Archivi del mese: maggio 2021

Sentenza Ilva di Taranto, Fabio Riva condannato a 22 anni, Nicola Riva a 20


articolo: https://www.corriere.it/economia/aziende/21_maggio_31/sentenza-ilva-taranto-fabio-riva-condannato-22-anni-nicola-riva-20-f355bba8-c1e4-11eb-97d8-c46abd749374.shtml

Ex-Ilva, le condanne: 22 e 20 anni a Fabio e Nicola Riva, 3 anni a Vendola

Il primo grado del processo sull’Ilva «Ambiente svenduto» si è chiuso con condanne pesanti: ventidue anni per Fabio Riva, 20 per Nicola Riva, gli ex proprietari del gruppo siderurgico e principali imputati. La sentenza della Corte d’Assise per il processo con 47 imputati relativo al reato di disastro ambientale dell’Ilva con la gestione Riva è stata letta stamattina in aula dalla presidente Stefania D’Errico alle 10.45: è arrivata dopo 329 udienze durate cinque anni (la prima il 17 maggio del 2016). La richiesta dell’accusa era di 28 anni per Fabio Riva e 25 per Nicola Riva, ex proprietari ed amministratori dell’azienda.

La confisca degli impianti – La Corte d’Assise di Taranto ha anche disposto la confisca degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto per il reato di disastro ambientale imputato alla gestione Riva, così come era stato chiesta dai pm. Gli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico ex Ilva erano già stati sequestrati dal gip del tribunale del capoluogo jonico Patrizia Todisco il 25 luglio 2012 (poi venne concessa la facoltà d’uso). Accolta, in questo senso, da una giuria di tutte donne, la richiesta formulata dall’accusa rappresentata in aula dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone e dai sostituti Mariano Buccoliero, Remo Epifani, Raffaele Graziano e Giovanna Cannalire. I giudici nella sentenza hanno stabilito la confisca per equivalente del profitto illecito nei confronti delle tre società Ilva spa, Riva fire spa, oggi Partecipazioni industriali spa in liquidazione, e Riva forni elettrici per gli illeciti amministrativi per una somma di 2 miliardi e 100 milioni di euro in solido tra loro.

La continuità dell’attività – La confisca degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto non ha alcun effetto immediato sulla produzione e sull’attività del siderurgico di Taranto. La confisca degli impianti è stata chiesta dai pm, ma essa sarà operativa ed efficace solo a valle del giudizio definitivo della Corte di Cassazione, mentre adesso si è solo al primo grado di giudizio. Gli impianti di Taranto, quindi, restano sequestrati ma con facoltà d’uso agli attuali gestori della fabbrica. Gli impianti pugliesi sono infatti ritenuti strategici per l’economia nazionale da una legge del 2012 confermata anche dalla Corte Costituzionale. Per area a caldo si intendono parchi minerali, agglomerato, cokerie, altiforni e acciaierie. Da rilevare che nel passaggio degli impianti dall’attuale proprietà di Ilva in amministrazione straordinaria all’acquirente, cioè la società Acciaierie d’Italia tra ArcelorMittal Italia e Invitalia, è previsto il dissequestro degli impianti come condizione sospensiva. Passaggio per ora collocato entro maggio 2022.

Le condanne dei dirigenti – Tra i condannati c’è anche Adolfo Buffo, ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto, ed attuale direttore generale di Acciaierie d’Italia (società tra ArcelorMittal Italia e Invitalia). È stato condannato a 4 anni, i pm avevano chiesto la condanna a 20 anni. A Buffo era contestata anche la responsabilità di due incidenti mortali sul lavoro. Ventuno anni di reclusione sono stati invece inflitti all’ex direttore del siderurgico Luigi Capogrosso (28 la richiesta dei pm) e 21 anni anche per Girolamo Archinà, ex consulente dei Riva per le relazioni istituzionali (28 la richiesta dei pm).

Tre anni e mezzo a Nichi Vendola – Tre anni e mezzo di reclusione sono stati inflitti dalla Corte d’Assise di Taranto all’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola: i pm avevano chiesto la condanna a 5 anni. Vendola è accusato di concussione aggravata in concorso, in quanto, secondo la tesi degli inquirenti, avrebbe esercitato pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, per far «ammorbidire» la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall’Ilva. Assennato è stato condannato a 2 anni: secondo l’accusa avrebbe taciuto delle pressioni subite dall’ex governatore affinché attenuasse le relazioni dell’Arpa a seguito dei controlli ispettivi ambientali nello stabilimento siderurgico. Il pm aveva chiesto la condanna a un anno. Assennato, che ha sempre negato di aver ricevuto pressioni da Vendola, aveva rinunciato alla prescrizione.

L’assoluzione di Ferrante – È stato invece assolto l’ex prefetto di Milano ed ex presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante. Per lui i pm avevano chiesto 17 anni. Bruno Ferrante si era insediato come presidente del cda Ilva a luglio 2012, cioè poche settimane prima del sequestro degli impianti da parte della magistratura.

Il sequestro del 2012 – Il processo «Ambiente svenduto» nasce a seguito del sequestro degli impianti dell’area a caldo del siderurgico dell’Ilva di Taranto e degli arresti avvenuti a partire dal 26 luglio 2012 su ordine del gip Patrizia Todisco. La pubblica accusa ha sempre parlato di inquinamento «devastante per l’ambiente e per la salut, chiedendo 28 e 25 anni di carcere per Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva; 28 anni per l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, 20 anni per il dirigente Adolfo Buffo e per cinque ex «fiduciari aziendali».

L’estromissione dei Riva nel 2012 – L’inchiesta del 2012 e il successivo processo posero di fatto fine alla proprietà dei Riva dopo 17 anni di guida dell’acciaieria (in seguito alla messa in liquidazione di Italsider nel 1988, il gruppo lombardo si aggiudicò quella che era diventata Ilva nel 1995). Il 26 luglio del 2012, infatti, l’acciaieria viene messa sotto sequestro (senza facoltà d’uso) a seguito dell’inchiesta della magistratura di Taranto. Le accuse per i vertici aziendali, a vario titolo, sono di disastro ambientale colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose. Nel 2013 arriva il commissariamento, nel 2015 l’Amministrazione straordinaria, nel 2016 il decreto per la vendita, nel 2017 l’aggiudicazione alla cordata Am Investco (in concorrenza con AcciaItalia), guidata da ArcelorMittal, gruppo nato nel 2006 dalla fusione tra la francese Arcelor e l’indiana Mittal Steel Company, con quartier generale in Lussemburgo. E l’Ilva torna privata, prima del nuovo ingresso dello Stato, in compartecipazione, nel 2021 con Invitalia.

Le mille parti civili – Tra le circa mille le parti civili, questa mattina c’era anche il consigliere comunale Vincenzo Fornaro, ex allevatore che subì l’abbattimento di circa 600 ovini contaminati dalla diossina. «È il giorno — osserva — in cui si stabilirà dopo 13 anni chi ha ragione tra un manipolo di pazzi sognatori che continuano a immaginare un futuro diverso per questa città e chi resta industrialista convinto. Grazie a tutti quelli che in questi anni si sono battuti per arrivare a questo punto. Abbiamo fatto il massimo e continueremo a farlo».

Germania, paura per Klose: “Ho due trombosi alle gambe”


articolo: https://www.repubblica.it/sport/calcio/esteri/2021/05/28/news/klose_trombosi_calcio_tedesco-303221795/

L’ex cannoniere di Bayern Monaco, Lazio e Nazionale tedesca, deve fermarsi: “Non posso correre nè giocare al calcio”. Si allontana la panchina del Fortuna Dusseldorf: “Devo poter insegnare ai giocatori gli esercizi in allenamento”

Monaco Di Baviera, 287 maggio 2021 – 

Paura per Miroslav Klose: l’ex attaccante di Bayern Monaco, Lazio e nazionale tedesca, con la quale ha vinto il Mondiale dei 2014, ha rivelato in una intervista a Kicker di avere due trombosi alle gambe. “Avevo forti dolori alla gamba, mi sono state diagnosticate due trombosi. Sono stato sottoposto a delle cure e indosso delle calze speciale, i medici mi hanno spiegato che la situazione non deve essere presa alla leggera“.

Klose, che ha lavorato al Bayern Monaco come assistente di Hansi Flick, sembrava in procinto di prendere la panchina del Fortuna Dusseldorf, squadra gloriosa attualmente in Zweite Liga: “Ma non posso correre nè giocare al calcio, non voglio iniziare ad allenare una squadra senza poter spiegare ai giocatori gli esercizi da fare in allenamento“. Scartata anche l’eventualità di seguire  Flick, fresco di nomina a ct della Nazionale: “Ho un bel rapporto con lui, ma ho preferito fare altre scelte

Miro Klose premiato dalla dirigenza del Bayen Monaco (ansa)

Moto3, è morto Jason Dupasquier


articolo: https://www.repubblica.it/sport/moto-gp/2021/05/30/news/moto_jason_dupasquier-303428556/?ref=RHTP-BH-I293269148-P2-S1-T1

Non ce l’ha fatta il diciannovenne pilota svizzero, vittima sabato di un incidente durante le qualifiche del Gp d’Italia al Mugello

Jason Dupasquier (ansa)

articolo Blog: https://alessandro54.com/2021/05/29/mugello-incidente-in-moto3/

SCARPERIA (Firenze) – 

Il cuore di Jason Dupasquier ha cessato di battere“: lo ha comunicato l’ospedale Careggi di Firenze, secondo quando riferito dalla Federazione internazionale di motociclismo e dalla Dorna, organizzatrice del motomondiale. “Morte encefalica in seguito alle gravi lesioni cerebrali“, il decesso è avvenuto intorno alle 12. “Siamo profondamente rattristati nell’annunciare la morte di Jason Dupasquier – scrive su twitter la MotoGp – A nome di tutta la famiglia MotoGP, inviamo il nostro affetto alla sua squadra, alla sua famiglia e ai suoi cari. Ci mancherai moltissimo, Jason. Guida in pace“.

L’intervento nella notte – Dupasquier era stato operato durante la notte al torace per frenare un’emorragia. “Però persistono gravi lesioni cerebrali“, avevano spiegato i medici dell’ospedale Careggi di Firenze. A preoccupare erano soprattutto le conseguenze del trauma cranico conseguente all’incidente di ieri sulla pista del Mugello, quando il 19enne pilota svizzero di Moto3 all’uscita della Arrabbiata 2 ha perduto il controllo della sua Ktm numero 50 cadendo sull’asfalto, per poi essere travolto da Ayumu Sasaki e Jeremy Alcoba: “C’è un vasto edema cerebrale. La situazione encefalica è complicata, ma – per un rapporto tra costi e benefici – non è il caso di intervenire” avevano spiegato i medici lasciando poche speranze.

L’incontro con i genitori – Jason ha anche riportato traumi e fratture in altre parti del corpo. I responsabili del centro traumatologico del nosocomio hanno incontrato i genitori del ragazzo. Philippe, il padre, è stato un pilota di motocross e Supermotard. I medici hanno voluto essere molto sinceri spiegando che le speranze di risveglio dal coma erano poche.

La dinamica dell’incidente – All’ultimo giro delle qualifiche di Moto3, ieri il giovane Dupasquier faceva parte di un gruppo di piloti lanciati alla ricerca del miglior tempo per un buon posto sulla griglia della domenica. Lasciandosi alle spalle la curva 9 avrebbe lasciato leggermente il gas – forse perché sorpreso da un sorpasso – per poi riprenderlo in una frazione di secondo: la manovra gli avrebbe fatto perdere il controllo della moto, che gli si è chiusa davanti proiettandolo in aria. Dopo l’highside, la pesante caduta sull’asfalto e un primo – grave – trauma. Poi Jason è stato investito dagli altri due piloti, che non hanno potuto evitarlo. E’ rimasto sull’asfalto per più di mezz’ora, mentre i medici del circuito cercavano di rianimarlo: in quel momento ha cominciato a perdere moltissimo sangue, in stato di incoscienza è stato poi trasportato in elicottero al Careggi.

Il suo team non gareggia – Stamani il suo team (CarXspert PrustelGP) ha deciso di non prendere parte alla gara di Moto3 che è regolarmente partita. Al primo giro un impressionante incidente ha coinvolto 4 piloti all’altezza della curva Savelli: prima è caduto il 17enne turco Oncu, poi ha perso il controllo l’austriaco Kofler (19) trascinando nel capitombolo anche il romagnolo Migno (25) e lo spagnolo Tatay (18). I ragazzi non hanno riportato conseguenze preoccupanti.

Morto Gavin MacLeod, era il capitano Stubing di ‘Love boat


articolo: https://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2021/05/29/news/morto_gavin_mac_leod_era_il_capitano_stubing_di_love_boat-303396658/?ref=RHBT-VS-I270679837-P3-S4-T1

Gavin MacLeod, era il capitano Stubing di “Love boat”

L’attore aveva 90 anni. La serie, trasmessa da Canale 5, era popolarissima anche in Italia


La serie è stato negli anni Ottanta un grande successo di Canale 5 anche grazie a lui, il capitano della nave dell’amore con i suoi occhi azzurri. Gavin MacLeod, il famoso capitano Merril Stubing nel telefilm Love Boat, il comandante della nave da crociera, è morto. Aveva 90 anni ed era diventato popolarissimo anche per il Mary Tyler Moore Show.

