Si temono 100mila contagi da Covid al giorno nel Regno Unito in inverno.


Si temono 100mila contagi da Covid al giorno nel Regno Unito in inverno. Spunta una nuova mutazione denominata ‘AY.4.2’

articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2021/10/19/picco-di-morti-in-gb.-spunta-una-nuova-mutazione-denominata-ay.4.2_f92a3e70-ae7d-40a5-830c-e48e325a80e5.html

La variante individuata in Italia, Gb e Israele. Potrebbe essere più contagiosa della Delta

E’ presente anche in Italia, con soli 9 casi identificati fra settembre e ottobre, la nuova variante AY.4.2, derivata dalla Delta e indicata con la sigla B.1.617.2.4.2. Lo indicano delle sequenze genetiche contenute dalla banca dati internazionale Gisaid, analizzate dagli esperti del Ceinge-Biotecnologie avanzate di Napoli.

Complessivamente sono state finora depositate 1.860 sequenze della variante AY.4.2. Di queste, la maggior parte proviene dalla Gran Bretagna e le rimanenti sono distribuite, anche se con piccoli numeri, in una decina di Paesi europei fra i quali l’Italia. “E’ un possibile esempio, ma va dimostrato, di come il virus AY.4.2. provi a sfuggire ai vaccini con tutto il suo carico mutazionale“, osserva il genetista Massimo Zollo, dell’Università Federico II di Napoli e coordinatore della Task force Covid-19 del Ceinge. “Se l’ipotesi dovesse essere confermata, la situazione epidemiologica potrebbe peggiorare nel caso in cui dovesse restare ancore elevato il numero delle persone non vaccinate. Potrebbero essere colpite anche le persone già vaccinate con una risposta anticorplae bassa o assente“.

Risalgono vicino a 50.000 i contagi giornalieri da Covid nel Regno Unito (oltre 40.000 per l’ottavo giorno di fila), che toccano oggi quota 49.139, appena una ventina meno del numero registrato due giorni fa, record da metà luglio. Ancora sotto il livello di guardia, invece, ma in leggero aumento fin a quasi 7.900, il totale dei ricoveri in ospedale: frenato apparentemente dai vaccini, somministrati in doppia dose a circa l’80% della popolazione. Mentre i morti, appesantiti il martedì e il mercoledì dal consueto recupero statistico relativo al weekend, ridiscendono rispetto ai 223 di ieri, picco da marzo, ma restano 179.

In Gb aleggia l’ombra della sotto-variante del coronavirus, la ‘AY.4.2’, indicata dagli specialisti britannici come potenzialmente più trasmissibile di un ulteriore 10%, sebbene apparentemente non destinata al momento a prevalere sul ceppo d’origine. Mentre il trend di un nuovo incremento di contagi legato all’avvicinarsi della stagione invernale inizia a far capolino pure in altri Paesi europei – protetti sulla carta da qualche cautela in più rispetto al Regno Unito – come la Francia dove il governo ha ammesso che l’epidemia ha ripreso a “guadagnare terreno“. Ancor più seria la situazione nell’est, dove molti Paesi sono alle prese con un numero di nuovi contagi ai massimi da mesi e, in alcuni casi, anche record di decessi. Con la Lettonia costretta a tornare in lockdown e sotto coprifuoco fino al 15 novembre.  continua a leggere

Green pass: assalto al pronto soccorso, il caos scatenato dal rifiuto del tampone


articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2021/10/10/green-pass-assalto-al-pronto-soccorso-a-roma-4-feriti_5f0978e9-2e6a-43de-841a-41051329e160.html

Al policlinico Umberto I, 4 i feriti. Speranza: “Altro atto di squadrismo”. Alessio D’Amato: “Un fatto gravissimo”. Anelli presidente Ordine dei medici: “Attacco alla professione, clima inaccettabile”

Una trentina di manifestanti ha assaltato nella notte il pronto soccorso del Policlinico Umberto I di Roma dove era stato ricoverato uno dei partecipanti alla protesta contro il green pass, sfondando la porta di ingresso. “La situazione è tornata alla normalità dopo alcune ore con l’intervento delle forze di polizia – spiega l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato, sul posto per un sopralluogo – Ci sono 4 feriti, due tra le forze dell’ordine e due operatori sanitari“.

Il caos sarebbe scoppiato quando il manifestante ricoverato avrebbe rifiutato di sottoporsi al tampone anti-covid al pronto soccorso del policlinico Umberto I assaltato nella notte. A quanto reso noto dalla Questura, arrivato in ospedale “il manifestante no vax si è rifiutato con modi violenti di essere sottoposto al triage e alle misure previste per il contenimento del Covid -19“. E’ stato posto in isolamento, in quanto persona non vaccinata “Nel frattempo – prosegue la Questura – all’esterno dell’ospedale si sono adunati alcuni parenti e amici, i quali hanno iniziato ad inveire verbalmente contro il personale sanitario, aizzati dallo stesso manifestante

Solidarietà ai medici, infermieri e operatori sanitari del pronto soccorso dell’Umberto I di Roma vittime di un vile attacco avvenuto questa notte. Un altro atto di squadrismo ai danni di chi tutti i giorni lavora per tutelare la salute delle persone. Piena fiducia nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine affinché individuino al più presto i responsabili“. Lo afferma il Ministro della Salute, Roberto Speranza, commentando l’aggressione al pronto soccorso dell’Umberto I di Roma dopo le manifestazioni ‘No Green pass‘.

E’ un fatto gravissimo quello che è accaduto nella notte al pronto soccorso dell’Umberto I“. A dirlo l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato, andato sul posto per un sopralluogo. “Non è tollerabile che vengano aggrediti degli operatori sanitari – aggiunge -. Bisogna fermare il clima d’odio, questa escalation di violenza“. 

Una infermiera è stata colpita con una bottigliata in testa durante l’assalto avvenuto nella notte al pronto soccorso dell’Umberto I di Roma. A riferirlo all’ANSA l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato. “E’ stata colpita durante la colluttazione e poi refertata con alcuni giorni– spiega D’Amato – l’assalto è scattato perché uno dei fermati, un uomo proveniente dalla Sicilia, era stato ricoverato in ospedale. Probabilmente nel tentativo di liberarlo“. L’assessore spiega che ci sono stati dei danni: “E’ stata forzata la porta d’ingresso, sono state divelte barelle e gli operatori si sono barricato dentro. I facinorosi sono però riusciti ad entrare nell’area rossa del pronto soccorso“.

Sta montando un clima che non può essere accettato in nessuna maniera, un attacco alla democrazia e anche a coloro come i medici che garantiscono il diritto alla salute. Ci sentiamo sotto attacco perché siamo coloro che credono nei vaccini come strumento che nel tempo ha evitato milioni di morti e oggi pensano sia lo strumento per uscire dalla pandemia“. Così all’ANSA il presidente Fnomceo, Filippo Anelli,sull’assalto al Pronto soccorso a Roma. “Chi non crede ai vaccini ha la libertà di non farlo ma lasciate stare i medici che hanno già pagato un prezzo molto alto con 364 morti“.Ora, rigore con la legge sulla sicurezza dei sanitari.

I vaccini e la terza dose, cosa c’è da sapere. Chi la deve fare? Ci sono dosi a sufficienza?


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/10/09/news/domande_terza_dose-321535566/?ref=RHTP-VS-I287621970-P12-S7-T1

Domande e risposte dopo il via libera del ministero della Salute agli over 60

A chi è destinata la terza dose? – Il ministero alla Salute e l’Aifa l’hanno prima indicata per chi ha problemi al sistema immunitario per chi ha più di 80 anni, per gli ospiti delle Rsa e per il personale sanitario over 60, a rischio perché fragile o perché esposto al rischio dell’infezione. Da ieri sera a queste categorie sono stati aggiunti tutti gli over 60, cioè circa 12 milioni di persone, nonché tutti gli altamente vulnerabili, cioè le persone colpite da malattie come il diabete, la sclerosi multipla, lo scompenso cardiaco e altre ancora.

Quanti cittadini italiani riguarda? – Le persone di più di 60 anni già vaccinate in Italia sono 16,5 milioni. A queste vanno aggiunti fragili e operatori sanitari più giovani, quindi si sale a circa 20 milioni.

Ci sono abbastanza vaccini disponibili per fare la terza dose a tutti? – Sì, al momento le Regioni ne hanno da parte una quantità importante, circa 13,5 milioni di dosi, ma ci saranno altre consegne.

Quando va fatta la terza dose? – Per chi ha problemi al sistema immunitario, come i trapiantanti, almeno 28 giorni dopo la seconda. Per tutti gli altri invece devono passare almeno 6 mesi dal completamento del primo ciclo di vaccinazione, cioè dal richiamo o dall’unica dose se si tratta di Johnson&Johnson. Per questo motivo soprattutto per quanto riguarda gli over 60, che hanno fatto il richiamo da maggio-giugno in poi, si dovrà aspettare dicembre.

Dove viene somministrata? – Le Regioni stanno dismettendo gli hub perché la domanda è calata. Il commissario per l’emergenza, generale Francesco Figliuolo, ha detto che si continueranno ad utilizzare queste strutture e i centri vaccinali. In generale tutte le amministrazioni stanno rivedendo l’offerta e coinvolgendo anche i medici di famiglia e le farmacie, dove ci si potrà rivolgere per avere la nuova somministrazione. I fragili e gli immunodepressi saranno invece chiamati dai centri che li seguono.

Sarà obbligatoria? – No, non ci sono previsioni in questo senso, nemmeno per il personale sanitario, cioè l’unica categoria per la quale era scattato l’obbligo di fare le prime due dosi.

Che tipo di vaccino si userà? – Al momento è autorizzato solo quello di Pfizer, ma la settimana prossima Ema dovrebbe dare anche il via libera a quello di Moderna. Siccome la maggior parte dei sessantenni e settantenni hanno fatto le prime due dosi con AstraZeneca, per loro si tratterà di una vaccinazione “eterologa”, già autorizzata da mesi nel nostro Paese.

Darà diritto al Green Pass? – Ancora non ci sono disposizioni che lo prevedano. Va ricordato che al momento il certificato verde dura per un anno dopo la seconda dose, quindi teoricamente è valido anche per alcuni mesi successivi alla terza, se viene fatta poco dopo il limite dei sei mesi. Probabilmente il governo farà un atto specifico per prolungare la durata del documento.

Con la terza dose aumenta il rischio di effetti avversi? – L’immunologo dell’Università di Modena e Reggio-Emilia Andrea Cossarizza ha spiegato che “gli effetti collaterali sono sempre gli stessi. Gli israeliani che hanno fatto svariate milioni di somministrazioni non ne hanno visti in più rispetto a quelli registrati con le prime dosi. Non si può negare che tra i giovani ci siano casi molto rari, circa 1 su 100mila, di miocardite che comunque si risolve sempre in modo favorevole, ma per l’appunto non riguardano le categorie alle quali stiamo facendo la terza dose in questo momento“.

In quanti l’hanno fatta fino ad ora? – Al momento sono state coinvolte meno di 230mila persone, prevalentemente pazienti immunodepressi. Proprio in questi giorni le Regioni stano avviando la campagna tra gli utra ottantenni e il personale sanitario

Green pass, le nuove regole dal 1 settembre


Il Sole 24 ORE Certificazione obbligatoria per scuola, trasporti e universita

I punti chiave

  1. Le misure di sistema, dai tavoli prefettizi all’aumento delle corse negli orri di punta
  2. Sugli aerei con il green pass
  3. Green pass su navi e traghetti, escluso lo Stretto di Messina
  4. Riempimento all’80% di bus, tram e metro
  5. Mascherina su funivie, seggiovie e cabinovie
  6. Green pass sui treni dell’alta velocità e Intercity
  7. Pass sui bus a lunga percorrenza
  8. In taxi divisori e posti ridotti

Sugli autobus urbani senza green pass, che serve invece per salire a bordo dei bus interregionali a lunga percorrenza. Sui treni alta velocità e Intercity serve il certificato verde, che non viene richiesto sui treni ordinari dalle linee guida del governo, concordate con regioni, province autonome, Anci e Upi. Senza pass su funivie, seggiovie e cabinovie.

Sono le linee guida pubblicate sul sito del ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, la base per la predisposizione dei piani di potenziamento dei trasporti che regioni e province autonome dovranno inviare al ministero entro il 2 settembre. Ci sono misure di sistema valide per tutto il trasporto e regole da applicare ai singoli settori.

Ecco le novità individuate per i trasporti, in vigore dal 1° settembre e fino al 31 dicembre, data nel quale cessa lo stato di emergenza legato all’emergenza Covid-19.

1 – Le misure di sistema, dai tavoli prefettizi all’aumento delle corse negli orari di punta – Fondamentale l’orario di lavoro e l’ingresso in classe per prevenire gli assembramenti. Importante sarà l’attività dei tavoli prefettizi, istituiti per raccordare gli orari di inizio e termine delle attività didattiche e gli orari dei servizi di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano. Essenziale anche il potenziamento delle corse dei mezzi di trasporto, soprattutto nelle ore di punta.

Grande attenzione a sanificazione e igienizzazione dei mezzi di trasporto. Prevista la diffusione dei dispenser con i disinfettanti per l’igienizzazione delle mani. Conta anche la responsabilità individuale degli utenti dei servizi per prevenire comportamenti che possono aumentare i contagi.

Obbligatorio l’uso della mascherina a bordo, incentivazione della vendita telematica di biglietti.

2 – Sugli aerei con il green pass – Dal 1° settembre e fino al 31 dicembre per salire sugli aerei è necessario il green pass. La disposizione non si applica a chi è escluso per età dalla campagna vaccinale o per esonero sulla base di certificazione medica.

Negli aeroporti separazione dei percorsi di entrata e di uscita, sensi unici all’interno dello scalo e nei percorsi fino ai gate, misure per garantire il distanziamento ed evitare assembramenti. Misurazione della temperatura con termocamere o termometri a infrarossi senza contatto. Non è consentito l’accesso ai passeggeri con temperatura superiore a 37.5° C. Negli spazi al chiuso obbligo di mascherina. Nel trasporto sui bus navetta capienza all’80%.

Le linee guida invitano a utilizzare per le operazioni di imbarco e sbarco soprattutto i finger. Nelle operazioni di imbarco necessario evitare assembramenti: previsto il rispetto di almeno un metro di distanza. La mascherina chirurgica deve essere cambiata ogni quattro ore.

Oltre al green pass serve anche una autocertificazione che attesti di non aver avuto contatti con persone affette da Covid-19 «negli ultimi due giorni dell’insorgenza dei sintomi e fino a 14 giorni dopo l’insorgenza dei medesimi; il termine di 14 giorni è ridotto a 7 nel caso di viaggiatori vaccinati».

Gli indumenti personali dovranno essere collocati nelle cappelliere, custoditi in contenitori monouso.

