La misura incide sulle prime dieci giornate della stagione 2026/2027
Tifosi – fotogramma/ipa
Stop alle trasferte per i tifosi del Torino e della Juventus. Dopo gli incidenti avvenuti nel corso del derby del 24 maggio scorso, il Viminale ha disposto il divieto di trasferta fino al 3 novembre 2026. La misura incide sulle prime dieci giornate della stagione 2026/2027 del campionato di calcio.
Cos’era successo – L’episodio risale al 24 maggio quando la partita è iniziata con un notevole ritardo rispetto alle altre in programma alle 20.45 a causa di disordini fuori dallo stadio. Il prepartita è stato caratterizzato da violenti scontri tra le due tifoserie avvenuti nel pomeriggio, con un tifoso di 36 anni che ha riportato un trauma cranico ed è stato ricoverato in ospedale in codice rosso.
Migliaia di manifestanti hanno provato a entrare nello stadio prima della partita inaugurale tra Messico e Sudafrica, la polizia ha risposto con gas lacrimogeni
Erano attesi. Ci sono stati. Le manifestazioni di insegnanti, le proteste dei cittadini e delle mamme dei desaparecidos sono arrivate fino allo stadio Azteca dove erano schierati migliaia di poliziotti. Prima dell’inizio di Messico-Sudafrica, gara inaugurale dei Mondiali, sono iniziati gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. I manifestanti hanno provato a superare i cordoni di sicurezza e fare irruzione all’interno dell’impianto. Ma i poliziotti in tenuta antisommossa li hanno fermati.
(reuters)
Le migliaia di persone che protestavano hanno risposto, lanciato razzi e pietre contro la polizia e distrutto un camion parcheggiato vicino allo stadio. La polizia per respingere il tentativo di invasione ha lanciato gas lacrimogeni per disperdere i gruppi più numerosi.
Un 45enne juventino ricoverato con trauma cranico dopo gli scontri tra ultras fuori dallo stadio
Un tifoso juventino di 45 anni è ricoverato in codice rosso dopo gli scontri tra ultras avvenuti nel pomeriggio prima delderby Torino-Juventus. L’uomo, secondo le prime informazioni, avrebbe riportato un trauma cranico ed è stato trasportato dai sanitari del 118 prima all’ospedale Mauriziano e poi al Cto di Torino. Le sue condizioni sono critiche, lo stanno operando.
Sulla dinamica del ferimento restano ancora molti dubbi. Non è chiaro infatti se il tifoso sia stato colpito da una pietrao una bottiglia lanciata nel caos degli scontri, forse addirittura dagli stessi tifosi juventini coinvolti nei disordini. Gli accertamenti sono ancora in corso. Il trauma è compatibile con oggetto contundente.
L’episodio ha avuto conseguenze immediate anche sul regolare svolgimento della serata di Serie A. Mentre le altre quattro partite in programma sono iniziate con sette minuti di ritardo rispetto all’orario previsto, il derby della Mole, dopo una sospensione, è iniziato con un’ora di ritardo e lo stadio molto teso. Oltre 2000 supporter bianconeri hanno lasciato lo stadio.
La dinamica degli scontro fuori allo stadio Grande Torino – Secondo quanto ricostruito, gli incidenti sarebbero scoppiati nel tardo pomeriggio quando i cortei delle tifoserie organizzate di Torino e Juventus sono arrivati quasi contemporaneamente nei pressi dello stadio. Le forze dell’ordine sono intervenute per impedire il contatto diretto tra i gruppi ultras. Durante i momenti di tensione sarebbero stati lanciati oggetti contro la polizia, che ha risposto utilizzando lacrimogeni per disperdere i tifosi.
La reazione di tifosi bianconeri: “Non giocate” – La notizia del ferimento del supporter bianconero si è diffusa rapidamente all’interno dello stadio. Gran parte dei tifosi juventini ha lasciato il settore ospiti per spostarsi nell’antistadio, mentre dalla curva sono partiti cori per chiedere la sospensione della partita. “Non giocate”, il messaggio rivolto alla squadra. Anche i giocatori della Juventus si sono avvicinati alla curva per parlare con i tifosi.Dopo una trattativa con la questura il derby è cominciato con un’ora di ritardo. Per il questore non c’erano motivi di ordine pubblico per sospendere l’incontro.
L’abbandono dello stadio – Quando i giocatori sono scesi in campo per il riscaldamento, i tifosi della Juventus, oltre 2000, hanno lasciato la curca maratona.
I bianconeri affrontano il Torino nell’ultima giornata di Serie A
Il colloquio con i tifosi – Afp
Torino-Juventus comincia alle 21.45.Oggi, domenica 24 maggio, i bianconeri affrontano i granata nel derby della Mole dell’ultima giornata, sperando in risultati favorevoli dagli altri campi che potrebbero regalare la (difficile) qualificazione in Champions League, ma la partita non è ancora iniziata a causa di disordini che dall’esterno dello stadio sono arrivati a ritardare il fischio d’inizio della sfida tra rischio invasione di campo e l’ipotesi, ora sventata, di un rinvio della partita.
Il prepartita però è stato caratterizzato da violenti scontri tra le due tifoserie avvenuti nel pomeriggio, con un uomo che ha riportato un trauma cranico ed è stato ricoverato in ospedale in codice rosso. Dopo l’avvenuto alcuni ultras juventino avrebbero lasciato il settore ospiti per chiedere alla squadra di non giocare la partita.
Quando i giocatori si sono avvicinati ai propri tifosi per salutare e caricarsi, gli ultras avrebbero infatti parlato in particolare con il capitano Locatelli chiedendo di non scendere in campo. Una richiesta però rimasta inascoltata, con i calciatori che hanno ripreso il riscaldamento. Proprio dell’avvenuto ha parlato il dirigente bianconero Damien Comolli: “Non è stato un confronto tra i tifosi e Locatelli, il problema è che c’è un nostro tifoso in ospedale che sta male e i nostri tifosi non sono contenti“, ha detto a SkySport, “gli sta dicendo di non giocare la partita. Partita a rischio? No, no. Dopo la partita io andrò in ospedale a parlare con il tifoso”.
I bianconeri vanno a caccia delle ultime chance di qualificazione alla prossima Champions League, mentre i granata cercano di migliorare il rendimento della passata stagione e chiudere con un risultato di prestigio
La posizione dei tifosi allo stadio – I tifosi del Torino hanno rimosso gli striscioni e sono in silenzio. Quelli della Juve continuano a fare cori per chiedere di sospendere la partita.
Gara al momento sospesa – Dopo aver parlato con Locatelli e con la squadra, gli ultras della Juve continuano a intonare cori chiedendo di sospendere la partita. Al momento le squadre sono negli spogliatoi.
Tensione pre-partita – Nel pre-partita sono avvenuti degli scontri fra tifosi all’esterno dello stadio. La polizia ha arrestato 8 tifosi della Juve, che sono entrati a contatto con quelli del Torino. Ci sono feriti, uno grave ma non in pericolo di vita. Per quest’ultimo motivo i tifosi bianconeri durante il riscaldamento hanno chiesto alla squadra di non giocare.
