Secondo alcune fonti, Trump si sarebbe nascosto in un container per il catering per imbarcarsi su un volo segreto in Turchia, nel contesto delle minacce provenienti dall’Iran.
A luglio è stato utilizzato un elaborato stratagemma per trasferire il presidente da un aereo Air Force One a un volo militare.
Un camion per il catering parcheggiato vicino all’Air Force One prima della partenza di Trump dall’aeroporto internazionale di Ankara, in Turchia, nel luglio 2026. Foto: Alex Brandon/AP
Il mese scorso Donald Trump è partito dalla Turchia per la Gran Bretagna a bordo di un volo militare segreto, mentre la Casa Bianca affermava che si trovasse a bordo dell’Air Force One. Si trattava di uno stratagemma straordinario, orchestrato a seguito di una minaccia di assassinio da parte dell’Iran, che prevedeva di nascondere il presidente in un container per il catering aeroportuale, secondo quanto riportato dal Washington Post e dal New York Times.
Secondo il Washington Post , l’operazione si è svolta mentre Trump si trovava ad Ankara per un vertice NATO con i leader mondiali . Il presidente sarebbe salito a bordo del vecchio jumbo jet Air Force One sotto gli occhi delle telecamere, per poi essere trasferito segretamente pochi minuti dopo su un aereo più piccolo tramite un camion di catering aeroportuale, solitamente utilizzato per caricare pasti e altre provviste prima del volo.
Un funzionario ha confermato l’operazione anche al New York Times . Il Guardian ha contattato la Casa Bianca e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per un commento.
La posizione effettiva di Trump è stata tenuta nascosta ai giornalisti e ad alcuni membri dello staff della Casa Bianca. Un funzionario statunitense ha dichiarato al Post che una minaccia credibile rivolta a Trump e provenientedall’Iran ha dato il via all'”operazione di depistaggio“.
L’amministrazione aveva precedentemente affermato che Trump aveva lasciato la Turchia l’8 luglio a bordo del vecchio Air Force One. Il presidente aveva anche annunciato su Truth Social che avrebbe utilizzato il “vecchio Air Force One” anziché l’aereo che lo aveva portato lì, un nuovo Boeing 747-8 donatogli dal Qatar.
Il viaggio al vertice della NATO è stato il primo volo internazionale per il nuovo aereo, i cui rapidi aggiornamenti avevano sollevato interrogativi sui costi e sulla sicurezza, e si è svolto mentre le ostilità con l’Iran, confinante con la Turchia , si intensificavano .
Prima di lasciare Ankara, Trump ha dichiarato su Truth Social che avrebbe utilizzato un vecchio Air Force One azzurro “per nostalgia dei vecchi tempi” per raggiungere la base RAF Mildenhall in Gran Bretagna, mentre il nuovo aereo avrebbe fatto scalo nella stessa base per permettere ai militari statunitensi lì di stanza di visitare il velivolo.
Un’operazione simile ebbe luogo nel 2000, quando Bill Clinton utilizzò un jet privato senza contrassegni per volare in Pakistan, mentre il suo Air Force One ufficiale fu inviato come diversivo.
In quell’occasione, i giornalisti che credevano di viaggiare con Trump sul vecchio Air Force One riferirono di essere stati invitati a tenere chiuse le tendine dei finestrini nella cabina stampa. Il Washington Post riferì che anche alcuni membri dello staff della Casa Bianca credevano che il presidente fosse a bordo.
Quando in seguito i giornalisti gli chiesero perché avessero dovuto tenere le tende abbassate durante il volo, Trump rispose che era perché probabilmente si trovavano su un volo pericoloso. E aggiunse: “Ma se vado io, andate anche voi. Giusto?“.
Secondo quanto riportato dal Post, il C-32A con a bordo Trump è atterrato in Gran Bretagna intorno alle 22:20 ora locale, mentre il più vecchio Air Force One, con a bordo i media, è arrivato pochi minuti dopo.
Il New York Times ha riportato: “Il signor Trump è stato portato in auto dal terzo aereo con cui era arrivato al vecchio Air Force One, è salito a bordo da un ingresso diverso ed è sceso dal gradino della porta in alto a sinistra, come faceva di solito, secondo un funzionario statunitense”.
Secondo quanto riferito dai giornalisti al seguito di Trump, il presidente è sceso dalle scale del vecchio Air Force One alle 22:56 ora locale. Ha fatto il segno della pace ai giornalisti, ma non si è avvicinato per parlare con loro. Ha poi trascorso un po’ di tempo a salutare i militari prima di dirigersi verso il nuovo aereo, donato dal Qatar.
Interpellata in merito alla rivelazione di un volo segreto su un terzo aereo, la Casa Bianca ha rilasciato una dichiarazione tramite Steve Cheung, direttore delle comunicazioni, il quale ha affermato che il jet donato dal Qatar è stato dotato di protocolli di sicurezza di alto livello che garantiscono l’incolumità del presidente e del suo staff.
“Come ha affermato di recente il presidente, ci sono molti nemici dell’America che lo prendono di mira, e noi utilizziamo ogni strumento a nostra disposizione per contrastare queste minacce“, ha dichiarato Cheung. Si tratta della stessa dichiarazione rilasciata al Post.
Tragico il bilancio parziale del sisma 7,4 che ha colpito ieri il Paese. Crollati 86 edifici. Madre e neonato salvati dalle macerie, Usa annunciano aiuti per 15,5 milioni di dollari
Terremoto e soccorsi in Colombia – Afp
Almeno 132 persone sono morte e 570 sono rimaste ferite in seguito al terremoto di magnitudo 7,4 che ha colpito la Colombia ieri, secondo quanto riferito dall’Associazione colombiana delle città capoluogo, che aveva precedentemente incontrato il presidente della Repubblica per coordinare la risposta all’emergenza. Lo riporta Cnn International.
“La città di Pereira, capoluogo del dipartimento di Risaralda, conta 60 delle vittime“, ha reso noto l’associazione.
“Inoltre, cinque città capoluogo del Paese sono in allerta rossa, 86 edifici sono crollati e sette aeroporti hanno sospeso le operazioni“, ha aggiunto l’organizzazione. Il sindaco di Cali, Alejandro Eder, ha disposto un coprifuoco sull’intera città in seguito a segnalazioni di possibili saccheggi, dopo il terremoto che ha colpito il capoluogo della Valle del Cauca.
“Il provvedimento sarà in vigore dalle 20:00 di lunedì alle 6:00 di martedì, secondo quanto annunciato da Eder, il quale ha anche ordinato il dispiegamento di militari in vari punti della città e pattugliamenti congiunti di polizia ed esercito“, continua la Cnn.
A Cali 188 dispersi – Il presidente della Colombia Abelardo de la Espriella ha intanto fornito un rapporto aggiornato da Cali, terza città per popolazione del Paese e tra le più colpite dal terremoto di ieri, dichiarando che “la priorità è localizzare le 188 persone disperse“, riporta il quotidiano El Tiempo. Ha inoltre riferito che quasi 5.000 abitazioni in città sono state colpite.
Il presidente De La Espriella ha incontrato il sindaco Eder e la governatrice della Valle del Cauca, Dilian Francisca Toro, per valutare la situazione e stabilire le azioni successive.
“Ci troviamo attualmente presso il Posto di Comando Unificato nella città di Cali – ha detto De La Espriella – e vorrei fornire un aggiornamento sui danni e sull’impatto dell’evento. Si contano circa 5.000 abitazioni danneggiate o crollate, 35 vittime (distribuite su 40 comuni, escluse Cali e Buenaventura) e circa 700 feriti; tre ospedali sono crollati, 18 hanno riportato danni e 39 istituti scolastici sono stati colpiti, mentre l’aeroporto ha subito danni ed è operativo con limitazioni. Tuttavia, la nostra preoccupazione maggiore riguarda senza dubbio le 188 persone disperse; è proprio su questo aspetto che concentreremo gli sforzi dello Stato, in pieno coordinamento con le amministrazioni dipartimentali e comunali e, naturalmente, con il Governo nazionale“, ha aggiuntoDe La Espriella.
Madre e neonato salvati tra le macerie – Un neonato e sua madre, intrappolati sotto le macerie di un edificio crollato, sono intanto stati messi in salvo a Cali, continua El Tiempo.
Le immagini video diffuse sui social media mostrano le operazioni di salvataggio dei due dalle macerie. Si tratta di una donna e di un bambino di pochi mesi. Il filmato mostra l’intervento di soccorso durante il quale le squadre di emergenza, insieme ai membri della comunità, li hanno estratti vivi, ponendo fine al loro calvario. Il sindaco della città ha dichiarato più volte che la città ha subito gravi danni e ha esortato la popolazione a restare unita.
“Cittadini di Cali, questo è il momento dell’unità. Oggi non possiamo permettere che le nostre differenze ci dividano. Dobbiamo aiutarci, sostenerci a vicenda e collaborare“, ha affermato. Ha inoltre confermato che “le squadre di emergenza sono presenti nelle aree colpite per le operazioni di ricerca e soccorso, mentre noi stiamo visitando la città, ascoltando le famiglie, raccogliendo informazioni ed effettuando una ricognizione per individuare chi necessita di assistenza“, si legge ancora su El Tiempo.
Dagli Usa aiuti per 15,5 milioni di dollari – A seguito del devastante terremoto, l’Amministrazione Trump “si impegna a stanziare 15,5 milioni di dollari per finanziamenti destinati a rifugi di emergenza, cibo, protezione e valutazioni dei danni sismici“. Lo annuncia il Dipartimento di Stato degli Usa su X. “Siamo uniti nella preghiera con il popolo colombiano e siamo pronti a sostenere il Presidente De La Esprilla e il suo governo mentre valutano i bisogni sul campo“, si legge ancora.
Il violento sisma è stato registrato poco dopo le 7:30, ora locale, nella zona di San José del Palmar, nel dipartimento di Chocó, nella parte occidentale del Paese
Un edificio danneggiato dal sisma nella città di Pereira, in Colombia (Foto LaPresse)
Una violenta scossa di terremoto, di magnitudo compresa tra 6.6 e 7.4 in base alle prime rilevazioni, è stata registrata nella giornata di oggi, lunedì 10 agosto, in Colombia. Il potente sisma si è verificato alle 7:34 (ora locale): secondo quanto reso noto dal Servizio geologico colombiano (Sgc) e dell’Usgs (United States geological survey) l’epicentro è stato registrato a San José del Palmar, nel dipartimento di Chocó, a circa 280 chilometri a ovest di Bogotá, nella parte occidentale del Paese sudamericano, a una profondità di circa 100 chilometri.
Crolli e vittime – Secondo il bilancio aggiornato grazie ai resoconti dei governatori e dei sindaci delle zone colpite dal sisma, il numero delle vittime avrebbe superato quota 80, mentre si scava ancora tra le macerie alla ricerca di superstiti. Almeno 40 persone hanno perso la vita nell’area metropolitana di Pereira, secondo quanto riferito dal primo cittadino Mauricio Salazar.
Gravi danni sono stati registrati anche a Cali, capoluogo del dipartimento di Valle del Cauca, dove almeno 25 strutture sono crollate con persone rimaste intrappolate sotto le macerie. “Ho chiesto aiuto a Bogotà e Medellín affinché inviino squadre di soccorritori“, ha scritto su X il sindaco Alejandro Eder, invitando i cittadini a “mantenere la calma e uscire dagli edifici” in presenza di grosse crepe. Tre vittime erano bambini, morti nel comune di Calima El Darién a causa del crollo di un muro. Il numero dei morti resta provvisorio e potrebbe aumentare con il proseguo delle verifiche e delle operazioni di soccorso.
