Oggi quattro vittime in tre incidenti. Si aggiungono ai tre italiani deceduti ieri sul Gran Paradiso
Vvff – Elicottero dei soccorsi in montagna
AGI – Strage di alpinisti in montagna: sette vittime in meno di 24 ore. Nella sola giornata odierna è di quattro morti il bilancio di tre incidenti in alta quota avvenuti sul Monte Bianco e sul Cervino. Gli operatori del Soccorso alpino valdostano stanno coordinando gli interventi di soccorso.
Il primo è accaduto sul Monte Cervino, dove è intervenuto l’elisoccorso svizzero. Un alpinista è deceduto, la salma è stata portata a Cervinia. Si sta procedendo al recupero del compagno di gita, illeso. Il riconoscimento è affidato al Soccorso alpino della Guardia di finanza di Cervinia.
Incidente sul ghiacciaio della Brenva – Il secondo incidente è accaduto sul ghiacciaio della Brenva, sul Monte Bianco. È intervenuto il Pghm francese in elicottero. Un alpinista è deceduto, il corpo è stato portato a Courmayeur. Il riconoscimento è affidato al Soccorso alpino della Guardia di finanza di Entrèves.
Tragedia sulla cresta Kuffner – Tragico anche il terzo incidente, che è avvenuto sulla cresta Kuffner al Maudit, lato francese. È intervenuto il soccorso francese per competenza. Due gli alpinisti che sono deceduti. Gli interventi sul Cervino e alla Brenva si svolgono in contemporanea e vengono gestiti dalla Cus in contatto costante con il Soccorso alpino valdostano e i soccorritori svizzeri e francesi.
Venerdì tre morti sul Gran Paradiso – Ieri altri tre alpinisti italiani sono morti sulla parete Nord del Gran Paradiso, in Valle d’Aosta. In serata l’intervento del Soccorso alpino valdostano per il recupero dei corpi. La chiamata di soccorso era arrivata alla Centrale unica-Cus poco dopo le ore 19.30, per il mancato rientro dei tre alpinisti. Immediato l’intervento in elicottero, che ha permesso di individuare i corpi a una quota prossima ai 3600 metri. Nella stessa zona il 30 maggio era deceduto un alpinista comasco di 54 anni, precipitato per 500 metri davanti al fratello e a un altro compagno di cordata.
Identificazione delle vittime – Oggi è stata effettuata l’identificazione dei corpi. Sono Antonio Sardano, Sergio Martinelli e Maicol Zenatti, tutti originari del Trentino, i tre alpinisti che ieri hanno perso la vita mentre erano impegnati nell’ascesa al Gran Paradiso. I tre sono precipitati mentre stavano affrontando la parete Nord e sono morti dopo un terribile volo nel vuoto di quasi 400 metri. Sardano, 49 anni, era nato ad Andria, in Puglia, ma risiedeva a Trento; Sergio Martinelli, 29 anni, era nato nel capoluogo dove anche risiedeva; e Maicol Zenatti, 38 anni, era nato a Rovereto ma risiedeva a Brentonico.
Il presidente della Repubblica, accolto dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha deposto una corona d’alloro sulla Tomba del Milite Ignoto. Frecce Tricolori sorvolano l’Altare della Patria. Meloni: “Dopo 80 anni chiederci che Repubblica vogliamo essere”
Celebrazioni per il 2 giugno – (Adnkronos)
Si celebra oggi, 2 giugno 2026, l’80esimo anniversario della Festa della Repubblica. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accolto dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha deposto una corona d’alloro sulla Tomba del Milite Ignoto. Come da tradizione, il momento solenne è stato accompagnato dal sorvolo delle Frecce Tricolori, che hanno attraversato il cielo di Roma lasciando la caratteristica scia verde, bianca e rossa.
Alla cerimonia sono presenti le più alte cariche dello Stato: i presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso. Il Capo dello Stato ha passato in rassegna il picchetto interforze schierato davanti al Vittoriano. A fare da sfondo alla cerimonia, un grande telone bianco con il logo della Repubblica italiana, installato davanti all’Altare della Patria per coprire i cantieri aperti nell’area di Piazza Venezia.
Il messaggio di Mattarella – “Sono trascorsi ottant’anni da quel 2 giugno del 1946 che segnò il compimento, da parte degli italiani, di un atto di libertà senza precedenti”, dice il presidente Mattarella in un messaggio al capo di stato maggiore della Difesa Luciano Portolano. “Non celebriamo oggi solamente una ricorrenza storica, ma un momento di alto significato che rinnova l’impegno collettivo all’affermazione, alla tutela e alla piena attuazione dei valori che costituiscono il fulcro della nostra Costituzione, “casa comune” che garantisce la vita della nostra comunità nazionale, i nostri diritti, richiamandoci al contempo ai nostri doveri di solidarietà”.
“Con il suffragio universale, donne e uomini, insieme per la prima volta, decisero di lasciarsi alle spalle le macerie della guerra e le nefandezze di un regime oppressivo e totalitario, per avviare la ricostruzione di un Paese libero, democratico, repubblicano”. Lo dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della festa della Repubblica, in un messaggio al capo di stato maggiore della Difesa Luciano Portolano.
“Nell’ottantesimo anniversario della Repubblica, onoriamo la memoria dei militari che, con i Gruppi di Combattimento, reparti che, con abnegazione e valore combatterono nella Guerra di Liberazione, furono tra i protagonisti della rinascita d’Italia, restituendo alla nazione onore e libertà”.
“Le difficoltà e i rischi che attraversano oggi la nostra sicurezza e il nostro benessere vanno affrontati con fermezza. Non potrà esservi vera pace fino a quando permarranno focolai di minaccia e non potrà esservi vero benessere se anche soltanto una parte dell’umanità sarà costretta a vivere nella precarietà -prosegue il capo dello Stato -. L’Italia, con l’Europa, è impegnata nel ripristino del valore delle regole nella vita della comunità internazionale, per uscire da una fase di permanente conflittualità, nell’edificazione di una nuova effettiva sicurezza per tutti i popoli”.
“Le Forze Armate italiane, pilastro della Repubblica e presidio dei principi alla base della pacifica convivenza tra i popoli, sono chiamate a concorrere al raggiungimento di questo obiettivo. È con questi sentimenti, nel ricordo di quanti hanno fatto sacrificio della vita per l’indipendenza e la libertà della Patria, che insieme a tutto il popolo italiano stringo idealmente in un affettuoso abbraccio i militari di ogni ordine e grado, rinnovando loro la gratitudine per l’impegno profuso, con l’augurio più fervido. Viva le Forze Armate, viva la Repubblica”, conclude Mattarella.
Il messaggio di Meloni – “Oggi celebriamo gli ottant’anni della Repubblica Italiana. Una ricorrenza che non rappresenta soltanto una data storica, ma racconta il cammino che gli italiani hanno saputo costruire insieme: con storie di sacrificio, coraggio, unità, solidarietà e impegno, generazione dopo generazione. Perché sono certo le grandi storie, ma anche – e forse soprattutto – le piccole scelte quotidiane ad aver fatto dell’Italia la straordinaria Nazione che è oggi”, ha scritto sui social la premier Meloni. “Ottant’anni di Repubblica, di libertà e di partecipazione ci rendono orgogliosi e riconoscenti verso chi ci ha preceduto e ha contribuito a edificare le fondamenta della nostra comunità nazionale. Ma, allo stesso tempo, ci ricordano la responsabilità che ciascuno di noi ha nel custodire e rafforzare ogni giorno questo patrimonio, al servizio della Patria e delle generazioni future. Buona Festa della Repubblica. Buon 2 giugno” conclude la presidente del Consiglio.
“Credo che questa Nazione abbia tutte le carte in regola per essere, se vogliamo, più ambiziosa. Credo che stia dando, nonostante le difficoltà, grande prova di sé e mi piacerebbe per questo che fosse chiaramente una festa di responsabilità ma anche una festa d’orgoglio per tutti gli italiani“, ha detto poi Meloni a margine delle celebrazioni per la Festa della Repubblica. “Credo che questa Nazione abbia tutte le carte in regola per essere, se vogliamo, più ambiziosa. Credo che stia dando, nonostante le difficoltà, grande prova di sé e mi piacerebbe per questo che fosse chiaramente una festa di responsabilità ma anche una festa d’orgoglio per tutti gli italiani“. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, a margine delle celebrazioni per la Festa della Repubblica.
Le parole di Crosetto – “Il dovere più grande che abbiamo è lasciare ai nostri giovani, ai nostri figli, un’Italia più sicura, più consapevole, ma soprattutto capace di restare fedele ai valori che ne hanno guidato il cammino fino ad oggi. Il messaggio che, come ministero della Difesa, abbiamo scelto per questa ricorrenza, ’80 anni di Repubblica, ottant’anni al servizio del Paese’, racchiude il senso più autentico di questo anniversario. Dietro queste parole non c’è soltanto la storia delle istituzioni, ma quella di milioni di cittadini che hanno servito, in uniforme e non, il Paese con disciplina, sacrificio, umanità e senso del dovere. Dietro di essi, c’è la storia di chi ha ricostruito il nostro Paese dalle macerie della guerra, di chi ha custodito la democrazia nei momenti più difficili, di chi, ogni giorno, ha messo il bene comune davanti all’interesse personale“, afferma ilministro della Difesa, Guido Crosetto.
”Viviamo tempi complessi, difficili, in cui le democrazie, come la nostra, vengono chiamate a confrontarsi con nuove minacce e con equilibri internazionali sempre più instabili e pericolosi – aggiunge Crosetto – Oggi, i confini da difendere non sono soltanto quelli geografici: sono quelli del cyberspazio, dello spazio, delle infrastrutture critiche, delle reti energetiche, delle tecnologie, delle fake news, da cui dipendono la nostra sicurezza e la nostra libertà. Oggi, per noi come per l’Italia, per un’intera Nazione, salvaguardare le istituzioni, la Repubblica, la democrazia, significa garantire e proteggere le nostre certezze: la libertà, lo Stato, La vita civile, la sicurezza”.
La parata – Roma ha celebrato gli 80 anni della Repubblica con la tradizionale parata del 2 giugno ai Fori Imperiali. Un’edizione speciale, dedicata a chi ogni giorno è al servizio del Paese, come ricordato anche dal tema scelto per il 2026: “80 anni di Repubblica, ottant’anni al servizio del Paese”.
Ad aprire la cerimonia sono stati i 250 sindaci provenienti da tutta Italia, simbolo degli oltre 8.000 Comuni italiani e del legame tra lo Stato e i territori. Dopo l’esecuzione dell’Inno nazionale da parte di Andrea Bocelli accompagnato dalla Banda Interforze, la sfilata è entrata nel vivo con le bandiere delle Forze Armate e della Guardia di Finanza, i gonfaloni di Regioni, Province e Comuni, i labari delle associazioni combattentistiche e d’arma e i vessilli delle organizzazioni internazionali di cui l’Italia fa parte, tra cui Onu, Nato e Unione Europea.
Tra i momenti più apprezzati della mattinata ancheil passaggio degli atleti dei gruppi sportivi di Forze Armate, Forze di polizia e Vigili del Fuoco. A precederli sono stati gli sportivi paralimpici, seguiti dagli atleti che hanno rappresentato l’Italia nelle più importanti competizioni internazionali, comprese le recenti Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina. Il primo settore è stato dedicato al personale civile della Difesa, alla sanità militare interforze, ai cappellani militari, ai veterani della Difesa e ai gruppi sportivi delle Forze Armate. A seguire hanno sfilato le Forze Speciali delle quattro Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri, rappresentate dagli Alpini Paracadutisti del 4° Reggimento, dagli incursori del Goi della Marina Militare, dagli incursori del 17° Stormo dell’Aeronautica e dagli operatori del Gis dei Carabinieri.
Ampio spazio è stato poi riservato alle componenti operative della Difesa. L’Esercito Italiano ha presentato allievi delle scuole militari e delle accademie, Granatieri di Sardegna, Lagunari, Paracadutisti della Folgore, Alpini e reparti specialistici. La Marina Militare ha sfilato con gli allievi dell’Accademia Navale, il personale delle unità navali, il Reggimento San Marco e il Corpo delle Capitanerie di Porto. L’Aeronautica Militare ha invece schierato gli allievi della scuola Douhet e dell’Accademia Aeronautica, insieme ai reparti operativi, logistici e di protezione. Hanno quindi attraversato i Fori Imperiali i reparti dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, con le loro scuole di formazione, le componenti territoriali e i reparti specializzati. Presenti anche i Corpi militari ausiliari dello Stato, tra cui il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana e il Sovrano Militare Ordine di Malta, protagonisti di una lunga tradizione di assistenza sanitaria e umanitaria.
