Scandali Calcio


Diritti tv, Riesame disintegra accuse

articolo: http://it.euronews.com/2017/07/21/diritti-tv-riesame-disintegra-accuse

Motivi no arresti, ‘no turbativa’. Indagini coinvolsero Galliani

La “tratta” dei calciatori minorenni dall’Africa: arresti e perquisizioni della Polizia

articolo:  http://www.msn.com/it-it/notizie/italia/la-%E2%80%9Ctratta%E2%80%9D-dei-calciatori-minorenni-dall%E2%80%99africa-arresti-e-perquisizioni-della-polizia/ar-AAotLmG?li=BBqfUd8

La Polizia di Stato sta eseguendo quattro misure cautelari e numerose perquisizioni per immigrazione clandestina, falso documentale e favoreggiamento reale a carico di persone legate al mondo del calcio. Alcuni dirigenti del Prato (società calcistica militante in Lega Pro) avrebbero alterato i risultati di alcune partite e favorito l’ingresso illegale in Italia di minorenni africani, alcuni dei quali poi ceduti a ignare squadre di serie superiore.

Come funzionava la “tratta” – Gli indagati avrebbero procurato illegalmente l’ingresso in Italia di cittadini di origine africana, in particolare ivoriani minorenni, producendo presso l’Ambasciata Italiane di Abidjain, e poi presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Prato, documentazione attestante false parentele, quali quella di maternità biologica e filiazione naturale rispetto ai minori, allo scopo di ottenere il rilascio dei visti di ingresso per motivi di ricongiungimento familiare, con successivo ottenimento dei permessi di soggiorno per motivi familiari.

Le 11 partite “truccate” – Secondo i risultati delle indagini, la finalità dell’ingresso illegale degli stranieri di origine africana era di far giocare i ragazzi in squadre di calcio italiane e europee in violazione anche delle norme Fifa che ne consentono il tesseramento. La Squadra Mobile di Prato ha raccolto anche riscontri in merito a “combine” di undici partite disputate in Lega Pro, Categoria Eccellenza Toscana, Campionato Regionale Toscano di Promozione.

Le squadre coinvolte – Ci sono anche due squadre di serie A, una di serie B e una di Lega Pro coinvolte nell’indagine della polizia di Prato che ha svelato un sistema di documenti falsi per ottenere permessi di soggiorno per minori stranieri da far giocare in squadre di calcio in Italia. Presso le quattro società è stata disposta l’acquisizione di documentazione.

Perquisizioni in corso – Oltre alle misure cautelari, i cui destinatari sono i presidenti delle due squadre di Calcio del Prato e della Sestese (Firenze), un procuratore sportivo, e una donna di origine ivoriana, sono in corso dodici perquisizioni, anche a carico di arbitri di calcio, presidenti, segretari e direttori sportivi di altre società di calcio.

Ulteriori dettagli saranno resi noti nel corso della conferenza stampa che si terrà alle ore 12:00 presso la Procura di Prato

Processo Juve-‘ndrangheta

Processo sportivo

L’udienza slitta a dopo Cardiff

Fonte e articolo: http://sport.sky.it/calcio/serie-a/2017/05/26/figc-processo-juventus-ultras-aggiornamenti.html

26 maggio 2017 – Dopo due ore di confronto si è chiuso con una sospensione la prima udienza del processo sportivo a carico della Juventus e del presidente Andrea Agnelli. L’udienza riprenderà dopo l’estate e precisamente il 15 settembre alle ore 10 davanti al Tribunale federale nazionale della Figc.

Processo Juve-‘ndrangheta:

Fonte e articolo: http://www.90min.com/it/posts/5045951-processo-juve-ndrangheta-la-sentenza-prima-della-finale-ecco-cosa-rischiano-i-bianconeri

 

24 maggio 2017 – La Juventus prepara la finale di Champions League ma nella testa del presidente Agnelli, al momento, c’è altro. Il presidente è alle prese con il caso bagarinaggio ed è stato ascoltato negli scorsi giorni in Antimafia: “Se ho incontrato Dominello può essere stato nell’ambito di un consesso di tifosi ed è pacifico che se non solo io ma tutti i miei dipendenti avessero saputo, quello che oggi è emerso, mai avremmo avuto rapporti con lui. Mai subito minacce da ultrà e mai pensato a Dominello come “operativo”. Dominello non è scelto da noi ma dalla curva. Il nome del Dominello a Torino non richiama certe attenzioni, di Google non mi fido, se metto il mio nome trovo una valanga di falsità. Siamo qui per cercare di migliorare il domani. Compito nostro è guardare a domani con l’esperienza di ieri, bisogna evitare di commettere gli stessi errori per il futuro. il bagarinaggio nel nostro Paese non è reato, dopo quanto successo dobbiamo interrogarci se questo sia giusto“​.

Il presidente dunque ha confermato di aver incontrato Dominello, figlio di un boss della ‘ndrangheta, ma ha affermato di non essere a conoscenza della ‘provenienza’ di Dominello. Secondo “Ilbianconero.com” venerdì sarà il giorno dell’udienza e intanto è stato nominato il collegio che difenderà i 4 dirigenti juventini deferiti: il presidente Andrea Agnelli, il responsabile della biglietteria Stefano Merulla, il security manager Alessandro D’Angelo e l’ex capo marketing FrancescoCalvo, oggi al Barcellona. Nessun dirigente bianconero è iscritto nel registro penale degli indagati.

Ma cosa rischia ad oggi la Juventus? Gli imputati al processo sportivo sono accusati di aver avuto rapporti non leciti con gli ultras agevolando il fenomeno illegale del bagarinaggio. La Juventus non dovrebbe rischiare penalizzazioni o altro. Il club potrebbe rischiare una multa molto salata mentre i dirigenti potrebbero essere inibiti per alcuni mesi. Le richieste del procuratore federale potrebbero tendere al massimo della pena perché la FIGC vuole lanciare un monito ai club che intrattengono contatti con tifoserie organizzate. La Juve non chiederà alcun rinvio e la sentenza potrebbe arrivare già lunedì prossimo, a pochi giorni dalla finale di Cardiff.

‘Inchiesta Fuorigioco’, deferiti 14 club di Serie A e B

Fonte – http://www.ansa.it/sito/notizie/sport/calcio/2016/10/28/inchiesta-fuorigioco-deferiti-16-club_37806563-315c-4fa4-ab4d-d80c5288ea3f.html

Anche Inter, Juve e Napoli nel mirino della Procura federale

Alcune società, tra cui Inter, Juve, Napoli, Palermo sono state deferite al Tribunale federale a titolo di responsabilità diretta per una serie di violazioni del Codice di giustizia sportiva e del regolamento agenti di calciatori. Lo rende noto la Figc, sottolineando che stati anche deferiti dirigenti e calciatori dei 14 club. Tutto nasce dall’inchiesta ‘Fuorigioco’ della procura di Napoli che ha visto indagati 64 tra calciatori, procuratori e dirigenti per reati tributari, evasione e false fatturazioni. Le società coinvolte, informa la Figc, sono Inter, Juventus, Napoli, Palermo, Chievo, Genoa, Pescara, Catania, Cesena, Ternana, Vicenza, Livorno, Grosseto e Reggina. “Sono state archiviate – fa sapere la Figc – le posizioni di Lazio e Portogruaro in ordine agli addebiti contestati ai sig.Marco Moschini e Giammario Specchia. “Il Procuratore federale, esaminati gli atti di indagine posti in essere dalla Procura napoletana e trasmessi all’Ufficio della Procura Federale il 26 febbraio – fa sapere ancora la federazione – aveva disposto a marzo la riapertura delle indagini. Espletata l’attività istruttoria, ha infine disposto i deferimenti.

Tra gli oltre 60 tesserati citati nelle decine di pagine del faldone riguardante i deferimenti operati dalla procura federale, vi sono dirigenti, calciatori ed ex calciatori, ed agenti di calciatori molto noti. Tra i primi, spiccano i nomi di Aldo Spinelli (all’epoca dei fatti dirigente del Livorno), Jean Claude Blanc e Alessio Secco (Juventus), Aurelio de Laurentiis e Pierpaolo Marino (Napoli), Giorgio Perinetti (Siena), Giovanni Sartori (Chievo), Igor Campedelli (Cesena), Piero Leonardi (Parma), Mario Cognigni (Fiorentina). Quanto ai calciatori, o ex, sono stati deferiti anche Ciro Immobile (all’epoca dei fatti alla Juventus e al Genoa), Guglielmo Stendardo (all’epoca dei fatti all’Atalanta), Francesco Tavano (Livorno), Massimo Oddo (Milan e Lecce), Emanuele Calaio’ (Napoli e Siena), Salvatore Aronica (Palermo), Erion Bogdani (Verona, Cesena e Siena), Giuseppe Sculli (Genoa e Lazio), Pasquale Foggia (Lazio e Sampdoria), Adrian Mutu (Fiorentina), Hernan Crespo, Diego Milito, Thiago Motta e Hugo Campagnaro (Inter), German Denis (Atalanta). Quanto agli agenti di calciatori, sono stati deferiti anche Alessandro Moggi e Riccardo Calleri

Sbagliare è umano,perseverare diabolico

 

Calciopoli finanziaria: pericolo falso in bilancio per Viola e Juve

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/calciopoli-finanziaria-pericolo-falso-in-bilancio-per-viola-e-juve/

La Cassazione ha condannato le due società a risarcire il Bologna e le altre parti lese, ma né la Fiorentina né i bianconeri hanno provveduto ad accantonare le somme

 Tre punti di penalizzazione alla Juventus”

Fonte e articolo: http://www.ilgiornale.it/news/sport/tre-punti-penalizzazione-juventus-1315827.html

La richiesta dello Sportello dei tifosi del Movimento noiconsumatori.it: “La sconfitta al Tar prevede che ora la Juventus venga penalizzata di tre punti

Secondo il movimento Noiconsumatori.it, la Figc dovrebbe applicare una penalizzazione di 3 punti alla Juventus.

http://www.noiconsumatori.org/la-figc-applichi-la-penalizzazione-3-punti-alla-juve-sconfitta-dal-tar/

La FIGC applichi la penalizzazione di 3 punti alla Juve, sconfitta dal Tar. In campo lo Sportello tifosi del Movimento Noiconsumatori.it

Lo scorso 6 settembre, infatti, il Tar del Lazio ha bocciato il ricorso della Juventus di risarcimento per la revoca dello scudetto 2006 e la retrocessione. Secondo il Tar “l’intera vicenda era già stata trattata in un precedente ricorso, presentato sempre dalla Juventus nel 2006, e poi abbandonato dalla società, che preferì ricorrere al lodo arbitrale da cui tuttavia uscì sconfitta“. E così per la Juve non c’è stato nulla da fare.

La richiesta di penalizzazione per la Juve

Ma la beffa potrebbe arrivare adesso. “La Juve – dichiara l’avvocato Angelo Pisani dello Sportello dei Tifosi di Noiconsumatori.it, riportato dal Mattino – ha perso anche al Tar il famoso ed inammissibile ricorso per la retrocessione del 2006. In ogni grado di giudizio sono stati riconosciuti per quanto accaduto e non smentito. Ma pochi sanno che con la sconfitta al Tar la Juve va penalizzata di 3 punti per violazione della clausola compromissoria. Articolo chiaro e limpido, che però nessun giornale cita, men che meno la FIGC. La sanzione va applicata senza se e senza ma, con conseguente penalizzazione di tre punti della Juve”.

E così l’avvocato ha chiesto ufficialmente alla Figc di penalizzare la Juve, che così – se la richiesta venisse accettata – tornerebbe vicina alle avversarie in una classifica inevitabilmente più corta.

Inghilterra: “caffè” ad allenatori per trasferire giocatori. Agente italiano: “Posso contare su loro avidità”

Fonte e articolo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/28/corruzione-nel-calcio-inglese-mazzette-ad-allenatori-per-trasferire-giocatori-agente-italiano-posso-contare-su-loro-avidita/3063029/

L’inchiesta del Telegraph rischia di diventare il più grande scandalo nella storia dello sport più popolare nel Regno Unito. Coinvolti almeno otto tecnici di Premier League e due di Championship. Piero Pagliara, già noto alle cronache giudiziario-sportive e ignaro di essere ripreso dal team investigativo del quotidiano, fornisce un racconto dettagliato: “Dopo aver concluso una trattativa, l’allenatore mi ha chiesto se ci fosse un ‘piccolo caffè’ per lui. Ho aperto tanti di quei conti bancari in Svizzera per loro che non hai neanche idea. Peggio che in Italia”

Ma chi è Pino Pagliara? Un volto non nuovo per chi segue le vicende calcistiche italiane. Attivo nel mondo del pallone dagli anni Novanta, ha curato i trasferimenti di Fabrizio Ravanelli al Middlesbrough e Gianfranco Zola al Chelsea. È stato l’uomo di fiducia di Luciano Moggi in Inghilterra per la gestione delle operazioni tra la Juventus e le squadre britanniche. E soprattutto era incappato in una storiaccia di match combinati nel 2005, quand’era dirigente del Venezia. Dopo l’ultima partita del campionato di Serie B 2004/05 tra i lagunari e il Genoa di Enrico Preziosi, Pagliara venne ‘pizzicato’ dai carabinieri mentre a bordo della sua auto trasportava una valigetta contenente 250mila euro in contanti. Secondo l’allora dirigente si trattava solo dell’anticipo per il trasferimento di un giocatore, mentre secondo il pubblico ministero di Genova, che già indagava sulla partita, i soldi erano stati usati per truccare il match. La combine è costata a Pagliara la sospensione da ogni attività sportiva per cinque anni.

A causa della vicenda, Pagliara è tuttora senza licenza ma esercita ancora come consulente. E ai giornalisti sotto copertura ha spiegato anche come le mazzette arrivino poi ai tecnici: “Ho aperto tanti di quei conti bancari in Svizzera per allenatori che non hai neanche idea – spiega in un altro passaggio della conversazione – Non facciamo nessun pagamento diretto: ci sarà un contratto di consulenza con qualcuno di cui ci si fida abbastanza, che poi dovrà girare a sua volta la somma. È così che funziona. Nel calcio viene fatto tutto sotto il tavolo, credimi”.

In attesa che il giornale inglese pubblichi i nomi dei manager coinvolti, la Federcalcio inglese ha ottenuto le registrazioni complete, incluse proprio le generalità degli allenatori che sono coperte da omissis negli articoli e nei video pubblicati dal quotidiano. Verrà quindi avviata un’indagine e se la ricostruzione degli agenti dovesse essere confermata, tutte le persone implicate rischiano lunghe e pesanti sanzioni.

Calciopoli: niente risarcimenti
Il Tar dice no alla Juventus

I festeggiamenti della Juventus per lo scudetto 2005-2006 poi revocato (Ansa)I festeggiamenti della Juventus per lo scudetto 2005-2006 poi revocato (Ansa)

Fonte: http://www.corriere.it/sport/16_settembre_06/calciopoli-niente-risarcimenti-tar-dice-no-juventus-0b90c6a4-7442-11e6-b267-7b6340139127.shtml?refresh_ce-cp

La Juventus non riceverà nessun risarcimento per lo scudetto revocato nel 2006 e per la successiva retrocessione, frutto della sanzioni della procura federale. È quanto ha stabilito il Tar del Lazio rigettando il ricorso presentato dalla società bianconera che chiedeva 443 milioni di euro.

Calciopoli, il Tar dice no al ricorso della Juventus sul risarcimento

Confermate le precedenti decisioni

Il tribunale amministrativo non può pronunciarsi se lo ha già fatto il collegio arbitrale». Dieci anni dopo i fatti di «Calciopoli» vengono confermate le precedenti decisioni su una vicenda che portò l’assegnazione di quello scudetto all’Inter. Per il Tar era già stato tutto trattato in un precedente ricorso, sempre presentato dalla Juventus nel 2006, e poi abbandonato per ricorrere al lodo arbitrale. Ma Torino uscì comunque sconfitta anche da quello. E c’è soddisfazione negli ambienti della Federcalcio: «Viene accolta la tesi della nostra memoria». Ma la battaglia legale della Juventus potrebbe non finire qui, i legali del club valuteranno i prossimi passi da fare per tutelare le ragioni della società».

Con quella di oggi il numero di sentenze ai danni della Juventus dal 2006 ad oggi raggiunge quota VENTINOVE sul campo, o se preferite in tribunale.

01 – 14 luglio 2006, primo grado di Calciopoli

02 – 25 luglio 2006, secondo grado di Calciopoli

03 – 27 ottobre 2006, arbitrato CONI su Calciopoli

04 – 18 giugno 2008, patteggiamento su schede sim svizzere

05 – 16 giugno 2011, radiazione di Moggi e Giraudo

06 – 9 luglio 2011, Calciopoli (II° grado), conferma della radiazione di Moggi e Giraudo

07 – 18 luglio 2011, respinto in Figc l’esposto contro lo scudetto 2006 assegnato all’Inter

08 – 19 marzo 2008, TAR del Lazio, respinto il ricorso di Moggi contro la squalifica in ambito sportivo

09 – 22 maggio 2008, TAR del Lazio, respinto il ricorso di due associazioni di tifosi contro l’assegnazione dello scudetto 2006 all’Inter

10 – 8 gennaio 2009, Caso GEA, Moggi condannato per violenza privata

11 – 14 dicembre 2009. Calciopoli (rito abbreviato), condannato Giraudo per frode sportiva e associazione a delinquere

12 – 8 febbraio 2011, TAR del Lazio respinge il ricorso presentato da Giùlemanidallajuve, condannata a pagare risarcimenti a Federcalcio, CONI e Inter

13 – 25 marzo 2011, caso GEA (II° grado), confermata la condanna a Moggi per violenza privata

14 – 8 novembre 2011, sentenza penale di Napoli: Moggi condannato a 5 anni e 4 mesi per associazione a delinquere

15 – 9 novembre 2011, rigetto dell’esposto da parte dell’UEFA

16 – 11 novembre 2011, Moggi condannato per minacce nei confronti di Baldini

17 – 17 novembre 2011, dichiarazione di non competenza del TNAS

18 – 4 aprile 2012, conferma della radiazione di Moggi e Giraudo. 19 ? 12 aprile 2012, il Tribunale della UE respinge il ricorso presentato da Giùlemanidallajuve

20 – 26 giugno 2012, Tribunale di Milano, rigetto della querela di Moggi a Carlo Petrini

21 – 30 giugno 2012, la Corte dei Conti respinge il ricorso Juventus decretando la FIGC non responsabile di danno erariale per essersi dichiarata non competente a decidere nel 2006

22 – 3 agosto 2012, il Tar del Lazio respinge il ricorso di Moggi contro la Radiazione

23 – 12 settembre 2012, il Consiglio di Stato respinge il ricorso di Moggi contro la Radiazione

24 – 17 ottobre 2012, la Corte dei Conti condanna 14 ex tesserati AIA a risarcire la FIGC per danno d’immagine

 25 – 5 dicembre 2012, il Tribunale di Napoli condanna in appello a 1 anno e 8 mesi Antonio Giraudo per associazione a delinquere e frode sportiva. Cade solo il ruolo di promotore

26 – 7 agosto 2013, la Cassazione giudica inammissibile il ricorso di Moggi contro la radiazione

27 – 17 dicembre 2013, appello Calciopoli: 2 anni e 4 mesi a Luciano Moggi, 2 anni a Pairetto e  Mazzini, 1 anno a De Santis, 10 mesi a Dattilo e Bertini

28 10 giugno 2014, la Cassazione conferma sequestro di 12 milioni a Giraudo per il danno da retrocessione al Brescia finito in Serie B.

