Un’esplosione improvvisa ha scosso una delle aree più strategiche del commercio globale: un camion cisterna carico di carburante è saltato in aria nei pressi del Canale di Panama, causando vittime e attivando immediatamente le misure di sicurezza.
L’incidente è avvenuto il 6 aprile in un complesso logistico situato accanto al “Bridge of the Americas“, il “ponte delle Americhe” che attraversa il Canale di Panama. L’area è utilizzata per il rifornimento dei camion cisterna, rendendo la presenza di materiali infiammabili particolarmente elevata.
Secondo le autorità locali, una persona ha perso la vita nell’esplosione, probabilmente un lavoratore del sito, mentre due vigili del fuoco intervenuti sul posto hanno riportato ferite lievi.
Le immagini delle telecamere di sicurezza mostrano una violenta palla di fuoco seguita da una densa colonna di fumo, visibile a distanza. L’esplosione ha destato forte preoccupazione per la vicinanza a una delle infrastrutture più importanti al mondo per il traffico marittimo.
Nonostante la gravità dell’incidente, l’Autorità del Canale di Panama ha confermato che il funzionamento del canale non è stato compromesso e il traffico navale prosegue regolarmente.
Per motivi di sicurezza, il Bridge of the Americas è stato temporaneamente chiuso al traffico e sottoposto a controlli strutturali per verificare eventuali danni causati dall’esplosione.
Camion di carburante esplode sul Canale di Panama: morti e feriti – Il Gazzettino
I Vigili del Fuoco e alcune squadre AIB al lavoro per presidiare e mettere in sicurezza l’area. Dal Comune informano che permane il divieto di transito lungo via Monteggia, a partire dalla frazione Brenna, e lungo la mulattiera Monteggia–Casere
Incendio nei boschi sopra Laveno
L’incendio che ha colpito i boschi sopra Laveno Mombello, in provincia di Varese, è sotto controllo. Restano attivi alcuni focolai nella parte sommitale della montagna verso i Pizzoni che erano ben visibili nella notte. I focolai, specifica il Comune, si trovano lontani dall’abitato e dalla frazione di Casere.
Le operazioni di spegnimento sono proseguite in maniera intensa per tutta la serata di domenica, giorno di Pasqua, e parte della notte, con un impegno massiccio di uomini e mezzi. Intorno alle 3 le squadre della Protezione Civile hanno fatto rientro, mentre sono rimasti operativi sul posto i Vigili del Fuoco e alcune squadre AIB per il presidio e la messa in sicurezza dell’area.
L’incendio – Le fiamme sono divampate sabato 4 aprile. E subito le squadre dei vigili del fuoco sono intervenute in zona Monteggia per spegnerle. In azione anche un Canadair della flotta aerea del Corpo nazionale e un elicottero per l’antincendio regionale.
Ma ieri, domenica 5 aprile, verso le 15.30, l’incendio è ripartito. Dopo soli 15 minuti dalla segnalazione, due mezzi della Protezione Civile di Laveno Mombello, dotati di modulo antincendio, si sono recati sul posto per le prime operazioni, Contemporaneamente hanno raggiunto l’area il vicesindaco Fabio Bardelli, il DOS Dario Bevilacqua, le prime squadre AIB del COAV e dei Vigili del Fuoco. Poco dopo, è intervenuto anche un ulteriore mezzo della Protezione Civile a supporto delle operazioni logistiche. Dalle 16:30 alle 19:30 circa è intervenuto anche l’elicottero regionale AIB, fondamentale per le operazioni dall’alto. Successivamente è giunto sul posto anche il sindaco di Laveno Mombello Luca Santagostino, che ha seguito costantemente l’evoluzione delle operazioni.
I focolai nella notte – Per l’intera notte e alle prime ore del giorno, si sono visti ancora alcuni focolai accesi nell’area boschiva colpita dal grave incendio. Si tratta comunque di focolai all’interno dell’area interessata all’incendio, tenuta sotto controllo dai vigili del fuoco e dai volontari del Coav della Comunità Montana Valli del Luinese. L’incendio, secondo una prima stima, ha interessato un’area superiore ai 10 ettari di bosco.
Incendio nei boschi sopra Laveno Mombello (Foto a sinistra ProtezioneCivile, a destra foto Facebook Alessio Rossetti)
I controlli – Nella prima mattinata di oggi, lunedì 6 aprile, c’è stato il sorvolo dell’elicottero dei Vigili del fuoco di Malpensa, per un monitoraggio dall’alto. La situazione sembra sotto controllo, ma la soglia di allerta resta alta: se il rogo dovesse riaccendersi, imezzi aerei sono pronti ad intervenire.
Non solo, stando a quanto fa sapere il Comune di Laveno stamattina è anche stato fatto un briefing operativo alle 7 per pianificare le attività della giornata e alle 8 circa un ulteriore incontro operativo nella sede della Sala Operativa allestita in Comune a Cuveglio, con il Dos Dario Bevilacqua. l’area il Vicesindaco Fabio Bardelli, il DOS Dario Bevilacqua, le prime squadre AIB del COAV e dei Vigili del Fuoco.
Sicurezza e viabilità – Dal Comune assicurano inoltre che tutte le abitazioni nelle aree interessate dall’incendio boschivo risultano in sicurezza e che comunque sono costantemente presidiate. Sempre l’amministrazione ricorda che “permane per l’intera giornata il divieto di transito lungo via Monteggia, a partire dalla frazione Brenna, e lungo la mulattiera Monteggia–Casere”.
Tutti gli argomenti sul tavolo saranno affrontati esclusivamente dopo le elezioni del 22 giugno e non si escludono modifiche anche strutturali.
(Foto: TIZIANA FABI/AFP via Getty Images)
Con l’addio di Gabriele Gravina alla FIGC si ferma, almeno per il momento, il discorso legate alle riforme. Si va da quella per il calcio giovanile presentata otto giorni prima di Italia-Irlanda del Nord a quella arbitrale, che ormai l’ex presidente federale voleva terminare entro la fine di questa stagione per poi attuarla dall’inizio della prossima
Come riporta l’edizione odierna de Il Messaggero, la riforma del settore giovanile non prometteva nessuna cambiamento epocale e drastico, ma comunque introduceva nuove metodologie di allenamento per i bambini di fascia di età 5-12 anni con l’obiettivo di aumentare il livello tecnico delle nuove leve, accantonando la tattica. Ma ora dovrà essere il nuovo numero uno del calcio italiano a decidere se confermarla in toto e portarla avanti, effettuare qualche modifica o metterla definitivamente in standby. Sicuramente ci rimarrà fino all 22 giugno, giorno delle elezioni. Ma potrebbe diventare tema per la campagna elettorale che inizierà, almeno quella ufficiale, dal 13 maggio, giorno ultimo per presentare le candidature.
Ovviamente non si parla di una riforma che dovrà dare immediatamente i suoi frutti visto che lavora sul futuro di quelli che oggi sono bambini, ma che un domani, almeno si spera, possano costituire unabase importante per il calcio italiano, sia per quanto riguarda i club nostrani, ma soprattutto per la Nazionale. Ma la voglia di cambiare, almeno quella espressa dopo l’ennesima delusione Mondiale, potrebbe portare in FIGC un nuovo presidente completamente diverso, almeno nella visione del futuro, da Gravina andando a cambiare tale riforma, che comunque vedrà una definizione più lunga rispetto ai tempi previsti dall’ex numero uno della Federcalcio.
Infine, c’è il capitolo arbitri che rischia di essere anche più scivoloso per il futuro presidente FIGC. Nelle intenzioni di Gravina questa riforma, che avrebbe portato i direttori di gara nel professionismo e fuori dall’area di controllo dell’AIA e sotto l’ombrello della FIGC, avrebbe dovuto vedere la luce nelle prossime settimane ed essere attuata per l’inizio della prossima stagione. Per questo l’intenzione era di creare una società partecipata al 100% dalla Federazione che raccogliesse i direttori di gara di vertice con contratto di base autonomo per i nuovi e a tempo determinato per quelli con più esperienza. Un consiglio d’amministrazione indipendente con tre componenti al quale spetterà il compito di nominare un designatore, un direttore tecnico e con un budget iniziale di 20 milioni. Ma ora il rischio che salti tutto l’impianto è più concreto che mai.
Con l’addio di Gravina è molto probabile che questa riforma salti completamente, anche perché comunque il lavoro da fare rimane molto, soprattutto nel trovare un accordo con l’AIA, non proprio felice di vedersi sottrarre il controllo sulla formazione e promozione degli arbitri. Inoltre, l’associazione arbitri per il momento è retta dal vicepresidente vicario Francesco Massini perché il numero uno Antonio Zappi è stato inibito per 13 mesi per le presunte pressioni esercitate sui responsabili degli organi tecnici di Serie C e Serie D, con l’obiettivo di favorire alcune nomine. Zappi dopo aver perso l’appello ha perso anche quello al Collegio di Garanzia dello Sport del CONI che ha respinto la richiesta di sospensiva confermando la sanzione. Insomma, il calcio italiano a vari livelli è privo dei suoi vertici e attendere fino al 22 giugno, giorno delle elezioni federali, non fa altro che far slittare quelle poche riforme che erano sul tavolo negli scorsi mesi.
L’ottantenne tecnico, ex ct della Romania, è ricoverato in terapia intensiva all’Ospedale Universitario di Bucarest
L’ex ct della Romania Mircea Lucescu
Peggiorano oggi, domenica 5 aprile, le condizioni di salute dell’ex ct della Romania Mircea Lucescu. L’ottantenne tecnico è ricoverato in terapia intensiva all’Ospedale Universitario di Bucarest, dove è stato indotto in coma farmacologico.Operato martedì scorso per un problema cardiaco, l’ex allenatore di Inter e Brescia ha manifestato una nuova insorgenza di gravi aritmie nella notte, con conseguente aggravamento del quadro clinico. Lucescu aveva lasciato l’incarico di ct della Romania per motivi di salute, dopo essere comunque andato in panchina nella semifinale dei play-off mondiali persa contro la Turchia.
Salvati in 32 dopo il naufragio al largo della Libia: «Siamo partiti in 110». L’intervento della Guardia costiera italiana: timori di un’altra strage a Pasqua
L’avvistamento partito dall’aereo Seabird 2 della Ong Sea-Watch, i migranti recuperati da due mercantili e poi l’intervento della Guardia costiera che ha portato i sopravvissuti a Lampedusa
Un barcone di legno partito da Tripoli con 110 persone a bordo, tra cui donne e bambini, si è rovesciato sabato pomeriggio nel Mediterraneo, in zona di soccorso libica. «Siamo partiti in 110», hanno raccontato alcuni dei sopravvissuti giunti al molo Favarolo di Lampedusa, lasciando intendere che una ottantina di persone siano finite in mare prima dell’arrivo dei soccorsi. La motovedetta Cp327 della Guardia costiera, affiancata dalle navi a vela Ievoli Grey e Saavedra Tide, ha recuperato 32 naufraghi di nazionalità egiziana, pakistana e bengalese, rimasti in acqua per diverse ore prima di essere localizzati. Recuperati anche due cadaveri.
Le foto aeree del naufragio e il bilancio ancora incerto dei dispersi – Le immagini aeree scattate al momento dell’allarme hanno ripreso il rovesciamento del barcone, lungo tra i 12 e i 15 metri. I superstiti e le salme sono stati trasferiti a Lampedusa. La ong Mediterranea ha comunicato sui propri canali social che le persone disperse sarebbero «oltre settanta», un bilancio che potrebbe aggravarsi ulteriormente nelle prossime ore con il proseguire delle ricerche. Secondo la ricostruzione di Repubblica, che cita il rapporto dell’aereo Seabird 2 della ong Sea-Watch, impegnato in pattugliamento nel Mediterraneo Centrale, ieri 4 aprile il velivolo ha ricevuto segnalazione da un aereo della Marina Militare francese che stava sorvolando un’imbarcazione in difficoltà. Quando Seabird 2 ha raggiunto la zona, lo scenario era già drammatico: un barcone di legno rovesciato, una quindicina di persone aggrappate allo scafo, altre in acqua e alcuni corpi galleggianti. I mercantili Saavedra Tide e Ievoli Grey, che si trovavano nelle vicinanze, sono intervenuti lanciando zattere di salvataggio e recuperando i sopravvissuti.
