Crans-Montana, la Svizzera rinuncia al rimborso delle spese mediche dei feriti
Il presidente della Confederazione Guy Parmelin: “Il Governo è pienamente cosciente dell’immenso dolore che grava sulle famiglie delle vittime e sulle persone che soffriranno per tutta la vita delle sequele delle gravi ferite subite”
Comuni in fuga dal Veneto: San Michele al Tagliamento vuole riavviare l’iter per il passaggio al FVG
L’amministrazione intende promuovere un nuovo referendum dopo quello del 2005 che non raggiunse il quorum. E questa volta anche gli operatori turistici di Bibione spingerebbero per la separazione
Sono stati resi noti i nomi delle quattro vittime dell’elicottero militare italiano precipitato in Bosnia. Nell’incidente hanno perso la vita i sergenti dell’aviazione Simone Ruggia e Claudio Marchesi, insieme al tenente Franco Adriano Zecchillo e alla sergente Laura Procacci della Croce Rossa Italiana.
Laura Procacci, Franco Adriano Zecchillo, Simone Ruggia, Claudio Marchesi
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Agg.:Un elicottero militare italiano precipita in Bosnia. 4 morti e 11 feriti
La Difesa conferma il bilancio delle vittime. La missione Althea fornisce supporto e addestramento ai militari bosniaci, a dirigerla il generale italiano Maurizio Fronda
Arrivata la conferma ufficiale della Difesa: “4 persone sono morte e 11 sono rimaste ferite”.
Bosnia, precipita un elicottero militare italiano. 3 morti e 12 feriti
La Difesa per ora non rilascia dettagli, ma due diverse fonti a Brcko forniscono un bilancio delle vittime. La missione Althea fornisce supporto e addestramento ai militari bosniaci, a dirigerla il generale italiano Maurizio Fronda
Nell’ambito dell’operazione Eufor Althea in Bosnia-Erzegovina, un elicottero militare italiano CH-47 è precipitato nel pomeriggio di oggi per cause ancora in corso di accertamento.
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Traffico paralizzato e tratto autostradale chiuso dopo il distacco di alcuni frammenti dal viadotto. Sul posto è intervenuto il personale del 112 mentre proseguono gli accertamenti per verificare l’eventuale presenza di feriti e le condizioni della struttura. Tra le ipotesi al vaglio, l’urto di un mezzo pesante che trasportava un escavatore.
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29 ottobre 2026
Crollano pezzi del viadotto sull’A30: colpite due auto
Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco, le ambulanze e la polizia stradale
Sul posto è intervenuto il personale del 112, con vigili del fuoco, sanitari e forze dell’ordine impegnati nelle operazioni di soccorso e messa in sicurezza.
Inquinamento all’ex Ilva di Taranto, chiesto l’arresto per Lucia Morselli e altri due dirigenti
Secondo l’accusa, la gestione della fabbrica avrebbe privilegiato i profitti a discapito della sicurezza ambientale e della salute pubblica, contestando in particolare la scarsa manutenzione degli impianti
Inchiesta ex Ilva: la Procura di Taranto chiede i domiciliari per tre indagati, tra cui l’ex AD Lucia Morselli, per presunte irregolarità legate alle emissioni dello stabilimento. Coinvolte anche altre dieci persone con richieste di misure interdittive.Per ulteriori aggiornamenti clicca sul link
a.d di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli
Una veduta dell’ex Ilva di Taranto – Donato Fasano/Getty Images
Protesta autotrasportatori contro il carovita: gli aggiornamenti di venerdì 23 ottobre. Rimossi i presidi a Napoli, in Campania e Calabria; continua invece la protesta dei pescherecci a Termoli.
La protesta degli autotrasportatori si è sbloccata e in Campania la distribuzione di carburante è in via di normalizzazione. Dopo i giorni di presidi e blocchi che hanno messo in difficoltà la grande distribuzione e lasciato a secco molti distributori, nelle ultime ore le autobotti sono tornate a rifornire alcune pompe di benzina e gasolio. E proprio lì si registrano lunghe code: gli automobilisti si affollano ai distributori appena riforniti, mentre la disponibilità resta ancora disomogenea.
Alle prime luci di oggi, venerdì 23 ottobre, è stato sciolto il presidio dei camionisti nella zona orientale di Napoli, dove sorgono le raffinerie. Sono stati rimossi anche i blocchi sull’A1 e sull’A30, tra Napoli, Caserta e Salerno. In Calabria i presidi ancora attivi stanno progressivamente smobilitando.
La ripresa dei rifornimenti segue l’intervento del governo, con il decreto aiuti annunciato dalla premier Giorgia Meloni, e l’incontro tenuto nelle ultime ore in Prefettura a Napoli tra il prefetto Michele di Bari e i titolari delle aziende che trasportano carburante. Un passaggio che ha prodotto effetti immediati sulla distribuzione in città e nella regione.
La situazione, però, non è ancora tornata alla normalità: serviranno giorni perché carburanti e derrate alimentari siano nuovamente disponibili ovunque. Intanto, nel resto del Sud restano tensioni legate al costo del gasolio: a Termoli, sul basso Adriatico, i pescherecci sono fermi.
11:14 – Anche in Calabria rimossi i presidi degli autotrasportatori: situazione in graduale ripresa: La protesta degli autotrasportatori si sta sbloccando anche in Calabria: i manifestanti stanno progressivamente rimuovendo gli ultimi blocchi e presidi rimasti attivi nella regione, dopo la sospensione della protesta decisa da Fedralog. In Calabria, già nella giornata di ieri, sono riprese le consegne di merci nei supermercati, soprattutto di frutta, verdura e pesce, anche se le disponibilità sono ancora a macchia di leopardo. In Calabria, inoltre, a differenza della Campania – dove si registrano lunghe code ai distributori di benzina – non si registrano particolari difficoltà per l’approvvigionamento di carburante. In attesa del tavolo con il ministro dei Trasporti Salvini del prossimo 27 ottobre, gli autotrasportatori si dicono pronti a riprendere le proteste in caso di risposte non adeguate.
11:04 – Arrivano le autobotti per riempire i distributori di benzina, è ressa alle pompe: Napoli, arrivano le autobotti a rifornire di benzina i distributori in zona Cavalleggeri d’Aosta, periferia Occidentale. E ovviamente un attimo dopo l’operazione è ressa di scooter e auto in attesa del pieno dopo giorni di scarsità di carburante. Analoghe scene si stanno ripetendo anche in provincia di Napoli. Nella giornata di oggi, assicurano i gestori, la distribuzione dovrebbe raggiungere tutti i punti vendita sul territorio dell’area metropolitana di Napoli.
10:14 – Lunedì i tassisti in protesta al Ministero dell’Economia a Roma: si rischia lo stop dei taxi: Dopo il blocco degli autotrasportatori, si rischia anche quello dei tassisti, che hanno annunciato, per lunedì 26 ottobre, una manifestazione di protesta davanti alla sede del Ministero dell’Economia a Roma. “Chi conosce itTaxi sa che non abbiamo mai ceduto a proteste ideologiche, ma oggi siamo di fronte a un’emergenza economica non più sostenibile” ha scritto oggi Loreno Bittarelli, presidente di itTaxi, in un editoriale sull’Economista. “Con le tariffe amministrate dai Comuni, non possiamo scaricare sui clienti i rincari record di benzina e gasolio: i costi li pagano interamente i lavoratori, i cui margini sono azzerati. Saremo in piazza a piedi, fuori turno e senza vetture, per far sentire la nostra voce senza creare disagi ai cittadini” ha concluso Bittarelli.
Immagine di repertorio
09:50 – Lusetti (Confcommercio): “Danni per milioni di euro, ci vorrà una settimana per ripartire”: “Dall’inizio della protesta non era uscito nessun camion dai nostri depositi. Non abbiamo neanche ricevuto la merce dalle quattro Regioni coinvolte, e cioè Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Adesso siamo al 70% di operatività, con alcuni blocchi che continuano a Nola e ad Avellino, ma crediamo che nel giro di poche ore tutto si normalizzerà” ha spiegato Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conad, in una intervista a Repubblica. Secondo Lusetti, i danni sono ancora da quantificare con precisione, ma ammonterebbero a “diversi milioni di euro distribuiti su tutta la filiera“. Secondo il vicepresidente di Confcommercio, inoltre, ci vorranno “dai tre ai sette giorni” affinché la situazione possa tornare alla normalità.
09:19 – Il Governo ieri ha stanziato 175 milioni di euro per gli autotrasportatori: Per correre ai ripari e tentare di fermare la protesta degli autotrasportatori che ha paralizzato il Sud Italia e ha rischiato di estendersi anche al resto del Paese, il Governo ha varato un pacchetto di aiuti. Con un decreto legge varato d’urgenza, infatti, il Consiglio dei ministri – presieduto dalla premier Giorgia Meloni – ha stanziato 175 milioni di euro destinati agli autotrasportatori, all’agricoltura e alla pesca. “Il governo ascolta chi manifesta pacificamente” ha detto la premier Meloni, annunciando, però, il pugno duro contro coloro che hanno effettuato i blocchi stradali, considerati dal Governo illegali.
08:57 – Ancora furti di carburante dalle auto in sosta tra Napoli e provincia: tre denunciati: Nella notte, come è accaduto purtroppo anche nei giorni scorsi, si sono registrati ancora casi di furti di carburante dalle auto in sosta. A Napoli, nel quartiere Pianura, periferia Ovest della città, i carabinieri hanno denunciato un uomo di 35 anni, sorpreso in via Emilio Notte a forzare il serbatoio di una vettura: con sé, l’uomo aveva un tubo di gomma, una tenaglia e una tanica di plastica. In provincia, a Castellammare di Stabia, i carabinieri hanno denunciato un 22enne e una 25enne del posto che avevano tentato di aspirare benzina da un’automobile parcheggiata in strada
08:41 – Napoli-Capodichino, anche oggi problemi di carburante all’aeroporto: Anche oggi problemi di carburante all’aeroporto di Napoli-Capodichino: un nuovo Notam, il numero A5678/26, segnala una disponibilità limitata di Jet A1 per le scorte ridotte. L’avviso, valido in via stimata dalle 17.01 di ieri alle 13 di oggi, chiede ai piloti di ridurre la domanda di rifornimento locale, se operativamente possibile.