Notte di paura per il calciatore della Roma che era con la sua famiglia: “Stiamo bene”
Neil El Aynaoui – From ASRoma.com
Rapina nella notte nell’abitazione del calciatore della Roma Neil El Aynaoui, in zona Castel Fusano. Intorno alle 3 una banda di sei uomini vestiti di nero, armati di pistola e volto coperto sono entrati in casa dopo aver divelto una grata della finestra del salone. I rapinatori hanno prima chiuso in una stanza il calciatore, la madre, la compagna e il fratello con la sua compagna. Poi hanno rubatogioielli del valore di circa 10 mila euro, un Rolex e delle borse griffate. Sul posto la polizia. Indaga la squadra mobile.
“Abbiamo vissuto momenti di paura“. Così Neil El Aynaoui parlando con i giornalisti dopo la rapina da parte di sei uomini armati a casa sua. “Se qualcuno ha avuto bisogno di andare in ospedale a causa del forte stress? No, stiamo tutti bene” ha concluso il marocchino prima di recarsi a Trigoria per l’allenamento in vista del match di Europa League con il Bologna.
Episodio da condannare nella sfida del campionato Primavera 1 fra Napoli e Sassuolo. Al minuto 62, il centrocampista degli ospiti, il rumeno Troy Tomsa, viene espulso per proteste dopo una decisione arbitrale e, dopo che sembrava essersi allontanato sulla via degli spogliatoi, torna indietro e strattona fortemente l’arbitro Mattia Maresca.
L’avversario del Napoli, Andrea Smeraldi, prova a fermarlo in tempo, ma Tomsa attacca l’arbitro che resta impietrito. Per la cronaca, la sfida era sul punteggio di 3-2 per gli azzurri, che poi hanno dilagato grazie alla superiorità numerica fino al 5-2 finale.
Tomsa strattona l’arbitro, il comunicato del Sassuolo – Il Sassuolo ha diramato un comunicato per condannare le azioni di Tomsa, promettendo seri provvedimenti nei confronti del calciatore: “L’U.S. Sassuolo Calcio condanna con fermezza il comportamento tenuto da Troy Tomsa nei confronti del direttore di gara, il Sig. Mattia Maresca, in occasione della gara della 29ª giornata del campionato Primavera 1 tra Napoli e Sassuolo. La società ritiene che episodi di questo tipo siano inaccettabili e in totale contrasto con i valori di rispetto e correttezza che rappresentano i principi fondamentali dello sport e che il Sassuolo Calcio promuove costantemente. Il club ha già avviato le opportune valutazioni interne e provvederà ad adottare seri provvedimenti disciplinari nei confronti del calciatore. Il Sassuolo Calcio ribadisce inoltre il proprio impegno nel promuovere, attraverso l’attività sportiva e i numerosi progetti formativi del club, i valori educativi che devono accompagnare la crescita degli atleti e delle atlete“.
Undirigente di squadra aggredisce l’arbitro minorenne durante un campionato Under 17: cinque anni di inibizione e penalità per la società
Sud Sardegna, campo di calcio giovanile: due squadre Under 17 si affrontano. Tra loro, anche l’arbitra, una ragazza di 17 anni. Il primo tempo scorre senza problemi, ma nel secondo tempo la partita sfugge di mano. A rovinare tutto è un dirigente adulto, anche assistente di linea, che dovrebbe aiutare l’arbitro e controllare il gioco.
Al quarto del secondo tempo protesta per una rimessa laterale non concessa. L’arbitra ammonisce il dirigente per comportamento scorretto. La reazione è immediata e violenta: insulti, poi due schiaffi e un pugno che causano alla giovane arbitro lesioni con prognosi di 45 giorni.
La partita termina subito.
Il giudice sportivo interviene con una sanzione senza precedenti: il dirigente viene inibito per cinque anni da ogni attività FIGC, la sua società paga 1000 euro di ammenda, perde la gara 3-0 e subisce due punti di penalizzazione in classifica.
Il caos in Carrarese-Catanzaro dopo un rigore fatto ripetere ai calabresi che è valso il 3-3 finale: alla fine il designatore di A e B è riuscito a scendere negli spogliatoi (senza ricevere colpi) per parlare con l’arbitro Dionisi e, successivamente, a prendere tranquillamente la macchina e dirigersi verso Firenze
Gianluca Rocchi
Momenti di forte apprensione per Gianluca Rocchi presente nel pomeriggio sugli spalti di Carrara per vedere Carrarese-Catanzaro con lo scopo di visionare l’arbitro Federico Dionisi. Per il designatore della Can A e B é stata necessaria la scorta dei Carabinieri visto il clima di tensioni venutosi a creare nel finale di gara. Tutto é accaduto nelle battute conclusive della partita conclusasi 3-3: la ripetizione di un calcio di rigore in favore dei calabresi (tramite revisione-Var piuttosto lunga ma corretta) ha mandato su tutte le furie i tifosi presenti in tribuna. Dionisi ha preso una doppia decisione giusta ma la seconda ha inasprito i tifosi di casa: quando il Catanzaro ha infilato il rigore del 3-3 é esploso il caos.
Spogliatoi – Urla, grida, insulti, braccia alte (e, si racconta, anche sventolando banconote), ma Rocchi é poi riuscito a scendere negli spogliatoi (senza ricevere colpi) per parlare con Dionisi e, successivamente, a prendere tranquillamente la macchina e dirigersi verso Firenze. Non é la prima volta che accade, evidenza di un clima teso.
Aggressione nei pressi del Tempio Voltiano. Altri tre giovani denunciati, la bandiera recuperata dalla polizia
Aggrediti e derubati della loro bandiera mentre passeggiavano sul lungolago. È quanto accaduto ieri pomeriggio a una coppia di tifosi dell’Inter nei pressi del Tempio Voltiano, alle porte dello stadio Sinigaglia.
La polizia di Stato di Como ha arrestato per furto con strappo in concorso un 32enne di Rovellasca, incensurato e appartenente a un gruppo della tifoseria comasca. Per lo stesso reato sono stati denunciati anche un 19enne di Grandate edue fratelli ventenni residenti a Luisago, anche loro senza precedenti e legati allo stesso gruppo di tifosi.
L’aggressione sul lungolago – L’episodio è avvenuto intorno alle 16. Una volante dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura è intervenuta nella zona del Monumento ai Caduti dopo una segnalazione arrivata al numero unico di emergenza 112.
A chiamare sono stati proprio i due sostenitori nerazzurri, che hanno raccontato di essere stati avvicinati e aggrediti da quattro tifosi del Como mentre passeggiavano nella zona del Tempio Voltiano. Durante l’aggressione i quattro avrebbero strappato loro una piccola bandiera dell’Inter.
La bandiera ritrovata al bar – Raccolte le descrizioni degli aggressori, gli agenti si sono messi subito alla ricerca del gruppo. Dopo pochi minuti i quattro giovani sono stati individuati in un bar nelle vicinanze.
Durante il controllo la polizia ha trovato la bandiera appena sottratta nella disponibilità del 32enne di Rovellasca.
Arresto e denunce – I quattro sono stati quindi accompagnati in questura. Dopo aver ricostruito l’accaduto e raccolto la denuncia delle vittime, gli agenti hanno arrestato il 32enne per furto con strappo in concorso, mentre gli altri tre sono stati denunciati a piede libero per lo stesso reato.
