controlli poggia su un obbligo già consolidato nel nostro ordinamento: medici, farmacie, strutture pubbliche e private accreditate, laboratori e studi professionali sono tenuti a comunicare al Sistema “Tessera Sanitaria” tutte le spese sostenute dai pazienti-contribuenti. Ma la novità, è questo che cambia a partire dalla dichiarazione di quest’anno, riguarda la frequenza della comunicazione: dalla trasmissione mensile dei dati, a quella annuale, con scadenza fissata ogni anno al 31 gennaio. Una semplificazione rilevante per i professionisti sanitari, ma che non alleggerisce affatto la posizione dei contribuenti. Questi dati, una volta acquisiti dal sistema, confluiscono automaticamente nella dichiarazione precompilata che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione di ogni contribuente
Modello 730, dichiarazione dei redditi (Ipa)
Se i dati inseriti in dichiarazione non coincidono con quelli trasmessi dalle strutture sanitarie, scatta il campanello d’allarme. E la dichiarazione non veritiera – anche se deriva da un semplice errore – può portare all’applicazione di sanzioni amministrative, oltre al recupero delle imposte non versate.
Spese nel mirino: a cosa fare attenzione – I controlli abbracciano tutto lo spettro delle voci detraibili: farmaci, dispositivi medici, visite specialistiche, esami diagnostici e spese veterinarie. La detrazione prevista per legge è pari al 19% della spesa sostenuta, con una franchigia di 129,11 euro che rimane a carico del contribuente.
Tasse, tredicesime, fisco (Getty)
Anche col Caf: scontrino parlante, ricevuta o fattura – Un aspetto importante riguarda chi si rivolge a un CAF o a un professionista abilitato per la compilazione della dichiarazione: in questi casi, il contribuente ha l’obbligo di consegnare tutta la documentazione che attesta le spese portate in detrazione. Non è sufficiente indicare gli importi: serve la prova concreta, sotto forma di scontrino parlante, ricevuta o fattura.
In custodia un 30enne della California. Trump: “E’ malato”. Colpito un agente del Secret Service, salvo grazie al giubbotto antiproiettile. Al Washington Hilton anche il giornalista Iacopo Luzi, collaboratore dell’Adnkronos: “Tre colpi secchi, poi il panico”
Il presidente Usa Donald Trump è stato rapidamente scortato fuori dal palco dagli agenti dei Servizi Segreti e portato al sicuro dopo che si sono uditi degli spari durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca al Washington Hilton. Anche il vicepresidente JD Vance e i membri del Gabinetto di Trump presenti all’evento sono stati fatti uscire di corsa.
Gli spari e l’allarme – Diversi agenti del Secret Service hanno gridato “spari” durante la cena dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, secondo quanto riportato dai giornalisti presenti, compreso il collaboratore dell’Adnkronos Iacopo Luzi. Un agente ha poi annunciato via radio l’arresto di un uomo armato. Secondo quanto riferito da diverse fonti delle forze dell’ordine informate sugli ultimi sviluppi, si tratterebbe di un uomo di 30 anni proveniente dalla California, che è in procinto di essere incriminato. Durante la sparatoria, un agente è stato colpito da un proiettile ma si è salvato grazie al giubbotto antiproiettile ed è stato trasportato in un ospedale locale non in pericolo di vita.
Trump: “L’attentatore è una persona malata” – “Che serata a Washington! Il Secret Service e le forze dell’ordine hanno fatto un lavoro fantastico. Hanno agito con rapidità e coraggio. L’attentatore è stato arrestato e ho raccomandato di ‘lasciare che lo spettacolo continui’, ma ci atterremo completamente alle indicazioni delle forze dell’ordine. Prenderanno una decisione a breve. Indipendentemente da tale decisione, la serata sarà molto diversa da come l’avevamo programmata e, semplicemente, dovremo rifarla“, ha scritto poco dopo su Truth il presidente Usa Donald Trump, rientrato alla Casa Bianca.