Le compagnie sono invitate a valutare il cosiddetto “tankering”, cioè l’imbarco di carburante in eccesso nello scalo di partenza, oppure a pianificare scali intermedi per fare rifornimento altrove. Al momento il Notamnon indica cancellazioni o ritardi, ma l’invito alla prudenza riguarda tutti i voli in arrivo e in partenza dallo scalo partenopeo.
08:28 – La situazione delle spedizioni postali e corrieri è in miglioramento in tutto il Sud Italia, dice Poste: Dopo giorni di caos, le spedizioni nel Sud Italia stanno tornando gradualmente alla normalità. Con la progressiva rimozione dei blocchi stradali, Poste Italiane comunica che le consegne sono ripartite, anche se «non è ancora possibile garantire la piena regolarità» di ritiri e consegne di pacchi e corrispondenza su tutto il territorio.
Per recuperare gli arretrati restano temporaneamente sospesi ritiro e accettazione di pacchi e corriere espresso non universali da e per Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e Basilicata, mentre prosegue l’accettazione dei pacchi universali con Poste Delivery Standard e International Standard. Il quadro è in miglioramento anche per molti corrieri privati, impegnati a smaltire i ritardi accumulati. Aggiornamenti su poste.it.
08:23 – Il ministro Lollobrigida: “Lavoratori perbene usati da chi vuole il caos”: A proposito della protesta degli autotrasportatori nel Sud Italia, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha dichiarato: “Forse certe organizzazioni usano il caos per ridefinire le competenze territoriali attribuendosi un ruolo economico per indebolire la tenuta dello Stato“. “In questo momento ci sono studenti, agricoltori e autotrasportatori perbene – ha aggiunto il ministro Lollobrigida – utilizzati come massa critica per iniziative illegali che non possono essere tollerate“.
08:21 – Ressa per caricare le autocisterne di carburante, entro oggi distributori riforniti a Napoli e provincia: La. concertazione nella notte ha dato i suoi frutti: le autocisterne di carburante stanno caricando – spiega a Fanpage una fonte che opera nel settore «ovviamente c’è un super affollamento, ci vorrà un po’ di pazienza ma saranno evase tutte le consegne nella giornata di oggi». Se ne deduce quindi che entro oggi i distributori di Napoli città e del resto della provincia torneranno ad erogare carburante.
07:55 – Sciolto il presidio dei camionisti a Napoli Est, riforniti alcuni distributori: A Napoli i camionisti hanno sciolto il presidio che da qualche giorno avevano instaurato nella zona delle raffinerie, alla periferia orientale della città, permettendo così che, sin dalle prime luci della giornata odierna, alcuni distributori di carburante potessero essere riforniti. Ieri, per evitare di essere identificati dalle forze dell’ordine, proprio nella zona Est di Napoli i camionisti si sono mossi in un corteo lento, che ha bloccato la circolazione. Nel pomeriggio di ieri, però, un lungo incontro tra il prefetto di Napoli Michele di Bari e i titolari delle ditte di distribuzione di carburante ha permesso che la situazione, almeno temporaneamente, uscisse dall’impasse.
Tra le categorie colpite dal caro carburanti c’è anche quella dei pescatori che hanno protestato. Ma sono in arrivo aiuti sia dallo Stato che dalla Regione
La protesta dei pescherecci
La protesta sul caro gasolio si estende anche alla pesca. In numerosi porti italiani pescherecci fermi e sirene spiegate. La mobilitazione, nata autonomamente nelle marinerie e con epicentro nell’Alto Adriatico, denuncia una crisi che mette a rischio la sostenibilità economica del settore. A pesare è soprattutto il costo del carburante che, in alcuni casi, supera il 60% dei costi operativi.
Per Achille Ghenda, di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, “la situazione rischia di peggiorare con il passare del tempo. Se prima della crisi un’imbarcazione spendeva circa 500 euro al giorno di carburante per una battuta di pesca, oggi con i prezzi attuali del carburante siamo arrivati a molto più del doppio”.
Sul piano nazionale in queste ore il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto-legge con disposizioni urgenti e misure di sostegno ai settori dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca. Aiuti che ammontano a 175 milioni di euro. Dei quali 10 milioni alla pesca.
Sul piano regionale, spiega Ghenda, attendiamo i ristori messi a disposizione dai fondi europei proprio per lenire i costi del carburante. La prima tranche, che coprirebbe da marzo a giugno, dovrebbe arrivare entro fine anno, mentre quella che coprirebbe i mesi da luglio a dicembre nei primi mesi del prossimo anno. Sono circa 300 le imprese ittiche che operano in Friuli Venezia Giulia e che si occupano di pesca e di acquacoltura. Per loro il contributo varierà da un minimo di mille euro fino a un massimo di circa 40 mila euro, a seconda del tipo di pesca e di imbarcazione. Dai ristori, invece, almeno per ora, resterebbero fuori le cooperative.
Accertamenti in corso. Al momento non è noto se la bombola fosse piena o esaurita
Concluso l’intervento degli artificieri a piazzale Michelangelo, a Firenze, dove era stata notata una bombola di gas posizionata sotto la copia della statua del David: la bombola, al termine delle verifiche, è stata ritenuta inoffensiva. Ripristinate le condizioni di sicurezza, la zona è stata riaperta al traffico pedonale e veicolare. Continuano le indagini dei carabinieri per ricostruire l’accaduto.
La bombola di gas è stata ritrovata sotto la statua diDavidal piazzale Michelangelo, a Firenze, una delle mete panoramiche della città.
A fare la scoperta, intorno alle 7,30, un’addetta di Alia Servizi ambientali, la società di gestione del servizio dei rifiuti. L’operatrice ha dato l’allarme al numero unico di emergenza 112. Sul posto pattuglie dei carabinieri e artificieri dell’Arma. Al vaglio degli investigatori i video delle telecamere. Accertamenti in corso. Al momento non è noto se la bombola fosse piena o esaurita . L’area viene comunque messa in sicurezza
Fuoriuscita di miasmi da una cisterna nell’area in provincia di Napoli: l’ordinanza del sindaco
Una nube tossica si è sprigionata nella serata di ieri da una delle cisterne già interessate da un incendio nei giorni scorsi presso la zona industriale di Caivano (Napoli). I carabinieri della compagnia di Caivano sono intervenuti nuovamente nella zona Asi Pascarola, presso la sede di un’azienda che produce vernici e rivestimenti. Poco prima, una reazione chimica sulla quale sono in corso approfondimenti, ha causato la fuoriuscita di miasmi irritanti da una delle cisterne già sottoposte a sequestro. In fiamme anche del materiale plastico presente fuori i silos. L’incendio è stato subito domato, mentre la cisterna sigillata e inertizzata dai Vigli del Fuoco intervenuti. La fabbrica è stata nuovamente sequestrata e sono in corso le indagini in corso.
Già in serata, il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha convocato una riunione urgente del Centro di Coordinamento Soccorsi (Ccs) a seguito di un nuovo incidente verificatosi presso lo stabilimento Ppg Industries di Caivano. Al tavolo operativo hanno preso parte l’assessore alla Protezione Civile della Regione Campania, Fiorella Zabatta, il sindaco del comune di Caivano, Antonio Angelino, il direttore dell’Arpac, Dario Mirella, il Comandante Vicario dei Vigili del Fuoco di Napoli, Armando De Rosa. Erano presenti anche i referenti dell’Asl Napoli 2 Nord e delle Forze dell’ordine. All’incontro ha partecipato anche la Prefettura di Caserta.
In via precauzionale, il sindaco di Caivano ha adottato un’ordinanza contingibile ed urgente, disponendo la sospensione immediata di qualsiasi attività di lavorazione della predetta azienda, sospensione immediata e totale di ogni ciclo produttivo per le aziende della zona Asi, chiusura del cimitero comunale, divieto di accesso a parchi, ville e aree gioco comunali, divieto assoluto di svolgere attività sportive all’aperto.Raccomandato anche l’uso di mascherine FFP2, mantenimento delle finestre chiuse, disistallazione di impianti di ventilazione meccanica. Sulla problematica, il Prefetto di Napoli ha convocato una riunione che si terrà, in Prefettura, nella giornata di domani. Il tavolo continua a monitorare l’evoluzione della situazione con la massima attenzione.
Nube tossica dopo incendio a Caivano, sospese attività nella zona Asi: "Obbligo di mascherina" https://t.co/2XbPYBgXzI
I fatti nella mattinata di venerdì 18 settembre. Indagano i carabinieri
Choc a Centocelle dove uno studente di 13 anni ha accoltellato una insegnante e le avrebbe anche spruzzato in faccia dello spray urticante. I fatti sono accaduti nella mattinata di venerdì 18 settembre a Centocelle. Nel quartiere diversi residenti hanno sentito il suono delle sirene, con un via vai delle ambulanze e delle forze dell’ordine.
La vicenda si è consumata in via Giovanni Gussone 5 , presso la scuola media “Giovanni Verga” dove sono piombati i carabinieri della stazione di zona dopo la segnalazione al 112. Il racconto fornito ai militari è stato drammatico. Secondo quanto ricostruito, poco prima l’alunno – italiano – avrebbe prima spruzzato lo spray al peperoncino in faccia alla docente e successivamente l’avrebbe raggiunta con un fendente.
La vittima, in stato di choc, non verserebbe in pericolo di vita. L’Arma, nel frattempo, sta raccogliendo testimonianze e tutti gli elementi necessari per poter ricostruire con esattezza quanto accaduto e, di conseguenza, i motivi che avrebbero portato al gesto compiuto dall’alunno.
Sul posto sono intervenute diverse ambulanze del 118
Momenti di paura questa mattina nel centro di Roma, dove si è verificato il cedimento del solaio di un negozio The North Face di via Cola di Rienzo. I vigili del fuoco sono intervenuti nell’edificio, una palazzina in fase di ristrutturazione, riuscendo a estrarre dalle macerie quattro persone. Al momento non risultano feriti. Sul posto sono arrivate anche diverse ambulanze del 118.
L’intervento dei vigili del fuoco dopo il crollo del solaio – L’allarme è scattato intorno alle 10.30, quando è stato segnalato il crollo del solaio all’interno della palazzina interessata dai lavori. Per gestire l’emergenza sono state inviate due squadre dei vigili del fuoco, insieme a un’autoscala. Le operazioni sono proseguite per verificare l’eventuale presenza di altre persone e per mettere in sicurezza la struttura.
Quattro persone estratte dalle macerie – Durante l’intervento i vigili del fuoco hanno recuperato dalle macerie quattro persone. Le prime informazioni disponibili non segnalano feriti, ma le attività di soccorso e di verifica dell’edificio sono rimaste in corso per accertare che non vi fossero altre persone coinvolte nel cedimento.