Informato dei fatti, il pubblico ministero di turno ha disposto per il 32enne gli arresti domiciliari in attesa del processo per direttissima.
Un pugno da Malcore, espulso: indaga anche la Digos
Un pugno negli spogliatoi durante l’intervallo. È quanto sarebbe accaduto allo stadio “Puttilli” di Barletta nel corso della gara tra Barletta e Afragolese, valida per la 25ª giornata del girone H di Serie D.
Secondo quanto si apprende, al termine del primo tempo – chiuso sullo 0-0 – l’attaccante del Barletta Giancarlo Malcore, 32 anni, numero 9 biancorosso, avrebbe colpito al volto il capitano dell’Afragolese, l’argentino Agustín Torassa, 37 anni. L’episodio si sarebbe verificato all’interno degli spogliatoi.
L’arbitro Matteo Cavacini della sezione AIA di Lanciano, informato dell’accaduto, ha disposto l’espulsione di Malcore prima dell’inizio della ripresa. Il secondo tempo è cominciato con circa dieci minuti di ritardo e il Barletta è rientrato in campo in inferiorità numerica. Torassa è stato sostituito da Giuseppe Montaperto.
Il capitano campano è stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale “Dimiccoli” di Barletta, dove gli è stato riscontrato un trauma cranico minore in regione occipitale, con cefalea e dolore al rachide cervicale. Dopo gli accertamenti è stato dimesso in serata ed è rientrato a casa, sotto monitoraggio medico. Sul posto sono intervenuti gli agenti del Commissariato di pubblica sicurezza e della sezione Uigos per gli accertamenti del caso.
La partita si è conclusa con la vittoria del Barletta per 2-0.
Dura la presa di posizione dell’A.C. Afragolese, che in una nota ufficiale ha espresso “la più ferma e totale condanna per il grave episodio di violenza verificatosi negli spogliatoi”, ribadendo che “simili comportamenti non appartengono ai valori dello sport e della leale competizione”. La società campana ha sottolineato come ogni forma di aggressione rappresenti “una sconfitta per tutto il movimento calcistico”, soprattutto quando coinvolge tesserati che dovrebbero essere esempio per i più giovani.
Il club ha rassicurato sulle condizioni di Torassa, definito vigile e costantemente monitorato, dichiarando di confidare nell’operato delle autorità competenti affinché venga fatta piena luce sull’accaduto.
La vicenda sarà ora valutata dagli organi di giustizia sportiva, chiamati a pronunciarsi sueventuali responsabilità disciplinari.
A quanto apprende l’Adnkronos, il Centro operativo per la sicurezza cibernetica del Lazio sta indagando sulle intimidazioni arrivate all’indomani della gara. Pm di Roma aprirà un fascicolo. L’ex fischietto De Santis: “Gli sono vicino, arbitri sono esseri umani e sbagliano”
Inter-Juve, l’arbitro La Penna e il cartellino rosso a Kalulu – Fotogramma /Ipa
Minacce di morte via social, con riferimenti all’indirizzo di casa e alla famiglia, recapitate all’arbitro Federico La Penna nelle ore seguenti a Inter-Juve. Messaggi che hanno coinvolto anche la moglie e le due figlie. A quanto apprende l’Adnkronos, il Centro operativo per la sicurezza cibernetica del Lazio sta indagando sul caso.
Intanto la Procura di Roma è in attesa di ricevere la denuncia presentata alla Polizia Postale, gli atti arriveranno a piazzale Clodio all’attenzione del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco che avvierà un fascicolo di indagine.
La Penna si è rivolto alla polizia postale denunciando alcune pesanti frasi ricevute dagli haters: ‘‘Ti sparo”, ‘‘ti ammazzo”, ”ti veniamo a cercare, sappiamo dove abiti”. Al vaglio i profili da cui sono arrivate le minacce per risalire ai responsabili. Come riferiva stamane il Corriere dello Sport, il 42enne ‘fischietto’ romano, avvocato nella vita professionale, ha raccolto e archiviato commenti, chat e insulti, predisponendo il materiale per una denuncia.
Minacce dopo il ‘caso Bastoni’ – Le intimidazioni sono arrivate all’indomani della gara segnata dall’errore dell’arbitro, ingannato dalla simulazione del nerazzurro Alessandro Bastoni sul secondo giallo comminato al difensore bianconero Pierre Kalulu e dal duro confronto nel tunnel che porta agli spogliatoi alla fine del primo tempo tra l’arbitro e i dirigenti della Juventus Damien Comolli e Giorgio Chiellini. Messaggi offensivi e minatori hanno riguardato anche Bastoni e la moglie, con attacchi legati all’episodio contestato e riferimenti alla figlia.
L’ex arbitro De Santis: “Gli sono vicino” – “Le minacce all’arbitro La Penna sono da condannare con fermezza, sono vicino a Federico e alla sua famiglia“. Così all’Adnkronos l’ex arbitro Massimo De Santis, in merito alle minacce di morte a La Penna. “Gli arbitri sono esseri umani e sbagliano, in più in questo caso c’è anche la simulazione di un calciatore che lo ha tratto in inganno“, aggiunge De Santis che chiama poi in causa l’utilizzo del Var. “Da quando esiste gli arbitri sono peggiorati, si appoggiano troppo alla possibilità di andare a consultare il video, mancano di personalità. La tecnologia deve essere un supporto non deve sostituire l’arbitro“.
Il responsabile dell’accaduto contro la Cremonese è un «cane sciolto»: si è ferito ed è stato aggredito dagli altri tifosi. Una voltadimesso si procederà all’arresto
Emil Audero
Il secondo tempo è iniziato da 3’12’’. E per scaldarti vuoi non lanciare un petardo contro il portiere avversario?Dalla curva dell’Inter un ultrà non ci pensa troppo e il lancio del classico «bombone» sfiora l’ex nerazzurro Emil Audero,portiere della Cremonese, che cade a terra, stordito dal botto violento a un passo da lui. Dimarco, Lautaro, Bastoni accorrono subito a vedere come sta l’ex compagno (con cui si scuseranno) e condannano il gesto dei loro ultrà, allargando le braccia e «dialogando» coi tifosi. Sotto la curva arriva anche Chivu, che pare molto scosso. Anche lui si lamenta con i tifosi, che poco prima avevano esposto uno striscione che sembra una protesta contro Oaktree, proprietaria dell’Inter: «Nelle vittorie e nelle avversità, mister e squadra siamo al vostro fianco».
Se però questo è il modo, non si va lontano. Il regolamento di conti in curva comunque va in scena subito, perché il responsabile, un cane sciolto, pasticcia con un altro petardo che gli esplode in mano, perde due-tre dita e prima di essere portato in ospedale (in attesa dell’arresto) viene aggredito dai suoi compagni di tifo.