Tra le principali novità dell’edizione 2026, la Polizia di Stato e la Polizia Penitenziaria hanno sfilato per la prima volta in settori autonomi e dedicati. La Polizia di Stato, che quest’anno celebra 174 anni di attività, ha aperto il proprio settore con la Bandiera recentemente insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile, seguita dalla Banda Musicale e da una rappresentanza di funzionari e operatori. Anche la Polizia Penitenziaria è stata protagonista di una novità storica: per la prima volta ha sfilato in un settore esclusivo, schierando il comandante, la bandiera del Corpo, la banda musicale, la compagnia in armi e i mezzi operativi.
La seconda parte della parata ha visto inoltre sfilare i Vigili del Fuoco, il Servizio Nazionale della Protezione Civile, il Servizio Civile Universale, la Polizia Locale e Metropolitana di Roma Capitale, i volontari della Croce Rossa Italiana e una rappresentanza dell’Unità di Crisi della Farnesina e dei Consoli italiani all’estero. A chiudere i reparti appiedati è stata la tradizionale fanfara dei Bersaglieri, seguita dai reparti a cavallo dei Lancieri di Montebello, dei Carabinieri e della Polizia di Stato, insieme alla storica Artiglieria a cavallo. Nel corso della manifestazione hanno inoltre sfilato numerosi mezzi terrestri delle Forze Armate e dei Corpi dello Stato. La cerimonia si è conclusa con il sorvolo degli elicotteri delle diverse amministrazioni statali e il passaggio delle Frecce Tricolori, che hanno colorato il cielo di Roma con i colori della bandiera italiana.
Gli attivisti: “Spari contro 6 barche”. Depositata denuncia per sequestro di persona. Conte: “Persi i contatti con Dario Carotenuto da ore, governo intervenga”. Tajani: “Israele garantisca incolumità italiani”. Tel Aviv: “Mai sparati colpi con vere munizioni”
Flotilla per Gaza, l’abbordaggio e il deputato M5S Carotenuto – Global Sumud Flotilla /Dario Carotenuto
Tutte le barche della Global Sumud Flotilla in rotta verso la Striscia di Gaza sono state intercettate dalle Forze armate israeliane. A confermarlo la Global Sumud Italia ed è quanto risulta anche dallo stesso tracker. Sono 29 gli attivisti italiani trattenuti, tra cui il deputato del M5s Dario Carotenuto, ai quali si aggiungono anche tre residenti in Italia.
Tra le imbarcazioni abbordate anche la ‘Don Juan‘ con a bordo gli attivisti fiorentini Antonella Bundu, ex consigliera comunale a Firenze e ex candidata di Toscana Rossa alla presidenza della Regione, e Dario Salvetti, componente del collettivo di fabbrica dell’ex Gkn di Campi Bisenzio (Firenze), che facevano parte dell’equipaggio.
È SUCCESSO.
Di nuovo. La marina militare israeliana ci ha abbordati. Le nostre barche sequestrate. I nostri corpi fermati. In acque internazionali.
A centinaia di miglia da Gaza. Sotto gli occhi di un'Europa che guarda, tace, e con il suo silenzio si fa complice.
”Oggi è stato formalmente depositato un esposto-denuncia per il reato di sequestro di persona in relazione ai fatti avvenuti il 29 aprile, il 18 e il 19 maggio 2026. Al momento, 29 cittadini italiani e tre residenti in Italia risultano sequestrati e trattenuti a bordo di una nave militare israeliana. Di loro non si hanno ancora notizie né comunicazioni ufficiali sulle condizioni di detenzione o sui tempi di rilascio. L’iniziativa legale si pone in continuità rispetto ai precedenti esposti già depositati in relazione ai fatti avvenuti nel medesimo contesto spazio-temporale della missione umanitaria Global Sumud Flotilla. La missione, composta da decine di imbarcazioni civili e disarmate, era salpata dai porti di Barcellona e Augusta con l’obiettivo di raggiungere la Striscia di Gaza per consegnare beni di prima necessità e prestare assistenza medica alla popolazione civile, stremata da una grave crisi umanitaria’, comunica in una nota la Global Sumud Flotilla.
‘‘A bordo viaggiavano attivisti, osservatori per i diritti umani, giornalisti e personale medico provenienti da oltre quaranta Paesi – si legge nella nota -. Tra il 29 aprile e il 19 maggio, unità della Marina militare israeliana hanno intercettato e abbordato ripetutamente la flottiglia in acque internazionali (nelle zone Sar greca, cipriota ed egiziana), a centinaia di miglia nautiche dalla costa palestinese. Durante le operazioni, documentate anche da materiale audiovisivo in fase di deposito, gli equipaggi sono stati privati della libertà personale con l’uso della forza, trasferiti coattivamente sulla nave d’assalto Ins Nahshon e detenuti per ore in condizioni precarie. Dopo il rilascio dei primi attivisti sequestrati e il loro trasferimento in Grecia il 1 maggio, la missione ha ripreso il mare dalla Turchia il 14 maggio, per essere nuovamente intercettata il 18 e il 19 maggio”.
Le legali chiedono ”l’immediata attivazione delle autorità giudiziarie competenti per accertare le responsabilità penali, configurando il delitto di sequestro di persona aggravato dall’uso delle armi e dal concorso di più soggetti. L’azione è volta a tutelare i diritti fondamentali dei partecipanti alla missione e a garantire il rispetto del diritto internazionale del mare”. ”Non possiamo accettare la privazione della libertà di cittadini italiani impegnati in una missione esclusivamente pacifica – sottolinea la Global Sumud Flotilla -. Chiediamo alle istituzioni nazionali ed europee di attivarsi con urgenza per garantire l’incolumità dei nostri connazionali, la trasparenza sulle loro condizioni e il rispetto dello stato di diritto e l’immediato rilascio di tutti gli attivisti”.
Le navi intercettate, la reazione di Tajani – A denunciare le nuove intercettazioni della missione umanitaria sono stati gli stessi attivisti della Flotilla. Le imbarcazioni, spiega la Farnesina, dovrebbero giungere al porto di Ashdod. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani ha chiesto intanto di verificare urgentemente l’uso della forza da parte delle autorità israeliane, che secondo quanto riferito dagliattivisti italiani avrebbero utilizzato proiettili di gomma contro le imbarcazioni della Flotilla.
Il ministro ha quindi chiesto all’Ambasciatore d’Italia in Israele Luca Ferrari di svolgere un ulteriore passo formale con le Autorità israeliane per chiedere che a tutti i cittadini italiani partecipanti alla Flotilla siano assicurati un trattamento dignitoso, piena protezione e la garanzia della loro incolumità nel corso di qualsiasi operazione amministrativa, di sicurezza o logistica condotta dalle autorità locali.
In conformità con il diritto internazionale e le convenzioni consolari vigenti, l’Ambasciata ha chiesto alle autorità israeliane competenti di adottare tutte le misure necessarie per salvaguardare l’integrità fisica e i diritti fondamentali dei cittadini italiani.
La denuncia degli attivisti: “Hanno aperto il fuoco” – “Le forze israeliane hanno aperto il fuoco con proiettili contro le imbarcazioni civili della Global Sumud Flotilla ancora in navigazione verso Gaza, in acque internazionali, a circa 250 miglia nautiche dalla Striscia, al largo di Cipro, confermano gli equipaggi a bordo“. E’ quanto riferisce la Global Sumud Italia. Si tratta, spiegano gli attivisti, “dell’uso diretto di armi da fuoco contro civili disarmati, non violenti e inermi, che tengono le mani alzate e indossano i giubbetti di salvataggio. Non è più soltanto abbordaggio, sequestro e sabotaggio: è fuoco aperto su una missione umanitaria e pacifica“.
“Non conosciamo bene la tipologia, se siano proiettili veri o di gomma. Ma anche se fossero di gomma è gravissimo perché possono provocare danni, ferite, incidenti, cadute in mare. Non c’è nessun motivo, stanno già compiendo un atto criminale e su questo ci mettono sopra anche l’utilizzo della armi. Sei delle barche sono state colpite con raffiche di priettili e una di queste, la Girolama, batte bandiera italiana“, sottolinea Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla.
M5S: “Prelevato anche nostro parlamentare Dario Carotenuto” – Tra gli attivisti fermati dalle forze israeliane c’è anche il deputato del Movimento 5 Stelle, Dario Carotenuto, unico parlamentare imbarcato sulla Flotilla. “Il governo israeliano ha compiuto l’ennesima e grave violazione del diritto internazionale facendo un abbordaggio armato su imbarcazioni che portavano aiuti umanitari per il popolo palestinese. Tra gli italiani fermati c’è anche il nostro deputato Dario Carotenuto – affermano in una nota i capigruppo M5s di Camera e Senato Riccardo Ricciardi e Luca Pirondini – e altri nostri connazionali. Chiediamo l’immediata liberazione di tutti coloro che sono stati rapiti da Israele e che il governo Meloni condanni gravemente questo atto di vera e propria pirateria. Non si può più permettere che Israele goda di totale impunità per le sue azioni; né trincerarsi dietro un silenzio, come quello di Giorgia Meloni, che sa ogni giorno di più di complicità“.
“Di fronte a un parlamentare italiano illegalmente rapito e ora sotto sequestro da parte di uno Stato estero, il governo italiano abbia la dignità di reagire con la massima fermezza – sollecitano i capigruppo M5S nelle Commissioni Esteri di Senato e Camera, Alessandra Maiorino e Francesco Silvestri – e pretendere l’immediata liberazione del nostro collega e di tutti gli italiani in mano alle forze israeliane”.
“L’esercito israeliano – attacca il leader M5S Giuseppe Conte – è tornato ad attaccare la Flotilla: sono ore che abbiamo perso i contatti con il nostro deputato Dario Carotenuto mentre l’organizzazione della missione conferma che è stato prelevato dai militari di Israele assieme ad altri nostri connazionali. Addirittura hanno sparato, anche se sembrerebbe con proiettili non letali, contro equipaggi inoffensivi con le mani alzate. È gravissimo, è un sequestro a mano armata, è illegale e intollerabile. Il governo deve reagire con fermezza, pretendendo l’immediata liberazione degli italiani“, incalza Conte.
Israele: “Mai sparati colpi con munizioni vere” – “In nessun momento sono stati sparati colpi con munizioni vere. Dopo ripetuti avvertimenti, sono stati utilizzati mezzi non letali contro l’imbarcazione – non contro i manifestanti – a titolo di avvertimento. Nessun manifestante è rimasto ferito durante questo evento“. A scriverlo, su X, è il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Oren Marmorstein.
Tel Aviv ha poi spiegato che anche l’ultima flottilla diretta a Gaza è “giunta al termine” e che 430 attivisti verrano trasferiti in Israele.
“Un’altra flottiglia di propaganda è giunta al termine“, le parole del ministero degli Esteri in un post su X. “Tutti i 430 attivisti sono stati trasferiti su navi israeliane e sono in viaggio verso Israele, dove potranno incontrare i loro rappresentanti consolari. Questa flottiglia si è dimostrata ancora una volta nient’altro che una trovata pubblicitaria al servizio di Hamas. Israele continuerà ad agire nel pieno rispetto del diritto internazionale e non permetterà alcuna violazione del legittimo blocco navale di Gaza“.
Secondo il sito web della flottilla, le Forze di Difesa Israeliane avevano iniziato a fermare le navi a circa 268 chilometri dalla costa di Gaza. Le imbarcazioni erano partite la scorsa settimana dalla Turchia.
Scoperta una rete criminale transnazionale che operava attraverso la strumentalizzazione dei Decreti Flussi
Per ottenere il visto per lavorare in Italia come braccianti, le famiglie di decine di giovani indiani hanno versato somme tra gli 8.500 e i 13 mila euro. Poi una volta giunti in Italia, venivano «privati della libertà personale» e fatti lavorare in imprese agricole – di allevamento e di raccolta ortaggi – «con turni estenuanti», spesso oltre le 12 ore giornaliere e con paghe irrisorie. E’ questo uno dei dettagli forniti stamani dal procuratore della Dda di Potenza,Camillo Falvo, su un’operazione condotta dai Carabinieri che ha portato a sette arresti (due in carcere e cinque ai domiciliari) e altre cinque misure cautelari (obbligo o divieto di dimora). Le persone indagate sono italiane e indiane e sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, all’intermediazione illecita e allo sfruttamento lavorativo.
