Le fiamme all’interno di un edificio industriale in via Monginevro
L’incendio
Un maxi incendio è scoppiato oggi all’interno di un edificio industriale in via Monginevro a Beinasco (Torino). Sul posto sono intervenute 7 squadre dei Vigili del fuoco, che stanno lavorando per contenere le fiamme ed escludere la presenza di persone coinvolte.
È inoltre in corso l’evacuazione, a scopo precauzionale, di alcuni edifici residenziali nelle immediate vicinanze.
“Alcuni minuti fa si è sviluppato un importante incendio in un’azienda di via Monginevro, a Beinasco. È stato attivato il protocollo comunale di Protezione Civile e sono già sul posto i Vigili del Fioco e le forze dell’ordine. Vi aggiornerò sull’evolversi della situazione ma intanto, per precauzione, consigliamo a tutti i cittadini di tenere le finestre chiuse“, è il post del sindaco Daniel Cannati sul profilo Facebook del comune di Beinasco.
L’alert del dicastero: “Non si tratta di comunicazioni ufficiali. Non fornire dati personali”
“Stanno circolando false email che utilizzano indebitamente il nome del Ministero della Salute e invitano i cittadini a fornire dati personali per il rinnovo o l’iscrizione a servizi sanitari digitali. Si tratta di una campagna di phishing finalizzata a sottrarre dati personali e sensibili. Non si tratta di comunicazioni ufficiali“. L’alert è pubblicato sul sito del ministero della Salute.
Le email fraudolente invitano l’utente a cliccare su un link per procedere al rinnovo della Tessera sanitaria o all’aggiornamento dei propri dati nel Fascicolo sanitario elettronico. Il link rimanda a un sito web falso, graficamente simile alle piattaforme istituzionali, all’interno del quale viene richiesto di compilare un modulo con numerosi dati personali e sensibili, incluso i dati bancari.
La Tessera sanitaria e il Fascicolo sanitario elettronico sono gratuiti, sempre e per tutti. I dati raccolti possono essere utilizzati per scopi illeciti, avverte il ministero, come la rivendita delle informazioni, la clonazione di documenti o altre attività fraudolente.
Il Ministero della Salute non invia email per richiedere l’inserimento di dati personali tramite moduli online non istituzionali. “Si ricorda che eventuali richieste vanno effettuate esclusivamente tramite i canali ufficiali“, afferma il dicastero, consigliando di “non cliccare sui link contenuti nelle email sospette; non fornire dati personali o sensibili; cancellare immediatamente il messaggio“. Per aggiornamenti e informazioni ufficiali si invita a fare riferimento esclusivamente ai siti istituzionali del Ministero della Salute e delle altre amministrazioni competenti.
Carneficina a Shreveport, in Louisiana, dove otto bambini sono rimasti uccisi in una sparatoria
Sparatoria in Louisiana, uccisi 8 bambini tra 1 e 14 anni. Media: «Strage dopo una lite domestica»
Una lite domestica si è trasformata in una carneficina a Shreveport, in Louisiana, dove otto bambini sono rimasti uccisi in unasparatoria. Le vittime, di età compresa tra un anno e mezzo e 14 anni, sono state raggiunte dai colpi d’arma da fuoco intorno alle 6:00 del mattino. Il capo della polizia locale, Wayne Smith, ha confermato che il bilancio totale è di dieci persone colpite: oltre ai minori deceduti, due donne sono state ferite ma sono sopravvissute. «Siamo di fronte a una scena del crimine vastissima, diversa da qualsiasi cosa la maggior parte di noi abbia mai visto», ha dichiarato Smith visibilmente scosso.
La strage – La violenza si è consumata in tre diverse aree della città, partendo dal quartiere di Cedar Grove. Secondo le prime ricostruzioni, il sospettato – un uomo adulto imparentato con alcuni dei bambini – è fuggito a bordo di un’auto rubata dando vita a un frenetico inseguimento. La fuga è terminata a Bossier City, dove l’uomo è stato intercettato e ucciso dalla polizia in un conflitto a fuoco. La Louisiana State Police ha assunto la direzione delle indagini su richiesta del dipartimento di Shreveport. Gli inquirenti sono attualmente impegnati a raccogliere prove e testimonianze per chiarire l’esatto movente della strage. Le autorità hanno inoltre lanciato un appello pubblico, invitando chiunque sia in possesso di foto, video o informazioni rilevanti a contattare immediatamente i detective.
A 15 anni Filippo Serantoni, di Bergamo, rivede la luce. A luglio il giovane attaccante dell’Inter fu operato al cervello dopo aver battuto la testa: ora si riprende la vita. Gioca col caschetto, come fece Chivu: “Ho conosciuto un ragazzo con il sorriso e gli ho detto di sognare…”
Filippo Serantoni (foto dal profilo Instagram) al rientro in campo
Il tuffo che precede la caduta violenta sugli scogli, il dramma, la delicatissima operazione al cervello nell’ospedale di Nuoro (“frattura infossata con emorragia cerebrale”,la terribile diagnosi), il coma. Più di due interminabili settimane di angoscia per un ragazzo di 15 anni che si godeva le vacanze in Sardegna con i propri genitori, prima del risveglio e il lento ritorno alla normalità. Quasi trecento giorni di buio che non hanno però spento l’entusiasmo di un giovanotto bergamasco, tanto resiliente quanto coraggioso.
La storia di Filippo Serantoni, classe 2010, attaccante dell’Inter e campione d’Italia nella passata stagione con gli under 15, ha commosso tutti. Dopo quel terribile incidente in vacanza nel luglio del 2025, ’Pippo’ è stato tra la vita e la morte, di sicuro ha rischiato di smettere col calcio. Poi una lunghissima riabilitazione, con condizioni chiare: per esempio il fatto di non poter tornare subito a giocare. Ma Serantoni ha accettato la sfida impegnandosi giorno dopo giorno per rientrare il più in fretta possibile. Il passo successivo è statoricevere l’idoneità sportiva, lo step ulteriore il fatto di potersi allenare coi compagni ma senza disputare partitelle. “È stata durissima – spiega il professor Piero Volpi, responsabile dello staff sanitario dell’Inter -. Ricordo la prima telefonata dei genitori, le fotografie dell’incidente e quei giorni tremendi. Ma il ragazzo è stato bravissimo con la sua forza di volontà, determinante quanto l’aiuto di chi lo ha sempre sostenuto. Non era facile in quelle condizioni…”.
Cristian Chivu in campo col caschetto e la maglia dell’Inter
E infatti a meno di nove mesi di distanza quell’attaccantealto, veloce e molto tecnico, è tornato in campo. Caschetto protettivo e grinta, ad attenderlo gioie, dolori e grandi emozioni: dal gol contro il Sudtirol nel giorno del rientro (schierato nella ripresa, ha prima sfiorato il raddoppio colpendo il palo in semirovesciata, per poi esultare dopo il gol con cui si è messo l’incubo alle spalle)all’amarezza per il rigore sbagliato contro la Pergolettese mercoledì nella finale del torneo Italo Galbiati. Dettagli agrodolci. Contano la fiducia dello staff tecnico, gli abbracci dei compagni, gli incitamenti dalla tribuna (“Forza Pippo, non mollare Pippo”) ad ogni scatto del ragazzo col caschetto. Un attrezzo che ricorda un illustre precedente in casa Inter: fu proprio l’attuale allenatore Cristian Chivu a utilizzarlo in ogni partita negli ultimi 4 anni da calciatore, a seguito dello scontro di gioco con Pellissier a Verona.
E il tecnico nerazzurro non nasconde la sua felicità dopo aver visto il giovanotto tornare in campo: “Quando gli accadde l’incidente fui tra i primi a saperlo e a chiamarlo. Ero appena arrivato alla guida della prima squadra dell’Inter, ci tenni a parlare col ragazzo e con la famiglia. Ora mi ha fatto piacere vedere Pippo con tanta ambizione e il sorriso sulle labbra, ritornare in campo. Cosa gli ho detto? Di avere coraggio e non pensare a quanto accaduto, e questo per i suoi sogni. E ovviamente gli ho dato suggerimenti su come comportarsi dopo aver visto che usava il mio stesso caschetto: gli consiglierei di tagliare le orecchie (sorride, ndr) cosi sente meglio ciò che i compagni gli dicono. Ma la gioia più bella per lui è quella di essere tornato in campo con fame e con passione: non era semplice. Ma Pippo è sulla strada giusta e deve andare avanti con convinzione per seguire il suo sogno e non mollare mai. È un ragazzo fortunato perché ha un’altra chance…”.
Parole piene di affetto e che pesano, perché arrivano da chi certe paure le ha vissute sulla propria pelle. Quel “caschetto” è un simbolo. Protezione ma pure resilienza, voglia di tornare a sentirsi vivi dentro un campo da calcio. Serantoni ha subito ripostato l’emozionante video su instagram. Il regalo più bello per i suoi 16 anni, che festeggerà il 26 aprile. Perché il sogno di Pippo il ’predestinato’ è ancora intatto e tutto da vivere.
L’attaccante della Nazionale si è procurato un serio infortunio nell’ultima partita di Saudi Pro League con l’Al-Qadsiah
Mateo Retegui
Mateo Retegui non si immaginava che la sua prima stagione fuori dall’Italia dopo le due stagioni in Serie A tra Genoa ed Atalanta potesse concludersi anticipatamente e soprattutto con una sequenza di pesanti delusioni da assorbire. Il tutto, peraltro, nello spazio di poche settimane: prima la clamorosa eliminazione dai Mondiali per mano della Bosnia nel playoff dello scorso 31 marzo e ora il serio infortunio alla tibia sinistra, sofferto tre giorni fa in occasione del match tra il suo Al-Qadsiah e l’Al-Shabab (29esima giornata della Saudi Pro League).
LUNGO STOP – Nonostante il match lo avesse visto grande protagonista, con un goal ed un assist nel 2-2 finale che consente alla propria squadra di rimanere in lizza per un piazzamento che qualifichi alla Asian Champions League della prossima stagione – anche se l’Al-Ahly terzo può scappare a +6 a cinque turni dalla fine –Retegui ha dovuto abbandonare prima del tempo il terreno di gioco, peraltro in barella. Dopo i primi riscontri effettuati negli spogliatoi e successivamente in ospedale, è emerso che l’attaccante di origini argentine si è procurato la frattura della tibia sinistra e dovrà operarsi nei prossimi giorni. In accordo con la dirigenza dell’Al-Qadsiah, il classe ’99 si recherà a Madrid all’inizio della prossima settimana per sostenere l’intervento. I tempi di recupero precisi non sono stati ancora comunicati ma dovrebbero aggirarsi intorno ai 2 mesi. Come minimo.
CAMBIA TUTTO SUL MERCATO – Una brutta tegola per Mateo Retegui, che conclude la sua prima annata nel calcio saudita con un bottino di 19 goal e 2 assist in 31 partite, di cui16 in 18 soltanto in campionato. Un infortunio che necessiterà di un significativo periodo di riabilitazione per ritrovare la migliore condizione fisica e che potrebbe influenzare anche gli scenari di calciomercato che già aleggiavano attorno all’ex giocatore di Tigre, Estudiantes e Talleres in vista dell’estate. Juventus e Milan sono due dei club di Serie A che non lo hanno mai perso di vistaanche dopo il suo trasferimento, dall’Atalanta all’Al-Qadsiah per quasi 70 milioni di euro. Nonostante un contratto fino a giugno 2028 e un ingaggio di 20 milioni di euro bonus compresi, nelle scorse settimane il direttore sportivo rossonero ha allacciato i contatti col suo agente Alessandro Moggi per sondare la disponibilità del suo assistito a fare ritorno in Italia. Ma il grave infortunio dell’altro giorno rischia di complicare tutto.
Il fondo sovrano saudita ha ceduto il controllo del club guidato in panchina da Simone Inzaghi, ex allenatore dell’Inter.
Simone Inzaghi (Foto: Abdullah Ahmed/Getty Images)
Adesso è ufficiale. PIF ha ceduto il controllo dell’Al Hilal, uno dei quattro club guidati dal fondo sovrano dell’Arabia Saudita insieme ad Al Ittihad, Al Nassr e Al Ahli. Come si legge in una nota ufficiale, il Public Investment Fund saudita e Kingdom Holding Company (KHC) hanno firmato oggi un accordo vincolante di compravendita di azioni in base al quale KHC acquisirà il 70% del capitale sociale dell’Al Hilal, guidato in panchina dall’italiano Simone Inzaghi, ex allenatore dell’Inter. PIF è a sua volta azionista di KHC, con una quota di poco inferiore al 17%.