Ieri #SeaBird2 si è trovato sulla scena di un naufragio. Alcune persone chiedevano aiuto su una barca capovolta, altre erano in acqua. 32 persone sono state salvate da 2 mercantili e sbarcate stamattina a Lampedusa dalla @guardiacostiera. 71 persone sono disperse. Un’altra strage pic.twitter.com/HZfg1zSdDG
I superstiti a Lampedusa e il conto dei dispersi: sarebbero 71 le persone ancora in mare – Questa mattina la nave Ievoli Grey ha trasferito 32 naufraghi e due salme sulla motovedetta CP327 della Guardia costiera, che li ha poi accompagnati a Lampedusa. I sopravvissuti hanno riferito di essere partiti in 105 dalla costa libica: il che porterebbe a 71 il numero delle persone ancora disperse in mare, un bilancio che resta provvisorio in attesa del completamento delle operazioni di ricerca.
⚫️ Tragico naufragio di #Pasqua: 32 superstiti, due corpi senza vita recuperati, oltre 70 persone disperse.
Ieri pomeriggio un’imbarcazione in legno con ~105 donne, uomini e bambini, salpata da Tajoura in fuga dalla #Libia, si è rovesciata in zona SAR sotto controllo libico. 1/4 pic.twitter.com/mkQCtNXt9s
— Mediterranea Saving Humans (@RescueMed) April 5, 2026
Mentre il Mic finanzia documentari su locali di Capri, re delle fettuccine e icone del vintage, nega i fondi all’opera sulla storia del ricercatore ucciso al Cairo. Il produttore Domenico Procacci attacca: «Questa storia dovrebbe indignare tutti, invece è diventata una battaglia di parte»
Per lo Stato italiano la storia di Giulio Regeninon merita il sostegno pubblico destinato al cinema. Mentre la commissione del ministero della Cultura (Mic) ha dato il via libera ai finanziamenti per documentari dedicati allo storico locale caprese Anema e Core, alla vita di Gigi D’Alessio o alle vicende del «re delle fettuccine» Alfredo, per l’opera dedicata al ricercatore sequestrato, torturato e ucciso in Egitto nel 2016 la risposta è stata un netto rifiuto. Come riportato da Repubblica, la motivazione addotta dai tecnici ministeriali è quella di una mancanza di «interesse culturale», un giudizio che stride con il percorso che la pellicola sta compiendo nelle istituzioni e nelle università italiane.
Un’opera già premiata e riconosciuta – Il documentario in questione, diretto da Simone Manetti e prodotto da Mario Mazzarotto per Ganesh insieme a Fandango, si intitola Tutto il male del mondo. Il titolo richiama le parole strazianti che la madre di Giulio pronunciò dopo aver visto il volto del figlio nell’obitorio del Cairo. Non si tratta di un progetto sulla carta, ma di un lavoro già finito e apprezzato: è uscito nelle sale con successo, ha vinto il Nastro d’Argento per la legalità e ha già incassato l’adesione di ben settantasei università italiane per proiezioni negli atenei. Nonostante questo, e nonostante la proiezione prevista al Parlamento europeo il prossimo 5 maggio, la commissione incaricata di valutare la «qualità artistica» e l’«identità culturale» dei progetti ha deciso di non concedere nemmeno un euro di contributo.
La denuncia di Domenico Procacci di Fandango – Secondo Domenico Procacci di Fandango, uno dei produttori coinvolti, la spiegazione dietro questo stop non ha nulla a che vedere con l’arte. «Una scelta politica», denuncia Procacci senza giri di parole. Il produttore sottolinea quanto sia amaro constatare che la ricerca della verità per un cittadino italiano sia diventata un tema divisivo: «Ed è incredibile che lo sia, perché la storia di Giulio dovrebbe ferire e indignare non soltanto una parte del Paese – spiega – ma tutti quelli che hanno un minimo di umanità: la ricerca di verità e giustizia. Invece fatalmente è diventata una battaglia politica».
Procacci insiste sul fatto che, trattandosi di un’opera già realizzata e pluripremiata, sia impossibile nascondersi dietro presunte carenze qualitative del copione o della messa in scena. «È vero, questa è una battaglia politica – continua Procacci – ma dovrebbe interessare tutti gli italiani, non certo soltanto una parte. Io posso anche capire se vengono commessi errori da un punto di vista artistico, per scarsa competenza. Puoi decidere di non finanziare un film perché non sai come sarà, come verrà, e pensi che non sia un bel lavoro». Ma in questo caso, il giudizio della commissione sembra ignorare i fatti: «Il documentario è stato fatto, è uscito nelle sale, ha già vinto il Nastro della legalità. Bocciare un progetto del genere non puoi vederla come una scelta artistica. È una scelta soltanto politica».
Il valore civile oltre il profitto – La questione, per i produttori, non riguarda il mero ritorno economico, dato che il film ha già trovato una sua strada distributiva e approderà presto sia su Sky che in Rai. Procacci ci tiene a precisare che «alla mia società non viene in tasca niente. Mi dispiace per la Ganesh di Mazzarotto, che ha fatto un lavoro straordinario, ma sono sicuro che il pubblico premierà ancora questo lavoro. Sarà visto e continuerà a essere visto. Andrà sia su Sky sia in Rai». Resta però l’amarezza per un segnale istituzionale che sembra allinearsi a certi tentativi politici degli ultimi anni di rimuovere o ignorare i simboli della battaglia per Giulio Regeni. La chiusura del produttore è dedicata al piano umano: «Da cittadino, sono scosso. Perché questa non può essere una scelta di merito».
A dare la notizia sui social la sorella, l’ex ginnasta azzurra Martina Centofanti: “Sei stata il pilastro e il centro del nostro amore”
Grave lutto per l’ex terzino dell’Inter Felice Centofanti che ha perso la figlia Giorgia, nata con una disabilità. A dare la triste notizia la sorella, l’ex ginnasta azzurra Martina Centofanti sui social: “Abbiamo sempre ritenuto opportuno preservare la tua storia, la nostra storia, perché così delicata e preziosa da essere custodita con cura. Vorremmo ora però provare in qualche modo a renderti onore, per quello che sei stata per noi. Ogni giorno e dal primo momento sei stata la forza più grande che la tua famiglia abbia avuto. Il pilastro e il centro del nostro amore, un qualcosa di talmente grande che impossibile da spiegare a parole“.
Il messaggio continua: “Il tuo sorriso ha illuminato ogni momento, ci bastava immaginarlo per sentirci vivi ed improvvisamente anche le cose che sembravano impossibili diventavano più semplici da affrontare e, pensando a te, sarà così per sempre. Ogni attimo passato insieme è stato essenziale per riempire il cuore di amore incondizionato, consapevoli del fatto che ogni minuto fosse prezioso ed unico e ricordandoci ogni giorno di quanto la vita vada apprezzata e vissuta a pieno”.
Flai Cgil: “Non è una questione privata, ma l’ennesima morte politica nell’Italia e nell’Europa dei diritti traditi. Vite spremute con brutale ferocia, basta ghetti agricoli”
Bracciante agricolo – Fotogramma
Morto impiccato a 29 anni, in una baracca nel ghetto di Torretta Antonacci, il bracciante agricolo Alagie Singathe. A denunciarlo è Matteo Bellegoni, capo dipartimento Politiche migratorie e legalità della Flai, che evidenzia la condizione dei lavoratori sfruttati e vittime di caporalato dopo il suicidio avvenuto ieri pomeriggio.
“Non è una questione privata, ma l’ennesima morte politica nell’Italia e nell’Europa dei diritti traditi. Impiccarsi a 29 anni in una baracca dentro un ghetto è un’atto d’accusa contro una legislazione che colpevolizza chi migra”, spiega Bellegoni, che continua: “C’è una similitudine brutale che si consuma nei campi. Da un lato, il pomodoro: colto, schiacciato, spremuto fino a diventare polpa pronta per il consumo. Dall’altro, la vita di chi quel frutto lo ha raccolto: vite spremute con brutale ferocia, svuotate di dignità e diritti, condotte fino alla soglia dell’annientamento“, attacca il sindacalista.
La tragedia del giovane bracciante si consuma in un contesto territoriale devastato dalle recenti piogge. Le baracche sono travolte da fiumi di fango, la vita diventa lotta alla sopravvivenza. Dal Gargano al Salento, la Puglia agricola è sommersa: uliveti, vigneti e ortaggi sono compromessi, mettendo a rischio il sistema produttivo e la sicurezza di chi vive e lavora in condizioni precarie, afferma.
“Torretta Antonacci è oggi il simbolo di una doppia fragilità: quella di un territorio non curato e quella di un’umanità calpestata,” sottolinea Antonio Ligorio Segretario Generale della Flai Puglia, che senza mezzi termini chiede responsabilità precise: “Non accetteremo più il silenzio o la retorica della fatalità. È necessario un impegno chiaro per dire, una volta per tutte: mai più ghetti. Non è più accettabile parlare di fatalità quando da anni denunciamo condizioni di vita disumane nei ghetti agricoli, senza che ci sia stata una reale volontà di intervenire. Quelle denunce sono rimaste inascoltate”.
La Flai continua denunciare il mancato stanziamento dei fondi del pnrr, di oltre 200 milioni di euro previsti per superare i ghetti, che avrebbero potuto salvare la vita di Alagie e di tutti i braccianti che quotidianamente raccolgono il cibo che arriva anche sulle tavole imbandite di chi vorrebbe rendere permanente la loro condizione di invisibilità.
Dopo Gravina e Buffon un altro addio in azzurro: il comunicato della federazione
Gennaro Gattuso.
Dopo Gravina e Buffon, adesso è il turno di Gennaro Gattuso. A breve la Figc diffonderà il comunicato ufficiale in cui sarà annunciata la risoluzione consensuale che lega l’attuale ct della Nazionale alla Figc, in scadenza il prossimo 30 giugno. Dopo il flop della finale playoff in Bosnia, il ct aveva rinviato qualsiasi decisione sul suo futuro, così come Buffon capodelegazione. Aspettavano di capire che scelte avrebbe fatto il presidente della Figc che – come noto – ieri ha rassegnato le proprie dimissioni “convinte e motivate” come gesto di responsabilità per il secondo Mondiale mancato della sua gestione. Immediatamente dopo l’annuncio era arrivato il passo indietro di Buffon, oggi si è deciso consensualmente di chiudere anche il rapporto con il ct.
Ssuccessore – Si apre dunque la caccia al nuovo allenatore della Nazionale, anche se ovviamente molto dipenderà da chi verrà eletto alla guida della Figc il 22 giugno. I nomi al momento più gettonati sono quelli di Antonio Conte e Roberto Mancini. Ieri Rino aveva detto alla federazione che si sarebbe preso un po’ di giorni per decidere se accettare la proposta di traghettare la Nazionale fino a giugno. Ma alla fine ha preso la sua decisione. A questo punto salgono le azioni di Silvio Baldini, ct dell’Under 21, per guidare temporaneamente l’Italia ai primi di giugno con Lussemburgo e Grecia.
Il comunicato – La Figc ringrazia Gattuso e tutto il suo staff per la serietà, la dedizione e la passione con cui hanno lavorato negli ultimi nove mesi e augura loro i migliori successi per il prosieguo della carriera. “Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale – ha dichiarato Gattuso – la maglia azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare sin da subito le future valutazioni tecniche. Desidero ringraziare il presidente Gabriele Gravina e Gianluigi Buffon, e con loro tutti i collaboratori della Federazione, per la fiducia e il supporto che mi hanno sempre garantito. È stato un onore poter guidare la Nazionale e farlo anche con un gruppo di ragazzi che hanno mostrato impegno e attaccamento alla maglia. Ma il ringraziamento più grande va ai tifosi, a tutti gli italiani che in questi mesi non hanno mai fatto mancare il loro amore e sostegno alla Nazionale. Sempre con l’azzurro nel cuore”.
Il 22 giugno nuove elezioni, l’ormai ex presidente: ‘Sono amareggiato, ma scelta convinta’
Gabriele Gravina
Dopo il terremoto della sconfitta in Bosnia, a Via Allegri arrivano le, inevitabili, forti scosse di assestamento.
A conclusione di un incontro con tutte le forze del calcio italiano emotivamente impegnativo ma dall’esito scontato, il presidente federale Gabriele Gravina si dimette, nonostante al termine della gara con la quale era stata sancita la terza eliminazione di fila degli azzurri al mondiale fosse sembrato orientato a temporeggiare alla ricerca di una ripartenza. “Ho la coscienza pulita – spiega al momento dell’addio ai collaboratori più stretti – perchè noi le riforme abbiamo provato a farle“.