3 – Green pass su navi e traghetti, escluso lo Stretto di Messina – Dal 1° settembre e fino al 31 dicembre 2021 l’accesso alle navi e traghetti adibiti a servizio di trasporto interregionale è consentito fino all’80% della capienza. Sono esclusi i traghetti impiegati per i collegamenti marittimi nello Stretto di Messina, ai quali si applicano le prescrizioni previste per il collegamento da e per le isole minori.

Il green pass non è chiesto a chi è escluso per età dalla campagna vaccinale o è esonerato.

A bordo previsto il rispetto del distanziamento, l’uso della mascherina obbligatorio negli spazi al chiuso. Rafforzamento dei servizi di pulizia e disinfezione a bordo. Si chiede di evitare il più possibile i contatti fra passeggeri e personale di bordo.

4 – Riempimento all’80% di bus, tram e metroIn zona bianca o gialla riempimento all’80% di bus, tram e metro. Deve essere costante il ricambio dell’aria grazie all’apertura dei finestrini o tramite altre prese di aria naturale. Sui tram di vecchia generazione finestrini aperti.

A bordo si sale con la mascherina, con flussi di salita e discesa separati. Previsto l’uso di telecamere per monitorare i flussi ed evitare assembramenti. Se possibile vendita di biglietti con apparecchi self-service, contrassegnando con adesivi le distanze di sicurezza.

5 – Mascherina su funivie, seggiovie e cabinovie – Regole precise anche per funivie, seggiovie e cabinovie dei comprensori sciistici, per le quali non è previsto l’uso del green pass. Per le seggiovie, capacità di riempimento del 100% della capienza del veicolo con uso obbligatorio di mascherina. La portata
è ridotta al 50% se le seggiovie vengono utilizzate con la chiusura delle cupole paravento.

Per le cabinovie, capacità di riempimento non superiore al 50% della capienza massima e uso obbligatorio di mascherina. In funivia capacità di riempimento non superiore al 50% della capienza massima e uso obbligatorio della mascherina. Non sono previste limitazioni per le sciovie e i tappeti di risalita.

6 – Green pass sui treni dell’alta velocità e Intercity – Dal 1° settembre serve il green pass per salire a bordo dei treni Intercity, Intercity notte e alta velocità. Già all’atto della prenotazione il passeggero deve dichiarare di avere il green pass. Si dovrà anche presentare una autocertificazione sottoscrivendo di non aver avuto contatti con malati Covid, impegnandosi a comunicare l’eventuale insorgenza di sintomi Covid. Capacità di riempimento all’80% della capienza massima.

Fra le misure supplementari prevista l’informazione alla clientela tramite i canali di comunicazione aziendali, dalle app, ai call center, ai siti web.

Nelle stazioni separazione delle porte di ingresso e uscita, percorsi a senso unico, misure per evitare gli affollamenti sulle banchine, mascherina per chiunque si trovi all’interno della stazione ferroviaria.

7 – Pass sui bus a lunga percorrenza – Sui bus a lunga percorrenza che collegano almeno due regioni, con itinerari, orari, frequenze e prezzi prestabiliti, serve il green pass. Identica situazione per gli autobus abibiti a servizi di noleggio con conducente (ad esclusione di quelli impiegati in servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale e regionale). Obbligo di misurazione della temperatura che deve essere inferiore a 37.5° C.

Serve anche l’autocertificazione di non aver avuto contatti con malati Covid. Impegno sulla comunicazione dell’insorgenza di sintomi Covid per l’eventuale tracciamento. Mascherina a bordo, utilizzabile massimo per quattro ore.

8 – In taxi divisori e posti ridotti – Per i taxi e Ncc fino a 9 posti è raccomandato dotare le vetture di paratie divisorie tra le file di sedili. E il passeggero non può occupare il posto vicino al conducente.

Nelle vetture omologate per il trasporto fino a 5 persone non potranno essere trasportati sul sedile posteriore più di due passeggeri, mentre in quelle omologate per il trasporto di sei o più persone non più di due passeggeri per ogni fila di sedili.

Per i servizi taxi e Ncc di navigazione fino ai 20 posti il personale a bordo dovrà far rispettare regole precise: tre persone nella panca di poppa all’aperto, il 50% dei posti disponibili nella cabina centrale (disposti in modo sfalsato), due persone a prua (di cui uno il conducente).

Le limitazioni non si applicano nel caso di persone che vivono nella stessa casa, tra i congiunti e le persone che intrattengono rapporti interpersonali stabili, come coniuge, parenti e affini in linea retta e collaterale non conviventi, ma con stabile frequentazione. O persone che condividono abitualmente gli stessi luoghi. La sussistenza di queste caratteristiche può essere sempre autocertificata dall’interessato.

Green pass, via libera a più controllori nella scuola

articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2021/08/31/green-pass-sindacati-contrari-a-blocco-dei-treni-si-a-vaccini_6f145551-f5f9-492f-bebb-52720de9b1b9.html

Garante, ok modalità verifica del green pass nelle scuole

In attesa della Super-app per verificare il Green pass del personale della scuola, il ministero dell’Istruzione dà via libera a procedure semplificate a partire da domani, quando il certificato verde sarà obbligatorio per entrare nelle aule.

Gli istituti, infatti, potranno ‘ricorrere all’opera contestuale di più soggetti verificatori, ciascuno delegato all’utilizzo della app Verifica C19’, quella già scaricabile da tutti e in uso a ristoranti, locali, musei dove il pass è già obbligatorio. Gli istituti, spiega ancora la circolare, ‘quando è opportuno e possibile potranno individuare ingressi diversi, per evitare assembramenti del personale’.

Il Garante per la Privacy ha dato via libera, intanto, alla Super App della scuola a partire da quando sarà utilizzabile. 

Controlli rafforzati e allerta massima per possibili blitz. Domani l’obbligo di Green pass per scuole, treni, aerei e bus a lunga percorrenza, e il Viminale alza il livello di attenzione e monitora anche gli scali aeroportuali per evitare che le proteste superino livelli di guardia.

Dal primo settembre, l’obbligo di Green pass – Ecco cosa cambia

Dal primo settembre, dunque, si allarga l’obbligo del certificato verde.

Dopo ristoranti, piscine, palestre, cinema, stadi e teatri, da mercoledì sarà necessario utilizzare il ‘pass‘ per entrare negli istituti scolastici ma anche per viaggiare. Il popolo del “no” è in fermento da giorni, pronto a manifestare. La minaccia è il blocco della circolazione ferroviaria. Via social in molti si stanno dando appuntamento: 54 le città in cui sono previste iniziative contro il passaporto vaccinale. Nelle chat, sui Facebook e Instagram sono stati pubblicati dei volantini siglati “Basta dittatura“. “Non ci fanno partire con il treno senza il passaporto schiavitù? Allora non partirà nessuno“, il messaggio minaccioso che corre sulla rete. I manifestanti si sono dati appuntamento alle 14:30 in molte stazioni per una iniziativa, che a loro dire, dovrebbe concludersi in serata in modo “pacifico“.

Intanto sul fronte proteste, unitariamente Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti, affermano: Diciamo no alle minacce di bloccare i treni domani, 1 settembre, nelle maggiori stazioni italiane” e sottolineano che “auspichiamo un doveroso ripensamento da parte dei promotori della protesta” dei no green pass.

I rischi connessi sono evidenti e serve un piano di sicurezza per tutelare lavoratori e utenti“, aggiungono i sindacati dei trasporti sottolineando di “sostenere la campagna vaccinale tanto per i lavoratori che per gli utenti del servizio pubblico“.

La giornalista Rai Antonella Alba è stata aggredita dai «no Green pass» a Roma: «Sei una terrorista» – Giornalista di Repubblica aggredito


articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_agosto_29/corteo-no-green-pass-roma-aggredita-l-inviata-rai-antonella-alba-sei-terrorista-6fa0f6ca-08ce-11ec-92ce-f1aac6dc2317.shtml

La giornalista è stata ferita mentre cercava di documentare la manifestazione. In piazza c’erano anche esponenti di Forza Nuova. Il cdr di Rainew24: «Fatto gravissimo»

Antonella Alba

Una giornalista di Rainews24, Antonella Alba, è stata aggredita e ferita ieri sera durante la manifestazione «No-Vax» contro il green pass a Roma. È stata la stessa giornalista a sintetizzare (e a mostrare) con un twitter l’accaduto: «Questo è in parte quello che ho cercato di documentare ieri sera col mio telefonino in mezzo alla manifestazione #NoGreenPass a Roma, prima che mi fosse tolto dalle mani e che fossi minacciata e ferita. Vogliono libertà ma ho trovato solo molta rabbia e troppa violenza».

La nota del cdr – Alla manifestazione erano presenti esponenti di Forza Nuova, con il leader romano Giuliano Castellino che incitava i partecipanti dalla macchina con un megafono. Alcuni di loro avrebbero risposto «Giornalista terrorista» alla domanda sul perché stessero partecipando al corteo. Poi nel tentativo di strapparle il telefonino le hanno causato le ferite. In una nota il cdr del Rainews24 ha espresso tutto il suo sdegno: «L’episodio non ha avuto peggiori conseguenze grazie alla presenza delle Forze dell’Ordine prontamente intervenute. È grave che una giornalista sia aggredita da coloro che usano come slogan “Libertà, Libertà”. Sosterremo Antonella Alba in ogni sede per difendere il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini ad essere informati».

Le tensioni – Le tensioni tra manifestanti e forze dell’ordine ci sono state nel pomeriggio di sabato a piazza del Popolo, al centro di Roma, durante la protesta contro il green pass. Quando i manifestanti hanno tentato di partire in corteo verso Montecitorio e palazzo Chigi, sono stati respinti da polizia e carabinieri. Dopo una trattativa il corteo è stato autorizzato a muoversi verso via Flaminia, in direzione Rai. Durante il percorso hanno acceso fumogeni. Alcuni sono riusciti a raggiungere la sede della Rai mentre altri si sono fermati all’altezza di piazza delle Belle Arti.

Le reazioni – Immediate le reazioni di condanna dell’aggressione. Solidarietà alla giornalista è stata espressa dall’attore Andrea Purgatori e dal conduttore televisivo Andrea Vianello che su twitter ha scritto: «La nostra Antonella, aggredita e strattonata per prenderle il cellulare, graffiata, insultata nella manifestazione no vax di ieri sera a Roma. Motivi: aveva la mascherina e faceva domande. Sciagurati e fascisti». Reazioni anche dal mondo della politica. Hanno parlato di «aggressione vergognosa» i parlamentari del MoVimento 5 Stelle in Commissione di Vigilanza Rai, che in una nota hanno aggiunto: «Assistiamo ad episodi di violenza da parte chi sostiene di manifestare in nome di libertà e democrazia. È inaccettabile». Su Twitter Andrea Romano, deputato Pd e membro della Commissione di Vigilanza Rai, ha definito gravissima «l’ennesima aggressione NoVax contro la libera stampa, in questo caso contro una giornalista del Servizio Pubblico Radiotelevisivo».

Giornalista di Repubblica aggredito alla manifestazione no-pass della scuola a Roma

articolo: https://roma.repubblica.it/cronaca/2021/08/30/news/giornalista_di_repubblica_aggredito_alla_manifestazione_no-pass_della_scuola-315868782/?ref=RHTP-BH-I315111016-P1-S1-T1

Un manifestante contro il nostro videogiornalista: “Mi ha detto ‘ti taglio la gola’ e poi mi ha colpito con 4-5 cazzotti”. Gli altri manifestanti si sono dissociati dalla violenza

Aggredito e minacciato di morte (“ti taglio la gola se non te ne vai“) da uno dei manifestanti contro il green pass del comparto scuola, che protestavano davanti al ministero dell’Istruzione. Francesco Giovannetti, videogiornalista di Repubblica e del gruppo Gedi, ha subito l’attacco di un violento. “Mi ha colpito alla faccia con 4-5 cazzotti – racconta – dopo avermi minacciato. Non mi lasciava andare, ma per fortuna erano presenti adegli genti della polizia che sono intervenuti“.

Ero lì da cinque minuti – riprende il racconto Giovannetti – ho chiesto a un gruppetto di persone se avevano voglia di parlare, di rispondere a delle domande. Mi hanno chiesto per chi scrivessi e hanno iniziato a criticare Repubblica, ma in maniera civile. Solo che poi quest’uomo, non so chi fosse o che ruolo avesse, si è girato, ha mimato il gesto di sgozzarmi, ha detto “ti taglio la gola se non te ne vai” e quando gli ho chiesto se stesse minacciando mi ha aggredito e colpito“.

Il gruppo di manifestanti presenti si sono dissociati dall’aggressione e hanno chiesto scusa a Giovannetti, che è stato portato in ambulanza in ospedale.

Covid, la Danimarca elimina tutte le restrizioni dal 10 settembre


articolo: https://www.corriere.it/esteri/21_agosto_28/covid-danimarca-elimina-tutte-restrizioni-10-settembre-7b8aeb40-07dd-11ec-9882-e2d35c23a063.shtml?cmpid=tbd_a4e0eacaXC&fbclid=IwAR2PvnifAKAESPohKZpi_HhXm84ctxEBMDVDjZhwqmNma8Y2u4l7iqLaCLI

In Danimarca vaccinati 7 cittadini su 10: eliminato anche il green pass. «Il virus ora non è più una minaccia critica per la società», ha detto il ministro della Salute. Restano solo le limitazioni per i viaggi dall’estero almeno fino a ottobre

La Danimarca eliminerà tutte le restrizioni dovute al coronavirus a partire dal 10 settembre. Lo ha dichiarato venerdì il ministro della Salute Magnus Heunicke specificando che, grazie all’alto tasso di vaccinazione nel Paese, il virus «non è più una minaccia critica per la società». L’epidemia «è sotto controllo, abbiamo livelli record di vaccinazione», ha chiarito il ministro Heunicke. «È per questo che possiamo eliminare tutte le regole speciali che avevamo introdotto per combattere il Covid-19». Il ministro della Salute ha tuttavia specificato che, anche se la Danimarca «si trova al momento in una buona posizione», non significa che l’emergenza sanitaria sia finita: il governo non esiterà ad «agire velocemente se la pandemia dovesse minacciare di nuovo il funzionamento essenziale della società».

