«Il Messina non può considerarsi estraneo a quanto accaduto prima del suo arrivo: aveva il dovere di effettuare controlli e, soprattutto, era stato messo in guardia». Lo scrive il Tribunale Federale Nazionale – Sezione Disciplinare, presieduto da Valentina Ramella, nelle motivazioni depositate oggi.
Nei guai il numero uno del club di Salah e il vice presidente della squadra di Italiano e Vlahovic. Ma anche il supervisore degli arbitri
Il calcio turco è alle prese con una nuova inchiesta che coinvolge dirigenti e vertici arbitrali. La Federazione calcistica nazionale (Tff) ha sospeso in via cautelare 448 dirigenti ed ex dirigenti di club, tra cui il presidente del Trabzonspor, Ertugrul Dogan, e il vicepresidente del Besiktas, Hakan Daltaban, nell’ambito di un’indagine sulle scommesse. Secondo la Federazione, gli interessati avrebbero piazzato scommesse durante il periodo in cui ricoprivano incarichi dirigenziali, nell’arco degli ultimi cinque anni. Tutti sono stati sottoposti alla commissione disciplinare. Stando ai media locali, circa 171 dei nomi presenti nell’elenco pubblicato mercoledì avrebbero ricoperto ruoli nelle società della Super Lig, la massima divisione turca. Dogan ha confermato di aver posseduto in passato un conto per le scommesse, sostenendo di averlo dichiarato alle autorità. “Queste società sponsorizzavano i club e organizzavano eventi di lancio. Nessuno pensava che questo potesse causare problemi. Se abbiamo commesso un errore, ci scusiamo, ma non abbiamo fatto nulla di sbagliato”, ha dichiarato all’emittente A Spor.
Gli arbitri – A rendere ancora più delicata la situazione è l’apertura di un procedimento distinto che ha portato all’arresto di sette persone, tra cui il responsabile dell’organismo che supervisiona gli arbitri turchi, il suo vice e altri cinque soggetti. A riferirlo è stato martedì il ministro della Giustizia Akın Gürlek, spiegando che l’indagine punta a fare luce su presunte irregolarità nelle procedure arbitrali. Ci sarebbero state possibili interferenze nelle designazioni degli arbitri, nei punteggi e nelle nomine, oltre che negli esami regolamentari. Le perquisizioni sono state effettuate nella mattinata di martedì nelle case e uffici delle persone coinvolte. “Continueremo con determinazione la lotta per un calcio pulito, per chiarire le accuse che minano la fiducia nel calcio turco, assicurare i responsabili alla giustizia e fare in modo che il calcio sia definito dall’impegno, dalla lotta e dalla sportività mostrati in campo“, ha concluso Gürlek. Al momento non è chiaro se gli arresti siano collegati alle precedenti indagini sulle scommesse e sulle presunte partite truccate. La stretta delle autorità si inserisce in un contesto di controlli sempre più serrati.
I precedenti – A novembre dello scorso anno la Tff aveva sospeso 149 arbitri e assistenti arbitrali e 1024 calciatori per il loro presunto coinvolgimento in uno scandalo legato alle scommesse nei campionati professionistici. A luglio, inoltre, 17 dirigenti di società calcistiche erano stati fermati nell’ambito di un’indagine più ampia su presunte scommesse illegali. Le istituzioni turche dichiarano di voler ripristinare la fiducia nel sistema calcistico nazionale.
I fatti contestati riguardano le stagioni tra il 2009 e il 2018. Al club attribuita anche la responsabilità per la maggior parte delle accuse relative alla mancata collaborazione
Con una nota ufficiale, la Premier League ha confermato che il Manchester City è stato giudicato colpevole da una commissione indipendente di tutte le accuse relative alle “gravi violazioni delle norme finanziarie” della Lega nelle 9 stagioni tra 2009 e 2018, nonché della maggior parte delle accuse relative alla mancata collaborazione con l’indagine. Il club ha immediatamente annunciato il ricorso, dicendosi “deluso e sorpreso” e ritenendo che “il giudizio contenga evidenti errori sostanziali“.
Le motivazioni della Premier League – “La Commissione indipendente ha riscontrato che tra le stagioni 2009/10 e 2017/18: – Il Manchester City ha stipulato contratti fittizi (che falsificavano il vero accordo tra le parti) con diversi partner commerciali, e si è avvalso di accordi fittizi anche con altri, per gonfiare artificialmente i ricavi del club e ridurne i costi. Il club ha presentato bilanci falsificati e ha nascosto la reale situazione finanziaria ai revisori dei conti e agli organi di controllo del calcio.Il Manchester City ha violato in modo significativo i limiti di spesa imposti sia dalla Premier League che dalla Uefa. Durante l’indagine della Premier League, il Manchester City ha commesso molteplici violazioni dei suoi obblighi di cooperazione e di massima buona fede nei confronti della Lega (tre delle quattro presunte violazioni sono state confermate)”. Il comunicato prosegue dicendo che “la Commissione indipendente ha riscontrato che il Manchester City ha stipulato accordi commerciali fittizi con diversi sponsor durante il periodo in esame, nell’ambito di un sistema di finanziamento mascherato, in base al quale tali aziende erano tenute a pagare solo una parte dei relativi canoni di sponsorizzazione. La parte restante è stata finanziata da Abu Dhabi United Group Investment & Development Ltd (ADUG), proprietaria del club. Nell’ambito del piano, sono stati stipulati ulteriori accordi fittizi, finanziati da ADUG, per consentire al club di registrare spese operative inferiori a quelle effettivamente sostenute, nonché un accordo circolare fittizio con Fordham, un’entità che ha acquistato i diritti d’immagine dei giocatori del club, finanziato da ADUG. È emerso che lo scopo di questi schemi era quello di gonfiare artificialmente i ricavi del club e ridurne i costi di oltre 900 milioni di sterline durante il periodo in questione, al fine di apparire in regola con le normative finanziarie. La conseguenza di ciò, come accertato dalla Commissione, è stata che il club ha presentato bilanci falsificati e ha nascosto la vera situazione finanziaria ai revisori dei conti e agli organi di controllo del calcio“.
Secondo le conclusioni della commissione, “con la sua condotta, il club intendeva chiaramente eludere il regolamento della Premier League“. Secondo l’ad della Premier League, Richard Masters, la commissione stabilisce che “il club ha sistematicamente violato le regole della Premier League per quasi un decennio e quindi giustifica la decisione della Premier di perseguire questo caso contro il Manchester City”.
La nota del Manchester City – “Il Club è estraneo alle accuse mosse dalla Premier League ed esiste una documentazione corposa e inconfutabile a supporto di tutte le posizioni assunte in relazione a questo caso – ha comunucato il City attraverso una nota ufficiale pubblicata sul proprio sito -. La società sarà pertanto fermamente determinata, e laddove necessario proattiva, in qualsiasi sede legale competente“.
Il club poi precisa: “Il procedimento della Premier League è ancora in corso e presenta elementi significativi non ancora conclusi. Il Manchester City FC percorrerà ora le vie di ricorso a sua disposizione, sulla base del fatto che la decisione contiene evidenti errori di diritto. Il Club ha rispettato con diligenza il giusto processo per otto anni, pensando che la Premier League agisse come un organo di regolamentazione indipendente, neutrale ed equo, esente da condizionamenti di parte. La società è chiaramente limitata in ciò che potrà ulteriormente dichiarare fino al termine di tutti i futuri procedimenti“.
Alessandro Cotta, della sezione Aia di Ercolano (Napoli), ha riportato una ferita alla tempia e nove giorni di prognosi. “Questo non è sport, ma scenderò di nuovo in campo non appena mi rimetterò”, ha detto. I carabinieri stanno analizzando i video della sassaiola per identificare i responsabili
L’arbitro colpito con i giocatori intorno. Screenshot dal video della diretta web dell’incontro trasmessa da LaccoAmenotv
Alessandro Cotta, 19enne della sezione Aia di Ercolano (Napoli), è il giovane arbitro colpito alla testa da una pietra durante la partita tra Lacco Ameno e Real San Giovanni Frattaminore, valida per la prima giornata del campionato di calcio di prima categoria. A due giorni dall’episodio emergono nuovi particolari su quanto accaduto nel concitato finale della gara allo stadio Vincenzo Patalanosull’isola di Ischia. Adesso foto e filmati, compresi quelli realizzati dagli spettatori e le immagini delle televisioni, sono al vaglio degli investigatori per provare a identificare i responsabili dei lanci. Le indagini sono condotte dai carabinieri della compagnia di Ischia.
L’Aia è l’associazione italiana arbitri, la componente della Federazione italiana gioco calcio (Figc) che si occupa del reclutamento, della formazione e della gestione tecnica, associativa e disciplinare degli arbitri di calcio italiani.
Pietre e oggetti lanciati in campo – Il Real Frattaminore era avanti per 1-0 quando, nei minuti conclusivi dell’incontro, la tensione è salita. Dopo momenti concitati sul terreno di gioco sarebbero stati lanciati diversi oggetti e pietre verso il campo. Una di queste ha raggiunto l’arbitro Cotta alla testa. Nelle immagini diffuse nelle ore successive si vede il direttore di gara portarsi una mano al capo e tentare comunque di riportare la calma prima della definitiva interruzione dell’incontro. Il giovane arbitro si tiene il volto, mentre i giocatori gli si avvicinano per soccorrerlo.
Il giovane arbitro è stato poi medicato per la ferita alla tempia. Gli sono stati applicati punti di sutura e la prognosi indicata è di nove giorni. “Questo non è sport, ma scenderò di nuovo in campo non appena mi rimetterò“, ha detto Alessandro Cottaintervistatodal Tgr Rai Campania.
I video per individuare i responsabili – Il lavoro degli investigatori si concentra adesso sui filmati disponibili per ricostruire con precisione quanto accaduto e individuare chi abbia materialmente lanciato le pietre. Già nelle ore immediatamente successive alla partita il Real San Giovanni Frattaminore aveva denunciato un“finale di gara macchiato dalla violenza“, spiegando che i propri tesserati erano stati costretti a lasciare il campo scortati dalle forze dell’ordine.
Durissima anche la presa di posizione del Lacco Ameno, che aveva definito il lancio della pietra “un atto inqualificabile e criminale“, annunciando la piena collaborazione con le forze dell’ordine per identificare i responsabili ed estrometterli dallo stadio. Sulla vicenda dovrà pronunciarsi anche il giudice sportivo. Le decisioni sono attese nei prossimi giorni.
Ritirare i trofei? Sono stati conquistati dai giocatori che non hanno colpe. Championship? Il panel non può decidere arbitrariamente. Tutte le possibili conseguenze per la squadra di Maresca e non c’è certezza nemmeno sui tempi
E adesso che succede? La Premier non ha ancora fatto bene i conti col terremoto Manchester City e col verdetto del panel indipendente che, secondo le ricostruzioni emerse ieri, ha riconosciuto il club colpevole di 114 delle 115 accuse. Le conseguenze non sono ancora chiare perché il calcio inglese nella sua era moderna non aveva mai vissuto una situazione simile: non è un caso che il procedimento sia stato ribattezzato“il processo del secolo” e che tutte le parti coinvolte si muovano in un territorio considerato inesplorato. Se buona parte della critica inglese è compatta nel chiedere che il City venga retrocesso (in quale categoria non lo può decidere nemmeno il panel indipendente), resta l’incertezza su come ne uscirà la Premier da tutto questo. E su quanto sull’era Manchester City e sui suoi trionfi sia necessario o meno mettere l’asterisco.