«Vorrei stigmatizzare e condannare un gesto insulso che non ha nulla a che fare con i valori dello sport — dice il presidente nerazzurro Beppe Marotta — . Le autorità stanno facendo indagini, pare sia stato un gesto isolato e si individuerà il responsabile. Va sottolineata la professionalità di Audero, che si è rialzato subito e ha portato a termine la partita. Ma la condanna deve essere esplicita e completa». L’episodio, avvenuto davanti al presidente di Lega Ezio Simonelli, non resterà senza conseguenze: l’Inter rischia una multa fino a 50mila euro, ma anche la squalifica della curva a San Siro. E la prossima partita in casa sarà contro la Juve. Il 3-0 a tavolino sarebbe stata un’ipotesi solo nel caso di sospensione della partita per il rischio sicurezza.
Ma altri lanci di petardi non ci sono stati. «C’era tanta preoccupazione per la salute di Emil — raccontaAlessandro Bastoni— . Non abbiamo certo pensato a sanzioni legate al risultato, non è né corretto né umano. Sono cose che non devono mai e poi mai succedere». Non a caso nel finale l’Inter non è andata a salutare i propri tifosi dopo la vittoria: «È stata una scelta — spiega Bastoni — perché certe cose non devono esistere nel mondo in generale. C’è già tanta violenza in giro ogni giorno e noi vogliamo trasmettere un agonismo sano».
Vicino Frosinone, con mazze e bastoni lungo la carreggiata
Scontri all’alba sull’autostrada A1 tra un gruppo di tifosi del Napoli, diretti a Torino, e uno della della Lazio di rientro da Lecce.
Secondo quanto si apprende, sono entrati in contatto lungo la carreggiata nord che è stata bloccata per alcuni minuti.
Sul posto la polizia e la polizia stradale. – I partecipanti, di cui molti a volto coperto, si sono fronteggiati con mazze e bastoni. Da una prima ricostruzione, gli ultras sono scesi da auto e minivan e si sono scontrati lungo la carreggiata tra Ceprano e Frosinone. La polizia è intervenuta dopo la segnalazione della presenza di più persone con il volto coperto, armate di bastoni, che si stavano affrontando direttamente sulla carreggiata autostradale, che è rimasta chiusa per alcuni minuti. Poi i due gruppi sono risaliti nei veicoli e si sono allontanati.Ottanta tifosi laziali sono stati intercettati all’alba dalla polizia al casello di Monte Porzio Catone, dopo gli scontri avvenuti sull’A1 con ultras del Napoli. Una volta bloccati sono stati compiutamente identificati anche con il supporto della polizia scientifica. Dall’interno di uno dei van diretti verso la barriera autostradale, alla vista degli agenti, sono stati buttati lungo il ciglio della strada oggetti atti ad offendere e coltelli da cucina. Tutto il materiale è stato sequestrato.
È accaduto alla partita di sabato fra le squadre degli Allievi 2010 di Novese e Acqui calcio, ad Acqui terme, in provincia di Alessandria
Botte, insulti, addirittura un calcio in pancia a un ragazzino di 15 anni: è finita con una maxi rissa (in campo e fuori) la partita di sabato fra le squadre degli Allievi 2010 di NoveseeAcqui calcio, ad Acqui terme, in provincia di Alessandria.
A denunciare tutto nelle scorse ore, con una nota, è l’Asd Novese calcio dopo la vittoria per 2-0: «Purtroppo la giornata di sport si è poi trasformata in una oscena e quantomeno rammaricante entrata in campo di una parte di tifoseria acquese, fra cui segnaliamo un genitore che ha colpito un nostro ragazzo con un calcio sull’addome». Un episodio che ricorda da vicino quanto successo ad agosto in provincia di Torino, quando scoppiò una rissa simile fra calciatori 14enni, il papà di un calciatore entrò in campo e colpì il portiere avversario, facendolo finire in ospedale con un trauma cranico e una frattura al malleolo. Seguirono un caso mediatico, squalifiche e Daspoper i protagonisti, sia giocatori sia adulti (compreso il ragazzino colpito, immortalato in un filmato come primo a dare il via alla rissa).
La Novese prosegue accogliendo le scuse del responsabile tecnico dell’Acqui, Federico Rovera, ma aggiunge: «Condanniamo la violenza subita dai nostri ragazzi e dalle famiglie e mister, che all’uscita dagli spogliatoi hanno nuovamente subito una seconda aggressione, terminata solo all’arrivo delle forze dell’ordine con uno scontato dileguarsi dei diretti responsabili».
La società ora chiede un intervento della Federazione almeno per quanto accaduto sul campo di gioco: «Crediamo fermamente che soggetti tanto violenti ed in evidente difficoltà comportamentale vadano allontanati dalle aggregazioni e non solo sportive. I nostri ragazzi sono il futuro, si vergogni chi non è in grado di proteggerli».
L’altra società coinvolta risponde con un’altra nota che non cerca scuse: «L’Acqui F.C. intende esprimere massima solidarietà alla Novese in merito al deprecabile episodio accaduto al termine della gara che ha viste impegnate le nostre squadre U16. Il nostro impegno quotidiano consiste soprattutto nel promuovere e trasmettere valori che sono ben più importanti dei meri risultati sportivi. Riteniamo che episodi come quello accaduto, nulla abbiano a che fare con la dedizione e l’impegno che tutti noi mettiamo in campo, con passione, sacrifici e grande volontà».
La colpa, secondo l’Acqui, è da cercare altrove: «Tante società sono “ostaggio” di qualche spettatore, che ciclicamente con i propri comportamenti, oltre a rovinare una giornata di sport, tende a ledere anche l’immagine della società che in quel momento ospita una gara. Non ci esimiamo assolutamente dalle nostre responsabilità quando deprecabili comportamenti vedono protagonisti nostri tesserati. È molto più complicato farlo nei confronti di persone che non ricoprono in nessun modo ruoli all’interno della società ma che purtroppo, per la famosa “responsabilità oggettiva”, vengono a noi accostati».
A suon di aste, bastoni e cocci di bottiglia. Alcuni di loro identificati dagli agenti intervenuti
Fermo immagine da un video di èTv
BOLOGNA –Scontri in A1 nel Bolognese a suon di aste, bastoni e cocci di bottiglia hanno visto coinvolti circa 200 tifosi fra sostenitori della Fiorentina, in arrivo al Dall’Ara per il derby dell’Appennino con il Bologna, e tifosi della Roma, diretti a Torino. I due gruppi si sono scontrati fra l’area Cantagalloe il casello di Casalecchio.
I due gruppi si sono scontrati all’altezza del km 195, sulla corsia di emergenza. Sono intervenute la polizia stradale e la Digos: diversi ultras sono riusciti a dileguarsi, mentre alcuni tifosi della Roma sono stati identificati dagli agenti presso l’area di servizio Secchia, e lo stesso per alcuni sostenitori della Fiorentina prima della gara iniziata alle 15 a Bologna. Non sono stati rinvenuti coltelli. Nella zona dove si sono verificati gli scontri sono state rinvenute alcune tracce di sangue ma non risulta l’intervento di ambulanze.
Il fatto è accaduto nella frazione de Il Matto in un edificio a due piani, si cercano eventuali dispersi. Una paziente ustionata trasferita a Foligno
Un’esplosione nel tardo pomeriggio è avvenuta in una palazzina a due piani a Il Matto, frazione di Arezzo. C’è stato un crollo parziale della struttura, fanno sapere i vigili del fuoco.
