Boschi lombardi sempre più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. Nei primi dieci mesi del 2026 gli incendi hanno devastato 606 ettari di foreste in Lombardia, con 17 roghi registrati tra gennaio e metà ottobre. È quanto emerge dal rapporto “La bioeconomia delle Foreste”, che segnala una crescita del rischio incendi tra le più marcate a livello nazionale.
Ambiente, Ichnusa si affida all’arte sarda per sensibilizzare contro l’abbandono del vetro
Ichnusa – (Foto ufficio stampa)
Con la stagione estiva alle porte, Ichnusa rinnova il suo impegno per l’ambiente rilanciando, per il terzo anno consecutivo, la sua campagna “Se deve finire così, non beveteci nemmeno”
Lo sguardo contrariato di una donna, di un fenicottero, di un polpo: sono i simboli della natura e del territorio sardo a ribellarsi contro l’abbandono del vetro e a quei gesti di incuria e superficialità che ‘fanno male‘ all’isola della Sardegna. È la sensibilità di tre muralisti sardi, si legge in una nota, la protagonista della terza edizione della campagna Ichnusa‘Se deve finire così, non beveteci nemmeno‘ che, per tutta l’estate 2026, trasformerà porti, aeroporti e luoghi di aggregazione sardi in un vero e proprio museo diffuso, con il messaggio di impegno sociale e civico che fa parte da sempre del muralismo sardo. Tutto è iniziato nel 2024 quando il birrificio di Assemini, nel vedere le sue bottiglie protagoniste involontarie di episodi di incuria sul territorio, ha risposto con un messaggio diretto e senza filtri: meglio un consumatore in meno che una bottiglia abbandonata in più, accompagnandolo ad un’immagine che lascia poco spazio all’interpretazione: le bottiglie Ichnusa abbandonate nell’ambiente. (Video)
Negli anni, la campagna, che porta la firma creativa di LePub, si è arricchita di nuove iniziative e linguaggi per coinvolgere sempre più persone anche attraverso le varie attivazioni. In particolare, lo scorso anno, per dare una ‘seconda vita’alle bottiglie di vetro abbandonate, rendendole simboli del rispetto per l’ambiente, Ichnusa ha deciso di trasformarle in vere e proprie opere d’arte.Dopo averle raccolte e ripulite, le ha affidate a 6 muralisti sardi, selezionati in collaborazione con Urban Center, un’organizzazione no profit con sede a Cagliari che promuove l’arte e l’innovazione come strumento per creare cambiamento e per generare miglioramento nei territori. Gli artisti, Maurizio Brocca,Chiara Foddis, Marinetti, Teresa Podda, Sardomuto e Stella Ziantoni, hanno decorato le bottiglie rendendole ciascuna un’opera d’arte, poi donate a Legambiente Sardegna che, nella primavera 2025, ha promosso un’asta online per supportare azioni a sostegno della cultura del rispetto.
E anche quest’anno, con LePub come partner creativo, il birrificio si affida al talento di artisti locali, scegliendo le grafiche più amate della scorsa edizione e trasformandole in affissioni posizionate nei principali luoghi di mobilità e socialità dell’isola, dagli aeroporti di Olbia, Alghero e Cagliari al porto e alle zone della movida, per sensibilizzare anche chi arriva o ritorna sull’isola e ricordare che il piacere di una birra in compagna deve finire con un gesto di rispetto e amore per la Sardegna, anche dopo il consumo. “‘Il nostro impegno nasce dal legame profondo che abbiamo con questa terra, un legame che ci spinge a fare sempre un passo in più quando una nostra bottiglia finisce dove non dovrebbe. Per noi comunicare non basta: vogliamo agire, coinvolgere la comunità e soprattutto i giovani. Per questo partire da AteneiKa è importante, perché è un luogo di socialità dove il nostro messaggio può diventare un gesto concreto. Vedere che sempre più persone prestano attenzione al corretto smaltimento del vetro è il segnale che il percorso intrapreso sta davvero dando i suoi frutti”, racconta Paolo Ciccarelli, direttore del Birrificio Ichnusa.
Le creatività sono state realizzate dagli artisti Sardomuto, Marinetti e Stella Ziantoni, in collaborazione con Urban Center. Nelle nove illustrazioni selezionate, la Sardegna che si ribella prende vita attraverso animali, personaggi identitari e paesaggi selvaggi, mostrando la bellezza e le fragilità del territorio sardo e la necessità di rispettarlo, riconoscendo l’importanza e le conseguenze di piccoli gesti che possono fare la differenza – nel bene e nel male. Le loro illustrazioni mettono in scena un messaggio condiviso e ricordano a chi le guarda che ogni gesto può contribuire a preservare la bellezza dell’isola o, al contrario, comprometterne l’equilibrio. Un fenomeno unanimemente condannabile ma che ci riguarda tutti: è questa la fotografia dell’abbandono del vetro in Italia restituita da un’indagine condotta da AstraRicerche per Ichnusa, con un italiano su 4 ad ammettere di aver abbandonato bottiglie di vetro nell’ambiente almeno una volta nella vita, mentre uno su dieci confessava di averlo fatto nell’ultimo periodo. Dati che confermano quanto iniziative come quella di Ichnusa siano ancora necessarie. E infatti, la campagna di Ichnusa è stata recepita come un motore di responsabilità collettiva: quasi 3 italiani su 4 ritengono che possa davvero orientare scelte più responsabili. Per l’87% degli intervistati, la campagna li ha portati a riflettere sull’importanza del rispetto per l’ambiente mentre l’83% dichiara di prestare oggi maggiore attenzione al corretto smaltimento del vetro proprio grazie al messaggio del birrificio.
Come ogni anno, la campagna vive sul territorio anche con azioni concrete per dare il buon esempio. Grazie alla collaborazione continuativa tra Ichnusa e Legambiente Sardegna, tornano le giornate di pulizia di spiagge e luoghi simbolo di aggregazione sull’isola che vedranno impegnate “sul campo” anche le persone dello storico birrificio di Assemini. Le prime due tappe, il 29 maggio e il 5 giugno, si svolgeranno in concomitanza con AteneiKa, il festival universitario di Cagliari, luogo simbolo frequentato dai giovani. Faranno poi seguito nel mese di giugno altre due tappe a Giorgino e Poetto, due luoghi simbolo dell’estate cagliaritana. L’edizione 2026 della campagna è stata presentata il 28 maggio scorso, in concomitanza con l’inizio di AteneiKa. Durante il festival, Ichnusa sarà presente non solo con le sue referenze ma anche con una serie di attivazioni dedicate, tra cui un murales realizzato in collaborazione con l’artista sassarese Sardomuto, che interpreta e dà continuità al messaggio della campagna, t-shirt personalizzate, pensate per diffondere la cultura del rispetto anche oltre gli spazi dell’evento.
Il messaggio di Ichnusa viaggia anche online e sui social con una campagna digital dedicata, dal 1° giugno al 16 agosto, che contribuirà ad amplificarne la visibilità e a rafforzare il dialogo con i giovani. Un insieme di azioni che unisce presenza fisica e presenza visiva, per ricordare che il rispetto dell’ambiente passa tanto dai gesti quotidiani quanto dai messaggi che li ispirano. “La nostra campagna con Ichnusa prosegue da tempo, e oggi siamo ancora più convinti che non servano grandi gesti per fare la differenza: la comunità, attraverso piccole azioni quotidiane, può diventare il motore di cambiamenti significativi”, dichiara Marta Battaglia, presidente di Legambiente Sardegna. “Il nostro obiettivo è comune a quello di Ichnusa, ovvero difendere e trasmettere al futuro una Sardegna ancora bella e intatta. Le azioni di pulizia che svolgiamo in luoghi di socialità e spiagge, in cui soprattutto d’estate si manifestano le principali criticità di abbandono dei rifiuti, sono fondamentali per la loro forza dimostrativa e la capacità di stimolare un’emulazione virtuosa: raccogliere e smaltire correttamente i rifiuti restituisce bellezza a una terra unica e educa alla cura del bene comune”.