Tra le città maggiormente colpite ci sono anche Manizales, Calì, Zarzal e Támesis. Intanto sui social sono diversi i video che mostrano la distruzione provocata dal terremoto, soprattutto nella città di Manizales, con cittadini che fuggono dalle aree in cui gli edifici sono gravemente danneggiati. Il sisma ha anche provocato il crollo della cupola della Catedral Basílica Metropolitana.
Soccorsi in azione – La governatrice Nubia Carolina Córdoba ha diffuso un messaggio tramite i suoi canali social: “C’è stato un grave evento sismico nel dipartimento di Chocó. Siamo preoccupati per le scosse di assestamento. Sebbene l’epicentro sia stato a San José del Palmar, si registrano feriti e gravi danni agli edifici anche nel capoluogo, Quibdó. Stiamo già valutando i danni per poter redigere il primo rapporto ufficiale”. La stessa governatrice ha poi precisato che le autorità e i team di emergenza sono già attivamente impegnati nelle operazioni di soccorso sul territorio.
Lingua originale: spagnolo #SismosColombiaSGC Evento Sísmico – Bollettino Preliminare, 2026-08-10, 07:34 ora locale Magnitudo 6.7, Profondità 82 km, San José del Palmar – Chocó, Colombia Ha sentito questo sisma? riportalo
Acabamos de pasar un grave evento sísmico en el departamento del Chocó. Nos preocupan las réplicas. Aunque el epicentro fue San José del Palmar, en la capital Quibdó hay heridos y graves daños en las edificaciones. Ya estamos haciendo la evaluación de daños para emitir el primer… https://t.co/tqfFPcdVx7
— Nubia Carolina Córdoba-Curi (@NubiaCarolinaCC) August 10, 2026
I danni provocati dal terremoto in Colombia (Foto LaPresse)
I danni provocati dal terremoto in Colombia (Foto LaPresse)
È successo nella tarda mattinata di lunedì 10 agosto. Sul posto i vigili del fuoco, la polizia locale e il 118
L’incidente all’aeroporto di Linate (foto Milano airports/Fb)
Incidente sulla pista dell’aeroporto di Linate nella tarda mattinata di lunedì 10 agosto, dove una Fiat Panda di una società di handling si è schiantata contro un jet privato all’interno del posteggio degli aerei.
L’incidente – Tutto è accaduto poco prima delle 11.30, come riportato dall’agenzia regionale di emergenza urgenza (Areu). Sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118, i vigili del fuoco con quattro mezzi e la polizia locale.
Fortunatamente non si segnalano feriti. L’automobile, nel detaglio, ha colpito il muso dell’aereo.
I rilievi e la messa in sicurezza – Gli agenti della polizia locale di Milano hanno effettuato i rilievi per determinare l’esatta dinamica del sinistro, mentre i vigili del fuoco – sul posto con i mezzi aeroportuali e un’autopompa del comando di piazzale Cuoco – si sono occupati delle operazioni di messa in sicurezza dell’area.
Ritardi e disagi – Si sono registrati alcuni ritardi operativi, che stanno progressivamente rientrando.Due aerei in arrivo sono stati dirottati all’aeroporto di Orio al Serio, a Bergamo, e a Milano Malpensa.
Ue: “Sarà la giornata per le vittime del lavoro”. Mattarella: “La gestione dei flussi migratori rispetti dignità delle persone”. Meloni: “Ricordare sacrificio per difendere dignità del lavoro”. Tensioni durante la cerimonia
Tra il 1946 e il 1956 più di140 mila persone emigrarono dall’Italia, immiserita da anni di guerra, per andare a lavorare nelle miniere di carbone della Vallonia, in Belgio. C’era un accordo: il Belgio, a corto di manodopera, avrebbe fornito all’Italia l’equivalente di 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore italiano inviato.
Per convincere gli uomini a lavorare nelle miniere belghe, si affissero in tutta Italia manifesti che presentavano unicamente gli aspetti allettanti di questo impiego. In realtà,le condizioni di vita erano molto dure. I minatori vivevano in misera abitando baracche spesso ricavate dalle prigioni di guerra.
In una di queste miniere, Bois du Cazier, vicino alla città di Marcinelle, alle 8.10 dell’8 agosto 1965, a quasi un chilometro di profondità, un carrello per trasportare il carbone su bloccò in un montacarichi, provocando la rottura di un condotto di olio sotto pressione e di alcuni cavi elettrici e quindi un’esplosione e l’incendio che si propagò rapidamente a tutta la miniera, che non aveva uscite di sicurezza.
Intrappolati dal fuoco e soffocati dall’ossido di carbonio, morirono 262 dei 275 minatori che stavano lavorando in quel momento, solo 13 si salvarono. Più della metà dei deceduti, 136, erano migranti italiani. Di questi, 60 venivano dall’Abruzzo e 22 di essi da Manoppello, in provincia di Pescara. Ci sarebbero voluti 15 giorni prima che una squadra di soccorso riuscisse a entrare nella miniera, trovando tutti i corpi.
Mattarella: “Simili sciagure non si ripetano. La gestione dei flussi migratori rispetti la dignità delle persone” – “Commemorando Marcinelle e rendendo un tributo a coloro che vi perirono – come in altri luttuosi episodi nella storia dell’emigrazione italiana – siamo invitati a riflettere sul prezzo umano che venne pagato e ad agire, affinché simili sciagure non abbiano a ripetersi e la gestione dei flussi migratori obbedisca a criteri di rispetto della dignità delle persone“. Loafferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un passaggio del messaggio inviato in occasione del 70° anniversario della tragedia di Marcinelle e della 25esima Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.
“Il diritto al lavoro, l’esigenza di tutelarne ovunque e per chiunque la sicurezza – cardine della nostra Costituzione – esprime oggi un principio fondante che accomuna l’intera casa europea, nella quale protezione dei lavoratori e contrasto di ogni forma di sfruttamento sono divenuti patrimonio condiviso“, aggiunge il capo dello Stato.
Meloni: “Ricordare il sacrificio per difendere la dignità del lavoro” – “Oggi l’Italia ricorda le 262 vittime della tragedia di Marcinelle. 136 gli italiani, emigrati inBelgio in cerca di un futuro migliore e che trovarono, purtroppo, la morte nel buio di una miniera. Marcinelle è una vicenda che appartiene alla nostra memoria collettiva. Ma è anche il simbolo dello straordinario contributo che decine di milioni di italiani hanno dato al benessere di intere Nazioni e continenti, mantenendo sempre un legame profondo con la madre patria“. Lo scrive in una nota la premier, Giorgia Meloni. “Ogni 8 agosto – ricorda – onoriamo tutto questo e rendiamo omaggio alla grande storia dell’emigrazione italiana: una storia fatta di lavoro, sacrificio, rispetto delle regole, integrazione e dignità“, sottolinea ringraziando poi la “lungimiranza di un patriota come Mirko Tremaglia, che da Ministro per gli italiani nel mondo propose e fece istituire 25 anni fa la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano del mondo“.
“Siamo orgogliosi – continua Meloni – che le Istituzioni europee abbiano deciso di istituire l’8 agosto come “Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la tutela della dignità dei lavoratori“. Una iniziativa italiana, che il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza e che il Governo ha fatto propria e sostenuto con convinzione, per riaffermare – sottolinea – che il lavoro deve sempre essere sinonimo di dignità, diritti e sicurezza e che in Europa non può esserci spazio per chi sfrutta le persone e calpesta i diritti dei lavoratori. Ricordare Marcinelle significa onorare chi ha costruito, con il proprio sacrificio, un tassello fondamentale della storia d’Italia, d’Europa e del mondo. E vuol dire rinnovare il nostro impegno a difendere quei valori di lavoro, libertà e dignità che continuano a guidare la nostra azione“, conclude la premier.
La commemorazione – Le commemorazioni ufficiali sono iniziate alle 17 di venerdì con la deposizione di fiori al Monumento internazionale alle vittime del lavoro, nella piazza centrale di Marcinelle, con gli interventi delle organizzazioni sindacali.
Per l’Italia, i segretari di Cgil e Cisl, Maurizio Landini e Daniela Fumarola. Se 70 anni dopo Marcinelle , in Italia, ogni giorno si continua a morire sul posto di lavoro “penso che questo segni un fallimento del fare impresa, perché è il modello di fare impresa che uccide”, ha affermato Landini. “Quando un’impresa pensa che il profitto viene prima di ogni altra cosa, mette in conto che le persone possono morire, che possono essere sostituite con qualcun altro. E quindi noi ci stiamo battendo proprio perché in Italia il 70% di quelli che muoiono sono lavoratori precari o dipendenti di aziende in appalto, in subappalto, in sotto appalto“. “Per contrastare le morti sul lavoro bisogna contrastare la precarietà e bisogna riaffermare un modello di fare impresa che rimetta al centro il lavoro, la persona“, dice Landini. Ma, “in queste ore, in questi giorni, nel nostro paese il governo sta proponendo un provvedimento per peggiorare le leggi, per togliere la responsabilità dell’impresa“, ed “il quadro della legislazione che sta venendo avanti è l’idea che prevale che l’impresa e il mercato possa fare quello che gli pare senza vincoli sociali“.
Sabato mattina i discorsi delle autorità mentre alle 11.30 il ricordo delle vittime proseguirà al cimitero cittadino. Alle 13 è prevista infine la visita al sito del Console Generale d’Italia.
La cerimonia – Non è stata la solita cerimonia di Marcinellequella che ha avuto luogo al Bois du Cazier in occasione del 70/o anniversario della tragedia dei minatori. Già fuori dal recinto della miniera una sparuta ma rumorosa pattuglia di manifestanti ha atteso di prima mattina l’arrivo della delegazione italiana, guidata dal presidente del Senato, Ignazio La Russa.
La Russa: “Fu un punto di svolta per la sicurezza sul lavoro“ – “70 anni fa a Marcinelle si compiva una tragedia che non è stata dimenticata. Molti italiani, ma non solo italiani, morirono in quel drammatico evento. Ogni anno noi, nel ricordare loro, ricordiamo il sacrificio di tutti coloro che per il lavoro hanno lasciato le loro case, le loro famiglie e sono venuti a costruire un domani migliore per loro stessi e per le città che li ospitavano”.
Lo ha dichiarato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, in occasione delle commemorazioni del disastro minerario avvenuto nel 1956 in Belgio, a margine del convegno, a Charleroi, “L’Europa del lavoro, dei popoli, della dignità” organizzato dal gruppo ECR.
“Credo che la tragedia di Marcinelle abbia rappresentato un punto di svolta per la sicurezza del lavoro – ha aggiunto – e questo esempio
Tajani: “Mai più morti sul lavoro” – Scrive il ministro degli Esteri Antonio Tajani in una nota pubblicata dall’ambasciata a Bruxelles: “Nel pozzo del Bois du Cazier persero la vita 262 lavoratori di dodici nazionalità, di cui 136 italiani. Oggi li ricordiamo uno ad uno. Dietro quei numeri vi erano nomi, volti, famiglie, speranze. Uomini partiti per costruire, attraverso il lavoro, un futuro migliore per i propri figli e per contribuire alla rinascita dell’Italia. Questa giornata appartiene anche a chi restò: alle vedove, agli orfani e alle comunità che seppero trasformare un dolore immenso nella forza della memoria e nel coraggio di andare avanti. Da loro abbiamo imparato il significato più autentico della dignità: quella di chi aveva lasciato la propria terra per lavorare e quella di chi, per settant’anni, ne ha custodito e tramandato la memoria. Marcinelle è una tragedia italiana, ma anche profondamente europea. Da quel dolore maturò anche la consapevolezza che l’Europa dovesse essere non soltanto uno spazio economico, ma una comunità di diritti, solidarietà e tutela della persona”.