GIUSTIZIA SPORTIVA – Non c’è chiarezza sui tempi, ma su quali saranno i prossimi passi della giustizia sportiva sì. Il verdetto sul merito è emerso, ma il processo non è ancora finito: manca ancora la fase delle sanzioni, che dovranno essere stabilite dal panel, e il City ha già fatto trapelare che presenterà appello. Il panel ora dovrà determinare le sanzioni, per cui ha ampia discrezione: vanno da una forte multa all’espulsione dalla Premier. Il panel non può decidere arbitrariamente di retrocedere il City in una categoria specifica (come capitò alla Juve nel 2006 con Calciopoli, per fare un esempio) perché Premier ed Efl, la lega che governa gli altri campionati pro inglesi, sono entità separate. Il panel può però decidere di comminare alla parte blu di Manchester una penalizzazione in classifica tale da decretarne la retrocessione sul campo, col City che a quel punto ripartirebbe dalla Championship.Ogni sanzione, però, è soggetta a un appello che il club ha già annunciato di voler presentare. Difficile si arrivi a una decisione definitiva prima della fine della stagione, anche se dal governo britannico sono arrivate richieste di risolvere la situazione “il più rapidamente possibile“.
LA CODA – Gli altri club di Premier starebbero intanto valutando se muoversi a livello legale per chiedere i danni al City. C’è un precedente importante: a giugno, un tribunale ha ordinato all’Everton di risarcire il Burnley con l’equivalente di 40,6 milioni di euro per danni legati alla retrocessione del 2022 e alla violazione delle Profitability e Sustainability Rules, le regole di redditività e sostenibilità finanziaria della Premier, di cui i Toffees sono stati ritenuti colpevoli. La tesi del Burnley è che violare le regole finanziarie abbia dato all’Everton un vantaggio sportivo, trasformatosi in una salvezza che invece il Burnley non è riuscito a evitare. Il precedente apre la porta a possibili richieste di risarcimento di club che ritengono di aver subito danni per le violazioni del City, visto che le 115 accuse per cui è in arrivo un verdetto di colpevolezza riguardano irregolarità economiche commesse per aggirare le regole e accelerare, di fatto, la scalata del club al vertice della piramide del calcio inglese. Diversi giornali inglesi hanno dato in pasto ai tifosi classifiche alternative di chi avrebbe vinto cosa se i trionfi del City venissero cancellati, per quanto improbabile sembri essere. Quella dei danni legali sarebbe una coda infinita di un caso da cui la Premier rischia di uscire a pezzi a livello di credibilità.
E ORA? – I tempi della giustizia sportiva, ovviamente, non coincidono con quelli del campo. La Premier ricomincia il 10 ottobre; l’11 il City sarà ospite del Liverpool. La squadra di Maresca giocherà il resto della stagione in attesa di giudizio, ma i risultati restano: le vittorie della squadra che rappresenta la parte blu di Manchester significano sconfitte per le altre, punti in meno, posti in meno in Europa. Il City continua a negare tutte le accuse e potrebbe vincere in appello, come successe quando il Tas nel 2020 cancellò la squalifica di due anni inizialmente imposta dall’Uefa per irregolarità finanziarie. Se il verdetto nel processo Premier contro City venisse confermato, i problemi per il resto di questa stagione sarebbero enormi. Come lo sarebbero per la storia recente della Premier: dal 2009 al 2018, nel periodo contestato, il City ha vinto il titolo per tre volte, con in panchina Roberto Mancini, Manuel Pellegrini e Pep Guardiola. Anche se il panel non dovesse togliere quei trofei, resterebbe la domanda su come leggerli e raccontarli nella storia della Premier: come ha detto Rodri, la colpa non ricade sui calciatori che hanno sollevato quelle coppe, ma è inevitabile intacchi quello che ha fatto il club, soprattutto in una situazione di violazioni sistematiche come questa. La Premier, che anche grazie ai trionfi del Manchester City si è guadagnata il titolo di “campionato più bello del mondo“, non ha ancora capito bene il terremoto che questo verdetto di colpevolezza in arrivo si porta dietro. Un terremoto le cui scosse di assestamento promettono di far sentire ben oltre il momento in cui la giustizia sportiva avrà completato il suo corso.
Non sono ancora state decise le sanzioni, il processo è in corso. Tutte le opzioni rimarrebbero ancora sul piatto, da una multa fino all’espulsione dalla Premier League. Previsto un ricorso da parte della società
Il Manchester City sarebbe stato riconosciuto colpevole di tutte tranne una le 115 accuse di irregolarità finanziarie per cui aspetta un verdetto da oltre due anni. Secondo quanto anticipa la stampa britannica, non sarebbero state ancora decise sanzioni contro il club, che avrebbe deciso di presentare appello. Tutte le opzioni di sanzioni rimarrebbero ancora sul piatto, da una multa all’espulsione dalla Premier League. “Il procedimento rimane in corso con diversi elementi che devono ancora essere completati e soggetti ad accordi di riservatezza – ha risposto il City a The Athletic con un comunicato -. La posizione del club rimane quindi la stessa del Febbraio 2023 (quando la Premier ha formalizzato le accuse, ndr). Il club ha diligentemente rispettato il processo per otto anni sulla base dell’idea che la Premier League, come board e dirigenti, si sarebbe comportata come regolatore indipendente, imparziale e di mentalità aperta, libero da qualsiasi influenza”. Dalla Premier League, o dal panel indipendente che ha chiuso la fase dibattimentale il 6 dicembre 2024 e da allora sta deliberando sulla sentenza, nessuna presa di posizione ufficiale.
Le accuse – Il City è a processo davanti a un tribunale indipendente, con la Premier League come accusatore, per un totale di 115 accuse, relative principalmente a irregolarità finanziarie commesse tra il 2009 e il 2018, a cui si aggiungono 35 accuse di non aver cooperato con l’indagine del campionato inglese, aperta nel 2018 e conclusa nel 2023 con la formalizzazione delle accuse. Le colpe del City sarebbero, sommariamente, di aver gonfiato conti e sponsorizzazioni, aver usato metodi extra per gonfiare stipendi di allenatori e giocatori (compreso Roberto Mancini), non aver rispettato il Fair Play Finanziario Uefa e le regole della Premier League. E il tutto sarebbe stato fatto per ottenere un vantaggio competitivo sulle avversarie, accelerando di fatto l’ascesa al vertice della piramide del calcio inglese. Il City ha sempre negato le accuse, dicendo di avere prove evidenti della propria innocenza e accettando il processo per “mettersi questa vicenda alle spalle una volta per tutte”.
La situazione – Il verdetto di colpevolezza è il primo passo avanti in un procedimento che era fermo dalla conclusione della fase dibattimentale davanti al panel indipendente, il 6 dicembre 2024. Era il grande elefante nella stanza della Premier League, uno che ora sta venendo affrontato. Anche se le sanzioni non sono ancora state decise (e il panel indipendente ha potere pressoché assoluto), possono essere applicate mentre è in corso il procedimento per l’appello che il club intende presentare. Il procedimento rischia di non aver ancora scritto la parola fine, ma questo verdetto di colpevolezza è uno schiaffo enorme al City e a quella innocenza che ha sempre sostenuto. Non è ancora chiaro quali conseguenze questo verdetto di colpevolezza avrà sulla stagione 2026-27 e sulla squadra affidata ora a Enzo Maresca.
La Guardia di Finanza ha sequestrato i crediti d’imposta a due società riconducibili all’imprenditore. E oggi il Tribunale Figc ha confermato la nuova penalizzazione
La Guardia di Finanza ha sequestrato crediti d’imposta per quasi 153 milioni di euro a due società edili riconducibili ad Alfredo Guerri, imprenditore e patron della Juve Stabia, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Napoli su presunte irregolarità nella generazione di crediti legati al Superbonus 110%. I militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo impeditivo emesso dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura, Sezione II, reati contro la Pubblica amministrazione. Le due società, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero riconducibili a un unico centro di interessi.
Le accuse – Secondo gli inquirenti, tra il 2021 e il 2024 le società avrebbero generato illecitamente crediti d’imposta formalmente riferiti a interventi edilizi agevolati dal Superbonus 110%. Le verifiche sulla documentazione tecnica e i sopralluoghi effettuati in 64 cantieri avrebbero evidenziato che i lavori indicati nelle pratiche non erano stati realizzati, oppure erano stati eseguiti solo in parte o non completati, nonostante quanto attestato nelle asseverazioni. Una volta generati, i crediti sarebbero stati immessi nel circuito delle cessioni previsto dalla normativa sul Superbonus e successivamente monetizzati attraverso trasferimenti a soggetti acquirenti operanti su tutto il territorio nazionale. In questo modo, secondo l’ipotesi investigativa, crediti collegati a lavori mai realizzati o eseguiti soltanto parzialmente avrebbero assunto una veste formalmente regolare, consentendone l’utilizzo in compensazione o l’ulteriore cessione. Il gip ha disposto il sequestro dei crediti ritenuti illecitamente generati e ancora presenti nei cassetti fiscali, per un valore complessivo di 152.959.525,45 euro. Il provvedimento punta a impedirne l’ulteriore circolazione, cessione o compensazione, evitando un possibile ulteriore pregiudizio per l’Erario. Gli accertamenti hanno incrociato la documentazione relativa agli interventicon le verifiche effettuate direttamente nei cantieri, facendo emergere, secondo gli investigatori, discrepanze tra quanto dichiarato nelle pratiche e lo stato effettivo delle opere.
Il club – La Juve Stabia è estranea all’indagine: il procedimento riguarda esclusivamente le attività delle due società edilizie riconducibili a Guerri. Sul fronte calcistico, tuttavia, il terremoto giudiziario ha già prodotto una prima conseguenza: la fine dell’era Guerri al vertice del club, appena due mesi dopo il suo arrivo. La società resta sotto amministrazione giudiziaria e, a seguito del provvedimento della gip del Tribunale di Napoli Nord Caterina Anna Arpino, l’amministratore giudiziario di Domus, Giovanni Montaperto, ha indicato il nuovo Consiglio di amministrazione. Alla presidenza è stato nominato Alfonso Morrone, con Salvatore Scarpa e Mario Ferrara nel nuovo Cda. Per le Vespe si apre così un’ulteriore fase di incertezza, con la nuova governance chiamata a garantire lacontinuità del club mentre prosegue la vicenda giudiziaria che ha travolto il suo ormai ex patron.
Due punti di penalizzazione – Come se non bastasse, oggi è arrivata la conferma dal Tribunale Figc di una nuova penalizzazione in classifica. “Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato con 2 punti di penalizzazione in classifica, da scontare nella corrente stagione sportiva, la SS Juve Stabia(Serie B)per non aver prodotto, in relazione alla cessione perfezionatasi il 17 aprile scorso, alla neocostituita Stabia Capital Srl, del 100% del capitale della società sportiva, la documentazione relativa ai requisiti di onorabilità e di solidità finanziaria, unitamente alla copia dell’atto dal quale è conseguita l’acquisizione del 17 aprile 2026“. I due punti si aggiungono alla precedente penalizzazione sempre di due punti, con la quale la squadra aveva già iniziato il campionato: con il club quindi che si trova in ultima posizione con un solo punto in classifica.