Vista la situazione, i vigili del fuoco hanno fatto intervenire anche i nuclei specializzati Usar, ovvero le squadre Urban Search and Rescue, e i nuclei Cinofili. Gli operatori stanno effettuando le ricerche all’interno dell’edificio e controllando le condizioni della palazzina, mentre proseguono le operazioni per garantirne la sicurezza.
Presenti anche Polizia di Stato e 118 – Nell’area del crollo sono intervenuti anche gli agenti della Polizia di Stato e il personale sanitario del 118, con diverse ambulanze. L’intervento resta concentrato sia sull’eventuale ricerca di altre persone sia sulla messa in sicurezza dell’edificio, mentre gli accertamenti dovranno chiarire la dinamica del cedimento del solaio.
Nel mese di luglio i carabineri dei Nas hanno eseguito delle verifiche sul territorio nazionale sul corretto imbottigliamento e somministrazione delle acque, riscontrando situazioni non conformi nel 54% dei casi
Un locale su due non è in regola per quanto riguarda l’acqua somministrata ai clienti. Nel mese di luglio i i carabinieri del Nas, d’intesa con il ministero della Salute, hanno condotto una campagna di controlli a livello nazionale sul corretto imbottigliamento e somministrazione di acque trattate nei bar e nei ristoranti.
I controlli – In totale sono state effettuate 272 ispezioni e sono stati prelevati 53 campioni per le analisi di laboratorio. Le verifiche hanno evidenziato 147 situazioni non conformi (pari al 54% dei controlli), con la segnalazione di 126 persone alle competenti autorità amministrative e sanitarie. In particolare gli accertamenti hanno evidenziato la sussistenza di 256 violazioni complessive.
Le sanzioni – Nel corso delle attività è stata contestata un’infrazione penale per commercio di alimenti con segni mendaci e 255 sanzioni amministrative per irregolarità nelle indicazioni per la vendita e somministrazione dei prodotti non preimballati, per carenze igienico-strutturali, procedurali e autorizzative per un importo complessivo di circa 175mila euro.
I sequestri – Inoltre, sono stati sequestrati 2mila litri di acqua potabile non filtrata e sette attrezzature non conformi ed è stata disposta la sospensione dell’attività di 10 aziende per carenze igienico-strutturali o autorizzative per un valore commerciale stimato di circa 4,7 milioni di euro.
È successo nella tarda mattinata di lunedì 10 agosto. Sul posto i vigili del fuoco, la polizia locale e il 118
L’incidente all’aeroporto di Linate (foto Milano airports/Fb)
Incidente sulla pista dell’aeroporto di Linate nella tarda mattinata di lunedì 10 agosto, dove una Fiat Panda di una società di handling si è schiantata contro un jet privato all’interno del posteggio degli aerei.
L’incidente – Tutto è accaduto poco prima delle 11.30, come riportato dall’agenzia regionale di emergenza urgenza (Areu). Sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118, i vigili del fuoco con quattro mezzi e la polizia locale.
Fortunatamente non si segnalano feriti. L’automobile, nel detaglio, ha colpito il muso dell’aereo.
I rilievi e la messa in sicurezza – Gli agenti della polizia locale di Milano hanno effettuato i rilievi per determinare l’esatta dinamica del sinistro, mentre i vigili del fuoco – sul posto con i mezzi aeroportuali e un’autopompa del comando di piazzale Cuoco – si sono occupati delle operazioni di messa in sicurezza dell’area.
Ritardi e disagi – Si sono registrati alcuni ritardi operativi, che stanno progressivamente rientrando.Due aerei in arrivo sono stati dirottati all’aeroporto di Orio al Serio, a Bergamo, e a Milano Malpensa.
Feriti tre operai. La palazzina ospita alcune abitazioni, un supermercato e un’altra attività commerciale. Ci sarebbero stati lavori di manutenzione al pianterreno. Vigili del fuoco: “Prematuro parlare di cause”
Il crollo a Messina
Paura a Messina dove un edificio è parzialmente crollato oggi pomeriggio, in contrada Pistunina, lungo la statale 114. I vigili del fuoco sono sul posto e stanno cercando persone tra le macerie. “In questo momento abbiamo sei dispersi“, ha detto il comandante dei vigili del fuoco di Messina Michele Burgio parlando con i giornalisti all’esterno dell’edificio crollato. Tra i sei dispersi figurano quattro componenti dello stesso nucleo familiare, il collaboratore domestico della famiglia e la commessa del negozio gestito da cittadini cinesi che si trovava al piano terra dell’edificio.I feriti sono tre operai. Sono stati trasportati al Policlinico: uno in codice rosso, gli altri in codice arancione e verde.
Ci sarebbero stati dei lavori di manutenzione al pianterreno della palazzina, stando a quanto emergerebbe dalle prime informazioni dopo il crollo. La struttura è formata da tre livelli, il primo dei quali ospitava un supermercato chiuso da mesi, il secondo un’attività commerciale di cinesi e il terzo alcune abitazioni.
Durante i lavori di messa in sicurezza dopo il crollo è scoppiato un principio di incendio. Intervenuti subito i vigili del fuoco che hanno ampliato l’area di sicurezza attorno all’edificio.
Le cause del crollo – “Ancora è prematuro parlare delle cause del crollo. E’ un crollo molto grave, questo ci induce ad approfondire, prima di fare qualsiasi ipotesi, rispetto alle due ipotesi: un cedimento strutturale o un’esplosione che ha prodotto il cedimento – ha detto il comandante Burgio – Sull’esplosione c’è un margine di incertezza“.
Sul posto il procuratore di Messina Antonio D’Amato per un primo sopralluogo. “Apriremo un fascicolo“, ha annunciato, “per capire le cause del crollo“. La Procura di Messina nominerà un pool di tecnici per stabilire le cause del cedimento strutturale dell’edificio.
Sul posto il sindaco Federico Basile, che ha disposto “l’immediata attivazione del Centro Operativo Comunale (COC) per garantire il necessario supporto alla popolazione e coordinare tutte le attività di assistenza. Siamo costantemente in contatto con tutte le autorità coinvolte nella gestione dell’emergenza“.
La testimonianza: “Mi sento miracolata” – “Mi sento una miracolata. Ero uscita dal negozio appena pochi istanti prima che crollasse la palazzina“, ha detto una cliente del negozio che si trovava all’interno dell’edificio. La donna era andata nel primo pomeriggio per comprare un tubo. “Abbiamo chiacchierato con la signora Viola che è la proprietaria e poi sono andata via, quando poco dopo ho visto una nuvola bianca alzarsi in cielo. Ma non ho sentito alcuna esplosione“, ha aggiunto la donna ancora visibilmente scossa.
Sulla pagina Facebook dell’ambasciata il comunicato e i commenti al veleno contro il gruppo di studenti italiani
Prima gli insulti e i gesti provocatori, poi le scuse pubbliche con l’intervento dell’ambasciata italiana. È diventato virale sui social un video che ritrae un gruppo di giovani studenti italiani “in viaggio scolastico” a bordo della metropolitana di Bangkok, la linea Bts Skyline, in Thailandia. Nel filmato, i giovani urlano e ridono tra di loro, facendo chiasso e infastidendo gli altri passeggeri presenti nel vagone.
Una passeggera fa notare che il tono di voce è troppo alto e disturba. Seduta di fronte ai ragazzi, prova a instaurare una conversazione e chiede informazioni nel tentativo di capire il paese di provenienza Le risposte, però, sono provocatorie: c’è chi ride, chi la ignora e chi replica con tono irriverente: “Siamo thailandesi“, “Ci dispiace aver portato i soldi nel vostro paese“, si sente dire dal video diventato virale su TikTok con polemiche conseguenti. Tra gli insulti, si vedono anche gesti provocatori rivolti alla donna.
Il filmato e la vicenda sono stati poi ripresi dai quotidiani locali e, nel giro di poche ore, i profili dell’ambasciata italiana di Bangkok sono stati sommersi da migliaia di commenti da parte di cittadini thailandesi che hanno chiesto l’apertura di un’indagine su quanto accaduto. Su X, i post sull’argomento sono diventati letteralmente una valanga: nella maggior parte dei casi, si tratta di messaggi indignati pubblicati da utenti thailandesi.
Il comunicato dell’ambasciata – Nella giornata di oggi, sabato 25 luglio, la pagina Facebook dell’ambasciata ha pubblicatoun comunicato ufficiale, condiviso in italiano, in thailandese e in inglese, in cui si chiede scusa al “popolo thailandese“: “L’Ambasciata d’Italia a Bangkok – si legge – esprime il proprio profondo rammarico per l’evento riportato in un video diffuso sui social media e condanna con fermezza il comportamento inappropriato di un gruppo di turisti italiani” Secondo quanto riporta l’ambasciata, gli italiani ripresi nel video sono turisti minorenni che stavano partecipando a una gita scolastica.
BTS Passenger Confronts Loud Italian Students . A video in Bangkok BTS convoys has gone viral after a passenger asked loud Italian students to turn down the volume. . The situation quickly turned into a heated argument, with insults and rude gestures caught on camera. The incident has sparked debate about respecting others in public spaces. . bts Italian student TheNationThailand นักท่องเที่ยว อิตาลี อิตาลีBTS
L’Ambasciataporge “le sue sincere scuse al popolo thailandese e a tutte le persone coinvolte in questo incidente“, si legge ancora. Si sottolinea poi il rispetto degli italiani verso i valori della società thailandese “al rispetto per il prossimo, alla cortesia e alla convivenza armoniosa, valori che sono ugualmente cari e sostenuti dalla Repubblica Italiana“.
E aggiunge: “Il comportamento inappropriato del gruppo di turisti minorenni non rappresenta in alcun modo il popolo italiano, né riflette i valori di rispetto reciproco, amicizia e cortesia che da tempo costituiscono il fondamento delle relazioni durature tra la Repubblica Italiana e il Regno di Thailandia“.
Il video di scuse – Dopo gli ulteriori commenti negativi sotto al comunicato dell’ambasciata, è stato condiviso un video che mostra quattro italiani, tra cui una persona già vista nel video virale, mentre si scusano con il popolo thailandese per l’atteggiamento degli studenti, giudicato irrispettoso.