Ichnusa rinnova il suo impegno per l’ambiente con la campagna ‘Se deve finire così, non beveteci – Adnkronos
Anche a Monza, Lodi, Bergamo, Pavia e Cremona Arpa ha registrato il superamento dei valori massimi di Pm10 nei giorni scorsi: stop per alcune categorie di veicoli
Non piove, si accumulano le sostanze inquinanti nell’aria e in Lombardia scattano le misure temporanee antismog: da oggi in tutti i comuni delle province di Monza, Lodi, Milano, Bergamo, Pavia e Cremona – dove i dati di Arpa hanno certificato il superamento consecutivo del valore limite riferito alla media giornaliera di Pm10 nei giorni scorsi – sono in vigore il divieto di utilizzo degli impianti termici alimentati a biomassa legnosa fino a tre stelle comprese e di spandimento dei liquami zootecnici (salvo iniezione e interramento immediato).
A queste misure si aggiunge la riduzione di 1°C delle temperature massime nelle abitazioni e il divieto di qualsiasi tipo di combustione all’aperto.
È inoltre attivo, nei Comuni con più di 30mila abitanti e in quelli che hanno aderito su base volontaria, il divieto di circolazione dei veicoli fino a euro 1 benzina e fino a euro 4 diesel compresi, anche se dotati di Fap (filtro antiparticolato) efficace o aderenti al servizio Move-In.
Nei prossimi giorni, in base all’evoluzione della situazione meteorologica, si valuterà se si presenteranno le condizioni necessari per l’eventuale revoca delle misure adottate.
In ogni caso, ricordano da Regione Lombardia, “sul sito www.infoaria.regione.lombardia.it sono riportate tutte le informazioni relative alle misure temporanee per il miglioramento della qualità dell’aria. Il sito prevede anche un servizio di notifiche per essere informati tempestivamente sull’attivazione delle misure temporanee. L’alert può essere attivato previa registrazione”.
Al momento, il bollettino meteo dell’Arpa regionale prevede per tutta la settimana “condizioni di cielo generalmente soleggiato sui settori meridionali della Lombardia, da nuvoloso a molto nuvoloso su quelli settentrionali, occasionalmente associati a pioviggini, specie nelle ore pomeridiane o nel corso di giovedì 16”. Per quanto riguarda la ventilazione, sarà “generalmente debole e in pianura assumerà una direzione orientale o variabile”.
Negli scorsi mesiGreenpeace Italiaha acquistato presso un supermercato di Roma sedici bottiglie di acqua minerale, appartenenti agli otto marchi più diffusi nel nostro Paese (Ferrarelle, Levissima, Panna, Rocchetta, San Benedetto, San Pellegrino, Sant’Anna e Uliveto) e le ha inviate a due laboratori – otto bottiglie in Germania e altrettante in Italia – per testare l’eventuale presenza di PFAS (sostanze poli- e per-fluoroalchiliche).
I PFAS sono sostanze chimiche note anche come “inquinanti eterni”, usate in numerosi processi industriali e prodotti, che si accumulano nell’ambiente e sono da tempo associate a gravi rischi per la salute. Tra le molecole ricercate da Greenpeace Italia rientra anche l’acido trifluoroacetico (TFA), ovvero il PFAS più diffuso sul pianeta.
I campioni di acqua minerale Ferrarelle e San Benedetto naturale non hanno evidenziato alcuna presenza di contaminanti
Acqua minerale la contaminazione è diffusa – I campioni di acqua minerale Ferrarelle e San Benedetto naturalenon hanno evidenziato alcuna presenza di contaminanti. Questo vuol dire che la concentrazione in questi campioni è risultata inferiore al limite di rilevabilità di 50 ng/l .Per Levissima, Panna, Rocchetta, San Pellegrino, Sant’Anna e Uliveto è stata rilevata la presenza di TFA.Panna ha fatto registrare il valore più elevato di acido trifluoroacetico (700ng/l), seguito dalla bottiglia di Levissima (570 ng/l) e di acqua Sant’Anna (440 ng/l). Il TFA è l’unico PFASrilevato nei campioni presi in esame, nessuno conteneva sostanze appartenenti al gruppo dei 20 PFAS regolamentati dalla direttiva UE sull’acqua potabile né sostanze appartenenti al gruppo PFAS-4 (PFOA, PFOS, PFHxS e PFNA), classificate come particolarmente pericolose. Greenpeace Italia ha inviato i risultati alle aziende senza ricevere riscontri di sorta.
Sebbene il TFA (una molecola composta da una corta catena di due atomi di carbonio) sia nota da tempo, solo di recente si è cominciato a indagare i possibili effetti per la salute umana essendo un composto praticamente presente ovunque e a cui noi tutti siamo esposti.
Perché comprare acqua minerale contaminata a TFA ?
Un problema europeo – Il TFA si trova nella polvere come nel sangue umano e, quindi, non sorprende la presenza e nell’acqua minerale. Le Autorità tedesche di recente hanno classificato il TFA come “tossico per la riproduzione” e “molto mobile e persistente”. Questa sostanza può derivare dalla degradazione di altri PFAS rilasciati nell’ambiente e si accumula negli organismi viventi. Non si tratta di un problema italiano. I valori di TFA rinvenuti nei campioni (tra 70 e 700 ng/l) si allineano – anche se con valori leggermente inferiori – a quelli ottenuti da altre indagini in vari Paesi europei (tra 370 e 3.300 ng/l).
Un test simile condotto a maggio 2025 su 21 marche di acqua minerale da Altroconsumo (ne abbiamo parlato qui). La rivista è giunto ad analoghe conclusioni. Cinque minerali sono state “bocciate” a causa della presenza di TFA (acido trifluoroacetico). I marchi penalizzati sono: Panna, Esselunga Ulmeta, Levissima, Maniva, Saguaro Lidl.
TFA sostanza tossica – Alla luce dei risultati degli ultimi studi, nella primavera del 2024 la Germania ha presentato all’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche) una richiesta di classificazione del TFA come sostanza tossica per la riproduzione. Se l’ECHA approverà la richiesta, il TFA potrebbe essere classificato come “metabolita rilevante” delle sostanze attive nei prodotti fitosanitari. Ciò verosimilmente significherebbe che, in conformità con l’ordinanza tedesca sull’acqua potabile (TrinkwV), non sarebbe consentito superare il valore limite di 100 ng/l,che potrebbe quindi essere esteso all’acqua potabile di tutti i Paesi europei.
Domani inizia lo sversamento nell’oceano. L’Aiea ha vidimato la decisione perché è la meno dannosa delle opzioni. La Cina: egoisti e irresponsabili
Alla fine, dodici anni dopo l’incidente che ha fatto tremare il mondo, il Giappone si trova di nuovo al centro dell’attenzione — e della preoccupazione — globale. Tokyo ha autorizzato, a partire da domani, lo sversamento nell’oceano dell’acqua utilizzata per il raffreddamentodi quel che è avanzato del materiale nucleare della centrale di Fukushima, travolta dal terremoto-tsunami dell’11 marzo 2011 e da allora in fase di smantellamento.
L’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ha vidimato la decisione perché, dice,è «la meno dannosa» delle opzioni. Si tratta, in definitiva, di disperdere attraverso un tubo realizzato sul fondo marino e lungo un chilometro l’acqua trattata per «curarne» la contaminazione radioattiva — si calcola una media di 500 mila litri al giorno — per svuotare gradualmente le cisterne che si sono moltiplicate intorno al sito di Dai-ichi fino a costituire una foresta di metallo. In teoria, le procedure di «ripulitura» dell’acquadovrebbero averne abbattuto la carica radioattiva, trizio a parte perché questo elemento è troppo costoso (e complicato) da eliminare. Dunque, assicurano le autorità nipponiche, «non c’è alcun pericolo per l’ambiente».