Secondo le statistiche di Our World in Datala Danimarca ha il terzo tasso di vaccinazione più alto d’Europa: il 71 per cento della popolazione ha ricevuto due dosi, mentre a Malta la percentuale sale all’80 e in Portogallo al 73. In Italia il 62,8 per cento della popolazione ha completato il ciclo vaccinale, mentre l’8,3 è in attesa della seconda dose. La media settimanale dei contagi in Danimarca è di 167 ogni milione di abitanti, leggermente superiore alla media europa di 149. Il Paese era stato fra i primi in Europa a introdurre le restrizioni a marzo dello scorso anno, chiudendo le scuole e i servizi non essenziali. Era stato anche fra i primi ad allentare le norme, introducendo un passaporto vaccinale il 21 aprile di quest’anno: il certificato verde era già stato parzialmente eliminato a partire dal 1° agosto, e dal 10 settembre non sarà più necessario. Resteranno invece almeno fino a ottobre le limitazioni ai viaggi in Danimarca

Sicilia in giallo dal 30 agosto. Sardegna a forte rischio ma per ora resta bianca


articolo: https://www.ilsole24ore.com/art/sicilia-passa-giallo-30-agosto-sardegna-e-calabria-rischio-ma-ora-restano-bianche-AEJXgWe

Il monitoraggio di venerdì 24 agosto (26 agosto) certificherà in Sicilia il superamento di entrambi i parametri relativi ai ricoveri con il 12,1% in terapia intensiva (la soglia è il 10%) e il 19,4% negli altri reparti (il limite è il 15%)

I punti chiave

La Sicilia da lunedì 30 agosto passa in zona gialla. E questa volta non ci dovrebbero essere chance per “salvarsi” in extremis come la settimana scorsa. Il monitoraggio settimanale dell’Iss sulla base del quale la cabina di regia venerdì 27 agosto deciderà sui cambi di colore delle regioni prenderà infatti in considerazione i dati sui ricoveri registrati martedì 24 agosto (oggi, ndr). E nella giornata odierna la Sicilia (ben oltre la soglia di 50 contagi settimanali ogni 100mila abitanti: siamo a 197) supera entrambi i parametri relativi alle ospedalizzazioni. Siamo al 12,1% di pazienti Covid (102 persone, rispetto alle 88 di lunedì) ricoverati in terapia intensiva (la soglia è 10 per cento). E al 19,4% nei reparti ordinari (740 persone) rispetto a una soglia limite del 15 per cento.

Ancora in fascia bianca Sardegna e Calabria – A un passo dal giallo anche la Sardegna, che non solo ha superato il parametro delle rianimazioni occupate (11,2%) ma è salita 14% di ospedalizzazioni negli altri reparti. E per un soffio resta bianca. Rischia anche la Calabria: è al 15,2% di ricoveri in area medica non critica ma è al 6% per quanto riguarda le terapie intensive.

Le differenze tra zona bianca e gialla – Va chiarito peraltro che il passaggio in zona gialla rappresenterebbe un colpo per il turismo soprattutto in termini di immagine, perché non implicherebbe nuove chiusure. In fascia gialla infatti non ci sono molte restrizioni in più rispetto alla fascia bianca. Le principali sono l’obbligo di mascherina sempre all’aperto, il limite di quattro persone al tavolo nei ristoranti, salvo che siano tutte conviventi (anche se c’è chi sostiene che in realtà questa restrizione non sia più in vigore). E una minore capienza per spettacoli all’aperto e impianti sportivi. In zona bianca infatti non c’è un limite numerico per concerti, cinema, spettacoli teatrali o stadi. Basta che la capienza non sia superiore al 50% di quella massima autorizzata all’aperto e al 25% al chiuso. In zona gialla invece c’è limite fisso. Massimo 2.500 all’aperto e 1.000 al chiuso. Significa che in zona bianca in uno stadio da 60mila persone ne possono entrare 30mila. In zona gialla solo 2.500.

Green pass obbligatorio – In entrambe le zone però non ci sono limiti orari agli spostamenti. Le attività sono tutte aperte (a parte le discoteche). Ma serve il green pass per partecipare a feste di nozze, entrare nelle residenze per anziani e accedere alle sale d’attesa dei pronto soccorso e nei reparti ospedalieri. Ma anche per eventi sportivi, fiere, congressi, musei, parchi tematici e di divertimento, centri termali, sale bingo e casinò, teatri, cinema, concerti, concorsi pubblici. Oltre che per sedersi ai tavoli al chiuso di bar e ristoranti. E per entrare in piscine, palestre e centri benessere, limitatamente alle attività al chiuso.

Il nodo dei posti letto considerati in rianimazione – In base al decreto del 23 luglio 2021(articolo 2, comma 2) le regioni sono tenute a comunicare alla cabina di regia i dati dei posti letto disponibili in terapia alla cabina di regia. Il Ministero della Salute ad inizio agosto ha completato la ricognizione. Da quanto accertato dal Sole 24 Ore i posti in Terapia intensiva comunicati dalla Regione Sicilia sono 840. Una cifra aggiornabile solo con cadenza mensile «sulla base di posti letto aggiuntivi», a patto però che questi «non incidano su quelli già esistenti e destinati ad altre attività. In altre parole, ai nuovi letti dovrebbero corrispondere medici e infermieri in più, non sottratti ad altri reparti o ai posti letto già allestiti

Vaccini, J&J: con richiamo aumento rapido e robusto degli anticorpi – Bloccate dal Giappone 1,6 milioni di dosi di vaccino Moderna


articolo: https://www.ilsole24ore.com/art/coronavirus-ultime-notizie-AEBKQre#U1629968264729

Johnson & Johnson, in previsione della potenziale necessità di richiami, ha condotto uno studio di Fase 1/2a e uno studio di Fase 2 su individui che avevano in precedenza ricevuto il suo vaccino. I dati ad interim di questi studi dimostrano che una dose di richiamo del vaccino di Johnson & Johnson contro il Covid-19 ha generato un aumento rapido e robusto degli anticorpi, nove volte superiore rispetto a 28 giorni dopo la vaccinazione primaria a dose singola. Aumenti significativi nelle risposte degli anticorpi sono stati osservati nei partecipanti di età compresa tra 18 e 55 anni, e in quelli di età pari o superiore a 65 anni che hanno ricevuto una dose di richiamo ridotta. I riassunti dello studio sono stati presentati a medRxiv il 24 agosto. È quanto si legge in una nota dell’azienda farmaceuti.

Bloccate dal Giappone 1,6 milioni di dosi di vaccino Moderna: “Fiale contaminate”

articolo: https://www.repubblica.it/esteri/2021/08/26/news/bloccate_dal_giappone_1_6_milioni_di_dosi_di_vaccino_moderna_contaminate_-315327430/?ref=RHTP-VS-I270681069-P17-S4-T1

Lo stock fermato è stato prodotto in Spagna. La sospensione dell’uso del vaccino inizia oggi. Richiesta un’indagine urgente

Tokyo, 26 agosto 2021

Dopo le segnalazioni di contaminazione in diversi lotti di vaccino Moderna il Giappone ha bloccato l’uso di 1,63 milioni di dosi. Lo hanno reso noto il produttore di farmaci Takeda e il ministero della Salute. Takeda, responsabile delle vendite e della distribuzione di Moderna in Giappone, ha affermato di aver “ricevuto segnalazioni da diversi centri di vaccinazione secondo cui sono state trovate sostanze estranee all’interno di fiale non aperte di lotti specifici”. La partita sotto indagine è stata prodotta in Spagna.

“Inoltre – ha poi spiegato il distrubutore giapponese – previa consultazione con il ministero della salute, abbiamo deciso di sospendere l’uso del vaccino dal lotto dal 26 agosto”. L’azienda ha dichiarato di aver informato Moderna e di aver “richiesto un’indagine urgente”. L’azienda farmaceutica per ora non ha ancora risposto alla richiesta di commento sulla vicenda. Takeda non ha fornito dettagli sulla natura della contaminazione, ma ha affermato di non aver ricevuto finora alcuna segnalazione di problemi di salute derivanti dalle dosi interessate.

Il ministero della Salute giapponese ha affermato che lavorerà con Takeda per garantire dosi alternative per evitare l’interruzione del programma di vaccini del paese, che è aumentato dopo un avvio a rilento. Circa il 43% della popolazione giapponese attualmente ha completato il ciclo vaccinale, ma il Paese sta combattendo un’ondata record di casi di virus a causa della variante Delta. Circa 15.500 persone sono morte di Covid-19 nel paese durante la pandemia e gran parte del Giappone è soggetta a restrizioni legate al virus.

La Corte europea respinge il ricorso contro l’obbligo vaccinale presentato da 672 vigili del fuoco francesi


articolo: https://www.lastampa.it/esteri/2021/08/25/news/la-corte-europea-respinge-il-ricorso-contro-l-obbligo-vaccinale-presentato-da-672-vigili-del-fuoco-1.40632260#:~:text=La%20Corte%20europea%20respinge%20il%20ricorso%20contro%20l%E2%80%99obbligo%20vaccinale%20presentato%20da%20672%20vigili%20del%20fuoco%20francesi

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto la richiesta di ricorso contro l’obbligo vaccinale presentata da 672 vigili del fuoco, professionisti e volontari, francesi. La legge del 5 agosto sulla gestione della crisi sanitaria impone infatti loro l’obbligo di vaccinarsi.

I vigili del fuoco avevano chiesto, facendo affidamento sugli articoli che parlano di diritto alla vita e diritto al rispetto della vita privata e famigliare, di sospendere l’obbligo di vaccinazione e le disposizioni che vietano l’esercizio della loro attività per chi non adempie all’obbligo vaccinale.

Pistoia: cinque pazienti contagiati in corsia, il Covid l’ha portato l’infermiera non vaccinata


articolo: https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/21_agosto_20/pistoia-cinque-pazienti-contagiati-corsia-covid-l-ha-portato-l-infermiera-non-vaccinata-1c626488-0182-11ec-bc7e-4a077250f551.shtml

È solo l’ultimo caso di sanitari no vax che contribuiscono alla diffusione del virus. Nell’Asl Centro 3.700 gli operatori non in regola

Un’infermiera non vaccinata contagia cinque pazienti del reparto di chirurgia dell’ospedale San Jacopo di Pistoia. È solo l’ultimo caso di sanitari no vax che contribuiscono alla diffusione dell’epidemia tra le persone più fragili, i ricoverati negli ospedali. E mentre l’Asl Toscana Centro annuncia di aver avviato accertamenti sul caso, il dipartimento di Prevenzione continua a lavorare per censire tutti i casi di sanitari non vaccinati. Un lavoro che dovrebbe concludersi, per poi arrivare alle relative sospensioni, entro la fine di agosto: «Stiamo lavorando col massimo sforzo per riuscire a farcela entro il 31», dice il direttore Renzo Berti.

Erano 9.400 le persone nell’Asl Centro non in regola con la legge sull’obbligo vaccinale secondo i riscontri compiuti dalla Regione nelle settimane scorse. Quell’elenco è stato tuttavia sfrondato visto che circa 2.000 persone sono risultate già prenotate per la somministrazione della prima dose e altre 1.750 sono state riconosciute non dover ottemperare all’obbligo in quanto non strettamente sanitari (come ad esempio i giardinieri o i cuochi che lavorano negli ospedali). Ne sono rimaste quindi circa 5.650. L’Asl Centro ha così fatto partire 4.400 Pec e 1.250 raccomandate agli interessati. Per il momento sono arrivate 2.400 risposte alle Pec, con circa 1.900-2.000 persone che si sono messe in regola (si erano già vaccinate, hanno prenotato o hanno presentato un certificato medico valido che giustifichi la necessità di non vaccinarsi a causa di una patologia). Sono invece 400 le risposte arrivate alle raccomandate, ancora però da valutare. Ad oggi restano quindi, nella sola Asl Centro, circa 3.700 sanitari che non sono in regola o la cui posizione deve essere ancora verificata. continua a leggere

Terza dose del vaccino in Italia, la necessità di essere pragmatici


articolo: https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/21_agosto_19/terza-dose-vaccino-italia-covid-rezza-817204d0-003f-11ec-8344-5725a069e6ae.shtml?fbclid=IwAR0iDKzXNlTSF1UJl1gaD87Xvy1q_VYjLDkIKlkRy8Dbs8hYGoaw0PthSVM

La campagna vaccinale nel nostro Paese procede a passo spedito, e ormai sono state somministrate circa 74 milioni di dosi di vaccino. Quasi 35 milioni di italiani, ovvero oltre il 57% della popolazione , hanno completato il ciclo vaccinale. Siamo quindi sostanzialmente in linea con gli altri grandi paesi europei.

vaccini hanno dimostrato un’ottima efficacia
, nel mondo reale, nel controllo della malattia grave, riducendo il rischio di ospedalizzazione e decessi, rispettando quindi i dati più che confortanti derivati dagli studi sperimentali. Mentre si sta completando la campagna vaccinale di massa, ci si interroga però sulle prossime mosse e, in particolare, sulla necessità di somministrare una terza dose di richiamo a tutta o parte della popolazione.

Bene programmare gli eventuali richiami, da effettuare in maniera graduale, sulla base delle necessità e delle evidenze scientifiche. Intanto bisogna immunizzare più persone possibile per fare ritorno alla normalità e non intasare le strutture sanitarie

Le tre domande – Per sciogliere questo nodo è ora essenziale rispondere ad alcuni quesiti di tipo scientifico:
1) quanto dura l’immunità conferita dai vaccini;
2) quale ruolo giocano le varianti nel ridurre l’efficacia e la durata della protezione;
3) se sarà possibile raggiungere la cosiddetta immunità di gregge o di comunità.

Quanto dura la protezione data dal vaccino? – Al primo quesito non sappiamo ancora del tutto rispondere, visto che il follow-up delle persone vaccinate è ancora troppo breve. Sembra però che, anche se gli anticorpi neutralizzanti tendono a scendere nel corso del tempo, le risposte cellulari e la memoria dell’incontro con l’antigene virale persistano più a lungo di quanto si pensasse. Naturalmente, esiste una variabilità individuale e, soprattutto, persone immunodepresse potrebbero trovarsi per prime in difficoltà di fronte a un attacco virale.

Le varianti ci rendono più vulnerabili? – Il quesito relativo alle varianti è ancor più complesso. La variante beta (sudafricana) sembra essere la più resistente ai vaccini, ma per fortuna la sua circolazione da noi è estremamente limitata. Per quanto attiene alla variante delta (indiana), i vaccini conservano un’elevata efficacia nel proteggerci dalle forme gravi di malattia, ma non sempre sono in grado di evitare l’infezione. Ciò vuol dire che, in un certo numero di casi, il virus può continuare a circolare tra le persone vaccinate, pur non causando i danni gravi a cui ci aveva abituato in precedenza. Naturalmente, quanto esposto relativamente ai primi due quesiti ha delle ripercussioni sul terzo.

Serve una terza dose? – Considerato che è probabile che il virus continuerà a circolare, dobbiamo vaccinare il più possibile senza pensare al raggiungimento di un obiettivo ambizioso come quello dell’immunità di gregge, ma piuttosto per favorire un ritorno alla normalità, proteggendo la popolazione dalle conseguenze peggiori della malattia ed evitando la congestione delle strutture sanitarie. Quando poi avremo vaccinato gran parte della popolazione, continuando per un po’ a mantenere dei comportamenti prudenti, dovremmo vedere anche degli effetti sulla riduzione della circolazione del virus. Sulla terza dose, per ora, conviene astenersi dal solito dibattito fra pro e contro, iniziando a programmare gli eventuali richiami, da effettuare in maniera graduale, sulla base delle necessità e delle evidenze scientifiche.

