Incendio distrugge nella notte MagniPlast a Brugherio


articolo & video: https://video.repubblica.it/edizione/milano/incendio-distrugge-nella-notte-magniplast-a-brugherio/391725/392439?ref=su06

Un incendio ha distrutto nella notte il capannone della MagniPlast a Brugherio. Le fiamme sono divampate dopo le 22, per domarle sono intervenute 30 squadre dei vigili del fuoco. È in corso un monitoraggio per le sostanze tossiche sprigionate dal fuoco.

Incendio distrugge nella notte MagniPlast a Brugherio

articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/07/14/news/brugherio_incendio_nella_notte_distrugge_capannone_oltre_trenta_mezzi_dei_vigili_del_fuoco_per_domare_le_fiamme-310255131/

L’azienda di via Bruno Buozzi è il primo produttore in Europa di laminati in vetroresina prodotti in continuo. Le fiamme divampate poco dopo le 22. In corso monitoraggio di sostanze tossiche

Un incendio ha distrutto nella notte un capannone della MagniPlast a Brugherio (in Brianza), in via Bruno Buozzi. L’incendio è scoppiato poco dopo le 22. Le fiamme hanno completamente avvolto il tetto del fabbricato e per domarle è stato necessario l’intervento di oltre 30 mezzi dei Vigili del fuoco dai comandi provinciali di Monza, Milano, Lecco e Como.

Sul posto sono arrivati anche il Nucleo Regionale Nbcr (Nucleare, biologico, chimico e radiologico) e Arpa Lombardia per il monitoraggio di sostanze tossiche sprigionate dall’incendio. La MagniPlast è una spa del gruppo Magni-Triboldi che (si legge sul suo sito) “è il primo produttore in Europa di laminati in vetroresina prodotti in continuo“. Fondata nel 1967 da Carlo Magni, ha un fatturato di oltre 9 milioni di euro e 219 mila euro di utile. Socia di maggioranza Anna Grazia Triboldi, altri soci Donata Tatiana Magni.

Su richiesta dei Vigili del fuoco di Monza, siamo intervenuti con due squadre – spiegano da Arpa – Innanzi tutto quella di reperibilità, che si è occupata dei rilievi sulla qualità dell’aria e non ha registrato alterazioni significative dei valori. Poi, dato che la MagniPlast è un impianto soggetto ad Autorizzazione integrata ambientale e produce manufatti in vetroresina, è stato attivato anche il gruppo specialistico per l’inquinamento atmosferico che ha installato intorno alle 3 di notte nel cortile del municipio un campionatore ad alto volume per il monitoraggio delle sostanze microinquinanti. Saranno necessarie dalle 12 alle 24 ore per poterlo rimuovere e controllare i risultati”.

Sul luogo dell’incidente si è subito presentato anche il sindaco di Brugherio, Marco Troiano: “Le fiamme e il fumo che hanno interessato una parte del settore produttivo dell’azienda erano ben visibili anche a distanza – ha scritto questa mattina su Facebook per aggiornare i suoi concittadini sull’accaduto, postando la foto della centralina posizionata dai tecnici dell’Arpa – Sono intervenuti i Vigili del fuoco, la Protezione civile, i Carabinieri e la Croce rossa: è stato davvero necessario un grande e rischioso lavoro per domare l’incendio”.

Sui social gli abitanti della zona riferiscono che “ieri sera all’inizio si è sentito un odore nauseabondo, poi abbiamo visto il fumo. E ancora stamattina c’era un odore acre” e ringraziano “davvero di cuore tutti gli uomini che hanno rischiato la vita per proteggere la nostra”.

Incidenti dopo Inghilterra-Scozia, 30 arresti


articolo: https://www.ansa.it/europei_2020/notizie/2021/06/19/europei-inghilterra-scozia-incidenti-30-arresti_1ba1e149-a615-4cf3-b309-5a5292701ddb.html

E’ di trenta persone arrestate il bilancio dei problemi di ordine pubblico provocati dai tifosi di Inghilterra e Scozia prima, durante e dopo la partita fra le due nazionali ieri a Wembley (0-0).
Lo ha reso noto la polizia metropolitana di Londra, ieri dispiegata in forze, precisando che i supporte fermati hanno provocato risse, al centro della capitale britannica o nei pressi dello stadio, o si sono scontrati con le forze dell’ordine.

Molti di loro hanno anche fatto uso eccessivo di alcol, e di droghe, e c’è stato chi ha proferito insulti razzisti. Tutti e trenta gli arrestati sarebbero ancora in stato di fermo

I mastri birrai di Messina da operai a imprenditori


articolo: https://video.repubblica.it/gediwatch/i-mastri-birrai-di-messina-da-operai-a-imprenditori/389458/390175?ref=RHTP-BH-I306071389-P1-S2-T1

Lavoravano per un marchio simbolo della città. Quando è fallito, loro non si sono arresi. E utilizzando la ricetta tradizionale hanno fatto risorgere la produzione.