“Siamo molto dispiaciuti per il popolo thailandese perché quello che abbiamo fatto sul Bts, è stato sbagliato”, dice il giovane. “Mi dispiace molto – aggiunge – per il mio comportamento“.
Quindi, ecco ringraziamenti alla Thailandia per l’accoglienza ricevuta durante il loro breve soggiorno. Una delle accompagnatrici ha aggiunto che il ragazzo, colui che ha pronunciato la frase incriminata, “verrà rimandato presto in Italia“.
— Revieweverythingกิ่งก่องแก้ว ⭐️ (@shopevtyw) July 25, 2026
Tutto finito?No, a quanto pare. Sui social rimbalza un ulteriore video, apparentemente registrato in un commissariato. Un gruppo di studenti con un’accompagnatrice rinnova le scuse direttamente alla donna offesa sulla metro: scuse accettate, probabilmente anche con il pagamento di una sanzione pecuniaria per chiudere definitivamente l’incidente.
Oltre 500 persone incappucciate in azione. Lancio di pietre, bottiglie e bombe carta. Il presidente della Repubblica esprime solidarietà alle forze dell’ordine. La premier: “La violenza non ci piegherà”
Attacco al cantiere – Ipa/polizia
Assalto No Tav al cantiere di Chiomonte, in Val di Susa, condotto da oltre 500 manifestanti travisati e incappucciati. Sono state date alle fiamme due camionette dei carabinieri e mezzi della guardia di finanza. Gli antagonisti hanno lanciato pietre, bottiglie, bombe carta e razzi contro le forze dell’ordine schierate a protezione dell’area. Sono circa una sessantina gli esponenti delle forze dell’ordine rimasti feriti. “Un attacco allo Stato“, ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per chiedergli di trasmettere agli agenti delle forze dell’ordine la sua solidarietà e il suo ringraziamento per la loro azione al servizio della comunità nazionale. Il capo dello Stato ha fatto pervenire la sua vicinanza agli agenti feriti.
L’attacco – L’assalto al cantiere di Chiomonte è stato preceduto dall’attacco al cantiere di San Didero. Gli antagonisti si sono spostati da un sito all’altro attraverso boschi e sentieri. Il secondo attacco è stato portato da più fronti. Intanto, alcune centinaia di persone che erano dirette alla marcia programmata per oggi sono state fermate alla stazione Bruzolo, sempre in Valsusa. La marcia fa parte delle iniziative organizzate nell’ambito del festival dell’alta felicità che si sta svolgendo da venerdì a Venaus e che terminerà domenica 26 luglio.Oltre al gruppo di persone fermate a Bruzolo perché non arrivassero al cantiere, un altro gruppo di manifestanti è stato bloccato tra due ruscelli. Sui social vicini al movimento No Tav, è stato postato un video in cui si vedono manifestanti che stanno entrando in cantiere, che ‘festeggiano‘ battendo le reti con mazze e bastoni. “27 giugno e 3 luglio 2011 a 15 anni siamo ancora qua! I/le no tav entrano nel cantiere della Maddalena“, si legge nel post.
Il bilancio delle forze dell’ordine – “Gli antagonisti sono riusciti a entrare nel cantiere di Chiomonte. Il piazzale antistante il tunnel è stato invaso da centinaia di violenti che hanno dato vita a una vera e propria azione di guerriglia, incendiando quattro mezzi di servizio, due dei Carabinieri e due della Guardia di Finanza. Il bilancio dei feriti tra le Forze dell’Ordine al momento è di circa 60, ma il numero è ancora provvisorio e purtroppo è destinato ad aggravarsi nelle prossime ore“, afferma in una nota Domenico Pianese, segretario generale del Coisp.
“Per fronteggiare un attacco di queste dimensioni è stato necessario impiegare un imponente dispositivo dei reparti mobili della Polizia di Stato, con 120 operatori di Torino, 100 da Genova, 60 da Roma, 50 da Bologna, 40 da Milano, 40 da Firenze, 40 da Padova, 30 da Bari, 30 da Senigallia e 20 da Napoli, per un totale di 530 poliziotti, ai quali si aggiungono gli altri appartenenti alle Forze dell’Ordine impegnati sul posto. Donne e uomini che – sottolinea Pianese – hanno affrontato il lancio di pietre, bombe carta e altri oggetti, rischiando ancora una volta la propria vita per difendere lo Stato. Chi oggi ha assaltato un cantiere, incendiato mezzi delle Forze dell’Ordine e aggredito gli operatori in servizio non può essere definito un manifestante. Questi delinquenti devono essere identificati uno a uno e perseguiti con la massima severità. Lo Stato deve dare una risposta ferma, perché nessuna causa può mai trasformarsi nel pretesto per organizzare spedizioni violente contro chi è chiamato a far rispettare la legge“, conclude.
Sono almeno una decina i militari della Guardia di Finanza rimasti feritidurante gli scontri. Durante i disordini a quanto si apprende ci sarebbero anche alcuni mezzi del Corpo incendiati. I finanzieri sono stati portati in ospedale per essere refertati. Sette i carabinieri feriti.
Meloni: “Attacco allo Stato” – “Chi lancia bombe carta, incendia mezzi dello Stato e aggredisce le forze dell’ordine non sta difendendo un’idea, sta attaccando lo Stato“, scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “A Chiomonte, dopo quanto accaduto nei giorni scorsi a Bologna, ancora una volta donne e uomini in divisa sono stati bersaglio della violenza di delinquenti incappucciati. A loro va la mia solidarietà e quella del governo. La violenza non piegherà lo Stato: chi serve l’Italia non sarà mai lasciato solo“, aggiunge.
“Inaccettabile. Ecco i frutti avvelenati e violenti di una sinistra che da troppo tempo alimenta odio e delegittimazione contro le forze dell’ordine e chi indossa una divisa. Piena solidarietà agli agenti“, scrive sui social il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, invocando “mano pesante contro questi criminali“.
“È vergognosa e inaccettabile la guerriglia scatenata dai No Tav contro le forze dell’ordine, che ancora una volta difendono a costo della propria incolumità la sicurezza dello Stato e dei cittadini, ma anche la crescita del Paese attraverso la realizzazione di infrastrutture necessarie all’economia e ai territori“, dice il vicepremier, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani. “Massima solidarietà a carabinieri, poliziotti, guardia di finanza, polizia locale e a tutti i servitori dello Stato che in queste ore sono tornati a essere bersaglio. E tutto nell’assordante silenzio di una sinistra sempre più tollerante, se non addirittura connivente, con i teppisti, i violenti e i gruppi eversivi, da Bologna alla Val di Susa“.
Piantedosi: “Qualcuno vuole l’escalation“ – “Oggi abbiamo assistito alle ennesime scene di violenza contro le Forze dell’ordine, dopo quelle registrate nei giorni scorsi. È la conferma di una volontà, da parte di qualcuno, di dare luogo ad un’escalation che richiede la massima attenzione. Ai poliziotti, ai carabinieri ed agli operatori della guardia di finanza che si sono contrapposti alla violenza di questi teppisti, soprattutto a quelli rimasti feriti in Val di Susa, va la mia piena solidarietà e il ringraziamento per il servizio che svolgono ogni giorno a tutela della sicurezza e della legalità“, dice il ministro dell’Interno Piantedosi.
“Se qualcuno lo aveva sottovalutato, quanto accaduto rappresenta la riprova che c’è chi considera la violenza uno strumento legittimo di contrapposizione politica e che individua nelle Forze dell’ordine il bersaglio privilegiato da colpire – sottolinea Piantedosi – Probabilmente anche perché hanno capito che non arretreremo sulla difesa della democrazia. Per questo serve una presa di posizione unitaria, netta e senza ambiguità da parte di tutte le forze politiche e delle istituzioni. Isolare chi alimenta la violenza deve essere un dovere condiviso, al di là di ogni appartenenza. Diversamente, questi delinquenti si convinceranno di poter fruire di compiacimento e condivisione della loro violenza eversiva”.
Morto ammanettato, la manifestazione di Bologna. La sorella della vittima si sente male al sit-in di raccoglimento voluto dal Comune. Stato e polizia nel mirino di striscioni e cori degli estremisti: “Assassini”. Undici i feriti tra agenti e attivisti, due fermati
Da una parte il dolore, le lacrime, le urla lancinanti dei famigliari davanti al Sacrario dei partigiani, al grido di“Giustizia e verità”. Dall’altra la rabbia, la violenza, gli scontri tra i manifestanti e la polizia(video)in una Bologna, ancora una volta, a ferro e fuoco. Il presidio indetto per Abderrhaim Fakir, cittadino marocchino morto al Pilastro domenica durante un intervento della polizia, ha visto arrivare in piazza quattromila persone, oltre ai famigliari del 42enne e a molti politici del centrosinistra locale.
Gli scontri tra polizia e antagonisti – Poi sono arrivati anche i facinorosi, almeno 200: hanno aizzato la piazza al grido di “assassini” e “via lo scudo penale”, scandendo “tutto il mondo odia la polizia”, spianando mano a mano la strada alla tensione che alla fine è sfociata negli scontri.
Sono volatida una parte cartelli stradali, bombe carta, bottiglie vuote verso gli agenti schierati. La polizia ha risposto con idranti e lacrimogeni per disperdere la folla. Si sono levati scudi e manganelli e la violenza – così com’è stato lo scorso anno sotto le Torri dopo la morte di Ramy a Milano o prima della partita di basket tra la Virtus e gli israeliani del Maccabi Tel Aviv – ha preso il sopravvento.
Momenti di tensione – A nulla sono serviti gli appelli dei famigliari e di chi, con le foto di Fakir in mano, ha parlato di “un giorno di lutto” dove “non ci può essere spazio per la violenza”. Non è bastato neppure lo sforzo di una donna con l’hijab, che ha strappato via dalle mani di un ragazzo con il volto travisato una bottiglia vuota. La marea umana, con antagonisti e collettivi in prima fila, si è spinta sempre di più verso la Prefettura. Fino a che la tensione non è esplosa.
Undici feriti – Almeno cinque feriti tra i poliziotti(altri sei si sono registrati tra gli attivisti). Almeno tre sono quelli che hanno richiesto un medico tra le fila dei manifestanti, tra i quali c’erano volti noti dei collettivi universitari, di Tpo, Labàs e i comitati popolari del Pilastro. Tanti anche i ragazzini col volto travisato, affianco ai professionisti del disordine. Due, invece, i fermati.