Non arriva però il commissariamento del Coni platealmente auspicato dal ministro dello sport, Abodi, perché nessuno tra Leghe, e componenti tecnichefa un passo indietro: Gravina a parte, tutti i membri del consiglio federale restano al loro posto. Immediata arriva però un’altra scossa: lascia l’azzurro anche una leggenda della Nazionale, Gianluigi Buffon, capo delegazione e mentore del ct Gennaro Gattuso, del quale in molti ora si attendono un passo indietro, peraltro in qualche modo ‘annunciato‘ dal tecnico che aveva sottolineato platealmente la sua capacità di assumersi le responsabilità. Questi per ora i primi risultati delle pressioni di politica e opinione pubblica sulla necessità del ricambio dei vertici federali. Effetti che però saranno compiuti appieno solo il 22 giugno quando a Roma si terrà l’assemblea elettiva straordinaria del nuovo presidente. “Le elezioni subito non sono la soluzione del problema“, aveva detto Abodi. E invece il calcio torna alle urne tra 80 giorni.
E naturalmente si apre la corsa al possibile successore: diversi i nomi nella rosa dei papabili candidati tra continuità e rinnovamento: Giancarlo Abete, Matteo Marani, passando per Giovanni Malagò e Demetrio Albertini. Addirittura si candida un altro grande del calcio, l‘ottuagenario Rivera. L’ex n.1 del Coni troverebbe la sponda di Serie A e l’appoggio del presidente dimissionario, il ticket Marani-Bedin potrebbe rappresentare il giusto compromesso con la politica.
“E’ un problema che non mi pongo“, le parole di Abete sulla possibilità di mettersi a disposizione per tornare alla guida del calcio italiano. Per presentare le candidature c’è tempo fino a 40 giorni prima delle elezioni, nel frattempo Gravina lascia dopo 8 anni. “C’è grande amarezza ma anche serenità – le parole di Gravina all’uscita della Figc -, ringrazio le componenti che ancora oggi mi hanno dimostrato grande vicinanza, stima, sostengo e anche insistenza nel continuare. Ma la mia scelta era già convinta e meditata“. Non aggiunge altro, se non nella riunione con le componenti, del rammarico per le frasi sugli sport dilettantistici.
“Non volevano essere offensive“, dice il comunicato federale delle sue dimissioni che annunciava anche l’audizione di Gravina il prossimo 8 aprile presso la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati. Era prevista per una sua relazione sullo stato di salute del calcio italiano, annullata pochi minuti più tardi come rivelato dallo stesso presidente di Commissione, Federico Mollicone, trovando lo stupore della Federcalcio, perché come precisano fonti federali il tutto era stato concordato con la Commissione. Nei prossimi giorni la Figc renderà pubblica comunque una relazione sullo stato di salute del calcio e alla quale sta lavorando in queste ore di scosse continue perché come detto Gravina non è stato il solo a fare un passo indietro. Subito dopo le sue dimissioni, infatti, ci sono state anche quelle di Buffon.
“Rassegnarle un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia – spiega su X l’ex capodelegazione della nazionale -, era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi. Mi è stato chiesto di temporeggiare per far fare le giuste riflessioni a tutti. Ma ora che il presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità“. Quanto al ct, è evidente che a fine settembre ai primi impegni seri della nazionale in panchina non ci sarà l’attuale ct Gattuso e che la scelta spetterà al nuovo presidente: i nomi papabili vanno da Mancini e Conte (sarebbero revival) alle new entries Allegri, De Rossi, Simone Inzaghi, a meno che non si torni a guardare all’estero. L’eterno paradosso del calcio italiano, lamentarsi dei troppi stranieri e magari affidarsi ad uno di loro per tornare a sognare.
Scene strazianti a molo Favarolo dopo il recupero di un barcone alla deriva in mare aperto, in area Sar libica. Una sopravvissuta, tra i brividi dell’ipotermia, ha tenuto a caldo un bimbo di un anno dopo la morte della madre
Sono 19 i cadaveri dei migranti sbarcati al molo di Lampedusa da una motovedetta della guardia costiera che nella notte dell’1 aprile è intervenuta a 85 miglia al largo dell’isola, in area Sar libica. Molti migranti sarebbero morti sul barcone durante il trasferimento – conclusosi poco dopo le ore 13 – verso il molo Favarolo. Sull’isola c’è forte vento e piove ininterrottamente.
Tratti in salvo 58 migranti poi trasferiti verso l’hotspot di contrada Imbriacola. Sette i migranti, fra cui due bambini, ricoverati nel centro sanitario dell’isola. Gli adulti sono in gravissime condizioni – in ipotermia e intossicati dai fumi di idrocarburi – e non si esclude che possano venire trasferiti, non appena il quadro clinico lo permetterà, con l’elisoccorso del 118.
La nuova tragedia a Lampedusa – Il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino, dopo essere stato a molo Favarolo si è recato al Pte. “Scene di pietà, scene di pietà – ha detto fortemente turbato – Spero che un giorno tutto questo finirà, un conto è vedere questo strazio e un altro è raccontarlo. Il mare è in tempesta, si pensi che il traghetto di linea non è dato in partenza nei prossimi giorni. Non arriverà prima di sabato”.
Tra i superstiti una giovane donna che non fa altro che chiedere delle sorti di un bambino che ha cercato di salvare durante il viaggio: “Lui adesso che fine farà? Che fine farà?“. A quanto pare quando la mamma del bimbo – di appena un anno – è morta, lei lo ha preso con se e lo ha tenuto stretto fra le sue braccia, cercando di riscaldarlo.
L’ex difensore, campione europeo con l’Italia under 21 nel 1994, era stato costretto a ritirarsi nel 2006 dopo essere stato colpito da un aneurisma cerebrale. L’annuncio sui social di Alessandro Battisti, direttore sportivo del Chieti: “Non ci sono parole. Mi mancherai”
Gianluca Cherubini con la maglia della Reggiana (Foto da Facebook)
Nuovo lutto per il calcio italiano. È morto all’età di 52 anni Gianluca Cherubini, ex difensore e allenatore, che durante la sua carriera ha vestito diverse maglie, tra cui quelle della Roma, della Reggiana e del Vicenza, vincendo anche un Europeo con la nazionale italiana under 21.Cherubini si è spento mercoledì 1° aprile, a causa della malattia contro cui combatteva da tempo.
L’inizio della carriera – Nato a Roma il 28 febbraio del 1974, Cherubini ha iniziato a farsi notare nei vivai di Lodigiani e Monza, prima di iniziare la sua carriera professionistica con la Reggiana, debuttando in Serie B nel 1992 e vivendo con i granata il salto in Serie A nelle due stagioni successive. Nel 1994 è tra i convocati dell’Italia under 21 vittoriosa nel campionato europeo di categoria, e l’anno successivo arriva il passaggio in prestito alla Roma, dove ha collezionato 5 presenze in campionato oltre ad apparizioni in Coppa Italia e Coppa Uefa.
Gli infortuni e l’aneurisma – Rientrato alla Reggiana, ha affrontato un’annata segnata dagli infortuni prima di legarsi a lungo al club emiliano tra Serie B e C. In questo periodo si segnala solo una breve parentesi di sei mesi al Vicenza nel 2000, dove ha contribuito alla promozione in serie A. Nel 2002 si è trasferito al Chieti in C1: rimasta iconica la sua rete nel derby contro il Pescara del marzo 2003, festeggiata con una corsa sfrenata sotto la curva teatina. Dopo un’esperienza alla Torres, è passato al Giulianova; qui, il 13 aprile 2006 durante un match contro il Novara, è stato colpito da un aneurisma cerebrale. Il grave malore lo ha costretto a un primo ritiro forzato, interrotto solo due anni dopo per un breve e sorprendente ritorno in campo, ancora con il Chieti in Serie D. Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, Cherubini ha intrapreso la carriera da allenatore partendo come vice di Giampiero Maini alla Stella Polare.
Il cordoglio sui social – Ad annunciare la notizia della sua scomparsa è stato l’amico Alessandro Battisti, ex capitano e ora direttore sportivo del Chieti, con un post sui social: “Non ci sono parole, una vita a 220 chilometri all’ora, sempre sull’orlo del burrone. Mi mancherai“. Cordoglio sui social anche dall’account della Reggiana: “AC Reggiana si unisce a tutta la famiglia granata nel dolore per la scomparsa all’età di 52 anni di Gianluca Cherubini, ex-calciatore che ha militato nel club tra il 1992 e il 2002, disputando 150 gare come centrocampista tra Serie A, Serie B e Serie C. La società porge le più sentite condoglianze alla famiglia Cherubini“.
Crisi FIGC dopo il flop della Nazionale: dalle dimissioni di Gravina all’ipotesi commissariamento, quali sono gli scenari e cosa prevede lo statuto federale.
Gabriele Gravina (Andrea Staccioli / Insidefoto)
La crisi della Nazionale riapre il tema della governance del calcio italiano e mette sotto pressione il presidente della FIGC Gabriele Gravina, che al momento non ha rassegnato le dimissioni dopo la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, arrivata con la sconfitta ai rigori contro la Bosnia. Un passaggio che ha acceso il dibattito politico e istituzionale, con il ministro dello Sport Andrea Abodi che ha esplicitamente richiamato il tema delle responsabilità del vertice federale, arrivando anche ad evocare l’ipotesi di commissariamento. Nelle prossime ore è attesa una riunione tra Gravina e i presidenti delle principali componenti del sistema – Lega Serie A, Serie B, Lega Pro, AIC e AIAC – che rappresenta il primo vero snodo per capire se e come si evolverà la situazione.
Sfiducia – Nel sistema federale calcistico italiano la sfiducia, intesa in senso politico-parlamentare, non esiste. Lo statuto della FIGC non prevede alcun voto che possa destituire direttamente il presidente in carica. Questo significa che, anche in presenza di una crisi sportiva e di un forte dissenso interno, non c’è uno strumento formale per “mandare a casa” il numero uno federale. L’unica strada percorribile è indiretta e passa dagli equilibri del Consiglio federale: i consiglieri possono dimettersi in blocco oppure può venire meno la maggioranza dei componenti aventi diritto di voto. In entrambe le situazioni, il risultato è lo stesso: la decadenza immediata dell’intero Consiglio federale e del presidente.
Si tratta però di una dinamica altamente politica e non automatica. Per arrivare a questo esito serve una rottura netta tra Gravina e le componenti che lo sostengono, a partire dalle leghe professionistiche e dalle rappresentanze di calciatori e allenatori. Inoltre, anche qualora si arrivasse alla caduta del Consiglio, il presidente resterebbe in carica per l’ordinaria amministrazione fino alla convocazione dell’assemblea elettiva, che dovrà essere celebrata entro 90 giorni. In questo senso, più che una vera sfiducia, si tratta di una “crisi di sistema” che porta a nuove elezioni.
Dimissioni – La via più lineare, almeno dal punto di vista giuridico, resta quella delle dimissioni volontarie del presidente. In questo caso, lo statuto federale non lascia spazio a interpretazioni: le dimissioni di Gabriele Gravina determinerebbero la decadenza immediata sia del presidente sia dell’intero Consiglio federale. L’ordinaria amministrazione verrebbe garantita in regime di prorogatio dagli organi uscenti, oppure – in caso di impedimento – dal vicepresidente federale, con il solo compito di gestire l’attività corrente e portare il sistema alle nuove elezioni.
Anche in questo scenario, il passaggio chiave è rappresentato dall’assemblea elettiva, che dovrà essere convocata senza indugio e comunque entro 90 giorni. È lì che si ridisegnerebbero gli equilibri del calcio italiano. Il sistema di voto, basato su 516 voti ponderati, assegna un peso determinante alla Lega Nazionale Dilettanti (34%), seguita da calciatori (20%), Serie A (18%), Lega Pro (12%), allenatori (10%) e Serie B (6%). Per essere eletto, il nuovo presidente dovrà ottenere la maggioranza assoluta dei voti validi, comprese le schede bianche. E alcuni nomi sono già emersi: si parla infatti di Giovanni Malagò e di Giancarlo Abete.
