Vaccini Covid: con Pfizer o Moderna potrebbe non servire la terza dose


articolo: https://www.repubblica.it/salute/2021/07/02/news/covid-19_con_vaccini_a_mrna_potrebbe_non_esserci_bisogno_della_terza_dose-308314088/?ref=RHTP-BH-I304495303-P2-S2-T1

Secondo due studi di ricercatori statunitensi le dosi di Pfizer-Biontech e Moderna sarebbero in grado di sviluppare un’immunità di lunga durata

Pfizer/BiontechModerna


La maggior parte delle persone immunizzate con vaccini a mRna, come Pfizer/Biontech e Moderna, potrebbero non aver bisogno di richiami.  Almeno fino a quando il virus e le varianti non dovessero mutare radicalmente dalle forme attuali. Nel primo studio, pubblicato su Nature, gli immunologi della Washington University di Saint Louis hanno analizzato gli anticorpi di 77 persone contagiate con Sars-CoV-2.

Ricerche precedenti hanno già dimostrato che una volta contratto il virus, le probabilità di reinfettarsi sono abbastanza rare evidenziando che negli ex pazienti Covid si instaura un’immunità, almeno temporanea: nel loro midollo osseo sono infatti rilevabili plasmacellule di lunga durata capaci di produrre anticorpi contro il virus. Situazione che è stata constatata anche nel campione di riferimento per la ricerca condotta dai medici di Washington: dopo 11 mesi gli ex pazienti avevano ancora una quantità di antircorpi stabili. Gli stessi autori dello studio hanno poi esaminato le risposte delle cellule B specifiche per l’antigene al coronavirus presente sia nel sangue che nei linfonodi, di persone che 4 mesi prima erano state vaccinate con due dosi di Pfizer.

Quello che è stato scoperto è che la risposta che si genera appare essere persistente. È come se la vaccinazione ci dotasse di “fabbriche” di plasmacellule delle memoria. Un risultato che secondo i ricercatori dimostrerebbe la capacità anche da parte della vaccinazione, di creare una memoria a lungo termine. Secondo quanto scoperto, una terza dose (se non ci fossero ulteriori varianti e non per le persone immunocompresse), non sarebbe dunque necessaria.    

Il secondo studio, condotto dai ricercatori della Rockfeller University di New York, e per ora pubblicato sul sito BioRXiv in attesa di revisione, ha controllato la maturazione, nel tempo, delle stesse cellule B di 63 ex malati Covid, 26 dei quali vaccinati con una dose di vaccino a mRna. In questi ultimi gli anticorpi neutralizzanti sono rimasti stabili per 6-12 mesi, a riprova di una risposta che gli autori hanno definito impressionante, 50 volte più elevata rispetto a quella di chi non è stato vaccinato, ma ha comunque contratto la malattia.

Risultato: i ricercatori statunitensi sono convinti che, per chi è stato malato, una vaccinazione sia più che sufficiente probabilmente a garantire un’immunità permanente. Chi invece ha solo l’immunità indotta dal vaccino potrebbe aver bisogno di un richiamo sia per stimolare le cellule B ulteriormente, sia contro le varianti, perché le cellule B prodotte in risposta alla vaccinazione reagiscono solo contro la proteina S e non contro molte e diverse proteine, come accade in chi incontra l’intero virus.

Vaccinazione eterologa – E intanto uno studio spagnolo pubblicato su Lancet conferma che l’utilizzo di due diversi vaccini diversi provoca una maggiore risposta immunitaria. Dallo studio è emerso che su un campione di persone che hanno ricevuto vaccinazione eterologa e che si sono sottoposte al test, il 100% dei partecipanti avrebbe sviluppato anticorpi neutralizzanti del Covid in 14 giorni. Lo studio ha interessato ben 676 persone di età compresa tra i 18 e i 60 anni. Secondo Lancet l’approvazione della vaccinazione eterologa può essere una opportunità per garantire programmi di vaccinazione più flessibili, di particolare importanza nei Paesi che hanno minori possibilità di accesso alle dosi e nei paesi dove vaccini differenti potrebbero essere disponibili in tempi differenti.

Ema, con due dosi di vaccino si è protetti contro la variante Delta


articolo: https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2021/07/01/vaccini-ema-con-due-dosi-protetti-contro-variante-delta_e56d3e4d-1611-4cb2-904e-9387d310a364.html

I nostri dati mostrano che due dosi dei quattro vaccini approvati proteggono contro la variante Delta, questi dati sono rassicuranti. E’ importante continuare la vaccinazione con particolare attenzione alle persone più vulnerabili e gli anziani“. Lo ha detto Marco Cavaleri dell’Agenzia europea del farmaco (Ema). 

Attualmente l’Ema non è in grado di fornire una raccomandazione definitiva sull’uso di diversi vaccini anti-Covid per le due dosidel ciclo di vaccinazione, ma “i dati preliminari di studi in Spagna e Germania mostrano una buona risposta immunitaria e nessun problema di sicurezza“. Ha aggiunto il responsabile della strategia sui vaccini dell’Agenzia europea del farmaco. “La strategia di vaccinazione eterologa ha storicamente dimostrato di essere di successo, è stata utilizzata per altri vaccini e ha una solida logica scientifica“, ha concluso Cavalieri.

Tutti e cinque i trattamenti selezionati dalla Commissione europea nell’ambito della sua strategia terapeuticacontro il Covid-19 “sono attualmente in fase di revisione continua da parte dell’Ema, che continuerà durante l’estate. I primi pareri sono attesi entro la fine dell’anno“. Ha anche aggiunto l’Ema.

Vaccino anti Covid in Lombardia, un lombardo su tre immunizzato. Superata quota 9 milioni di dosi


articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/07/01/news/vaccini_anti_covid_in_lombardia_immunizzato_un_lombardo_su_tre-308404799/

Oggi dal generale Figliuolo il verdetto sui rifornimenti per luglio quando sono già fissati quasi tre milioni di appuntamenti

Un lombardo su tre è immunizzato dal Covid, avendo fatto le due dosi di vaccino. Con ieri sono oltre nove milioni le dosi somministrate in regione. Su una platea di poco di più di nove milioni di cittadini vaccinabili (sopra i 12 anni), il 34% ha fatto prima dose e richiamo, il 68% ha fatto la prima dose. E tre lombardi su quattro (75%) sono comunque prenotati per ricevere l’iniezione.

Il cronoprogramma di luglio fa impressione per i numeri: nelle prime tre settimane sono oltre 1,8 milioni gli appuntamenti già fissati e si andrà avanti al ritmo di oltre centomila iniezioni al giorno fino a fine mese, per un totale di tre milioni di dosi, di cui due di Pfizer fino al 4 agosto. Le agende sono piene fino al 20 luglio, qualche buco c’è solo dopo quella data. Ci sono in media 105 mila dosi al giorno e punte di 115 mila persone convocate negli hub l’8 e 9 luglio.

Comprensibile la tensione con cui a Palazzo Lombardia si attendono notizie sulle forniture di fiale da parte della struttura commissariale nazionale. Oggi il generale Paolo Figliuolo comunicherà alle Regioni aggiornamenti sulle dosi in arrivo: c’è chi teme un taglio del 20%. Che costringerebbe a rivedere tutte le agende. Ma si confida che la riduzione si fermi al 5%. Cosa che non manderebbe in aria i programmi e il raggiungimento di quella “immunità di comunità” annunciata per fine luglio dalla vicepresidente regionale Letizia Moratti e Guido Bertolaso.

Per ora si viaggia a gonfie vele: 95% delle scorte usate, 4,8 milioni di dosi alle donne, 4,2 agli uomini. Oltre l’84% degli over 80 immunizzato con l’ 88% degli aventi diritto prenotati; 56% degli over 60 vaccinato con due dosi e solo un 15% di persone in questa fascia d’età ancora non iscritto sul portale. Buoni i dati, anche per i più giovani: 50enni immuni con due dosi al 38%. Dei trenta e quarantenni uno su cinque ha fatto anche il richiamo, e comunque tre su quattro sono prenotati per farlo entro luglio. Non è stato invece ancora firmato l’accordo per vaccinare in Liguria i lombardi che faranno lì almeno due settimane di vacanza, ma oltre 105 mila hanno spostato l’appuntamento per non rischiare le ferie.

Intanto arriva un esposto alla Corte dei Conti per gli oltre tre milioni (su 22 che erano previsti) spesi dalla Regione per l’esperimento di prenotazione dei vaccini col portale di Aria. “L’Unità di crisi capitanata da Moratti e Bertolaso ha scelto di spendere milioni di euro dei Lombardi per un sistema di prenotazione fallimentare quando aveva la possibilità di utilizzare un sistema gratuito offerto da Poste Italiane che, come si è visto, era molto più efficiente – spiega il consigliere regionale dem Pietro Bussolati – . Se avessero fatto quella scelta avrebbero evitato pesanti disagi a moltissimi anziani lombardi e alle famiglie. Sprechi di risorse pubbliche in cambio di disagi“.

Vaccino anti Covid in Lombardia, da domani 25 giugno….


Vaccino anti Covid in Lombardia, da domani 25 giugno, si potrà spostare la data della seconda dose. Ecco come fare

articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/06/24/news/vaccino_anti_covid_in_lombardia_spostare_la_data_della_prenotazione-307550986/

Oltre alla data, si può cambiare anche luogo e ora. Il primo passo: andare sul portale di Poste Italiane

Da domani, venerdì 25 giugno, in Lombardia si potrà spostare la data per il richiamo del vaccino anti-Covid. Una possibilità che viene data per venire incontro alle esigenze di chi deve partire per le vacanze e al tempo stesso scongiurare l’ipotesi di un rinvio della vaccinazione nel caso questa si sovrapponga con le ferie.

Come fare – Allora oltre a scegliere il giorno del nuovo appuntamento si potrà anche modificare il luogo in cui sarà somministrata la seconda dose. L’invito è quello di farlo “solo nei casi strettamente necessari“. Per spostare la data del richiamo bisogna andare sul portale di Poste italiane, avere in mano la propria tessera sanitaria e aprire la sezione “gestione appuntamento” dove si sceglierà la nuova data. Un’alternativa è telefonare al numero verde 800 894 545.

Cosa si può modificareNon solo il giorno ma anche l’ora e il luogo dell’appuntamento per il richiamo. Bisogna però restare entro “i tempi” della seconda dose: non si possono superare i 42 giorni dalla prima dose nel caso di Pfizer o Moderna, non si può andare oltre gli 84 giorni nel caso di AstraZeneca.

Vaccino anti Covid in Lombardia, sì al richiamo con AstraZeneca a chi rifiuta la somministrazione eterologa

 

Il QR Code del Green Pass… – Il Green Pass ha un problema……


Il QR Code del Green Pass è una miniera di dati personali: esibirlo sui social è una pessima idea

articolo: https://video.repubblica.it/tecnologia/dossier/privacy/il-qr-code-del-green-pass-e-una-miniera-di-dati-personali-esibirlo-sui-social-e-una-pessima-idea/390159/390876

Guido Scorza, componente del Collegio Garante protezione dei dati personali, spiega quali rischi corre chi condivide sui social il QR Code che attesta la ricezione del Green Pass.


Il Green Pass ha un problema, ma sarà risolto

articolo: https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/06/24/news/il_green_pass_ha_un_problema_ma_sara_risolto-307552426/

Circa mezzo milione di italiani hanno ricevuto un certificato con un errore che non lo rende valido in Europa. Entro l’inizio di luglio arriverà quello corretto

Il Green Pass ha un problema. Non è la privacy, non è la burocrazia, non sono quelli che non hanno ancora lo Spid. Il problema è nell’interoperabilità tra la banca dati del Ministero della Salute e quelle delle Regioni e dell’Istituto Superiore di Sanità. 

Ma partiamo dall’inizio. Il certificato attesta una di queste condizioni:

  • aver effettuato la prima dose o il vaccino monodose da 15 giorni;
  • aver completato il ciclo vaccinale;
  • essere risultati negativi a un tampone molecolare o rapido nelle 48 ore precedenti;
  • essere guariti da COVID-19 nei sei mesi precedenti.

Chi ha contratto il virus in un periodo da tra a sei mesi prima della vaccinazione riceverà una sola dose. Per la legge italiana queste persone hanno diritto ad avere il Green Pass, e molti infatti lo hanno già avuto. Ma per un malfunzionamento del sistema, il loro documento attualmente li equipara a chi ha avuto una sola dose del vaccino. Il database con l’anagrafe dei vaccinati, infatti, non comunica correttamente con quello delle persone guarite dal COVID nella disponibilità delle Regioni e dell’ISS. In Italia potranno comunque partecipare a eventi pubblici, accedere a residenze sanitarie assistenziali o altre strutture, spostarsi in entrata e in uscita da territori in “zona rossa” o “zona arancione“.

Dal primo luglio, però, la Certificazione verde COVID-19 sarà valida come EU digital COVID certificate e renderà più semplice gli spostamenti da e per tutti i Paesi della Ue e dell’area Schengen. E qui potrebbero sorgere delle difficoltà per i circa 500 mila italiani che hanno ricevuto il certificato dopo essersi ammalati e aver ricevuto, come previsto, una sola dose. 
Il Ministero della salute e il Dipartimento per la trasformazione digitale sono al corrente del problema e stanno lavorando per risolverlo, con il via libera del Garante per la Privacy. Tutto dovrebbe essere risolto verosimilmente entro il primo luglio, quindi di fatto senza effetti pratici. Chi è guarito e ha avuto una sola dose riceverà presto il certificato cui ha diritto, un Green Pass europeo, che sostituirà quello inviato in queste prime ore, valido solo per l’Italia. Gli interessati saranno avvisati con le stesse modalità utilizzate per il primo Green Pass.

Variante Delta, 24 casi scoperti a Piacenza


articolo: https://bologna.repubblica.it/cronaca/2021/06/22/news/coronavirus_emilia_romagna_variante_delta_casi_piacenza-307117146/?ref=RHTP-BH-I304495303-P2-S4-T1

Il focolaio si è verificato in alcune aziende della logistica. Non ci sono malati gravi. I contagiati non erano stati vaccinati

In sei giorni l’Ausl di Piacenza ha sequenziato, rintracciato e isolato 24 casi di variante Delta, la mutazione del Coronavirus scoperta in India. Tutti provengono dal polo logistico piacentino. Due le aziende coinvolte, con 10 dipendenti contagiati mentre gli altri 14 sono amici, conoscenti o parenti stretti.

Diversi positivi abitano in realtà nel Cremonese e si spostano utilizzando mezzi pubblici: nei giorni scorsi l’Ausl aveva lanciato appelli a sottoporsi a tampone per i passeggeri della linea di bus Piacenza-Cremona. L’indagine, condotta dal dipartimento di Sanità pubblica, non ha riscontrato casi gravi.

Abbiamo allargato il più possibile il cerchio tentando di individuare i possibili contatti dei contagiati – spiega il responsabile del dipartimento, Marco Delledonne -. In questi ultimi giorni, per fortuna, i tamponi non evidenziano più nuovi positivi e siamo abbastanza fiduciosi di essere riusciti a contenere il virus, grazie ad un’azione tempestiva“. L’attività di contact tracing è partita il 15 giugno. A quanto pare i contagiati non erano stati vaccinati.