Si legge poi: “A settant’anni di distanza, l’Italia si stringe intorno a Marcinelle. Lo fa per rendere omaggio alle vittime, per esprimere vicinanza alle loro famiglie e per rinnovare la propria gratitudine verso i milioni di connazionali che, con il lavoro, le capacità e il sacrificio, continuano ogni giorno a dare prestigio al nostro Paese nel mondo.Custodire la memoria di Marcinelle significa trasformarla in responsabilità. Significa difendere ovunque la dignità del lavoro, rafforzare la cultura della sicurezza e operare affinché nessuno debba più perdere la vita mentre costruisce il proprio futuro e quello della propria famiglia.Questo è l’impegno che assumiamo davanti ai caduti di Marcinelle e a tutti gli italiani nel mondo: mai più morti sul lavoro”.
Commissione Ue: l’8 agosto sarà la giornata per le vittime sul lavoro – “Chiunque vada a lavorare dovrebbe tornare a casa sano e salvo. Questo è l’impegno fondamentale che abbiamo nei confronti dei lavoratori. Non è cambiato dall’incidente di Marcinelle, né è cambiata la nostra responsabilità di rispettarlo.” Lo ha sottolineato la vicepresidente della Commissione Ue Roxana Minzatu spiegando che, “a seguito degli appelli del Parlamento europeo e di diversi Stati membri, abbiamo proposto di istituire una Giornata europea annuale in memoria delle vittime degli infortuni sul lavoro. Si celebrerà ogni anno l’8 agosto.” “Non sarà una giornata dedicata solo alla commemorazione di coloro che hanno perso la vita nel disastro di Marcinelle e in altri tragici incidenti sul lavoro. Avremo un’opportunità annuale per rinnovare l’impegno dell’Europa in materia di prevenzione e riaffermare la nostra ambizione di eliminare gli infortuni e i decessi sul lavoro, in ogni settore e in ogni Stato membro“, ha aggiunto ancora Minzatu ricordando: “nonostante i progressi compiuti nella riduzione dei decessi sul lavoro, ogni anno nell’Unione europea più di 3.000 lavoratori perdono la vita a causa di infortuni sul lavoro e si stima che oltre 170.000 muoiano per malattie professionali. Condizioni di lavoro sicure e salubri sono una priorità assoluta. Sono sancite dal Trattato sull’Unione europea e dal Pilastro europeo dei diritti sociali, e sono fondamentali per ciò che un’Europa equa, competitiva e sociale deve realizzare“.
Domenica su Rai1 il documentario “Il fiore delle terre nere” – La strage di Marcinelle è raccontata anche da “Il fiore delle terre nere – Marcinelle 70 anni dopo”, il documentario prodotto da Pandataria Film e presentato da Rai Documentari, in onda domenica 9 agosto alle 23.55 su Rai1 nella rubrica Speciale Tg1‘. All’interno della puntata, un’intervista realizzanta a Manoppello(il paese abruzzese da cui provenivano una ventina delle vittime), a Lucia Romasco, ultima vedova di Marcinelle, oggi 91enne. Aveva 21 anni e un figlio di appena 20 mesi quando, la mattina dell’8 agosto 1956, arrivò tra le prime ai cancelli del Bois du Cazier. Suo marito Santino Di Donato, 26 anni, l’aveva salutata poche ore prima con un bacio, prima di scendere in miniera. Il ricordo di Lucia, il suono delle sirene, l’odore del fumo e l’attesa davanti ai cancelli restituiscono il dolore di quella giornata e diventano il respiro profondo di una memoria lunga settant’anni.
Accanto alla sua storia, il documentario raccoglie altre testimonianze di dolore e resilienza, come quella di Camilla Iezzi, anche lei di Manoppello, nata proprio durante i funerali del padre e dello zio, entrambi morti nella miniera. Spazio anche alla giovane cantastorie abruzzese Lara Molino e al suo rapporto con il mondo delle miniere d’Abruzzo, profondamente legato alla vicenda di Marcinelle.
Calderone: “Il lavoro deve essere più sicuro” – “La ricorrenza del settantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle è per noi un momento per ricordare le vittime italiane che persero la vita lavorando all’interno di una miniera di carbone. È un momento anche per celebrare non solo l’importanza del lavoro, ma l’importanza del lavoro sicuro e di una vita lavorativa che, all’insegna della sicurezza, possa consentire alle persone di vivere dignitosamente con le loro famiglie e di poter invecchiare di lavoro“.
Lo ha dichiarato il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, in occasione del convegno, a Charleroi.
“Credo sia importante sottolineare anche che in questo anniversario celebriamo un risultato importantissimo: grazie alla proposta italiana, belga e di altri Paesi, l’8 agosto sarà la Giornata europea in memoria delle vittime per il lavoro”, ha aggiunto il ministro.
Un incendio è divampato oggi, sabato 8 agosto, poco prima delle 11 in una cabina elettrica del reparto Dialisi del policlinico Gemelli. Sul posto i vigili del fuoco per la messa in sicurezza dell’area e i poliziotti di Montemario impegnati nelle indagini. L’edificio è stato evacuato, mentre non si registra alcun ferito.
Le cause dell’incendio – Secondo quanto apprende l’Adnkronosda fonti qualificate all’origine dell’incendio ci sarebbe un malfunzionamento delle batterie del gruppo di continuità. L’immediata attivazione del sistema di allarme e del servizio anticendio, insieme all’immediato intervento dei vigili del fuoco, ha permesso di limitare i danni all’edificio. Indenni anche gli impianti elettrici e il gruppo elettrogeno.
Tutti i pazienti sono stati trasferiti dal personale nell’edificio centrale dell’ospedale e nessuno ha riportato conseguenze sul piano clinico. Si prevede che il centro emodialisi ambulatoriale riapra la prossima una volta effettuati tutti i controlli di sicurezza.
La Protezione civile ha diramato un avviso di allerta meteo gialla per rischio idraulico, idrogeologico e per temporali su 8 regioni: Calabria, Abruzzo, Basilicata, Lazio, Lombardia, Molise, Sicilia e Umbria. L’elenco dei settori interessati
Mappa dell’allerta meteo dell’8 agosto 2026 – (Dipartimento della Protezione civile)
Continua il maltempo su parte dell’Italia, nonostante l’ondata di caldo che mantiene le temperature oltre i 35 gradi centigradi. La Protezione civile ha pertanto deciso di diramare anche per domani, sabato 8 agosto, un avviso di allerta meteo gialla per rischio idrico, idrogeologico e per temporali su settori di alcune regioni, dal Nord al Sud della Penisola.
Allerta meteo 8 agosto, l’elenco delle 8 regioni colpite – Stando all’ultimo bollettino pubblicato sul sito ufficiale del Dipartimento, allerta meteo gialla per rischio idraulico è stata dichiarata per i seguenti settori della Calabria: Versante Jionico Centro-meridionale, Versante Tirrenico Centro-settentrionale, Versante Tirrenico Centro-meridionale, Versante Tirrenico Meridionale, Versante Jonico Settentrionale, Versante Jonico Centro-settentrionale, Versante Tirrenico Settentrionale, Versante Jonico Meridionale.
Per quanto riguarda i temporali, l’allerta meteo gialla è stata diaramata, oltre che sulla Calabria, anche su settori di Abruzzo (Marsica, Bacino Alto del Sangro, Bacino dell’Aterno), Basilicata(Basi-A1, Basi-A2, Basi-D, Basi-C), Lazio (Bacino Medio Tevere, Bacino del Liri, Aniene, Appennino di Rieti), Lombardia (Bassa pianura occidentale, Bassa pianura centro-occidentale, Bassa pianura centro-orientale, Bassa pianura orientale, Orobie bergamasche, Valcamonica, Laghi e Prealpi orientali, Nodo Idraulico di Milano, Pianura centrale, Alta pianura orientale), Molise (Frentani – Sannio – Matese, Alto Volturno – Medio Sangro),Sicilia(Nord-Orientale, versante ionico, Bacino del Fiume Simeto) eUmbria (Medio Tevere, Chiascio – Topino, Alto Tevere, Trasimeno – Nestore, Nera – Corno, Chiani – Paglia).
Infine, allerta meteo gialla per rischio idrogeologico su settori di Calabria e Sicilia.
Le previsioni meteo dell’8 agosto: ancora caldo ma diminuiscono le città bollino rosso – Anche se è ancora presto per parlare di una “tregua” dal caldo estremo, come affermano gli esperti, a partire da domani ci sarà una diminuzione del numero delle città da bollino rosso: ne saranno “solo” 19 su 27, tra quelle monitorate dal Ministero della Salute. L’allerta resta alta ad Ancona, Bari, Bologna, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo. Non mancheranno, però i temporali: al pomeriggio, gli ultimi refoli d’aria fresca e instabile in quota daranno origine a una nuova parentesi temporalesca, limitata però soprattutto ai rilievi del Nord e sulla dorsale appenninica del Centro e su parte del Sud.
Sotto la sua guida, nel 1976, la formazione romagnola si qualificò in Coppa Uefa. Fu anche sulla panchina del Milan, ma venne esonerato dopo 15 partite
Pippo Marchioro ha allenato per quasi 30 anni, dal 1970 al 1997
Un’altra grande perdita nel mondo del calcio: è morto a 90 anni Giuseppe Marchioro (qui l’ultima intervista alla Gazzetta), ex allenatore del Cesena che sotto la sua guida, nel 1976, si qualificò in Coppa Uefa. Nato a Milano, dopo diverse stagioni da calciatore (faceva l’attaccante, protagonista della scalata del Varese dalla Serie C alla Serie A tra il 1962 e il 1964) si è fatto apprezzare soprattutto da allenatore, vincendo due campionati al Como (in C1, nella stagione 1978-79, e in B, nella stagione 1979-80) e alla Reggiana (nella stagione 1988-89 in C1 e nella stagione 1992-93 in B), oltre alla Coppa Italia Semiprofessionisti nel 1973 con l’Alessandria. Il legame più forte, però, lo ha creato con la città di Cesena, dove viveva con la figlia Letizia. Fece anche una breve esperienza al Milan, nella stagione 1976-77, ma fu esonerato dopo 15 partite. Marchioro ha vissuto una vita intera nel calcio. Proprio al Milan ha fatto il settore giovanile, sognando il debutto in prima squadra che però non è mai arrivato. Il momento di maggiore gloria da calciatore lo ha vissuto segnando il gol in finale di Coppa Italia di Serie B con la maglia del Catanzaro, nel 1966.
La multinazionale canadese ha concluso l’operazione annunciata a fine 2025 con il versamento di 3 miliardi di dollari del 26% delle quote ancora in possesso dei fondatori.
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Con un comunicato datato 3 agosto, Brookfield ha annunciato di aver completato l’acquisizione di Oaktree, il fondo USA proprietario dell’Inter dall’escussione del pegno esercitato nel maggio del 2024 nei confronti della società cinese Suning, allora controllata dalla famiglia Zhang.
Questa operazione rappresenta il passo successivo di una partnership iniziata nel 2019 e riunisce pienamente le piattaforme di Oaktree e Brookfield. Con l’aggiunta di Oaktree, la piattaforma globale del credito di Brookfield offre un’ampia gamma di soluzioni nei settori del credito opportunistico, del credito legato agli asset reali, della finanza garantita da attività e del credito corporate performing, rivolgendosi a investitori istituzionali, consulenti finanziari e clienti individuali. L’operazione ha un costo intorno ai 3 miliardi di dollari per il 26% delle quote di Oaktree che erano rimaste in possesso dei soci fondatori del fondo, che è stato così valutato complessivamente 11,5 miliardi, pari a quasi 9,98 miliardi di euro.