Commissariamento – Più complessa e, allo stato attuale, meno probabile è l’ipotesi del commissariamento, rilanciata dal ministro Andrea Abodi. Il riferimento normativo è l’articolo 6 dello statuto del CONI, che consente il commissariamento di una federazione in presenza di gravi irregolarità nella gestione, violazioni dell’ordinamento sportivo oppure di una constatata impossibilità di funzionamento degli organi direttivi. In altre parole, non basta un risultato sportivo negativo, per quanto clamoroso, per giustificare un intervento esterno.
La storia della FIGC conferma questa impostazione. I precedenti commissariamenti – dal 1958 fino al caso più recente del 2017, dopo le dimissioni di Carlo Tavecchio – sono sempre stati legati a situazioni di crisi istituzionale o di ingovernabilità, spesso accompagnate da dimissioni o da uno stallo politico interno. Nel 2017, ad esempio, il commissariamento arrivò dopo che Tavecchio aveva perso il sostegno della propria maggioranza e si era dimesso, in un contesto in cui anche le leghe professionistiche erano paralizzate.
Per questo motivo, allo stato attuale, il commissariamento appare legato più a un’eventuale evoluzione della crisi interna che non al flop della Nazionale in sé. Senza una rottura negli equilibri federali o senza dimissioni, difficilmente si potrà configurare quella “impossibilità di funzionamento” richiesta dalle norme. Il vero punto, quindi, resta politico: capire se Gravina avrà ancora i numeri e il sostegno per restare alla guida della FIGC oppure se il sistema sceglierà di aprire una nuova fase.
«Se ho parlato con Meloni? C’è sintonia piena con il presidente del Consiglio ma anche all’interno della maggioranza», ha aggiunto il ministro per lo Sport.
(Foto: TIZIANA FABI/AFP via Getty Images)
“Commissariare la Figc? Parlando con Buonfiglio ho rinnovato l’invito a valutare tutte le forme tecniche compatibili perché potrebbero esserci i presupposti”. Lo ha detto Andrea Abodi, ministro per lo sport e per i giovani, a margine del Premio Città Italiana dei Giovani 2026. “Quando per tre edizioni non vai ai Mondiali è una sconfitta – ha aggiunto -. Oggi non è un giorno normale. Non può bastare lo scarica barile dicendo che ci si aspettava di più da istituzioni”.
“Mi spetto una risposta più centrata dalla Figc – aggiunge Abodi – e ricordo che ci furono sussulti di dignità in passato, Abete lasciò dopo i gironi falliti in Brasile e il compianto Tavecchio fece lo stesso dopo il playoff con la Svezia”. Sulla possibilità di Malagò commissario ha concluso: “Il tempo dei nomi deve ancora venire e deve essere valutata tutta la storia degli ultimi venti anni che ci lascia molte esperienze negative. Quello che dobbiamo fare è non sbagliare nuovamente, non fare tesoro di questa ennesima sconfitta: sarebbe ancora più grave”.
“Quando un’organizzazione nel suo complesso fallisce per la terza volta un Mondiale, è chiaro che il vertice deve assumersi una responsabilità. Prima ancora del ruolo del Consiglio federale c’è quello della coscienza individuale, e questo mi sembra non emergere. Potrei essere costretto, insieme al Parlamento, a prendere decisioni che vorrei lasciare a loro”.
“La responsabilità deve partire inevitabilmente dal vertice. Chiedergli le dimissioni personalmente? Penso di sì, al di là del garbo istituzionale, quello che ho detto è già abbastanza chiaro”, ha aggiunto.
“Se ho parlato con Meloni? L’attenzione governativa, nel rispetto del ruolo, è massima. C’è sintonia piena con il presidente del Consiglio ma anche all’interno della maggioranza. Sono convinto che ci sia anche all’interno del Parlamento, che sullo sport ha saputo trovare delle convergenze”.
“Obbligo di calciatori italiani? Ogni proposta è buona. Non solo il Como in Serie A, anche il Lecce ha vinto il campionato Primavera senza un giocatore italiano e molto spesso anche le seconde squadre hanno pochissimi giocatori italiani e soprattutto giovani”. Per Abodi, però, il tema arriva tardi: “Queste cose avremmo potuto farle anche prima di questa ulteriore fallimentare e dolorosa esperienza di qualificazione al mondiale mancato”.
“Se c’è davvero questa disponibilità, io sono pronto in qualsiasi momento a mettermi al tavolo e mettermi a disposizione non soltanto per il sistema calcistico ma per i milioni di tifosi e di bambini e adolescenti che si sono svegliati confusi e addolorati”, ha concluso Abodi, aprendo al confronto.
Il patron dei partenopei ha auspicato di scendere a 16 squadre per il massimo campionato: nel febbraio di due anni fa, solo quattro società si dichiararono a favore di passare a 18.
Aurelio De Laurentiis (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)
«Bisogna resettare senza aver paura e vergogna di ripartire da zero. Bisogna poter dire: si gioca troppo, sono troppe 20 squadre, dobbiamo essere 16, dobbiamo dare due mesi di tempo alla Nazionale per allenarsi come si deve». Aurelio De Laurentiis torna all’attacco, all’indomani del nuovo flop della Nazionale che, sconfitta contro la Bosnia ai rigori, ha mancato per la terza edizione consecutiva la qualificazioni ai Mondiali.
«Se torniamo al 1986, noi avevamo 16 squadre in Serie A, oggi continuiamo a volerne 20, a dare importanza a tutte le categorie diverse dalla Serie A che dovrebbe essere una Serie Extra a tutti gli effetti. Se tornassimo alle 16 e non avessimo Supercoppe da giocare in Arabia Saudita, se non facessimo tutto ciò risparmieremmo i giocatori che sono un patrimonio da noi pagato, non dalla FIFA o dalla UEFA. Dopodiché, avremmo tutto il tempo per poter dare alla Nazionale. Un tempo grossissimo per allenarsi», ha aggiunto il patron del Napoli, intervenuto nella trasmission “Un caffè con Chiariello” in onda su Radio CRC.
Il tema delle riduzione delle squadre è sul tavolo da diversi anni. Tanto che nel febbraio di due anni fa, la Lega Serie A (durante la presidenza di Lorenzo Casini) si riunì in assemblea proprio per votare sull’ipotesi di scendere a 18 squadre. Una riunione che si concluse con un nulla di fatto: solo quattro club votarono a favore (Inter, Juventus, Milan e Roma) della riduzione, mentre le altre 16, tra le quali anche il Napoli di De Laurentiis, hanno votato per mantenere lo status quo a 20 squadre.
Votarono quindi a favore di rimanere a 20 squadre:
Atalanta
Bologna
Cagliari
Empoli
Fiorentina
Frosinone
Genoa
Lazio
Lecce
Monza
Napoli
Salernitana
Sassuolo
Torino
Udinese
Verona
«È stata ribadita la assoluta necessità di mantenere nello statuto federale il diritto di intesa, così come nei principali sistemi calcistici europei. È stato, inoltre, confermato l’attuale format a 20 squadre del campionato di Serie A», aveva spiegato la Lega Serie A in una nota al termine dell’assemblea.
Entrambe le regioni sono in allerta arancione, insieme a parte dell’Abruzzo (il resto è in allerta rossa). In giallo altre sette
Situazione drammatica in Molise per l’ondata di maltempo che ha investito la regione. C’è l’allarme della Protezione Civile per la piena dell’invaso del Liscione.
Dopo la prima fase di preallerta, con scarico aumentato prima a 60 e poi a 120 metri cubi al secondo, la Protezione civile regionale ha diramato un nuovo aggiornamento che porta la situazione in fase di allerta per rischio diga e rischio idraulico a valle. Contemporaneamente è stata chiusa al traffico la Bifernina, da Termoli in direzione Campobasso, dal bivio di Guglionesi, all’altezza del chilometro 70, per la presenza di acqua sulla carreggiata, che rende impossibile la circolazione in sicurezza, e da Campobasso in direzione Termoli dal bivio di Casacalenda-Lupara. Infine, la provincia di Isernia, dove si registrano abbondanti nevicate in tutti i comuni della fascia appenninica, con la chiusura del valico di Guado Liscis per Capracotta e Agnone.
Allerta arancione in Puglia, preoccupano livelli fiumi Cervaro e Fortore nel foggiano – La sezione di Protezione civile della Regione Puglia (centro funzionale decentrato) ha emanato un bollettino di aggiornamento per rischio idraulico a causa delle piogge che hanno interessato e stanno interessando diversi territori della regione.La situazione più rischiosa, segnalata con livello di criticità di colore rosso, è quella del torrente Cervaro, nel foggiano, nei comuni di Bovino, Foggia e Orsara di Puglia all’altezza dei rispettivi ponti sulla strada provinciale 106. Il colore rosso indica “possibili fenomeni di inondazione, anche estesi, connessi al passaggio della piena e dovuti a puntuali fenomeni di tracimazione, sifonamento, rottura o cedimento degli argini, con coinvolgimento di aree distali al corso d’acqua“.
Criticità di colore arancione per rischio idraulico viene segnalata per il bacino del fiume Fortore, sempre nel foggiano, nei territori di Carlantino, Casalnuovo Monterotaro e Castelnuovo della Daunia all’altezza dei ponti rispettivi sulla strada provinciale 5. Il colore arancione indica “possibilità di limitati fenomeni di inondazione, connessi al passaggio della piena, con coinvolgimento delle aree prossimali al corso d’acqua; fenomeni localizzati di deposito di detriti solidi, con formazione di sbarramenti temporanei od occlusione parziale delle sezioni di deflusso delle acque e delle luci dei ponti; divagazioni d’alveo e salto di meandri“. Ci sono infine una dozzina di altre zone con livello di criticità di colore giallo (“possibili piene improvvise nell’idrografia secondaria“). Tra le situazioni critiche sempre in provincia di Foggia quella segnalata dal sindaco di Cagnano Varano, Michele Di Pumpo, per massi sulla strada tra la cittadina e Imbuti.
Diversi i Comuni pugliesi che ieri sera hanno deciso di chiudere per questa mattina le scuole a causa del maltempo che sta interessando le varie province, tra cui Brindisi e Taranto. Su tutta la regione la Protezione civile ha emanato ieri una allerta di colore arancione, fino a mezzanotte di oggi, per piogge, temporali, grandine e raffiche di vento con rischio idrogeologico dovunque e anche idraulico nelle aree dove sono presenti bacini e corsi d’acqua.
Tra i Municipi che hanno emanato provvedimenti di chiusura delle scuole, anticipando per gli studenti le vacanze di Pasqua, quelli di San Severo, in provincia di Foggia, Molfetta, Altamura, Gravina, Terlizzi , nel barese, Barletta, Trani, Margherita di Savoia e Bisceglie nella Bat, Pulsano nel tarantino. In molti di questi e altri centri, ad esempio a Bari, chiusi cimiteri, parchi e giardini pubblici.
Inoltre il maltempo e le precipitazioni piovose persistenti e intense di ieri e soprattutto di questa notte stanno provocando alcune criticità nei centri del subappennino dauno, in provincia di Foggia. ARoseto Valfortore il Comune rende noto mediante i social che i volontari della Protezione Civile sono, operativi fin dalle prime ore del mattino. Proprio l’associazione invita la cittadinanza “a limitare al massimo gli spostamenti, consentendoli solo in caso di stretta necessità, raccomandazione valida almeno per le prossime 24 ore“. Particolare attenzione per la viabilità: la strada provinciale 129, nel tratto Roseto – Biccari, risulta infatti compromessa a causa della caduta di alberi lungo la carreggiata e di una frana verificatasi nei pressi di una masseria. Per gli spostamenti, si consiglia “di utilizzare la strada provinciale 130“.
Nel frattempo, le squadre sono impegnate anche nella gestione delle emergenze sul territorio. In particolare, si stanno effettuando interventi nella Casa di Riposo, dove si registrano allagamenti “che richiedono operazioni immediate di messa in sicurezza”, continua il Comune. “La situazione resta in continua evoluzione e sotto costante monitoraggio“. Le autorità rinnovano l’invito “alla prudenza e alla collaborazione da parte di tutti i cittadini, al fine di evitare ulteriori rischi e facilitare il lavoro dei soccorritori“.
