In sei settimane alla guida degli Spurs il tecnico croato ha vinto una sola partita, il ritorno di Champions con l’Atletico Madrid. Lo spettro della retrocessione. Fari sull’italiano, però l’ex Marsiglia non sembra interessato
Igor Tudor
Igor Tudor non è più l’allenatore del Tottenham. Il club ha annunciato la “separazione consensuale con effetto immediato” col tecnico croato, scelto dal 14 febbraio per rimpiazzare Thomas Frank e provare a salvare il Tottenham dall’incubo retrocessione. Tudor chiude con un bilancio di un punto in 5 partite di Premier, con l’aggravante di aver perso 3-0 in casa lo scontro diretto col Nottingham Forest. Il margine sulla retrocessione si è assottigliato a un solo punto. Gli Spurs sognavano di convincere Roberto De Zerbi a dire immediatamente sì, anche con una clausola rescissoria in caso di retrocessione, ma il tecnico che l’11 febbraio ha lasciato il Marsiglia non sembra interessato.
L’annuncio – “Possiamo confermare un accordo consensuale perché Igor Tudor lasci il club con effetto immediato – ha annunciato il Tottenham -. Anche Tomislav Rogic e Riccardo Ragnacci hanno lasciato i rispettivi ruoli. Ringraziamo Igor e il suo staff per i loro sforzi nelle ultime sei settimane, in cui hanno lavorato senza sosta. Riconosciamo anche il lutto che ha colpito Igor recentemente e mandiamo il nostro supporto a lui e alla sua famiglia in questo momento complicato. Un aggiornamento sul nuovo allenatore verrà preso a tempo debito“.
La scelta – Tudor era arrivato al Tottenham come traghettatore fino a fine stagione, con la speranza che potesse ripetere nel nord di Londra i miracoli fatti con la Lazio 2024 e la Juve 2025. Non ci è riuscito, nonostante fosse arrivato con la stessa determinazione mostrata in Serie A, per i problemi interni di un club che cerca una direzione e che ora teme la retrocessione come un disastro finanziario, prima che sportivo.Tudor ha vinto solo una partita delle 7 della sua gestione, il ritorno degli ottavi di Champions contro l’Atletico Madrid dopo aver compromesso la qualificazione all’andata, ma non è mai riuscito a trasmettere alla squadra quella mentalità d’assedio e di noi contro il mondo che l’aveva portato a far svolare Lazio e Juve. Dopo la sconfitta col Forest, la separazione era ritenuta inevitabile. Tudor però domenica scorsa ha perso il padre e per rispetto ogni decisione è stata rinviata fino a questa separazione consensuale.
Il futuro – Gli Spurs ricominciano la Premier domenica 12 aprile in casa del Sunderland. Faranno un ultimo tentativo con De Zerbi,l’unico tra i tre candidati principali per la prossima stagione disponibile subito (gli altri sono il ct Usa Maurício Pochettino e il tecnico del Bournemouth Andoni Iraola). Se il no dell’ex allenatore del Brighton a prendere subito in mano il Tottenham rimarrà, gli Spurs dovranno trovare un traghettatore per il resto della stagione, qualcuno che possa trascinare la squadra fuori dall’incubo nelle 7 partite che mancano. Nei giorni scorsi circolava il nome di Sean Dyche, che però ha smentito. Il tempo stringe e il Tottenham non può più permettersi di sbagliare.
La Federcalcio turca ha voluto mandare un messaggio di vicinanza a Mircea Lucescu, ct della Romania, che in queste ore si trova in ospedale, in condizioni stabili, dopo aver accusato un malore durante a riunione tecnica della sua selezione prima della partenza per la Slovacchia, dove martedì è in programma un’amichevole. “Abbiamo appreso con grande tristezza che Mircea Lucescu, allenatore della nazionale rumena, è stato ricoverato in ospedale dopo essersi sentito male durante un incontro con la sua squadra prima dell’amichevole contro la Slovacchia. Stiamo monitorando attentamente le sue condizioni; lo stato di salute è stabile e sta continuando le cure in ospedale – si legge nella nota ufficiale diramata dalla TFF -. Esprimiamo i nostri migliori auguri a Mircea Lucescu, che ha dato un contributo significativo al calcio turco sia a livello di club che di nazionale, e alla Federazione calcistica rumena, e ci auguriamo che l’allenatore rumeno si rimetta al più presto” .
La bimba è scomparsa a seguito di una malattia con la quale combatteva da tempo
A soli 10 anni è morta Nina Rivetti, figlia del vice presidente del Modena calcio Silvio Rivetti e nipote del presidente Carlo Rivetti (fondatore di Stone Island). La bimba è scomparsa a seguito di una malattia con la quale combatteva da tempo e i funerali si terranno a Milano, dove viveva con la famiglia.
L’annuncio della scomparsa – Un lutto che colpisce profondamente anche Modena e tutto il club gialloblù, che ne ha dato notizia: “Con il cuore spezzato comunichiamo il gravissimo lutto che ha colpito in queste ore la famiglia Rivetti e tutto il Modena FC. La piccola e amatissima Nina, di soli 10 anni, figlia di Silvio, vicepresidente del Modena FC, e di mamma Eva, e sorella di Sveva e Luce, è volata in cielo lasciando un vuoto incolmabile in tutti coloro che l’hanno amata.
In segno di lutto, tutti gli impegni pubblici del Modena FC previsti per questa settimana sono annullati e il Modena Store resterà chiuso nella giornata di martedì 31 marzo”.
La società ha anche annullato tutti gli impegni pubblici in programma per il Modena questa settimana e annunciato la chiusura dello Store per la giornata del 31 marzo, in segno di lutto.
Lutto in casa Modena, il cordoglio dell’Inter: “Ci stringiamo intorno alla famiglia Rivetti”
Il calcio è in lutto per la scomparsa della piccola Nina, nipotina di 10 anni del presidente del Modena, Carlo Rivetti
Il calcio è in lutto per la scomparsa della piccola Nina, nipotina di 10 anni del presidente del Modena, Carlo Rivetti. Al cordoglio generale si è unita anche l’Inter che, con un comunicato diffuso sui propri canali social, ha espresso vicinanza alla famiglia:
“FC Internazionale Milano esprime il proprio profondo cordoglio per la scomparsa della piccola Nina. Tutto il Club si stringe attorno alla famiglia Rivetti e al Modena FC in questo momento di lutto“.
FC Internazionale Milano esprime il proprio profondo cordoglio per la scomparsa della piccola Nina. Tutto il Club si stringe attorno alla famiglia Rivetti e al Modena FC in questo momento di lutto.
L’eclettico menestrello dell’improvvisazione era nato a Firenze. Martedì i funerali nella Chiesa degli artisti a Roma
David Riondino – Ipa
E’ morto oggi, domenica 29 marzo, a 73 anni David Riondino. Cantante, scrittore, attore, regista e drammaturgo, ma soprattutto un instancabile sperimentatore capace di attraversare mezzo secolo di scena artistica mescolando poesia, musica e satira con una cifra inconfondibile: l’arte dell’improvvisazione.E’ morto all’età di 73 anni e i funerali si terranno martedì 31 marzo, alle ore 11, nella Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo.
Nato a Firenze il 10 giugno 1952, Riondino è stato una figura tra le più eclettiche della cultura italiana contemporanea, che ha fatto della contaminazione e dell’invenzione continua la propria cifra più autentica: un artista libero e irregolare, capace di attraversare generi e discipline senza mai piegarsi alle convenzioni. La sua cifra distintiva è stata fin dagli inizi la pratica della poesia “a braccio”, antica forma di improvvisazione in versi della tradizione popolare, costruita in ottave di endecasillabi sul modello dell'”Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto. Un’arte che ha saputo reinventare e riportare al centro della scena, rendendola accessibile e viva anche per il pubblico contemporaneo.
Negli anni 70, poco più che ventenne Riondino fonda a Firenze il Collettivo Victor Jara– eclettica cooperativa di teatro-musica-animazione intitolata all’omonimo cantautore cileno assassinato, perchè sostenitore del presidente Salvador Allende, pochi giorni dopo il golpe del generale Augusto Pinochet – e incide due dischi per i circoli Ottobre: “Collettivo Victor Jara” e “Non vi mettete a Spingere“. Negli anni ’80 collabora come verseggiatore satirico con varie riviste di satira e controcultura, tra cui “Tango” e “Cuore“, supplementi de L’Unità“, ma anche “Comix” e “Linus” e “Il Male“. Alla fine degli anni Ottanta si afferma anche la sua carriera televisiva, attraverso l’invenzione di personaggi stralunati e divertentissimi. Come non ricordare Joao Mesquinho, lo strano “cantautore brasiliano“, ospite istituzionale nel salotto del Maurizio Costanzo Show su Canale 5. Nel 1994-95 conduce con Daria Bignardi “A tutto volume”, programma di Italia 1 di libri che ha fatto proprio dell’alternanza di ritmi e linguaggi, uno dei suoi punti di forza. Molte le sue partecipazioni da ospite a “Quelli che il calcio“. Con Sergio Staino e la redazione di “Tango” condivise nel 1987 “Teletango“, inserto di 20 minuti nel programma domenicale di Andrea Barbato su Rai 3. Nel 1992 fa parte del cast di “Banane“, varietà televisivo di Telemontecarlo che raccoglieva una rappresentativa assemblea di autori e attori umoristici e satirici del momento.
Dagli anni ’80Riondino ha pubblicato le sue canzoni nei dischi “Boulevard“, “Tango dei Miracoli“, con illustrazioni di Milo Manara. E ancora “Racconti Picareschi“, “Temporale“, “Quando vengono le ballerine”. Sua è la canzone “Maracaibo”, interpretata da Lu Colombo, che nel 1981 ha un successo enorme. E la sigla della sitcom “Zanzibar“, “Africa”.
Nel 1987, con Paolo Rossi, mette in scena “Chiamatemi Kowalski” e poi “La commedia da due lire“. Riondino collabora negli anni successivi, in cinema e teatro, con Sabina Guzzanti. Nel 1997 inizia anche un lungo e proficuo sodalizio con Dario Vergassola, portando a teatro vari lavori, tra cui “I Cavalieri del Tornio“, un recital per due chitarre, “Todos Caballeros“, “Riondino accompagna Vergassola ad incontrare Flaubert”, variazioni su Don Chisciotte e Madame Bovary. Con Vergassola è un supporto musicale di strumentisti e soprano, avremo “La traviata delle Camelie”, variazioni su Verdi e Dumas. È sempre con Vergassola, su idea di Sergio Maifredi, commentando l’ultimo canto dell’”Odissea” in una fortunata serie di Maifredi sull’epica. Ancora con Vergassola commenteranno in scena il “Morgante del Pulci”: ma molte sono negli anni le sue incursioni nel campo della lettura scenica di poesie, genere che negli anni 90 si è progressivamente affermato.