La «soggezione non solo fisica» – come accertato dal Comando provinciale di Potenza e del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Napoli che hanno avviato le indagini nel 2023 dopo una verifica presso un’azienda agricola di Grumento Nova (Potenza) – era legata anche alle precarie condizioni di alloggio «in strutture fatiscenti e spesso prive di servizi essenziali». Ma la soggezione era soprattutto «economica e psicologica» a causa del «timore di non poter onorare il debito contratto con l’organizzazione». E poi le vittime venivano spesso minacciate di non far ottenere loro il permesso di soggiorno. Nel corso della conferenza stampa – a cui hanno preso parte anche il comandante provinciale di Potenza dell’Arma, colonnello Luca D’Amore e il comandante per la Tutela del Lavoro di Napoli, tenente colonnello Marcello Robustelli – il procuratore Falvo ha lanciato un appello alle vittime e anche ad altri imprenditori agricoli «a denunciare».
Imbarcazioni di soccorso sul luogo dell’incidente in cui sono morti i 5 subacquei, incognita sulle condizioni meteo. L’ambasciatore italiano arrivato a Malè
Nella combo, da sinistra Monica Montefalcone, Federico Gualtieri, Giorgia Sommacal, Gianluca Benedetti e Muriel Oddenino, morti in un’immersione alle Maldive
Sul luogo dell’incidente in cui sonodeceduti 5 subacquei italiani sono giunte le imbarcazioni di soccorso della Guardia costiera maldiviana. A bordo sono presenti i sommozzatori della Guardia costiera e della polizia e un esperto sommozzatore italiano che ha già collaborato con le autorità.
Iniziate alle Maldive le operazioni di recupero dei corpi dei cinque italiani morti ieri durante una immersione in una grotta sottomarina. L’Ambasciatore d’Italia a Colombo, competente per le Maldive, è arrivato da qualche ora a Malè e incontrerà i responsabili della guardia costiera presenti nella capitale, riferisce intanto una nota della Farnesina.
Al momento, si precisa, le condizioni meteo potrebbero impedire l’avvio delle operazioni di recupero, ma dovrebbe essere effettuata una prima immersione volta a esplorare i punti di accesso della grotta, in attesa di un miglioramento delle condizioni meteorologiche.
La ricercatrice e la figlia, la biologa, il capobarca, il sub: le vittime – Le vittime sono Monica Montefalconee sua figlia Giorgia Sommacal, Gianluca Benedetti,Federico Gualtierie Muriel Oddenino. Monica Montefalcone, 51 anni, ricercatrice Unige, lavorava presso il Distav, Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Genova. La figlia, Giorgia Sommacal, aveva 23 anni. La giovane era una studentessa di Ingegneria biomedica all’università di Genova. Nella stessa città aveva frequentato il liceo classico Giuseppe Mazzini.
Gianluca Benedetti, nato a Padova, secondo la sua biografia rintracciabile sul sito dell’agenzia di viaggi Albatros Top Boat di Verbania per cui lavorava, dopo una lunga esperienza nel mondo delle banche e della finanza, aveva deciso di cambiare vita e di trasformare la subacquea, una sua passione di lunga data e impegno lavorativo già svolto da molti anni come part time in Italia, in un’attività a tempo pieno. Nel 2017 si era trasferito alle Maldive, perlomeno in modo continuativo fino al 2024. Il suo ruolo era quello di istruttore subacqueo ma anche di operations manager, ossia era il capobarca a bordo delle due imbarcazioni, Conte Max e Duca di York, che l’agenzia usa in loco per portare i turisti a fare immersioni. Benedetti viene definito come “una persona energica ed estremamente sportiva, amante della lettura, del cinema classico e degli scacchi”.
Era una biologa marina, ecologa e assegnista di ricerca al Dipartimento di scienze della terra dell’università di Genova Muriel Oddenino, 31 anni. Specializzata in ecologia marina, aveva conseguito la laurea triennale all’università di Torino per poi concludere gli studi nell’ateneo del capoluogo ligure. Appassionata di immersioni era coautrice di ricerche scientifiche focalizzate sulla conservazione degli ecosistemi marini. Appresa la notizia, sui suoi profili social, cominciano a comparire alcuni messaggi che la ricordano. “Ciao piccolina, ragazza meravigliosa, dolce, sensibile, sempre con il sorriso negli occhi e la gentilezza nel cuore – scrive un suo contatto – Ti vedevamo entrare in caffetteria ci chiedevi la tua focaccia e il cappuccino senza lattosio, pronta a fare due chiacchiere e a regalare un momento di allegria a tutti noi. La tua presenza mancherà tantissimo, ma il ricordo della tua luce , del tuo sorriso e della tua dolcezza resterà per sempre nei nostri cuori. Ci stringiamo con affetto al dolore della famiglia e di tutte le persone che ti hanno voluto bene”. Monica Montefalcone e Muriel Oddenino erano colleghe: entrambe lavoravano nel Distav.
Federico Gualtieri era un istruttore di sub. Si era laureato in Scienze biologiche all’università di Genova lo scorso marzo. Originario di Omegna, nel Verbano Cusio Ossola, all’ateneo del capoluogo ligure aveva frequentato il corso di laurea magistrale in Biologia ed ecologia marina. In precedenza aveva frequentato il corso di laurea in Scienze biologiche all’università del Piemonte Orientale. Sui suoi profili social numerose sono le immagini di atolli mentre cominciano a comparire i primi commenti. “Povero Chicco’ scrive un’amica.
Chi ha modificato i dati nella dichiarazione precompilata rischia di finire sotto la lente del Fisco, e scattano i controlli: ecco a cosa fare attenzione
Modello 730, dichiarazione dei redditi
Nuove regole si applicano – decreto dello scorso ottobre –a partire dalle spese sostenute l’anno scorso, il 2025, e avranno effetto sulla dichiarazione da presentare nel 2026. Se nella propria dichiarazione precompilata si è “modificata” una voce relativa alle spese sanitarie, quell’intervento potrebbe – condizionale – diventare il punto di partenza per un controllo formale.
Modello 730, dichiarazione dei redditi (ansa)
Agenzia delle Entrate, scattano i controlli sulle spese mediche con la Tessera Sanitaria: ecco cosa rischi – Il 2026 segna una svolta importante nei controlli fiscali sulle dichiarazioni dei redditi: l’Agenzia delle Entrate ha affilato le sue armi e punta dritto sulle spese mediche detratte dai contribuenti. Chi ha modificato i dati nella dichiarazione precompilata rischia di finire sotto la lente del Fisco. Ecco tutto quello che devi sapere. Con il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 29 ottobre, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 novembre, sono stati introdotti nuovi criteri per i controlli formali sulle agevolazioni fiscali legate alle spese sanitarie. La novità più rilevante riguarda il modo in cui l’Agenzia delle Entrate seleziona le dichiarazioni da esaminare: in via centralizzata, attraverso un incrocio sistematico tra i dati presenti nel Sistema “Tessera Sanitaria” e quelli inseriti dai contribuenti nella propria dichiarazione dei redditi.
Il funzionario dell’Agenzia delle Entrate, per ogni documento di spesa potrà verificare ilcodice fiscale del contribuente (o del familiare a carico), i dati di chi ha erogato la prestazione (Asl, privati, farmacie, etc.) la tipologia di spesa, e persino la modalità di pagamento, distinguendo elettronico o contante.
Tasse, tredicesime, fisco (Getty)
Come funziona il sistema di incrocio dei dati – Il meccanismo alla base di questi controlli poggia su un obbligo già consolidato nel nostro ordinamento: medici, farmacie, strutture pubbliche e private accreditate, laboratori e studi professionali sono tenuti a comunicare al Sistema “Tessera Sanitaria” tutte le spese sostenute dai pazienti-contribuenti. Ma la novità, è questo che cambia a partire dalla dichiarazione di quest’anno, riguarda la frequenza della comunicazione: dalla trasmissione mensile dei dati, a quella annuale, con scadenza fissata ogni anno al 31 gennaio. Una semplificazione rilevante per i professionisti sanitari, ma che non alleggerisce affatto la posizione dei contribuenti. Questi dati, una volta acquisiti dal sistema, confluiscono automaticamente nella dichiarazione precompilata che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione di ogni contribuente
Modello 730, dichiarazione dei redditi (Ipa)
Se i dati inseriti in dichiarazione non coincidono con quelli trasmessi dalle strutture sanitarie, scatta il campanello d’allarme. E la dichiarazione non veritiera – anche se deriva da un semplice errore – può portare all’applicazione di sanzioni amministrative, oltre al recupero delle imposte non versate.
Spese nel mirino: a cosa fare attenzione – I controlli abbracciano tutto lo spettro delle voci detraibili: farmaci, dispositivi medici, visite specialistiche, esami diagnostici e spese veterinarie. La detrazione prevista per legge è pari al 19% della spesa sostenuta, con una franchigia di 129,11 euro che rimane a carico del contribuente.
Tasse, tredicesime, fisco (Getty)
Anche col Caf: scontrino parlante, ricevuta o fattura – Un aspetto importante riguarda chi si rivolge a un CAF o a un professionista abilitato per la compilazione della dichiarazione: in questi casi, il contribuente ha l’obbligo di consegnare tutta la documentazione che attesta le spese portate in detrazione. Non è sufficiente indicare gli importi: serve la prova concreta, sotto forma di scontrino parlante, ricevuta o fattura.
Blackout dei collegamenti sulla dorsale adriatica. Rfi: “Impossibile prevedere i tempi di ripristino”. Sessanta residenti sfollati per paura di crolli
La frana di Petacciato e lo squarcio nell’autostrada
Italia spezzata in due lungo la dorsale Adriatica per la riattivazione di una frana, importante e già conosciuta, nel territorio comunale di Petacciato, in provincia di Campobasso, in Molise. La zona era stata interessata, nei giorni scorsi, da significativi eventi meteo avversi, con apporti al suolo superiori a 200 mm, evidenziando un quadro di marcata persistenza e intensità.
La frana, con un fronte lungo oltre 4 km, ha interrotto l’autostrada A14, da Montenero di Bisaccia a Termoli in entrambe le direzioni, e la linea ferroviaria Adriatica, tra Vasto e Termoli. Disagi alla viabilità acuiti dalla recente chiusura di un tratto della Strada Statale 16, a causa del crollo di un viadotto in località Montenero di Bisaccia.
A titolo precauzionale, inoltre, è stata disposta l’evacuazione di circa 50 persone, nel comune di Petacciato e disposta la chiusura delle scuole, per la giornata di domani, nella provincia di Campobasso, al fine di mitigare l’eventuale congestione del traffico locale.
Sessanta residenti sfollati – Diverse le abitazioni interessate dal movimento franoso con molte aree a rischio isolamento. “Le frane sono difficili da gestire e da mettere in sicurezza, soprattutto quando interessano centri abitati dove bisogna delocalizzare le famiglie e trovare per loro una sistemazione“. Il governatore sottolinea comunque l’aspetto più critico in questo momento, quello dei collegamenti: “Questa non è solo un’emergenza del Molise ma nazionale, perché l’Italia è divisa in due. In questo momento non si possono spostare mezzi e persone da nord a sud e viceversa” dice all’Adnkronos il presidente della Regione, Francesco Roberti.
A livello comunale, la situazione è altrettanto critica, il sindaco, Antonio Di Pardo, descrive un quadro drammatico: “Siamo rimasti isolati con tutti gli accessi interrotti. Stiamo lavorando con forze dell’ordine e Protezione civile per garantire una messa in sicurezza temporanea“. E aggiunge: “Stiamo cercando di sistemare le persone che dovranno essere evacuate, perché per la prima volta il terreno argilloso sotto le abitazioni si sta muovendo“. Nel frattempo, diverse famiglie sono già state evacuate dalle abitazioni, situate lungo il percorso della frana. Sul posto sono in corso continui sopralluoghi dei vigili del fuoco e dei tecnici specializzati.
