Morta Carla Fracci, una vita in volo “ma con le radici ben piantate nella terra”


articolo: https://www.repubblica.it/spettacoli/teatro-danza/2021/05/27/news/morta_carla_fracci-302891676/

La ballerina aveva 84 anni. Le origini popolari, lo studio tenace, il successo nei più grandi teatri del mondo. “Mi lamento perché sono polemica, ma la mia è stata una gran bella vita”

È vissuta volando ma di sé diceva orgogliosa: “Sono cresciuta tra i contadini, nelle campagne vicino Cremona, libera, tra molti affetti e necessità concrete. E proprio lì, ben piantate nella terra, ci sono le mie radici“. E così, leggiadra e solida, dolce e tenace, se n’è andata un “monumento nazionale”, un mito del balletto, una delle più grandi artiste della danza internazionale. Carla Fracci è morta a Milano a 84 anni per un tumore che l’aveva colpita già da tempo e che aveva vissuto con coraggio e strettissimo riserbo. “Eterna fanciulla danzante“, la definiì il poeta Eugenio Montale. “You are wonderul” le confessò commosso Charlie Chaplin dopo averla vista.

Carla Fracci è stata davvero una artista unica, un misto di concretezza meneghina e leggerezza della poesia, una protagonista sia dell’esclusivo mondo del balletto classico che di quello pop della televisione e dei rotocalchi: un viaggio longevo e trionfale, il suo, delicatissima e struggente Giselle, toccante Giulietta, aerea Sylphide nei più grandi teatri del mondo, dalla Scala al Royal Ballet, lo Stuttgart Ballet, il Royal Swedish Ballet, e dal 1967 artista ospite dell’American Ballet Theatre, con i più eccelsi partner come Erik BruhnRudolf NureyevMikhail BaryshnikovGheorghe IancuVladimir VasilievHenning Kronstam, gli italiani Amedeo AmodioPaolo Bortoluzzi, e coreografi come CrankoDell’AraRodriguesNureyev, ButlerBéjartTetley e molti altri.

Carla Fracci era nata il 20 agosto del 1936 a Milano. Amici di famiglia convincono i genitori a iscriverla alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala dopo averla vista muoversi nel salone del dopolavoro del papà tranviere. Carla ha 10 anni, è magra, esile, “all’inizio non capivo il senso degli esercizi ripetuti, del sacrificio, dell’impegno mentale e fisico. Io, poi, sognavo di fare la parrucchiera. Fu pensantissimo“, raccontava in una intervista sui suoi inizi. Ma il visino dolce, la leggerezza dei movimenti colpiscono le insegnanti, Vera Valkova, Edda Martignoni, Paolina Giussani e a 12 anni è una comparsa in La bella addormentata con Margot Fonteyn. L’incontro ravvicinato con la grande ballerina le fa capire che i sacrifici, lo studio, la disciplina possono produrre poesia. Si diploma nel 1954, nel 1955 debutta nella Cenerentola alla Scala; nel 1958, a 22 anni, viene promossa prima ballerina.

Sapienza tecnica, leggerezza, una spiccata capacità interpretativa le aprono i teatri del mondo e i maggiori ruoli (ne ballerà circa centocinquanta): oltre ai popolarissimi Lago dei cigniLo schiaccianoci, diventano suoi i ruoli romantici, Giulietta, la Swanilda di Coppelia, Francesca da Rimini, soprattutto Giselle, il “suo” personaggio: nei panni della giovane contadinella innamorata, coi capelli sciolti e un leggerissimo tutù, entrerà per sempre nella storia del balletto. Dopo la prima del ’59 a Londra al Royal Festival Hall, la Fracci sarà Giselle in tantissime edizioni e tra le più belle si ricordano quella con Erik Bruhn al Met, e l’altra con Nureyev. L’incontro con Rudy risale al 1963 e sarà un sodalizio artistico che incanterà mezzo mondo per oltre un ventennio. “Ballare con Rudolf era una sfida. Carattere difficile. Eccentrico e competitivo. Ma di grandissima generosità. Era inammissibile per lui che nel lavoro non ci si impegnasse. E per guadagnarsi la sua stima, bisognava essere più forti e uscirne vittoriosi“, ricorderà lei che proprio nei primi anni Sessanta, aveva lasciato la Scala (con una polemica per un balletto cancellato) e da ballerina indipendente, era diventa l’étoile italiana più famosa nel mondo, “la prima ballerina assoluta” scriverà il New York Times.