Malore per la sorella di Abderrhaim – Il cordoglio era partito alle 19 con il presidio lanciato da Matteo Lepore. Il sindaco aveva lasciato spazio ai famigliari di Fakir: un momento straziante, tanto che la sorella di Abderrhaim – Kadija – ha anche accusato un malore a seguito di un calo di zuccheri, forse per l’emozione, e un’ambulanza si è dovuta fare largo tra la folla per soccorrerla (non è in pericolo).
La nipote: “No odio, ma giustizia” – A prendere parola è stata però la nipote, Yosra(video): “Quello che successo ha lasciato dolore, rabbia e tante, tante, tante domande – ha scandito la ragazza piangendo copiosamente –. Non siamo qui per chiedere odio o vendetta, ma giustizia, rispetto e soprattutto umanità”. Poi la famiglia della vittima ha incontrato il questore Gaetano Bonaccorso, insieme con Lepore, che ha detto: “Sono scioccato. Bologna ha tante domande, dovranno essere i magistrati a rispondere”.
Oggetti contro la polizia, partiti gli idranti – Ma è quando è finito il momento del cordoglio, e sono partiti gli slogan contro le forze dell’ordine, che la situazione è degenerata. Il ‘serpentone’ si è spostato dalla piazza a sotto la Prefettura, circumnavigando il Comune, e ha riempito il largo davanti al palazzo del Governo. Sono spuntate bandiere della Palestina,i cori si sono fatti più aggressivi e rumorosi. Qualcuno ha cercato di trattenere i facinorosi, chiedendo “rispetto per la morte di un uomo”; altri sono rimasti in sit-in davanti ai blindati, mentre un elicottero ha pattugliato la città dall’altro per tutto il tempo. La diplomazia non è durata a lungo: poco dopo le 20 sono volati i primi oggetti contro i poliziotti e sono partiti i primi getti degli idranti. Più volte.
L’avvocato Anselmo: “Scontri, attacco alla famiglia di Fakir” – Fabio Anselmo, avvocato dei Fakir, ha parlato degli scontri come di “una ferita” e di “un attacco alla famiglia che ha chiesto calma, educazione e rispetto”. Un gruppo di 100 antagonisti con il volto travisato è rimasto a lanciare la qualunque contro gli operatori fino a dopo il tramonto. Una Bologna a due facce, divisa tra il dolore e la violenza.
Stava dando in escandescenze, gli agenti avrebbero spruzzato spray urticante e messo in sicurezza il 42enne con le fascette ai polsi. Questura: “Agenti aiutati da altri cittadini, riprese bodycam a disposizione dell’autorità giudiziaria”. Ilaria Cucchi: “Altro caso Magherini?”
Abderrahim Fakir
Un 42enne di origine marocchina, Abderrahim Fakir, è morto oggi al Pilastro a Bologna durante un controllo di polizia. L’uomo, come riferito da alcune persone che hanno chiamato il numero di emergenza, stava dando in escandescenze. Sul posto sono arrivati la polizia e il 118 e il 42enne avrebbe iniziato a colpire la volante intervenuta. Gli agenti avrebbero quindi spruzzato spray urticante e messo in sicurezza l’uomo con le fascette ai polsi, il 42enne però poco dopo ha accusato un malore ed è morto. Presenti sul posto il pm, la Squadra mobile e il medico legale. A quanto si apprende, verrà effettuata l’autopsia.
Questura: “Agenti aiutati da altri cittadini, riprese bodycam a disposizione dell’autorità giudiziaria” – In relazione alla morte di Abderrahim Fakir, la questura di Bologna precisa che “gli agenti sono intervenuti su richiesta dei cittadini che avevano segnalato una persona in escandescenza. Gli agenti intervenuti, per contenere il soggetto, sono stati aiutati da altri cittadini, anche a seguito del danneggiamento di un’auto. Gli agenti hanno richiesto immediatamente anche l’ausilio dei sanitari del 118. Dopo le operazioni di contenimento effettuate anche alla presenza dei sanitari del 118 il soggetto è deceduto. Le riprese delle bodycam dei poliziotti intervenuti che hanno registrato le operazioni saranno messe immediatamente a disposizione dell’autorità giudiziaria“.
Procura acquisirà i video – La procura di Bologna acquisirà immagini e video che hanno ripreso gli ultimi momenti in vita di Abderrahim Fakir. Fra questi, ci sono le riprese delle telecamere delle bodycam dei poliziotti e il video registrato e diffuso dai familiari della vittima, ma anche altri filmati registrati da persone presenti sul posto. Sul fronte dell’inchiesta intanto i pm, coordinati dal procuratore capo Paolo Guido, nelle prossime ore faranno un primo punto per decidere come procedere.
Lepore: “Domani in piazza per chiedere verità e giustizia” – Dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, è arrivato l’invito “a ritrovarci domani in piazza Nettuno alle 19 per stare uniti e ritrovarci, per essere vicini alla comunità del Pilastro in un momento così doloroso. Ritroviamoci per chiedere verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir, per un momento di raccoglimento e riflessione, per affrontare uniti questa tragedia come Bologna sa fare“.
Ilaria Cucchi: “Altro caso Magherini?” – “Un altro caso Magherini? Quella che vedete è la morte, poche ore fa, di Abderrahim Fakir, a Bologna. Morto oggi durante un intervento di polizia. È stata disposta l’autopsia. Sto preparando un’interrogazione parlamentare per avere, dal Ministero dell’Interno, spiegazioni su quanto accaduto“, annuncia sui social la senatrice di Alleanza verdi e sinistra Ilaria Cucchi pubblicando il video in cui si vede l’uomo morto dopo essere stato ammanettato.
“La loro ‘sicurezza’ è questo schifo qui. Che orrore, che rabbia! RIP Abderrahim Fakir“, scrive sui social l’europarlamentare di Avs Ilaria Salis, pubblicando il video.
“La morte di una persona è sempre un evento drammatico – dice il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami – Attendiamo l’esito delle doverose verifiche in corso, ma da quanto è dato comprendere l’intervento delle Forze dell’Ordine, richiesto dai cittadini e a cui dei cittadini hanno contribuito, risulta condotto con professionalità e modalità consone al tipo di esigenza che si era posta“.
“La presenza di operatori del 118 durante tutto l’intervento contenitivo rappresenta ulteriore elemento di conferma. Ho telefonato al Questore di Bologna per esprimere per suo tramite la mia vicinanza a tutte le donne e gli uomini della Questura e in particolare ai due poliziotti impegnati nell’intervento, ringraziandoli per l’impegno che quotidianamente dedicano alla tutela della sicurezza dei cittadini“, conclude Bignami.
A stretto giro la replica di Riccardo Magi, per il quale “bisogna chiarire con la massima urgenza quanto avvenuto a Bologna ma è inquietante che una persona muoia durante le procedure di arresto sotto gli occhi dei sanitari. Ma abbiamo scarsa fiducia in Piantedosi, che ha una certa ritrosia nel far emergere le responsabilità in questi casi: quando lo abbiamo interrogato sulle morti con il taser la scorsa estate ci ha praticamente detto che va tutto bene, ma i numeri e gli studi scientifici raccontano il contrario“
“La destra eviti strumentalizzazioni e aspetti la magistratura: come fa Bignami già ad affermare che l’intervento è stato adeguato se si è concluso con la morte di una persona immobilizzata a terra sotto gli occhi dei sanitari? La destra ha già fatto i suoi accertamenti e ha già la sentenza: si vuole sostituire ai giudici e condizionare le indagini. Alla faccia della separazione dei poteri”, aggiunge il segretario di Più Europa.
Nell’edificio erano in corso lavori di ristrutturazione, leggermente ferita una addetta delle pulizie
Questa mattina all’alba una parte importante del tribunale di Bolzano, un palazzo che risale al Ventennio, è crollata. Un cedimento che ha coinvolto almeno un quarto dell’edificio, dove erano in corso lavori di ristrutturazione e ampliamento. C’è una persona leggermente ferita, è un’addetta delle pulizie che è riuscita ad uscire dall’edificio prima del crollo.
Sono in corso le verifiche per escludere altri crolli. Le colonne esterne del palazzo di giustizia non sono cadute. Si sta verificando la presenza di persone all’interno. Sul posto stanno intervenendo diverse squadre di vigili del fuoco, forze dell’ordine e personale sanitario.
“Tutta la parte centrale del tribunale è completamente inagibile, è ancora presto per dire quali siano le cause, ora si cercherà di ripristinare al più presto il servizio e capire come ridistribuire la forza lavoro“, lo spiega il procuratore Axel Bisignano.
Le persone che vivono nei palazzi che s’affacciano sulla piazza Tribunale, ovvero via Duca d’Aosta e Corso Italia, hanno parlato di un “boato fortissimo, un terremoto“, poi il crollo e la nube di polvere. In piazza Tribunale in queste ore si sono riversati tanti curiosi a scattare fotografie e fare video. Dalla piazza, attraverso il grande buco del crollo, si scorge la montagna retrostante di San Genesio. Massiccio il dispositivo di sicurezza allestito dalle forze dell’ordine. E’ stato chiuso in entrata il parcheggio sotterraneo a piazza Tribunale mentre è percorribile Largo Falcone e Borsellino che è il passaggio ricavato tra via Duca d’Aosta e Corso Italia.
Arrivati in piazza Tribunale anche il sindaco di Bolzano, Claudio Corrarati, il prefetto Maddalena Travaglini e la presidente del tribunale Francesca Bortolotti.
Il distacco è avvenuto dopo un forte e improvviso temporale
Sono in corso delle ricerche dopo il distacco di una grossa frana sulle Dolomiti di Sesto, nei pressi del rifugio Tre Scarperi. Il distacco è avvenuto dopo un forte e improvviso temporale.
Visto che in quel momento numerosi escursionisti erano in zona e che non può essere esclusa la presenza di persone sotto le massa di terra e roccia, è stata attivata la macchina dei soccorsi. Gli elicotteri stanno portando in quota gli uomini del soccorso alpino.
Non ha invece causato problemi una seconda frana, di dimensioni più piccole, in val Fiscalina.
Sul posto sono intervenuti gli elicotteri Philican e il Soccorso Alpino dell’Alta Pusteria. Le comunicazioni sono molto difficili per la carente rete telefonica nella zona della frana.
Situato nella val Campo di Dentro nel parco naturale Tre Cime, in Alto Adige, a 1.635 metri di quota, il rifugio Tre Scarperi, in tedesco “Dreischusterhütte“, è una delle basi preferite dagli escursionisti per la partenza verso le Tre Cime di Lavaredo.