Meloni: “In costante contatto con ministri e Protezione Civile” – Le istituzioni sono in piena emergenza operativa. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si legge in una nota di Palazzo Chigi, è in costante contatto con i ministri competenti, Matteo Salvini e Nello Musumeci, con il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, e con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e segue gli aggiornamenti in tempo reale.
La Protezione Civile ha attivato un comitato operativo per coordinare gli interventi urgenti e valutare misure immediate. Sul fronte regionale, il presidente Francesco Roberti parla di una crisi che supera i confini locali, mentre il sindaco di Petacciato Antonio Di Pardo segue da vicino le operazioni di messa in sicurezza insieme a vigili del fuoco e tecnici.
Una sessantina i residenti che sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni. Le famiglie coinvolte sono state allontanate dalle case situate lungo il fronte franoso, dove si registrano movimenti del terreno argilloso. Una condizione che ha reso inevitabili gli sgomberi per motivi di sicurezza.
“Domani ci sarà una seconda valutazione del professore Casali, che è professore ordinario di geologia applicata all’Università di Firenze, centro di competenza del dipartimento della Protezione Civile, e dell’Università di Chieti con il professore Sciarra, in maniera tale che si riesca ad avere una prima valutazione di quella che è la consistenza del movimento franoso sulla base della quale, ovviamente, poi sarà necessario ragionare per cercare di trovare soluzioni che siano soluzioni definitive nel lungo periodo, ma temporanee nel breve” ha detto il capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano. Il fronte di frana è lungo “circa 4 km, quindi, lunghissimo, di una frana storica di cui si era già perfettamente a conoscenza, e proprio perché il fronte è così ampio la soluzione alternativa per la ricerca della viabilità ordinaria stradale e ferroviaria è particolarmente complessa“.
”La situazione è particolarmente complessa, se ci aspettiamo un ripristino della viabilità ferroviaria in 5-7 giorni ovviamente non è un’attesa giusta e corretta – ha aggiunto -. Se il fronte di frana è lungo 4 km e la linea ferroviaria ci passa dentro è di tutta evidenza, che fino a che la frana non si ferma, non è possibile fare nessun tipo di ripristino infrastrutturale. Ed è il motivo per cui la tempistica è particolarmente lunga, c’è bisogno di qualche settimana se non addirittura di qualche mese”.
La frana ”ha deformato la linea ferroviaria e anche le strade, quindi la situazione è molto complicata perché in realtà in quella zona non c’è nessuna viabilità alternativa: bisogna entrare molto nell’entroterra, con una viabilità tutto sommato abbastanza ridotta che quindi non è capace di sopportare il carico del traffico pesante. Ecco perché stiamo cercando di ragionare anche su un’alternativa’‘ ovvero ‘‘sull’utilizzo del mezzo navale” e dei ”porti principali”.
Flai Cgil: “Non è una questione privata, ma l’ennesima morte politica nell’Italia e nell’Europa dei diritti traditi. Vite spremute con brutale ferocia, basta ghetti agricoli”
Bracciante agricolo – Fotogramma
Morto impiccato a 29 anni, in una baracca nel ghetto di Torretta Antonacci, il bracciante agricolo Alagie Singathe. A denunciarlo è Matteo Bellegoni, capo dipartimento Politiche migratorie e legalità della Flai, che evidenzia la condizione dei lavoratori sfruttati e vittime di caporalato dopo il suicidio avvenuto ieri pomeriggio.
“Non è una questione privata, ma l’ennesima morte politica nell’Italia e nell’Europa dei diritti traditi. Impiccarsi a 29 anni in una baracca dentro un ghetto è un’atto d’accusa contro una legislazione che colpevolizza chi migra”, spiega Bellegoni, che continua: “C’è una similitudine brutale che si consuma nei campi. Da un lato, il pomodoro: colto, schiacciato, spremuto fino a diventare polpa pronta per il consumo. Dall’altro, la vita di chi quel frutto lo ha raccolto: vite spremute con brutale ferocia, svuotate di dignità e diritti, condotte fino alla soglia dell’annientamento“, attacca il sindacalista.
La tragedia del giovane bracciante si consuma in un contesto territoriale devastato dalle recenti piogge. Le baracche sono travolte da fiumi di fango, la vita diventa lotta alla sopravvivenza. Dal Gargano al Salento, la Puglia agricola è sommersa: uliveti, vigneti e ortaggi sono compromessi, mettendo a rischio il sistema produttivo e la sicurezza di chi vive e lavora in condizioni precarie, afferma.
“Torretta Antonacci è oggi il simbolo di una doppia fragilità: quella di un territorio non curato e quella di un’umanità calpestata,” sottolinea Antonio Ligorio Segretario Generale della Flai Puglia, che senza mezzi termini chiede responsabilità precise: “Non accetteremo più il silenzio o la retorica della fatalità. È necessario un impegno chiaro per dire, una volta per tutte: mai più ghetti. Non è più accettabile parlare di fatalità quando da anni denunciamo condizioni di vita disumane nei ghetti agricoli, senza che ci sia stata una reale volontà di intervenire. Quelle denunce sono rimaste inascoltate”.
La Flai continua denunciare il mancato stanziamento dei fondi del pnrr, di oltre 200 milioni di euro previsti per superare i ghetti, che avrebbero potuto salvare la vita di Alagie e di tutti i braccianti che quotidianamente raccolgono il cibo che arriva anche sulle tavole imbandite di chi vorrebbe rendere permanente la loro condizione di invisibilità.
Una 57enne è stata trasportata in condizioni gravi in ospedale a Bergamo nella mattinata del 25 marzo. La donna sarebbe stato accoltellato da uno studente fuori dall’Istituto comprensivo di via Damiano Chiesa di Trescore Balneario.
Una 57enne è stata accoltellata questa mattina, mercoledì 25 marzo, a Trescore Balneario (in provincia di Bergamo). L’aggressione si è verificata poco prima delle 8 all’esterno dell’Istituto comprensivo di via Damiano Chiesa. Stando alle prime informazioni, la vittima sarebbe una professoressa e a colpirla sarebbe stato uno studente, per motivi che non sono ancora noti. La 57enne è stata trasportata con la massima urgenza in elisoccorso all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
L’allarme è scattato intorno alle 7:45, quindi pochi minuti prima dell’inizio delle lezioni. La centrale operativa dell’Agenzia regionale emergenza urgenza (Areu) ha inviato sul posto in codice rosso un’ambulanza della Croce Rossa di Entratico e un’auto medica da Seriate. Considerate le condizioni della 57enne, però, è stato richiesto anche l’intervento dell’elisoccorso, decollato da Bergamo. A colpirla sarebbe stato uno studente di terza media. Le indagini dei carabinieri e degli agenti della polizia locale sono ancora in corso.
Colpita con una spranga la telecamera durante le riprese di un servizio a cura della giornalista Giulia Innocenzi e del videomaker Giovanni De Faveri. I carabinieri: elementi già sufficienti per la denuncia
Giulia Innocenzi e Giovanni De Faveri
È stato identificato dai carabinieri il presunto autore dell’aggressione ai danni della troupe di Report avvenuta nel pomeriggio di mercoledì a Monzambano, nel Mantovano. Secondo quanto si apprende, i militari della stazione locale sono riusciti a risalire all’uomo che avrebbe colpito con una spranga di ferro il videomaker del programma Rai. Sull’identità, per il momento, viene mantenuto il massimo riserbo. Gli elementi raccolti potrebbero già essere sufficienti per procedere con la denuncia alla Procura.
L’aggressione durante le riprese al macello Troni – L’episodio si è verificato nelle pertinenze del macello Troni, dove la troupe – composta dalla giornalista Giulia Innocenzi e dal videomaker Giovanni De Faveri– stava realizzando un servizio. Dopo aver concluso un’intervista con il titolare Raoul Troni, i due stavano effettuando alcune riprese legate al trasferimento degli animali dal camion allo stabilimento. In quel momento un uomo, proveniente dall’interno dell’area, si sarebbe avvicinato e avrebbe colpito con una spranga la telecamera, danneggiandola gravemente fino a spezzarla. L’aggressore si sarebbe poi allontanato rapidamente.
A seguito dell’episodio, Innocenzi e De Faveri si sono recati alla caserma dei carabinieri di Monzambano per sporgere denuncia. Una pattuglia è intervenuta immediatamente sul posto, avviando gli accertamenti che hanno portato in breve tempo all’identificazione del presunto responsabile. Le indagini proseguono per chiarire nel dettaglio la dinamica e le responsabilità.
Giulia Innocenzi: “La loro violenza non ci fermerà” – La stessa Giulia Innocenzi ha commentato l’accaduto sui social: “La loro violenza non ci fermerà. Abbiamo sporto denuncia e ora lavoriamo alla conclusione dell’inchiesta”. La vicenda ha rapidamente fatto il giro del Mantovano, suscitando numerosi messaggi di solidarietà nei confronti della troupe e della trasmissione di inchiesta di Rai 3.
Il convoglio diretto verso nord è stato costretto a fermarsi dopo l’irruzione di un gruppo di manifestanti sui binari 3 e 4 della stazione centrale, con inevitabili ripercussioni sulla circolazione e l’intervento delle forze dell’ordine per mettere in sicurezza l’area
Protesta e traffico ferroviario bloccato per ore. Un treno carico dimezzi militari proveniente da Piombino è rimasto bloccato nel tardo pomeriggio di giovedì 12 marzo alla stazione di Pisa, dopo che unaprotesta improvvisaha portato all’occupazione dei binari da parte di un gruppo di manifestanti. Una trentina di persone – col numero che è presto cresciuto – è scesa sui binari impedendo fisicamente il passaggio del convoglio, costringendolo a fermarsi prima di poter proseguire la sua corsa.
L’azione di protesta e il blocco dei binari -La manifestazione ha interessato in particolare i binari 3 e 4 della stazione centrale, rimasti bloccati per tutta la durata dell’azione dimostrativa che col passare delle ore – circa 4 e mezzo in totale – ha visto crescere il numero dei partecipanti fino a raccogliere circa 200 persone in serata. La presenza dei manifestanti sui binari ha reso impossibile qualsiasi movimento del treno militare, che trasportava mezzi diretti verso una destinazione non ancora resa nota.
Ripercussioni sulla circolazione ferroviaria – Il blocco ha inevitabilmente causato disagi alla circolazione ferroviaria, con ritardi e riprogrammazioni dei convogli in transito. Le forze dell’ordine sono intervenute per monitorare la situazione e garantire la sicurezza nell’area, mentre il personale ferroviario ha lavorato per limitare le conseguenze sull’operatività della stazione.
Chi protesta – Si apprende che partecipano al presidio: antagonisti, studenti, sindacati di base e movimento No base. Il traffico ferroviario è paralizzato. “Sbloccato”, utilizzando binari alternativi, il traffico ferroviario a lunga percorrenza, che subisce comunque forti ritardi. Tutti fermi i treni regionali.
La fine della manifestazione e la vittoria – Alle 23,15, dopo oltre quattro ore e mezzo di blocco, i manifestanti che alla stazione di Pisa hanno fermato un treno che trasporta mezzi militari da Pisa a Palmanova hanno liberato il binario “scortando” il treno per alcune centinaia di metri. La motrice sarà staccata e riaggancerà il convoglio dal lato opposto per poi tornare indietro. Il treno non transiterà quindi dalla stazione di Pisa.
Un gruppo riconducibile all’area anarchica e antagonista ha lanciato petardi, bombe carta e fuochi d’artificio all’indirizzo delle forze dell’ordine
Foto Marco Alpozzi/LaPresse
Scontri a Torino durante il corteo per Askatasuna, con petardi e bombe carta lanciati contro le forze dell’ordine. La polizia ha risposto con un fitto lancio di lacrimogeni e l’utilizzo di idranti per provare a riportare la situazione sotto controllo.
Sono undici, ma il bilancio è provvisorio, le persone rimaste ferite a causa dei disordini. Tra di loro c’è anche un agente che, come mostra unvideo, è stato accerchiato e picchiato da un gruppo di manifestanti.
Lancio di petardi e bombe carta – I disordini sono scoppiati oggi, sabato 31 gennaio, alla manifestazione nazionale lanciata dai promotori del centro sociale dopo lo sgombero dallo stabile di corso Regina Margherita 47. Tutto è iniziato quando il corteo è arrivato vicino largo Rivella e ha girato lungo corso Regina Margherita per raggiungere la sede di Askatasuna.