La notizia della scomparsa è stata pubblicata dal sito Tmz e anche su Variety. MacLeod è morto nella notte nella sua casa di Palm Desert, in California, l’annuncio della sua scomparsa è stato dato dal nipote, Mark See. Completo bianco, sempre sorridente, MacLeod aveva conquistato il grande pubblico col ruolo del comandante: Love Boat era un telefilm molto seguito, una commedia romantica ambientata su una nave da crociera durata dieci anni, dal 1977 al 1987. In Italia il tema iniziale è stato sostituito dalla canzone The Love Boat (Profumo di mare) cantata da Little Tony che divenne un successo.

Al cinema non aveva interpretato molti ruoli ma era stato diretto da Blake Edwards tre volte, per Operazione sottoveste (1959), In due è un’altra cosa (1960) e Hollywood Party (1968). Dopo aver abbandonato il cinema nel 1970 per dedicarsi alla carriera televisiva, era tornato solo negli ultimi anni sul set per un paio di progetti di cinema di ispirazione religiosa, in seguito alla sua conversione alla Cristianità durante gli anni Ottanta.

Gavin MacLeod

Il Chelsea è campione d’Europa Manchester City battuto 1-0


articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/sport/calcio/2021/05/29/champions-league-finale-manchester-city-chelsea_c65a3aac-f23d-4363-95b6-23283e04cad3.html

Il Chelsea batte 1-0 il Manchester City e si laurea campione d’Europa nella notte di Porto in uno stadio con i tifosi in presenza. La Champions League vinta dai Blues è la seconda per la squadra inglese.

Players of Chelsea celebrate with the trophy after winning the UEFA Champions League final between Manchester City and Chelsea FC in Porto, Portugal, 29 May 2021. EPA/Pierre-Philippe Marcou / POOL

La prima nel 2012. Decisivo al 42′ il gol di Havertz sfruttando una disattenzione difensiva dei Citizens.

Jorginho “ho i brividi, adesso l’Europeo” – “Questa vittoria è incredibile. Quando dico che non ci sono parole è davvero così. Non ci credo ancora, al fischio dell’arbitro mi sono chiesto‘ma come siamo arrivati qui?’. Mi vengono i brividi quando ci penso“. Queste le prime parole di Jorginho, centrocampista del Chelsea campione d’Europa per club, rilasciate a Sky Sport. “All’Europeo porterò la mia energia positiva, abbiamo tante emozioni da vivere ancora in questa stagione – aggiunge l’azzurro -. Per me questa sera è un’emozione indescrivibile. Questo è stato un passo avanti nella mia carriera, ma di certo non finisce qui“.

Azpilicueta, questo Chelsea ha scritto la storia – “Abbiamo scritto la storia, sono molto contento. Lo avevo detto prima della partita: abbiamo un gruppo incredibile, tutti stanno lavorando, è incredibile. Ce lo meritiamo, festeggeremo“. Così lo spagnolo César Azpilicueta, difensore e capitano del Chelsea, dopo avere alzato al cielo la Champions League. “Non so cosa dire, proprio non lo so. Ho aspettato tanto questo momento. Voglio ringraziare la mia famiglia, i miei genitori, mia nonna e la mia ragazza. Ho aspettato 15 anni per vivere questo momento ed eccoci qua“, ha aggiunto Kai Havertz, l’attaccante della squadra londinese e autore del gol della vittoria sul Manchester City.

Tuchel, vinto grazie a un gruppo molto forte – “E’ stata la partita più importante, una finale eccezionale e l’abbiamo vinta, è incredibile. Sono molto orgoglioso, ma lo ero già prima, perché ho piena fiducia in questo gruppo, è un gruppo molto, molto forte. Sapevamo benissimo di non essere i favoriti, ma siamo un gruppo molto, molto forte, siamo tutti uniti e così tutto diventa possibile“. Queste le prime parole di Thomas Tuchel, allenatore tedesco del Chelsea che questa sera ha vinto la finale della Champions contro il Manchester City. “Abbiamo battuto per due volte il City, fra campionato e coppa, l’abbiamo fatto una terza volta – aggiunge Tuchel -. Di solito teniamo di più il pallone, ma è stato difficile farlo nei primi minuti della partita. Dopo la fine del primo tempo è andata meglio, abbiamo creato dei contropiede molto pericolosi, ma è stata una battaglia molto dura“.

Canada: shock in comunità nativi, trovati resti 215 bimbi


La vergogna del Canada: “Ecco le fosse comuni dei bimbi indigeni”

articolo: https://www.repubblica.it/esteri/2021/05/29/news/orrore_in_canada_ecco_le_fosse_comuni_dei_bimbi_indigeni-303388666/?ref=RHTP-VS-I270681069-P15-S1

Trovati i resti di 215 corpi sotto una delle scuole in cui i figli dei nativi venivano rinchiusi per cancellare ogni traccia delle loro tradizioni. Tra il 1863 e il 1998, 150 mila bambini furono strappati alle famiglie dal governo. Abusati e denutriti, molti sarebbero morti di stenti


LONDRA – 
Una fossa comune con i resti di 215 bambini riapre una cupa pagina del passato del Canada: la “cultura del genocidio” imposta alle popolazioni indigene dai colonizzatori bianchi a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Tra il 1863 e il 1998, 150 mila bambini furono strappati alle famiglie delle tribù dei nativi dal governo canadese e chiusi in speciali “scuole residenziali” per cancellare ogni traccia delle loro tradizioni, costringendoli ad accettare la civiltà e la religione occidentale. Tenuti praticamente prigionieri, in condizioni di denutrizione, di maltrattamento e spesso anche di abusi sessuali, a migliaia morirono di stenti o malattie e vennero fatti scomparire nel nulla. Fino ad oggi non esistevano prove concrete del misfatto perpetrato dalle autorità di Ottawa: ma ora le ossa saltate fuori dal terreno dove sorgeva una di queste scuole-prigioni nello stato di British Columbia dimostra che non si trattava di una leggenda bensì di un segreto mantenuto per troppo tempo.

«Sapevamo che queste cose erano accadute nella nostra comunità, ma non eravamo in grado di confermarle», afferma Rosanne Casimir, capo dei Tkemlups te Secwepemc, la tribù che rivendica i resti dei corpicini come propri, «per noi sono morti non documentate», dunque omicidi da investigare. Le cause e la data dei decessi non sono ancora chiari, ma alcuni dei corpi sembrano di bambini di appena tre anni. «Quello che è emerso oggi mi spezza il cuore, è un doloroso ricordo di un capitolo vergognoso della nostra storia», commenta il primo ministro canadese Justin Trudeau. «Quelle scuole fanno parte di una ignobile politica coloniale», gli fa eco Carolyn Bennett, ministra per le relazioni con gli indigeni. «Purtroppo non è una sorpresa», osserva Richard Jock, presidente della Nazione Indigena, l’organizzazione che riunisce le tribù di nativi del Canada. «Ma le conseguenze continuano a farsi sentire per la nostra gente. Vogliamo giustizia».

L’ultima residential school per i figli degli indigeni ha chiuso poco più di venti anni or sono. Ai bambini veniva proibito di parlare la lingua nativa o di praticare la propria religione e le proprie tradizioni. Il rapporto di una commissione chiamata a indagare nel 2008 aveva già documentato l’orrore di queste istituzioni: molti bambini non vennero mai restituiti ai genitori, molti morivano all’interno delle scuole e venivano fatti sparire. Il vitto era scarso. Non c’era riscaldamento d’inverno. Un sopravvissuto ha raccontato di suore che lo costringevano a cospargersi il viso con la propria urina. Epidemie di morbillo e tubercolosi erano frequentissime, anche perché i bambini dovevano dormire a decine in una piccola stanza. Fra tre o quattromila perirono in queste scuole senza lasciare traccia. Un successivo rapporto del 2015, denominato Truth and Reconciliation (Verità e riconciliazione), ha equiparato la tragedia dei nativi del Canada a un «genocidio» e il governo canadese aveva già presentato scuse ufficiali alle tribù indigene per le violenze da esse sofferte. Ma adesso sarà aperta un’altra inchiesta e ci saranno nuovi scavi in cerca di altre fosse comuni. L’orrore continua.

Nuovo scontro Canada-Cina. Ottawa: “Quello degli uiguri è genocidio”. Pechino: “Ignorano i fatti” – di Filippo Santelli23 Febbraio 2021

Canada, Trudeau chiede scusa agli italiani internati ingiustamente durante la guerra27 Maggio 2021

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Canada: shock in comunità nativi, trovati resti 215 bimbi

articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2021/05/29/canada-shock-in-comunita-nativi-trovati-resti-215-bimbi_409f98be-3fcc-44cd-a517-b5463b3d9812.html

Sepolti vicino a una ex scuola gestita dalla Chiesa cattolica

La comunità dei nativi della British Columbia meridionale (Canada) è sotto shock. Una tragica verità che i membri della minoranza etnica ‘Tk’emlúps te Secwépemc’ sospettavano da decenni è venuta alla luce in tutta la sua macabra crudeltà nei giorni scorsi: i resti di 215 bambini sono stati trovati vicino a quella che un tempo era la Kamloops Indian Residential School, uno degli istituti del sistema delle cosiddette ‘Indian residential schools’, una rete di scuole fondate dal governo e amministrate dalle Chiese cattoliche che rimuovevano i figli degli indigeni dalla loro cultura per assimilarli nella cultura dominante.


Ma non solo: i bambini erano spesso oggetto di abusi sessuali e fisici, e molti di loro – come testimonia questo ritrovamento, di cui dà notizia oggi la Cnn – pagarono con la vita la loro unica ‘colpa’ di essere diversi. La Kamloops Indian Residential School, una delle più grandi del Paese, iniziò l’attività alla fine del 19mo secolo sotto la gestione della Chiesa cattolica prima di passare sotto il controllo del governo nella seconda metà degli anni Sessanta e di chiudere i battenti nel 1978.

La tragedia dell’Heysel 36 anni fa


articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2021/05/29/la-tragedia-dellheysel-36-anni-fa-_f983f088-b400-4dfb-9795-61cce6e6acea.html

Il 29 maggio 1985 39 tifosi della Juventus morirono prima della finale di Coppa Campioni col Liverpool

Passano gli anni, ma il ricordo continua a fare male“. La Juventus ricorda così, sul suo sito Internet, la tragedia dell’Heysel nel suo 36esimo anniversario. “Dal 1985, il 29 maggio rappresenta il giorno del silenzio e della commemorazione – osserva il club -.

Il giorno in cui tutti noi ci stringiamo per ricordare un momento assurdo che trasformò una serata di festa, nell’attesa di 90 minuti indimenticabili, in un incubo che resta scolpito nella storia. Sono emozioni di gioia ed entusiasmo, quelli che solitamente precedono una grande partita come quella che stava per iniziare allo stadio Heysel, ma che quella sera lasciarono il posto alla paura prima, al dolore poi. Quella del 29 maggio 1985 è una tragedia che continua a fare male anche a distanza di trentasei anni: oggi, come allora, e come ogni volta che pronunciamo la parola ‘Heysel’, il nostro pensiero va a tutte le vittime di quella serata senza un senso, e alle loro famiglie. Perché il ricordo è sempre vivo dentro tutti noi“. 

Il 29 maggio 1985 è stata la notte più buia del calcio mondiale, quella della tragedia dell’Heysel. I tifosi juventini – 32 erano italiani – andati a Bruxelles con la speranza di festeggiare la prima Coppa dei Campioni bianconera trovarono una morte orribile nel settore Z dello stadio, travolti dalla furia degli hooligans inglesi ubriachi, schiacciati contro le balaustre o precipitati dalle gradinate, poco prima che iniziasse la finale Juve-Liverpool. Morti, però, anche per l’inadeguatezza dell’Heysel e dei servizi di sicurezza ed ordine pubblico.

Un ricordo ancora oggi terribile per i parenti delle vittime, per i sopravvissuti, per chi aveva seguito le cariche degli hooligans, il caos e la disperazione dei tifosi che cercavano scampo dagli altri settori dell’Heysel o in tv. Una ‘Coppa maledetta’ che la Juve aveva inseguito per 30 anni, sfuggita già due volte, nel ’73 a Belgrado, dieci anni dopo ad Atene. Un trofeo che oggi molti protagonisti dell’epoca non sentono come un trofeo conquistato, ricordando che in pratica furono obbligati a giocare. Ma ci sono anche tifosi juventini che, al contrario, la considerano un premio alla memoria delle 39 vittime, allineate nelle stanze dello stadio mentre sul campo si consumava la partita più surreale nella storia del calcio europeo, vinta dalla Juventus con un calcio di rigore segnato da Platini. Una partita giocata con un intero spicchio dell’Heysel, senza più tifosi, transennato davanti alle macerie ed alle cose perse dai tifosi nella calca.