Sua è l’ideazione del festival “Il giardino della poesia”, a San Mauro Pascoli, luogo natale del poeta Giovanni Pascoli, che inaugura nel 2003. Il festival è dedicato alla poesia narrativa, e ancora dura in buona salute, ospitando attori e poeti dicitori. Nelle ultime edizioni ha presentato in quella sede cicli di “letture illustrate” su D’Annunzio, Scotellaro, Ovidio, Kazanzakis. Ancora in relazione con la poesia sono le collaborazioni consolidate con Sandro Lombardi e Federico Tiezzi, coi quali collabora dal 2001 in varie produzioni, come“il viaggio di Simone Martini” di Mario Luzi e sempre di Luzi “Felicità turbate”, in scena fino al 2024. Per anni ha continuato ad andare in scena con “Dante Inferno Novecento”, per la regia di Federico Tiezzi. È stato in scena anche con il poeta Davide Rondoni in “Tipi pasoliniani”.
David Riondino ha presentato le raccolte delle sue canzoni e poesie in spettacoli teatrali: “Racconti Picareschi”, “Fermata provvisoria”, “Bocca baciata non perde ventura” (canzoni e novelle da Boccaccio).
Riondino è stato attivo anche in campo cinematografico, recitando nei film “Maledetti vi amerò” di Marco Tullio Giordana, “La notte di San Lorenzo” dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani (è lui che appare nell’iconica immagine del manifesto, quella del fascista Giglioli trafitto dalle lance), “Kamikazen” di Gabriele Salvatores, “Ilona viene con la pioggia” di Sergio Cabrera, “Cavalli si nasce” di Sergio Staino. E’ stato la voce narrante di “Amici miei – Come tutto ebbe inizio” (2011) di Neri Parenti. Ha realizzato come regista il film “Cuba Libre, velocipedi ai Tropici” nel 1997, e diversi documentari sugli improvvisatori in versi della isola di Cuba, reperibili in web. Uno di questi documentari, “Il Papa in versi”, ha vinto nel 2016 il premio del festival Cinema e Spiritualità di Terni.
Per la Regione Sicilia, nel 2005, realizza il documentario “il trombettiere di Calatafimi”, una indagine sulle musiche incontrate in Sicilia dal trombettiere di Garibaldi Tironi, durante la famosa spedizione. L’attività di regista e organizzatore di laboratori legati all’audiovisivo lo porterà nel 1999 a realizzare, nel Festival dell’Unità Nazionale di Modena, un film girato da allievi intitolato “L’Ultimo Festival”.
Come scrittore Riondino ha pubblicato per Feltrinelli “Rombi e Milonghe” e per Nottetempo “Sgurz”. Nel 2016 per Magazzini Salani “Il Trombettiere”, poemetto corredato da cento illustrazioni di Milo Manara. Nel 2019 ha pubblicato per Castelvecchi “Sussidiario”, che raccoglie molti dei suoi scritti satirici in versi. Nel 2024 pubblica alcuni suoi “capitoli” in terza rima su “Poesia“, nota rivista di Nicola Crocetti, edita da Feltrinelli.
In radio, ha realizzato per Rai Radio3 la trasmissione “Il dottor Djembé”, con Stefano Bollani, per diverse edizioni a partire dal 2006. Col filologo Maurizio Fiorilla, per Rairadio3, “Umana cosa” nel 2013, su Boccaccio, e “Ma dimmi chi tu se’” su Dante Alighieri, nel 2021.
Gli organizzatori hanno dichiarato che le proteste potrebbero diventare una delle più grandi manifestazioni della storia degli Stati Uniti, con più di 3.100 eventi nelle principali città, nei sobborghi e nelle aree rurali degli Usa e anche in molte città europee
Diritti d’autore AP Photo
Milioni di persone sono scese in piazza sabato in tutti gli Stati Uniti e in giro per il mondo per protestare contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump su una serie di questioni diverse, in quello che considerano il suo stile di governo autoritario, le sue politiche di anti-immigrazione, la negazione del cambiamento climatico e la guerra con l’Iran.
Gli organizzatori hanno dichiarato che le proteste potrebbero diventare una delle più grandi manifestazioni della storia degli Stati Uniti, con più di 3.100 eventi organizzati nelle principali città, nei sobborghi e nelle aree rurali. Si prevede che il numero totale di partecipanti supererà i nove milioni.
È la terza volta in meno di un anno che la gente protesta negli Stati Uniti come parte di un movimento di base chiamato “No Kings“.
La prima giornata di protesta a livello nazionale si è svolta lo scorso giugno in occasione del 79° compleanno di Trump e ha coinciso con una parata militare da lui organizzata a Washington. Si sono presentati diversi milioni di persone, da New York a San Francisco. La seconda, nell’ottobre dello scorso anno, ha richiamato circa sette milioni di manifestanti, secondo gli organizzatori.
La gente partecipa alla protesta “No Kings” sabato 28 marzo 2026 a New York. AP Photo
A New York, decine di migliaia di persone hanno manifestato sabato, tra cui l’attore premio Oscar Roberto De Niro che ha definito il Presidente degli Stati Uniti “una minaccia esistenziale alle nostre libertà e alla nostra sicurezza”.
Manifestanti si radunano durante la protesta No Kings a Washington, sabato 28 marzo 2026. AP Photo
Nella capitale degli Stati Uniti, Washington, migliaia di marciatori, alcuni dei quali portavano striscioni che recitavano “Trump Must Go Now” e “Fight Fascism“, si sono riversati nel National Mall.
“Continua a mentire, a mentire, a mentire e a mentire, e nessuno dice niente. È una situazione terribile quella in cui ci troviamo“, ha dichiarato un manifestante all’agenzia di stampa Afp.
Dimostranti reggono cartelli durante la manifestazione “No Kings” al Wilson Park di Florence, Ala, sabato 28 marzo 2026. AP Photo
Un Paese profondamente diviso – L’evento ha evidenziato la profonda divisione politica che esiste attualmente negli Stati Uniti. Se Trump è largamente venerato all’interno del suo movimento “Make America Great Again“, è altrettanto antipatico ai suoi avversari, che lamentano la sua inclinazione a governare per decreto esecutivo, l’uso del sistema giudiziario per perseguire gli oppositori, nonché la sua ripetuta negazione del cambiamento climatico e l’apparente ossessione per i combustibili fossili.
Molti dei suoi oppositori sono anche insoddisfatti del fatto che abbia eliminato i programmi per la diversità razziale e di genere e che abbia messo in campo il potere militare degli Stati Uniti dopo essersi presentato in campagna elettorale come un uomo di pace che avrebbe evitato le guerre.
La Casa Bianca ha tuttavia smentito i raduni, descrivendoli come il prodotto di “reti di finanziamento di sinistra” che non hanno un vero sostegno pubblico.
“Le uniche persone che si preoccupano di queste sedute terapeutiche per la sindrome di derangement di Trump sono i giornalisti che sono pagati per coprirle“, ha aggiunto la portavoce Abigail Jackson in un comunicato.
A questi commenti ha fatto eco il Comitato nazionale repubblicano del Congresso, con un portavoce che ha dichiarato: “Questi raduni dell’Odio per l’America sono il luogo in cui le fantasie più violente e squilibrate dell’estrema sinistra ottengono un microfono“.
Persone in marcia durante la protesta “No Kings” sabato 28 marzo 2026 a Nashville, Tennessee. AP Photo
Tuttavia, gli organizzatori affermano che due terzi di coloro che intendono manifestare sabato non vivono nelle grandi città, spesso roccaforti democratiche negli Stati Uniti – un dato in forte aumento rispetto all’ultima protesta.
Gli europei protestano da lontano – Sabato si sono svolte manifestazioni anche in Europa, con circa 20.000 persone che hanno marciato sotto la pesante presenza della polizia in città come Amsterdam, Madrid e Roma.
A Parigi, diverse centinaia di persone – per lo più americani che vivono in Francia – insieme ai sindacati francesi e alle organizzazioni per i diritti umani, si sono riunite alla Bastiglia.
“Protesto contro tutte le guerre senza fine, illegali, immorali e sconsiderate di Trump“, ha dichiarato l’organizzatrice di Paris No Kings, Ada Shen.
A Roma, migliaia di persone hanno protestato contro gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele all’Iran, ma hanno anche colto l’occasione per criticare Giorgia Meloni, che ha recentemente visto fallire un referendum che avrebbe cambiato il funzionamento del sistema giudiziario italiano.
Persone partecipano a una manifestazione nazionale contro la guerra organizzata dal “Movimento No Kings Italia” a Roma, sabato 28 marzo 2026. AP Photo
Anche a Londra la gente ha protestato contro la guerra in Iran. Molti hanno anche tenuto striscioni con scritto “fermate l’estrema destra” e “opponetevi al razzismo“.
Il movimento “No Kings” è emerso come la più visibile e schietta opposizione a Trump da quando ha iniziato il suo secondo mandato nel gennaio 2025.
Mentre si profilano le elezioni di midterm di novembre e l’indice di gradimento del presidente scende sotto il 40%, i repubblicani rischiano di perdere il controllo di entrambe le camere del Congresso.
Da domani, domenica 29 marzo, le giornate diventano “più lunghe”
Fotogramma
È quasi terminato il conto alla rovescia per il ritorno dell’ora legale: nella notte tra sabato 28 marzo e domenica 29 marzo andranno spostate le lancette degli orologi e ufficialmente inizierà “la bella stagione”, con giornate più lunghe, un generale senso di benessere e anche un maggiore risparmio energetico.
Quando andranno spostate le lancette – L’ora legale torna oggi, nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo.
Come spostare le lancette – Le lancette degli orologi andranno spostate un’ora avanti: le 2 di notte diventeranno le 3. I dispositivi digitali, dai computer agli smartphone, si aggiorneranno automaticamente, mentre negli orologi analogici e in alcuni elettrodomestici bisognerà intervenire manualmente.
Quando torna l’ora solare – L’ora legale sarà in vigore fino all’ultima domenica di ottobre 2026, quella del 25, quando tornerà invece l’ora solare e le lancette degli orologi dovranno essere spostate nuovamente un’ora indietro.
