Le milanesi hanno centrato gli obiettivi. Per i giallorossi sanzioni anche per non aver rispettato il 70% nel rapporto tra ricavi e costo della rosa
La Prima Camera dell’Organo di Controllo Finanziario dei Club della UEFA ha completato la valutazione delle società soggette a un accordo transattivo (noto come settlement agreement) che dovevano rispettare specifici obiettivi relativi ai ricavi calcistici nella stagione 2025/26.
Particolare attenzione ai risultati economico-finanziari presentati da Inter, Milan e Roma. I tre club italiani, infatti, avevano già siglato accordi diversi tra loro con la UEFA. Se per le milanesi arrivano notizie positive, visto che entrambe hanno raggiunto l’obiettivo finale dell’accordo, rispettando la regola dei ricavi calcistici nella stagione 2025/26, i giallorossi hanno ricevuto, al contrario, una multa complessiva da 6 milioni di euro.
Nel dettaglio, il club controllato dal Friedkin Group ha leggermente superato l’obiettivo intermedio fissato per l’esercizio finanziario concluso nel 2025 ed è stato multato per 2 milioni. Inoltre, avendo registrato un rapporto tra costo della rosa e ricavi superiore al 70% nell’anno solare 2025, la Roma è stata sanzionata con un’ulteriore multa di 4 milioni di euro.
Tornando ai club che hanno raggiunto gli obiettivi, oltre a Inter e Milan, a uscire con esito positivo dal settlement agreement sottoscritto con la UEFA ci sono anche Monaco, Beşiktaş, Paris Saint-Germain, Anversa e Trabzonspor.
Cattive notizie, infine, per il Marsiglia che non ha raggiunto l’obiettivo finale previsto dal suo accordo transattivo con la UEFA, poiché non ha rispettato la regola dei ricavi calcistici nella stagione 2025/26 (ossia considerando i periodi di rendicontazione conclusi nel 2023, 2024 e 2025). Tenendo conto della limitata entità della violazione e del già citato crollo dei ricavi televisivi nazionali, la Prima Camera del CFCB ha imposto al club le seguentimisuredisciplinari:
esclusione dalla prossima competizione UEFA per club alla quale il club si qualificherebbenei prossimi tre anni, a meno che non rispetti l’obiettivo relativo ai ricavi calcistici nella stagione 2026/27;
limitazione della possibilità di registrare nuovi giocatori nella Lista A delle competizioni UEFA per la stagione 2026/27;
multa di 6 milioni di euro.
La Prima Camera del CFCB ha inoltre stabilito che il Marsiglia ha violato la regola del costo della rosa, avendo registrato un rapporto superiore al 70% nell’anno solare 2025. Considerata l’entità dello sforamento, al club è stata inflitta un’ulteriore multa di 4 milioni di euro. La Prima Camera continuerà a monitorare i club che restano soggetti a un accordo transattivo durante la stagione 2026/27, fra cui c’è anche la Roma.
Il tecnico livornese, promesso sposo al Napoli di De Laurentiis, contesta le modalità di comunicazione dell’esonero
Tra il Milan e Massimiliano Allegri rischia di chiudersi nel peggior modo possibile un’esperienza (la seconda del tecnico livornese in rossonero)durata appena una stagione.Non c’è ancora intesa infatti sulle modalità di separazione tra le parti sotto l’aspetto economico e, come riferisce l’edizione odierna de Il Giornale, il contenzioso potrebbe avere strascichi pure sul fronte legale.
I TEMPI DELL’ESONERO – Massimiliano Allegri era legato contrattualmente al Milan fino al 30 giugno 2027: la mancata qualificazione alla prossima Champions League non ha fatto scattare il prolungamento automatico per un’ulteriore stagione, con adeguamento dell’ingaggio da 5,5 milioni di euro netti a stagione a quota 6 milioni. Formalmente esonerato dalla guida tecnica della prima squadra attraverso la nota di lunedì 25 maggio con cui RedBird dava il benservito anche al direttore sportivo Igli Tare, al direttore tecnico Geoffrey Moncada e al CEO Giorgio Furlani, l‘allenatore toscano ha ricevuto la comunicazione effettiva dell’interruzione del rapporto via PEC soltanto quattro giorni più tardi, a firma del presidente Paolo Scaroni. Unica persona deputata a firmare documenti dopo l’allontanamento dell’ex ad Furlani.
DANNO DI IMMAGINE? – Secondo quanto riferisce Il Giornale, l’entourage di Allegri contesta al Milan le modalità con cui è stato comunicato il licenziamento, senza previa comunicazione ma attraverso un comunicato della proprietà divenuto poi pubblico di cui sarebbe venuto a conoscenza attraverso i media. Chi assiste il tecnico paventa anche una possibile per danno di immagine e, soltanto dopo la risoluzione di questo contenzioso, Allegri potrà sottoscrivere l’accordo biennale che avrebbe raggiunto col Napoli del patron Aurelio De Laurentiis.
14 MILIONI LORDI – In tutto questo,la partita si gioca anche sul fronte della buonuscita che l’ex allenatore rossonero si aspetta dal club per se stesso e per i suoi collaboratori. Per Il Giornale, la cifra complessiva ammonterebbe a 14 milioni di euro lordi, col Milan che si aspetta di spenderne la metà. In particolare, lo scontro si gioca sull’incentivo all’esodo che Gerry Cardinale vorrebbe versare ad Allegri, 500.000 euro, ritenuta il massimo possibile e giustificata col sospetto che il tecnico fosse in trattativa col Napoligià da diverse settimane. La richiesta di Allegri ammonterebbe invece attorno al milione di euro.
Sequestrata una struttura da 150 metri quadrati in tribuna autorità destinata a un punto ristoro: il gip ha convalidato il provvedimento, respingendo la tesi della temporaneità dell’opera sostenuta dal club
Aurelio De Laurentiis (foto Andrea Staccioli / Insidefoto)
Nuovo capitolo nella partita sul futuro dello stadio del Napoli. Mentre il presidente del club Aurelio De Laurentiis torna a spingere sull’ipotesi di un nuovo impianto di proprietà, al centro del dibattito finisce un contenzioso relativo allo stadio Diego Armando Maradona.
Secondo quanto riportato dall’edizione napoletana di la Repubblica, un punto ristoro in fase di realizzazione nella tribuna autorità dell’impianto sarebbe stato sequestrato dalla polizia municipale per presunte irregolarità urbanistiche.
Il provvedimento riguarda una struttura in costruzione all’interno dello stadio di Fuorigrotta, destinata – secondo gli accertamenti – a ospitare uno spazio hospitality. Gli agenti dell’unità operativa Tutela edilizia, intervenuti il 7 maggio durante un sopralluogo, avrebbero rilevato l’assenza del necessario titolo edilizio per la realizzazione dell’opera, facendo scattare il sequestro il 13 maggio, successivamente convalidato dal giudice per le indagini preliminari il 18 maggio.
Come ricostruisce la Repubblica Napoli, nei verbali viene contestato il «reato di abuso edilizio» ad opera di De Laurentiis, indagato nella sua qualità di amministratore del Napoli come soggetto che avrebbe commissionato i lavori.
La struttura oggetto del sequestro sarebbe un volume di circa 150 metri quadrati e 3,5 metri di altezza, realizzato con pannelli coibentati, cartongesso e pedane in legno su struttura metallica, comprensivo di servizi igienici e impianti tecnologici. Il club, tramite il direttore dei lavori, avrebbe esibito una delibera del Comune di Napoli del settembre 2025 che autorizzava tre nuove aree hospitality per le esigenze della società, in cambio di un incremento di quasi 30 mila euro del canone di concessione versato dal Napoli per l’utilizzo dell’impianto.
Tuttavia, secondo quanto emerso dagli accertamenti comunali citati da la Repubblica Napoli, il nulla osta approvato dalla giunta guidata dal sindaco Gaetano Manfredi «non assume valore di titolo edilizio». Una posizione ribadita anche nell’ordinanza del gip Raffaele Coppola, che ha convalidato il sequestro.
Davanti al giudice, il Napoli avrebbe sostenuto la natura temporanea dell’opera, prevista per una durata di due anni, fino alla scadenza della convenzione per l’utilizzo dello stadio nel giugno 2028. Un argomento però respinto dal gip,secondo cui le opere temporanee realizzabili in edilizia libera devono essere rimosse entro 180 giorni, termine considerato incompatibile con la durata indicata dal club.
La vicenda si inserisce in un momento particolarmente delicato sul fronte stadio. Negli ultimi giorni De Laurentiis ha infatti rilanciato pubblicamente l’idea di costruire un nuovo impianto, tornando a criticare il Maradona e sostenendo che «investire sullo stadio non si può: è inadeguato». Il patron azzurro starebbe valutando un’area a Napoli Est, nella zona Q8, mentre il Comune continua a puntare sul restyling dell’impianto di Fuorigrotta in vista di UEFA Euro 2032, anche grazie all’intesa raggiunta con la Regione Campania per il finanziamento dei lavori.
La società partenopea potrebbe ora impugnare il provvedimento o procedere allo smontaggio della struttura, chiudendo rapidamente il contenzioso. Resta però sullo sfondo il confronto sempre più acceso tra club e amministrazione comunale sul futuro della casa del Napoli.
Il Como è in Champions ma deve rientrare nei rigidi parametri Uefa tra stadio, giovani e bilancio. Il rischio è quello di avere una rosa ridotta.
Il Como è in Champions League e il merito di questa impresa è della società, capace di investire tantissimo nell’ultimo mercato estivo prima di questa stagione, ma anche del suo allenatore, Cesc Fabregas, bravo a far prendere giocatori funzionali al suo gioco anche se con prezzi elevati. Nelle ultime sessioni di mercato, la strategia della società si è evoluta: non solo parametri zero di grande nome ed esperienza, ma investimenti pesanti su giovani talenti internazionali dal grandissimo potenziale, pagati a prezzo d’oro.
Nel complesso, la spesa è stata impressionante: nella prima stagione circa 97,7 milioni di euro investiti mentre nella seconda sono stati superati i 107 milioni di euro di investimenti (toccando quota 114-126 milioni complessivi contando bonus e riscatti invernali). Nel mezzo però il Como è stato contestato per non aver assolutamente investito sugli italiani in prima squadra salvo qualche elemento proveniente dalla squadra Primavera. Ma in vista della Champions il Como ora dovrà rientrare in alcuni paletti rigidissimi previsti dalla Uefa: dallo stadioal fair play finanziario fino ai giovani italiani e del vivaio in rosa.
La criticità del Como relativa allo stadio in Champions – Dal punto di vista dello stadio, per ospitare la Champions, serve la Categoria 4 Uefa. Il Como ha portato il suo stadio a circa 12.000 posti, un numero che supera il requisito minimo UEFA per la Champions League (fissato a 8.000 posti). Sotto questo aspetto il Como è a norma ma il problema delle tribune tubolari rappresenta la criticità maggiore. La Uefa non ammette le strutture metalliche/tubolari provvisorie e concede deroghe rarissimamente. Il Como dovrà lavorare a tempo di record per sostituire le sezioni provvisorie (come i distinti o porzioni delle curve) con strutture fisse o conformi. In questi giorni i lavori stanno andando avanti e in maniera spedita proprio per ovviare a queste criticità.
Ma non è tutto. Saranno necessari interventi stringenti su postazioni media, aree hospitality, illuminazione per l’alta definizione televisiva, tornelli e zone di sicurezza per il filtraggio dei tifosi ospiti. Se i lavori non dovessero terminare in tempo, il Como dovrebbe indicare uno stadio alternativo come il Meazza di Milano o il Gewiss Stadium di Bergamo, ma la dirigenza è fortemente ottimista e determinata a giocare in casa.
I paletti economici da rispettare dopo il rosso in bilancio – Dal punto di vista finanziario invece, il Como, con l’ingresso in Europa, entra automaticamente sotto il monitoraggio del Club Financial Control Body della Uefa. In poche parole, la Uefa impone regole severe per evitare il doping finanziario, note come le norme sulla sostenibilità finanziaria (che hanno sostituito il vecchio Fair Play Finanziario ndr).
Da questo punto di vista la Uefa stabilisce che la somma di stipendi lordi di calciatori e allenatori, ammortamenti dei cartellini dei giocatori e commissioni agli agenti, non può superare il 70% dei ricavi totali del club come i ricavi commerciali, diritti TV, biglietteria e plusvalenze. La qualificazione in Champions garantisce al Como una base iniziale stimata intorno ai 35 milioni di euro che alzerà il fatturato permettendo un margine di spesa più ampio per gli stipendi.