Non sapevamo cosa era davvero successo, avevamo avuto notizie di un morto, forse due, ma non potevamo immaginare una tragedia così grande“, avrebbero detto poi i giocatori bianconeri.  I neo campioni d’Europa avevano festeggiato sotto la curva dell’Heysel subito dopo il 90′, ma il giorno dopo, al rientro a Torino, quando le notizie sulle tragedia erano diventate ufficiali e chiare nella loro drammaticità, ogni traccia di gioia era scomparsa dai loro volti. Sergio Brio, scendendo sulla scaletta dell’aereo, stringeva la Coppa, ma senza esultare.

All’Heysel il club bianconero aveva consegnato al delegato Uefa Gunther Schneider la nota ufficiale spiegando perché aveva detto sì alla richiesta di giocare comunque: “La Juve accetta disciplinatamente, anche se con l’animo pieno di angoscia, la decisione dell’Uefa, comunicata al nostro presidente, di giocare la partita per motivi di ordine pubblico“. Il presidente di allora, Giampiero Boniperti, non ha mai voluto riparlare di quella finale così dolorosa. Neppure per l’attuale massimo dirigente bianconero, Andrea Agnelli, è facile tornare sull’argomento: “Ho sempre fatto fatica a sentire mia quella Coppa – ha detto in occasione del venticinquennale del’Heysel – anche se i giocatori mi hanno sempre detto che fu partita vera”. E Marco Tardelli, in un’intervista alla Rai, qualche anno fa ha spiegato e chiesto scusa: “Era impossibile rifiutarsi di giocare, ma non dovevamo andare a festeggiare, l’abbiamo fatto e sinceramente chiedo scusa“.

Sono passati tanti anni da quel 29 maggio 1985, quando nella strage dell’Heysel persero la vita 39 persone di cui 32 nostri connazionali, con centinaia di feriti. Forte è la memoria, così come le ferite“. Così, sui social, la sindaca di Torino Chiara Appendino ricorda la tragedia. “La Città di Torino ricorda le vittime e si stringe alle famiglie“, aggiunge la prima cittadina.

Una foto d’archivio raffigurante la tragedia dello stadio di Heysel, dove 39 persone hanno perso la vita, durante la finale di Coppa Campioni (attuale Champions League) tra Juventus e Liverpool, in una immagine del 29 maggio 1985. ANSA/ARCHIVIO

Napoli, è ufficiale: Spalletti nuovo allenatore


articolo: https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/napoli/2021/05/29/news/napoli_spalletti_allenatore_de_laurentiis-303308941/

L’annuncio del presidente De Laurentiis: “Insieme faremo un grande lavoro”. Contratto biennale

E’ ufficiale: Luciano Spalletti è il nuovo allenatore del Napoli. “Sono lieto di comunicare che Luciano Spalletti sarà il nuovo allenatore del Napoli a partire dal prossimo 1 luglio. Benvenuto Luciano, insieme faremo un grande lavoro”. Con queste parole riportate sul sito del club il presidente Aurelio De Laurentiis ha ufficializzato l’arrivo del tecnico toscano.

Spalletti torna ad allenare in Serie A due anni dopo il  divorzio dall’Inter. Il tecnico toscano aveva guidato i nerazzurri dal 2017 al 2019. Spalletti ha firmato con il Napoli un contratto biennale con l’obiettivo di riportare la squadra azzurra in Champions League e far dimenticare la cocente delusione della stagione appena conclusa. Il tecnico di Certaldo avrà un ingaggio di quasi 3 milioni di euro a stagione e prenderà il posto di Rino Gattuso. Il Napoli torna ad affidarsi ad un allenatore toscano dopo gli ottimi risultati ottenuti nel passato recente prima da Walter Mazzarri e poi da Maurizio Sarri.

Luciano Spalletti

Forte dei Marmi, incendio devasta lo storico stabilimento balneare Gilda


articolo: https://video.corriere.it/cronaca/forte-marmi-incendio-devasta-storico-stabilimento-balneare-gilda/e18839dc-c068-11eb-b483-a79329df2c54

I vigili del fuoco sono intervenuti per domare le fiamme alte fino al soffitto

Ansa / CorriereTv

I vigili del fuoco sono intervenuti a Forte dei Marmi, in viale Italico, per un incendio divampato in uno storico stabilimento balneare, il Gilda . I danni sono ingenti, i pompieri non segnalano persone coinvolte e sul posto è presente anche personale dell’ufficio di polizia giudiziaria del comando di Lucca per gli accertamenti sulle cause del rogo. Fra le ipotesi quella di un corto circuito partito dalla zona del capannone. Il Gilda è tra gli stabilimenti più frequentati ed esclusivi del Forte, tra i cuoi clienti ci sarebbe anche Andrea Agnelli. E’ anche un ristorante molto conosciuto e di recente è stata una delle location scelte dalla produzione del film di Sky “Security”

INCENDIO DEVASTA UNO STABILIMENTO BALNEARE A FORTE DEI MARMI

Mugello, incidente in Moto3


Mugello, incidente in Moto3 per Dupasquier: è grave

articolo: https://www.repubblica.it/sport/moto-gp/2021/05/29/news/mugello_incidente_grave_dupasquier-303334566/?ref=RHTP-BH-I293269148-P2-S2-T1

Mugello, 29 maggio 2021

Drammatico incidente sulla pista del Mugello durante le qualifiche della Moto3: Jason Dupasquier, 19enne svizzero del team CarXspert PrustelGP, è caduto nell’ultimo giro delle Q2 e dopo un brutto volo è stato travolto dalle moto di altri due piloti che lo seguivano a poca distanza, il giapponese Ayumu Sasaki e lo spagnolo Jeremy Alcoba. Il ragazzo è stato immediatamente soccorso dall’équipe medica del motomondiale, guidata da Angel Charte: è rimasto per circa mezz’ora sull’asfalto assistito dai sanitari, prima di essere trasportato a bordo di un elicottero che qualche minuto più tardi ha raggiunto l’ospedale Careggi di Firenze. Le sue condizioni sono giudicate gravi.

Dupasquier ha perso il controllo della sua Ktm subito all’uscita cieca dell’Arrabbiata 2, la curva numero 9 del circuito toscano: era nel mezzo di un gruppo di piloti lanciati alla ricerca del miglior crono per la griglia della gara in programma domani. Il primo ad investirlo è stato Sasaki, ventenne del team Tech3, poi il giovane è stato toccato anche dalla moto di Alcoba, che corre per Kommerling Gresini. “Stavamo prendendo velocità, quarta marcia, quello è un punto cieco: all’ultimo ho intravisto davanti a me Gabriel (Rodrigo) che rallentava improvvisamente, ho scartato sulla destra per evitarle di andargli contro e mi sono trovato Jason davanti: credo di averlo colpito alle gambe”, ha raccontato Jeremy ai microfoni di Sky. Alcoba e Sasaki, finiti a loro volta sull’asfalto, si sono rialzati senza apparenti conseguenze. “Rispetto ai miei tempi le condizioni di sicurezza sono molto migliorate rispetto ai miei tempi. Ma spero che quel ragazzo riesca a cavarsela. E’ un momento di grande tristezza”, ha commentato Giacomo Agostini, 15 volte campione del mondo, presente nel paddock del Mugello. Dopo una lunga attesa, intorno alle 14 con la pista di nuovo libera è cominciata la quarta sessione di prove libere della MotoGp.

Devastante incendio distrugge la palestra Fit Boutique, ancora non si esclude matrice dolosa


articolo: https://giornaledeinavigli.it/cronaca/devastante-incendio-distrugge-la-palestra-fit-boutique-ancora-non-si-esclude-matrice-dolosa/?fbclid=IwAR3OPAkTD4rAjU3HsGJIdG-yRhFcs1MkNPOegK0-Q1HM0qKKJGY_o–HjDw

CRONACA Buccinasco, 29 Maggio 2021 ore 08:53

Devastante incendio distrugge la palestra Fit Boutique, ancora non si esclude matrice dolosa.

Devastante incendio distrugge la palestra Fit Boutique, ancora non si esclude matrice dolosa

CRONACA Buccinasco, 29 Maggio 2021 ore 08:53

Completamente distrutto, non si è salvato nulla nel devastante rogo che ha avvolto Fit Boutique, un centro nato da pochi mesi che si occupa di attività fisica e benessere. La proprietaria, una ragazza giovane, ha visto con i suoi occhi bruciare il suo sogno, realizzato con tanti sacrifici condivisi con la famiglia.

Cinque i mezzi dei vigili del fuoco che sono intervenuti sul posto per sedare il violento incendio, insieme a un’ambulanza, a supporto dei pompieri e per soccorrere la ragazza proprietaria che si è sentita male rendendosi conto che tutto quello che aveva costruito era andato distrutto.

Non si esclude nessuna ipotesi – Sul posto anche gli agenti della polizia locale e i carabinieri che, in sinergia con i vigili del fuoco, hanno iniziato subito a effettuare tutti i rilievi per cercare di ricostruire l’esatta dinamica. Per ora, non si esclude nessuna pista, un corto circuito o la matrice dolosa. Saranno le approfondite indagini, attraverso testimonianze e video catturati dalle telecamere della zona, a cercare di chiarire ogni dubbio.

SCUDETTO E RINNOVO: BASTONI NERAZZURRO FINO AL 2024


Alessandro Bastoni

https://www.inter.it/it/news/2021/05/28/rinnovo-contratto-bastoni-inter.html

L’INTER E BASTONI INSIEME FINO AL 2024

Ufficiale il prolungamento di contratto del difensore nerazzurro fino al 30 giugno 2024

28/05/2021

MILANO – FC Internazionale Milano comunica di aver raggiunto un accordo per il prolungamento di contratto del giocatore Alessandro Bastoni: il difensore classe 1999 sarà nerazzurro fino al 30 giugno 2024.

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https://www.inter.it/it/news/2021/05/28/alessandro-bastoni-carriera-inter.html

SCUDETTO E RINNOVO: BASTONI NERAZZURRO FINO AL 2024

Il difensore classe 1999, ha prolungato il suo contratto con l’Inter per altre tre stagioni

28/05/2021

MILANO – Pochi giorni dopo aver alzato al cielo il suo primo trofeo con la maglia nerazzurra, Alessandro Bastoni è pronto a scrivere nuovi importanti capitoli: da oggi, infatti, è ufficiale il prolungamento del suo contratto con il Club fino al 30 giugno 2024. 

Acquistato dall’Inter nell’estate del 2017, Bastoni ha fatto il suo esordio in nerazzurro il 28 settembre 2019, un debutto da titolare nel successo contro la Sampdoria, dimostrando da subito tutte le sue qualità.

È stato emozionante, aspettavo questo giorno da tanto

Da quella partita ha collezionato 33 presenze nella stagione 2019/20 diventando uno dei perni della difesa nerazzurra, segnando anche 2 gol, nelle trasferte contro Lecce e Parma, il secondo festeggiato anche ai microfoni di Inter TV:

Ho sempre detto che sono interista, per me essere qui è un sogno. Voglio il bene dell’Inter e della squadra. Spero di restare qui a lungo”.

Forza fisica, tecnica, visione di gioco, precisione e sicurezza negli interventi le qualità che gli hanno permesso di riconfermarsi nella stagione dello Scudetto numero 19 della storia del Club, conquistato da protagonista e titolare nella difesa meno battuta della Serie A. 33 le presenze in campionato (41 quelle totali) e 3 assist serviti, compreso il lancio incredibile di oltre 60 metri per il gol di Barella nel 2-0 contro la Juventus.

La stagione della conquista dello Scudetto è anche quella del suo esordio in Nazionale: l’11 novembre 2020, a 21 anni, il debutto da titolare nella partita amichevole vinta 4-0 contro l’Estonia e qualche giorno dopo nella prima gara ufficiale, la vittoria contro la Polonia, dove ha confermato tutte le sue qualità anche in azzurro.

L’addio a Carla Fracci: la camera ardente alla Scala di Milano


articolo & Video: https://www.facebook.com/corrieredellasera/videos/432459984588809

L’addio a Carla Fracci: la camera ardente alla Scala di Milano

Roma, i sindacati scendono in piazza: “Basta morti sul lavoro”


video: Roma, i sindacati scendono in piazza: “Basta morti sul lavoro” – la Repubblica

Cgil, Cisl e Uil davanti a piazza Montecitorio per protestare contro le morti sul lavoro e per richiedere una strategia nazionale su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. I sindacati chiedono un incontro ai gruppi parlamentari e l’avvio di un serio confronto con il Governo. Al presidio parteciperanno i Segretari Generali, Maurizio Landini, Luigi Sbarra, Pierpaolo Bombardieri e prenderanno la parola alcuni delegati in rappresentanza dei lavoratori coinvolti nelle aziende colpite gravemente dalla crisi.