L’ora legale potrebbe diventare permanente in Italia? – In Parlamento si considera la possibilità di mantenere l’ora legale attiva per tutto l’anno. Dal 2004 al 2024 infatti l’Italia ha risparmiato oltre 12 miliardi di kilowattora e circa 2,3 miliardi di euro grazie all’orario estivo. Mantenere l’ora legale tutto l’anno potrebbe generare un risparmio annuo di 720 milioni di kilowattora e circa 180 milioni di euro, riducendo al contempo le emissioni di anidride carbonica di 200.000 tonnellate l’anno, equivalenti all’assorbimento di circa sei milioni di alberi. È quanto si legge in un documento pubblicato dal Parlamento, che ha avviato una ‘Indagine conoscitiva sull’impatto dell’ora legale permanente sul territorio nazionale: effetti e ricadute sui settori’. L’indagine conoscitiva dovrebbe concludersi entro il 30 giugno 2026.
“Le giornaliste e i giornalisti tornano a scioperare per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da dieci anni, unica categoria di lavoratori dipendenti in Italia. Questa è la seconda giornata di sciopero di un pacchetto di cinque, la terza è già proclamata per il 16 aprile“. Lo scrive la Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
“Avere un contratto rinnovato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori le redazioni, non è un privilegio. Lavorare senza precarietà permanente non è un privilegio. Fare informazione libera, professionale e indipendente, senza ricatti economici, è un diritto. Garantire condizioni dignitose per chi lavora, per chi entra nella professione e per chi ne esce è un obbligo. Assicurare un futuro all’informazione, bene comune tutelato dalla Costituzione, dall’articolo 21 intimamente connesso all’articolo 36, è un dovere sociale. Gli editori, al contrario, preferiscono scaricare i costi del lavoro sulla collettività. I numeri parlano chiaro: tra il 2024 e il 2026 – ricorda l’Fnsi – hanno ricevuto 162 milioni di euro di contributi pubblici per le copie cartacee vendute; nello stesso biennio altri 66 milioni per 1.012 prepensionamenti; tra il 2022 e il 2025 hanno risparmiato circa 154 milioni sull’acquisto della carta, tra il 2024 e il 2026 avranno altri 17,5 milioni per investimenti in tecnologie innovative. Questi sono privilegi per pochissimi e per di più a carico di tutti gli italiani“.
“Dal 1° aprile 2016, scadenza dell’ultimo contratto, è cambiato tutto: carichi e ritmi di lavoro aumentati a dismisura, prestazioni su multipiattaforma, redazioni quasi fantasma. Le retribuzioni invece sono rimaste ferme, ulteriormente erose dall’inflazione o addirittura ridotte da forfettizzazioni selvagge. Riconoscere la dignità del lavoro è il punto di partenza per un confronto serio. Invece viene descritto come un eccesso. È una narrazione sbagliata e pericolosa, che mina dalle fondamenta il lavoro e la qualità dell’informazione. Senza diritti e tutele, il giornalismo muore. E con esso la democrazia. Questo sciopero non difende privilegi. Difende un principio semplice, un diritto: il nostro lavoro vale“, conclude l’Fnsi.
La nota Fieg – “In un contesto di grave crisi strutturale per aziende e lavoratori i contributi pubblici hanno consentito alle imprese editoriali di continuare a produrre e distribuire informazione di qualità e di affrontare le sfide del digitale e dell’intelligenza artificiale. Gli editori della Fieg, nonostante la riduzione delle copie medie giornaliere vendute da 2.500.000 del dicembre 2016 a poco più di 1.000.000 oggi ed un dimezzamento dei ricavi nell’ultimo decennio hanno impiegato ingenti risorse proprie per garantire il pluralismo dell’informazione, gli investimenti sui prodotti e soprattutto la tutela dei posti di lavoro permettendo al comparto di essere uno dei pochi in Italia dove non si registrano licenziamenti collettivi“. Ad affermarlo è la Fieg in una nota.
“Si è infatti riusciti a scongiurare i licenziamenti senza invocare privilegi, ma attraverso il ricorso alle norme di settore – che impongono sia rilevanti investimenti sia nuove assunzioni – e ciò è sempre avvenuto con il consenso del sindacato. I finanziamenti per il prepensionamento non sono stati ‘ricevuti’ dalle aziende, ma finanziano direttamente l’accesso alla pensione anticipata dei giornalisti. La situazione è peggiorata con la concorrenza dei contenuti gratuiti diffusi dalle piattaforme digitali e dai social media che, senza avere la responsabilità e i costi degli editori, fanno sì che sempre più utenti ricevano informazioni, spesso di dubbia qualità, senza accedere direttamente ai siti editoriali provocando la diminuzione della base di utenti e dei ricavi pubblicitari. E anche in tal caso si è perseguita la strada della responsabilità evitando interventi drastici sui livelli occupazionali“.
“Nonostante le gravi difficoltà del settore, che certamente non sono imputabili agli editori, visto la presenza delle medesime criticità anche negli altri Paesi -sottolinea la Fieg-, ci troviamo di fronte ad un sindacato che non ha mostrato alcuna volontà di sedersi al tavolo per affrontare la sfida della modernizzazione del contratto nazionale di lavoro, preferendo trincerarsi dietro richieste economiche di recupero dell’inflazione che è già garantita dagli automatismi retributivi del contratto. Gli editori ritengono, pertanto, poco costruttiva la posizione della Fnsi di proclamare un nuovo sciopero in un momento difficile come quello odierno e di rompere unilateralmente le trattative respingendo, a contratto invariato, un’offerta economica sostenibile e comunque superiore a quella dell’ultimo rinnovo“.
Morto a 79 anni, dal Bologna al Napoli nel ’75 il trasferimento record
Giuseppe Savoldi (Gorlago, 21 gennaio 1947 – Bergamo, 26 marzo 2026) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo attaccante. Tra i centravanti italiani più prolifici della sua generazione, marcò 168 reti su 405 presenze in Serie A. Miglior marcatore della Serie A 1972-1973 con 17 reti e, per 3 volte, della Coppa Italia, vanta il maggior numero di presenze nei primi dieci marcatori stagionali di serie A
Centosessantotto gol in serie A e due miliardi di lire di valutazione.
Vita e carriera di Beppe Savoldi, centravanti di gran caratura a Bologna prima e Napoli poi negli anni ’70 – morto oggi nella sua Bergamo – non si pesavano solo con i numeri.
Nel repertorio, reti di testa, rovesciate, senso del gol per la gioia dei tifosi di un altro calcio. Eppure, quel trasferimento dal rossoblù ai partenopei segnò un passaggio di epoca, facendo scalpore.
Era il 1975, Ferlaino acquistò il numero 9,capocannoniere della serie A due anni prima: il prezzo pagato fu un miliardo e 400 milioni di lire in contanti, più uno scambio di giocatori dal valore di 600 milioni. La valutazione totale gli valse una definizione per sempre: ‘mister 2 miliardi‘.
Savoldi insomma, prima delle buste esagerate di Farina per Paolo Rossi o delle ipervalutazioni moderne, portò il calcio in un futuro di super-ricchi, suo malgrado. Ma la cifra calcistica del ragazzo nato a Gorlago nel 1947 era fatta di una pasta antica.
Ala sinistra negli inizi giovanili, Savoldi fu da subito impiegato da centravanti, sfruttando il sinistro e la capacità di elevazione ereditata dai primi anni sportivi nella pallacanestro. A 18 anni l’esordio con l’Atalanta. Gli anni splendenti sono però quelli in maglia rossoblù. A Bologna, Savoldi approda nel 1968, e saranno sette campionati di ribalta assoluta. In duecento presenze in A segna 85 reti, saranno 140 totali comprese le coppe: baffo e ricciolo inconfondibile, sotto le Torri conquista due Coppe Italia e tocca quota 17 reti nel campionato ’72-’73, capocannoniere pari merito con Paolo Pulici e Gianni Rivera.
E’ la consacrazione che lo rende pezzo pregiato del calciomercato. Corrado Ferlaino decide di far saltare il banco, ripetendo l’operazione dei suoi predecessori napoletani 23 anni prima, quando pagarono Jeppson 105 milioni. I tempi sono cambiati, l’inflazione corre, ma i 2 miliardi per Savoldi fanno comunque scalpore lontano da Napoli e provocano proteste in città, in anni di crisi, austerity ed epidemie.
Poi, l’entusiasmo dei tifosi è tale che gli abbonamenti sono da record, e il club incassa 3 miliardi: alla prima stagione sotto la guida di Luis Vinicio, Savoldi conquista subito tutti, tranne la nazionale che lo fa esordire in quella stagione, ma gli riserverà solo quattro presenze: ma col club sono 14 gol in campionato, le sue reti trascinano la squadra alla conquista della Coppa Italia.
E comincia una seconda storia d’amore. A Napoli, Savoldi scoprirà anche una vocazione canora, e incide un singolo di successo, ‘La favola dei calciatori‘. Dopo quattro campionati napoletani, il ritorno per una stagione a Bologna e il fine carriera all’Atalanta. Appesi gli scarpini, un po’ di panchine in serie C, fino al 2022.
Gli ultimi mesi la sua nuova lotta era contro una malattia, e oggi ad annunciarne la scomparsa è il figlio Gianluca, anche lui ex calciatore e tecnico. “Se ne è andato in altra dimensione il nostro grande Beppe“, il suo messaggio social, sotto la foto di un Savoldi sorridente che abbraccia la moglie nel giardino di casa. “I suoi luoghi, la sua casa e i suoi affetti lo hanno accompagnato fino all’ultimo momento lasciandoci custodi dei valori e dell’amore che hanno sempre costituito la cifra del suo percorso terreno. Siamo molto fieri di tutto cio, pur travolti dal dolore. Ringraziamo i medici e gli infermieri del Papà Giovanni XXIIl e dell’lstituto Beato Palazzolo di Bergamo che hanno avuto cura di lui pur tra le sue amate mura domestiche“.
La nazionale, prima della semifinale play off stasera a Bergamo contro l’Irlanda del Nord, renderà omaggio alla memoria dell’ex bomber. Lo ricorda il Napoli, lo piange il Bologna, rievocando “l’idolo di una generazione di tifosi” e “bomber simbolo degli anni Settanta, fortissimo di testa e in acrobazia, una sentenza con il sinistro, quasi sempre in doppia cifra: il primo nostro Beppegol“.>
Il sisma è stato registrato questa mattina in un’area montana dell’Appennino tosco-emiliano. Nessun danno riportato, ma l’evento è stato percepito chiaramente dalla popolazione locale.