A Faeto tra i paesi più alti di Puglia a causa delle intense piogge, la strada provinciale 125 risulta attualmente bloccata “per la caduta di ulteriori massi“. Sono già in corso gli interventi per la messa in sicurezza e il ripristino della viabilità. Al momento non è possibile raggiungere Castelluccio Valmaggiore da Faeto. La cittadinanza viene invitata “a utilizzare il percorso alternativo passando per Celle di San Vito“. I pullman non possono ancora partire. Si raccomanda la massima prudenza e di limitare gli spostamenti allo stretto necessario“.Le scuole sono rimaste chiuse “per garantire la sicurezza degli alunni, del personale scolastico e delle famiglie”.
Abruzzo, il fiume Pescara supera limiti sicurezza: il Comune chiude le golene – A seguito degli avvisi di condizioni meteo avverse del 30 e 31 marzo e delle comunicazioni del Centro funzionale d’Abruzzo sul superamento del limite di allarme del fiume Pescara, il Comune di Pescara sta provvedendo a chiudere al traffico le golene nord e sud. L’area, ritenuta una di quelle potenzialmente a rischio sul territorio cittadino, è stata già sottoposta a monitoraggio dal gruppo comunale di Protezione civile e ora scatta la chiusura ai mezzi, a scopo precauzionale. Il monitoraggio prosegue, anche in prossimità dei sottopassi e delle altre aree a rischio allagamento. Il Comune raccomanda ai cittadini la massima prudenza.
Campania proroga l’allerta meteo – In considerazione dell’evoluzione del quadro meteo e delle valutazioni del Centro Funzionale, la Protezione Civile della Regione Campania ha prorogato di ulteriori 24 ore la vigente allerta meteo. Fino alle 14 di domani, 2 aprile, proseguiranno infatti le condizioni di instabilità con piogge e temporali anche intensi e con la sussistenza di vento forte con raffiche da Nord-Nord-Est. Lo si legge in una nota della Protezione civile regionale. Lo scenario riguarda tutta la Campania con alcune differenze.
Dalle 14 di oggi l’allerta con criticità Gialla interesserà esclusivamente le zone 2 (Alto Volturno e Matese); 3: (Penisola sorrentino-amalfitana, Monti di Sarno e Monti Picentini); 4 (Alta Irpinia e Sannio); 5 (Tusciano e Alto Sele) dove sono possibili fenomeni connessi al rischio idrogeologico da temporali (allagamenti, esondazione, scorrimento delle acque nelle sedi stradali, frane e caduta massi). L’allerta per vento forte con raffiche e conseguente moto ondoso con possibili mareggiate continuerà invece ad interessare tutta la Campania. Si raccomanda alle autorità competenti di attuare tutte le misure atte a prevenire e contrastare i fenomeni previsti in linea con i rispettivi piani comunali di protezione civile, di monitorare la corretta tenuta del verde pubblico e delle strutture esposte alle sollecitazioni atmosferiche nonché di prestare attenzione alle comunicazioni della Sala Operativa.
La società inglese ha annunciato ufficialmente la nomina di Roberto De Zerbi come nuovo allenatore. Il tecnico italiano ha firmato per i prossimi cinque anni col Tottenham.
Roberto De Zerbi è il nuovo allenatore del Tottenham.
Il tecnico italiano ha sciolto la riserva accettando di subentrare a poche giornate dal campionato sulla panchina degli Spurs.
De Zerbi sostituisce Igor Tudor, che a sua volta era subentrato a metà febbraio al posto dell’esonerato Franck.
DE ZERBI UFFICIALE AL TOTTENHAM – “Siamo lieti di annunciare la nomina di Roberto De Zerbi come nuovo allenatore della squadra maschile, con un contratto a lungo termine, subordinato al rilascio del permesso di lavoro” si legge sulsito ufficiale del Tottenham. Il tecnico italiano ha firmato fino al 2031.
We are pleased to announce the appointment of Roberto De Zerbi as our new Men’s Head Coach on a long-term contract, subject to work permit.
Tra gli indagati figurano anche ex assessori, il direttore generale di Palazzo Marino e manager legati ai due club. Inchiesta: “Da Comune info segrete e delibere ad hoc”
Stadio San Siro
La procura di Milano indaga per turbativa d’asta sulla vendita dello stadio San Siro e sono nove gli indagati tra Comune e persone legate alle società sportive di Inter e Milan. E’ quanto emerge in un provvedimento del gip di Milano Roberto Crepaldi che ha accolto una richiesta della Procura di Milano.
I nove indagati devono rispondere tutti, in concorso, di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Si tratta di Christian Malangone in qualità di direttore generale del Comune di Milano dal 2018; di Giancarlo Tancredi in qualità di responsabile unico del progetto per la dismissione dello stadio Meazza ex assessore alla Rigenerazione Urbana; di Simona Collarini, quale direttore della Direzione specialistica pianificazione e programmazione servizi, Mark Van Huuksllot ex procuratore della società Interr, l’ex ad nerazzurro Alessandro Antonello, Fabrizio Grena, quale amministratore di Emerald Pine Capital Italia srl e consulente dell’Inter.
E ancora, tra gli indagati, ci sono Ada De Cesaris in qualità di consulente nerazzurra per lo sviluppo del nuovo stadio, Marta Spaini consulente del Milan per il rinnovamento del Meazza e Giuseppe Bonomi amministratore della società Sportlifecity srl di proprietà del Milan nonché consulente rossonero per il nuovo stadio San Siro.
Inchiesta: “Da Comune info segrete e bando su misura per Inter e Milan” – Rivelazioni di informazioni segrete, scambi di info non trasparenti e un avviso pubblico costruito per favorire Milan e Inter. Sono questi gli elementi che hanno portato il gip Crepaldi ad autorizzare l’attività di perquisizione e sequestro nello studio professionale delle indagate Ada De Cesaris e Marta Spaini, rispettivamente consulenti di Inter e Milan per il nuovo stadio San Siro.
In particolare emerge nel documento di autorizzazione del giudice come gli indagati, attraverso “accordi informali e collusioni tra loro, nel contesto del procedimento amministrativo diretto alla alienazione/valorizzazione” dell’area San Siro – sviluppatosi tra il 2017 e il 2025 -, “turbavano il procedimento amministrativo volto alla determinazione del contenuto dell’avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse”.
Per la Procura si tratta di “collusioni consistite in costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti e indebiti, documentazione e bozze delle deliberazioni comunali emesse nel corso del procedimento, finalizzate ad orientare l’iter amministrativo” dell’area “concertando tra l’attore pubblico e la parte privata le modalità tecnico-giuridiche e i dettagli operativi della cessione” finendo così per creare un abito ‘su misura‘: l’avviso pubblico, “costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive – oltre che per il brevissimo termine concesso – andava deserto“, comportando la successiva vendita dell’area all’unico offerente.
Tra le più “rilevanti” condotte a dire della Procura di Milano “venivano concordati i contenuti delle principali delibere e determine dirigenziali con cui è stato dato corso all’iter amministrativo avviato nel 2019“, inoltre “venivano condivisi i dettagli in merito ai potenziali vincoli culturali pendenti sullo stadio Meazza, stabilendo e concordando che la procedura amministrativa di vendita dovesse concludersi entro e non oltre il 10 novembre 2025, al solo scopo di neutralizzare il vincolo legale e di interesse pubblico riconosciuto dal Ministero della Cultura” sullo stadio, e ancora “venivano valutati e condivisi gli aspetti economici riguardanti il valore del compendio immobiliare (per il quale il Comune di Milano ha richiesto relazioni estimative all’Agenzia delle Entrate e a due consulenti esterni) e le deduzioni/scomputi dal prezzo di vendita finale legati alla successiva esecuzione dei lavori“.
“Tancredi e Malangone hanno svelato segreti d’ufficio” – In particolare, Tancredi e Malangone, nelle rispettive qualità di allora assessore alla Rigenerazione Urbana e di direttore Generale del Comune di Milano, sono indagati in concorso per rivelazione di segreti d’ufficio, articolo 326 del codice penale. In violazione ai propri doveri “condividendo con Ade De Cesaris (consulente dell’Inter per il nuovo stadio San Siro, ndr) la proposta di delibera di giunta del 5 novembre 2021 relativa alla dichiarazione di pubblico interesse, prima che fosse portata all’attenzione della Giunta comunale per la discussione, le eventuali modifiche, l’approvazione e la successiva pubblicazione – rivelavano notizie di ufficio le quali dovevano rimanere segrete”, quanto sostiene la Procura.
Inoltre Tancredi avrebbe condiviso con Mark Van Huuksloot (procuratore dell’Inter tra novembre 2018 e marzo 2025, anche lui tra i nove indagati, ndr) la proposta di delibera del 19 gennaio 2023 a conclusione del dibattito pubblico “prima che fosse portata all’attenzione della Giunta Comunale per la discussione, le eventuali modifiche, l’approvazione e la successiva pubblicazione – rivelava notizie di ufficio le quali dovevano rimanere segrete“.
“Delibere Comune ad hoc per Inter e Milan” – Un avviso pubblico, alla stregua di un bando, “costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive” di Inter e Milan e i contenuti delle principali delibere e determine dirigenziali “concordati” alle richieste delle società “per giungere alla compravendita e consentire lo sfruttamento commerciale ed edilizio del territorio circostante“. Questo il piano del presunto accordo tra pubblico e privato che ha portato la Procura di Milano ad indagare per turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio nell’indagine sulla vendita dello stadio e sul restyling dell’area circostante il Meazza.
Terremoto oggi lunedì 30 marzo in Calabria. La scossa, di magnitudo 3.1, si è verificata a 4 chilometria Nord-est di San Roberto in provincia di Reggio Calabria. E’ stata registrata alle 5.58 di questa mattina, a 16 chilometri di profondità. L’altro comune più vicino alla scossa è Scilla (6 chilometri).
In sei settimane alla guida degli Spurs il tecnico croato ha vinto una sola partita, il ritorno di Champions con l’Atletico Madrid. Lo spettro della retrocessione. Fari sull’italiano, però l’ex Marsiglia non sembra interessato
Igor Tudor
Igor Tudor non è più l’allenatore del Tottenham. Il club ha annunciato la “separazione consensuale con effetto immediato” col tecnico croato, scelto dal 14 febbraio per rimpiazzare Thomas Frank e provare a salvare il Tottenham dall’incubo retrocessione. Tudor chiude con un bilancio di un punto in 5 partite di Premier, con l’aggravante di aver perso 3-0 in casa lo scontro diretto col Nottingham Forest. Il margine sulla retrocessione si è assottigliato a un solo punto. Gli Spurs sognavano di convincere Roberto De Zerbi a dire immediatamente sì, anche con una clausola rescissoria in caso di retrocessione, ma il tecnico che l’11 febbraio ha lasciato il Marsiglia non sembra interessato.
L’annuncio – “Possiamo confermare un accordo consensuale perché Igor Tudor lasci il club con effetto immediato – ha annunciato il Tottenham -. Anche Tomislav Rogic e Riccardo Ragnacci hanno lasciato i rispettivi ruoli. Ringraziamo Igor e il suo staff per i loro sforzi nelle ultime sei settimane, in cui hanno lavorato senza sosta. Riconosciamo anche il lutto che ha colpito Igor recentemente e mandiamo il nostro supporto a lui e alla sua famiglia in questo momento complicato. Un aggiornamento sul nuovo allenatore verrà preso a tempo debito“.
La scelta – Tudor era arrivato al Tottenham come traghettatore fino a fine stagione, con la speranza che potesse ripetere nel nord di Londra i miracoli fatti con la Lazio 2024 e la Juve 2025. Non ci è riuscito, nonostante fosse arrivato con la stessa determinazione mostrata in Serie A, per i problemi interni di un club che cerca una direzione e che ora teme la retrocessione come un disastro finanziario, prima che sportivo.Tudor ha vinto solo una partita delle 7 della sua gestione, il ritorno degli ottavi di Champions contro l’Atletico Madrid dopo aver compromesso la qualificazione all’andata, ma non è mai riuscito a trasmettere alla squadra quella mentalità d’assedio e di noi contro il mondo che l’aveva portato a far svolare Lazio e Juve. Dopo la sconfitta col Forest, la separazione era ritenuta inevitabile. Tudor però domenica scorsa ha perso il padre e per rispetto ogni decisione è stata rinviata fino a questa separazione consensuale.