Immediato l’allarme al 112. Sul posto sono intervenuti i pompieri, sanitari del 118, forze dell’ordine. Scattato il piano delle grandi emergenze. Le strade di accesso alla zona sono state temporaneamente chiuse per le operazioni di soccorso. Ci sono tre feriti. Uno è in codice verde, quindi non grave, l’altro in giallo e infine una donna di 80 anni è in codice rosso per le ustioni. E’ stata portata a Foligno con l’elisoccorso.
Continuano le ricerche – I pompieri sono al lavoro per verificare se ci sono altre persone sotto le macerie: per l’esplosione si è verificato un parziale crollo oltre a un incendio, spento dai vigili del fuoco. La deflagrazione è stata udita intorno alle 17.22. Per coordinare le operazioni di soccorso è stato attivato il gruppo maxiemergenze 118 Arezzo, con l’impiego di elisoccorso Pegaso 2, automedica, ambulanze infermierizzate della Misericordia di Castiglion Fiorentino, Croce Rossa e Croce Bianca di Arezzo. I vigili del fuoco stanno proseguendo le ricerche tra le macerie per verificare l’eventuale presenza di altre persone coinvolte, anche con l’ausilio di unità cinofile, ma al momento non risulterebbero altri dispersi.
L’allarme nell’archivio diagnostica ha coinvolto anche gli spazi dove si stavano effettuando esami e visite
Un incendio si è sviluppato intorno alle 10 di questa mattina nel padiglione 16 dell’ospedale Sacco di Milano.
Le fiamme hanno avvolto nel giro di pochi minuti parte dell’Archivio Diagnostica interessando anche gli spazi dove in quel momento i sanitari stavano effettuando esami e visite a decine di pazienti.
Nessuno è rimasto ferito o intossicatograzie all’immediato intervento del personale interno e dei vigili del fuoco. I pazienti sono stati tutti evacuati e i trenta vigili del fuoco intervenuti sul posto stanno provvedendo alle operazioni di bonifica.
I pullman dei rossoblù sono passati davanti a un punto di ritrovo dei supporter locali: alcuni sono scesi e hanno ingaggiato i tafferugli, subito sedati dalle forze dell’ordine
I pullman dei tifosi del Bologna fermi davanti a un punto di ritrovo degli ultras del Como: sono volate bottigliate
Intorno alla 12,30 un paio di pullman di tifosi rossoblù (non è chiaro se deliberatamente o se per aver imboccato l’uscita sbagliata dell’autostrada) sono transitati davanti uno dei punti di ritrovo di sostenitori locali, un bar-pizzeria in viale Fratelli Rosselli a quell’ora già pieno di tifosi del Como.
Dopo qualche sfottò dei comaschi ai bolognesi dai pullman rossoblù sono scesi alcuni tifosi che sono venuti a contatto con i sostenitori locali.
Negli scontri, subito sedati dalle forze dell’ordine, sono volate bottiglie. Dopo il parapiglia le vie d’accesso al Sinigaglia sono state temporaneamente chiuse e una mezzora dopo i due pullman sono ripartiti scortati dalle forze dell’ordine.
L’episodio cade dopo gli scontri di Udine del 22 novembre a fine gara tra tifosi rossoblù e agenti che aveva fatto scattare il divieto di trasferta a Roma con la Lazio e a Milano con l’Inter.
Tragedia in Ecuador: assassinato il calciatore Mario Pineida: freddato da sicari in un agguato a Guayaquil
Una tragedia scuote il calcio sudamericano e getta un’ombra inquietante sulla spirale di violenza che sta travolgendo l’Ecuador.Mario Pineida, trentatreenne difensore del Barcelona Sporting Club ed ex nazionale,è stato brutalmente assassinato nel pomeriggio in un attacco armato che ha tutte le caratteristiche di un’esecuzione mirata. La notizia ha fatto rapidamente il giro del Paese, lasciando attoniti tifosi e addetti ai lavori.
La dinamica dell’agguato: colpi mortali fuori da un negozio – Il dramma si è consumato intorno alle 16:30 locali nel quartiere Samanes 4, nella zona nord di Guayaquil. Secondo le prime ricostruzioni fornite dalla Polizia Nazionale, che ha immediatamente isolato la scena del crimine avviando le indagini, Pineida si trovava all’esterno di una macelleria quando è scattata la trappola.Un commando di sicari armati ha aperto il fuoco contro di lui e un’altra persona: per il calciatore non c’è stato nulla da fare, è morto sul colpo crivellato dai proiettili, mentre la seconda vittima dell’agguato è rimasta ferita. La conferma ufficiale dell’identità è arrivata poco dopo direttamente dal Ministero dell’Interno.
Il dolore del Barcelona SC e l’emergenza sicurezza – Pineida era un volto noto e rispettato del calcio locale, un laterale sinistro di grande esperienza con diverse presenze anche con la maglia della “Tricolor“.Il suo club, il Barcelona SC, ha reagito con sgomento diffondendo una nota in cui esprime profondo cordoglio e invita i tifosi a unirsi in preghiera per la famiglia. Questo omicidio non è purtroppo un caso isolato, ma l’ennesimo capitolo di una sanguinosa escalation criminale che negli ultimi mesi sta mettendo in ginocchio il Paese, colpendo sempre più frequentemente figure pubbliche e sportivi, ormai bersagli in un clima di totale insicurezza.
Traduzione: È arrivato nel 2016. Ha fatto la storia per sempre. 💛2 titoli. 2 semifinali di Libertadores. Con artiglio, consegna e amore per il giallo. Mario, si è guadagnato di essere parte eterna della storia dell’Idolo. Per tutto e di più, ti ricorderemo sempre Marito
Disordini iniziati intorno alle 16,30, intervento delle forze dell’ordine con lancio di lacrimogeni per disperdere le tifoserie
Una fase degli incidenti
Scontri, cariche e lanci di lacrimogeni lungo il torrente Bisagno, prima della partita fra Genoa e Inter. I tafferugli fuori dallo stadio Ferraris, nel quartiere Marassi, sono cominciati poco dopo le 16:30. Secondo le prime ricostruzioni delle forze dell’ordine, tutto sarebbe cominciato con un lancio di oggetti fra i tifosi del Genoa, che si trovavano in via Monnet, e quelli dell’Inter, radunati in uno spiazzo appena fuori dall’ingresso del settore ospiti.
Cariche delle forze dell’ordine, feriti tre agenti – La situazione è presto degenerata, con gruppi di tifosi che si rincorrevano fuori dallo stadio, mentre Polizia e Carabinieri lanciavano fumogeni per disperdere le tifoserie. Almeno un’auto è andata bruciata. Sul posto è stato necessario l’intervento di almeno due ambulanze, feriti lievemente tre agenti e alcuni tifosi.
Vigili del fuoco in azione – A prendere fuoco sono state una piccola automobile utilitaria, uno scooter e parte di un camion, parcheggiati a poca distanza dall’ingresso dello stadio. I vigili del fuoco hanno impiegato circa mezz’ora per spegnere completamente le fiamme.
Caos in Eccellenza A: tifosi Gladiator picchiati a Sant’Anastasia, luogo di violenza seriale. L’accusa alle autorità dopo i fatti sul Real Forio.