Nella mattina di giovedì 26 marzo 2026, alle ore 9.40, una scossa di terremotodi magnitudo 4.1 è stata rilevata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) a circa 7 chilometri a nord di Pistoia, in Toscana. L’evento, di profondità ipocentrale pari a 52 chilometri, si è verificato in una zona montana interna dell’Appennino tosco-emiliano ed è stato distintamente avvertito nella città e in molti comuni limitrofi del pistoiese.
Secondo i dati ufficiali dell’INGV, il livello di scuotimento del suolo, espresso tramite PGA (accelerazione di picco), si attesta a 0,047 g, un valore considerato moderato e comunque inferiore a quanto statisticamente previsto in zona per eventi significativi. La densa presenza di popolazione (oltre 90.000 residenti a Pistoia e una densità di quasi 382 abitanti per km²) ha favorito la percezione diffusa del sisma, senza tuttavia indurre situazioni di panico o danni segnalati a edifici e infrastrutture.
La scossa avvertita a Firenze – La scossa di terremoto delle 9.40 è stata sentita bene anche a Firenze e Prato, soprattutto nei piani alti. A Firenze, secondo quanto riferito dal Comune, al momento non vengono segnalati particolari danni e le scuole risultano regolarmente aperte.
I danni – «Per ora non risultano danni a cose o persone e neppure scuole evacuate». Così la sindaca facente funzioni di Pistoia, Anna Maria Celesti, a seguito della scossa di terremoto avvertita alle 9.40 di stamani a Pistoia e zone limitrofe. «I dipendenti che si trovavano all’interno del Palazzo comunale di piazza Duomo – prosegue Celesti -, sono usciti dall’edificio, ma poi sono subito rientrati». Alcuni istituti scolastici, secondo quanto appreso, stanno valutando se anticipare l’uscita degli studenti, ma per adesso non risultano evacuazioni in atto.
I precedenti – Nelle settimane precedenti il sisma odierno, la stessa zona aveva registrato numerosi terremoti minori: tra gennaio e marzo 2026 si segnalano diverse scosse comprese tra magnitudo 2.5 e 3.1, localizzate tra la provincia di Pistoia e l’Appennino bolognese, come quella del 1° marzo (mag 2.5) e lo sciame sismico di Sambuca Pistoiese all’inizio dell’anno. Episodi di simile entità sono tipici delle regioni appenniniche, dove la sismicità storica resta sorvegliata con attenzione dopo eventi più rilevanti come quello dell’Emilia nel 2012 o, andando indietro nel tempo, del Mugello nel 1919.
La ministra del Turismo lascia l’incarico dopo 24 ore convulse: “Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato” scrive alla premier. Senza nascondere l’amarezza per il passo indietro. Malan: “Gesto di grande responsabilità”. Schlein: “Sempre troppo tardi”
Daniela Santanchè e Giorgia Meloni, combo foto LaPresse
Daniela Santanchè si è dimessa. Alla fine la ministra del Turismo ha deciso di lasciare il suo incarico prima della mozione di sfiducia dell’opposizione già calendarizzata per il prossimo 30 marzo. Era stata la presidente del consiglio, con una mossa a sorpresa arrivata ieri sera, a chiedere un passo indietro per “sensibilità istituzionale“.
Santanchè è indagata dalla procura di Milano perbancarotta nell’ambito del fallimento di Bioera Spa, società di cui è stata presidente e per una presunta truffa aggravata ai danni dell’Inps sulla sua società Visibilia. Dopo le dimissionidel sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del capo di gabinetto dello stesso ministero, Giusi Bartolozzi, ora lascia anche lei. Il passo indietro arriva con una lettera indirizzata alla premier.
La lettera di Santanchè alla premier – “Cara Giorgia ti rassegno – scrive Santanchè -, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo“.
Daniela Santanchè insieme a Ignazio La Russa, LaPresse
Prosegue l’ex ministra: “Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio“.
Santanchè: “Non ho difficoltà a dire obbedisco” – “Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione – spiega ancora Santanchè – perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei esssere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio“.
“Volevo che le mie dimissioni“, si legge ancora nella lettera, “fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Del Mastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire ‘obbedisco’ e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento. Cari saluti“.
Daniela Santanchè, LaPresse
La notizia accolta con un applauso alla Camera – Non appena le agenzie di stampa hanno battuto la notizia i lavori nell’aula di Montecitorio sono stati interrotti da un improvviso e lungo applauso. Il presidente di turno, Giorgio Mulè, è rimasto interdetto per alcuni secondi. Poi ha ripreso la parola. “Credevo appluadiste me, poi ho visto le agenzie...”. Ora resta da capire chi ricoprirà il ruolo lasciato scoperto da Santanchè. Secondo le indiscrezioni è probabile che la premier tenga per sé la delega al Turismo ad interim.
Le reazioni, Fratoianni: “Indegno teatrino, altro segno della crisi” — Intanto arrivano le prime reazioni. “Finalmente si è concluso questo indegno teatrino che per oltre un giorno e mezzo ha tenuto sotto scacco l’intero governo” dice Nicola Fratoianni di Avs parlando con i cronisti davanti a Montecitorio. “Un altro segno della crisi politica che in tutta evidenza si è aperta dopo la batosta referendaria“.
Gli fa eco il compagno di partito Angelo Bonelli: “Le dimissioni della ministra Daniela Santanchè – dice – arrivano tardi e non cancellano anni di arroganza e difesa dell’indifendibile“. Il governo Meloni, spiega Bonelli, “ha dato uno spettacolo indecoroso di fronte ai problemi degli italiani. È stato il voto popolare sul referendum sulla separazione delle carriere a fare pulizia di un governo di impresentabili che fino all’ultimo hanno resistito, nonostante posizioni assolutamente inquietanti. Se il Sì avesse vinto Delmastro, Bartolozzi e Santanchè sarebbero rimasti al loro posto e, se non ci fosse stata la valanga di No, sarebbero ancora tutti al loro posto“.
Schlein: “Sempre troppo tardi” – Elly Schlein rilancia su Instagram un post del Pd. “Anche Daniela Santanchè si è dimessa, comunque sempre troppo tardi“.
“Le dimissioni di Daniela Santanché arrivano con anni di ritardo e si devono, non a Meloni, ma a 15 milioni di No” scrive invece Riccardo Ricciardi,capogruppo M5s alla Camera. I vicepresidenti di Italia viva, il senatore Enrico Borghi e il deputato Davide Faraone, parlano di un “clima da bunker” e di uno “stato di implosione del governo, della maggioranza e del partito della premier, che inevitabilmente si scarica sulle istituzioni e sul Paese“.
Malan: “Gesto di grande responsabilità” – Il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, definisce quello di Santanchè “un gesto di grande responsabilità che apprezziamo e che giunge dopo anni di intenso lavoro alla guida di un ministero chiave per l’economia nazionale“. L’ex ministra, scrive, “lascia in un momento in cui il settore turistico è più vitale che mai, in costante crescita e tra i più dinamici di Europa. A lei, perciò, va il ringraziamento per quanto fatto in questi anni e il riconoscimento per aver contribuito a rilanciare nel mondo il turismo italiano”.
“Salutiamo la senatrice Santanchè con un ringraziamento per l’impegno al servizio del settore turismo” commenta il presidente di Federalberghi, Bernabo Bocca. “Dinamismo e capacità di ascolto – conclude Bocca – sono i tratti principali che hanno caratterizzato i tre anni e mezzo trascorsi alla guida del ministero“.
L’epicentro, nei pressi di Fosdinovo, era a 11 chilometri di profondità. Non si registrano feriti né danni a edifici
Un terremoto ha scosso la Toscana alle 8.13 di stamattina, mercoledì 25 marzo. Secondo le prime stime dell’Ingv, il sisma avrebbe avuto una magnitudo di 4.1 gradi Richter. L’epicentro, nei pressi di Fosdinovo in provincia di Massa Carrara, era a 11 chilometri di profondità. La scossa è stata percepita da molte persone anche in Liguria. Al momento non risultano né feriti né danni a cose o edifici.
L’accelerazione del sisma e l’impatto sugli edifici – L’intensità dell’evento sismico è stata leggermente sopra la media. Stando alle rilevazioni dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ha raggiunto un valore di Pga – cioè accelerazione di picco al suolo – pari a 0,26 g, un valore quasi doppio rispetto alla media della Lunigiana di 0,16-0,17 g. Questo parametro è fondamentale per valutare il potenziale impatto locale, ma risulta comunque al di sotto dei livelli che in passato hanno causato danni alle strutture.
Una 57enne è stata trasportata in condizioni gravi in ospedale a Bergamo nella mattinata del 25 marzo. La donna sarebbe stato accoltellato da uno studente fuori dall’Istituto comprensivo di via Damiano Chiesa di Trescore Balneario.
Una 57enne è stata accoltellata questa mattina, mercoledì 25 marzo, a Trescore Balneario (in provincia di Bergamo). L’aggressione si è verificata poco prima delle 8 all’esterno dell’Istituto comprensivo di via Damiano Chiesa. Stando alle prime informazioni, la vittima sarebbe una professoressa e a colpirla sarebbe stato uno studente, per motivi che non sono ancora noti. La 57enne è stata trasportata con la massima urgenza in elisoccorso all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
L’allarme è scattato intorno alle 7:45, quindi pochi minuti prima dell’inizio delle lezioni. La centrale operativa dell’Agenzia regionale emergenza urgenza (Areu) ha inviato sul posto in codice rosso un’ambulanza della Croce Rossa di Entratico e un’auto medica da Seriate. Considerate le condizioni della 57enne, però, è stato richiesto anche l’intervento dell’elisoccorso, decollato da Bergamo. A colpirla sarebbe stato uno studente di terza media. Le indagini dei carabinieri e degli agenti della polizia locale sono ancora in corso.
Continuano a crescere i casi di epatite A a Napoli dove i ricoveri sono ormai più di 70. Ma l’epidemia si sta estendendo anche nel Lazio con l’Asl di Latina che ha comunicato 24 segnalazioni nella provincia con 6 ricoveri.
Epatite A, crescono i ricoveri a Napoli: nuovi casi anche nel Lazio – Adnkronos
Aveva 91 anni, lo annuncia la famiglia in una nota
Gino Paoli è uno dei personaggi chiave della scena musicale italiana, un personaggio dalla vicenda esistenziale tormentata e intensissima che ha dato un contributo decisivo all’evoluzione della canzone, un individualista spigoloso che ha anticipato le caratteristiche della figura del cantautore. Sono sue alcune delle canzoni più belle e famose mai scritte nel nostro Paese: “Senza fine“, “Il cielo in una stanza“, “Sapore di sale“, “Che cosa c’è“, “La gatta“, “Una lunga storia d’amore“, titoli sufficienti a far rimanere ben impressi nella memoria collettiva il suo nome e la sua musica.