Sicilia da zona gialla, Sardegna in bilico. Lombardia e Lazio in testa sui vaccini


articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_agosto_18/sicilia-numeri-zona-gialla-sardegna-bilico-lombardia-lazio-testa-vaccini-537b3ed2-ff9c-11eb-afac-f8935f82f718.shtml?fbclid=IwAR2luGbkFfn7zLcao4z58hvNv1oxKlxaMNyC_ixiZ8vrBRI2_rTCrIwGHLI

La Sicilia è la regione in cui la campagna vaccinale va più a rilento. Ieri in Italia 54 decessi e 5.273 contagi. Cala il tasso di positività

Il contagio è maggiore dove il numero di vaccinati è minore. Questo è molto vero in Sicilia, prima per contagi e terzultima, subito avanti alle province di Trento e Bolzano, per cittadini immunizzati: il 50,7% nella classifica guidata da Lazio e Lombardia. Meno vero per la Sardegna, che con il 54,5% di popolazione vaccinata precede Liguria e Veneto, ma ha un numero di positivi e di ricoverati più alto, al punto che la sua permanenza in zona bianca è a rischio. «I dati della Sardegna — spiega Fabio Ciciliano, membro del Cts — risentono di più dell’impatto dei molti turisti su un numero più basso di residenti, sui quali è tarato il sistema sanitario». E per migliorare i numeri, la Regione Sardegna annuncia una campagna di sensibilizzazione dedicata ai 12-19enni. Sono loro che stanno trainando la campagna di vaccinazione nel resto del Paese: il 66,1% degli italiani over 12 è completamente immunizzato. continua a leggere

I dati – In attesa di venerdì, quando la cabina di regia stabilirà se disporre il ritorno in zona gialla di alcune regioni, e, di conseguenza, le restrizioni, sono in lieve miglioramento i numeri relativi al contagio. Sono 5.273 i nuovi positivi e il rapporto tra tamponi e contagiati si dimezza: dal 4,9% al 2,2%. Per gli esperti è l’attesa inversione di tendenza: «Il plateau è stato raggiunto intorno a Ferragosto — calcola il direttore di Statistica medica del Campus Bio-Medico di Roma, Massimo Ciccozzi —, ora la curva ha cominciato lentamente a scendere». Alto, invece, il numero dei morti: 54. Per Ciccozzi, è un dato da approfondire. «Quel che sappiamo è che il 99% dei ricoverati in terapia intensiva, non è vaccinato».

Mantova, blitz vandalico nel centro per le vaccinazioni anti-Covid: sospetti sulla protesta No vax


articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/08/17/news/mantova_vandali_centro_vaccini_danni-314337860/

A Castiglione delle Stiviere distrutti i computer e rubati gli hard disk, che però non contenevano i dati dei vaccinati. Indagano i carabinieri: nessuna rivendicazione

Il blitz dei vandali ha fatto danni in un centro per le vaccinazioni anti-Covid in provincia di Mantova. Chi si sia introdotto nella notte tra lunedì e martedì 17 agosto nel polo vaccinale di Castiglione delle Stiviere ancora non si sa. Ma si sospetta che l’azione sia collegata a una protesta No vax. Non sono però ancora giunte rivendicazioni.

Ignoti hanno distrutto a martellate i computer, rubati gli hard disk e rovesciati per terra i frigoriferi che per fortuna non contenevano dosi di vaccino. Il personale sanitario e amministrativo si sono accorti del fatto al momento dell’apertura, la mattina dopo alle 7, per riprendere la campagna vaccinale che però è stata sospesa  a causa dei danni causati dall’irruzione dei vandali.

Adesso bisognerà sostituire tutti i computer per cui l’operatività del centro, allestito all’interno di una palestra e affidato da Asst alla gestione del gruppo privato Mantova Salus, riprenderà domani. I vandali prima di fuggire hanno abbandonato i computer distrutti nel giardino della palestra, portando con loro gli hard disk che, però, risultano vuoti, senza i dati delle persone vaccinate dato che i pc del centro sono collegati al server di Poste italiane. 

Anche i frigoriferi, sbattuti per terra, erano vuoti: è utilizzato infatti solo il quantitativo da smaltire ogni giorno, per cui alla sera, al momento della chiusura, nulla resta nei congelatori del centro. Sul fatto stanno indagando i carabinieri che hanno già visionato i filmati delle telecamere.

Aifa, Report sui vaccini: 16 eventi seri ogni 100 mila dosi. Somministrazione raccomandata alle donne incinte


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/08/04/news/report_aifa_sui_vaccini_16_eventi_gravi_ogni_100_mila_dosi-312959953/?ref=RHTP-BH-I304495303-P2-S2-T1

Sono state 84.322 le segnalazioni arrivate dal 27 dicembre 2020 al 26 luglio 2021 su un totale di 65.926.591 dosi somministrate di cui l’87,1% riferite a lieve malessere

Sono state in totale 84.322 le segnalazioni arrivate dal 27 dicembre 2020 al 26 luglio 2021 per i quattro vaccini usati in Italia su un totale di 65.926.591 dosi somministrate (tasso di segnalazione di 128 ogni 100.000 dosi). Segnalazioni di cui l’87,1% riferite a eventi non gravi, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/stanchezza, dolori muscolari. Le segnalazioni più serie sono state il 12,8% del totale, con un tasso di 16 ogni 100.000 dosi somministrate. A metterlo nero su bianco il settimo Rapporto Aifa sulla sorveglianza dei vaccini anti Covid-19.

Come riportato nei precedenti rapporti dell’Agenzia del farmaco italiana la reazione si è verificata nella maggior parte dei casi (80% circa) nella stessa giornata o il giorno successivo, raramente oltre le 48 ore.  La maggior parte ha riguardato Comirnaty di Pfizer (68%), finora il più utilizzato nella campagna vaccinale (71% delle dosi somministrate) e solo in minor misura al vaccino Vaxzevria di AstraZeneca (25% delle segnalazioni e 17% delle dosi somministrate), per il vaccino Spikevax di Moderna (6% delle segnalazioni e 10% delle dosi somministrare) e al Janssen (1% delle segnalazioni e 2% delle dosi somministrate). continua a leggere

Vaccini Covid Lombardia: ora si faranno anche in farmacia. Ecco come e quando


https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/vaccini-covid-farmacia-1.6655095

Nuovo servizio al via per dare un’accelerazione alla campagna d’immunizzazione

Articolo. Covid, obiettivo immunità di gregge in Lombardia. Ultimo vaccino entro il 13 settembre

Articolo: Covid, vaccini in vacanza: seconda dose per i lombardi in Liguria

Articolo: Diecimila irregolari senza vaccino: l’odissea di chi vorrebbe vaccinarsi e non può

Farmacie protagoniste nella campagna di immunizzazione contro il Covid. Dopo essersi prestate per garantire il servizio di prenotazione, opzione utilizzata soprattutto nelle fasi iniziali della campagna, e aver provveduto – con qualche mal di pancia – a stampare i green pass a chi lo chiedesse, ora le farmacie fanno il loro ingresso “in prima linea“, almeno in Lombardia. Da domani, martedì 3 agosto, ci si potrá vaccinare anche in farmacia contro il virus SarsCoV2, con il siero monodose Johnson and Johnson.

Si partirà con una fase sperimentale in 21 presìdi nelle 12 province, in base al recente accordo siglato tra la Regione e Federfarma Lombardia, mentre in autunno il servizio dovrebbe essere a pieno regime in tutte le farmacie convenzionate aderenti, L’obiettivo, come segnala Federfarma Lombardia, è dare un’accelerata alla campagna vaccinale degli over 60A questa fascia, abituata a vedere nel farmacista un punto di riferimento, si rivolge in particolare questa opportunità. L’intesa prevede la partecipazione delle farmacie alla campagna vaccinale anti Covid per il 2021 e 2022.

Le farmacie confermano ancora una volta il loro ruolo di primo, fondamentale, presidio sul territorio“, commenta la vicepresidente e assessore al Welfare della regione Lombardia, Letizia MorattiCon questa delibera, aggiunge Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia, la “Regione Lombardia riconosce che le farmacie possono dare un contributo fondamentale alla campagna di immunizzazione di massa, consentendo un importante allargamento dell’offerta vaccinale“. Sarà possibile prenotare la vaccinazione direttamente nella farmacia aderente più vicina.

La somministrazione sarà eseguita dai farmacisti che si sono formati ai corsi organizzati dall’Istituto Superiore di Sanità, la Federazione nazionale degli Ordini dei Farmacisti (Fofi), altre istituzioni accreditate o hanno ricevuto forme di tutoraggio pratico da professionisti sanitari. Tutti i passaggi del percorso vaccinale, dalla firma del consenso informato al monitoraggio post vaccino, compresa la gestione delle emergenze, saranno regolati secondo gli appositi protocolli previsti per la campagna di inoculazione. L’elenco delle farmacie aderenti è consultabile sulla App di Federfarma Lombardia “Farmacia Aperta“, disponibile su mobile, e sul web all’indirizzo www.farmacia-aperta.eu.

Vaccini Covid in farmacia: ecco chi ha aderito in Lombardia

https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/vaccino-covid-farmacia-elenco-1.6655173

L’elenco dei negozi in cui verrà attivata la sperimentazione

Ecco l’elenco delle farmacie, divise per provincia, che da domani, martedì 3 agosto, inizieranno a somministrare il vaccino in negozio.

Bergamo

  • Martinengo: farmacia Antica spezieria & c. snc, via Tadino 7     
  • Bergamo: Nuova farmacia Grumellina srl, via Tadino 4d 

Brescia 

  • Brescia: farmacia Fiorentini, via Armando Diaz 13/D     
  • Paderno Franciacorta: farmacia Botturi, via Padre Marcolini 5    

Como

  • Como: farmacia Di Breccia srl, via Perego 7     
  • Bulgarograsso, farmacia Sant’Agata srl, via Guffanti 2/b

Cremona

  • Cremona, farmacia Galli, via Bissolati 78     
  • Cremona: farmacia Leggeri di Leggeri dr. Paolo, corso Matteotti 20

Lecco

  • Valmadrera: farmacia Imperatori sas dr. Gatto & c., piazza mons. B. Citterio

Lodi

  • Brembio: farmacia Botti, via Antonio Gramsci 13

Monza e Brianza

  • Cesano Maderno: farmacia Dante snc, via Dante 70
  • Monza: farmacia Manzoni sas, via Manzoni 14/16

Milano

  • Garbagnate Milanese: farmacia comunale n.2, via Milano 144/4
  • Milano: farmacia Ambreck srl, via Stradivari 1

Mantova

  • Villimpenta: farmacia Donelli Giuseppe, via Roma 62
  • San Benedetto Po: Antica farmacia Ghidini Anna, via E. Ferri 46

Pavia

  • San Martino Siccomario: Farmacia San Giovanni di Vitali Silvia, via Gravellone 1/3
  • Vigevano: farmacia Bertazzoni srl, via del Carmine 27

Sondrio

  • Morbegno: farmacia Mazzocchi dr. Cesare, via Garibaldi 50

Varese

  • Gallarate: farmacia dott. Paolo Introini & c. sas, via Magenta 27
  • Varese: farmacia della Brunella, via Salvo d’Acquisto 2.

Vaccini Covid: con Pfizer o Moderna potrebbe non servire la terza dose


articolo: https://www.repubblica.it/salute/2021/07/02/news/covid-19_con_vaccini_a_mrna_potrebbe_non_esserci_bisogno_della_terza_dose-308314088/?ref=RHTP-BH-I304495303-P2-S2-T1

Secondo due studi di ricercatori statunitensi le dosi di Pfizer-Biontech e Moderna sarebbero in grado di sviluppare un’immunità di lunga durata

Pfizer/BiontechModerna


La maggior parte delle persone immunizzate con vaccini a mRna, come Pfizer/Biontech e Moderna, potrebbero non aver bisogno di richiami.  Almeno fino a quando il virus e le varianti non dovessero mutare radicalmente dalle forme attuali. Nel primo studio, pubblicato su Nature, gli immunologi della Washington University di Saint Louis hanno analizzato gli anticorpi di 77 persone contagiate con Sars-CoV-2.

Ricerche precedenti hanno già dimostrato che una volta contratto il virus, le probabilità di reinfettarsi sono abbastanza rare evidenziando che negli ex pazienti Covid si instaura un’immunità, almeno temporanea: nel loro midollo osseo sono infatti rilevabili plasmacellule di lunga durata capaci di produrre anticorpi contro il virus. Situazione che è stata constatata anche nel campione di riferimento per la ricerca condotta dai medici di Washington: dopo 11 mesi gli ex pazienti avevano ancora una quantità di antircorpi stabili. Gli stessi autori dello studio hanno poi esaminato le risposte delle cellule B specifiche per l’antigene al coronavirus presente sia nel sangue che nei linfonodi, di persone che 4 mesi prima erano state vaccinate con due dosi di Pfizer.

Quello che è stato scoperto è che la risposta che si genera appare essere persistente. È come se la vaccinazione ci dotasse di “fabbriche” di plasmacellule delle memoria. Un risultato che secondo i ricercatori dimostrerebbe la capacità anche da parte della vaccinazione, di creare una memoria a lungo termine. Secondo quanto scoperto, una terza dose (se non ci fossero ulteriori varianti e non per le persone immunocompresse), non sarebbe dunque necessaria.    

Il secondo studio, condotto dai ricercatori della Rockfeller University di New York, e per ora pubblicato sul sito BioRXiv in attesa di revisione, ha controllato la maturazione, nel tempo, delle stesse cellule B di 63 ex malati Covid, 26 dei quali vaccinati con una dose di vaccino a mRna. In questi ultimi gli anticorpi neutralizzanti sono rimasti stabili per 6-12 mesi, a riprova di una risposta che gli autori hanno definito impressionante, 50 volte più elevata rispetto a quella di chi non è stato vaccinato, ma ha comunque contratto la malattia.

Risultato: i ricercatori statunitensi sono convinti che, per chi è stato malato, una vaccinazione sia più che sufficiente probabilmente a garantire un’immunità permanente. Chi invece ha solo l’immunità indotta dal vaccino potrebbe aver bisogno di un richiamo sia per stimolare le cellule B ulteriormente, sia contro le varianti, perché le cellule B prodotte in risposta alla vaccinazione reagiscono solo contro la proteina S e non contro molte e diverse proteine, come accade in chi incontra l’intero virus.

Vaccinazione eterologa – E intanto uno studio spagnolo pubblicato su Lancet conferma che l’utilizzo di due diversi vaccini diversi provoca una maggiore risposta immunitaria. Dallo studio è emerso che su un campione di persone che hanno ricevuto vaccinazione eterologa e che si sono sottoposte al test, il 100% dei partecipanti avrebbe sviluppato anticorpi neutralizzanti del Covid in 14 giorni. Lo studio ha interessato ben 676 persone di età compresa tra i 18 e i 60 anni. Secondo Lancet l’approvazione della vaccinazione eterologa può essere una opportunità per garantire programmi di vaccinazione più flessibili, di particolare importanza nei Paesi che hanno minori possibilità di accesso alle dosi e nei paesi dove vaccini differenti potrebbero essere disponibili in tempi differenti.