SANT’ ANASTASIA (NA)–Il calcio campano è nuovamente scosso da gravi episodi di violenza, questa volta nel cuore del campionato di Eccellenza, Girone A. La società Gladiator 1924 ha emesso un durissimo comunicato per denunciare una vile aggressione subita dai propri tifosi in occasione della trasferta a Sant’Anastasia.
Secondo il racconto del club, un gruppo di sostenitori del Gladiator è stato circondato e assalito da circa trenta individui, definiti dalla società come “delinquenti”, armati di spranghe e bastoni. L’attacco ha causato ferite ad alcuni tifosi, costretti a ricorrere alle cure mediche.
Sant’Anastasia, un luogo di violenza seriale – Il comunicato del Gladiator sottolinea un elemento di allarmante continuità: è il secondo anno consecutivo che lo stadio di Sant’Anastasia si rivela teatro di violenza contro la società di Santa Maria Capua Vetere.
L’anno scorso, l’episodio riguardò una “violenta e ingiustificata aggressione in danno di un nostro calciatore ad opera di persone riconducibili alla società ospitante.” La condanna della società è ancora più forte in quanto, tre settimane fa, stessa sorte è capitata ai tifosi del Real Forio, confermando un modus operandi e una pericolosità strutturale nell’impianto.
L’accusa formale di inerzia alle istituzioni – Il punto più critico del comunicato del Gladiator è rivolto alle autorità competenti. La società dichiara di aver inoltrato ripetuti inviti e allarmi proprio per prevenire il ripetersi di tali fatti, ma invano.
”Siamo altresì sconcertati perché nonostante le ripetute segnalazioni, le autorità non prendono i dovuti accorgimenti evitando così che tali fatti possano reiterarsi,” si legge nella nota.
Questa accusa di inerzia solleva gravi interrogativi sulla gestione dell’ordine pubblico in un campionato, l’Eccellenza, che dovrebbe rappresentare il massimo livello dilettantistico regionale. Nonostante i chiari precedenti noti, sembra che le misure preventive siano state insufficienti a tutelare l’incolumità dei tifosi in trasferta.
Condanna e richiesta di provvedimenti – La società Gladiator esprime “profondo rammarico e amarezza” e condanna fermamente “tali episodi che non appartengono al mondo dello sport”.
Dopo due anni di aggressioni subite in quello che la società definisce un “luogo dove la violenza è di casa”, l’unica speranza è che la gravità e la serialità dei fatti portino finalmente la Federazione, gli organismi di giustizia sportiva e le Forze dell’Ordine a prendere provvedimenti immediati e risolutivi. Tali misure dovrebbero mirare non solo all’identificazione e alla punizione dei “delinquenti”, ma anche a garantire la sicurezza degli stadi e la regolarità delle competizioni nel Girone A di Eccellenza.
La violenza nel calcio dilettantistico campano è una ferita aperta che, senza interventi decisi, rischia di allontanare sempre più i veri appassionati dagli spalti.
Il commento di Farina – Vittoria pesantissima del Gladiator a Sant’Anastasia contro una squadra che era quarta in classifica perdendo una sola volta. Prova di forza de nerazzurri che tornano così a casa con tre punti fondamentali nella ricorsa alla vetta. Mister Farina commenta così lo 0-3: “Una partita giocata bene dai ragazzi e devo ringraziarli perché hanno dato il massimo. Abbiamo avuto tantissime occasioni da gol correndo pochissimi pericoli. Non dimentichiamoci che andavamo ad affrontare un avversario che aveva perso una sola volta in 16 gare. I ragazzi hanno fatto una grande impresa”. Con l’arrivo del tecnico i nerazzurri hanno cambiato completamente passo: “In quasi 50 giorni abbiamo lavorato tanto. Il merito è dei ragazzi, della società perché mi hanno messo a disposizione i rinforzi e un grande bomber come Malafronte che ha subito segnato. Completeremo ancora la rosa perché vogliamo giocarci le nostre chance fino alla fine. A tal proposito da lunedì testa alla Puteolana perché sarà un altro duro ostacolo. Servirà grande attenzione e concentrazione, ma se li affronteremo con questa mentalità sono certo che riusciremo a portare a casa un buon risultato. Infine vorrei dedicare la vittoria di oggi alla società, ai tifosi che sono stati vittima di un’assurda aggressione e permettetemi anche al mio amico Antonello Schwich che da ieri non è più con noi”.
Milano, domenica di follia nell’impianto di via Bonfadini dopo un partita del campionato under 17. Il giorno prima al Leone XIII sono intervenuti i carabinieri per fermare le tensioni tra giocatori, allenatori e genitori
Un altro weekend di ordinaria follia nei tornei giovanili, con l’intervento delle forze dell’ordine, dove inciviltà e comportamenti deprecabili hanno visto protagoniste tutte le componenti, in campo e sugli spalti.
Sabato pomeriggio a Milano, dopo aver perso una partita del campionato regionale under 17, i calciatori della squadra ospite hanno messo a soqquadro lo spogliatoio: porte e docce divelte, water spaccati,soffitto distrutto. Danni per migliaia di euro. Domenica invece, nel campionato under 15, sempre nel capoluogo lombardo, dopo la rete del figlio di un notissimo ex calciatore, ma pure allenatore e dirigente di Milan e Inter, pare sia successo di tutto, nonostante le versioni contrastanti: insulti, minacce, pare addirittura un pugno. Al punto che, e questa è una certezza, a fine gara sono arrivate sul posto due pattuglie delle forze dell’ordine per riportare la calma. E tutto questo, ancora una volta, nel silenzio assordante delle istituzioni calcistiche lombarde, tanto presenti quando si tratta di fare passerelle alle premiazioni, quanto molto distanti in situazioni simili visto quanto accaduto in questo primo scorcio di stagione nella nostra regione, fra partite sospese, arbitri picchiati ed episodi di violenza e razzismo.
All’Ausonia – In riferimento agli atti vandalici di alcuni atleti in via Bonfadini, amarissimo lo sfogo del patron dell’Ausonia 1931, Mario Di Benedetto, che in un video ha documentato quel che è accaduto nel suo centro sportivo: “La squadra del Rozzano che ha perso 3-2 in Ausonia contro l’Academy ha pensato bene di lasciare lo spogliatoio che le era stato riservato in condizioni allucinanti… hanno devastato la stanza, spaccato docce, rotto le maniglie delle porte e parte del soffitto. È sempre più difficile riuscire a fare calcio, è vergognoso quello che vedo ogni giorno. Oltreche ai giovani maleducati che dovrebbero essere il futuro della nostra società io mi rivolgo anche agli adulti e dico ai dirigenti e agli allenatori: ma davvero possono lasciare una cosa del genere e permettere che i ragazzi lo facciano?”.