29 – 6 settembre 2016, il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dai bianconeri contro Coni e Figc per il risarcimento del danno subito dopo la revoca dello Scudetto 2005/06 e la conseguente retrocessione in Serie B di circa 440 milioni di euro.

Camorra: le mani del clan su scommesse in partite di serie B, 10 arresti

L’indagine dei carabinieri che ha svelato un giro di scommesse su gare di calcio ha portato alla luce la capacità di influenzare alcune partite di B del 2013-2014, giocate in Campania nel 2014, attraverso un ‘contatto’ (un calciatore ora in A, indagato ma non raggiunto da misura cautelare) il capo clan e i sodali hanno attratto altre persone; per carabinieri hanno messo a disposizione ingenti somme di denaro per corrompere giocatori di una squadra campana di B, influenzando due gare disputate a maggio 2014.

Il difensore del Genoa, Armando Izzo, il centrocampista dell’Acireale, Francesco Millesi, già in forza all’Avellino, e l’ex calciatore Luca Pini, sono indagati dalla Dda di Napoli nell’inchiesta su camorra e calcio. Nei riguardi dei tre si ipotizza il reato di partecipazione esterna ad associazione mafiosa.

Calcioscommesse: il ct azzurro Conte assolto a Cremona. Gup: “All’oscuro di combine-corruzioni”

Il pm aveva chiesto sei mesi di reclusione con la pena sospesa.

Fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/sport/calcio/2016/05/16/calcioscommesse-il-ct-conte-assolto-a-cremona_1a7f764c-720c-49ee-af95-2a132283b851.html

Conte: “Ho sofferto tanto per il mio nome accostato alla vergogna del calcioscommesse, oggi finisce un incubo”.

Per il giudice Beluzzi, che ha assolto Conte e il suo vice al Siena e in Nazionale, Angelo Alessio, il fatto, ovvero la combine del 29 maggio del 2001, esiste, ma Conte non lo ha commesso. “Non emergono elementi per ritenere che sia Conte sia Alessio – scrive – fossero a conoscenza di operazioni di ‘scommesse’ collegate al risultato concordato della partita Albinoleffe-Siena, né tanto meno di ‘corruzioni’ (promesse e o dazioni di denaro) a qualche giocatore coinvolto“.

 Vincente la scelta del processo con rito abbreviato, deciso “allo stato degli atti” raccolti in questi quasi cinque anni di inchiesta che ha scoperchiato un nuovo caso calcioscommesse e che ha coinvolto oltre cento tra calciatori, tecnici e dirigenti di Serie A, B e Lega Pro. Una cinquantina sarà processata dal prossimo 6 dicembre. Tra questi il laziale Stefano Mauri, l’ex bomber della nazionale Beppe Signori e l’ex capitano dell’Atalanta Cristiano Doni. Destino ancora diverso per chi doveva rispondere solo di frode sportiva per le singole partite truccate (tra questi l’ex allenatore di Atalanta e Udinese Stefano Colantuono)

Calciopoli: la Cassazione dice ‘no’ al ricorso di Moggi sui risarcimenti

Fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/sport/calcio/2016/05/14/calciopoli-la-cassazione-dice-no-al-ricorso-di-moggi-sui-risarcimenti_ca1a1436-40c0-4637-9f8e-5e4da308d66b.html

E’ stato respinto dalla Cassazione il ricorso straordinario dell’ex dg della Juve Luciano Moggi contro la sentenza definitiva su Calciopoli emessa dalla stessa Cassazione il 23 marzo 2015. Moggi contestava la condanna al risarcimento nei confronti di varie squadre, della Figc e del ministero delle Finanze danneggiati dall’alterazione del campionato 2004-2005 dal cosiddetto ‘sistema Moggi’. Tra queste il Bologna, l’Atalanta, il Brescia, la Fiorentina e la Lazio.

Il ricorso straordinario di Moggi era rivolto anche contro le conseguenze risarcitorie stabilite dal verdetto dei supremi giudici al termine del processo ‘Calciopoli’ in favore dell’ex presidente del Bologna, Gazzoni Frascara e della sua società fallita ‘Vittoria’, del Lecce, della Salernitana e della Federconsumatori della Campania. La stima dei risarcimenti non era stata quantificata nel corso del processo penale e la sentenza della Cassazione del 23 marzo 2015 sanciva il diritto ai risarcimenti da far valere attraverso apposite cause civili. Gazzoni Frascara ne ha già attivate per il valore di 113 milioni di euro nei confronti degli imputati di Calciopoli come Moggi e la Juve, e l’Atalanta per il valore di 69 milioni.

Fifa, squalifica a Platini ridotta da 6 a 4 anni.

Fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/sport/calcio/2016/05/09/fifa-4-anni-squalifica-a-platini-_6c1a3bfb-cac0-4ab5-9f35-53923c2986cd.html

La Tas ha ridotto di due anni la squalifica per la vicenda dell’inchiesta per la consulenza da due milioni di franchi svizzeri pagatagli dalla Fifa di Blatter

 Il presidente dell’Uefa e’ quindi inibito fino a dicembre 2019. Ridotta anche la multa da 80.000 a 60.000 franchi svizzeri (circa 55.000 euro). La decisione – informa la nota del Tribunale per l’arbitrato nello sport – e’ stata presa all’unanimità dalla formazione arbitrale composta dal presidente, l’italiano Luigi Fumagalli ed i membri Jan Paulsson (Francia) e Bernard Hanotiau (Belgio). Nelle motivazioni che hanno portato alla riduzione della squalifica, il Tas ha ritenuto che Platini, ricevendo dalla Fifa il versamento di due milioni di franchi nel 2011, ha ottenuto un ”vantaggio indebito” ed e’ colpevole di ”conflitto di interessi”, violando gli articoli 20 e 19 del codice di etica della Fifa. Il francese non è stato invece sanzionato per ”violazione di regole generali di comportamento” ne’ per ”violazione di dovere di lealtà” (articoli 13 e 15 del codice di etica), cio’ che spiega la riduzione della sanzione a quattro anni, ossia ”la durata di un mandato presidenziale”. Il TAS ha riconosciuto che Platini aveva svolto un lavoro presso la Fifa. Tuttavia, la formazione arbitrale non ”e’ convinta della legittimità del versamento di 2 milioni di franchi svizzeri, intervenuto otto anni dopo la cessazione dei rapporti di lavoro, che non riposa su alcun documento e non corrisponde alla parte dello stipendio presuntamente impagato”. Il TAS segnala inoltre che Platini e’ ”stato beneficiario in modo retroattivo di un piano di previdenza al quale non aveva diritto”. Il TAS aggiunge che ”una sanzione severa e’ giustificata a causa delle funzioni superiori esercitate da Michel Patini (presidente Uefa e vice-presidente Fifa), l’assenza di pentimento e l’impatto che questo affare ha avuto sulla reputazione della Fifa”.

Il sito della lega non e ancora aggiornato ma è chiaro che calcolando lo scudetto 2015/2016  sono 32 scudetti: http://www.legaseriea.it/it/serie-a-tim/albo-d-oro

Classifica

CLUB VITTORIE
Juventus 32
Inter 18
Milan 18
Genoa 9
Torino 7
Pro Vercelli 7
Bologna 7
Roma 3
Fiorentina 2
Napoli 2
Lazio 2
Casale 1
Novese 1
Hellas Verona 1
Sampdoria 1
Cagliari 1

 Mentre si ostinano  ancora con  34 Scudetti vedi:

http://www.legaseriea.it/it/serie-a-tim/albo-d-oro

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La telefonata per “incastrare” Facchetti”

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http://www.fcinter1908.it/primo-piano/la-telefonata-per-incastrare-facchetti/?refresh_ce-cp

6 luglio 2011

La Gazzetta di questa mattina pubblica la sconcertante telefonata per “fregare” Giacinto Facchetti. Avvenuta tra Paolo Bergamo, l’ex designatore, e l’amica Maria Grazia Fazi, ex segretaria Can, la commissione arbitrale. È il 5 gennaio 2005, siamo nell’imminenza della cena di Facchetti a casa Bergamo. Più che una cena, un agguato, visto il tenore dell’intercettazione tra Bergamo e la Fazi. Ecco alcuni stralci.
«Fallo parlare»
Fazi: «Paolo, molto silenzioso, fa parlare lui». Bergamo: «Beh sì, non posso sbottonarmi troppo». Fazi: «Più silenzioso che tu puoi. Ti riesce così bene parlare. Fai parlare lui. Tu ascolta, rispondi solo quel che ti dice… Ma rispondi, come posso dire, entrando dentro l’argomento, ma dalla sua parte. Quello che è in difficoltà. Capito, mettigliela sotto questo aspetto. La grande fatica, la difficoltà che fai».
«Con Torino nessuno incassa»
Fazi: «Dunque, devi essere dalla parte di tutti. Io ti ho detto, non solo dalla parte di Juve e Milan, visto che ora il Milan è incazzato perché sta sempre sullo stesso piano della Juve, ma quando deve incassare non incassa mai. Capito?». Bergamo: «Quando deve incassare non incassa. Cioè se c’è quando, cioè, se c’è una cosa che non gli va, non l’accetta. Insomma, questo». Fazi: «Noooo, se c’è qualcosa che deve prendere a lui non gli tocca mai quando c’è la Juve». Bergamo: «Aaah, capito ho capito». Fazi: «Rimanga tra noi, capito?». Bergamo: «Sì, ma con loro non incassa mai nessuno. Con loro, con Torino, non incassa mai niente nessuno. È questa la logica del discorso».
«Non è intelligente»
Fazi: «(…) Lascia perdere Mancini. Sì, fagliela la battuta. Per carità di Dio, spiegagli che così non si fa, che ci rimettono. Ma che non sia l’argomento della sera (…) Se diventa l’argomento cambia, o dai adito a quello che loro hanno risaputo. Loro fonte Inter. Capito? Ecco quindi, mi raccomando, ogni volta che parli dì: è giusto questo? Dentro di te, senz’altro, sarà giusto, ma ponderalo, non lo dire di getto, a te non ti riescono bene le cose dette di getto». Bergamo: «Anche perché poi lui non è, non è un gran…». Fazi: «Bravo, capito». Bergamo: «Lui non è un grande intelligente…». Fazi: «Hai capito… Quindi devi essere non immediato, ma incisivo, la frase a effetto lui non la capisce. Devi girare intorno all’argomento e ci devi entrare, con calma. Lo deve capire bene poi, perché da quella parte lì pensano questo capito?».
Chi riporta questo articolo si sente in dovere di scusarsi con tutta la famiglia Facchetti per il vergognoso contenuto della telefonata. Solo il dovere di cronaca, che ha prevalso a forza sulla insostenibile nausea, mi ha spinto a farlo.

Venerdì 05 febbraio –

Massimo Ferrero (Roma, 5 agosto 1951) è un produttore cinematografico, imprenditore e dirigente sportivo italiano, presidente della Sampdoria

Massimo Ferrero  – Bancarotta e condanna

Massimo Ferrero ha patteggiato cn il tribunale di Busto Arsizio una condanna di 1 anno e 10 mesi per il crac della compagnia aerea “LIVINGSTON”. All’imprenditore rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta, sono stati riconosciute le attenuanti generiche, nonostante il passivo di 40 milioni . Ferrero non potrà beneficiare della condizionale, per una condanna risalente agli anni di gioventù, e sconterà un periodo di affidamento ai servizi sociali

Riassunto controversie fonte:

Ferrero litiga con le Iene: “Non sapete un c…”   

https://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Ferrero

Il 12 giugno 2014, con il rito del patteggiamento, il GIP condanna in via definitiva Ferrero ad un anno e 10 mesi per il reato di bancarotta fraudolenta, oltre al pagamento di parte dei debiti dovuti al fallimento della compagnia aerea Livingston Energy Flight.

Ferrero a Stadio Sprint: Moratti caccia quel filippino

Nell’ottobre dello stesso anno incappa in una frase controversa nei confronti del presidente indonesiano dell’Inter Erick Thohir, invitando l’ex presidente Massimo Moratti a cacciare “quel filippino“. Nonostante le scuse ufficiali giunte in seguito, il 15 dicembre è inibito per tre mesi dal Tribunale Federale Nazionale, ma il 16 gennaio 2015  la Corte d’Appello Federale accoglie il ricorso in merito all’inibizione togliendola.

Il 6 marzo 2015 il Comune di Roma fa sgomberare l’ex Cinema Troisi di Trastevere perché secondo l’Assessorato al Patrimonio Ferrero non sarebbe il proprietario della sala, anche se lo stesso Ferrero sostiene di averlo acquistato dal Tribunale dopo il fallimento di Vittorio Cecchi Gori. Nello stesso periodo Ferrero querela il giornalista Mario Giordano per averlo citato nel suo libro Pescecani danneggiando la sua immagine accostandolo per la vicenda Livingston ai grandi personaggi indagati o condannati del panorama italiano.

A maggio il PM Di Maio della Procura di Roma gli contesta l’omississione del versamento di IVA per 200.000 € risalente al 2009 e riconducibile alla Blu Cinematografica.

Il 27 maggio prende il via un processo per dichiarazione infedele per 1.176.000 €: per il PM Palazzi Ferrero nel 2009 avrebbe evaso l’IRES, l’imposta sul reddito delle società.

Nel frattempo l’ex moglie Laura Sini lo denuncia per truffa e minacce e lui risponde con una querela per calunnia.

Il 29 settembre dello stesso anno la Procura di Roma gli sequestra conti correnti (per il mancato pagamento di imposte relative alle aziende cinematografiche) e un appartamento ai Parioli (illegittimità del permesso di costruire per l’effettuazione di lavori contestati dagli altri inquilini) per un valore di complessivo di 1,2 milioni di €. Il 26 ottobre il Tribunale del Riesame conferma il sequestro.

Il 4 febbraio 2016 il tribunale di Busto Arsizio (VA) lo condanna a un anno e dieci mesi per distrazione di fondi per la vicenda del crack Livingston, la condanna è avvenuta dopo patteggiamento, la sentenza prevede l’affidamento ai servizi sociali oltre a 850.000 euro di risarcimento al Ministero dello sviluppo economico

 

26 gennaio 2016 – Fonte Ansa

Fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2016/01/26/calcio-perquisizioni-gdf-in-corso-64-indagati.-evasione-fiscale-e-false-fatturazioni_4f18582c-c5c6-4cb6-ad9e-863c04970e06.html

Evasione fiscale nel calcio, 64 indagati in inchiesta Napoli: anche Galliani, Lotito, De Laurentiis, Lavezzi e Paletta

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Un altro terremoto scuote il mondo del calcio e a tremare sono i big. Tra i 64 indagati  in un’inchiesta della Procura di Napoli ci sono massimi dirigenti, calciatori e procuratori di serie A e B: l’ad del Milan Adriano Galliani, il numero uno della società partenopea Aurelio De Laurentiis, il presidente della Lazio Claudio Lotito, l’ex presidente e ad della Juventus Jean Claude Blanc. Tra i calciatori indagati il difensore della Nazionale attualmente in prestito dal Milan all’Atalanta, Gabriel Paletta, il centrocampista del Milan, Antonio Nocerino, l’attaccante dell’Atalanta German Denis, l’ex Pescara Fernando Quintero, l’ex attaccante del Napoli Ezequiel Lavezzi. Nell’elenco figurano anche i nomi di alcuni calciatori non più in attività: oltre a Erman Crespo anche quello di Adrian Mutu e Diego Milito. Coinvolti anche diversi procuratori, tra cui Alessandro Moggi.

Le accuse – Dall’inchiesta, riferisce la Procura, emerge un radicato sistema finalizzato ad evadere le imposte, posto in essere da 35 società calcistiche di serie A e B nonchè da oltre un centinaio di persone fisiche, tra calciatori e loro procuratori. In particolare, il meccanismo fraudolento architettato per sottrarre materia imponibile alle casse dello Stato italiano è stato adottato nel contesto delle operazioni commerciali sulla compravendita di calciatori.

Ecco l’elenco completo dei calciatori, dirigenti e procuratori coinvolti nell’inchiesta “Fuorigioco” della Procura di Napoli:

CALCIATORI – Gustavo German Denis, Juan Fernando Quintero, Adrian Mutu, Ciro Immobile, Matteo Paro, Hernan Crespo, Pasquale Foggia, Antonio Nocerino, Marek Jankulovski, Cristian Gabriel Chavez, Ignacio David Fideleff, Ivan Ezequiel Lavezzi, Gabriel Paletta, Emanuele Calaiò, Cristian Molinaro, Rios Pabon, Diego Alberto Milito.

DIRIGENTI – Antonio e Luca Percassi, Claudio Garzelli, Giorgio Perinetti, Luigi Corioni, Gianluca Nani, Sergio Gasparin, Pietro Lomonaco, Igor Campedelli, Maurizio Zamparini, Rino Foschi, Daniele Sebastiani, Andrea Della Valle, Pantaleo Corvino, Alessandro Zarbano, Enrico Preziosi, Luciano Cafaro, Jean Claude Blanc, Alessio Secco, Claudio Lotito, Marco Moschini, Renato Cipollini, Aldo Spinelli, Adriano Galliani, Aurelio De Laurentiis, Tommaso Ghirardi, Pietro Leonardi, Pasquale Foti, Edoardo Garrone, Umberto Marino, Massimo Mezzaroma, Roberto Zanzi, Giovanni Lombardi Stronati, Francesco Zadotti, Sergio Cassingena, Massimo Masolo e Dario Cassingena.

PROCURATORIAlessandro Moggi, Marco Sommella, Vincenzo Leonardi, Riccardo Calleri, Umberto Calaiò, Leonardo Adrian Rodriguez, Fernando Osvaldo Hidalgo, Ives Alejandro Mazzoni, Edoardo Luis Rossetto.

Commento: Il nostro calcio non aveva bisogno di un ulteriore scandalo, anche se non riguarda il lato sportivo.  Ma rimane un fatto molto grave anche per i nomi di  dirigenti/calciatori/procuratori coinvolti, appartenenti a grosse società ecc.  piena fiducia alla nostra magistratura e auguro una piena chiarezza chi ha sbagliato deve pagare.

Corriere della sera – Mercoledì 20 gennaio 2016

INTER BATTE MOGGI : NESSUN DANNO ALLA SUA PRIVACY

Luciano Moggi aveva citato in giudizio INTER, TELECOM e PIRELLI perché si era sentito spiato illegalmente negli anni pre CALCIOPOLI chiedendo un risarcimento danni. Ieri il Tribunale di Firenze gli ha dato torto e ha condannato l’Ex DG. juventino al pagamento delle spese processuali: se anche condotte illecite  “risultassero addebitabili – scrive il giudice – probabile alla Pirelli (…), Moggi non può esser stato danneggiato dall’invasione alla sua sfera privata, perché oggetto di indagini penali che hanno avuto un preciso esito e una grande eco.” 

Caso Infront, il conto sale: rischio multa da mezzo miliardo

http://www.calcioefinanza.it/2016/01/18/quanto-rischia-la-serie-a-diritti-tv-mezzo-miliardo/

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Una ricaduta finanziaria pesantissima, scrive oggi La Repubblica. Una multa fino quasi a mezzo miliardo di euro complessivi.

Ecco cosa rischiano i quattro soggetti finiti nel mirino dell’antitrust, vale a dire Rti Mediaset Premium, Sky, Lega Calcio Serie A e Infront Italia Spa, al termine dell’istruttoria sulla vendita dei diritti tv del calcio italiano per il trienno 2015-2018.