Ma allora cosa succederà? Il Como ha chiuso il bilancio 2024/25 (prima stagione in Serie A) con una perdita molto elevata: circa 105 milioni nel bilancio separato e 132 milioni a livello consolidato di gruppo. I ricavi sono ancora bassi rispetto agli investimenti di squadra, staff e infrastrutture. Da questo punto di vista il Como potrebbe fare come Rome Aston Villa firmando un Settlement Agreement con la Uefa, ovvero un piano pluriennale (3-4 anni)per equilibrare i conti con target di riduzione delle perdite e controllo dei costi. Il rischio è di incorrere in multe o del divieto di tesserare nuovi giocatori.
La rosa e i giovani da inserire – La rosa, ecco, un altro punto sul programma del Como per la Champions. La lista A prevista in Champions può contenere al massimo 25 giocatori ma non si possono iscrivere più di 17 giocatori “liberi” (cioè senza vincoli di provenienza o nazionalità, inclusi gli stranieri). I restanti 8 posti della lista sono riservati esclusivamente ai giocatori formati localmente e sono divisi in due categorie da 4: calciatori di qualsiasi nazionalità che, tra i 15 e i 21 anni, sono stati tesserati con il Como per almeno 3 stagioni intere o 36 mesi e calciatori che, tra i 15 e i 21 anni, hanno militato per 3 anni in qualsiasi altro club italiano ad esempio cresciuti nei vivai di Inter, Juve, Atalanta, e altre. Al momento il Como non rientra in questi parametri e dovrà dunque adeguarsi per non trovarsi a giocare la Champions con una rosa ridotta all’osso formata da 21 o 22 giocatori al massimo anziché 25.
Il fondo sovrano dell’Arabia Saudita sta valutando se procedere con la ristrutturazione del St James’ Park o la costruzione di un nuovo impianto.
Mohammed bin Salman, presidente del fondo sovrano PIF (Foto: Mohamed Farag/Getty Images)
Anche i fondi del Medio Oriente possono avere bisogno di aiuto sul fronte finanziario. PIF, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, è in trattative con alcuni investitori per la cessione di una quota di minoranza del Newcastle. L’obiettivo è reperire fondi per finanziare la costruzione del nuovo stadio del club, che fu rilevato dal Public Investment Fund nel 2021. A riportarlo è l’agenzia di stampa britannica Reuters.
Al momento i dirigenti di PIF, guidati dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, stanno valutando se impegnare queste risorse sulla ristrutturazione, con annesso ampliamento dell’attuale stadio, il St James’ Park, o dedicare tutti i propri sforzi alla costruzione di un nuovo impianto, che potrebbe essere ancora più appetibile per i soggetti finanziari coinvolti, pronti a rilevare una quota di minoranza del club inglese.
A confermare questa seconda ipotesi è stato lo stesso amministratore delegato del Newcastle, David Hopkinson, sottolineando che una possibile ristrutturazione dell’attuale impianto comporterebbe una spesa di diverse centinaia di milioni di sterline. Dall’altra parte, un nuovo stadio potrebbe costare oltre 1 miliardo di sterline (oltre 1,5 miliardi di euro), come ribadito dallo stesso Ad Hopkinson, che ha comunque sottolineato come sia il fondo PIF a decidere qualsiasi sviluppo futuro del club.
Gli investimenti sulle infrastrutture del Newcastle sono già iniziati, visto che si sta preparando unampliamento multimilionario del centro di allenamento, che aumenterà di oltre il 50% la superficie complessiva della struttura. Il tutto si inserisce in un momento storico particolare per PIF, che ha da poco annunciato come interromperà il finanziamento in favore del circuito LIV Golf al termine della stagione 2026, dopo aver investito oltre 5 miliardi di dollari nel progetto dal suo lancio nel 2022. Lo sport, comunque, rimane al centro degli investimenti di PIF anche in virtù del piano Saudi Arabia, che si coronerà con i Mondiali 2034, che la FIFA ha già assegnato all’Arabia Saudita.
Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Napoli
La formazione della Juve Stabia prima della partita contro il Pescara dello scorso 25 aprile. (Foto: Fabio Urbini/LaPresse)
La Polizia di Stato ha eseguito un decreto di sequestro delle quote e dell’intero patrimonio aziendale della Juve Stabia, club che milita in Serie B. Il provvedimento, emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Napoli ai sensi dell’articolo 34, comma 7 del Codice Antimafia, è stato adottato su proposta congiunta del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, del procuratore di Napoli e del questore di Napoli “per preservare – spiega una nota – l’impresa dal pericolo di dispersione, alienazione e sottrazione del patrimonio, mentre è in atto l’esecuzione della misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria, disposta lo scorso mese di ottobre per bonificare la gestione societaria dal pericolo di condizionamento da parte della locale criminalità organizzata“.
Il decreto è stato emesso a carico di Francesco Agnello in qualità di legale rappresentante della società Stabia Capital srl,proprietaria delle quote del club calcistico.
Nonostante il trionfo in campionato nel 2025, il Napoli di Conte pesa sui conti di Filmauro, con perdite di 22 milioni e ricavi in calo. Per la società ormai poco cinema e tanto calcio
Aurelio De Laurentiis
Proprio dando una occhiata ai conti del bilancio consolidato della Filmauro, appena approvati, si può comprendere come il rapporto tra il presidente Aurelio De Laurentiis e il tecnico del Napoli calcio, Antonio Conte, potrebbe concludersi a giugno con reciproca soddisfazione.
Conte tornerebbe a guidare la Nazionale di calcio, con un ricco contratto da salvatore della patria; e De Laurentiis si libererebbe di un allenatore vincente ma che fa spendere un sacco di soldi ai club.
Il consolidato 2025 di Filmauro, chiuso al 30 giugno 2025, riporta infatti perdite per 22 milioni di euro, con un valore della produzione crollato a 338,2 milioni di euro (-9,3% sul 2024) e costi della produzione decollati invece a 365,7 milioni (+24,2%).
Calcio, cinema e auto di lusso – Certo, Filmauro teoricamente si occuperebbe di cinema, ma il 90% dei ricavi consolidati arriva dal calcio (controlla il Napoli e il Bari), solo il 6% dal cinema (cessione di licenze alla tv, nessun film prodotto o distribuito al cinema nella stagione 2024-25, qualche incasso dalle sale cinematografiche controllate come esercente) e il 4% da altre attività (tra cui la gestione di una società che compra, vende e noleggia auto di lusso: ne ha in garage 31 tra Porsche, Ferrari e Mercedes, e nell’esercizio 2025 ne ha comprata una di lusso, in edizione limitata, spendendo ben 2,3 milioni di euro).
Quanto al calcio, i conti son presto fatti: lasciando perdere il Bari, che pesa poco, ecco che nella stagione 2024-25 il Napoli guidato da Conte ha fatto una campagna acquisti costosa, non ha partecipato alla Champions league alla quale non si era qualificata, con altri allenatori, nella precedente stagione, e poi ha vinto lo scudetto. Una gioia per il cuore, ma non per il portafogli.
L’impatto dell’assenza dalle coppe europee – Infatti, come detto, i ricavi da diritti tv nella stagione 2024-25 sono scesi a quota 79,4 milioni (-45,1%) causa assenza del Napoli in Champions, le sponsorizzazioni sono rimaste stabili a quota 54,4 milioni di euro (55,4 mln nel 2023-24), gli incassi da botteghino sono calati a 27 milioni (-12,6% sempre a causa della assenza in Champions), e la società ha dovuto operare sul mercato per sistemare un po’ i conti, con cessioni eccellenti che hanno portato plusvalenze per 103,2 milioni di euro (74 milioni nella stagione precedente).
Ha, tuttavia, dovuto operare sul mercato anche in entrata (Conte è un tecnico molto costoso ed esigente), con costi del personale complessivi che sono saliti a 163,2 milioni di euro (+17,5% sul 2023-24) eammortamenti e svalutazioni (frutto dei numerosi acquisti) a quota 128,5 milioni (+57,8% sul 2023-24).
La stagione 2025-26 non si è ancora conclusa, il Napoli è in lotta per lo scudetto, ma è uscito davvero troppo presto sia dalla Champions league sia dalla Coppa Italia, mettendo in tensione pure i conti del prossimo consolidato 2026. E d’altronde, si sa, Antonio Conte è uomo da campionato, non da coppe.
La composizione societaria e i risultati delle controllate– Riassumendo il consolidato 2025 di Filmauro, ci sono 298,8 milioni di euro che arrivano dal Napoli e dal Bari calcio (335,8 milioni nel 2023-24), 17 milioni dal cinema (8,4 mln nel 2023-24), 2,4 mln come esercente di sale (2,2 mln) e 11,8 milioni da altre attività (17,6 mln).
Nel consiglio di amministrazione di Filmauro srl siedono, oltre al presidente Aurelio e alla moglie Jacqueline Marie Baudit, i figli Edoardo (vicepresidente), Luigi e Valentina De Laurenti.
Il patron dei partenopei ha auspicato di scendere a 16 squadre per il massimo campionato: nel febbraio di due anni fa, solo quattro società si dichiararono a favore di passare a 18.
Aurelio De Laurentiis (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)
«Bisogna resettare senza aver paura e vergogna di ripartire da zero. Bisogna poter dire: si gioca troppo, sono troppe 20 squadre, dobbiamo essere 16, dobbiamo dare due mesi di tempo alla Nazionale per allenarsi come si deve». Aurelio De Laurentiis torna all’attacco, all’indomani del nuovo flop della Nazionale che, sconfitta contro la Bosnia ai rigori, ha mancato per la terza edizione consecutiva la qualificazioni ai Mondiali.
«Se torniamo al 1986, noi avevamo 16 squadre in Serie A, oggi continuiamo a volerne 20, a dare importanza a tutte le categorie diverse dalla Serie A che dovrebbe essere una Serie Extra a tutti gli effetti. Se tornassimo alle 16 e non avessimo Supercoppe da giocare in Arabia Saudita, se non facessimo tutto ciò risparmieremmo i giocatori che sono un patrimonio da noi pagato, non dalla FIFA o dalla UEFA. Dopodiché, avremmo tutto il tempo per poter dare alla Nazionale. Un tempo grossissimo per allenarsi», ha aggiunto il patron del Napoli, intervenuto nella trasmission “Un caffè con Chiariello” in onda su Radio CRC.
Il tema delle riduzione delle squadre è sul tavolo da diversi anni. Tanto che nel febbraio di due anni fa, la Lega Serie A (durante la presidenza di Lorenzo Casini) si riunì in assemblea proprio per votare sull’ipotesi di scendere a 18 squadre. Una riunione che si concluse con un nulla di fatto: solo quattro club votarono a favore (Inter, Juventus, Milan e Roma) della riduzione, mentre le altre 16, tra le quali anche il Napoli di De Laurentiis, hanno votato per mantenere lo status quo a 20 squadre.
Votarono quindi a favore di rimanere a 20 squadre:
Atalanta
Bologna
Cagliari
Empoli
Fiorentina
Frosinone
Genoa
Lazio
Lecce
Monza
Napoli
Salernitana
Sassuolo
Torino
Udinese
Verona
«È stata ribadita la assoluta necessità di mantenere nello statuto federale il diritto di intesa, così come nei principali sistemi calcistici europei. È stato, inoltre, confermato l’attuale format a 20 squadre del campionato di Serie A», aveva spiegato la Lega Serie A in una nota al termine dell’assemblea.
Dopo gli esposti presentati nelle scorse settimane, oltre alla 23enne sarà sentita, sempre nelle vesti di persona informata sui fatti, la madre Laura Melis. Intervento dei nuovi proprietari sui conti del club umbro ma resta l’ombra di un possibile crack
Ternana Calcio / Instagram – Claudia Rizzo presidente della Ternana Calcio
La presidente della Ternana Claudia Rizzo è negli uffici della Guardia di Finanza, a Terni, dove sarà ascoltata dal procuratore capo, Antonio Laronga, dopo gli esposti presentati nelle scorse settimane. Oltre alla 23enne sarà sentita, sempre nelle vesti di persona informata sui fatti, la madre Laura Melis
Sono due gli esposti presentati dai Rizzo, assistiti dal legale Manlio Morcella, ai magistrati che ora, dopo aver delegato gli accertamenti alla Gdf di Mauro Marzo, hanno deciso di ascoltare la giovane manager e sua madre.