Il taglio delle dosi – Cresce la preoccupazione intanto per il taglio, a luglio, delle nuove forniture di vaccini Pfizer e Moderna rispetto a giugno. Non ci sono ancora numeri ufficiali ma le Regioni sono in fibrillazione. I più pessimisti, ieri, sono arrivati a temere una scure fino al 50%: significherebbe, per la sola Emilia-Romagna, mezzo milione di cartucce in meno. La migliore delle ipotesi, che circolava già domenica, era la riduzione di un terzo. In ogni caso, non sono buone notizie.

Certo è che i tecnici, alle prese con i conti, adesso non si sbilanciano sull’eventualità di sospendere le nuove prenotazioni, scelta già annunciata dalla Toscana. E nemmeno sulla possibilità – al momento non evocata – di spostare le date delle prime dosi. Realisticamente non dovrebbero esserci problemi per i richiami, che devono essere garantiti. Durante un incontro con i direttori delle Ausl, ieri la Regione Emilia-Romagna ha però chiesto a tutti i manager di fare una ricognizione delle persone prenotate finora. A giugno sono attese un milione e 160 mila dosi di Pfizer e 111 mila di Moderna: oltre 1,2 milioni. Di luglio, per ora, si sa soltanto quello che arriverà nelle prime due settimane: appena 300 mila dosi. Per questo c’è molta agitazione.

Intanto dovrebbero concludersi a giorni le istruttorie sugli operatori sanitari che non si sono vaccinati, passibili di licenziamento. Secondo l’ultimo report gli operatori sanitari che non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino sono 14.390, su 182.812, pari al 7,87%.

Per andare in Sardegna il tampone non serve più, dal 16 giugno


articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_giugno_16/per-andare-sardegna-tampone-non-serve-piu-16-giugno-f0fa9756-ce88-11eb-b2ed-71257ec75099.shtml?fbclid=IwAR2NUNlrLjfwBg5np98NDhAzfdlJCw3iK5dhkh6DZRyV45lwp8SqN9CyHMk

L’ordinanza che obbligava ad avere prova di un tampone negativo per entrare in Sardegna è scaduta e non è stata rinnovata

Per andare in Sardegna, dal 16 giugno, non occorre più il tampone. L’ordinanza che in deroga a quanto stabilito dal governo per gli spostamenti tra diverse regioni — obbligava chiunque dovesse andare sull’isola ad avere prova di un tampone con esito negativo, di essere guarito dal Covid o di essere vaccinato è scaduta il 15 giugno e non è stata rinnovata.

Al momento non è chiaro se la Regione abbia intenzione di introdurre nuove normative che regolino l’ingresso di turisti. Di sicuro, ad ora, non ci sono normative in merito.

Serve il pass per viaggiare in Italia? – Come indicato qui, per spostarsi in Italia non occorre avere il «green pass», né le certificazioni che — fino al varo del pass — ne faranno le veci (e cioè che si è stati vaccinati, con la prima dose, da almeno 15 giorni, che si è guariti dal Covid o che si è stati sottoposti a un tampone che ha dato esito negativo. Entro la fine della settimana, il governo dovrebbe varare il nuovo Dpcm sul «certificato verde Covid 19» (il nome ufficiale del green pass) che entrerà in vigore il 1 luglio.

Dal 26 aprile, poi, ci si può spostare liberamente tra regioni e province autonome che si trovano in zona gialla o bianca, senza dover esibire né un tampone negativo, né il certificato di vaccinazione, né il documento che attesti la guarigione dal Covid.

Nonostante l’Italia sia completamente in zona bianca e gialla, la Sardegna aveva varato un’ordinanza con la quale imponeva ai viaggiatori in arrivo sull’isola di registrarsi a un sito (si chiama Sardegna Sicura e, da oggi, non funziona più) e di dotarsi di green pass (e dunque di un tampone negativo effettuato meno di 48 ore prima della partenza, o, in alternativa, di un certificato che attesti di essere guariti dal Covid, oppure di aver ricevuto la prima dose di vaccino da almeno 15 giorni).

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Sardegna Sicura e, da oggi 16 giugno, non funziona più

Questa ordinanza è scaduta: da oggi, dunque, ci si potrà spostare in Sardegna come ci si sposta tra tutte le altre regioni italiane, senza pass, certificazioni o tamponi..

Se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare in alcune regioni o province, il green pass potrebbe però diventare necessario anche spostarsi tra regioni. Il decreto oggi in vigore stabilisce infatti che è necessario per spostarsi tra regioni arancioni o rosse per motivi legati al turismo. Se ci si sposta in una regione o provincia che si trova nelle due fasce di rischio più alte per motivi di salute, lavoro, necessità e urgenza, invece, è sufficiente l’autocertificazione.

Covid, le indicazioni sui vaccini autorizzati in Italia


articolo: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/focus_vaccini/2021/06/13/covid-le-indicazioni-su-vaccini-autorizzati-in-italia_f2a2680f-f57c-4bb9-ada1-db9cf12ae909.html

Limitazioni per AZ e J, Pfizer ad oggi per gli adolescenti

Sono al momento quattro i vaccini che hanno già ottenuto le autorizzazioni d’uso dall’Agenzia europea dei medicinali Ema e dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa: il vaccino Vaxzevria di AstraZeneca, il vaccino Moderna, il vaccino Comirnaty di Pfizer-BioNTech ed il vaccino Janssen (Johnson & Johnson). I vaccini Comirnaty e Moderna utilizzano la tecnologia a RNA messaggero (mRNA), mentre Vaxzevria e Janssen si basano sull’utilizzo della piattaforma a vettori virali.

Ad oggi, solo il vaccino Cominarty è stato approvato anche per l’utilizzo sui minori, ovvero negli adolescenti dai 12 ai 15 anni.
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  • VAXZEVRIA (AstraZeneca): l’ultima circolare del ministero della Salute di ‘Aggiornamento‘ del parere del CTS sui vaccini indica che il vaccino Vaxzevria “viene somministrato solo a persone di età uguale o superiore ai 60 anni(ciclo completo di vaccinazione, ovvero prima e seconda dose). Per persone che hanno ricevuto la prima dose di tale vaccino e sono al di sotto dei 60 anni di età, è l’indicazione del ministero, il ciclo deve essere completato con una seconda dose di vaccino a mRNA (Comirnaty o Moderna), da somministrare ad una distanza di 8-12 settimane dalla prima dose“. Questo vaccino si basa sulla tecnologia del vettore virale: viene cioè utilizzato un virus simile a SarsCov2 ma non aggressivo (un adenovirus da scimpanzè) cui vengono aggiunte le informazioni genetiche che allertano la risposta immunitaria dell’organismo. In questo caso, l’adenovirus trasporta la proteina Spike di SarsCov2, che è l’artiglio molecolare utilizzato dal virus per agganciare le cellule sane e invaderle. Previste 2 dosi a 8-12 settimane.
  • JANSSEN (Johnson & Johnson): è un vaccino monodose e viene raccomandato per soggetti di età superiore ai 60 anni. “Qualora si determinino specifiche situazioni in cui siano evidenti le condizioni di vantaggio della singola somministrazione ed in assenza di altre opzioni – ha però precisato il Comitato tecnico scientifico – il vaccino Janssen andrebbe preferenzialmente utilizzato, previo parere del Comitato etico territorialmente competente“. Come quello di AstraZeneca è un vaccino a vettore virale, composto da un vettore ricombinante basato su adenovirus umano di tipo 26 incompetente per la replicazione, opportunamente modificato per contenere il gene della proteina spike del virus.

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  • COMIRNATY (Pfizer-BioNTech): è autorizzato per i soggetti a partire dai 16 anni, e più recentemente è stato autorizzato da Ema e Aifa anche per gli adolescenti da 12 a 15 anni. Prevede due dosi e utilizza una tecnologia innovativa, quella dell’RNA messaggero. Questa tecnica consiste nell’utilizzare la sequenza del materiale genetico del nuovo coronavirus, ossia l’acido ribonucleico (Rna), che rappresenta il messaggero molecolare che contiene le istruzioni per costruire le proteine del virus. L’obiettivo è somministrare direttamente l’mRna che controlla la produzione di una proteina contro la quale si vuole scatenare la reazione del sistema immunitario. In questo caso la proteina è la Spike.
  • MODERNA: questo vaccino è autorizzato per i soggetti a partire dai 18 anni e utilizza anch’esso la tecnologia a RNA messaggero. Lo scorso 7 giugno anche l’azienda Moderna ha richiesto all’Ema l’autorizzazione all’uso per gli adolescenti da 12 a 18 anni per il suo vaccino anti-Covid.

Regione Lombardia: 

AstraZeneca, in Lombardia i richiami con il cambio di vaccino restano sospesi per altri due giorni

articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/06/13/news/vaccini_sospesi_tre_giorni_astrazeneca_lombardia_regione_covid-305907406/

I richiami di AstraZeneca in Lombardia restano sospesi anche nei primi giorni della settimana, probabilmente fino a mercoledì compreso. La Regione deve riprogrammare le vaccinazioni dopo l’indicazione ricevuta dal ministero della Salute e dall’Agenzia del farmaco Aifa, per inserire chi avrebbe dovuto avere la seconda dose del farmaco anglo-svedese nel calendario di chi riceverà Pfizer o Moderna.

Da ieri sera gli uffici regionali stanno annullando tutti i richiami previsti in questi giorni. Vengono  inviati ai cittadini Sms con la disdetta e l’avviso che il richiamo previsto non verrà fatto nella data prevista, in vista di un nuovo appuntamento che sarà fissato nei prossimi giorni.

Domani la direzione Welfare di Regione Lombardia potrà fare una valutazione più precisa sulle modifiche alla programmazione. Un aggiuistamento del piano vaccinale necessario dopo la raccomandazione arrivata dal Comitato Tecnico scientifico nazionale e l’indicazione di fare i richiami con farmaci a mRna messaggero a chi ha meno di 60 anni e ha avuto la prima dose di AstraZeneca.

Per fare questa “vaccinazione eterologa” serviranno dosi in più di Pfizer e Moderna per ricalibrare il piano, visto che sono 186mila in questo momento le persone in Lombardia che hanno fatto una dose del vaccino brevettato ad Oxford e che aspettano il richiamo.

Sabato, dopo una mattina di annunci e smentite, Palazzo Lombardia  ha deciso di mettere in stand by le persone sotto i 60 anni che dovevano fare il richiamo con AstraZeneca nel weekend. Oggi è stato annunciato che il “blocco” continuerà anche nei primi giorni della settimana. Tutti quelli che avevano l’appuntamento in queste ore, stanno ricevendo un Sms con l’annuncio che l’appuntamento sarà riprogrammato. 

Decine di persone si sono recate agli hub vaccinali per fare il richiamo, non avendo avuto l’Sms di disdetta. E quindi sono state rimandate indietro, tra le immaginabili proteste.

Le agende dovranno essere riviste e ci vorrà qualche data in più per recuperare chi fra ieri e giovedì sarà rimasto in sospeso. Dopo la morte della giovane ligure, la Lombardia si è adeguata alla circolare del ministro della Salute Roberto Speranza, avendo letto l’allegato dell’Aifa che confermava la “raccomandazione” annunciata venerdì sera: “Alla luce della circolare del ministero della Salute e del collegato parere Aifa, Regione Lombardia provvederà, per la somministrazione della seconda dose ai cittadini under 60, alla vaccinazione eterologa, ossia con vaccino Pfizer o Moderna. La riorganizzazione del programma vaccinale avverrà negli stretti tempi necessari sulla base delle dosi di vaccino disponibili“.

Il blocco dei richiami di questi giorni, dicono a Palazzo Lombardia, è necessario per stabilire il numero di dosi aggiuntive per coprire tutti gli under 60 che hanno fatto la prima dose AstraZeneca. E per chiarire quante delle 186 mila persone devono avere il richiamo a giugno e quante a luglio.

Non slittano i richiami. Pronte le scorte per il cocktail Pfizer


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/06/11/news/non_slittano_i_richiami_pronte_le_scorte_per_il_cocktail_pfizer-305630025/?ref=RHTP-BH-I304495303-P3-S2-T1

Ecco come cambia la campagna vaccinale che va avanti senza stop. Chi ha ricevuto la prima dose con AstraZeneca farà una dose a mRna

Roma. Adesso che le somministrazioni quotidiane si avvicinano a quota 600.000, l’obiettivo è non fermare la macchina. L’ennesimo cambio in corsa sull’utilizzo di AstraZeneca, non dovrebbe compromettere la marcia verso l’immunità di gregge fissata per settembre. Le Regioni si dicono pronte: gli appuntamenti per gli under 60 che hanno ricevuto la prima dose con AstraZeneca saranno rispettati. I richiami verranno fatti con Pfizer e Moderna, le dosi — rassicura il generale Figliuolo — almeno per il momento, ci sono. Anche se un impatto ci sarà e porterà ad un rallentamento, non fosse altro che per riprogrammare i primi appuntamenti a seconda della effettiva disponibilità delle dosi nei frigo delle Regioni e non su quella del calendario delle consegne che presenta ancora qualche punto interrogativo, a cominciare dai 6,4 milioni di Curevac ancora in attesa di approvazione e dosi previste entro settembre. «Siamo lisci lisci — ammette il generale Figliuolo — ci eravamo lasciati un certo margine di disponibilità che ora si è assottigliato vuoi per la nuova fascia di giovanissimi da vaccinare (12-16 anni) e ora per questa gamba del tavolo che cede. Ma sono ottimista e penso che se non ci saranno altri imprevisti e se non dovremo vaccinare anche i piccoli dai 6 anni in su, a settembre chiuderemo la partita».

I vaccinati con AstraZeneca – I più disorientati in queste ore sono gli under 60 (poco più di un milione) che hanno ricevuto la prima dose di AstraZeneca e ora faranno il richiamo con un vaccino a Rna messaggero, Pfizer o Moderna. La prima domanda è: quando? Le Regioni stanno affannosamente facendo i conti con la disponibilità delle dosi, ma in linea di massima dovrebbe essere rispettata la scadenza dei tre mesi dalla prima somministrazione. Lombardia, Liguria, Lazio, Veneto, Toscana, sono pronte: già da oggi gli under 60 che avevano l’appuntamento per il richiamo avranno iniettato Pfizer o Moderna, solo gli over 60 riceveranno di nuovo AstraZeneca. E chi non è convinto dalla novità della vaccinazione con due farmaci diversi? Resta fermo il principio che il vaccino non si può scegliere e questa volta l’indicazione alle Regioni è perentoria: niente AstraZeneca a chi ha meno di 60 anni. Dunque nessuno potrà chiedere di avere fatta la seconda dose con il siero di Oxford ma essendo la vaccinazione un trattamento sanitario allo stesso tempo non si potrà essere obbligati a riceverlo. Al massimo si potrà rifiutare il richiamo. I tempi lunghi ( 12 settimane) diluiranno gli eventuali problemi di disponibilità di Pfizer e Moderna per le seconde dosi che potrebbero slittare al massimo di qualche giorno.