Il futuro – Gli Spurs ricominciano la Premier domenica 12 aprile in casa del Sunderland. Faranno un ultimo tentativo con De Zerbi,l’unico tra i tre candidati principali per la prossima stagione disponibile subito (gli altri sono il ct Usa Maurício Pochettino e il tecnico del Bournemouth Andoni Iraola). Se il no dell’ex allenatore del Brighton a prendere subito in mano il Tottenham rimarrà, gli Spurs dovranno trovare un traghettatore per il resto della stagione, qualcuno che possa trascinare la squadra fuori dall’incubo nelle 7 partite che mancano. Nei giorni scorsi circolava il nome di Sean Dyche, che però ha smentito. Il tempo stringe e il Tottenham non può più permettersi di sbagliare.
La Federcalcio turca ha voluto mandare un messaggio di vicinanza a Mircea Lucescu, ct della Romania, che in queste ore si trova in ospedale, in condizioni stabili, dopo aver accusato un malore durante a riunione tecnica della sua selezione prima della partenza per la Slovacchia, dove martedì è in programma un’amichevole. “Abbiamo appreso con grande tristezza che Mircea Lucescu, allenatore della nazionale rumena, è stato ricoverato in ospedale dopo essersi sentito male durante un incontro con la sua squadra prima dell’amichevole contro la Slovacchia. Stiamo monitorando attentamente le sue condizioni; lo stato di salute è stabile e sta continuando le cure in ospedale – si legge nella nota ufficiale diramata dalla TFF -. Esprimiamo i nostri migliori auguri a Mircea Lucescu, che ha dato un contributo significativo al calcio turco sia a livello di club che di nazionale, e alla Federazione calcistica rumena, e ci auguriamo che l’allenatore rumeno si rimetta al più presto” .
La bimba è scomparsa a seguito di una malattia con la quale combatteva da tempo
A soli 10 anni è morta Nina Rivetti, figlia del vice presidente del Modena calcio Silvio Rivetti e nipote del presidente Carlo Rivetti (fondatore di Stone Island). La bimba è scomparsa a seguito di una malattia con la quale combatteva da tempo e i funerali si terranno a Milano, dove viveva con la famiglia.
L’annuncio della scomparsa – Un lutto che colpisce profondamente anche Modena e tutto il club gialloblù, che ne ha dato notizia: “Con il cuore spezzato comunichiamo il gravissimo lutto che ha colpito in queste ore la famiglia Rivetti e tutto il Modena FC. La piccola e amatissima Nina, di soli 10 anni, figlia di Silvio, vicepresidente del Modena FC, e di mamma Eva, e sorella di Sveva e Luce, è volata in cielo lasciando un vuoto incolmabile in tutti coloro che l’hanno amata.
In segno di lutto, tutti gli impegni pubblici del Modena FC previsti per questa settimana sono annullati e il Modena Store resterà chiuso nella giornata di martedì 31 marzo”.
La società ha anche annullato tutti gli impegni pubblici in programma per il Modena questa settimana e annunciato la chiusura dello Store per la giornata del 31 marzo, in segno di lutto.
Lutto in casa Modena, il cordoglio dell’Inter: “Ci stringiamo intorno alla famiglia Rivetti”
Il calcio è in lutto per la scomparsa della piccola Nina, nipotina di 10 anni del presidente del Modena, Carlo Rivetti
Il calcio è in lutto per la scomparsa della piccola Nina, nipotina di 10 anni del presidente del Modena, Carlo Rivetti. Al cordoglio generale si è unita anche l’Inter che, con un comunicato diffuso sui propri canali social, ha espresso vicinanza alla famiglia:
“FC Internazionale Milano esprime il proprio profondo cordoglio per la scomparsa della piccola Nina. Tutto il Club si stringe attorno alla famiglia Rivetti e al Modena FC in questo momento di lutto“.
FC Internazionale Milano esprime il proprio profondo cordoglio per la scomparsa della piccola Nina. Tutto il Club si stringe attorno alla famiglia Rivetti e al Modena FC in questo momento di lutto.
L’eclettico menestrello dell’improvvisazione era nato a Firenze. Martedì i funerali nella Chiesa degli artisti a Roma
David Riondino – Ipa
E’ morto oggi, domenica 29 marzo, a 73 anni David Riondino. Cantante, scrittore, attore, regista e drammaturgo, ma soprattutto un instancabile sperimentatore capace di attraversare mezzo secolo di scena artistica mescolando poesia, musica e satira con una cifra inconfondibile: l’arte dell’improvvisazione.E’ morto all’età di 73 anni e i funerali si terranno martedì 31 marzo, alle ore 11, nella Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo.
Nato a Firenze il 10 giugno 1952, Riondino è stato una figura tra le più eclettiche della cultura italiana contemporanea, che ha fatto della contaminazione e dell’invenzione continua la propria cifra più autentica: un artista libero e irregolare, capace di attraversare generi e discipline senza mai piegarsi alle convenzioni. La sua cifra distintiva è stata fin dagli inizi la pratica della poesia “a braccio”, antica forma di improvvisazione in versi della tradizione popolare, costruita in ottave di endecasillabi sul modello dell'”Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto. Un’arte che ha saputo reinventare e riportare al centro della scena, rendendola accessibile e viva anche per il pubblico contemporaneo.
Negli anni 70, poco più che ventenne Riondino fonda a Firenze il Collettivo Victor Jara– eclettica cooperativa di teatro-musica-animazione intitolata all’omonimo cantautore cileno assassinato, perchè sostenitore del presidente Salvador Allende, pochi giorni dopo il golpe del generale Augusto Pinochet – e incide due dischi per i circoli Ottobre: “Collettivo Victor Jara” e “Non vi mettete a Spingere“. Negli anni ’80 collabora come verseggiatore satirico con varie riviste di satira e controcultura, tra cui “Tango” e “Cuore“, supplementi de L’Unità“, ma anche “Comix” e “Linus” e “Il Male“. Alla fine degli anni Ottanta si afferma anche la sua carriera televisiva, attraverso l’invenzione di personaggi stralunati e divertentissimi. Come non ricordare Joao Mesquinho, lo strano “cantautore brasiliano“, ospite istituzionale nel salotto del Maurizio Costanzo Show su Canale 5. Nel 1994-95 conduce con Daria Bignardi “A tutto volume”, programma di Italia 1 di libri che ha fatto proprio dell’alternanza di ritmi e linguaggi, uno dei suoi punti di forza. Molte le sue partecipazioni da ospite a “Quelli che il calcio“. Con Sergio Staino e la redazione di “Tango” condivise nel 1987 “Teletango“, inserto di 20 minuti nel programma domenicale di Andrea Barbato su Rai 3. Nel 1992 fa parte del cast di “Banane“, varietà televisivo di Telemontecarlo che raccoglieva una rappresentativa assemblea di autori e attori umoristici e satirici del momento.
Dagli anni ’80Riondino ha pubblicato le sue canzoni nei dischi “Boulevard“, “Tango dei Miracoli“, con illustrazioni di Milo Manara. E ancora “Racconti Picareschi“, “Temporale“, “Quando vengono le ballerine”. Sua è la canzone “Maracaibo”, interpretata da Lu Colombo, che nel 1981 ha un successo enorme. E la sigla della sitcom “Zanzibar“, “Africa”.
Nel 1987, con Paolo Rossi, mette in scena “Chiamatemi Kowalski” e poi “La commedia da due lire“. Riondino collabora negli anni successivi, in cinema e teatro, con Sabina Guzzanti. Nel 1997 inizia anche un lungo e proficuo sodalizio con Dario Vergassola, portando a teatro vari lavori, tra cui “I Cavalieri del Tornio“, un recital per due chitarre, “Todos Caballeros“, “Riondino accompagna Vergassola ad incontrare Flaubert”, variazioni su Don Chisciotte e Madame Bovary. Con Vergassola è un supporto musicale di strumentisti e soprano, avremo “La traviata delle Camelie”, variazioni su Verdi e Dumas. È sempre con Vergassola, su idea di Sergio Maifredi, commentando l’ultimo canto dell’”Odissea” in una fortunata serie di Maifredi sull’epica. Ancora con Vergassola commenteranno in scena il “Morgante del Pulci”: ma molte sono negli anni le sue incursioni nel campo della lettura scenica di poesie, genere che negli anni 90 si è progressivamente affermato.
Sua è l’ideazione del festival “Il giardino della poesia”, a San Mauro Pascoli, luogo natale del poeta Giovanni Pascoli, che inaugura nel 2003. Il festival è dedicato alla poesia narrativa, e ancora dura in buona salute, ospitando attori e poeti dicitori. Nelle ultime edizioni ha presentato in quella sede cicli di “letture illustrate” su D’Annunzio, Scotellaro, Ovidio, Kazanzakis. Ancora in relazione con la poesia sono le collaborazioni consolidate con Sandro Lombardi e Federico Tiezzi, coi quali collabora dal 2001 in varie produzioni, come“il viaggio di Simone Martini” di Mario Luzi e sempre di Luzi “Felicità turbate”, in scena fino al 2024. Per anni ha continuato ad andare in scena con “Dante Inferno Novecento”, per la regia di Federico Tiezzi. È stato in scena anche con il poeta Davide Rondoni in “Tipi pasoliniani”.
David Riondino ha presentato le raccolte delle sue canzoni e poesie in spettacoli teatrali: “Racconti Picareschi”, “Fermata provvisoria”, “Bocca baciata non perde ventura” (canzoni e novelle da Boccaccio).
Riondino è stato attivo anche in campo cinematografico, recitando nei film “Maledetti vi amerò” di Marco Tullio Giordana, “La notte di San Lorenzo” dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani (è lui che appare nell’iconica immagine del manifesto, quella del fascista Giglioli trafitto dalle lance), “Kamikazen” di Gabriele Salvatores, “Ilona viene con la pioggia” di Sergio Cabrera, “Cavalli si nasce” di Sergio Staino. E’ stato la voce narrante di “Amici miei – Come tutto ebbe inizio” (2011) di Neri Parenti. Ha realizzato come regista il film “Cuba Libre, velocipedi ai Tropici” nel 1997, e diversi documentari sugli improvvisatori in versi della isola di Cuba, reperibili in web. Uno di questi documentari, “Il Papa in versi”, ha vinto nel 2016 il premio del festival Cinema e Spiritualità di Terni.
Per la Regione Sicilia, nel 2005, realizza il documentario “il trombettiere di Calatafimi”, una indagine sulle musiche incontrate in Sicilia dal trombettiere di Garibaldi Tironi, durante la famosa spedizione. L’attività di regista e organizzatore di laboratori legati all’audiovisivo lo porterà nel 1999 a realizzare, nel Festival dell’Unità Nazionale di Modena, un film girato da allievi intitolato “L’Ultimo Festival”.
Come scrittore Riondino ha pubblicato per Feltrinelli “Rombi e Milonghe” e per Nottetempo “Sgurz”. Nel 2016 per Magazzini Salani “Il Trombettiere”, poemetto corredato da cento illustrazioni di Milo Manara. Nel 2019 ha pubblicato per Castelvecchi “Sussidiario”, che raccoglie molti dei suoi scritti satirici in versi. Nel 2024 pubblica alcuni suoi “capitoli” in terza rima su “Poesia“, nota rivista di Nicola Crocetti, edita da Feltrinelli.
In radio, ha realizzato per Rai Radio3 la trasmissione “Il dottor Djembé”, con Stefano Bollani, per diverse edizioni a partire dal 2006. Col filologo Maurizio Fiorilla, per Rairadio3, “Umana cosa” nel 2013, su Boccaccio, e “Ma dimmi chi tu se’” su Dante Alighieri, nel 2021.
Gli organizzatori hanno dichiarato che le proteste potrebbero diventare una delle più grandi manifestazioni della storia degli Stati Uniti, con più di 3.100 eventi nelle principali città, nei sobborghi e nelle aree rurali degli Usa e anche in molte città europee
Diritti d’autore AP Photo
Milioni di persone sono scese in piazza sabato in tutti gli Stati Uniti e in giro per il mondo per protestare contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump su una serie di questioni diverse, in quello che considerano il suo stile di governo autoritario, le sue politiche di anti-immigrazione, la negazione del cambiamento climatico e la guerra con l’Iran.
Gli organizzatori hanno dichiarato che le proteste potrebbero diventare una delle più grandi manifestazioni della storia degli Stati Uniti, con più di 3.100 eventi organizzati nelle principali città, nei sobborghi e nelle aree rurali. Si prevede che il numero totale di partecipanti supererà i nove milioni.
È la terza volta in meno di un anno che la gente protesta negli Stati Uniti come parte di un movimento di base chiamato “No Kings“.