Ma le reazioni internazionali a questa decisione, più volte prospettata in passato, hanno subito raggiunto la temperatura di fusione. La posizione più netta è quella cinese. Il viceministro degli Esteri Sun Weidong ha convocato l’ambasciatore giapponese a Pechino per manifestargli la decisa «protesta» del suo Paese per un atto del tutto «egoista e irresponsabile». Sun ha sottolineato, nell’incontro con l’ambasciatore Hideo Tarumi, che se il Giappone «insiste nel seguire la propria strada, il governo cinese adotterà le misure necessarie per salvaguardare con fermezza l’ambiente marino, la sicurezza alimentare e la salute pubblica».
Netta anche la presa di posizione di Greenpeacee delle stesse ong giapponesi che sono scese subito nelle strade a protestare. L’associazione ambientalista segnala che «il 3 agosto 2023 risultavano stoccati nei serbatoi 1.343.227 metri cubi di acque reflue radioattive, ma a causa del fallimento della tecnologia di trattamento Alps (Advanced Liquid Processing System), circa il 70% di queste acque dovrà essere nuovamente trattato. Diversi scienziati hanno avvertito che i rischi radiologici derivanti dal rilascio di acqua contaminata non sono stati del tutto valutati e che gli impatti biologici degli elementi radioattivi che saranno scaricati in mare (trizio, carbonio-14, stronzio-90 e iodio-129) sono stati ignorati». Le proteste non rimarranno sulla carta. La Cina ha già rispedito in Giappone un carico di pesce destinato ai suoi mercatimentre Hong Kong ha annunciato un boicottaggio selettivo di merci da dieci prefetture. In Italia la Coldiretti assicura come non ci siano preoccupazioni per i consumatori: i controlli sono puntuali e severi e comunquei circa 123 mila chili di pesce acquistati in Giapponein un anno rappresentano meno dello 0,02% sul totale dei prodotti ittici importati.
Come reagirà Tokyo? Il progetto era stato convalidato a luglio dall’Aiea. L’operazione, della durata di 50 anni, non dovrebbe avere conseguenze sull’ambiente o sulla salute umana, dice il Giappone. La procedura prevede il rilascio nell’Oceano Pacifico, dopo il trattamento, di oltre 1,3 milioni di tonnellate di acqua stoccata nel sito della centrale di Fukushima.
L’impianto produce più di centomila litri di acqua contaminata al giorno, proveniente dalla pioggia, dalle acque sotterranee e dalle iniezioni necessarie per raffreddare continuamente i nuclei dei reattori che si sono fusi nel 2011. L’acqua viene raccolta, filtrata e immagazzinata nel sito, ma la capacità disponibile sarà presto esaurita: 1,34 milioni di tonnellate, l’equivalente di quasi 540 piscine olimpioniche, sono state accumulate in più di mille serbatoi giganti.
Il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, ha firmato il Decreto che definisce i nuovi limiti temporali di esercizio degli impianti termici di climatizzazione alimentati a gas naturale e la riduzione di un grado dei valori massimi delle temperature degli ambienti riscaldati, da applicare per la prossima stagione invernale come previsto dal Piano di riduzione dei consumi di gas naturale.
Un’ora in meno di riscaldamenti e si accendono 8 giorni più tardi – Il periodo di accensione degli impianti, spiega il Mite, è ridotto di un’ora al giorno eil periodo di funzionamento della stagione invernale 2022-2023 è accorciato di 15 giorni, posticipando di 8 giornila data di inizio e anticipando di 7 la data di fine esercizio. In presenza di situazioni climatiche particolarmente severe, le autorità comunali, con proprio provvedimento motivato, possono autorizzare l’accensione degli impianti termici alimentati a gas anche al di fuori dei periodi indicati al decreto, purché per una durata giornaliera ridotta. Inoltre, i valori di temperatura dell’aria sono ridotti di 1 grado.
Il calendario delle accensioni – Si ridisegna così la cartina di accensione dei riscaldamenti:
1) Zona A: ore 5 giornaliere dal 8 dicembre al 7 marzo;
2) Zona B:ore 7 giornaliere dal 8 dicembre al 23 marzo;
3) Zona C:ore 9 giornaliere dal 22 novembre al 23 marzo;
4) Zona D:ore 11 giornaliere dal 8 novembre al 7 aprile;
5) Zona E:ore 13 giornaliere dal 22 ottobre al 7 aprile;
6) Zona F:nessuna limitazione.
Zona A: è costituita dal Sud Italia e dalle isole;
Zona B: Agrigento, Reggio Calabria, Messina o Trapani
Zona C: Napoli, Imperia e Cagliari
Zona D: Roma, Firenze, Foggia, Ancona e Oristano
Zona E: Milano, Torino, Bologna, e L’Aquila
Zona F: è quella dell’arco alpino, con città Belluno, Trento e Cuneo.
Previste alcune esenzioni: Al fine di agevolare l’applicazione delle nuove disposizioni, Enea pubblicherà un vademecum con le indicazioni essenziali per impostare correttamente la temperatura di riscaldamento che gli amministratori di condominio potranno rendere disponibile ai condomini. Sono previste delle esenzioni, in particolare non si applicano agli edifici adibiti a luoghi di cura, scuole materne e asili nido, piscine, saune e assimilabili eagli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e simili per i quali le autorità comunali abbiano già concesso deroghe ai limiti di temperatura dell’aria, oltre che agli edifici che sono dotati di impianti alimentati prevalentemente a energie rinnovabili.
Marghera, incendio in stabilimento ex Alcoa: l’intervento dei vigili del fuoco
L’intervento dei vigili del fuoco alla Slim Rolling Fusina di Porto Marghera (Venezia), dove c’è stato un incendio nell’impianto del laminatoio. Una nube nera si è alzata sopra la zona industriale di Marghera, ben visibile anche dal centro storico di Venezia. Non ci sono feriti. L’incendio non ha coinvolto aziende del ciclo chimico. L’azienda infatti si occupa della lavorazione dell’acciaio. L’Arpav, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, è comunque intervenuta per le analisi dell’aria.
La neve inizia a scendere in modo molto intenso sulle Alpi piemontesi. E’ la prima vera nevicata della stagione. Qui siamo a Sestriere. Le immagini sono state girate poco dopo mezzanotte. L’accumulo al suolo sta via via aumentando. Il clou dei fenomeni è atteso nel corso della notte.
Maltempo, fitta nevicata al Sestriere: il drone in volo tra i fiocchi
Un’intensa nevicata ha colpito le Alpi occidentali. Al Sestriere, nota località sciistica in provincia di Torino, si sono creati importanti accumuli. Le immagini dal drone, in volo tra i fiocchi di neve, mostrano un paesaggio completamente imbiancato.
Riprende a nevicare forte nella nota località sciistica, che stanotte ha visto i primi, abbondanti fiocchi della stagione.
Sestriere, si spala la neve da tetti e strade sotto la tormenta. Primi fiocchi stagione in Piemonte
California, guasto a un oleodotto: la marea nera uccide centinaia di pesci e uccelli
Una marea nera sta preoccupando la California, dopo che un guasto a un oleodotto ha inviato almeno 126mila galloni di petrolio nel Pacifico al largo della costa della contea di Orange, creando una chiazza di petrolio di 13 miglia quadrate. Centinaia pesci e uccelli morti si sono arenati in alcune zone, mentre sono in atto sforzi per cercare di contenere la chiazza di petrolio che si estende da Huntington Beach a Newport Beach. La perdita si è verificata a tre miglia al largo della costa di Newport Beach per un guasto in un oleodotto collegato a una piattaforma petrolifera offshore chiamata Elly, gestita da Beta Offshore. La Guardia Costiera degli Stati Uniti ha spiegato che gli equipaggi hanno “recuperato” per ora solo 3.150 galloni di petrolio.