È morto oggi, a 91 anni, lo ha annunciato la famiglia in una nota in cui chiede la massima riservatezza. Era nato a Monfalcone il 23 settembre 1934 ma fin da bambino ha vissuto a Genova, la sua vera città. Il tragitto che lo ha portato al successo è quello classico degli artisti deraciné degli anni ’50: studente svogliato, appassionato di pittura e di jazz, ai libri preferiva una boheme fatta di pochi soldi, notti infinite e amici come Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese, i fratelli Reverberi, insomma i nomi dei fondatori di quello “Scuola Genovese” che, nutrendosi delle canzoni di Brassens e Jacques Brel, ha di fatto fondato la canzone d’autore italiana. E’ proprio Gianfranco Reverberi ad aprirgli la strada per Milano, dove entra in contatto con l’industria musicale ma anche con Giorgio Gaber e Mina che incide “Il cielo in una stanza“, ottenendo un grande successo. Un successo bissato da un altro brano, un 3/4 quasi jazzistico: “Senza fine“, interpretata da Ornella Vanoni, che all’epoca era ancora “la cantante della mala” e che vivrà con lui una lunga relazione.
Il brano ha fatto il giro del mondo ma soprattutto ha segnato l’inizio di un sodalizio durata tutta la vita celebrato qualche decennio più tardi quando, dopo un lungo periodo di crisi, Paoli e la Vanoni fecero una tournée insieme ottenendo un successo strepitoso. Negli anni ’60, in pieno boom del 45 giri, esce uno dei titoli che ha segnato la storia del costume: “Sapore di sale“, arrangiato da Ennio Morricone con il celebre assolo di sax di Gato Barbieri. Uomo tormentato, già sposato, vive una travolgente storia d’amore con Stefania Sandrelli, allora adolescente, una relazione dalla quale è nata Amanda. Poi l’11 luglio 1963 un gesto ancora oggi dai contorni misteriosi: Paoli tenta il suicidio sparandosi all’altezza del cuore. Il proiettile però non colpisce zone vitali e resta conficcato nella zona del pericardio, da dove non è mai stato estratto. Il grande successo non dura molto: nella seconda metà degli anni ’60 comincia un lungo periodo di crisi professionale e umana, segnato anche da alcol e droga, che culmina in un pauroso incidente stradale. Per il suo ritorno da protagonista bisogna attendere gli anni ’80 quando prima incide un bell’album-tributo al suo amico Piero Ciampi, “Ha tutte le carte in regola” e poi, nel 1985, riconquista le classifiche con “Una lunga storia d’amore“. L’anno dopo è la volta di “Ti lascio una canzone“, poi negli anni ’90 c’è “Quattro amici al bar“. Nel corso della sua carriera ha interpretato canzoni di Joan Manuel Serrat, Charles Aznavour, ha avuto un’intensa attività come autore, firmando per Zucchero “Come il sole all’improvviso“. Nel 1987 è stato eletto deputato nelle file del PCI. Negli ultimi anni della sua lunghissima carriera ha suonato accanto ad alcuni dei migliori jazzisti italiani, in particolare Danilo Rea, pianista di livello mondiale, che lo ha accompagnato nelle sue più recenti tournée. Personaggio schivo, poco incline alle concessioni mediatiche, interprete dallo stile tutt’altro che tradizionale, Gino Paoli resta uno dei personaggi più amati e prestigiosi della canzone italiana, l’autore di brani che fanno parte della storia del nostro Paese.
Comunicazione interna ai giornalisti componenti del gruppo: «Il cambio di proprietà già efficace»
E vendita fu. Accordo raggiunto fraExor – la cassaforte della famiglia Agnelli-Elkann – e il gruppoAntenna.
Si legge in una comunicazione interna a firma di Paolo Ceretti, presidente di Gedi, intercettata dal Sole 24 Ore. «Cari Colleghi, care Colleghe oggi è stata perfezionata la cessione del 100% del capitale di Gedi al gruppo greco Antenna. Il cambio di proprietà, che è già efficace, segue un processo di lunga negoziazione», si legge nella nota che precede la riunione in assemblea dei cdr del gruppo. A cambiare proprietà sono il quotidiano la Repubblica, i brand radiofonici Radio Deejay, Radio Capital, m2o, insieme a HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes e la concessionaria pubblicitaria Manzoni.
«Riteniamo – continua la comunicazione del presidente Gedi – che il passaggio della Società al Gruppo Antenna apra nuove prospettive per GEDI e per chi è impegnato nelle sue diverse attività. È in questa ottica – e cioè creare le condizioni per assicurare uno sviluppo duraturo al Gruppo, accelerandone tra l’altro la transizione digitale – che da parte del venditore è stata selezionata Antenna come acquirente, un gruppo industriale che fa dei Media il proprio core business. Gedi potrà beneficiare di un’articolata presenza internazionale del Gruppo Antenna, per aumentare la portata delle sue attività e perseguire la sostenibilità sul piano economico, mantenendo l’indipendenza editoriale che ha caratterizzato la sua storia».
In questo quadro, «in esecuzione agli accordi recentemente sottoscritti, nei prossimi mesi La Stampa uscirà dal perimetro di GEDI per entrare a far parte del Gruppo SAE, una realtà italiana in crescita, determinata a valorizzare la storia unica della testata, rafforzando il legame identitario con i suoi lettori e con il suo territorio, anche attraverso l’auspicato ingresso nel capitale – con quote di minoranza – di istituzioni e aziende del nord-ovest».
La nota si conclude con i saluti e i ringraziamenti del «Consiglio di Amministrazione, dimessosi oggi in attesa che Antenna nomini i nuovi amministratori».
Con il passaggio al gruppo greco Antenna si chiude una lunga uscita di scena, fatta di smentite, trattative esclusive, allarmi politici e tensioni nelle redazioni. La cessione di la Repubblica è il tassello conclusivo di un’operazione di di progressivo smontaggio del perimetro Gedi, già anticipato nelle settimane scorse dall’accordo separato per La Stampa con il gruppo Sae.
Per capire il peso dell’operazione bisogna tornare al dicembre 2019, quando Exor firmò l’accordo per rilevare da CIR il 43,78% di Gedi per 102,5 milioni di euro, avviando poi l’opa e prendendo il controllo del gruppo. Allora l’idea era quella di portare sotto una regia unica un grande polo dell’informazione italiana, con la Repubblica, La Stampa, radio, digital e concessionaria pubblicitaria. Sei anni dopo, il bilancio politico-industriale di quell’investimento racconta altro: Gedi resta un marchio centrale nel sistema dei media, ma per Exor è diventato un asset marginale rispetto al resto del portafoglio, mentre i conti del gruppo hanno continuato a muoversi in un contesto difficile per tutta l’editoria tradizionale.
La trattativa con Antenna non nasce ieri. Exor aveva confermato a dicembre 2025 colloqui in esclusiva con il gruppo greco, dopo mesi di indiscrezioni e interesse di altri soggetti. Da quel momento il dossier è diventato un caso politico e sindacale. Il governo, per voce del sottosegretario Alberto Barachini, ha chiesto garanzie su pluralismo e occupazione; i comitati di redazione di Repubblica e La Stampa hanno denunciato opacità, chiedendo tutele sull’indipendenza editoriale.
In parallelo, il negoziato si è trascinato ben oltre la prima scadenza di gennaio, con rinvii e ricuciture, fino alla stretta finale di marzo. Il profilo dell’acquirente aiuta a capire la portata del cambio di fase. Antenna è uno dei maggiori gruppi media greci ed è ricondotto alla famiglia Kyriakou; Theodore Kyriakou ne è il presidente e azionista di riferimento.
La comunicazione interna del presidente Gedi è stata seguita dall’annuncio dell’azienda attraverso un comunicato stampa. Nel quale si legge che «a seguito del completamento dell’operazione, Mirja Cartia d’Asero, manager di grande esperienza con un percorso consolidato alla guida di organizzazioni nei settori media e finanziario, assumerà il ruolo di Amministratore Delegato del Gruppo GEDI. Mirja lavorerà a stretto contatto con il management di GEDI per sostenere il percorso di sviluppo e internazionalizzazione del Gruppo. Mario Orfeo, direttore del quotidiano dal 2024, continuerà a ricoprire il suo ruolo alla guida di la Repubblica, garantendo continuità editoriale e gestionale, mentre Linus resterà alla guida delle attività radiofoniche»
Su questo fronte, l’accordo con SportLifeCity – società controllata al 90% dal club rossonero – era già stato raggiunto nel 2024.
Il Comune di San Donato presenta il conto al Milan dopo il tramonto del progetto di realizzazione di un nuovo stadio nell’area San Francesco. L’amministrazione comunale, come riportato da Il Giorno, ha quantificato in 74.360 euro le spese sostenute per analizzare la proposta che prevedeva la costruzione di un impianto da 70mila posti. La cifra riguarda consulenze, studi tecnici e passaggi amministrativi necessari per valutare il progetto.
Il conteggio è stato inviato alla società Sportlifecity, controllata al 90% dal Milan, sulla base di una clausola che stabiliva, in caso di mancata realizzazione dello stadio, il rimborso al Comune dei costi affrontati per incarichi esterni e attività amministrative interne, fino a un massimo di 220mila euro. La scelta di SportLifeCity– che era già stata annunciata alla fine del 2024 –non è dettata da nessun obbligo di legge, ma rientrava da tempo tra le preoccupazioni dei contrari alla costruzione dell’impianto nel Comune a sud di Milano
A rendere noto che il Municipio ha quantificato e trasmesso, «per una preliminare condivisione», l’elenco delle spese sostenute in oltre un anno di lavoro è stato il sindaco Francesco Squeri, intervenendo durante l’ultimo consiglio comunale in risposta a un’interrogazione presentata dai consiglieri del Partito democratico.
L’ipotesi di uno stadio del Milan a San Donato aveva iniziato a prendere forma nel 2024, quando si erano avuti i primi contatti tra i rappresentanti del club rossonero e l’amministrazione della cosiddetta città dell’Eni. Nel 2025 il progetto era entrato nella fase operativa con l’avvio dell’Accordo di programma, che coinvolgeva diversi soggetti istituzionali: il Comune di San Donato, la Regione Lombardia, la Città Metropolitana di Milano, oltre a FS Sistemi Urbani e Rete Ferroviaria Italiana.