La maxi indagine sulla Ternana Calcio – Al centro della maxi indagine quanto avvenuto nell’intero periodo tra giugno 2024 e settembre 2025, prima che il timone della società passasse nelle mani dei Rizzo. Compreso il periodo che va dal 15 giugno al 15 settembre, quando la società era ingessata, perché formalmente amministrata dai precedenti gestori, ma di fatto spogliati dei poteri perché avevano rilasciato una procura a vendere a vantaggio di uomini vicino a Massimo Ferrero.
Le sponsorizzazioni mai versate – Una procura che garantiva l’anticipazione di 2 milioni che aveva fatto UniCusano per fare fronte allescadenze federali. Non solo. La Ternana richiede, tramite decreti ingiuntivi, quasi3 milioni di euro per sponsorizzazioni mai versate. Un susseguirsi di operazioni economiche che ora sono al vaglio dei magistrati. Il rischio è quello di uncrack economico per ora evitato grazie al coraggio della famiglia Rizzo che, nonostante i buchi nel bilancio, ha ripianato di tasca sua. Ora dopo ora, però, la situazione diventa più complessa.
Gli indagati e le ipotesi di reato – Nell’inchiesta sonoindagatil’ex super consulente della società calcistica Ferrero (un passato come presidente della Sampdoria), e l’ex amministratore unico Tiziana Pucci. Per loro viene ipotizzata l‘infedeltà patrimoniale, un reato commesso quando – amministratori o altre figure apicali – cagionano “intenzionalmente un danno patrimoniale alla società per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto” ed è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.
Lo scambio di calciatori contestato a Ferrero – A Ferrero è contestato, tra l’altro, il fatto di aver cercato di chiudere una trattativa per lo scambio di due giovani calciatoriCristian Vaccaro della Ternana e Flavio Ciufferi del Trapani calcio. Secondo quanto si apprende, il saldo dei prezzi dava sì una plusvalenza alla società umbra di circa 70 mila euro, ma a fronte di una netta remissione sulle uscite riguardanti gli stipendi. Mentre Vaccaro guadagnava, infatti, circa 20 mila euro lordi il calciatore del Trapani aveva uno stipendio di oltre 200 mila euro a crescere fino a 250 mila nella stagione 2026/27.
La Ternana e l’autista storico di Ferrero – Non solo. Ferrero avrebbe fatto, inoltre, assumere tramite una società del gruppo il suo autista storicoa cui sarebbero stati riconosciuti compensi per attività straordinaria. Lo stesso autista avrebbe, in più, tentato di trattenere per sé l’auto aziendalein uso alla Ternana che sarebbe stata restituita solo dopo numerose pressioni. A Pucci, invece, è tra l’altro contestata anche una fattura per un’attività di supporto alla chiusura della cessione.
Gli effetti del flop sportivo sui dati economici del club nerazzurro: quanto impatta la delusione della sconfitta contro il Bodo/Glimt.
«Se dovessimo mancare questo appuntamento è evidente che l’aspetto bilancistico lo andremo a rimediare in corsa, ma non è un problema, assolutamente». Parola del presidente dell’Inter Giuseppe Marotta, intervistato da Sky prima della sfida di ritorno dei playoff di Champions League contro il Bodo/Glimt. Una gara che ha certificato il flop nerazzurro nella stagione 2025/26 in Europa, complice l’eliminazione già ai playoff per mano dei norvegesi (squadra indubbiamente di livello inferiore), dopo aver raggiunto la finale nella passata annata. Un risultato che ha anche un impatto a livello economico: ma quanto?
Partiamo da un assunto: i club, nel predisporre il budget a inizio stagione, solitamente partono da stime decisamente prudenziali. Che, solitamente, riguardano la qualificazione alla fase ad eliminazione diretta in Champions League: per la Juventus, ad esempio, nel business plan fino al 2027 il risultato minimo riguardava il raggiungimento degli ottavi di finale; il Milan, come spiegato dal presidente Paolo Scaroni nei mesi scorsi, nel 2024/25 aveva indicato solo la qualificazione ai playoff.
È il motivo per cui, ad esempio, è fallace partire nel ragionamento dai ricavi della stagione precedente (soprattutto nel caso siano straordinari) per definire il piano di manovra di un club nell’anno che segue, quantomeno da un punto di vista di conto economico (e quindi anche di rispetto dei paletti UEFA e FIGC per i vari livelli di FPF). Perché è vero che rispetto al 2024/25 arriveranno 65 milioni in meno dai premi per la Champions (oltre ai circa 15 milioni dal botteghino per le gare in meno in Champions e i 30 milioni di premi per il Mondiale per Club), ma il punto di partenza era diverso.
Da quanto emerso nei mesi scorsi, l’indicazione minima per l’Inter da budget era la qualificazione agli ottavi di Champions League. Obiettivo quindi fallito, con conseguenti mancati ricavi per circa 15/20 milioni di euro: 11milioni fanno riferimento ai mancati premi UEFA, il resto al potenziale incasso dal botteghino (in base anche a quella che sarebbe potuta essere l’avversaria, tra Sporting e Manchester City). Questa è quindi la cifra “mancante” per la stagione 2025/26 a livello di entrate per il club nerazzurro, rispetto al budget di inizio stagione.
Inter flop in Champions: le stime sul bilancio – E quanto impatta a livello di bilancio? Per capirlo, va allargato il quadro. Secondo le stime di Calcio e Finanza, al momento i ricavi per l’Inter si aggirano intorno ai 465/470 milioni di euro: in sostanza, un calo pari a circa 100 milioni rispetto ai 567 milioni del bilancio al 30 giugno 2025. Se da un lato infatti i risultati peggiori in Europa e l’assenza delle entrate dal Mondiale per Club valgono la diminuzione di cui sopra, a fare da contraltare c’è la crescita nei ricavi da stadio tra biglietti e abbonamenti (considerando l’aumento dei prezzi) e soprattutto la crescita dei ricavi da gestione calciatori, con plusvalenze che si aggirano intorno ai 30 milioni di euro.
Un netto calo nel fatturato, quindi, a cui tuttavia corrisponde anche un calo rilevante nei costi. Dai 482 milioni della stagione 2024/25, al momento la stima per il 2025/26 si aggira intorno ai 445/450 milioni di euro, con una diminuzione legata al costo del personale (in particolare vista la differenza di costi per lo staff tecnico passando da Simone Inzaghi a Cristian Chivu), agli ammortamenti e anche ad alcuni costi tecnici come i minori costi per le trasferte, impattati in particolare dalla partecipazione al Mondiale per Club la scorsa estate.
A questo calo, poi, va aggiunta anche un’altra diminuzione, ovverosia quella degli oneri finanziari: nel 2024/25 erano pari a complessivi 35,9 milioni di euro ma riferiti in larga parte al vecchio bond, mentre nella stagione in corso (visto il nuovofinanziamento con valori e interessi più bassi) si stimano oneri per circa 15 milioni di euro.
Nonostante quindi la mancata qualificazione agli ottavi di Champions, al momento le stime vedono il bilancio dell’Inter aggirarsi poco al di sopra del break even per la stagione 2025/26. E il club nerazzurro ha ancora alcune leve da poter sfruttare: innnanzitutto i risultati sportivi (la vittoria dello scudetto conquistando molti punti può alzare la quota dei diritti tv della Serie A, così come vincere la Coppa Italia) ma anche, eventualmente, il mercato nel mese di giugno. Ma, quantomeno dal punto di vista del conto economico (senza voler entrare nel tema del cashflow), il bilancio stando alle stime non necessariamente avrà bisogno di una cessione rilevante.
Gli effetti sul mercato 2026 – Guardando invece la situazione dal punto di vista del mercato per la prossima stagione, la mancata qualificazione agli ottavi avrà un impatto? Anche in questo caso, limitandoci al conto economico, vale il discorso di cui sopra: il budget per la stagione 2026/27 (non per il mercato, ma in generale) sarà stilato in base ai risultati minimi per la prossima stagione, non partendo dal fatturato di quella in corso. Ma per capire il margine di manovra, intanto, si può stimare un primo valore considerando i costi “liberati”dai giocatori a scadenza di contratto, ovverosia Sommer, De Vrij, Acerbi, Darmian e Mkhitaryan (ipotizzando che a nessuno di questi venga proposto il rinnovo).
La cifra aggregata, tra stipendi lordi e ammortamenti, è di 25 milioni di euro: in sostanza, potrebbe bastare per acquistare due giocatori da 30 milioni di euro di cartellino con contratto quinquennale e stipendio da 3,5 milioni netti. Ma anche, sempre stando nel campo delle ipotesi, tre calciatori a parametro zero con contratti triennale, stipendi da 4 milioni netti e commissioni per 3 milioni ciascuno. Oppure ancora operazioni più ampie numericamente sforando di poco la cifra: nell’estate 2025, gli investimenti su Bonny, Diouf, Luis Henrique e Sucic per 80 milioni di cartellini e 8 milioni complessivi di stipendio hanno avuto un impatto di circa 30 milioni, non molto oltre quella soglia. Il resto potrà arrivare dalle cessioni, un tema rilevante visto che nelle ultime due stagioni per i nerazzurri le plusvalenze sono state pari a 41 milioni complessivi: dal player trading, ridotto rispetto alle dirette avversarie negli ultimi anni (per strategia e/o per necessità)per limitare gli scossoni nella rosa, passerà molto del prossimo mercato interista.
Nella giornata odierna, la proprietà del club rossonero ha ufficializzato un passaggio chiave per la propria strategia di lungo periodo.
Dopo le anticipazioni dei giorni scorsi di Calcio e Finanza, RedBird Capital Partners ha annunciato di avere «completato con successo l’operazione di rifinanziamento che rafforza la struttura finanziaria di AC Milan e ne consolida la flessibilità di lungo termine». L’operazione rifinanzia il vendor loan legato all’acquisizione – originariamente detenuto da veicoli gestiti dal fondo Elliott in occasione dell’acquisizione del Milan da parte di RedBird – sostituendolo con un nuovo finanziamento istituzionale strutturato da Comvest Credit Partners.
Secondo quanto appreso da Calcio e Finanza, la cifra del nuovo finanziamento ammonta a 550 milioni di euro. Si tratta di fatto dell’intero ammontare che RedBird ha dovuto saldare a Elliott per la chiusura del vendor loan, soldi che sono arrivati dal nuovo creditore (Comvest, per l’appunto).
Come spiegato nel comunicato, a seguito del perfezionamento dell’operazione, come raccontato anche da Calcio e Finanza nei giorni scorsi, il Managing Partner di Elliott, Gordon Singer, e l’Associate Portfolio Manager, Dominic Mitchell, lasceranno il Consiglio di Amministrazione del club rossonero. Non sono state apportate ulteriori modifiche al Consiglio o al management.
Va comunque ricordato che – da statuto – le due figure dovranno essere sostituite, coerentemente con l’evoluzione della struttura finanziaria, anche se non è detto che i nuovi membri del board siano manager di Comvest.
Il rifinanziamento del vendor loan si inserisce una strategia già in atto che ha l’obiettivo di creare valore nel tempo, sviluppando la crescita del Milan dentro e fuori dal campo. Si va dalla crescita sportiva, allo sviluppo industriale e crescita dei ricavi, senza dimenticare chiaramente il fondamentale progetto stadio con l’Inter.
Il club bianconero scoprirà tra la primavera e l’estate del 2026 le sanzioni per il mancato rispetto della football earnings rule.
Nell’ottobre del 2025 la Juventus ha confermato che i conti della società sono finiti sotto esame da parte della UEFA per il potenziale sforamento di uno dei criteri del nuovo Fair Play Finanziario. Nel dettaglio, nei confronti del club bianconero è stato aperto un procedimento per quanto riguarda il rispetto della cosiddetta football earnings rule.
La norma prevede una perdita accettabile di massimo 5 milioni di euro nell’arco di tre esercizi (2023, 2024 e 2025 in questo caso), elevabile a 60 milioni di euro a patto che l’eccedenza sia coperta da aumenti di capitale. Non si tratta chiaramente della semplice somma dei risultati netti degli ultimi tre bilanci, ma per il conteggio si parte dal risultato ante imposte al quale si montano poi i costi che la UEFA considera virtuosi e che nel caso della Juventus sono particolarmente rilevanti: si va dai costi per le attività del settore giovanile alle infrastrutture (l’ammortamento dello stadio), fino quelli sostenuti per la squadra femminile.
Ma a che punto è il procedimento aperto dalla UEFA nei confronti della Juventus? Cosa bisogna aspettarsi per i prossimi mesi? Come noto, il nuovo Fair Play Finanziario introdotto dalla UEFA nel 2023 si basa su due pilastri:
Lo squad cost ratio: una norma che prende in esame l’importo speso per la rosa e l’allenatore della prima squadra tra stipendi e commissioni per i trasferimenti nette rispetto ai ricavi rettificati. L’introduzione di questa norma è stata graduale e prevedeva una soglia massima del 90% nell’anno solare 2023, prima di passare all’80% nel 2024 e al 70% dal 2025 in avanti.