Addio agli Open day – Tutti annullati gli appuntamenti del weekend per la somministrazione di massa di AstraZeneca, la strategia adottatta da molte Regioni peallettare i più giovani senza appuntamento verrà messa da parte. Per altro in sintonia con la prospettiva di chiudere in estate gli hub e affidare la conclusione della campagna a medici di famiglia e pediatri più affidabili anche per l’anamnesi dei loro pazienti, soprattutto i ragazzi.

Farmacie e aziendeLo stop per ora non riguarda l’altro vaccino ad adenovirus. Il monodose Johnson continuerà dunque ad essere somministrato nelle farmacie a chi lo prenoterà, anche under 60, nonostante esista una raccomandazione ad utilizzarlo solo per i più anziani. E un contraccolpo potrebbe subire anche la campagna vaccinale nelle aziende dove la platea dei lavoratori a cui poter somministrare AstraZeneca e Johnson si riduce.

Le dosi in frigoDi AstraZeneca, a questo punto, ne avremo fin troppo: se pure si vaccinassero tutti i 3, 5 milioni di over 60 che ancora mancano all’appello, occorrerebbero 7 milioni di dosi per loro e 4 milioni per quelli che hanno già ricevuto la prima dose. Ma tra le fiale in giacenza e quelle in arrivo nel terzo trimestre siamo già a 15 milioni. Almeno 4, dunque ( ma saranno sicuramente di più) resteranno inutilizzate e verranno destinate al progetto Covax per i Paesi senza accesso ai vaccini.

Vaccini, il Cts: “Stop Astrazeneca per gli under 60. Per la seconda dose avranno solo Pfizer o Moderna. Speranza: “Il governo tradurrà queste raccomandazioni in modo perentorio” – 

Lombardia in zona bianca da lunedì 14 giugno


Lombardia in zona bianca da lunedì 14 giugno. Addio restrizioni: cosa cambia rispetto alla zona gialla

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articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/06/10/news/milano_lombardia_zona_bianca_le_regole-305282163/

Il passaggio permesso dai dati delle ultime settimane. Fine del coprifuoco, sì a ristoranti e bar all’aperto, resta l’obbligo delle mascherine

La Lombardia si prepara ad entrare in zona bianca da lunedì 14 giugno insieme a Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia e provincia di Trento. Un passaggio che è stato reso possibile dai dati delle ultime settimane e che segnano il ritorno di una normalità simile a quella del passato. Per entrare in zona bianca una Regione deve avere un’incidenza di contagi sotto i 50 casi ogni 100 mila abitanti per tre settimane consecutive: nell’ultima settimana l’incidenza è stata più che dimezzata: 22 casi per 100mila abitanti. “Lo dobbiamo anche a tutti quelli che si sono sottoposti alla vaccinazione“, ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Ecco allora le restrizioni che cadranno con il passaggio in zona bianca.

Addio coprifuoco – Dopo che lunedì scorso era stato posticipato a mezzanotte, con il passaggio in zona bianca viene praticamente meno insieme a molte altre restrizioni.

Ristoranti, bar all’aperto e distanziamento – Nessun limite per ristoranti e bar all’aperto, al chiuso invece resta il limite delle sei persone a tavolo. Resta l’obbligo delle mascherine e del distanziamento sociale

Le riaperture – Riaprono le discoteche anche se non si potrà ballare in pista. Possono riaprire le piscine al coperto, i centri benessere e termali, le fiere, le sagre i convegni e i congressi, i parchi tematici e di divertimento, le sale bingo e i casinò. Anche gli eventi sportivi che si tengono al chiuso sono aperti al pubblico e sono consentiti i banchetti dopo le cerimonie civili e religiose (dai matrimoni alle comunioni).

Coronavirus, “Dal 20 agosto la Lombardia avrà l’immunità di gregge” – 

Vaccino anti Covid, la Regione Lombardia dice sì alle dosi ai turisti: si cerca un’intesa per il vaccino al mare – 

 

La terza dose sarà Pfizer e si farà dal medico. Piano al via con i fragili


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/06/09/news/la_terza_dose_sara_pfizer_e_si_fara_dal_medico_piano_al_via_con_i_fragili-305189209/?ref=RHTP-BH-I304495303-P1-S1-T1

Venti milioni le persone coinvolte, ci saranno anche i sanitari e le forze dell’ordine. Si partirà a gennaio, a un anno dalle prime dosi. Non più negli hub ma negli ambulatori

L’obiettivo principale sono le persone a rischio. I circa 20 milioni di italiani fragili per età, per patologia e per attività professionale. Il vaccino è quello di Pfizer. Il luogo sono gli ambulatori di medici e pediatri di famiglia. I tempi sono il punto interrogativo più importante, al quale si cerca di dare risposta in questi giorni.
Il ministero alla Salute ha iniziato a lavorare al piano per la terza dose del vaccino anti Covid. Ci sono già stati confronti anche con la struttura commissariale guidata dal generale Francesco Figliuolo, per disegnare il domani della lotta al coronavirus. Il pilastro è uno: bisogna uscire dalla logica dell’emergenza e passare a quella della programmazione, prendendo spunto dalla campagna contro l’influenza.

Si punta su Pfizer – Tra i punti fermi al momento c’è il vaccino che verrà utilizzato. Del resto la Commissione europea ha già detto di non voler confermare per l’anno prossimo i contratti con chi produce quelli a vettore virale, in particolare AstraZeneca. C’è invece un accordo per l’acquisto di 900 milioni di dosi di Pfizer, basato sulla tecnologia dell’Rna messaggero che viene considerata molto affidabile per efficacia e sicurezza.

Una campagna per i fragili – Al momento l’idea è che la terza dose vada fatta almeno a coloro che rischiano di più se si ammalano di Covid e quindi gli anziani, dai 60-65 in su e ai fragili per motivi di salute. Poi ci sono coloro che sono a contatto con queste persone, cioè gli operatori sanitari, e coloro che svolgono lavori essenziali come le forze dell’ordine.

Potrebbe bastare coprire queste persone, circa un terzo della popolazione totale, per stare tranquilli di fronte a un virus il cui destino sarebbe quello di diventare endemico, come quello influenzale che (di solito) si presenta leggermente diverso ogni anno ed è pericoloso soprattutto per anziani e malati.
Al ministero sanno che sarebbe molto comodo iniettare la terza dose contro il Covid insieme a quella dell’antinfluenzale, che viene somministrata di solito da novembre in poi.

L’incognita dei tempi – C’è però il problema dei tempi, perché novembre sarebbe troppo presto per fare la terza dose. Il green pass è valido fino a nove mesi dopo la chiusura del ciclo vaccinale ma ormai è certo che la copertura duri almeno un anno. Visto che le prime persone hanno fatto il vaccino a gennaio, non avrebbe senso chiamarle già in autunno. “Sarà una campagna molto spalmata nel tempo, che potrebbe arrivare a marzo, aprile o maggio — dice Silvestro Scotti, segretario della Fimmg, il principale sindacato dei medici di famiglia — Sono d’accordo con l’idea di coprire solo i fragili ma intanto bisogna diffondere la vaccinazione nel mondo, per evitare che nascano varianti pericolose”.

Tutti negli ambulatori – A Scotti va bene che la vaccinazione avvenga negli studi di medici e pediatri, come già per l’antinfluenzale. Quella campagna però è concentrata in pochi mesi, quindi andrà disegnata un’organizzazione adeguata. Il personale sanitario, invece, riceverà la somministrazione in Asl e ospedali, come avviene normalmente anche per prevenire la malattia stagionale.

Aziende in pressing e varianti – La terza dose, pensano al ministero, potrebbe servire a contrastare le varianti di coronavirus che stanno circolando adesso quando calerà l’immunizzazione della popolazione. Del resto sono efficaci anche contro quella ora più temuta, l’indiana. Ma se ci saranno cambiamenti significativi del coronavirus l’industria potrebbe modificare leggermente il vaccino per contrastarle. Proprio l’industria in questi giorni sta diffondendo il più possibile l’idea che la terza dose sarà certamente necessaria, puntando anche sugli altri vaccini che ha sul mercato magari per abbinarli a quello anti Covid. Se è tutto marketing o se davvero servirà il richiamo lo si capirà tra un po’ di tempo. Intanto il ministero si organizza per essere pronto nel caso il piano terza dose diventi necessario.

Vaccini in Lombardia, si accorciano i tempi per le seconde dosi di Pfizer e Moderna. «Così acceleriamo»


articolo: Vaccini in Lombardia, si accorciano i tempi per le seconde dosi di Pfizer e Moderna. «Così acceleriamo»- Corriere.it

Dal 28 giugno il richiamo di Pfizer sarà proposto dopo 21 giorni dalla prima iniezione, per Moderna dopo quattro settimane. Oggi la seconda dose è fissata al 35esimo giorno 

Ritorno al passato per i tempi delle seconde dosi di vaccino anti-Covid in Lombardia. La Regione ha deciso che dal 28 giugno il richiamo per il farmaco Pfizer sarà proposto a partire dal 21esimo giorno, per Moderna dal 28esimo. Questa calendarizzazione era già stata usata all’inizio della campagna. Poi, il cambio di strategia: l’intervallo per il richiamo a maggio era stato allungato, dopo il via libera del comitato tecnico scientifico. Nelle ultime settimane la seconda somministrazione era programmata a una media di 35 giorni di distanza dalla prima. Il motivo? Le scorte erano ridotte ma si voleva comunque allargare la platea dei vaccinati con almeno una dose. (Si può rinviare la seconda dose? Ci sono eccezioni? Ecco, le regole).

Ora le consegne di vaccini sono più abbondanti e si pone il problema inverso: accelerare con i richiami per permettere ai cittadini di completare in fretta il ciclo vaccinale, possibilmente entro l’estate. I tempi delle seconde dosi si accorciano, quindi, pur rimanendo all’interno dell’intervallo previsto dalle autorità sanitarie. Il limite massimo per il richiamo rimane a 42 giorni. Sempre dalla fine di giugno il portale regionale per le prenotazioni e il call center daranno la possibilità di cambiare la data della seconda iniezione, senza sforare i limiti minimi e massimi di tempo.

Coronavirus, a chi è guarito una sola dose di vaccino, via libera del ministero – Vaccino Covid: per quanto tempo ci protegge?…


Coronavirus, a chi è guarito una sola dose di vaccino, via libera del ministero

articolo del 03 marzo 2021: https://www.ilsole24ore.com/art/a-chi-e-guarito-sola-dose-vaccino-arrivo-circolare-ministero-ADzHmYNB

Per i soggetti già infettati ci sarà una singola somministrazione in quanto l’infezione svolge di fatto un ruolo di “priming”

«È possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino» anti-Covid-19 nei soggetti con «regressa infezione da SARS-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica). È quanto si legge nella circolare del ministero della Salute “Vaccinazione dei soggetti che hanno avuto un’infezione da SARS-CoV-2”, firmata dal direttore della Prevenzione Gianni Rezza.

La somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-SARS-CoV-2/COVID-19 nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 è possibile, «purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa».

asi (ex Ema): strategia assolutamente logica –  Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema, si dichiara «assolutamente d’accordo con quanto prospettato. «Penso che sia giusto dare una singola dose di vaccino a chi ha già contratto l’infezione», spiega Rasi. E «sarebbe logico prevedere la somministrazione di questa dose a 6 mesi dalla guarigione. Si tratta di un’indicazione corretta anche per ottimizzare il piano vaccinale utilizzando al meglio le dosi che abbiamo e che avremo a disposizione».

Bassetti: sì a dose unica ma servono indicazioni chiare – «Una sola dose di vaccino per chi ha avuto il Covid è una buona cosa e ci permette di risparmiare anche le fiale di vaccino. In Italia abbiamo avuto due milioni e mezzo di persone colpite con certezza ma sicuramente saranno almeno il doppio, quindi potremmo risparmiare diversi milioni. È importante però che ci sia un’indicazione precisa in modo tale che tutti si comportino allo stesso modo». Lo sottolinea Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente dell’Unità di crisi Covid-19 della Liguria, commentando l’ipotesi avanzata ieri dal presidente del Css

Per quanto riguarda invece la possibilità di posticipare la seconda dose per aumentare subito la platea degli immunizzati con la prima, «non è che noi stiamo proponendo di non fare il richiamo, ma di spingerlo un po’ più in là. Ad esempio – avverte Bassetti – per il vaccino AstraZeneca si può pensare di fare la seconda dose dopo 3, anche 4 mesi; per Pfizer e Moderna anziché farla tra la terza o quarta settimana, si può portarla a 6-8 settimane e si guadagna del tempo. Ci sono dei dati che avvallano questo e in emergenza – conclude – si possono prendere delle iniziative per il bene pubblico: se due dosi non ci sono meglio avere un fascia di popolazione vaccinata ampia che una piccola con due dosi».


Vaccino Covid: per quanto tempo ci protegge? Spunta l’ipotesi del terzo richiamo

articolo del 14 maggio : https://www.repubblica.it/salute/2021/05/14/news/covid_per_quanto_tempo_ci_proteggono_i_vaccini_spunta_l_ipotesi_del_terzo_richiamo-300855151/

Le differenze della tempistica per la somministrazione della seconda dose svantaggiano chi l’ha fatto prima. Per Giovanni Maga, direttore del Cnr di Pavia, il futuro è il vaccino unico 

Vaccini anti-Covid diversi, con richiami fatti in tempi diversi, che giocoforza garantiscono una copertura dal contagio per periodi di durata diversa. Aifa ha autorizzato sette mesi di protezione per tutti i vaccini contro il Covid-19. Mediamente sette mesi. Ma, nella pratica di tutti i giorni non accade proprio questo. Capita che una persona che si sia vaccinata a gennaio con Pfizer, che fino ad ieri prevedeva un richiamo a 21 giorni, abbia gli anticorpi contro il virus al massimo fino a settembre, mentre un’altra, che ha fatto Astra Zeneca sempre a gennaio, grazie alla seconda dose assunta dopo tre mesi, possa arrivare a dicembre ancora protetta.

In questo groviglio di situazioni, il professor Giovanni Maga, virologo e direttore del Cnr di Pavia, intravede una possibile conseguenza a medio termine: “Probabilmente si renderà necessario, per le persone vaccinate in un primo momento che hanno fatto la seconda dose a inizio febbraio, anche un terzo richiamo da fare in autunno – dice – perché, in caso contrario, arriverebbero all’inizio della stagione invernale senza difese contro il virus“.

Professor Maga, ricapitoliamo la tempistica dei vaccini. Entro quando si deve fare il richiamo? –  Per AstraZeneca rimane l’indicazione dei tre mesi dalla prima dose. Questo perché studi clinici hanno dimostrato che l’efficacia è massima dopo questo periodo di tempo. La novità riguarda i vaccini a Rna messaggero, quindi Pfizer-Biontech e Moderna, per cui è stata introdotta la possibilità di aumentare da 21 a 42 giorni il periodo che intercorre tra prima dose e richiamo. Indicazione confermata da Aifa ed Ema, corroborata da studi che provano, dopo la prima dose, il raggiungimento di un livello di protezione elevato, di durata superiore a tre setimane. Quindi il richiamo a 42 giorni non è un azzardo“.

