Regno Unito, spuntano nuovi casi di italiani ed europei detenuti alla frontiera dopo Brexit: “Umiliati e sotto shock”


14 maggio 2021 – articolo: https://www.repubblica.it/esteri/2021/05/14/news/regno_unito_stop_alla_detenzione_dei_cittadini_ue_fermati_alla_frontiera-301012565/

La decisione del governo Johnson dopo le polemiche sul trattamento riservato a decine di persone in attesa di rimpatrio, tra cui numerosi italiani.

LONDRA – Il governo britannico fa retromarcia e decide di fermare le detenzioni di cittadini dell’Unione Europea entrati nel Regno Unito senza la documentazione necessaria per lavorare. La campagna di stampa condotta da Repubblica e altri giornali, rivelando lo stress e le condizioni difficili in cui si sono trovati numerosi cittadini italiani e di vari paesi della Ue, aveva provocato ieri la protesta del sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova presso il Foreign Office britannico e presso l’ambasciata britannica a Roma. Oggi un portavoce dell’Home Office ha reso noto che, come riporta il Guardian, il governo ha ordinato alle Guardie di Frontiera di mettere fine alla pratica delle detenzioni.

La polemica è una diretta conseguenza della Brexit, l’uscita del Regno Unito dalla Ue entrata definitivamente in vigore il 31 gennaio scorso. Vari cittadini europei, fermati all’arrivo negli aeroporti di Londra perché sprovvisti di un visto di lavoro, divenuto obbligatorio dopo la Brexit, sono stati chiusi per ore e in alcuni casi per giorni in un centro di detenzione, di fatto una prigione per immigrati illegali, privati di documenti e telefonino. Nel centro in questione c’è anche stato un focolaio di Covid, rendendo ancora più scioccante la spiacevole esperienza. 

Le nuove linee guida diffuse dell’Home Office, il ministero dell’interno britannico,  prevedono che in questi casi sarà d’ora in poi evitata la detenzione e verrà invece consentito un ingresso su cauzione nel Regno Unito, in particolare a chi dispone di un domicilio presso familiari o amici dove rimanere fino al primo volo disponibile per il ritorno al paese di origine.

“Verrà consentito un diritto di immigrazione temporaneo su cauzione nei casi appropriati:, ha dichiarato un portavoce dell’Home Office, senza tuttavia specificare l’entità della cauzione. Il funzionario ha ribadito che comunque la libertà di movimento automatica “è finita” e che i cittadini della Ue “possono entrare nel Regno Unito ma se vogliono venire per lavoro o per studio devono sottoporsi alle nuove regole e informarsi prima di partire“. Per chi vuole lavorare è ora in funzione un sistema a punti simile a quello dell’Australia in base al quale occorre avere un titolo di studio, conoscere la lingua e disporre di un contratto che garantisca un determinato reddito. In sostanza la Gran Bretagna accoglie solo lavoratori qualificati, non più chi veniva a fare il commesso o il cameriere. Rimane sempre possibile visitare Londra per turismo, ammesso che lo consentano le norme attuali contro il Covid.

Regno Unito, spuntano nuovi casi di italiani ed europei detenuti alla frontiera dopo Brexit: “Umiliati e sotto shock”
 

13 maggio 2021 – articolo: https://www.repubblica.it/esteri/2021/05/13/news/italiani_deportati_detenuti_frontiera_uk_britannica_londra_cittadini_ue_brexit_nuovi_casi_marta_lomartire_regno_unito-300843107/

Dopo i casi raccontati da Repubblica e Politico negli ultimi giorni, ora anche il Guardian si occupa della “drammatica e umiliante esperienza subita da altri cittadini europei”: fermati, detenuti in carceri ed espulsi. Il governo Johnson: “Siamo nel giusto

LONDRA – Si ingrossa il caso dei cittadini italiani ed europei detenuti alla frontiera britannica dopo la Brexit e portati addirittura in prigione fino all’espulsione, in caso di mancanza di visto lavorativo o della giusta documentazione. Dopo l’intervista della 24enne Marta Lomartire a Repubblica sulla sua inquietante esperienza a Londra e i casi simili di cittadini spagnoli e greci nei giorni scorsi raccontati da Politico, ora anche il quotidiano britannico Guardian si occupa della vicenda. E, con un articolo pubblicato oggi, racconta nuovi casi di europei presi, rinchiusi per ore/giorni in prigioni e poi espulsi dalle autorità di frontiera perché non autorizzati a varcare la frontiera del Regno Unito.