Le perquisizioni nei confronti di Mauro Masi, Francesco Maiolini e Luigi Bisignani. Pm Roma: “Notizie false per alterare prezzo azioni”
I carabinieri del Nucleo investigativo di Roma stanno compiendo perquisizioni nei confronti del presidente della Banca del Fucino, Mauro Masi, dell’ad Francesco Maiolini nell’ambito di una indagine della Dda capitolina in cui si ipotizza il reato di aggiotaggio su quote societarie della Lazio. Le perquisizioni riguardano anche Luigi Bisignani.
Pm Roma: “Notizie false per alterare prezzo azioni Lazio” – L’accusa contestata dai pm della Dda della procura di Roma è diffusione di “notizie false” per “provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della Ss Lazio s.p.a., società quotata. In particolare i tre sono accusati di manipolazione del mercato, perché “agendo in concorso tra loro e con terzi, alcuni dei quali in corso di identificazione, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, concorrevano moralmente alla diffusione a mezzo social network o attraverso la testata ‘Millenovecento’, e concorrevano moralmente e materialmente attraverso il quotidiano II Tempo cui collabora Bisignani alla diffusione di notizie false, relative alla imminente cessione da parte di Claudio Lotito del pacchetto azionario di controllo della Ss Lazio s.p.a., allo stato di decozione delle società controllate da Claudio Lotito, alla intenzione di Claudio Lotito di far deliberatamente retrocedere la squadra della Lazio in una serie minore al fine di ottenere il cosiddetto paracadute di 35 milioni di euro, notizie false la cui diffusione è concretamente idonea a provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della Ss Lazio s.p.a., società quotata”. I fatti sarebbero iniziati dal giugno 2024 e sono tuttora in corso.
Il giornalista dà un aggiornamento importante sull’inchiesta ribattezzata arbitropoli
Nessuna frode sportiva in ambito ordinario. Ecco perché la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per l’inchiesta sugli arbitri ribattezzata ‘arbitropoli’. L’inchiesta si è poi spostata in Procura federale a Roma per l’indagine sportiva, dove il procuratore Giuseppe Chinè, al termine dei 40 giorni di indagine previsti, sta passando al vaglio tutte le intercettazioni ritenute marginali in ambito ordinario ma potenzialmente rilevanti in quello sportivo. Ebbene, secondo quanto riporta il giornalista Giulio Mola, la Procura Federale non ha rilevato reati.
“Inchiesta arbitropoli: dopo la richiesta di archiviazione da parte della Procura di Milano, anche la Giustizia Sportiva a settembre archivierà tutto. Nei 40 giorni di indagini la Procura Federale ha passato al vaglio intercettazioni ascoltando molti arbitri senza rilevare reati“.
Nel giorno del 70esimo compleanno del presidente arriva la liquidazione giudiziale della società: “È solo un atto di punizione”
Massimo Cellino
Il Tribunale di Brescia ha dichiarato la liquidazione giudiziale del Brescia Calcio. Con la sentenza n. 253/2026 si chiude la vicenda della società guidata da Massimo Cellino, già esclusa dai campionati professionistici dopo il mancato rispetto delle scadenze economiche.
La decisione è arrivata proprio nel giorno del settantesimo compleanno dell’imprenditore. Una data simbolica, nel momento più duro per il club che per 114 anni ha attraversato la storia del calcio italiano tra Serie A e Serie B.
La sentenza – La Sezione procedure concorsuali del Tribunale ha disposto l’avvio della liquidazione giudiziale per la società con sede a Torbole Casaglia. Sono stati nominati Alessandro Pernigottocome giudice delegato e Luigi Meleleo come curatore.
Per i creditori, il termine ultimo per presentare le domande di ammissione allo stato passivo è stato fissato al 20 novembre 2026.
Il provvedimento arriva dopo l’esclusione del Brescia dai campionati professionistici e il successivo avvio della procedura concorsuale. Il club aveva tentato anche la strada del concordato in bianco, ma l’ipotesi è stata rigettata.
Il nodo dei creditori – A pesare sulla decisione è stata anche la relazione dell’esperto incaricato di seguire lo stato di crisi della società nell’ultimo anno. Nel documento, secondo quanto emerso, viene evidenziato che “la società non ha rispettato il principio di buona fede e correttezza nella presente composizione”.
La riattivazione della matricola del vecchio Brescia, avvenuta lo scorso 30 giugno, non è bastata a cambiare il finale. Sullo sfondo restava anche la cessione di Sandro Tonali, che avrebbe potuto portare circa 6 milioni di euro di diritti di valorizzazione. Una somma che, però, non ha evitato il fallimento.
Le parole di Cellino – Amaro il commento di Massimo Cellino dopo la decisione del Tribunale: “È solo un atto di punizione. Non pensavo che l’acredine fosse più forte della ragione”.
Poi il presidente ha aggiunto: “Il problema è che si perdono oltre 5 milioni per i creditori. Purtroppo il 2 agosto è troppo vicino perciò non serve neppure impugnare l’atto”.
Per il Brescia Calcio si chiude così una pagina lunghissima. Non solo una vicenda giudiziaria e societaria, ma la fine formale di un club che per oltre un secolo ha rappresentato una parte importante del calcio bresciano.
Atto per l’archiviazione Inter: «Non è stato nemmeno possibile elaborare compiute incolpazioni»
Gianluca Rocchi (Ansa)
«Sul fondo delle iscrizioni, permangono ipotesi, talvolta suggestioni, che, prive di base probatoria (…), non hanno consentito neppure di elaborare compiute incolpazioni preliminari» e di «svolgere utilmente investigazioni di ogni genere».
Lo si legge nel decreto con cui la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione della posizione dell’Inter, club indagato per la legge sulla responsabilità degli enti nel caso arbitri.
Nell’atto si sottolinea, pure, come l’assenza di elementi di prova porti a degradare «al rango della mera illazione» l‘ipotesi di frode sportiva contestata a Gianluca Rocchi, l’ex designatore di cui, per tale reato, è stata chiesta l’archiviazione.
Ingenti danni a Rozzano, Pieve, Zibido e nel binaschino. Raffiche oltre i 100 km/h, danni in numerosi comuni del Sud Ovest Milanese. Colpita anche l’associazione Area 51 di Rozzano. In azione Protezione civile e polizie locali
Danni del maltempo nella zona del Sud Milano
Rozzano (Milano) 17 luglio 2026 – Poco dopo le 6 del mattino il Sud Ovest Milanese è stato investito da un violento fronte temporalesco che, nel giro di pochi minuti, ha provocato il finimondo. Il maltempo ha sradicato alberi, scoperchiato tetti, divelto segnaletica stradalee provocato danni diffusi in diversi comuni del territorio.Il cielo si è improvvisamente oscurato e, poco dopo l’alba, pioggia battente e fortissime raffiche di vento hanno devastato numerose zone del Sud Milano. La fase più intensa del temporale è durata circa venti minuti, ma è stata sufficiente per lasciare dietro di sé una lunga scia di danni.
Alberi caduti e tetti scoperchiati – A Rozzano un albero è crollato su quattro automobili, distruggendole. Sulla ex Strada Statale 35 dei Giovi, all’altezza di Binasco, un altro albero è caduto sulla carreggiata, ostruendo completamente il traffico. Sempre a Rozzano, nella frazione di Ponte Sesto, il tetto di un edificio recentemente riqualificato con gli interventi del Superbonus è stato parzialmente scoperchiato dalla forza del vento. A Pieve Emanuele decine di rami sono stati strappati dagli alberi e sono finiti sulle automobili e sulle strade, rendendo difficoltosa la circolazione. Decine le richieste di intervento giunte ai soccorsi e alle amministrazioni comunali.
L’albero caduto su quattro auto in zona piazza Alboreto
Raffiche di vento oltre i 100 km/h – Raffiche di vento che in alcuni punti hanno superato i 100 chilometri orari,pioggia torrenziale e centinaia di fulmini hanno colpito con particolare violenza i comuni di Rozzano, Pieve Emanuele, Binasco, Casarile e Zibido San Giacomo, dove si concentrano le prime segnalazioni di danni.
Danni ad Area 51 a Rozzano – Tra gli episodi più significativi c’è quanto accaduto ad Area 51, l’associazione di Rozzano che distribuisce pacchi alimentari alle persone e alle famiglie in difficoltà.Le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza mostrano la forza devastante della tempesta, che ha provocato ingenti danni alla struttura. Fortunatamente non si registrano feriti, ma il bilancio è pesante sul fronte dei danni materiali,ancora in fase di quantificazione. Sul territorio sono al lavoro le polizie locali dei vari comuni, i volontari della Protezione civile e le squadre di emergenza, impegnati nella rimozione degli alberi caduti, nella messa in sicurezza delle aree più colpite e nella conta dei danni.
La conta dei danni – L’ondata di maltempo ha provocato disagi in tutto il Sud Ovest Milanese, confermando la straordinaria intensità del fenomeno meteorologico che ha interessato il territorio nelle prime ore della mattinata. Le verifiche proseguiranno nelle prossime ore per accertare l’entità complessiva dei danni e ripristinare le condizioni di sicurezza.
Milano, i pompieri sono accorsi sul posto per domare le fiamme scoppiate sul tetto di uno stabile. Le cause sono ancora da accertare.
Incedio all’alba a Milano
Milano, 17 luglio 2026 – Incendio in pieno centro a Milano questa mattina, venerdì 17 luglio. L’allarme è scattato intorno alle 5.30 a pochi passi da piazza Duomo, nei pressi della Rinascente (non interessata dalle fiamme). Dal palazzo, che si trova al civico 31 di corso Vittorio Emanuele, si è alzataun’alta nube di fumo di odore acrema sembra che al momento non siano coinvolte persone.
Il rogo – I vigili del Fuoco sono accorsi sul posto per domare le fiamme scoppiate sul tetto dello stabile. Le cause dell’incendio sono ancora da accertare. I pompieri sono intervenuti con numerosi mezzi, comprese autoscale. Qualche attimo di paura ma – pare – senza particolari conseguenze o criticità.
L’intervento in pieno centro – La zona, come detto, è quella del “Salotto buono” cittadino, dove ogni giorno transitano migliaia di turisti e milanesi pronti a recarsi nei propri luoghi di lavoro. Il rogo e l’intervento dei pompieri non sono ovviamente passati inosservati, data l’area interessata. Ma – come detto – non ci sarebbero feriti o persone intossicate. Da accertare ancora con esattezza le cause del rogo. Sul posto anche gli agenti della Polizia locale per bloccare la viabilità.
L’annuncio della scomparsa è arrivato attraverso il sito ufficiale dell’artista, con un messaggio diffuso dalla famiglia e dal suo staff. La notizia arriva dopo settimane in cui le condizioni di salute della cantante erano state seguite con grande attenzione, in seguito a un delicato ricovero in Portogallo. La dichiarazione ufficiale ha confermato la morte della cantante, chiedendo rispetto per la privacy dei familiari in un momento particolarmente doloroso
Bonnie Tyler
Bonnie Tyler è morta all’età di 75 anni: è un doloroso addio quello che diamo alla voce di Total Eclipse of the Heart.