La sua storia, come riferisce il sito internet del rifugio, prende le mosse tra il 1911 ed il 1913, quando Johann Kerschbaumer e Gottfried Eisendle di San Candido costruirono in Val Campo di Dentro una prima semplice baita. Dopo aver cambiato proprietario più volte negli anni Trenta, fino a diventare proprietà dell’Ente per leTre Venezie che ne dismise la proprietà dopo la seconda guerra mondiale, nel 1973 ne entra in possesso l’Alpenverein Südtirol che ricostruì il rifugio un po’ piú in alto.
Il rifugio è uno dei più rinomati delle Dolomiti di Sesto, in questo periodo dell’anno frequentato dagli escursionisti.
Oggi quattro vittime in tre incidenti. Si aggiungono ai tre italiani deceduti ieri sul Gran Paradiso
Vvff – Elicottero dei soccorsi in montagna
AGI – Strage di alpinisti in montagna: sette vittime in meno di 24 ore. Nella sola giornata odierna è di quattro morti il bilancio di tre incidenti in alta quota avvenuti sul Monte Bianco e sul Cervino. Gli operatori del Soccorso alpino valdostano stanno coordinando gli interventi di soccorso.
Il primo è accaduto sul Monte Cervino, dove è intervenuto l’elisoccorso svizzero. Un alpinista è deceduto, la salma è stata portata a Cervinia. Si sta procedendo al recupero del compagno di gita, illeso. Il riconoscimento è affidato al Soccorso alpino della Guardia di finanza di Cervinia.
Incidente sul ghiacciaio della Brenva – Il secondo incidente è accaduto sul ghiacciaio della Brenva, sul Monte Bianco. È intervenuto il Pghm francese in elicottero. Un alpinista è deceduto, il corpo è stato portato a Courmayeur. Il riconoscimento è affidato al Soccorso alpino della Guardia di finanza di Entrèves.
Tragedia sulla cresta Kuffner – Tragico anche il terzo incidente, che è avvenuto sulla cresta Kuffner al Maudit, lato francese. È intervenuto il soccorso francese per competenza. Due gli alpinisti che sono deceduti. Gli interventi sul Cervino e alla Brenva si svolgono in contemporanea e vengono gestiti dalla Cus in contatto costante con il Soccorso alpino valdostano e i soccorritori svizzeri e francesi.
Venerdì tre morti sul Gran Paradiso – Ieri altri tre alpinisti italiani sono morti sulla parete Nord del Gran Paradiso, in Valle d’Aosta. In serata l’intervento del Soccorso alpino valdostano per il recupero dei corpi. La chiamata di soccorso era arrivata alla Centrale unica-Cus poco dopo le ore 19.30, per il mancato rientro dei tre alpinisti. Immediato l’intervento in elicottero, che ha permesso di individuare i corpi a una quota prossima ai 3600 metri. Nella stessa zona il 30 maggio era deceduto un alpinista comasco di 54 anni, precipitato per 500 metri davanti al fratello e a un altro compagno di cordata.
Identificazione delle vittime – Oggi è stata effettuata l’identificazione dei corpi. Sono Antonio Sardano, Sergio Martinelli e Maicol Zenatti, tutti originari del Trentino, i tre alpinisti che ieri hanno perso la vita mentre erano impegnati nell’ascesa al Gran Paradiso. I tre sono precipitati mentre stavano affrontando la parete Nord e sono morti dopo un terribile volo nel vuoto di quasi 400 metri. Sardano, 49 anni, era nato ad Andria, in Puglia, ma risiedeva a Trento; Sergio Martinelli, 29 anni, era nato nel capoluogo dove anche risiedeva; e Maicol Zenatti, 38 anni, era nato a Rovereto ma risiedeva a Brentonico.
Il presidente della Repubblica, accolto dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha deposto una corona d’alloro sulla Tomba del Milite Ignoto. Frecce Tricolori sorvolano l’Altare della Patria. Meloni: “Dopo 80 anni chiederci che Repubblica vogliamo essere”
Celebrazioni per il 2 giugno – (Adnkronos)
Si celebra oggi, 2 giugno 2026, l’80esimo anniversario della Festa della Repubblica. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accolto dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha deposto una corona d’alloro sulla Tomba del Milite Ignoto. Come da tradizione, il momento solenne è stato accompagnato dal sorvolo delle Frecce Tricolori, che hanno attraversato il cielo di Roma lasciando la caratteristica scia verde, bianca e rossa.
Alla cerimonia sono presenti le più alte cariche dello Stato: i presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso. Il Capo dello Stato ha passato in rassegna il picchetto interforze schierato davanti al Vittoriano. A fare da sfondo alla cerimonia, un grande telone bianco con il logo della Repubblica italiana, installato davanti all’Altare della Patria per coprire i cantieri aperti nell’area di Piazza Venezia.
Il messaggio di Mattarella – “Sono trascorsi ottant’anni da quel 2 giugno del 1946 che segnò il compimento, da parte degli italiani, di un atto di libertà senza precedenti”, dice il presidente Mattarella in un messaggio al capo di stato maggiore della Difesa Luciano Portolano. “Non celebriamo oggi solamente una ricorrenza storica, ma un momento di alto significato che rinnova l’impegno collettivo all’affermazione, alla tutela e alla piena attuazione dei valori che costituiscono il fulcro della nostra Costituzione, “casa comune” che garantisce la vita della nostra comunità nazionale, i nostri diritti, richiamandoci al contempo ai nostri doveri di solidarietà”.
“Con il suffragio universale, donne e uomini, insieme per la prima volta, decisero di lasciarsi alle spalle le macerie della guerra e le nefandezze di un regime oppressivo e totalitario, per avviare la ricostruzione di un Paese libero, democratico, repubblicano”. Lo dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della festa della Repubblica, in un messaggio al capo di stato maggiore della Difesa Luciano Portolano.
“Nell’ottantesimo anniversario della Repubblica, onoriamo la memoria dei militari che, con i Gruppi di Combattimento, reparti che, con abnegazione e valore combatterono nella Guerra di Liberazione, furono tra i protagonisti della rinascita d’Italia, restituendo alla nazione onore e libertà”.
“Le difficoltà e i rischi che attraversano oggi la nostra sicurezza e il nostro benessere vanno affrontati con fermezza. Non potrà esservi vera pace fino a quando permarranno focolai di minaccia e non potrà esservi vero benessere se anche soltanto una parte dell’umanità sarà costretta a vivere nella precarietà -prosegue il capo dello Stato -. L’Italia, con l’Europa, è impegnata nel ripristino del valore delle regole nella vita della comunità internazionale, per uscire da una fase di permanente conflittualità, nell’edificazione di una nuova effettiva sicurezza per tutti i popoli”.
“Le Forze Armate italiane, pilastro della Repubblica e presidio dei principi alla base della pacifica convivenza tra i popoli, sono chiamate a concorrere al raggiungimento di questo obiettivo. È con questi sentimenti, nel ricordo di quanti hanno fatto sacrificio della vita per l’indipendenza e la libertà della Patria, che insieme a tutto il popolo italiano stringo idealmente in un affettuoso abbraccio i militari di ogni ordine e grado, rinnovando loro la gratitudine per l’impegno profuso, con l’augurio più fervido. Viva le Forze Armate, viva la Repubblica”, conclude Mattarella.
Il messaggio di Meloni – “Oggi celebriamo gli ottant’anni della Repubblica Italiana. Una ricorrenza che non rappresenta soltanto una data storica, ma racconta il cammino che gli italiani hanno saputo costruire insieme: con storie di sacrificio, coraggio, unità, solidarietà e impegno, generazione dopo generazione. Perché sono certo le grandi storie, ma anche – e forse soprattutto – le piccole scelte quotidiane ad aver fatto dell’Italia la straordinaria Nazione che è oggi”, ha scritto sui social la premier Meloni. “Ottant’anni di Repubblica, di libertà e di partecipazione ci rendono orgogliosi e riconoscenti verso chi ci ha preceduto e ha contribuito a edificare le fondamenta della nostra comunità nazionale. Ma, allo stesso tempo, ci ricordano la responsabilità che ciascuno di noi ha nel custodire e rafforzare ogni giorno questo patrimonio, al servizio della Patria e delle generazioni future. Buona Festa della Repubblica. Buon 2 giugno” conclude la presidente del Consiglio.
“Credo che questa Nazione abbia tutte le carte in regola per essere, se vogliamo, più ambiziosa. Credo che stia dando, nonostante le difficoltà, grande prova di sé e mi piacerebbe per questo che fosse chiaramente una festa di responsabilità ma anche una festa d’orgoglio per tutti gli italiani“, ha detto poi Meloni a margine delle celebrazioni per la Festa della Repubblica. “Credo che questa Nazione abbia tutte le carte in regola per essere, se vogliamo, più ambiziosa. Credo che stia dando, nonostante le difficoltà, grande prova di sé e mi piacerebbe per questo che fosse chiaramente una festa di responsabilità ma anche una festa d’orgoglio per tutti gli italiani“. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, a margine delle celebrazioni per la Festa della Repubblica.
Le parole di Crosetto – “Il dovere più grande che abbiamo è lasciare ai nostri giovani, ai nostri figli, un’Italia più sicura, più consapevole, ma soprattutto capace di restare fedele ai valori che ne hanno guidato il cammino fino ad oggi. Il messaggio che, come ministero della Difesa, abbiamo scelto per questa ricorrenza, ’80 anni di Repubblica, ottant’anni al servizio del Paese’, racchiude il senso più autentico di questo anniversario. Dietro queste parole non c’è soltanto la storia delle istituzioni, ma quella di milioni di cittadini che hanno servito, in uniforme e non, il Paese con disciplina, sacrificio, umanità e senso del dovere. Dietro di essi, c’è la storia di chi ha ricostruito il nostro Paese dalle macerie della guerra, di chi ha custodito la democrazia nei momenti più difficili, di chi, ogni giorno, ha messo il bene comune davanti all’interesse personale“, afferma ilministro della Difesa, Guido Crosetto.
”Viviamo tempi complessi, difficili, in cui le democrazie, come la nostra, vengono chiamate a confrontarsi con nuove minacce e con equilibri internazionali sempre più instabili e pericolosi – aggiunge Crosetto – Oggi, i confini da difendere non sono soltanto quelli geografici: sono quelli del cyberspazio, dello spazio, delle infrastrutture critiche, delle reti energetiche, delle tecnologie, delle fake news, da cui dipendono la nostra sicurezza e la nostra libertà. Oggi, per noi come per l’Italia, per un’intera Nazione, salvaguardare le istituzioni, la Repubblica, la democrazia, significa garantire e proteggere le nostre certezze: la libertà, lo Stato, La vita civile, la sicurezza”.