La football earnings rule: ha sostituito la norma legata al break-even, per dare maggiore stabilità ai club. Per facilitare l’implementazione per i club, il calcolo è simile al calcolo del break-even. La perdita accettabile è passata da 30 milioni di euro in tre anni a 60 milioni di euro in tre anni. La deviazione accettabile può essere ulteriormente aumentata oltre i 60 milioni di euro fino a un massimo di 10 milioni di euro per ciascun periodo di riferimento nel periodo di monitoraggio per i club che mostrano una buona salute finanziaria.
Lo squad cost ratio è di fatto equiparabile all’indicatore di costo lavoro allargato, che la FIGC adotta a partire dal gennaio del 2026 nell’ambito del controllo sulla salute economico-finanziaria dei club. Si tratta di un indice che mette a confronto il costo complessivo del lavoro sportivo con i ricavi della società, determinando così quanto spazio reale ci sia per operare sul mercato.
Questo indicatore è attualmente fissato a 0,8 per la sessione invernale dei trasferimenti e scenderà a 0,7 per la sessione estiva, di fatto il 70% impostato dalla UEFA di cui abbiamo parlato in precedenza. Secondo quanto appreso daCalcio e Finanza, la Juventus ha rispettato pienamente la soglia dello 0,8 – tanto da non avere limitazioni sul mercato, a differenza di altri club – e prevede di rispettare il parametro del 70% in ambito UEFA nell’anno solare 2025, dati che dovranno essere presentati alla Federcalcio europea entro il 31 marzo 2026.
Il rapporto – attualmente in linea con i limiti previsti, un aspetto indice della traiettoria che il club bianconero sta cercando di seguire dopo anni complicati – può subire variazioni in senso positivo o negativo sulla base di ricavi o costi ulteriori che potrebbero intervenire nella prima parte del nuovo anno.
Discorso diverso per quanto riguarda invece la football ernings rule. Su questo fronte, secondo quanto si apprende, il club bianconero si aspetta una sanzione economica, che tuttavia dovrebbe essere poco rilevante in proporzione ai ricavi del club. Come accaduto per le altre società sanzionate in tempi recenti, la Juventus – a differenza delle multe più pesanti nei confronti di club come Barcellona e Chelsea– dovrebbe ricevere una sanzione minima e una condizionata al raggiungimento di determinati obiettivi.
Nonostante la Juve abbia chiuso gli ultimi bilanci con rossi pesanti, infatti, vanno considerati – come detto in precedenza – i costi virtuosi da detrarre nel calcolo per la deviazione massima di 60 milioni di euro. Inoltre, ci sono ricavi mancanti il cui effetto verrà di fatto “sterilizzato”dalla UEFA, come ad esempio gli 80 milioni di euro che la Juve non ha incassato essendo stata esclusa dalla Champions League dopo il caso plusvalenze del 2022. L’obiettivo della UEFA è evitare che una sanzione abbia un doppio effetto punitivo, ricadendo non soltanto sulla stagione di applicazione ma anche sul monitoraggio degli anni successivi.
Per quanto riguarda l’entità della sanzione, risposte più chiare arriveranno tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, quando saranno rese note le decisioni della UEFA. L’organo di governo del calcio europeo dovrebbe muoversi con anticipo rispetto al 2025 (le comunicazioni arrivarono a luglio), pronunciandosi comunque sui casi relativi alle violazioni del Fair Play Finanziario una volta che saranno concluse le competizioni nazionali, in modo da potere discutere eventuali piani di risanamento essendo a conoscenza delle coppe europee alle quali prenderanno parte i club coinvolti.
Il calcio europeo evidenzia anno dopo anno uno scenario di squilibrio, aspetto che lo differenzia da altri sport sviluppati negli USA. Ad esempio, la NFL è stata vinta negli ultimi 30 anni da 15 squadre diverse e l’NBA nello stesso periodo ne conta 30. Diverso il discorso nel calcio europeo: in questo stesso lasso di tempo la Premier League ha visto appena 6 diversi vincitori, la Bundesliga 7, in Liga c’è invece il dominio di Real e Barça che hanno vinto 24 degli ultimi 30 campionati, in Ligue1 il PSG ne conta 11 degli ultimi 13. Mentre in Serie A comandano Inter, Juventus, Milan e Napoli.
“La polarizzazione – spiega oggi Il Sole 24 Ore – nasce come diretta conseguenza (o per meglio dire, come effetto distorsivo) della crescita industriale del settore: nell’ultimo trentennio, i ricavi degli oltre 700 club delle Top Division europee sono aumentati di 10 volte (da 2,8 a 28,6 miliardi), un trend trainato prima dal boom dei diritti tv e più di recente dai proventi commerciali. Uno sviluppo, però, non omogeneo: il 75% dei ricavi in Europa è prodotto dal 10% dei club, ovvero i 96 partecipanti alle “Big 5” (Premier League, Bundesliga, Liga, Serie A e Ligue 1). Il 3% delle società (le 20 con i maggiori ricavi) incidono per il 40% del totale, e i club nella top 10 per quasi il 30“.
Tra il 1996 e il 2024, i ricavi delle 5 Top League sono aumentati di 19 miliardi. Un dato che si è poi evoluto nel tempo. Il quotidiano finanziario ricorda che nel 1996 i ricavi del Real Madrid erano sostanzialmente in linea con quelli di Juventus, Inter e Milan (intorno ai 50/70 milioni), ma poi nel 2023-2024 sono arrivate a toccare quota 1.045 milioni. Molto più in basso le tre big italiane, che in media arrivano a 380. Discorsi simili possono essere fatti per Bayern Monaco, Barcellona, Arsenal e Liverpool, ma anche per Manchester City e PSG, “club che presentano ricavi e stipendi pari rispettivamente al doppio e al triplo di quelli dei nerazzurri, e che negli ultimi 5 anni hanno speso un miliardo a testa nel mercato trasferimenti“, ricorda Il Sole 24 Ore.
Le eccezioni sono sempre più rare, ma esistono. “La stessa Inter è riuscita a raggiungere questi traguardi senza pregiudicare il proprio equilibrio economico-finanziario, e nel 2024/25 è stato raggiunto l’utile di bilancio, un qualcosa che non si vedeva dalla Presidenza Pellegrini (anni ’90)“, conclude il quotidiano nel suo approfondimento.
Un indicatore economico potrebbe chiudere le operazioni a gennaio di tante squadre
Il nostro è un tempo precario, instabile e incerto, avrebbe detto Zygmunt Bauman, il sociologo che teorizzò la liquid society. Non a caso, fino a poco fa andava parecchio di moda l’indice che di questa liquidità portava il nome, un paletto finanziario in grado di misurare la capacità di un club di far fronte ai propri debiti a breve termine. La sua logica tende all’equilibrio finanziario: più ci si avvicina a quota 1 (tanto incasso, tanto devo), più si manifesta una certa salute aziendale. Quando la Figc ha alzato il paletto da 0,5 (ho in cassa 1, spendo 2…) a 0,6, la Lega Serie A, allora guidata dal dimenticabile Casini, portòGravina in tribunale. La federazione ha sempre voluto l’indice ammissivo per stabilire chi potesse o meno iscriversi al campionato, le società indebitate invece hanno contestato a lungo questa visione, fino a scendere a compromessi accettando altri due indicatori, quello di indebitamento e quello legato al costo del lavoro allargato (CLA), pur di smontare la ghigliottina della liquidità. Il lavoro allargato, cioè il rapporto tra costo del lavoro (inclusi ammortamenti e stipendi) e ricavi (diritti tv, sponsor, biglietteria), è il parametro più impattante perché a gennaio è in grado di limitare il mercato ed è stato ispirato alla “squad cost rule” dell’Uefa, che fissa al 70% le spese di stipendi, commissioni e ammortamenti per chi partecipa alle coppe. Nyon ha preso da tempo questa strada: la soglia era al 90% nel 2023-24.
Tante squadre a rischio – Almeno 6 o 7 squadre del campionato potrebbero non essere in regola con il CLA, fissato allo 0,8. La Lazio e il Napoli in primis, per ragioni molto diverse: da una parte la riduzione dei ricavi, dall’altra l’aumento della spesa per i cartellini e gli ammortamenti. Anche alcune medio-piccole sono esposte. Le società hanno consegnato entro il 1° dicembre la documentazione alla nuova commissione voluta dai ministri Abodi e Giorgetti e presieduta da Atelli; la struttura che ha mandato in pensione la Covisoc si occuperà di spulciare i conti e fare la lista dei promossi e dei rimandati. Entro la metà di dicembre il responso: chi ha i parametri fuori misura riceverà il cosiddetto blocco “soft”, cioè quello che permette di fare comunque delle operazioni ma chiudendo la sessione a saldo zero. Nell’ultima misurazione di settembre sarebbero risultate più o meno a rischio, tra le tante, anche Sassuolo, Genoa, Pisa, Torino, Roma e Fiorentina; diverse società – come la Roma, ma non solo lei – dovrebbero essere rientrate grazie all’impegno diretto delle proprietà. Altre rischiano di inciampare. Plusvalenze e aumenti di capitale sono infatti l’antidoto. Gravina lo ha spiegato nell’intervista di ieri al nostro giornale: “Valore della produzione e costo del lavoro devono andare d’accordo. Non vuol dire che non puoi spendere, ma che si può fare mettendo delle risorse“. L’ultima parola toccherà alla commissione. A marzo 2024 il piano economico di Gravina con i tre parametri non ammissivi è stato approvato anche dalla Serie A. Ora i club rischiano di essere vittime della loro scelta. Bisogna infatti rientrare nella soglia dello 0,8: spendendo 100 milioni tra ingaggi e cartellini, ne serviranno 125 di ricavi. Dall’estate, nonostante la contrarietà di molti presidenti, si scenderà a 0,7. Con gli stessi 100 milioni di spesa, i ricavi dovranno salire a 145.
Lazio, Napoli, Atalanta, Fiorentina, Torino e Genoa rischiano di dover rimanere a guardare durante la finestra di riparazione
Dopo l’ormai celebre “indice di liquidità“ c’è un nuovo parametro che rischia di bloccare il mercato a diverse società di Serie A. Si chiama “costo del lavoro allargato” e rappresenta il rapporto tra il costo del lavoro allargato (che include anche gli ammortamenti dei calciatori oltre a stipendi e contributi generali della società) e i ricavi. Il Consiglio Federale ha recentemente approvato l’abbassamento di questa soglia: da giugno 2026 il limite massimo dell’80% passerà al 70, escludendo però da questo conteggio gli Under23 italiani (eccezione non valida per gli stranieri) per favorire la fioritura dei vivai più che per dare respiro alle casse dei club.
Uno scenario che, secondo quanto riporta il Messaggero, potrebbe dare problemi già da gennaio a diverse società. Oltre alla Lazio, già bloccata in estate, anche Napoli, Atalanta, Fiorentina, Torino e Genoarischiano di dover ricorrere a plusvalenze o aumenti di capitale per evitare il blocco del mercato o di dover operare a saldo zero nella finestra invernale. Entro il 30 novembre tutti i club dovranno trasmettere i bilanci riferiti alla situazione del 30 settembre alla nuova Commissione, che li valuterà prima del passaggio finale in FIGC. Solo allora sarà chiaro se altre società dovranno provare sulla loro pelle quello che ha vissuto e sta vivendo la Lazio di Lotito. I biancocelesti infatti, a meno di operazioni straordinari, non avranno le mani libere nel mercato di gennaio.
Le preoccupazioni però non si limitano alla prossima finestra. Da giugno 2026 (ma con un occhio anche alle operazioni nel prossimo mercato di riparazione) le società di Serie A dovranno rispettare i nuovi parametri Uefa sugli indicatori economici, altrimenti arriveranno multe e blocco del mercato.
FC Internazionale Milano e Red Bull annunciano la nascita di una partnership triennale, che vede il brand leader mondiale degli energy drink diventare Global Energy Drink Partner del Club nerazzurro fino alla stagione 2027/28. Questa collaborazione, che rende l’Inter l’unico club in Serie A attualmente affiancato da Red Bull, segna l’incontro tra due icone globali, unite dalla stessa energia, ambizione e vocazione all’eccellenza.A partire dal derby di domenica 23 novembre contro il Milan, Red Bull sarà protagonista della fase che precede le sostituzioni durante la partita, contribuendo a portare una nuova energia al match in corso.