Leone XIII – Non è andata meglio sul campo della SSD Leone XIII che ospitava il Buccinasco nel match vinto per 2-0. Forti tensioni tra le due panchine, soprattutto nel finale del match: la causa sarebbe stata la mancanza di palloni, che rallentava la ripresa del gioco e avrebbe così fatto arrabbiare il tecnico ospite, Poi, secondo quanto riferito da alcuni tesserati della società di casa, dagli insulti si sarebbe passati alle minacce. Tutto questo mentre sul campo uno dei calciatori del Buccinasco sarebbe addirittura venuto a contatto con un dirigente del Leone XIII scatenando la reazione dell’allenatore avversario.Caos totale, parole grosse e l’immancabile genitore che anzichè rimproverare il figlio se la prende col tecnico avversario. Sentitosi in pericolo, proprio il mister ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine e all’arrivo dei carabinieri avrebbe manifestato l’intenzione di presentare una denuncia.
La replica del Buccinasco – Nega tutto il Buccinasco, che in un comunicato pubblicato sui canali “social” ha voluto dare la propria versione dei fatti: “Nel corso dell’incontro non si è verificato alcun episodio di violenza. L’unico momento di tensione è stato un acceso confronto verbale tra un nostro dirigente e l’allenatore avversario, rapidamente ricondotto alla normalità”. E ancora: “I carabinieri sono intervenuti su segnalazione dell’allenatore di casa. Una volta giunti sul posto hanno accertato l’assoluta tranquillità dell’ambiente sportivo, non rilevando la presenza di soggetti coinvolti in comportamenti violenti”.
C’è però un altro dettaglio: tutto ciò, compreso l’accesso confronto verbale fra le panchine, è avvenuto sotto gli occhi dei calciatori 14enni. Fra questi l’attaccante del Leone XIII Tiago Billò De Araujo,classe 2011, “figlio d’arte” del brasiliano Leonardo e della giornalista e conduttrice Anna Billò. Il ragazzino ha realizzato la rete del 2-0, prima che scoppiasse il finimondo. “Davvero una follia quello che è accaduto”, ha commentato incredulo il papà, che da tempo gira negli oratori e nelle scuole calcio proprio per parlare di fair play a genitori, allenatori e giocatori. Una testimonianza e poche parole che dicono tutto.
Dopo il caso analogo in Calabria, un altro giovane direttore di gara finisce nel mirino durante una partita: l’Associazione Italiana Arbitri chiede interventi immediati e sanzioni da parte di istituzioni sportive, società e famiglie
Ancora un’aggressione a un arbitro minorenne. E’ la stessa Aia a denunciare l’ennesimo episodio di violenza questa volta ai danni di Nicola, direttore di gara di 15 anni in Puglia (in una gara del Campionato Under 16 Ginosa-Hellas Laterza), a pochi giorni da quello analogo avvenuto in Calabria. «È inaccettabile che la violenza continui a colpire giovani impegnati a far rispettare le regole e che l’AIA sia, di fatto, sola nel contrastare questa deriva – scrive l’Associazione italiana arbitri in una nota -. Pur confidando che la giustizia ordinaria agirà secondo i propri tempi, l’Aia richiama istituzioni sportive, società e famiglie a un’assunzione immediata di responsabilità, con risposte dure e tempestive, prima che si verifichino conseguenze ancora più gravi».
Il presidente Antonio Zappi, insieme al Comitato Nazionale, ai Presidenti CRA/CPA e ai Presidenti di Sezione, esprime «indignazione profonda e ribadisce che l’Aia non resterà mai inerme davanti a uno scempio che continua nonostante le innovate sanzioni previste dal codice penale. Chi non prova vergogna per tutto questo manca di rispetto anche verso sé stesso, e il silenzio diventa complicità. Dalla nostra base associativa giunge ormai costantemente il grido di dolore per dire definitivamente basta a questa vergogna, che rappresenta una vera umiliazione per il calcio italiano ed a cui l’AIA tutta ritiene sia ora di rispondere con azioni che saranno valutate nei prossimi giorni».
«La società del Ginosa chiarisce che purtroppo l’aggressione è scaturita da un tesserato della società Hellas Laterza che sicuramente condannerà l’episodio gravissimo del suo calciatore». Il riferimento – precisa la società in una nota – è all’aggressione al giovane arbitro di 15 anni durante la gara del campionato Under 16 disputato sabato scorso allo stadio Teresa Miani di Ginosa (Taranto) tra le formazioni dell’as Ginosa e Hellas Laterza, terminata con la vittoria del Ginosa 3-0». «Durante la gara – ricostruisce la società – c’è stata una espulsione da parte dell’arbitro» di «un tesserato della formazione del Laterza sul risultato di 2-0 per il Ginosa. Proteste vibranti del calciatore laertino contro l’arbitro» si sono registrate «per la decisione presa». «A fine gara, mentre il Ginosa festeggiava la vittoria sul terreno di gioco – sottolinea la società – nel tunnel che porta agli spogliatoi un tesserato del Laterza colpiva con calci e pugni il povero” arbitro. «La società del Ginosa – si legge ancora nella nota – si prestava subito soccorrendo l’arbitro. Nel frattempo arrivava il papà dell’arbitro che stava assistendo alla partita, preso dal panico e soprattutto impaurito dall’accaduto, e ringraziava la società del Ginosa per i soccorsi ricevuti e portava con urgenza il figlio in ospedale per le cure del caso»
Prima del match episodio grave all’esterno dello stadio di Fuorigrotta. Ma Chiellini ridimensiona: “Abituati a ben di peggio”
Succede spesso, ma questa non può essere una giustificazione. Il pullman della Juventus è diventato bersaglio non solo di insulti, ma anche del lancio di alcuni sassi da parte di tifosi del Napoli all’arrivo allo stadio Maradona.
Sassi contro il pullman della Juventus – Sassi contro il pullman, tra una pioggia di insulti: scene viste troppe volte. ma all’arrivo allo stadio Maradona è capitano anche questa domenica sera: il bus che trasportava i giocatori della Juventus è diventato bersaglio del lancio di pietre. Episodio indiscutibilmente grave e da biasimare: qualcuno ha parlato anche di vetri scheggiati,ma dalle immagini non si nota nulla del genere. La notizia diffusa da Dazn, non è stata smentita da Giorgio Chiellini, director of football strategy della Juventus, che però ha ridimensionato l’accaduto: “Eravamo abituati a ben di peggio, non ci lamentiamo, potevamo evitare il passaggio in mezzo ai tifosi, ma tutto tranquillo”.
Diverse compagne dei calciatori viola hanno sporto denuncia. Amanda, fidanzata di Dodò: “Aspettatevi la Polizia a casa vostra”
Si fa sempre più complicata la situazione in casa Fiorentina. La brutta sconfitta sul campo del Sassuolo, oltre a complicare ulteriormente la situazione in classifica della squadra di Vanoli, ha scatenato gli istinti più beceri di una parte della tifoseria. E, si sa, purtroppo nell‘epoca dei social la cassa di risonanza è ancora più ampia. Diverse fidanzate dei calciatori viola hanno ricevuto ripetute minacce di morte o simili messaggi. Molte hanno già sporto denuncia, alcune si sono anche esposte in prima persona come la moglie di Dodo, Amanda Ferreira, rendendo pubblici alcuni commenti sotto un suo post, in cui si augura la morte ai figli del brasiliano
Il difensore della Nazionale è stato protagonista di un episodio sul quale stanno indagando i poliziotti londinesi. Già rintracciato il soggetto incriminato (libero su cauzione): si tratterebbe di un ex giocatore poi diventato agente. Il Tottenham: “Al fianco del giocatore”
È Destiny Udogie il giocatore di Premier League minacciato con una pistola in una strada della periferia nord di Londra da un procuratore lo scorso 6 settembre. La notizia dell’incidente si è diffusa nella serata di domenica, ma il nome del difensore del Tottenham e della Nazionale è trapelato nelle ultime ore, mentre l’azzurro era impegnato nel match di Champions League degli Spurs vinto contro il Copenaghen in cui è partito titolare. L’incidente, traumatico anche se conclusosi senza spargimenti di sangue, avrebbe lasciato un segno nel 22enne difensore azzurro.