Il processo – tecnicamente si chiama audizione generale – originariamente previsto per questa mattina è stato rinviato al 16 febbraio proprio su richiesta delle parti, ben consapevoli della delicatezza della partita: se la sanzione dovesse avvicinarsi al massimale ipotizzato dagli stessi ispettori dell’Autorità, mezzo miliardo di euro, appunto, molte società di calcio, specialmente tra le medio piccole, andrebbero in grosso affanno.

A conti fatti, la cifra finale da fare pagare in solido a Lega Calcio, Infront, Sky e Mediaset, tra un minimo di poco superiore ai 450 milioni di sanzione, al tetto massimo di 550. Si tratta di una stima pessimistica che sia a Mediaset (dove ricordano che la loro offerta per i tre pacchetti all’asta indetta dalla Lega era la più ricca e dunque la più conveniente) sia a Sky (dove si considerano, al massimo, la parte lesa di un abuso da parte dell’asse Lega Calcio/Infront/Mediaset) nessuno vuole prendere realmente in considerazione.

Fiat e Nazionale Italiana di Calcio, che coppia

<> on October 13, 2015 in Rome, Italy.

<> on October 13, 2015 in Rome, Italy.

http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_30/fiat-sponsor-nazionale-calcio_26fc0284-8ac6-11e0-93d0-5db6d859c804.shtml

30 maggio 2011 – La Fiat sponsor della nazionale calcio : La decisione è ufficiale: con gli azzurri fino al 2014.

Il gruppo Fiat sarà lieto di percorrere insieme agli azzurri il cammino verso gli Europei 2012 e i Mondiali 2014». E per altri 4 anni anche Rcs sport continuerà a essere advisor esclusivo per le sponsorizzazioni degli azzurri.

http://www.liberoquotidiano.it/news/sport/11558371/La-Fiat-e-la-Bassetti-di.html

28 Febbraio 2014La Fiat e la Bassetti di Buffon tra gli sponsor degli arbitri. I fischietti di serie A costano alla Federcalcio 5 milioni all’anno, Rizzoli, Orsato e Doveri fra i più retribuiti.

«Gli arbitri italiani sono tra i migliori al mondo, dobbiamo rispettare quello che fanno. Ve lo dice uno che ha sbagliato in maniera anche grossolana andando a protestare perché al 94’, a mio avviso, non ci era stato dato un rigore. Da allora ho cambiato atteggiamento e ho grande rispetto del lavoro degli arbitri, del lavoro di Braschi e di Nicchi che cercano di farli migliorare». Parole che stemperano, quelle di Antonio Conte, pronunciate alla vigilia del match di Trebisonda e pochi giorni dopo il derby che ha visto il Torino lamentarsi per gli errori di Rizzoli, la Fiorentina incendiarsi per le quattro giornate a Borja Valero e quel referto di Gervasoni definito «bugiardo», l’Inter arrendersi all’ennesimo penalty non concesso, stavolta da Russo contro il Cagliari.

Già, ma quanto guadagnano gli arbitri per un lavoro così esposto e molto spesso ritenuto insoddisfacente? Ieri il Corriere dello sport ha pubblicato un esaustivo articolo che spiega come, al lordo degli emolumenti, i fischietti costino circa 5 milioni di euro all’anno, suddivisi in 3,8 milioni per le 38 gare di serie A (circa centomila a giornata), cui vanno aggiunti la Supercoppa Italiana e tutta la Coppa Italia. Una bella somma, in assoluto, poca roba se si considera che l’ultimo fatturato della serie A è stato di oltre 1,4 miliardi.

Nel dettaglio, gli internazionali hanno un “fisso” (gli ex diritti d’immagine) di 80mila euro l’anno più l’ingaggio Uefa, dunque un arbitro di medio-alto livello può arrivare a 200mila euro lordi a stagione. Mica male, ma va sottolineato come la loro carriera sia più breve in relazione ai calciatori, non hanno il posto fisso (se sbagliano e vengono puniti saltano partite e non incassano) e devono avere un lavoro che gli consenta di gestirsi elasticamente. Rizzoli, ad esempio (finora 77.600 euro guadagnati, viste le varie apparizioni internazionali che culmineranno, unico italiano, con il Mondiale), è architetto, molti altri sono liberi professionisti. In stagione, in testa ai guadagni ci sono Orsato e Doveri con 62.400 euro (13 partite di A, una di Coppa Italia e 12 volte giudice d’area).

Ora, chi paga gli arbitri? La Figc, visto che l’Associazione Italiana Arbitri è la settima componente della Federcalcio. Bene, niente di nuovo, eppure è curioso che oltre a Tim e alla finanziaria Compass fra i main sponsor di Figc e Coni ci siano la Fiat e Iveco, la divisione dei veicoli industriali dell’azienda. Le cose sono un po’ cambiate negli ultimi anni, ma non è difficile leggere «Fiat uguale Agnelli uguale Juventus». Non entriamo in polemiche e dietrologie da bar, ma non vi pare un conflitto d’interessi?

Fin qui il business, ma come si può non sorridere se qualcuno obietta: «Pensate se al posto di Fiat ci fosse scritto Mediaset, o Saras!». Ad aggiungere pepe alla faccenda già intricata c’è perfino Bassetti, storico marchio tessile italiano, che fa parte del Gruppo Zucchi. E chi è titolare della maggioranza (56,26%) del capitale? Gigi Buffon, capitano di Juve e Nazionale.
Certo, l’idea che «io ti pago, e tu non mi tocchi» non sta in piedi, bisogna ricordare che ad Antonio Conte i quattro mesi di sospensione a causa del Calcioscommesse, sono stati comunicati su fogli con l’intestazione Figc. E poi c’è sempre la causa contro la Federcalcio da 443 milioni presentata al Tar del Lazio da Andrea Agnelli per i danni di Calciopoli: insomma, un’azienda che ne porta in tribunale un’altra da lei stessa supportata. È tutto regolare, ma lasciateci sorridere?

FCA e FIGC rinnovano l’accordo di sponsorizzazione FIAT per altri quattro anni

http://www.figc.it/it/204/2529912/2015/10/News.shtml

FCA  (nuova Fiat) e la Federazione Italiana Giuoco Calcio hanno rinnovato per altri quattro anni l’accordo di sponsorizzazione: Fiat, quindi, sarà Top Sponsor e Auto Ufficiale degli Azzurri, continuando così la propria avventura sui campi da calcio. L’accordo prevede la fornitura di una flotta di vetture Fiat che accompagnerà il team italiano in occasione delle partite ufficiali, delle amichevoli e dei ritiri. Inoltre, il marchio campeggerà sulle divise da allenamento degli Azzurri e sugli spazi pubblicitari a bordo campo.

Guariniello torna sul processo doping: “Juve prescritta ma c’era la frode sportiva”

Fonte:  http://www.direttacalcio24.it/guariniello-torna-sul-processo-doping-juve-prescritta-ma-cera-la-frode-sportiva/

Guariniello ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. Eccone alcuni passaggi:

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L’INIZIO DELLE INDAGINI – “Nell’estate del 1998 uscì la famosa intervista con la denuncia di Zeman e io mi attivai perchè coordinavo il gruppo di tutela della salute. Subito corsero da me i rappresentati delle più importanti istituzioni sportive, a partire dal Coni. Tutti mi rassicurarono, mi dissero di stare tranquillo perché nel calcio si facevano controlli antidoping, non a decine, ma a migliaia. E in effetti era così: un mare di analisi e nessuna positività a qualcosa. Sulle prime pensavo che fossero tutte fantasie (di Zeman) ma per scrupolo mandai la polizia giudiziaria al laboratorio dell’Acqua Acetosa a Roma. Sentimmo le persone, guardammo i documenti e facemmo una scoperta sensazionale: le analisi venivano fatte, ma le sostanze dopanti, in particolare gli anabolizzanti, non venivano cercate. Per forza i risultati non evidenziavano nulla. Avvisai il responsabile medico del Cio e feci la segnalazione formale che portò alla chiusura dell’Acqua Acetosa per anni”.

iL PROCESSO CONTRO LA JUVE – “Ci sono alcuni equivoci su questo processo, che nella nostra impostazione riguardava il problema dell’abuso di farmaci, non quello della Epo, che fu posto in primo grado da tribunale. Noi avevamo contestato il reato di frode sportiva in relazione all’abuso di farmaci. In primo grado il tribunale condannò, la Corte d’Appello rovesciò la sentenza e assolse. Su nostro ricorso si andò alla Corte di Cassazione e la Cassazione nella sostanza ci disse: “avete ragione, il reato di frode sportiva che avete contestato c’è, soltanto che ormai è prescritto”. Per noi fu una vittoria, ci dissero che il reato era stato giustamente contestato. Quella vicenda resta fondamentale perché diede la spinta decisiva per la legge sul doping”.

LA FEDE JUVENTINA – “Sono rimasto juventino. Da ragazzino giocavo in una squadretta. ero un numero dieci, dovevo sostenere dei provini. Mio padre, per fortuna, mi riportò all’ordine: “Prima studia, poi vediamo”. Mi piaceva Omar Simori e anni dopo diventai ammiratore di Platini. Seguivo le partite dal parterre del Comunale”. 

Cesena calcio, frode da 11 milioni di euro
Indagati il presidente e gli ex vertici

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2016/8-gennaio-2016/cesena-calcio-frode-11-milioni-euro-indagati-presidente-ex-vertici-2302425131768.shtml

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BOLOGNA – Avrebbero svuotato le casse del Cesena calcio (attualmente in serie B) creando con quei soldi fondi neri che poi finivano sui propri conti correnti: la Guardia di Finanza chiude l’indagine sulla società sportiva romagnola, ipotizzando una frode fiscale da oltre 11 milioni. Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore di Forlì-Cesena Sergio Sottani, sono indagati ex ed attuali vertici della società, imprenditori e commercialisti, uno dei quali aveva un ruolo nella stessa società.

GLI INDAGATI – L’ex presidente del Cesena, Igor Campedelli, sia l’attuale, Giorgio Lugaresi, sono indagati dalla procura di Forlì-Cesena nell’indagine della Gdf sulla società sportiva. Oltre ai due risultano indagati anche l’ex direttore generale Luca Mancini, il professionista Luca Leoni, gli imprenditori Potito Trovato e Coclite Mastrorazio. Le accuse ipotizzate sono, a vario titolo, riciclaggio, frode fiscale, associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita, simulazione di reato e falso in bilancio.

Le accuse di doping al mondo del calcio

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Ferruccio_Mazzola

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Nel 2004 Ferruccio Mazzola pubblicò il libro Il terzo incomodo, nel quale rivolgeva una serie di pesanti accuse al mondo del calcio per quanto concerne l’abuso di pratiche dopanti negli anni Sessanta e Settanta. Nel mirino di Mazzola finì Il Mago Herrera, reo, secondo il suo accusatore, di distribuire a titolari e riserve delle pasticche disciolte nel caffè (Mazzola ipotizzò che fossero anfetamine) capaci di aumentare le loro prestazioni atletiche. Stando alla denuncia dell’ex giocatore, i prematuri decessi di tre membri della Grande Inter sarebbero stati da ricondurre proprio alle pratiche non ortodosse dell’epoca.

Mazzola, qualche tempo dopo la pubblicazione dell’opera, in un’intervista all’Espresso del 2005 citò nello specifico i casi di Armando Picchi, il capitano di quella squadra, morto a 36 anni di tumore alla colonna vertebrale, Carlo Tagnin morto di osteosarcoma nel 2000, Mauro Bicicli, deceduto nel 2001 per un tumore al fegato e Ferdinando Miniussi, il portiere di riserva, morto nel 2002 per una cirrosi epatica evoluta da epatite C. Da ricollegare a questa serie di decessi sarebbero stati pure, sempre secondo Mazzola, quelli di Giuseppe Longoni (passato per le giovanili dell’Inter prima di approdare alla Fiorentina), ucciso nel 2006 da una vasculopatia e di Enea Masiero, all’Inter tra il 1955 e il 1964 e morto nel 2009 per via di un tumore (questi ultimi due deceduti dopo l’intervista concessa al settimanale).

Le accuse rivolte all’Inter e a quel ciclo leggendario della sua storia, portarono Ferruccio Mazzola a rompere i rapporti con il fratello Sandro e con la società nerazzurra, che nella persona dell’allora presidente Giacinto Facchetti querelò per diffamazione il suo ex giocatore, chiedendo 3 milioni di euro per danni morali e patrimoniali da devolvere in beneficenza. Il giudice, non riscontrando nulla nel libro di diffamatorio, respinse la richiesta della società, costringendola anche al pagamento delle spese processuali.

In seguito, Ferruccio Mazzola si riconciliò col fratello poco tempo prima di morire, e Sandro Mazzola confermò nel 2015 di aver assunto all’epoca dei fatti pastiglie “sospette”, salvo poi correggersi e sostenere che analisi di laboratorio da lui commissionate sul “caffè di Herrera” non avevano riscontrato nulla di strano nella bevanda. Il centrocampista della Grande Inter Luis Suarez, inoltre, smentì categoricamente le affermazioni di Ferruccio Mazzola, e Luna Herrera, figlia di Helenio, negò con fermezza l’utilizzo di sostanze dopanti da parte del padre. Luna Herrera precisò, anzi, che il “Mago”, convinto salutista, somministrava come stimolante ai suoi calciatori semplicemente delle cialde a base di acido acetilsalicilico associate a caffeina.

L’atto d’accusa di Ferruccio Mazzola non si fermò, però, all’Inter: nel mirino, infatti, finirono anche la Fiorentina e la Lazio, oltre alla Roma, società presso cui Herrera, secondo Mazzola, continuò a servirsi delle medesime pratiche utilizzate nella squadra nerazzurra.

A farne le spese sarebbe stato in questo caso il centravanti Giuliano Taccola morto a soli 26 anni dopo una trasferta della squadra capitolina a Cagliari durante il primo anno di Herrera sulla panchina giallorossa. Le denunce verso Fiorentina e Lazio provenivano, invece, dall’esperienza diretta dello stesso ex giocatore. Secondo lui, l’utilizzo di sostanze dopanti, sarebbe stato alla base della morte di numerosi giocatori viola degli anni Sessanta e Settanta, come Bruno Beatrice, deceduto per leucemia nel 1987, a 39 anni, Ugo Ferrante ucciso da un tumore alla gola nel 2004 e Nello Saltutti morto per un infarto nel 2004. Altri membri di quella squadra avrebbero invece sofferto di malattie gravissime come Domenico Caso, Massimo Mattiolini (deceduto nel 2009, nel periodo successivo all’intervista, dopo un trapianto di reni) e Giancarlo De Sisti. Nel caso del club biancoceleste, Mazzola confessò di aver fatto uso insieme ai suoi compagni di un farmaco noto come Villescon, capace di migliorare notevolmente le prestazioni atletiche.

Le parole di Mazzola inizialmente parvero confermate nel 2005 quando la procura di Firenze, su richiesta della vedova Gabriella Bernardini Beatrice, aprì un’indagine sulla morte del calciatore ipotizzando che questa potesse essere stata determinata dal doping. L’indagine dei Nas di Firenze si concluse nel giugno del 2008 con l’ipotesi del reato di omicidio preterintenzionale per l’ex-allenatore viola Carlo Mazzone e un suo uomo di fiducia, Ivo Micucci. Secondo i Nas, infatti, Mazzone all’epoca dei fatti avrebbe avocato a sé la gestione delle terapie per Bruno Beatrice sottraendole allo staff medico della Fiorentina. Il 2 gennaio 2009 la procura di Firenze ha, tuttavia, chiesto l’archiviazione del caso per prescrizione.

L’eventuale veridicità delle denunce di Ferruccio Mazzola sull’Inter, la Roma, la Lazio e la Fiorentina, pertanto, non è mai stata dimostrata da alcun procedimento giudiziario.

il verdetto: La commissione etica Fifa, condannati a 8 anni Platini e Blatter

http://www.corriere.it/sport/15_dicembre_21/platini-blatter-condannati-8-anni-comitato-etica-fifa-corruzione-0d9bf28a-a7be-11e5-927a-42330030613b.shtml

Blatter

Milano, 21 dicembre 2015 La commissione etica della Fifa ha squalificato per 8 anni da tutti gli incarichi il presidente Joseph «Sepp» Blatter e il suo vice Michel Platini. Il Comitato, riunitosi nel weekend, ha emesso il verdetto nella mattinata di lunedì 21 dicembre. La difesa di Blatter sul pagamento di 2 milioni di euro a favore di «Le Roi» nel 2011 per una consulenza svolta per la Fifa fra il ‘98 e il 2002, poco prima delle elezioni presidenziali, è stata giudicata «non convincente». Il Comitato ha inoltre multato Blatter al pagamento di 50mila franchi svizzeri e Platini per 80mila. Né nella sua dichiarazione scritta né durante la sua audizione, «Blatter è stato in grado di dimostrare la presenza di basi legali per questo pagamento», si legge nelle motivazioni. I due, un tempo le personalità più potenti del mondo del calcio, potranno presentare appello alla Fifa e anche dinanzi al Comitato arbitrale per lo sport di Losanna (Tas). Ma la tempistica del ricorso rischia di impedire a Platini di candidarsi alla presidenza della Fifa il 26 febbraio prossimo. Il grande favorito vede di fatto chiudersi la sua carriera politica nel calcio quando stava per compiere il passo più importante.

Le reazioni alla condanna: Sepp Blatter e Michel Platini non meritavano una condanna così severa: a sostenerlo è il ministro dello Sport russo, Vitali Mutko. «Sia l’uno che l’altro hanno fatto molto per lo sviluppo del calcio mondiale — ha dichiarato Mutko — ci vogliono delle ragioni molto serie per allontanarli dal calcio per otto anni. Mi sembra che non lo meritino né l’uno, né l’altro». Il ministro ha però aggiunto che gli è «difficile valutare questa decisione» perché non conosce «il nocciolo della questione».

Il caso Motta inguaia la Juve: penalizzazione in vista?

http://www.direttacalcio24.it/il-caso-motta-inguaia-la-juve-penalizzazione-in-vista/

fonte: tuttosport.com

Uno o due punti. E’ questa la penalizzazione massima rischiata dalla Juve per il “caso Motta”. Il caso non riguarda solo i bianconeri ma altre due società, Udinese e Genoa, deferite per responsabilità oggetto in merito ad alcune irregolarità nel trasferimento di alcuni calciatori. Come spiega tuttosport.com,

Tre società, Juventus, Udinese e Genoa, assieme a nove tesserati, sono stati deferiti alla Commissione disciplinare presso il Settore tecnico della Figc e al Tribunale federale nazionale-Sezione disciplinare. I tesserati Andrea Stramaccioni, Gino Pozzo, Franco Collavino, Cristiano Giaretta, Giuseppe Bozzo, Marco Motta, Giuseppe Marotta, Alessandro Zarbano e Fabio Paratici sono stati deferiti dal procuratore federale “per violazione dell’articolo 1 bis, comma 1, del codice di giustizia sportiva in relazione a quanto previsto dall’articolo 20, comma 4, del regolamento “agenti di calciatori” in vigore fino al 31 marzo 2015″. Juventus e Udinese a titolo di responsabilità diretta e oggettiva, il Genoa per responsabilità diretta.

L’unico giocatore coinvolto è Marco Motta. Il laterale destro, in forza alla Juve dal 2010 al 2015, ha militato per sei squadre nei 5 anni di tesseramento per i bianconeri, tra le quali Genoa e Udinese. La Vecchia Signora rischia una multa da 50 a 180mila euro o una penalizzazione da 1 a 2 punti.

Il rischio é che le società possano venire penalizzare di uno, massimo due punti in classifica. Il male minore sarebbe una multa da pagare, per un cifra che può variare dai 50000 ai 180000 euro.