Ema, con due dosi di vaccino si è protetti contro la variante Delta


articolo: https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2021/07/01/vaccini-ema-con-due-dosi-protetti-contro-variante-delta_e56d3e4d-1611-4cb2-904e-9387d310a364.html

I nostri dati mostrano che due dosi dei quattro vaccini approvati proteggono contro la variante Delta, questi dati sono rassicuranti. E’ importante continuare la vaccinazione con particolare attenzione alle persone più vulnerabili e gli anziani“. Lo ha detto Marco Cavaleri dell’Agenzia europea del farmaco (Ema). 

Attualmente l’Ema non è in grado di fornire una raccomandazione definitiva sull’uso di diversi vaccini anti-Covid per le due dosidel ciclo di vaccinazione, ma “i dati preliminari di studi in Spagna e Germania mostrano una buona risposta immunitaria e nessun problema di sicurezza“. Ha aggiunto il responsabile della strategia sui vaccini dell’Agenzia europea del farmaco. “La strategia di vaccinazione eterologa ha storicamente dimostrato di essere di successo, è stata utilizzata per altri vaccini e ha una solida logica scientifica“, ha concluso Cavalieri.

Tutti e cinque i trattamenti selezionati dalla Commissione europea nell’ambito della sua strategia terapeuticacontro il Covid-19 “sono attualmente in fase di revisione continua da parte dell’Ema, che continuerà durante l’estate. I primi pareri sono attesi entro la fine dell’anno“. Ha anche aggiunto l’Ema.

Vaccino anti Covid in Lombardia, un lombardo su tre immunizzato. Superata quota 9 milioni di dosi


articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/07/01/news/vaccini_anti_covid_in_lombardia_immunizzato_un_lombardo_su_tre-308404799/

Oggi dal generale Figliuolo il verdetto sui rifornimenti per luglio quando sono già fissati quasi tre milioni di appuntamenti

Un lombardo su tre è immunizzato dal Covid, avendo fatto le due dosi di vaccino. Con ieri sono oltre nove milioni le dosi somministrate in regione. Su una platea di poco di più di nove milioni di cittadini vaccinabili (sopra i 12 anni), il 34% ha fatto prima dose e richiamo, il 68% ha fatto la prima dose. E tre lombardi su quattro (75%) sono comunque prenotati per ricevere l’iniezione.

Il cronoprogramma di luglio fa impressione per i numeri: nelle prime tre settimane sono oltre 1,8 milioni gli appuntamenti già fissati e si andrà avanti al ritmo di oltre centomila iniezioni al giorno fino a fine mese, per un totale di tre milioni di dosi, di cui due di Pfizer fino al 4 agosto. Le agende sono piene fino al 20 luglio, qualche buco c’è solo dopo quella data. Ci sono in media 105 mila dosi al giorno e punte di 115 mila persone convocate negli hub l’8 e 9 luglio.

Comprensibile la tensione con cui a Palazzo Lombardia si attendono notizie sulle forniture di fiale da parte della struttura commissariale nazionale. Oggi il generale Paolo Figliuolo comunicherà alle Regioni aggiornamenti sulle dosi in arrivo: c’è chi teme un taglio del 20%. Che costringerebbe a rivedere tutte le agende. Ma si confida che la riduzione si fermi al 5%. Cosa che non manderebbe in aria i programmi e il raggiungimento di quella “immunità di comunità” annunciata per fine luglio dalla vicepresidente regionale Letizia Moratti e Guido Bertolaso.

Per ora si viaggia a gonfie vele: 95% delle scorte usate, 4,8 milioni di dosi alle donne, 4,2 agli uomini. Oltre l’84% degli over 80 immunizzato con l’ 88% degli aventi diritto prenotati; 56% degli over 60 vaccinato con due dosi e solo un 15% di persone in questa fascia d’età ancora non iscritto sul portale. Buoni i dati, anche per i più giovani: 50enni immuni con due dosi al 38%. Dei trenta e quarantenni uno su cinque ha fatto anche il richiamo, e comunque tre su quattro sono prenotati per farlo entro luglio. Non è stato invece ancora firmato l’accordo per vaccinare in Liguria i lombardi che faranno lì almeno due settimane di vacanza, ma oltre 105 mila hanno spostato l’appuntamento per non rischiare le ferie.

Intanto arriva un esposto alla Corte dei Conti per gli oltre tre milioni (su 22 che erano previsti) spesi dalla Regione per l’esperimento di prenotazione dei vaccini col portale di Aria. “L’Unità di crisi capitanata da Moratti e Bertolaso ha scelto di spendere milioni di euro dei Lombardi per un sistema di prenotazione fallimentare quando aveva la possibilità di utilizzare un sistema gratuito offerto da Poste Italiane che, come si è visto, era molto più efficiente – spiega il consigliere regionale dem Pietro Bussolati – . Se avessero fatto quella scelta avrebbero evitato pesanti disagi a moltissimi anziani lombardi e alle famiglie. Sprechi di risorse pubbliche in cambio di disagi“.

Vaccino anti Covid in Lombardia, da domani 25 giugno….


Vaccino anti Covid in Lombardia, da domani 25 giugno, si potrà spostare la data della seconda dose. Ecco come fare

articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/06/24/news/vaccino_anti_covid_in_lombardia_spostare_la_data_della_prenotazione-307550986/

Oltre alla data, si può cambiare anche luogo e ora. Il primo passo: andare sul portale di Poste Italiane

Da domani, venerdì 25 giugno, in Lombardia si potrà spostare la data per il richiamo del vaccino anti-Covid. Una possibilità che viene data per venire incontro alle esigenze di chi deve partire per le vacanze e al tempo stesso scongiurare l’ipotesi di un rinvio della vaccinazione nel caso questa si sovrapponga con le ferie.

Come fare – Allora oltre a scegliere il giorno del nuovo appuntamento si potrà anche modificare il luogo in cui sarà somministrata la seconda dose. L’invito è quello di farlo “solo nei casi strettamente necessari“. Per spostare la data del richiamo bisogna andare sul portale di Poste italiane, avere in mano la propria tessera sanitaria e aprire la sezione “gestione appuntamento” dove si sceglierà la nuova data. Un’alternativa è telefonare al numero verde 800 894 545.

Cosa si può modificareNon solo il giorno ma anche l’ora e il luogo dell’appuntamento per il richiamo. Bisogna però restare entro “i tempi” della seconda dose: non si possono superare i 42 giorni dalla prima dose nel caso di Pfizer o Moderna, non si può andare oltre gli 84 giorni nel caso di AstraZeneca.

Vaccino anti Covid in Lombardia, sì al richiamo con AstraZeneca a chi rifiuta la somministrazione eterologa

 

Il QR Code del Green Pass… – Il Green Pass ha un problema……


Il QR Code del Green Pass è una miniera di dati personali: esibirlo sui social è una pessima idea

articolo: https://video.repubblica.it/tecnologia/dossier/privacy/il-qr-code-del-green-pass-e-una-miniera-di-dati-personali-esibirlo-sui-social-e-una-pessima-idea/390159/390876

Guido Scorza, componente del Collegio Garante protezione dei dati personali, spiega quali rischi corre chi condivide sui social il QR Code che attesta la ricezione del Green Pass.


Il Green Pass ha un problema, ma sarà risolto

articolo: https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/06/24/news/il_green_pass_ha_un_problema_ma_sara_risolto-307552426/

Circa mezzo milione di italiani hanno ricevuto un certificato con un errore che non lo rende valido in Europa. Entro l’inizio di luglio arriverà quello corretto

Il Green Pass ha un problema. Non è la privacy, non è la burocrazia, non sono quelli che non hanno ancora lo Spid. Il problema è nell’interoperabilità tra la banca dati del Ministero della Salute e quelle delle Regioni e dell’Istituto Superiore di Sanità. 

Ma partiamo dall’inizio. Il certificato attesta una di queste condizioni:

  • aver effettuato la prima dose o il vaccino monodose da 15 giorni;
  • aver completato il ciclo vaccinale;
  • essere risultati negativi a un tampone molecolare o rapido nelle 48 ore precedenti;
  • essere guariti da COVID-19 nei sei mesi precedenti.

Chi ha contratto il virus in un periodo da tra a sei mesi prima della vaccinazione riceverà una sola dose. Per la legge italiana queste persone hanno diritto ad avere il Green Pass, e molti infatti lo hanno già avuto. Ma per un malfunzionamento del sistema, il loro documento attualmente li equipara a chi ha avuto una sola dose del vaccino. Il database con l’anagrafe dei vaccinati, infatti, non comunica correttamente con quello delle persone guarite dal COVID nella disponibilità delle Regioni e dell’ISS. In Italia potranno comunque partecipare a eventi pubblici, accedere a residenze sanitarie assistenziali o altre strutture, spostarsi in entrata e in uscita da territori in “zona rossa” o “zona arancione“.

Dal primo luglio, però, la Certificazione verde COVID-19 sarà valida come EU digital COVID certificate e renderà più semplice gli spostamenti da e per tutti i Paesi della Ue e dell’area Schengen. E qui potrebbero sorgere delle difficoltà per i circa 500 mila italiani che hanno ricevuto il certificato dopo essersi ammalati e aver ricevuto, come previsto, una sola dose. 
Il Ministero della salute e il Dipartimento per la trasformazione digitale sono al corrente del problema e stanno lavorando per risolverlo, con il via libera del Garante per la Privacy. Tutto dovrebbe essere risolto verosimilmente entro il primo luglio, quindi di fatto senza effetti pratici. Chi è guarito e ha avuto una sola dose riceverà presto il certificato cui ha diritto, un Green Pass europeo, che sostituirà quello inviato in queste prime ore, valido solo per l’Italia. Gli interessati saranno avvisati con le stesse modalità utilizzate per il primo Green Pass.

Variante Delta, 24 casi scoperti a Piacenza


articolo: https://bologna.repubblica.it/cronaca/2021/06/22/news/coronavirus_emilia_romagna_variante_delta_casi_piacenza-307117146/?ref=RHTP-BH-I304495303-P2-S4-T1

Il focolaio si è verificato in alcune aziende della logistica. Non ci sono malati gravi. I contagiati non erano stati vaccinati

In sei giorni l’Ausl di Piacenza ha sequenziato, rintracciato e isolato 24 casi di variante Delta, la mutazione del Coronavirus scoperta in India. Tutti provengono dal polo logistico piacentino. Due le aziende coinvolte, con 10 dipendenti contagiati mentre gli altri 14 sono amici, conoscenti o parenti stretti.

Diversi positivi abitano in realtà nel Cremonese e si spostano utilizzando mezzi pubblici: nei giorni scorsi l’Ausl aveva lanciato appelli a sottoporsi a tampone per i passeggeri della linea di bus Piacenza-Cremona. L’indagine, condotta dal dipartimento di Sanità pubblica, non ha riscontrato casi gravi.

Abbiamo allargato il più possibile il cerchio tentando di individuare i possibili contatti dei contagiati – spiega il responsabile del dipartimento, Marco Delledonne -. In questi ultimi giorni, per fortuna, i tamponi non evidenziano più nuovi positivi e siamo abbastanza fiduciosi di essere riusciti a contenere il virus, grazie ad un’azione tempestiva“. L’attività di contact tracing è partita il 15 giugno. A quanto pare i contagiati non erano stati vaccinati.

Il taglio delle dosi – Cresce la preoccupazione intanto per il taglio, a luglio, delle nuove forniture di vaccini Pfizer e Moderna rispetto a giugno. Non ci sono ancora numeri ufficiali ma le Regioni sono in fibrillazione. I più pessimisti, ieri, sono arrivati a temere una scure fino al 50%: significherebbe, per la sola Emilia-Romagna, mezzo milione di cartucce in meno. La migliore delle ipotesi, che circolava già domenica, era la riduzione di un terzo. In ogni caso, non sono buone notizie.

Certo è che i tecnici, alle prese con i conti, adesso non si sbilanciano sull’eventualità di sospendere le nuove prenotazioni, scelta già annunciata dalla Toscana. E nemmeno sulla possibilità – al momento non evocata – di spostare le date delle prime dosi. Realisticamente non dovrebbero esserci problemi per i richiami, che devono essere garantiti. Durante un incontro con i direttori delle Ausl, ieri la Regione Emilia-Romagna ha però chiesto a tutti i manager di fare una ricognizione delle persone prenotate finora. A giugno sono attese un milione e 160 mila dosi di Pfizer e 111 mila di Moderna: oltre 1,2 milioni. Di luglio, per ora, si sa soltanto quello che arriverà nelle prime due settimane: appena 300 mila dosi. Per questo c’è molta agitazione.

Intanto dovrebbero concludersi a giorni le istruttorie sugli operatori sanitari che non si sono vaccinati, passibili di licenziamento. Secondo l’ultimo report gli operatori sanitari che non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino sono 14.390, su 182.812, pari al 7,87%.

Per andare in Sardegna il tampone non serve più, dal 16 giugno


articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_giugno_16/per-andare-sardegna-tampone-non-serve-piu-16-giugno-f0fa9756-ce88-11eb-b2ed-71257ec75099.shtml?fbclid=IwAR2NUNlrLjfwBg5np98NDhAzfdlJCw3iK5dhkh6DZRyV45lwp8SqN9CyHMk

L’ordinanza che obbligava ad avere prova di un tampone negativo per entrare in Sardegna è scaduta e non è stata rinnovata

Per andare in Sardegna, dal 16 giugno, non occorre più il tampone. L’ordinanza che in deroga a quanto stabilito dal governo per gli spostamenti tra diverse regioni — obbligava chiunque dovesse andare sull’isola ad avere prova di un tampone con esito negativo, di essere guarito dal Covid o di essere vaccinato è scaduta il 15 giugno e non è stata rinnovata.

Al momento non è chiaro se la Regione abbia intenzione di introdurre nuove normative che regolino l’ingresso di turisti. Di sicuro, ad ora, non ci sono normative in merito.

Serve il pass per viaggiare in Italia? – Come indicato qui, per spostarsi in Italia non occorre avere il «green pass», né le certificazioni che — fino al varo del pass — ne faranno le veci (e cioè che si è stati vaccinati, con la prima dose, da almeno 15 giorni, che si è guariti dal Covid o che si è stati sottoposti a un tampone che ha dato esito negativo. Entro la fine della settimana, il governo dovrebbe varare il nuovo Dpcm sul «certificato verde Covid 19» (il nome ufficiale del green pass) che entrerà in vigore il 1 luglio.

Dal 26 aprile, poi, ci si può spostare liberamente tra regioni e province autonome che si trovano in zona gialla o bianca, senza dover esibire né un tampone negativo, né il certificato di vaccinazione, né il documento che attesti la guarigione dal Covid.