“Le forze dell’ordine ci hanno chiesto di lasciare la struttura, come previsto dal protocollo, cosa che faremo immediatamente“, ha scritto Trump in un altro post annunciando una conferenza stampa dalla Sala Stampa della Casa Bianca. “La First Lady, il Vicepresidente e tutti i membri del Gabinetto sono in perfette condizioni. Vi parleremo tra mezz’ora. Ho parlato con tutti i responsabili dell’evento e lo riprogrammeremo entro 30 giorni“.
In conferenza stampa, Trump ha poi spiegato che il sospettato è “stato catturato” e le forze di polizia “stanno andando al suo appartamento. Credo che viva in California, ed è una persona malata, una persona molto malata, e non vogliamo che cose del genere accadano“. Affiancato dai membri del suo Gabinetto, il presidente ha descritto le azioni del sospetto che hanno portato alla sparatoria. “Un uomo ha assaltato un posto di blocco di sicurezza, armato di diverse armi, ed è stato neutralizzato da alcuni coraggiosi membri dei Secret Service“. Il presidente ha fatto riferimento a precedenti attentati alla sua vita, citando i tentativi di assassinio a Butler, in Pennsylvania, e a Palm Beach, in Florida, e invitando gli americani a “risolvere le nostre divergenze“.
La testimonianza del collaboratore Adnkronos – “La cena era organizzata nella sala più grande del Washington Hilton, ci sono due entrate laterali e una centrale con una scalinata che porta anche al piano superiore. Io ero al lato della porta, al tavolo 219. A un certo punto, si sente un colpo, poi altri tre colpi secchi. Ho pensato a qualcosa che fosse caduto, perché stavano servendo la cena, stavamo aspettando l’aragosta. Invece iniziano a scappare tutti, gente che da fuori entra dentro, si scatena il panico totale. Trump viene portato via e noi rimaniamo bloccati in lockdown per mezz’ora“. E’ il drammatico racconto all’Adnkronos del giornalista italiano Iacopo Luzi, collaboratore dell’agenzia che si trovava alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca quando si sono verificati gli spari.
Wolf Blitzer della Cnn si trovava “a pochi metri da un uomo armato) mentre sparava“, ha dichiarato in diretta. “All’improvviso un uomo con un’arma, un’arma molto, molto seria, ha iniziato a sparare, e io mi trovavo a pochi metri da lui proprio in quel momento“, ha detto Blitzer.
Per Donald Trump, dalla campagna elettorale al suo secondo mandato, quello del Washington Hilton è già il terzo incidente di sicurezza.
Durante un comizio elettorale a Butler,in Pennsylvania, nel luglio 2024, un uomo armato sparò diversi colpi contro Trump, uno dei quali, a suo dire, gli sfiorò l’orecchio. Cinque agenti dei Secret Service si precipitarono sul palco e protessero il tycoon, mentre il crepitio di altri due colpi di arma da fuoco risuonava nel parco del Butler Farm Show.
Quasi due mesi dopo, a settembre, Trump subì un secondo apparente tentativo di assassinio, quando un uomo armato si appostò sul campo da golf di Mar-a-Lago. Gli unici colpi sparati provenivano dalla pistola di un agente che proteggeva Trump, ma quest’ultimo fu portato in salvo illeso.
Attentatore domani in tribunale – Cole Allen, l’uomo fermato per l’attentato, comparirà in tribunale lunedì. Per l’uomo due capi d’imputazione: il primo per l’uso di un’arma da fuoco durante un crimine violento e il secondo per aver aggredito un agente federale con un’arma pericolosa, ha dichiarato il procuratore distrettuale di Washington, Jeanine Pirro.
Dimesso agente ferito – E’ stato intanto dimesso l’agente del Secret Service trasportato in ospedale dopo quanto accaduto alla cena, riferiscono i media americani.
“Un vigliacco ha tentato di provocare una tragedia nazionale“, ha affermato in una dichiarazione il vicedirettore del Secret Service, Matthew Quinn. “Ha sottovalutato le capacità del Secret Service ed è stato fermato al primo contatto“, ha aggiunto, ringraziando “le donne e gli uomini coraggiosi” che sono intervenuti.