Connor Teskey, CEO di Brookfield Asset Management, ha dichiarato: «Brookfield è da decenni uno dei principali investitori in asset alternativi e, negli ultimi 20 anni, ha costruito un’attività nel credito a complemento delle sue piattaforme globali negli asset reali. L’aggiunta del marchio Oaktree ha ulteriormente rafforzato la nostra capacità di investire attraverso i cicli di mercato e le diverse opportunità, valorizzata dallo storico di Oaktree e dalle sue capacità di valutazione degli investimenti. Non vediamo l’ora di costruire su questo solido storico e sulla profonda competenza del team, mentre continuiamo a far crescere la nostra attività globale nel credito».
Bob O’Leary e Armen Panossian, Co-CEO del Credit Group di Brookfield, hanno dichiarato: «La partnership tra Brookfield e Oaktree negli ultimi sette anni si è basata su un impegno condiviso verso investimenti disciplinati e una prospettiva di lungo periodo. Questo passo successivo ci consente di consolidare tali fondamenta e di continuare a offrire risultati solidi ai nostri clienti».
Howard Marks sarà Co-Presidente di Oaktree, oltre a mantenere il ruolo di Direttore di Brookfield Corporation e Presidente dell’Investment Solutions Group di Brookfield. Bruce Karsh sarà anch’egli Co-Presidente di Oaktree, oltre a continuare a ricoprire il ruolo di Chief Investment Officer di Oaktree e gestore dei portafogli per le strategie Global Opportunities e Global Credit della società.
Con l’acquisizione di Oaktree, gli Stati Uniti diventano il mercato più importante per Brookfield Asset Management. Il Paese ospita ora oltre il 60% della forza lavoro di Brookfield Asset Management e genera quasi la metà dei suoi ricavi. L’operazione rafforza ulteriormente la presenza storica di Brookfield negli Stati Uniti e conferma il suo impegno a investire nell’economia americana. Allo stesso tempo, la piattaforma globale di investimento di Oaktree e la sua presenza in 18 Paesi ampliano la portata dell’attività creditizia di Brookfield, rafforzandone la capacità di servire i clienti e allocare capitale a livello mondiale.
Il Maestrone se n’è andato. Francesco Guccini, 86 anni, è morto questa mattina a Pavana, circondato dall’affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari. La famiglia informa che “nel rispetto delle sue volontà le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata” e chiede che “in questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità”, ringraziando “tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto”.
Da allora ne sono passati altri quaranta e il Maestrone non ha mai smesso di dire la sua, in musica (18 album) o parole, tra romanzi, racconti e storie. Una decina d’anni fa aveva annunciato che avrebbe smesso di cantare, non ne aveva più voglia. “Non ho neanche più i calli sui polpastrelli, la chitarra non potrei suonarla” aveva spiegato a Gino Castaldo, “una volta dietro il palco ho canticchiato con gli amici ma niente di più, di fatto non mi manca, non ho voglia di tornare a cantare su un palco, anche se è stata una parte così importante della mia vita“. Per poi aggiungere, qualche anno dopo: “Mi manca il prima e il dopo, soprattutto il dopo quando si andava a mangiare, mi mancano i musicisti e mi manca la botta, l’urlo della gente, anche se durava secondi, ma la tensione no, quella era una sofferenza“.
Messa da parte la musica, si era dedicato atempo pieno alla scritturanel borgo in cui ormai viveva da oltre vent’anni, Pàvana, località dell’Appennino pistoiese al confine con il territorio bolognese. “Sono arrivato a Pàvana che ero proprio un bambino appena nato” aveva raccontato a Luca Valtorta in occasione dei suoi 80 anni, “e ci sono stato per i primi cinque anni di vita. Qui ho imparato a parlare e a camminare: ho avuto una specie di imprinting da questo mondo che adesso non esiste più e che ho raccontato nel mio romanzo, Tralummescuro, una civiltà che sta scomparendo, anzi che è scomparsa. Ma a questa io sono legato… qui siamo praticamente circondati dall’Emilia“.
Nel 2022, presentando a Firenze il suo libro Tre cene (L’ultima invero è un pranzo) aveva confessato al pubblico anche i suoi problemi di salute. “Purtroppo mi son beccato la maculopatia bilaterale, in tutti e due gli occhi” aveva spiegato il cantautore. “Ci vedo a camminare ma fino a un certo punto e quindi non riesco più a leggere”.
Nato a Modena il 14 giugno 1940, a causa della guerra trascorre i primi anni nel paese dei nonni paterni, Pàvana appunto. Studia a Modena, nel ’61 si trasferisce con la famiglia a Bologna e dopo il servizio militare decide di tornare all’università, Facoltà di Magistero con indirizzo in Materie Letterarie.
Ma qualche anno dopo la musica prende il sopravvento, inizia a imporsi come autore per l’Equipe 84 (L’antisociale, Auschwitz, E’ dall’amore che nasce l’uomo), per I Nomadi (Noi non ci saremo, Dio è morto, Per fare un uomo e molti altri) e per Caterina Caselli. Il primo album è del 1967, Folk Beat n°1, a nome Francesco (senza il cognome Guccini) che contiene la sua versione di Noi non ci saremo e Auschwitz(La canzone del bambino nel vento), oltre a Statale 17, Il Socialee l’Antisociale e Canzone per un’amica (In morte di S.F.).
Il salto artistico arriva nel 1972 con Radiciche comprende anche Piccola città, Incontro, Canzone dei dodici mesi, Canzone della bambina portoghese, Il vecchio e il bambino e La locomotiva, il brano con cui per molti anni ha chiuso ogni suo concerto.
Ma arriva anche il successo commerciale nel 1976 con Via Paolo Fabbri 43 che contieneL’avvelenata e Piccola storia ignobile in cui racconta il dramma dell’aborto. Due anni dopo è la volta di Amerigoe di Eskimo. Nel 1979 esce Album Concerto, un live realizzato con i Nomadi e registrato al Kiwi di Piumazzo e al Club ‘77 di Pàvana. Nel 1984 segue il live Fra la via Emilia e il West, registrazione del concerto in piazza Maggiore a Bologna, ristampato di recente per il 40esimo anniversario.
Nel 1989 esordisce come scrittore con Cròniche epafàniche, il suo primo romanzo. Nel 2012 pubblica L’ultima Thule, canzoni incise a Pàvana nel Mulino dei nonni, con cui dichiara di volersi congedare dalla sua professione di cantautore.
Nel novembre 2024 Guccini, benché poco avvezzo all’uso dei social ha chiesto al suo staff dieliminare il suo account su X: “Elon Musk – ha spiegato il cantautore – ha delle idee che sono lontane anni luce dalle mie. Non ho alcun interesse a comunicare su una piattaforma che contribuisce a plasmare narrazioni e a manipolare pensieri politici. Continuerò a vivere serenamente nella mia Pàvana – ha poi aggiunto – credo che nessuno sentirà la mia mancanza su X“.
I vigili del fuoco sul posto insieme alla polizia hanno evacuato in via precauzionale gli ospiti della struttura. Sul posto al lavoro tre squadre di pompieri. Nessun ferito
Le fiamme in via Macchi – Foto inviata a MilanoToday
Almeno cinque auto carbonizzate, altre otto danneggiate dalle fiamme in strada e un hotel evacuato, con 130 persone fatte uscite in via precauzionale dalla struttura e poi rientrate. Grosso incendio all’alba di mercoledì 5 agosto, a Milano. In via Macchi, in zona stazione Centrale, hanno preso fuoco una decina di veicoli parcheggiati in strada.
Le fiamme – La telefonata che ha messo in moto la macchina dei soccorsi è partita pochi minuti dopo le cinque e in via Macchi sono intervenuti i vigili del fuoco con tre squadre di soccorso insieme alla polizia locale e agli agenti della questura che avevano notato la colonna di fumo alzarsi dalla zona mentre erano impegnati in un servizio di controllo poco distante.
Hotel evacuato – Il rogo, secondo quanto appreso da MilanoToday, ha coinvolto diverse auto con le fiamme arrivate a ridosso della facciata della struttura ricettiva. Gli ospiti che alloggiavano allo Starhotel sono stati fatti evacuare in via precauzionale. I vigili del fuoco hanno fatto uscire dalle stanze circa 130 persone che sono poi rientrate nella struttura messa in sicurezza. Sul posto l’Agenzia regionale emergenza e urgenza ha inviato anche un’ambulanza per prestare assistenza: non risultano feriti e nessuno è rimasto coinvolto dal rogo o intossicato dal fumo.
La colonna di fumo – Da via Macchi mercoledì mattina si è alzata una colonna di fumo nero visibile in zona. Quando i vigili del fuoco sono arrivati sul posto, dopo la segnalazione giunta inizialmente alla centrale operativa per un rogo di auto in strada, si sono trovati davanti un incendio più esteso. Al momento non sono note le cause all’origine del rogo e sono in corso gli accertamenti per far luce sulla dinamica. Non è escluso che le fiamme siano divampate da una delle vetture in sosta nel tratto, propagandosi poi agli altri mezzi. Almeno 13 le vetture coinvolte.
Martedì sera a Milano, invece, in zona Barona, si è verificato un altro incendio notato a chilometri di distanza anche in altri quartieri: a bruciare era un ex concessionario in via Ettore Ponti.
La colonna di fumo nero da via Macchi – Foto inviata a MilanoToday
La scossa poco dopo le 10 di martedì mattina 4 agosto. Paura in città
Una scossa di terremoto è stata avvertita questa mattina 4 agosto alle ore 10.15 a Pisa e provincia. Numerose le segnalazioni giunte anche alla nostra redazione da parte di cittadini che hanno avvertito distintamente la scossa. Il terremoto è stato avvertito anche in altre zone della Toscana, in particolare nelle province di Lucca e Massa Carrara.
La scossa, secondo i dati di Ingv – Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia, ha avuto una magnitudo di 4.3 con epicentro tra Marina di Pisa e l’aeroporto Galilei, per la precisione nel parco di San Rossore in zona Cascine Nuove, ad una profondità di 8 km.
Verifiche in corso da parte del sistema regionale di Protezione civile per rilevare eventuali danni.
Terremoto di magnitudo ML 4.3 del 04-08-2026 ore 10:15:18 (Italia) in zona: 7 km W Pisa (PI)
L’Italia resta nella morsa del caldo africano: oggi 25 città sono da bollino rosso, temperature fino a 40 gradi e afa intensa. Temporali isolati e possibile attenuazione del caldo dopo l’8 agosto
L’ondata di caldoche sta investendo l’Italia non accenna a diminuire. Anche oggi il Ministero della Salute ha diramato il livello massimo di allerta, il bollino rosso, per 25 delle 27 città monitorate, segnalando condizioni di rischio elevato per la salute non solo delle persone fragili, ma dell’intera popolazione.
Restano escluse soltanto Messina e Reggio Calabria, mentre il resto del Paese continua a fare i conti con temperature eccezionali e un’afa sempre più opprimente.
Parallelamente, la Protezione Civile ha emesso un’allerta gialla per rischio temporali in alcune aree di Abruzzo, Umbria e Sicilia, dove nel pomeriggio potranno svilupparsi fenomeni localmente intensi, pur senza modificare il quadro generale dominato dall’anticiclone africano.