La transazione è stata conclusa sulla base di una valutazione complessiva dell’azienda (enterprise value) pari a circa 1,4 miliardi di riyal sauditi (intorno ai 320 milioni di euro), mentre il valore delcapitale della società (equity value) – cioè la quota che appartiene agli azionisti – è stato stimato in 1,2 miliardi di riyal per il 100% dell’Al Hilal (270 milioni di euro, al cambio attuale).
La differenza tra i due valori riflette la presenza di debiti o altre passività finanziarie nella struttura della società. Sulla base di questa valutazione dell’equity, il prezzo pagato per acquisire il 70% del club ammonta quindi a 840 milioni di riyal (190 milioni di euro), pari al 70% del valore totale del capitale della società. La vendita è in linea con la strategia di PIF volta a massimizzare i rendimenti e a riallocare capitale all’interno dell’economia domestica. Questa strategia sostiene gli sforzi più ampi di PIF per favorire lo sviluppo e la diversificazione dell’Arabia Saudita.
PIF era il principale azionista dell’Al Hilal Club Company dal luglio 2023, nell’ambito del progetto di investimenti e privatizzazione dei club sportivi sauditi, accelerando i progressi del club e aumentando il contributo del settore sportivo al PIL saudita. PIF ha guidato la trasformazione della società insieme al team esecutivo del club, ottenendo miglioramenti significativi nel quadro di governance della società, nelle performance operative, nonché nelle infrastrutture e nelle strutture.
Questi sforzi si sono riflessi inritorni commercialie in una significativa crescita di valore del club saudita, sostenuta da sponsorizzazioni, vendite di merchandising e ricavi da matchday. In qualità di azionista che rimarrà nella società, PIF – si legge nella nota – continuerà a sostenere il percorso di crescita della Al Hilal.
Da parte della Kingdom Holding Company, l’acquisizione rafforza invece laleadership del gruppo nell’individuare opportunità ad alto valore e nel creare un impatto duraturo per gli azionisti e per l’economia nazionale.KHC supporterà l’Al Hilal nel rafforzare ulteriormente le sue performance commerciali, nell’espandere le partnership internazionali e nel continuare a sviluppare infrastrutture sportive di alto livello.
Voci di un’imminente cessione erano emerse nel mese di gennaio del 2026, ma già nei mesi precedenti, alcuni media locali avevano parlato di un forte interesse per l’Al Hilal da parte di Alwaleed Bin Talal, imprenditore, dirigente sportivo e multimiliardario saudita, presidente e amministratore delegato proprio della Kingdom Holding Company.
«Al Hilal è un simbolo nazionale e una fonte di orgoglio per il popolo saudita. Questa acquisizione esprime la nostra profonda convinzione nel potere dello sport come forza unificante e come catalizzatore per lo sviluppo nazionale. Applicando i nostri standard globali di investimento e coltivando partnership strategiche, sbloccheremo il pieno potenziale di Al-Hilal preservandone al tempo stesso storia e identità», ha commentato Alwaleed Bin Talal Bin Abdulaziz Al Saud.
Yazeed A. Al-Humied, vice governatore e responsabile degli investimenti per l’area MENA di PIF, ha aggiunto: «PIF ha contribuito con orgoglio a guidare gli sforzi per trasformare il settore sportivo dell’Arabia Saudita e aumentarne l’attrattività per gli investitori, creando al tempo stesso risultati duraturi a ogni livello, dai giocatori e dai tifosi fino alle comunità locali. PIF ha fissato obiettivi ambiziosi per i club, consentendo loro di diventare realtà di successo dal punto di vista commerciale e professionale e di raggiungere una sostenibilità finanziaria di lungo periodo. L’annuncio di oggi è in linea con la strategia di PIF volta a massimizzare i rendimenti e a riallocare capitale all’interno dell’economia domestica».
Il completamento della transazione è previsto una volta ottenute le necessarie approvazioni regolatorie e soddisfatte determinate condizioni previste dai termini e dalle condizioni dell’accordo.
In occasione di Inter-Cagliari i nerazzurri scenderanno in campo con un’anthem jacket speciale
L’Inter sorprende i propri tifosi con una collaborazione speciale con i Pink Floyd, band che ha fatto la storia della musica contemporanea. L’iniziativa nasce per celebrare i 50 anni di Wish You Were Hear, album iconico della band, ma anche per riportare alla luce un’iniziativa lanciata dalla band negli anni ’70, il PFFC – Pink Floyd Football Club. La squadra giocava durante le pause dai vari tour ed era composta dai membri della band David Gilmour, Roger Waters, Nick Mason, Richard Wright e alcuni membri della crew. Un dettaglio che forse ricordavano solo i cultori della band, che sarà reso immortale da questa collaborazione.
Inter x pink floyd – Inter X Pink Floyd nasce insieme a Sony Music Italy e prevede la realizzazione di alcuni prodotti esclusivi, come un’anthem jacketdedicata che sarà indossata dai calciatori nerazzurri nel prepartita di Inter-Cagliari. Ma non solo perché saranno in vendita un bundle composto dal vinile e da una t-shirt, oltre che laPFFC Collection, una capsule ispirata alla squadra di calcio della band con una retro jersey che reinterpreta in ottica interista la maglia indossata dai Pink Floyd. Per l’Anthem Jacket Limited Edition sono stati realizzati soltanto 400 pezzi numeratie con un pack esclusivo, mentre del bundle vinile/t-shirt sono state prodotte 1908 copie. Inoltre chi venerdì sera sarà San Siro, in occasione della partita Inter-Cagliari, potrà assister ad alcune attivazioni speciali che trasformeranno lo stadio in un’esperienza immersiva ispirata ai Pink Floyd.
La PFFC collection – La collezione speciale PFFC vedrà la realizzazione di una maglia ispirata all’originale degli anni ’70 nella foto di Kim Gottlieb-Walker, rielaborata fondendo i codici identitari della band con quelli dell’Inter. Al centro ci sarà la scritta PFCC, mentre sul retro il logo del 50° di Wish You Were Here, sulle maniche ci sarà lo stemma dell’Inter e il simbolo handshake che campeggia anche sulla copertina dell’album. Gli stessi elementi caratterizzano anche gli altri oggetti realizzati per la collezione come la sciarpa, la tote bag, i plettri e le bacchette da batteria. Tutti i prodotti sono disponibili dal 15 aprile nello store ufficiale online dell’Inter oltre che nei negozi fisici di Milano a Castello e San Siro. Il bundle, i plettri e le bacchette sono acquistabili anche nello store di Sony Music Italy.
L’iniziativa – Il progetto è stato presentato con una campagna che ha fuso componente digitale e fisica, con il primo video di presentazione diffuso durante la partita Inter-Arsenal, passando poi per alcuni poster comparsi a Londra e Milano fino al video di lancio ambientato proprio nella capitale inglese. Luca Adornato, Brand & Marketing Director di FC Internazionale Milano, ha spiegato come l’iniziativa si inserisce nell’idea di rendere l’Inter un brand in grado di dialogare con mondi diversi per rivolgersi a un pubblico più ampio: “La musica è parte integrante della nostra identità e, negli anni, abbiamo costruito un percorso che ci ha resi sempre più protagonisti in questo ambito. La collaborazione con i Pink Floyd, una delle band che ha scritto la storia della musica mondiale, segna una tappa fondamentale di questa evoluzione“. Luca Fantacone, Catalogue Director Sony Music Italy, ha aggiunto: “La musica e il calcio spesso si connettono in modo sorprendente e ciò che lega Pink Floyd, Inter e Sony ne è una brillante dimostrazione“.
L’ex portiere austriaco è deceduto questa mattina in un incidente in corrispondenza di un passaggio a livello senza barriere
Mondo del calcio in lutto. Alexander Manninger, ex portiere della nazionale austriaca e della Juventus, con la quale vinse uno scudetto nel 2012, è morto all’età di 48 anni in un grave incidente stradale mentre era alla guida della sua auto. Secondo quanto riportato dai media austriaci, l’incidente mortale è avvenuto intorno alle 8:20 di questa mattina, in corrispondenza di un passaggio a livello senza barriere. L’auto di Manninger, un minivan Volkswagen, si è scontrata con un treno in transito. Nonostante i soccorsi siano arrivati prontamente sul posto per l’ex portiere non c’è stato nulla da fare. I circa 25 passeggeri del treno locale e il macchinista sono rimasti illesi. Le circostanze dell’incidente sono ancora da chiarire, com’è da verificare se il segnale rosso in corrispondenza del passaggio a livello fosse attivo. “Grazie alle caratteristiche del veicolo è possibile analizzare con precisione i dati elettronici e, di conseguenza, il comportamento di guida del conducente“, avrebbe fatto sapere il perito Gerhard Kronreif che sta indagando sull’incidente per conto della Procura.
Carriera – Manninger ha debuttato nel Salisburgo diventando il primo austriaco a trasferirsi all’Arsenal. Con i Gunners ha disputato 39 partite, vincendo campionato, FA Cup e due Charity Shield. Sbarcato in Italia nel 2001 ha vestito le maglie di Fiorentina,Bologna, Brescia, Siena, Torino e Juventus, prima del passaggio all’Augusta e del ritiro dopo un anno a Liverpool. Ha indossato 33 volte anche la maglia di numero 1 della nazionale austriaca.
Il saluto della juventus – Il cordoglio della Juventus: “Arrivato a Torino nell’estate del 2008, ha vestito il bianconero per quattro stagioni, dimostrando come il ruolo del portiere non sia fatto solo di parate, ma di carisma, affidabilità e silenzioso spirito di sacrificio. In un’epoca segnata dalla presenza monumentale di Gigi Buffon, Manninger ha saputo farsi trovare pronto ogni volta che è stato chiamato in causa, diventando un punto di riferimento assoluto per lo spogliatoio e una garanzia tra i pali. Oggi salutiamo non solo un grande atleta, ma un uomo dai valori rari: umiltà, dedizione e una serietà professionale fuori dal comune“. Un messaggio anche da parte di Giorgio Chiellini: “Oggi è un giorno tristissimo, ci saluta un compagno di squadra esemplare e una persona di grande valore. Ciao Alex, riposa in pace. Un pensiero forte alla tua famiglia“.
Oggi è un giorno tristissimo. Se n'è andato non solo un grande atleta, ma un uomo dai valori rari: umiltà, dedizione e una serietà professionale fuori dal comune.
Juventus esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Alex Manninger e si stringe alla famiglia in questo… pic.twitter.com/lLZnKs4tvg
Il Torino – Ha espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia del portiere anche il Torino. In granata Manninger ha disputato la stagione 2002-2003. “Il presidente Urbano Cairo e tutto il Torino Football Club, addolorati per la tristissima notizia, esprimono il profondo cordoglio e l’affettuosa vicinanza alla famiglia Manninger nel ricordo di Alex Manninger, ex portiere con un’esperienza al Toro nella stagione 2002/2003, tragicamente scomparso oggi in un incidente stradale in Austria”, si legge nel messaggio pubblicato sui profili ufficiali del club.
Il Presidente Urbano Cairo e tutto il Torino Football Club, addolorati per la tristissima notizia, esprimono il profondo cordoglio e l'affettuosa vicinanza alla famiglia Manninger nel ricordo di Alex Manninger, ex portiere con un'esperienza al Toro nella stagione 2002/2003,… pic.twitter.com/1jc321n7l6
Lingua originale: tedesco Google Austria Wien piange la morte di Alexander Manninger. Il nostro ex portiere di squadra è tragicamente scomparso oggi all’età di soli 48 anni. I nostri pensieri sono con la famiglia di Alexander e i suoi amici. Riposa in pace.
Austria Wien trauert um Alexander Manninger.
Der ehemalige Team-Torhüter ist heute im Alter von nur 48 Jahren tragisch ums Leben gekommen.
Unsere Gedanken sind bei Alexanders Familie und seinen Freunden.
Sciopero dei giornalisti oggi giovedì 16 aprile 2026.
La nota Fnsi – Le giornaliste e i giornalisti italiani scioperano, oggi, per la terza volta. Non lo facciamo a cuor leggero, ma riteniamo che sia necessario informare i lettori, la società e la politica di ciò che sta accadendo nel nostro settore, tanto fondamentale per la democrazia quanto fragile.