L’Inter non ha tesserati coinvolti nell’inchiesta arbitri ma l’amarezza è inevitabile: dal rigore non dato contro la Roma all’audio Var «bloccato» da Rocchi, fino al caso Bastoni-Kalulu, i nerazzurri riaprono vecchie ferite
Lo stupore dell’Inter non sembra essere di facciata, perché la società nerazzurra apprende le notizie dalle agenzie di stampa e dai siti web, come tutti. La tranquillità nemmeno, perché non ci sono tesserati coinvolti nella vicenda e il club è certo di non aver commesso nulla. Il fastidio e l’amarezza poi sono sottointesi, perché lo scudetto è questione di giorni e c’è ancora la finale di Coppa Italia da giocare contro la Lazio.
Verrà stabilito se c’è stato condizionamento o meno, ma di certo non avrebbe ottenuto grandi risultati, anche se la fantomatica «Marotta League» ha tenuto banco nei bar sported è stata rispolverata dopo il caso Bastoni-Kalulu del 14 febbraio che ha cancellato la memoria di altri errori ai danni dei nerazzurri, come quello contro l’Atalanta per fallo in area di Scalvini su Frattesi. Anche sulla «ricusazione» interista di Doverinon è andata molto meglio, non tanto perché nella semifinale incriminata l’Inter ha perso 3-0 il derby, ma soprattutto perché il fischietto della sezione di Roma 1 arbitra regolarmente i nerazzurri: nella partita scudetto contro il Napoli a gennaio di quest’anno (2-2) era lui a dirigere, prendendosi i complimenti per l’atteggiamento all’inglese. Doveri ha arbitrato l’Inter 22 volte dall’anno dello scudetto ’20-’21. E il bilancio per l’Inter non è molto brillante, con 9 vittorie, 5 sconfitte, 8 pareggi.
E anche che Bastoni viene tirato in mezzo ovunque, per responsabilità sue, ma non solo: evidentemente non è la sua annata, come testimoniato anche dall’esultanza dopo la simulazione che ha portato all’espulsione di Kalulu da parte di La Penna, fino al rosso di Zenica, che ha lasciato l’Italia in 10 per ottanta minuti nel playoff mondiale perso.
Si parla poi dell’arbitro Colombo come gradito all’Inter, anche se i rapporti con Inzaghi erano tesi. E nella partita di Bologna che come altre sconfitte è costata lo scudetto, le proteste del tecnico per la rimessa laterale (a suo dire quindici metri più in là del dovuto) da cui è partito il gol decisivo sono durate a lungo. Se l’Inter è finita nel mezzo di una lotta di potere dentro l’associazione arbitri o nel pieno di un conflitto politico ancora più ampio, con il commissariamento della Federcalcio come oggetto del contendere, è presto per capirlo.
Ma il coinvolgimento nell’inchiesta della squadra che ha vinto 3 degli ultimi 6 campionati (perdendone due in volata) ha un peso considerevole. Ora l’Inter aspetta lo scudetto, ma anche che venga fatta le chiarezza sulla vicenda. È nell’interesse di tutti.
Secondo quanto ricostruito dalla polizia, i due si trovavano all’incrocio tra via Ostiense e via delle Sette Chiese, quando un uomo a bordo di uno scooter con giacca mimetica e casco integrale ha sparato contro di loro almeno tre colpi
Incrocio tra via Ostiense e via delle Sette Chiese dove ci sono stati gli spari
Due coniugi sono stati feriti con colpi di pistola ad aria compressa oggi poco prima delle 16 nei pressi di Parco Schuster a Roma, punto di arrivo del corteo dell’Anpi, dove erano ancora in corso i festeggiamenti in occasione del 25 aprile. Moglie e marito, che si sono detti “molto scossi” da quanto accaduto, questa mattina avevano preso parte alla manifestazione. La coppia è stata sentita in commissariato.
Secondo quanto ricostruito dalla polizia, i due si trovavano all’incrocio tra via Ostiense e via delle Sette Chiese, quandoun uomo a bordo di uno scooter con giacca mimetica e casco integrale ha sparato contro di loro almeno tre colpi. Il marito è stato ferito vicino al collo e alla guancia mentre la moglie alla spalla. Entrambi hanno riportato lievi escoriazioni e sono stati medicati dal 118 sul posto. I poliziotti della Digos e del commissariato Colombo, che hanno acquisito le immagini delle telecamere, stanno cercando di individuare il responsabile del gesto. L’uomo e la donna portavano intorno al collo il fazzoletto rosso dell’Anpi. Secondo quanto si apprende dall’Anpi, sono due iscritti all’associazione.