In tanti mi hanno chiesto come ci si sente a essere un mito. Ma i miei che erano dei lavoratori, padre tranviere, madre operaia mi hanno insegnato che il successo si deve guadagnare. E io ho lavorato, lavorato, lavorato… “. Continua a farlo anche dopo il matrimonio con Beppe Menegatti, aiuto regista di Visconti, nel ’64, e dopo che è diventata mamma nel ’68. Con Menegatti realizzerà molti spettacoli e personaggi  (Medea, Pantea, Titania, Ariel, Luna, Ofelia, Turandot), coinvolgendo compagnie non sempre all’altezza del suo nome. “L’importante è che la gente veda la danza” diceva, e lei lo ha fatto vedere con sorprendente longevità anche fuori dal repertorio classico – e tra MedeaConcerto baroccoLes demoiselles de la nuitIl gabbianoLa bambola di Kokoschka, svetta la Gelsomina de La strada di Nino Rota creata apposta per lei dal coreografo Mario Pistoni – e anche fino a 80 anni quando, fisico ancora asciutto, elastico, fece un cameo in La musa della danza al San Carlo di Napoli.

Ben prima di Roberto Bolle, Carla Fracci ha contribuito a portare la danza in contesti pop, a cominciare dalla televisione: nel’67 con Scarpette rosa, di Vito Molinari, in molti show del sabato sera e ancora in quella che resta una autentica e notevole prova di attrice, nello sceneggiato tv su Giuseppe Verdi, come indimenticata Giuseppina Strepponi, la soprano e seconda moglie del compositore (ma attrice lo è stata anche al cinema in Storia vera della signora delle Camelie di Bolognini coIsabelle Huppert e Gian Maria VolontéNijinskij di Herbert Ross con Jeremy Irons), fino alle civetteria di ridere con autoironia della bella imitazione di Virginia Raffaele al Festival di Sanremo.

Per la diffusione del balletto, d’altra parte, Carla Fracci si è spesa nei contesti più diversi, anche politici. Da sempre mpegnata a sinistra (nel 2009 diventa assessore alla Cultura della Provincia di Firenze) si è battuta contro lo smantellamento dei Corpi di Ballo dalle fondazioni liriche, anche con un appello nel 2012 all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Il ballo classico ha dato prestigio al nostro Paese ed è triste che oggi sia considerato residuale. Un’arte nobile come questa non può essere trattata come una Cenerentola“.  Lei stessa si era impegnata in prima persona a tenerli vivi: alla fine degli anni Ottanta quando dirige il Corpo di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, poi nel ’96 quello dell’Arena di Verona, e dal 2000 per dieci anni alla testa della compagnia di danza all’Opera di Roma, tuttavia sempre nel rimpianto, carico di rancori, della mancata direzione del balletto alla Scala dove proprio per questi dissapori non ballerà più dal ’99.

A gennaio di questo 2021 è il nuovo direttore del Ballo, Manuel Legris, a invitarla a tenere due masterclass su Giselle, ricucendo così quella rottura, e di cui resta una testimonianza nella docufiction Corpo di ballo su RaiPlay. “Mi ha toccata l’accoglienza di tutto il teatro, il lungo applauso. Ho sentito rispetto e gratitudine. Spero che ci saranno altre di queste masterclass. Ai giovani voglio spiegare che la tecnica c’è ma non va esibita”. Leggendaria la sua frase “la danza non è piedi e gambe. È testa“, che racchiude tutta la sua poetica. La sua storia, invece, l’ha raccolta nell’autobiografia Passo dopo passo (Mondadori, 2013), che ora diventerà una fiction tv con Alessandra Mastronardi: non solo ha dato la sua consulenza insieme al marito e alla storica collaboratrice Luisa Graziadei, ma ha regalato un cameo nei panni della sua insegnante alla scuola della Scala. Come a chiudere il cerchio. “Mi lamento spesso e sono una polemica” ha confessato in una delle ultime apparizioni tv, vestita di bianco, come sempre, suo unico vezzo, “ma la mia è stata una gran bella vita“.