Il contratto stipulato con gli editori della Fieg per regolare il lavoro dei giornalisti dipendenti è scaduto da 10 anni, anni in cui gli editori hanno goduto di aiuti pubblici, mentre i nostri stipendi sono stati erosi dall’inflazione. Non esiste alcuna regola per l’uso dell’intelligenza artificiale e per il giusto riconoscimento economico agli autori dei contenuti ceduti agli Over the top.
E va anche peggio alle migliaia di colleghe e colleghi collaboratori e a partita Iva che da anni attendono la determinazione dell’equo compenso e che per questo motivo hanno redditi che sono sotto la soglia di povertà.
Gli editori si sono garantiti tagli del costo del lavoro ricorrendo a pratiche di dumping contrattuale attraverso l’uso smodato del lavoro precario.
Con il nostro lavoro e i nostri sacrifici quotidiani, siamo gli azionisti di maggioranza di molte aziende editoriali.
Per la Federazione nazionale della Stampa italiana dignità e futuro dell’informazione passano attraverso il rinnovo contrattuale, il recupero salariale e la difesa dei diritti che non sono privilegi, ma il modo con cui possiamo resistere alle minacce, dentro e fuori dalle redazioni. La dignità del nostro lavoro incide pesantemente sulla qualità dell’informazione che arriva a voi cittadini.
Per questo riteniamo anche che il settore debba essere finanziato di più e meglio, che i finanziamenti non possano produrre la distruzione e l’appiattimento dell’informazione, ma riportare ricavi alle testate. Noi giornalisti siamo pronti a parlarne e a confrontarci. Ma gli editori?
La nota Fieg – Gli editori della FIEG, fin dall’inizio dell’avvio del confronto per il rinnovo contrattuale, hanno rappresentato la necessità di un cambiamento sostanziale delle regole contrattuali per recuperare efficienza e produttività e consentire di affrontare adeguatamente le nuove sfide del mercato, attraversato da un’innovazione tecnologica epocale.
Ci si trova infatti a dover applicare un contratto nazionale di lavoro pieno di rigidità, vincoli ed istituti ormai insostenibili che ostacolano la competitività ed aggravano la situazione economica delle aziende, rappresentando peraltro una barriera all’ingresso delle nuove professionalità.
Non può certamente essere considerato un fattore di sviluppo un contratto che prevede, a titolo di esempio, 40 giorni all’anno tra ferie e permessi, il pagamento di un’indennità per ex festività soppresse 50 anni fa, maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo ben al disopra della media degli altri contratti nazionali nonché il riconoscimento di scatti di anzianità in percentuale sulla retribuzione che garantiscono ampiamente il recupero dell’inflazione.
Gli editori vogliono ritrovare condizioni di sostenibilità economica per non danneggiare ulteriormente tanto le aziende quanto le professionalità.
A tal fine si è proposto al sindacato di affrontare la sfida della completa modernizzazione del contratto e dell’introduzione di regole specifiche per favorire l’inserimento di giovani professionisti, come già sperimentato con successo nell’ultimo rinnovo contrattuale firmato con lo stesso sindacato.
Gli editori non si sono mai sottratti al confronto né hanno mai abbandonato il tavolo negoziale e ribadiscono la propria disponibilità a proseguire nelle trattative per il rinnovo del contratto.
Ad annunciarne la scomparsa è stato l’ex attaccante di Lazio e Napoli
Bruno Giordano – Ipa/Fotogramma
Lutto per Bruno Giordano. Oggi, martedì 14 aprile, l’ex attaccante di Lazio e Napoli ha annunciato la morte della moglie Susanna con una storia pubblicata sul proprio profilo Instagram: “Con profondo dolore annunciamo la scomparsa di Susanna, moglie e madre eccezionale, per sempre nei nostri cuori“.
“Ringraziamo tutti per la vostra affettuosa vicinanza“, ha scritto Giordano, firmando il messaggio anche da parte di Marco e Rocco, i figli avuti con Susanna, “per chi volesse darle l’ultimo saluto i funerali si terranno venerdì mattina alle ore 11 alla chiesa San Pio X di Piazza della Balduina, Roma“.
La Lazio ha pubblicato un messaggio di cordoglio sui propri canali ufficiali: “La S.S. Lazio esprime il proprio profondo cordoglio all’ex bomber biancoceleste Bruno Giordano per la scomparsa della moglie“.
Dal 10 aprile è infatti entrato pienamente a regime l’EES (Entry/Exit System), il nuovo sistema digitale di controllo delle frontiere dell’Unione Europea
Il panorama dei viaggi internazionali sta attraversando una fase di profonda turbolenza. Alle criticità già note legate alla crisi del carburante e alla conseguente cancellazione di numerose tratte, si è aggiunto un nuovo ostacolo burocratico e tecnologico. Dal 10 aprile è infatti entrato pienamente a regimel’EES (Entry/Exit System), il nuovo sistema digitale di controllo delle frontiere dell’Unione Europea. Nonostante le promesse di una maggiore fluidità nel lungo periodo, l’avvio della procedura ha generato un vero e proprio caos negli scali di tutto il continente, impattando pesantemente sulla regolarità dei voli.
L’episodio più emblematico di questa difficile transizione si è verificato domenica 12 aprile presso l’aeroporto di Milano Linate: ben 121 passeggeri pronti a imbarcarsi su un volo Easyjet per Manchestersono rimasti bloccati ai varchi di sicurezza.
Come funziona l’EES – Secondo i dati forniti dall’Unione Europea, l’Entry/Exit System è un database automatizzato progettato per monitorare i cittadini extra-UE che entrano nello spazio Schengen per soggiorni brevi. La grande novità risiede nell’abbandono del tradizionale timbro a inchiostro sul passaporto a favore di un’acquisizione digitale dei dati. Il sistema registra infatti l’immagine del volto e le impronte digitali del viaggiatore, associandole ai dati del documento di viaggio e alla data esatta del passaggio di frontiera.
Questa tecnologia permette alle autorità di calcolare in tempo reale la durata del soggiorno e di individuare immediatamente chi supera il limite dei 90 giorni consentiti ogni sei mesi.
Quali sono i problemi? – Sebbene l’obiettivo dichiarato fosse quello di velocizzare le operazioni di frontiera, la realtà dei fatti parla di attese che superano regolarmente le tre ore negli hub di Francia, Germania e Spagna. Le ragioni di quello che le associazioni di categoria delle compagnie aeree definiscono un fallimento sistemico sono molteplici. La registrazione dei dati biometrici richiede tempi tecnici molto più lunghi rispetto alla verifica visiva del passaporto, specialmente per chi utilizza il sistema per la prima volta. A questo si sommano infrastrutture aeroportuali non sempre pronte e una carenza di personale formato per gestire i frequenti errori del software. Mentre le autorità europee minimizzano parlando di semplici problemi di rodaggio, le compagnie aeree chiedono una sospensione parziale delle norme per evitare che l’estate si trasformi in un disastro logistico.
La situazione in Italia – L‘implementazione del sistema ha coinvolto gradualmente 29 Paesi europei e i test più intensivi si stanno svolgendo nei grandi nodi internazionali come Parigi Charles de Gaulle, Amsterdam Schiphol e Francoforte. In Italia, oltre al critico caso di Linate, i primi scali ad aver adeguato le strutture per ospitare i chioschi digitali dell’EES sono stati Roma Fiumicino e Milano Malpensa. In questi aeroporti il monitoraggio resta costante nel tentativo di mitigare i disagi, ma la pressione sui sistemi di controllo rimane altissima in vista dei prossimi ponti primaverili.
Il portiere in uscita colpisce il giocatore del Barcellona in pieno volto con i tacchetti
(reuters)
Atletico-Barcellona di Champions League, tre minuti di paura. Fermin Lopez si è scontrato conMusso, durante il primo tempo della sfida che vale la semifinale: in uscita il portere interviene e si scontra con il giocatore.
Fermin rimane a terra con il volto insanguinato. L’involontaria scarpata ricevuta dal portiere dei “colchoneros“ lo lascia a terra pieno di sangue e stordito. Dopo tre minuti il gioco è poi regolarmente ripreso con Fermin in campo. Incerottato. Pieno di ferite. Ma il pericolo che lo scontro fosse più grave è stato superato.
Circolazione ferroviaria fortemente rallentata sulla linea per un guasto tecnico: ritardi fino a 180 minuti, cancellazioni e treni limitati su AV e Intercity
Forti rallentamenti oggi, martedì 14 aprile, sulla linea Alta Velocità Napoli–Roma a causa di un guasto tecnico registrato al nodo ferroviario di Napoli nelle prime ore del mattino, attorno alle 6. L’inconveniente, comunicato da RFI (Rete Ferroviaria Italiana), ha provocato ritardi fino a 120–180 minuti, cancellazioni e modifiche alla circolazione. I disagi, secondo gli aggiornamenti, hacoinvolto sia treni Frecciarossa sia Italo, con effetti che si stanno estendendo anche ai treni Intercity e ai collegamenti a lunga percorrenza.
Il guasto – Il guasto ha interessato il sistema di comunicazione GSM-R: sono in corso le veriche da parte dei fornitori di Rfi per l’accertamento delle cause del disservizio. I tecnici sono impegnati per il ripristino della piena funzionalità dei sistemi.
Secondo quanto si legge in una nota di Fs,la circolazione sta ornando progressivamente alla normalità.
Proseguono le attività di assistenza e informazione ai viaggiatori a bordo dei treni coinvolti e nelle stazioni, organizzato anche un servizio bus per venire incontro alle esigenze di mobilità.
Treni limitati, cancellati e instradati su linee alternative – La circolazione dei treni Alta Velocità risulta fortemente compromessa. Diverse corse sono state cancellate o deviate sulla linea convenzionale via Formia o via Cassino, con conseguenti allungamenti dei tempi di percorrenza fino a 120 minuti. Disagi anche per gli Intercity, che registrano ritardi medi fino a 60 minuti.
Tra le principali variazioni segnalate:
FR 9616 Napoli Centrale (6:55) – Milano Centrale (11:35): origine da Roma Termini.
FR 9501 Roma Termini (7:00) – Napoli Centrale (8:12): instradato via Formia, senza fermata a Napoli Afragola.
FR 8506 Napoli Centrale (7:30) – Bolzano (13:48): origine da Roma Termini.
FR 8335 Roma Termini (10:20) – Napoli Centrale (11:33): cancellato.
I passeggeri sono invitati a rivolgersi al personale di assistenza Trenitalia per soluzioni alternative e primi treni utili.
Ritardi superiori ai 60 minuti su numerosi convogli: Oltre alle cancellazioni, diversi treni Alta Velocità registrano ritardi superiori a 60 minuti, tra cui:
FR 9606 Napoli Centrale – Milano Centrale
FR 9608 Salerno – Milano Centrale
FR 8334 Napoli Centrale – Roma Termini
FR 9406 Napoli Centrale – Venezia Santa Lucia
FR 9490 Salerno – Venezia Santa Lucia
La situazione resta in evoluzione mentre i tecnici di RFI continuano le operazioni di ripristino della piena regolarità della linea.
Salvini in contatto con ad – “Stanno lavorando dalle prime ore dell’alba, sono in contatto con l’amministratore delegato dalle sei di questa mattina ci sono Alstom e i tecnici che ci stanno lavorando, conto che la risolvano il prima possibile perché anche il combinato con maltempo, rende complicate queste giornate”, ha detto il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini arrivando a Vinitaly.
Tisza conquista la maggioranza dei due terzi in Parlamento. Il premier uscente: “Risultato doloroso ma chiaro”
Peter Magyar festeggia dopo la vittoria contro Viktor Orban – Afp
“Ce l’abbiamo fatta, Tisza e l’Ungheria hanno vinto le elezioni. Non con un piccolo margine, ma con un margine molto ampio. Insieme abbiamo liberato l’Ungheria“. Peter Magyar parla dal palco allestito a Budapest per celebrare la vittoria dopo il voto che ha messo fine all’era di Viktor Orban durata 16 anni. “Avremo una maggioranza dei due terzi in Parlamento“, esulta il leader di Tisza al termine di una giornata che ha segnato un’affluenza record alle urne. Il partito di Magyar, a spoglio terminato, si aggiudica 138 seggi mentre Fidesz si ferma a 55.
Orban ammette la sconfitta sottolineando il risultato “chiaro” delle elezioni vinte da Tisza di Magyar. “Un risultato doloroso ma chiaro – dice in un breve discorso il premier uscente – La responsabilità e l’opportunità di governare non ci sono state date“. “Serviremo il nostro Paese e la nazione ungherese dall’opposizione“, aggiunge, dopo aver ringraziato i 2,5 milioni di elettori che hanno votato per Fidesz e promettendo di “non deluderli mai“. Nei 30 anni alla guida del partito, “abbiamo vissuto anni difficili e facili, belli e tristi“, conclude, ribadendo che “non si arrenderà mai, mai, mai“.