L’ex proprietario del Milan ancora nel mirino dei creditori in Asia: a gennaio andrà in scena la prima udienza per la liquidazione di una delle holding usate nell’operazione per acquisire il club rossonero.
(Foto: MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)
L’ex proprietario del Milan Yonghong Li è ancora inseguito dai creditori. Secondo documenti ufficiali del Tribunale di Hong Kongconsultati da Calcio e Finanza, infatti, l’uomo d’affari cinese è stato dichiarato in bancarotta lo scorso luglio per un debito non pagato da 280 milioni di dollari, con l’udienza per la procedura di liquidazione fissata il prossimo gennaio.
Nel dettaglio, infatti, la decisione è arrivata lo scorso luglio al termine di un procedimento promosso da cinque fondi d’investimento con sede alle Isole Cayman, controllati indirettamente da China CITIC Financial AMC International Holding Limited, gruppo statale cinese quotato alla Borsa di Hong Kong.
Al centro della vicenda vi è un debito di 289,17 milioni di dollari (circa 250 milioni di euro) riferito alla garanzia personale che Li aveva sottoscritto nel 2017 in favore dei fondi per l’emissione di bond da 150 milioni di dollari, attraverso cui venne finanziato l’acquisto del Milan da Fininvest. La società emittente dei bond era la Rossoneri Advance Co. Limited, una delle strutture offshore utilizzate da Li per controllare il club, per cui nei giorni scorsi è stata ufficialmente chiesta la liquidazione.
Yonghong Li dichiarato fallito: la sentenza del Tribunale – Secondo la sentenza, il Tribunale di Hong Kong – presieduto dalla giudiceLinda Chan– ha respinto le contestazioni presentate dall’ex patron rossonero. Li aveva cercato di opporsi all’ordine di fallimento sostenendo da un lato che non gli fosse mai stata notificata una «valida richiesta di pagamento», e dall’altro che l’importo del debito fosse stato calcolato in modo errato.
Il tribunale ha ritenuto entrambe le argomentazioni«prive di fondamento», sottolineando che «la garanzia firmata da Li prevedeva una responsabilità«come debitore principale», dunque non subordinata ad alcuna richiesta scritta. Anche eventuali discrepanze nei calcoli degli interessi o nei pagamenti già effettuati – spiegano i giudici – non intaccano la sostanza della vicenda: il debito rimane ampiamente superiore ai 160 milioni di dollari, e il debitore non ha dimostrato di avere i mezzi per onorarlo. «La Corte – si legge nel provvedimento – non ravvisa alcuna disputa autentica o sostanziale sul debito. Il signor Li Yonghong è insolvente e non vi è alcuna ingiustizia nel dichiararne il fallimento».
Da qui è nata così la richiesta di liquidazione per la Rossoneri Advance Co. Limited, una delle holding con sede nelle Isole Vergini Britanniche attraverso cui Li controllava il Milan. La holding in particolare è stata posta in liquidazione nei giorni scorsi su istanza del creditore General Fantasy Limited.Secondo i registri del portale giudiziario di Hong Kong, l’udienza per la liquidazione ufficiale della società è fissata per prossimo gennaio.
L’Atlético de Madrid e i suoi principali azionisti, Miguel Ángel Gil, Enrique Cerezo, Quantum Pacific Group e i fondi Ares Management hanno raggiunto un accordo affinché Apollo Sports Capital (“ASC”), la società con sede negli Stati Uniti di investimenti sportivi Apollo (NYSE: APO), diventi l’azionista di maggioranza del Club.
Come parte dell’accordo, Gil e Cerezo continueranno a guidare l’Atlético de Madrid rispettivamente come Amministratore Delegato e Presidente, e rimarranno azionisti, garantendo continuità di visione e leadership. Negli ultimi due decenni, sotto la guida di Gil e Cerezo, l’Atlético de Madrid è diventato una delle istituzioni calcistiche più affermate e riconosciute d’Europa, ottenendo un successo sportivo duraturo, una crescita del marchio globale e una forte presenza nella comunità.
Nell’operazione la società madrilena ha ricevuto una valutazione superiore ai 2 miliardi di euro.
Il Milan ha chiuso il bilancio 2025 con un utile di 2,9 milioni di euro, in leggero calo rispetto al risultato dell’esercizio 2024. Ricavi record a quota 495 milioni di euro.
(Foto: Marco Luzzani/Getty Images)
L’assemblea dei soci del Milanha approvato il bilanciochiuso al 30 giugno 2024 con un utile pari a 2,9 milioni di euro, un risultato in linea rispetto all’esercizio 2023/24, che si era chiuso in utile per circa 4,1 milioni di euro. Considerando anche la stagione precedente, si tratta del terzo risultato netto positivo per il club rossonero, che dal 2022 è controllato dal fondo RedBird di Gerry Cardinale.
Il fatturato della società rossonera ha fatto registrare un nuovo record dopo quello dello scorso esercizio, toccando quota 494,5 milioni di euro nella stagione che ha visto il club chiudere all’ottavo posto in classifica in Serie A, contro i 450,2 milioni di euro relativi all’esercizio chiuso il 30 giugno 2024 (questo dato è stato rivisto a seguito di una riclassificazione da parte del Milan). Anche i costi sono decisamente cresciuti arrivando a quota 478,5 milioni (436,9 milioni nel 2023/24), in aumento di oltre 41 milioni di euro.
Milan bilancio 2025 – I ricavi del club rossonero – Complessivamente, il Milan nella stagione 2024/25 ha registrato 494,5 milioni di euro di ricavi, rispetto ai 450,2 milioni del 2023/24. La voce più corposa è anche questa volta quella relativa ai diritti televisivi, pari a oltre 154 milioni di euro (152,3 milioni nel bilancio precedente) e crescono anche le plusvalenze quasi a quota 55,9 milioni di euro (45 milioni di euro nella stagione precedente), con altri proventi dalla gestione dei calciatori pari a 17,8 milioni (3,4 milioni nel 2023/24).
Questo il fatturato voce per voce, con una crescita che appare evidente sul fronte dei proventi commerciali e soprattutto per quanto concerne i ricavi da gestione diritti dei calciatori (tra plusvalenze e altri ingressi):
Ricavi da gara: 69,517 milioni di euro (69,349 euro nel 2023/24);
Ricavi da sponsor, commerciali e royalties: 152,327 milioni di euro (143,448 milioni di euro nel 2023/24);
Ricavi da diritti tv: 154,216 milioni di euro (152,324 milioni di euro nel 2023/24);
Ricavi da gestione diritti calciatori, da cessione temporanea e altri proventi: 83,171 milioni di euro, di cui 55,9 milioni di euro di plusvalenze (52,543 milioni, di cui 44,899 milioni di euro di plusvalenze nel 2023/24);
Altri ricavi: 35,299 milioni di euro (32,507 milioni nel 2023/24);
TOTALE: 494,529 milioni di euro (250,162 milioni nel 2023/24).
Milan bilancio 2025 – I costi, dai salari agli ammortamenti – I costi a bilancio per il Milan sono cresciuti di pari passo con i ricavi nel 2024/25 a 478,5 milioni di euro, rispetto ai 437 milioni del bilancio 2024. Nel dettaglio, la maggior parte dei costi è legata a salari e stipendi del personale, a quota 188,7 milioni di euro (in leggera crescita rispetto ai 182,7 milioni del 2023/24) e ad ammortamenti per 96,4 milioni di euro (quasi 87 milioni nel 2023/24).
Tra gli altri costi, si segnalano quelli per servizi in leggero aumento a 91,4 milioni di euro (contro i 90,1 milioni della stagione precedente) e per godimento di beni terzi pari a 15,8 milioni di euro (contro i 14,7 milioni del 2023/24).
Questi i costi voce per voce nella stagione 2024/25:
Costi per materie prime, sussidiarie, di consumo, merci: 22,782 milioni di euro (19,672 milioni nel 2023/24);
Costi per servizi: 91,409 milioni di euro (90,138 milioni nel 2023/24);
Costi per godimento di beni terzi: 15,802 milioni di euro (14,690 milioni nel 2023/24);
Costi per il personale: 188,717 milioni di euro, di cui 172,324 milioni per salari e stipendi (182,740 milioni di euro, di cui 167,932 milioni per salari e stipendi nel 2023/24);
Ammortamenti e svalutazioni: 120,023 milioni di euro, di cui 96,414 milioni per immobilizzazioni immateriali (93,726 milioni, di cui 86,960 milioni per immobilizzazioni immateriali nel 2023/24);
Altri costi: 39,748 milioni di euro (36,004 milioni nel 2023/24);
TOTALE: 478,481 milioni di euro (436,968 milioni nel 2023/24).
Milan bilancio 2025 – Risultato netto nuovamente positivo – La differenza tra fatturato e costi è stata così pari a poco più di 16 milioni di euro, rispetto ai poco più di 13 milioni del 2023/24. Il risultato ante imposte è stato positivo per 9,8 milioni circa, rispetto ai 12,2 milioni di euro del 2023/24, mentre il risultato netto è stato positivo per 2,994 milioni di euro, contro il +4,106 milioni del 2023/24. Si tratta del terzo utile consecutivo per il club rossonero.
«La variazione del risultato netto consolidato dell’esercizio 2024/2025 rispetto all’esercizio precedente deriva prevalentemente da maggiori costi per il personale per 5,9 milioni di Euro e maggiori costi per ammortamenti e svalutazioni per 26,3 milioni di Euro, correlati principalmente agli effetti della campagna trasferimenti 2024/2025 che ha portato ad un incremento del valore dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori e dei salari degli stessi e da maggiori svalutazioni dei diritti pluriennali calciatori e da maggiori svalutazioni correlate alla volontà della Capogruppo, per il tramite della propria controllata Sportlifecity, di sospendere l’iter amministrativo per la realizzazione del nuovo stadio nel Comune di San Donato Milanese data l’intenzione della Capogruppo di coltivare la costruzione del nuovo stadio nel Comune di Milano (così come meglio indicato nella nota integrativa al bilancio di esercizio consolidato), da maggiori oneri da gestione calciatori per 5,4 milioni di Euro, da maggiori costi per acquisto di materie prime per 3,1 milioni di Euro. Si segnala altresì una riduzione per 2,3 milioni di Euro relativamente alla variazione di rimanenze di prodotti finiti e merci», si legge sul bilancio del Milan.
«Tali variazioni negative sono state compensate da maggiori proventi da gestione calciatori per 30,6 milioni di Euro derivanti principalmente dalle plusvalenza realizzate nel mese di giugno 2025 con la cessione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori Reijnders, Pellegrino e Kalulu, rispettivamente al Manchester City, Boca Juniors ed alla Juventus, da maggiori proventi da gestione calciatori per Sell on Fee dei calciatori Brescianini e Maldini, rispettivamente con Frosinone Calcio e Monza Calcio, maggiori proventi commerciali e royalties per 8,3 milioni di Euro riconducibili principalmente a maggiori ricavi da vendite e-commerce e maggiori ricavi Stores e da maggiori ricavi e proventi vari e diversi per 5 milioni di Euro riconducibili principalmente a maggiori rimborsi assicurativi e dall’incasso pari a 8,9 milioni di Euro relativo alla New Sponsorship Agreement Fee di un nuovo Partner commerciale controbilanciati da minori diritti archivio Library. Si segnala altresì una riduzione per 2,3 milioni di Euro di accantonamenti per rischi e oneri», conclude il club rossonero.
Milan bilancio 2025– Debiti e patrimonio netto – Il Patrimonio Netto consolidato al 30 giugno 2025 è positivo per 199,4 milioni di euro, in aumento rispetto al saldo di 196,3 milioni di euro del 30 giugno 2024, «per l’utile consolidato di esercizio pari a 2,9 milioni di Euro».
Infine, sul fronte debiti, «la posizione finanziaria netta consolidata del Gruppo Milan presenta un indebitamento netto pari a 92,6 milioni di Euro in peggioramento (-43,0 milioni di Euro) rispetto all’esercizio 2023/2024».
«All’interno della nostra catena di controllo è entrato un nuovo fondista, che apporta nuovi fondi al sistema RedBird», ha spiegato il presidente rossonero Paolo Scaroni.
Gerry Cardinale (ISABELLA BONOTTO/AFP via Getty Images)
Tra i dettagli interessanti che emergono dalbilancio del Milan al 30 giugno 2025, ne emerge uno che riguarda la catena di controllo del club rossonero. Secondo quanto può rivelare Calcio e Finanza dalla consultazione del fascicolo, lo scorso 7 ottobre la società rossonera ha ricevuto una comunicazione da parte della Commissione Acquisizioni Partecipazioni Societarie della FIGC.