Pfizer non è proprio di questa idea… – Le dichiarazioni dell’azienda le possiamo leggere in tanti modi: una manifestazione dell’interesse a mantere un intervallo più breve che potrebbe avvantaggiarla, o comunque il voler ribadire cautelativamente che, come sostengono studi clinici approvati, quell’intervallo di tempo è consigliato“.

Ma questo cosa cambia dal punto di vista della protezione dal virus?  – L’allungamento della seconda dose a 42 giorni non inficia la protezione. Chiaro che tra la popolazione ci saranno sempre persone che rispondono più o meno bene al vaccino. Ci potrebbero essere classi di pazienti, soprattutto quelli oncologici con tumori che colpiscono il sistema immunitario, che rispondono meno efficacemente alla prima dose, quindi in questi casi è sconsigliato prolungare la seconda. Tuttavia, se guardiamo alla media delle situazioni, non cambia granché“. 

Parlando sempre di tempi dei richiami, che cosa si prevede? – Il ministero della Salute prevede che, a partire da giugno, il richiamo sia fatto a 42 giorni per Pfizer, mentre quello per AstraZeneca resta a tre mesi“.

Veniamo alla durata della copertura vaccinale. Aifa ha detto che mediamente un vaccino anti-Covid protegge per sette mesi. È d’accordo? – Ad aprile sono stati pubblicati studi da cui emerge che a sei mesi dal richiamo, in particolare Pfizer e Moderna, e a 4 mesi per AstraZeneca, permane un elevato titolo di protezione. Quindi, esaminando a partire da tempo zero fino a 4-6 mesi come si comporta il livello di immunità del vaccinato, si può affermare che la protezione contro il Coronavirus possa arrivare fino a 9 mesi o anche un anno“.

Valutazione fatta sul titolo anticorpale? – Non solo. Oltre a quello si valuta un’altra importante componente del sistema immunitario, ossia i Linfociti T, che incidono sulla protezione totale dell’individuo dal virus. Quindi, il periodo di sette mesi indicati da Aifa è giustificato pienamente, e prudenziale. Ritengo sia plausibile ipotizzare una protezione che si estenda a 9 mesi e oltre, ma questo lo sapremo solo proseguendo il monitoraggio“.

Se applicassimo la previsione dei sette mesi per ogni vaccino, chi si è immunizzato prima di altri, come gli operatori sanitari vaccinati dal gennaio scorso, ne uscirebbe svantaggiato. Perché a fine estate si troverebbe di nuovo esposto a contagio. – La mia idea è che anche chi è stato vaccinato per primo sarà protetto sino a fine anno. Ma ad oggi non c’è evidenza del fatto che la copertura sarà maggiore, e che quindi si debbano riprendere le vaccinazioni. Pfizer, ad esempio, ha ipotizzato una terza dose di vaccino da inoculare entro fne anno, questo per chi ha fatto l’iniezione a gennaio: soprattutto gli operatori sanitari“.

Quindi non possiamo considerarci schermati a lungo e soprattutto lo siamo per un periodo diverso a seconda del vaccino che ci hanno somministrato. –  Al momento sempbra che queste vaccinazioni non diano l’immunità per tutta la vita, ma questo ora lo diciamo anche a causa dell’incompletezza dei dati di cui abbiamo la disponibilità, avendo vaccinato solo da pochi mesi. È possibile che nel prossimo futuro cambi la valutazione e quindi lo scenario“.

Ci sta dicendo che entro fine anno, o nel 2022, sarà forse necessario fare un terzo richiamo contro il Covid? – Non lo escludo“.

E dovremmo vaccinarci sia contro l’influenza che contro il Coronavuirus? – Sono dell’idea che sia necessario assumerli entrambi. Perché, è provato, così gli anziani hanno un rischio di morte e di malattia più basso“.

Pensa che debba essere una vaccinazione universale? Estesa a tutti e a tutte le età?
La campagna vaccinale dovrebbe essere globale perché da Paesi a rischio, come ad esempio l’India, il virus può tornare e moltiplicarsi. Dunque mantenere una vaccinazione alta in quei Paesi attenua l’impatto anche altrove. Sicuramente l’ideale è mettere tutti nella situazione di vaccinarsi“.

Se così fosse, sarebbe possibile azzerare la tempistica, cioè non prevedere tempi diversi per i richiami ma tutto in un’unica soluzione?  – Si tra lavorando per ottenere una omogeneità dei vaccini. Ci si sta concentrando su una tipologia. Recentemente gli Usa hanno sperimentato sugli animali un siero pan-coronavirus efficace per tutti. Questo porterà ad avere un siero unico, progettato sulla proteina Spike, ma programmato a tavolino per indurre una risposta contro quelle porzioni della proteina che resistono ai Coronavirus“.

Ci può spiegare? – Con le varianti vediamo che i virus mutano, i Coronavirus sono tanti e ognuno di essi presenta differenze a livello della proteina Spike. Tuttavia, ci sono porzioni che non possono cambiare. Quindi riuscire a dirigere il sistema immunitario ad attaccare quei pezzetti che non cambiano vuol dire avere la possibilità di intervenire a largo raggio. Oggi i vaccini ci proteggono dalle varianti diffuse e vengono aggiornati, ma se nel frattempo dovesse comparire sulla scena un altro Coronavirus, non è detto che siano efficaci. Il  super vaccino in via di studio potrebbe esserlo“.

E questo super-vaccino quando potremmo vederlo? – Ci sta lavorando il team della Duke Human Vaccine Insitute, nel North Carolina. La tempistica prevede almeno ancora un anno di attesa per la sperimentazione sui pazienti“. 

Green pass, così scaricheremo il certificato Eu Covid-19 su Immuni e sull’app IO


articolo: https://www.corriere.it/tecnologia/21_maggio_25/green-pass-immuni-io-b7a7349e-bd2d-11eb-b697-2f07a77e389d.shtml

Draghi ha confermato la disponibilità del certificato da metà giugno. Ecco cosa sappiamo finora

Il Green o Covid pass è un po’ come Mark Caltagirone: tutti ne parlano, nessuno lo ha visto. Per ora. Perché, a differenza del chiacchieratissimo e inesistente promesso sposo di Pamela Prati, il documento cartaceo e digitale per viaggiare e accedere a luoghi ed eventi sta per materializzarsi. Da metà giugno, secondo quanto dichiarato dal presidente del Consiglio Mario Draghi mercoledì.

Una precisazione, prima di tutto. Al momento in Italia ci sono tre documenti cartacei separati che possono essere presentati, laddove è richiesto o accettato: il documento che attesta l’inoculazione di almeno la prima dose del vaccino, il risultato negativo di un tampone (vincolante fin dalla prima ondata per entrare in svariati Paesi) e il referto della fine dell’infezione dal virus Sars-Cov-2.

Cos’è il Green o Covid pass e come funziona? È un’attestazione di almeno una delle condizioni appena citate (vaccino, tampone, guarigione) pensata per essere leggibile, e considerata valida anche a distanza, da enti e autorità nazionali diversi. In marzo Draghi aveva annunciato che una versione italiana sarebbe stata pronta prima di quella europea. Mercoledì la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha detto che a livello informatico l’Europa sarà in realtà già pronta il 1° giugno e che a metà giugno i Paesi membri potranno salire a bordo.

L’Italia, con la controllata del ministero dell’Economia Sogei e il ministero della Salute, sta lavorando alla sua piattaforma dalla quale transiteranno i dati: il pass è infatti la parte visibile e tangibile di un sistema sottostante molto più complesso che deve ricevere i dati su vaccini, tamponi e referti di avvenuta guarigione da tutte le fonti coinvolte e validarli.

La piattaforma è condizione necessaria e imprescindibile per la gestione centralizzata del pass, con cui in Italia si potrà entrare nelle Rsa o partecipare ai ricevimenti dei matrimoni, e l’interoperabilità con il progetto europeo, pensato per facilitare gli spostamenti tra un Paese all’altro dell’Ue durante i mesi estivi. Nei nostri confini il Certificato Eu Covid-19 — così è stato ribattezzato — sarà vincolato anche alla conversione in legge del decreto del 22 aprile e a una norma ad hoc, che dovranno sedare le preoccupazioni espresse dal Garante per la privacy sul trattamento dei dati (come e quali dati: tipo di vaccino? Data di vaccino o tampone? Durata della malattia?).

Come si potrà richiedere ed esibire? Se tutto procede come previsto e secondo quanto sappiamo finora, il certificato sarà disponibile in formato cartaceo o digitale, come Qr code. Martedì il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao — che sta supervisionando il tutto tramite il Dipartimento per la trasformazione digitale — ha chiarito che la versione digitale si potrà scaricare anche sulle applicazioni IO e Immuni (o salvare nel Wallet di Apple). L’alternativa alle app sarà un sito. Nel caso di IO — scaricata da 11 milioni di italiani — l’idea è che il cittadino debba fare poco e niente: visto che si è autenticato con Spid o con Carta d’identità elettronica, troverà il certificato nell’app dopo aver fatto vaccino, tampone o visita. Potrebbe addirittura non doverla aprire e limitarsi a salvare il Qr code sul dispositivo, come una normale immagine nella propria galleria, dopo aver ricevuto una notifica. Diverso il discorso per Immuni, 10 milioni e mezzo di download, e per il sito, che non sanno chi è la persona dall’altra parte dello schermo: a quanto risulta, l’utente potrà inserire uno dei codici che gli o le verranno inviati o consegnati (Otp, one time password, o Cun: dipende dal flusso, che può essere diverso nelle singole regioni) quando fa il vaccino-tampone-visita e il numero di tessera sanitaria. Immuni e il sito generano a questo punto il codice Qr che si può salvare su smartphone o e/o stampare, nel rispetto della privacy, assicurano fonti al lavoro sul progetto. Il Qr code andrà poi letto dalle forze dell’ordine, o chi per esse, con un’altra app. Sia IO sia Immuni andranno aggiornate a ridosso del debutto del certificato.

Green pass valido per viaggiare già 15 giorni dopo la prima dose: 10 domande (e risposte)


articolo: https://www.corriere.it/economia/finanza/cards/green-pass-come-funziona-10-domande-risposte-certificato-verde/chi-rilascia-green-pass.shtml

Rome, Italy, – March 29 2021: Green Pass. European Union sets out virus pass plan to allow free travel. Covid or Coronavirus vaccine certificate or passport app with passport, and mask

Introdotto dal decreto di aprile – Si dovrà averla per partecipare a feste di nozze, concerti e per entrare, quando riapriranno, in discoteca, oltre che per spostarsi tra regioni che si trovano in fascia rossa o arancione. La «certificazione verde» (o green pass, per dirla all’inglese), introdotta dal decreto Covid pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 maggio, sarà un pass della durata di 9 mesi (ma «per i vaccinati con due dosi dovrebbe essere estesa a 1 anno», come ha spiegato Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute) e potrebbe essere il documento che salverà la stagione estiva del Bel Paese. Con esso, infatti, potremo dimostrare di essere stati vaccinati, di essere guariti dal Covid-19 o di esserci sottoposti a tampone con esito negativo nelle 48 ore precedenti. Vediamo allora di scendere più nel dettaglio e tentare di rispondere alle domande più comuni che i lettori ci hanno rivolto su questa novità che a breve entrerà nella nostra vita.

Cos’è il «green pass»? – La «certificazione verde», che dimostra di essere stati vaccinati o di essere guariti dal Covid-19 o di essersi sottoposti a tampone con esito negativo, è stata introdotta con l’articolo 9 del decreto legge numero 52 sulle «Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali», approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 21 aprile. Il documento anticipa quello che a metà giugno dovrebbe arrivare direttamente all’Ue, ovvero il «Digital green certificate» che permetterà di spostarsi liberamente in Europa. Come detto, la certificazione made in Italy consentirà lo spostamento tra regioni eventualmente entrate nelle fasce di colore rosso o arancione, ma sarà anche il pass per partecipare alle feste di matrimonio, entrare ai concerti e, forse, anche nelle discoteche, quando riapriranno. La certificazione verde sarà costituita dal certificato vaccinale, che conferma l’avvemuta somministrazione del vaccino in una o due dosi; oppure dal referto negativo di un tampone antigenico rapido o molecolare effettuato al massimo 48 ore prima dello spostamento. Anche il referto della Asl che certifica la fine dell’infezione da Sars-Cov-2 e quindi la guarigione costituirà una certificazione verde che permetterà la libera circolazione. I documenti saranno tutti rilasciati a chi ne farà richiesta sia in versione digitale che cartacea.

Da quando è valido il green pass? – Il «green pass» viene rilasciato già dopo la prima dose ed è valido dal quindicesimo giorno successivo fino al completamento del ciclo vaccinale, come previsto dal decreto legge Covid pubblicato il 18 maggio in Gazzetta Ufficiale. «La certificazione verde», si legge nell’articolo 14, «ha validità di nove mesi dalla data del completamento del ciclo vaccinale». Tuttavia la certificazione «è rilasciata anche contestualmente alla somministrazione della prima dose di vaccino e ha validità dal quindicesimo giorno successivo alla somministrazione fino alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale».
A partire dal 15 giugno sarà possibile utilizzare il pass per partecipare alle feste di matrimonio. Servirà anche per spostarsi in regioni che, a causa dell’aumento delle infezioni, dovesero ritornare di colore arancione o rosso. Anche le visite agli anziani nelle case di riposo (Rsa) richiederanno la certificazione verde, per non mettere in pericolo la salute fragile degli anziani che vi sono ospitati. E’ ancora allo studio, ma probabilmente il certificato servirà questa estate per entrare ai concerti e nelle discoteche.

Chi può richiedere il certificato? – Il «green pass» spetta a tutti coloro che sono stati vaccinati e a chi è risultato negativo a un tampone molecolare o un antigenico rapido effettuato entro le 48 ore precedenti allo spostamento. Anche chi è guarito dal Covid ed è uscito dall’isolamento dopo il tampone negativo, può richiedere la propria certificazione verde.

Chi rilascia il green pass? – Gli enti preposti al rilascio della certificazione verde dipendono dalla condizione in cui si trova il richiedente. Come si legge nel documento, per i vaccinati «la certificazione è rilasciata, in formato cartaceo o digitale, dalla struttura sanitaria ovvero dall’esercente la professione sanitaria che effettua la vaccinazione».
Diverso è per i guariti dal Covid, che devono richiedere la certificazione verde, sempre in formato cartaceo o digitale, presso la struttura dove «è avvenuto il ricovero del paziente affetto da Covid-19, oppure, per i pazienti non ricoverati, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta». Infine, a chi non è stato infettato, né vaccinato, non resta che poter dimostrare di essere negativo al tampone: l’attestazione viene rilasciata dalla farmacia o dal laboratorio privato in cui si effettua il test molecolare o antigenico.

Dove si richiede il certificato? – La «certificazione verde» deve essere richiesta quando ci si vaccina alla struttura sanitaria o all’autorità sanitaria locale dove è avvenuta l’inoculazione.
Chi è guarito dal Covid, invece, la deve richiedere al medico di medicina generale che ne ha attestato la guarigione o alla struttura dove è stato curato.
La certificazione per il tampone negativo (molecolare o antigenico) viene rilasciata dal laboratorio dove è stato effettuato il tampone stesso.