Le reazioni – “Congratulazioni per la chiara vittoria elettorale a Peter Magyar, al quale il governo italiano augura buon lavoro“, scrive in un post sui social la premier Giorgia Meloni. “Italia e Ungheria sono nazioni legate da un profondo legame di amicizia – sottolinea la presidente del Consiglio – e sono certa che continueremo a collaborare con spirito costruttivo nell’interesse dei nostri popoli e delle comuni sfide a livello europeo e internazionale“. Meloni su X saluta il premier ungherese uscente: “Ringrazio il mio amico Viktor Orban per l’intensa collaborazione di questi anni, e so che anche dall’opposizione continuerà a servire la sua Nazione“.
“Il cuore dell’Europa stasera batte più forte in Ungheria“, il primo commento, scritto in inglese e in ungherese, della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Poi, in un altro post: “L’Ungheria ha scelto l’Europa. L’Europa ha sempre scelto l’Ungheria. Insieme siamo più forti. Un Paese riprende il suo percorso europeo. L’Unione si rafforza“. La presidente della Commissione europea ha telefonato a Magyar per congratularsi. Lo ha scritto sui social la portavoce diVon der Leyen, Paula Pinho, precisando che “hanno concordato di cooperare strettamente“. A Bruxelles si aspettano che uno dei primi atti del prossimo premier sia lo sblocco del prestito da 90 miliardi di euro per l’Ucraina su cui Orban aveva messo il veto.
Emmanuel Macron è stato tra i primi a congratularsi con Magyar per la sua vittoria. In un post su X il presidente francese scrive: “Ho appena avuto un colloquio con Peter Magyar per congratularmi con lui per la sua vittoria in Ungheria! La Francia saluta la vittoria della partecipazione democratica, dell’attaccamento del popolo ungherese ai valori dell’Unione Europea e per l’Ungheria in Europa“. “Insieme – conclude Macron – facciamo avanzare un’Europa più sovrana, per la sicurezza del nostro continente, la nostra competitività e la nostra democrazia“.
“L’Ungheria ha deciso. Congratulazioni per la vittoria alle elezioni caro Peter Magyar“, il post su X del cancelliere tedesco Friedrich Merz, dicendosi “impaziente a una cooperazione per un’Europa forte, sicura e soprattutto unita“.
“Congratulazioni a Peter Magyar per la vittoria elettorale. Questo è un momento storico, non solo per l’Ungheria, ma per la democrazia europea. Non vedo l’ora di lavorare con lui per la sicurezza e la prosperità di entrambi i nostri Paesi“, la dichiarazione sui social del premier britannico Keir Starmer.
Volodymyr Zelensky si è congratulato con Magyar per “la schiacciante vittoria” alle elezioni in Ungheria, dopo le tensioni e le crisi diplomatiche delle settimane scorse sull’asse Kiev-Budapest, con il premier uscente filorusso Orban che ha bloccato gli ultimi aiuti all’Ucraina. “È importante quando prevale un approccio costruttivo – scrive il presidente ucraino sui social – L’Ucraina ha sempre cercato relazioni di buon vicinato con tutti in Europa e siamo pronti ad avanzare nella nostra cooperazione con l’Ungheria“.
“L’Europa e ogni nazione europea devono rafforzarsi, e milioni di europei cercano cooperazione e stabilità. Siamo pronti per incontri e a un lavoro congiunto costruttivo a beneficio di entrambe le nazioni, nonché per la pace, la sicurezza e la stabilità in Europa“, conclude Zelensky.
Consigliere comunale in carica dal 2011, storica voce dell’ambientalismo a Milano, si è spento a 74 anni. Da assessore regionale introdusse la raccolta differenziata. Di recente spesso in divergenza con Sala, fino all’ultimo si è battuto per la Palestina e contro il sistema milanese dell’urbanistica
Monguzzi a una manifestazione in solidarietà della Freedom Flotilla (LaPresse)
L’ultimo post su Instagram è dedicato all’anarchico Pino Pinelli. Una delle sue ultime battaglie in Comune: dedicargli una strada, l’ex via Micene nella ‘sua’ San Siro, che si chiama via Pinelli da poco, grazie al suo ordine del giorno che la giunta milanese ha recepito. Non è potuto andarci, alla cerimonia d’intitolazione, a marzo, perché era ricoverato all’Istituto dei Tumori per un brutto mesotelioma da amianto, scoperto da alcuni mesi.
Ingegnere, insegnante, da sempre attivista – Se n’è andato Carlo Monguzzi, 75 anni da compiere a settembre, consigliere comunale in carica e ultimamente voce critica della sinistra milanese, dentro e fuori Palazzo Marino. Una lunga vita, la sua, d’impegno pubblico dentro e fuori le istituzioni. Nelle ultime settimane le sue condizioni di salute si erano ulteriormente aggravate. Nato a Milano, laureato in Ingegneria chimica al Politecnico, ha insegnato a lungo matematica al Besta. Negli anni ‘70 si è unito al Movimento studentesco, negli anni ’80 è stato tra i fondatori di Legambiente, di cui è stato presidente in Lombardia. Ha co-fondato anche Mondo Gatto. È co-autore dei libri “Illusione nucleare” e “Ambientalismo sostenibile”.
L’impegno in Regione – L’impegno istituzionale è iniziato nel 1990, con l’elezione in consiglio regionale per i Verdi Arcobaleno, una lista ispirata da ex Dp e radicali agli albori dell’ambientalismo politico nazionale. L’anno prima, la stessa lista aveva eletto due eurodeputati. Nel 1993-4 Monguzzi è stato assessore regionale all’ambiente: ha promosso la prima legge sulla raccolta differenziata e il primo piano “aria”. Rieletto in consiglio regionale per i Verdi nel 1995, nel 2000 e nel 2005, si è battuto in particolare contro il traffico illecito dei rifiuti, la caccia, il consumo di suolo e per la trasparenza da parte delle amministrazioni.
Anni Dieci: consigliere comunale – Nel 2011, lasciati ormai i Verdi, si è candidato al consiglio comunale di Milano per il Pd, raccogliendo oltre 3mila preferenze e risultando terzo. Nel 2016 è stato rieletto sempre per il Pd, mentre nel 2021 si è candidato nella lista di Europa Verde, pur senza aderire al partito, risultando primo degli eletti. Non è stato però nominato assessore, e per un po’ è stato capogruppo di Europa Verde in consiglio comunale.
“Caro Beppe, cambia rotta” – Durante la seconda consigliatura di Beppe Sala, Monguzzi non ha mai mancato le critiche alle scelte della giunta. Senza mai alzare la voce, è intervenuto pressoché a ogni seduta per invitare “il caro Beppe” a cambiare rotta il più presto possibile in special modo su ambiente, mobilità, urbanistica, convinto che altrimenti si sarebbe “regalato Milano alla destra”. Una postura che ha comportato frizioni dentro il gruppo di Europa Verde, culminate con l’avvicendamento a capo del gruppo.
La vendita di San Siro, approvata dall’aula a fine settembre 2025, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: Monguzzi si èdimesso da presidente della commissione mobilità e ambiente, di fatto abbandonando la maggioranza, anche se tecnicamente sarebbe stato necessario anche un rimescolamento di posti nelle commissioni per rendere effettivo fino in fondo il passaggio.
Le ultime battaglie: Pinelli e Gaza – Le ultime battaglie in aula sono state per la strada da intitolare a Pinelli, come detto, e (insieme agli altri consiglieri di Europa Verde e a gran parte del Pd) per sospendere il gemellaggio di Milano con Tel Aviv, a causa della guerra a Gaza, che non esitava a definire ungenocidio. Sua la firma al primo ordine del giorno, poi modificato e inserito in un documento più ampio a prima firma di un consigliere del Pd, di cui si è tornato a parlare proprio nelle ultime settimane: i Verdi e, di recente, anche il Pd hanno invitato l’amministrazione a prendere atto che a Gaza la tregua non ha retto e inoltre sono iniziate le guerre di Israele all’Iran e al Libano. Sala ha risposto che ne parlerà con la giunta giovedì prossimo e deciderà.
San Siro e le inchieste sull’urbanistica – Monguzzi è stato in prima linea, fin dall’esplosione delle inchieste sull’urbanistica, per chiedere che il Comune di Milano facesse ammenda delle “prassi” contestate dalla procura (la Scia al posto del permesso di costruire, e così via) e non appoggiasse assolutamente la Legge cosiddetta “Salva Milano”, finché non è stata definitivamente affossata. Ed è anche stato tra i protagonisti della grande battaglia per salvare lo stadio di San Siro dalla demolizione a cui è destinato dopo la vendita a Inter e Milan, insieme ad altri consiglieri di maggioranza. Una battaglia persa col voto notturno di fine settembre 2025, che per lui ha segnato una distanza incolmabile da quel centrosinistra in cui aveva sempre creduto, e a cui nonostante tutto continuava a chiedere, fino alla fine, di fare qualcosa di sinistra, come si suol dire.
Il Basilea ha chiesto e ottenuto il rinvio della partita di campionato contro il Thun dopo l’incendio che ha interessato lo spogliatoio del proprio stadio. In fiamme divisi, attrezzature e indumenti dei calciatori.
La partita tra Thun e Basilea è stata rinviata. La sfida valida per la 33a giornata di campionato non si giocherà dopo l’intervento della Lega calcistica svizzera che ha accolto la richiesta della squadra ospite dopo quanto avvenuto ieri sera. Come spiegato dallo stesso Basilea in un comunicato, un incendio è scoppiato venerdì sera nello spogliatoio della prima squadra allo stadio St. Jakob-Park di Basilea, che ha causato ingenti danni materiali. La squadra non dispone di divise gara per le partite né di materiale medico. La lega ha così deciso di approvare il rinvio della partita per forza maggiore, in base a un articolo del regolamento di gara.
Non è stata ancora fissata una nuova data per la partita. I danni sono stati ingenti ma fortunatamente nessuno è rimasto ferito. Il Basilea non saprebbe materialmente come scendere in campo visto che sono andate in fiamme quasi tutte le attrezzature riposte nei locali dello spogliatoio e del magazzino della squadra. Secondo le prime indagini della polizia e del Ministero pubblico di Basilea Città, come riferito da ‘swissinfo‘, l’incendio è scoppiato attorno alle 21:15 nel primo piano interrato dello stadio.
Lingua originale: tedesco 𝐈𝐧𝐜𝐞𝐧𝐝𝐢𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐳𝐨𝐧𝐚 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢 𝐬𝐩𝐚𝐥𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢: 𝐏𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐚 𝐓𝐇𝐔 – 𝐅𝐂𝐁 La partita in programma per oggi tra l’FC Thun e l’FC Basel 1893 non può avere luogo. Il motivo è un incendio nella zona spogliatoi della prima squadra dell’FC Basel 1893 allo St. Jakob-Park, avvenuto nella tarda serata di venerdì 10 aprile 2026 per ragioni ancora non del tutto chiarite. L’incendio ha causato ingenti danni materiali, ma per fortuna non ci sono stati feriti. L’incendio, accompagnato da un’intensa produzione di fumo, ha provocato danni significativi e ha distrutto completamente l’intera area spogliatoi della prima squadra. Sono stati colpiti in particolare gli spogliatoi, i magazzini attrezzature nonché tutti i materiali dei giocatori e degli allenatori. Anche l’ufficio dell’allenatore, l’ufficio del team manager, le aree fisioterapia, le docce e gli impianti igienici hanno subito danni. Tra i danni materiali rilevanti figurano inoltre le scarpe da calcio personali, tutto il materiale da gioco e di riserva (maglie, attrezzature da allenamento ecc.) nonché l’equipaggiamento medico e tecnico necessario per le partite e che non può essere sostituito a breve termine. A causa dei danni subiti e del fatto che l’intero complesso sotterraneo è stato posto sotto sigilli dalle autorità fino a nuovo avviso e che non è disponibile materiale da gioco e medico idoneo all’impiego, la partita in trasferta contro l’FC Thun in programma sabato 11 aprile 2026 non è praticabile per l’FCB. La Swiss Football League ha approvato la richiesta dell’FCB di rinvio della partita. L’FC Basel 1893 è in stretto contatto con le autorità competenti e la SFL per quanto concerne i passi successivi. Ulteriori sviluppi e una nuova data per la partita verranno comunicati tempestivamente.