La prima giornata di protesta a livello nazionale si è svolta lo scorso giugno in occasione del 79° compleanno di Trump e ha coinciso con una parata militare da lui organizzata a Washington. Si sono presentati diversi milioni di persone, da New York a San Francisco. La seconda, nell’ottobre dello scorso anno, ha richiamato circa sette milioni di manifestanti, secondo gli organizzatori.
La gente partecipa alla protesta “No Kings” sabato 28 marzo 2026 a New York. AP Photo
A New York, decine di migliaia di persone hanno manifestato sabato, tra cui l’attore premio Oscar Roberto De Niro che ha definito il Presidente degli Stati Uniti “una minaccia esistenziale alle nostre libertà e alla nostra sicurezza”.
Manifestanti si radunano durante la protesta No Kings a Washington, sabato 28 marzo 2026. AP Photo
Nella capitale degli Stati Uniti, Washington, migliaia di marciatori, alcuni dei quali portavano striscioni che recitavano “Trump Must Go Now” e “Fight Fascism“, si sono riversati nel National Mall.
“Continua a mentire, a mentire, a mentire e a mentire, e nessuno dice niente. È una situazione terribile quella in cui ci troviamo“, ha dichiarato un manifestante all’agenzia di stampa Afp.
Dimostranti reggono cartelli durante la manifestazione “No Kings” al Wilson Park di Florence, Ala, sabato 28 marzo 2026. AP Photo
Un Paese profondamente diviso – L’evento ha evidenziato la profonda divisione politica che esiste attualmente negli Stati Uniti. Se Trump è largamente venerato all’interno del suo movimento “Make America Great Again“, è altrettanto antipatico ai suoi avversari, che lamentano la sua inclinazione a governare per decreto esecutivo, l’uso del sistema giudiziario per perseguire gli oppositori, nonché la sua ripetuta negazione del cambiamento climatico e l’apparente ossessione per i combustibili fossili.
Molti dei suoi oppositori sono anche insoddisfatti del fatto che abbia eliminato i programmi per la diversità razziale e di genere e che abbia messo in campo il potere militare degli Stati Uniti dopo essersi presentato in campagna elettorale come un uomo di pace che avrebbe evitato le guerre.
La Casa Bianca ha tuttavia smentito i raduni, descrivendoli come il prodotto di “reti di finanziamento di sinistra” che non hanno un vero sostegno pubblico.
“Le uniche persone che si preoccupano di queste sedute terapeutiche per la sindrome di derangement di Trump sono i giornalisti che sono pagati per coprirle“, ha aggiunto la portavoce Abigail Jackson in un comunicato.
A questi commenti ha fatto eco il Comitato nazionale repubblicano del Congresso, con un portavoce che ha dichiarato: “Questi raduni dell’Odio per l’America sono il luogo in cui le fantasie più violente e squilibrate dell’estrema sinistra ottengono un microfono“.
Persone in marcia durante la protesta “No Kings” sabato 28 marzo 2026 a Nashville, Tennessee. AP Photo
Tuttavia, gli organizzatori affermano che due terzi di coloro che intendono manifestare sabato non vivono nelle grandi città, spesso roccaforti democratiche negli Stati Uniti – un dato in forte aumento rispetto all’ultima protesta.
Gli europei protestano da lontano – Sabato si sono svolte manifestazioni anche in Europa, con circa 20.000 persone che hanno marciato sotto la pesante presenza della polizia in città come Amsterdam, Madrid e Roma.
A Parigi, diverse centinaia di persone – per lo più americani che vivono in Francia – insieme ai sindacati francesi e alle organizzazioni per i diritti umani, si sono riunite alla Bastiglia.
“Protesto contro tutte le guerre senza fine, illegali, immorali e sconsiderate di Trump“, ha dichiarato l’organizzatrice di Paris No Kings, Ada Shen.
A Roma, migliaia di persone hanno protestato contro gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele all’Iran, ma hanno anche colto l’occasione per criticare Giorgia Meloni, che ha recentemente visto fallire un referendum che avrebbe cambiato il funzionamento del sistema giudiziario italiano.
Persone partecipano a una manifestazione nazionale contro la guerra organizzata dal “Movimento No Kings Italia” a Roma, sabato 28 marzo 2026. AP Photo
Anche a Londra la gente ha protestato contro la guerra in Iran. Molti hanno anche tenuto striscioni con scritto “fermate l’estrema destra” e “opponetevi al razzismo“.
Il movimento “No Kings” è emerso come la più visibile e schietta opposizione a Trump da quando ha iniziato il suo secondo mandato nel gennaio 2025.
Mentre si profilano le elezioni di midterm di novembre e l’indice di gradimento del presidente scende sotto il 40%, i repubblicani rischiano di perdere il controllo di entrambe le camere del Congresso.
Da domani, domenica 29 marzo, le giornate diventano “più lunghe”
Fotogramma
È quasi terminato il conto alla rovescia per il ritorno dell’ora legale: nella notte tra sabato 28 marzo e domenica 29 marzo andranno spostate le lancette degli orologi e ufficialmente inizierà “la bella stagione”, con giornate più lunghe, un generale senso di benessere e anche un maggiore risparmio energetico.
Quando andranno spostate le lancette – L’ora legale torna oggi, nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo.
Come spostare le lancette – Le lancette degli orologi andranno spostate un’ora avanti: le 2 di notte diventeranno le 3. I dispositivi digitali, dai computer agli smartphone, si aggiorneranno automaticamente, mentre negli orologi analogici e in alcuni elettrodomestici bisognerà intervenire manualmente.
Quando torna l’ora solare – L’ora legale sarà in vigore fino all’ultima domenica di ottobre 2026, quella del 25, quando tornerà invece l’ora solare e le lancette degli orologi dovranno essere spostate nuovamente un’ora indietro.
L’ora legale potrebbe diventare permanente in Italia? – In Parlamento si considera la possibilità di mantenere l’ora legale attiva per tutto l’anno. Dal 2004 al 2024 infatti l’Italia ha risparmiato oltre 12 miliardi di kilowattora e circa 2,3 miliardi di euro grazie all’orario estivo. Mantenere l’ora legale tutto l’anno potrebbe generare un risparmio annuo di 720 milioni di kilowattora e circa 180 milioni di euro, riducendo al contempo le emissioni di anidride carbonica di 200.000 tonnellate l’anno, equivalenti all’assorbimento di circa sei milioni di alberi. È quanto si legge in un documento pubblicato dal Parlamento, che ha avviato una ‘Indagine conoscitiva sull’impatto dell’ora legale permanente sul territorio nazionale: effetti e ricadute sui settori’. L’indagine conoscitiva dovrebbe concludersi entro il 30 giugno 2026.
“Le giornaliste e i giornalisti tornano a scioperare per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da dieci anni, unica categoria di lavoratori dipendenti in Italia. Questa è la seconda giornata di sciopero di un pacchetto di cinque, la terza è già proclamata per il 16 aprile“. Lo scrive la Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
“Avere un contratto rinnovato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori le redazioni, non è un privilegio. Lavorare senza precarietà permanente non è un privilegio. Fare informazione libera, professionale e indipendente, senza ricatti economici, è un diritto. Garantire condizioni dignitose per chi lavora, per chi entra nella professione e per chi ne esce è un obbligo. Assicurare un futuro all’informazione, bene comune tutelato dalla Costituzione, dall’articolo 21 intimamente connesso all’articolo 36, è un dovere sociale. Gli editori, al contrario, preferiscono scaricare i costi del lavoro sulla collettività. I numeri parlano chiaro: tra il 2024 e il 2026 – ricorda l’Fnsi – hanno ricevuto 162 milioni di euro di contributi pubblici per le copie cartacee vendute; nello stesso biennio altri 66 milioni per 1.012 prepensionamenti; tra il 2022 e il 2025 hanno risparmiato circa 154 milioni sull’acquisto della carta, tra il 2024 e il 2026 avranno altri 17,5 milioni per investimenti in tecnologie innovative. Questi sono privilegi per pochissimi e per di più a carico di tutti gli italiani“.
“Dal 1° aprile 2016, scadenza dell’ultimo contratto, è cambiato tutto: carichi e ritmi di lavoro aumentati a dismisura, prestazioni su multipiattaforma, redazioni quasi fantasma. Le retribuzioni invece sono rimaste ferme, ulteriormente erose dall’inflazione o addirittura ridotte da forfettizzazioni selvagge. Riconoscere la dignità del lavoro è il punto di partenza per un confronto serio. Invece viene descritto come un eccesso. È una narrazione sbagliata e pericolosa, che mina dalle fondamenta il lavoro e la qualità dell’informazione. Senza diritti e tutele, il giornalismo muore. E con esso la democrazia. Questo sciopero non difende privilegi. Difende un principio semplice, un diritto: il nostro lavoro vale“, conclude l’Fnsi.
La nota Fieg – “In un contesto di grave crisi strutturale per aziende e lavoratori i contributi pubblici hanno consentito alle imprese editoriali di continuare a produrre e distribuire informazione di qualità e di affrontare le sfide del digitale e dell’intelligenza artificiale. Gli editori della Fieg, nonostante la riduzione delle copie medie giornaliere vendute da 2.500.000 del dicembre 2016 a poco più di 1.000.000 oggi ed un dimezzamento dei ricavi nell’ultimo decennio hanno impiegato ingenti risorse proprie per garantire il pluralismo dell’informazione, gli investimenti sui prodotti e soprattutto la tutela dei posti di lavoro permettendo al comparto di essere uno dei pochi in Italia dove non si registrano licenziamenti collettivi“. Ad affermarlo è la Fieg in una nota.
“Si è infatti riusciti a scongiurare i licenziamenti senza invocare privilegi, ma attraverso il ricorso alle norme di settore – che impongono sia rilevanti investimenti sia nuove assunzioni – e ciò è sempre avvenuto con il consenso del sindacato. I finanziamenti per il prepensionamento non sono stati ‘ricevuti’ dalle aziende, ma finanziano direttamente l’accesso alla pensione anticipata dei giornalisti. La situazione è peggiorata con la concorrenza dei contenuti gratuiti diffusi dalle piattaforme digitali e dai social media che, senza avere la responsabilità e i costi degli editori, fanno sì che sempre più utenti ricevano informazioni, spesso di dubbia qualità, senza accedere direttamente ai siti editoriali provocando la diminuzione della base di utenti e dei ricavi pubblicitari. E anche in tal caso si è perseguita la strada della responsabilità evitando interventi drastici sui livelli occupazionali“.
“Nonostante le gravi difficoltà del settore, che certamente non sono imputabili agli editori, visto la presenza delle medesime criticità anche negli altri Paesi -sottolinea la Fieg-, ci troviamo di fronte ad un sindacato che non ha mostrato alcuna volontà di sedersi al tavolo per affrontare la sfida della modernizzazione del contratto nazionale di lavoro, preferendo trincerarsi dietro richieste economiche di recupero dell’inflazione che è già garantita dagli automatismi retributivi del contratto. Gli editori ritengono, pertanto, poco costruttiva la posizione della Fnsi di proclamare un nuovo sciopero in un momento difficile come quello odierno e di rompere unilateralmente le trattative respingendo, a contratto invariato, un’offerta economica sostenibile e comunque superiore a quella dell’ultimo rinnovo“.
Morto a 79 anni, dal Bologna al Napoli nel ’75 il trasferimento record
Giuseppe Savoldi (Gorlago, 21 gennaio 1947 – Bergamo, 26 marzo 2026) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo attaccante. Tra i centravanti italiani più prolifici della sua generazione, marcò 168 reti su 405 presenze in Serie A. Miglior marcatore della Serie A 1972-1973 con 17 reti e, per 3 volte, della Coppa Italia, vanta il maggior numero di presenze nei primi dieci marcatori stagionali di serie A
Centosessantotto gol in serie A e due miliardi di lire di valutazione.
Vita e carriera di Beppe Savoldi, centravanti di gran caratura a Bologna prima e Napoli poi negli anni ’70 – morto oggi nella sua Bergamo – non si pesavano solo con i numeri.
Nel repertorio, reti di testa, rovesciate, senso del gol per la gioia dei tifosi di un altro calcio. Eppure, quel trasferimento dal rossoblù ai partenopei segnò un passaggio di epoca, facendo scalpore.