Una penalizzazione sarebbe certamente un brutto colpo per la Juve, attualmente impegnata in una rincorsa verso lo Scudetto che l’ha vista recuperare parecchio terreno. La sensazione è che la società bianconera (e anche le altre) se la caverà con un’ammenda piuttosto salata ma il dubbio rimarrà sino a quando non ci sarà il definitivo pronunciamento da parte della Federazione.

IL TESTO INTEGRALE – Questo invece il testo integrale: “Il Procuratore Federale, esaminati gli atti di indagine ed espletata l’attività istruttoria in sede disciplinare, ha deferito dinanzi alla Commissione Disciplinare presso il Settore Tecnico della F.I.G.C. ed al Tribunale Federale Nazionale – Sezione Disciplinare:

– il sig. ANDREA STRAMACCIONI, all’epoca dei fatti allenatore iscritto nei ruoli del Settore Tecnico della F.I.G.C., per rispondere della violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all’epoca dei fatti oggetto di contestazione) in relazione a quanto previsto dall’art. 20, comma 4, del Regolamento Agenti di Calciatori in vigore fino al 31.3.2015, per essersi avvalso dell’attività dell’Avv. Giuseppe Bozzo, che svolgeva attività ai sensi del primo comma dell’art. 5 del Regolamento Agenti di Calciatori, ai fini della trattativa e della conclusione del contratto con la Udinese Calcio S.p.A. nel mese di giugno del 2014;

– il sig. GINO POZZO, Consigliere di Amministrazione della Udinese Calcio S.p.A., per rispondere della violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all’epoca dei fatti oggetto di contestazione) in relazione a quanto previsto dall’art. 20, comma 4, del Regolamento Agenti di Calciatori in vigore fino al 31.3.2015, per aver svolto e concluso nel mese di giugno del 2014, per conto della propria società di appartenenza, la trattativa per il tesseramento del sig. Andrea Stramaccioni con l’Avv. Giuseppe Bozzo, che svolgeva attività ai sensi del primo comma dell’art. 5 del Regolamento Agenti di Calciatori in favore del tecnico;

– il sig. COLLAVINO FRANCO, consigliere di amministrazione con delega di firma della Udinese Calcio S.p.A., per rispondere della violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all’epoca dei fatti oggetto di contestazione) in relazione a quanto previsto dall’art. 20, comma 4, del Regolamento Agenti di Calciatori in vigore fino al 31.3.2015, per aver svolto e concluso nel mese di giugno del 2014, per conto della propria società di appartenenza, la trattativa per il tesseramento del sig. Andrea Stramaccioni con l’Avv. Giuseppe Bozzo, che svolgeva attività ai sensi del primo comma dell’art. 5 del Regolamento Agenti di Calciatori in favore del tecnico;

– il sig. GIARETTA CRISTIANO, direttore sportivo della Udinese Calcio S.p.A., per rispondere della violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all’epoca dei fatti oggetto di contestazione) in relazione a quanto previsto dall’art. 20, comma 4, del Regolamento Agenti di Calciatori in vigore fino al 31.3.2015, per aver svolto e concluso nel mese di giugno del 2014, per conto della propria società di appartenenza, la trattativa per il tesseramento del sig. Andrea Stramaccioni con l’Avv. Giuseppe Bozzo, che svolgeva attività ai sensi del primo comma dell’art. 5 del Regolamento Agenti di Calciatori in favore del tecnico;

– l’Avv. GIUSEPPE BOZZO, agente di calciatori fino al 25.10.2010, : 1.- per rispondere della violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all’epoca dei fatti oggetto di contestazione), degli artt. 16, commi 1 e 6, e 19, comma 3, del regolamento Agenti di calciatori in vigore fino al 31.3.2015, per aver prestato opera di assistenza in qualità di agente di calciatori al sig. Marco Motta, in occasione della stipulazione del contratto con la A.S. Roma S.p.A. dell’1.2.2009, senza ottenere dal calciatore e depositare presso la Commissione Agenti della F.I.G.C. alcun mandato scritto con utilizzo del modulo predisposto dalla F.I.G.C. e pattuendo con lo stesso il pagamento del compenso a mezzo di dichiarazione di debito del 2.9.2009; 2.- per rispondere della violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all’epoca dei fatti oggetto di contestazione), degli artt. 16, commi 1 e 6, e 19, comma 3, del regolamento Agenti di calciatori in vigore fino al 31.3.2015, per aver prestato opera di assistenza in qualità di agente di calciatori al sig. Marco Motta in occasione della stipulazione del contratto con la Juventus F.C. S.p.A. del 2.7.2010, senza ottenere dal calciatore e depositare presso la Commissione Agenti della F.I.G.C. alcun mandato scritto con utilizzo del modulo predisposto dalla F.I.G.C. e pattuendo con lo stesso il pagamento del compenso a mezzo di dichiarazione di debito dello stesso 2.7.2010;

 il Sig. MARCO MOTTA, calciatore all’epoca dei fatti tesserato in successione per la Udinese Calcio S.p.A., la A.S. Roma S.p.A. e la Juventus F.C. S.p.A.: 1.- per rispondere della violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all’epoca dei fatti oggetto di contestazione), degli artt. 16, commi 1 e 6, e 21, comma 1, del regolamento Agenti di calciatori in vigore fino al 31.3.2015, per essersi avvalso dell’opera di assistenza in qualità di agente di calciatori dell’avv. Giuseppe Bozzo, in occasione della stipulazione del contratto con la A.S. Roma S.p.A. dell’1.2.2009, senza il preventivo rilascio di alcun mandato scritto con utilizzo del modulo predisposto dalla F.I.G.C. e pattuendo con lo stesso il pagamento del compenso a mezzo di dichiarazione di debito del 2.9.2009; 2.- per rispondere della violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all’epoca dei fatti oggetto di contestazione), degli artt. 16, commi 1 e 6, e 21, comma 1, del regolamento Agenti di calciatori in vigore fino al 31.3.2015, per essersi avvalso dell’opera di assistenza in qualità di agente di calciatori dell’avv. Giuseppe Bozzo, in occasione della stipulazione del contratto con la Juventus F.C. S.p.A. del 2.7.2010, senza il preventivo rilascio di alcun mandato scritto con utilizzo del modulo predisposto dalla F.I.G.C. e pattuendo con lo stesso il pagamento del compenso a mezzo di dichiarazione di debito dello stesso 2.7.2010; 3.- per rispondere della violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all’epoca dei fatti oggetto di contestazione), degli artt. 16, comma 8, e 20, commi 2 e 9, del regolamento Agenti di Calciatori in vigore fino al 31.3.2015, per aver determinato una situazione di conflitto di interessi per aver accettato che la Juventus F.C. S.p.A. conferisse all’avv. Giuseppe Bozzo, che svolgeva attività ai sensi dell’art. 5 del Codice Agenti di Calciatori nel suo interesse, il mandato di cui alla scrittura privata del 19.7.2012 per la sua cessione ad altra società e per aver tratto vantaggio dal conferimento dello stesso mandato sia attraverso la corresponsione della metà delle somme pagate dalla Juventus F.C. S.p.A. a suo fratello, sig. Massimiliano Motta, a seguito dell’accordo tra quest’ultimo e lo stesso Avv. Bozzo del 4.10.2012, sia attraverso il mancato pagamento, pattuito in data 3.10.2012, delle somme dovute all’appena citato professionista per la stagione sportiva 2012 – 2013, così come risultanti dalla dichiarazione di debito del 2.7.2010; 4.- per rispondere della violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all’epoca dei fatti oggetto di contestazione), degli artt. 16, commi 1, 6 ed 8, 20, commi 2 e 9, e 21, comma 1, del regolamento Agenti di calciatori in vigore fino al 31.3.2015, per essersi avvalso dell’opera di assistenza in qualità di agente di calciatori del sig. Luca Pasqualin, in occasione del trasferimento alla Genoa Cricket & Football Club S.p.A. nella stagione sportiva 2013 – 2014, senza il preventivo rilascio di alcun mandato scritto con utilizzo del modulo predisposto dalla F.I.G.C., nonchè per aver determinato una situazione di conflitto di interessi per aver accettato che la P.D.P. s.r.l. cedesse a suo fratello, sig. Massimiliano Motta, la metà dei compensi conferiti alla stessa dal sig. Luca Pasqualin e maturati in dipendenza del mandato conferito allo stesso dalla Genoa Cricket & Football Club S.p.A. in data 16.1.2014 per il suo trasferimento a tale società;

– il sig. GIUSEPPE MAROTTA, Amministratore delegato e Direttore Generale Sport della Juventus F.C. S.p.A., per rispondere della violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all’epoca dei fatti oggetto di contestazione), degli artt. 16, comma 8, e 20, commi 2 e 9, del regolamento Agenti di Calciatori in vigore fino al 31.3.2015, per aver determinato una situazione di conflitto di interessi per aver conferito all’avv. Giuseppe Bozzo il mandato di cui alla scrittura privata del 19.7.2012 per la cessione del sig. Marco Motta ad altra società nonostante lo stesso professionista svolgesse la stessa attività, rilevante ai sensi dell’art. 5 del Codice Agenti di calciatori, per lo stesso calciatore;

– il sig. ALESSANDRO ZARBANO, amministratore delegato della Genoa Cricket & Football Club S.p.A., per rispondere della violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all’epoca dei fatti oggetto di contestazione), degli artt. 16, comma 8, e 20, commi 2 e 9, del regolamento Agenti di Calciatori in vigore fino al 31.3.2015, per aver determinato una situazione di conflitto di interessi per aver conferito al sig. Luca Pasqualin il mandato del 16.1.2014 per il tesseramento del calciatore sig. Marco Motta, nonostante tale agente curasse di fatto gli interessi del calciatore;

– il sig. FABIO PARATICI, direttore sportivo della Juventus F.C. S.p.A., per rispondere della violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all’epoca dei fatti oggetto di contestazione), per aver inoltrato dalla propria utenza telefonica a quella del sig. Gianluca Fiorini, agente di calciatori iscritto nel registro F.I.G.C., due messaggi SMS, uno in data 29.8.2014 ed uno in data 21.9.2014, dal contenuto offensivo per il destinatario;

– la società UDINESE CALCIO S.p.A. a titolo di responsabilità diretta, ai sensi dell’art. 4, comma 1, del C.G.S. in ordine agli addebiti contestati al proprio tesserato con potere di rappresentanza sig. COLLAVINO FRANCO, nonchè a titolo di responsabilità oggettiva, ai sensi dell’art. 4, comma 2, del C.G.S. in ordine agli addebiti contestati ai propri tesserati sigg.ri POZZO GINO e GIARETTA CRISTIANO;

– la società JUVENTUS F.C. S.p.A., a titolo di responsabilità diretta, ai sensi dell’art. 4, comma 1, del C.G.S. in ordine agli addebiti contestati al proprio tesserato con potere di rappresentanza sig. GIUSEPPE MAROTTA, nonchè a titolo di responsabilità oggettiva, ai sensi dell’art. 4, comma 2, del C.G.S. in ordine agli addebiti contestati al proprio tesserato sig. FABIO PARATICI;

– la società GENOA CRICKET & FOOTBALL CLUB S.p.A., a titolo di responsabilità diretta, ai sensi dell’art. 4, comma 1, del C.G.S. in ordine agli addebiti contestati al proprio tesserato con potere di rappresentanza sig. ALESSANDRO ZARBANO.

Fifa: nuova ondata di arresti per corruzione

Fonte: http://www.repubblica.it/sport/2015/12/03/news/fifa_nuova_ondata_arresti_oltre_10_persone-128676448/

Le autorità svizzere hanno eseguito prima dell’alba una nuova serie di arresti nell’ambito della vasta indagine condotta dagli Stati Uniti sulla corruzione nella Fifa: secondo quanto riporta il New York Times, sedici tra funzionari ed ex funzionari del calcio internazionale sono stati fermati dalla polizia elvetica.

Le persone arrestate sono accusate tra l’altro di racket, riciclaggio di denaro e frodi, hanno detto le autorità. Secondo fonti vicine all’inchiesta, i nuovi arresti sarebbero legati in particolare al calcio del Sud e Centro America. Funzionari di polizia affermano che tra gli arrestati non risulterebbe il presidente della Fifa, Sepp Blatter, che come il numero uno della Uefa Michel Platini sta scontando 90 giorni di sospensione per quanto emerso nella prima fase dell’inchiesta.

Già confermati tra gli arrestati il presidente della Confederazione Sudamericana del Calcio (Conmebol), il paraguayano Juan Angel Napout, e l’hondureno Alfredo Hawit, presidente della Concacaf, la confederazione regionale che comprende il Nord e il Centramerica oltre ai Caraibi. I due funzionari della Fifa sono stati arrestati oggi a Zurigo dalla polizia cantonale zurighese. “L’ordine d’arresto dell’Ufficio federale di giustizia si fonda sulle richieste del ministero di giustizia statunitense del 29 novembre 2015”, spiega l’Ufg. Nell’ulteriore corso delle indagini del pubblico ministero competente per il distretto est di New York, il sospetto di aver accettato tangenti “si è esteso anche a queste persone”. “Gli alti funzionari della Fifa avrebbero accettato denaro per la vendita di diritti di commercializzazione legati a tornei di calcio in America latina e a partite di qualificazione per i campionati mondiali di calcio. Secondo la domanda d’arresto i reati sono stati in parte concordati e preparati negli Stati Uniti e i pagamenti si sono svolti attraverso banche statunitensi”.

MINISTRO GIUSTIZIA USA: “CORRUZIONE INCONCEPIBILE” – Sedici persone, fra cui cinque membri attuali o che in passato hanno fatto parte dell’Esecutivo Fifa, sono incriminate per corruzione nell’ambito dell’indagine americana. A renderlo noto, in una conferenza stampa, è il ministro statunitense della Giustizia, Loretta Lynch. “Il modo in cui è stata tradita la fiducia è scandaloso, la portata della corruzione è inconcepile“, le sue parole. “Il messaggio deve essere chiaro per gli altri colpevoli che restano nell’ombra e sperano di sfuggirci – annuncia ancora la Lynch – Non dovrete aspettarci molto, non riuscirete a farla franca”.

Oltre alle inchieste/scandali nel mondo del calcio ci sono le inchieste personali.

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Il presidente della Sampdoria  è già indagato per omessi versamenti per un valore di 200mila euro legati alla società Blu Cinematografica e per aver evaso l’Ires per un milione e 176mila euro.

Sampdoria's President Massimo Ferrero during the Italian Serie A soccer match Hellas Verona FC vs UC Sampdoria at Bentegodi stadium in Verona, Italy, 08 December 2014. ANSA/FILIPPO VENEZIA

La Procura di Roma ha anche disposto il sequestro di conti correnti bancari e di un appartamento ai Parioli, riconducibili al presidente doriano, per un valore complessivo di un milione e 200mila euro. Ferrero è accusato di aver ristrutturato l’appartamento in questione nonostante il divieto di proseguire i lavori. La sentenza è attesa per il 18 novembre.Ferrero non avrebbe rispettato l’ordine di sospensione dei lavori decretato dal Municipio di Roma il 20 maggio 2011, proseguendo nella demolizione dei tramezzi, nello smantellamento della vecchia pavimentazione e l’abbattimento della cabina sauna. Da qui la denuncia dei condomini del palazzo, che si sono costituiti parte civile nel processo.

 

come se non bastasse con tutti i scandali che ci sono nel nostro calcio ecco che ne salta fuori uno nuovo:

Inchiesta sui diritti tv, perquisite
sedi di squadre di calcio di serie A e B e  il crac del Parma

La Guardia di Finanza ha perquisito le sedi di alcune società di calcio di serie A e B, tra cui quella del Genoa, nell’ambito dell’indagine in cui la procura di Milano ipotizza i reati di turbativa d’asta, turbata libertà degli incanti e ostacolo all’attività degli organi di vigilanza, in relazione alla compravendita dei diritti televisivi. Le perquisizioni risalgono a venerdì scorso, quando le Fiamme Gialle si sono presentate anche nella sede milanese della Lega Calcio con un ordine di esibizione di documenti. Tra gli indagati la Infront, società di Marco Bogarelli, advisor della Lega Calcio nella vendita dei diritti televisivi delle squadre di serie A e B per i campionati 2015/2017.

Oltre alla Infront di Marco Bogarelli coinvolti anche Gianluca Paparesta presidente del Bari, Claudio Lotito presidente della Lazio, Enrico Preziosi presidente del Genoa.

Secondo i pm milanesi, Preziosi, Paparesta e Lotito avrebbero ostacolato l’attività di vigilanza della Covisoc: Genoa e Bari avrebbero infatti beneficiato di aiuti per iscriversi ai campionati di A e B con operazioni finanziarie anche strutturate all’estero riconducibili a Infront – la società che gestisce i diritti sportivi e il cui numero uno, Marco Bogarelli, e i manager Ciocchetti e Locatelli sono indagati – o a Tax and Finance, il cui socio Andrea Baroni è stato arrestato per riciclaggio in un altro filone dell’indagine.

Ma non sono solo i diritti tv a scomodare le procure: l’ad del Milan Adriano Galliani finisce indagato, dai giudici di Parma, nell’inchiesta per il crac del club crociato. Quanto basta per far gridare di nuovo allo scandalo. “Il calcio non è solo la palla che rotola ma anche scandali, indagini e vicende processuali.

 

Bufera sulla Fifa: soldi illeciti a Platini, indagato Blatter

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Anche per versamento illegale di due milioni di franchi a Platini

Procura svizzera – aperta l’inchiesta contro Blatter e coinvolge anche Michel Platinì. Negli anni che vanno fra il 1999 e il 2002 c’è il sospetto che il presidente della Fifa Blatter abbia versato “illegalmente” due milioni di franchi svizzeri a Michel Platinì per “lavori forse falsamente effettuati“. Platinì è già stato ascoltato dalla procura svizzera come testimone.

Sono stato pagato per un lavoro che ho svolto” chiarisce Michel Platinì

La procura svizzera oltre alla vicenda che riguarda Michel Platinì sta indagando anche nella vicenda che riguarda Blatter, sospettato per i contratti sui Diritti TV con l’unione caraibica calcio.

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per maggiori dettagli:

http://www.ansa.it/sito/notizie/sport/2015/09/25/fifa-blatter-indagato-da-procura-generale-svizzera_78609891-ea6c-401b-8adc-7201554040b8.html

Calciopoli, ecco le richieste delle parti civili. Gazzoni vuole 100 milioni dalla Juve

Fonte: Il Sole 24 Ore

Calciopoli, dopo l’emissione dell’ultimo verdetto della Suprema Corte di Cassazione, è ancora una ferita aperta. Il verdetto  ha confermato DEFINITIVAMENTE la sussistenza dei reati commessi da Luciano Moggi e Antonio Giraudo ex dg e ad della Juventus, anche se i reati sono caduti in prescrizione. Come riporta il Sole 24 Ore scatta l’ora delle parti civili “Le parti civili vedono così definitivamente riconosciuto il loro diritto a richiedere i danni patiti. A “guidare” la pattuglia degli agguerriti richiedenti i danni (che comprende vari soggetti, dall’Atalanta alla Federcalcio ) Giuseppe Gazzoni Frascara (ex patron del Bologna ) che proprio nei giorni scorsi ha richiesto la notificazione anche alla Juventus F.C. dell’atto di citazione per i danni personalmente patiti – oltre a quelli già richiesti dalla parte civile Victoria 2000, per una richiesta complessiva stimata in circa 100 milioni, tra danni patrimoniali e personali. Con questa cifra, si possono stimare tra i 2 e i 300 milioni di euro di danni le richieste delle parti civili.”