Die für heute angesetzte Partie zwischen dem FC Thun und dem FC Basel 1893 kann nicht stattfinden. Grund dafür ist ein Brand im Kabinentrakt der 1. Mannschaft des FC Basel 1893 im… pic.twitter.com/wsX88UL39V
Le fiamme sono state presto domate dai vigili del fuoco ma la forte presenza di fumo hanno reso necessarie operazioni di ventilazione. I locali sono dunque attualmente inutilizzabili e la polizia criminale, coadiuvata da specialisti, sta ora indagando per determinare con precisione le cause e la dinamica del rogo. Nel frattempo la partita è stato rinviata e al momento non esiste una nuova data per l’incontro. Sicuramente una situazione insolita per il Basilea che di certo non pensava di doversi sentire costretto a chiedere addirittura in rinvio della partita. Ma è materialmente impossibile.
La nota ufficiale del Basilea sui danni alla squadra – Questa la nota del club: “Sono stati colpiti in particolare gli spogliatoi, i magazzini attrezzature nonché tutti i materiali dei giocatori e degli allenatori. Anche l’ufficio dell’allenatore, l’ufficio del team manager, le aree fisioterapia, le docce e gli impianti igienici hanno subito danni. Tra i danni materiali rilevanti figurano inoltre le scarpe da calcio personali, tutto il materiale da gioco e di riserva (maglie, attrezzature da allenamento ecc.) nonché l’equipaggiamento medico e tecnico necessario per le partite e che non può essere sostituito a breve termine“.
WhatsApp sta registrando problemi per molti utenti in Italia, con un aumento delle segnalazioni concentrato nelle ultime ore. La pagina di Downdetector dedicata al servizio mostra un picco di report relativi a malfunzionamenti dell’app e difficoltà di connessione.
Secondo le prime indicazioni, il disservizio non riguarderebbe solo WhatsApp: nelle stesse ore sono emerse segnalazioni anche su altre piattaforme di Meta, a partire da Facebook e Instagram, facendo pensare a un problema più ampio nell’ecosistema del gruppo.
Al momento non è chiaro quali siano le cause del malfunzionamento né quanto tempo servirà per il pieno ripristino, anche se le segnalazioni sembrano già in diminuzione.
WhatsApp conta oltre due miliardi di utenti attivi nel mondo, ed è diventata per molti l’infrastruttura primaria di comunicazione personale, familiare, lavorativa.
Nonostante il trionfo in campionato nel 2025, il Napoli di Conte pesa sui conti di Filmauro, con perdite di 22 milioni e ricavi in calo. Per la società ormai poco cinema e tanto calcio
Aurelio De Laurentiis
Proprio dando una occhiata ai conti del bilancio consolidato della Filmauro, appena approvati, si può comprendere come il rapporto tra il presidente Aurelio De Laurentiis e il tecnico del Napoli calcio, Antonio Conte, potrebbe concludersi a giugno con reciproca soddisfazione.
Conte tornerebbe a guidare la Nazionale di calcio, con un ricco contratto da salvatore della patria; e De Laurentiis si libererebbe di un allenatore vincente ma che fa spendere un sacco di soldi ai club.
Il consolidato 2025 di Filmauro, chiuso al 30 giugno 2025, riporta infatti perdite per 22 milioni di euro, con un valore della produzione crollato a 338,2 milioni di euro (-9,3% sul 2024) e costi della produzione decollati invece a 365,7 milioni (+24,2%).
Calcio, cinema e auto di lusso – Certo, Filmauro teoricamente si occuperebbe di cinema, ma il 90% dei ricavi consolidati arriva dal calcio (controlla il Napoli e il Bari), solo il 6% dal cinema (cessione di licenze alla tv, nessun film prodotto o distribuito al cinema nella stagione 2024-25, qualche incasso dalle sale cinematografiche controllate come esercente) e il 4% da altre attività (tra cui la gestione di una società che compra, vende e noleggia auto di lusso: ne ha in garage 31 tra Porsche, Ferrari e Mercedes, e nell’esercizio 2025 ne ha comprata una di lusso, in edizione limitata, spendendo ben 2,3 milioni di euro).
Quanto al calcio, i conti son presto fatti: lasciando perdere il Bari, che pesa poco, ecco che nella stagione 2024-25 il Napoli guidato da Conte ha fatto una campagna acquisti costosa, non ha partecipato alla Champions league alla quale non si era qualificata, con altri allenatori, nella precedente stagione, e poi ha vinto lo scudetto. Una gioia per il cuore, ma non per il portafogli.
L’impatto dell’assenza dalle coppe europee – Infatti, come detto, i ricavi da diritti tv nella stagione 2024-25 sono scesi a quota 79,4 milioni (-45,1%) causa assenza del Napoli in Champions, le sponsorizzazioni sono rimaste stabili a quota 54,4 milioni di euro (55,4 mln nel 2023-24), gli incassi da botteghino sono calati a 27 milioni (-12,6% sempre a causa della assenza in Champions), e la società ha dovuto operare sul mercato per sistemare un po’ i conti, con cessioni eccellenti che hanno portato plusvalenze per 103,2 milioni di euro (74 milioni nella stagione precedente).
Ha, tuttavia, dovuto operare sul mercato anche in entrata (Conte è un tecnico molto costoso ed esigente), con costi del personale complessivi che sono saliti a 163,2 milioni di euro (+17,5% sul 2023-24) eammortamenti e svalutazioni (frutto dei numerosi acquisti) a quota 128,5 milioni (+57,8% sul 2023-24).
La stagione 2025-26 non si è ancora conclusa, il Napoli è in lotta per lo scudetto, ma è uscito davvero troppo presto sia dalla Champions league sia dalla Coppa Italia, mettendo in tensione pure i conti del prossimo consolidato 2026. E d’altronde, si sa, Antonio Conte è uomo da campionato, non da coppe.
La composizione societaria e i risultati delle controllate– Riassumendo il consolidato 2025 di Filmauro, ci sono 298,8 milioni di euro che arrivano dal Napoli e dal Bari calcio (335,8 milioni nel 2023-24), 17 milioni dal cinema (8,4 mln nel 2023-24), 2,4 mln come esercente di sale (2,2 mln) e 11,8 milioni da altre attività (17,6 mln).
Nel consiglio di amministrazione di Filmauro srl siedono, oltre al presidente Aurelio e alla moglie Jacqueline Marie Baudit, i figli Edoardo (vicepresidente), Luigi e Valentina De Laurenti.
Blackout dei collegamenti sulla dorsale adriatica. Rfi: “Impossibile prevedere i tempi di ripristino”. Sessanta residenti sfollati per paura di crolli
La frana di Petacciato e lo squarcio nell’autostrada
Italia spezzata in due lungo la dorsale Adriatica per la riattivazione di una frana, importante e già conosciuta, nel territorio comunale di Petacciato, in provincia di Campobasso, in Molise. La zona era stata interessata, nei giorni scorsi, da significativi eventi meteo avversi, con apporti al suolo superiori a 200 mm, evidenziando un quadro di marcata persistenza e intensità.
La frana, con un fronte lungo oltre 4 km, ha interrotto l’autostrada A14, da Montenero di Bisaccia a Termoli in entrambe le direzioni, e la linea ferroviaria Adriatica, tra Vasto e Termoli. Disagi alla viabilità acuiti dalla recente chiusura di un tratto della Strada Statale 16, a causa del crollo di un viadotto in località Montenero di Bisaccia.
A titolo precauzionale, inoltre, è stata disposta l’evacuazione di circa 50 persone, nel comune di Petacciato e disposta la chiusura delle scuole, per la giornata di domani, nella provincia di Campobasso, al fine di mitigare l’eventuale congestione del traffico locale.
Sessanta residenti sfollati – Diverse le abitazioni interessate dal movimento franoso con molte aree a rischio isolamento. “Le frane sono difficili da gestire e da mettere in sicurezza, soprattutto quando interessano centri abitati dove bisogna delocalizzare le famiglie e trovare per loro una sistemazione“. Il governatore sottolinea comunque l’aspetto più critico in questo momento, quello dei collegamenti: “Questa non è solo un’emergenza del Molise ma nazionale, perché l’Italia è divisa in due. In questo momento non si possono spostare mezzi e persone da nord a sud e viceversa” dice all’Adnkronos il presidente della Regione, Francesco Roberti.
A livello comunale, la situazione è altrettanto critica, il sindaco, Antonio Di Pardo, descrive un quadro drammatico: “Siamo rimasti isolati con tutti gli accessi interrotti. Stiamo lavorando con forze dell’ordine e Protezione civile per garantire una messa in sicurezza temporanea“. E aggiunge: “Stiamo cercando di sistemare le persone che dovranno essere evacuate, perché per la prima volta il terreno argilloso sotto le abitazioni si sta muovendo“. Nel frattempo, diverse famiglie sono già state evacuate dalle abitazioni, situate lungo il percorso della frana. Sul posto sono in corso continui sopralluoghi dei vigili del fuoco e dei tecnici specializzati.
Meloni: “In costante contatto con ministri e Protezione Civile” – Le istituzioni sono in piena emergenza operativa. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si legge in una nota di Palazzo Chigi, è in costante contatto con i ministri competenti, Matteo Salvini e Nello Musumeci, con il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, e con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e segue gli aggiornamenti in tempo reale.
La Protezione Civile ha attivato un comitato operativo per coordinare gli interventi urgenti e valutare misure immediate. Sul fronte regionale, il presidente Francesco Roberti parla di una crisi che supera i confini locali, mentre il sindaco di Petacciato Antonio Di Pardo segue da vicino le operazioni di messa in sicurezza insieme a vigili del fuoco e tecnici.
Una sessantina i residenti che sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni. Le famiglie coinvolte sono state allontanate dalle case situate lungo il fronte franoso, dove si registrano movimenti del terreno argilloso. Una condizione che ha reso inevitabili gli sgomberi per motivi di sicurezza.
“Domani ci sarà una seconda valutazione del professore Casali, che è professore ordinario di geologia applicata all’Università di Firenze, centro di competenza del dipartimento della Protezione Civile, e dell’Università di Chieti con il professore Sciarra, in maniera tale che si riesca ad avere una prima valutazione di quella che è la consistenza del movimento franoso sulla base della quale, ovviamente, poi sarà necessario ragionare per cercare di trovare soluzioni che siano soluzioni definitive nel lungo periodo, ma temporanee nel breve” ha detto il capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano. Il fronte di frana è lungo “circa 4 km, quindi, lunghissimo, di una frana storica di cui si era già perfettamente a conoscenza, e proprio perché il fronte è così ampio la soluzione alternativa per la ricerca della viabilità ordinaria stradale e ferroviaria è particolarmente complessa“.
”La situazione è particolarmente complessa, se ci aspettiamo un ripristino della viabilità ferroviaria in 5-7 giorni ovviamente non è un’attesa giusta e corretta – ha aggiunto -. Se il fronte di frana è lungo 4 km e la linea ferroviaria ci passa dentro è di tutta evidenza, che fino a che la frana non si ferma, non è possibile fare nessun tipo di ripristino infrastrutturale. Ed è il motivo per cui la tempistica è particolarmente lunga, c’è bisogno di qualche settimana se non addirittura di qualche mese”.
La frana ”ha deformato la linea ferroviaria e anche le strade, quindi la situazione è molto complicata perché in realtà in quella zona non c’è nessuna viabilità alternativa: bisogna entrare molto nell’entroterra, con una viabilità tutto sommato abbastanza ridotta che quindi non è capace di sopportare il carico del traffico pesante. Ecco perché stiamo cercando di ragionare anche su un’alternativa’‘ ovvero ‘‘sull’utilizzo del mezzo navale” e dei ”porti principali”.
Una colonna in viaggio verso Beiirut è stata fermata con colpi di avvertimento: nessun ferito e rientro immediato alla base. Crosetto: “Inaccettabile”
Tensione altissima in Libano, dove un convoglio logistico del contingente italiano, in movimento da Shama verso Beirut, è stato fermato dalle forze israeliane e colpito da spari di avvertimento. “Una colonna italiana dell’Unifil, che portava elementi a Beirut per il rimpatrio, è stata bloccata dalle Idf. I colpi di avvertimento israeliani hanno danneggiato un nostro veicolo. Per fortuna nessun ferito, ma la colonna è dovuta rientrare“, ha riferito il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha subito annunciato una richiesta di chiarimenti a Israele: “Appena uscito da quest’Aula chiederò al ministero degli Esteri di chiedere informazioni immediate all’ambasciatore di Israele in Italia su ciò che è accaduto per ribadire che i soldati italiani in Libano non si toccano, le forze armate israeliane non hanno alcuna autorità per toccare i militari italiani“.