Carla Fracci una vita sulle punte – La vita in diretta 17/01/2020

«Gigio Donnarumma e il Milan, le nostre strade si dividono», l’addio ufficiale di Maldini


articolo: https://www.corriere.it/sport/21_maggio_26/gigio-donnarumma-milan-nostre-strade-si-dividono-l-addio-ufficiale-maldini-9492de04-be45-11eb-a5e7-170774e96424.shtml?fbclid=IwAR33sJGB4lyLYs_6UvHcA_v3q5Pn7d1D-Pi3r48AUBtOy05e5pwEZzACYDw

Gianluigi Donnarumma, Mino Raiola, PaoloMaldini

Il direttore tecnico del Milan ha però parole gentili per l’ex portiere rossonero: «Credo che si debba ringraziare tutti i calciatori che hanno fatto questa stagione incredibile, come Gigio che è stato leader e spesso capitano»

Dubbi non ce n’erano, bastava già la firma di Mike Maignan, ma ora c’è anche l’ufficialità: fra Gigio Donnarumma e il Milan l’addio è certo. Ad annunciarlo, con l’eleganza che lo contraddistingue fin da quando giocava, è stato il d.t. Paolo Maldini: «Le nostre strade si dividono, non posso che augurare il meglio a un ragazzo sensibile come lui». Niente rancori, solo parole d’affetto per l’ormai ex portiere, che ha legittimamente scelto di non accettare la proposta di rinnovo da 8 milioni annui. Una decisione che ovviamente lo ha messo nel mirino dei tifosi, che da tempo lo attaccano senza pietà. Eppure proprio Maldini ha voluto difenderlo: «Gigio è stato leader e spesso capitano — ha spiegato il dirigente sul canale twitch del club —. La gente fa fatica a capire cosa voglia dire fare il professionista, si deve essere pronti a cambiare casacca. So che questa è una cosa difficile da accettare, ma è sempre più difficile trovare carriere che iniziano in un posto e finiscono in quel posto lì». Parole sincere, quelle di Paolo. Lui sì è stato un bandiera. E lo è ancora. E forse proprio per questo sa meglio di chiunque altro quanto sia difficile giurare amore eterno a una squadra, specie di questi tempi.

Maldini saluta Donnarumma – «Bisogna avere rispetto per chi ha dato tanto al Milan, lui l’ha fatto, non ci ha mai mancato di rispetto» assicura Maldini, che da questa vicenda esce a testa altissima, come il Milan tutto, inteso come società e proprietà. Perdere un talento come Donnarumma a parametro zero non può essere una vittoria, questo è chiaro, ma il club ha mandato un messaggio importante: il Milan viene prima di tutto, dei giocatori e soprattutto degli agenti. Una posizione, questa, condivisa anche da un milanista eccellente come il segretario nazionale del Pd, Enrico Letta, che ha parlato così: «Da tifoso sono molto arrabbiato, per me Mino Raiola rappresenta l’essenza di come lo sport non dovrebbe essere». Per l’agente trovare una squadra a Gigio non sarà difficile, ci riuscirebbe onestamente chiunque, vedremo però se sarà così facile trovargli anche un ingaggio superiore agli 8 milioni. Juventus, Barcellona, Psg: l’asta è pronta, chissà se si arriverà però davvero a uno stipendio da 10-12 milioni, come chiede Raiola. La speranza è che non duri a lungo: l’Europeo è dietro l’angolo e di tutto la nostra Nazionale ha bisogno tranne che di un portiere distratto.

Da un campione all’altro, da Donnarumma a IbrahimovicLa Uefa lo ha multato per 50 mila euro per la storia della società di scommesse con sede a Malta di cui era co-proprietario e che, stando ai media svedesi, avrebbe già venduto. Il Milan è stato sanzionato invece per 25 mila euro. La vicenda, che preoccupava non poco, finisce qui.

Lecce, Marco Mancosu ce l’ha fatta: vinta la battaglia contro il cancro


articolo: https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-b/lecce/2021/05/26/news/lecce_mancosu_ha_vinto_la_battaglia_contro_il_cancro-302933545/

Il capitano dei pugliesi era stato operato a fine marzo e aveva rimandato la visita di controllo per giocare coi compagni, fino a sbagliare un rigore decisivo nei playoff contro il Venezia. Gli esami hanno evidenziato una completa guarigione

Marco Mancosu (Cagliari, 22 agosto 1988) è un calciatore italiano, centrocampista del Lecce, di cui è capitano.

LECCE – Sospiro di sollievo e felicità in casa Lecce. Il centrocampista e capitano dei pugliesi Marco Mancosu è completamente guarito dal cancro per cui si era operato lo scorso 26 marzo. Il controllo avvenuto oggi, all’Humanitas di Milano, ha evidenziato una completa guarigione. Mancosu dovrà essere comunque sottoposto a controlli periodici ogni sei mesi, ma è esclusa la chemioterapia.