Tuttavia, dopo la decisione di riportare il progetto su Milano e l’acquisto dello stadio di San Siro da parte di Milan e Inter, lo scorso gennaio il Comune di San Donato ha chiuso l’iter dell’Accordo di programma.
Resta però aperta la questione sul futuro dell’area San Francesco, un tema che continua a suscitare interrogativi anche tra i cittadini. Tra le possibili alternative emerge ora l’ipotesi della pallacanestro. I fondi statunitensi che controllano i due club milanesi — Oaktree per l’Inter e RedBird per il Milan — avrebbero infatti mostrato interesse per NBA Europe, il progetto che punta a creare una nuova lega professionistica di basket nel continente.
In questo scenario, se il fondo guidato da Gerry Cardinale fosse coinvolto nell’iniziativa, potrebbe prendere forma l’idea di costruire proprio nell’area del San Francesco un palazzetto dedicato al basket. Dal punto di vista urbanistico, l’area si presterebbe a questo tipo di intervento: il sito ha infatti una chiara vocazione sportiva esi estende su circa 300mila metri quadrati. Al momento quella legata al basket è soltanto una delle opzioni sul tavolo, ma l’amministrazione di San Donato aveva già ipotizzato che gli interessi del Milan potessero ampliarsi anche ad altre discipline sportive oltre al calcio.
Affluenza definitiva sfiora il 59%. Oltre 14.750.000 di italiani hanno detto ‘No’. Il ministro della Giustizia Nordio: “Prendo atto”
Manifestazione in piazza dopo la vittoria del No al referendum sulla Giustizia – Adnkronos
Nettissima vittoria del No nel referendum sulla riforma della giustizia: quando sono state scrutinate 61.498 sezioni su 61.533, il No è infatti al 53,58% mentre il Sì e al 46,42%, secondo i dati disponibili sul sito Eligendo del Viminale. A votare No sono stati oltre 14.750.000, oltre 12.780.000 i Sì.
“Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia“, il commento della premier Giorgia Meloni mentre si va verso la chiusura dello scrutinio.
“Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano“, il commento del ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
“Abbiamo vinto. Abbiamo fermato una riforma sbagliata ed è una vittoria ancora più bella perche partivamo da sconfitta annunciata”, le prime parole della leader Pd Elly Schlein al Nazareno.
L’affluenza definitiva al voto per il referendum sfiora il 59%: il dato si attesta infatti al 58,93% in base ai dati disponibili sul sito Eligendo.
9 minuti fa – Quando sono state scrutinate 61.498 sezioni su 61.533, nettissima la vittoria del No, al 53,58%. Il Sì è al 46,42%, secondo i dati disponibili sul sito Eligendo del Viminale. A votare No sono stati oltre 14.750.000, oltre 12.780.000 i Sì
11 minuti fa – Magi: “Meloni non ha più maggioranza, opposizioni preparino alternativa governo” – – “Dopo il referendum, è il momento per le opposizioni di cominciare a costruire l’alternativa di governo. Meloni non ha più la maggioranza nel Paese, ma adesso bisogna dimostrare di avere delle proposte che incarnano l’alternativa di governo, quindi andare al di là dell’opposizione pressante in Parlamento e fuori”. Lo ha detto il segretario di +Europa, Riccardo Magi, parlando alle telecamere fuori Montecitorio.
22 minuti fa – Dopo la vittoria del No,haters scatenati contro Meloni: su X anche la foto a testa in giù– Non perdonano la sconfitta referendaria a Giorgia Meloni i tantissimi – circa 3mila in un’ora – che si sono affacciati sulla pagina di X della presidente del Consiglio. Dopo aver visualizzato il video-messaggio della leader di Fdi, che prende atto dell’esito negativo del voto, ricordando come la riforma fosse prevista dal programma elettorale del centrodestra si moltiplicano i post che attaccano Meloni, moltissimi con toni inaccettabili e violenti. “Ammazza come sei invecchiata male...”, è uno dei primi commenti che appare in bacheca, con riferimento al video girato all’aperto, con uno sfondo floreale. “Succede quando si diventa servi e si diventa fratelli d’ucraina e non degli italiani. Molti a destra ti hanno sfiduciato“, aggiunge tal Arcolino. “Io mi dimetterei -consiglia Angelo -. Forse è l’unica maniera per eliminare certe zavorre inutili come Delmastro, Santanchè e magari anche Nordio, che scrive una riforma che non sa neanche sostenere“. Decine gli ‘a casa‘, e i ‘dimettiti‘. Citati con toni non proprio amichevoli sono più volte anche i ministri Salvini, Nordio e più di tutti il sottosegretario Delmastro.
Poi la situazione però degenera, con vere e proprie accuse e minacce piene di odio: “VE LO SIETE PRESO NEL C…”, scrive tutto maiuscolo il primo di una lunga serie di odiatori, con tanto di foto-montaggio di Marx, con t-shirt dove si legge ‘vi abbiamo purgato ancora‘, frase presa in prestito dal calcio. “A breve non potrai neache uscire di casa per non essere sommersa da sputi“, aggiunge un altro hater. Uno che si firma ‘Laziale‘ scrive “continuate a proteggere la vostra cricca ignorando il popolo. Continuate a proteggere indagati, inadeguati e gente in affari con i mafiosi mentre permettete a Lotito di far indagare e reprimere tifosi che semplicemente manifestano il loro dissenso“. Qualcuno sceglie il dialetto siciliano per insultare: ‘SUCA MER…‘
Qualcun altro rimprovera le alleanze internazionali: “Vattene da Trump che avete finito di stuprare il Paese con le vostre inutili guerre”, scrive un utente. “Un’Italia senza fascisti sarebbe migliore“, dice un altro. Poi Elle posta una foto della Meloni a testa ingiù, evocando immagini di un passato che sui social spesso viene rispolverato. “Come brucia il culo…“, si legge poco più in basso. “Dimettiti cialtrona bugiarda patogica e torna nelle fogne da dove sei scappata fuori“, è il post di Roby. Infine un’omonima Giorgia conclude: “finalmente te lo prendi nel culo, ciao meloni bacio…‘.
Il cordoglio di Lazio e Juventus, dove è stato allenatore
Igor Tudor – Ipa
Grave lutto per l’ex tecnico di Lazio e Juventus, Igor Tudor, attualmente alla guida del Tottenham. Il padre Marco è morto durante il match contro il Nottingham Forest.
Sui social arriva il cordoglio della Lazio e della Juventus. “La S.S. Lazio esprime il proprio profondo cordoglio all’ex allenatore biancoceleste Igor Tudor per la scomparsa del padre“, scrive sui social il club biancoceleste.
La S.S. Lazio esprime il proprio profondo cordoglio all'ex allenatore biancoceleste Igor Tudor per la scomparsa del padre
Il gruppo è stato tra i protagonisti della stagione del Beat nazionale negli anni Sessanta
Bruno Castiglia, foto dalla sua pagina Fb ufficiale
E’ morto a Milano all’età di 84 anni Bruno Castiglia, fondatore e cantante dei Bisonti, tra i protagonisti della stagione del Beat italiano negli anni Sessanta. Il gruppo, nato a Milano su iniziativa dello stesso Castiglia, è stato una delle espressioni più riconoscibili del cosiddetto ‘Sweet Beat’, caratterizzato da sonorità melodiche e armonie raffinate. La formazione originaria, risalente al 1965, comprendeva Castiglia alla voce e chitarra, Gianni Calabria alla batteria, Ennio Castiglia al basso, Angelo Milani alle tastiere e Luigi Biagioni alla chitarra. Nel corso degli anni la band ha conosciuto numerosi cambi di organico, mantenendo tuttavia una propria identità stilistica.
La carriera – Il debutto discografico avvenne nella seconda metà degli anni Sessanta. Tra i primi successi, il singolo ‘Con le mie lacrime‘, versione italiana di ‘As Tears Go By‘ dei Rolling Stones, seguito da ‘Occhi di sole‘, uno dei brani più rappresentativi del gruppo. Nella loro produzione figurano anche titoli come ‘La tua ombra‘, ‘Richiamo d’amore‘ e ‘Viso di luce‘, oltre a cover di classici del rock internazionale, tra cui ‘Lucille‘ di Little Richard.
Il brano più celebre resta però ‘Crudele‘, diventato nel tempo una sorta di manifesto per gli appassionati del beat italiano. Accanto alle ballate romantiche, i Bisonti sperimentarono anche sonorità più energiche, vicine al garage rock. Nel 1968 la band si avvicinò alle atmosfere hippie con ‘Mi è rimasto un fiore‘, senza però replicare il successo dei primi anni. Dopo la partecipazione a ‘Un disco per l’estate‘ nel 1970, il gruppo uscì progressivamente dalle scene. I Bisonti tornarono alla ribalta nel 1985, sull’onda del revival anni Sessanta, partecipando alla trasmissione “20 anni dopo”, condotta da Red Ronnie. Da allora Castiglia ha continuato a esibirsi dal vivo con diverse formazioni, mantenendo viva l’eredità musicale della band anche negli anni Duemila.
Lo scalo è stato chiuso in seguito alla collisione, aperta inchiesta
L’incidente all’aeroporto LaGuardia di New York (Afp)
Incidente oggi all’aeroporto LaGuardia di New York. Un aereo Air Canada in fase di atterraggio si è scontrato con un camion di soccorso e antincendio per aeromobili dell’Autorità Portuale sulla pista 4. Il bilancio è di due morti. Lo riferiscono alla Nbc due fonti a conoscenza delle indagini. Le vittime sono il pilota e il copilota, hanno precisato le fonti. Un sergente e un agente del dipartimento di polizia dell’Autorità Portuale hanno riportato fratture agli arti e sono stati ricoverati in ospedale in condizioni stabili.
Secondo le fonti, l’aereo stava per terminare la fase di atterraggio, procedendo a circa 48 km/h, quando è avvenuta la collisione. La Federal Aviation Administration (FAA) ha dichiarato che l’aereo coinvolto è un bimotore Bombardier CRJ-900 proveniente da Montreal. La FAA ha comunicato di aver avviato un’indagine sull’accaduto. L’aeroporto è stato chiuso in seguito all’incidente.
New York, scontro in pista all’aeroporto LaGuardia: aereo Air Canada Express urta veicolo di servizio, due morti – Repubblica
A 10 giorni dal deposito, da parte del ministero dell’Economia, della lista per il rinnovo del vertice di Poste Italiane, il consiglio di amministrazione del gruppo dei recapiti ha approvato la proposta del lancio di un’offerta totalitaria di acquisto e scambio sul capitale di Tim, società che oggi controlla con il 27 per cento del capitale. L’obiettivo finale è il delisting della società telefonica, ovvero l’uscita da piazza Affari, ma la condizione perché l’offerta sia considerata valida è un’adesione tale che consenta al gruppo dei recapiti di raggiungere il 66,67 per cento del capitale.