La Procura di Roma attende una prima informativa in relazione a quanto accaduto. L’incartamento potrebbe andare all’attenzione dei pm dell’antiterrorismo che potrebbero procedere per il reato di lesioni aggravate.
“È gravissimo l’episodio che ha coinvolto due persone rimaste ferite da colpi di pistola ad aria compressa mentre si accingevano a celebrare la Festa della Liberazione del 25 aprile. Si tratta di un fatto inquietante, che colpisce una giornata simbolo per i valori democratici del nostro Paese. Mi auguro che venga fatta piena luce al più presto su quanto accaduto e che i responsabili di questo gesto vile e vigliacco siano assicurati alla giustizia“, ha detto il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.
Nel mirino della Procura di Milano presunte pressioni su Var e Avar avvenute durante le ultime due stagioni. Il designatore si dichiara estraneo
Gianluca Rocchi
Gianluca Rocchi indagato per “concorso in frode sportiva“. Il designatore della Can A e B ha fatto sapere di essere estraneo e che si difenderà per smontare ogni atto accusatorio nuovamente in rilievo. Il tutto era partito nel maggio 2025 tramite lettera-denuncia (inviata all’Aia) di Domenico Rocca, 42 anni di Vibo Valentia, ex assistente che in Napoli-Fiorentina del 17 maggio 2024 ha vissuto la sua ultima gara in Serie A e il 9 maggio 2025 (Spezia-Cremonese) la sua ultima partita in B. A livello sportivo la denuncia era stata archiviata. Ora in ballo c’è la rilevanza penale.
Paterna – La questione è inerente al campionato 2024-25 ed è stata rilanciata dall’agenzia AGI con video annesso nel quale il varista Paterna si gira verso la vetrata che isola i componenti della sala di Lissone, chiede se è rigore a qualcuno e immediatamente dopo l’arbitro (Maresca) della gara Udinese-Parma (marzo 2025) viene richiamato per una “on field review“, quindi a video affinché possa vedere che quel penalty è da assegnare. Il filone sportivo era stato aperto per iniziativa dell’assistente Domenico Rocca, poi archiviato dalla giustizia sportiva, che scrisse una lettera all’Aia aprendo di fatto il “terremoto“. Secondo Rocca sarebbe stato il designatore Gianluca Rocchi ad “alzarsi rapidamente dalla postazioneper “bussare” più volte sul vetro della stanza di Paterna Var e Sozza Avar per richiamare la loro attenzione e che a loro volta chiameranno l’arbitro per un on field review“.
Come cambiò – Detto che (all’interno del centro di Lissone) nessuna interferenza può essere messa in atto fra chi è fuori dalle stanze – visibili con vetrata trasparente – e chi in quel momento sta operando su una partita, da quel giorno, innescando crepe che evidentemente non si sono mai rimarginate, l’Aia (per decisione dell’ex presidente Zappi che davanti a quella lettera denuncia di Rocca disse: “Sarà valutata ogni azione che tuteli l’Associazione, ho contattato subito il designatore Rocchi che mi ha informato di aver fatto una segnalazione alla Procura Figc“) aveva addirittura deciso di inviare ispettori federali per verificare il sano svolgimento dei lavori durante le gare, quindi senza interferenze, e per chi si fosse recato a Lissone durante gli eventi di redigere successivamente una relazione dettagliata.
Altre gare – Quella denuncia, che risulta esser stata archiviata a livello sportivo, adesso riemerge a livello penale: sotto la lente ci sarebbero anche altre le gare in questione, compresa Inter-Verona del gennaio 2024 in cui non ci fu una chiamata da parte del var Nasca alla “on field review” per la gomitata di Bastoni a Duda, un errore chiaro ma come se ne sono visti altri. Resta il fatto che, tornando a Udinese-Parma, quel girarsi da parte di Paterna è ancora sotto la lente degli inquirenti. Rocchi, il designatore, ha fatto sapere di considerarsi estraneo e che nel caso si difenderà sotto ogni punto di vista. La battaglia ricomincia. E il caos arbitrale continua.