Il messaggio di maggio Mancosu era stato costretto a operarsi con urgenza, a saltare quindi le partite di aprile, salvo poi tornare in campo subito dopo. “Anche se – scrisse nella sua lettera – i medici mi hanno detto che la mia stagione era finita e che dovevo pensare all’anno prossimo, Io invece dopo due settimane ero in campo a correre. Dopo un mese sarei dovuto tornare a Milano per sapere se dovessi fare la chemio o meno, non ci sono ancora andato perché voglio fare la cosa che amo di più al mondo, giocare a calcio, poi si vedrà a fine campionato. Io ho già vinto“.

Dal rigore sbagliato alla guarigione – Quella visita Mancosu – per amore del calcio e del suo Lecce – l’ha rimandata a questa mattina. Un atroce, beffardo destino ha messo poi il giocatore di fronte al rigore più pesante della sua carriera nella semifinale di ritorno contro il Venezia, al Via del Mare, giovedì 20 maggio. Il capitano ha sbagliato sull’1-1 il tiro dal dischetto che è costato l’eliminazione della squadra salentina. Mancosu in lacrime era stato consolato da compagni e avversari a fine incontro, mentre l’allenatore Eugenio Corini esprimeva la stima verso il giocatore. Dopo quella amarezza sportiva, ecco l’esito del controllo avvenuto all’Humanitas di Milano che ha evidenziato una completa guarigione dal cancro.

È morto Kevin Clark, l’ex ragazzino batterista di ‘School of rock’. Jack Black: “Ho il cuore spezzato


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Aveva 32 anni. È stato investito da un’auto mentre viaggiava in bicicletta a Chicago

Kevin Clark, il bambino batterista del musical School of Rock è morto a 32 anni dopo essere stato investito da un’auto mentre era in bicicletta a Chicago. Lo riporta Tmz citando alcune fonti, secondo le quali a uccidere Clark sarebbe stata una ragazza di 20 anni alla guida di una Hyundai Sonata.

È una notizia devastante – ha scritto l’attore e musicista Jack Black su Instagram –  Kevin è morto. Troppo presto. Bella anima. Tanti bei ricordi. Il cuore spezzato. Invio amore alla sua famiglia e all’intera comunità di School of Rock“.

Il film di grandissimo successo in America ma anche in Italia, dove poi è diventato anche un musical teatrale con il comico Lillo, racconta di un polemico ed egocentrico chitarrista con la venerazione del rock, Dewey Finn (Jack Black), sbattuto fuori dal suo gruppo che non sopporta più le sue manie di protagonismo. Quando per un errore viene scambiato al telefono per il suo compagno di appartamento, un supplente alle scuole elementari, Dewey decide di spacciarsi per l’amico e raggranellare qualche soldo. Nella prestigiosa scuola privata diretta da Rosalie Mullins (Joan Cusack) Dewey scopre un gruppo di ragazzini portati per la musica e decide di trasformare la sua classe in un gruppo rock. Tra loro anche lo scatenato Freddy Jones.

California, dipendente spara nel deposito dei tram: almeno nove morti


articolo: https://www.repubblica.it/esteri/2021/05/26/news/strage_in_california_almeno_nove_morti_in_una_sparatoria-302938476/?ref=RHTP-VS-I270681069-P16-S1-T1

Strage a San Jose, in un piazzale della compagnia di trasporto ferroviario che serve la Silicon Valley

Una strage è avvenuta questa mattina in uno spiazzo della compagnia di trasporto pubblico Valley Transportation Authority a San Jose, in California. I morti sono almeno nove incluso il killer, un dipendente della compagnia. Il portavoce dello sceriffo della contea di Santa Clara, Russell Davis, ha riferito che anche l’uomo che ha aperto il fuoco è stato ucciso. Numerosi i feriti.

Secondo quanto riferito dal dipartimento della Sicurezza interna, sette persone sono morte sul colpo. Tra le vittime ci sarebbero diversi impiegati della Vta. La struttura all’interno della quale è accaduta la tragedia è uno snodo utilizzato dall’Authority anche come deposito tram, a poche centinaia di metri dall’ufficio dello sceriffo e non lontano dall’aeroporto.

Il sindaco di San Jose, Sam Liccardo, ha scritto su Twitter che “diverse persone sono state ricoverate” e che l’aggressore “non costituisce più una minaccia”.

E’ la seconda volta che questa contea assiste a sparatorie di massa in meno di due anni: nel 2019 un uomo armato uccise tre persone alla festa dell’aglio di Gilroy e poi si tolse la vita.

Quello che è chiaro è che stiamo soffrendo una epidemia di violenza da armi da fuoco“, ha detto la vice portavoce della Casa Bianca Karine Jean-Pierre, al suo debutto nel briefing con i giornalisti, commentando la sparatoria in California che la presidenza “sta monitorando“.