Sindacati, nuovo scontro con il governo. Landini: “Non siamo disposti a subire i licenziamenti”

articolo: https://www.repubblica.it/economia/2021/05/28/news/sindacati_licenziamenti-303156316/?ref=RHTP-BH-I293269148-P2-S1-T1

La manifestazione a Montecitorio delle organizzazioni dei lavoratori. Sbarra: “Faremo pressione su forze politiche, governo rilanci investimenti”

Maurizio Landini – segratario generale CGIL

Milano, 28 Maggio 2021 

Resta alta la tensione tra sindacati e governo. Sul blocco dei licenziamenti “la partita non è chiusa, al governo abbiamo chiesto che si possa riaprire un confronto“, ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, dalla manifestazione in piazza Montecitorio  delle organizzazioni dei lavorati. “Anche a Confindustria diciamo che per noi il primo luglio non può essere il giorno in cui partono i licenziamenti. Se dovessero non cambiare la norma, diciamo che non siamo disposti ad accettare passivamente, a subire i licenziamenti“, ha aggiunto. Inoltre “nei prossimi giorni incontreremo tutti i gruppi parlamentari, perché oggi è il momento che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Le chiacchiere sono finite”.

Il sindacato proseguirà la mobilitazione per la proroga del blocco dei licenziamenti e farà pressione sulle forze politiche affinchè si arrivi alla modifica del decreto Sostegni bis, ha detto invece il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra. “Il governo si è riservato di costruire delle risposte, noi abbiamo anticipato la necessità di tornare su questo tema e annunciato di aver chiesto incontri ai segretari di tutti i partiti e a tutti gruppi parlamentari“, ha spiegato.

La nostra iniziativa – ha proseguito il leader Cisl – continua nei luoghi di lavoro e nei territori per realizzare un obiettivo che consideriamo alla nostra portata: rifinanziare la cassa Covid e prolungare l’uscita dal blocco almeno fino ad ottobre. Non possiamo accettare ulteriori perdite di posti di lavoro che andrebbero ad aggiungersi al milione di disoccupati già registrato nell’ultimo anno“. “Chiediamo – ha concluso – una modifica al decreto Sostegni bis chidiamo al governo di tornare sui propri passi: eserciteremo una forte pressione sui gruppi parlamentare per cambiare la norma“. “Spieghiamo al presidente Fico la ragioni delle protesta, indicheremo le nostre priorità, la necessità di dare spinta alla ripartenza degli investimenti. Il governo deve misurarsi con la sfida del rilancio degli investimenti non dei licenziamenti“, ha detto ancora Sbarra.

Sentenza sullo stupro alla Fortezza, Strasburgo condanna l’Italia per pregiudizi sulle donne


articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2021/05/27/sentenza-sullo-stupro-alla-fortezza-strasburgo-condanna-litalia-per-pregiudizi-sulle-donne_8de5834e-5775-4f61-8777-9afb8a858e3e.html

Erano stati assolti 7 imputati accusati di stupro di gruppo nel 2008. L’avvocato della ragazza: ‘Soddisfatta, è stato riconosciuto come sia stata calpestata la sua dignità’

La Corte europea dei diritti umanha condannato l’Italia per aver violato i diritti di una “presunta vittima di stupro con una sentenza che contiene “dei passaggi che non hanno rispettato la sua vita privata e intima“, “dei commenti ingiustificati” e un linguaggio e argomenti che veicolano i pregiudizi sul ruolo delle donne che esistono nella società italiana“. E’ quanto si legge nella documentazione diffusa oggi dalla Corte che ha sede a Strasburgo.

Il caso riguarda una sentenza della Corte d’appello di Firenze del 2015 che assolse 7 imputati accusati di uno stupro di gruppo avvenuto nella Fortezza da Basso nel 2008.

A ricorrere alla Corte di Strasburgo è stata la presunta vittima della violenza. Nel suo ricorso non ha chiesto alla Corte di Strasburgo di esprimersi sull’assoluzione degli imputati, ma sul contenuto della sentenza, che secondo lei ha violato la sua vita privata e l’ha discriminata. Oggi la Corte di Strasburgo le ha dato ragione accordandole un risarcimento per danni morali di 12 mila euro. 

Sono soddisfatta che la Corte europea dei diritti umani abbia riconosciuto che la dignità della ricorrente è stata calpestata dall’autorità giudiziaria“. Così all’ANSA l’avvocato Titti Carrano, che ha rappresentato la ‘presunta’ vittima dello stupro di gruppo della Fortezza da Basso. “La sentenza della Corte d’appello di Firenze – ha poi aggiunto – ha riproposto stereotipi di genere, minimizzando cosi la violenza, e ha rivittimizzato la ricorrente, usando anche un linguaggio colpevolizzante. Purtroppo, questo non è l’unico caso in cui la non credibilità della donna si basa sulla vivisezione della sua vita personale, sessuale. Questo succede spesso nei tribunali civili e penali italiani“. “Per questo mi auguro che il governo italiano accetti questa sentenza della Cedu e non ricorra in Grande Camera ma intervenga affinché ci sia una formazione obbligatoria dei professionisti della giustizia per evitare che si riproducano stereotipi sessisti nelle sentenze“, ha detto ancora Carrano. 

Manifestazione di protesta a Firenze alla Fortezza da Basso contro la sentenza sul caso di stupro di una ragazza. Firenze, 29 luglio 2015. ANSA/MAURIZIO DEGL’INNOCENTI

Brescia, dall’inchiesta sui fanghi tossici


Brescia, dall’inchiesta sui fanghi tossici nei campi le intercettazioni shock: “Quel mais lo mangiano i bambini”

articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/05/27/news/inquinamento_brescia_intercettazioni_choc-302975969/

Le parole sono di Antonio Carucci responsabile commerciale della Wte. Sotto sequestro sono finiti gli impianti a Calcinato, Calvisano e Quinzano della società bresciana i cui vertici sono indagati

27 Maggio 2021

Brescia, Dall’inchiesta Sui Fanghi Tossici

Sapevano che stavano lavorando contro le regole, ma non si sono fermati se non quando la loro azienda è stata perquisita due estati fa. E la consapevolezza di quanto stavano facendo emerge da alcune intercettazioni inquietanti. Come quella del 31 maggio 2019. “Io ogni tanto ci penso, cioè, chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuto sui fanghi“, dice Antonio Carucci. È il geologo di origine milanese addetto alle vendite della Wte srl, azienda bresciana, presieduta da Giuseppe Giustacchini, da anni nel mirino di ambientalisti e residenti e ora al centro di un’inchiesta della Procura bresciana che contesta la vendita di 150.000 tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi ed altre sostanze inquinanti spacciati per fertilizzanti e smaltiti su circa 3.000 ettari di terreni agricoli nelle regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna.

Parlando con una collega che gli dice che quello che stanno facendo “è per il bene dell’azienda”, Carucci risponde: “Siamo talmente aziendalisti da non avere più pudore“. Sotto sequestro sono finiti gli impianti a Calcinato, Calvisano e Quinzano della Wte i cui vertici sono indagati. Quindici complessivamente i coinvolti. Sei di loro hanno evitato l’arresto in carcere e altri due i domiciliari come avrebbe voluto la Procura bresciana che si è invece vista rigettare la richiesta da parte del gip che non ha ravvisato la necessità di applicare misure cautelari perché da agosto 2019 l’attività di traffico illecito di rifiuti della azienda bresciana di sarebbe fermata, o quantomeno rallentata, dopo una prima perquisizione dei carabinieri forestali.

Dalle tabelle emergono dati impressionanti” scrive il gip nella sua ordinanza che ha portato al sequestro degli impianti. “Nei campioni dei gessi in uscita dall’azienda e in spargimento le sostanze inquinanti (fluoruri, solfati, cloruri, nichel, rame, selenio, arsenico, idrocarburi, zinco, fenolo, metilfenolo e altri) erano decine, se non addirittura centinaia di volte superiori ai parametri di legge“.

Tra gli indagati, con l’accusa di traffico di consulenze illecite, figura anche Luigi Mille, direttore generale dell’Aipo, autorità interregionale per il fiume Po, che, si legge nell’ordinanza, sfruttando relazioni esistenti con il sindaco del Comune di Calvisano e relazioni esistenti o comunque asserite con altri pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio e in particolare il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, l’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi, Fabio Carella, direttore generale di Arpa Lombardia e Guido Guidesi, assessore regionale lombardo allo Sviluppo Economico, (nessuno di loro è indagato) “indebitamente – scrive il gip – si faceva dare e promettere da Giuseppe Giustacchini denaro, vantaggi patrimoniali ed altre utilità quali il prezzo della propria mediazione illecita verso i suddetti pubblici ufficiali, finalizzata a favorire le attività imprenditoriali condotte da Giustacchini quale titolare della Wte srl“.

Confidiamo che chi ha commesso questa azione criminale contro l’ambiente, l’ecosistema e la salute dei cittadini paghi in modo ‘esemplare’: ed applicare quel sano principio ‘Chi inquina paga‘”, spiega il coordinamento provinciale dei Verdi di Brescia che aggiunge: “laddove si dovessero riscontrare profili penali che hanno rischiato di compromettere la salute dei cittadini, la Federazione dei Verdi-Europa Verde Brescia è pronta a costituirsi parte civile in un eventuale procedimento giudiziario”.

Il Venezia torna in Serie A….


Il Venezia torna in Serie A dopo 19 anni: impresa in 10, con il Cittadella finisce 1-1. Eplode la festa in città

articolo: https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-b/2021/05/27/news/venezia_cittadella_ritorno_finale-303107417/

Venezia-Cittadella 1-1: un gol di Bocalon manda la squadra di Zanetti in Serie A

La squadra di Zanetti promossa nonostante l’inferiorità numerica dal 35′. Vantaggio ospite con Proia al 26′ del primo tempo, pari di Bocalon al 93′. Zanetti: “Dedicata ai tifosi”

È il Venezia la terza squadra promossa nel massimo campionato. L’ultimo atteso verdetto della Serie B è arrivato al termine della finale play-off, che ha visto nella gara di ritorno la formazione lagunare festeggiare l’approdo alla serie A grazie al pareggio interno per 1-1, allo stadio Penzo, con il Cittadella (match disputato a porte chiuse) sconfitto per 1-0 a domicilio all’andata nel derby veneto con la rete di Di Mariano. La squadra guidata da Zanetti, che torna nella massima serie a distanza di 19 anni, va dunque a fare compagnia ad Empoli e Salernitana così da comporre la definitiva griglia dei club partecipanti alla Serie A 2021-2022. Gli arancioneroverdi soffrono in inferiorità numerica per più di un’ora (espulso al 36′ Mazzocchi), ma i granata, in vantaggio con Proia a metà prima frazione, non riescono ad approfittarne, e Maleh a tempo ormai scaduto trova le forze per strappare e servire Bocalon, che chiude la gara.

Seconda finale playoff amara per il Cittadella – Spinto e sostenuto da circa 200 tifosi all’esterno dell’impianto, il Venezia subisce gol al 26′ (a segno Proia su assist di Iori) e dieci minuti dopo resta in dieci uomini per l’ingenuità di Mazzocchi, ammonito due volte nel giro di un minuto da Orsato (a metà ripresa espulso per proteste dalla panchina Aramu). Nella seconda frazione di gioco la squadra di casa si trincera nella propria metà campo e prende le misure agli uomini di Venturato, che dal 60′ in poi faticano ad affacciarsi con pericolosità dalle parti di Maenpaa. L’assedio finale non basta ad un Cittadella che vede sfumare la Serie A in finale playoff per la seconda volta dopo la rimonta del 2019 dell’Hellas Verona. Anzi, nel finale c’è anche la rete della sicurezza: la firma è di Bocalon in contropiede e fa esplodere la festa. In campo e anche in città.

Zanetti: “Promozione dedicata ai tifosi” – “Non abbiamo fatto la nostra miglior partita, il Cittadella è stato aggressivo e noi abbiamo sentito la tensione. Dedico la promozione ai tifosi e a tutte le persone che ci seguono”. Queste le dichiarazioni a caldo del tecnico del Venezia, Paolo Zanetti, che ai microfoni di Rai Sport analizza una gara che si è complicata dopo l’espulsione di Mazzocchi nel primo tempo: “All’andata abbiamo conquistato la promozione. Oggi gli avversari hanno giocato un’ottima partita ma siamo stati bravi a rispondere colpo su colpo, per come si era messa la sfida“.

Gioia Bocalon: “Pochi possono capire cosa provo” – Al settimo cielo anche Riccardo Bocalon, autore del gol dell’1-1. “Sono nato a dieci minuti da qui, mia moglie è veneziana e in pochi possono capire questa cosa e il valore di questa promozione – sottolinea l’attaccante ai microfoni di Dazn -. Il gol? Ho cercato di colpire la palla nell’unico modo possibile. Ho lavorato tantissimo per tentare di conquistare un posto, così è stato e non è una frase fatta. Festeggiamenti? Decidono i tifosi“.