A quel punto un gruppo di manifestanti a volto coperto riconducibili all’area anarchica e antagonista ha cominciato a lanciare petardi, bombe carta e fuochi d’artificio all’indirizzo delle forze dell’ordine, che hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni. Alcuni degli antagonisti hanno con sè con scudi di legno e metallo per cercare di proteggersi dalle azioni delle forze dell’ordine.
Gli antagonisti al corteo di Askatasuna (foto Marco Alpozzi LaPresse)
Alcuni cassonetti sono stati dati alle fiamme nel corso degli scontri. I manifestanti continuano ad avanzare verso il centro sociale con un lancio fittissimo di pietre e petardi. A fuoco anche legna, bancali e altro materiali. I partecipanti al corteo si sono spostati anche nelle vie laterali, mentre i reparti delle forze dell’ordine sono avanzati.
Il numero dei manifestanti – Nel pomeriggio tre cortei erano partiti da luoghi diversi – Palazzo Nuovo, Porta Susa e Porta Nuova – per poi convergere in un’unica sfilata nei dintorni di piazza Vittorio Veneto. I manifestanti sarebbero circa 15mila, tra cui anche il fumettista Zerocalcare. Secondo gli organizzatori sarebbero invece circa 50mila. Nella zona di Porta Susa alcuni attivisti si erano inerpicati sulle transenne che avvolgono l’edificio della ex stazione ferroviaria e hanno srotolato lo striscione “Askatasuna vuol dire libertà“. Lo spezzone del corteo partito da Porta Susa si è poi ricongiunto ai dimostranti in presidio davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova.
Il ministro dell’Interno: “Tempesta in un bicchiere d’acqua”. Tajani: “Non è che arrivano le SS”
Milano, Piazza Duca d’Aosta (Ipa)
“Non si vedranno mai” agenti Ice in giro per le strade in Italia come a Minneapolis e “chi sostiene questa ipotesi spaccia una fake news e lo fa per incompetenza o malafede“. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al Tg1, è categorico. Sulla presenza dell’Ice alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina ”si è scatenata una tempesta in un bicchiere d’acqua”, dice il titolare del Viminale a ‘5 minuti’ su Rai 1.
”L’Ice ha diverse articolazioni, una operativa che è quella che si vede a Minneapolis che non è assolutamente impegnata in Italia – spiega – Ce n’è un’altra, l’Homeland Security Investigation, fatta di investigatori, analisti che sono già presenti in Italia come in 50 Paesi al mondo, danno un contributo solitamente di analisi e di scambio di informazioni che faranno anche in questa circostanza. Un esempio, la consultazione delle loro banche dati, quindi non staranno per strada e quindi non ci sarà niente che sia sottratto al dominio e al coordinamento delle forze di Polizia nazionali”.
A intervenire in giornata è anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. L’Ice alle Olimpiadi di Milano-Cortina?“Non è che arrivano le SS.Non arrivano con i mitra e la faccia coperta. Arrivano dei funzionari… Non cadiamo neanche nelle cose che sembrano essere solo propaganda. La sicurezza dei Giochi olimpici è responsabilità dell’Italia“, scandisce Tajani, parlando con i cronisti al Quirinale a margine delle celebrazioni per il Giorno della Memoria.
La nota del Viminale, le misure di sicurezza – Piantedosi ha presieduto al Viminale il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, alla presenza dei vertici delle forze dell’ordine e delle Agenzie di intelligence, per un approfondito aggiornamento sulle misure di sicurezza in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Nel corso della riunione è stato fatto il punto sullo stato di avanzamento della pianificazione delle attività di sicurezza, confermando il modello di collaborazione interforze e il costante coordinamento tra tutte le amministrazioni coinvolte, in linea con gli standard previsti per i grandi eventi internazionali.
È stato evidenziatol’impegno complessivo di circa 6.000 unità del sistema sicurezza nazionale. Il dispositivo prevede l’impiego di sistemi di sorveglianza avanzati, tra cui droni e dispositivi di vigilanza aerea, a supporto delle attività di prevenzione e controllo del territorio. Particolare attenzione è rivolta alla tutela dell’ordine pubblico, alla sicurezza delle infrastrutture e alla gestione dei flussi, nonché ai profili di prevenzione, anche in ambito tecnologico.
Ieri mattina si è svolto un incontro tra il ministro Piantedosi e l’ambasciatore Usa in Italia, Tilman J. Fertitta, spiega il Viminale in una nota. ”Per le Olimpiadi di Milano-Cortina le Autorità americane tra le varie agenzie coinvolgeranno anche l’Homeland Security Investigation, organismo investigativo di Ice, dunque non il braccio operativo dell’agenzia, e confermano che i loro analisti lavoreranno esclusivamente all’interno delle loro sedi diplomatiche e non sul territorio”, sottolinea il Viminale.
”In occasione delle Olimpiadi, gli Usa allestiranno nel Consolato a Milano una propria sala operativa dove saranno presenti rappresentanti delle Agenzie americane potenzialmente interessate all’evento. In questo contesto, nella citata sala, saranno impegnati anche esperti dell’Homeland Security Investigation, ma con funzione di supporto alla gestione dei grandi eventi all’estero e di rapporto con gli Ufficiali di collegamento – spiega il Viminale – Giova ribadire che gli investigatori dell’Homeland Security Investigation saranno rappresentati non da personale operativo come quello impegnato nei controlli sulla migrazione in territorio Usa, ma da referenti esclusivamente specializzati nelle investigazioni, privi di alcuna attribuzione sul territorio italiano e principalmente deputati alla consultazione delle proprie banche dati e di supporto agli altri attori coinvolti’‘.
‘‘Gli investigatori di Home Security Investigation, braccio investigativo di Ice, sono presenti in oltre 50 nazioni, da anni anche in Italia, ma non svolgono operazioni o servizi di controllo dell’immigrazione in Paesi stranieri’‘, spiega il Viminale.
”Tutte le operazioni di sicurezza sul territorio” per le Olimpiadi di Milano-Cortina ”restano come sempre sotto esclusiva responsabilità e direzione delle autorità italiane”, sottolinea il ministero dell’Interno.
Dopo la mareggiata devastante che ha sommerso la spiaggia e riversato quintali di detriti, la risposta della città è stata immediata e commovente: famiglie, associazioni, operai comunali e cittadini uniti in una grande giornata di partecipazione collettiva
Il Lungomare del Poetto porta ancora le cicatrici del ciclone Harry. Un mare gonfio e grosso, raffiche di vento come spade hanno portato a una mareggiata fuori scala che ha spazzato via porzioni di arenile, travolto chioschi, strutture balneari e infrastrutture. Dopo la tempesta lo scenario era desolante: un cumulo di detriti portati a riva, plastica accumulata da anni, resti di arredi distrutti, legname, reti da pesca e rifiuti di ogni genere trascinati dalla furia delle onde: tutto è rimasto intatto, in uno scenario di degrado.
La conta dei danni – I danni sono stati ingenti, con stime preliminari che parlano di centinaia di milioni di euro solo in Sardegna, il litorale condiviso tra Cagliari e Quartu Sant’Elena è rimasto segnato: sabbia spostata, erosione accentuata, e i rifiuti, appunto. Ma da questa ferita è nata una delle risposte più belle e potenti che la città potesse dare.
La risposta dei cittadini – Domenica 25 gennaio, sotto un cielo che continuava a mandare lacrime di pioggia, centinaia di persone, oltre 500 secondo le prime stime, si sono date appuntamento sul Poetto per una pulizia straordinaria. L’iniziativa, organizzata in collaborazione tra i Comuni di Cagliari e Quartu Sant’Elena, ha visto in prima linea l’assessora all’Ambiente e all’Ecologia urbana Luisa Giua Marassi, insieme a numerose associazioni tra cui Plastic Free Cagliari, Legambiente e tanti altri gruppi di volontariato.
Fin dalle prime ore del mattino il lungomare si è trasformato in un cantiere: guanti, sacchi neri, rastrelli e sorrisi determinati. Famiglie con bambini piccoli che raccoglievano con cura i mozziconi e le bottiglie, gruppi di amici sportivi che trascinavano reti e pezzi di legno, anziani che indicavano con pazienza dove concentrare gli sforzi, giovani che postavano stories per coinvolgere altri: un mosaico umano che ha restituito al Poetto la sua bellezza.
Le parole dell’assessora – “I quintali di rifiuti raccolti – ha scritto l’assessora Giua Marassi in un lungo e sentito post su Facebook – sono rifiuti precedentemente abbandonati in spiaggia o in mare e che il mare stesso ci ha inesorabilmente riportato a terra“. Non solo: i volontari, lavorando fianco a fianco con gli operai comunali e delle ditte appaltatrici, hanno rimosso anche detriti derivanti dalle strutture devastate dal ciclone, liberando porzioni di arenile che sembravano irrecuperabili nel breve periodo.
“Essere così tanti e tante, all’indomani del ciclone che ha colpito duramente il nostro lungomare, ha espresso meglio di qualsiasi comunicato la volontà di rinascita e di ricostruzione, non solo dell’Amministrazione, ma della cittadinanza tutta“, ha sottolineato l’assessora. Non sarà facile né veloce riportare il Poetto allo stato in cui l’abbiamo conosciuto. Serviranno interventi strutturali, risorse, tempo. Ma la giornata di volontariato ha dimostrato che la ricostruzione parte in primo luogo dalla volontà dei cittadini. “Insieme ce la faremo, recita il post conclusivo dell’assessora, con un cuore rosso che riassume tutto“. La risposta della città c’è stata, in attesa dei primi fondi della ricostruzione.
Fonti di governo riferiscono che i due militari italiani sono stati fatti inginocchiare sotto il tiro di un fucile mitragliatore
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani – rende noto la Farnesina – ha convocato l’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, per chiedere chiarimenti e confermare la dura protesta sull’episodio che ha visto coinvolti due carabinieri in servizio presso il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme. I due militari sono stati bloccati in territorio palestinese, vicino Ramallah, probabilmente da un “colono” sotto la minaccia di un fucile mitragliatore e sono stati fatti inginocchiare. L’ambasciata d’Italia a Tel Aviv ha già rivolto una protesta formale al Governo israeliano rivolgendosi al ministero degli Affari Esteri, al Cogat, allo Stato maggiore delle Idf, alla polizia e allo Shin Bet.
L’episodio – I due militari erano ieri in visita di sopralluogo per preparare una missione degli ambasciatori della Ue in un villaggio vicinoRamallah, in territorio della Autorità nazionale palestinese. I militari sono stati minacciati da un uomo armato in abiti civili, presumibilmente un colono israeliano, che ha puntato su di loro un fucile.
Fonti di governo riferiscono che i due militari italianisono stati fatti inginocchiare sotto il tiro di un fucile mitragliatore.
I carabinieri (passaporti e tesserini diplomatici, auto con targa diplomatica) sono stati “interrogati” dal civile; seguendo le regole di ingaggio ricevute, hanno evitato di rispondere con violenza alle minacce iniziali. L’uomo ha passato loro una persona al telefono, non identificatasi, che ha affermato che i due si trovavano all’interno di un’area militare e dovevano allontanarsi. Da verifica con il Cogat (comando militare israeliano per il Territori palestinesi occupati) è stato confermato che non esiste nessuna area militare in quel punto.
Il personale militare dei Carabinieri è rientrato incolume in consolato e ha riportato all’ambasciata e alla catena di comando dell’Arma i fatti avvenuti.Considerata la gravità dell’episodio, l’ambasciatore a Tel Aviv ha ricevuto istruzioni di presentare nota verbale di protesta al governo di Gerusalemme al massimo livello, coinvolgendo il Ministero degli affari esteri, il Cogat, lo Stato maggiore delle Idf, la polizia e lo Shin Bet(il servizio di sicurezza israeliano competente per i Territori palestinesi). La Farnesina già prevede di compiere nuovi passi di protesta al massimo livello politico.
Gli inviati del programma Rai fermati a Minneapolis
Un’immagine del servizio
‘‘Spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto“. Gli agenti dell’Ice a Minneapolis minacciano i giornalisti di In mezz’ora, la trasmissione della Rai. Il programma, dal proprio profilo Instagram, diffonde il video del confronto ravvicinato tra gli inviati Laura Cappon e Daniele Babbo e gli agenti dell’agenzia che contrasta l’immigrazione illegale.