#Reuters#Live#News LIVE: Lava gushes from a volcano on Spain’s La Palma island
Un’eruzione vulcanica è iniziata domenica pomeriggio di 19 settembre sulla Cumbre Vieja de La Palma, nella zona di Las Manchas, dopo che negli ultimi giorni si sono registrati migliaia di terremoti nella zona, dove si può vedere un’enorme colonna di materiali vulcanici.
Cumbre Vieka, che si trova sull’isola di La Palma, nelle Canarie
La Palma, anche San Miguel de La Palma, è l’isola più a nord-ovest delle Isole Canarie, in Spagna. La Palma ha una superficie di 708 chilometri quadrati (273 miglia quadrate) che la rendono la quinta più grande delle otto principali isole Canarie. La popolazione totale alla fine del 2020 era di 85.840 abitanti, di cui 15.716 vivevano nella capitale, Santa Cruz de La Palma e circa 20.467 a Los Llanos de Aridane. La sua montagna più alta è il Roque de los Muchachos, a 2.423 metri (7.949 piedi), essendo seconda tra le vette delle Canarie solo alle vette del massiccio del Teide a Tenerife.
Il Cumbre Vieja (Cima vecchia in spagnolo) è un complesso vulcanico situato sull’isola La Palma, nell’arcipelago spagnolo delleIsole Canarie.
Geografia fisica – Il complesso del Cumbre Vieja è situato sull’isola di La Palma, una delle isole più geologicamente attive dell’arcipelago delle Canarie; la sua vetta raggiunge i 1949 metri sul livello del mare.
Eruzioni – Da quando gli spagnoli giunsero sull’isola, vi sono state le seguenti eruzioni:
1470 –1492 – Montaña Quemada
1585 – Tajuya
1646 – Cratere San Martin
1677 – Cratere San Antonio
1712 – El Charco
1949 – Cratere Nambroque, Duraznero, Hoyo Negro e Llano del Banco
L’ultimo schiaffo al simbolo dell’Art in Nature progettato dall’artista Giuliano Mauri e abbattuto nel 2019 dopo essere stato rovinato da due trombe d’aria e la scarsa manutenzione
Dopo i colpi di ruspa che nel dicembre 2019 avevano abbattuto, di notte, quel che restava ancora in piedi del “tempio vegetale” progettato dall’artista Giuliano Mauri – ben poco in realtà, 13 colonne delle 108 originarie, mentre 55 giacevano già a terra e le altre erano state distrutte dal maltempo – , l’ultimo schiaffo all’opera simbolo dell’Art in Nature sarebbe nella mano dietro al rogo divampato questa notte.
Sul posto è al lavoro la polizia scientifica di Lodi che sta eseguendo le indagini, ma i primi indizi fanno pensare infatti alla pista dolosa. “Per me non è più l’opera, la Cattedrale Vegetale – riflette Francesca Regorda, nipote dell’artista e presidente dell’Associazione Giuliano Mauri -. Potrò sembrare cruda, ma erano ormai un ammasso di legni lasciati lì, quindi condanno il gesto, ma non è più l’opera di Giuliano Mauri“. Scomparso nel 2009, l’artista aveva lasciato uno scritto, considerato il suo testamento ‘artistico‘, in cui progettava una Cattedrale Vegetale nella sua città, Lodi appunto, dopo la prima costruita ad Arte Sella (Borgo Valsugana, Trento) e la seconda al Parco delle Orobie a Bergamo. continua a leggere
Il monitoraggio della Carovana dei ghiacciai di Legambiente sulla massa più estesa d’Italia: dal 2016 a oggi lo spessore si è ridotto di 12 metri
Ogni anno sul ghiacciaio dell’Adamello, il più esteso d’Italia, spariscono 14 milioni di metri cubi di acqua, pari a 5.600piscine olimpioniche. La sua estensione areale infatti si sta riducendo progressivamente, passando dai circa 19 km quadrati del 1957 ai circa 17.7 del 2015. È questo il risultato del monitoraggio effettuato dalla Carovana dei ghiacciai di Legambiente sui ghiacciai dell’Adamello in Lombardia.
Seppure lo spessore del ghiacciaio sia notevole (sono stati infatti misurati 270 metri a Pian della Neve nel 2016), negli ultimi anni si sta registrando anche una progressiva riduzione pari a 10-12 metri dal 2016 ad oggi. “Le masse glaciali dell’Adamello, il più grande ghiacciaio d’Italia, colpiscono in quando a dimensioni e bellezza e lasciano grande sconcerto al pensiero che nei prossimi decenni, se continueremo con il trend attuale di immissioni di gas climaterianti, non potranno più essere ammirate dai numerosi turisti che raggiungono il passo del Presena – ha sottolineato in una nota Vanda Bonardo, responsabile Alpi Legambiente -. Sicuramente un motivo in più perché si costruisca una maggiore consapevolezza nei cittadini e nei governanti“.
Un grosso incendio si è sprigionato questa mattina, lunedì 16 agosto, nello stabilimento dell’azienda Oppimitti a Borgotaro (Parma). Una alta colonna di fumo ha sovrastato tutta la vallata, spargendo un forte odore di plastica bruciata. Numerose squadre di vigili del fuoco di Borgotaro e di Parma sono al lavoro per riportare l’area in sicurezza. Il sindaco di Borgotaro, Diego Rossi, ha invitato la cittadinanza a tenere chiuse le finestre delle proprie abitazioni. In via precauzionale è stata chiusa la piscina comunale e sospeso il mercato settimanale. Presenti anche funzionari Arpae e carabinieri. Il tratto di strada nella zona della ditta di smaltimento rifiuti è stato interdetto alla circolazione.
BORGOTARO 16 AGOSTO 2021 INCENDIO NELLO STABILIMENTO DI OPPIMITTI
Incendio alla Oppimitti di Borgotaro: le raccomandazioni dell’Ausl
Si allentano, rispetto a quanto riportato in un primo momento dall’Ansa che citava fonti sanitarie, le misure di precauzione a Borgotaro dopo l’incendio alla Oppimitti.
Il rogo scoppiato nelle prime ore di questa mattina nella ditta di smaltimento rifiuti ha visto fin da subito l’intervento dei professionisti dell’Azienda Usl in stretto raccordo con Arpae e Amministrazione comunale.
In attesa dei primi esiti delle analisi di Arpae sui campionamenti previsti, l’Azienda sanitaria consiglia in via precauzionale ai cittadini di tenere alcuni comportamenti. Come da indicazioni dei Servizi di sanità pubblica, “fino a che l’incendio è in corso si consiglia di tenere le finestre chiuse – ha spiegato Giovanni Gelmini, direttore del distretto Valli Taro e Ceno dell’Ausl -. Inoltre, prima di consumare frutta e verdura raccolte negli orti dopo l’incendio, si raccomanda di lavarle con cura. Infine – ha concluso Gelmini – è consigliato tenere al chiuso le ciotole con l’acqua per l’abbeveraggio degli animali domestici“.
Sempre secondo l’azienda sanitaria non è necessario tenere a casa le persone fragili come anziani e bambini, come riporta invece un comunicato a firma dell’ufficio stampa Ausl Parma pubblicato sul sito internet e sulla pagina Facebook del Comune di Borgotaro.
I vigili del fuoco sono stati impegnati per ore per spegnere le fiamme che hanno avvolto un capannone, facendo crollare il tetto.
All’interno dell’azienda c’erano soprattutto rifiuti di cartone, ma anche materiale plastico.