Venezia alla 24esima partecipazione in serie A – Il Venezia si prepara dunque alla 24esima partecipazione al massimo campionato della sua storia. Prosegue a gonfie vele il progetto del presidente statunitense Duncan Niederauer che ha vinto la scommessa con Paolo Zanetti. Una rivincita importante per il tecnico di Valdagno, reduce dall’esonero con l’Ascoli nella scorsa stagione e capace di rimettersi in gioco con una stagione trionfale: il quinto posto maturato nella stagione regolare, l’impresa in semifinale playoff contro il Lecce e la promozione al primo tentativo sulla panchina lagunare. Ora la Serie A, con il punto interrogativo legato proprio al futuro del tecnico, adocchiato anche da Udinese e Sampdoria. Uno dei punti fermi sarà Francesco Forte, un uomo da doppia cifra (15 reti) che a 28 anni inizia a sentire stretta la Serie B: dal ritorno dal Belgio, ha realizzato 32 reti in due stagioni tra Juve Stabia e Venezia. I lagunari ripartiranno da lui, a prescindere da Zanetti, per tentare un’altra impresa, stavolta in massima serie.

VENEZIA-CITTADELLA 1-1 (0-1)

VENEZIA (4-3-3): Maenpaa 6.5; Mazzocchi 4, Modolo 7, Ceccaroni 5.5, Molinaro 6.5; Crnigoj 5.5 (30′ st Cremonesi sv), Taugourdeau 5 (10′ st Fiordilino 6), Maleh 6; Aramu 6 (38′ pt Ferrarini 6), Forte 5.5 (30′ st Bocalon 7), Di Mariano 5.5 (st 10′ Johnsen 6). A disp. Pomini, Dezi, Felicioli, St. Clair, Bjarkason, Ricci, Esposito.
All.: Zanetti 7.
CITTADELLA (4-3-1-2): Kastrati 5; Ghiringhelli 6 (20’st Pavan 5.5), Perticone 6.5 (20’st Frare 5.5), Adorni 6.5, Donnarumma 6.5; Vita 6, Iori 6.5, Branca 7; Proia 6.5 (20’st Gargiulo 5); Tsadjout 6.5 (37’st Rosafio sv), Beretta 5.5 (33’st Ogunseye sv). A disp.: Maniero, Benedetti, Camigliano, D’Urso, Tavernelli, Mastrantonio, Cassandro. All.: Venturato 7.
ARBITRO: Orsato di Schio 6.
RETI: 26′ pt Proia (C ), 43′ st Bocalon (V).

ESPULSI: Mazzocchi al 36′ pt (doppia ammonizione). Al 25′ st espulso Aramu dalla panchina per proteste.
AMMONITI: Perticone, Ghiringhelli, Mazzocchi, Iori, Modolo, Forte, Bocalon.
ANGOLI: 8-1 per il Cittadella.
RECUPERO: pt 1′; st 4′.

Così la Serie A 2021-2022: Atalanta, Bologna, Cagliari, Empoli, Fiorentina, Genoa, Inter, Juventus, Lazio, Milan, Napoli, Roma, Salernitana, Sampdoria, Sassuolo, Spezia, Torino, Udinese, Venezia, Verona.

Green pass, così scaricheremo il certificato Eu Covid-19 su Immuni e sull’app IO


articolo: https://www.corriere.it/tecnologia/21_maggio_25/green-pass-immuni-io-b7a7349e-bd2d-11eb-b697-2f07a77e389d.shtml

Draghi ha confermato la disponibilità del certificato da metà giugno. Ecco cosa sappiamo finora

Il Green o Covid pass è un po’ come Mark Caltagirone: tutti ne parlano, nessuno lo ha visto. Per ora. Perché, a differenza del chiacchieratissimo e inesistente promesso sposo di Pamela Prati, il documento cartaceo e digitale per viaggiare e accedere a luoghi ed eventi sta per materializzarsi. Da metà giugno, secondo quanto dichiarato dal presidente del Consiglio Mario Draghi mercoledì.

Una precisazione, prima di tutto. Al momento in Italia ci sono tre documenti cartacei separati che possono essere presentati, laddove è richiesto o accettato: il documento che attesta l’inoculazione di almeno la prima dose del vaccino, il risultato negativo di un tampone (vincolante fin dalla prima ondata per entrare in svariati Paesi) e il referto della fine dell’infezione dal virus Sars-Cov-2.

Cos’è il Green o Covid pass e come funziona? È un’attestazione di almeno una delle condizioni appena citate (vaccino, tampone, guarigione) pensata per essere leggibile, e considerata valida anche a distanza, da enti e autorità nazionali diversi. In marzo Draghi aveva annunciato che una versione italiana sarebbe stata pronta prima di quella europea. Mercoledì la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha detto che a livello informatico l’Europa sarà in realtà già pronta il 1° giugno e che a metà giugno i Paesi membri potranno salire a bordo.

L’Italia, con la controllata del ministero dell’Economia Sogei e il ministero della Salute, sta lavorando alla sua piattaforma dalla quale transiteranno i dati: il pass è infatti la parte visibile e tangibile di un sistema sottostante molto più complesso che deve ricevere i dati su vaccini, tamponi e referti di avvenuta guarigione da tutte le fonti coinvolte e validarli.

La piattaforma è condizione necessaria e imprescindibile per la gestione centralizzata del pass, con cui in Italia si potrà entrare nelle Rsa o partecipare ai ricevimenti dei matrimoni, e l’interoperabilità con il progetto europeo, pensato per facilitare gli spostamenti tra un Paese all’altro dell’Ue durante i mesi estivi. Nei nostri confini il Certificato Eu Covid-19 — così è stato ribattezzato — sarà vincolato anche alla conversione in legge del decreto del 22 aprile e a una norma ad hoc, che dovranno sedare le preoccupazioni espresse dal Garante per la privacy sul trattamento dei dati (come e quali dati: tipo di vaccino? Data di vaccino o tampone? Durata della malattia?).

Come si potrà richiedere ed esibire? Se tutto procede come previsto e secondo quanto sappiamo finora, il certificato sarà disponibile in formato cartaceo o digitale, come Qr code. Martedì il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao — che sta supervisionando il tutto tramite il Dipartimento per la trasformazione digitale — ha chiarito che la versione digitale si potrà scaricare anche sulle applicazioni IO e Immuni (o salvare nel Wallet di Apple). L’alternativa alle app sarà un sito. Nel caso di IO — scaricata da 11 milioni di italiani — l’idea è che il cittadino debba fare poco e niente: visto che si è autenticato con Spid o con Carta d’identità elettronica, troverà il certificato nell’app dopo aver fatto vaccino, tampone o visita. Potrebbe addirittura non doverla aprire e limitarsi a salvare il Qr code sul dispositivo, come una normale immagine nella propria galleria, dopo aver ricevuto una notifica. Diverso il discorso per Immuni, 10 milioni e mezzo di download, e per il sito, che non sanno chi è la persona dall’altra parte dello schermo: a quanto risulta, l’utente potrà inserire uno dei codici che gli o le verranno inviati o consegnati (Otp, one time password, o Cun: dipende dal flusso, che può essere diverso nelle singole regioni) quando fa il vaccino-tampone-visita e il numero di tessera sanitaria. Immuni e il sito generano a questo punto il codice Qr che si può salvare su smartphone o e/o stampare, nel rispetto della privacy, assicurano fonti al lavoro sul progetto. Il Qr code andrà poi letto dalle forze dell’ordine, o chi per esse, con un’altra app. Sia IO sia Immuni andranno aggiornate a ridosso del debutto del certificato.

Simone Inzaghi nuovo allenatore Inter?


dal sito: https://www.sslazio.it/it/news/press-release-2/64415-nota-della-societa-9

Nota della Società

  27 Maggio 2021 COMUNICATI

Rispettiamo il ripensamento di un allenatore e, prima, di un giocatore che per lunghi anni ha legato il suo nome alla famiglia della Lazio e ai tanti successi biancocelesti.

c’è la nota della società Lazio aspetto la comunicazione della Società Inter

Simone Inzaghi sarà il successore di Antonio Conte sulla panchina dell’Inter nella prossima stagione. Decisivo il rilancio dei dirigenti nerazzurri nella giornata di ieri. Oggi l’annuncio dell’ex allenatore della Lazio: firmerà un contratto biennale a 4 milioni di euro a stagione

28 maggio 2021

10:39 – Cosa succede oggi – E’ atteso in giornata l’annuncio di Simone Inzaghi come nuovo allenatore dell’Inter al posto di Antonio Conte. L’ex allenatore della Lazio dovrebbe firmare un contratto di 2 anni a circa 4 milioni a stagione

10:39 – Cosa è successo nelle ultime 24 ore Simone Inzaghi è passato dal rinnovo con la Lazio alla panchina dell’Inter in poco più di una notte. Due giorni fala cena col presidente biancoceleste Claudio Lotito sembrava aver sancito la prosecuzione del rapporto e invece, la mattina dopo, il colpo di scena

.10:39 – Il saluto di Inzaghi alla Lazio – “Con grande emozione voglio informarvi che il 30 giugno si concluderà la mia meravigliosa avventura con la Lazio“, le parole con le quali l’allenatore ha salutato i tifosi biancocelesti, ufficializzando la fine del suo rapporto. “Ringrazio la società – prosegue – il presidente, i giocatori e i tifosi che mi hanno accompagnato in questi splendidi 22 anni da giocatore e da allenatore. Abbiamo lottato e vinto insieme. Questi colori sono e resteranno per sempre nel mio cuore: il bianco e il celeste saranno per sempre parte della mia anima“.

10:38 – La nota della Lazio – Poco prima del saluto di Inzaghi era arrivata la nota della Lazio. Il fatto che Inzaghi non venga nemmeno nominato è singolare: “Rispettiamo il ripensamento di un allenatore e, prima, di un giocatore che per lunghi anni ha legato il suo nome alla famiglia della Lazio e ai tanti successi biancocelesti

10:38 – Lotito: “Deluso da Inzaghi. Io avevo già firmato il rinnovo” – Il presidente della Lazio ha commentato la decisione di Inzaghi a calciomercato.com: “Ha cambiato idea dalla sera alla mattina. Il contratto era pronto, io lo avevo già firmato. Inzaghi doveva solo raggiungere il segretario Calveri per sottoscriverlo a sua volta e invece non si è mai presentato. Sono rimasto deluso sul piano personale”. I due si sono sentiti e Lotito ha spiegato il contenuto del colloquio: “Mi ha detto che ci ha dormito sopra e che ha maturato questa convinzione. Siamo stati sette ore insieme, abbiamo trovato l’accordo. Ci siamo anche dati la mano. Mi ha raccontato che non aveva più stimoli, che non sarebbe stato in grado di dare la carica giusta ai giocatori. Quando una persona ti dice così, come fai a pensare di tenerlo? Certo, se me lo avesse detto la sera precedente non avrei fatto preparare l’accordo da firmare…“.

10:38 – Lazio, parte la ricerca dell’allenatore – Da oggi la Lazio si metterà alla ricerca del sostituto di Inzaghi. I primi nomi fatti da Gianluca Di Marzio, ieri a 23, l’approfondimento di Sky Sport 24, sono Mazzarri (ide del ds Tare) e Sinisa Mihajlovic, da sempre legato all’ambiente laziale. QUI PER L’APPROFONDIMENTO

10:37 – Allenatori svincolati, chi è libero in questo momento – Mai come quest’anno è stato il mercatod egli allenatori. Mezza Serie A ha già cambiato panchina, altri stano per farlo in queste ore. Ma chi sono gli allenatori sul mercato? Ecco 43 nomi, italiani e stranieri, a caccia di una panchina.

Simone Inzaghi

in attesa del comunicato della Società ci gustiamo:

I M INTER (YES I M), IL VIDEO UFFICIALE DELLA CANZONE DELLO SCUDETTO

Ha già scalato le classifiche e conquistato i tifosi: da oggi le note della canzone celebrativa del diciannovesimo tricolore sono accompagnate dalle immagini del video ufficiale

25/05/2021

MILANO – La colonna sonora di un momento speciale ha il privilegio di rimanere per sempre legata a degli attimi di gioia pura: I M INTER (YES I IM) è la canzone celebrativa del diciannovesimo tricolore, parole e note che hanno accompagnato la festa nerazzurra.

Il brano disponibile su Spotify, Apple Music, iTunes, YouTube, Tik Tok, Amazon Music e su tutte le altre piattaforme musicali, da oggi è accompagnato anche dal video ufficiale. Le immagini più emozionanti legate allo Scudetto nerazzurro, i festeggiamenti e le parole del testo per cantare tutti insieme, ancora più forte: I M Inter, Yes I M… siamo noi e siamo i Campioni d’Italia! 

ASCOLTA SUBITO I M INTER (YES I M)!

Qui il testo della canzone:

“Senza te non ci so stare

Di nerazzurro batte il cuore

Dal primo all’ultimo minuto

Canteremo all’infinito:

“Siamo noi, solo noi!”

Non siamo scesi mai all’inferno

Inter Milano il nostro orgoglio

Il tuo nome e la tua storia

Suona dentro la memoria

“Siamo noi, solo noi!”

Yes, I M Inter

Yes, I M Inter, ohhh ohhh

Yes, I M Inter

Yes, I M Inter, ohhh ohhh

Cambian le maglie dei campioni

Ma non cambiano i colori

Di un coro con la stessa voce

Gli occhi con la stessa luce

“Siamo noi, solo noi!”

I nostri cuori in mezzo al campo

Saranno sempre lì al tuo fianco

In ogni attacco e ogni difesa

In trasferta come in casa

“Siamo noi, sempre noi!”