“‘Abbiamo una macchina dell’Ice davanti e una dietro. Siamo intrappolati‘”, dice Laura Cappon, descrivendo nel video quello che sta succedendo. A quel punto tre agenti si avvicinano all’auto e intimano alla donna che è al volante di abbassare il finestrino. ”No, non sto facendo nulla di male. Sto solo guidando nella mia comunità”, risponde lei, mentre al suo fianco Cappon dice ‘Press. We are press italian‘. A quel punto scatta la minaccia degli agenti: ‘‘Questo è l’unico avvertimento. Se continuate a filmarci, se continuate a seguirci spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto”.
Il caso diventa oggi di dibattito politico in Italia. “Le minacce rivolte dagli agenti federali dell’Ice ai giornalisti italiani della Rai — ‘spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto’ — rappresentano un fatto gravissimo.Un’intimidazione diretta, violenta, inaccettabile contro chi stava semplicemente facendo il proprio lavoro: documentare e informare.Esprimiamo piena e totale solidarietà agli inviati di In Mezz’ora, Laura Cappon e Daniele Babbo. Colpire i giornalisti significa colpire la libertà di stampa, il diritto dei cittadini a sapere, i principi fondamentali di ogni democrazia”, dice una nota Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del PD ed europarlamentare.
‘‘Questa aggressione non è un episodio isolato. Avviene in un contesto segnato da operazioni federali sempre più militarizzate, che a Minneapolis hanno già causato la morte di civili.Un’escalation che mostra un uso sproporzionato, ideologico e intimidatorio della forza, rivolto non solo contro i manifestanti, ma anche contro chi racconta i fatti.Di fronte a tutto questo, una domanda è inevitabile:la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intende continuare a tacere o prenderà finalmente posizione? Quando vengono minacciati giornalisti italiani all’estero, il silenzio non è neutralità: è complicità”.
”Chiediamo al Governo italiano di condannare pubblicamente l’operato degli agenti federali Ice, pretendere spiegazioni formali dalle autorità statunitensi; difendere senza ambiguità la libertà di stampa e l’incolumità dei giornalisti italiani. La libertà di informazione non è negoziabile. E l’Italia non può voltarsi dall’altra parte“.
‘‘Le minacce ai giornalisti italiani, a cui va la nostra solidarietà, da parte dell’Ice sono inaccettabili e vanno respinte con forza. Aspettiamo un’immediata presa di posizione della Presidente del Consiglio e del Ministro Tajani”, scrive su X il leader di Italia Viva Matteo Renzi.
”Le gravissime minacce rivolte a Minneapolis ai giornalisti italiani Laura Cappon e Daniele Babbo, inviati della trasmissione In mezz’ora, da parte degli agenti federali dell’Ice segnano un salto di qualità inquietante: intimidazioni mafiose contro la stampa nel cuore degli Stati Uniti.Siamo davanti a una deriva autoritaria alimentata dall’amministrazione Donald Trump, che tra violenze, repressione e minacce ai giornalisti sta spingendo l’America verso una frattura da guerra civile strisciante. Di fronte a tutto questo, Giorgia Meloni deve condannare immediatamente quanto accaduto“, afferma Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.
”Basta con la sudditanza politica verso Trump: dalla grottesca proposta di candidatura al Nobel per la pace fino al silenzio sulle offese rivolte ai militari italiani impegnati in Afghanistan. La libertà di stampa e la dignità dell’Italia vengono prima di ogni alleanza ideologica”.
A scopo precauzionale, allestito un centro di accoglienza al Palasport
Nuova allerta rischio idrogeologico in Sicilia. – Dopo i grandi danni provocati dal ciclone Harry che ha devastato la costa Ionica dell’isola, l’allarme arriva dall’entroterra. Un’area di Niscemi, cittadina del Nisseno di circa 25 mila abitanti, è interessata da una frana cominciata intorno alle 13, con lesioni aperte sull’asfalto che hanno messo in fuga alcuni abitanti. Lo smottamento del terreno sarebbe stato accentuato dalla pioggia copiosa che si è abbattuta su quell’area della Sicilia.
A scopo precauzionale le autorità di Protezione civile hanno disposto l’evacuazione di circa 500 persone residenti nelle aree a ‘rischio‘. La zona interessata è quella compresa tra il quartiere Sante Croci, il Belvedere e l’area che arriva al torrente Benefizio e a contrada Pirillo. Il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, ha disposto la chiusura delle scuole per domani e attivato il Centro operativo comunale. Il primo cittadino parla di “evento franoso drammatico“, in una zona che aveva già subito uno smottamento 29 anni fa. Il paese è a rischio isolamento: l’unica strada di collegamento con la statale Gela-Catania è la provinciale 11.
La sala operativa della Protezione civile regionale ha inviato sul posto circa 70 volontari per assistere la popolazione evacuata e disposto il trasferimento da Palermo di centinaia di brandine destinate all’allestimento delle aree di accoglienza per gli sfollati al palazzetto dello sport “Pio La Torre“.
Il capo dipartimento Salvo Cocina, in stretto raccordo con il presidente della Regione Renato Schifani, si sta recando a Niscemi per seguire direttamente l’evoluzione della situazione e coordinare le attività operative. Sul posto sono presenti anche i vigili del fuoco, i tecnici comunali, i tecnici del dipartimento regionale della Protezione civile e le forze dell’ordine.
Il ministro Nello Musumeci segue “l’evoluzione del grave fenomeno franoso che sta interessando un intero quartiere di Niscemi“. “Ho sentito il sindaco – ha aggiunto – assicurando la massima collaborazione del governo Meloni e del nostro dipartimento nazionale di Protezione civile, che ha già disposto l’invio di un team di tecnici, a supporto del personale regionale e locale già attivo sul posto“.
Anche il governatore Renato Schifani segue l’evolversi della situazione a Niscemi:“La Regione – ha sottolineato – è pronta a fare tutto il possibile per garantire la sicurezza dei cittadini, dare assistenza agli sfollati, molti a titolo precauzionale, e ripristinare al più presto i collegamenti viari”.
La frana a Niscemi (foto dal profilo X del governatore Renato Schifani)
L’istituto professionale Domenico Chiodo a La Spezia, dove è stato accoltellato uno studente, 16 gennaio 2026, (ANSA/Andrea Bonatti)
Venerdì sera un ragazzo di 18 anni è morto dopo che la mattina era stato accoltellato all’addome in una classe dell’istituto professionale che frequentava a La Spezia, in Liguria. L’aggressore sarebbe un compagno di scuola, di 19 anni, che è stato arrestato. Il 18enne era stato operato d’urgenza ed era rimasto finora in prognosi riservata.
Secondo quanto ricostruito finora, i due avrebbero iniziato a litigare nei bagni per poi spostarsi in una classe: lì il 19enne avrebbe colpito il compagno con un coltello da cucina, che si ipotizza abbia portato da casa. Il Secolo XIXscriveche l’aggressore è stato poi disarmato da un insegnante, che è riuscito a intervenire, ed è poi stato arrestato in flagranza di reato con l’accusa di tentato omicidio (che ora con ogni probabilità sarà sostituita con quella di omicidio). Non è ancora del tutto chiaro il motivo del litigio.
Il presunto responsabile è stato individuato e accompagnato in questura per essere interrogato.
Uno studente di 18 anni è ricoverato in condizioni gravissime dopo essere stato ferito con un coltello a scuola. Il fatto è successo questa mattina dopo le 11 all’interno dell‘istituto professionale “Domenico Chiodo” della Spezia. A colpirlo all’addome, secondo le prime informazioni, sarebbe stato un altro studente. Le condizioni del giovane, che è stato condotto in sala operatoria, sono subito apparse gravi a causa di una copiosa perdita di sangue e per una lesione alla milza. La prognosi ovviamente è riservata.
Soccorso dai volontari della Croce Rossa locale e dai medici del 118, è stato trasportato d’urgenza presso la shock room del pronto soccorso dell’ospedale Sant’Andrea.
All’interno della scuola sono arrivati anche gli agenti della Polizia di Stato che stanno conducendo le prime indagini.
Secondo quanto ricostruito l’accoltellamento sarebbe avvenuto durante l’orario di lezione all’interno dell’aula.
Intanto, manifesta tutta la sua apprensione il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini: “Al ragazzo e alla sua famiglia va tutta la mia solidarietà – ha detto il primo cittadino – Condanno con fermezza quanto accaduto, che rappresenta un dolore enorme per tutta la nostra comunità. Ci impegniamo quotidianamente a fornire modelli positivi, ora spero solo con tutto il cuore che il ragazzo ferito si salvi”.
A Ischgl, nel Tirolo austriaco, una persona è morta travolta da una valanga. Secondo il portale news del quotidiano Tiroler Tageszeitung, il distacco di neve è avvenuto con ogni probabilità già ieri nei pressi dell’impianto di risalita Pardatschgratbahn, ma è stato notato solo questa mattina dagli addetti al soccorso piste, che hanno immediatamente fatto scattare le operazioni di ricerca.
La vittima – Durante l’ispezione della massa nevosa è stata individuata una persona, per la quale, purtroppo, non c’è stato nulla da fare. Al momento non è ancora chiaro se altri sportivi siano rimasti coinvolti e le ricerche sul campo sono tuttora in corso. Il pericolo valanghe in zona attualmente è di grado 3 su 5, ma il vento in quota e le basse temperature possono incidere localmente notevolmente sul rischio slavine.
La persona è stata colpita alla gamba, è in ospedale e non è in pericolo di vita. Le autorità invitano alla calma. Trump: “Città pessima, via i somali e gli immigrati”
Tensione a Minneapolis – (Afp)
Un’altra sparatoria, da parte di un agente, a Minneapolis, dove nelle scorse ore un uomo è stato colpito alla gamba durante un controllo del “mirato” traffico, come ha reso noto il Dipartimento per la sicurezza interna. La sparatoria è avvenuta non lontano da dove, appena una settimana fa, un altro agente dell’ICE avevaucciso Renee Nicole Good, una donna che era a bordo della sua auto, scatenando nuovi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.
Secondo le autorità, l’uomo ferito è un cittadino venezuelano, considerato in seguito dagli agenti come presente negli Stati Uniti senza documenti validi. La sparatoria è avvenuta al termine di un inseguimento iniziato con un fermo di traffico: l’uomo avrebbe tentato di fuggire a piedi dopo aver perso il controllo del veicolo e, durante la fuga, avrebbe aggredito l’agente impegnato nell’arresto prima di essere colpito. Il Dipartimento per la sicurezza interna ha affermato che l’agente ha sparato dopo che alcuni membri delle forze dell’ordine sono stati aggrediti con una pala o una scopa mentre cercavano di controllare il traffico.
Le autorità di Minneapolis hanno chiesto la calma e hanno spiegato che l’uomo colpito dall’agente è stato ricoverato in ospedale con ferite apparentemente non mortali. “Comprendiamo che c’è rabbia – ha dichiarato l’amministrazione di Minneapolis -. Chiediamo alla popolazione di mantenere la calma“. Il capo della polizia ha chiesto alla folla di disperdersi, affermando che la manifestazione era diventata illegale e che i dimostranti avevano lanciato fuochi d’artificio, pietre e ghiaccio contro la polizia.
Trump: “Città pessima, via i somali e gli immigrati“ – Il presidente americano Donald Trump si è scagliato contro la città di Minneapolis, affermando che ”non c’è cibo, non c’è pulizia, non ci sono servizi, ma solo frode”. In un post condiviso su Truth Social Trump ha affermato che a Minneapolis ”le persone ricevono milioni di dollari dei soldi dei contribuenti e ridono di quanto siano stupidi gli americani, ma non accadrà più”. Trump ha ribadito la sua contrarietà alla comunità somala in particolare e gli immigrati in generale. ”Queste persone dovrebbero essere rispedite in Somalia o in qualsiasi altro Paese provengano”, ha aggiunto.
Il presidente americano non ha risparmiato ‘‘la California, New York, l’Illinois e molti altri posti che sono altrettanto pessimi”. Trump ha quindi concluso affermando che ‘‘è tutta una gigantesca truffa dei democratici, con la protezione dei media delle fake news, ma finirà perché noi renderemo l’America di nuovo grande”.