La parata – Roma ha celebrato gli 80 anni della Repubblica con la tradizionale parata del 2 giugno ai Fori Imperiali. Un’edizione speciale, dedicata a chi ogni giorno è al servizio del Paese, come ricordato anche dal tema scelto per il 2026: “80 anni di Repubblica, ottant’anni al servizio del Paese”.
Ad aprire la cerimonia sono stati i 250 sindaci provenienti da tutta Italia, simbolo degli oltre 8.000 Comuni italiani e del legame tra lo Stato e i territori. Dopo l’esecuzione dell’Inno nazionale da parte di Andrea Bocelli accompagnato dalla Banda Interforze, la sfilata è entrata nel vivo con le bandiere delle Forze Armate e della Guardia di Finanza, i gonfaloni di Regioni, Province e Comuni, i labari delle associazioni combattentistiche e d’arma e i vessilli delle organizzazioni internazionali di cui l’Italia fa parte, tra cui Onu, Nato e Unione Europea.
Tra i momenti più apprezzati della mattinata ancheil passaggio degli atleti dei gruppi sportivi di Forze Armate, Forze di polizia e Vigili del Fuoco. A precederli sono stati gli sportivi paralimpici, seguiti dagli atleti che hanno rappresentato l’Italia nelle più importanti competizioni internazionali, comprese le recenti Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina. Il primo settore è stato dedicato al personale civile della Difesa, alla sanità militare interforze, ai cappellani militari, ai veterani della Difesa e ai gruppi sportivi delle Forze Armate. A seguire hanno sfilato le Forze Speciali delle quattro Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri, rappresentate dagli Alpini Paracadutisti del 4° Reggimento, dagli incursori del Goi della Marina Militare, dagli incursori del 17° Stormo dell’Aeronautica e dagli operatori del Gis dei Carabinieri.
Ampio spazio è stato poi riservato alle componenti operative della Difesa. L’Esercito Italiano ha presentato allievi delle scuole militari e delle accademie, Granatieri di Sardegna, Lagunari, Paracadutisti della Folgore, Alpini e reparti specialistici. La Marina Militare ha sfilato con gli allievi dell’Accademia Navale, il personale delle unità navali, il Reggimento San Marco e il Corpo delle Capitanerie di Porto. L’Aeronautica Militare ha invece schierato gli allievi della scuola Douhet e dell’Accademia Aeronautica, insieme ai reparti operativi, logistici e di protezione. Hanno quindi attraversato i Fori Imperiali i reparti dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, con le loro scuole di formazione, le componenti territoriali e i reparti specializzati. Presenti anche i Corpi militari ausiliari dello Stato, tra cui il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana e il Sovrano Militare Ordine di Malta, protagonisti di una lunga tradizione di assistenza sanitaria e umanitaria.
Tra le principali novità dell’edizione 2026, la Polizia di Stato e la Polizia Penitenziaria hanno sfilato per la prima volta in settori autonomi e dedicati. La Polizia di Stato, che quest’anno celebra 174 anni di attività, ha aperto il proprio settore con la Bandiera recentemente insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile, seguita dalla Banda Musicale e da una rappresentanza di funzionari e operatori. Anche la Polizia Penitenziaria è stata protagonista di una novità storica: per la prima volta ha sfilato in un settore esclusivo, schierando il comandante, la bandiera del Corpo, la banda musicale, la compagnia in armi e i mezzi operativi.
La seconda parte della parata ha visto inoltre sfilare i Vigili del Fuoco, il Servizio Nazionale della Protezione Civile, il Servizio Civile Universale, la Polizia Locale e Metropolitana di Roma Capitale, i volontari della Croce Rossa Italiana e una rappresentanza dell’Unità di Crisi della Farnesina e dei Consoli italiani all’estero. A chiudere i reparti appiedati è stata la tradizionale fanfara dei Bersaglieri, seguita dai reparti a cavallo dei Lancieri di Montebello, dei Carabinieri e della Polizia di Stato, insieme alla storica Artiglieria a cavallo. Nel corso della manifestazione hanno inoltre sfilato numerosi mezzi terrestri delle Forze Armate e dei Corpi dello Stato. La cerimonia si è conclusa con il sorvolo degli elicotteri delle diverse amministrazioni statali e il passaggio delle Frecce Tricolori, che hanno colorato il cielo di Roma con i colori della bandiera italiana.
Gli attivisti: “Spari contro 6 barche”. Depositata denuncia per sequestro di persona. Conte: “Persi i contatti con Dario Carotenuto da ore, governo intervenga”. Tajani: “Israele garantisca incolumità italiani”. Tel Aviv: “Mai sparati colpi con vere munizioni”
Flotilla per Gaza, l’abbordaggio e il deputato M5S Carotenuto – Global Sumud Flotilla /Dario Carotenuto
Tutte le barche della Global Sumud Flotilla in rotta verso la Striscia di Gaza sono state intercettate dalle Forze armate israeliane. A confermarlo la Global Sumud Italia ed è quanto risulta anche dallo stesso tracker. Sono 29 gli attivisti italiani trattenuti, tra cui il deputato del M5s Dario Carotenuto, ai quali si aggiungono anche tre residenti in Italia.
Tra le imbarcazioni abbordate anche la ‘Don Juan‘ con a bordo gli attivisti fiorentini Antonella Bundu, ex consigliera comunale a Firenze e ex candidata di Toscana Rossa alla presidenza della Regione, e Dario Salvetti, componente del collettivo di fabbrica dell’ex Gkn di Campi Bisenzio (Firenze), che facevano parte dell’equipaggio.
È SUCCESSO.
Di nuovo. La marina militare israeliana ci ha abbordati. Le nostre barche sequestrate. I nostri corpi fermati. In acque internazionali.
A centinaia di miglia da Gaza. Sotto gli occhi di un'Europa che guarda, tace, e con il suo silenzio si fa complice.
”Oggi è stato formalmente depositato un esposto-denuncia per il reato di sequestro di persona in relazione ai fatti avvenuti il 29 aprile, il 18 e il 19 maggio 2026. Al momento, 29 cittadini italiani e tre residenti in Italia risultano sequestrati e trattenuti a bordo di una nave militare israeliana. Di loro non si hanno ancora notizie né comunicazioni ufficiali sulle condizioni di detenzione o sui tempi di rilascio. L’iniziativa legale si pone in continuità rispetto ai precedenti esposti già depositati in relazione ai fatti avvenuti nel medesimo contesto spazio-temporale della missione umanitaria Global Sumud Flotilla. La missione, composta da decine di imbarcazioni civili e disarmate, era salpata dai porti di Barcellona e Augusta con l’obiettivo di raggiungere la Striscia di Gaza per consegnare beni di prima necessità e prestare assistenza medica alla popolazione civile, stremata da una grave crisi umanitaria’, comunica in una nota la Global Sumud Flotilla.
‘‘A bordo viaggiavano attivisti, osservatori per i diritti umani, giornalisti e personale medico provenienti da oltre quaranta Paesi – si legge nella nota -. Tra il 29 aprile e il 19 maggio, unità della Marina militare israeliana hanno intercettato e abbordato ripetutamente la flottiglia in acque internazionali (nelle zone Sar greca, cipriota ed egiziana), a centinaia di miglia nautiche dalla costa palestinese. Durante le operazioni, documentate anche da materiale audiovisivo in fase di deposito, gli equipaggi sono stati privati della libertà personale con l’uso della forza, trasferiti coattivamente sulla nave d’assalto Ins Nahshon e detenuti per ore in condizioni precarie. Dopo il rilascio dei primi attivisti sequestrati e il loro trasferimento in Grecia il 1 maggio, la missione ha ripreso il mare dalla Turchia il 14 maggio, per essere nuovamente intercettata il 18 e il 19 maggio”.
Le legali chiedono ”l’immediata attivazione delle autorità giudiziarie competenti per accertare le responsabilità penali, configurando il delitto di sequestro di persona aggravato dall’uso delle armi e dal concorso di più soggetti. L’azione è volta a tutelare i diritti fondamentali dei partecipanti alla missione e a garantire il rispetto del diritto internazionale del mare”. ”Non possiamo accettare la privazione della libertà di cittadini italiani impegnati in una missione esclusivamente pacifica – sottolinea la Global Sumud Flotilla -. Chiediamo alle istituzioni nazionali ed europee di attivarsi con urgenza per garantire l’incolumità dei nostri connazionali, la trasparenza sulle loro condizioni e il rispetto dello stato di diritto e l’immediato rilascio di tutti gli attivisti”.
Le navi intercettate, la reazione di Tajani – A denunciare le nuove intercettazioni della missione umanitaria sono stati gli stessi attivisti della Flotilla. Le imbarcazioni, spiega la Farnesina, dovrebbero giungere al porto di Ashdod. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani ha chiesto intanto di verificare urgentemente l’uso della forza da parte delle autorità israeliane, che secondo quanto riferito dagliattivisti italiani avrebbero utilizzato proiettili di gomma contro le imbarcazioni della Flotilla.
Il ministro ha quindi chiesto all’Ambasciatore d’Italia in Israele Luca Ferrari di svolgere un ulteriore passo formale con le Autorità israeliane per chiedere che a tutti i cittadini italiani partecipanti alla Flotilla siano assicurati un trattamento dignitoso, piena protezione e la garanzia della loro incolumità nel corso di qualsiasi operazione amministrativa, di sicurezza o logistica condotta dalle autorità locali.
In conformità con il diritto internazionale e le convenzioni consolari vigenti, l’Ambasciata ha chiesto alle autorità israeliane competenti di adottare tutte le misure necessarie per salvaguardare l’integrità fisica e i diritti fondamentali dei cittadini italiani.
La denuncia degli attivisti: “Hanno aperto il fuoco” – “Le forze israeliane hanno aperto il fuoco con proiettili contro le imbarcazioni civili della Global Sumud Flotilla ancora in navigazione verso Gaza, in acque internazionali, a circa 250 miglia nautiche dalla Striscia, al largo di Cipro, confermano gli equipaggi a bordo“. E’ quanto riferisce la Global Sumud Italia. Si tratta, spiegano gli attivisti, “dell’uso diretto di armi da fuoco contro civili disarmati, non violenti e inermi, che tengono le mani alzate e indossano i giubbetti di salvataggio. Non è più soltanto abbordaggio, sequestro e sabotaggio: è fuoco aperto su una missione umanitaria e pacifica“.