SCANDALO FIFA

Breve riassunto :

27 Maggio 2015: Retata al Baur du Lac a Zurigo. Mandato di cattura per 7 dirigenti Fifa.

Totale: 14 Indagati, 47 capi di imputazione:  Corruzione, Traffici illeciti, Frode, Riciclaggio, e Frode Telematica.

L’inchiesta FBI – Corruzione dal 1990 e tangenti per 150milioni di dollari.

L’Inchiesta della Svizzera sui Mondiali del 2018 e del 2022: ipotesi di corruzione alla base della doppia e discussa assegnazione dei mondiali per il 2018 e 2022

Difesa di Blatter “non posso controllare tutto denuncia partita dalla FIFA.

La guerra tra Puttion e Obama diventa politica “torna la guerra fredda” I russi denunciano ingerenze americane nella gestione.

Platinì scarica Blatter ma molti restano sulla sua barca.

Sono disgustato, quando e troppo è troppo. Ho detto sa “Sepp” che deve lasciare e che chiederò le sue dimissioni

Fuga degli sponsor della Fifa a rischio il 30% del fatturato.

Fonte: http://www.panorama.it/sport/calcio/fifa-blatter-corruzione-arresti-fbi-votazione-presidente/#gallery-0=slide-8

Fifa

2 ottobre 2015 (modifica il 4 ottobre 2015 | 15:11)

Fonte: http://www.repubblica.it/sport/calcio/2015/05/27/news/scandalo_fifa_all_alba_il_blitz_a_zurigo_sette_arresti-115404968/?refresh_ce

Scandalo Fifa, sponsor contro Blatter Visa, Coca Cola e Mc: «Dimettiti

La Coca-Cola Company e McDonalds, due tra gli sponsor principali del calcio, venerdì hanno chiesto al presidente della Fifa Sepp Blatter, coinvolto negli scandali di corruzione sul calcio, di dimettersi immediatamente. La richiesta arriva una settimana dopo che la autorità svizzere hanno aperto un’indagine penale sul capo dell’organo di governo del mondo del calcio. Alle due multinazionali poco dopo si è aggregata anche la Visa, il gigante americano delle carte di credito. Gli annunci sono arrivati in rapida successione, insieme a quello della belga InBev, che da sei anni ha acquisito la statunitense Anheuser-Busch, ovvero la produttrice di Budweiser, la birra americana per l’eccellenza.

L’operazione, avviata dall’Fbi, è stata eseguita dalle autorità svizzere nell’albergo che ospita il meeting annuale dell’organizzazione calcistica. Warner libero su cauzione

ZURIGO – L’indagine per le tangenti nella Fifa relative all’assegnazione dei mondiali e agli accordi per marketing e diritti tv è partita dagli Stati Uniti. L’operazione è scattata questa mattina: alle prime luci dell’alba a Zurigo le autorità svizzere hanno arrestato sette dirigenti dell’organo di governo del calcio mondiale che saranno estradati negli Usa. La “retata” è avvenuta al Baur au Lac, l’hotel dove è in corso il meeting annuale della Fifa durante il quale il presidente uscente Sepp Blatter affronta la sfida del principe giordano, Ali bin Al Hussein, nella speranza di essere rieletto venerdì per il quinto mandato. Dopo essersi fatti consegnare le chiavi, gli agenti in borghese sono saliti nelle camere del lussuoso albergo e hanno eseguito gli arresti. Anche Joseph Blatter è indagato dall’Fbi ma per ora non è tra coloro per i quali il dipartimento della Giustizia Usa ha formalizzato l’accusa di corruzione. Anche se le indagini dell’Fbi proseguono – sottolineano i media americani – e presto potrebbero esserci nuove sorprese.

Fifa,  funzionari arrestati portati via coperti da un lenzuolo

 I sette arrestati, che stavano partecipando alla convention per la rielezione di Joseph Blatter, sono: Jeffrey Webb (Gran Bretagna, vicepresidente Fifa e numero uno della Concacaf), Eduardo Li, Julio Rocha (responsabile dello sviluppo della Fifa), Costas Takkas (Ufficio di presidenza della Concacaf;), Eugenio Figueredo (vicepresidente Fifa ed ex presidente della Conmebol) , Rafael Esquivel (presidente della Federcalcio venezuelana)  e Josè Maria Marin (fino a un mese fa scorso mese alla guida della Federazione brasiliana). Anche Jack Warner ex vice presidente della Fifa e membro del Comitato Esecutivo, è stato arrestato a Trinidad, successivamente agli altri nella notte tra mercoledì e giovedì, e poi liberato su cauzione di 2,5 milioni di dollari.

Le accuse di corruzione, riciclaggio e frode mosse dalle autorità americane riguardano gli ultimi 20 anni ( circa 150 milioni di dollari) e le gare per aggiudicarsi i campionati mondiali così come gli accordi per il marketing e i diritti televisivi. Per anni la Fifa è stata indagata dall’Fbi, e l’organizzazione guidata da Blatter ha sempre respinto le accuse. Come quelle di corruzione relative all’assegnazione dei mondiali del 2018 e del 2022 rispettivamente a Russia e Qatar. Aperta un’inchiesta anche in Svizzera: il ministero pubblico svizzero ha aperto una procedura penale per sospetta gestione sleale e riciclaggio di denaro riguardante l’attribuzione dei Mondiali di calcio 2018 e 2022. Lo comunica in una nota la giustizia elvetica, che ha proceduto a perquisizioni presso la sede della Fifa a Zurigo, impossessandosi di documenti e dati elettronici. Oltre ai sette arrestati, sono indagati anche  Nicolas Leoz  un giornalista sportivo paraguaiano ex presidente della Conmebol dal 1986 fino al 2013, Alejandro Burzaco  l’azionista di riferimento della  Torneos y Competencias S.A.azienda argentina di marketing sportivo, Aaron Davidson, presidente di Traffic Sports USA, Hugo e Mariano Jinkis, responsabili della Full Play Group S.A., altra azienda argentina di marketing sportivo e Jose Margulies responsabile della Valente Corp e Somerton Ltd.

Calciopoli: LE MOTIVAZIONI DELLA SUPREMA CORTE

09/09/2015

FONTE: http://it.eurosport.com/calcio/serie-a/2015-2016/processo-calciopoli-la-cassazione-moggi-ideatore-e-promotore-dell-associazione-a-delinquere_sto4903346/story.shtml

Le motivazioni della Suprema Corte sul processo conclusosi lo scorso 23 marzo sono durissime: “Moggi ha commesso sia il reato di associazione per delinquere sia la frode sportiva in favore della società di appartenenza (la Juventus) e ha sconvolto il sistema calcio screditandolo in modo inimmaginabile”

Nove anni dopo la Cassazione mette la parola ” FINE ” al processo che nel 2006 rappresentò un vero e proprio terremoto per il calcio italiano: Calciopoli. Le motivazioni della Suprema Corte non lasciano spazio a interpretazioni: “Più che di potere di Luciano Moggi si deve parlare di uno strapotere esteso anche agli ambienti giornalistici e ai media televisivi che lo osannavano come una vera e propria autorità assoluta”.

Moggi ha commesso due reati: associazione a delinquere e frode sportiva

Si legge che Moggi è stato il “principe indiscusso” del processo Calciopoli – conclusosi lo scorso 23 marzo con la Prescrizione di gran parte dei reati per lo stesso Moggi e per altri imputati – e “l’ideatore di un sistema illecito di condizionamento delle gare del campionato 2004-2005 (e non solo di esse). L’ex dg della Juve esercitò un’irruenta forza di penetrazione anche in ambito federale”. Dalla sentenza 36350 e dalle quasi 150 pagine depositate oggi viene spiegato come “Moggi abbia commesso sia il reato di associazione per delinquere, sia la frode sportiva in favore della società di appartenenza (la Juventus)”, ed ha anche ottenuto “vantaggi personali in termini di accrescimento del potere (già di per sé davvero ragguardevole senza alcuna apparente giustificazione)”.

Giocatori e arbitri in scacco

L’associazione per delinquere diretta da Moggi – spiega la Cassazione – “era ampiamente strutturata e capillarmente diffusa nel territorio con la piena consapevolezza per i singoli partecipi, anche in posizione di vertice (come Moggi, Pairetto o Mazzini), di agire in vista del condizionamento degli arbitri attraverso la formazione delle griglie considerate quale primo segmento di una condotta fraudolenta”. Dai giudizi che l’ex dg bianconero esprimeva in tv e sui media “potevano dipendere le sorti di questo o quel giocatore, di questo o quel direttore di gara con tutte le conseguenze che ne potevano derivare per le società calcistiche di volta in volta interessate”, rileva la Cassazione nel suo verdetto. Dell’ex dg juventino, la Suprema Corte dice che aveva una “poliedrica capacità di insinuarsi, sine titulo, nei gangli vitali dell’organizzazione calcistica ufficiale (FIGC e organi in essa inseriti, quali l’AIA)”. Senza timore di cadere in “enfatizzazioni”, secondo la Cassazione, Moggi aveva una “incontroversa abilità di penetrazione e di condizionamento dei soggetti che s’interfacciavano con lui”.

Le minacce negli spogliatoi

Luciano Moggi, con le sue ‘incursioni’ negli spogliatoi degli arbitri, al termine delle partite, non solo “non lesinava giudizi aspramente negativi sull’operato dei direttori di gara”, ma esercitava un “potere di interlocuzione aggressiva e minacciosa, frutto soltanto di un esercizio smodato del potere: emblematici gli episodi che riguardarono l’arbitro Paparesta e il guardalinee Farneti“. La Lega consentiva, infatti, solo visite di cortesia negli spogliatoi da parte dei dirigenti calcistici. In ultima analisi, si legge che “la carica d’interessi ultraindividuali di Moggi è stata particolarmente intensa e tale da sconvolgere l’assetto del sistema calcio, fino a screditarlo in modo inimmaginabile e minarlo nelle sue fondamenta, con ovvie pesantissime ricadute economiche”. Senza prescrizione il finale sarebbe stato ben diverso per Luciano Moggi.

Il caso Catania

24 giugno 2015 – Milano –

http://www.gazzetta.it/Calcio/24-06-2015/caso-catania-trovato-libro-mastro-combine-terlizzi-indagato-pulvirenti-interrogato-lunedi-120295081243.shtml

Fonte: http://www.panorama.it/sport/fairplay/caso-catania-denunce-procura-federale/

Il caso Catania e quelle due denunce snobbate, essere garantisti è di rigore, ma il modo di operare della Procura federale lascia perplessi. Così come tanti altri aspetti del nostro calcio

Fonte:http://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-B/23-06-2015/gare-comprate-catania-7-arresti-anche-pulvirenti-120278782289.shtml

Caso Catania: trovato il “libro mastro” delle combine.

un altro scandalo sconvolge il calcio italiano, arrestate 7 persone:Il presidente del Catania Antonio Pulvirenti, L’AD Pablo Cosentino, Direttore Sportivo Daniele Delli Carri, gli agenti di scommesse sportive e procuratori sportivi, Giovanni Impellizzeri, Piero Di Luzio, Fabrizio Milozzi e Fernando Arbotti. Sono ritenuti responsabili di frode in competizione sportive e di truffe.

 ( http://video.gazzetta.it/telefonate-che-inchodano-pulvirenti/cac7d086-198e-11e5-b6d1-fb0e880a2fc2)

Cinque partite : Varese-Catania 0-3, Catania-Trapani 4-1, Latina-Catania 1-2, Catania-Ternana 2-0, Catania-Livorno 1-1.

 Il procuratore di Catania Giovanni Salvi in conferenza stampa a Catania. “Ci sono altre persone indagate, ma non faremo i nomi .

 Pulvirenti: “estraneo” — “Estraneo” alle accuse contestate e “certo di potere dimostrare la totale estraneità ai fatti”. È la posizione del presidente del Catania, Antonino Pulvirenti, che attraverso il suo avvocato, il professore Giovanni Grasso, esprime “massima fiducia nella magistratura”. 

Palazzi al lavoro. I siciliani rischia la Lega Pro per responsabilità diretta nell’illecito: un altro posto libero in Serie B?

Un grande classico del calcio italiano: scandali sotto l’ombrellone.

Domanda: Ma le Federazioni/Lega dov’erano???????????

PARMA FALLITO!!!!!!!!!

Curatori procedono all’accertamento delle responsabilità. La speranza e’ ripartire dalla D

“Dal punto di vista sportivo dispiace a tutti perdere un protagonista della massima serie negli ultimi anni e vanno ringraziati sia i curatori, che hanno dato un contributo significativo in questo periodo, sia tutta la parte sportiva della società che ha assicurato con grande impegno la prestazione del Parma in campionato”: così il presidente della Lega Serie A Maurizio Beretta ha commentato il fallimento del Parma Fc, sottolineando che “per quanto ci riguarda, le regole sono state applicate con molta puntualità. E ce ne siamo date di più stringenti per far sì che un nuovo caso Parma non possa accadere”. “Stiamo tutti lavorando con impegno e determinazione per assicurare sostenibilità al mondo del calcio e alla Serie A – ha aggiunto Beretta al termine dell’assemblea dei club -. Bisogna dare atto al mondo del calcio e alla Lega Serie A di aver applicato le regole”.

Parma

Minotti e compagni festeggiano con la Coppa Uefa 1994-95: il Parma degli anni d’oro vince sulla Juve, rivale storica di quel periodo.

Commento: Personalmente non sono d’accordo con il Presidente della Lega Serie A   Abete. Non sono state applicate le regole, l’esclusione del Parma dall’Europa League doveva essere un campanello d’ allarme. Se erano state applicate le norme non ci sarebbe stato il caso PARMA.  Federazione e Lega sono intervenute con notevole ritardo!!!!. Grande tristezza nel vedere le foto dei festeggiamenti  del Parma per la conquista della Coppa UEFA  1994/1995

18 giugno 2015 – Fonte: Corriere.it

http://www.corriere.it/sport/15_giugno_18/europa-league-uefa-ha-deciso-sampdoria-ammessa-e7554f10-15ad-11e5-8c76-9bc6489a309c.shtml

Europa League, la Uefa ha deciso: la Sampdoria ammessa

Confermata l’iscrizione del club blucerchiato: prende il posto del Genoa, che non ha ottenuto la licenza. L’Inter è definitivamente fuori.

La Sampdoria tira un sospiro di sollievo: parteciperà alla prossima Europa League. La Uefa, dalla sede di Nyon (Svizzera), ha ufficializzato giovedì la lista delle partecipanti all’edizione 2015-16: l’Italia sarà rappresentata da Napoli, Fiorentina – entrambe ammesse direttamente alla fase a gironi con sorteggio previsto per il 28 agosto – e Samp. I blucerchiati prendono il posto del Genoa, che non ha ottenuto la licenza Uefa, e partiranno dal terzo turno preliminareri.

LA SAMPDORIA RISCHIA L’ESCLUSIONE DALL’EUROPA LEAGUE PER IL CASO SCOMMESSE – AL POSTO DEI BLUCERCHIATI TOCCA ALL’INTER?

Dopo la rinuncia del Genoa (licenza Uefa negata), anche la Sampdoria rischia di perdere l’accesso alla prossima Europa League. L’Uefa, nella tarda serata di ieri, ha infatti comunicato al club blucerchiato l’esclusione dalla seconda competizione europea in base alla regola che punisce il coinvolgimento diretto o indiretto in vicende legate a calcio-scommesse o vendita di partite dal 2007.

La Samp fu punita con un punto di penalizzazione per il match vinto a Bari (1-0) nella primavera del 2011. Il club blucerchiato, al cui posto al terzo turno preliminare di Europa League andrebbe l’Inter, ha annunciato ricorso: se ne discuterà all’inizio della prossima settimana. In caso di ulteriore no, ultima chance al Tas.

Caso Genoa, negata la licenza Uefa

Il caso Genoa. La Figc ha negato la licenza Uefa al club rossoblu per causa di un ritardo nella consegna delle documentazioni sui conti”

 Genoa, ritirando il ricorso presentato al Collegio arbitrale presso il Coni e accettando la sentenza della Commissione di II grado che lo scorso 18 maggio aveva negato al club la licenza Uefa per la prossima stagione, si auto-esclude dall’Europa League
 L’esclusione del Genoa dalla stagione europea 2015-2016. apre la strada alla Sampdoria  

L’ esclusione del Genoa dall’Europa riguarda tutta la Serie A: ancora una squadra italiana non ottiene la licenza Uefa per questioni economiche. È la dimostrazione che qualche controllo c’è, anche se insufficiente per garantire la salute finanziaria dei club (e lo si è visto ampiamente con il caso Parma). Infatti a partire dalla prossima stagione la Figc cambierà, fissando parametri più stringenti. Intanto per il secondo anno consecutivo la qualificazione all’Europa non è stata decisa  sul campo. E questo per il calcio italiano non è una buona notizia.

Il più grande scandalo del calcio: arresti e mazzette, trema la Fifa 

Fonte: http://www.lastampa.it/2015/05/28/sport/il-pi-grande-scandalo-del-calcio-arresti-e-mazzette-trema-la-fifa-VQFHakf7fzyM0klXdb2JtM/pagina.html

Blitz americano a Zurigo tra i dirigenti riuniti in vista dell’elezione del presidente. Nell’inchiesta Fbi diritti tv e assegnazione dei Mondiali: 7 in manette, 14 inquisiti.

Joseph Benjamin Blatter, detto Sepp (Visp, 10 marzo 1936), è un dirigente sportivo svizzero.

Sepp Blatter (2009).jpg

Presidente della Fédération Internationale de Football Association

In carica

Inizio mandato 8 giugno 1998

«Questo è solo l’inizio». È l’avvertimento che lanciano le autorità americane, nel giorno in cui un’inchiesta partita da Brooklyn mette in ginocchio la Fifa: sette persone arrestate all’alba in un albergo di lusso a Zurigo, come si farebbe con i boss mafiosi, e quattordici incriminati a New York. Una macchina della corruzione che travolgeva tutto, dall’assegnazione dei Mondiali di calcio, alla distribuzione dei diritti televisivi, e veniva ripagata con tangenti e favori, inclusa la costruzione di una piscina nella casa di uno dei capi. Non è finita, l’inchiesta, perché i magistrati svizzeri stanno indagando ora sull’assegnazione dei prossimi Mondiali in Russia e Qatar, e i colleghi americani non escludono di toccare Sepp Blatter, il presidente della Fifa che insegue il quinto mandato. Ecc.

Che cosa rischia Blatter?  

Per ora il nome del presidente della Fifa, in carica da 4 mandati per un totale di 17 anni, non c’è nella carte delle due inchieste. Non è da escludere, però, che nelle prossime settimane possa essere ascoltato dalle autorità svizzere.

Calcioscommesse, maxi-retata: 50 arresti. Partite truccate in serie D e Lega Pro

Fonte: http://www.repubblica.it/sport/calcio/2015/05/19/news/calcioscommesse_maxi-retata_50_arresti-114703520/

Presidenti, allenatori, manager, calciatori, imprenditori italiani ed esteri ed anche “magazzinieri” delle società calcistiche della serie D e della Lega pro (ex serie C) ma anche di serie B sono al centro dell’ultimo scandalo delle partite truccate dei nostri campionati che stamattina sono finiti in galera con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode calcistica e con l’aggravante di avere favorito organizzazioni mafiose, la ndrangheta in particolare.  L’operazione contro due organizzazioni dedite al calcio scommesse “dimostra che l’attività delinquenziale legata al settore è sempre attiva e fiorente non solo in Italia”. Lo ha detto il questore di Catanzaro Giuseppe Racca. “Abbiamo scoperto una stabile organizzazione criminale – ha aggiunto – che grazie a calciatori, dirigenti e tesserati e non, ha messo in atto condotte finalizzate ad alterare i risultati di varie partite. Il problema è tutt’altro che risolto”.