Il mondo della musica perde una delle interpreti più riconoscibili del panorama internazionale. Bonnie Tyler, cantante gallese celebre per alcuni dei più grandi successi della musica pop e rock degli anni Settanta e Ottanta, è morta all’età di 75 anni. Nel corso della sua carriera ha lasciato un segno profondo grazie a brani diventati iconici come Total Eclipse of the Heart, Holding Out for a Hero e It’s a Heartache, costruendo un percorso artistico che le ha permesso di conquistare il pubblico su entrambe le sponde dell’Atlantico
L’annuncio della scomparsa è arrivato attraverso il sito ufficiale dell’artista, con un messaggio diffuso dalla famiglia e dal suo staff. La notizia arriva dopo settimane in cui le condizioni di salute della cantante erano state seguite con grande attenzione, in seguito a un delicato ricovero in Portogallo. La dichiarazione ufficiale ha confermato la morte della cantante, chiedendo rispetto per la privacy dei familiari in un momento particolarmente doloroso.
L’annuncio della scomparsa – Sul sito ufficiale di Bonnie Tyler è stato pubblicato un comunicato che recita: “Bonnie’s family and team are heartbroken to announce that Bonnie unexpectedly passed away last night in hospital in Portugal as a result of the illness that she was being treated for” (in italiano: “La famiglia e il team di Bonnie annunciano con profondo dolore che Bonnie è venuta a mancare improvvisamente la scorsa notte in un ospedale in Portogallo, a causa della malattia per la quale era in cura“).
Già nel mese di maggio la cantante, originaria di Skewen, nel Galles meridionale, era stata sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza all’intestino in Portogallo. In seguito all’operazione, i medici avevano deciso di indurre il coma farmacologico.
Il mese scorso il portavoce dell’artista aveva comunicato che Bonnie Tyler era uscita dal coma, precisando però che le sue condizioni restavano “very unwell and in intensive care”, espressione che in italiano significa “molto gravi e ancora nel reparto di terapia intensiva”.
Il comunicato diffuso nella mattinata di giovedì proseguiva con queste parole: “We will issue a further statement shortly but for now ask for privacy to deal with this tragedy” (in italiano: “Rilasceremo a breve un’ulteriore dichiarazione, ma per ora chiediamo di rispettare la nostra privacy mentre affrontiamo questa tragedia“).
Gli inizi della carriera – Bonnie Tyler, il cui vero nome era Gaynor Hopkins, era cresciuta in una casa popolare a Neath. La svolta arrivò quando il talent scout Roger Bell la notò mentre si esibiva in un locale di Swansea.
Nel 1977 pubblicò il suo primo singolo, Lost in France. Nello stesso anno uscì anche It’s a Heartache, ballata country-pop che ottenne un importante riscontro commerciale, raggiungendo il quarto posto nella classifica dei singoli del Regno Unito e il terzo nella classifica statunitense Billboard Hot 100.
Il successo mondiale con Total Eclipse of the Heart – La consacrazione internazionale arrivò sei anni più tardi, nel 1983, con Total Eclipse of the Heart. Il brano, caratterizzato da sonorità più vicine al rock, conquistò il primo posto delle classifiche sia nel Regno Unito sia negli Stati Uniti, trasformandosi nel più grande successo della carriera della cantante.
La canzone fu scritta da Jim Steinman, autore dei testi di Meat Loaf. In origine il titolo previsto era Vampires in Love, poiché il brano era stato concepito per una versione musicale di Nosferatu.
Parlando della celebre canzone, Bonnie Tyler aveva dichiarato: “I never get tired of singing it. I love it because everyone can’t wait to sing it” (in italiano: “Non mi stanco mai di cantarla. La adoro perché tutti non vedono l’ora di cantarla“).
Grazie a questo successo arrivò una candidatura ai Grammy Award. Successivamente la cantante ottenne altre due nomination, una per l’album Faster Than the Speed of Night e una per il singolo Here She Comes.
Gli altri grandi successi – Jim Steinman firmò anche un’altra delle canzoni che hanno segnato la carriera di Bonnie Tyler negli anni Ottanta, Holding Out for a Hero. Il brano, caratterizzato da uno stile pop-rock energico e passionale, venne registrato per la colonna sonora del film Footloose e, in seguito, fu inserito anche in Shrek 2.
Dall’Eurovision agli ultimi traguardi – Nel 2013 Bonnie Tyler rappresentò il Regno Unito all’Eurovision Song Contest, concludendo la competizione al diciannovesimo posto su 26 partecipanti.
Nel 2023 ricevette il titolo di MBE per il contributo offerto alla musica.
L’anno scorso pubblicò Together, una versione destinata ai club di Total Eclipse of the Heart, realizzata con la produzione di David Guetta e Hypaton.
Nel corso di quest’anno, a distanza di 43 anni dalla pubblicazione del brano originale, Total Eclipse of the Heart ha superato il traguardo di un miliardo di ascolti su Spotify.
Commentando il risultato, la cantante aveva affermato: “I’m really happy, when you think about it, there’s only 8.3 billion people in the world” (in italiano: “Sono davvero felice; se ci pensi, ci sono solo 8,3 miliardi di persone al mondo“).
Un’esibizione durante l’eclissi solare e il ricordo della famiglia – Tra gli episodi più particolari della sua carriera figura anche l’esibizione del 2017 a bordo di una nave da crociera nei Caraibi. In quell’occasione Bonnie Tyler interpretò il brano dal titolo particolarmente appropriato mentre l’eclissi solare attraversava gli Stati Uniti.
Bonnie Tyler lascia il marito Robert Sullivan, al quale era legata da oltre cinquant’anni di matrimonio.
Bonnie Tyler – Total Eclipse of the Heart – Live 2023 – HEY-U Mediagroup
Bonnie Tyler – Have You Ever Seen the Rain? – Live 2023– HEY-U Mediagroup
L’ex designatore ha scelto di presentarsi e rispondere alle domande degli inquirenti, chiarendo alcuni dettagli e spiegando meccanismi e logiche interne al mondo arbitrale
Gianluca Rocchi
L’appuntamento è stato solo rimandato di qualche mese. Gianluca Rocchi era stato convocato dal pm Ascione lo scorso 30 aprile, scegliendo però di avvalersi della facoltà di non rispondere. Sei giorni fa, invece, ha deciso di presentarsi negli uffici della Procura di Milano e di rispondere alle domande dell’accusa. L’interrogatorio è durato a lungo: Rocchi ha risposto, chiarendo alcuni dettagli agli inquirenti e spiegando meccanismi e logiche interne al mondo arbitrale.
L’ex designatore, indagato per concorso in frode sportiva, ha deciso di respingere le accuse. Secondo gli inquirenti avrebbe combinato o orientato le designazioni di due gare dell’Inter nel 2025 (Bologna-Inter e il derby di Coppa Italia) e violato il protocollo Var durante Udinese-Parma dello scorso campionato. Gli inquirenti avevano ricostruito un presunto accordo del 2 aprile 2025, allo stadio di San Siro, con Gianluca Rocchi per “combinare” la designazione di Andrea Colombo, “arbitro gradito” all’Inter, per una trasferta a Bologna del 20 aprile di un anno fa. E per “schermare” ossia evitare che Daniele Doveri, “poco gradito”, dirigesse l’eventuale finale di Coppia Italia e le ultime partite di campionato della stagione 2024/2025 sempre del club nerazzurro.
Secondo quanto si legge nel decreto di perquisizione, dagli accertamenti sarebbe emerso uno squilibrio tale da compromettere la continuità aziendale.
Luigi e Aurelio De Laurentiis (Foto: Samantha Zucchi Insidefoto)
La Procura di Bari ha chiesto l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale per la SSC Bari, dopo la retrocessione della squadra in Serie C. La retrocessione è stata sancita lo scorso 22 maggio, al termine della gara di ritorno dei playout salvezza contro il Südtirol, chiusa sullo 0-0. Della richiesta di fallimento, tuttavia, si è appreso soltanto oggi, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato alle perquisizioni nei confronti di Luigi e Aurelio De Laurentiis e delle società SSC Bari, SSC Napoli e Filmauro.
Dagli atti dell’indagine emerge che il fascicolo è stato aperto all’inizio del 2026. La prima consulenza tecnica disposta dalla Procura sui bilanci del Bari dal 2019 al 2024 è stata depositata il 26 gennaio 2026 ed è stata poi integrata a maggio, alla luce degli ulteriori dati del bilancio 2025 e della sopravvenuta retrocessione in Serie C.
Secondo quanto si legge nel decreto di perquisizione, dagli accertamenti sarebbe emerso un «grave squilibrio economico-patrimoniale» della SSC Bari, tale da compromettere la continuità aziendale. Da qui la richiesta della Procura di aprire la procedura di liquidazione giudiziale «per l’insolvenza della società sportiva».
Stando agli esiti delle consulenze, il patrimonio netto del Bari risulterebbe negativo a partire dal 2022, a causa delle «persistenti e sistemiche perdite d’esercizio» registrate senza interruzione dal 2019 al 2024. Negli esercizi dal 2019 al 2021 il patrimonio netto sarebbe rimasto positivo soltanto grazie ad alcuni interventi straordinari: il versamento di circa 4,5 milioni di euro effettuato nel 2020 dal socio unico Filmauro, la rivalutazione del marchio per 5,3 milioni nel 2021 e le rinunce a crediti vantati dallo stesso socio unico, legati sia a finanziamenti sia a rapporti di natura commerciale.
Le perdite, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbero «definitivamente eroso il capitale sociale e le riserve disponibili». La società sarebbe riuscita a coprirle solo in parte grazie agli interventi del socio unico, costituiti dall’immissione di nuova finanza e dalla rivalutazione del marchio.
In questo quadro si inserisce anche la proposta dell’organo amministrativo della società di rinviare la copertura della perdita dell’esercizio 2021, pari a quasi 7,5 milioni di euro, alla data di approvazione del bilancio 2026. Una scelta resa possibile dalla normativa introdotta con il “decreto liquidità” del 2020, varato durante l’emergenza Covid, che consente la sospensione degli obblighi di riduzione del capitale sociale per perdite al di sotto del minimo legale.
L’inchiesta si intreccia quindi con la situazione economico-finanziaria del club pugliese e con gli accertamenti sui bilanci della società, al centro delle perquisizioni eseguite dalla Guardia di Finanza nelle sedi della SSC Bari, della SSC Napoli e della Filmauro. Le ipotesi contestate a Luigi e Aurelio De Laurentiis riguardano false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta, mentre gli accertamenti proseguono per ricostruire la gestione contabile e patrimoniale del club negli ultimi esercizi.
La finanza nelle sedi del club biancorosso, del Napoli e della Filmauro. Nel mirino la cessione di Caprile. per i pm il trasferimento del portiere senza clausole sulla rivendita, avrebbe sottratto al Bari una plusvalenza da 7 milioni poi incassata dal club azzurro
Due milioni e duecentomila euro. È il prezzo al quale, il 24 luglio 2023, la SSC Bari ha ceduto il portiere Elia Caprile al Napoli, il club “correlato” attraverso la comune capogruppo Filmauro. Meno di due anni dopo, il Napoli ha rivenduto lo stesso calciatore al Cagliari per una cifra stimata in circa 8 milioni, realizzando una plusvalenza di circa 7.
È attorno a quell’operazione, e al modo in cui è stata rappresentata nei conti del club biancorosso, che ruota l’inchiesta della Procura di Bari che nella mattinata di oggi, martedì 7 luglio, ha portato i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria a perquisire le sedi della SSC Bari allo stadio San Nicola, della SSC Napoli e della Filmauro, a Roma.