Attraverso questa comunicazione, si legge, «la Commissione – con riferimento alle operazioni che hanno determinato l’acquisizione, da parte di un investitore, di quote nella catena di controllo della Società in misura tale da determinare l’obbligo di notifica di detta acquisizione alla FIGC ai sensi dell’art. 20-bis delle N.O.I.F. – ha reso noto di aver concluso l’istruttoria sulla documentazione prodotta rilevando la tardiva trasmissione della documentazione richiesta dalla normativa federale ai sensi del quinto e sesto comma dell’art. 20-bis delle N.O.I.F».
«In applicazione, pertanto, del comma 11 dell’art. 20-bis delle N.O.I.F., la Commissione ha informato la Società che gli esiti delle verifiche effettuate […] saranno tramessi alla Procura Federale per l’eventuale seguito di competenza. La Società al momento non ha ricevuto alcuna comunicazione dalla Procura Federale; laddove la ricevesse, valuterà insieme ai propri legali le iniziative da intraprendere», conclude il documento.
In sostanza, secondo quello che si legge sul fascicolo, il Milan avrebbe comunicato tardivamente l’operazione. Quota il cui ammontare ha richiesto l’obbligo di notifica alla FIGC ai sensi dell’articolo 20-bis delle Norme Organizzative Interne Federali.
Cosa dice esattamente questo articolo? «Le acquisizioni di quote e/o azioni societarie per atto tra vivi o mortis causa, ovvero mediante sottoscrizione di aumento di capitale che determinino una partecipazione in misura non inferiore al 10% del capitale di una società sportiva affiliata alla F.I.G.C. ed associata ad una delle Leghe professionistiche, possono essere effettuate soltanto da soggetti che soddisfino gli specifici requisiti di onorabilità e di solidità finanziaria rispettivamente previsti dai commi 5 e 6 del presente articolo». La richiesta di produzione di documenti indica quindi che la partecipazione in questione è pari o addirittura superiore al 10%.
La spiegazione di Scaroni – Sul tema, a domanda di Calcio e Finanza, è intervenuto il presidente del Milan Paolo Scaroni, che ha così risposto confermando la multa: «È una multa per un ritardo di comunicazione. All’interno della nostra catena di controllo è entrato un nuovo fondista, che apporta nuovi fondi al sistema RedBird. I diritti di voto restano saldamente nelle mani di RedBird, purtroppo però la comunicazione ci è arrivata in ritardo. Spiegare ai nostri azionisti americani le nostre esigenze, anche in chiave FIGC, spesso non è semplice. Abbiamo preso una piccola multa che pagheremo, si parla di 10mila euro ma è stata comunque una cosa fastidiosa. RedBird non è di proprietà di Cardinale, lui è il fondatore e gestisce denaro che investitori e fondisti apportano. Lui rappresenta gli investitori, stiamo parlando semplicemente di un fondo che ha apportato del denaro, che verrà gestito da RedBird. Stiamo parlando di questa fattispecie, non cambia nulla per quanto riguarda il controllo del Milan».
La costituzione di ACM Senior Holding – Secondo una ricostruzione effettuata da Calcio e Finanza, una recente novità legata alla catena di controllo del Milan (non necessariamente legata alla vicenda di cui sopra la FIGC) riguarda la costituzione della società ACM Senior Holding ad Amsterdam. Si tratta di una società controllata da ACM FootballCo Intermediate Coöperatief U.A., che a sua volta controlla ACM Bidco, la società a capo del club rossonero.
Il capitale sociale iniziale di ACM Senior Holding ammonta a 100 euro, suddivisi in 100 azioni da un euro ciascuna, interamente detenute dalla società fondatrice, che ricopre anche il ruolo di amministratore unico. La sede legale della nuova società è ad Amsterdam e il primo esercizio sociale si chiuderà il 30 giugno 2026.
Lo scopo di ACM Senior Holding B.V. è quello tipico di una holding: la società è stata creata per gestire partecipazioni e investimenti, amministrare e controllare altre imprese, finanziare società collegate e offrire loro consulenza o servizi gestionali. Può inoltre concedere e ricevere prestiti, emettere titoli,fornire garanzie, acquistare o cedere beni immobili, nonché gestire diritti di proprietà intellettuale e svolgere operazioni di natura finanziaria o commerciale connesse alle proprie attività.
La conferma del club bianconero: possibile sanzione ma con un «importo presumibilmente non rilevante».
I conti della Juventus sono sotto analisi della UEFA per un potenziale sforamento dei criteri del Fair Play Finanziario. Lo ha confermato lo stesso club bianconero, nel fascicolo legato al bilancio al 30 giugno 2025.
«Per l’anno solare 2024 il Gruppo ha rispettato su base consolidata lo Squad Cost Ratio (il limite del parametro era pari, per il 2024, all’80%). Il Gruppo prevede inoltre, sulla base delle attuali stime di ricavi e costi correlati al calcolo di tale parametro ed in assenza di eventi non ricorrenti, di poter rispettare tale parametro anche per l’anno solare 2025 (per il 2025 il limite massimo di tale parametro scende al 70% – livello richiesto a regime, valido anche per i prossimi esercizi)», si legge nel bilancio del club bianconero.
«Con riferimento al parametro della Football Earning Rule, in data 18 settembre, come d’uso in situazioni analoghe per le società partecipanti alle competizioni UEFA, il Gruppo ha ricevuto da UEFA la comunicazione di apertura di un procedimento per il potenziale sforamento dello stesso per il triennio 2022/2023-2024/2025. L’esito di tale procedimento – che terrà conto anche delle prospettive di andamento per l’anno in corso e per gli anni futuri dell’insieme dei parametri economico-finanziari UEFA – è atteso per la primavera del 2026 e potrebbe dare origine ad una possibile sanzione economica (allo stato attuale di difficile quantificazione, ma di importo presumibilmente non rilevante) oltre che a possibili restrizioni sportive (quali, ad esempio, restrizioni alla registrazione di nuovi calciatori nelle liste delle competizioni UEFA)».
«Si segnala infine, per completezza, che il parametro dell’Overdue Payables è sempre stato rispettato dal Gruppo e si prevede che venga rispettato anche in futuro».
«In relazione a quanto sopra, si segnala che, in data 28 luglio 2023, la Prima Camera dello UEFA Club Financial Control Body ha assunto la decisione con la quale ha definitivamente chiuso il procedimento avviato in data 1° dicembre 2022 volto alla verifica del rispetto del framework regolamentare UEFA da parte di Juventus. La decisione ha comportato, inter alia, l’esclusione di Juventus dalla UEFA Conference League della stagione sportiva 2023/2024; inoltre, per effetto della decisione, Juventus (i) è stata obbligata al pagamento di un contributo economico di € 10 milioni, interamente stanziato nell’esercizio 2022/2023, di cui € 2 milioni versati a settembre 2023, € 4 milioni versati a settembre 2024 ed i restanti € 4 milioni trattenuti a settembre 2024 dagli introiti della partecipazione alla UEFA Champions League nella stagione sportiva 2024/2025; e (ii) potrebbe essere tenuta al pagamento di un ulteriore contributo economico condizionale di € 10 milioni nel caso in cui i bilanci di Juventus al 30 giugno 2023, 2024 e 2025 presentassero significative violazioni delle CL&FS. Alla data della presente relazione finanziaria annuale non sono state rilevate dai revisori di Juventus e/o dalla UEFA significative violazioni delle CL&FS», conclude la Juventus.
Juventus, i conti del bilancio 2025 tra fatturato, costi e debiti: tutte le cifre
Tutti i dati dell’esercizio chiuso al 30 giugno 2025 per il club bianconero: i dettagli del bilancio legato alla scorsa stagione..
La Juventus ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2025 con un rosso pari a 58,1 milioni di euro, un risultato in netto miglioramento rispetto all’esercizio 2023/24, che si era chiuso in perdita per 199,2milioni. Il club bianconero ha infatti svelato tutte le cifre del bilancio scorso, rendendo noto il fascicolo di bilancio al 30 giugno 2024.
Il fatturato della società bianconera è stato pari a 529,6 milioni di euro (contro i 394,5 milioni di euro relativi all’esercizio chiuso il 30 giugno 2024), mentre i costi sono diminuiti scendendo a quota 559,6 milioni (569,9 milioni nel 2023/24).
Juventus bilancio 2025 – I ricavi – Complessivamente, laJuventusnella stagione 2024/25 ha registrato 529,6 milioni di euro di ricavi, rispetto ai 394,5 milioni del 2023/24, complice in particolare il ritorno nelle coppe europee nella passata stagione. La voce più corposa è quella relativa ai ricavi da diritti tvche, complice la partecipazione alla Champions League e al Mondiale per Club, sono passati da 99,7 a 177,4 milioni di euro, di cui 67,5 milioni dalla Champions League, 27 milioni dal Mondiale per Club e 81,2 milioni dalla Serie A. In aumento anche i ricavi da stadio, saliti da 57,7 a 65,4 milioni di euro, mentre i ricavi commerciali e da sponsor sono calati passando da 160,5 a 115,9 milioni di euro, a causa soprattutto dell’accordo firmato solo a maggio con Jeep e Visit Detroit come sponsor di maglia.
I ricavi da gestione dei diritti da calciatori sono stati pari a 109,7 milioni di euro, in particolare legati a plusvalenze per 89,7 milioni di euro di cui tra le principali:
22,3 milioni per la cessione di Soulé alla Roma;
13,7 milioniper la cessione di Hujsen al Bournemouth;
13,2 milioni per la cessione di Fagioli alla Fiorentina;
12,3 milioni per la cessione di Iling-Junior all’Aston Villa;
9,3 milioniper la cessione di Rovella alla Lazio.
Tra le altre voci, il club bianconero ha incassato 6,9 milioni tra bonus e sell-on fee per l’operazione Hujsen, mentre gli infortuni dei vari Bremer, Cabal, Rugani e Perin hanno comportato indennizzi per 7,1 milioni.
Questi i ricavi voce per voce:
Ricavi da gara: 65,4 milioni di euro (57,7 milioni di euro nel 2023/24);
Ricavi commerciali: 115,9 milioni di euro (160,5 milioni di euro nel 2023/24);
Ricavi da diritti tv: 177,4 milioni di euro (99,7 milioni di euro nel 2023/24);
Ricavi da gestione calciatori: 109,7 milioni di euro di cui 89,7 milioni dalle plusvalenze (34,1 milioni di euro, di cui 22,8 milioni di plusvalenze nel 2023/24);
Altri ricavi: 61,2 milioni di euro (42,5 milioni di euro nel 2023/24);
TOTALE: 529,6 milioni di euro (394,5 milioni di euro nel 2023/24).
Juventus bilancio 2025 – I costi – I costi a bilancio per la Juventus sono diminuiti nel 2024/25 a 559,6 milioni di euro rispetto ai 569,9 milioni di euro del 2023/24. Nel dettaglio, la maggior parte dei costi è legata a salari e stipendi del personale, a quota 244 milioni di euro (in calo rispetto ai 264 milioni di euro del 2023/24) di cui 220 milioni come compensi al personale tesserato (239 milioni nel 2023/24). In particolare, le retribzuoni per il personale tesserato sono state pari a 155,9 milioni di euro, rispetto ai 165,4 milioni del 2023/24.
Tra le altre voci, gli ammortamenti, le svalutazioni e gli accantonamenti sono calati a 153,9 milioni di euro rispetto ai 169,8 milioni di euro del 2023/24, di cui 124,9 milioni di ammortamenti e svalutazioni legati ai calciatori (139,1 milioni nel 2023/24). Tra le svalutazioni, in particolare, pesano quelle legate a Daniloper la risoluzione consensuale dell’accordo e per l’adeguamento del valore di Douglas Luiz (svalutazione di 4,5 milioni).
Per quanto riguarda gli altri costi, gli accantonamenti sono stati pari a 17,3 milioni (di cui 16,4 milioni per l’esonero di Thiago Motta e dello staff), mentre gli oneri da gestione dei diritti dei calciatori sono passati da 22,2 a 43,7 milioni di euro di cui 20,5 milioni come oneri accessori non capitalizzati (di cui 2,5 milioni per KoloMuani e 1,9 milioni per Pogba), mentre i costi per i prestiti dei calciatori sono stati pari a 16,2 milioni (di cui 6,9 milioni per Conceicao, 3,8 milioni per RenatoVeiga e 2,8 milioni per Kalulu).