I mastri birrai di Messina da operai a imprenditori

La birra a Messina è una storia che risale al 1923, ma quella che rappresentava una tradizione nella storia produttiva della Sicilia rischiava di scomparire nel 2011, quando a causa dei modelli dominanti di economia fu chiuso lo storico stabilimento, ancora oggi dismesso e vandalizzato, con i dipendenti che rimasero senza lavoro. Dopo un anno e mezzo di presidi da parte dei lavoratori e vedendosi negare anche la possibilità di un prestito è intervenuta la Fondazione Comunità di Messina che non solo ha fatto da garante agli ex 15 operai, ma ha attratto importanti investimenti. Nel 2013 nasce così la cooperativa Birrificio Messina, con un nuovo stabilimento dove oggi viene prodotta La birra dello Stretto e la Doc15. A tramandare la ricetta “segreta” sono generazioni di mastri birrai che qui lavorano e hanno combattuto per salvare quella che a Messina è molto più che una tradizione.

Birricifio Messina – 15 operai diventano imprenditori

Video del 16 marzo 2016 – Rinasce,grazie a 15 operai che diventano imprenditori, il birrificio Messina. Vedi le immagini, realizzate da OndTv per il programma Tutto In, che descrivono la storia del birrificio. Per altre info seguici su http://www.bellasicilia.it

Design, sicurezza e green: ecco il nuovo scalo di Linate


articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/06/08/news/restyling_linate_design_green_sicurezza-304729155/

Il rinnovamento dell’area imbarchi conclude il restyling dello scalo. Più tecnologia per i controlli e una maggiore attenzione alla sostenibilità per materiali e ambienti. Oggi la visita di Mattarella

Aeroporto Milano Linate – Nuovo Terminal  – 4 apr 2021

Aeroporto di Milano Linate, il Presidente Mattarella all’inaugurazione della nuova area imbarchi Aeroporto di Milano Linate, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione della nuova area imbarchi

Ha una sua elegante e più o meno discreta presenza il robottino – pardon: droide – Yape. Se il rodaggio andrà bene lo conoscerete presto (per chi non l’ha già incontrato a Malpensa). Mentre sarete seduti al gate in attesa del volo vi consegnerà direttamente i prodotti che avete acquistato online in aeroporto: dopodiché, tra una delivery e l’altra, darà una mano a polizia e carabinieri a perlustrare gli angoli dello scalo. Eccolo: bianco latte, le due luci di posizione, il lampeggiante sul capo. Oggi ci sarà anche lui a fare gli onori di casa, magari ronzerà intorno al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che sale a Milano per il taglio del nastro. Casa nuova. Perché Linate si è rifatto il look e si è allargato. Da domani lo potrete ammirare nella sua nuova veste: 8 mila metri quadrati ridisegnati, altri 10 mila frutto di un rifacimento-ampliamento del cosiddetto corpo F, che tra 24 ore debutterà come nuova area del terminal.

Era la vecchia parte dell’aerostazione: da un piano è passata a tre, ovvero sale imbarco (nuovi gate, dall’1 all’8), nuova galleria commerciale e nuova area food. C’era una volta il vecchio Aeroporto Enrico Forlanini (dal nome del pioniere dell’aviazione e inventore), benché nessuno lo abbia mai chiamato così. Data di inaugurazione: 21 ottobre 1937. Rinnovato e ampliato nel 1960. “Diciamo che era ora di un cambio d’abito“, dice un addetto di lungo corso. E dunque, nuovo outfit fu. Sea ci ha investito 40 milioni, va detto che bello è bello. Ma la cosa più interessante, per il viaggiatore che bada al sodo e soprattutto alla comodità, è che quando (si spera) il traffico passeggeri riprenderà a girare com’era in era pre-Covid, ci saranno dei vantaggi non indifferenti. Quali? Seguiteci nell’area dedicata ai filtri di sicurezza. Quella “a maggior stress emotivo“.

Novità negli arredi, nei colori, nei materiali: il tutto per rendere meno impattante il momento dei controlli. Ma la vera svolta, nelle intenzioni di chi ha curato il progetto, riguarda i filtri stessi. Qui la parte del gigante la fa la tecnologia: le nuove macchine installate (EDS-CB, acronimo di Explosives Detection Systems for Cabin baggage) consentono di effettuare i controlli senza dover separare dal bagaglio a mano i liquidi e gli apparati elettronici. Insomma, quelle scocciature che quasi sempre, per toccarla piano e con ridondanza di eufemismo, non rilassano. Già dal check-in andremo più sciolti: grazie al sistema Face boarding, a chi partirà per almeno due volte da Linate basterà metterci la faccia. L’impronta biometrica del volto verrà associata al documento e alla carta di imbarco. Risultato: fino a quando salirete a bordo dell’aereo non dovrete più mostrare alcun documento. Il che vuol dire transitare dai vari check point con più rapidità e senza troppi sbattimenti.