Nonostante l’Italia sia completamente in zona bianca e gialla, la Sardegna aveva varato un’ordinanza con la quale imponeva ai viaggiatori in arrivo sull’isola di registrarsi a un sito (si chiama Sardegna Sicura e, da oggi, non funziona più) e di dotarsi di green pass (e dunque di un tampone negativo effettuato meno di 48 ore prima della partenza, o, in alternativa, di un certificato che attesti di essere guariti dal Covid, oppure di aver ricevuto la prima dose di vaccino da almeno 15 giorni).

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Sardegna Sicura e, da oggi 16 giugno, non funziona più

Questa ordinanza è scaduta: da oggi, dunque, ci si potrà spostare in Sardegna come ci si sposta tra tutte le altre regioni italiane, senza pass, certificazioni o tamponi..

Se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare in alcune regioni o province, il green pass potrebbe però diventare necessario anche spostarsi tra regioni. Il decreto oggi in vigore stabilisce infatti che è necessario per spostarsi tra regioni arancioni o rosse per motivi legati al turismo. Se ci si sposta in una regione o provincia che si trova nelle due fasce di rischio più alte per motivi di salute, lavoro, necessità e urgenza, invece, è sufficiente l’autocertificazione.

Covid, le indicazioni sui vaccini autorizzati in Italia


articolo: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/focus_vaccini/2021/06/13/covid-le-indicazioni-su-vaccini-autorizzati-in-italia_f2a2680f-f57c-4bb9-ada1-db9cf12ae909.html

Limitazioni per AZ e J, Pfizer ad oggi per gli adolescenti

Sono al momento quattro i vaccini che hanno già ottenuto le autorizzazioni d’uso dall’Agenzia europea dei medicinali Ema e dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa: il vaccino Vaxzevria di AstraZeneca, il vaccino Moderna, il vaccino Comirnaty di Pfizer-BioNTech ed il vaccino Janssen (Johnson & Johnson). I vaccini Comirnaty e Moderna utilizzano la tecnologia a RNA messaggero (mRNA), mentre Vaxzevria e Janssen si basano sull’utilizzo della piattaforma a vettori virali.

Ad oggi, solo il vaccino Cominarty è stato approvato anche per l’utilizzo sui minori, ovvero negli adolescenti dai 12 ai 15 anni.
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  • VAXZEVRIA (AstraZeneca): l’ultima circolare del ministero della Salute di ‘Aggiornamento‘ del parere del CTS sui vaccini indica che il vaccino Vaxzevria “viene somministrato solo a persone di età uguale o superiore ai 60 anni(ciclo completo di vaccinazione, ovvero prima e seconda dose). Per persone che hanno ricevuto la prima dose di tale vaccino e sono al di sotto dei 60 anni di età, è l’indicazione del ministero, il ciclo deve essere completato con una seconda dose di vaccino a mRNA (Comirnaty o Moderna), da somministrare ad una distanza di 8-12 settimane dalla prima dose“. Questo vaccino si basa sulla tecnologia del vettore virale: viene cioè utilizzato un virus simile a SarsCov2 ma non aggressivo (un adenovirus da scimpanzè) cui vengono aggiunte le informazioni genetiche che allertano la risposta immunitaria dell’organismo. In questo caso, l’adenovirus trasporta la proteina Spike di SarsCov2, che è l’artiglio molecolare utilizzato dal virus per agganciare le cellule sane e invaderle. Previste 2 dosi a 8-12 settimane.
  • JANSSEN (Johnson & Johnson): è un vaccino monodose e viene raccomandato per soggetti di età superiore ai 60 anni. “Qualora si determinino specifiche situazioni in cui siano evidenti le condizioni di vantaggio della singola somministrazione ed in assenza di altre opzioni – ha però precisato il Comitato tecnico scientifico – il vaccino Janssen andrebbe preferenzialmente utilizzato, previo parere del Comitato etico territorialmente competente“. Come quello di AstraZeneca è un vaccino a vettore virale, composto da un vettore ricombinante basato su adenovirus umano di tipo 26 incompetente per la replicazione, opportunamente modificato per contenere il gene della proteina spike del virus.

Pfizer-Moderna

  • COMIRNATY (Pfizer-BioNTech): è autorizzato per i soggetti a partire dai 16 anni, e più recentemente è stato autorizzato da Ema e Aifa anche per gli adolescenti da 12 a 15 anni. Prevede due dosi e utilizza una tecnologia innovativa, quella dell’RNA messaggero. Questa tecnica consiste nell’utilizzare la sequenza del materiale genetico del nuovo coronavirus, ossia l’acido ribonucleico (Rna), che rappresenta il messaggero molecolare che contiene le istruzioni per costruire le proteine del virus. L’obiettivo è somministrare direttamente l’mRna che controlla la produzione di una proteina contro la quale si vuole scatenare la reazione del sistema immunitario. In questo caso la proteina è la Spike.
  • MODERNA: questo vaccino è autorizzato per i soggetti a partire dai 18 anni e utilizza anch’esso la tecnologia a RNA messaggero. Lo scorso 7 giugno anche l’azienda Moderna ha richiesto all’Ema l’autorizzazione all’uso per gli adolescenti da 12 a 18 anni per il suo vaccino anti-Covid.

Regione Lombardia: 

AstraZeneca, in Lombardia i richiami con il cambio di vaccino restano sospesi per altri due giorni

articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/06/13/news/vaccini_sospesi_tre_giorni_astrazeneca_lombardia_regione_covid-305907406/

I richiami di AstraZeneca in Lombardia restano sospesi anche nei primi giorni della settimana, probabilmente fino a mercoledì compreso. La Regione deve riprogrammare le vaccinazioni dopo l’indicazione ricevuta dal ministero della Salute e dall’Agenzia del farmaco Aifa, per inserire chi avrebbe dovuto avere la seconda dose del farmaco anglo-svedese nel calendario di chi riceverà Pfizer o Moderna.

Da ieri sera gli uffici regionali stanno annullando tutti i richiami previsti in questi giorni. Vengono  inviati ai cittadini Sms con la disdetta e l’avviso che il richiamo previsto non verrà fatto nella data prevista, in vista di un nuovo appuntamento che sarà fissato nei prossimi giorni.

Domani la direzione Welfare di Regione Lombardia potrà fare una valutazione più precisa sulle modifiche alla programmazione. Un aggiuistamento del piano vaccinale necessario dopo la raccomandazione arrivata dal Comitato Tecnico scientifico nazionale e l’indicazione di fare i richiami con farmaci a mRna messaggero a chi ha meno di 60 anni e ha avuto la prima dose di AstraZeneca.

Per fare questa “vaccinazione eterologa” serviranno dosi in più di Pfizer e Moderna per ricalibrare il piano, visto che sono 186mila in questo momento le persone in Lombardia che hanno fatto una dose del vaccino brevettato ad Oxford e che aspettano il richiamo.

Sabato, dopo una mattina di annunci e smentite, Palazzo Lombardia  ha deciso di mettere in stand by le persone sotto i 60 anni che dovevano fare il richiamo con AstraZeneca nel weekend. Oggi è stato annunciato che il “blocco” continuerà anche nei primi giorni della settimana. Tutti quelli che avevano l’appuntamento in queste ore, stanno ricevendo un Sms con l’annuncio che l’appuntamento sarà riprogrammato. 

Decine di persone si sono recate agli hub vaccinali per fare il richiamo, non avendo avuto l’Sms di disdetta. E quindi sono state rimandate indietro, tra le immaginabili proteste.

Le agende dovranno essere riviste e ci vorrà qualche data in più per recuperare chi fra ieri e giovedì sarà rimasto in sospeso. Dopo la morte della giovane ligure, la Lombardia si è adeguata alla circolare del ministro della Salute Roberto Speranza, avendo letto l’allegato dell’Aifa che confermava la “raccomandazione” annunciata venerdì sera: “Alla luce della circolare del ministero della Salute e del collegato parere Aifa, Regione Lombardia provvederà, per la somministrazione della seconda dose ai cittadini under 60, alla vaccinazione eterologa, ossia con vaccino Pfizer o Moderna. La riorganizzazione del programma vaccinale avverrà negli stretti tempi necessari sulla base delle dosi di vaccino disponibili“.

Il blocco dei richiami di questi giorni, dicono a Palazzo Lombardia, è necessario per stabilire il numero di dosi aggiuntive per coprire tutti gli under 60 che hanno fatto la prima dose AstraZeneca. E per chiarire quante delle 186 mila persone devono avere il richiamo a giugno e quante a luglio.

Non slittano i richiami. Pronte le scorte per il cocktail Pfizer


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/06/11/news/non_slittano_i_richiami_pronte_le_scorte_per_il_cocktail_pfizer-305630025/?ref=RHTP-BH-I304495303-P3-S2-T1

Ecco come cambia la campagna vaccinale che va avanti senza stop. Chi ha ricevuto la prima dose con AstraZeneca farà una dose a mRna

Roma. Adesso che le somministrazioni quotidiane si avvicinano a quota 600.000, l’obiettivo è non fermare la macchina. L’ennesimo cambio in corsa sull’utilizzo di AstraZeneca, non dovrebbe compromettere la marcia verso l’immunità di gregge fissata per settembre. Le Regioni si dicono pronte: gli appuntamenti per gli under 60 che hanno ricevuto la prima dose con AstraZeneca saranno rispettati. I richiami verranno fatti con Pfizer e Moderna, le dosi — rassicura il generale Figliuolo — almeno per il momento, ci sono. Anche se un impatto ci sarà e porterà ad un rallentamento, non fosse altro che per riprogrammare i primi appuntamenti a seconda della effettiva disponibilità delle dosi nei frigo delle Regioni e non su quella del calendario delle consegne che presenta ancora qualche punto interrogativo, a cominciare dai 6,4 milioni di Curevac ancora in attesa di approvazione e dosi previste entro settembre. «Siamo lisci lisci — ammette il generale Figliuolo — ci eravamo lasciati un certo margine di disponibilità che ora si è assottigliato vuoi per la nuova fascia di giovanissimi da vaccinare (12-16 anni) e ora per questa gamba del tavolo che cede. Ma sono ottimista e penso che se non ci saranno altri imprevisti e se non dovremo vaccinare anche i piccoli dai 6 anni in su, a settembre chiuderemo la partita».

I vaccinati con AstraZeneca – I più disorientati in queste ore sono gli under 60 (poco più di un milione) che hanno ricevuto la prima dose di AstraZeneca e ora faranno il richiamo con un vaccino a Rna messaggero, Pfizer o Moderna. La prima domanda è: quando? Le Regioni stanno affannosamente facendo i conti con la disponibilità delle dosi, ma in linea di massima dovrebbe essere rispettata la scadenza dei tre mesi dalla prima somministrazione. Lombardia, Liguria, Lazio, Veneto, Toscana, sono pronte: già da oggi gli under 60 che avevano l’appuntamento per il richiamo avranno iniettato Pfizer o Moderna, solo gli over 60 riceveranno di nuovo AstraZeneca. E chi non è convinto dalla novità della vaccinazione con due farmaci diversi? Resta fermo il principio che il vaccino non si può scegliere e questa volta l’indicazione alle Regioni è perentoria: niente AstraZeneca a chi ha meno di 60 anni. Dunque nessuno potrà chiedere di avere fatta la seconda dose con il siero di Oxford ma essendo la vaccinazione un trattamento sanitario allo stesso tempo non si potrà essere obbligati a riceverlo. Al massimo si potrà rifiutare il richiamo. I tempi lunghi ( 12 settimane) diluiranno gli eventuali problemi di disponibilità di Pfizer e Moderna per le seconde dosi che potrebbero slittare al massimo di qualche giorno.

Addio agli Open day – Tutti annullati gli appuntamenti del weekend per la somministrazione di massa di AstraZeneca, la strategia adottatta da molte Regioni peallettare i più giovani senza appuntamento verrà messa da parte. Per altro in sintonia con la prospettiva di chiudere in estate gli hub e affidare la conclusione della campagna a medici di famiglia e pediatri più affidabili anche per l’anamnesi dei loro pazienti, soprattutto i ragazzi.

Farmacie e aziendeLo stop per ora non riguarda l’altro vaccino ad adenovirus. Il monodose Johnson continuerà dunque ad essere somministrato nelle farmacie a chi lo prenoterà, anche under 60, nonostante esista una raccomandazione ad utilizzarlo solo per i più anziani. E un contraccolpo potrebbe subire anche la campagna vaccinale nelle aziende dove la platea dei lavoratori a cui poter somministrare AstraZeneca e Johnson si riduce.

Le dosi in frigoDi AstraZeneca, a questo punto, ne avremo fin troppo: se pure si vaccinassero tutti i 3, 5 milioni di over 60 che ancora mancano all’appello, occorrerebbero 7 milioni di dosi per loro e 4 milioni per quelli che hanno già ricevuto la prima dose. Ma tra le fiale in giacenza e quelle in arrivo nel terzo trimestre siamo già a 15 milioni. Almeno 4, dunque ( ma saranno sicuramente di più) resteranno inutilizzate e verranno destinate al progetto Covax per i Paesi senza accesso ai vaccini.

Vaccini, il Cts: “Stop Astrazeneca per gli under 60. Per la seconda dose avranno solo Pfizer o Moderna. Speranza: “Il governo tradurrà queste raccomandazioni in modo perentorio” – 

Lombardia in zona bianca da lunedì 14 giugno


Lombardia in zona bianca da lunedì 14 giugno. Addio restrizioni: cosa cambia rispetto alla zona gialla

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articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/06/10/news/milano_lombardia_zona_bianca_le_regole-305282163/

Il passaggio permesso dai dati delle ultime settimane. Fine del coprifuoco, sì a ristoranti e bar all’aperto, resta l’obbligo delle mascherine

La Lombardia si prepara ad entrare in zona bianca da lunedì 14 giugno insieme a Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia e provincia di Trento. Un passaggio che è stato reso possibile dai dati delle ultime settimane e che segnano il ritorno di una normalità simile a quella del passato. Per entrare in zona bianca una Regione deve avere un’incidenza di contagi sotto i 50 casi ogni 100 mila abitanti per tre settimane consecutive: nell’ultima settimana l’incidenza è stata più che dimezzata: 22 casi per 100mila abitanti. “Lo dobbiamo anche a tutti quelli che si sono sottoposti alla vaccinazione“, ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Ecco allora le restrizioni che cadranno con il passaggio in zona bianca.

Addio coprifuoco – Dopo che lunedì scorso era stato posticipato a mezzanotte, con il passaggio in zona bianca viene praticamente meno insieme a molte altre restrizioni.