Per 5mila azioni Tim in cambio 109 azioni Poste e 835 milioni cash – L’operazione annunciata dal gruppo guidato da Matteo Del Fante prevede un aumento di capitale (approvato dal board) finalizzato all’emissione di nuove azioni Poste da offrire come corrispettivo di scambio agli azionisti di Tim: ogni 5 mila azioni della società telefonica consegnate avranno in cambio 109 azioni di Poste. Oltre all’offerta di carta, si aggiunge un conguaglio cash: ogni 5mila azioni è previsto il pagamento di 835 euro. Agli azionisti Tim, nella sostanza, sarà riconosciuta una componente in denaro di 0,167 euro per ciascuna azione di Tim e una componente in titoli pari a 0,0218 azioni ordinarie di Poste di nuova emissione.
Nei fatti i titoli della società guidata da Pietro Labriola ottengono un premio del 9,01% rispetto ai valori di Borsa calcolati il 20 marzo scorso (0,583 il valore del titolo Tim). «Il corrispettivo complessivo dell’offerta, tra la somma della parte cash e della parte in azioni, esprime una valorizzazione pari a 0,635 euro per ciascuna azione di Tim e, pertanto, incorpora un premio pari al 9,01% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni di Tim rilevato alla data del 20 marzo 2026», si spiega nella nota diffusa.
L’esborso per Poste pari a 2,8 miliardi. Lo Stato scenderà al 51% per cento – L’esborso complessivo per Poste Italiane, nel caso di un’adesione al 100% dell’offerta, sarebbe attorno a 2,8 miliardi di euro. Sempre nel caso di una simile adesione, i soci Tim verrebbero a detenere il 22% del capitale della società dei recapiti, mentre l’effetto diluitivo per la quota di controllo dello Stato, pari oggi al 65% circa del capitale, sarebbe attorno al 23 per cento. La quota pubblica scenderebbe attorno al 51% del capitale; la Cdp passerebbe dal 35 al 28% e il Mef dal 29 al 13% di Poste. Al termine dell’operazione, il gruppo integrato Poste-Tim avrebbe una capitalizzazione da oltre 30 miliardi con un flottante, ovvero le società scambiabili sul mercato, del valore di 15 miliardi.
Il nuovo gruppo avrà 26,9 miliari di ricavi – Il gruppo combinato avrebbe ricavi per 26,9 miliardi e 150 mila dipendenti e sarebbe una delle principali piattaforme integrate del paese. Poste Italiane ha identificato un potenziale complessivo di sinergie ante imposte pari a circa 700 milioni annui a regime, di cui 500 milioni riconducibili a sinergie di costo. Le sinergie di ricavo sono state stimate in oltre 200 milioni. Gli oneri una tantum necessari all’operazioni sono pari a 700 milioni. L’impatto positivo sull’utile per azione è previsto dal 2027.
Nuova impresa della fuoriclasse del mezzofondo. In serata arriva un altro oro con il trionfo della velocista e l’Italia sale a 3 ori
Nadia Battocletti e Zaynab Dosso (foto Grana/FIDAL)
É di Nadia Battocletti la seconda medaglia, ancora d’oro, per l’Italia ai Mondiali indoor 2026, a Torun, in Polonia. Oggi, sabato 21 marzo, la fuoriclasse azzurra del mezzofondo, 25 anni, ha vinto i 3000 metri, precedendo Mackay, argento e Hull bronzo. Dodicesima l’altra azzurra Majori.
Battocletti, alla prima partecipazione indoor, ha subito centrato la vittoria e questo per lei è stato motivo di grandissima felicità. La gioia per l’Italia è diventata ancora più grande in serata grazie alla medaglia d’oro vinta da Zaynab Dosso nei 60 metri. Ieri, venerdì 20 marzo, a vincere era stato Andy Diaz nel salto triplo che si era confermato campione del mondo. L‘Italia, prima della giornata conclusiva di domani, domenica 22 marzo, è prima nel medagliere.
Esponente di punta della Democrazia Cristiana negli anni 80, era nato nel 1939
È morto l’ex parlamentare e ministro della Dc Paolo Cirino Pomicino.Si è spento a Roma oggi alle 16, nella clinica Quisisana. Aveva 86 anni.
Conferma la notizia l’amico ed ex collega democristiano Gianfranco Rotondi: “Ho parlato poco fa con la moglie, la signora Lucia e questa volta Paolo non ce l’ha fatta“. Era ricoverato da qualche giorno.
Classe 1939, napoletano, negli anni ‘60 Pomicino si laurea in Medicina con una specializzazione in Neurologia, ma presto risponde a un’altra vocazione: la politica, a cui dedica tutta la vita sotto le insegne della Democrazia cristiana.
Andreottiano di ferro, esponente di punta della corrente “Primavera”, nella Balena bianca scala il cursus honorumdagli incarichi locali fino ai vertici: consigliere e assessore del Comune di Napoli tra il 1970 e il 1979. Poi deputato dal 1976 al 1992, presidente della commissione bilancio della Camera dal 1983-1987. Infine i ruoli che negli anni ’80 gli valgono il soprannome “O ‘ministro”: guida il ministero della Funzione Pubblica dal 1988 a 1989 quando il presidente del Consiglio è Ciriaco De Mitaed è titolare del Bilancio dal 1989 al 1992 nel VI e VII governo Andreotti.
Con lo scudo crociato nel cuore, di fare e parlare di politica non smette mai. Nel 2004 viene eletto al Parlamento europeo nelle fila dell’Udeur e nel 2006 è rieletto per l’ultima volta a Palazzo Montecitorio con Democrazia cristiana e Partito socialista – Nuovo Psi.
La ciclista azzurra non ha perso conoscenza dopo l’impatto
La caduta di Silvestri – X
Terribile incidente durante la Milano-Sanremo donne. Oggi, sabato 21 marzo, la ciclista azzurra Debora Silvestri è caduta oltre il guard rail con la propria bicicletta dopo aver sbattuto con le ruote contro altre atlete finite sull’asfalto lungo la discesa della Cipresa.
Nell’incidente sono rimaste coinvolte anche altre cicliste come la polacca Kasia Niewiadoma, la francese Margaux Vigie e la mauriziana Kim Le Court, ma la peggio l’ha avuta proprio Silvestri che fortunatamente però, stando alle prime notizie, non ha perso conoscenza, dopo che il ‘volo‘ della ciclista azzurro ha fatto spaventare da subito tifosi e appassionati.
Traduzione di Google Una ciclista cade rovinosamente dopo aver scavalcato le barriere durante la Milano-Sanremo.
🔴🇮🇹🚴🏻♂️ ALERTE VIDÉO | L'énorme chute d'une coureuse qui passe au-dessus de la glissière lors du Milan-San Remo.pic.twitter.com/13h3vzQUy1
Il tecnico nerazzurro: “Tutto è sempre possibile, dobbiamo andare noi a prenderci ciò che vogliamo”
“Bastoni non è disponibile, sarà lo staff medico dell’Italia a valutarlo e decideranno loro se sarà a disposizione per la Nazionale“. Lo ha detto il tecnico dell’Inter, Cristian Chivu, in conferenza stampa alla vigilia della sfida contro la Fiorentina. Il difensore è alle prese con il dolore per una botta subita nel derby contro il Milan che gli ha fatto già saltare la gara con l’Atalanta: “c’è il rischio di una distrazione per i nazionali verso gli spareggi? Domani rappresentano l’Inter, avranno tempo di rappresentare l’Italia. Facciamo in bocca al lupo alla Nazionale. Ma in questo momento, i nostri giocatori pensano solo all’Inter. I nazionali avranno modo di preparare la partita al meglio. L’Italia è forte, devono e possono vincere la prima che è la più importante“.
E allora, tornando all’Inter, ecco la Fiorentina, crocevia verso lo scudetto: “Pressione? Per noi ci sono in ballo 27 punti, tutto è possibile. Noi pensiamo a essere competitivi. Abbiamo un vantaggio che può essere tanto o poco, dobbiamo continuare a pensare solo a noi stessi. Conte ha parlato di pressione? Il calcio è pressione, nessuno ha mai escluso le squadre che inseguono. È una cosa fisiologica durante una stagione avere momenti meno brillanti del solito. Bisogna anche guardare a quello che si è ottenuto. Tutto è ancora possibile, siamo consapevoli delle ambizioni delle altre squadre e pensano anche loro di essere competitivi fino in fondo. Nessuno regala nulla, dobbiamo andare noi a prenderci tutto“.
Superando anche inconvenienti e palesi ingiustizie, come accaduto settimana scorsa contro l’Atalanta, match che aveva portato l’Inter a scegliere la via del silenzio stampa: “E’ stata una decisione presa tutti insieme quella di non parlare per quello che era accaduto in campo. Preferisco parlare di calcio e non cercare alibi o scuse. Abbiamo fatto qualche errore contro l’Atalanta e mi riferisco a tecnica e tattica. Ci siamo chiesti dove fare meglio, non dobbiamo creare scuse o alibi e guardare gli errori degli altri, che tanto non possiamo controllare“.
A 3 chilometri dal via l’imprevisto causato forse da una vettura della carovana. I corridori hanno girato le ruote e recuperato il gruppone verso l’abbazia della Certosa
Errore di percorso alla Milano-Sanremo: i ciclisti in difficoltà
È cominciata con un errore la Milano-Sanremo che è partita da Pavia. La “classicissima” di primavera che con il via dato dal sindaco Michele Lissia ha preso le mosse da Strada Nuova per andare prima verso Milano dove si trovava il chilometro 0 e poi imboccare la strada verso l’Oltrepò e la Liguria, a circa 3 chilometri dalla partenza è andata nel caos.
Avevano appena preso il largo i fuggitivi, quando arrivati a una rotonda nei pressi del parco della Vernavola, si sono ritrovati nel traffico. I corridori che guidavano il gruppo hanno imboccato l’uscita sbagliata tra un pullman e diverse auto in attesa del passaggio della corsa per poter proseguire il proprio percorso. A tradirli è stata forse un’auto della carovana ferma per indicare che non si poteva passare oppure un più banale errore di valutazione.