Siamo riusciti a farci trovare pronti per la cosiddetta ripartenza” dice l’amministratore delegato di Sea Armando Brunini, che snocciola i numeri in leggero aumento dopo il crollo abissale dovuto alla pandemia: “Da – 99% di quest’inverno siamo passati a – 80 di maggio e a – 70% di inizio giugno“. L’aeroporto cittadino ha ripreso lentamente a ripopolarsi e l’aspettativa per l’estate – toccando tutti i ferri disponibili, perché anche l’anno scorso ci fu il boom ma il dopo, in una specie di perfida altalena, fu decisamente meno esaltante – è di rivedere movimento nel nuovo Linate del dopo restyling. A proposito di metalli. Una delle chicche alle quali magari non si farà subito caso, ma è un’intuizione intelligente e purtroppo al passo coi tempi: i corrimani lungo le scale, le maniglie dei carrelli porta bagagli e i sostegni nei bus interni all’aeroporto saranno tutti rivestiti in rame. Perché il rame ha notevoli proprietà antimicrobiche: in dieci minuti è in grado di abbattere del 90% la carica del coronavirus sulle superfici. “Durante la pandemia abbiamo tenuto aperto l’aeroporto facendo una scelta coraggiosa – spiega la presidente di Sea, Michaela Castelli – . Tornassi indietro la rifarei“.

Dopo il rifacimento della facciata nel 2018, i lavori per la risistemazione, l’abbellimento e l’ampliamento interni di Linate sono iniziati nel 2019: poco prima che deflagrasse l’epidemia. Lavori a tempo di record. È venuto fuori un aeroporto che, in alcune parti, sembra un altro. Le novità iniziano già dall’area check-in: banchi nuovi, controsoffitti in doghe di legno alternati a vele curve in cartongesso; piante e un tocco di green anche nella scelta dei materiali. Dice Alessandro Fidato, chief operating officer Sea: “Abbiamo puntato sulla sostenibilità e sul design, perché Milano è uguale a design“. Luci, pavimenti, soffitti, pareti. Potevano mancare le opere d’arte? No. Grazie a una partnership con Triennale e Museo del Design Italiano saranno esposti, a turnazione, lavori famosi firmati dai più noti designer italiani.

Allegri: “Estraneo a qualsiasi attività illecita”


articolo: https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/juventus/2021/06/06/news/allegri_sospetto_scommesse_antiriciclaggio-304458612/

La risposta del tecnico della Juve all’articolo pubblicato dal quotidiano ‘La Verità‘. Secondo il giornale l’allenatore sarebbe sotto lo sguardo indagatore degli uffici antiriciclaggio della Banca d’Italia per alcune segnalazioni di operazioni sospette legate al mondo del gioco d’azzardo e delle scommesse.

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Massimiliano Allegri

Con riferimento alle notizie pubblicate sul mio conto in data odierna, mi dichiaro con assoluta fermezza del tutto estraneo a qualsiasi attività illecita o irregolare e, tanto meno, a qualsiasi operazione violativa della normativa sull’antiriciclaggio“. Questa la risposta di Massimiliano Allegri all’articolo pubblicato questa mattina dal quotidiano ‘La Verità‘. Secondo il giornale, il tecnico della Juventus sarebbe sotto lo sguardo indagatore degli uffici antiriciclaggio della Banca d’Italia per alcune segnalazioni di operazioni sospette legate al mondo del gioco d’azzardo e delle scommesse.

Ad attirare l’attenzione dell’antiriciclaggio sarebbero stati alcuni pagamenti effettuati da una società maltese, attualmente sotto inchiesta per truffa aggravata, evasione e rapporti con la criminalità organizzata, e che avrebbero come destinatario proprio l’allenatore della Juventus, da sempre appassionato di cavalli: inoltre dal 2021 ogni bonifico superiore a 5000 euro ha maggiori possibilità di essere sottoposto a controllo, effetto della stretta effettuata dalla nuova legislazione.

Il tecnico toscano è da sempre appassionato di ippica, mondo a cui spesso si rifà quando deve raccontare il calcio e la vita, e proprio la società bianconera, nel giorno dell’annuncio ufficiale del suo ritorno, utilizzò un riferimento a questa sua passione.