Anticiclone africano protagonista: l’afa durerà almeno un’altra settimana – Secondo gli ultimi aggiornamenti meteorologici, l’Italia rimarrà ancora per diversi giorni sotto l’influenza di una robusta struttura anticiclonica di origine subtropicale che interessa gran parte del Mediterraneo. La presenza stabile dell’alta pressione impedirà l’arrivo delle perturbazioni atlantiche, favorendo invece giornate soleggiate ma estremamente calde.
Le temperature continueranno a mantenersi ben oltre le medie climatiche del periodo. Nelle aree interne del Centro Italia e in gran parte della Pianura Padana i valori massimi raggiungeranno diffusamente i 38-39 gradi, mentre nelle zone più esposte all’accumulo di calore potranno registrarsi picchi vicini ai 40 gradi.
Le aree maggiormente interessate saranno la pianura emiliano-romagnola, il basso Veneto, la Lombardia sud-orientale, l’Umbria e le zone interne di Toscana e Lazio, dove il caldo sarà accompagnato da condizioni di forte disagio fisiologico.
Mari sempre più caldi e notti tropicali: perché il caldo si percepisce ancora di più – A rendere l’ondata di calore ancora più pesante è l’umidità. I mari che circondano la penisola hanno raggiunto temperature particolarmente elevate, in molti casi superiori ai 28 gradi, alimentando un continuo apporto di vapore acqueo verso le coste e le pianure.
Il risultato è un aumento dell’afa, con un indice di calore molto superiore alla temperatura effettiva e notti tropicali durante le quali il termometro fatica a scendere sotto i 25 gradi. L’assenza di ventilazione e la persistenza dell’aria calda impediscono inoltre agli edifici di raffreddarsi, aumentando il disagio soprattutto nelle grandi città.
Il Ministero della Salute ricorda che il livello 3, identificato dal bollino rosso, indica condizioni di emergenza con possibili effetti sulla salute anche per persone giovani e in buone condizioni fisiche, raccomandando di limitare le attività all’aperto nelle ore più calde, bere frequentemente e prestare particolare attenzione ad anziani, bambini e soggetti fragili.
Temporali solo sulle montagne: nessun vero refrigerio – L’unica variabile rispetto a un quadro meteorologico molto stabile sarà rappresentata dai consueti temporali pomeridiani di calore. Nelle ore centrali della giornata potranno svilupparsi rovesci localmente intensi sulle Alpi, sulle Prealpi e lungo alcuni tratti dell’Appennino.
Si tratterà però di fenomeni circoscritti e di breve durata, capaci di portare un temporaneo abbassamento delle temperature soltanto nelle aree montane, senza effetti significativi sulle pianure e sulle città, dove il caldo continuerà a dominare.
Quando finirà il caldo? I primi segnali guardano all’8 agosto – Per una vera attenuazione della canicola sarà necessario attendere ancora qualche giorno. Le elaborazioni dei principali modelli meteorologici europei iniziano infatti a intravedere un possibile indebolimento dell’anticiclone africano intorno all’8-9 agosto.
In quella fase il Nord Italia potrebbe essere raggiunto da correnti più instabili provenienti dall’Atlantico, con temporali più organizzati e un primo calo delle temperature. Al momento, tuttavia, si tratta di una tendenza ancora da confermare, mentre per gran parte della settimana il caldo intenso resterà il protagonista assoluto su quasi tutta la penisola.
Tensione in casa giallorossa dopo il ko per 4-1 contro il Cardiff City
La lite tra Dybala e Cristante – X
Furia Paulo Dybala in amichevole. L’attaccante della Roma ha avuto un’accesa lite con il compagno di squadra Bryan Cristante durante la partita contro il Cardiff City, squadra appena promossa in Championship, la Serie B inglese, giocata ieri in Galles e persa dai giallorossi con un netto 4-1. Una prestazione allarmante per Gasperini, che segue i tre gol incassati dal Cannes nel test terminato 3-3 in Francia.
Proprio Dybala è stato uno dei protagonisti, sia in positivo che in negativo, della sfida. Prima sbaglia un rigore sul finale del primo tempo, quando i gallesi erano già avanti 3-0, e poi accorcia con il gol della bandiera. Nel mezzo però tanto, tantissimo nervosismo, palesato anche con i compagni di squadra.
Cristante, que já enfrenta forte rejeição da torcida, protagonizou uma discussão com Dybala durante o jogo. 🤦♂️ pic.twitter.com/KJMXMRkbu3
Durante il secondo tempo infatti Dybala ha acceso una discussione con Cristante, con il centrocampista che stava rimproverando Soulé dopo il quarto gol incassato. A difendere l’argentino è intervenuto proprio Dybala, che è andato a brutto muso con il compagno di squadra, confermando che, almeno in questo precampionato, i nervi sono tesi in casa Roma.
Alle 10.25, alla stazione centrale, nella sala d’aspetto di seconda classe una bomba esplode provocando la morte di 85 persone e il ferimento di oltre 200. Piantedosi: “Onorare caduti significa prendere posizione contro odio e violenza”
Il luogo della strage – (Fotogramma/Ipa)
Bologna, 2 agosto 1980, ore 10.25. Alla stazione centrale, nella sala d’aspetto di seconda classe, una bomba esplode provocando la morte di 85 persone e il ferimento di oltre 200. Sono passati 46 anni dal più grave attentato terroristico commesso in Italia nel secondo dopoguerra. Oggi la città e l’Italia intera ricordano le vittime della strage di matrice neofascista.
“È l’anno in cui abbiamo le verità, ma si cerca di screditarle, smontarle, di confondere quantomeno la verità con delle false piste. Siamo nell’anno in cui cominciamo a dover difendere dal punto di vista informativo e divulgativo delle verità“. Così all’Adnkronos il presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, Paolo Lambertini. La richiesta è “che la verità venga raccontata“, ha aggiunto parlando di “verità che si sono consolidate nel tempo, non per quattro giudici comunisti, come qualcuno dice, ma per varie sentenze anche della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, che si sono stratificate dal 1995 al 2025“.
Le celebrazioni – Dalle 8.30, nel cortile d’onore di palazzo d’Accursio, il sindaco Matteo Lepore incontrerà i familiari delle vittime insieme alle autorità. Previsti gli interventi anche del presidente regionale, Michele de Pascale, di quello dell’associazione tra i familiari delle vittime e del sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni. Poi, in piazza Nettuno, partirà il corteo, che arriverà in stazione. Dal palco di piazza delle Medaglie d’Oro, ci sarà l’intervento di Lambertini e alle 10.25 il triplice fischio del treno con minuto di silenzio in memoria delle vittime. Concluderà il sindaco di Bologna e della Città metropolitana.
Alle 10.50, in sala d’attesa della stazione, deposizione di corone istituzionali, seguita, sul primo binario, dalla deposizione di corone al cippo, che ricorda il ferroviere Silver Sirotti, morto nella strage dell’Italicus. Poi, alle 11, dal primo binario, la partenza del treno straordinario per San Benedetto Val di Sambro, dove ci sarà la deposizione di corone alle lapidi in ricordo delle vittime degli attentati ai treni Italicus e 904 Napoli-Milano. Alle 11.30 nella sede Co.Ta.Bo verranno deposte corone al monumento in ricordo dei tassisti deceduti il 2 agosto 1980.
Piantedosi: “Onorare caduti significa prendere posizione contro odio e violenza“ – “L’esplosione 46 anni fa a Bologna del micidiale ordigno che spezzò la vita di 85 persone e ne ferì più di 200 lasciò un segno indelebile nella coscienza civile del Paese. L’orologio della Stazione, fermo al minuto dell’attentato, racconta ancora oggi la disumanità del disegno eversivo di matrice fascista che provò a minare il cuore della nostra democrazia. I terroristi dovettero però fare i conti con la risposta unita e salda della società e dello Stato, che non si piegarono mai“. Lo scrive su X il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aggiungendo: “In questa tragica ricorrenza, rivolgo un commosso pensiero ai familiari delle vittime che, nonostante il dolore, non hanno mai smesso di chiedere verità e giustizia per i loro cari – conclude – Onorare i caduti della strage di Bologna significa anche prendere una posizione netta contro ogni forma di odio e violenza: un monito che, di anno in anno, si rinnova e che ci esorta a difendere i valori di libertà e giustizia a fondamento della nostra Repubblica“.
Crosetto: “Violenza disumana, Italia rispose con forza democrazia contro terrorismo“ – “Le immagini della stazione di Bologna, devastata dalla violenza disumana in quel 2 agosto 1980, hanno lasciato un segno indelebile nella coscienza degli italiani e nella storia della Repubblica. Una strage che provocò la morte di 85 persone e il ferimento di oltre 200, nel tentativo di minare i valori costituzionali e la stessa convivenza civile del nostro Paese. Bologna e l’Italia intera seppero rispondere opponendo la forza della democrazia alla violenza del terrorismo“. Lo afferma il ministro della Difesa Guido Crosetto sul profilo X del ministero.
“A distanza di quarantasei anni, ricordare significa trasformare la memoria in un impegno concreto: un dovere verso le nuove generazioni e una scelta consapevole di cittadinanza, attraverso cui riaffermare il valore di libertà e democrazia – conclude – Il mio pensiero commosso va ai familiari delle vittime e ai sopravvissuti di una strage che non sarà mai dimenticata“.
Ci sono stati smottamenti e molti sono gli edifici danneggiati. La situazione adesso
Terremoto a Pozzuoli -frame da video di NapoliToday
Torna la paura ai Campi Flegrei dopo la forte scossa diterremoto di magnitudo 4.7, la più violenta degli ultimi 40 anni, registrata nella serata del 31 luglio e seguita da un’altra serie di scosse registrate anche all’alba di oggi, 1°agosto. Ci sono stati smottamenti e crolli, soprattutto nell’area di Pozzuoli. Il bilancio aggiornato, fornito dalla Protezione civile, è di 26 feriti di cui due in codice rosso. Ci sono 150 nuclei familiari sfollati, per circa 300 persone complessive.
Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, subito dopo la scossa di terremoto, ha sentito i sindaci della zona e ha convocato il Centro coordinamento soccorsi per fare il punto della situazione. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, segue l’evoluzione della situazione e gli sviluppi della riunione dell’Unità di crisi, convocata dal capo Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano per coordinare gli interventi. “Stiamo seguendo con la massima attenzione l’evolversi della situazione e garantendo il pieno coordinamento tra tutte le strutture operative per assicurare assistenza alla popolazione e il monitoraggio del territorio“, assicura il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci.
I danni del terremoto – Come detto, i danni maggiori sono stati a Pozzuoli col crollo di un pezzo di muro da una palazzina. Dall’edificio si sono staccate grosse pietre di tufo che sono cadute su alcune auto in sosta avvolgendole in una nuvola di polvere bianca.
La Capitaneria di Porto ha segnalato che la banchina del molo non è al momento agibile e ne ha interdetto l’utilizzo. Si è inoltre verificato il crollo parziale di un traliccio dell’alta tensione nella zona di Agnano, a Napoli, che ha provocato disagi all’alimentazione della rete elettrica per 100.000 utenze, progressivamente rialimentate.
Foto da NapoliToday
Sempre a Pozzuoli sono diverse le facciate dei palazzi lesionate. In tanti sono scesi in strada e hanno trascorso la notte all’aperto. È stata attivata la distribuzione di acqua e beni di prima necessità.
Un anziano di 80 anni, costretto a letto per varie patologie, è stato messo in salvo a Pozzuoli dai vigili del fuoco, L’uomo è stato recuperato dagli uomini del gruppo Saf (speleo-alpino-fluviale) con un’autoscala perché le scale del fabbricato in cui abita sono lesionate gravemente dalla scossa di terremoto.