Quanto dura il green pass? – Dai 6 mesi inizialmente previsti, la validità del green pass per i vaccinati è stata portata a 9 mesi, ovviamente a partire dalla «data del completamento del ciclo vaccinale». Per chi invece ha fatto solo la prima dose, il certificato rilasciato ha validità dal «quindicesimo giorno successivo alla somministrazione fino alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale». E così il pass di chi si vaccina con AstraZeneca (che ha una finestra di 12 settimane tra prima e seconda dose) dura 11 mesi e 10 giorni, quello di chi si vaccina con Pfizer o Moderna (richiamo dopo 42 giorni) 9 mesi e 28 giorni, quello di chi si vaccina con Johnson&Johnson (dose unica) 9 mesi.
Chi è guarito dal Covid ha diritto a un green pass valido per sei mesi a partire dalla data dell’avvenuta guarigione.
Il tampone negativo è valido per sole 48 ore dal momento in cui si è sottoposti al test.

La durata del green passa dipende dal tipo di vaccino?AstraZeneca. Il green pass di chi viene vaccinato con Astrazeneca, la cui seconda dose al momento è somministrata circa 3 mesi dopo la prima, ha una validità di circa un anno.
Pfizer. Il vaccino Pfizer prevede la seconda dose dopo circa 42 giorni, la durata del green pass potrebbe aggirarsi intorno al 10/11 mesi.
Moderna. Il vaccino Moderna ha il secondo richiamo a 42 giorni e la durata del green pass dovrebbe essere sui 10/11 mesi.
Johnson&Johnson. Il vaccino Johnson&Johnson richiede una sola dose e la certificazione verde avrà validità di 9 mesi.

Da quando sarà in vigore il green pass? – Ogni certificazione che attesti la vaccinazione completa o la guarigione dal Covid è certificazione verde. Il Ministero della Salute, comunque, sta approntando gli ultimi dettagli, mentre i certificati vaccinali sono già disponibili in diverse regioni, come il Lazio, che dopo l’inoculazione rende disponibile il certificato verde sul fascicolo sanitario elettronico.

C’è differenza tra il nostro green pass e il «Digital green certificate»? – Il «Digital green certificate» europeo ha le stesse caratteristiche della certificazione verde italiana: certificato di vaccinazione, di tampone negativo o di guarigione. In aggiunta, però, avrà un «QR code» associato a un codice identificativo univoco a livello nazionale e leggibile da tutti gli Stati UeL’Eu Digital Covid Certificate entrerà in vigore dal primo luglio, ora che un accordo è stato raggiunto con tutti i 27 Paesi dell’Unione.
Con il pass europe ci si potrà spostare nei vari Paesi della Ue senza dover fare la quarantena.

ReiThera, grandi promesse e il giallo dei ritardi: svanisce il sogno del vaccino italiano


articolo: https://www.corriere.it/economia/aziende/21_maggio_23/grandi-promesse-giallo-ritardi-svanisce-sogno-vaccino-italiano-43ff8c6a-bc03-11eb-822f-b2d049d46202.shtml

L’8 gennaio scorso la presidente di ReiThera, l’azienda di Castel Romano che lavora a un vaccino contro Covid-19, si mostrava ottimista quanto alle prospettive dei prossimi mesi. Da ricercatrice quale è, formatasi con un post-dottorato all’Istituto di biologia molecolare e cellulare di Strasburgo, Antonella Folgori del resto non guardava al progetto da un punto di vista finanziario: stava semplicemente descrivendo le prospettive della sperimentazione e della produzione.

Dichiara in quel momento Folgori: «Contiamo di ottenere i dati necessari per l’eventuale approvazione in estate e poi, se la produzione su larga scala avverrà come previsto, di iniziare a vaccinare i soggetti più esposti nel secondo semestre del 2021». Dunque fra pochi mesi al massimo, almeno in teoria. Folgori in quel momento parla di «milioni di dosi». La ricercatrice certo in quel non sfoggia la stessa fiducia sui tempi che aveva il 24 agosto del 2020, quando a Margherita De Bac del Corriere dice addirittura: «Ci stiamo attrezzando per fare milioni di dosi entro la fine dell’anno» e «potremmo avere il vaccino per la primavera del 2021» (cioè adesso).

In ogni caso la comunicazione sul vaccino di ReiThera da parte dei protagonisti è stata sempre caratterizzata da visioni positive. Sempre in gennaio per esempio Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, che allora era coinvolto nella ricerca per ReiThera sulla base di una promessa di finanziamento da 4 milioni della Regione Lazio, dimostrava anche più fiducioso di Folgori. «Siamo a buon punto, è probabile che il vaccino sarà pronto a giugno-luglio» e «renderà l’Italia autosufficiente con 100 milioni di dosi», dice sempre Vaia. Prima di aggiungere: «Immaginiamo che il governo calerà una fiche sul nostro vaccino».

Nel frattempo lo Spallanzani si è ritirato dal progetto di ReiThera, senza spiegare perché. Ma quella «fiche» (da 81 milioni di euro, di cui 41 a fondo perduto ad opera di Invitalia) almeno per ora il governo non può calarla perché la Corte dei conti ha bloccato tutto. I magistrati contabili non entrano nel merito scientifico, ma hanno trovato diverse falle nella struttura finanziaria del progetto. La più evidente: Invitalia per conto del governo non può sussidiare l’azienda perché il denaro pubblico può sì sostenere le operazioni finalizzate al vaccino di ReiThera ma — dice la Corte dei Conti — non «le finalità generali di rafforzare la consistenza patrimoniale dell’impresa». In altri termini, ReiThera non ha diritto di usare i sussidi destinati al vaccino per comprarsi un immobile da quattro milioni di euro a Castel Romano, come aveva previsto.

Vale allora la pena di porsi qualche domanda, su questo progetto annunciatcon grande enfasi da vari addetti ai lavori. Il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco Nicola Magrini, per esempio, è arrivato al punto di fare qualcosa che un regolatore europeo di solito non fa con una società da lui stesso regolata: in gennaio ha partecipato al fianco dei rappresentanti di ReiThera alla presentazione alla stampa dei risultati della prima delle tre fasi di sperimentazione del vaccino — sulla base di un piccolo campione, senza dati quantitativi sull’efficacia — e si è sbilanciato in pubblico con giudizi positivi.

Dunque, qualche interrogativo viene naturale. Il più urgente: dopo le promesse mirabolanti, quali sono i tempi realisticamente prevedibili per il vaccino dei ReiThera? Davvero giugno o magari l’autunno di quest’anno, com’era stato promesso? In realtà una presentazione del direttore medico dell’azienda Roberto Camerini, mostrata a un webinar privato giorni fa, prospetta un orizzonte diverso: inizio dell’ultima fase di sperimentazione nell’autunno prossimo e conclusione dell’iter di autorizzazione e messa in commercio «nel terzo o quarto trimestre del 2023». Quando la pandemia — si spera — non sarà più un’emergenza.

L’azienda in questa fase non rilascia dichiarazioni ufficiali, ma smentisce di aver promesso tempi stretti nei mesi scorsi solo per spingere il governo a finanziarla. Al contrario, spiega le lentezze attuali con il fatto che i fondi pubblici (40 milioni di prestiti e 41 milioni a fondo perduto) sono stati solo promessi ma mai versati. Di certo, come ha osservato sul Foglio lo scienziato Enrico Bucci, le scadenze inizialmente previste da ReiThera nei documenti consegnati a Aifa sono state poi ritirate. E più passano le settimane, più diventa difficile trovare in Europa anziani non ancora vaccinati sui quali condurre le sperimentazioni.

Insomma la corsa per il vaccino italiano è sempre più in salita, ancora prima di avere finalmente chiarezza sui suoi reali dati di efficacia. L’azienda di Castel Romano è fragile perché esposta con le banche. Aveva scommesso molto sui fondi di Invitalia e ora sta valutando se riformulare la richiesta di finanziamento pubblico dopo aver eliminato le voci contestate. Nei prossimi giorni renderà noti i risultati della sperimentazione di seconda fase e su quelli si gioca molto.

Il governo non chiude la porta, ma vuole concretezza. «Se i risultati scientifici della seconda fase sono buoni, certamente faremo uno sforzo per salvare il progetto di ReiThera», dice il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. «Ma è altrettanto certo che non finanzieremo operazioni immobiliari non correlate al progetto scientifico».

Vaccino Covid Lombardia: aperte le prenotazioni per i 40enni, un piano per senzatetto e migranti


articolo: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_maggio_19/vaccino-covid-lombardia-aperte-prima-22-prenotazioni-gli-over-40-27ddcc54-b8d9-11eb-86a2-256e95d23aef.shtml

Aperta la possibilità di prenotare per i nati fino al 1981, con più di due ore d’anticipo rispetto alla mezzanotte. Aumento delle somministrazioni quotidiane a inizio giugno, campagna per coinvolgere anche gli emarginati con la monodose di Johnson & Johnson, tamponi gratis ai familiari in visita nelle Rsa

La «mezzanotte» in Lombardia scatta sempre qualche ora prima, e così il fischio di inizio sul portale regionale che mercoledì sera, qualche minuto prima delle 22, ha dato accesso alla prenotazione per i nati tra il 1972 e il 1981. Oltre all’apertura ai quarantenni, sono tre le novità sul fronte vaccinale e della ripartenza: l’aumento delle somministrazioni quotidiane a inizio giugno, la campagna su migranti irregolari e homeless e le visite in Rsa.

Le fasce di età – Da mezzanotte (ufficialmente), in realtà dalle 21.35 circa, i lombardi con età compresa tra i 40 e i 49 anni possono accedere al portale di Poste italiane e prenotare l’appuntamento per ricevere il vaccino anti-Covid. Per evitare di sovraccaricare il sistema, Poste rende infatti possibile l’accesso alla fascia d’età in questione anche qualche ora prima (come già successo ai cinquantenni). Le somministrazioni, al netto di alcuni slot che potrebbero aprirsi già a fine maggio, inizieranno tra il 4 e il 9 giugno: dipenderà dal target di somministrazioni quotidiane che la struttura commissariale nazionale assegnerà alla Lombardia, oggi ferma a quota 85 mila.

Quota 100 mila – Il 27 maggio scatta il semaforo verde per i trentenni, il 2 giugno quello dei cittadini dai 16 ai 29 anni. Ma la buona notizia è che il target quotidiano potrebbe salire, e di conseguenza la velocità a cui la Regione può andare per completare la campagna vaccinale sui più giovani: «Ai primi di giugno contiamo di avere una quantità maggiore di vaccini: così ci viene assicurato dalla struttura commissariale nazionale. Dovremmo quindi salire a oltre 100 mila somministrazioni al giorno», ha detto in Commissione Sanità il vicedirettore del Welfare Marco Salmoiraghi. Salire a 100 mila significa, secondo il piano annunciato dal responsabile della campagna vaccinale Guido Bertolaso, riuscire ad aprire le vaccinazioni agli under 49 il 6 giugno e concluderle il 30 luglio. Qualora, invece, si salisse a 120 mila, si aprirebbero il 4 giugno e si terminerebbero il 10 luglio.

Irregolari e homeless – Terza novità, ancora a inizio giugno. La Regione conta «nel giro di 10-15 giorni di consentire l’inserimento nella campagna vaccinale di migranti irregolari e homeless», ha annunciato Salmoiraghi. L’assessorato sta «adeguando la piattaforma di prenotazione per consentire anche a questi soggetti di registrarsi» attraverso i codici «stp» rilasciati ai migranti irregolari (il codice «Straniero temporaneamente presente» permette il diritto all’assistenza sanitaria anche ai cittadini extra-Ue irregolarmente presenti sul territorio) e sta facendo «un censimento delle organizzazioni e delle strutture che offrono servizi di ospitalità o pasti a homeless e migranti irregolari per capire il numero di soggetti che assistono e la capacità che queste organizzazioni avrebbero di somministrare dosi vaccinali». Si sta «lavorando con le Ats — spiega Salmoiraghi — per offrire a queste persone tra circa due settimane la possibilità di prenotare il vaccino e di essere vaccinati, rifornendo di dosi i centri che offrono loro servizi di ospitalità o pasti». In particolare, il farmaco più utilizzabile in questi casi sarebbe quello di Johnson & Johnson, essendo monodose, come anche segnalato dalla struttura commissariale nazionale: «Nell’ultima nota emanata dal commissario straordinario Figliuolo si raccomanda di privilegiare la somministrazione di Janssen ai settori in cui si ha difficoltà ad identificare i soggetti, a garantire un regolare accesso e la possibilità di prenotare la seconda dose». Immediata la polemica in Commissione con Viviana Beccalossipresidente del Gruppo Misto, che parla di «un autentico schiaffo a tutti coloro che pazientemente stanno attendendo in coda il loro turno». Mentre le opposizioni difendono l’apertura della Regione, che «aiuta a combattere la circolazione del virus: non viviamo sotto una campana di vetro quindi chi calpesta le nostre strade, respira la nostra aria, deve essere vaccinato», commenta il pentastellato Gregorio Mammì. Una scelta, «come ha giustamente ricordato il consigliere regionale Pd Samuele Astuti, sacrosanta sia sul piano dei principi che su quello degli effetti per la salute di tutti», dice l’europarlamentare Pd Pierfrancesco Majorino.

Nelle case di riposo – In tema riaperture, intanto, la Regione ha disposto la gratuità dei tamponi per i famigliari in visita ai propri cari presso le case di riposo. Basterà esibire, presso i Punti Tampone territoriali, un’autodichiarazione relativa alla visita programmata.

Covid, il green pass dopo la prima dose durerà nove mesi…


Covid, il green pass dopo la prima dose durerà nove mesi. Mattarella firma il decreto: subito coprifuoco alle 23

articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/05/18/news/green_pass_sei_mesi_sono_troppo_pochi_verso_l_allungamento_della_validita_-301532473/?ref=RHTP-BH-I300637120-P1-S1-T1#inline_301667905

Per gli esperti del ministero della Salute e del Cts la durata di sei mesi è troppo breve anche perché c’è il problema di chi si è vaccinato a gennaio

La “certificazione verde Covid-19″ ha validità di nove mesi“, viene rilasciato anche contestualmente alla somministrazione della prima dose ed è valido dal quindicesimo giorno successivo. Lo prevede il testo finale del nuovo decreto legge Covid, firmato questa sera dal capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il provvedimento, con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, entra in vigore subito. Tra le misure che scattano immediatamente, anche lo slittamento alle 23 del coprifuoco. Il decreto prevede tra l’altro che, con ordinanza del Ministro della Salute, possono essere stabilite deroghe al coprifuoco per eventi rilevanti.

Tornando al green pass, durerà quindi nove mesi e non un anno come si era ipotizzato fino a qualche ora fa.

L’INTERATTIVO GIORNO PER GIORNO, IL CALENDARIO DELLE RIAPERTURE

In prima battuta gli esperti del Cts avevano pensato a una validità di sei mesi, che però si sono rivelati troppo pochi. Chi si è vaccinato nel gennaio scorso, prevalentemente operatori sanitari, vedrebbe il suo green pass scadere tra poche settimane. Cosa dovrebbero fare dopo? Vaccinarsi di nuovo? Oppure avrebbero un rinnovo del documento? I dubbi sono molti ma non c’è solo questo problema, che si manifesterà a breve per un numero crescente di persone, dietro la decisione ormai presa da ministero alla Salute e Cts di allungare la validità del documento che attesta la vaccinazione, la guarigione dalla malattia o l’effettuazione di un tampone nelle 48 ore precedente. No, ci sono gli studi scientifici che assicurano la presenza di anticorpi ben oltre quei 180 giorni sia in chi ha avuto il Covid che in chi ha ricevuto la seconda dose del vaccino. E via via che passa il tempo e crescono le casistiche si osserva un allungamento della copertura.