Yes I M

Era la sera dеl 9 marzo 1908

Erano poco piu’ di 40

Oggi siamo milioni

“Sempre

E solo

Forza

Inter!”

Yеs, I M Inter

Yes, I M Inter, ohhh ohhh

Yes, I M Inter

Yes, I M Inter, ohhh ohhh

La squadra di Milano siamo noi

Yes, I M

I’m one for all, I’m not for everyone

I M INTER (YES I M) | LA CANZONE DELLO SCUDETTO (OFFICIAL VIDEO)

Morta Carla Fracci, una vita in volo “ma con le radici ben piantate nella terra”


articolo: https://www.repubblica.it/spettacoli/teatro-danza/2021/05/27/news/morta_carla_fracci-302891676/

La ballerina aveva 84 anni. Le origini popolari, lo studio tenace, il successo nei più grandi teatri del mondo. “Mi lamento perché sono polemica, ma la mia è stata una gran bella vita”

È vissuta volando ma di sé diceva orgogliosa: “Sono cresciuta tra i contadini, nelle campagne vicino Cremona, libera, tra molti affetti e necessità concrete. E proprio lì, ben piantate nella terra, ci sono le mie radici“. E così, leggiadra e solida, dolce e tenace, se n’è andata un “monumento nazionale”, un mito del balletto, una delle più grandi artiste della danza internazionale. Carla Fracci è morta a Milano a 84 anni per un tumore che l’aveva colpita già da tempo e che aveva vissuto con coraggio e strettissimo riserbo. “Eterna fanciulla danzante“, la definiì il poeta Eugenio Montale. “You are wonderul” le confessò commosso Charlie Chaplin dopo averla vista.

Carla Fracci è stata davvero una artista unica, un misto di concretezza meneghina e leggerezza della poesia, una protagonista sia dell’esclusivo mondo del balletto classico che di quello pop della televisione e dei rotocalchi: un viaggio longevo e trionfale, il suo, delicatissima e struggente Giselle, toccante Giulietta, aerea Sylphide nei più grandi teatri del mondo, dalla Scala al Royal Ballet, lo Stuttgart Ballet, il Royal Swedish Ballet, e dal 1967 artista ospite dell’American Ballet Theatre, con i più eccelsi partner come Erik BruhnRudolf NureyevMikhail BaryshnikovGheorghe IancuVladimir VasilievHenning Kronstam, gli italiani Amedeo AmodioPaolo Bortoluzzi, e coreografi come CrankoDell’AraRodriguesNureyev, ButlerBéjartTetley e molti altri.

Carla Fracci era nata il 20 agosto del 1936 a Milano. Amici di famiglia convincono i genitori a iscriverla alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala dopo averla vista muoversi nel salone del dopolavoro del papà tranviere. Carla ha 10 anni, è magra, esile, “all’inizio non capivo il senso degli esercizi ripetuti, del sacrificio, dell’impegno mentale e fisico. Io, poi, sognavo di fare la parrucchiera. Fu pensantissimo“, raccontava in una intervista sui suoi inizi. Ma il visino dolce, la leggerezza dei movimenti colpiscono le insegnanti, Vera Valkova, Edda Martignoni, Paolina Giussani e a 12 anni è una comparsa in La bella addormentata con Margot Fonteyn. L’incontro ravvicinato con la grande ballerina le fa capire che i sacrifici, lo studio, la disciplina possono produrre poesia. Si diploma nel 1954, nel 1955 debutta nella Cenerentola alla Scala; nel 1958, a 22 anni, viene promossa prima ballerina.

Sapienza tecnica, leggerezza, una spiccata capacità interpretativa le aprono i teatri del mondo e i maggiori ruoli (ne ballerà circa centocinquanta): oltre ai popolarissimi Lago dei cigniLo schiaccianoci, diventano suoi i ruoli romantici, Giulietta, la Swanilda di Coppelia, Francesca da Rimini, soprattutto Giselle, il “suo” personaggio: nei panni della giovane contadinella innamorata, coi capelli sciolti e un leggerissimo tutù, entrerà per sempre nella storia del balletto. Dopo la prima del ’59 a Londra al Royal Festival Hall, la Fracci sarà Giselle in tantissime edizioni e tra le più belle si ricordano quella con Erik Bruhn al Met, e l’altra con Nureyev. L’incontro con Rudy risale al 1963 e sarà un sodalizio artistico che incanterà mezzo mondo per oltre un ventennio. “Ballare con Rudolf era una sfida. Carattere difficile. Eccentrico e competitivo. Ma di grandissima generosità. Era inammissibile per lui che nel lavoro non ci si impegnasse. E per guadagnarsi la sua stima, bisognava essere più forti e uscirne vittoriosi“, ricorderà lei che proprio nei primi anni Sessanta, aveva lasciato la Scala (con una polemica per un balletto cancellato) e da ballerina indipendente, era diventa l’étoile italiana più famosa nel mondo, “la prima ballerina assoluta” scriverà il New York Times.

In tanti mi hanno chiesto come ci si sente a essere un mito. Ma i miei che erano dei lavoratori, padre tranviere, madre operaia mi hanno insegnato che il successo si deve guadagnare. E io ho lavorato, lavorato, lavorato… “. Continua a farlo anche dopo il matrimonio con Beppe Menegatti, aiuto regista di Visconti, nel ’64, e dopo che è diventata mamma nel ’68. Con Menegatti realizzerà molti spettacoli e personaggi  (Medea, Pantea, Titania, Ariel, Luna, Ofelia, Turandot), coinvolgendo compagnie non sempre all’altezza del suo nome. “L’importante è che la gente veda la danza” diceva, e lei lo ha fatto vedere con sorprendente longevità anche fuori dal repertorio classico – e tra MedeaConcerto baroccoLes demoiselles de la nuitIl gabbianoLa bambola di Kokoschka, svetta la Gelsomina de La strada di Nino Rota creata apposta per lei dal coreografo Mario Pistoni – e anche fino a 80 anni quando, fisico ancora asciutto, elastico, fece un cameo in La musa della danza al San Carlo di Napoli.

Ben prima di Roberto Bolle, Carla Fracci ha contribuito a portare la danza in contesti pop, a cominciare dalla televisione: nel’67 con Scarpette rosa, di Vito Molinari, in molti show del sabato sera e ancora in quella che resta una autentica e notevole prova di attrice, nello sceneggiato tv su Giuseppe Verdi, come indimenticata Giuseppina Strepponi, la soprano e seconda moglie del compositore (ma attrice lo è stata anche al cinema in Storia vera della signora delle Camelie di Bolognini coIsabelle Huppert e Gian Maria VolontéNijinskij di Herbert Ross con Jeremy Irons), fino alle civetteria di ridere con autoironia della bella imitazione di Virginia Raffaele al Festival di Sanremo.

Per la diffusione del balletto, d’altra parte, Carla Fracci si è spesa nei contesti più diversi, anche politici. Da sempre mpegnata a sinistra (nel 2009 diventa assessore alla Cultura della Provincia di Firenze) si è battuta contro lo smantellamento dei Corpi di Ballo dalle fondazioni liriche, anche con un appello nel 2012 all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Il ballo classico ha dato prestigio al nostro Paese ed è triste che oggi sia considerato residuale. Un’arte nobile come questa non può essere trattata come una Cenerentola“.  Lei stessa si era impegnata in prima persona a tenerli vivi: alla fine degli anni Ottanta quando dirige il Corpo di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, poi nel ’96 quello dell’Arena di Verona, e dal 2000 per dieci anni alla testa della compagnia di danza all’Opera di Roma, tuttavia sempre nel rimpianto, carico di rancori, della mancata direzione del balletto alla Scala dove proprio per questi dissapori non ballerà più dal ’99.

A gennaio di questo 2021 è il nuovo direttore del Ballo, Manuel Legris, a invitarla a tenere due masterclass su Giselle, ricucendo così quella rottura, e di cui resta una testimonianza nella docufiction Corpo di ballo su RaiPlay. “Mi ha toccata l’accoglienza di tutto il teatro, il lungo applauso. Ho sentito rispetto e gratitudine. Spero che ci saranno altre di queste masterclass. Ai giovani voglio spiegare che la tecnica c’è ma non va esibita”. Leggendaria la sua frase “la danza non è piedi e gambe. È testa“, che racchiude tutta la sua poetica. La sua storia, invece, l’ha raccolta nell’autobiografia Passo dopo passo (Mondadori, 2013), che ora diventerà una fiction tv con Alessandra Mastronardi: non solo ha dato la sua consulenza insieme al marito e alla storica collaboratrice Luisa Graziadei, ma ha regalato un cameo nei panni della sua insegnante alla scuola della Scala. Come a chiudere il cerchio. “Mi lamento spesso e sono una polemica” ha confessato in una delle ultime apparizioni tv, vestita di bianco, come sempre, suo unico vezzo, “ma la mia è stata una gran bella vita“.

Carla Fracci una vita sulle punte – La vita in diretta 17/01/2020

«Gigio Donnarumma e il Milan, le nostre strade si dividono», l’addio ufficiale di Maldini


articolo: https://www.corriere.it/sport/21_maggio_26/gigio-donnarumma-milan-nostre-strade-si-dividono-l-addio-ufficiale-maldini-9492de04-be45-11eb-a5e7-170774e96424.shtml?fbclid=IwAR33sJGB4lyLYs_6UvHcA_v3q5Pn7d1D-Pi3r48AUBtOy05e5pwEZzACYDw

Gianluigi Donnarumma, Mino Raiola, PaoloMaldini

Il direttore tecnico del Milan ha però parole gentili per l’ex portiere rossonero: «Credo che si debba ringraziare tutti i calciatori che hanno fatto questa stagione incredibile, come Gigio che è stato leader e spesso capitano»

Dubbi non ce n’erano, bastava già la firma di Mike Maignan, ma ora c’è anche l’ufficialità: fra Gigio Donnarumma e il Milan l’addio è certo. Ad annunciarlo, con l’eleganza che lo contraddistingue fin da quando giocava, è stato il d.t. Paolo Maldini: «Le nostre strade si dividono, non posso che augurare il meglio a un ragazzo sensibile come lui». Niente rancori, solo parole d’affetto per l’ormai ex portiere, che ha legittimamente scelto di non accettare la proposta di rinnovo da 8 milioni annui. Una decisione che ovviamente lo ha messo nel mirino dei tifosi, che da tempo lo attaccano senza pietà. Eppure proprio Maldini ha voluto difenderlo: «Gigio è stato leader e spesso capitano — ha spiegato il dirigente sul canale twitch del club —. La gente fa fatica a capire cosa voglia dire fare il professionista, si deve essere pronti a cambiare casacca. So che questa è una cosa difficile da accettare, ma è sempre più difficile trovare carriere che iniziano in un posto e finiscono in quel posto lì». Parole sincere, quelle di Paolo. Lui sì è stato un bandiera. E lo è ancora. E forse proprio per questo sa meglio di chiunque altro quanto sia difficile giurare amore eterno a una squadra, specie di questi tempi.

Maldini saluta Donnarumma – «Bisogna avere rispetto per chi ha dato tanto al Milan, lui l’ha fatto, non ci ha mai mancato di rispetto» assicura Maldini, che da questa vicenda esce a testa altissima, come il Milan tutto, inteso come società e proprietà. Perdere un talento come Donnarumma a parametro zero non può essere una vittoria, questo è chiaro, ma il club ha mandato un messaggio importante: il Milan viene prima di tutto, dei giocatori e soprattutto degli agenti. Una posizione, questa, condivisa anche da un milanista eccellente come il segretario nazionale del Pd, Enrico Letta, che ha parlato così: «Da tifoso sono molto arrabbiato, per me Mino Raiola rappresenta l’essenza di come lo sport non dovrebbe essere». Per l’agente trovare una squadra a Gigio non sarà difficile, ci riuscirebbe onestamente chiunque, vedremo però se sarà così facile trovargli anche un ingaggio superiore agli 8 milioni. Juventus, Barcellona, Psg: l’asta è pronta, chissà se si arriverà però davvero a uno stipendio da 10-12 milioni, come chiede Raiola. La speranza è che non duri a lungo: l’Europeo è dietro l’angolo e di tutto la nostra Nazionale ha bisogno tranne che di un portiere distratto.

Da un campione all’altro, da Donnarumma a IbrahimovicLa Uefa lo ha multato per 50 mila euro per la storia della società di scommesse con sede a Malta di cui era co-proprietario e che, stando ai media svedesi, avrebbe già venduto. Il Milan è stato sanzionato invece per 25 mila euro. La vicenda, che preoccupava non poco, finisce qui.

Lecce, Marco Mancosu ce l’ha fatta: vinta la battaglia contro il cancro


articolo: https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-b/lecce/2021/05/26/news/lecce_mancosu_ha_vinto_la_battaglia_contro_il_cancro-302933545/

Il capitano dei pugliesi era stato operato a fine marzo e aveva rimandato la visita di controllo per giocare coi compagni, fino a sbagliare un rigore decisivo nei playoff contro il Venezia. Gli esami hanno evidenziato una completa guarigione

Marco Mancosu (Cagliari, 22 agosto 1988) è un calciatore italiano, centrocampista del Lecce, di cui è capitano.