Sospesa per alcune ore la circolazione ferroviaria nel nodo di Napoli, poi ripresa ma con forti ritardi accumulati.
Emergenza sfollati – Adesso c’è il problema di dare una sistemazione a chi non può rientrare in casa. Ci sono 150 nuclei familiari sfollati, per circa 300 persone complessive. “Chiedo alla popolazione di restare tranquilla, si sta lavorando sia per questo giorno che per il futuro, per erogare il contributo di autonoma sistemazione e si stanno controllando le case, c’è una lunga lista di palazzi”, interviene il presidente della Regione, Roberto Fico. Il governatore ha riferito che si sta anche lavorando per capire “se è possibile una riparazione veloce e importante al porto di Pozzuoli“, che ha subìto danni.
Pozzuoli – foto da NapoliToday
Scosse di assestamento – Dopo quelle della notte – 11 dalle 19.46 di venerdì sera fino alle 2.07 – diverse scosse di assestamento sono state registrate dall’alba di oggi, 1° agosto, dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia nella zona dei Campi Flegrei. Alle 5.41 i sismografi hanno registrato un terremoto di magnitudo 2, poi alle 5.47 una scossa di magnitudo 3.1, due minuti dopo un’altra di magnitudo 3.0. E ancora alle 6.11 c’è stata una scossa di magnitudo 2.2 e alle 6.14 di magnitudo 2.1.
Caduto un muro della Cumana sui binari. Cedono due costoni tufacei a via Napoli e a Bagnoli
Una forte scossa di terremoto è stata avvertita a Napoli e provincia. La scossa si è verificata alle 19.46. Secondo una prima stima dell’Ingv la magnitudo è 4,7, la più intensa mai registrata. Molte persone terrorizzate sono scese in strada.
Forti i danni a Pozzuoli. “Stavolta la situazione è seria” fanno sapere le autorità. È caduto un muro della Cumana sui binari. Fortunatamente nessun treno è stato investito. Interrotto il servizio.
Si registrano cedimenti di due costoni tufacei a via Napoli e a Bagnoli.Pietre e rocce hanno colpito diverse macchine. Caduti calcinacci da più palazzi puteolani: qualcuno non riesce a entrare nella propria casa, per porte bloccate. Su più gruppi Facebook si lanciano allarmi di persone, invece bloccate all’interno.
La Prefettura ha attivato il Centro coordinamento soccorsi.
Su Facebook il sindaco di Pozzuoli Luigi Manzoni scrive un post: “Comprendo la preoccupazione e l’apprensione che in questi momenti possono nascere, soprattutto nelle famiglie. Abbiamo immediatamente attivato il Centro Operativo Comunale (COC) per coordinare tutte le attività di monitoraggio e di assistenza alla popolazione. Siamo in costante contatto con l’Osservatorio Vesuviano, la Protezione Civile e tutte le autorità competenti per seguire minuto dopo minuto l’evoluzione dello sciame sismico in corso. Vi chiedo di mantenere la calma, di attenervi alle indicazioni delle autorità e di affidarvi esclusivamente alle comunicazioni ufficiali del Comune. Per segnalare eventuali danni o situazioni di emergenza sono attivi i seguenti numeri: Polizia Municipale: 081 8551891. Protezione Civile: 081 18894400”.
Si tratta, spiegano dall’Ingv, di un terremoto che rientra nella dinamica bradisismica in atto, espressione dunque dell’innalzamento costante del suolo: mai erano stati rilevati eventi di magnitudo così alta.
Le scosse più significative risalivano, prima dell’evento di questa sera, al 12 marzo e al 30 giugno 2025, quando era stata registrata una magnitudo di 4,6.
Il terremoto è stato avvertito intensamente anche a Napoli, dal Vomero a Chiaia, fino a tutta la zona occidentale della città (Fuorigrotta e Soccavo) e ai Colli Aminei, si registra assenza di corrente e di segnale telefonico. “Non finiva più”. “C’è stato un grande spavento”, “non salgo per ora a casa” sono le prime testimonianze raccolte per strada.
“Sentivo le mura scricchiolare, mai sentito un terremoto così forte“, è la testimonianza di Andrea Maria da Casoria. “I lampadari andavano a ruota libera“, racconta Giovanna da Mugnano. “Gli edifici del centro direzionale hanno ballato tantissimo“, dice Simona. “Abito a Posillipo, è stato terribile“, racconta Nunzia. E ancora, tra le testimonanze affidate al gruppo Facebook “Quelli della zona rossa dei Campi Flegrei:“A Quarto la casa dondolava, è andata via la luce, sono cadute le cose dalle pareti“.
Tra i principali danni infrastrutturali rilevati si segnala un crollo parziale di un traliccio dell’alta tensione situato nella zona di Agnano, fondamentale per la rete di alimentazione elettrica della città.I tecnici di E-Distribuzione sono intervenuti per gestire l’emergenza e hanno già provveduto a controalimentare gran parte delle utenze coinvolte attraverso la rete secondaria delle proprie cabine, garantendo un primo ripristino con esito positivo per una vasta area del territorio cittadino.Restano tuttavia criticità localizzate. In particolare, sono giunte al centro operativo segnalazioni relative a perdite di energia elettrica ancora in corso nei quartieri di Fuorigrotta e Bagnoli. Le squadre di pronto intervento sono al lavoro sul posto per ripristinare la piena funzionalità della rete nel minor tempo possibile.
La sua vita è stata dedicata soprattutto ai giovani: accoglierli, ascoltarli senza giudicarli e aiutarli a ritrovare una strada. Aveva 96 anni
Don Mazzi, foto da LaPresse
È morto oggi, 31 luglio, all’età di 96 anni, don Antonio Mazzi, sacerdote, educatore e attivista italiano, fondatore di Fondazione Exodus, la realtà nata oltre quarant’anni fa per affrontare il disagio giovanile e offrire ai ragazzi un percorso di accoglienza e riscatto. I funerali saranno celebrati lunedì pomeriggio alle 15 nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano.
Le ultime settimane di Don Mazzi – Nelle ultime settimane, come racconta il Corriere della Sera, don Mazzi aveva attraversato una fase delicata, segnata da alcuni ricoveri in ospedale e da continui alti e bassi delle sue condizioni di salute. In quei giorni aveva ripetuto più volte una richiesta semplice e profonda: “non essere lasciato solo”, scrive il quotidiano. Accanto a lui sono rimasti fino all’ultimo i suoi ragazzi e le sue collaboratrici, che per lui erano diventati una vera famiglia, nella Cascina che per anni è stata il cuore della sua missione.
Sempre secondo il Corriere della Sera, fino alla sera precedente alla morte don Mazzi aveva continuato a mantenere vivo il legame con la sua comunità: aveva guardato un po’ di televisione insieme ai ragazzi, chiesto aggiornamenti sui progetti e seguito, per quanto possibile, ciò che aveva costruito in tanti anni di impegno.
La sedazione e la famiglia che si è riunita intorno a lui – Questa mattina una nuova crisi ha fatto comprendere che il quadro era ormai compromesso. Quando i medici hanno proposto la sedazione, la famiglia gli è rimasta ancora più stretta intorno, accompagnandolo con affetto e serenità negli ultimi momenti di un cammino durato più di 96 anni.
La sua vita è stata dedicata soprattutto ai giovani: accoglierli, ascoltarli senza giudicarli e aiutarli a ritrovare una strada sono stati i principi che hanno guidato la sua opera fino alla fine.
La Guardia civil e i servizi di emergenza sono riusciti a prestare soccorso solamente ai feriti. Meloni: “Pronti a stop Schengen con la Spagna”
I migranti – (Afp)
Sale il bilancio dei migranti morti nel tentativo di raggiungere a nuoto l’exclave spagnola Ceuta dal Marocco. Le ultime notizie, riportate da El Pais, parlano di 19 morti. Sono migliaia le persone che giovedì 30 luglio, intorno a mezzogiorno, hanno varcato il confine.
Migliaia di migranti hanno attraversato anche durante la notte il confine, ha dichiarato una fonte di polizia, aggiungendo che è impossibile stimare il numero totale delle persone. “C’è stato un flusso costante di persone per tutta la notte“, e sebbene gli arrivi siano stati inferiori rispetto al giorno, i migranti “hanno continuato ad arrivare durante la notte e continuano ad arrivare” anche stamattina, ha affermato la fonte.
Secondo le stime della Spagna, circa 49.000 migranti sarebbero arrivati a Ceuta nelle ultime 24 ore. Lo ha dichiarato il ministero dell’Interno di Madrid, che su X ha aggiunto: “Spagna e Marocco rafforzano la coordinazione per affrontare i flussi migratori e si impegnano a rivedere e implementare misure per il rimpatrio, il prima possibile, di tutte le persone che sono entrate illegalmente a Ceuta“.
La Guardia civil e i servizi di emergenza, sopraffatti, sono riusciti a prestare soccorso solamente ai feriti. Nel tardo pomeriggio di ieri, il governo aveva mobilitato le unità dell’esercito dislocate a Ceuta per supportare la polizia. Oggi è previsto l’arrivo del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez nella città autonoma.
Intanto l’Italia valuta la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna. “Mi sono confrontata con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’Italia non resterà a guardare. Stiamo convocando gli organismi preposti, e all’esito di queste riunioni siamo pronti a intervenire anche con strumenti straordinari per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, come la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna”, ha scritto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social.
La crisi, ha scritto El Pais, ricorda quella del 2021, quando circa 5.000 persone attraversarono il confine in meno di 24 ore. “Siamo sopraffatti, siamo sull’orlo del collasso“, l’allarme degli agenti della polizia Nazionale e della Guardia Civil di stanza a Ceuta, come riportano i media.
L’annuncio del club rossonero: “Per sempre Capitano”. Nel 2025 il difensore era stato operato per un nodulo polmonare
Franco Baresi – (IPa)
E’ morto Franco Baresi, la leggenda del Milan aveva 66 anni. La società rossonera ha annunciato oggi venerdì 31 luglio la scomparsa dello storico difensore: ‘6 Per sempre Capitano’, il messaggio del club su X. Baresi nel 2025 era stato operato per un nodulo polmonare.
La nota del Milan – “La storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del Dna e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a sé stesso in un’ora così dura“, si legge nel post pubblicato sui social.
“Non è semplice comunicare la perdita di un battito del nostro cuore, di uno dei respiri della nostra anima – scrive il Milan sul sito del club rossonero – Ma tutto il Milan e tutti i Milanisti devono provare ad essere all’altezza di Franco Baresi, bisogna farsi forza e raccogliere tutte le energie utili, pur fra le lacrime e la commozione di un momento che pesa tantissimo. Franco ci ha lasciati, dopo averci regalato solo pochi mesi fa l’ultima grande, orgogliosa immagine di sé in uno stadio gremito, collegato con tutto il mondo, per una cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali milanesi che lui ha reso storica. Abbracciamo tutti uniti il ricordo gigantesco di Franco, sapendo che ci terrà sempre per mano, e che ci darà una motivazione in più per ogni istante della nostra vita rossonera. Per sempre. Perché Baresi è per sempre“.
Un simbolo – Baresi è stato un simbolo del Milan e del calcio italiano. Ha vissuto tutta la sua carriera con la maglia rossonera: non ha abbandonato il Diavolo nei momenti più bui della sua storia e lo ha trascinato poi nei trionfi, in Europa e nel Mondo. Baresi ha vinto tutto con il club e con la Nazionale. Ha partecipato alla spedizione dei Mondiali 1982 vinti in Spagna ed è arrivato ad un passo dal successo ai Mondiali di Usa 1994, chiusi con la sconfitta in finale ai rigori contro il Brasile. In quella World Cup, il numero 6 dimostrò una volta di più di essere unico: operato per la lesione al menisco nella seconda partita del torneo contro la Norvegia, riuscì a tornare in campo nel giro di appena 25 giorni e giocò la finale.