Ristoranti, bar all’aperto e distanziamento – Nessun limite per ristoranti e bar all’aperto, al chiuso invece resta il limite delle sei persone a tavolo. Resta l’obbligo delle mascherine e del distanziamento sociale

Le riaperture – Riaprono le discoteche anche se non si potrà ballare in pista. Possono riaprire le piscine al coperto, i centri benessere e termali, le fiere, le sagre i convegni e i congressi, i parchi tematici e di divertimento, le sale bingo e i casinò. Anche gli eventi sportivi che si tengono al chiuso sono aperti al pubblico e sono consentiti i banchetti dopo le cerimonie civili e religiose (dai matrimoni alle comunioni).

Coronavirus, “Dal 20 agosto la Lombardia avrà l’immunità di gregge” – 

Vaccino anti Covid, la Regione Lombardia dice sì alle dosi ai turisti: si cerca un’intesa per il vaccino al mare – 

 

La terza dose sarà Pfizer e si farà dal medico. Piano al via con i fragili


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/06/09/news/la_terza_dose_sara_pfizer_e_si_fara_dal_medico_piano_al_via_con_i_fragili-305189209/?ref=RHTP-BH-I304495303-P1-S1-T1

Venti milioni le persone coinvolte, ci saranno anche i sanitari e le forze dell’ordine. Si partirà a gennaio, a un anno dalle prime dosi. Non più negli hub ma negli ambulatori

L’obiettivo principale sono le persone a rischio. I circa 20 milioni di italiani fragili per età, per patologia e per attività professionale. Il vaccino è quello di Pfizer. Il luogo sono gli ambulatori di medici e pediatri di famiglia. I tempi sono il punto interrogativo più importante, al quale si cerca di dare risposta in questi giorni.
Il ministero alla Salute ha iniziato a lavorare al piano per la terza dose del vaccino anti Covid. Ci sono già stati confronti anche con la struttura commissariale guidata dal generale Francesco Figliuolo, per disegnare il domani della lotta al coronavirus. Il pilastro è uno: bisogna uscire dalla logica dell’emergenza e passare a quella della programmazione, prendendo spunto dalla campagna contro l’influenza.

Si punta su Pfizer – Tra i punti fermi al momento c’è il vaccino che verrà utilizzato. Del resto la Commissione europea ha già detto di non voler confermare per l’anno prossimo i contratti con chi produce quelli a vettore virale, in particolare AstraZeneca. C’è invece un accordo per l’acquisto di 900 milioni di dosi di Pfizer, basato sulla tecnologia dell’Rna messaggero che viene considerata molto affidabile per efficacia e sicurezza.

Una campagna per i fragili – Al momento l’idea è che la terza dose vada fatta almeno a coloro che rischiano di più se si ammalano di Covid e quindi gli anziani, dai 60-65 in su e ai fragili per motivi di salute. Poi ci sono coloro che sono a contatto con queste persone, cioè gli operatori sanitari, e coloro che svolgono lavori essenziali come le forze dell’ordine.

Potrebbe bastare coprire queste persone, circa un terzo della popolazione totale, per stare tranquilli di fronte a un virus il cui destino sarebbe quello di diventare endemico, come quello influenzale che (di solito) si presenta leggermente diverso ogni anno ed è pericoloso soprattutto per anziani e malati.
Al ministero sanno che sarebbe molto comodo iniettare la terza dose contro il Covid insieme a quella dell’antinfluenzale, che viene somministrata di solito da novembre in poi.

L’incognita dei tempi – C’è però il problema dei tempi, perché novembre sarebbe troppo presto per fare la terza dose. Il green pass è valido fino a nove mesi dopo la chiusura del ciclo vaccinale ma ormai è certo che la copertura duri almeno un anno. Visto che le prime persone hanno fatto il vaccino a gennaio, non avrebbe senso chiamarle già in autunno. “Sarà una campagna molto spalmata nel tempo, che potrebbe arrivare a marzo, aprile o maggio — dice Silvestro Scotti, segretario della Fimmg, il principale sindacato dei medici di famiglia — Sono d’accordo con l’idea di coprire solo i fragili ma intanto bisogna diffondere la vaccinazione nel mondo, per evitare che nascano varianti pericolose”.

Tutti negli ambulatori – A Scotti va bene che la vaccinazione avvenga negli studi di medici e pediatri, come già per l’antinfluenzale. Quella campagna però è concentrata in pochi mesi, quindi andrà disegnata un’organizzazione adeguata. Il personale sanitario, invece, riceverà la somministrazione in Asl e ospedali, come avviene normalmente anche per prevenire la malattia stagionale.

Aziende in pressing e varianti – La terza dose, pensano al ministero, potrebbe servire a contrastare le varianti di coronavirus che stanno circolando adesso quando calerà l’immunizzazione della popolazione. Del resto sono efficaci anche contro quella ora più temuta, l’indiana. Ma se ci saranno cambiamenti significativi del coronavirus l’industria potrebbe modificare leggermente il vaccino per contrastarle. Proprio l’industria in questi giorni sta diffondendo il più possibile l’idea che la terza dose sarà certamente necessaria, puntando anche sugli altri vaccini che ha sul mercato magari per abbinarli a quello anti Covid. Se è tutto marketing o se davvero servirà il richiamo lo si capirà tra un po’ di tempo. Intanto il ministero si organizza per essere pronto nel caso il piano terza dose diventi necessario.

Vaccini in Lombardia, si accorciano i tempi per le seconde dosi di Pfizer e Moderna. «Così acceleriamo»


articolo: Vaccini in Lombardia, si accorciano i tempi per le seconde dosi di Pfizer e Moderna. «Così acceleriamo»- Corriere.it

Dal 28 giugno il richiamo di Pfizer sarà proposto dopo 21 giorni dalla prima iniezione, per Moderna dopo quattro settimane. Oggi la seconda dose è fissata al 35esimo giorno 

Ritorno al passato per i tempi delle seconde dosi di vaccino anti-Covid in Lombardia. La Regione ha deciso che dal 28 giugno il richiamo per il farmaco Pfizer sarà proposto a partire dal 21esimo giorno, per Moderna dal 28esimo. Questa calendarizzazione era già stata usata all’inizio della campagna. Poi, il cambio di strategia: l’intervallo per il richiamo a maggio era stato allungato, dopo il via libera del comitato tecnico scientifico. Nelle ultime settimane la seconda somministrazione era programmata a una media di 35 giorni di distanza dalla prima. Il motivo? Le scorte erano ridotte ma si voleva comunque allargare la platea dei vaccinati con almeno una dose. (Si può rinviare la seconda dose? Ci sono eccezioni? Ecco, le regole).

Ora le consegne di vaccini sono più abbondanti e si pone il problema inverso: accelerare con i richiami per permettere ai cittadini di completare in fretta il ciclo vaccinale, possibilmente entro l’estate. I tempi delle seconde dosi si accorciano, quindi, pur rimanendo all’interno dell’intervallo previsto dalle autorità sanitarie. Il limite massimo per il richiamo rimane a 42 giorni. Sempre dalla fine di giugno il portale regionale per le prenotazioni e il call center daranno la possibilità di cambiare la data della seconda iniezione, senza sforare i limiti minimi e massimi di tempo.

Coronavirus, a chi è guarito una sola dose di vaccino, via libera del ministero – Vaccino Covid: per quanto tempo ci protegge?…


Coronavirus, a chi è guarito una sola dose di vaccino, via libera del ministero

articolo del 03 marzo 2021: https://www.ilsole24ore.com/art/a-chi-e-guarito-sola-dose-vaccino-arrivo-circolare-ministero-ADzHmYNB

Per i soggetti già infettati ci sarà una singola somministrazione in quanto l’infezione svolge di fatto un ruolo di “priming”

«È possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino» anti-Covid-19 nei soggetti con «regressa infezione da SARS-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica). È quanto si legge nella circolare del ministero della Salute “Vaccinazione dei soggetti che hanno avuto un’infezione da SARS-CoV-2”, firmata dal direttore della Prevenzione Gianni Rezza.

La somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-SARS-CoV-2/COVID-19 nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 è possibile, «purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa».

asi (ex Ema): strategia assolutamente logica –  Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema, si dichiara «assolutamente d’accordo con quanto prospettato. «Penso che sia giusto dare una singola dose di vaccino a chi ha già contratto l’infezione», spiega Rasi. E «sarebbe logico prevedere la somministrazione di questa dose a 6 mesi dalla guarigione. Si tratta di un’indicazione corretta anche per ottimizzare il piano vaccinale utilizzando al meglio le dosi che abbiamo e che avremo a disposizione».

Bassetti: sì a dose unica ma servono indicazioni chiare – «Una sola dose di vaccino per chi ha avuto il Covid è una buona cosa e ci permette di risparmiare anche le fiale di vaccino. In Italia abbiamo avuto due milioni e mezzo di persone colpite con certezza ma sicuramente saranno almeno il doppio, quindi potremmo risparmiare diversi milioni. È importante però che ci sia un’indicazione precisa in modo tale che tutti si comportino allo stesso modo». Lo sottolinea Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente dell’Unità di crisi Covid-19 della Liguria, commentando l’ipotesi avanzata ieri dal presidente del Css

Per quanto riguarda invece la possibilità di posticipare la seconda dose per aumentare subito la platea degli immunizzati con la prima, «non è che noi stiamo proponendo di non fare il richiamo, ma di spingerlo un po’ più in là. Ad esempio – avverte Bassetti – per il vaccino AstraZeneca si può pensare di fare la seconda dose dopo 3, anche 4 mesi; per Pfizer e Moderna anziché farla tra la terza o quarta settimana, si può portarla a 6-8 settimane e si guadagna del tempo. Ci sono dei dati che avvallano questo e in emergenza – conclude – si possono prendere delle iniziative per il bene pubblico: se due dosi non ci sono meglio avere un fascia di popolazione vaccinata ampia che una piccola con due dosi».


Vaccino Covid: per quanto tempo ci protegge? Spunta l’ipotesi del terzo richiamo

articolo del 14 maggio : https://www.repubblica.it/salute/2021/05/14/news/covid_per_quanto_tempo_ci_proteggono_i_vaccini_spunta_l_ipotesi_del_terzo_richiamo-300855151/

Le differenze della tempistica per la somministrazione della seconda dose svantaggiano chi l’ha fatto prima. Per Giovanni Maga, direttore del Cnr di Pavia, il futuro è il vaccino unico 

Vaccini anti-Covid diversi, con richiami fatti in tempi diversi, che giocoforza garantiscono una copertura dal contagio per periodi di durata diversa. Aifa ha autorizzato sette mesi di protezione per tutti i vaccini contro il Covid-19. Mediamente sette mesi. Ma, nella pratica di tutti i giorni non accade proprio questo. Capita che una persona che si sia vaccinata a gennaio con Pfizer, che fino ad ieri prevedeva un richiamo a 21 giorni, abbia gli anticorpi contro il virus al massimo fino a settembre, mentre un’altra, che ha fatto Astra Zeneca sempre a gennaio, grazie alla seconda dose assunta dopo tre mesi, possa arrivare a dicembre ancora protetta.

In questo groviglio di situazioni, il professor Giovanni Maga, virologo e direttore del Cnr di Pavia, intravede una possibile conseguenza a medio termine: “Probabilmente si renderà necessario, per le persone vaccinate in un primo momento che hanno fatto la seconda dose a inizio febbraio, anche un terzo richiamo da fare in autunno – dice – perché, in caso contrario, arriverebbero all’inizio della stagione invernale senza difese contro il virus“.

Professor Maga, ricapitoliamo la tempistica dei vaccini. Entro quando si deve fare il richiamo? –  Per AstraZeneca rimane l’indicazione dei tre mesi dalla prima dose. Questo perché studi clinici hanno dimostrato che l’efficacia è massima dopo questo periodo di tempo. La novità riguarda i vaccini a Rna messaggero, quindi Pfizer-Biontech e Moderna, per cui è stata introdotta la possibilità di aumentare da 21 a 42 giorni il periodo che intercorre tra prima dose e richiamo. Indicazione confermata da Aifa ed Ema, corroborata da studi che provano, dopo la prima dose, il raggiungimento di un livello di protezione elevato, di durata superiore a tre setimane. Quindi il richiamo a 42 giorni non è un azzardo“.

Pfizer non è proprio di questa idea… – Le dichiarazioni dell’azienda le possiamo leggere in tanti modi: una manifestazione dell’interesse a mantere un intervallo più breve che potrebbe avvantaggiarla, o comunque il voler ribadire cautelativamente che, come sostengono studi clinici approvati, quell’intervallo di tempo è consigliato“.

Ma questo cosa cambia dal punto di vista della protezione dal virus?  – L’allungamento della seconda dose a 42 giorni non inficia la protezione. Chiaro che tra la popolazione ci saranno sempre persone che rispondono più o meno bene al vaccino. Ci potrebbero essere classi di pazienti, soprattutto quelli oncologici con tumori che colpiscono il sistema immunitario, che rispondono meno efficacemente alla prima dose, quindi in questi casi è sconsigliato prolungare la seconda. Tuttavia, se guardiamo alla media delle situazioni, non cambia granché“. 

Parlando sempre di tempi dei richiami, che cosa si prevede? – Il ministero della Salute prevede che, a partire da giugno, il richiamo sia fatto a 42 giorni per Pfizer, mentre quello per AstraZeneca resta a tre mesi“.

Veniamo alla durata della copertura vaccinale. Aifa ha detto che mediamente un vaccino anti-Covid protegge per sette mesi. È d’accordo? – Ad aprile sono stati pubblicati studi da cui emerge che a sei mesi dal richiamo, in particolare Pfizer e Moderna, e a 4 mesi per AstraZeneca, permane un elevato titolo di protezione. Quindi, esaminando a partire da tempo zero fino a 4-6 mesi come si comporta il livello di immunità del vaccinato, si può affermare che la protezione contro il Coronavirus possa arrivare fino a 9 mesi o anche un anno“.

Valutazione fatta sul titolo anticorpale? – Non solo. Oltre a quello si valuta un’altra importante componente del sistema immunitario, ossia i Linfociti T, che incidono sulla protezione totale dell’individuo dal virus. Quindi, il periodo di sette mesi indicati da Aifa è giustificato pienamente, e prudenziale. Ritengo sia plausibile ipotizzare una protezione che si estenda a 9 mesi e oltre, ma questo lo sapremo solo proseguendo il monitoraggio“.

Se applicassimo la previsione dei sette mesi per ogni vaccino, chi si è immunizzato prima di altri, come gli operatori sanitari vaccinati dal gennaio scorso, ne uscirebbe svantaggiato. Perché a fine estate si troverebbe di nuovo esposto a contagio. – La mia idea è che anche chi è stato vaccinato per primo sarà protetto sino a fine anno. Ma ad oggi non c’è evidenza del fatto che la copertura sarà maggiore, e che quindi si debbano riprendere le vaccinazioni. Pfizer, ad esempio, ha ipotizzato una terza dose di vaccino da inoculare entro fne anno, questo per chi ha fatto l’iniezione a gennaio: soprattutto gli operatori sanitari“.