“Invito i cittadini – ha detto Diego Rossi, sindaco del Comune di Borgotaro – a seguire le indicazioni dell’Ausl fino a che gli esiti del monitoraggio della qualità dell’aria confermeranno che non ci sono problemi per la salute. Sempre in via precauzionale si è prevista la chiusura della piscina del Centro S. Barbara e la sospensione del mercato settimanale“, fa sapere infine il sindaco, che per aggiornamenti invita i suoi cittadini a consultare il sito del Comune e dell’Ausl.
I tecnici dell’Arpae hanno definito il posizionamento dei rilevatori utili alla misurazione della presenza o meno di sostanze tossiche nell’aria, dislocati in cinque punti del territorio comunale oltre a un rilevatore installato sul tetto dell’Ospedale Santa Maria (presso l’ospedale è stato eseguito anche un campionamento istantaneo).
L’ondata di calore che si è riversata sullo Stato americano, il dilagare di incendi e l’obsolescenza della rete: ai californiani viene richiesto anche di non caricare le auto elettriche nelle ore di punta. La popolazione invitata a raccogliersi in “centri del fresco” e non accendere i singoli condizionatori
Caldo torrido, incendi, obsolescenza della rete elettrica: la California sta vivendo uno dei periodi più difficili per quanto riguarda la gestione dell’energia. Il California Independent System Operator ha emesso un “alert” chiedendo a tutti i residenti di limitare o tagliare il consumo di energia elettrica. Si tratta della sesta richiesta ufficiale dal giugno scorso. In particolare, ai californiani è stato chiesto dalle 16 alle 21 di tutti i giorni di non utilizzare i condizionatori d’aria alla massima potenza e di evitare di ricaricare le auto elettriche. L’alert (che prevede però un’adesione volontaria) è valido per tutta questa settimana e potrà essere prolungato anche dopo Ferragosto. Ai cittadini viene anche chiesto di spegnere tutte le luci non necessarie, non utilizzare i grandi elettrodomestici (lavatrici ed asciugatrici in primo luogo) e, addirittura, di spostare la ricarica di eventuali dispositivi elettronici (smartphone, tablet, etc.) prima o dopo il periodo di “flex alert”.
Prima di quest’ultimo avviso, analoga richiesta era stata fatta per il 17 e 18 giugno, per il 9, 10 e 12 luglio. L’ufficio dei servizi di emergenza del governatore della California ha messo a disposizione dei residenti un elenco aggiornato di centri dove poter accedere e dove le condizioni di calore sono ridotte, proprio per evitare un consumo eccessivo di energia elettrica nelle singole abitazioni a causa dell’ondata di caldo. Oltre al caldo estremo, le condizioni di siccità hanno ostacolato la vita quotidiana in California quest’estate. Il governatore Gavin Newsom ha recentemente chiesto ai residenti di ridurre volontariamente il loro consumo di acqua del 15%. All’8 luglio, 50 delle 58 contee dello stato erano in uno stato di emergenza per la siccità.continua a leggere
Incendi, immessi nell’atmosfera 1,5 miliardi di tonnellate di CO2
I roghi sviluppatisi in Italia, Canada, Grecia, Turchia e Siberia nel solo 2021 hanno distrutto 3 milioni di ettari di foreste. E le emissioni di gas serra sono pari al 4,2% di quelle globali del 2020
TEMPERATURE: arriva la più FORTE ONDATA di CALDO dell’ESTATE
L’anticiclone subtropicale africano Lucifero si sta espandendo con sempre maggiore forza. La nuova ondata interesserà, in particolare mercoledì, quasi tutta la penisola
È iniziatala settimana più calda dell’estate 2021. Nelle prossime ore è attesa una nuova ondata di calore che interesserà, in particolare mercoledì, tutta la penisola, ad esclusione dell’area nord-ovest. Previsti picchi di temperature anche tra i 47-48 gradial Sud e sulle due isole maggiori tra domani e giovedì.
Il bollettino giornalierosulle ondate di calore del ministero della Salutevede per domani 4 città a bollino rosso (Bari, Campobasso, Rieti e Roma) e 9 arancione (Bologna, Brescia, Catania, Frosinone, Latina, Palermo, Perugia, Trieste e Viterbo) che mercoledì diventeranno rispettivamente 8 e 13 sulle 27 città monitorate. Dopodomani alle città con bollino rosso si aggiungono Frosinone, Latina, Palermo ePerugia. Il bollino arancione indica le temperature elevate e le condizioni meteorologiche che possono avere effetti negativi sulla salute della popolazione, in particolare in alcuni gruppi di popolazione. Quello rosso indica un rischio che persiste per 3 o più giorni. continua a leggere
Meteo, tornano le notti tropicali, le temperature serali e notturne attese in città
Potente anticiclone africano, possibili punte di 45°C
L’evento è stato classificato dalla protezione civile come “altamente pericoloso“
Una esplosione si è verificata stamattina, poco prima delle 10, in un impianto chimico di Leverkusen, nella regione tedesca Nordreno Vestfalia. Il quotidiano Koelner Stadt-Anzeiger ha riferito che l’esplosione è avvenuta nel parco industriale Chempark di Leverkusen in un impianto di incenerimento dei rifiuti. La zona, venti chilometri a nord di Colonia, ospita diverse aziende, tra cui la farmaceutica Bayer.
Le cause al momento sono ignote, ma la protezione civile ha classificato l’evento come “altamente pericoloso“. Sedici i dipendenti sono rimasti feriti tra questi quattro in modo grave, e quattro persone sono disperse. Secondoil canale tedescoWelt Tv, le autorità locali hanno anunciato che una persona è deceduta a causa dell’esplosione.”Siamo sconvolti dalla tragica scomparsa di un nostro collega“, ha scritto su Twitter il capo delparco industriale Lars Friedrich.continua a leggere
Allarme in Germania, esplosione in un impianto chimico
Leverkusen, esplosione in un impianto chimico: alta colanna di fumo su tutta la città
Un incendio ha distrutto nella notte il capannone della MagniPlast a Brugherio. Le fiamme sono divampate dopo le 22, per domarle sono intervenute 30 squadre dei vigili del fuoco. È in corso un monitoraggio per le sostanze tossiche sprigionate dal fuoco.
Incendio distrugge nella notte MagniPlast a Brugherio
L’azienda di via Bruno Buozzi è il primo produttore in Europa di laminati in vetroresina prodotti in continuo. Le fiamme divampate poco dopo le 22. In corso monitoraggio di sostanze tossiche
Un incendio ha distrutto nella notte un capannone della MagniPlast a Brugherio (in Brianza), in via Bruno Buozzi. L’incendio è scoppiato poco dopo le 22. Le fiamme hanno completamente avvolto il tetto del fabbricato e per domarle è stato necessario l’intervento di oltre 30 mezzi dei Vigili del fuoco dai comandi provinciali di Monza, Milano, Lecco e Como.
Sul posto sono arrivati anche il Nucleo Regionale Nbcr (Nucleare, biologico, chimico e radiologico) e Arpa Lombardia per il monitoraggio di sostanze tossiche sprigionate dall’incendio. La MagniPlast è una spa del gruppo Magni-Triboldi che (si legge sul suo sito) “è il primo produttore in Europa di laminati in vetroresina prodotti in continuo“. Fondata nel 1967 da Carlo Magni, ha un fatturato di oltre 9 milioni di euro e 219 mila euro di utile. Socia di maggioranza Anna Grazia Triboldi, altri soci Donata e Tatiana Magni.