Il green pass dovrebbe permettere di essere più liberi negli spostamenti ma anche di assistere, ad esempio, a determinati spettacoli o di fare visita a un parente ospitato in una Rsa. Per ora in Italia non esiste come tessera fisica o documento informatico, si utilizzano i certificati rilasciati al momento della vaccinazione, del referto del tampone o l’attestazione del medico. Si aspetta che si muova l’Europa, che entro la fine di giugno dovrebbe creare uno strumento unico per tutti i Paesi. A quel punto dovrebbero esserci maggiori certezze anche sui tempi di validità.

Anche per riaprire le discoteche il governo potrebbe prevedere un green pass. Così il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, in occasione della presentazione del rapporto sulla ristorazione 2020 di Fipe Confcommercio. Sulla ripartenza, spiega Giorgetti, la decisione è “quella di dare una prospettiva di certezza, che è definita nelle date che conoscete, che è penalizzante, mi rendo conto, per alcun i settori, il caso più eclatante è quello delle discoteche. Se ne è discusso, perché “per lo specifico settore forse è l’unica via di fuga rispetto a una indefinita situazione“.

La Corte dei Conti boccia il finanziamento a ReiThera. Il vaccino italiano rischia lo stop


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/05/14/news/la_corte_dei_conti_boccia_il_finanziamento_a_reithera_il_vaccino_italiano_rischia_lo_stop-300982485/

A gennaio Invitalia aveva promesso un cofinanziamento di 81 milioni alla biotech di Castel Romano. Ma secondo i magistrati contabili il contratto è illegittimo, quindi nullo. Impossibile in questo modo completare le sperimentazioni e autorizzare il vaccino

La palla passa ora al governo, che dovrà decidere come procedere, e in particolare al Ministero per lo sviluppo economico, che all’inizio dell’anno aveva approvato il cofinanziamento. “Lo schema dell’investimento è illegittimo e quindi nullo” si è limitata a commentare la Corte, il cui parere era atteso da un mese e mezzo circa. I vertici di ReiThera, che nel progetto del vaccino ha investito 12 milioni propri, hanno accolto la notizia – arrivata tramite la stampa, senza alcuna comunicazione ufficiale – con sorpresa. Il loro unico commento è che restano in attesa di leggere il parere formale della Corte.

La breve nota dei magistrati è stata: “La sezione centrale della Corte dei Conti a conclusione dell’adunanza del 11 maggio 2021 ha deliberato di ricusare il visto sul decreto” relativo all’approvazione “dell’Accordo di sviluppo sottoscritto in data 17 febbraio 2021 dal Ministero dello Sviluppo economico, da Invitalia spa e dalla Società ReiThera srl, volto a sostenere il programma di sviluppo industriale da realizzare presso lo stabilimento produttivo sito in Castel Romano“.

Vaccini in Lombardia, il punto con Fontana, Moratti e Bertolaso


Consulta online la piattaforma con i dati quotidianamente aggiornati sull’andamento dell’epidemia di Coronavirus in Regione Lombardia.

https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/coronavirus/dati

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Vaccini Lombardia, prenotazioni dei 40enni dal 20 maggio. I trentenni dal 27 e la fascia 29-16 anni dal 2 giugno

articolo: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_maggio_14/vaccini-lombardia-prenotazioni-40enni-20-maggio-trentenni-27-under-20-2-giugno-9e227888-b4ab-11eb-a3a5-b3729d611502.shtml

Il nuovo calendario della campagna di profilassi. Bertolaso all’attacco su «vax day» e anticipo delle prenotazioni: «Copre i ritardi delle altre regioni»

«Apriremo il 20 di maggio le prenotazioni alla fascia 40-49 anni». Lo ha annunciato il coordinatore della campagna vaccinale lombarda, Guido Bertolaso, durante una conferenza stampa per fare il punto sulla campagna vaccinale in regione. Bertolaso ha spiegato che per quella data ci darà la fornitura di vaccini necessaria e ci sarà spazio nelle agende che al momento sono piene per le prenotazioni degli over 50. «Sappiamo — ha aggiunto — che potremo garantire ai 40 enni di vaccinarsi ai primi di giugno».

Le prenotazioni per i 30enni inizieranno invece il 27 maggio. Il turno della fascia di età 29-16 anni scatterà il 2 giugno, data simbolica. «Non causalmente il giorno della Festa Repubblica, in modo di ricevere la prima dose prima di andarsene in vacanza». Bertolaso all’attacco su vax day e anticipo delle prenotazioni: «Copre i ritardi delle altre regioni e la mancanza di strategia». Letizia Moratti, assessore regionale al Welfare: «Siamo stati rallentati».

Domande e risposte su vaccino e varianti Covid, per fare chiarezza sull’efficacia dei preparati e sulla durata dell’immunità che garantiscono.


articolo: https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/21_maggio_11/vaccino-covid-varianti-quanto-dura-pfizer-astrazeneca-moderna-jonson-12a8d322-b1ba-11eb-97b4-aa5e7b1c1388.shtml?fbclid=IwAR2A8gF2ngvFbdYdmPQm2FdQbv_dVUVNEEScOnzQoUfPFIFo5stsBgMYIP4

Pfizer, AstraZeneca, Moderna, Johnson & Johnson, i vaccini cinesi: quali funzionano contro le varianti? Quanto dura l’effetto? Tutte le risposte sull’efficacia nei confronti delle varianti più temute e diffuse

Domande e risposte su vaccino e varianti Covid, per fare chiarezza sull’efficacia dei preparati e sulla durata dell’immunità che garantiscono. Ha collaborato Mario Clerici, Ordinario di Immunologia all’Università di Milano e Direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi.

Vaccini e varianti: l’efficacia

La casa farmaceutica Pfizer ha dichiarato che non esistono evidenze che sia necessaria una nuova formula del suo vaccino contro le varianti. Che cosa significa?
Il vaccino Pfizer si è dimostrato 
in grado di proteggere le persone anche nei confronti delle varianti di SARS-CoV-2 più temute. L’ultimo studio in ordine di tempo, svolto in Qatar contro le varianti inglese e sudafricana, ha mostrato una buona efficacia del vaccino, che diventa ottima nella prevenzione di malattie gravi o fatali indotte dal SARS-CoV-2 mutato. Anche Moderna ha buoni risultati, inoltre sta studiando un potenziamento del suo vaccino, che ha generato buoni anticorpi contro la variante sudafricana, e un prodotto specifico formulato contro tutte le varianti, che ha generato anticorpi ancora migliori negli studi clinici di Fase 2.

Come si è arrivati a questo risultato?
Da subito le case farmaceutiche hanno iniziato a fare ricerche nei confronti delle varianti più diffuse (sostanzialmente l’inglese, la sudafricana e la brasiliana) e hanno visto che gli anticorpi indotti dal vaccino sono in grado di bloccarle tutte.

Anche i vaccini a vettore virale come AstraZeneca e Johnson & Johnson sono efficaci contro le varianti?
Sembra che non ci sia una differenza marcata tra vaccini a RNA messaggero e a vettore adenovirale e che tutti siano in grado di difenderci. Riguardo ad AstraZeneca inizialmente c’erano dati che suggerivano che funzionasse meno bene nei confronti della variante sudafricana, ma in studi successivi le analisi si sono dimostrate migliori, specie nei confronti della brasiliana. Tutti e quattro i vaccini in uso oggi in Italia proteggono anche dalle varianti, soprattutto nel prevenire gravi conseguenze da Covid-19. Ricordiamo che in Italia la variante dominante è ormai l’inglese (prevalente al 91,6%), mentre la brasiliana rappresenta il 4,5% dei casi e tutte le altre sono sotto lo 0,5%.

I vaccini cinesi rispondono altrettanto bene?
I vaccini cinesi funzionano meno bene anche nei confronti del virus originario (senza mutazioni significative), perché hanno una protezione massima del 50%. In alcuni Paesi dove sono stati utilizzati, come il Cile o
 le Seychelles, i contagi sono aumentati nonostante un’altissima percentuale di popolazione immunizzata (rispettivamente il 45% e il 60%).

Dovessero sorgere mutazioni peggiori?
Le autorità di Nuova Delhi dicono che
 sia Astra Zeneca sia Pfizer sono efficaci contro la variante indiana. con la nuova tecnologica dell’RNA messaggero, nel caso di mutazioni nuove si troverebbe una nuova composizione in tempi abbastanza rapidi: si parla di un paio di mesi dall’inizio del processo all’approvazione.

La durata dell’immunità

La buona risposta contro le varianti è un’indicazione utile anche per i guariti?
Sicuramente l’immunità indotta dalla malattia non è altrettanto valida come quella indotta dai vaccini, specialmente contro le varianti. Il suggerimento fortissimo, anche per chi è guarito, è quello di vaccinarsi. Per chi ha fatto il virus da meno di sei mesi basta una singola dose.

Per quanto tempo i vaccini ci proteggeranno? Ci sono nuove evidenze?
I dati – solidi – che vengono dal mondo reale dimostrano come, anche quando la quantità di anticorpi che si misura nel sangue (con i test sierologici) scende, non diminuiscono le “cellule di memoria”, che in un secondo incontro con il virus si attiverebbero immediatamente producendo altri anticorpi. Siamo arrivati a oltre sette mesi di durata, ma la forchetta dovrebbe ampliarsi ancora

.Alcuni scienziati propongono di studiare un vaccino pan-coronavirus, funzionerebbe contro tutte le varianti?
Si. Sarebbe un vaccino a tecnologia RNA “a prova di varianti”. Potrebbe forse anche fornire una certa protezione da future epidemie di betacoronavirus zoonotici e una piattaforma valida per l’ulteriore sviluppo di vaccini pan-betacoronavirus.

Vaccino Covid in Lombardia, partite le prenotazioni della fascia 50-59 anni: sono già più di 270 mila. Già oggi prime dosi


articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/05/09/news/vaccini_covid_prenotazioni_cinquantenni_under49_lombardia_milano-300205072/

In funzione il portale di Poste Italiane per i nati fra 1962 e 1971: le vaccinazioni per questa categoria si intensificheranno dal 23 giugno, a fine mese tocca ai 40enni

Allo scattare della mezzanotte in molti erano già col dito pronto per digitare i propri dati nel sistema di prenotazione regionale per i vaccini anti Covid. E alle 9,30 sono già oltre 270 mila i cinquantenni iscritti. Stamattina alle 8 le prime 46 persone sono state vaccinate.

Come tutte le regioni italiane, anche la Lombardia è partita con i vaccini per chi è nato fra il 1962 e il 1971: il portale doveva entrare in funzione alle 24, ma in molti sono riusciti a immettere i propri dati fiscali e sanitari già alle 22 di ieri sera. Il 98% dei prenotati infatti è passato attraverso il portale prenotazionivaccinicovid.regione.lombardia.it. Il 70 per cento dei prenotati ha avuto l’appuntamento entro il 2 giugno e le vaccinazioni per questa categoria anagrafica si intensificheranno a partire dal 23 maggio con almeno 32 mila 50 enni immunizzati al giorno.

Ieri la vicepresidente della Regione, Letizia Moratti aveva fatto gli auguri a tutti i nati degli anni sessanta, in particolare alle donne pronte a vaccinarsi: “Buona festa alle mamme e in particolare alle madri lavoratrici della Sanità lombarda – a maggioranza fatta da donne – molte delle quali lavorano anche oggi per la campagna vaccinale della Lombardia che prosegue con l’apertura da mezzanotte delle prenotazioni per i 50-59enni“, ha scritto in un tweet la numero due della Regione, assessora al Welfare, orgogliosa della Lombardia che vaccina ormai più di ogni altra regione italiana.

La platea dei cinquantenni è di 1,6 milioni di persone, ma sono 330 mila quelli già vaccinati negli scorsi giorni perché “fragili” portatori di patologie croniche e altri 176 mila hanno già l’appuntamento per fare il siero nei prossimi giorni.

Gli appuntamenti per chi non ha patologie sono partiti dunque già per questa settimana ma la campagna di immunizzazione durerà fino a metà giugno, almeno. Poi sarà il turno del resto della popolazione, circa 4 milioni di persone che hanno da 49 a 16 anni. Per loro le prenotazioni partiranno attorno al 23 maggio e le immunizzazioni da luglio. Le date precise verranno comunicate a breve, ma tutto dipende dal numero di dosi di vaccino che verrà consegnato alla Lombardia nelle prossime settimane.

Al momento c’è a disposizione molto più Pfizer che Astrazeneca, che infatti risulta usato solo nel 24 % dei casi. Le rinunce del farmaco brevettato ad Oxford comunque – dice Letizia Moratti – sono bassissime, non superiori all’1%. Le somministrazioni sono state oltre 84 mila ieri, per un totale di oltre 4 milioni dall’inizio di gennaio. E’ stato usato il 91 % delle dosi che sono nei magazzini degli hub, i richiami sono stati posticipati per chi so sta vaccinando nelle ultime 48 ore, come da indicazioni del Governo.

https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/vaccinazionicovid/dashboard-vaccini

Green Pass in Italia: dalla privacy ai costi, tutti i dubbi e le modifiche in arrivo


articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_maggio_06/08-interni-t10corriere-web-sezioni-4d254c80-aea7-11eb-8f4e-e883921d39f5.shtml?fbclid=IwAR3d6dblmrY2K6NBN1f53W0dEWWhfKMoyTk8guv9OW1AWnmGnU23V49AX_k

Il garante: «Non inserire informazioni superflue e individuare il titolare del trattamento dei dati». Il viceministro Sileri: aumentare a un anno il periodo dopo l’immunità

ROMA – La frenata del garante della privacy, i dubbi sui costi che potrebbero rallentare il turismo, le incertezze sull’applicazione concreta, le critiche sul tampone come lasciapassare e la difficile convergenza con gli altri Paesi europei. Il certificato verde italiano (o pass vaccinale) è appena nato, ma già si pensa a come modificarlo, visto che i dubbi sono molti e anche all’interno del governo c’è chi si chiede se non ci si è infilati in un cul de sac iperburocratico che rischia di rallentare, invece di facilitare, secondo quello che era il suo scopo, il turismo interno e internazionale nella stagione estiva.

I requisiti – Il certificato italiano è già in vigore in Italia da lunedì 26 aprile e a giugno dovrebbe arrivare anche il Digital green certificate, il pass europeo, che consentirà di viaggiare liberamente tra i diversi Paesi. Attualmente il certificato italiano non esiste fisicamente, ma solo virtualmente: consiste in uno dei tre documenti che integrano i requisiti necessari. Che sono l’essere stati vaccinati (con seconda dose) entro i sei mesi precedenti; essere guariti dal Covid nello stesso periodo; avere fatto un tampone molecolare o test rapido negativo non più di 48 ore prima. Per ora, serve a poco. Sostanzialmente solo ad entrare nelle regioni arancioni o rosse, che sono sei (ma a giugno, presumibilmente, non ce ne saranno).