In galera sono finiti oltre 15 calciatori, 6 presidenti di società sportive 8 dirigenti sportivi, allenatori, direttori generali, 10 “finanziatori” (scommettitori italiani, maltesi, del Kazakistan, della Russia, cinesi e serbi). 

 Questi i nomi dei 50 fermati:

CICCARONE Antonio (Direttore Sportivo del Neapolis); MOXEDANO Mario (Presidente del Neapolis); MOLINO Francesco (Direttore Sportivo del Comprensorio Montalto Uffugo); PALERMO Antonio  (Dirigente del Comprensorio Montalto Uffugo); MOXEDANO Raffaele  (figlio di Mario e calciatore del Neapolis); IZZO Pasquale Calciatore della Puteolana); MARZOCCHI Emanuele (Calciatore della Puteolana); ASTARITA Salvatore (ex calciatore dell’Akragas); DALENO Savino (ex calciatore e consulente di mercato del Brindisi); FLORA Antonio (Presidente del Brindisi); FLORA Giorgio (Vice Presidente del Brindisi); MORISCO Vito (Direttore Generale del Brindisi); DI NICOLA Ercole (Direttore Sportivo de L’Aquila); NUCIFORA Vincenzo (ex Direttore Sportivo della Torres); DI LAURO Fabio (ex calciatore e imprenditore); BRDANIN Aleksander (finanziatore dicombines); MILOSAVLJEVIC Uros (finanziatore dicombines); JOVICIC Milan (finanziatore dicombines); CIARDI Daniele (magazziniere del Santarcangelo  calcio); MALVISI Enrico (Imprenditore, scommettitore); GUIDONE Marco (calciatore Santarcangelo); OBENG Francis (calciatore Santarcangelo); TRAORE’ Mohamed Lamine (calciatore Santarcangelo); RIDOLFI Giacomo (calciatore Santarcangelo); ULIZIO Mauro (ex Direttore Generale del Monza calcio ed ex socio, occulto, e Direttore Generale “di fatto” del Pro Patria); CARLUCCIO Massimiliano (socio occulto e dirigente “di fatto” del Pro Patria); SOLAZZO Marcello (uomo di fiducia di CARLUCCIO Massimiliano); ULIZIO Andrea (figlio di Mauro, calciatore del San Marino ed ex del Pro Patria); TIMOSENCO Ala (legata a  Fabio DI LAURO e intermediaria/traduttrice con i serbi); ARUCI Erikson (collaboratore di Fabio DI LAURO e legato ad  Andrea ULIZIO); GEROLINO Adolfo (ex calciatore del Pro Patria); MELILLO Vincenzo (calciatore del Pro Patria); TOSI Marco (ex allenatore del Pro Patria); BENINI Stefano (uomo di fiducia di CARLUCCIO); SCARNA’ Alberto (Sovrintendente della Polizia di Stato e uomo di fiducia di Fabio DI LAURO); PAGNIELLO Maurizio Antonio detto “Morris” (ex calciatore, ex Presidente del Trento 1921); DAN Ioana Delia detta “Bianca” (interprete al servizio di ULIZIO Mauro); PIETANZA Raffaele (uomo di fiducia di CARLUCCIO e SOLAZZO); DE PALMA Diego (imprenditore, co-finanziatore dicombines  e uomo di fiducia di Fabio DI LAURO); POGGI Raffaele (co-finanziatore dicombines; uomo di fiducia di Enrico MALVISI); NERJAKU Edmond (imprenditore, finanziatore di combines e scommettitore); CALIFANO Gianni (Direttore Sportivo del Monza); CALIFANO Bruno (padre di CALIFANO Gianni); CENNI Massimo, CORDA Ninni (Allenatore del Barletta calcio); MAGLIA Fabrizio (Direttore Sportivo della Vigor Lamezia); BELLINI Felice (ex direttore sportivo del Gudja United Malta e attuale dirigente responsabile marketing della Vigor Lamezia); FARRUGIA Robert (finanziatore di combines); FARRUGIA Adrian (finanziatore di combines); LA FERLA Sebastiano (uomo di fiducia di BELLINI Felice).  

CATANZARO – Sono 28 le partite di calcio finite nel mirino ………….

Vedi: http://www.repubblica.it/sport/calcio/2015/05/19/news/partite_sotto_inchiesta-114724000/

Categoria: InterVista Pubblicato Mercoledì, 25 Marzo 2015

Tavecchio: “I reati ci sono stati, l’associazione a delinquere pure”

“In attesa delle motivazioni, la sentenza conferma la linea della giustizia sportiva: fatta salva la prescrizione, i reati ci sono stati, l’associazione a delinquere pure, per noi la richiesta di risarcimento della Juve al Tar e’ una lite temeraria”.

Moratti: “Sono passati 9 anni e noto che le conclusioni della Cassazione sono in linea con quelle della giustizia sportiva che evidentemente tanto frettolosa non era stata”

“Al di là di qualche suggestiva interpretazione in palese contrasto con la realtà, è facile constatare che per l’ottava volta, dal primo giudizio sportivo del luglio 2006 fino all’ultimo della magistratura ordinaria (5 diversi pronunciamenti dal gup di Napoli fino alla Cassazione), è stata riconosciuta la validità dell’impianto accusatorio che ha portato alla condanna dell’ex a.d. e dell’ex d.g. della Juve. Sono passati 9 anni e noto che le conclusioni della Cassazione sono in linea con quelle della giustizia sportiva che evidentemente tanto frettolosa non era stata.

Non voglio nemmeno riaprire vecchie questioni precedenti a Calciopoli, nelle quali era già intervenuta la prescrizione, ma trovo non realistici alcuni commenti dopo la sentenza della Cassazione, nei quali si parla di sostanziale parità fra due situazioni del tutto diverse. E non intendo nemmeno riaprire la questione di chi abbia davvero titoli per una eventuale richiesta di danni; ho ben presente che cosa è accaduto in passato e mi auguro soltanto che ci sia da parte di tutti il rispetto verso una realtà storica che non si presta a interpretazioni equivoche“.

Categoria: NOTIZIE Pubblicato Giovedì, 26 Marzo 2015

ll capo di gabinetto del Sindaco De Magistris a Napoli, Attilio Auricchio, investigatore all’epoca di Calciopoli, ha parlato della sentenza della Cassazione: 

“Quello era un calcio malato e corrotto fatto di persone che parlavano con telefoni non intestati, schede straniere e che manipolavano il sistema a loro vantaggio. Questa sentenza dimostra che all’epoca operava un’associazione a delinquere e sancisce la tenuta integrale del nostro capo accusatorio. Delle telefonate – prosegue Auricchio – mi ha stupito quella in cui Bergamo e Moggi si davano appuntamento su altri telefoni. Solo che Moggi andava di fretta e chiamò con il suo. E da lì scoprimmo le schede svizzere e tutto il giro delle sim per sfuggire alle intercettazioni.

Facchetti? Non ha mai posto in atto nulla di illecito. In nessuna delle telefonate in nostro possesso c’erano contenuti rilevanti per la giustizia ordinaria e per quella sportiva. Giusto revocare gli Scudetti alla Juve? Senza ombra di dubbio. E’ stato un vero peccato interrompere la fase di moralizzazione e pulizia che a quei tempi stava portando avanti il Commissario della Figc Guido Rossi. Che per intenderci non era interista”.

23 Marzo 2001

Calciopoli: Sentenza della Cassazione

“Calciopoli , il reato c’è ma è i prescrizione”

Le tappe:

02/05/2006 – Scoppia Calciopoli

25/07/2006 – Sentenza di secondo grado: Juve in serie B a -17, revoca dello scudetto 2005 e non assegnazione dl titolo 2006, Fiorentina in A a – 19, Lazio a -11, il Milan a -8.

26/07/2006 – La FIGC assegna lo scudetto 2005/2006 all’Inter

13/04/2007 – Si apre un altro filone di inchiesta, quello delle schede telefoniche straniere che alcuni arbitri avrebbero ricevuto da Moggi.

10/05/2010 – La Juve chiede la revoca dello scudetto 2006 assegnato all’Inter.

15/06/2011 – La disciplinare della FIGC radia Moggi e Giraudo.

01/07/2011 – La procura federale FIGC dichiara prescritta la vicenda lagata allo scudetto del 2006.

18/07/2011 – Il consiglio FIGC delibera che non ci sono i presupposti giuridici per la revoca dello scudetto 2006.

04/04/2012 – L’alta Corte di Giustizia del Coni conferma la sentenza di radiazione per Moggi, Giraudo e Mazzini. 

23 gennaio 2015

CALCIOPOLI : CASSAZIONE il 23 marzo 2015 – la SENTENZA

SENTENZA IN APPLELLO: 2 anni e 4 mesi per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva

(27 gennaio 2004) – Corriere della Sera

Zidane: «Alla Juve flebo, iniezioni e creatina»

La confessione: «Né prima in Francia né dopo al Real mi hanno mai somministrato lo stesso integratore»

DAL NOSTRO INVIATO TORINO – «La creatina l’ ho presa soltanto alla Juventus. Mai prima, in Francia, e mai dopo, al Real Madrid. Ne prendevo due o tre grammi durante la settimana, quando c’ erano molti impegni. E anche durante l’ intervallo, tra un tempo e l’ altro della partita. Chi ci dava le bustine? A volte il dottor Agricola, a volte il dottor Tencone. Le flebo? Sì, le facevo alla vigilia del match nella camera d’ albergo. Flebo di vitamine, così almeno mi dicevano i medici. Il Samyr? Sì, l’ ho assunto spesso, prima e dopo la gara. Che cos’ è? Vitamine, così almeno mi dicevano i medici (è un antidepressivo, ndr). L’ esafosfina? Sì, l’ ho assunta. Il Neoton? Non ricordo bene, ma se nel ‘ 98 ho dichiarato di averlo preso, è sicuramente così. Iniezioni per endovena? Sì, le ho fatte, anche un’ ora prima della partita. Chi stabiliva se e quando fare la flebo o l’ iniezione? Il medico. Del resto, senza vitamine è impensabile giocare 70 partite all’ anno…». È Zinedine Zidane, proprio lui, con un filo di voce, a raccontare al giudice Giuseppe Casalbore la sua esperienza alla Juventus. Dopo due convocazioni andate a vuoto, il giocatore francese, al Real Madrid dal 2001, approfittando di un infortunio che lo sta tenendo lontano dai campi, si è presentato in aula a Torino, dov’ è in corso il processo che vede imputati l’ amministratore delegato bianconero Antonio e Giraudo e il medico sociale Riccardo Agricola, accusati di aver violato la legge sulla frode sportiva. A differenza della stragrande maggioranza dei suoi colleghi ascoltati nel dibattimento, Zidane ha ricordato quasi tutto. Pochi i «non so», i «non ricordo». Anzi, ha destato una certa sorpresa la sua sicurezza quando ha catalogato farmaci come il Samyr e l’ esafosfina tra le vitamine, sottolineandone la necessità di assunzione in risposta a un calendario troppo fitto di impegni. «Chi dice che senza vitamine non si possono giocare 70 partite?», gli hanno chiesto il giudice e il pubblico ministero. E Zidane: «Lo dico io. Se ho fatto degli studi? No. Beh, lo dico perché ne parlavo con i medici e con i miei ………………………………

Per leggere l’articolo completo collegarsi al sito:

http://archiviostorico.corriere.it/2004/gennaio/27/Zidane_Alla_Juve_flebo_iniezioni_co_9_040127124.shtml

In questi anni sistematicamente c’è la solita “Battuta” sullo scudetto 2006 accompagnata sempre dal silenzio della Federazione, dall’altra parte parlano chiaramente le sentenze.

Non si è fatta attendere invece  il comunicato ufficiale di F.C. INTERNAZIONALE:

http://t.co/1vQcNmIm8d #FCIM pic.twitter.com/pC6oYo2a2f

F.C. Internazionale, prende atto dell’ennesimo tentativo del Presidente Agnelli di mistificare i fatti e di cambiare il corso della storia. Purtroppo per lui e per tutto il calcio italiano il 2006 é stato un anno disastroso, in cui lo scudetto é stato assegnato legittimamente all’Inter dalla FIGC, e la Juventus é stata retrocessa in serie B insieme alla sua reputazione. Questi sono i fatti. Che non permetteremo a nessuno di alterare né di dimenticare”.

24 ottobre 2014 – Milano

Il presidente dalla Juventus Andrea Agnelli  in occasione dell’assemblea dei soci oltre all’attacco al Presidente Federale, ha preso l’occasione di parlare dell’addio da Presidente Onorario dell’F.C. Internazionale  di Massimo Moratti riservando oramai la stucchevole battuta sullo scudetto.   

 “L’uscita di Moratti credo sia un fatto tecnico, le vedute diverse si erano manifestate nel tempo – ha spiegato il presidente bianconero. Poi la botta: “Credo che vada a lui riconosciuto un grandissimo amore per la sua Inter e il grandissimo amore può portare a compiere alcune follie come accettare uno scudetto che non ha vinto”.

Questo non lo sapevo…………

1927 – Allemandi Luigi, difensore Juventino, aveva incassato cinquantamila lire per favorire il Torino vincitore del derby e del titolo Italiano, poi revocato. Gianni Agnelli disse: che trattandosi di poche lire il fatto non sussisteva. Allemandi prima squalificato a vita, insieme hai dirigenti del Torino, ma godete dell’amnistia e convocato in nazionale, e diventò campione del mondo.

Marco Travaglio a 360 gRadi su Juve-Roma, Moggi e Totti: ecco le sue parole

Foto presa dal sito: http://www.ilrumoredeinemici.it

Fonte: http://tifosisinasce.wordpress.com/2014/10/09/marco-travaglio-a-360-gradi-su-juve-roma-moggi-e-totti-ecco-le-sue-parole/

Ed eccolo qui, il più grande giornalista d’Italia torna a parlare dopo il tribolato epilogo di Juventus – Roma. Marco Travaglio rilascia una lunga intervista al Corriere dello Sport dove inevitabilmente torna a far discutere:

Ripartiamo da Juve-Roma o vuole commentare Moggi?
“Cominciamo da Moggi. Per ricordare che sono stato il primo a pubblicare le intercettazioni di Calciopoli su Repubblica, con cui collaboravo allora, e che sono felice di aver contribuito alla sua dipartita dal calcio. Per spiegargli che non può permettersi di definirmi uno pseudo juventino, visto che io tifavo Juve nel 1972, quando lui faceva l’osservatore – ed era un buonissimo osservatore, bisogna dirlo – e poi lavorava con la Roma, con la Lazio, con il Napoli, si arrabattava senza riuscirci, per lavorare all’Inter e al Milan. Oppure finiva invischiato nelle storie di prostituzione legate al Torino di Borsano”.

Dove comincia il tifo di Marco Travaglio per la Juve?
“Il 30 dicembre 1972 la prima partita, a 8 anni: Juve-Atalanta 0-0, Vycpalek in panchina. Poi sono stato abbonato vent’anni. Ho smesso quando è arrivato Moggi, giusto un paio di anni ancora dietro per lavoro, poi basta. Però ricordo che Boniperti non lo faceva entrare in sede e per l’Avvocato era lo stalliere”.

Ma Juve-Roma, domenica, dove l’ha vista?
“In un bar di Sassari con il mio direttore Padellaro: eravamo lì per una conferenza. Ci siamo resi conto dopo di essere in un club di tifosi juventini. Tutti con gli occhi foderati”.

Cosa non le è piaciuto?
“Non mi piace il fatto che si sia perso lo stile Juve per tornare a qualcosa di molto simile allo stile Moggi: tre favori così, tutti in fila, riportano per forza a quell’epoca lì. E a me non piace. Mi piace lo scudetto dell’anno scorso, strameritato. Cobolli Gigli e Blanc avevano fatto un gran lavoro per far dimenticare la Juve di Moggi: hanno accettato una sentenza che per essere adeguata, per la verità, avrebbe dovuto portare in B Milan, Lazio e Fiorentina, con la Juve in C. Alla fine si scelse il male minore. Domenica siamo arretrati di vent’anni”.

Ma lei vede un sistema dietro quegli errori?
“No, mi è parso servilismo. La Fiat non esprime il potere di una volta e così la Juve. Prova ne sia che Juve e Roma si sono persino alleate contro l’espressione del vertice della Federcalcio che definirei indecente. Quando la Fiat era potere vero, Boniperti andava via a fine primo tempo dagli stadi e Agnelli non commentava gli arbitri: c’era la consapevolezza di uno sorta di soggezione esterna, c’era… pudore. Ecco, domenica non si sarebbe dovuto commentare nel modo in cui si è fatto. Ad Andrea Agnelli e alla sua signora consiglierei di andare a vedere immagini dell’avvocato e di Umberto per capire cosa fosse lo stile Agnelli che non c’è più”.

Un tweet dietro l’altro a far polemica. E le parole di Totti, con la pioggia di critiche poi, cosa fanno pensare?
“Certi tweet dei calciatori non si commentano: non ci sono più teste come Falcao e Platini. E Totti ha le spalle larghe. Ha solo detto quello che pensava dopo aver giocato una partita che non meritava di perdere in quel modo”.

Cosa ne pensate?

Calcioscommesse: scoperte nuove partite combinate

Fonte :Raisport –

 CREMONA, 3 OTT – Un fiume di soldi; partite combinate vecchie e inedite, addirittura dal 2007; e ci sarebbe anche il Sassuolo nell’occhio del ciclone. E’ quanto risulta dagli accertamenti dei periti informatici incaricati di analizzare i 200 apparecchi – tra computer, smartphone e tablet – del centinaio di indagati nell’ambito dell’inchiesta sul calcioscommesse condotta dalla procura della Repubblica di Cremona sull’associazione a delinquere transnazionale che aveva il vertice a Singapore.  Parte dei risultati è stata consegnata oggi durante l‘incidente probatorio disposto dal gip Guido Salvini su richiesta del ……..

 

Da scandalo passaporti a calciopoli e

leggi l’articolo completo su:

http://www.raisport.rai.it/dl/raiSport/Articoli/Calcioscommesse-scoperte-nuove-partite-combinate-068d021a-b12e-45e6-be80-7440fff46dc3.htmlnon solo

qui  le sentenze che hanno travolto il Nostro mondo del Calcio, si è scritto tanto è anche troppo questi sono i fatti e le  sentenze.