“Durante la sua illustre carriera, Baresi è stato un simbolo di lealtà, vestendo solamente la casacca di AC Milan e non voltando le spalle al Club nemmeno nei momenti più difficili. Con Arrigo Sacchi e Fabio Capello in panchina, e con la fascia di capitano al braccio, Baresi ha guidato i rossoneri a un dominio assoluto a livello globale tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. Baresi ha chiuso la sua carriera in rossonero con l’incredibile record di 719 presenze ufficiali, durante le quali ha vinto sei titoli di Serie A, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e quattro Supercoppe Italiane. In segno di riconoscenza, AC Milan ha ritirato la maglia numero 6 da lui indossata. Baresi ha festeggiato nel 2024 i suoi 50 anni con il Club, di cui è Vice Presidente Onorario dal 2020“, si legge ancora sul sito del Milan..
Campione del mondo nel 1982 e vicecampione nel 1994 con la Nazionale italiana, è stato l’unico giocatore della storia ad aver raggiunto primo, secondo e terzo posto ai Mondiali di calcio. Nel corso della sua carriera ha sempre militato nel Milan, squadra nella quale ha giocato per venti stagioni (dal 1977 al 1997) di cui quindici da capitano. Con la nazionale italiana, nella quale ha militato per tredici anni vestendo la fascia di capitano dal 1991 al 1994, ha partecipato a tre campionati del mondo (Spagna 1982, Italia 1990 e Stati Uniti 1994) e due campionati d’Europa (Italia 1980 e Germania Ovest 1988).
Non è semplice comunicare la perdita di un battito del nostro cuore, di uno dei respiri della nostra anima. Ma tutto il Milan e tutti i Milanisti devono provare ad essere all’altezza di Franco Baresi, bisogna farsi forza e raccogliere tutte le energie utili, pur fra le lacrime e la commozione di un momento che pesa tantissimo. Franco ci ha lasciati, dopo averci regalato solo pochi mesi fa l’ultima grande, orgogliosa immagine di sé in uno stadio gremito, collegato con tutto il mondo, per una cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali milanesi che lui ha reso storica.
Abbracciamo tutti uniti il ricordo gigantesco di Franco, sapendo che ci terrà sempre per mano, e che ci darà una motivazione in più per ogni istante della nostra vita rossonera. Per sempre. Perché Baresi è per sempre.
La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del DNA e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta… pic.twitter.com/a8wNOCUc2o
Addio a Franco Baresi, protagonista delle grandi sfide del Derby di Milano e una delle figure che più hanno definito la storia della rivalità. Capitano, uomo squadra e bandiera del Milan, ha vissuto ogni confronto con l’Inter tra competizione e rispetto, dentro una sfida che ha… pic.twitter.com/huovhsR5gG
Ci sono persone che, con il loro talento, entrano nella storia. E altre che, con la loro umanità, vi restano per sempre. Franco Baresi è stato entrambe le cose. Classe, stile, leadership e rispetto dentro e fuori dal campo. Un esempio per generazioni di calciatori e tifosi, amato…
Feriti tre operai. La palazzina ospita alcune abitazioni, un supermercato e un’altra attività commerciale. Ci sarebbero stati lavori di manutenzione al pianterreno. Vigili del fuoco: “Prematuro parlare di cause”
Il crollo a Messina
Paura a Messina dove un edificio è parzialmente crollato oggi pomeriggio, in contrada Pistunina, lungo la statale 114. I vigili del fuoco sono sul posto e stanno cercando persone tra le macerie. “In questo momento abbiamo sei dispersi“, ha detto il comandante dei vigili del fuoco di Messina Michele Burgio parlando con i giornalisti all’esterno dell’edificio crollato. Tra i sei dispersi figurano quattro componenti dello stesso nucleo familiare, il collaboratore domestico della famiglia e la commessa del negozio gestito da cittadini cinesi che si trovava al piano terra dell’edificio.I feriti sono tre operai. Sono stati trasportati al Policlinico: uno in codice rosso, gli altri in codice arancione e verde.
Ci sarebbero stati dei lavori di manutenzione al pianterreno della palazzina, stando a quanto emergerebbe dalle prime informazioni dopo il crollo. La struttura è formata da tre livelli, il primo dei quali ospitava un supermercato chiuso da mesi, il secondo un’attività commerciale di cinesi e il terzo alcune abitazioni.
Durante i lavori di messa in sicurezza dopo il crollo è scoppiato un principio di incendio. Intervenuti subito i vigili del fuoco che hanno ampliato l’area di sicurezza attorno all’edificio.
Le cause del crollo – “Ancora è prematuro parlare delle cause del crollo. E’ un crollo molto grave, questo ci induce ad approfondire, prima di fare qualsiasi ipotesi, rispetto alle due ipotesi: un cedimento strutturale o un’esplosione che ha prodotto il cedimento – ha detto il comandante Burgio – Sull’esplosione c’è un margine di incertezza“.
Sul posto il procuratore di Messina Antonio D’Amato per un primo sopralluogo. “Apriremo un fascicolo“, ha annunciato, “per capire le cause del crollo“. La Procura di Messina nominerà un pool di tecnici per stabilire le cause del cedimento strutturale dell’edificio.
Sul posto il sindaco Federico Basile, che ha disposto “l’immediata attivazione del Centro Operativo Comunale (COC) per garantire il necessario supporto alla popolazione e coordinare tutte le attività di assistenza. Siamo costantemente in contatto con tutte le autorità coinvolte nella gestione dell’emergenza“.
La testimonianza: “Mi sento miracolata” – “Mi sento una miracolata. Ero uscita dal negozio appena pochi istanti prima che crollasse la palazzina“, ha detto una cliente del negozio che si trovava all’interno dell’edificio. La donna era andata nel primo pomeriggio per comprare un tubo. “Abbiamo chiacchierato con la signora Viola che è la proprietaria e poi sono andata via, quando poco dopo ho visto una nuvola bianca alzarsi in cielo. Ma non ho sentito alcuna esplosione“, ha aggiunto la donna ancora visibilmente scossa.
Ieri sono morti tre vigili del fuoco, le fiamme nella regione di Rethymno
(Fonte immagine: La Presse)
Migliaia di persone sono state evacuate nella notte a causa degli incendi che minacciavano una località turistica sull’isola greca di Creta e che continuano a imperversare, alimentati da forti venti, ha dichiarato un funzionario locale. “Abbiamo evacuato circa 8.000 persone“, ha detto Maria Lioni, vice governatrice della regione di Rethymno, alla televisione di stato Ert.
I venti, con raffiche che raggiungono i 10-11 gradi Beaufort nella parte meridionale della prefettura, non consentono l’impiego di mezzi aerei e l’onere di spegnere l’incendio è quindi ricaduto sulle forze di terra, con circa 190 vigili del fuoco e tutti i mezzi disponibili della Regione.
Il vicedirettore regionale della Protezione Civile di Creta,G. Tsapakos, ha confermato le difficili condizioni dell’operazione di spegnimento degli incendi a causa dei fortissimi venti che soffiano sull’isola: “il fronte rimane attivo ed è molto esteso“. L’altro rogo di Sitia, in una diversa parte dell’isola, è quasi sotto controllo, scrive invece il media greco. Il rogo è confinato alla cima di una montagna e non minaccia le aree abitate. Durante le operazioni di spegnimento , un vigile del fuoco è rimasto ferito ed è stato trasportato in ospedale con ustioni, ma le sue condizioni non sono gravi. Allo stesso tempo, due veicoli dei vigili del fuoco sono stati completamente distrutti dalle fiamme.
Intanto ieri tre pompieri sono morti mentre cercavano di spegnere incendi alimentati dai forti venti (fino a 74 chilometri l’ora di velocità). Oltre alle due vittime a Creta “nel corso di una operazione per contenere il fuoco che si era sviluppato in una foresta isolata“, non lontano da Rethymno, un terzo uomo è morto a Gytheio, nel Peloponneso,per cause naturali. Incendi si sono sviluppati anche a Paros e Lesbo e, sempre nel Peloponneso, a Messenia e Laconia. Sono state messe in elevato stato di allerta incendi Creta, la zona di Atene, il Peloponneso orientale e la maggior parte delle isole dell’Egeo.
Rinforzi di squadre antincendio specializzate in incendi boschivi sono stati inviati da Atene, e due aerei antincendio e cinque elicotteri stanno supportando i circa 90 vigili del fuoco impegnati a domare le fiamme a terra, ha dichiarato il dipartimento dei vigili del fuoco.
Il club rossonero interviene dopo le voci sulla scomparsa dello storico capitano: “Rispettate la privacy”
Franco Baresi
Una serata di apprensione, voci e… smentite. Ieri, intorno all’ora di cena, si è diffusa la notizia che le condizioni di salute di Franco Baresi fossero precipitate a tal punto da far pensare al peggio. Lo storico Capitano del Milan, circa un anno fa, era stato operato per l’asportazione di una nodulazione polmonare e da lì aveva iniziato la sua battaglia personale contro la malattia. Così, a tarda sera su alcuni siti e sui social erano comparsi articoli e messaggi sulla morte di Baresi, tanto da costringere il Milan a smentire la notizia attraverso i propri canali social. “AC Milan smentisce le false notizie circolate in questi minuti riguardanti Franco Baresi. Franco sta affrontando un momento delicato e il Club gli è accanto con affetto, così come alla sua famiglia. Invitiamo tutti a rispettare la sua privacy e a non contribuire alla diffusione di informazioni prive di qualsiasi fondamento“.
Capitan baresi – Baresi attualmente si trova all’Humanitas di Rozzano, alle porte di Milano, monitorato costantemente dallo staff ospedaliero. La sua ultima uscita pubblica ufficiale risale allo scorso febbraio, quando in compagnia dell’amico e rivale di moltissimi derby milanesi, Beppe Bergomi, aveva portato la torcia olimpica all’interno di San Siro per Milano Cortina 2026 in un momento molto toccante. In precedenza, il Capitano era stato allo stadio per Milan-Sassuolo a metà dicembre, dopo mesi di assenza forzata. Chi lo conosce bene riferisce che il vicepresidente onorario avrebbe voluto presenziare anche al raduno della squadra a Milanello a inizio mese, come tante volte in passato, ma le precarie condizioni fisiche l’hanno poi costretto a rinunciare.
AC Milan smentisce le false notizie circolate in questi minuti riguardanti Franco Baresi. Franco sta affrontando un momento delicato e il Club gli è accanto con affetto, così come alla sua famiglia. Invitiamo tutti a rispettare la sua privacy e a non contribuire alla diffusione…
Un terremoto di magnitudo 7,1 – poi rivista a 6.8 – ha scatenato un’esplosione violentissima che ha danneggiato il centro commerciale Aeon nella prefettura di Kumamoto e alcuni edifici lì accanto. Nel centro sono rimasti in trappola diversi clienti, che le squadre di soccorso stanno cercando di liberare. La scossa ha interrotto l’elettricità a migliaia di case, ha danneggiato le strade e ha ferito almeno 50 persone in tutta la prefettura. L’agenzia di stampa giapponese Kyodo News ha riferito che un ospedale della città di Yatsushiro ha preso in cura circa 40 persone rimaste ferite. Il media riferisce che alla stazione di Yatsushiro un treno è deragliato ed è caduto su un fianco, mentre al castello di Kumamoto sono stati danneggiati alcuni muri in pietra.