Sindaco Minneapolis: “Ice intollerabile, ma non reagiamo al caos di Trump con caos“ – “Andate a casa, non contrastiamo il caos di Donald Trump con il nostro caos“, ha detto il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey. “Non cadete nella trappola“, ha detto ancora il sindaco lodando “le migliaia” di dimostranti che hanno protestato pacificamente contro le azioni “disgustose” e “intollerabili” della polizia anti-migranti di Trump.
Anche il capo della polizia, Brian O’Hara, che ha dichiarato non autorizzato l’assembramento dopo il lancio di petardi, pietre e pezzi di ghiaccio contro i suoi agenti: “è già una situazione tesa e non abbiamo bisogno di un’ulteriore escalation“. Frey ha descritto poi “l’impossibile situazione” che sta vivendo il dipartimento di polizia di 600 agenti che si trova a fare i conti con il caos che stanno provocando i circa 3mila agenti federali schierati da Trump.
“Non è possibile essere in un posto nell’America di oggi in cui abbiamo due entità governative che sono letteralmente una contro l’altra“, ha aggiunto il democratico esprimendo la speranza che il ricorso presentato dal Minnesota possa fermare l’azione dei federali. “Allo stesso tempo, sono profondamente preoccupato dal fatto che non abbiamo tempo, questa è già la seconda sparatoria in una settimana, la gente è spaventata, l’atmosfera è tesa“, ja concluso, riferendosi alla morte di Renee Good, uccisa da un agente dell’Ice che ha sparato alla donna che stava monitorando un raid anti-migranti.
L’influencer era imputata, insieme ad altre due persone, per truffa aggravata in relazione a presunti messaggi ingannevoli pubblicati sui social. “Sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta”, le prime parole dell’imprenditrice digitale
Chiara Ferragni – Ipa/Fotogramma
Chiara Ferragni è stata prosciolta al termine del processo con rito abbreviato che la vedeva imputata a Milano per truffa aggravata in relazione alle operazioni commerciali ‘Pandoro Balocco Pink Christmas’ (Natale 2022) e ‘Uova di Pasqua Chiara Ferragni – sosteniamo i Bambini delle Fate’ (Pasqua 2021 e 2022)’. La sentenza – i pm Eugenio Fusco e CristianBarilli avevano chiesto un anno e otto mesi – è stata pronunciata dal giudice Ilio Mannucci Pacini che ha dichiarato il “non luogo a procedere per accettazione di remissione di querele”. In sintesi, essendo stato ritirata la querela da parte del Codacons, è caduta l’aggravante rendendo la truffa (semplice) non più procedibile d’ufficio.
Prosciolti anche l’ex braccio destro Fabio Maria Damato(era stata chiesta una condanna a un anno e otto mesi) e il presidente del cda di Cerealitalia, Francesco Cannillo (richiesta di un anno).
“E’ la fine di un incubo” – “È finito un incubo, sono molto contenta di riprendere in mano la mia vita. Sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta“, le prime parole dell’influencer dopo la sentenza. “Siamo tutti commossi, mi sono commossa in aula, è normale, come si può immaginare queste cose toccano tutti quanti nel profondo. Sono passati due anni in cui non ho mai detto niente per rispetto delle istituzioni e per rispetto di questo procedimento. Sono contenta finalmente anche di potermi riappropriare della mia voce” aggiunge l’influencer con gli occhi lucidi che ringrazia i suoi follower “perché mi sono stati vicini e sono quello che sono grazie a loro“.
La difesa: “Riconosciuta innocenza” – “Io ho sempre pensato che fosse innocente e questo è stato acclarato in Tribunale“, afferma il difensore Giuseppe Iannaccone. “Chiara io l’ho ammirata in questi due anni, perché è stata una cittadina modello, potrebbe essere di esempio a tutti per il rispetto che ha portato prima alla pubblica amministrazione e all’Agcom e poi all’autorità giudiziaria e questo è stato ripagato con la giustizia che è stata data oggi” aggiunge il legale che insieme al collega Marcello Bana ha difeso l’imprenditrice digitale. “Se tutti i cittadini si comportassero come Chiara sarebbe una gran bella cosa, il rispetto che ha portato nei confronti dell’autorità giudiziaria è di esempio a tutti perché in questo Paese la giustizia c’è” conclude Iannaccone.
L’accusa – Al centro del processo, iniziato lo scorso settembre, c’è una truffa “diffusa” – a dire dell’accusa – in cui l’influencer da 28 milioni di follower ha un “ruolo prominente” e per questo non è meritevole di attenuanti. Per i pubblici ministeri, l’imprenditrice avrebbe ingannato i consumatori e avrebbe ottenuto, tramite le due campagne commerciali, un ingiusto profitto di circa 2,2 milioni di euro, oltre che benefici incalcolabili dal ritorno di immagine.
L’operazione ‘Balocco‘, in particolare, avrebbe indotto “in errore un numero imprecisato di acquirenti” convinti che con il proprio acquisto Pink (al prezzo di 9,37 euro invece di 3,68) avrebbero finanziato la raccolta fondi a favore dell’ospedale Regina Margherita di Torino. Dall’accordo, invece, le società Ferragni hanno incassato poco più di un milione per pubblicizzare via Instagram l’iniziativa benefica per la quale la società Balocco aveva destinato 50mila euro a favore dell’ospedale, indipendentemente dalle vendite. Un presunto “errore di comunicazione” che si sarebbe verificato anche nel secondo caso contestato.
E’ in quel rapporto di fiducia tra l’influencer e il seguace (o follower) che si innesta, per i pm, l’aggravante della minorata difesa in relazione alla truffa. Chi compra, spesso nei negozi della grande distribuzione organizzata, si fida dell’imprenditrice digitale e quella che va in scena è “una truffa contrattuale a carattere diffuso” dove l’acquirente “è diffuso e polverizzato” geograficamente e spesso è anche minorenne visto il seguito social. Un’idea da sempre respinta dall’imputata – assistita dagli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana -, la quale ha sempre respinto le accuse e tra risarcimenti e beneficenze ha complessivamente versato circa 3,4 milioni di euro. Le motivazioni saranno rese note tra 90 giorni.
Casa del Consumatore: “Migliaia di esclusi dal risarcimento” – “La Casa del Consumatore ha inteso affrontare questa difficile battaglia nell’interesse esclusivo di centinaia di migliaia di consumatori esclusi da qualsiasi formula di accordo” afferma Aniello Chianese, legale dell’associazione che è rimasta come parte civile nel processo per truffa aggravata che ha visto prosciolta l’imprenditrice digitale. “Purtroppo il mancato riconoscimento dell’aggravante ha determinato il non luogo a procedere per gli imputati, avendo i pochi consumatori in possesso di titoli di acquisto trovato accordo transattivo” conclude l’avvocato. Il reato si è quindi estinto.
L’incidente nel corso della notte. Ferito l’uomo a bordo della vettura
Rocambolesco incidente nella notte a Villaricca, praticamente a ridosso del confine con il comune diGiugliano. Poco dopo mezzanotte, infatti, un’auto è finita fuori controllo schiantandosi contro alcune inferriate della scuola media “Ada Negri”, in via della Libertà.
Per cause ancora da accertare, il conducente di una Fiat Punto avrebbe improvvisamente perso il controllo del mezzo, terminando la corsa contro la ringhiera dell’istituto scolastico e abbattendo i cancelli d’ingresso. Nell’impatto è stata danneggiata anche una cabina elettrica situata lungo il percorso dell’autovettura. La dinamica dell’accaduto resta al vaglio delle autorità competenti.
Tajani: “Sono in buone condizioni”. Partito un aereo per riportarli a casa. La gioia della famiglia di Trentini: “Notizia attesa da 423 giorni”. Legale Burlò: “Sta bene
Alberto Trentini (al telefono) e Mario Burlò nella residenza dell’ambasciatore a Caracas Giovanni Umberto De Vito
Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati liberati in Venezuela. Lo annuncia il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas. Lo ho appena comunicato al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha sempre seguito la vicenda in prima persona“, il messaggio di Tajani sui social. “Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto“, aggiunge Tajani.
“Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa“, dichiara la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“Desidero esprimere, a nome del governo italiano – aggiunge Meloni -, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal residente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato“, conclude la presidente del Consiglio.
La gioia della famiglia – “Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci“, le parole della famiglia di Alberto Trentini, assistita dall’avvocata Alessandra Ballerini. “Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!“.
Legale Burlò: “Sta bene” – “Ho appena sentito il console Jacopo Martino che mi ha detto che Mario Burlo’ sta benone quindi siamo veramente molto soddisfatti, penso che abbiamo fatto quello che di doveva fare per ottenere la sua liberazione, cioè rapportarci alle istituzioni dello Stato”, afferma all’Adnkronos l’avvocato Maurizio Basile, uno dei legali di Mario Burlò. “Burlò dovrebbe rientrare domani con volo di Stato”, ha aggiunto il legale.
“Siamo molto contenti. Mario ha già potuto sentire la figlia e rassicurato delle sue condizioni di salute. Anche a nome dei familiari vogliamo ringraziare le istituzioni diplomatiche che in questi mesi non hanno mai smesso di lavorare per la liberazione dei nostri connazionali tenendoci costantemente aggiornati”, affermano ancora Basile con l’avvocato Benedetto Buratti. “Successo ancor più significativo in ragione del quadro socio-politico del Venezuela e dei rapporti con l’Italia”, sottolineano i due penalisti.
“Non ho parole per esprimere la mia gioia, è la fine di un incubo. Ringrazio ogni persona che ha lavorato per la liberazione di mio padre che non vedo l’ora di riabbracciare“, le parole di Gianna Burlò, la figlia dell’imprenditore.
successo su un treno della Lecco-Sondrio-Tirano. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito
La stazione ferroviaria di Lecco e i treni della Lecco – Sondrio continuano a essere pericolosi (foto di archivio
Lecco, 11 gennaio 2026 – La paura corrre sui binari della ferrovia delle Olimpiadi. Un esagitato ha terrorizzato i passeggeri di un treno brandendo un coltello.
Panico in carrozza – Nel pomeriggio di oggi un uomo di 57 anni ha minacciato e spaventato altre due passeggereche viaggiavano sullo stesso treno, da Mandello verso Lecco, sulla linea Lecco – Sondrio – Tirano. Si tratta di uno straniero, già noto per comportamenti simili. Il capotreno ha subito avvisato gli agenti delle Polizia ferroviaria, che si sono fatti trovare in banchina alla stazione di Lecco per fermare il 57enne. In stazione sono arrivati purei sanitari di Areu, pronti a soccorrere eventuali feriti. Fortunatamente sono poi rientrati in postazione ad ambulanza vuota, perché il folle non ha pugnalato nessuno.
Stazione pericolosa – La stazione ferroviaria di Lecco e i treni della Lecco – Sondrio continuano a essere pericolosi. Settimana scorsa un incolpevole tassista è rimasto ferito durante alcuni tafferugli tra bande di stranieri e maranza. Durante una rissa in stazione, è stato letteralmente travolto da uno dei partecipanti alla rissa durante il fuggi fuggi generale scatenato dai lampeggianti e dalla sirene dei poliziotti. Gli ha rotto un alluce. Sono stati lanciati pure alcuni sanpietrini, uno dei quali ha infranto un vetro di un edicola.
Rapina a mano armata a Civate – Nei giorni scorsi invece una signora di 67 anni è stata rapinata in un parcheggio a Civate. Uno sconosciuto le ha puntato contro una pistola e le ha ordinato di darle la borsetta. Lei stava caricando la spesa in auto. Ha mollato tutto per terra ed è scappata via terrorizzata. Il rapinatore le ha rubato la borsetta con i soldi ed è scappato. Potrebbe essere statoil cosiddetto rapinatore della Fiat Seicento azzurra, che si sposta appunto con una Fiat Seicento di colore azzurro e che ha già colpito diverse volte tra la provincia di Lecco e la provincia di Como: Civate appunto, poi Canzo e anche a Robbiate.
Presenti anche vicesegretaria della Lega Silvia Sardone e il senatore del Carroccio e vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio
La protesta degli agricoltori (Foto: Giampaolo Mannu)
Circa una cinquantina di trattori da tutta Italia sono arrivati poco dopo mezzogiorno a Milano in segno di protesta contro il trattato tra l’Europa e i paesi dell’area Mercosur. I mezzi hanno bloccato il traffico in zona stazione Centrale e poi si sono fermati sotto il Pirellone, sede del consiglio regionale lombardo, dove hanno scaricato alcune balle di fieno e litri di latte.