“Su richiesta dei Vigili del fuoco di Monza, siamo intervenuti con due squadre – spiegano da Arpa – Innanzi tutto quella di reperibilità, che si è occupata dei rilievi sulla qualità dell’aria e non ha registrato alterazioni significative dei valori. Poi, dato che la MagniPlast è un impianto soggetto ad Autorizzazione integrata ambientale e produce manufatti in vetroresina, è stato attivato anche il gruppo specialistico per l’inquinamento atmosferico che ha installato intorno alle 3 di notte nel cortile del municipio un campionatore ad alto volume per il monitoraggio delle sostanze microinquinanti. Saranno necessarie dalle 12 alle 24 ore per poterlo rimuovere e controllare i risultati”.
Sul luogo dell’incidente si è subito presentato anche il sindaco di Brugherio, Marco Troiano: “Le fiamme e il fumo che hanno interessato una parte del settore produttivo dell’azienda erano ben visibili anche a distanza – ha scritto questa mattina su Facebook per aggiornare i suoi concittadini sull’accaduto, postando la foto della centralina posizionata dai tecnici dell’Arpa – Sono intervenuti i Vigili del fuoco, la Protezione civile, i Carabinieri e la Croce rossa: è stato davvero necessario un grande e rischioso lavoro per domare l’incendio”.
Sui social gli abitanti della zona riferiscono che “ieri sera all’inizio si è sentito un odore nauseabondo, poi abbiamo visto il fumo. E ancora stamattina c’era un odore acre” e ringraziano “davvero di cuore tutti gli uomini che hanno rischiato la vita per proteggere la nostra”.
Le parole sono di Antonio Carucci responsabile commerciale della Wte. Sotto sequestro sono finiti gli impianti a Calcinato, Calvisano e Quinzano della società bresciana i cui vertici sono indagati
27 Maggio 2021
Brescia, Dall’inchiesta Sui Fanghi Tossici
Sapevano che stavano lavorando contro le regole, ma non si sono fermati se non quando la loro azienda è stata perquisita due estati fa. E la consapevolezza di quanto stavano facendo emerge da alcune intercettazioni inquietanti. Come quella del 31 maggio 2019. “Io ogni tanto ci penso, cioè, chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuto sui fanghi“, dice Antonio Carucci. È il geologo di origine milanese addetto alle vendite della Wte srl, azienda bresciana, presieduta da Giuseppe Giustacchini, da anni nel mirino di ambientalisti e residenti e ora al centro di un’inchiesta della Procura bresciana che contesta la vendita di 150.000 tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi ed altre sostanze inquinanti spacciati per fertilizzanti e smaltiti su circa 3.000 ettari di terreni agricoli nelle regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna.
Parlando con una collega che gli dice che quello che stanno facendo “è per il bene dell’azienda”, Carucci risponde: “Siamo talmente aziendalisti da non avere più pudore“. Sotto sequestro sono finiti gli impianti a Calcinato, Calvisano e Quinzano della Wte i cui vertici sono indagati. Quindici complessivamente i coinvolti. Sei di loro hanno evitato l’arresto in carcere e altri due i domiciliari come avrebbe voluto la Procura bresciana che si è invece vista rigettare la richiesta da parte del gip che non ha ravvisato la necessità di applicare misure cautelari perché da agosto 2019 l’attività di traffico illecito di rifiuti della azienda bresciana di sarebbe fermata, o quantomeno rallentata, dopo una prima perquisizione dei carabinieri forestali.
“Dalle tabelle emergono dati impressionanti” scrive il gip nella sua ordinanza che ha portato al sequestro degli impianti. “Nei campioni dei gessi in uscita dall’azienda e in spargimento le sostanze inquinanti (fluoruri, solfati, cloruri, nichel, rame, selenio, arsenico, idrocarburi, zinco, fenolo, metilfenolo e altri) erano decine, se non addirittura centinaia di volte superiori ai parametri di legge“.
Tra gli indagati, con l’accusa di traffico di consulenze illecite, figura anche Luigi Mille, direttore generale dell’Aipo, autorità interregionale per il fiume Po, che, si legge nell’ordinanza, sfruttando relazioni esistenti con il sindaco del Comune di Calvisano e relazioni esistenti o comunque asserite con altri pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio e in particolare il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, l’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi, Fabio Carella, direttore generale di Arpa Lombardia e Guido Guidesi, assessore regionale lombardo allo Sviluppo Economico, (nessuno di loro è indagato) “indebitamente – scrive il gip – si faceva dare e promettere da Giuseppe Giustacchini denaro, vantaggi patrimoniali ed altre utilità quali il prezzo della propria mediazione illecita verso i suddetti pubblici ufficiali, finalizzata a favorire le attività imprenditoriali condotte da Giustacchini quale titolare della Wte srl“.
“Confidiamo che chi ha commesso questa azione criminale contro l’ambiente, l’ecosistema e la salute dei cittadini paghi in modo ‘esemplare’: ed applicare quel sano principio ‘Chi inquina paga‘”, spiega il coordinamento provinciale dei Verdi di Brescia che aggiunge: “laddove si dovessero riscontrare profili penali che hanno rischiato di compromettere la salute dei cittadini, la Federazione dei Verdi-Europa Verde Brescia è pronta a costituirsi parte civile in un eventuale procedimento giudiziario”.
La cava nel Milanese di proprietà della ditta Bonilauri era lo snodo dei traffici illeciti: qui venivano smistati i rifiuti anche pericolosi diretti poi ai termovalorizzatori con documenti falsi: “Nessun rispetto per le norme ambientali”. Legami con il clan di Corsico Molluso
Polistirolo, gesso e bitume, spacciato per cemento. Rifiuti mischiati, anche pericolosi, provenienti da cantieri e miscelati insieme senza alcuna forma di controllo sul livello di pericolosità, nella cava di Zibido San Giacomo. A tonnellate. Inviati con certificazioni false ai termovalorizzatori. Era un sistema rodato, in vigore da anni quello che hanno scoperto i Carabinieri della forestale con il supporto della Guardia di Finanza di Milano: almeno da vent’anni, a leggere il “libro mastro” sequestrato ieri mattina durante le perquisizioni.
Il filone è quello della “Mensa dei Poveri“, il sistema di tangenti e intrecci tra imprenditori, manager pubblici e politici lombardi – soprattutto Daniele D’Alfonso e la sua Ecol Service da un lato e Pietro Tatarella e Fabio Altitonante di Forza Italia, dall’altro – foraggiati con un lavoro di “semina” in cambio di appalti e commesse private. Ed è proprio indagando nel suo business che gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore della dda di Milano Silvia Bonardi, hanno scoperto come le attività di smaltimento di rifiuti della sua azienda fossero basate su pratiche “completamente illegali” come scrive il gip Raffaella Mascarino che ha firmato due ordinanze cautelari ai domiciliari per il 72enne Gianarnaldo Bonilauri e il 42 enne Giuseppe Molluso, figlio di Giosafatto da Platì, uno dei capi della locale di Corsico. “I rifiuti in ingresso e in uscita non venivano pesati o venivano messi su una bilancia manipolata, l’attribuzione dei codici merceologici era del tutto fasulla e in questo modo venivano drasticamente ridotti i costi delle analisi di laboratorio e di caratterizzazione dei rifiuti e venivano abbattute le tariffe di smaltimento del materiale“. Tra gli appalti della Ecol Service anche quelli per il recupero di rifiuti abbandonati per conto di Amsa.
La cava di Zibido San Giacomo è il luogo il cardine di tutta la vicenda, “un saldo punto di riferimento di tutti coloro che vogliono smaltire a basso costo – scrive il gip – (…) ignorando nel modo più completo le problematiche ambientali che sono connesse alla rigida normativa in tema di rifiuti”. A conferire qui resti di cantieri ci sono aziende edilizie apparentemente in regola: i carabinieri ne hanno individuate almeno una ventina. E poi ci sono le ditte in mano alle famiglie ‘ndranghetiste che al pari di D’Alfonso sfruttavano la cava come centro di smistamento. Una delle società riconducibile ai Molluso trattava asfalto, ma alla cava portava miscele di bitume spacciandole per cemento: “il codice dell’asfalto com’è che non me lo ricordo?” dice Molluso al intercettato telefono con un dipendente della Bonilauri. “Se porti quello ci vogliono le analisi chimiche eh” è la risposta. “Scrivo cemento dai…fammi sto favore va“.