Riservatezza – La critica più pesante è quella del garante della privacy Pasquale Stanzione. In audizione nelle Commissioni riunite Affari costituzionali, Giustizia e Affari sociali, ha spiegato che bisogna escludere esplicitamente usi diversi da quelli previsti dal decreto e individuare il titolare del trattamento dei dati. Non solo: «È superflua l’indicazione del numero di dosi di vaccino o del tipo di vaccino, ma anche la previsione di modelli di certificazioni verdi diversi a seconda della condizione (vaccinazione, guarigione, test negativo) in virtù della quale esse sono rilasciate». Palazzo Chigi, con il sottosegretario Roberto Garofoli, sta lavorando per adeguare le norme.

Tamponi e test – La critica scientifica più pesante era arrivata da un tweet di Roberto Burioni, secondo il quale il tampone recente per avere il pass è «un pericolosissimo controsenso». Ma anche il viceministro Piergiorgio Sileri è critico. Ieri ha incontrato il portavoce del Cts e presidente dell’Iss Silvio Brusaferro per esporgli le sue idee. Vorrebbe estendere a un anno il tempo dalla vaccinazione; includere anche chi non sa quando è guarito ma risulta avere gli anticorpi alti da un test quantitativo; usare il pass come condizione per entrare nelle Rsa, per accedere a treni e aerei Covid free e per eventi sportivi con pubblico limitato.

Il pass europeo – Il governo sta valutando e si sta lavorando anche in sede europea per trovare regole comuni, in presenza di prassi, al momento, molto diverse. Il pass attuale andrà in parallelo con quello europeo, che diventerà digitale. Dopo la cabina di regia della prossima settimana, il Consiglio dei ministri varerà qualche modifica, allargando il campo d’azione e precisando alcuni elementi. Anche per disinnescare il consueto controcanto di Matteo Salvini, che già avverte: «Il Covid Pass europeo ha senso per far ripartire il turismo e consentire agli stranieri di venire in Italia, ma non deve diventare uno strumento per complicare ulteriormente la vita agli italiani».

Le Regioni – Qualche confusione c’è a livello regionale. La Liguria ha approvato un’ordinanza che recepisce le faq del ministero, anche se non pareva necessario. A Bolzano, zona rossa, il locale «corona pass» è condizione per accedere ai cinema. La Campania ha abilitato il pass regionale per «facilitazioni all’accesso dei servizi e/o deroghe alle misure di sicurezza più restrittive». Ma il vero punto di svolta sarà il pass europeo, che potrebbe consentire di ridurre il buco di 53 miliardi di euro causato al turismo dal Covid.

Vaccini, corsa alle fiale: Lombardia record. E mezzo Paese supera il target


articolo: https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2021/04/30/news/vaccini_corsa_alle_fiale_lombardia_record_e_mezzo_paese_supera_il_target-298862746/

La progressione dell’ultima settimana. Moratti: presto 140 mila vaccini al giorno

ROMA – Dietro l’obiettivo centrato ieri per la prima volta del mezzo milione di dosi di vaccini al giorno c’è lo sprint delle Regioni. Una corsa tutta in salita ma col passo accelerato nelle ultime ore per toccare e superare quota 500 mila. Sono praticamente la metà — 10 su 21 — i territori che hanno raggiunto e sopravanzato il target giornaliero di iniezioni fissato dal commissario all’emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo. A spingere per lo scatto gli oltre due milioni e mezzo di vaccini arrivati in settimana e la molteplicazione dei centri vaccinali che ora sono 2438, con gli ultimi 78 che si sono aggiunti rispetto a sette giorni fa.

Più di un quinto delle somministrazioni nazionali totali le ha fatte, da sola, la Lombardia: «Siamo da Champion’s League — ha esultato con metafora calcistica il responsabile della campagna vaccinale, Guido Bertolaso — Speriamo di vincere anche lo scudetto». Ieri il record regionale con più di 115 mila vaccinazioni ma la prospettiva, per la vicepresidente Letizia Moratti, è arrivare a 140 mila ogni 24 ore con l’obiettivo di vaccinare entro l’estate tutti i lombardi con almeno una dose.

Partita male, con 10 mila iniezioni al giorno, la rimonta si è giocata tutta in primavera con l’arrivo di 1 milione e 500 mila dosi, la nuova piattaforma per le adesioni affidata a Poste italiane, la potenza vaccinale dei grandi hub in favore dei quali verranno strategicamente sacrificati i più piccoli e la nuova modalità di prenotazione per fasce d’età che ha scalzato quella per piccole categorie. «Il 98% degli over 80 è stato già vaccinato e così pure il 78% degli over 70» ha detto Moratti. In tutto, la Lombardia ha somministrato 3 milioni e 200 mila dosi.

Ma più che al calcio bisognerebbe guardare al ciclismo perché se Milano traina, molte altre Regioni fanno da gregarie alla pedalata nazionale verso l’immunità sebbene le inoculazioni continuino a viaggiare ancora a velocità diverse e la copertura vaccinale dei cittadini tra i 60 e i 79 anni resti in affanno rispetto ad altri Paesi europei.

Il Veneto ha superato le 47 mila iniezioni quotidiane («Un primato» dice Luca Zaia), il Piemonte le 46 mila («Avanti così!» esclama Alberto Cirio), l’Emilia Romagna ne ha fatte più di 43 mila. E con loro, oltre alla Sicilia con oltre 30 mila vaccini e alla Toscana che sfiora il target con 37 mila vaccini («È record» spiega Eugenio Giani), ci sono pure “le piccole” che girano su numeri più bassi ma hanno superato la meta fissata fino a ieri dal commissario: così le Marche, l’Abruzzo, la Basilicata, il Molise, la Valle d’Aosta.

Sotto soglia il Lazio, che gode però del grande vantaggio accumulato in partenza e resta la seconda Regione per dosi totali somministrate: quasi 1 milione e 900 mila. Ora al giorno si fanno 37 mila iniezioni contro le 50 mila richieste, «ma a stretto giro puntiamo a 40 mila dosi» dice il governatore Nicola Zingaretti, mentre le prenotazioni proseguono a ritmo sostenuto e si è aperto anche alla fascia 18-49 con codice di esenzione per patologie.

Sfiora le 42 mila vaccinazioni giornaliere volute dal generale Figliuolo pure la Campania, ma il presidente Vincenzo De Luca lamenta «un furto e un sottofurto»: «Siamo senza dosi, 211 mila cittadini campani che avrebbero diritto al vaccino non possono averlo e Pfizer e Moderna da noi arrivano col contagocce». Accusa simile a quella del governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga: «Potremmo arrivare a 17 mila iniezioni al giorno, ma mancano le fiale». E allora si sta fermi a 6 mila. «Scarsa però è pure l’adesione, venite a vaccinarvi — è l’appello del presidente — Tra i 60 e i 69 anni il 40% dei cittadini non si è prenotato, tra i 70 e i 79 anni il 25%».

Per mantenere e spostare ancora un po’ più in là il traguardo giornaliero, ora che la macchina è testata, le Regioni confidano nella puntualità degli approvvigionamenti: «Trenta milioni di vaccini al mese in estate» ha annunciato il direttore dell’Aifa, Nicola Magrini. Un milione al giorno.

Checco Zalone folgorato da Helen Mirren: ‘La Vacinada’ è il tormentone da Oscar


Il Piccolo

Checco Zalone incontra Helen Mirren ed è subito un video da Oscar. ‘L’immunidad de gregge ancor no è arivada, ma menomal que està la vacinada’. Ecco il nuovo tormentone di Luca Medici, in arte Checco Zalone, che torna a occuparsi di Covid e vaccini. ‘La vacinada’ è una sorta di sequel del video diventato virale lo scorso anno ‘L’immunità di gregge’, girato con Virginia Raffaele per raccontare la quarantena degli italiani. Francisco Oscar Zalon, come si fa chiamare nel video, questa volta si trova in ‘Saliento’ per raggiungere la grotta Zinzulusa, sul litorale tra Castro e Santa Cesarea Terme. Lungo il tragitto incontra Mirren, l’attrice britannica premio Oscar, nei panni di una contadina alla quale chiede indicazioni. Ma viene subito distratto dalla vista del punto di iniezione del vaccino sul braccio sinistro della donna. Così, ne viene folgorato e la coinvolge in un viaggio romantico per le campagne salentine, con tanto di colonna sonora dedicata. “A mi me gusta bailare contigo, o vacinada, con l’anticuerpo dell’Astrazeneca”. Una ventata di leggerezza e ironia, ma anche un invito tra le righe a vaccinarsi .  .di Marìcla Pastore

Vaccini Lombardia under 60, al via le prenotazioni per i fragili tra i 55 e i 59 anni. «Oltre 90 mila dosi al giorno»


articolo: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_aprile_28/vaccini-covid-lombardia-apre-prenotazioni-fragili-55-59-anni-cf3a789e-a7f9-11eb-9b2a-89b9894068db.shtml

Arriva il turno della «categoria 4» in Lombardia. Ancora in attesa di una data i 50-59enni senza patologie: slitta per ora la partenza (già annunciata per il 30 aprile) dopo l’indicazione del generale Figliuolo. «Priorità ai cronici»

Si parte, finalmente. E non si procederà in parallelo con gli over 50, come aveva immaginato il Welfare lombardo fino a qualche giorno fa. Oggi alle 12 aprono le prenotazioni in Lombardia per i cittadini fragili di età compresa tra i 55 e i 59 anni (la famosa «categoria 4», ma per fasce d’età, di cui avevamo scritto qui).

Chi – Dalle 12 di oggi i lombardi con età compresa tra i 55 e i 59 anni in possesso di un’esenzione per patologia possono prenotare la vaccinazione anti-Covid tramite il portale della Regione: prenotazionevaccinicovid.regione.lombardia.it. L’esenzione per patologia che permette la prenotazione è unesenzione per malattia cronica: si tratta di cittadini affetti da patologie che possono aumentare il rischio di sviluppare forme severe di Covid-19. Le patologie incluse in questa fase sono quelle riportate nella tabella 3 delle Raccomandazioni nazionali ad interim anti-Sars Cov2 del 10 marzo 2021 (si vada a pagina 7). Tutti i fragili riceveranno il vaccino Pfizer o Moderna.

Come si prosegue – Si apriranno man mano le prenotazioni per tutti i fragili under 60 lombardicome prevedono il Piano nazionale (le Raccomandazioni ad interim), l’ordinanza n. 6 del commissario straordinario generale Figliuolo e la raccomandazione del 20 aprile. La Regione possiede la lista dei cittadini con esenzione per patologie croniche: si tratta di circa 700 mila lombardi. Si procederà veloci, dunque, per terminare la «categoria 4» prima di riprendere il calendario per fasce d’età come fatto finora. Questo significa che i 50-59enni non fragili dovranno aspettare: dal «piano Bertolaso» si prevedeva per loro l’avvio delle prenotazioni il 30 aprile. Come anticipato già dal Corriere qualche giorno fa, gli over 50 scaleranno nel calendario, seguendo l’indicazione di Figliuolo, ovvero di mettere prima in sicurezza le categorie precedenti e prioritarie — dunque anche la «categoria 4» — prima di proseguire con gli under 60. Una data per i 50-59enni quindi ancora non c’è: il Welfare la renderà nota appena possibile.

Il ritmo – Oggi la Regione supererà le 90 mila somministrazioni al giorno. «La Lombardia ha superato i 3 milioni di dosi di vaccini anti-Covid somministrate», ha comunicato stamattina il presidente Attilio Fontana. «In poco meno di due settimane abbiamo dunque raggiunto un doppio ambizioso traguardo che conferma la grande validità del Piano studiato e messo a punto da Guido Bertolaso. Un piano che entro un paio di giorni ci farà superare la cifra record di 100.000 dosi effettuate in un giorno. Numeri che alcuni pensavano fossero irraggiungibili; invece il nostro sistema ha una capacità di fuoco che ci consentirà di fare ancora meglio se la struttura commissariale ci garantirà adeguate forniture». Fontana ha tenuto poi a ringraziare «tutti coloro che hanno permesso alla Lombardia di raggiungere questo traguardo: personale sanitario e non, infermieri, protezione civile, esercito, volontari di tante associazioni diverse e i privati cittadini che hanno scelto di regalare un pò di tempo per contribuire a vincere questa battaglia. Non dimentico però neanche coloro che hanno messo a disposizioni fondi e strutture per allestire hub e centri vaccinali in tutta la Lombardia».

Pass vaccinale, il garante per la privacy: “Dati personali a rischio, così non va. Il governo lo modifichi”


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/04/26/news/pass_vaccinale_verde_covid_garante_privacy_dati_personali-298187340/

Intervista a Pasquale Stanzione sulle sfide poste dall’emergenza Covid su temi come privacy e gestione dei dati: dallo scambio di informazioni sanitarie al tracciamento, fino al riconoscimento facciale


La convivenza forzata con la pandemia è una sfida anche sul fronte della protezione dei dati personali: dalla necessità di avere informazioni sanitarie condivise alle certificazioni per spostarsi, dalle piattaforme digitali per gestire la vita a distanza ai sistemi di riconoscimento per gestire le attività con il pubblico, l’equilibrio tra le misure di contenimento del contagio e la privacy è sempre difficile da trovare. Ne è un esempio il cosiddetto pass verde, introdotto nei giorni scorsi dal governo nel decreto sulle riaperture: il garante lo ha bocciato. A spiegarne i motivi è il presidente dell’Autorità per la protezione dei dati personali, cioè il garante stesso, Pasquale Stanzione.

Professor Stanzione, perché avete criticato il pass vaccinale? – Il “certificato verde” introdotto dall’ultimo decreto legge va modificato in maniera più incisiva, perché così com’è ha delle carenze che possono creare profili di illegittimità del trattamento dei dati personali, come abbiamo scritto in un avvertimento emanato nei giorni scorsi. Il Garante non ha ancora avuto la possibilità di esprimersi sul testo: mi auguro che il nostro parere venga richiesto quanto prima, in vista delle modifiche che sicuramente ci saranno al momento di convertire in legge il decreto, con una revisione delle maggiori criticità”.

Come dovrebbe funzionare il passaporto verde in Europa? – La prima sede in cui se ne è discusso è quella della bozza di Regolamento europeo sul green pass digitale. Si tratta non di un passaporto vaccinale vero e proprio ma di tre tipologie di certificati (di vaccinazione, sì, ma anche di negatività al test e di guarigione) per la mobilità intraeuropea. Il testo prevede un sistema di verifica decentrato, senza conservazione dei dati e la stessa misura del pass è limitata al permanere dell’emergenza. È nel complesso un ottimo testo, che bilancia adeguatamente privacy, autodeterminazione terapeutica ed esigenze di sanità pubblica. Tuttavia, essendo la bozza in una fase ancora iniziale, il Garante europeo e il Comitato europeo per la protezione dei dati hanno indicato possibili perfezionamenti che abbiamo illustrato al Senato in audizione.
 