Lo sbaglio è stato riconosciuto dopo pochi metri e i fuggitivi sono ritornati indietro andando a riprendere l’intero gruppo che nel frattempo pedalava verso l’abbazia della Certosa di Pavia. Dell’errore hanno approfittato gli automobilisti fermi allo stop che si sono trovati tutti i campioni di ciclismo a tu per tu, molto più vicini di quanto non li vedessero tutti i numerosi tifosi sparsi lungo il percorso, quello vero, che attendevano il passaggio con il cellulare stretto in mano in modo da immortalare il passaggio di grandi stelle come Tadej Pogacar o l’olandese Van der Poel.
Una giuria californiana ha inflitto un duro colpo a Elon Musk, stabilendo che il miliardario ha tratto in inganno gli investitori durante la fase turbolenta che ha preceduto la sua acquisizione da 44 miliardi di dollari della piattaforma precedentemente nota come Twitter.
Una giuria californiana ha inflitto un duro colpo a Elon Musk, stabilendo che il miliardario ha tratto in inganno gli investitori durante la fase turbolenta che ha preceduto la sua acquisizione da 44 miliardi di dollari della piattaforma precedentemente nota come Twitter.
Secondo il verdetto emesso venerdì nella class action Pampena v. Musk, la giuria ha stabilito all’unanimità che i post sui social media di Musk nel maggio 2022 riguardanti lo stato dell’accordo erano materialmente falsi.
La giuria si è fermata prima di etichettare le azioni come uno specifico “schema per frodare“, ma gli avvocati dei querelanti suggeriscono che i danni totali potrebbero raggiungere i 2,6 miliardi di dollari.
La narrativa dei “bot” sotto accusa – Il cuore del contenzioso si è concentrato sull’affermazione di Musk del maggio 2022 secondo cui l’acquisizione era “temporaneamente sospesa” in attesa di una revisione degli account non autentici e dei bot spam. Le dichiarazioni hanno innescato un calo di quasi il 10%del prezzo delle azioni di Twitter all’epoca.
Gli azionisti hanno sostenuto che il sentiment di Musk si è deteriorato non a causa dei bot, ma come manovra tattica per fare pressione sul consiglio di amministrazione per ottenere un prezzo più basso mentre la sua ricchezza, legata a Tesla (NASDAQ:TSLA), affrontava un più ampio ritiro del mercato.
“Questo è un ottimo esempio di ciò che non si può fare all’investitore medio“, ha dichiarato a CNBC Joseph Cotchett, un avvocato dei querelanti, sottolineando l’impatto sui partecipanti retail e sui fondi pensione. I risultati della giuria hanno evidenziato in particolare i tweet del 13 maggio e del 17 maggio come i principali responsabili del danno agli investitori.
Il team di difesa di Musk, tuttavia, ha caratterizzato il verdetto come un “ostacolo lungo il percorso“, sostenendo che le preoccupazioni del miliardario riguardo all’integrità della piattaforma erano ben fondate e promettendo di cercare giustizia in appello.
Impatto minimo su una fortuna da 650 miliardi di dollari – Nonostante il potenziale pagamento multimiliardario, il colpo finanziario per Musk è visto in gran parte come simbolico. Con un patrimonio netto attualmente stimato in 650 miliardi di dollari, una sentenza da 2,6 miliardi di dollari rappresenta un impatto frazionario sulla sua liquidità complessiva.
Dall’acquisizione, Musk ha radicalmente ristrutturato l’entità, fondendo la rinominata X con xAI e SpaceX, incorporando di fatto la piattaforma di social media nel suo più ampio impero tecnologico.
Il verdetto rappresenta un momento storico nella regolamentazione dei “CEO come influencer“. Sottolinea la crescente responsabilità legale per le comunicazioni dei dirigenti sui social media, anche quando tali piattaforme sono proprietà personale del dirigente in questione.
Con l’inizio del processo di amministrazione dei reclami, gli investitori che hanno venduto azioni al di sotto del prezzo di acquisto di 54,20 dollari in risposta ai tweet potrebbero iniziare a recuperare le perdite nei prossimi mesi, segnando una rara vittoria per la classe retail contro una figura aziendale dominante.
Dal Regno Unito all’Europa: decessi e contagi tra studenti. Il Ministero della Salute invita alla massima sorveglianza anche in Italia
Un focolaio di meningitein Europa riporta l’attenzione su una malattia tanto rara quanto potenzialmente devastante. I numeri, al momento, non indicano un’emergenza diffusa, ma il livello di attenzione resta alto, soprattutto tra le autorità sanitarie italiane che hanno deciso di rafforzare la sorveglianza su tutto il territorio nazionale.
Il punto di partenza è il Regno Unito, dove nella contea del Kent – in particolare nell’area di Canterbury – è stato registrato un cluster di casi di malattia meningococcica invasiva. Un evento circoscritto, ma sufficiente a far scattare una rete di monitoraggio anche negli altri Paesi europei.
I casi: giovani colpiti e due decessi – Secondo i dati aggiornati al 17 marzo forniti dalle autorità sanitarie britanniche, sono stati segnalati 9 casi confermati e 11 probabili, con 2 decessi. Un elemento che preoccupa è il profilo dei soggetti coinvolti: si tratta prevalentemente di giovani tra i 17 e i 21 anni, molti dei quali studenti universitari. In almeno 6 casi confermati è stato identificato il sierogruppo B, uno dei ceppi più diffusi di meningococco. Le indagini epidemiologiche hanno individuato possibili luoghi di esposizione, tra cui un locale notturno di Canterbury e l’università del Kent. Il contagio non si è fermato ai confini britannici: è stato infatti notificato anche un caso in Francia, legato a una persona che aveva frequentato proprio quell’università.
Il rischio per l’Italia: basso, ma non nullo – Le autorità europee considerano il rischio per la popolazione generale “molto basso”, ma questo non significa assenza di pericolo. Il meningococco è un batterio che può diffondersi rapidamente in contesti specifici, soprattutto tra persone a stretto contatto. Per questo motivo il Ministero della Salute italiano ha inviato una circolare a Regioni e Province autonome con indicazioni precise: rafforzare la sorveglianza e non abbassare la guardia, soprattutto nei confronti di chi ha viaggiato recentemente nel Regno Unito, in particolare nell’area di Canterbury e del Kent.
Cosa cambia in Italia: controlli e monitoraggio rafforzati – Le indicazioni operative, come riferisce Adnkronos Salute, sono chiare e puntano sulla prevenzione e sulla rapidità di intervento: maggiore attenzione ai casi sospetti, soprattutto con collegamenti di viaggio verso il Regno Unito; identificazione tempestiva dei contatti stretti; somministrazione di antibiotici a scopo preventivo (chemioprofilassi); eventuale vaccinazione contro il meningococco B per i non vaccinati; monitoraggio sanitario per almeno 10 giorni dall’ultima esposizione; segnalazione immediata ai sistemi di sorveglianza nazionali. Inoltre, viene incoraggiata l’analisi approfondita dei casi attraverso tecniche di laboratorio avanzate, per individuare eventuali collegamenti tra infezioni e monitorare possibili cluster.
Vaccino e prevenzione: chi è più esposto – Un aspetto centrale riguarda la protezione offerta dal vaccino. Tra le persone esposte, il rischio di infezione è considerato basso nei soggetti vaccinati contro il meningococco B, mentre diventa moderato nei contatti stretti non vaccinati. Il fattore tempo è cruciale: trascorsi 10 giorni dall’esposizione, la probabilità di sviluppare la malattia si riduce drasticamente.
Questo rende fondamentale intervenire subito in caso di contatto con un soggetto positivo.
Perché non bisogna sottovalutare la meningite – La meningite meningococcica è una patologia rara, ma può evolvere rapidamente e avere conseguenze gravi. Proprio per questo, anche in presenza di un rischio generale definito basso, le autorità sanitarie scelgono un approccio prudenziale. L’Italia, in questo contesto, non registra un aumento dei casi legato al focolaio britannico, ma si muove in anticipo per evitare qualsiasi possibile diffusione. Un equilibrio delicato tra allarme e controllo, che punta a informare senza creare panico, ma senza neppure abbassare la guardia.
L’Italia giovedì 26 marzo, alle ore 20:45 giocherà la semifinale contro l’Irlanda del Nord. L’eventuale finale è contro Galles o Bosnia
LaPresse
Gennaro Gattuso ha sciolto le riserve e oggi, venerdì 20 marzo, ha diramato la lista dei convocati dell’Italia per i playoff del Mondiale 2026.Il ct ha selezionato i 28 calciatori tra cui sceglierà la formazione che manderà in campo allo Stadio di Bergamo, giovedì 26 marzo, alle ore 20:45, diretta su Rai 1, nella semifinale contro l’Irlanda del Nord e, in caso di vittoria, nell’eventuale finale, in trasferta, contro la vincente di Bosnia-Galles, in programma martedì 31 marzo.
Inutile sottolineare quanto sia alta la posta in palio visto che l’Italia si gioca l’accesso alla fase finale dei Mondiali che si giocheranno quest’estate negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. Tra le novità in casa azzurra ci sono il ritorno di Federico Chiesa, campione d’Europa nel 2021, che mancava dalla Nazionale da Euro 2024 e la prima convocazione per Marco Palestra, classe 2005,difensore del Cagliari. Prime convocazioni con Gattuso anche per Giorgio Scalvini e Niccolò Pisilli che erano assenti rispettivamente da marzo e da novembre 2024.
Il raduno al Centro Tecnico Federale di Coverciano, da cui partirà la ‘Missione Mondiale‘ è fissato nella serata di domenica 22 marzo.
I convocati dell’Italia
Portieri: Elia Caprile (Cagliari), Marco Carnesecchi (Atalanta), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Alex Meret (Napoli);
Difensori: Alessandro Bastoni (Inter), Alessandro Buongiorno (Napoli), Riccardo Calafiori (Arsenal), Andrea Cambiaso (Juventus), Diego Coppola (Paris FC), Federico Dimarco (Inter), Federico Gatti (Juventus), Gianluca Mancini (Roma), Marco Palestra (Cagliari), Giorgio Scalvini (Atalanta), Leonardo Spinazzola (Napoli);
“Ancora una volta soli contro tutti“. Si conclude così il messaggio pubblicato sui propri canali social dal Secondo Anello Verde, il tifo organizzato nerazzurro. In vista di domenica, quando l’Inter giocherà a Firenze senza il supporto dei propri tifosi a causa delle decisioni del Viminale dopo il petardo di Cremona (ultima partita delle tre vietate in trasferta), la ‘chiamata alle armi‘ è in programma domani alle 15.30 alla stazione di Rho-Fiera, da dove la squadra partirà alla volta della Toscana.
L’obiettivo è trasmettere il proprio supporto alla squadra, non potendolo fare allo stadio Franchi.