Parole nette, che arrivano in un contesto sempre più critico. “Purtroppo la tregua in Libano, che è il fronte regionale sempre più critico, non esiste. Resta da vedere, se come auspichiamo, si possa ricominciare a dialogare, ma mi pare che i segnali che stanno arrivando in queste ore vadano in direzione negativa“. E ancora: “Purtroppo l’appello lanciato dal nostro Presidente del Consiglio e da altri leader internazionali non ha avuto risposta positiva per quanto riguarda il Libano“.
Dopo l’incidente, Tajani ha ribadito la linea italiana: “Ho appena dato indicazioni di convocare al ministero degli Esteri l’ambasciatore di Israele in Italia, per chiarire quanto accaduto oggi in Libano. I militari italiani non si toccano“.
Durissima anche la reazione del ministro della Difesa Guido Crosetto, che parla di un episodio “inaccettabile“. “Esprimo la mia più ferma e indignata protesta per quanto accaduto questa mattina nel settore di responsabilità di Unifil in Libano meridionale. Un convoglio logistico del contingente italiano, in movimento da Shama verso Beirut, è stato fatto oggetto di colpi di avvertimento esplosi dalle IDF a circa due chilometri dalla base di partenza. A seguito dell’episodio, la colonna ha immediatamente interrotto il movimento e ha fatto rientro in base. Solo lievi danni ai veicoli non si registrano feriti, ma fino a quando? È inaccettabile che militari italiani impegnati sotto bandiera delle Nazioni Unite, con compiti esclusivamente di garanzia della pace e della stabilità, vengano esposti a situazioni di rischio da parte dell’esercito israeliano”.
Il ministro sottolinea anche il rischio più ampio per la missione internazionale: “Il personale di Unifil opera in Libano in attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite, per contribuire alla sicurezza e alla de-escalation. La messa in pericolo di convogli chiaramente identificati con la bandiera dell’Onu non puó essere tollerata“.
E conclude con un appello urgente: “Chiedo alle Nazioni Unite di intervenire presso le Autorità Israeliane con la massima urgenza per chiarire l’accaduto, adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza del contingente italiano e di tutto il personale Unifil, e ribadire con fermezza il rispetto del mandato e della protezione dovuta ai caschi blu. L’Italia continuerà a sostenere la missione di pace, ma pretende il pieno rispetto del ruolo di Unifil e la tutela dei propri militari. Episodi come questo sono intollerabili e non devono ripetersi“.
In Liguria arriva la maccaja, che si verifica quando venti caldi e umidi meridionali scorrono sul mare ancora freddo
Giornata di sole – (Ipa)
Temperature sopra la media da qualche giorno in Italia ma la situazione potrebbe cambiare. “Sull’Italia si è imposto un campo di alta pressione di matrice subtropicale. Nei prossimi giorni avremo tanto sole su buona parte delle nostre regioni; da segnalare solamente una nuvolosità più compatta in Liguria“, spiega all’Adnkronos Mattia Gussoni, meteorologo de ‘iLMeteo.it‘.
Cos’è la maccaja (o macaia) – Questo fenomeno prende il nome di maccaja (o macaia) “e si verifica quando venti caldi e umidi meridionali scorrono sul mare ancora freddo: l’aria condensa in nuvole che restano poi ‘intrappolate’ tra la costa e i monti dell’Appennino retrostante – sottolinea l’esperto – Altrove la vera notizia riguarderà le temperature, previste ben oltre le medie climatiche di riferimento: specie domani arriveremo a toccare punte massime intorno ai 25°C (se non oltre) nelle principali città del Centro Nord. Valori insomma da pieno Giugno in città come Milano, Bologna, Trento, Firenze e Roma!“.
“Tra venerdì e sabato poi si avvicinerà un fronte di aria più fresca in discesa dal Nord Europa che provocherà un calo dei valori termici ed un aumento della ventilazione da quadranti settentrionali; le precipitazioni al momento saranno relegate ai settori adriatici“, evidenzia Gussoni.
“Più avanti torneranno i temporali e le piogge? Dal punto di vista climatologico il mese di aprile, e in parte anche quello di maggio, risulta parecchio estremo a causa dei cosiddetti ‘scambi meridiani’: i marcati contrasti termodinamici tra le prime masse d’aria di origine subtropicale e le ultime irruzioni fredde di estrazione polare ci fanno passare bruscamente da un caldo simil-estivo ai primi forti temporali di stagione. Quindi, per il momento, godiamoci questa fase di stabilità atmosferica; nella seconda parte del mese, infatti, il maltempo potrebbe tornare a bussare alle porte dell’Italia“, conclude il meteorologo.
Paterno, furbo, rivoluzionario: ha vinto 36 trofei alla guida di 8 squadre tra cui l’Uefa con lo Shakhtar, lanciato centinaia di calciatori ad alto livello, inventato la match analysis
Mircea Lucescu
E’ morto questa sera poco dopo le 19 Mircea Lucescu. Aveva 80 anni. Fatale un infarto dal quale non si era più ripreso nonostante i ripetuti tentativi dei medici. Era ricoverato da una settimana ma da oltre 24 ore era in coma indotto. (Gabriel Safta)
La misura della grandezza di Mircea Lucescu sta qui: oggi tutti parlano di match analysis, lui se l’è inventata. La faceva già in Romania, ai tempi di Ceausescu, coi mezzi dell’epoca. Si faceva prestare dalla scuola più vicina gli otto studenti migliori e li piazzava ognuno in un settore dello stadio col compito di annotare ogni quarto d’ora le posizioni dei calciatori. Il giorno dopo metteva insieme i foglietti, si faceva un’idea precisa della partita e il giorno dopo spiegava alla sua Dinamo Bucarest come aveva giocato. Con la tecnologia poi le cose cambiarono e quando arrivò in Italia a Pisa nel 1990, prima ancora che punte e terzini, al presidente Anconetani chiese un videoregistratore. Tutte queste cose ce le raccontava in un freddo venerdì sera mentre mangiava ostriche in un ristorante italiano a Donetsk. Si fece attendere un quarto d’ora: ritardo giustificato, il venerdì all’opera c’è il balletto. Era anche piccato perché era riuscito a vederlo solo in tv, prima gli era toccata un’incombenza meno artistica: rifilare un 4-1 nel derby al Metalurg.
In panca a 80 anni – Mircea Lucescu è stato il Nikola Tesla del calcio, un genio non convenzionale che ha inventato per sé e per gli altri. Un rivoluzionario furbo, un visionario che non si limitava all’ordinario ma sapeva vedere oltre. Per lui potrebbero parlare il palmares, 36 trofeialzati alla guida di 8 squadre diverse, oppure le centinaia di calciatori lanciati dal calcio che conta, lo spettacolo che ha saputo mettere in scena o l’ultimo atto d’amore che a pochi mesi da un problema respiratorio da ricovero l’ha portato a 80 anni sulla panchina di una Romania male in affare a tentare la qualificazione al Mondiale. Ma più di tutti parla una statua, la sua, che faceva bella mostra di sé a Donetsk davanti alla Donbass Arena, a poche centinaia di metri da quella di Lenin nella piazza principale. Quanti uomini di calcio ne hanno una in vita o nel corso della carriera? Magari te la fanno dopo, di sicuro non te la fanno se non lasci un segno, e Lucescu lo ha sempre lasciato. Da calciatore era un’ala sinistra senza soste, addominali scolpiti quando non erano richiesti. Fece vincere la scarpa d’oro a Georgescu coi suoi cross alla Dinamo, poi il terremoto a Bucarest lo lasciò senza casa e se ne andò a Hunedoara, in Transilvania, dove oltre a giocare allenava, scriveva editoriali sui giornali e a tempo perso compose pure l’inno della squadra. Lì iniziò a portare il suo calcio non convenzionale in panchina.
Le idee – Il Lucescu-pensiero partiva da un assioma: se tutti fanno una cosa in un modo, non vuol dire che sia la maniera migliore di farla. In Romania i campionati doveva vincerli lo Steaua del figlio di Ceausescu? Lui con la Dinamo faceva il calcio migliore coi ragazzi presi dalle campagne, al punto che il dittatore a un certo punto gli diede la nazionale per rivitalizzarla. Nel calcio italiano degli anni 80-90 ti salvavi con catenaccio e mediani killer?Lui parlava di possesso palla e spaziature, e faceva giocare i piedi buoni e non i fabbri. In Ucraina da trent’anni vigeva la dittatura tattica di Lobanovski, due marcatori e il libero?Lui ribaltò il calcio del colonnello, annegò gli attacchi sovietici nelle paludi del fuorigioco e abbatté la superiorità che tutti davano per scontata della Dinamo Kiev: finì che per 12 anni la squadra da battere diventò il suo Shakhtar. Se gli parlavi di 4-3-3 e compagnia, storceva il naso: “Non alleno schemi, ma idee”. “Lucescu cambia ruolo ai giocatori“, dicevano, ma non era vero: Lucescu allenava i calciatori a capire il loro sport. Mkhitaryan, per esempio, avrebbe gli stessi tempi di inserimento se non avesse passato mesi a chiudere quelli degli altri perché in allenamento a Donetsk faceva il terzino o il mediano? Quando gli chiedevi lumi, ti citava un esempio: “Con il Brescia siamo 1-1 in casa della Juve, palla a Nappi al limite, i difensori addosso, lui prova a dribblare, perde palla e loro fanno gol in contropiede. Nappi fa così perché è un attaccante, se avesse fatto anche il difensore avrebbe saputo cosa fare”.
CULTURA E PALLONE – Per insegnare principi, Lucescu metteva paletti. Dai suoi voleva in primis educazione a tutti i livelli, compresi igiene e cultura, poi dedizione e disciplina. In ogni trasferta portava a spese sue i suoi calciatori a vedere un monumento, un museo, un pezzo di storia locale, anche a costo di saltare la rifinitura. Senza guida, la faceva lui in tutte le otto lingue che parlava. “Sono ragazzi fortunati, girano il mondo, non possono vedere solo stadi e hotel. Se tuo figlio ti chiede cos’hai visto a Roma, a Parigi, cosa gli rispondi?“. Era contento se si sposavano giovani perché “un marito è maturo e un fidanzato forse“. Non metteva multe, parlava e si spiegava. Però se doveva fare una guerra di principio la faceva: al Brescia fece esordire nell’Anglo-italiano il sedicenne Pirlo che combinò un paio di pasticci, e in spogliatoio per proteggere un bimbo in cui aveva visto il futuro litigò a brutto muso con il leader del presente, Luzardi.
Il tempo della rivoluzione – Nel turbocalcio attuale che arrivi oggi e sei scarso se non alzi una coppa domani,Lucescu sembrava un mammuth tra gli elefanti. Le sue non erano rivoluzioni-sofficino, da scaldare e praticare, avevano dei tempi: “A un allenatore servono minimo tre mesi per trasmettere idee, automatismi, geometrie. A volte ne occorrono di più, anche sei”. Lo disse quando nel 1998 prese l’Inter da Simoni, in una Pinetina che traboccava di talento e partiti di spogliatoio: dopo tre mesi le idee non attecchirono e si dimise. Gli andò bene quando trovò presidenti visionari come lui. Gino Corioni a Brescia per esempio, con lui ha fatto plusvalenze eccellenti e ha ammirato al Rigamonti il sinistro di Hagi, uno dei più belli di sempre.
Brasile d’Ucraina – Il capolavoro l’ha fatto con Rinat Akhmetov,magnate ucraino dell’acciaio con un sogno alla Fitzcarraldo: portare un calcio poetico e vincente nell’Europa di confine, a Donetsk. A Lucescu ha dato carta bianca, gli ha fatto sistemare a piacimento un centro sportivo grosso come un paese e ha sposato in toto la sua filosofia, compresa un’altra delle sue regole: il sistema dev’essere impermeabile al mercato, se ne vendo uno devo averne in casa un altro già pronto. “Ci sono due modi per vincere: coi soldi o coi giovani. Coi soldi vinci finché durano i soldi, nel secondo caso continui”. Nacque così il Brasile d’Ucraina. Lucescu è sempre stato affascinato dal pallone verdeoro, fin da quando giocava e ai Mondiali del 70 scambiò la maglia con Pelé. Allo Shakhtar iniziò a prenderne a dozzine, giovanissimi, ci provò pure col sedicenne Neymar.