LECCE – Sospiro di sollievo e felicità in casa Lecce. Il centrocampista e capitano dei pugliesi Marco Mancosu è completamente guarito dal cancro per cui si era operato lo scorso 26 marzo. Il controllo avvenuto oggi, all’Humanitas di Milano, ha evidenziato una completa guarigione. Mancosu dovrà essere comunque sottoposto a controlli periodici ogni sei mesi, ma è esclusa la chemioterapia.

Il messaggio di maggio Mancosu era stato costretto a operarsi con urgenza, a saltare quindi le partite di aprile, salvo poi tornare in campo subito dopo. “Anche se – scrisse nella sua lettera – i medici mi hanno detto che la mia stagione era finita e che dovevo pensare all’anno prossimo, Io invece dopo due settimane ero in campo a correre. Dopo un mese sarei dovuto tornare a Milano per sapere se dovessi fare la chemio o meno, non ci sono ancora andato perché voglio fare la cosa che amo di più al mondo, giocare a calcio, poi si vedrà a fine campionato. Io ho già vinto“.

Dal rigore sbagliato alla guarigione – Quella visita Mancosu – per amore del calcio e del suo Lecce – l’ha rimandata a questa mattina. Un atroce, beffardo destino ha messo poi il giocatore di fronte al rigore più pesante della sua carriera nella semifinale di ritorno contro il Venezia, al Via del Mare, giovedì 20 maggio. Il capitano ha sbagliato sull’1-1 il tiro dal dischetto che è costato l’eliminazione della squadra salentina. Mancosu in lacrime era stato consolato da compagni e avversari a fine incontro, mentre l’allenatore Eugenio Corini esprimeva la stima verso il giocatore. Dopo quella amarezza sportiva, ecco l’esito del controllo avvenuto all’Humanitas di Milano che ha evidenziato una completa guarigione dal cancro.

È morto Kevin Clark, l’ex ragazzino batterista di ‘School of rock’. Jack Black: “Ho il cuore spezzato


articolo: https://www.repubblica.it/spettacoli/people/2021/05/27/news/e_morto_kevin_clark_l_ex_ragazzino_batterista_di_school_of_rock_jack_black_ho_il_cuore_spezzato_-302979334/

Aveva 32 anni. È stato investito da un’auto mentre viaggiava in bicicletta a Chicago

Kevin Clark, il bambino batterista del musical School of Rock è morto a 32 anni dopo essere stato investito da un’auto mentre era in bicicletta a Chicago. Lo riporta Tmz citando alcune fonti, secondo le quali a uccidere Clark sarebbe stata una ragazza di 20 anni alla guida di una Hyundai Sonata.

È una notizia devastante – ha scritto l’attore e musicista Jack Black su Instagram –  Kevin è morto. Troppo presto. Bella anima. Tanti bei ricordi. Il cuore spezzato. Invio amore alla sua famiglia e all’intera comunità di School of Rock“.

Il film di grandissimo successo in America ma anche in Italia, dove poi è diventato anche un musical teatrale con il comico Lillo, racconta di un polemico ed egocentrico chitarrista con la venerazione del rock, Dewey Finn (Jack Black), sbattuto fuori dal suo gruppo che non sopporta più le sue manie di protagonismo. Quando per un errore viene scambiato al telefono per il suo compagno di appartamento, un supplente alle scuole elementari, Dewey decide di spacciarsi per l’amico e raggranellare qualche soldo. Nella prestigiosa scuola privata diretta da Rosalie Mullins (Joan Cusack) Dewey scopre un gruppo di ragazzini portati per la musica e decide di trasformare la sua classe in un gruppo rock. Tra loro anche lo scatenato Freddy Jones.

California, dipendente spara nel deposito dei tram: almeno nove morti


articolo: https://www.repubblica.it/esteri/2021/05/26/news/strage_in_california_almeno_nove_morti_in_una_sparatoria-302938476/?ref=RHTP-VS-I270681069-P16-S1-T1

Strage a San Jose, in un piazzale della compagnia di trasporto ferroviario che serve la Silicon Valley

Una strage è avvenuta questa mattina in uno spiazzo della compagnia di trasporto pubblico Valley Transportation Authority a San Jose, in California. I morti sono almeno nove incluso il killer, un dipendente della compagnia. Il portavoce dello sceriffo della contea di Santa Clara, Russell Davis, ha riferito che anche l’uomo che ha aperto il fuoco è stato ucciso. Numerosi i feriti.

Secondo quanto riferito dal dipartimento della Sicurezza interna, sette persone sono morte sul colpo. Tra le vittime ci sarebbero diversi impiegati della Vta. La struttura all’interno della quale è accaduta la tragedia è uno snodo utilizzato dall’Authority anche come deposito tram, a poche centinaia di metri dall’ufficio dello sceriffo e non lontano dall’aeroporto.

Il sindaco di San Jose, Sam Liccardo, ha scritto su Twitter che “diverse persone sono state ricoverate” e che l’aggressore “non costituisce più una minaccia”.

E’ la seconda volta che questa contea assiste a sparatorie di massa in meno di due anni: nel 2019 un uomo armato uccise tre persone alla festa dell’aglio di Gilroy e poi si tolse la vita.

Quello che è chiaro è che stiamo soffrendo una epidemia di violenza da armi da fuoco“, ha detto la vice portavoce della Casa Bianca Karine Jean-Pierre, al suo debutto nel briefing con i giornalisti, commentando la sparatoria in California che la presidenza “sta monitorando“.

COMUNICATO UFFICIALE DI FC INTERNAZIONALE MILANO


Comunicato: https://www.inter.it/it/news/2021/05/26/comunicato-risoluzione-consensuale-antonio-conte.html

26/05/2021

MILANO – FC Internazionale Milano comunica di aver trovato l’accordo per la risoluzione consensuale del contratto con l’allenatore Antonio Conte. Tutto il Club desidera ringraziare Antonio per lo straordinario lavoro svolto, culminato con la conquista del diciannovesimo Scudetto. Antonio Conte rimarrà per sempre nella storia del nostro Club.

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La Guardia di Finanza sequestra beni per 1 milione a Lo Monaco


articolo: https://www.raisport.rai.it/articoli/2021/05/calcio-catania-la-guardia-di-finanza-sequestra-beni-per-1-milione-a-lo-monaco-932d88e3-b9bc-49a7-a98a-dec3f4cd73e0.html

Per omesso versamento dell’Iva per il Catania nel 2015 e 2017

Beni per oltre un milione di euro sono stati sequestrati dalla guardia di finanza a Pietro Lo Monaco che, in qualità di legale rappresentante pro tempore del Calcio Catania, avrebbe omesso il versamento dell’Iva negli 2015 e 2017.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip su richiesta della Procura. Le indagini del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, che hanno consentito il sequestro di 640.000 euro, sempre per omesso versamento dell’Iva, sono state avviate dopo una segnalazione della locale Direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate.

Dagli accertamenti è emerso che Lo Monaco, all’epoca dei fatti rappresentate legale del Calcio Catania, ha omesso di versare, per conto della società sportiva, l’imposta relativa agli anni 2015 e 2017, per un importo di oltre un milione di euro.

Tarcisio Burgnich è morto a 82 anni: pilastro della Grande Inter….


Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich
Tarcisio Burgnich

Tarcisio Burgnich è morto a 82 anni: pilastro della Grande Inter, fu uno dei più forti difensori italiani di sempre

articolo: https://www.corriere.it/sport/21_maggio_26/tarcisio-burgnich-morto-82-anni-pilastro-grande-inter-fu-dei-piu-forti-difensori-italiani-sempre-e124b322-bdec-11eb-a5e7-170774e96424.shtml

Il terzino fu anche campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970

All’una di questa notte, 25 maggio, si è spento a 82 anni Tarcisio Burgnich, uno dei più grandi difensori della storia del calcio. Tre settimane fa era stato colto da un ictus, aveva reagito con la sua proverbiale tempra ma alla fine ha dovuto cedere. A darne la notizia è stato Leo Picchi, figlio di un altro protagonista della Grande Inter, Armando Picchi, a cinquant’anni esatti dalla sua scomparsa.

Tarcisio Burgnich

La Roccia – Burgnich era stato soprannominato la Roccia, da quando – era il 6 ottobre 1963 in Spal-Inter – in un contrasto di gioco l’avversario Novelli veniva sparato via a metri di distanza mentre il nerazzurro proseguì indisturbato l’azione. Burgnich è a ragione considerato il difensore più tenace e risoluto degli anni Sessanta, l’ombra dei più pericolosi attaccanti italiani e mondiali. Soltanto Pelé, nella finale mondiale del 1970, era riuscito a batterlo con quel colpo di testa leggendario, ma Burgnich preciserà: «Quello però non era umano». Accanto ad altre leggende come Facchetti, Picchi, Suarez, Mazzola, Corso e Jair, Burgnich garantì alla squadra di Angelo Moratti e di Helenio Herrera di diventare la Grande Inter, con 476 presenze, 7 gol, e la conquista di 4 scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Intercontinentaliche si aggiungono al titolo precedente con la Juventus (1961), alla Coppa Italia con il Napoli nel 1976, senza contare il trionfo agli Europei del 1968 con la Nazionale italiana con cui ha giocato dal 1963 al 1974 (66 presenze) ed è stato anche vicecampione del mondo nel 1970.

FC Internazionale Hall of Fame – Burgnich

https://www.inter.it/it/news/2021/05/26/cordoglio-scomparsa-tarcisio-burgnich-inter.html

IL CORDOGLIO DI FC INTERNAZIONALE MILANO PER LA SCOMPARSA DI TARCISIO BURGNICH

Eroe azzurro e nerazzurro, gladiatore implacabile, tosto e sempre leale. Oggi ci lascia un pezzo di storia, la “Roccia” della Grande Inter

26/05/2021

Ci sono degli uomini che vorresti sempre avere al tuo fianco, dei calciatori che vorresti sempre nella tua squadra, delle leggende che vorresti facciano sempre parte della tua storia. Tarcisio Burgnich ha incarnato la forza e i valori del nostro Club e l’Inter ha avuto il privilegio di vederlo lottare per i propri colori: statuario, implacabile, umile e sempre leale.

Entrato nella storia della Grande Inter e nella memoria dei tifosi nerazzurri per la grande tempra ed il carattere che mostrava in campo, ha formato con Giacinto Facchetti una delle coppie di terzini più forti del mondo in quell’Inter dove la difesa era un punto fermo, forgiata dal mago Herrera con campioni preparati atleticamente e mentalmente per affrontare e fermare ogni tipo di avversario.

Come nella partita che Burgnich ha portato sempre nel cuore, giocata due anni dopo il suo arrivo in nerazzurro, quella finale contro i mostri sacri del Real Madrid di Di Stéfano, Puskás, Gento, “quelli che noi avevamo visto solo nelle figurine”. Un giorno che riuscì a stravolgere le gerarchie e a portare la prima Coppa dei Campioni nella bacheca nerazzurra. E poi la storia che si ripete, esattamente un anno dopo, contro il Benfica di Eusebio a San Siro.

12 stagioni all’Inter, 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 6 gol e 467 partite a difendere i nostri colori, gara dopo gara, allenamento dopo allenamento, forgiandosi ogni giorno di più per diventare la “Roccia” che tutti abbiamo conosciuto, proprio come l’aveva ribattezzato Armando Picchi. I ritiri, sempre al fianco dell’indimenticato Giacinto Facchetti: “Ho dormito più con lui che con mia moglie”, diceva sempre Burgnich. Con lui era titolare anche nella nazionale vincitrice dell’Europeo del 1968 e vicecampione del mondo di Messico 1970, quando segnò di sinistro ai supplementari la rete del 2-2 nella semifinale Italia-Germania Ovest (4-3): un gol rabbioso e prezioso in quella che passò alla storia come la partita del Secolo. 66 volte in campo con la maglia azzurra e una vita dedicata al calcio divisa tra la carriera di giocatore e allenatore.

Umile e determinato, insuperabile per gli avversari e prezioso alleato per i suoi compagni: oggi il suo sguardo fiero e la sua forza sono ricordi preziosi, un’immagine che rimarrà sempre impressa nella nostra storia.

Ciao Tarcisio, sarai sempre la nostra “Roccia”.

Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich
Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich
Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich
Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich
Domenghini, Burgnich, Facchetti
Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich
Domenghini, Burgnich, Facchetti
Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich
Gigi Riva & Burgnich
Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich
Guarneri & Burgnich
Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich
Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich
Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich
Mazzola & Burgnich
Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich
Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich
Burgnich & Herrera
Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich
Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich
Allodi, Prisco, Burgnich
Il cordoglio di FC Internazionale Milano per la scomparsa di Tarcisio Burgnich

Tragedia sul Mottarone, ha un malore sul luogo dell’incidente: muore operatore televisivo. “Addio Nicola, un professionista di grande umanità”


articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/05/25/news/incidente_mottarone_morto_giornalista-302696398/

Nicola Pontoriero, 52 anni, era di Sesto San Giovanni e stava lavorando per Mediaset

Nicola Pontoriero, 52 anni, era di Sesto San Giovanni e stava lavorando per Mediaset

Un’altra tragedia nello stesso luogo dove è precipitata la cabina della funivia del Mottarone. Nicola Pontoriero, giornalista freelance, di 52 anni, residente a Sesto San Giovanni è morto per un malore mentre si trovava sui sentieri che portano sul luogo del disastro. Lavorava come operatore televisivo. Secondo il soccorso alpino si tratterebbe di un arresto cardiaco, sono stati inutili i tentativi di rianimarlo.