Questi i costi voce per voce nella stagione 2024/25:
Costi per materiali, forniture e altri approvvigionamenti: 4,6 milioni di euro (4,3 milioni nel 2023/24);
Costi per servizi: 95,0 milioni di euro (81,1 milioni nel 2023/24);
Costi per prodotti per la vendita: 1,6 milioni di euro (14,4 milioni di euro nel 2023/24);
Costi per il personale: 244 milioni di euro di cui 220 milioni per i tesserati (264 milioni di euro, di cui 239 milioni per i tesserati nel 2023/24);
Ammortamenti e svalutazioni: 153,9 milioni di euro di cui 124,9 per i giocatori (169,8 milioni di euro, di cui 139,1 per i giocatori nel 2023/24);
Costi da gestione diritti calciatori: 43,7 milioni di euro (22,0 milioni nel 2023/24);
Altri costi: 16,8 milioni di euro (14,3 milioni di euro nel 2023/24);
TOTALE: 559,6 milioni di euro (569,9 milioni di euro nel 2023/24).
Juventus bilancio 2025 – Risultato netto – La differenza tra fatturato e costi è stata così pari a -29,9 milioni di euro (rispetto al -175,4 milioni di euro del 2023/24). Il risultato ante imposte è stato negativo per 50 milioni di euro circa (con un impatto da 26,6 milioni di oneri finanziari), rispetto al -196 milioni del 2023/24, mentre il risultato netto è stato negativo per 58,1 milioni di euro contro il rosso di 199,2 milioni del 2023/24.
Juventus bilancio 2025 – Debiti e patrimonio netto – Il patrimonio netto consolidato al 30 giugno 2025 per il club bianconero risultava positivo per 13,2 milioni, rispetto ai 40,2 milioni del 30 giugno 2024, grazie anche ai 30 milioni di euro versati da Exor nel corso della stagione come anticipo del futuro aumento di capitale che sarà votato dall’assemblea degli azionisti del prossimo 7 novembre.
Infine, sul fronte debiti, le passività complessive sono passate da 638,6 milioni a 762,1 milioni di euro di cui 244 milioni come debiti da factoring (di cui 145 in scadenza al 2027) e 224,4 milioni verso società calcistiche (a fronte di crediti per 105,1 milioni dalle società) mentre l’indebitamento finanziario netto è invece pari a -280,2 milioni di euro (post IFRS 16, mentre pre IFRS 16 è -271,8), rispetto al -242,8 milioni del 30 giugno 2024 (post IFRS 16, mentre pre IFRS 16 era -231,5 milioni).
Le pressioni e gli affari dei clan riguardano specialmente security e ingressi allo stadio, così i giudici di Catanzaro hanno ordinato la misura
Uno scudo contro la criminalità organizzata. Perché i club di calcio restano un target molto appetibile per le cosche. Così il Tribunale di Catanzaro ha disposto l’amministrazione giudiziaria per dodici mesi nei confronti del Crotone, su proposta congiunta del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, del Procuratore distrettuale della Repubblica di Catanzaro e del Questore di Crotone. Per gli inquirenti, che si sono basati sul lavoro investigativo di polizia e carabinieri del Ros, “sono emersi sufficienti indizi per ritenere che l’attività economica della FC Crotone srl, compresa quella di carattere imprenditoriale, sia stata sottoposta, nel corso dell’ultimo decennio, direttamente o quantomeno indirettamente a condizioni di intimidazione e assoggettamento ad opera di esponenti di locali cosche di ‘ndrangheta, esercitando un asfissiante controllo del territorio di Crotone e delle relative attività imprenditoriali, compresa la FC Crotone srl, certamente più rilevante e appetibile“.
Affari – Nel mirino della criminalità parte dell’indotto che gira intorno al club. Secondo l’accusa infatti: “Il libero esercizio, da parte della società sportiva, con particolare riferimento ai settori specifici della security e della gestione degli ingressi allo stadio, risulta profondamente influenzato dalla presenza pervasiva della criminalità organizzata, di soggetti indiziati di appartenenza alle articolazioni ‘ndranghetistiche locali“. Contestualmente sono state avviate le procedure per la notifica di 17 provvedimenti di Daspo “fuori contesto”.
Il Club – – Un provvedimento a tutela del club dunque, sulla scia di quello notificato al Foggia, anch’esso sotto controllo giudiziario dopo le denunce del presidente Canonico. L’obiettivo è quello di riportare l’attività economica dei club nel perimetro della legalità. La famiglia Vrenna, proprietaria del Crotone e artefice di una storica promozione in Serie A nel 2016, specifica attraverso l’avvocato Francesco Verri: “Non si tratta affatto di un provvedimento punitivo: la misura è stata adottata perché l’Autorità Giudiziaria ritiene che l’Fc Crotone abbia subito il potere di intimidazione della ‘ndrangheta e non ipotizza, neanche lontanamente, complicità o connivenze della società, dei suoi soci o dei suoi dirigenti e collaboratori. L’Fc Crotone collaborerà attivamente con gli amministratori giudiziari nominati dal Tribunale per proseguire le proprie attività nell’interesse della società, dei tifosi e in generale dello sport“. Intanto la procura della Figc acquisirà gli atti dalla magistratura.
La nuova penalizzazione si somma ai 7 punti già comminati in precedenza. In questo modo, il club giuliano partirà da –20 in questa stagione.
Lo Stadio Nereo Rocco, casa della Triestina (Foto: Alessandro Sabattini/Getty Images)
Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato l’U.S. Triestina Calcio 1918(Girone A di Serie C) con 13 punti di penalizzazione in classifica da scontare nella corrente stagione sportiva per una serie di violazioni di natura amministrativa. La società era stata deferita lo scorso 31 luglio a seguito di segnalazioni della Co.Vi.So.C..
La nuova penalizzazione si somma ai 7 punti già comminati in precedenza. In questo modo, il club giuliano partirà da –20 in questa stagione, vedendo fortemente ridottele proprie speranze di salvezza a causa di questa sanzione pesante.
La Triestina è stata recentemente acquistata da House of Doge attraverso la sua controllata Dogecoin Ventures, società collegata alla fondazione Dogecoin legata all’omonima criptovaluta. È la prima volta che una criptovaluta ha il controllo diretto di una squadra di calcio professionistica. House of Doge ha scritto in una nota che l’obiettivo dell’acquisizione è promuovere l’utilizzo di Dogecoin nei pagamenti.
Di seguito, la nuova classifica del girone A di Serie C dopo la penalizzazione odierna per i giuliani:
Pos.
Squadre
punti
1
Vicenza
10
2
Lecco
10
3
Union Brescia
9
4
Pergolettese
9
5
Arzignano Valchiampo
7
6
Alcione Milano
7
7
Renate
7
8
Pro Vercelli
6
9
Trento
5
10
Giana Erminio
5
11
Virtus Verona
4
12
Novara
4
13
Cittadella
4
14
Dolomiti Bellunesi
3
15
Inter U23
2
16
Albinoleffe
2
17
Pro Patria
2
18
Ospitaletto
2
19
Lumezzane
0
20
Triestina – (20 punti di penalizzazione)
-15
Violazioni amministrative: 13 punti di penalizzazione per la Triestina
La società era stata deferita lo scorso 31 luglio a seguito di segnalazioni della Co.Vi.So.C.
Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato l’U.S. Triestina Calcio 1918 (Girone A di Serie C) con 13 punti di penalizzazione in classifica da scontare nella corrente stagione sportiva per una serie di violazioni di natura amministrativa. La società era stata deferita lo scorso 31 luglio a seguito di segnalazioni dellaCo.Vi.So.C..
House of Doge, braccio operativo ufficiale della Dogecoin Foundation, è diventato il principale azionista del club di Serie C: si tratta di un’azienda leader nel settore delle criptovalute, usate anche dal patron di Tesla
Inizia una nuova era per la Triestina.Il club giuliano cambia proprietà e l’operazione rappresenta una svolta storica per il mondo del calcio: il nuovo azionista di maggioranza è infatti la società House of Doge, sezione operativa della Dogecoin Foundation, colosso mondiale nel settore delle criptovalute. Si tratta della prima operazione di questo genere nel calcio europeo.
COLOSSO DELLE CRIPTO – Dogecoin è una valuta digitale decentralizzata e open-source, lanciata nel dicembre 2013 dagli ingegneri informatici Billy Markus e Jackson Palmer. Negli ultimi l’azienda si è espansa a tal punto che le sue criptovalute sono state adottate come metodo di pagamento delle aziende guidate da Elon Musk, tra cui Tesla. “Il nostro investimento nella Triestina va ben oltre il calcio – ha spiegato Marco Margiotta, Ceo di House of Doge -. Si tratta di connettere la comunità globale di Dogecoin con uno dei club più storici d’Europa e dimostrare che gli asset digitali possono generare valore, cultura e passione nel mondo reale. Puntiamo a creare un movimento condiviso che unisca l’orgoglio locale con l’innovazione globale“.
LA NOTA DEL CLUB – “Questa operazione rivoluzionaria – si legge nella nota della Us Triestina Calcio 1918 – segna l’integrazione diretta nella propria struttura di un veicolo di commercializzazione legato alle criptovalute, per la prima volta in un club calcistico europeo“. L’obiettivo della compagnia è “accelerare l’adozione di Dogecoin” attraverso lo sport, dai pagamenti alle partnership, fino alle esperienze globali dei tifosi.
I passi, i costi e l’impatto sui conti del progetto che ha rivoluzionato la storia recente del club blaugrana.
Siamo nel gennaio 2014.A guidare il Barcellona da ormai quattro anni c’è Sandro Rosell. In una riunione apparentemente di routine del consiglio di amministrazione del Barcellona, il portavoce Toni Freixa lascia intendere ciò che fino a quel momento sembrava impensabile: «Il Barça potrebbe lasciare il Camp Nou per trasferirsi in un nuovo stadio». Una frase che segna l’inizio di un decennio di annunci, rinvii, scandali, crisi economiche, pandemie e colpi di scena finanziari.
In quel periodo il board blaugrana sta esaminando varie ipotesi sul tavolo ma qualcosa dovrà cambiare. Il club vuole giocare in un impianto al passo con i tempi e in grado di far crescere i ricavi. Ricavi da stadio che, per capirci, erano più di 10 anni fa già ampiamente superiori a 150 milioni di euro, per fare un esempio più del doppio di quanto incassato l’anno scorso dall’Inter.
Le ipotesi sono due: o costruire un nuovo impianto o ristrutturare radicalmente quello esistente. Oggi sappiamo come sono andate le cose, ma in questo nuovo video cercheremo di capire perché ristrutturare lo stadio blaugrana si sia rivelato così complicato. Dal caso Neymar al mercato bloccato dalla FIFA (con l’avvicendamento tra Rosell e Bartomeu), ripercorriamo i passi che nell’aprile del 2014 portarono il 72% dei soci votanti, circa 27 mila membri, ad approvare la proposta di riqualificazione dello storico impianto del Barca.
«Questo è un grande passo avanti per il Barcellona, tra sette anni avremo un nuovo Camp Nou di cui tutti i soci e gli appassionati saranno orgogliosi» disse proprio Bartomeu. Diciamo che qualcosa però è andato storto, perché oggi, quattro anni dopo il termine previsto, lo stadio ancora non è ultimato.
Il nuovo CAMP NOU: il progetto, i costi e il peso sul bilancio del BARÇA – Calcio e Finanza
Il Pontedera di Menichini attende un Rimini in difficoltà tra debiti e fughe
Questa vigilia della gara col Rimini (domani alle 17,30, stadio Mannucci) ricorda un po’ quella vissuta con la Lucchese all’ inizio di aprile del campionato scorso. Allora arrivava a Pontedera una squadra che fino a pochi giorni prima aveva deciso di non scendere in campo a causa della pesante situazione societaria e con i calciatori che non percepivano stipendi da mesi. Alla fine però i rossoneri (che poi si salvarono ai play out) cambiarono idea e giocarono, ma con la testa svagata e persero con un secco 4-1. Il Rimini non è ancora a quel punto – la gara si giocherà regolarmente – ma il caos che regna in una società che solo pochi mesi fa ha vinto la Coppa Italia di Serie C, che ha preso 11 punti di penalizzazione, che ne sta aspettando almeno altri due per un nuovo deferimento, e che non sa ancora se, dopo la trasferta di domani, potrà disporre del proprio impianto per le successive gare casalinghe (al momento può solo svolgervi gli allenamenti), ha già indirizzato in maniera pesantemente negativa la stagione. Che i romagnoli rischiano di non finire. Anche perché nel frattempo, vista la brutta aria che iniziava a tirare, c’è stato un fuggi-fuggi dei migliori elementi (alla fine ha rinunciato anche Piero Braglia, che si era seduto sulla panchina per qualche giorno) e la squadra adesso è zeppa di giovani.