Calciopoli: Il processo penale e sportivo

Il processo penale di primo grado su Calciopoli ebbe luogo tra il 2008 ed il 2011 presso il tribunale di Napoli. Durante tale processo emersero, principalmente per opera dei difensori di Luciano Moggi, nuove intercettazioni telefoniche che non erano state considerate rilevanti nelle indagini del 2006. Dal momento che il nuovo materiale probatorio coinvolgeva fra gli altri i massimi dirigenti dell’Inter all’epoca dei fatti, ossia il presidente Giacinto Facchetti (scomparso nel 2006) ed il patron Massimo Moratti (socio di riferimento del club e successore di Facchetti), la Juventus presentò nel maggio 2010 un esposto al CONI ed alla FIGC chiedendo la revisione della decisione di assegnare ai nerazzurri il titolo di Campione d’Italia 2005-2006. Nel frattempo il Procuratore federale Stefano Palazzi aveva già avviato nuove indagini in proposito, che si chiusero nel giugno 2011 con la contestazione di violazioni delle norme di lealtà, correttezza e probità a diverse società e tesserati che non erano stati coinvolti nei processi sportivi del 2006. All’Inter, nella persona di Giacinto Facchetti, fu contestato l’illecito sportivo con accuse analoghe a quelle mosse a suo tempo alla Juventus. Tuttavia Palazzi stavolta non procedette ad alcun deferimento perché i fatti erano ormai caduti in prescrizione. La Federcalcio prese atto della relazione del Procuratore federale approvando a maggioranza una delibera del presidente Giancarlo Abete con cui il Consiglio Federale si dichiarava non competente sull’istanza presentata dalla Juventus. A nulla valse anche il successivo ricorso della società torinese al Tribunale Nazionale d’Arbitrato per lo Sport (organo che nel frattempo era stato istituito dal CONI in sostituzione della Camera di Conciliazione ed Arbitrato per lo Sport) in quanto anche il TNAS si dichiarò non competente in merito alla revoca dell’assegnazione dello scudetto. Le nuove intercettazioni, del resto, non ottennero effetto neanche nel processo penale di Napoli, che si concluse nel novembre 2011 con un sostanziale accoglimento dell’impianto accusatorio: furono inflitte pesanti condanne, in particolare, a Luciano Moggi ed all’ex designatore Paolo Bergamo (mentre Antonio Giraudo era già stato condannato nel 2009 con rito abbreviato).

Dopo l’esito in primo grado del processo di Napoli e la dichiarazione di non competenza del TNAS, la Juventus presentò nel novembre 2011 un ricorso al TAR del Lazio contro la Federcalcio e l’Inter, chiedendo un risarcimento danni di circa 444 milioni di euro derivanti, secondo la tesi bianconera, dalla disparità di trattamento sui fatti di calciopoli fra gli eventi del 2006 e quelli del 2011. Il club torinese sottolineava altresì come il processo di primo grado di Napoli avesse comunque escluso responsabilità della società sulle violazioni commesse dai propri dirigenti. Il ricorso al TAR suscitò reazioni piuttosto dure da parte del presidente della FIGC Abete e soprattutto del presidente del CONI Gianni Petrucci, alle quali il presidente juventino Andrea Agnelli rispose con la proposta al massimo dirigente dello sport italiano di convocare un tavolo di discussione per risolvere la questione. Per qualche settimana aleggiò la possibilità di una soluzione “pacifica” della querelle: Petrucci convocò il cosiddetto “tavolo della pace” per il 14 dicembre 2011. L’incontro si risolse tuttavia con un nulla di fatto: gli stessi Petrucci ed Abete dovettero ammettere che le posizioni delle parti erano troppo distanti.

Il processo di Napoli iniziò nell’autunno 2008 per gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato (tra i quali Antonio Giraudo e Tullio Lanese) ed a gennaio 2009 per tutti gli altri. L’accusa più grave era quella di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Il 24 marzo 2009 i giudici confermarono Napoli come sede del processo, estromettendo tutte le parti civili, tra le quali anche una società editrice romana che aveva stampato oltre un milione di figurine sul presupposto che lo scudetto era stato vinto lecitamente.

Il 14 dicembre 2009 furono emesse le sentenze relative agli imputati che avevano scelto il rito abbreviato. Quattro le condanne: 3 anni di reclusione per l’ex amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo, 2 anni e 4 mesi per l’ex arbitro Tiziano Pieri (poi assolto nel secondo grado di giudizio) e 2 anni ciascuno per l’altro ex arbitro Paolo Dondarini e per l’ex presidente dell’AIA Tullio Lanese. Sette invece gli imputati assolti: l’arbitro Gianluca Rocchi, gli ex arbitri Stefano Cassarà, Marco Gabriele e Domenico Messina e gli ex assistenti Duccio Baglioni, Giuseppe Foschetti ed Alessandro Griselli.

Il processo con rito ordinario si concluse l’8 novembre 2011 con la condanna di altri sedici imputati: 5 anni e 4 mesi di reclusione per promozione della associazione a delinquere per l’ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi (che ha avuto anche il Daspo di 5 anni e l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici), 3 anni ed 8 mesi per l’ex designatore arbitrale Paolo Bergamo (più 5 anni di interdizione dai pubblici uffici), 2 anni e 2 mesi per l’ex vicepresidente FIGC Innocenzo Mazzini (questi ultimi due ritenuti anch’essi colpevoli di promozione dell’associazione), 1 anno ed 11 mesi ciascuno per l’altro ex designatore Pierluigi Pairetto e per l’ex arbitro Massimo De Santis, 1 anno ed 8 mesi per l’altro ex arbitro Salvatore Racalbuto, 1 anno e 6 mesi (più ammenda di 30.000 euro) per il presidente della Reggina Pasquale Foti, 1 anno e 5 mesi ciascuno per altri due ex arbitri, Paolo Bertini ed Antonio Dattilo, 1 anno e 3 mesi ciascuno (più 25.000 euro di multa) per i dirigenti Claudio Lotito (presidente della Lazio), Andrea e Diego Della Valle (ex presidente e proprietario della Fiorentina) e Sandro Mencucci (amministratore delegato della Fiorentina), 1 anno ciascuno (più 20.000 euro di multa) per l’ex collaboratore del Milan ed accompagnatore ufficiale degli arbitri Leonardo Meani e gli ex assistenti arbitrali Claudio Puglisi e Stefano Titomanlio. Otto gli imputati assolti: l’ex direttore sportivo del Messina Mariano Fabiani, l’ex arbitro Pasquale Rodomonti, gli ex assistenti Marcello Ambrosino, Silvio Gemignani ed Enrico Cennicola, l’ex designatore degli assistenti Gennaro Mazzei, l’ex segretaria della CAN A-B Maria Grazia Fazi e l’ex giornalista Rai Ignazio Scardina. Escluse, invece, tutte le istanze risarcitorie contro la Juventus, citata al processo come parte civile, in quanto la corte considerò che il club non era responsabile a titolo oggettivocivile nella vicenda[18][19]. La società torinese, sulla base della sentenza e dei contemporanei sviluppi del suo ricorso al TNAS contro la mancata revoca dello Scudetto 2005-2006 all’Inter, ha annunciato, il 14 novembre, ricorso al TAR del Lazio contro la Federcalcio e l’Inter per vedersi riconosciuto il risarcimento dei danni subiti dalle sentenze sportive del 2006.

Va notato che, complessivamente tra rito abbreviato e rito ordinario, le uniche condanne non coperte completamente da indulto sono quelle di Moggi e di Bergamo. Sottraendo lo “sconto” di 3 anni dovuto all’indulto, al momento Moggi dovrebbe scontare 2 anni e 4 mesi di reclusione (ai quali vanno però aggiunti un ulteriore anno per il caso GEA e quattro mesi per diffamazione nei confronti di Franco Baldini, condanna quest’ultima arrivata pochi giorni dopo quella di Napoli). Bergamo dovrebbe scontare invece 8 mesi di reclusione. Tuttavia le pene non sono immediatamente esecutive ed occorrerà dunque attendere i successivi gradi di giudizio.

Il processo d’appello per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato si è concluso il 5 dicembre 2012, con la condanna per Antonio Giraudo ad 1 anno ed 8 mesi di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva e l’assoluzione degli altri imputati Tiziano Pieri che ha rinunciato alla prescrizione, Paolo Dondarini e Tullio Lanese, compresi coloro che sono stati assolti in primo grado, per i quali l’accusa aveva impugnato la sentenza di assoluzione[20].

Il 17 dicembre 2013 in secondo grado Moggi viene condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione, Pairetto e Mazzini a 2 anni, Massimo De Santis a 1 anno, Antonio Dattilo e Paolo Bertini a 10 mesi mentre Lotito e Della Valle ottengono la prescrizione e per Bergamo il processo è da rifare in quanto è stato violato il diritto di difesa rifiutando l’istanza di legittimo impedimento presentata dal suo avvocato Morescanti quando era incinta.[21]

Nelle motivazioni, presentate tre mesi dopo, si legge che “Moggi esercitava un ruolo preminente sugli altri sodali: non solo ha ideato di fatto lo stesso sodalizio, ma ha anche creato i presupposti per far sì di avere un’influenza davvero abnorme in ambito federale, ci si riferisce alla peculiare capacità di Moggi di avere una molteplicità di rapporti a vario livello con i designatori arbitrali fuori dalle sedi istituzionali, ai quali riusciva a imporre proprie decisioni e proprie valutazioni su persone e situazioni coinvolgendoli strettamente così nella struttura associativa e nel perseguimento della comune illecita finalità. Appaiono eclatanti le diverse incursioni di Moggi, assieme a Giraudo, negli spogliatoi di arbitri e assistenti.” In aggiunta a ciò, viene sottolineata “la leggerezza e apparente convivialità con cui avvenivano gli accordi per la designazione delle griglie arbitrali tra personaggi come Bergamo, Moggi o Giraudo, appare gravissima alla luce della evidente lesione del principio di terzietà che dovrebbe presiedere alla scelta di un direttore di gara”.

La Corte d’Appello partenopea, inoltre, certifica la non regolarità dei cinque campionati precedenti a quelli interessati dall’inchiesta, spiegando: “Appare indubbio che sia emerso un sistema ben collaudato, peraltro già operante dagli anni 19992000, fra soggetti che sulla falsariga di «rapporti amichevoli» (…) ponevano in essere condotte finalizzate a falsare la reale potenzialità di alcune squadre di calcio”. È dunque confermata l’ipotesi, avanzata dai giudici di primo grado, che il torneo 1999-2000 venne “sostanzialmente condizionato sino alla penultima giornata: quando si giocò Juventus-Parma, diretto da De Santis, e terminato con il risultato di 1-0; e non riuscendo nell’intento di garantire alla Juventus la vittoria finale in quanto gli accordi illeciti già stabiliti vennero compromessi dal clamore suscitato dall’arbitraggio apertamente favorevole alla squadra torinese da parte di De Santis”.

Oltre a ciò, il tribunale cita otto partite, considerate pilotate dal “sistema Moggi”:

La sentenza della Corte dei conti

Il 17 ottobre 2012 la Corte dei conti ha condannato gli arbitri coinvolti nello scandalo a risarcire la Federcalcio con l’accusa di danno all’immagine. Qualora la condanna dovesse diventare definitiva, complessivamente la Figc incasserà quasi 4 milioni di euro (esattamente 3,97). La condanna riguarda 14 persone. La richiesta più pesante (1 milione di euro) sarebbe per Paolo Bergamo, ex arbitro e designatore, mentre l’altro designatore Pierluigi Pairetto dovrà versare 800.000 euro. L’ex vicepresidente della Figc Innocenzo Mazzini dovrà, invece, risarcire 700.000 euro. Tra le altre pene spiccano i 500.000 euro inflitti a Tullio Lanese e a Massimo De Santis e i 100.000 euro a Salvatore Racalbuto. Gli interessati potranno presentare ricorso.

Altri procedimenti

Nell’aprile del 2007 venne fuori un secondo filone d’inchiesta basato sul traffico di schede telefoniche svizzere (SIM) tra Luciano Moggi, Mariano Fabiani, ex direttore sportivo del Messina, e alcuni arbitri che riguardavano la stagione 2004-2005; al termine dell’inchiesta portata avanti dalla Federazione la Juventus ed il Messina patteggiarono e vennero multate rispettivamente di 300.000 euro, divisi in tre rate da 100.000 euro annui, e di 60.000 euro (da versare alla FIGC), mentre gli arbitri coinvolti, Paolo Bertini, Gianluca Paparesta e Tiziano Pieri, sospesi in via cautelare nell’aprile 2007 (quindi per tutta la stagione 2007-2008) in attesa di chiarire le loro posizioni, vennero sospesi in maniera definitiva dall’AIA nel luglio 2008 e Mariano Fabiani fu squalificato per 4 anni.

CLAMOROSO: Potrebbero ritirare il trofeo vinto dalla Juve

Dopo i documentari dello scorso anno in Olanda si torna a parlare della finale della Champions del ’96 tra Ajax e Juventus perché il pm della Procura di Torino, Raffaele Guariniello, ha detto che la Juve tra il ’94 è il ’98, effettuò un disegno criminoso per l’alterazione delle partite attraverso la somministrazione di sostanze stupefacenti. Il processo per doping si è arenato nel 2007 perché andato in prescrizione.
Già lo scorso anno dopo questa trasmissione i tifosi olandesi si misero sul piede di guerra ma dopo la trasmissione di ieri sera in “altri temi sport” tornano alla carica e vogliono che la Corte di Cassazione ed il UEFA prendano una posizione, auspicando almeno l’annullamento della competizione. La migliore delle ipotesi olandese riguarda invece una restituzione del trofeo. Secondo fonti da Amsterdam i tifosi potrebbero addirittura organizzare una festa Champions con i giocatori che vestivano la maglia dei lancieri di quell’anno, tra gli altri De Boer, Davids, Van Der Sar, Kluivert, Litmanen.

JUVE, DOPING, PRESCRIZIONE

Juve, prescritti i reati di doping:
La Cassazione definisce “astrattamente condivisibile” il ricorso della Procura di Torino contro l’assoluzione di Giraudo e Agricola, ma ha dovuto dichiarare scaduti i tempi e rigettare la richiesta di un nuovo appello
Al centro, il medico Agricola e (dietro) Giraudo.
ROMA, 29 marzo 2006 – La II Sezione Penale della Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato di frode sportiva nei confronti dell’ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo e del medico sociale bianconero Riccardo Agricola. La Corte d’Appello di Torino, invece, nel dicembre 2005, aveva assolto totalmente i due dirigenti juventini. In particolare – a quanto si è appreso da indiscrezioni del collegio giudicante della II Sezione Penale della Cassazione – era “astrattamente condivisibile il ricorso presentato dalla Procura di Torino contro le assoluzioni”. Ma non si poteva fare altro che dichiarare la prescrizione, rigettando la richiesta di rinvio del processo ad altra Corte d’appello avanzata dal sostituto procuratore generale, Vito Monetti.
PROVATO L’ILLECITO – In pratica è stata ritenuta provata l’illecita somministrazione di farmaci ai calciatori della Juventus, eccetto che per la eritropoietina (Epo). Nella sentenza, che verrà depositata nei prossimi trenta giorni, sarà ripreso l’orientamento espresso dalle sezioni unite della Suprema Corte, in base al quale c’è continuità normativa tra la disciplina sul calcio scommesse del 1989 e quella antidoping varata nel 2000. Il verdetto di appello era stato emesso il 14 dicembre 2005 dalla Corte di Appello di Torino che aveva assolto Giraudo e Agricola. In primo grado, invece, il Tribunale di Torino, il 26 novembre 2004 aveva condannato il solo Agricola a un anno e dieci mesi per frode sportiva.
LEGALI SODDISFATTI – “È stato un grande successo che sconfessa anni di gogna mediatica perché, con riferimento al tema principale del processo, e cioè l’accusa di somministrazione di Epo, il ricorso del procuratore generale è stato addirittura dichiarato inammissibile”. È quanto sottolinea l’avvocato Luigi Chiappero, insieme con Cesare Zaccone difensore del medico della Juventus Riccardo Agricola. Ad assistere Antonio Giraudo c’erano invece Massimo Krogh, Paolo Trofino e Anna Chiusano. “Per quanto riguarda l’intervenuta prescrizione sugli altri farmaci – ha precisato Chiappero – occorrerà leggere la sentenza, anche se va detto che si tratta soprattutto di una questione giuridica. Infatti, la maggior parte dei farmaci non sono ricompresi nei prodotti vietati dalle liste della legge sul doping. Basti segnalare che queste sostanze all’epoca venivano addirittura denunciate al momento del prelievo antidoping”.

Processo doping: comunicate le motivazioni della Cassazione
Da Wikinotizie
giovedì 31 maggio 2007
Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione, emessa il 29 marzo scorso, relativa al processo di Torino nel quale l’ex-Amministratore Delegato della Juventus Giraudo ed il medico Agricola erano stati accusati di somministrazione di doping ed abuso di farmaci.

La sentenza della Cassazione ha confermato l’assoluzione degli imputati, già sentenziata dalla Corte d’Appello, dall’accusa legata al doping, ovvero la presunta somministrazione ai calciatori di eritropoietina.

Per quanto invece riguarda la questione dell’abuso di farmaci la Corte di Cassazione ha ritenuto inamissibile la motivazione dell’assoluzione della Corte d’Appello, secondo la quale “l’abuso di farmaci non era punito dalla legge all’epoca dei fatti”. Secondo la Corte di Cassazione infatti: “chi somministra ai partecipanti alla competizione, sostanze atte ad alterarne le prestazioni, e che fraudolentemente mira a menomare o ad esaltare le capacità atletiche del giocatore, pone in essere una condotta che consiste in un espediente occulto per far risultare una prestazione diversa da quella reale, in un artifizio capace di alterare il genuino svolgimento della competizione, con palese violazione dei principi di lealtà e di correttezza: per l’effetto, gli atti posti in essere sono agevolmente riconducibili alla nozione di atti fraudolenti di cui alla normativa in esame” (legge sulla frode sportiva). La Corte ha quindi ritenuto che la somministrazione eccessiva di farmaci possa configurarsi come reato di frode sportiva e ha quindi annullato la sentenza di assoluzione della Corte d’Appello.

L’effetto della sentenza è quindi la necessità di svolgere un nuovo processo che però non si farà perché nel frattempo è sopraggiunta la prescrizione del reato.

Scandalo Passaporti

Furono coinvolte società, dirigenti e calciatori di 6 squadre di

Serie A

 
Inter
Lazio
Milan
Roma
Udinese
Vicenza
 Serie B
Sampdoria
 
 

14 giocatori coinvolti:
 
Alberto (Udinese)
Gustavo Bartelt (Roma)
Alejandro Da Silva (Udinese) Dedè (Vicenza)
Dida (Milan)
Fábio Júnior (Roma)
Jeda (Vicenza)
Thomas Job(Sampdoria)
Jorginho (Udinese)
Jean Ondoa (Sampdoria)
Álvaro Recoba (Inter)
Juan Sebastián Verón (Lazio)
Warley (Udinese)
Francis Zé (Sampdoria)

Sentenza di primo grado

La sentenza di primo grado, emessa dalla Commissione disciplinare della Lega Calcio il 27 giugno2001

Udinese: ammenda di 3 miliardi di lire
Inter: ammenda di 2 miliardi di lire
Lazio: ammenda di 2 miliardi di lire
Roma: ammenda di 1,5 miliardi di lire
Sampdoria: ammenda di 1,5 miliardi di lire
Milan: ammenda di 1 miliardo di lire
Vicenza: ammenda di 1 miliardo di lire

                                                       Giocatori

 
Alberto (Udinese): 1 anno di squalifica.
Gustavo Bartelt (Roma): 1 anno di squalifica.
Da Silva (Udinese): 1 anno di squalifica.
Dedé (Vicenza):1 anno di squalifica.
Dida (Milan): 1 anno di squalifica.
Fábio Júnior (Roma): 1 anno di squalifica.
Jeda (Vicenza): 1 anno di squalifica.
Jorginho (Udinese): 1 anno di squalifica.
Álvaro Recoba (Inter): 1 anno di squalifica.
Warley (Udinese): 1 anno di squalifica.
Thomas Job (Sampdoria): 6 mesi di squalifica.
Jean Ondoa (Sampdoria): 6 mesi di squalifica.
Francis Zé (Sampdoria): 6 mesi di squalifica.