Una notizia terribile che tocca la nostra città, una tragedia nella tragedia che ci lascia senza parole“: così Roberto Di Stefano, sindaco di Sesto San Giovanni, ha commentato sulla propria pagina Facebook la morte di Pontoriero.

Il 52enne, freelance originario di Rombiolo (in provincia di Vibo Valentia), stava lavorando per un service esterno al gruppo Mediaset. Nonostante sia stato immediatamente soccorso, i tentativi di rianimarlo sono stati inutili.

Tutta la città si stringe attorno alla famiglia di Nicola, ai suoi amici e ai suoi cari in questo momento di lutto” continua il post del sindaco, che ha già raccolto decine di commenti di cordoglio. “Sesto perde una brava persona e un ottimo professionista” è uno dei messaggi di chi lo conosceva e un ex vicino di casa affida a Facebook le proprie condoglianze “ai familiari, al fratello Franco e a tutti gli amici e colleghi che lo hanno conosciuto“.

Ha voluto ricordarlo anche GVPress, l’Associazione italiana giornalisti e videomaker, che sui social sottolinea: “Tutti i colleghi che hanno lavorato con lui in questi anni lo ricordano per la sua gentilezza e professionalità“.

Dopo le 14 vittime del terribile incidente di domenica scorsa, questa ennesima morte sul Mottarone sta suscitando un’ulteriore ondata di dolore e incredulità: “È davvero una tragedia senza fine” ha scritto qualcuno nel gruppo Facebook che raccoglie gli abitanti di Sesto San Giovanni e c’è anche chi si domanda “come si fa a non invocare Dio e a chiedergli il perché di tutta questa sofferenza?“.

Chi lo conosceva lo ricorda come “un carissimo amico, bravo professionista e di grande umanità“, ma anche chi non l’aveva mai incontrato è rimasto sconvolto dalla notizia: “È morto mentre svolgeva il suo lavoro, al servizio dell’informazione e dei cittadini” si legge in uno dei numerosi messaggi sul web e non manca chi ringrazia Nicola Pontoriero perché “stavi andando lassù per informarci e là hai perso la vita“.

Fiorentina-Gattuso, è ufficiale


articolo: https://firenze.repubblica.it/sport/2021/05/25/news/fiorentina_incontro_in_corso_con_gattuso_l_accordo_sembra_vicino-302738478/

La società viola ha anticipato la Lazio. Al tecnico ex Napoli un contratto di 2 anni con opzione sul terzo

Gennaro Gattuso, detto Rino (Corigliano Calabro, 9 gennaio 1978), è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico del Napoli, campione del mondo con la nazionale italiana nel 2006. Dal 1º luglio 2021 sarà il nuovo tecnico della Fiorentina

E’ ufficiale, Gennaro Gattuso è il nuovo allenatore ella Fiorentina. Accordo trovato per un contratto biennale (con opzione sul terzo anno) da 2,5 milioni l’anno. Tra la società e il tecnico ampie convergenze sullo staff tecnico e anche sul progetto. Commisso, a quanto pare, ha giocato di anticipo e ha bruciato la Lazio, che dopo la chiusura del campionato voleva puntare proprio sull’ex allenatore del Napoli. Ma la società viola ha stretto i tempi e ha chiuso l’accordo.

Gattuso è sempre stato il primo nome nella lista del club viola. Dopo la delusione di domenica sera e il mancato ingresso in Champions con il Napoli, Gattuso si era preso un giorno per scaricare rabbia e delusione. La Fiorentina ha atteso la sua risposta consapevole dell’interesse anche della Lazio. E questa voglia di aspettare il tecnico in uscita dal Napoli, avrebbe favorevolmente colpito Gattuso, intenzionato a dire sì dopo il pressing degli uomini di Commisso. L’alternativa in piedi è (o forse era) Paulo Fonseca, il tecnico portoghese che al triplice fischio finale della sua ultima gara con la Roma, a precisa domanda su un incontro in settimana coi viola, ha risposto sorridendo “non posso dire niente“.

Gattuso ha già allenato in Toscana. Per la precisione, il Pisa dal 2015 al 2017. Al momento dei saluti, dopo una retrocessione dalla Serie B alla Lega Pro scrisse una lettera per salutare i tifosi: “Giorno dopo giorno l’emozione che questa città ha saputo regalarmi si è alimentata del calore, dei sorriso e dell’affetto che ognuno ha saputo trasmettermi. Grazie Pisa, grazie a tutti i tifosi, mi sono sentito amato. E non lo dimenticherò mai“.

Green pass valido per viaggiare già 15 giorni dopo la prima dose: 10 domande (e risposte)


articolo: https://www.corriere.it/economia/finanza/cards/green-pass-come-funziona-10-domande-risposte-certificato-verde/chi-rilascia-green-pass.shtml

Rome, Italy, – March 29 2021: Green Pass. European Union sets out virus pass plan to allow free travel. Covid or Coronavirus vaccine certificate or passport app with passport, and mask

Introdotto dal decreto di aprile – Si dovrà averla per partecipare a feste di nozze, concerti e per entrare, quando riapriranno, in discoteca, oltre che per spostarsi tra regioni che si trovano in fascia rossa o arancione. La «certificazione verde» (o green pass, per dirla all’inglese), introdotta dal decreto Covid pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 maggio, sarà un pass della durata di 9 mesi (ma «per i vaccinati con due dosi dovrebbe essere estesa a 1 anno», come ha spiegato Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute) e potrebbe essere il documento che salverà la stagione estiva del Bel Paese. Con esso, infatti, potremo dimostrare di essere stati vaccinati, di essere guariti dal Covid-19 o di esserci sottoposti a tampone con esito negativo nelle 48 ore precedenti. Vediamo allora di scendere più nel dettaglio e tentare di rispondere alle domande più comuni che i lettori ci hanno rivolto su questa novità che a breve entrerà nella nostra vita.

Cos’è il «green pass»? – La «certificazione verde», che dimostra di essere stati vaccinati o di essere guariti dal Covid-19 o di essersi sottoposti a tampone con esito negativo, è stata introdotta con l’articolo 9 del decreto legge numero 52 sulle «Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali», approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 21 aprile. Il documento anticipa quello che a metà giugno dovrebbe arrivare direttamente all’Ue, ovvero il «Digital green certificate» che permetterà di spostarsi liberamente in Europa. Come detto, la certificazione made in Italy consentirà lo spostamento tra regioni eventualmente entrate nelle fasce di colore rosso o arancione, ma sarà anche il pass per partecipare alle feste di matrimonio, entrare ai concerti e, forse, anche nelle discoteche, quando riapriranno. La certificazione verde sarà costituita dal certificato vaccinale, che conferma l’avvemuta somministrazione del vaccino in una o due dosi; oppure dal referto negativo di un tampone antigenico rapido o molecolare effettuato al massimo 48 ore prima dello spostamento. Anche il referto della Asl che certifica la fine dell’infezione da Sars-Cov-2 e quindi la guarigione costituirà una certificazione verde che permetterà la libera circolazione. I documenti saranno tutti rilasciati a chi ne farà richiesta sia in versione digitale che cartacea.

Da quando è valido il green pass? – Il «green pass» viene rilasciato già dopo la prima dose ed è valido dal quindicesimo giorno successivo fino al completamento del ciclo vaccinale, come previsto dal decreto legge Covid pubblicato il 18 maggio in Gazzetta Ufficiale. «La certificazione verde», si legge nell’articolo 14, «ha validità di nove mesi dalla data del completamento del ciclo vaccinale». Tuttavia la certificazione «è rilasciata anche contestualmente alla somministrazione della prima dose di vaccino e ha validità dal quindicesimo giorno successivo alla somministrazione fino alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale».
A partire dal 15 giugno sarà possibile utilizzare il pass per partecipare alle feste di matrimonio. Servirà anche per spostarsi in regioni che, a causa dell’aumento delle infezioni, dovesero ritornare di colore arancione o rosso. Anche le visite agli anziani nelle case di riposo (Rsa) richiederanno la certificazione verde, per non mettere in pericolo la salute fragile degli anziani che vi sono ospitati. E’ ancora allo studio, ma probabilmente il certificato servirà questa estate per entrare ai concerti e nelle discoteche.

Chi può richiedere il certificato? – Il «green pass» spetta a tutti coloro che sono stati vaccinati e a chi è risultato negativo a un tampone molecolare o un antigenico rapido effettuato entro le 48 ore precedenti allo spostamento. Anche chi è guarito dal Covid ed è uscito dall’isolamento dopo il tampone negativo, può richiedere la propria certificazione verde.

Chi rilascia il green pass? – Gli enti preposti al rilascio della certificazione verde dipendono dalla condizione in cui si trova il richiedente. Come si legge nel documento, per i vaccinati «la certificazione è rilasciata, in formato cartaceo o digitale, dalla struttura sanitaria ovvero dall’esercente la professione sanitaria che effettua la vaccinazione».
Diverso è per i guariti dal Covid, che devono richiedere la certificazione verde, sempre in formato cartaceo o digitale, presso la struttura dove «è avvenuto il ricovero del paziente affetto da Covid-19, oppure, per i pazienti non ricoverati, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta». Infine, a chi non è stato infettato, né vaccinato, non resta che poter dimostrare di essere negativo al tampone: l’attestazione viene rilasciata dalla farmacia o dal laboratorio privato in cui si effettua il test molecolare o antigenico.

Dove si richiede il certificato? – La «certificazione verde» deve essere richiesta quando ci si vaccina alla struttura sanitaria o all’autorità sanitaria locale dove è avvenuta l’inoculazione.
Chi è guarito dal Covid, invece, la deve richiedere al medico di medicina generale che ne ha attestato la guarigione o alla struttura dove è stato curato.
La certificazione per il tampone negativo (molecolare o antigenico) viene rilasciata dal laboratorio dove è stato effettuato il tampone stesso.

Quanto dura il green pass? – Dai 6 mesi inizialmente previsti, la validità del green pass per i vaccinati è stata portata a 9 mesi, ovviamente a partire dalla «data del completamento del ciclo vaccinale». Per chi invece ha fatto solo la prima dose, il certificato rilasciato ha validità dal «quindicesimo giorno successivo alla somministrazione fino alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale». E così il pass di chi si vaccina con AstraZeneca (che ha una finestra di 12 settimane tra prima e seconda dose) dura 11 mesi e 10 giorni, quello di chi si vaccina con Pfizer o Moderna (richiamo dopo 42 giorni) 9 mesi e 28 giorni, quello di chi si vaccina con Johnson&Johnson (dose unica) 9 mesi.
Chi è guarito dal Covid ha diritto a un green pass valido per sei mesi a partire dalla data dell’avvenuta guarigione.
Il tampone negativo è valido per sole 48 ore dal momento in cui si è sottoposti al test.

La durata del green passa dipende dal tipo di vaccino?AstraZeneca. Il green pass di chi viene vaccinato con Astrazeneca, la cui seconda dose al momento è somministrata circa 3 mesi dopo la prima, ha una validità di circa un anno.
Pfizer. Il vaccino Pfizer prevede la seconda dose dopo circa 42 giorni, la durata del green pass potrebbe aggirarsi intorno al 10/11 mesi.
Moderna. Il vaccino Moderna ha il secondo richiamo a 42 giorni e la durata del green pass dovrebbe essere sui 10/11 mesi.
Johnson&Johnson. Il vaccino Johnson&Johnson richiede una sola dose e la certificazione verde avrà validità di 9 mesi.

Da quando sarà in vigore il green pass? – Ogni certificazione che attesti la vaccinazione completa o la guarigione dal Covid è certificazione verde. Il Ministero della Salute, comunque, sta approntando gli ultimi dettagli, mentre i certificati vaccinali sono già disponibili in diverse regioni, come il Lazio, che dopo l’inoculazione rende disponibile il certificato verde sul fascicolo sanitario elettronico.

C’è differenza tra il nostro green pass e il «Digital green certificate»? – Il «Digital green certificate» europeo ha le stesse caratteristiche della certificazione verde italiana: certificato di vaccinazione, di tampone negativo o di guarigione. In aggiunta, però, avrà un «QR code» associato a un codice identificativo univoco a livello nazionale e leggibile da tutti gli Stati UeL’Eu Digital Covid Certificate entrerà in vigore dal primo luglio, ora che un accordo è stato raggiunto con tutti i 27 Paesi dell’Unione.
Con il pass europe ci si potrà spostare nei vari Paesi della Ue senza dover fare la quarantena.