La storia di Marta purtroppo è capitata, a quanto si apprende, anche ad altri decine di italiani dal primo gennaio scorso, quando si è concretizzata la Brexit: arrivata lo scorso 17 aprile alla frontiera per fare la ragazza alla pari a Londra in casa di suo cugino, ma considerata migrante illegale “senza visto lavorativo” nell’era post Brexit e subito trasportata in un carcere vicino all’aeroporto di Heathrow. “Mi hanno sequestrato tutto“, ha rivelato Marta, “anche il cellulare per non divulgare foto o video. Poi la prigione: filo spinato, sbarre alle finestre. Sono scoppiata a piangere. Con me c’era anche una ragazza toscana,detenuta da 5 giorni””. Oggi il Guardian invece parla della “drammatica e umiliante esperienza subita negli ultimi mesi da altri cittadini europei”, anche coloro che avevano colloqui di lavoro già fissati e che in teoria potevano entrare nel Regno Unito anche senza visto. Invece no: fermati, detenuti in questi centri di “rimozione” ed espulsi.

Oltre dieci cittadini europei, in grande maggioranza giovani donne, sarebbero state detenuti ed espulsi dopo essere atterrati all’aeroporto di Gatwick nelle ultime 48 ore. Alcuni di loro sarebbero stati spediti nel centro di detenzione Yarl’s Wood Immigration Removal Centre, in Bedfordshire, a due ore di auto dallo scalo e dove ci sarebbero stati anche contagi di Covid. Una di questi, una ragazza spagnola di nome Maria, appena fermata dalla polizia di frontiera si sarebbe offerta di tornare immediatamente in patria con un altro volo a sue spese, che sarebbe decollato di lì a poche ore. Ma gli agenti sono stati irremovibili: “Deve andare nel centro di detenzione Yarl’s Wood”. “Sono ancora sotto shock”, ha riferito la donna, “mi hanno tolto la libertà e non potevo rivolgermi nemmeno a un avvocato”.

Come capitato a Marta, anche a Maria e a un’altra ragazza basca, Eugenia di 24 anni, è stato sequestrato tutto fino al momento dell’espulsione, incluso lo smartphone, affinché gli ospiti di queste carceri siano impossibilitati a scattare foto del luogo. E come Marta, anche loro hanno incontrato nel centro di detenzione almeno una decina di altri cittadini europei detenuti, tra cui italiani, portoghesi, una francese e una ragazza ceca, “che era disperata”.

Alle domande di Repubblica e di altri giornalisti britannici stamattina, il portavoce di Boris Johnson ha dichiarato che “i cittadini europei sono nostri amici e vicini”, ma si è rifiutato di commentare i singoli casi individuali emersi in questi giorni. Downing Street non ha criticato i sequestri di cellulari e effetti personali ai cittadini Ue e nemmeno la “mano pesante” dei Ministero dell’Interno nella gestione di questi casi: “L’approccio che stiamo utilizzando è quello deciso in partenza. La maggioranza dei migranti non ha riscontrato problemi alla frontiera. Continueremo a lavorare in questo modo. Per coloro che vogliono entrare nel Regno Unito abbiamo diffuso il più possibile tutte le informazioni riguardanti i visti e la documentazione necessari. Quindi sanno che”, se non in regola, “potrebbero essere respinti”.

Il ministero dell’Interno britannico, che anch’esso non commenta sui singoli casi, ci ha risposto che “i cittadini Ue sono nostri amici e hanno il diritto di restare se residenti nel Regno Unito prima del 31 dicembre 2020. Chi è arrivato dopo, come ci chiedono i britannici, deve invece dimostrare di averne diritto e attenersi alle nostre nuove regole comunicate in ogni Paese Ue, nella propria lingua“. Sulle condizioni degli ospiti dei centri, l’Home Office ci ha rimandato a linee guida proprie della “detenzione” di individui. La Commissione Ue si è detta “preoccupata” per il trattamento dei cittadini europei.

In Italia, intanto, il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, con delega ai rapporti con i paesi europei e agli italiani all’estero, sta seguendo la vicenda ed è in contatto con le autorità diplomatico-consolari a Londra. L’Ambasciata d’Italia ha svolto passi formali con le autorità britanniche per chiedere che vengano rispettate le previsioni del diritto consolare internazionale e che le nostre autorità diplomatiche vengano informate immediatamente in caso di detenzione di cittadini italiani affinché possa essere prestata loro assistenza consolare. Il Sottosegretario ha fatto analoga richiesta all’Ambasciatrice del Regno Unito a Roma, Jill Morris, in un colloquio alla Farnesina. Della Vedova si recherà prossimamente in visita nella capitale britannica.

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