In un’altra conversazione intercettata Bonilauri che è il titolare della ditta che possiede l’impianto si lamenta del polestirolo trovato mischiato col gesso: chiede un sovrapprezzo perché lo ha dovuto bruciare mandando le polveri sul lago di cava: “A me crea un casino pazzesco perché poi vola va sul lago, è un macello (…) ho dovuto metter lì due persone a staccare il polistirolo, bruciarlo poi va via col vento, mi va sul lago e mi viene fuori un danno della madonna“.
Poco dopo l’una del mattino del 26 aprile 1986 il reattore numero quattro nella centrale di Chernobyl, in Ucraina, esplose. L’incidente ha ripercussioni ancora oggi – Ansa /CorriereTv
Poco dopo l’una del mattino del 26 aprile 1986 il reattore numero quattro nella centrale di Chernobyl, in Ucraina, esplose. L’incidente sprigionò una potenza equivalente a 500 bombe atomiche, come quella sganciata su Hiroshima. La nube tossica causò la morte immediata di 31 persone e l’evacuazione di 400 mila persone dall’area, ma tutto il mondo fu terrorizzato. Negli anni la catastrofe ha causato migliaia di tumori, coinvolgendo circa 8,4 milioni di persone tra Ucraina, Bielorussia e Russia. Le cause dell’incidente, che l’Urss tentò di insabbiare, sono da attribuire a errori tecnici, cattiva gestione, problemi relativi all’impianto. A 35 anni di distanza le conseguenze di quella catastrofe restano. Il materiale radioattivo non è mai stato rimosso e le radiazioni, che continuano a disperdersi nell’ambiente, uccidono ancora oggi.
Chernobyl, 35 anni dopo il più grave disastro nucleare della storia: era il 26 aprile 1986
Deputata della Dc, fu sottosegretario con Ciampi, Berlusconi, D’Alema e Amato. Nel 1994 traghettò parte dei centristi nell’area berlusconiana
È morta a Milano, a 77 anni compiuti da pochi giorni, Ombretta Fumagalli Carulli, prima donna docente di Diritto canonico, più volte sottosegretario. Nata a Meda, in Brianza, nel 1944, era malata da tempo.
La sua è stata una lunga carriera politica, sempre condotta da posizioni centriste, seppure con governi di entrambi i poli. In Parlamento entrò per la prima volta nel 1987, eletta deputata nelle file della Dc. Nel 1992 fu riconfermata e l’anno seguente divenne sottosegretario alle Poste nel governo Ciampi. Nel 1994 fu tra i fondatori del Centro cristiano democratico con Pier Ferdinando Casini e Carlo Giovanardi, prendendo le distanza dal Ppi di Mino Martinazzoli. E sempre quell’anno fu rieletta alla Camera nelle liste di Forza Italia (il Ccd non aveva liste proprie). Silvio Berlusconi la nominò sottosegretario alla Protezione Civile nel suo primo governo. Eletta al Senato nel 1996, l’anno successivo passò a Rinnovamento Italiano di Dini e divenne nel 1999 sottosegretario all’Interno del governo D’Alema e sottosegretario alla Sanità nel secondo governo Amato.
Terminata l’attività parlamentare, nel 2001 tornò all’attività di docente all’Università Cattolica di Milano. Nel 2003 fu nominata da Giovanni Paolo II Accademico Pontificio presso la Pontificia accademia delle scienze sociali.
Dal 25 luglio, data in cui si è arenato il cargo giapponese davanti alla costa dell’isola, sono già morti 41 cetacei avvelenati dalla “marea nera” fuoriuscita
PORT LOUIS – Trentanove delfini e due balene sono morti spiaggiandosi sulle spiagge di Mauritius. Gli attivisti ambientali sostengono che lemorti sono state causate dalla fuoriuscita di greggiodalla nave di proprietà giapponese o dalle scelte sbagliate, secondo quanto riportano, delle autorità che hanno deciso di affondare una parte della nave spezzata. continua a leggere
25 luglio 2020 cosa e successo? premi il link qui sotto
Il trolley può essere portato di nuovo come bagaglio a mano nei viaggi in aereo. Una novità che la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, chiarisce nel corso di un’intervista a Radio anch’io su Rai Radio1. Spiega chela decisione iniziale di non portarli come bagaglio a mano era stata presa “dalle compagnie aeree e non dal governo“. “Ma aveva una sua ratio – ha spiegato – quando si mettono i trolley nelle cappelliere si producono infatti degli assembramenti e dei contatti”. Anche se, ha sottolineato, “quelle vicinanze non vanno mai sopra i 15-20 minuti che è il tempo in cui avviene il contagio”. E comunque “adesso il trolley si può portare”.
Mentre a proposito del fatto che a bordo degli aerei si sta seduti molto vicini, la sottosegretaria ha aggiunto: “Si sta attaccati perchè in realtà l’aria è sanificata. In cabina, appena si accendono i motori, comincia una sanificazione permanente dell’aria” continua a leggere
ROMA – Microplastiche, sempre più piccole e invisibili. Le aziende utilizzano plastica liquida, semisolida o solubile tra gli ingredienti dei detergenti per bucato, superfici e stoviglie presenti sul mercato italiano e l’uso di tali sostanze, ad oggi non regolamentato, ne determina il rilascio nell’ambiente e nel mare. Lo rivela il nuovo rapporto diGreenpeace “Plastica liquida: l’ultimo trucco per avvelenare il nostro mare” elaborato grazie a indagini online, consultando le pagine web ufficiali delle principali aziende di detergenti in Italia, e di laboratorio per verificare la presenza di materie plastiche in forma solida inferiori ai 5 millimetri, le cosiddette microplastiche. continua a leggere
Milano, 27 gennaio 2020 – Domenica prossima, 2 febbraio, si fermerà il traffico a Milano. Per un giorno stop alla circolazione dei mezzi a motore. Lo ha deciso il sindaco Beppe Sala. “I valori del Pm10 hanno nuovamente sforato i livelli di guardia e le previsioni meteorologiche per i prossimi giorni non lasciano sperare in una diminuzione delle concentrazioni di polveri nell’aria”, scrive il primo cittadino su Facebook. “Quella per l’ambiente è una battaglia di lungo periodo – sottolinea – che si realizza attraverso misure strutturali e scelte di ampia visione. Allo stesso tempo, però, le condizioni attuali mi inducono a intervenire in modo contingente”. continua a leggere
Sala: inquinamento, domenica stop alle auto a Milano
“I valori del Pm10 hanno nuovamente sforato i livelli di guardia”: il sindaco di Milano beppe Sala annuncia lo stop alle auto per domenica
Smog, domani tornano i divieti a Milano e in altre otto province. Stop alla circolazione per i veicoli Euro 4 diesel
Milano, 27 gennaio 2020 – Tornano i divieti contro lo smog a Milano e in altre otto province della Lombardia. Da domani martedì 28 gennaio – comunica la Regione – le misure temporanee di primo livello saranno attivate nei Comuni con più di 30 mila abitanti e in quelli aderenti su base volontaria nelle province di Milano, Monza, Cremona, Pavia, Bergamo, Como, Lodi, Varese e Mantova. “Abbiamo attivato le misure temporanee di primo livello perché le condizioni meteo per oggi non sono favorevoli alla dispersione degli inquinanti. Da domani a mercoledì si preannunciano invece condizioni atmosferiche più favorevoli alla dispersione, quindi rivaluteremo il loro mantenimento nel corso della settimana”, spiega l’assessore regionale all’Ambiente Raffaele Cattaneo. Nel dettaglio, l’aggiornamento dei dati relativi alla giornata di ieri ha fatto registrare il raggiungimento del sesto giorno di superamento consecutivo per la provincia di Monza, il quinto per Milano, Lodi, Cremona, Mantova e Bergamo e il quarto per Varese, Como, Pavia. Le misure temporanee di primo livello riguardano il traffico (limitazioni per veicoli fino a Euro 4 diesel ambito urbano). continua a leggere
Dieci anni di smog, Legambiente: a gennaio 18 giorni di sforamenti in 5 città
Il rapporto “Mal’aria”: Frosinone, Milano, Padova, Torino e Treviso i centri che hanno registrato record di pm10 già nei primi giorni del 2020. Ventisei i capoluoghi fuori legge. Il 2019 è stato un anno “nero”
In Italia l’emergenza smog è sempre più cronica e si ripresenta puntale ogni anno”. La conferma arriva dai nuovi dati di Mal’aria, ilreport annuale di Legambientesull’inquinamento atmosferico in città, che quest’anno scatta una triplice foto sul nuovo anno che si è aperto con città in codice rosso, sul 2019 e sul decennio che ci siamo lasciati alle spalle. continua a leggere
Emergenza #smog sempre più cronica nelle #città italiane. Dall’inizio dell’anno Frosinone, Milano, Padova, Torino e Treviso hanno già registrato 18 sforamenti per il di #PM10. Ecco i nuovi dati del report #Mal_Aria ▶️ https://t.co/jMrVMGZ5iH
La leggenda narra che un giorno i diavoli attratti dal fascino e dalla bellezza del Golfo di Cagliari se ne impadronirono. Dio allora mandò i suoi angeli prediletti per scacciare Lucifero che nella fuga perse la sella che cadde e si pietrificò…
La Sella del Diavolo (Sedd’e su Diaulu in lingua sarda) è il promontorio che sorge nella zona meridionale di Cagliari e separa la spiaggia del Poetto da quella di Calamosca.