Il Primo Ministro Sanae Takaichi ha dichiarato che il governo sta valutando vittime e danni. Intanto ha emesso allerte di terremoto d’emergenza per le prefetture di Kumamoto, Nagasaki, Kagoshima, Fukuoka, Saga, Oita e Miyazaki: tutte sull’isola meridionale di Kyushu in Giappone. L’Agenzia Meteorologica Giapponese ha emesso un’allerta tsunami per un’onda di 1 metro (3,28 piedi), ma poi l’ha revocata. Kumamoto era stata colpita da un grande sisma 10 anni fa: 275 morti e altri 2.739 feriti. Il Giappone è uno dei paesi più soggetti ai terremoti al mondo, essendo situato lungo il Ring of Fire: nel Paese si registra il 20% dei terremoti del pianeta di magnitudo superiore a 6.
Nel pomeriggio di martedì 28 luglio, è scoppiato un incendio a Gardaland nella zona Far West del parco divertimenti. Le fiamme sono stata accompagnate da un’alta colonna di fumo nero visibile anche da grande distanza.
Incendio Gardaland oggi: cosa è successo e i danni – Secondo quanto riportato da Ansa, l’incendio ha interessato soprattutto l’area Far West per poi svilupparsi nell’attrazione Raptor. I vigili del fuoco sono intervenuti tempestivamente sul posto e hanno domato l’incendio. L’incendio non ha causato feriti tra gli ospiti del parco e Gardaland è rimasto aperto anche dopo l’incendio.
Gardaland: il post di Luca Zaia: “Ringrazio i vigili del fuoco” – La notizia dell’incendio è stata diffusa dall’ex governatore e presidente del consiglio regionale del Veneto Luca Zaia sul suo profilo Instagram: “Secondo le prime informazioni e le segnalazioni ricevute, sarebbe divampato un incendio oggi 28 luglio 2026 a Gardaland nell’area situata sotto l’attrazione Raptor, coinvolgendo la zona a tema Far West alle ore 13:50. L’incendio è stato circoscritto e la situazione è tornata sotto controllo“.
“Desidero ringraziare tutte le squadre dei Vigili del Fuoco, le forze dell’ordine, i volontari e tutti coloro che sono intervenuti con tempestività e professionalità per la gestione dell’emergenza“, ha scritto Zaia nella didascalia del post social.
Nel giorno del 70esimo compleanno del presidente arriva la liquidazione giudiziale della società: “È solo un atto di punizione”
Massimo Cellino
Il Tribunale di Brescia ha dichiarato la liquidazione giudiziale del Brescia Calcio. Con la sentenza n. 253/2026 si chiude la vicenda della società guidata da Massimo Cellino, già esclusa dai campionati professionistici dopo il mancato rispetto delle scadenze economiche.
La decisione è arrivata proprio nel giorno del settantesimo compleanno dell’imprenditore. Una data simbolica, nel momento più duro per il club che per 114 anni ha attraversato la storia del calcio italiano tra Serie A e Serie B.
La sentenza – La Sezione procedure concorsuali del Tribunale ha disposto l’avvio della liquidazione giudiziale per la società con sede a Torbole Casaglia. Sono stati nominati Alessandro Pernigottocome giudice delegato e Luigi Meleleo come curatore.
Per i creditori, il termine ultimo per presentare le domande di ammissione allo stato passivo è stato fissato al 20 novembre 2026.
Il provvedimento arriva dopo l’esclusione del Brescia dai campionati professionistici e il successivo avvio della procedura concorsuale. Il club aveva tentato anche la strada del concordato in bianco, ma l’ipotesi è stata rigettata.
Il nodo dei creditori – A pesare sulla decisione è stata anche la relazione dell’esperto incaricato di seguire lo stato di crisi della società nell’ultimo anno. Nel documento, secondo quanto emerso, viene evidenziato che “la società non ha rispettato il principio di buona fede e correttezza nella presente composizione”.
La riattivazione della matricola del vecchio Brescia, avvenuta lo scorso 30 giugno, non è bastata a cambiare il finale. Sullo sfondo restava anche la cessione di Sandro Tonali, che avrebbe potuto portare circa 6 milioni di euro di diritti di valorizzazione. Una somma che, però, non ha evitato il fallimento.
Le parole di Cellino – Amaro il commento di Massimo Cellino dopo la decisione del Tribunale: “È solo un atto di punizione. Non pensavo che l’acredine fosse più forte della ragione”.
Poi il presidente ha aggiunto: “Il problema è che si perdono oltre 5 milioni per i creditori. Purtroppo il 2 agosto è troppo vicino perciò non serve neppure impugnare l’atto”.
Per il Brescia Calcio si chiude così una pagina lunghissima. Non solo una vicenda giudiziaria e societaria, ma la fine formale di un club che per oltre un secolo ha rappresentato una parte importante del calcio bresciano.
Il tecnico di Jesi pronto a tornare sulla panchina della Nazionale dopo la fuga dell’estate 2023
“Il nuovo ct della Nazionale è Roberto Mancini”. Il presidente federale Giovanni Malagò lo conferma nella conferenza stampa post Consiglio federale e con lui arriverà anche Claudio Ranieri come direttore tecnico e presidente del Club Italia. Entrambi saranno presentati domani alle 18. Dopo la rinuncia a Pirlo, “scelta che avevo definito e concordato su indicazione di Maldini e Leonardo e che ho poi escluso per motivi di opportunità”, “ho ritenuto(prima persona singolare, ndr) che la migliore scelta per il ct fosse Roberto Mancini, per tutta una serie di considerazioni di cui mi assumo la responsabilità. Non è venuto meno il presupposto di condivisione con il direttore tecnico, con cui ho definito la scelta del ct. Dopo che le strade con Maldini e Leonardo si sono divise, senza conflitti e con una serena consensualità, ho optato su Claudio Ranieri, che da pochi minuti ha sottoscritto il suo impegno e sta arrivando dalla Calabria. Avrà un ruolo importantissimo e delicatissimo”. Ingaggi? “Numeri non ne faccio, ma è stata molto positiva la disponibilità anche di natura economica di entrambi”.
Mancini ct – Malagò fa presente che la scelta del ct è stata comunicata in Consiglio federale, parlando di “condivisione totale”. In realtà la Serie A ha espresso qualche riserva, non tanto sul nome, quanto sul suo mancato coinvolgimento nelle decisione. A domanda sul risultato del sondaggio Gazzetta, che mostra una sonora bocciatura del nuovo ct soprattutto per il maldestro addio del 2023, il presidente commenta: “Ho fatto tutte le valutazioni, compresa questa. Le scuse? Ne ho tenuto conto, del resto parlerà direttamente Mancini domani”. Sul nome di Conte, possibile alternativa, dice: “È un allenatore la cui storia parla da sola, aveva tutto per essere il ct, ma qualcuno continua a ragionare in modo diverso alla realtà di oggi che non è quella di ieri”. E su Chiellini, nome circolato come dt: “Io non vado a prendere persone che lavorano in club di Serie A che hanno peraltro condiviso la mia candidatura”.
Giovani e prospettive – Quindi conferma il progetto di lungo periodo previsto da Maldini: “Resta assolutamente. Siamo di fronte a un percorso a due velocità. Per quanto riguarda il nuovo allenatore, avrà due soli allenamenti prima della Nations League e non mi risulta che dalla Bosnia a oggi siano stati passaportati Lamine, Mbappé e Kane, quindi dobbiamo fare il meglio con quello che abbiamo. Poi c’è un campo che va arato, seminato e da cui devi fare un raccolto, nel minor tempo possibile, partendo dai 13-14 anni con l’obiettivo di avere tanti convocabili azzurri nell’Europeo in casa del 2032”. E a proposito di giovani, Malagò annuncia: “Entro la fine della settimana contro di darvi la notizia dell’arrivo di una terza figura che si occuperà delle squadre nazionali, il ruolo che aveva Gigi Riva per capirci, a cui vorrei affidare anche il coordinamento delle nazionali giovanili accanto a Maurizio Viscidi”. Gianfranco Zola è già quotatissimo.
La notizia, che era nell’aria da tempo, è ora ufficiale
Zinedine Zidane – (Ipa)
Zinedine Zidane è il nuovo ct della Francia. Il 54enne succede a Didier Deschamps, che si è dimesso dopo il quarto posto della Francia ai Mondiali del 2026.
La notizia, che era nell’aria da tempo, è ora ufficiale. Zidane, che alla guida del Real Madrid ha conquistato 11 trofei tra cui tre Champions League, dovrebbe aver firmato un contratto fino al 2030, con l’obiettivo di guidare la Francia nei prossimi Europei del 2028 e ai Mondiali del 2030.
La scossa, che ha anche raggiunto il livello massimo possibile (pari a sette), sulla scala di intensità sismica giapponese Shindo, si è verificata alle 16.27 ora locale sull’isola di Kyushu
Sala Ingv – (Ipa)
Un forte terremoto di magnitudo 7.1 ha colpito il sud del Giappone oggi, martedì 28 luglio. Lo riferisce l’Agenzia meteorologica giapponese, che ha emesso un allarme tsunami. La scossa ha anche raggiunto il livello massimo possibile, pari a sette, sulla scala di intensità sismica giapponese(Shindo), ha aggiunto l’agenzia.
La scossa si è verificata alle 16.27 ora locale (7.27 ora italiana) sull’isola di Kyushu. Un sisma di magnitudo 7.2 aveva colpito il Giappone settentrionale il 25 giugno, senza tuttavia causare morti o danni importanti.
Il Giappone è uno dei paesi con maggiore attività sismica al mondo, trovandosi sopra quattro importanti placche tettoniche lungo il margine occidentale della‘Cintura di fuoco’del Pacifico. L’arcipelago, che ospita circa 125 milioni di persone, sperimenta centinaia di scosse ogni anno e rappresenta circa il 18% dei terremoti mondiali: la stragrande maggioranza è di entità lieve, sebbene i danni causati varino a seconda della loro posizione e della profondità sotto la superficie terrestre in cui si verificano.
Il Paese porta ancora il peso della memoria di un forte terremoto sottomarino di magnitudo 9.0 nel 2011, che ha scatenato uno tsunami che ha ucciso o lasciato dispersi circa 18.500 persone e ha devastato la centrale nucleare di Fukushima. Il 20 aprile di quest’anno, una scossa di magnitudo 7.7 ha colpito il nord del Paese, ferendo almeno 10 persone e facendo tremare i grandi edifici a Tokyo. Ciò ha spinto le autorità a emettere un avviso speciale che mette in guardia contro il rischio accresciuto di terremoti di magnitudo 8.0 o superiore.
Vigili del fuoco in azione – (Fonte Vigili del fuoco)
Un incendio sta impegnando dalle cinque di oggi, martedì 28 luglio, i Vigili del fuoco all’isola ecologica A2A di Novate Milanese (Milano) in via Fratelli Beltrami. Dodici le squadre al lavoro per contenere le fiamme che stanno interessando una importante porzione dell’azienda.Un operaio è rinasto ferito ed è stato trasportato dal 118 in codice giallo all’ospedale Niguarda.
Le fiamme hanno interessato quasi esclusivamente rotoballe di carta. Sul posto i tecnici di Arpa che, stando ai primi rilievi, non avrebbero rilevato presenza di sostanze inquinanti. Permangono nell’area interessata dall’incendio alcuni focolai ma tuttavia i 35 vigili del fuoco impegnati hanno quasi del tutto circoscritto le fiamme e a breve cominceranno le attività di bonifica e smassamento. Difficile per ora stabilire qualunque ipotesi sulle cause che hanno scatenato l’incendio che ha coinvolto poco più della metà dell’isola ecologica