“Non conosciamo bene la tipologia, se siano proiettili veri o di gomma. Ma anche se fossero di gomma è gravissimo perché possono provocare danni, ferite, incidenti, cadute in mare. Non c’è nessun motivo, stanno già compiendo un atto criminale e su questo ci mettono sopra anche l’utilizzo della armi. Sei delle barche sono state colpite con raffiche di priettili e una di queste, la Girolama, batte bandiera italiana“, sottolinea Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla.
M5S: “Prelevato anche nostro parlamentare Dario Carotenuto” – Tra gli attivisti fermati dalle forze israeliane c’è anche il deputato del Movimento 5 Stelle, Dario Carotenuto, unico parlamentare imbarcato sulla Flotilla. “Il governo israeliano ha compiuto l’ennesima e grave violazione del diritto internazionale facendo un abbordaggio armato su imbarcazioni che portavano aiuti umanitari per il popolo palestinese. Tra gli italiani fermati c’è anche il nostro deputato Dario Carotenuto – affermano in una nota i capigruppo M5s di Camera e Senato Riccardo Ricciardi e Luca Pirondini – e altri nostri connazionali. Chiediamo l’immediata liberazione di tutti coloro che sono stati rapiti da Israele e che il governo Meloni condanni gravemente questo atto di vera e propria pirateria. Non si può più permettere che Israele goda di totale impunità per le sue azioni; né trincerarsi dietro un silenzio, come quello di Giorgia Meloni, che sa ogni giorno di più di complicità“.
“Di fronte a un parlamentare italiano illegalmente rapito e ora sotto sequestro da parte di uno Stato estero, il governo italiano abbia la dignità di reagire con la massima fermezza – sollecitano i capigruppo M5S nelle Commissioni Esteri di Senato e Camera, Alessandra Maiorino e Francesco Silvestri – e pretendere l’immediata liberazione del nostro collega e di tutti gli italiani in mano alle forze israeliane”.
“L’esercito israeliano – attacca il leader M5S Giuseppe Conte – è tornato ad attaccare la Flotilla: sono ore che abbiamo perso i contatti con il nostro deputato Dario Carotenuto mentre l’organizzazione della missione conferma che è stato prelevato dai militari di Israele assieme ad altri nostri connazionali. Addirittura hanno sparato, anche se sembrerebbe con proiettili non letali, contro equipaggi inoffensivi con le mani alzate. È gravissimo, è un sequestro a mano armata, è illegale e intollerabile. Il governo deve reagire con fermezza, pretendendo l’immediata liberazione degli italiani“, incalza Conte.
Israele: “Mai sparati colpi con munizioni vere” – “In nessun momento sono stati sparati colpi con munizioni vere. Dopo ripetuti avvertimenti, sono stati utilizzati mezzi non letali contro l’imbarcazione – non contro i manifestanti – a titolo di avvertimento. Nessun manifestante è rimasto ferito durante questo evento“. A scriverlo, su X, è il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Oren Marmorstein.
Tel Aviv ha poi spiegato che anche l’ultima flottilla diretta a Gaza è “giunta al termine” e che 430 attivisti verrano trasferiti in Israele.
“Un’altra flottiglia di propaganda è giunta al termine“, le parole del ministero degli Esteri in un post su X. “Tutti i 430 attivisti sono stati trasferiti su navi israeliane e sono in viaggio verso Israele, dove potranno incontrare i loro rappresentanti consolari. Questa flottiglia si è dimostrata ancora una volta nient’altro che una trovata pubblicitaria al servizio di Hamas. Israele continuerà ad agire nel pieno rispetto del diritto internazionale e non permetterà alcuna violazione del legittimo blocco navale di Gaza“.
Secondo il sito web della flottilla, le Forze di Difesa Israeliane avevano iniziato a fermare le navi a circa 268 chilometri dalla costa di Gaza. Le imbarcazioni erano partite la scorsa settimana dalla Turchia.
Scoperta una rete criminale transnazionale che operava attraverso la strumentalizzazione dei Decreti Flussi
Per ottenere il visto per lavorare in Italia come braccianti, le famiglie di decine di giovani indiani hanno versato somme tra gli 8.500 e i 13 mila euro. Poi una volta giunti in Italia, venivano «privati della libertà personale» e fatti lavorare in imprese agricole – di allevamento e di raccolta ortaggi – «con turni estenuanti», spesso oltre le 12 ore giornaliere e con paghe irrisorie. E’ questo uno dei dettagli forniti stamani dal procuratore della Dda di Potenza,Camillo Falvo, su un’operazione condotta dai Carabinieri che ha portato a sette arresti (due in carcere e cinque ai domiciliari) e altre cinque misure cautelari (obbligo o divieto di dimora). Le persone indagate sono italiane e indiane e sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, all’intermediazione illecita e allo sfruttamento lavorativo.
La «soggezione non solo fisica» – come accertato dal Comando provinciale di Potenza e del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Napoli che hanno avviato le indagini nel 2023 dopo una verifica presso un’azienda agricola di Grumento Nova (Potenza) – era legata anche alle precarie condizioni di alloggio «in strutture fatiscenti e spesso prive di servizi essenziali». Ma la soggezione era soprattutto «economica e psicologica» a causa del «timore di non poter onorare il debito contratto con l’organizzazione». E poi le vittime venivano spesso minacciate di non far ottenere loro il permesso di soggiorno. Nel corso della conferenza stampa – a cui hanno preso parte anche il comandante provinciale di Potenza dell’Arma, colonnello Luca D’Amore e il comandante per la Tutela del Lavoro di Napoli, tenente colonnello Marcello Robustelli – il procuratore Falvo ha lanciato un appello alle vittime e anche ad altri imprenditori agricoli «a denunciare».
Imbarcazioni di soccorso sul luogo dell’incidente in cui sono morti i 5 subacquei, incognita sulle condizioni meteo. L’ambasciatore italiano arrivato a Malè
Nella combo, da sinistra Monica Montefalcone, Federico Gualtieri, Giorgia Sommacal, Gianluca Benedetti e Muriel Oddenino, morti in un’immersione alle Maldive
Sul luogo dell’incidente in cui sonodeceduti 5 subacquei italiani sono giunte le imbarcazioni di soccorso della Guardia costiera maldiviana. A bordo sono presenti i sommozzatori della Guardia costiera e della polizia e un esperto sommozzatore italiano che ha già collaborato con le autorità.
Iniziate alle Maldive le operazioni di recupero dei corpi dei cinque italiani morti ieri durante una immersione in una grotta sottomarina. L’Ambasciatore d’Italia a Colombo, competente per le Maldive, è arrivato da qualche ora a Malè e incontrerà i responsabili della guardia costiera presenti nella capitale, riferisce intanto una nota della Farnesina.
Al momento, si precisa, le condizioni meteo potrebbero impedire l’avvio delle operazioni di recupero, ma dovrebbe essere effettuata una prima immersione volta a esplorare i punti di accesso della grotta, in attesa di un miglioramento delle condizioni meteorologiche.
La ricercatrice e la figlia, la biologa, il capobarca, il sub: le vittime – Le vittime sono Monica Montefalconee sua figlia Giorgia Sommacal, Gianluca Benedetti,Federico Gualtierie Muriel Oddenino. Monica Montefalcone, 51 anni, ricercatrice Unige, lavorava presso il Distav, Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Genova. La figlia, Giorgia Sommacal, aveva 23 anni. La giovane era una studentessa di Ingegneria biomedica all’università di Genova. Nella stessa città aveva frequentato il liceo classico Giuseppe Mazzini.
Gianluca Benedetti, nato a Padova, secondo la sua biografia rintracciabile sul sito dell’agenzia di viaggi Albatros Top Boat di Verbania per cui lavorava, dopo una lunga esperienza nel mondo delle banche e della finanza, aveva deciso di cambiare vita e di trasformare la subacquea, una sua passione di lunga data e impegno lavorativo già svolto da molti anni come part time in Italia, in un’attività a tempo pieno. Nel 2017 si era trasferito alle Maldive, perlomeno in modo continuativo fino al 2024. Il suo ruolo era quello di istruttore subacqueo ma anche di operations manager, ossia era il capobarca a bordo delle due imbarcazioni, Conte Max e Duca di York, che l’agenzia usa in loco per portare i turisti a fare immersioni. Benedetti viene definito come “una persona energica ed estremamente sportiva, amante della lettura, del cinema classico e degli scacchi”.
Era una biologa marina, ecologa e assegnista di ricerca al Dipartimento di scienze della terra dell’università di Genova Muriel Oddenino, 31 anni. Specializzata in ecologia marina, aveva conseguito la laurea triennale all’università di Torino per poi concludere gli studi nell’ateneo del capoluogo ligure. Appassionata di immersioni era coautrice di ricerche scientifiche focalizzate sulla conservazione degli ecosistemi marini. Appresa la notizia, sui suoi profili social, cominciano a comparire alcuni messaggi che la ricordano. “Ciao piccolina, ragazza meravigliosa, dolce, sensibile, sempre con il sorriso negli occhi e la gentilezza nel cuore – scrive un suo contatto – Ti vedevamo entrare in caffetteria ci chiedevi la tua focaccia e il cappuccino senza lattosio, pronta a fare due chiacchiere e a regalare un momento di allegria a tutti noi. La tua presenza mancherà tantissimo, ma il ricordo della tua luce , del tuo sorriso e della tua dolcezza resterà per sempre nei nostri cuori. Ci stringiamo con affetto al dolore della famiglia e di tutte le persone che ti hanno voluto bene”. Monica Montefalcone e Muriel Oddenino erano colleghe: entrambe lavoravano nel Distav.
Federico Gualtieri era un istruttore di sub. Si era laureato in Scienze biologiche all’università di Genova lo scorso marzo. Originario di Omegna, nel Verbano Cusio Ossola, all’ateneo del capoluogo ligure aveva frequentato il corso di laurea magistrale in Biologia ed ecologia marina. In precedenza aveva frequentato il corso di laurea in Scienze biologiche all’università del Piemonte Orientale. Sui suoi profili social numerose sono le immagini di atolli mentre cominciano a comparire i primi commenti. “Povero Chicco’ scrive un’amica.