Quindi non possiamo considerarci schermati a lungo e soprattutto lo siamo per un periodo diverso a seconda del vaccino che ci hanno somministrato. –  Al momento sempbra che queste vaccinazioni non diano l’immunità per tutta la vita, ma questo ora lo diciamo anche a causa dell’incompletezza dei dati di cui abbiamo la disponibilità, avendo vaccinato solo da pochi mesi. È possibile che nel prossimo futuro cambi la valutazione e quindi lo scenario“.

Ci sta dicendo che entro fine anno, o nel 2022, sarà forse necessario fare un terzo richiamo contro il Covid? – Non lo escludo“.

E dovremmo vaccinarci sia contro l’influenza che contro il Coronavuirus? – Sono dell’idea che sia necessario assumerli entrambi. Perché, è provato, così gli anziani hanno un rischio di morte e di malattia più basso“.

Pensa che debba essere una vaccinazione universale? Estesa a tutti e a tutte le età?
La campagna vaccinale dovrebbe essere globale perché da Paesi a rischio, come ad esempio l’India, il virus può tornare e moltiplicarsi. Dunque mantenere una vaccinazione alta in quei Paesi attenua l’impatto anche altrove. Sicuramente l’ideale è mettere tutti nella situazione di vaccinarsi“.

Se così fosse, sarebbe possibile azzerare la tempistica, cioè non prevedere tempi diversi per i richiami ma tutto in un’unica soluzione?  – Si tra lavorando per ottenere una omogeneità dei vaccini. Ci si sta concentrando su una tipologia. Recentemente gli Usa hanno sperimentato sugli animali un siero pan-coronavirus efficace per tutti. Questo porterà ad avere un siero unico, progettato sulla proteina Spike, ma programmato a tavolino per indurre una risposta contro quelle porzioni della proteina che resistono ai Coronavirus“.

Ci può spiegare? – Con le varianti vediamo che i virus mutano, i Coronavirus sono tanti e ognuno di essi presenta differenze a livello della proteina Spike. Tuttavia, ci sono porzioni che non possono cambiare. Quindi riuscire a dirigere il sistema immunitario ad attaccare quei pezzetti che non cambiano vuol dire avere la possibilità di intervenire a largo raggio. Oggi i vaccini ci proteggono dalle varianti diffuse e vengono aggiornati, ma se nel frattempo dovesse comparire sulla scena un altro Coronavirus, non è detto che siano efficaci. Il  super vaccino in via di studio potrebbe esserlo“.

E questo super-vaccino quando potremmo vederlo? – Ci sta lavorando il team della Duke Human Vaccine Insitute, nel North Carolina. La tempistica prevede almeno ancora un anno di attesa per la sperimentazione sui pazienti“. 

Green pass, così scaricheremo il certificato Eu Covid-19 su Immuni e sull’app IO


articolo: https://www.corriere.it/tecnologia/21_maggio_25/green-pass-immuni-io-b7a7349e-bd2d-11eb-b697-2f07a77e389d.shtml

Draghi ha confermato la disponibilità del certificato da metà giugno. Ecco cosa sappiamo finora

Il Green o Covid pass è un po’ come Mark Caltagirone: tutti ne parlano, nessuno lo ha visto. Per ora. Perché, a differenza del chiacchieratissimo e inesistente promesso sposo di Pamela Prati, il documento cartaceo e digitale per viaggiare e accedere a luoghi ed eventi sta per materializzarsi. Da metà giugno, secondo quanto dichiarato dal presidente del Consiglio Mario Draghi mercoledì.

Una precisazione, prima di tutto. Al momento in Italia ci sono tre documenti cartacei separati che possono essere presentati, laddove è richiesto o accettato: il documento che attesta l’inoculazione di almeno la prima dose del vaccino, il risultato negativo di un tampone (vincolante fin dalla prima ondata per entrare in svariati Paesi) e il referto della fine dell’infezione dal virus Sars-Cov-2.

Cos’è il Green o Covid pass e come funziona? È un’attestazione di almeno una delle condizioni appena citate (vaccino, tampone, guarigione) pensata per essere leggibile, e considerata valida anche a distanza, da enti e autorità nazionali diversi. In marzo Draghi aveva annunciato che una versione italiana sarebbe stata pronta prima di quella europea. Mercoledì la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha detto che a livello informatico l’Europa sarà in realtà già pronta il 1° giugno e che a metà giugno i Paesi membri potranno salire a bordo.

L’Italia, con la controllata del ministero dell’Economia Sogei e il ministero della Salute, sta lavorando alla sua piattaforma dalla quale transiteranno i dati: il pass è infatti la parte visibile e tangibile di un sistema sottostante molto più complesso che deve ricevere i dati su vaccini, tamponi e referti di avvenuta guarigione da tutte le fonti coinvolte e validarli.

La piattaforma è condizione necessaria e imprescindibile per la gestione centralizzata del pass, con cui in Italia si potrà entrare nelle Rsa o partecipare ai ricevimenti dei matrimoni, e l’interoperabilità con il progetto europeo, pensato per facilitare gli spostamenti tra un Paese all’altro dell’Ue durante i mesi estivi. Nei nostri confini il Certificato Eu Covid-19 — così è stato ribattezzato — sarà vincolato anche alla conversione in legge del decreto del 22 aprile e a una norma ad hoc, che dovranno sedare le preoccupazioni espresse dal Garante per la privacy sul trattamento dei dati (come e quali dati: tipo di vaccino? Data di vaccino o tampone? Durata della malattia?).

Come si potrà richiedere ed esibire? Se tutto procede come previsto e secondo quanto sappiamo finora, il certificato sarà disponibile in formato cartaceo o digitale, come Qr code. Martedì il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao — che sta supervisionando il tutto tramite il Dipartimento per la trasformazione digitale — ha chiarito che la versione digitale si potrà scaricare anche sulle applicazioni IO e Immuni (o salvare nel Wallet di Apple). L’alternativa alle app sarà un sito. Nel caso di IO — scaricata da 11 milioni di italiani — l’idea è che il cittadino debba fare poco e niente: visto che si è autenticato con Spid o con Carta d’identità elettronica, troverà il certificato nell’app dopo aver fatto vaccino, tampone o visita. Potrebbe addirittura non doverla aprire e limitarsi a salvare il Qr code sul dispositivo, come una normale immagine nella propria galleria, dopo aver ricevuto una notifica. Diverso il discorso per Immuni, 10 milioni e mezzo di download, e per il sito, che non sanno chi è la persona dall’altra parte dello schermo: a quanto risulta, l’utente potrà inserire uno dei codici che gli o le verranno inviati o consegnati (Otp, one time password, o Cun: dipende dal flusso, che può essere diverso nelle singole regioni) quando fa il vaccino-tampone-visita e il numero di tessera sanitaria. Immuni e il sito generano a questo punto il codice Qr che si può salvare su smartphone o e/o stampare, nel rispetto della privacy, assicurano fonti al lavoro sul progetto. Il Qr code andrà poi letto dalle forze dell’ordine, o chi per esse, con un’altra app. Sia IO sia Immuni andranno aggiornate a ridosso del debutto del certificato.

Green pass valido per viaggiare già 15 giorni dopo la prima dose: 10 domande (e risposte)


articolo: https://www.corriere.it/economia/finanza/cards/green-pass-come-funziona-10-domande-risposte-certificato-verde/chi-rilascia-green-pass.shtml

Rome, Italy, – March 29 2021: Green Pass. European Union sets out virus pass plan to allow free travel. Covid or Coronavirus vaccine certificate or passport app with passport, and mask

Introdotto dal decreto di aprile – Si dovrà averla per partecipare a feste di nozze, concerti e per entrare, quando riapriranno, in discoteca, oltre che per spostarsi tra regioni che si trovano in fascia rossa o arancione. La «certificazione verde» (o green pass, per dirla all’inglese), introdotta dal decreto Covid pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 maggio, sarà un pass della durata di 9 mesi (ma «per i vaccinati con due dosi dovrebbe essere estesa a 1 anno», come ha spiegato Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute) e potrebbe essere il documento che salverà la stagione estiva del Bel Paese. Con esso, infatti, potremo dimostrare di essere stati vaccinati, di essere guariti dal Covid-19 o di esserci sottoposti a tampone con esito negativo nelle 48 ore precedenti. Vediamo allora di scendere più nel dettaglio e tentare di rispondere alle domande più comuni che i lettori ci hanno rivolto su questa novità che a breve entrerà nella nostra vita.

Cos’è il «green pass»? – La «certificazione verde», che dimostra di essere stati vaccinati o di essere guariti dal Covid-19 o di essersi sottoposti a tampone con esito negativo, è stata introdotta con l’articolo 9 del decreto legge numero 52 sulle «Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali», approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 21 aprile. Il documento anticipa quello che a metà giugno dovrebbe arrivare direttamente all’Ue, ovvero il «Digital green certificate» che permetterà di spostarsi liberamente in Europa. Come detto, la certificazione made in Italy consentirà lo spostamento tra regioni eventualmente entrate nelle fasce di colore rosso o arancione, ma sarà anche il pass per partecipare alle feste di matrimonio, entrare ai concerti e, forse, anche nelle discoteche, quando riapriranno. La certificazione verde sarà costituita dal certificato vaccinale, che conferma l’avvemuta somministrazione del vaccino in una o due dosi; oppure dal referto negativo di un tampone antigenico rapido o molecolare effettuato al massimo 48 ore prima dello spostamento. Anche il referto della Asl che certifica la fine dell’infezione da Sars-Cov-2 e quindi la guarigione costituirà una certificazione verde che permetterà la libera circolazione. I documenti saranno tutti rilasciati a chi ne farà richiesta sia in versione digitale che cartacea.

Da quando è valido il green pass? – Il «green pass» viene rilasciato già dopo la prima dose ed è valido dal quindicesimo giorno successivo fino al completamento del ciclo vaccinale, come previsto dal decreto legge Covid pubblicato il 18 maggio in Gazzetta Ufficiale. «La certificazione verde», si legge nell’articolo 14, «ha validità di nove mesi dalla data del completamento del ciclo vaccinale». Tuttavia la certificazione «è rilasciata anche contestualmente alla somministrazione della prima dose di vaccino e ha validità dal quindicesimo giorno successivo alla somministrazione fino alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale».
A partire dal 15 giugno sarà possibile utilizzare il pass per partecipare alle feste di matrimonio. Servirà anche per spostarsi in regioni che, a causa dell’aumento delle infezioni, dovesero ritornare di colore arancione o rosso. Anche le visite agli anziani nelle case di riposo (Rsa) richiederanno la certificazione verde, per non mettere in pericolo la salute fragile degli anziani che vi sono ospitati. E’ ancora allo studio, ma probabilmente il certificato servirà questa estate per entrare ai concerti e nelle discoteche.

Chi può richiedere il certificato? – Il «green pass» spetta a tutti coloro che sono stati vaccinati e a chi è risultato negativo a un tampone molecolare o un antigenico rapido effettuato entro le 48 ore precedenti allo spostamento. Anche chi è guarito dal Covid ed è uscito dall’isolamento dopo il tampone negativo, può richiedere la propria certificazione verde.

Chi rilascia il green pass? – Gli enti preposti al rilascio della certificazione verde dipendono dalla condizione in cui si trova il richiedente. Come si legge nel documento, per i vaccinati «la certificazione è rilasciata, in formato cartaceo o digitale, dalla struttura sanitaria ovvero dall’esercente la professione sanitaria che effettua la vaccinazione».
Diverso è per i guariti dal Covid, che devono richiedere la certificazione verde, sempre in formato cartaceo o digitale, presso la struttura dove «è avvenuto il ricovero del paziente affetto da Covid-19, oppure, per i pazienti non ricoverati, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta». Infine, a chi non è stato infettato, né vaccinato, non resta che poter dimostrare di essere negativo al tampone: l’attestazione viene rilasciata dalla farmacia o dal laboratorio privato in cui si effettua il test molecolare o antigenico.

Dove si richiede il certificato? – La «certificazione verde» deve essere richiesta quando ci si vaccina alla struttura sanitaria o all’autorità sanitaria locale dove è avvenuta l’inoculazione.
Chi è guarito dal Covid, invece, la deve richiedere al medico di medicina generale che ne ha attestato la guarigione o alla struttura dove è stato curato.
La certificazione per il tampone negativo (molecolare o antigenico) viene rilasciata dal laboratorio dove è stato effettuato il tampone stesso.

Quanto dura il green pass? – Dai 6 mesi inizialmente previsti, la validità del green pass per i vaccinati è stata portata a 9 mesi, ovviamente a partire dalla «data del completamento del ciclo vaccinale». Per chi invece ha fatto solo la prima dose, il certificato rilasciato ha validità dal «quindicesimo giorno successivo alla somministrazione fino alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale». E così il pass di chi si vaccina con AstraZeneca (che ha una finestra di 12 settimane tra prima e seconda dose) dura 11 mesi e 10 giorni, quello di chi si vaccina con Pfizer o Moderna (richiamo dopo 42 giorni) 9 mesi e 28 giorni, quello di chi si vaccina con Johnson&Johnson (dose unica) 9 mesi.
Chi è guarito dal Covid ha diritto a un green pass valido per sei mesi a partire dalla data dell’avvenuta guarigione.
Il tampone negativo è valido per sole 48 ore dal momento in cui si è sottoposti al test.

La durata del green passa dipende dal tipo di vaccino?AstraZeneca. Il green pass di chi viene vaccinato con Astrazeneca, la cui seconda dose al momento è somministrata circa 3 mesi dopo la prima, ha una validità di circa un anno.
Pfizer. Il vaccino Pfizer prevede la seconda dose dopo circa 42 giorni, la durata del green pass potrebbe aggirarsi intorno al 10/11 mesi.
Moderna. Il vaccino Moderna ha il secondo richiamo a 42 giorni e la durata del green pass dovrebbe essere sui 10/11 mesi.
Johnson&Johnson. Il vaccino Johnson&Johnson richiede una sola dose e la certificazione verde avrà validità di 9 mesi.

Da quando sarà in vigore il green pass? – Ogni certificazione che attesti la vaccinazione completa o la guarigione dal Covid è certificazione verde. Il Ministero della Salute, comunque, sta approntando gli ultimi dettagli, mentre i certificati vaccinali sono già disponibili in diverse regioni, come il Lazio, che dopo l’inoculazione rende disponibile il certificato verde sul fascicolo sanitario elettronico.

C’è differenza tra il nostro green pass e il «Digital green certificate»? – Il «Digital green certificate» europeo ha le stesse caratteristiche della certificazione verde italiana: certificato di vaccinazione, di tampone negativo o di guarigione. In aggiunta, però, avrà un «QR code» associato a un codice identificativo univoco a livello nazionale e leggibile da tutti gli Stati UeL’Eu Digital Covid Certificate entrerà in vigore dal primo luglio, ora che un accordo è stato raggiunto con tutti i 27 Paesi dell’Unione.
Con il pass europe ci si potrà spostare nei vari Paesi della Ue senza dover fare la quarantena.