Nel registro degli indagati sono iscritti Luigi De Laurentiis, amministratore unico della SSC Bari, e il padre Aurelio, presidente del consiglio di amministrazione del Napoli e legale rappresentante della Filmauro. Per la società biancorossa, che i pm ritengono insolvente, la Procura ha chiesto al Tribunale l’apertura della liquidazione giudiziale, l’erede del vecchio fallimento nel Codice della crisi d’impresa.
Le accuse: dal falso in bilancio alla bancarotta – Il decreto di perquisizione, firmato dal procuratore Roberto Rossi e dagli aggiunti Ciro Angelillis e Milto Stefano De Nozza, ipotizza quattro reati, allo stato in forma provvisoria. Il primo è quello di false comunicazioni sociali: secondo l’accusa, padre e figlio, in concorso tra loro e al fine di conseguire per il Napoli un ingiusto profitto, avrebbero esposto nel bilancio 2024 della SSC Bari fatti rilevanti non veritieri, o comunque omesso informazioni necessarie a valutare correttamente la situazione del club. In particolare, il bilancio non avrebbe dato adeguata evidenza della natura infragruppo della cessione di Caprile, dei criteri con cui era stato fissato il corrispettivo, del potenziale valore futuro del calciatore e delle ragioni per cui il Bari avrebbe rinunciato in partenza a qualsiasi partecipazione al plusvalore poi realizzato dal Napoli.
A entrambi vengono contestate, sempre in via provvisoria, anche due ipotesi di bancarotta fraudolenta impropria: per distrazione, perché la cessione del cartellino a 2,2 milioni sarebbe stata “non congruamente remunerativa” rispetto al valore effettivo dell’asset, e da reato societario, quale conseguenza del falso in bilancio. Al solo Luigi De Laurentiis è contestata una quarta ipotesi, la bancarotta impropria da operazioni dolose: l’utilizzo strumentale del rinvio della copertura della perdita 2021, pari a 7,45 milioni, consentito dalla normativa Covid, e la prosecuzione dell’attività in uno stato di squilibrio economico e patrimoniale che avrebbe aggravato il dissesto.
Il caso Caprile: il Leeds si tutelò, il Bari no – C’è un dettaglio che, nella ricostruzione degli inquirenti, rende l’operazione ancora più anomala. Quando il Bari acquistò Caprile dal Leeds, riconobbe al club inglese premi proporzionali all’eventuale incremento di valore del portiere in caso di successiva rivendita. Una tutela contrattuale standard, che però il Bari non ha previsto per sé quando ha girato il giocatore al Napoli: nessuna clausola di partecipazione al plusvalore futuro, la cosiddetta sell-on fee.
Il club azzurro, dopo aver impiegato Caprile in misura marginale – quattro presenze ufficiali in due stagioni – lo ha valorizzato con il prestito all’Empoli, per poi cederlo a titolo definitivo al Cagliari. Un percorso di valorizzazione che, osservano i pm, il Bari avrebbe potuto porre in essere allo stesso modo, o dal quale avrebbe potuto quantomeno tutelarsi contrattualmente, come aveva fatto il Leeds con lui.
Perché i pm parlano di dissesto – L’operazione, secondo l’accusa, è maturata in un contesto di perdite strutturali e di dipendenza finanziaria dalla capogruppo. I numeri ricostruiti dai consulenti tecnici della Procura sui bilanci depositati fotografano un patrimonio netto negativo senza interruzioni dal 2022: -6,6 milioni quell’anno, -4,6 nel 2023, -6,4 nel 2024, fino a -6,7 milioni al 30 giugno 2025. Le perdite d’esercizio si sono susseguite ogni anno dal 2019, per un totale di circa 30 milioni nel periodo 2019-2025.
Nei primi anni il patrimonio è rimasto in territorio positivo solo grazie agli interventi straordinari del socio unico – un versamento da 4,5 milioni nel 2020, rinunce a crediti – e alla rivalutazione del marchio per oltre 5,3 milioni operata nel 2021. A pesare sul quadro, secondo gli inquirenti, anche la retrocessione in Serie C del maggio scorso, che avrebbe ulteriormente aggravato il dissesto con una perdita durevole di valore dello stesso marchio. Da qui la richiesta di apertura della liquidazione giudiziale presentata dai pm ai sensi dell’art. 38 del Codice della crisi, sulla quale dovrà pronunciarsi il Tribunale.
Perquisizioni estese a Polito, Giuntoli, Meluso e Battistini: non sono indagati – Le perquisizioni sono state estese anche a quattro protagonisti dell’operazione che allo stato non risultano indagati: Ciro Polito, direttore sportivo del Bari all’epoca della cessione, che condusse la trattativa per conto del club biancorosso; Cristiano Giuntoli, ds del Napoli fino al giugno 2023, periodo in cui si sarebbero svolte le trattative per l’acquisizione; Mauro Meluso, suo successore nel ruolo dirigenziale azzurro fino al maggio 2024, nella fase di gestione successiva dell’operazione; e Graziano Battistini, procuratore sportivo di Caprile, che svolse la funzione di intermediazione tra le due società.
L’obiettivo è acquisire comunicazioni, bozze contrattuali, accordi di intermediazione e corrispondenza utili a ricostruire le modalità di negoziazione del corrispettivo e l’omissione della clausola sul plusvalore. Il decreto dispone il sequestro della documentazione contabile ed extracontabile dal 2019 a oggi, con copie forensi dei dispositivi informatici.
Il procedimento – va precisato – si trova nella fase delle indagini preliminari e le contestazioni hanno natura provvisoria: lo stesso provvedimento sottolinea la necessità di riscontri più approfonditi e non costituisce in alcun modo un accertamento di responsabilità.
La reazione della federcalcio continentale dopo la decisione sulla squalifica dello statunitense: “Le regole non possono essere soggette a eccezioni durante un torneo: la decisione ha oltrepassata una linea rossa”
La Uefa si schiera contro la Fifa per la decisione di revocare la squalifica a Folarin Balogun. L’attaccante statunitense era stato espulso durante i sedicesimi di finale ai Mondiali contro la Bosnia ma il suo stop di un turno è stato sospeso con la condizionale, permettendo al giocatore di essere disponibile per la sfida degli ottavi contro il Belgio. “La decisione presa ieri di sospendere, per un periodo di prova di un anno, l’applicazione della squalifica automatica di una partita conseguente al cartellino rosso mostrato al calciatore Folarin Balogun ha oltrepassato una linea rossa“, si legge in una nota della Uefa.
l’attacco della uefa – “Il calcio, come ogni altro sport, si fonda sulle regole, che costituiscono la base di una competizione leale, onesta e trasparente. Talvolta le regole possono essere soggette a interpretazione. In questo caso, no“, prosegue la Uefa. “La squalifica automatica minima di una giornata dopo un’espulsione non è una facoltà discrezionale e non richiede la decisione di alcun organo competente per entrare in vigore. È un principio sancito dai regolamenti, che non può essere oggetto di eccezioni, tanto meno nel corso di un torneo in cui diversi altri giocatori si sono trovati nella stessa situazione e hanno regolarmente scontato la loro squalifica“.
la certezza delle regole – “Quando la certezza delle regole non è più garantita da chi è chiamato a custodirle, l’integrità del gioco viene messa a rischio e la credibilità della competizione risulta compromessa. Inoltre, una decisione di questo tipo crea un precedente all’interno del torneo in corso: situazioni analoghe dovranno ora ricevere lo stesso trattamento, con un inevitabile danno per la competizione. Il calcio è lo sport più amato al mondo perché è un gioco straordinario, ed è credibile perché viene praticato ovunque secondo le stesse regole. Un torneo non è mai un evento isolato e, quando il torneo in questione è il Mondiale, ha il potere di produrre conseguenze, positive o negative, sull’intero movimento calcistico. Esprimiamo il nostro sconcerto per una decisione senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile“, conclude la dura nota della Uefa.
L’applauso dei compagni, la frecciata di Garcia e…: i retroscena del caso Balogun
La reazione della federcalcio continentale dopo la decisione sulla squalifica dello statunitense: “Le regole non possono essere soggette a Non si placano le polemiche per lo stop alla squalifica dell’attaccante statunitense, che stanotte potrà così giocare negli ottavi contro il Belgio
Un applauso dei compagni increduli nel campo di allenamento della University of Washington per accogliere il sanzionato senza più sanzione, ma è difficile coprire il boato qui fuori: oltre questo campo-base della squadra americana nella periferia di Seattle non si parla che dello strano caso di Folarin Balogun, il centravanti degli Stati Uniti improvvisamente disponibile per gli ottavi di stanotte, dopo che una decisione a sorpresa della FIFA ha tolto (con la condizionale) il suo regolare turno di squalifica. Una bomba nel cuore del Mondiale, con polemiche sparse e reazioni avvelenate: su tutte, quella del Belgio, l’avversario di turno che minaccia fuoco e fiamme contro un provvedimento senza precedenti a poco più di 24 ore dal match. In mezzo al frastuono, anche il giubilo social dalla Casa Bianca per il bomber ritrovato: “Grazie alla FIFA per aver fatto la cosa giusta, ed essere tornata indietro da una grande ingiustizia“, ha scritto direttamente Donald Trump.
il caso – Il capocannoniere di Pochettino aveva preso un discusso rosso con intervento VAR durante i sedicesimi contro la Bosnia per un fallo su Muharemovic: saltando, era ricaduto sulla caviglia del difensore del Sassuolo e l’espulsione, a termini di regolamento, avrebbe comportato una ovvia squalifica automatica di una giornata. La FIFA, però, ha applicato per la prima volta nella storia della competizione l’articolo 27 del codice disciplinare, quello che recita così: “L’organo giudiziario può decidere di sospendere, in tutto o in parte, l’esecuzione di un provvedimento disciplinare”. Una sorta di condizionale, appunto, come accaduto a CR7, che avrebbe dovuto scontare tre giornate di squalifica dopo il suo rosso nelle qualificazioni contro l’Irlanda del Nord.Due erano poi state sospese, così da non mettere a rischio il viaggio americano. Rispetto al caso del portoghese, però, qua la competizione è già iniziata da un po’ e per ritrovare qualcosa di vagamente simile deliberato a torneo in corso bisogna tornare alla notte dei tempi: nel 1962 la leggenda brasiliana Garrincha giocò la finale dopo essere stato espulso in semifinale, ma senza che fosse arrivata prima la squalifica e in tutt’altro quadro normativo.