Così, dopo le prime due gare di campionato tutto sommato dignitose come lo sono state la sconfitta casalinga per 1-0 col Gubbio e il pari senza reti a Pesaro, nell’ultima giornata per la squadra di D’Alesio è arrivata una disfatta interna per 4-1 contro la Ternana. Viste le condizioni, per il Pontedera questa sfida diretta numero 27 potrebbe così essere l’occasione per cogliere la prima vittoria di questo campionato.
Il presidente Espedito Siniscalchi, il direttore sportivo Luca Nember e la proprietaria Giusy Anna Scarcella, amministratrice della Building Company
Doveva arrivare ed è arrivata. Senza nessuno sconto, anzi. E l’impressione è che non sia affatto finita qui. Il Tribunale federale, dopo il deferimento di più di qualche settimana fa, ha deciso: undici i punti di penalizzazione per il Rimini e una multa di oltre 10.000 euro. A essere punite sono le ormai note violazioni amministrative riferite al pagamento degli stipendi ai tesserati, relative allo scorso mese di maggio. Violazioni messe in atto dalla precedente proprietà, ma questo, di fatto, oggi importa poco. Oltre agli stipendi (poi pagati in ritardo dall’ex presidente Stefania Di Salvo), in quell’occasione non erano stati pagati alla scadenza nemmeno i contributi Inps e le ritenute Irpef. Ma non solo.
Entro il 7 luglio non erano state fornite nemmeno le informazioni economico-finanziarie previsionali (il budget, per intenderci) per la stagione 2025/2026. E qui era stata richiesta l’applicazione della recidiva. Tutto questo al ’prezzo’ di un -11 in classifica, che di fatto oggi diventa -10, grazie al punto conquistato dal Rimini alla seconda di campionato nel derby di Pesaro. Ma il conto è salato anche in termini economici. Infatti, sulla testa della società cadono anche due multe, rispettivamente di 5.000 e 6.667 euro, mentre l’ex presidente Di Salvo è stata inibita per 16 mesi. Otto mesi di inibizione anche per Sauro Cancellieri, all’epoca dei fatti sindaco unico della società.
Una prima stangata alla quale ne seguirà una seconda considerando che all’appello manca la penalizzazione per non aver presentato (e questo è opera della nuova proprietà) entro l’8 agosto l’ormai tristemente famosa fideiussione extra budget sul monte ingaggi. Insomma, un vero e proprio bagno di sangue. Annunciato, c’è da dirlo. Perché da settimane si sa che, prima o poi, la penalizzazione sarebbe arrivata. E Giusy Anna Scarcella, con la sua Building Company, ne era a perfetta conoscenza anche al momento della firma del preliminare di acquisto del club, il 31 luglio scorso. C’è anche da aggiungere che da quel giorno la nuova proprietà non ha fatto nulla per cercare di addolcire il giorno in cui ci sarebbe stata da mandare giù l’amara pillola. Anzi.
Mettendo in fila gli eventi è stato fatto proprio tutto il contrario:la nuova società non si è mai presentata mettendo insieme soltanto un via vai di dirigenti, non ha depositato la fideiussione che le avrebbe permesso di operare sul mercato, per poi smantellare la squadra (storia di qualche giorno fa). Ieri i cancelli del ’Neri’ sono rimasti chiusi e la squadra (o quel che ne resta) non si è allenata, mister Braglia non si capisce che rassicurazione attenda ancora e alle porte c’è la terza di campionato con la Ternana. “Siamo pronti a cedere le quote“, dice la Scarcella. Sperando, a questo punto, che sia una promessa.
Il massimo organo del calcio europeo è già intervenuto per ridimensionare il valore di una operazione incrociata fra i due club di Premier League.
Chelsea e Aston Villa rimangono sotto la lente di ingrandimento della UEFA non solo per il mancato rispetto delle regole economiche e finanziarie del Fair Play Finanziario, ma anche per le operazioni di compravendita di calciatori fra i due club.
Come riporta il quotidiano britannico The Time, la UEFA ha già avvertito i due club della Premier League che eventuali operazioni saranno sorvegliate e analizzate con estremo rigore per evitare che queste siano finalizzate, attraverso quotazioni gonfiate, con l’unico scopo di porre rimedio ai rispettivi bilanci attraverso quelle che potrebbero diventare delle plusvalenze fittizie.
Negli ultimi anni, diversi club della Premier League hanno concluso operazioni in sede di calciomercato pagando cifre elevate da una parte e incassando molto bene dall’altra. Alcune società hanno così esposto il problema, sostenendo che tali operazioni siano state effettuate con lo scopo di aumentare artificialmente i ricavi da trasferimenti, in modo da rispettare le regole sulla redditività e sostenibilità.
All’inizio di questo mese, è emerso che la UEFA è intervenuta per ridimensionare il valore di almeno una delle operazioni che ha coinvolto Chelsea e Aston Villa. Inoltre, va ricordato come il Chelsea ha ricevuto una multa di 31 milioni di euro per aver violato le norme finanziarie UEFA. Tale cifra potrebbe salire fino a 91 milioni se il club non si metterà in regola nei prossimi quattro anni, con il rischio di ulteriori sanzioni incombenti. Dal canto suo anche l’Aston Villa è stato multato per 11 milioni, cifra che potrebbe aumentare fino a 26 milioni.
La UEFA, nel comunicato ufficiale, aveva dichiarato di aver esaminato le «transazioni che prevedevano lo scambio di giocatori» e che queste «richiedevano adeguamenti specifici nei bilanci dei club». La scorsa estate, Omari Kellyman è passato dall’Aston Villa al Chelsea per 19 milioni di sterline(al cambio attuale, quasi 22 milioni di euro) ma non ha ancora esordito con i Blues. In direzione opposta, Ian Maatsen, prodotto del vivaio del Chelsea, è stato ceduto per circa 43,3 milioni di euro. In questo caso, il calciatore in questione ha collezionato 29 presenze in Premier League nella scorsa stagione con l’Aston Villa.
I due club della Premier League hanno dichiarato di aver capito e di essere consapevoli che in caso di di violazione degli accordi appena presi con la UEFA, questi verranno esclusi per una stagione dalle competizioni europee.
Il club giallorosso sanzionato per aver “leggermente superato l’obiettivo intermedio stabilito”. Multe pesanti per Chelsea e Barcellona
Tre milioni di multa e nessuna limitazione per le coppe, una sanzione ampiamente prevista dai Friedkin. La Roma tira un sospiro di sollievo e ora può iniziare il mercato in entrata senza patemi. La Uefa, infatti, ha diramato poco fa il comunicato in cui si annunciano le varie sanzioni a seguito delle presentazioni di bilancio legate al Fair Play Finanziario. Il club giallorosso, il cui accordo con l’Uefa scadrà il 30 giugno prossimo, aveva accumulato un totale di 18 milioni di plusvalenze così suddivise: Le Fée 2, Dahl 5,5, Zalewski 6,3 e Abraham circa 4,5 milioni.
IL PIANO FRIEDKIN – All’appello mancavano quindi circa 5-6 milioni per arrivare all’obbiettivo finale e a un debito aggregato inferiore ai 60 milioni. I Friedkin lo sapevano ma negli ultimi giorni di mercato hanno preferito andare incontro alla multa piuttosto che vendere big come Svilar o Ndicka o svendere alcuni giovani del vivaio.Niente restrizioni dei giocatori in lista Uefa quindi né ovviamente esclusioni dalle coppe per la Roma che ora guarda con più positività al mercato in entrata per Gasperini pur dovendo rispettare un tetto al monte ingaggi e dovendo poi chiudere il prossimo bilancio alle medesime condizioni. Peraltro i Friedkin avevano stanziato già 3,5 milioni nel bilancio precedente per affrontare l’eventuale multa. “L’AC Milan (ITA) , l’FC Internazionale Milano (ITA) , l’AS Monaco FC (FRA) , l’Olympique de Marseille (FRA) , il Paris Saint-Germain (FRA) , il Beşiktaş JK (TUR) , il Trabzonspor A.Ş. (TUR) e il Royal Antwerp FC (BEL) hanno tutti raggiunto gli obiettivi finanziari intermedi stabiliti per l’esercizio finanziario che si concluderà nel 2024. L’AS Roma (ITA) ha leggermente superato l’obiettivo intermedio fissato per l’esercizio finanziario che si concluderà nel 2024 ed è stata multata di 3 milioni di euro“, il comunicato Uefa. Multe pesanti invece per Chelsea (20 milioni), Barcellona (15 milioni), Lione (12,5 milioni) e Aston Villa (11 milioni).
La Figc ha escluso la società dal calcio professionistico
Massimo Cellino (LaPresse)
Ultimo atto per il Brescia Calcio: 114 anni di storia davvero al capolinea. The last dance, l’ultimo ballo: nella mattinata di giovedì 3 luglio il Consiglio federale della Figc ha escluso definitivamente la società dal calcio professionistico. Nel comunicato ufficiale della Federazione vengono ricordati gli adempimenti mancati alla scadenza perentoria del 6 giugno scorso, tra cui il pagamento di 1,1 milioni di euro alla Lega nazionale professionisti Serie B del debito scaduto il 31 gennaio, il pagamento degli emolumenti dovuti a tesserati, dipendenti e collaboratori, il versamento di varie ritenute Irpef, il versamento dei contributi Inps e altro ancora. Per tutto questo il Consiglio federale ha deliberato di “prendere atto della intervenuta non concessione alla società Brescia Calcio spa della Licenza nazionale 2025/2026 e della conseguente non ammissione della stessa al campionato di Serie C 2025/2026“.
È la conclusione di un’odissea proseguita per settimane e il cui epilogo era stato purtroppo ampiamente annunciato. Cala il sipario anche sui 13 dipendenti in forza alla società che era guidata dal presidente uscente Massimo Cellino: tutti a casa, inevitabilmente, e gira voce (da confermare) che siano stati licenziamenti semplicemente con una mail.
La questione dello stadio Rigamonti – C’è poi il capitolo stadio, che non è cosa da poco. Mercoledì 2 luglio il presidente Cellino (o suoi rappresentanti) era atteso a Mompiano per la consegna delle chiavi del Rigamonti al Comune di Brescia, che ne detiene la proprietà: non si è presentato nessuno e il termine ultimo per il cambio delle serrature – letterale, non è un modo di dire: la Loggia cambierà tutte le serrature – è stato prorogato a venerdì. Difficile che cambi qualcosa anche in tal senso.
Così la Loggia in una nota diffusa qualche giorno fa: “Il Comune di Brescia comunica che il 28 giugno 2025 il contratto di concessione dello stadio Rigamonti con la società Brescia Calcio si è risolto di diritto.La risoluzione è conseguenza della diffida trasmessa nei giorni precedenti, in seguito alla quale Brescia Calcio ha effettuato un pagamento parziale di 109.096,06 euro, somma corrispondente a una delle due rate previste, come indicato anche nell’oggetto del versamento. Non essendo stato saldato l’intero importo dovuto, il contratto si intende sciolto secondo quanto previsto dall’accordo“. La determina formale di risoluzione è stata notificata il 30 giugno, richiedendo il rilascio e la restituzione dell’impianto per il 2 luglio alle 17(ma come detto, non si è presentato nessuno).
Cos’è successo in queste settimane – È finito tutto in poco più di un mese. Da quando, dopo la salvezza conquistata sul campo all’ultima giornata, il Tribunale federale nazionale (era il 29 maggio) aveva sanzionato il Brescia con 8 punti di penalizzazione, 4 da scontare nella corrente stagione sportiva – dunque con retrocessione immediata – e altri 4 nella prima stagione sportiva utile a decorrere dal 2025/2026, con pene accessorie di 6 mesi di inibizione per il presidente Massimo Cellino e per il consigliere delegato della società Edoardo Cellino. Storia nota: pagamenti mancati, ricorsi e controricorsi, indagini e altro ancora. Sul ponte sventola bandiera bianca.
La nuova vita del Brescia Calcio potrebbe però ripartire da Giuseppe Pasini, patron della Feralpisalò che andrebbe a sostituire l’attuale società (fallita) per consentirle di ripartire almeno dalla Serie C: c’è già stato un primo (e positivo, dicono i bene informati) incontro in Loggia tra la sindaca Laura Castelletti, lo stesso Pasini e Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A. Di certo non finisce qua: l’ormai ex presidente Cellino ha già annunciato battaglia, legale e non. Chi l’ha dura, la vince? Tutti speriamo per il bene del Brescia.