Il Cantone Vallese non può farsi carico delle spese. L’ambasciatore italiano a Berna: “Non pagheremo”
L’arrivo da Zurigo in elicottero di Elsa, la giovane ustionata nell’incendio di capodanno a Crans Montana, trasferita al Cto di Torino in febbraio (ansa)
La mutua svizzera chiederà all’Italia il rimborso di 100 mila franchi (108 mila euro circa) delle spese sanitarie sostenute dall’ospedale di Sion per il breve ricovero ditre ragazzi italiani rimasti feriti nel rogo del Constellation, a Crans-Montana. È quanto emerso dall’incontro di questo pomeriggio tra l’ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado e il presidente del Cantone del Vallese Mathias Reynard che ha riferito di non avere margini, dal punto di vista normativo, per farsi carico delle spese.
Ambasciatore: Italia non pagherà – Ferma la risposta dell’ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado: “L’Italia non pagherà le spese sanitarie per i feriti di Crans-Montana. Il nostro Paese si è fatto carico per settimane della cura di due cittadini svizzeri all’Ospedale Niguarda di Milano e la protezione civile della Valle d’Aosta ha partecipato ai soccorsi con un proprio elicottero nelle prime ore della tragedia: c’è un principio di reciprocità che va rispettato“.
“Pretendiamo parità di trattamento, perché sarebbe inaccettabile che la mutua svizzera o il Vallese chiedano che tali costi ricadano sull’Italia e sugli Italiani. Su questo punto sono stato molto chiaro, – aggiunge l’ambasciatore – lo Stato italiano non si accollerà mai le spese per le cure prodigate per sole poche ore ai nostri ragazzi che sono rimasti intossicati o ustionati e che hanno sofferto e sono condannati a soffrire a causa dell’irresponsabilità dei gestori del locale dove le uscite di sicurezza erano state sbarrate e delle autorità, comunali e cantonali che avrebbero dovuto effettuare o disporre i controlli e non l’hanno fatto“.
“Reynard ha suggerito, a tale proposito, – riferisce ancora Cornado – di prendere contatto con il Dipartimento federale dell’Interno, competente in materia di salute, per concordare una soluzione a livello bilaterale dal punto di vista della reciprocità, visto che per i 2 pazienti svizzeri ricoverati per mesi al Niguarda non verrà addebitata alcuna spesa“.
Dimessa Elsa di Biella – E’ stata dimessa dalla terapia intensiva del Cto di Torino dopo 58 giorni di ricovero nel centro grandi ustionati: Elsa, la studentessa quindicenne di Biella rimasta gravemente ferita nell’incendio scoppiato la notte di capodanno a Crans-Montana, sarà trasferita all’ospedale infantile Regina Margherita, sempre a Torino. Elsa trascorrerà ancora alcune settimane in ospedale prima di rientrare nel biellese. Accanto alla giovane studentessa, ci sono sempre stati i genitori, che spiegano: “E’ stato un percorso molto difficile, non siamo ancora usciti dal tunnel e sappiamo che il percorso sarà ancora lungo“. “Elsa sta bene – aggiungono – anche se ovviamente ha momenti di fragilità, ma ha voglia di riprendere la sua vita, di vedere i suoi amici e si studiare“.
Il sisma alle 5 e 18, ora italiana. Non si hanno notizie al momento su eventuali conseguenze
Una violenta scossa di terremoto di magnitudo stimata 5. è stata rilevata a Creta.L’epicentro è stato in mare, a circa un chilometro dalla costa di Ferma, nel comune di Ierapetra. Si tratta del versante meridionale dell’isola. Non si hanno al momento notizie su eventuali conseguenze. Quando la terra ha tremato erano le 5 e 18, ora italiana. Gli strumenti hanno registrato un ipocentro di 15 chilometri.
All’inizio di marzo, un terremoto di magnitudo 5.3 ha colpito la Grecia nord-occidentale, senza causare vittime né danni significativi. Secondo uno studio pubblicato a novembre sulla rivista Scientific Data, nel Paese sono state registrate oltre duemila tracce di faglie sismiche attive.