la polemica – Il Comitato Disciplinare si è mosso tra le pieghe del regolamento: ha, sì, inflitto all’attaccante una giornata di squalifica, ma ne ha tecnicamente sospeso l’esecuzione per un anno. Diventerà effettiva soltanto se Balogun commetterà un’altra infrazione di “analoga natura e gravità” durante questo “periodo di prova”. Per il momento “Balo” può, quindi, pensare al presente e al portiere rivale Thibaut Courtois, che è rimasto attonito in conferenza assieme al suo tecnico Rudi Garcia per il cambio di scenario inatteso. “Non sapevo che negli uffici della FIFA il 5 luglio corrispondesse al primo aprile in Europa. Per me è stata una scoperta”, è stata la puntura del ct. “È una situazione sorprendente, soprattutto perché arriva il giorno prima della partita”, l’aggiunta di Courtois. Garcia ha, comunque, rimandato tutto al comunicato durissimo della sua federazione che, a suo dire, “non difende se stessa ma il calcio in generale, la sua integrità e la sua etica”. Nel dettaglio, la RBFA (Royal Belgian Football Association) ha fatto intendere che la storia non finirà qua (presentando tral’altro un ricorso): “Per tutelare i legittimi diritti di tutte le squadre partecipanti e proteggere i principi fondamentali del fair play nel nostro sport, sia in questa Coppa del Mondo sia nelle future edizioni del torneo, stiamo valutando tutte le possibili opzioni a nostra disposizione”. Lo stesso allenatore francese ha tagliato corto quando gli è stato chiesto se il prossimo passo sarà ricorrere al Tribunale Arbitrale dello Sport anche dopo la partita: “Non fateci più perdere tempo con questo argomento…”. Al contrario, il collega Pochettino ha scelto un altro punto di osservazione e parlato con differente stato d’animo: “È una decisione sacrosanta, siamo già stati puniti abbastanza contro la Bosnia per un’espulsione completamente ingiusta. Chi ama davvero questo sport deve celebrare questo momento. Rudi Garcia è un grande allenatore e una grande persona, ma etica e integrità sono valori universali, non si usano solo quando conviene”.
dalla casa bianca – In anticipo su tutti in una vicenda così intricata, Trump aveva comunque messo il sigillo su Truth, social che usa abitualmente per lanciare messaggi al mondo. In poche righe ha, indirettamente, ringraziato Gianni Infantino, a lui vicinissimo come da cronache recenti. Sono anni che c’è un rapporto strettissimo, quasi simbiotico: la Federazione internazionale del calcio aveva pure istituito e assegnato al presidente americano il “FIFA Peace Prize”, nel bel mezzo della campagna con cui Trump puntava, senza successo, a ottenere il Nobel per la Pace. Tra rimbalzi alla frontiera e visti negati, già prima del via questo era un Mondiale a forti tratti trumpiani, figurarsi adesso che altra carne arriva al fuoco. Secondo una ricostruzione del New York Times, che cita tre persone a conoscenza della conversazione, The Donald avrebbe, infatti, telefonato mercoledì a Infantino per chiedergli di riesaminare la squalifica di Balo, poi ieri ecco il colpo di teatro prima degli ottavi. Su questa ricostruzione, però, la FIFA non ha voluto esprimersi ufficialmente.
E la ragazza 17enne all’epoca dei fatti smonta le accise: “Mai avuto rapporti sessuali e mai ricevuti soldi da lui”. Intanto la Procura prosegue con l’audizione come testimoni di altri calciatori: sentiti Daniel Maldini e Kevin Bonifaz
Alessandro Bastoni, calciatore della Nazionale finito nel mirino della procura
Alessandro Bastoni, difensore dell’Inter e della Nazionale indagato nella inchiesta della Procura con l’accusa di un presunto giro di prostituzione minorile, non si presenterà all’interrogatorio fissato per domani, venerdì 3 luglio. Lo ha reso noto il suo difensore, l’avvocato Salvatore Scuto, precisando che il giocatore si avvale anche della facoltà di non rispondere.
La ragazza minorene – Intanto in questi giorni la presunta vittima, la ragazza che all’epoca dei fatti aveva 17 anni, ha dichiarato: “Di non essere una prostituta, di non avere mai avuto rapporti sessuali con il calciatore e di non aver mai ricevuto denaro da lui”, facendo, di fatto, venire meno il presupposto dell’accusa.
Le audizioni – Sono cominciate, parallelamente, le audizioni di alcuni calciatori convocati come testimoni nell’ambito dell’inchiesta che ha al centro la società ‘Ma.De Milano”, società che avrebbe organizzato serate “all inclusive”, tra Milano e Mykonos, in qualche caso anche con la “droga della risata”, per clienti vip, in particolare calciatori di serie A, nei locali alla moda milanesi e in alberghi di lusso. I primi atleti che la pm Rosaria Stagnaro e la procuratrice aggiunta Bruna Alberini hanno sentito nella giornata odierna, in una caserma della Guardia di finanza, sono Daniel Maldini e Kevin Bonifazi. Domani invece toccherà a Riccardo Calafiori.
L’inchiesta – La vicenda era emersa lo scorso 21 aprile, quando erano stati poste ai domiciliari quattro persone, tra cui Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, lei laureata in economia e lui geometra, compagni nella vita e negli affari. Secondo la ricostruzione di inquirenti, investigatori,Ronchi e Buttini sarebbero stati “promotori e dominus” dell’associazione per delinquere.
Le analisi sui telefoni – E per far luce su quelle serate e presunti contatti con gli indagati e con l’agenzia, in questi giorni i pubblici ministeri hanno deciso di ascoltare come testi, non indagati alcuni calciatori. Le verifiche, intanto, sono andate avanti anche con le analisi sui telefoni sequestrati ad arrestati e indagati, ma anche consegnati dalle ragazze.
La difesa di Stefano Campoccia ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Le posizioni di Franco Soldati e dell’Udinese saranno invece discusse il prossimo 15 settembre.
Rolando Mandragora ai tempi dell’Udinese (Foto: Alessandro Sabattini/Getty Images)
La Procura di Udine ha chiesto due anni di reclusione per il presidente dell’Udinese, Franco Soldati, e per il vicepresidente Stefano Campoccia nell’ambito dell’udienza preliminare davanti al Gup del Tribunale di Udine. Al centro del procedimento c’è la plusvalenza legata al trasferimento di Rolando Mandragora dalla Juventus al club friulano.
Per la società Udinese, invece, è stata chiesta un’ammenda da 500mila euro. Le contestazioni riguardano l’operazione conclusa nel 2018, quando la Juventus cedette Mandragora all’Udinese inserendo nell’accordo un’opzione di riacquisto fissata a 20 milioni di euro.
Secondo l’impostazione accusatoria, tuttavia, quella clausola non avrebbe avuto la natura di una semplice opzione, ma avrebbe mascherato un vero e proprio obbligo irrevocabile di riacquisto da parte del club bianconero. Il calciatore, infatti, fece poi ritorno alla Juventus due anni più tardi. Per la Procura, questa struttura avrebbe consentito all’Udinese di iscrivere a bilancio una plusvalenza superiore ai 3 milioni di euro. L’operazione, secondo l’accusa, avrebbe inoltre prodotto un’evasione Ires per oltre 400mila euro.
A Soldati, Campoccia e alla società friulana vengono contestati, a vario titolo, i reati di falso in comunicazioni sociali, dichiarazione fraudolenta ed evasione dell’Ires. Campoccia, oltre al ruolo di vicepresidente dell’Udinese, è anche membro del Consiglio federale della FIGC in rappresentanza della Serie A, insieme a Giorgio Chiellini per la Juventus e Giuseppe Marotta per l’Inter. L’organismo è stato appena riconfermato.
Nel corso dell’udienza, la difesa di Campoccia ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Le posizioni di Soldati e dell’Udinese saranno invece discusse il prossimo 15 settembre. Nella stessa data è attesa anche la sentenza del Gup.
E mercoledì saliranno a 16 le città roventi dal Nord al Centro-Sud
Il caldo anomalo non dà tregua in Italia, con un inizio settimana dominato dall’afa in buona parte del paese: da Milano a Roma, da Firenze a Pescara temperature ‘top‘. Come atteso, si entra nel vivo dell’ondata di calore in corso e il numero di città che saranno contrassegnate dal bollino rosso è destinato a crescere di giorno in giorno.
Ieri, lunedì 22 giugno, le città da bollino rosso sono state 12. Oggi, martedì 23 giugno, salgono a 15. L’allerta massima (livello 3) indica condizioni di emergenza con possibili effetti negativi sulla salute anche di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche. E tanto più prolungata è l’ondata di calore, tanto maggiori sono gli effetti negativi attesi sulla salute, si ricorda nel portale del ministero della Salute dove è stato pubblicato l’ultimo bollettino aggiornato.
I capoluoghi più caldi oggi saranno Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo. Restano con bollino arancione (Allerta 2) Bari e Latina. In giallo (Allerta 1) ci sono Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Genova, Messina, Napoli, Palermo, Reggio Calabria e Trieste.
Domani, mercoledì 24 giugno, si sale ancora: i capoluoghi col bollino rosso diventano 16 con l’aggiunta di Latina, e completano il quadro i bollini arancioni previsti per Trieste e Bari. Rimarranno infine contrassegnate dal bollino giallo solo 9 città: Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Genova, Messina, Napoli, Palermo e Reggio Calabria.
L’ex numero uno del Coni guiderà il calcio italiano dopo le dimissioni di Gravina dopo la mancata qualificazione della Nazionale ai mondiali
“Inizia la nuova epoca del calcio italiano”. Giovanni Malagò è il nuovo presidente federale, ha battuto Abete prendendo il 68,58% dei voti. “Non sono un Papa nero, ma uno di voi: figlio, fratello e padre del mondo del pallone”, commenta emozionato l’ex presidente del Coni davanti agli elettori. Un trionfo netto, quello decretato dell’assemblea federale, riunita per scegliere il successore di Gabriele Gravina nella cornice lussuosa del Rome Cavalieri Waldorf Astoria, sulla collina di Monte Mario. “Sento le vostre grida di dolore. Avverto uno spaventoso senso di responsabilità, ma sono abituato a conviverci. È il momento di cambiare e innovare”. Come? “Vi supplico, mettiamo da parte i personalismi. Da solo non posso fare nulla, con voi posso fare tutto”, la preghiera diMalagò. Che manda un messaggio chiaro al governo e al ministro per lo Sport Andrea Abodi, lo stesso che nei mesi scorsi aveva apostrofato l’ex numero uno del Coni come “diversamente amico”, nel solco di una storica ruggine, ora da scrostare. “Bisogna ricostruire le dinamiche con il mondo politico. Lo farò mantenendo la schiena dritta, perché è così che si ottiene molto di più”, spiega. Sconfitto il rivale (29,17% dei voti ottenuti da Abete), numero uno della Lega Dilettanti, che fino all’ultimo tiene viva la candidatura. “Giovanni, se tu sei figlio del mondo del calcio, io lo sono ancora di più”, il suo messaggio prima del voto in un discorso infinito – quasi mezz’ora, il doppio di Malagò – in cui cita anche Vasco Rossieil Vangelo per ribadire il suo impegno nella difesa degli interessi del calcio italiano.
La polemica di Gravina – Malagò raccoglie un’eredità pesante: la terza esclusione consecutiva dai Mondialinon aveva lasciato alternative a Gravina, che ha guidato il calcio italiano dal 2018 e il 3 aprile, dopo la batosta di Zenica con la Bosnia ai play-off, non ha resistito alle pressioni. E oggi ha spiegato: “La scelta delle dimissioni è stata convinta, meditata e, non di meno, molto sofferta. È stata una scelta di dignità personale e di responsabilità istituzionale. Io sono sempre stato un orgoglioso combattente ed un fiero oppositore di chi ha cercato la strada dell’emotività popolare per forzare cambi di persone, evidentemente non allineate e poco gradite, senza un supporto di tangibili motivazioni rinvenibili nel nostro sistema”. E ancora: “Ho sentito forte il dovere di impedire che la Federazione fosse trascinata in un vortice che l’avrebbe fortemente provata e divisa”.