Per loro in deroga alle consuetudini sovietiche ammise la Playstation nella sala degli scacchi e il churrasco in riva al lago del centro sportivo. Era il suo capolavoro: un circo dei miracoli che in una dozzina di anni ha portato a Donetsk una Coppa Uefa (“Ma tu sai quant’è difficile vincere con una squadra dell’est in questo calcio?“) e ha fatto tremare le big. Il sogno di Akhmedov e Lucescu l’hanno fatto crollare solo i mortai della guerra civile. Stessa cosa a Kiev, dove una sera si svegliò pensando che ci fossero i fuochi d’artificio ma invece erano i missili russi: usò i suoi buoni uffici per far uscire i suoi ragazzi dal paese con le famiglie, poi lo fece lui, in macchina. Alla Dinamo qualche anno prima l’avevano chiamato quasi per gioco: “Pensavo volessero dei consigli in amicizia, mi hanno offerto la squadra“. Era come se Sacchi andasse all’Inter o Guardiola al Real, spaccò la nazione. Non se ne curò, e vinse anche qui. A un certo punto avevano in cassa una ventina di milioni e gli chiesero chi comprare, e lui: “Fateci una palestra nuova, prendete un bus per le giovanili, sono quelli gli acquisti che restano“.
L’amore per l’italia – Lucescu da uomo d’arte era fine comunicatore e amava l’Italia. Aveva una casa sul lago di Garda dove tornava volentieri, gli piaceva il nostro cibo e se ne faceva arrivare da ogni latitudine. Con Ronaldo all’Inter aveva messo su un piccolo commercio: lui gli dava delle arance rosse che gli arrivavano direttamente dalla Sicilia, il Fenomeno ricambiava con bottiglie di birra brasiliana. Gli piaceva la vita sregolata? Amen. “Perché lo fai, Ronie?“, gli disse un giorno. “Mister, la vita è una“, la risposta. Gli brillavano gli occhi se gli citavi il carneade Ilsinho, diceva che aveva il miglior dribbling del mondo e sorrideva come un padre quando raccontava che non ha mai sfondato perché a ogni pausa tornava dal Brasile con 7 chili di zavorra. Interrompeva le interviste per chiederti le ultime sulla politica in Italia o se quella pizzeria vicino allo stadio a Brescia c’è ancora, ti mandava una canzone romena e poi ti chiamava per spiegartela. Non amava il Var perché barattava la giustizia con le emozioni,non credeva all’Arabia come non aveva creduto dieci anni prima alla Cina, gli piaceva più la Serie B che la Serie A perché “è il campionato degli allenatori, non vince per forza chi ha i soldi“. In barba al conferenzastampese, dei singoli parlava eccome: “Simeone compensa i piedi con l’intelligenza, sarà un grande allenatore“, “A Calhanoglu date tempo di capire l’Italia e vedrete“, “Douglas Costa è meglio di James”, “Zabarnyi e Mikolenko non li conosci, ma tra due anni potranno giocare titolari in qualsiasi squadra“, “Fernandinho è come Pirlo”, “Tra Witsel e Pogba la differenza è l’età”, “Mkhitaryan con la testa che ha gioca finché vuole“. All’inizio pareva esagerasse ma col senno di poi aveva quasi sempre ragione. Uno abituato a vedere oltre come fa a non prenderci con le profezie?
Un’esplosione improvvisa ha scosso una delle aree più strategiche del commercio globale: un camion cisterna carico di carburante è saltato in aria nei pressi del Canale di Panama, causando vittime e attivando immediatamente le misure di sicurezza.
L’incidente è avvenuto il 6 aprile in un complesso logistico situato accanto al “Bridge of the Americas“, il “ponte delle Americhe” che attraversa il Canale di Panama. L’area è utilizzata per il rifornimento dei camion cisterna, rendendo la presenza di materiali infiammabili particolarmente elevata.
Secondo le autorità locali, una persona ha perso la vita nell’esplosione, probabilmente un lavoratore del sito, mentre due vigili del fuoco intervenuti sul posto hanno riportato ferite lievi.
Le immagini delle telecamere di sicurezza mostrano una violenta palla di fuoco seguita da una densa colonna di fumo, visibile a distanza. L’esplosione ha destato forte preoccupazione per la vicinanza a una delle infrastrutture più importanti al mondo per il traffico marittimo.
Nonostante la gravità dell’incidente, l’Autorità del Canale di Panama ha confermato che il funzionamento del canale non è stato compromesso e il traffico navale prosegue regolarmente.
Per motivi di sicurezza, il Bridge of the Americas è stato temporaneamente chiuso al traffico e sottoposto a controlli strutturali per verificare eventuali danni causati dall’esplosione.
Camion di carburante esplode sul Canale di Panama: morti e feriti – Il Gazzettino
I Vigili del Fuoco e alcune squadre AIB al lavoro per presidiare e mettere in sicurezza l’area. Dal Comune informano che permane il divieto di transito lungo via Monteggia, a partire dalla frazione Brenna, e lungo la mulattiera Monteggia–Casere
Incendio nei boschi sopra Laveno
L’incendio che ha colpito i boschi sopra Laveno Mombello, in provincia di Varese, è sotto controllo. Restano attivi alcuni focolai nella parte sommitale della montagna verso i Pizzoni che erano ben visibili nella notte. I focolai, specifica il Comune, si trovano lontani dall’abitato e dalla frazione di Casere.
Le operazioni di spegnimento sono proseguite in maniera intensa per tutta la serata di domenica, giorno di Pasqua, e parte della notte, con un impegno massiccio di uomini e mezzi. Intorno alle 3 le squadre della Protezione Civile hanno fatto rientro, mentre sono rimasti operativi sul posto i Vigili del Fuoco e alcune squadre AIB per il presidio e la messa in sicurezza dell’area.
L’incendio – Le fiamme sono divampate sabato 4 aprile. E subito le squadre dei vigili del fuoco sono intervenute in zona Monteggia per spegnerle. In azione anche un Canadair della flotta aerea del Corpo nazionale e un elicottero per l’antincendio regionale.
Ma ieri, domenica 5 aprile, verso le 15.30, l’incendio è ripartito. Dopo soli 15 minuti dalla segnalazione, due mezzi della Protezione Civile di Laveno Mombello, dotati di modulo antincendio, si sono recati sul posto per le prime operazioni, Contemporaneamente hanno raggiunto l’area il vicesindaco Fabio Bardelli, il DOS Dario Bevilacqua, le prime squadre AIB del COAV e dei Vigili del Fuoco. Poco dopo, è intervenuto anche un ulteriore mezzo della Protezione Civile a supporto delle operazioni logistiche. Dalle 16:30 alle 19:30 circa è intervenuto anche l’elicottero regionale AIB, fondamentale per le operazioni dall’alto. Successivamente è giunto sul posto anche il sindaco di Laveno Mombello Luca Santagostino, che ha seguito costantemente l’evoluzione delle operazioni.
I focolai nella notte – Per l’intera notte e alle prime ore del giorno, si sono visti ancora alcuni focolai accesi nell’area boschiva colpita dal grave incendio. Si tratta comunque di focolai all’interno dell’area interessata all’incendio, tenuta sotto controllo dai vigili del fuoco e dai volontari del Coav della Comunità Montana Valli del Luinese. L’incendio, secondo una prima stima, ha interessato un’area superiore ai 10 ettari di bosco.
Incendio nei boschi sopra Laveno Mombello (Foto a sinistra ProtezioneCivile, a destra foto Facebook Alessio Rossetti)
I controlli – Nella prima mattinata di oggi, lunedì 6 aprile, c’è stato il sorvolo dell’elicottero dei Vigili del fuoco di Malpensa, per un monitoraggio dall’alto. La situazione sembra sotto controllo, ma la soglia di allerta resta alta: se il rogo dovesse riaccendersi, imezzi aerei sono pronti ad intervenire.
Non solo, stando a quanto fa sapere il Comune di Laveno stamattina è anche stato fatto un briefing operativo alle 7 per pianificare le attività della giornata e alle 8 circa un ulteriore incontro operativo nella sede della Sala Operativa allestita in Comune a Cuveglio, con il Dos Dario Bevilacqua. l’area il Vicesindaco Fabio Bardelli, il DOS Dario Bevilacqua, le prime squadre AIB del COAV e dei Vigili del Fuoco.
Sicurezza e viabilità – Dal Comune assicurano inoltre che tutte le abitazioni nelle aree interessate dall’incendio boschivo risultano in sicurezza e che comunque sono costantemente presidiate. Sempre l’amministrazione ricorda che “permane per l’intera giornata il divieto di transito lungo via Monteggia, a partire dalla frazione Brenna, e lungo la mulattiera Monteggia–Casere”.
Tutti gli argomenti sul tavolo saranno affrontati esclusivamente dopo le elezioni del 22 giugno e non si escludono modifiche anche strutturali.
(Foto: TIZIANA FABI/AFP via Getty Images)
Con l’addio di Gabriele Gravina alla FIGC si ferma, almeno per il momento, il discorso legate alle riforme. Si va da quella per il calcio giovanile presentata otto giorni prima di Italia-Irlanda del Nord a quella arbitrale, che ormai l’ex presidente federale voleva terminare entro la fine di questa stagione per poi attuarla dall’inizio della prossima
Come riporta l’edizione odierna de Il Messaggero, la riforma del settore giovanile non prometteva nessuna cambiamento epocale e drastico, ma comunque introduceva nuove metodologie di allenamento per i bambini di fascia di età 5-12 anni con l’obiettivo di aumentare il livello tecnico delle nuove leve, accantonando la tattica. Ma ora dovrà essere il nuovo numero uno del calcio italiano a decidere se confermarla in toto e portarla avanti, effettuare qualche modifica o metterla definitivamente in standby. Sicuramente ci rimarrà fino all 22 giugno, giorno delle elezioni. Ma potrebbe diventare tema per la campagna elettorale che inizierà, almeno quella ufficiale, dal 13 maggio, giorno ultimo per presentare le candidature.
Ovviamente non si parla di una riforma che dovrà dare immediatamente i suoi frutti visto che lavora sul futuro di quelli che oggi sono bambini, ma che un domani, almeno si spera, possano costituire unabase importante per il calcio italiano, sia per quanto riguarda i club nostrani, ma soprattutto per la Nazionale. Ma la voglia di cambiare, almeno quella espressa dopo l’ennesima delusione Mondiale, potrebbe portare in FIGC un nuovo presidente completamente diverso, almeno nella visione del futuro, da Gravina andando a cambiare tale riforma, che comunque vedrà una definizione più lunga rispetto ai tempi previsti dall’ex numero uno della Federcalcio.
Infine, c’è il capitolo arbitri che rischia di essere anche più scivoloso per il futuro presidente FIGC. Nelle intenzioni di Gravina questa riforma, che avrebbe portato i direttori di gara nel professionismo e fuori dall’area di controllo dell’AIA e sotto l’ombrello della FIGC, avrebbe dovuto vedere la luce nelle prossime settimane ed essere attuata per l’inizio della prossima stagione. Per questo l’intenzione era di creare una società partecipata al 100% dalla Federazione che raccogliesse i direttori di gara di vertice con contratto di base autonomo per i nuovi e a tempo determinato per quelli con più esperienza. Un consiglio d’amministrazione indipendente con tre componenti al quale spetterà il compito di nominare un designatore, un direttore tecnico e con un budget iniziale di 20 milioni. Ma ora il rischio che salti tutto l’impianto è più concreto che mai.
Con l’addio di Gravina è molto probabile che questa riforma salti completamente, anche perché comunque il lavoro da fare rimane molto, soprattutto nel trovare un accordo con l’AIA, non proprio felice di vedersi sottrarre il controllo sulla formazione e promozione degli arbitri. Inoltre, l’associazione arbitri per il momento è retta dal vicepresidente vicario Francesco Massini perché il numero uno Antonio Zappi è stato inibito per 13 mesi per le presunte pressioni esercitate sui responsabili degli organi tecnici di Serie C e Serie D, con l’obiettivo di favorire alcune nomine. Zappi dopo aver perso l’appello ha perso anche quello al Collegio di Garanzia dello Sport del CONI che ha respinto la richiesta di sospensiva confermando la sanzione. Insomma, il calcio italiano a vari livelli è privo dei suoi vertici e attendere fino al 22 giugno, giorno delle elezioni federali, non fa altro che far slittare quelle poche riforme che erano sul tavolo negli scorsi mesi.