Dirigenti

Gino Pozzo (Udinese): 2 anni di inibizione
Rinaldo Sagramola (Vicenza): 1 anno di inibizione e ammenda di 10 milioni di lire.
Gabriele Oriali (Inter): 1 anno di inibizione.
Felice Pulici (Lazio): 1 anno di inibizione.
Franco Baldini (Roma): 9 mesi di inibizione.
Massimo Briaschi (Vicenza): 6 mesi di interdizione.
Sigfrido Marcatti (Udinese): 6 mesi di inibizione.
Domenico Arnuzzo (Sampdoria): assolto.
Sergio Cragnotti (presidente Lazio): assolto.
Rinaldo Ghelfi (Inter): assolto.
Nello Governato (Lazio): assolto.
Pierpaolo Marino (Udinese): assolto.
Enrico Mantovani (presidente Sampdoria): assolto.
Pierluigi Ronca (Sampdoria): assolto.
Emiliano Salvarezza (Sampdoria): non luogo a deliberare.
 

Sentenza della Commissione di Appello Federale

La Commissione di Appello Federale, dopo le riunioni del 17 e 18 luglio 2001, ha confermato le decisioni prese in primo grado relativamente a Inter, Milan, e Sampdoria.

Sono state confermate anche le decisioni riguardanti Lazio, Roma, Udinese e Vicenza con le seguenti eccezioni:

  • Gino Pozzo (Udinese): da 2 anni a 1 anno e 6 mesi di inibizione.
  • Massimo Briaschi (Vicenza): da 6 mesi a 1 anno di interdizione.
  • Felice Pulici (Lazio): da 1 anno a 6 mesi di inibizione.
  • Franco Baldini (Roma): assolto.
  • Gustavo Bartelt (Roma): annullamento della decisione precedente e rinvio degli atti alla Commissione Disciplinare per nuovo giudizio.

Sviluppi successivi
Nel luglio 2011 in un’intervista rilasciata a la Repubblica, Franco Baldini, direttore sportivo della Roma dal 1999 al 2005, ha dichiarato:

” [Devo fare] un’ammenda, su Gabriele Oriali, che è rimasto coinvolto e ha patteggiato, come dirigente dell’Inter, nello scandalo dei passaporti falsi sul dossier Recoba. Ha detto la verità, nel senso che mi chiese un consiglio, io gli dissi che sapevo che c’era una persona, che però non conoscevo, che si occupava di vedere se le carte erano in regola. Poi questa persona non si è rivelata a posto. Oriali non lo sapeva, nemmeno io. Lui ha molto sofferto per la macchia e mi dispiace.”
Dopo le parole di Baldini, l’ex mediano nerazzurro non ha escluso la possibilità di chiedere la revisione del processo.

Scandalo italiano del calcioscommesse del 1980

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
 
sport_calcio_italiano_pallone_sgonfio[1]
23 marzo 1980
Il giorno che il pallone andò in galera…
I calciatori italiani alla sbarra nel primo processo sul calcioscommesse, 13 giugno 1980.
Lo scandalo italiano del calcioscommesse del 1980, noto anche come Totonero, fu uno scandalo che colpì il calcio italiano nella stagione agonistica 1979-1980 e vide coinvolti giocatori, dirigenti e società di Serie A e B, i quali truccavano le partite di campionato attraverso scommesse clandestine che per la FIGC rappresentavano casi di illecito sportivo.

Le società coinvolte nell’inchiesta erano Avellino, Bologna, Juventus, Lazio, Milan, Perugia e Pescara in Serie A, Genoa, Lecce, Palermo, Pistoiese e Taranto in Serie B. Il Pescara fu l’unica società assolta nonostante l’accusa avesse chiesto una penalizzazione, mentre Juventus, Genoa, Lecce e Pistoiese furono assolte su richiesta del Procuratore federale.

Si trattò del primo grande scandalo di illeciti sportivi e partite truccate nella storia del calcio italiano, tanto che il presidente federale Artemio Franchi (all’epoca anche presidente dell’UEFA) decise, in seguito, di rassegnare le dimissioni dalla carica che ricopriva. Il tutto avvenne a soli tre mesi dall’inizio del Campionato europeo di calcio 1980, che si sarebbe disputato proprio in Italia, facendo perdere molta credibilità al calcio nazionale, sia in patria che all’estero.

Avvenimenti: Il 1º marzo 1980, un commerciante all’ingrosso di ortofrutta, Massimo Cruciani, presentò un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, sostenendo di essere stato truffato. Egli, tramite Alvaro Trinca, proprietario di un ristorante di cui era fornitore, era venuto in contatto con alcuni giocatori della Lazio, che lo avevano indotto a scommettere su alcune partite di Serie A che erano state combinate. Tuttavia, non tutti i risultati concordati si erano verificati, facendo perdere a Cruciani somme ingenti (centinaia di milioni di lire).

In seguito alla denuncia di Cruciani e di Trinca, il 23 marzo 1980 (24ª giornata di Serie A e 27ª giornata di Serie B) la magistratura fece effettuare una serie di arresti proprio sui campi di gioco, a fine incontri. Le manette scattarono per i giocatori Stefano Pellegrini dell’Avellino, Sergio Girardi del Genoa, Massimo Cacciatori, Bruno Giordano, Lionello Manfredonia e Giuseppe Wilson della Lazio, Claudio Merlo del Lecce, Enrico Albertosi e Giorgio Morini del Milan, Guido Magherini del Palermo, Gianfranco Casarsa, Mauro Della Martira e Luciano Zecchini del Perugia. Altri ricevettero ordini di comparizione, tra cui Paolo Rossi del Perugia, Giuseppe Dossena e Giuseppe Savoldi del Bologna, e Oscar Damiani del Napoli.

Di Morini si accertò la consegna a Roma di 20 milioni, forniti dal presidente rossonero Felice Colombo, avvolti in carta da giornale per far tacere Fabio Trinca e Massimo Cruciani a seguito della partita contro la Lazio, giocata il 6 gennaio e vinta dal Milan 2-1, mentre Paolo Rossi venne accusato d’aver concordato il pareggio dell’incontro Avellino-Perugia, giocato il 30 dicembre 1979 e finito 2-2.

Le immagini degli arresti e delle camionette di Polizia e Guardia di Finanza presenti negli stadi sono famose ancora oggi per essere state riprese in diretta nel corso della trasmissione sportiva 90º minuto.

Il 23 dicembre 1980 tutti gli indagati vennero prosciolti poiché il fatto, a livello penale, non costituiva reato. Vennero invece presi provvedimenti in ambito calcistico, in quanto venne provata l’accusa di illecito sportivo.

Sentenza di primo grado

La sentenza di primo grado fu resa pubblica dalla Commissione Disciplinare della Lega Nazionale Professionisti tra metà maggio e metà di giugno, a campionati conclusi, con l’eccezione del calciatore Giuseppe Wilson per la gara tra Milan e Lazio del 6 gennaio, che fu giudicato il 13 luglio, e con le eccezioni di Giancarlo Antognoni e Piergiorgio Negrisolo, che furono giudicati il 24 luglio per l’incontro tra Pescara e Fiorentina del 10 febbraio, vinto dalla Fiorentina.

Serie A:  Società

 Lazio: retrocessione in Serie B.
 Milan: retrocessione in Serie B.
 Avellino: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
 Bologna: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981 (caso Bologna-Avellino).
 Perugia: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
 Juventus: assolta.
 Pescara: assolto.
 

Tesserati società

Felice Colombo (presidente Milan): radiato.
Tommaso Fabbretti (presidente Bologna): 1 anno (caso Bologna-Avellino).
Giampiero Boniperti (presidente Juventus): assolto
Riccardo Sogliano (direttore sportivo Bologna): assolto.
Marino Perani (allenatore Bologna): assolto.
Giovanni Trapattoni (allenatore Juventus): assolto.
Luís Vinício (allenatore Napoli): assolto.

Calciatori

Stefano Pellegrini (Avellino): 6 anni.
Massimo Cacciatori (Lazio): 5 anni.
Mauro Della Martira (Perugia): 5 anni.
Enrico Albertosi (Milan): 4 anni.
Bruno Giordano (Lazio): 3 anni e 6 mesi.
Lionello Manfredonia (Lazio): 3 anni e 6 mesi.
Carlo Petrini (Bologna): 3 anni e 6 mesi (caso Bologna-Avellino).
Giuseppe Savoldi (Bologna): 3 anni e 6 mesi (caso Bologna-Avellino).
Giuseppe Wilson (Lazio): 3 anni.
Luciano Zecchini (Perugia): 3 anni.
Paolo Rossi (Perugia): 2 anni.
Franco Cordova (Avellino): 1 anno e 2 mesi.
Giorgio Morini (Milan): 10 mesi.
Stefano Chiodi (Milan): 6 mesi.
Piergiorgio Negrisolo (Pescara): 5 mesi.
Maurizio Montesi (Lazio): 4 mesi.
Franco Colomba (Bologna): 3 mesi (caso Bologna-Avellino).
Oscar Damiani (Napoli): 3 mesi.
Andrea Agostinelli (Napoli): assolto.
Giancarlo Antognoni (Fiorentina): assolto.
Claudio Pellegrini (Avellino): assolto.

Serie B: Società

 Palermo: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
 Taranto: 5 punti di penalizzazione nel Campionato 1980-1981.
 Genoa: assolto.
 Lecce: assolto.
 Pistoiese: assolta.

Calciatori

Guido Magherini (Palermo): 3 anni e 6 mesi.
Lionello Massimelli (Taranto): 3 anni.
Claudio Merlo (Lecce): 1 anno.
Francesco Brignani (Palermo): assolto.

Riduzione delle squalifiche
Dopo la vittoria dell’Italia nel Campionato mondiale di calcio 1982, la FIGC decise di condonare due anni di sospensione ai calciatori che in quel momento erano squalificati (Pellegrini, Cacciatori, Della Martira, Albertosi, Giordano, Wilson, Manfredonia, Petrini, Savoldi e Zecchini in Serie A, Magherini e Massimelli in Serie B). Ci furono cambiamenti anche a livello di squalifica dei tesserati: il massimo periodo di squalifica era limitato a cinque anni con proposta di radiazione, e la radiazione dei tesserati poteva deciderla il Presidente federale anziché i giudici sportivi.

Conseguenze

Per il Milan la retrocessione del 1980 fu la prima nella sua storia. Dopo aver vinto il campionato di Serie B 1980-1981, retrocesse nuovamente tra i cadetti al termine della stagione 1981-1982, a causa del terzultimo posto in classifica.
La Lazio tornò in Serie B dopo otto anni (e dopo aver vinto uno Scudetto nel 1973-1974), ma dovette aspettare la stagione 1982-1983 per ritornare in massima serie.
In Serie A, nella stagione 1980-1981 l’Avellino e il Bologna non risentirono dei cinque punti di penalizzazione; il Perugia, anch’esso punito con cinque punti in meno in partenza, retrocesse in Serie B, ma anche senza penalizzazione non si sarebbe comunque salvato.
In Serie B, nella stagione 1980-1981 il Palermo non risentì dei cinque punti di penalizzazione; il Taranto invece, anch’esso punito con cinque punti in meno in partenza, retrocesse in Serie C1, ma senza penalizzazione si sarebbe salvato.
Il giocatore Paolo Rossi, a causa della squalifica, non disputò il Campionato europeo di calcio 1980. Tornò a giocare il 29 aprile 1982, disputando solo le ultime tre partite di campionato con la Juventus; nonostante lo scarso numero di gare giocate il CT Enzo Bearzot lo inserì nella lista dei convocati per il Mondiale spagnolo.
Il giocatore Giuseppe Wilson nonostante il condono di due anni per la vittoria dell’ Italia nel Campionato mondiale di calcio 1982, decise di ritirarsi dal calcio. Si allontanò in modo definitivo e declinò persino l’incarico già attribuitogli di Direttore generale della Lazio.

La cavalcata del grande Bologna di Bernardini nella stagione 1963/64 è offuscata in parte dalla controversa “questione” del doping, tuttora irrisolta…

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Bologna 1964
Paradiso e Inferno, Andata-Ritorno

Era un Bologna da paradiso. Quello di Bernardini, quel­lo di Bulgarelli, quello di Haller. La squadra che si avvia­va a vincere, dopo un memorabi­le spareggio con l’Inter di Herrera, il suo settimo – e ultimo -scudetto. Era stato il Dottor Fuffo, artista incredulo davanti al suo capolavoro, a inventare lo slogan che sarebbe diventato ce­lebre: «Così si gioca solo in pa­radiso». Paradiso artificiale, però,
stando al comunicato che la Federcalcio diramò il 4 marzo 1964: cinque giocatori del Bologna erano risultati positivi alle analisi antidoping effettuate il 2 febbraio dopo la gara col Torino.

I nomi: Fogli, Pascutti, Perani, Pavinato e Tumburus. Quel match col Torino, vinto dai ros­soblu per 4-1, era stato l’ultima perla di una “collana” da record: dieci vittorie di fila. Gli uomini di Bernardini avevano comincia­to la striscia di successi il 24 no­vembre (3-0 al Vicenza) e aveva­no proseguito stendendo nell’or­dine Bari, Catania, Mantova, Ju­ventus, Messina, Lazio, Roma, Genoa e, appunto, Torino.
Si può immaginare l’effetto che fece quel comunicato su una città che già pregustava un trionfo atteso da 23 anni. Sconforto? Macché: la parola giusta è furore. Sotto i portici è un fiorire di manifesti che gri­dano al complotto, le strade so­no percorse dai cortei di prote­sta, i giornali cittadini, appog­giati da quelli romani, scatena­no la guerra santa contro i pote­ri forti che agevolerebbero i mi­lanesi ricchi e ingordi. E il po­vero Dall’Ara, il glorioso presi­dente? Il povero Dall’Ara deve andarci piano, perché ha un cuore malandato e ogni piccola emozione potrebbe essergli fa­tale. Per il momento si consulta coi suoi legali e fa l’unica cosa che può fare: chiedere le cosid­dette controanalisi, ovvero far esaminare anche il secondo campione delle urine. Il regola­mento infatti prevede che al momento del prelievo, il cam­pione venga diviso in due flaco­ni, proprio per riservarsi la pos­sibilità di una eventuale verifica.
Ma, tempo tre giorni, arriva il primo colpo di scena: il 7 marzo tre avvocati bolognesi (Cagli, Gabellini e Magri) hanno la bel­la pensata di adire la giustizia or­dinaria. Ventiquattr’ore dopo il procuratore di Bologna Bonfiglio ordina il sequestro dei cam­pioni incriminati, che così non saranno più a disposizione della giustizia sportiva per le controa­nalisi. L’incarico è affidato al maresciallo dei carabinieri Carpinacci, che però non può prelevare il campione depositato a Coverciano, perché – dicono i medici – non può essere asportato: il rischio è che il “prodotto” durante il trasporto possa deperi­re, rendendo impossibile ogni ul­teriore analisi. Resta l’altro cam­pione, quello conservato al Cen­tro di medicina legale delle Ca­scine: e qui, effettivamente, vie­ne riscontrata la presenza di amfetamine.

Peccato però che le provette non siano sigillate e vengano conservate in un frigori­fero privo si serratura e conte­nente oltre ai flaconi in questione alcuni tubetti di amfetamina. Ri­sultato: il riscontro è considerato inattendibile, dal momento che chiunque avrebbe potuto adulte­rare i campioni. Non solo: la quantità dello stimolante rinve­nuta è tale da stroncare un uomo di normale costituzione. Insom­ma, bisogna rifarsi alle provette di Coverciano.
Sorpresa: i cara­binieri stavolta trovano i flaconi perfettamente sigillati, in un fri­gorifero con doppia serratura, ma nessuna traccia di amfetami­na. Il mistero è sempre più fitto…
Intanto però il Bologna, che ha debitamente preso le distanze dall’azione legale dei tre avvoca­ti (la clausola compromissoria impone alle società di fidarsi del­la giustizia sportiva senza travali­carla) deve sottomettersi al ver­detto della Commissione giudicante. Che arriva il 27 marzo ed è pesantissimo: Bernardini viene squalificato per un anno e mezzo e alla squadra vengono tolti tre punti (i due ottenuti contro il To­rino, più un punto di penalizza­zione). Assolti invece i giocatori, perché la somministrazione dei farmaci sarebbe avvenuta a loro insaputa.
Il campionato prosegue, ma è chiaro che senza quei tre punti il Bologna non può tenere testa al­l’Inter nello sprint per lo scudet­to. Il 4 maggio, quando mancano tre giornate alla fine del torneo, arriva anche la sentenza della ma­gistratura ordinaria. Che appunto comunica di aver accertato «L’as­soluta
mancanza di sostanze do­panti nelle urine conservate pres­so il Centro di Coverciano».

E il caos: da una parte il verdetto dei giudici sportivi, dall’altra quello – di segno diametralmente oppo­sto – della magistratura ordinaria. E in mezzo il surreale testa a testa tra Bologna e Inter, giunto ormai agli ultimi palpiti. Fortuna che c’è la sosta del 10 maggio: la CAF ha così il tempo di dirimere la questione prima della ripresa del campionato. E il 16 maggio arriva la tanto sospirata (dai bolo­gnesi) assoluzione. Motivo: «l’accertata mancanza di prove circa l’assunzione, da parte dei giocatori, di sostanze proibite». Risultato pratico: al Bologna vengono restituiti i tre punti tol­ti e così i rossoblu si ritrovano ap­paiati all’Inter. L’equilibrio re­sterà intatto fino alla fine e solo lo spareggio, dopo la tragica scomparsa di Dall’Ara, asse­gnerà lo scudetto ai rossoblu.

Certo, i misteri in questa storia ingarbugliata restano e nemme­no la sentenza definitiva del Tri­bunale di Firenze (13 marzo 1966) contribuirà a chiarirli. Se le provette sono state manomes­se, chi è stato l’autore dell’im­broglio? «All’epoca in cui i cin­que flaconi non sigillati», si leg­ge nella sentenza, «si trovavano nel frigorifero (senza chiave) delle Cascine, nell’immobile erano in corso dei lavori di rifa­cimento, il luogo non era custo­dito e vi si poteva accedere con relativa facilità, perché sia i can­celli che le porte erano aperte».
Da quelle porte passò l’uomo che tentò di riportare in terra quel Bologna da paradiso. Un uomo al quale il Resto del Carlino ha assegnato un volto due an­ni fa: quello di Gipo Viani, allo­ra tecnico del Milan. Rivelazione del dottor Dalmastri, medico sociale del Bologna dal ’64 al ’90:
«Qualche anno prima della sua morte, Viani mi confidò che fu lui a far manomettere le pro­vette».
È difficile stabilire, a di­stanza di tanti anni, quali motiva­zioni potessero spingere Viani a tramare contro il Bologna. Il Carlino però nell’occasione ripe­scò una frase sibillina del nipote di Dall’Ara, Augusto:
«Nel gennaio ’64 tre uomini offrirono al presidente del Bologna di combinare un inghippo ai danni dell’Inter dietro un compenso di trenta milioni. Dall’Ara rifiutò e un mese dopo i rossoblu furono travolti dal ciclone del doping».
Mah: sembra che col passare del tempo, la nebbia che circonda il caso invece di diradarsi si infitti­sca sempre di più. Perché nel mazzo delle rivelazioni a scoppio ritardato va inserita anche quella di Giacomo Bulgarelli, che nel ’98 ha dichiarato alla Gazzetta dello Sport: «A me davano sem­pre il Micoren. Dicevano che serviva per la respirazione e io lo prendevo. Ma non soltanto io, tutti i miei compagni ne facevano uso. Poi, quando i controlli sono diventati più severi, si è smesso».
E allora dobbiamo proprio rassegnarci: la vicenda del doping è un bel giallo al quale hanno strappato l’ultima pagina.

 

 

 

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