Insieme a Gravinaavevano lasciato anche Buffon, capo delegazione della Nazionale e Gattuso qualche giorno dopo che ha rassegnato le dimissioni da ct.
Gli obiettivi non sono cambiati e l’impegno che Malagò dovrà affrontare non è semplice: il calcio italiano è senza riforme, ha cento squadre professionistiche che faticano a sopravvivere, stadi vecchi e un debito di oltre 5 miliardi.
Confermati tutti i consiglieri federali – Sono stati confermati in blocco tutti i consiglieri federali: per la Lega Serie A Stefano Campoccia, Giuseppe Marotta e Giorgio Chiellini; per la Serie B Antonio Gozzi; per la Serie C Giulio Gallazzi; per la Dilettanti, Ilaria Bazzerla, Daniele Ortolano, Sergio Pedrazzini, Giacomo Fantazzini e Giuliano Tambaro; per l’AssoCalciatori Davide Biondini, Sara Gama, Valerio Bernardi e Umberto Calcagno; per gli Allenatori Giancarlo Camolese e Silvia Città.
Il giocatore del Paris Saint-Germain e capitano della nazionale marocchina, impegnato ai Mondiali 2026, ha sempre negato le accuse
Achraf Hakimi – Ipa
Dai Mondiali di calcio con il Marocco al processo per stupro. Questa la storia del capitano dellanazionale marocchina e difensore del Psg Achraf Hakimi.Un tribunale d’appello francese ha confermato che la stella del calcio marocchinosarà processato con l’accusa di stupro ai danni di una giovane donna. Nel febbraio 2023, una donna all’epoca ventiquattrenne denunciò alla polizia della regione della Val-de-Marne, a sud-est di Parigi, di essere stata violentata da Hakimi. Il giocatore del Paris Saint-Germain e capitano della nazionale marocchina, impegnata venerdì nella seconda partita dei Mondiali contro la Scozia, ha sempre negato le accuse.
“La giustizia – ha scritto Hakimi su Twitter – mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: ‘Se non fossi famoso, non ci sarebbe mai stata un’inchiesta’. Ho scelto di tacere per anni. Ho pensato che rimanere degno, essere paziente e avere fiducia nella giustizia avrebbe permesso che venissero prese le giuste decisioni. Oggi, una storia che non è la mia viene raccontata a scapito della mia famiglia, della mia vita e soprattutto della verità. A volte ho la sensazione di essere diventato un bersaglio facile. Aspetto questo processo dal primo giorno. E ora lo aspetto con impazienza. Finalmente, potrò parlare“.
“Le indagini condotte durante l’istruttoria preliminare e l’istruttoria giudiziaria hanno portato la camera inquirente a concludere che vi siano prove sufficienti contro” Achraf Hakimi “a giustificare il suo rinvio a giudizio presso il tribunale penale dipartimentale degli Hauts-de-Seine” vicino a Parigi, ha dichiarato la Corte d’Appello in un comunicato stampa a seguito di una decisione resa a porte chiuse. Il giocatore ha sempre respinto l’accusa definendola “falsa“. A febbraio aveva presentato ricorso contro la sentenza del giudice istruttore che lo aveva rinviato a giudizio per stupro. Non appena la sentenza della Corte d’Appello era stata emessa, il giocatore ventisettenne ha dichiarato a X di “attendere con ansia” il processo, aggiungendo: “Finalmente potrò parlare“.
La data del processo non è ancora stata fissata. Interpellata su un possibile ricorso alla Corte di Cassazione, l’avvocata del due volte campione d’Europa con il Psg, Fanny Colin, ha detto: “Questa conferma era attesa. Non si afferma che sia colpevole di nulla; si difende con fermezza“, ha ribadito Colin, aggiungendo che il suo cliente “ha molto da dire“. “Quindi, in questa fase, un totale di sei giudici hanno stabilito che le prove in questo caso sono talmente consistenti da giustificare l’incriminazione di Achraf Hakimi davanti a un tribunale penale“, ha commentato Rachel-Flore Pardo, l’avvocato che rappresenta il querelante, uscendo dall’aula. “Dopo oltre tre anni di battaglie legali, dopo essere stata calunniata e trascinata nel fango dalla difesa di Achraf Hakimi, questa decisione porta sollievo e speranza alla mia cliente“, ha aggiunto.
Inoltre pur non avendo rilasciato commenti ufficiali, il club parigino intende tutelare privatamente il proprio giocatore, facendo affidamento sulla presunzione di innocenza, dato che Hakimi ha sempre negato le accuse.
Secondo una fonte della polizia dell’epoca dei fatti, la donna, allora ventiquattrenne, raccontò di aver conosciuto Achraf Hakimi nel gennaio 2023 su Instagram e di essere andata a casa sua con un’auto privata prenotata dal giocatore. Spiegò che il giocatore l’aveva baciata e poi toccata senza il suo consenso prima di violentarla. Aggiunse di essere riuscita a respingerlo e specificò che un’amica, contattata tramite messaggio, era venuta a prenderla. La giovane donna si recò in commissariato nel 2023 per denunciare lo stupro. Achraf Hakimi fu formalmente incriminato e posto sotto sorveglianza giudiziaria pochi giorni dopo, a marzo. Uscendo dall’udienza,l’avvocato Colin denunciò quella che definì “giustizia di classe al contrario“.
“Questa indagine è stata aperta solo perché una denuncia alla polizia è stata resa pubblica dalla stampa“, afferma, un’attenzione mediatica che attribuisce al fatto che “il signor Achraf Hakimi è una figura pubblica e nota“. Per la giovane donna che ha denunciato questi fatti, la fuga di notizie sulla sua dichiarazione al quotidiano Le Parisien rappresenta “il più grande trauma della mia vita“. Jeanne (nome di fantasia) ha dichiarato giovedì a Mediapart, nella sua prima apparizione pubblica, di volere “un processo per difendermi, per essere ascoltata“. “Voglio giustificarmi. Voglio essere creduta“, ha aggiunto. “Non è mai piacevole per la mia cliente vedere l’uomo che accusa di stupro“, sottolinea la signora Pardo, per la quale“c’è ancora molta strada da fare nella lotta contro la violenza sessuale nel mondo del calcio maschile“.
I club possono acquistare o tesserare giocatori solo generando spazio economico attraverso uscite o interventi sui contratti, ma resta la possibilità di intervenire per revocare il provvedimento
Non soltanto la Lazio di Claudio Lotito. Secondo quanto appreso da Calcio e Finanza, a seguito delle verifiche della commissione indipendente sull’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche, anche il Sassuolo e il neo promosso Monza sono stati sottoposti a provvedimenti che prevedono la necessità di muoversi sul mercato estivo solamente con operazioni a saldo positivo.
Il riferimento è all’indicatore di Costo del Lavoro Allargato, uno dei parametri utilizzati per verificare la sostenibilità economico-finanziaria delle società di Serie A. Quando un club non rispetta il livello-soglia previsto al 31 marzo o al 30 settembre, la Commissione incaricata effettua le verifiche e comunica alla FIGC l’eventuale eccedenza di costo da ripianare.
A quel punto, secondo l’articolo 90, comma 4, lettera A), il Segretario Generale della FIGC dispone la non ammissione alle operazioni di tesseramento per la sessione di mercato interessata. La norma, però, prevede una deroga: il club può comunque tesserare nuovi calciatori se ogni operazione in entrata èintegralmente coperta dal saldo positivo generato nella stessa sessione di mercato.
Questo significa che, esattamente come nel caso della Lazio, anche Sassuolo e Monzapotranno acquistare o tesserare nuovi giocatori soltanto se prima, o contestualmente, riusciranno a generare spazio economico sufficiente attraverso uscite o interventi sui contratti. Resta ferma anche la possibilità di un intervento dell’azionista di maggioranza per riportare la situazione in equilibrio.
Serie A mercato a saldo positivo – Cosa dicono le NOIF – L’articolo 90, comma 4, lettera A), prevede in particolare che:
in caso di mancato rispetto del valore soglia dell’indicatore di Costo del Lavoro Allargato al 31 marzo o al 30 settembre, la Commissione comunica alla Segreteria Generale della FIGC l’esito delle verifiche e l’eccedenza di costo da ripianare;
il Segretario Generale della FIGC può disporre la non ammissione alle operazioni di tesseramento dei calciatori per la sessione estiva o per quella invernale;
il divieto non è assoluto, perché la società può comunque procedere a nuovi tesseramenti se, per ogni operazione, la Lega Serie A verifica la copertura integrale degli impegni economico-finanziari;
questa copertura deve derivare da un saldo positivo generato nella stessa sessione di mercato;
il saldo positivo può arrivare da cessioni di calciatori, trasferimenti, rinunce agli emolumenti o risoluzioni contrattuali;
ai fini del calcolo non rileva soltanto il saldo finanziario complessivo, ma anche il confronto tra il costo contrattuale residuo dei calciatori usciti e il costo contrattuale dei nuovi calciatori tesserati;
fino alla revoca del provvedimento, il costo contrattuale dei calciatori già tesserati non può essere rinegoziato al rialzo, salvo il caso dei professionisti in scadenza entro la stagione sportiva successiva.
Il punto centrale, quindi, non è soltanto l’eventuale incasso da una cessione. La norma tiene conto anche del peso dei contratti.Se un calciatore viene ceduto o risolve il contratto, il club può liberare costo residuo.Ma per tesserare un nuovo giocatore dovrà dimostrare che il nuovo impegno economico sia coperto dal risparmio o dalle risorse generate dalle operazioni in uscita.
Per Sassuolo e Monza, dunque, se non dovessero essere effettuati interventi diversi (come vedremo più avanti) il mercato estivo dovrà muoversi dentro un perimetro preciso: prima creare spazio, poi eventualmente reinvestire. Un acquisto potrà essere autorizzato solo se sostenuto da un saldo positivo sufficiente, verificato dalla Lega Serie A.
Serie A mercato a saldo positivo – I possibili interventi – Le NOIF (Norme Organizzative Interne Federali) prevedono tuttavia anche la possibilità di chiederela revoca del provvedimento. L’articolo 90, comma 5, stabilisce infatti che le società di Serie A possano presentare istanza al Segretario Generale della FIGC, inviando la documentazione necessaria, se l’eccedenza di costo contestata viene successivamente coperta.
Le soluzioni previste dalla norma sono diverse:
versamenti in conto futuro aumento di capitale;
aumenti di capitale già versati;
versamenti in conto copertura perdite;
finanziamenti postergati ed infruttiferi dei soci;
utilizzo delle riserve di utili, se distribuibili ai soci nel rispetto della normativa vigente, contabilizzate nelle situazioni patrimoniali intermedie al 31 marzo o al 30 settembre, previa delibera dell’assemblea dei soci di apposizione di un vincolo di indisponibilità e quantificazione dell’importo da utilizzare;
utilizzo delle risorse derivanti da cessioni pro soluto dei crediti relativi ad operazioni di trasferimento dei calciatori in ambito nazionale ed internazionale;
utilizzo delle risorse derivanti da cessioni pro soluto dei crediti relativi alla cessione dei diritti audiovisivi non già contabilizzati nei ricavi federali.
Le strade per Sassuolo e Monza sono dunque due. La prima è operare sul mercato rispettando il meccanismo del saldo positivo: ogni nuovo tesseramento dovrà essere coperto da uscite, risparmi contrattuali o altre operazioni consentite nella stessa sessione. La seconda è che le rispettive proprietà decidano di intervenire sull’eccedenza di costo attraverso una delle soluzioni patrimoniali o finanziarie previste dalle regole federali, chiedendo poi la revoca del provvedimento.