Il Video:
L’origine del nome –All’origine del nome vi è una leggenda di derivazione biblica secondo la quale i dèmoni, capeggiati da Lucifero, rimasero impressionati dalla bellezza del golfo di Cagliari e tentarono di impadronirsene, in questo contrastati da Dio che mandò le sue milizie al comando dell’arcangelo Michele per cacciare Lucifero.
Una versione della leggenda vuole che durante la battaglia, combattuta nei cieli sovrastanti il golfo, Lucifero fu disarcionato dal cavallo e perse la sua sella che si posò sulle acque del golfo e, pietrificandosi, diede origine al promontorio; l’altra racconta che il demone, durante la battaglia, cadde sul promontorio dandogli l’attuale forma. Per converso, il tratto di mare antistante la Sella del Diavolo si chiama golfo degli Angeli.
Il sentiero –È presente un sentiero che costeggia tutto il promontorio. La salita è possibile unicamente dal versante di Calamosca, essendo zona militare il versante nord, che guarda verso Marina Piccola ed il Poetto. Con i mezzi pubblici si può arrivare fino all’ingresso del sentiero, prendendo gli autobus del CTM 5, 5/11 (la domenica) e 11. Si percorre da San Bartolomeo la strada in salita che porta sino a Calamosca e qui termina. Si lascia sulla destra l’Hotel Calamosca, percorrendo per un centinaio di metri l’unica strada asfaltata che costeggia l’hotel, quindi ci si inerpica per un piccolo sentiero, sulla sinistra, in salita, facilmente visibile e segnalato con macchie di vernice sulle rocce. La vegetazione bassa fa sì che sia possibile seguire uno dei tanti percorsi tracciati dagli escursionisti senza paura di perdersi. Nell’ultimo tratto, dopo una mezzora di salita, si costeggia una rete della zona militare e la salita termina su uno strapiombo direttamente sopra il rimessaggio barche del porticciolo di Marina Piccola, da dove si può cogliere un panorama che spazia da Viale Poetto sino a Capo Carbonara e al mare aperto.
ROMA – La mobilità alternativa e sostenibile non decolla, ci sono sempre più auto nelle città italiane, dove la circolazione dei veicoli privati è aumentata, tra il 2017 e il 2018, anche del 5 per cento, come a Torino. La fotografia del fallimento delle politiche ambientali per i trasporti la fornisce lo studio “Mobilitaria”, un quadro complessivo dell’andamento della qualità dell’aria e della mobilità urbana nelle principali 14 città italiane, realizzato da esperti del Consiglio nazionale delle ricerche – Istituto sull’inquinamento atmosferico e da Kyoto club, gruppo mobilotà sostenibile.
Le città prese in esame sono state Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Venezia. Lo studio evidenzia che dopo anni di costante diminuzione, nel biennio 2017-2018 l’indice di motorizzazione di automobili ha ripreso a salire, sia nelle città che nelle aree metropolitane, e questo nonostante in alcuni centri presi in osservazione sia cresciuto l’uso del trasporto pubblico locale. per continuare a leggere premere il link qui sotto:
Le città italiane sono ancora sotto la cappa dello smog e dall’inizio dell’anno già 17 capoluoghi di provincia sono fuorilegge per i livelli di Pm10, cioè per la soglia di polveri sottili consentite nell’arco di tutto l’anno. Questo quanto emerge dall’aggiornamento della classifica ‘Mal’aria’ di Legambiente (aggiornato al 31 marzo). Tra “le città peggiori: Torino con 52 superamenti della soglia consentita per la salute, a fronte dei 35 annuali consentiti, Rovigo con 50; Verona con 49, Cremona con 48 e Milano sempre con 48.
“Dopo appena tre mesi dall’inizio dell’anno – spiega Legambiente – 17 città capoluogo che hanno superato il limite annuale di 35 giorni dei livelli di Pm10 previsti dalla normativa. La situazione più critica è in Veneto dove tutti i capoluoghi, con l’unica eccezione di Belluno, hanno superato il limite. Le città peggiori al momento sono: Torino; Rovigo; Verona; Cremona e Milano“. Hanno oltrepassato i limiti anche Vicenza con 47 giorni, Padova (45), Venezia (45), Pavia (44), Alessandria (43), Frosinone (43), Treviso (43), Ferrara (41), Mantova (41), Asti (39), Brescia (37), Lodi (37). continua a leggere
In centinaia, compresi alcuni atleti del Venezia calcio, con barche elettriche hanno raggiunto le sponde della laguna per ripulirla. Risultato record: raccolte 1,5 tonnellate di rifiuti
VENEZIA – Fra le acque di fronte a Fondamente Nove, proprio davanti all’isola di San Michele, una papera starnazza nuotando fra un cumulo di rifiuti di plastica. Sembra triste, quasi oppressa , mentre fluttua districandosi tra bottigliette, cassette di polistirolo, palloncini e rifiuti plastici di ogni tipo che galleggiano sbattendo sul bagnasciuga. Ma la papera ha una speranza: per aiutare lei e l’ambiente decine di volontari insieme ai calciatori del Venezia, tutti arrivati a piedi o a bordo di barche con motori elettrici, si sono infilati guanti, armati di sacchetti e hanno iniziato a ripulire. Alla fine, dopo più di cinque ore di lavoro, sabato scorso hanno raccolto oltre 1,5 tonnellate di rifiuti.
E’ una bella iniziativa quella andata in scena nel weekend in cinque diverse aree della laguna, dal Tronchetto a San Piero passando per San Michele: i giocatori della squadra di calcio di serie B insieme ai ragazzi dell’associazione Venice Calls e i membri di Venice Kayaks e Classic Boat Venice, servizio di barche old style tutte elettriche, si sono uniti per liberare la laguna dalla plastica. continua a leggere