L’incidente – Secondo un comunicato della polizia di Londra, “gli agenti sono stati chiamati alle 23.14 di sabato, 6 settembre, per denunciare che un uomo di circa 20 anni era stato minacciato con un’arma di fuoco in una strada. La Polizia ha parlato con la vittima e nel corso delle indagini è emerso che lo stesso individuo aveva ricattato e minacciato un altro uomo, sempre di circa 20 anni. Lunedì 8 settembre la polizia ha eseguito l’arresto di un uomo di 31 anni accusato di possesso illegale di arma da fuoco, ricatto e guida senza patente. L’uomo è libero su cauzione mentre l’indagine continua”. La stampa britannica per legge non può fare il nome dell’agente, ma si tratterebbe di un ex giocatore che dopo una carriera stroncata da problemi di cuore aveva deciso di diventare agente, lavorando con diversi atleti emergenti di Premier Leaguefacendo base proprio a Londra, non lontano dallo stadio del Tottenham. Secondo quanto riferito dal Sun, che ha ricostruito la vicenda, le minacce a Udogie sarebbero seguite alla decisione dell’azzurro di troncare i rapporti con l’agente. “Stiamo aiutando Destiny e la sua famiglia dal momento dell’incidente e continueremo a farlo – ha fatto sapere il Tottenham in un comunicato -. Visto che l’indagine è ancora in corso, non possiamo commentare oltre”.
Dopo la sesta sconfitta consecutiva 400 esagitati hanno atteso la squadra al centro di allenamento: i due giocatori hanno sporto denuncia, il club li ha messi a riposo
Li hanno aspettati al centro di allenamento, al rientro da Lorient, dove il Nizza, domenica sera, ha perso un’altra volta. Prima li hanno insultati e poi anche malmenati. A pagare la furia dei tifosi sono stati in particolare Jeremi Boga e Terem Moffi che hanno sporto denuncia e sono stati messi a riposo forzato dal club che condanna l’accaduto.
CRISI – Tutto è cominciato via social. Dopo il 3-1 incassato dal Nizza in Bretagna, i gruppi di ultrà si sono dati appuntamento al centro di allenamento, dove i giocatori dovevano recuperare le rispettive auto. Quando il pullman del club è arrivato sul posto, c’erano più di 400 tifosi ad attenderli. Secondo le prime ricostruzioni, sono volati insulti contro il d.s. Florian Maurice. È andata peggio per i due attaccanti, aggrediti fisicamente. Boga e Moffi hanno quindi deciso di sporgere denuncia e non saranno a disposizione rispettivamente fino a venerdì e domenica, su decisione della società. Il Nizza, già battuto giovedì in Europa League dal Porto di Farioli, è in piena crisi di risultati, con sei sconfitte consecutive registrate all’1 novembre in poi. Troppo per gli ultrà che volevano così scuotere la squadra, ma che hanno intonato cori di sostegno per l’erede di Fraioli, Franck Haise che giovedì si era detto disponibile a lasciare la panchina. Domenica, il Nizza, decimo con 17 punti, ospita l’Angers.
A far degenerare la situazione sarebbe stato il lancio di una bomba carta
Momenti di forte tensione nelle aree esterne dello stadio, dove una rissa tra tifosi ha creato panico tra le famiglie e le persone presenti nella zona del villaggio gastronomico. Secondo una prima ricostruzione, gli scontri sarebbero scoppiati tra gruppi appartenenti alla curva Nord e alla curva Sud.
A far degenerare la situazione sarebbe stato il lancio di una bomba carta che ha provocato un boato seguito da urla e fuggi fuggi generale. Subito dopo, i due gruppi avrebbero iniziato un fitto lancio di bottiglie, trasformando l’area in un teatro di caos e paura. Il parapiglia si sarebbe poi spostato verso viale Croce Rossa, dove la situazione è rimasta tesa per diversi minuti. Sul posto sono intervenute rapidamente le forze dell’ordine.
Al momento non si conosce il numero di eventuali feriti, mentre sono in corso gli accertamenti per ricostruire con precisione le responsabilità e l’origine degli scontri.
Un sabato che lo sport dilettantistico avrebbe voluto evitare. Nella gara del campionato Under 19provinciale tra Montorio Romano e Brictense, giocata ieri pomeriggio, si è verificato un episodio grave quanto inaccettabile: un calciatore del Montorio Romano ha colpito con uno schiaffo l’arbitro, un giovane direttore di gara di Rieti di appena 20 anni.
L’aggressione sarebbe avvenuta poco dopo l’inizio del secondo tempo, in un momento concitato del match. Il gesto ha reso impossibile proseguire: l’arbitro ha immediatamente sospeso la partita, come da regolamento.
Il giovane direttore di gara, scosso e con dolore al volto, è stato accompagnato al Sant’Andrea di Roma, dove i medici gli hanno diagnosticato 5 giorni di prognosi. Una ferita fisica contenuta, certo, ma un segnale preoccupante sul clima che troppo spesso avvelena le categorie giovanili, dove invece si dovrebbe insegnare rispetto e disciplina prima ancora del risultato.
Sarà ora il Giudice Sportivo a valutare la situazione, con possibili sanzioni pesanti per il calciatore e per la società. Intanto resta l’amaro: un ragazzo che arbitrava con passione, due squadre giovanili in campo, e una partita rovinata da un gesto che non ha nulla a che fare con il calcio.
Arbitro aggredito in campo: maxi squalifica per un calciatore della Rinascita Afragola
Il direttore di gara ha squalificato l’aggressore fino al 27 novembre 2029
Mano pesante del giudice sportivo per l’ennesimo episodio di violenza registrato sui campi dilettantistici della Campania. Durante la partita di Seconda Categoria tra Rinascita Afragola 2023 e DBFS San Pietro, giocata pochi giorni fa ad Afragola, un calciatore della squadra di casa ha aggredito l’arbitro dopo un’ammonizione: prima ha tentato di colpirlo con uno schiaffo, poi lo ha raggiunto vicino alla panchina e gli ha sferrato un pugno alla tempia e un calcio mentre era a terra.
Il direttore di gara è stato trasportato in ospedale con traumi multiplie prognosi di tre giorni.
Il Giudice sportivo ha assegnato lo 0–3 a tavolino alla compagine ospite e ha squalificato l’aggressore fino al 27 novembre 2029. Analogo episodio si era verificato pochi giorni prima sul campo sportivo di Qualiano. In quel caso si rese necessario l’intervento delle forze dell’ordine.