L’ottantenne tecnico, ex ct della Romania, è ricoverato in terapia intensiva all’Ospedale Universitario di Bucarest
L’ex ct della Romania Mircea Lucescu
Peggiorano oggi, domenica 5 aprile, le condizioni di salute dell’ex ct della Romania Mircea Lucescu. L’ottantenne tecnico è ricoverato in terapia intensiva all’Ospedale Universitario di Bucarest, dove è stato indotto in coma farmacologico.Operato martedì scorso per un problema cardiaco, l’ex allenatore di Inter e Brescia ha manifestato una nuova insorgenza di gravi aritmie nella notte, con conseguente aggravamento del quadro clinico. Lucescu aveva lasciato l’incarico di ct della Romania per motivi di salute, dopo essere comunque andato in panchina nella semifinale dei play-off mondiali persa contro la Turchia.
Salvati in 32 dopo il naufragio al largo della Libia: «Siamo partiti in 110». L’intervento della Guardia costiera italiana: timori di un’altra strage a Pasqua
L’avvistamento partito dall’aereo Seabird 2 della Ong Sea-Watch, i migranti recuperati da due mercantili e poi l’intervento della Guardia costiera che ha portato i sopravvissuti a Lampedusa
Un barcone di legno partito da Tripoli con 110 persone a bordo, tra cui donne e bambini, si è rovesciato sabato pomeriggio nel Mediterraneo, in zona di soccorso libica. «Siamo partiti in 110», hanno raccontato alcuni dei sopravvissuti giunti al molo Favarolo di Lampedusa, lasciando intendere che una ottantina di persone siano finite in mare prima dell’arrivo dei soccorsi. La motovedetta Cp327 della Guardia costiera, affiancata dalle navi a vela Ievoli Grey e Saavedra Tide, ha recuperato 32 naufraghi di nazionalità egiziana, pakistana e bengalese, rimasti in acqua per diverse ore prima di essere localizzati. Recuperati anche due cadaveri.
Le foto aeree del naufragio e il bilancio ancora incerto dei dispersi – Le immagini aeree scattate al momento dell’allarme hanno ripreso il rovesciamento del barcone, lungo tra i 12 e i 15 metri. I superstiti e le salme sono stati trasferiti a Lampedusa. La ong Mediterranea ha comunicato sui propri canali social che le persone disperse sarebbero «oltre settanta», un bilancio che potrebbe aggravarsi ulteriormente nelle prossime ore con il proseguire delle ricerche. Secondo la ricostruzione di Repubblica, che cita il rapporto dell’aereo Seabird 2 della ong Sea-Watch, impegnato in pattugliamento nel Mediterraneo Centrale, ieri 4 aprile il velivolo ha ricevuto segnalazione da un aereo della Marina Militare francese che stava sorvolando un’imbarcazione in difficoltà. Quando Seabird 2 ha raggiunto la zona, lo scenario era già drammatico: un barcone di legno rovesciato, una quindicina di persone aggrappate allo scafo, altre in acqua e alcuni corpi galleggianti. I mercantili Saavedra Tide e Ievoli Grey, che si trovavano nelle vicinanze, sono intervenuti lanciando zattere di salvataggio e recuperando i sopravvissuti.
Ieri #SeaBird2 si è trovato sulla scena di un naufragio. Alcune persone chiedevano aiuto su una barca capovolta, altre erano in acqua. 32 persone sono state salvate da 2 mercantili e sbarcate stamattina a Lampedusa dalla @guardiacostiera. 71 persone sono disperse. Un’altra strage pic.twitter.com/HZfg1zSdDG
I superstiti a Lampedusa e il conto dei dispersi: sarebbero 71 le persone ancora in mare – Questa mattina la nave Ievoli Grey ha trasferito 32 naufraghi e due salme sulla motovedetta CP327 della Guardia costiera, che li ha poi accompagnati a Lampedusa. I sopravvissuti hanno riferito di essere partiti in 105 dalla costa libica: il che porterebbe a 71 il numero delle persone ancora disperse in mare, un bilancio che resta provvisorio in attesa del completamento delle operazioni di ricerca.
⚫️ Tragico naufragio di #Pasqua: 32 superstiti, due corpi senza vita recuperati, oltre 70 persone disperse.
Ieri pomeriggio un’imbarcazione in legno con ~105 donne, uomini e bambini, salpata da Tajoura in fuga dalla #Libia, si è rovesciata in zona SAR sotto controllo libico. 1/4 pic.twitter.com/mkQCtNXt9s
— Mediterranea Saving Humans (@RescueMed) April 5, 2026
Mentre il Mic finanzia documentari su locali di Capri, re delle fettuccine e icone del vintage, nega i fondi all’opera sulla storia del ricercatore ucciso al Cairo. Il produttore Domenico Procacci attacca: «Questa storia dovrebbe indignare tutti, invece è diventata una battaglia di parte»
Per lo Stato italiano la storia di Giulio Regeninon merita il sostegno pubblico destinato al cinema. Mentre la commissione del ministero della Cultura (Mic) ha dato il via libera ai finanziamenti per documentari dedicati allo storico locale caprese Anema e Core, alla vita di Gigi D’Alessio o alle vicende del «re delle fettuccine» Alfredo, per l’opera dedicata al ricercatore sequestrato, torturato e ucciso in Egitto nel 2016 la risposta è stata un netto rifiuto. Come riportato da Repubblica, la motivazione addotta dai tecnici ministeriali è quella di una mancanza di «interesse culturale», un giudizio che stride con il percorso che la pellicola sta compiendo nelle istituzioni e nelle università italiane.
Un’opera già premiata e riconosciuta – Il documentario in questione, diretto da Simone Manetti e prodotto da Mario Mazzarotto per Ganesh insieme a Fandango, si intitola Tutto il male del mondo. Il titolo richiama le parole strazianti che la madre di Giulio pronunciò dopo aver visto il volto del figlio nell’obitorio del Cairo. Non si tratta di un progetto sulla carta, ma di un lavoro già finito e apprezzato: è uscito nelle sale con successo, ha vinto il Nastro d’Argento per la legalità e ha già incassato l’adesione di ben settantasei università italiane per proiezioni negli atenei. Nonostante questo, e nonostante la proiezione prevista al Parlamento europeo il prossimo 5 maggio, la commissione incaricata di valutare la «qualità artistica» e l’«identità culturale» dei progetti ha deciso di non concedere nemmeno un euro di contributo.
La denuncia di Domenico Procacci di Fandango – Secondo Domenico Procacci di Fandango, uno dei produttori coinvolti, la spiegazione dietro questo stop non ha nulla a che vedere con l’arte. «Una scelta politica», denuncia Procacci senza giri di parole. Il produttore sottolinea quanto sia amaro constatare che la ricerca della verità per un cittadino italiano sia diventata un tema divisivo: «Ed è incredibile che lo sia, perché la storia di Giulio dovrebbe ferire e indignare non soltanto una parte del Paese – spiega – ma tutti quelli che hanno un minimo di umanità: la ricerca di verità e giustizia. Invece fatalmente è diventata una battaglia politica».
Procacci insiste sul fatto che, trattandosi di un’opera già realizzata e pluripremiata, sia impossibile nascondersi dietro presunte carenze qualitative del copione o della messa in scena. «È vero, questa è una battaglia politica – continua Procacci – ma dovrebbe interessare tutti gli italiani, non certo soltanto una parte. Io posso anche capire se vengono commessi errori da un punto di vista artistico, per scarsa competenza. Puoi decidere di non finanziare un film perché non sai come sarà, come verrà, e pensi che non sia un bel lavoro». Ma in questo caso, il giudizio della commissione sembra ignorare i fatti: «Il documentario è stato fatto, è uscito nelle sale, ha già vinto il Nastro della legalità. Bocciare un progetto del genere non puoi vederla come una scelta artistica. È una scelta soltanto politica».
Il valore civile oltre il profitto – La questione, per i produttori, non riguarda il mero ritorno economico, dato che il film ha già trovato una sua strada distributiva e approderà presto sia su Sky che in Rai. Procacci ci tiene a precisare che «alla mia società non viene in tasca niente. Mi dispiace per la Ganesh di Mazzarotto, che ha fatto un lavoro straordinario, ma sono sicuro che il pubblico premierà ancora questo lavoro. Sarà visto e continuerà a essere visto. Andrà sia su Sky sia in Rai». Resta però l’amarezza per un segnale istituzionale che sembra allinearsi a certi tentativi politici degli ultimi anni di rimuovere o ignorare i simboli della battaglia per Giulio Regeni. La chiusura del produttore è dedicata al piano umano: «Da cittadino, sono scosso. Perché questa non può essere una scelta di merito».
A dare la notizia sui social la sorella, l’ex ginnasta azzurra Martina Centofanti: “Sei stata il pilastro e il centro del nostro amore”
Grave lutto per l’ex terzino dell’Inter Felice Centofanti che ha perso la figlia Giorgia, nata con una disabilità. A dare la triste notizia la sorella, l’ex ginnasta azzurra Martina Centofanti sui social: “Abbiamo sempre ritenuto opportuno preservare la tua storia, la nostra storia, perché così delicata e preziosa da essere custodita con cura. Vorremmo ora però provare in qualche modo a renderti onore, per quello che sei stata per noi. Ogni giorno e dal primo momento sei stata la forza più grande che la tua famiglia abbia avuto. Il pilastro e il centro del nostro amore, un qualcosa di talmente grande che impossibile da spiegare a parole“.
Il messaggio continua: “Il tuo sorriso ha illuminato ogni momento, ci bastava immaginarlo per sentirci vivi ed improvvisamente anche le cose che sembravano impossibili diventavano più semplici da affrontare e, pensando a te, sarà così per sempre. Ogni attimo passato insieme è stato essenziale per riempire il cuore di amore incondizionato, consapevoli del fatto che ogni minuto fosse prezioso ed unico e ricordandoci ogni giorno di quanto la vita vada apprezzata e vissuta a pieno”.
Flai Cgil: “Non è una questione privata, ma l’ennesima morte politica nell’Italia e nell’Europa dei diritti traditi. Vite spremute con brutale ferocia, basta ghetti agricoli”
Bracciante agricolo – Fotogramma
Morto impiccato a 29 anni, in una baracca nel ghetto di Torretta Antonacci, il bracciante agricolo Alagie Singathe. A denunciarlo è Matteo Bellegoni, capo dipartimento Politiche migratorie e legalità della Flai, che evidenzia la condizione dei lavoratori sfruttati e vittime di caporalato dopo il suicidio avvenuto ieri pomeriggio.
“Non è una questione privata, ma l’ennesima morte politica nell’Italia e nell’Europa dei diritti traditi. Impiccarsi a 29 anni in una baracca dentro un ghetto è un’atto d’accusa contro una legislazione che colpevolizza chi migra”, spiega Bellegoni, che continua: “C’è una similitudine brutale che si consuma nei campi. Da un lato, il pomodoro: colto, schiacciato, spremuto fino a diventare polpa pronta per il consumo. Dall’altro, la vita di chi quel frutto lo ha raccolto: vite spremute con brutale ferocia, svuotate di dignità e diritti, condotte fino alla soglia dell’annientamento“, attacca il sindacalista.
La tragedia del giovane bracciante si consuma in un contesto territoriale devastato dalle recenti piogge. Le baracche sono travolte da fiumi di fango, la vita diventa lotta alla sopravvivenza. Dal Gargano al Salento, la Puglia agricola è sommersa: uliveti, vigneti e ortaggi sono compromessi, mettendo a rischio il sistema produttivo e la sicurezza di chi vive e lavora in condizioni precarie, afferma.
“Torretta Antonacci è oggi il simbolo di una doppia fragilità: quella di un territorio non curato e quella di un’umanità calpestata,” sottolinea Antonio Ligorio Segretario Generale della Flai Puglia, che senza mezzi termini chiede responsabilità precise: “Non accetteremo più il silenzio o la retorica della fatalità. È necessario un impegno chiaro per dire, una volta per tutte: mai più ghetti. Non è più accettabile parlare di fatalità quando da anni denunciamo condizioni di vita disumane nei ghetti agricoli, senza che ci sia stata una reale volontà di intervenire. Quelle denunce sono rimaste inascoltate”.
La Flai continua denunciare il mancato stanziamento dei fondi del pnrr, di oltre 200 milioni di euro previsti per superare i ghetti, che avrebbero potuto salvare la vita di Alagie e di tutti i braccianti che quotidianamente raccolgono il cibo che arriva anche sulle tavole imbandite di chi vorrebbe rendere permanente la loro condizione di invisibilità.