Compare nel registro degli indagati anche per presunta corruzione nell’indagine sulla ex vice premier albanese Belinda Balluku, accusata di “violazioni in gare d’appalto”. L’ex ds rossonero interrogato in Procura per sei ore
Igli Tare, 52 anni. Getty
Estate turbolenta per Igli Tare. Dopo il licenziamento dal Milan, per lui potrebbero profilarsi anche guai giudiziari in Albania, suo paese d’origine, dove è finito sotto inchiesta. Secondo fonti presso la Procura speciale albanese contro la criminalità organizzata e la corruzione (Spak), l’ex ds rossonero sarebbe sospettato di presunto “riciclaggio” nell’ambito dell’indagine contro l’ex vice premier albanese Belinda Balluku, accusata inizialmente di “violazioni in gare d’appalto“. Oggi la Procura ha fatto sapere di aver iscritto Tare nel registro degli indagati anche per “corruzione“.
OPERAZIONE – Il presunto collegamento tra Tare e Balluku riguarderebbe una villa sulla costa ionica albanese, in un complesso turistico. L’abitazione sarebbe stata offerta all’ex vice premier, come tangente per un appalto concesso a un’impresa edile quando era dirigente della società di controllo del traffico aereo Albcontrol. Per far perdere le tracce dell’operazione, la villa è stata registrata a nome di Igli Tare il quale, secondo gli investigatori, avrebbe stipulato “un fittizio contratto d’affitto con l’ex capogabinetto di Balluku“. La Procura sostiene che de facto l’abitazione sarebbe dell’ex vice premier, che in questi anni ne avrebbe fatto uso insieme alla sua famiglia. Tare è stato sottoposto a un interrogatorio in Procura, che ha lasciato dopo circa sei ore senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti.
Il tecnico livornese, promesso sposo al Napoli di De Laurentiis, contesta le modalità di comunicazione dell’esonero
Tra il Milan e Massimiliano Allegri rischia di chiudersi nel peggior modo possibile un’esperienza (la seconda del tecnico livornese in rossonero)durata appena una stagione.Non c’è ancora intesa infatti sulle modalità di separazione tra le parti sotto l’aspetto economico e, come riferisce l’edizione odierna de Il Giornale, il contenzioso potrebbe avere strascichi pure sul fronte legale.
I TEMPI DELL’ESONERO – Massimiliano Allegri era legato contrattualmente al Milan fino al 30 giugno 2027: la mancata qualificazione alla prossima Champions League non ha fatto scattare il prolungamento automatico per un’ulteriore stagione, con adeguamento dell’ingaggio da 5,5 milioni di euro netti a stagione a quota 6 milioni. Formalmente esonerato dalla guida tecnica della prima squadra attraverso la nota di lunedì 25 maggio con cui RedBird dava il benservito anche al direttore sportivo Igli Tare, al direttore tecnico Geoffrey Moncada e al CEO Giorgio Furlani, l‘allenatore toscano ha ricevuto la comunicazione effettiva dell’interruzione del rapporto via PEC soltanto quattro giorni più tardi, a firma del presidente Paolo Scaroni. Unica persona deputata a firmare documenti dopo l’allontanamento dell’ex ad Furlani.
DANNO DI IMMAGINE? – Secondo quanto riferisce Il Giornale, l’entourage di Allegri contesta al Milan le modalità con cui è stato comunicato il licenziamento, senza previa comunicazione ma attraverso un comunicato della proprietà divenuto poi pubblico di cui sarebbe venuto a conoscenza attraverso i media. Chi assiste il tecnico paventa anche una possibile per danno di immagine e, soltanto dopo la risoluzione di questo contenzioso, Allegri potrà sottoscrivere l’accordo biennale che avrebbe raggiunto col Napoli del patron Aurelio De Laurentiis.
14 MILIONI LORDI – In tutto questo,la partita si gioca anche sul fronte della buonuscita che l’ex allenatore rossonero si aspetta dal club per se stesso e per i suoi collaboratori. Per Il Giornale, la cifra complessiva ammonterebbe a 14 milioni di euro lordi, col Milan che si aspetta di spenderne la metà. In particolare, lo scontro si gioca sull’incentivo all’esodo che Gerry Cardinale vorrebbe versare ad Allegri, 500.000 euro, ritenuta il massimo possibile e giustificata col sospetto che il tecnico fosse in trattativa col Napoligià da diverse settimane. La richiesta di Allegri ammonterebbe invece attorno al milione di euro.
Il Tribunale del Riesame boccia completamene il metodo di indagine usato dai pm della Procura di Milano per l’ipotesi di reato di turbativa d’asta nella compravendita dello stadio Meazza dal Comune a Inter e Milan
San Siro(Foto: Pier Marco Tacca/Getty Images)
In attesa che Inter e Milan presentino il progetto ufficiale per il nuovo San Siro e per lo sfruttamento delle aree limitrofe nella loro proprietà, dal Tribunale del Riesame arriva un aggiornamento in merito all’inchiesta in corso da parte della Procura di Milano. Più che un aggiornamento, il pronunciamento del Riesame è un vero e proprio commento alle indagini portate avanti negli ultimi mesi ed è sicuramente poco lusinghiero nei confronti dei magistrati milanesi.
Come riporta l’edizione odierna de Il Foglio, il Riesame ha constatato che i pubblici ministeri della Procura di Milano andavano «alla ricerca non tanto delle prove ma della notizia di reato». Un giudizio tecnicamente, e anche deontologicamente, molto pesante sui modi di conduzione delle indagini nel rito ambrosiano, proprio perché viene direttamente dal Tribunale del Riesame. L’inchiesta, va ricordata, è stata imbastita con l’ipotesi di reato per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente nella compravendita dello stadio Meazza, passato a fine 2025 dal Comune di Milano ai due club.
Le motivazioni del Riesame riguardano l’annullamento di un sequestro sui telefoni e relative chat dell’avvocato Ada Lucia De Cesaris, dell’ex assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi e di un’altra funzionaria del Comune. Indagine dal percorso tortuoso, perché nasce da un sequestro di dispositivi nel corso di una differente inchiesta sull’urbanistica dello scorso anno. A seguito di una serie di richieste della Guardia di Finanza e dei pm, il contenuto di quelle chat è finito nel nuovo filone sulla presunta turbativa d’asta del Meazza.
Al di là delle complesse tecnicalità, l’aspetto più rilevante del giudizio del Riesame è la sonora bocciatura di un metodo: è giudicata «illegittima» l’avvenuta «esplorazione massiva dell’intero contenuto dei telefoni» perché comporta rischi di «profilazione sui comportamenti, le inclinazioni, i rapporti con i terzi e le idee». Ma soprattutto è il metodo del sequestri di device a scopo esplorativo a essere con forza censurato: i pm non possono né devono andare «alla ricerca non tanto delle prove ma della notizia di reato». Metodo che invece appare spesso utilizzato nelle inchieste milanesi soprattutto quelle sul mondo del calcio, compresa l’ultima roboante iniziativa milanese sugli arbitri.
Libero – Il riesame boccia la Procura di Milano: demolita l’inchiesta su San Sirohttps://t.co/l12m6Ax5gB
Maurizio Sarri è di fatto il nuovo allenatore dell’Atalanta. Il tecnico toscano firmerà un triennale non appena avrà risolto il contratto con la Lazio, che lascia dopo essere tornato solo la scorsa estate: l’annuncio del nuovo accordo è atteso per l’inizio della prossima settimana. Prenderà il posto di Raffaele Palladino, che lascia la Dea dopo averla ereditata da Juric a stagione inoltrata. Entro il weekend, poi, arriverà anche la firma di Cristiano Giuntoli come nuovo direttore sportivo dei bergamaschi.
Che cosa succederà ora? – Sarri è legato ai biancocelesti da un contratto biennale. Dopo la richiesta del tecnico di un faccia a faccia con il presidente Claudio Lotito, nelle ultime ore le parti si sono venute incontro per risolvere la questione in tempi rapidi ed evitare ulteriori giorni di tensioni. La situazione si è sbloccata anche grazie a Gennaro Gattuso, che ha trovato un accordo con la Lazio e prenderà il posto di Sarri. Il sostituto di Raffaele Palladino sulla panchina nerazzurra è atteso invece a Bergamo entro giovedì. Alla Dea ritroverà Cristiano Giuntoli,direttore sportivo del Napoli anche nel periodo di Sarri alla guida dei partenopei. Senza un accordo, il tecnico toscanosarebbe rimasto alla Lazio fino al 30 giugno e avrebbe poi presentato le dimissioni. Lotito valuterà comunque di chiedergli i danni a causa delle sue ultime parole: “A Formello è un ambiente difficile. Evidentemente chi ci ha lavorato ha incontrato i miei stessi problemi, se l’epilogo è stato lo stesso“, aveva detto Sarri. Gattuso è avvisato.
Il saluto finale – Dopo la partita contro il Pisa, Sarri ha salutato la Lazio: “Non mi sono pentito di essere tornato perché è stata una stagione formativa, che mi ha cambiato e reso più empatico con i giocatori“. Decisiva per incrinare un rapporto mai amichevole tra Sarri e Lotito la questione mercato: “Dopo la sessione estiva bloccata, la società mi aveva detto che sarebbe stata fatta una campagna acquisti importante a gennaio e avrei avuto voce in capitolo. Non è andata così. A Formello puoi sbattere i pugni quanto vuoi, ma non ti ascolta nessuno“. Nonostante le difficoltà, Sarri è rimasto al timone della Lazio: “Ho mantenuto la promessa col popolo biancoceleste di arrivare fino a giugno“, ha detto. Sabato sera avava poi aggiunto: “Ora non sono contento, ho perplessità andare avanti, così come il presidente avrà le sue, ma ci sono altri due anni di contratto. O si trova un accordo veloce per risolverlo oppure va rispettato“. Una frase di circostanza, per evitare di gettare ulteriore benzina sul fuoco prima di un addio già scritto da tempo.
Erano circa 250 gli operai al lavoro nell’impianto nella provincia dello Shanxi. Prima del disastro i livelli di monossido di carbonio erano saliti oltre i limiti
Sono almeno 90 i morti in una esplosione di gas avvenuta in una miniera di carbone nella provincia dello Shanxi, nel nord-est della Cina. Lo riportano i media statali. L’esplosione è avvenuta alle 19.30 di venerdì ora locale mentre 247 lavoratori si trovavano sottoterra. L’esplosione di gas si è verificata nel sottosuolo della miniera di carbone di Liushenyu, nella contea di Qinyuan.
Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato un dispiegamento totale delle forze di soccorso per ritrovare i dispersi e prestare assistenza ai feriti. Xi ha anche sollecitato un’indagine approfondita sulle cause, affinché i responsabili siano chiamati a rispondere di quanto accaduto.
I soccorritori hanno lavorato tutta la notte per mettere in salvo i minatori, decine dei quali sono rimasti a lungo intrappolati. La provincia dello Shanxi ospita diverse miniere di carbone che già in passato sono state teatro di gravi incidenti. Secondo l’agenzia Xinhua, prima dell’esplosione, i livelli di monossido di carbonio nella miniera avevano superato i limiti.