Era il 1975, Ferlaino acquistò il numero 9,capocannoniere della serie A due anni prima: il prezzo pagato fu un miliardo e 400 milioni di lire in contanti, più uno scambio di giocatori dal valore di 600 milioni. La valutazione totale gli valse una definizione per sempre: ‘mister 2 miliardi‘.
Savoldi insomma, prima delle buste esagerate di Farina per Paolo Rossi o delle ipervalutazioni moderne, portò il calcio in un futuro di super-ricchi, suo malgrado. Ma la cifra calcistica del ragazzo nato a Gorlago nel 1947 era fatta di una pasta antica.
Ala sinistra negli inizi giovanili, Savoldi fu da subito impiegato da centravanti, sfruttando il sinistro e la capacità di elevazione ereditata dai primi anni sportivi nella pallacanestro. A 18 anni l’esordio con l’Atalanta. Gli anni splendenti sono però quelli in maglia rossoblù. A Bologna, Savoldi approda nel 1968, e saranno sette campionati di ribalta assoluta. In duecento presenze in A segna 85 reti, saranno 140 totali comprese le coppe: baffo e ricciolo inconfondibile, sotto le Torri conquista due Coppe Italia e tocca quota 17 reti nel campionato ’72-’73, capocannoniere pari merito con Paolo Pulici e Gianni Rivera.
E’ la consacrazione che lo rende pezzo pregiato del calciomercato. Corrado Ferlaino decide di far saltare il banco, ripetendo l’operazione dei suoi predecessori napoletani 23 anni prima, quando pagarono Jeppson 105 milioni. I tempi sono cambiati, l’inflazione corre, ma i 2 miliardi per Savoldi fanno comunque scalpore lontano da Napoli e provocano proteste in città, in anni di crisi, austerity ed epidemie.
Poi, l’entusiasmo dei tifosi è tale che gli abbonamenti sono da record, e il club incassa 3 miliardi: alla prima stagione sotto la guida di Luis Vinicio, Savoldi conquista subito tutti, tranne la nazionale che lo fa esordire in quella stagione, ma gli riserverà solo quattro presenze: ma col club sono 14 gol in campionato, le sue reti trascinano la squadra alla conquista della Coppa Italia.
E comincia una seconda storia d’amore. A Napoli, Savoldi scoprirà anche una vocazione canora, e incide un singolo di successo, ‘La favola dei calciatori‘. Dopo quattro campionati napoletani, il ritorno per una stagione a Bologna e il fine carriera all’Atalanta. Appesi gli scarpini, un po’ di panchine in serie C, fino al 2022.
Gli ultimi mesi la sua nuova lotta era contro una malattia, e oggi ad annunciarne la scomparsa è il figlio Gianluca, anche lui ex calciatore e tecnico. “Se ne è andato in altra dimensione il nostro grande Beppe“, il suo messaggio social, sotto la foto di un Savoldi sorridente che abbraccia la moglie nel giardino di casa. “I suoi luoghi, la sua casa e i suoi affetti lo hanno accompagnato fino all’ultimo momento lasciandoci custodi dei valori e dell’amore che hanno sempre costituito la cifra del suo percorso terreno. Siamo molto fieri di tutto cio, pur travolti dal dolore. Ringraziamo i medici e gli infermieri del Papà Giovanni XXIIl e dell’lstituto Beato Palazzolo di Bergamo che hanno avuto cura di lui pur tra le sue amate mura domestiche“.
La nazionale, prima della semifinale play off stasera a Bergamo contro l’Irlanda del Nord, renderà omaggio alla memoria dell’ex bomber. Lo ricorda il Napoli, lo piange il Bologna, rievocando “l’idolo di una generazione di tifosi” e “bomber simbolo degli anni Settanta, fortissimo di testa e in acrobazia, una sentenza con il sinistro, quasi sempre in doppia cifra: il primo nostro Beppegol“.>
Il sisma è stato registrato questa mattina in un’area montana dell’Appennino tosco-emiliano. Nessun danno riportato, ma l’evento è stato percepito chiaramente dalla popolazione locale.
Nella mattina di giovedì 26 marzo 2026, alle ore 9.40, una scossa di terremotodi magnitudo 4.1 è stata rilevata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) a circa 7 chilometri a nord di Pistoia, in Toscana. L’evento, di profondità ipocentrale pari a 52 chilometri, si è verificato in una zona montana interna dell’Appennino tosco-emiliano ed è stato distintamente avvertito nella città e in molti comuni limitrofi del pistoiese.
Secondo i dati ufficiali dell’INGV, il livello di scuotimento del suolo, espresso tramite PGA (accelerazione di picco), si attesta a 0,047 g, un valore considerato moderato e comunque inferiore a quanto statisticamente previsto in zona per eventi significativi. La densa presenza di popolazione (oltre 90.000 residenti a Pistoia e una densità di quasi 382 abitanti per km²) ha favorito la percezione diffusa del sisma, senza tuttavia indurre situazioni di panico o danni segnalati a edifici e infrastrutture.
La scossa avvertita a Firenze – La scossa di terremoto delle 9.40 è stata sentita bene anche a Firenze e Prato, soprattutto nei piani alti. A Firenze, secondo quanto riferito dal Comune, al momento non vengono segnalati particolari danni e le scuole risultano regolarmente aperte.
I danni – «Per ora non risultano danni a cose o persone e neppure scuole evacuate». Così la sindaca facente funzioni di Pistoia, Anna Maria Celesti, a seguito della scossa di terremoto avvertita alle 9.40 di stamani a Pistoia e zone limitrofe. «I dipendenti che si trovavano all’interno del Palazzo comunale di piazza Duomo – prosegue Celesti -, sono usciti dall’edificio, ma poi sono subito rientrati». Alcuni istituti scolastici, secondo quanto appreso, stanno valutando se anticipare l’uscita degli studenti, ma per adesso non risultano evacuazioni in atto.
I precedenti – Nelle settimane precedenti il sisma odierno, la stessa zona aveva registrato numerosi terremoti minori: tra gennaio e marzo 2026 si segnalano diverse scosse comprese tra magnitudo 2.5 e 3.1, localizzate tra la provincia di Pistoia e l’Appennino bolognese, come quella del 1° marzo (mag 2.5) e lo sciame sismico di Sambuca Pistoiese all’inizio dell’anno. Episodi di simile entità sono tipici delle regioni appenniniche, dove la sismicità storica resta sorvegliata con attenzione dopo eventi più rilevanti come quello dell’Emilia nel 2012 o, andando indietro nel tempo, del Mugello nel 1919.
La ministra del Turismo lascia l’incarico dopo 24 ore convulse: “Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato” scrive alla premier. Senza nascondere l’amarezza per il passo indietro. Malan: “Gesto di grande responsabilità”. Schlein: “Sempre troppo tardi”
Daniela Santanchè e Giorgia Meloni, combo foto LaPresse
Daniela Santanchè si è dimessa. Alla fine la ministra del Turismo ha deciso di lasciare il suo incarico prima della mozione di sfiducia dell’opposizione già calendarizzata per il prossimo 30 marzo. Era stata la presidente del consiglio, con una mossa a sorpresa arrivata ieri sera, a chiedere un passo indietro per “sensibilità istituzionale“.
Santanchè è indagata dalla procura di Milano perbancarotta nell’ambito del fallimento di Bioera Spa, società di cui è stata presidente e per una presunta truffa aggravata ai danni dell’Inps sulla sua società Visibilia. Dopo le dimissionidel sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del capo di gabinetto dello stesso ministero, Giusi Bartolozzi, ora lascia anche lei. Il passo indietro arriva con una lettera indirizzata alla premier.
La lettera di Santanchè alla premier – “Cara Giorgia ti rassegno – scrive Santanchè -, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo“.
Daniela Santanchè insieme a Ignazio La Russa, LaPresse
Prosegue l’ex ministra: “Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio“.
Santanchè: “Non ho difficoltà a dire obbedisco” – “Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione – spiega ancora Santanchè – perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei esssere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio“.
“Volevo che le mie dimissioni“, si legge ancora nella lettera, “fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Del Mastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire ‘obbedisco’ e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento. Cari saluti“.
Daniela Santanchè, LaPresse
La notizia accolta con un applauso alla Camera – Non appena le agenzie di stampa hanno battuto la notizia i lavori nell’aula di Montecitorio sono stati interrotti da un improvviso e lungo applauso. Il presidente di turno, Giorgio Mulè, è rimasto interdetto per alcuni secondi. Poi ha ripreso la parola. “Credevo appluadiste me, poi ho visto le agenzie...”. Ora resta da capire chi ricoprirà il ruolo lasciato scoperto da Santanchè. Secondo le indiscrezioni è probabile che la premier tenga per sé la delega al Turismo ad interim.
Le reazioni, Fratoianni: “Indegno teatrino, altro segno della crisi” — Intanto arrivano le prime reazioni. “Finalmente si è concluso questo indegno teatrino che per oltre un giorno e mezzo ha tenuto sotto scacco l’intero governo” dice Nicola Fratoianni di Avs parlando con i cronisti davanti a Montecitorio. “Un altro segno della crisi politica che in tutta evidenza si è aperta dopo la batosta referendaria“.
Gli fa eco il compagno di partito Angelo Bonelli: “Le dimissioni della ministra Daniela Santanchè – dice – arrivano tardi e non cancellano anni di arroganza e difesa dell’indifendibile“. Il governo Meloni, spiega Bonelli, “ha dato uno spettacolo indecoroso di fronte ai problemi degli italiani. È stato il voto popolare sul referendum sulla separazione delle carriere a fare pulizia di un governo di impresentabili che fino all’ultimo hanno resistito, nonostante posizioni assolutamente inquietanti. Se il Sì avesse vinto Delmastro, Bartolozzi e Santanchè sarebbero rimasti al loro posto e, se non ci fosse stata la valanga di No, sarebbero ancora tutti al loro posto“.
Schlein: “Sempre troppo tardi” – Elly Schlein rilancia su Instagram un post del Pd. “Anche Daniela Santanchè si è dimessa, comunque sempre troppo tardi“.
“Le dimissioni di Daniela Santanché arrivano con anni di ritardo e si devono, non a Meloni, ma a 15 milioni di No” scrive invece Riccardo Ricciardi,capogruppo M5s alla Camera. I vicepresidenti di Italia viva, il senatore Enrico Borghi e il deputato Davide Faraone, parlano di un “clima da bunker” e di uno “stato di implosione del governo, della maggioranza e del partito della premier, che inevitabilmente si scarica sulle istituzioni e sul Paese“.
Malan: “Gesto di grande responsabilità” – Il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, definisce quello di Santanchè “un gesto di grande responsabilità che apprezziamo e che giunge dopo anni di intenso lavoro alla guida di un ministero chiave per l’economia nazionale“. L’ex ministra, scrive, “lascia in un momento in cui il settore turistico è più vitale che mai, in costante crescita e tra i più dinamici di Europa. A lei, perciò, va il ringraziamento per quanto fatto in questi anni e il riconoscimento per aver contribuito a rilanciare nel mondo il turismo italiano”.
“Salutiamo la senatrice Santanchè con un ringraziamento per l’impegno al servizio del settore turismo” commenta il presidente di Federalberghi, Bernabo Bocca. “Dinamismo e capacità di ascolto – conclude Bocca – sono i tratti principali che hanno caratterizzato i tre anni e mezzo trascorsi alla guida del ministero“.
L’epicentro, nei pressi di Fosdinovo, era a 11 chilometri di profondità. Non si registrano feriti né danni a edifici
Un terremoto ha scosso la Toscana alle 8.13 di stamattina, mercoledì 25 marzo. Secondo le prime stime dell’Ingv, il sisma avrebbe avuto una magnitudo di 4.1 gradi Richter. L’epicentro, nei pressi di Fosdinovo in provincia di Massa Carrara, era a 11 chilometri di profondità. La scossa è stata percepita da molte persone anche in Liguria. Al momento non risultano né feriti né danni a cose o edifici.
L’accelerazione del sisma e l’impatto sugli edifici – L’intensità dell’evento sismico è stata leggermente sopra la media. Stando alle rilevazioni dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ha raggiunto un valore di Pga – cioè accelerazione di picco al suolo – pari a 0,26 g, un valore quasi doppio rispetto alla media della Lunigiana di 0,16-0,17 g. Questo parametro è fondamentale per valutare il potenziale impatto locale, ma risulta comunque al di sotto dei livelli che in passato hanno causato danni alle strutture.