Si parla di riconoscimento facciale per riportare il pubblico allo stadio agli Europei di calcio. Che valutazione è stata fatta su questa tecnologia? Può diventare un primo esperimento per tutte le manifestazioni con pubblico?
– Non anticipo un giudizio sul quale il Garante potrebbe doversi pronunciare ufficialmente. In linea generale, va però considerato che il trattamento di dati biometrici, tanto più con tecniche di intelligenza artificiale, necessita di particolari presupposti e garanzie, cui ad esempio già nel 2016, pur in un contesto normativo diverso, l’Autorità aveva subordinato l’utilizzo del riconoscimento facciale all’Olimpico. Sull’estensione generalizzata di queste tecniche farei una riflessione più ponderata: ogni contesto esige una valutazione specifica modulata sulle caratteristiche del caso concreto. Si pensi che il Consiglio d’Europa ha invitato gli Stati a ricorrere al riconoscimento facciale, per fini di sicurezza, solo laddove indispensabile per la prevenzione di gravi pregiudizi all’incolumità pubblica. La stessa bozza di Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale presentata nei giorni scorsi prevede sul punto cautele importanti. Anche sulla base di tali indicazioni il Garante ha ritenuto che non sia possibile, allo stato e nei termini sottoposti, la realizzazione da parte del Ministero dell’interno, di un sistema di riconoscimento facciale per fini di sicurezza pubblica, ad applicazione generalizzata, in assenza di adeguati presupposti normativi e di idonee garanzie.

Immuni era nata con grandi speranze e obiettivi. Perché è fallita? Si può ancora salvare nel rispetto della privacy?Non credo che a fallire sia stata Immuni, anzi. Il problema mi pare siano invece le grandi carenze del sistema generale di tracciamento, probabilmente per l’insufficienza delle risorse destinate negli ultimi anni alla sanità pubblica.  Al contrario, credo che il sistema di allerta nazionale istituito un anno fa rappresenti un esempio di sinergia virtuosa tra privacy, tecnologia e sanità; un paradigma del modello europeo di gestione dell’emergenza che ha saputo rifuggire la logica dell’eccezione, secondo cui necessitas non habet legem. A forme di tracing invasive quali quelle fondate sulla geolocalizzazione, l’Europa ha opposto una soluzione volta a tracciare i contatti, non le persone, fondata sulla scelta libera del soggetto, ma assunta nel segno della responsabilità e della solidarietà. Di qui l’opzione in favore di un sistema ad adesione volontaria, gestito da autorità statali, fondato sui dati di prossimità dei dispositivi e con conservazione limitata al solo periodo strettamente indispensabile alla ricostruzione della filiera dei contatti.

Dad, smart working, videconferenze, chat: la vita a distanza a cui ci siamo abituati a quali rischi espone i nostri dati e le nostre identità digitali? Si possono immaginare protocolli per salvare il “buono” di queste esperienze anche ad emergenza finita? – L’occhio elettronico cui ormai siamo abituati è tanto prezioso per consentirci di svolgere le attività più varie pur in regime di distanziamento sociale, quanto fortemente invasivo per la nostra privacy . I rischi cui ci espone vanno dalla diffusione di conversazioni o scene di vita quotidiana di natura confidenziale, per via di un microfono o di una videocamera indebitamente accesi, all’esfiltrazione – pur non voluta e imputabile a meri errori o all’uso di canali non sicuri- di informazioni professionali riservate. Ma invece di rinunciare alle grandi chances offerte dalla tecnica, dobbiamo investire sulla pedagogia digitale come presupposto necessario della nuova cittadinanza e sulla cybersecurity come fattore primario di sviluppo del Paese.

Più in generale: qual è è la lezione della pandemia sul fronte del trattamento dei dati? – Quella di cercare sempre, dietro pretesi antagonismi, una sinergia virtuosa tra tecnica, libertà individuali ed esigenze collettive primarie, quale appunto la sanità pubblica.

Andiamo verso un mondo nel quale, per poter riprendere a vivere in sicurezza, dovremo accettare tecnologie più invasive che salvaguardano la collettività a scapito dell’individuo? – Credo che dovremo elaborare tecnologie capaci di coniugare libertà individuali ed esigenze pubblicistiche, mettendo la tecnica al servizio dell’umanità. E’ questa la vera sfida, che dobbiamo accettare e vincere.

Poche scorte di AstraZeneca, stop alle prime dosi: la Lombardia ora vaccina i sessantenni solo con Pfizer e Moderna


articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/04/25/news/nuovi_centri_vaccini_scintille_hangar_bicocca_milano_lombardia-298022004/?ref=RHTP-BH-I293269148-P1-S8-T1

In attesa dei rifornimenti una direttiva della direzione Welfare della Regione ordina a ospedali e Asst di usare gli altri vaccini. Oggi inaugurato il maxi-hub del Palazzo delle Scintille, domani tocca al Pirelli HangarBicolla: la campagna accelera

Poche scorte di AstraZeneca, in Lombardia si torna a vaccinare anche i sessantenni con Pfizer. Fino a quando non arriveranno i rifornimenti del siero brevettato ad Oxford, la Regione ha dato ordine con una direttiva della direzione Welfare ad ospedali e Asst di usare il vaccino americano oppure Moderna, visto che nei maxi frigo degli hub ce ne sono ancora circa 400 mila dosi e altre sono in arrivo domani. Mentre per AstraZeneca bisognerà attendere gli invii, sapendo che la società produttrice ha già annunciato ritardi. Al momento il 71 per cento delle vaccinazioni viene fatto con Pfizer, il 22 per cento con AstraZeneca e il 7 con Moderna.

Intanto, con le prime duemila vaccinazioni di cittadini fragili è entrato ufficialmente in funzione l’hub vaccinale del Palazzo delle Scintille, in piazza VI Febbraio. Qui stamattina è arrivata la vicepresidente e assessora al Welfare Letizia Moratti per a visitare la nuova struttura messa a disposizone da Fondazione Fiera, dove operano fianco a fianco medici, infermieri e operatori del Policlinico e dell’Asst Santi e Paolo. Il centro, in grado di ospitare 72 linee vaccinali per 10mila inoculazioni al giorno, è stato uno dei luoghi simbolo della rinascita di Milano nel dopoguerra e del ritorno alla vita sociale e alla grande cultura avendo ospitato nel 1946 la stagione operistica e del balletto del Teatro della Scala. “Nella giornata del 25 aprile – ha commentato Moratti -, anniversario della Liberazione e momento di festa e punto di partenza per la nascita di una democrazia compiuta, l’inaugurazione dell’hub vaccinale a Palazzo delle Scintille segna simbolicamente il momento della ritrovata speranza di liberazione dal virus e ricostruzione della vita economica, sociale e culturale di Milano, della Lombardia e dell’Italia, così come fu 76 anni fa per la generazione che ricostruì il Paese dopo il conflitto mondiale”.L’INTERVISTA

Intanto sono state raggiunte le 72mila vaccinazioni al giorno, con l’obiettivo di arrivare in settimana a 100mila. La Lombardia guida ormai la classifica delle regioni dove si è vaccinato di più, con oltre 3,2 milioni di dosi somministrate, l’86% del totale di quelle consegnate. Le dosi fatte in Lombardia sono il doppio di quelle somministrate in Lazio, quasi il triplo di quelle usate in Emilia Romagna e in Veneto.

Finiti gli 80enni, ora si corre con i 70 enni (quasi mezzo milione di dosi già inoculate) e i 60 enni (273 mila in una settimana). Corrono anche le prenotazioni sul portale di Poste che ha già collezionato un milione e mezzo di adesioni alla campagna vaccinale che va ad entrare nel vivo.

Apre domani anche il Centro Vaccinale Hub di Regione Lombardia Pirelli HangarBicocca, gestito e organizzato dall’Asst Nord Milano quale capofila, anche con personale sanitario proveniente dalle Asst Niguarda e Pini-CTO. La struttura, all’interno della quale è collocata una delle più importanti opere di arte contemporanea al mondo – I Sette Palazzi Celesti realizzata dall’artista tedesco Anselm Kiefer Pirelli – “fino al 2 maggio avrà attive le prime 8 linee vaccinali – spiega Elisabetta Fabbrini, Direttore Generale dell’ASST Nord Milano – che garantiranno al centro una capacità di oltre 8.000 inoculazioni alla settimana. Dal 3 al 16 maggio è prevista la messa in funzione di ulteriori 6 linee vaccinali che ci consentiranno di arrivare a oltre 14 mila somministrazioni. Dal 17 maggio sarà possibile l’attivazione di tutte le 28 linee che, a regime, consentiranno di vaccinare 28 mila persone  a settimana”. 

Vaccini anti Covid in Lombardia, una linea riservata nei grandi hub per la campagna delle aziende

Carlo Signorelli (Cts lombardo): “Rinviamo i richiami per dare a tutti la prima dose del vaccino anti-Covid”

L’hub per il vaccino anti Covid a Milano: al Palazzo delle Scintille un’astronave tra totem e percorsi guidati

L’Ema non limita l’uso di AstraZeneca per fasce d’età


articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2021/04/23/ema-conferenza-stampa-su-vaccino-astrazeneca_1ed7276d-f63f-4006-b388-ebd5d78af091.html

Il nuovo parere dell’Agenzia europea del farmaco

L’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha raccomandato di continuare a somministrare una seconda dose del vaccino di AstraZeneca tra 4 e 12 settimane dopo aver somministrato la prima, in linea con le informazioni sul prodotto. Così in una nota l’Ema.

Il rapporto rischi-benefici del vaccino di AstraZeneca rimane positivo per gli adulti in tutte le fasce d’età“.

Sostiene l’Ema in una nota, in cui rileva che “i benefici della vaccinazione aumentano con l’aumentare dell’età e dei tassi di infezione“.
L’Agenzia europea del farmaco (Ema) nella sua nuova valutazione ribadisce che i benefici del vaccino di AstraZeneca superano i rischi, ricordando che sono “le autorità nazionali a considerare altri fattori e come utilizzare al meglio i vaccini“.

Vaccino CureVac, il tedesco è il quinto: ecco come funziona


articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_aprile_22/coronavirus-arriva-quinto-vaccino-tedesco-curevac-ecco-come-funziona-4f302f06-a37e-11eb-8b99-a42a4f90039f.shtml?fbclid=IwAR2yXlGt1e4V75W9fLeE3jOPq5-yrrLBrEA_jEUIImXLwuTuantirTkPQ2w

Sarà il terzo preparato anti Covid basato sulla piattaforma dell’Rna messaggero. Per assicurare la produzione, accordi con Bayer

Cos’è CureVac?CureVac è un’azienda farmaceutica di Tubinga in Germania e sarà la terza al mondo a uscire sul mercato con un vaccino disegnato con la tecnologia dell’Rna messaggero, la stessa piattaforma utilizzata da Pfizer-Biontech e Moderna i cui preparati finora sono sembrati meno esposti a problemi rispetto a quelli prodotti con il vettore virale (AstraZeneca, Johnson & Johnson). Un vantaggio ulteriore di questa tecnologia consiste nella capacità di poter aggiornare il vaccino in tempi rapidi in caso di nuove varianti del virus.


Quante dosi arriveranno? – L’amministratore delegato di CureVac, Franz Werner Hass, ha dichiarato che la società prevede di produrre fino a 300 milioni di dosi entro l’anno e un miliardo di dosi nel 2022. E’ stata la quinta azienda a chiudere un accordo per la fornitura di vaccini con l’Ue, l’unica a rendere pubblico il contratto d’acquisto (sia pur con diverse parti cancellate).

Quando arriverà? – L’Ema dovrebbe rilasciare l’autorizzazione a fine maggio. Il direttore di Aifa Nicola Magrini in un’intervista al Corriere della Sera ha dichiarato di prevedere l’avvio della somministrazione delle dosi a giugno. L’azienda tedesca ha richiesto la revisione clinica anche alla Swissmedic, l’agenzia svizzera dei farmaci.

Come funziona? – E’ nato con la tecnica messa a punto dalla biochimica ungherese Katalin Karikò Il vaccino contiene una molecola (Rna messaggero) avvolta in un involucro di piccole particelle di grasso (lipidi). Le istruzioni genetiche vengono trasmesse alle cellule affinché producano la proteina Spike di cui il virus si serve per infettare. Una volta iniettato il vaccino, le cellule leggono il messaggio e producono la Spike. Il sistema immunitario riconosce questa proteina come estranea e risponde mettendo in campo le proprie difese (anticorpi e cellule T). L’organismo sarà in grado di combattere il virus una volta che la persona vaccinata sarà contagiata. Una volta depositato il messaggio l’Rna messaggero sparisce.

È efficace? – La revisione clinica da parte di Ema è cominciata a febbraio, sta per terminare la sperimentazione di fase 3 i cui risultati vengono progressivamente inviati all’agenzia di Amsterdam per accelerare i tempi, secondo un meccanismo applicato per tutti gli anti Covid finora autorizzati in Europa. Non sono disponibili dati sull’efficacia. Alla fase 3 hanno partecipato anche 36.500 volontari tedeschi (inizio a dicembre). La decisione di avviare la revisione clinica è stata anticipata dall’analisi dei risultati di laboratorio (dati non clinici) e di altri studi preliminari negli adulti dai quali si deduce che il vaccino induce la produzione di anticorpi e altre componenti del sistema immunitario che colpiscono il Sars-CoV-2.

Cos’é la revisione clinica? – E’ uno strumento regolatorio creato da Ema per accelerare la valutazione di medicinali promettenti o necessari per affrontare un’emergenza. I dati non vengono esaminati tutti insieme, in un unico dossier, ma valutati non appena pronti. Se il comitato per i medicinali uso umano (Chmp) formula un parere positivo, può richiedere per quel prodotto l’autorizzazione velocizzata all’agenzia.

Come viene conservato? – Rispetto ai due vaccini a Rna, quello di CureVac può essere conservato più facilmente perché non richiede una catena del freddo a meno 80 gradi. Resiste per 3 mesi a 5 gradi, il che lo rendere più gestibile. Servono due dosi a distanza di 4 settimane, intramuscolo.


Dove verrà prodotto? – Il gruppo ha stretto accordi per la produzione con i colossi Bayer e GlaxoSmithKline (collaborazione per produrre e distribuire questo vaccino e per sviluppare e produrre nel 2022 uno o più vaccini polivalenti contro le varianti)e altre aziende. L’Ue, grazie ai finanziamenti all’azienda (sostenuta inoltre dai 250 milioni di euro del governo tedesco), dovrebbe essere la maggiore beneficiaria delle forniture, attese 225 milioni di dosi (30 all’Italia). Anche Elon Musk, patron dell’auto elettrica Tesla, ha mostrato interesse per il progetto. L’ex presidente degli Usa Trump cercò di convincere il gruppo di Tubinga a spostare la ricerca negli Usa.


E l’Italia?
La società Reithera, con sede a Castel Romano, si è messa a disposizione a tutto campo per sostenere la capacità produttiva dell’Italia : «Risponderemo positivamente ad eventuali richieste di produzione di uno dei vaccini anti Covid 19 già approvati, di tip mRna e adenovirus, distribuiti anche in Italia». La società presieduta da Antonella Folgori sta portando avanti la sperimentazione di un vaccino a vettore virale che, in ogni caso, continuerà il suo cammino.