Perché protestano – Promotori della manifestazione sono il Movimento Riscatto Lombardia e altre realtà riunite nel Coapi (Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani). Al presidio anche la vicesegretaria della Lega Silvia Sardone e il senatore del Carroccio e vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio. Gli agricoltori sono in protesta non solo in Italia ma anche in Francia: sono contrari all’Accordo Ue-Mercosur “che favorisce la speculazione e punisce agricoltori e cittadini europei e sudamericani“. Chiedono invece “un prezzo giusto per produttori e consumatori (con norme, controlli efficaci e certi contro i trust e la speculazione)” e si oppongono “alla deregolamentazione della Pac e della Pes (che devono garantire gli interessi di cittadini, contadini e pescatori)”, insistendo sulla necessità di “una legge sulle etichette trasparenti“.
Le balle di fieno trasportate dagli agricoltori (Foto: Giampaolo Mannu)
Una cisterna di latte versata davanti al Pirellone – Davanti al Pirellone i manifestanti hanno posizionato un trattore con una cisterna di latte, versandolo in segno di protesta: lo hanno fatto perché le aziende distributrici non hanno ritirato dai produttori le quote concordate, e la materia prima è quindi da eliminare.
Ultima Generazione: “Anni di retorica del governo spazzati via” – Ad approvare la manifestazione anche Ultima Generazione: “Anni di retorica del governo e di sbandierata vicinanza agli agricoltori italiani spazzati via”, ha scritto l’organizzazione in una nota. “I prodotti agricoli di quei paesi (cioè quelli del Mercosur, ndr) che non rispettano le normative europee di tutela ambientale, lavorativa e in materia di fitofarmaci sono pronti a essere venduti in Europa a prezzi stracciati e con una qualità minore, contribuendo inoltre ai processi di deforestazione e desertificazione già in atto in America Latina. Questo in un contesto in cui, se i nostri agricoltori e allevatori devono vendere i loro prodotti a un prezzo sempre più basso, i consumatori subiscono rincari sempre più forti (segno che ci sono manovre speculative in atto)”.
Il giornalista stava girando un servizio per il programma di Rai 1 sulle attività della famiglia Moretti, proprietari del bar ‘Le Constellation’ dove la notte di Capodanno è scoppiato l’incendio
Le immagini dell’aggressione trasmesse da Uno Mattina
E’ massima l’attenzione dei media di tutto il mondo su Crans-Montana a cinque giorni dall’incendio a ‘Le Constellation‘che ha provocato 40 vittime e 116 feriti. Lì si trova anche una troupe della Rai, aggredita proprio mentre girava un reportage nel comune elvetico. A condurre il servizio Domenico Marocchi per Uno Mattina che stava raccontando le attività della famiglia Moretti, proprietari del locale dove si sono verificati i drammatici fatti.
Il video dell’aggressione è stato mandato in onda nella puntata di Uno Mattina di oggi, 6 gennaio. Il giornalista racconta di aver visitato le proprietà della famiglia mostrando i cartelli dei locali della famiglia Moretti con la scritta “chiusura eccezionale“. In uno di questi viene approcciato da “un’auto con tre persone che ci minacciano e insultano gli italiani“. Le ingiurie sono riprese dal video con Marocchi che racconta che “da tre le persone diventano sette, minacciano di farci passare i guai e arriva una spinta verso la nostra auto“. La troupe, così, va via, ma il racconto resta.
Di seguito il video dell’aggressione trasmesso da Uno Mattina
Crans-Montana: le immagini dell'aggressione a troupe Rai durante la realizzazione di un reportage sulle attività della famiglia Moretti, proprietari del locale "Constellation" pic.twitter.com/IwYogCA8ih
La nota della commissione di Vigilanza Rai – “Condanniamo con forza la grave aggressione avvenuta ieri a Crans-Montana di fronte al locale teatro della tragedia dove la notte di Capodanno hanno perso la vita 40 giovani. Vogliamo esprimere la nostra solidarietà all’inviato Rai Domenico Marocchi ed a tutta la troupe di “Uno Mattina” e anche ai due inviati di ‘Storie Italiane’ cui va la nostra vicinanza“, è la nota co cuo la commissione di Vigilanza Rai ha condattato l’accaduto: “Raccontare i fatti non può diventare occasione ed essere una giustificazione per perpetrare atti intimidatori, ci aspettiamo perciò che le autorità svizzere facciano luce su quanto accaduto e di farsi garanti del diritto di cronaca e soprattutto della sicurezza dei tanti giornalisti che in questi giorni stanno affollando la località di Crans-Montana solo per svolgere il proprio lavoro“.
Il racconto di Domenico Marocchi – Qualche ora dopo l’episodio Domenico Marocchi ha condiviso una storia Instagram per ringraziare del supporto ricevuto ed esprimere le sue riflessioni sull’accaduto: “Quello che è successo ha un valore sociale e racconta un ambiente incattivito e poco collaborativo. E il pensiero corre alle vittime e ai ragazzi feriti che affronteranno delle vite durissime a causa di gente probabilmente senza scrupoli“.
I rapinatori hanno bloccato il mezzo con un camion messo di traverso, sparato colpi d’arma da fuoco e utilizzato un ordigno esplosivo sul retro del furgone, che trasportava circa 400mila euro destinati a istituti di credito
Assalto a furgone portavalori sull’autostrada A14 Bologna-Taranto oggi, lunedì 5 gennaio. A dare il via alla rapina, intorno alle 6.30, un camion messo di traverso lungo la corsia nord all’altezza del km 402, nel tratto compreso tra Ortona e Francavilla al Mare, in provincia di Chieti. Preso di mira un furgone portavalori della società Aquila, appena partito da Ortona, dove ha sede l’azienda.
I rapinatori, giunti in auto, hanno esploso colpi d’arma da fuoco per impedire che le due guardie giurate a bordo, l’autista e il caposcorta, uscissero dall’abitacolo. Quindi sul retro del mezzo, che trasportava denaro destinato a istituti di credito, per una somma stimata intorno ai 400mila euro, è stato gettato un ordigno che ha causato una forte esplosione. Per garantire la riuscita della rapina, la banda ha utilizzato fumogeni per creare una densa coltre di fumo e ha disseminato chiodi sull’asfalto. Quindi la fuga, verso nord, a bordo di due Alfa Romeo Giulietta, abbandonate poco distanti e date alle fiamme.
Dopo il colpo, i malviventi si sono dileguati, approfittando del caos generato dall’azione. Sul posto sono intervenute le pattuglie della polizia stradale, il Centro operativo autostradale e le forze dell’ordine, anche i carabinieri. Sul luogo dell‘assalto sono giunti anche il questore di Chieti e il pm di turno. L’autostrada è stata chiusa al traffico per consentire i rilievi e le operazioni di messa in sicurezza. Le indagini sono in corso
Sul posto sono intervenute le pattuglie della Polizia Stradale, che stanno effettuando gli accertamenti, e il personale della Direzione 7 Tronco di Pescara di Autostrade per l’Italia.
Il ministro degli Esteri: “I feretri saranno accompagnati in Italia con un volo di Stato organizzato dall’Aeronautica militare”
Commemorazione a Crans-Montana (Foto Adnkronos)
“Purtroppo le vittime italiane” dell’incendio a Crans-Montana “sono sei, tutte accertate“. Lo ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al Tg2. “I feriti invece stanno per essere tutti accompagnati in Italia. Tre saranno portati oggi al Niguarda e una a Torino“, ha aggiunto Tajani. “Per quanto riguarda i feretri saranno accompagnati in Italia con un volo di Stato organizzato dall’Aeronautica militare“, ha detto il titolare della Farnesina.
Oggi la 16enne Chiara Costanzo è stata identificata ufficialmente tra le vittime dell’incendio scoppiato la notte di Capodanno nel locale Le Constellation. E’ quanto apprende l’Adnkronos. Ieri erano stati identificati: Giovanni Tamburi, 16enne di Bologna, il coetaneo milanese Achille Barosi e il golfista diciassettenne di Genova Emanuele Galeppini.
La polizia svizzera oggi ha riferito che le autorità hanno identificato altre 16 vittime, portando a 24 il numero totale di quelle di cui è stata accertata l’identità.
La commemorazione – Più di mille le persone presenti questa mattina alla chiesa cattolica di Crans-Montana per commemorare le 40 vittime dell’incendio al locale ‘Le Constellation‘. Ad officiare la messa il vescovo di Sion, Jean-Marie Lovey. Papa Leone XIV “si unisce al nostro dolore. Con un messaggio commovente desidera manifestare la sua compassione e sollecitudine alle famiglie“, ha detto il vescovo commentando un messaggio ricevuto dal Papa.
C’è stata una marcia in memoria delle vittime alla quale hanno partecipato i pompieri di Crans-Montana e le locali forze dell’ordine. Il personale, commosso, ha deposto mazzi e corone di fiori davanti al locale.
Ad accompagnare la marcia commemorativa le note di ‘Hallelujah’ del cantautore canadese Leonard Cohen.
Il 9 gennaio giornata di lutto nazionale – Il 9 gennaio sarà una giornata di lutto nazionale in Svizzera. Lo ha annunciato il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin ai giornalisti spiegando che alle 14 di venerdì prossimo è previsto un minuto di silenzio e le campane suoneranno a lutto.
A lanciare l’allarme è il Codacons, che denuncia l’impatto immediato delle misure scattate con l’avvio del nuovo anno
Il 2026 si è aperto con una serie di aumenti che colpiscono direttamente le tasche dei consumatori. Dopo la lunga sequenza di spese legate a Natale, Santo Stefano e Capodanno, il nuovo anno è iniziato con una raffica di rincari su beni e servizi essenziali, entrati in vigore già dal 1 gennaio. A lanciare l’allarme è il Codacons, che denuncia l’impatto immediato delle misure scattate con l’avvio del nuovo anno.
Tutti gli aumenti del 2026 – Dal 1 gennaio è operativo il riallineamento delleaccise sul gasoliodeciso dal Governo, che determina un aumento della tassazione pari a 4,05 centesimi di euro al litro. Il rincaro si riflette sui prezzi alla pompa e porterà, secondo le stime, un incremento delle entrate per le casse statali pari a 552 milioni di euro nel 2026. Un aumento che non pesa solo sugli automobilisti, ma che rischia di avere effetti a catena anche sui costi di trasporto e sui prezzi finali dei prodotti.
Con l’avvio del 2026 sono scattati anche gli adeguamenti tariffari sui pedaggi autostradali per gran parte delle concessionarie. Gli aumenti, variabili a seconda delle tratte, si attestano mediamente intorno all’1,5 per cento, con rincari più marcati su alcuni collegamenti, come la Salerno–Pompei–Napoli, rendendo più onerosi gli spostamenti quotidiani e i viaggi di lavoro.
Dal 1 gennaio 2026 sono aumentati inoltre i costi dell’Rc Auto. L’aliquota applicata ai premi assicurativi relativi al rischio di infortunio del conducente e all’assistenza stradale è passata dal 2,5% al 12,5% per tutti i contratti stipulati o rinnovati da ieri, con un inevitabile aggravio dei premi a carico degli automobilisti.
Rincari già effettivi anche per i fumatori: le sigarette costano in media 15 centesimi in più a pacchetto, primo passo di un aumento progressivo che porterà il rincaro complessivo fino a 40 centesimi entro il 2028. Sono salite anche le accise sul tabacco trinciato, sui prodotti a tabacco riscaldato e sulle sigarette elettroniche. Infine, dal 1 gennaio è entrata in vigore una nuova tassa da 2 euro su tutti i pacchi provenienti da Paesi extra-Ue con valore inferiore a 150 euro, una misura che colpisce in particolare gli acquisti online effettuati tramite piattaforme di e-commerce asiatiche e che rischia di tradursi in ulteriori aumenti dei prezzi finali per i consumatori.
“Il 2026 si apre con una vera e propria raffica di aumenti – afferma il Codacons – che arriva in un momento in cui i bilanci delle famiglie risultano già fortemente compromessi dai rincari registrati nel corso del 2025. L’effetto combinato di queste misure rischia di deprimere ulteriormente i consumi e di aggravare le difficoltà economiche di milioni di cittadini”.