Le cifre – Sarebbero sette i bonifici incriminati e che sarebbero stati effettuati a favore di Allegri dal 2018 al 2021: triennio nel quale si arriverebbe a quota 161.000 euro, con altri 168.000 euro, provenienti da una società slovena che gestisce hotel e casinò, e 140.000 euro riconducibili invece a una banca privata di Monte Carlo, come riporta la notizia pubblicata dal quotidiano La Verità. Cifre che potrebbero in ogni caso fare riferimento a vincite legali visto che il tecnico avrebbe speso con la sua carta di credito personale quasi 500.000 euro presso esercenti di gioco d’azzardo a Montecarlo e in Slovenia.

Flavio Briatore, malore a Baku. Soccorso nell’infermeria del circuito di F1…..


Flavio Briatore, malore a Baku. Soccorso nell’infermeria del circuito di F1: “Piccola défaillance”. Elisabetta Gregoraci commenta così

articolo: https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/06/flavio-briatore-malore-a-baku-soccorso-nellinfermeria-del-circuito-di-f1-piccola-defaillance-elisabetta-gregoraci-commenta-cosi/6221637/

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Flavio Briatore (Verzuolo, 12 aprile 1950) è un imprenditore, dirigente d’azienda e dirigente sportivo italiano.

Flavio Briatore ha avuto un malore venerdì 4 giugno mentre si trovava a bordo pista a seguire le prove del Gran Premio di Formula 1 che si corre quest’oggi a Baku, in in Azerbaijan. È stato lo stesso imprenditore a documentare quanto accaduto nelle sue storie di Instagram, pubblicando alcuni video che lo immortalavano nell’infermeria del circuito, mentre veniva assistito dallo staff medico. Immagini seguite da un lungo silenzio, che aveva fatto preoccupare i suoi fan.

Finché nelle scorse è stato sempre lui a rassicurare tutti sulle sue condizioni di salute, pubblicando una foto che lo ritrae sorridente e in perfetta forma assieme a Stefano Dominicali, presidente e amministratore delegato della Formula 1: “Volevo rassicurarvi – ha scritto Briatore nel post, – come vedete oggi sto alla grande. (Dopo la piccola défaillance di ieri)”. E tra i tanti commenti, non passa inosservato quello dell’ex moglie Elisabetta Gregoraci, che ha pubblicato una faccina con i cuori. Nonostante il divorzio, i due sono ancora molto uniti, legati dall’amore per il figlio Nathan Falco. Non si conoscono i dettagli di quanto successo all’imprenditore, team manager della Renault di Fernando Alonso, ma secondo le indiscrezioni si sarebbe trattato solo di un lieve malore risolto con le cure dello staff medico della F1.

Sentenza Ilva di Taranto, Fabio Riva condannato a 22 anni, Nicola Riva a 20


articolo: https://www.corriere.it/economia/aziende/21_maggio_31/sentenza-ilva-taranto-fabio-riva-condannato-22-anni-nicola-riva-20-f355bba8-c1e4-11eb-97d8-c46abd749374.shtml

Ex-Ilva, le condanne: 22 e 20 anni a Fabio e Nicola Riva, 3 anni a Vendola

Il primo grado del processo sull’Ilva «Ambiente svenduto» si è chiuso con condanne pesanti: ventidue anni per Fabio Riva, 20 per Nicola Riva, gli ex proprietari del gruppo siderurgico e principali imputati. La sentenza della Corte d’Assise per il processo con 47 imputati relativo al reato di disastro ambientale dell’Ilva con la gestione Riva è stata letta stamattina in aula dalla presidente Stefania D’Errico alle 10.45: è arrivata dopo 329 udienze durate cinque anni (la prima il 17 maggio del 2016). La richiesta dell’accusa era di 28 anni per Fabio Riva e 25 per Nicola Riva, ex proprietari ed amministratori dell’azienda.

La confisca degli impianti – La Corte d’Assise di Taranto ha anche disposto la confisca degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto per il reato di disastro ambientale imputato alla gestione Riva, così come era stato chiesta dai pm. Gli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico ex Ilva erano già stati sequestrati dal gip del tribunale del capoluogo jonico Patrizia Todisco il 25 luglio 2012 (poi venne concessa la facoltà d’uso). Accolta, in questo senso, da una giuria di tutte donne, la richiesta formulata dall’accusa rappresentata in aula dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone e dai sostituti Mariano Buccoliero, Remo Epifani, Raffaele Graziano e Giovanna Cannalire. I giudici nella sentenza hanno stabilito la confisca per equivalente del profitto illecito nei confronti delle tre società Ilva spa, Riva fire spa, oggi Partecipazioni industriali spa in liquidazione, e Riva forni elettrici per gli illeciti amministrativi per una somma di 2 miliardi e 100 milioni di euro in solido tra loro.

La continuità dell’attività – La confisca degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto non ha alcun effetto immediato sulla produzione e sull’attività del siderurgico di Taranto. La confisca degli impianti è stata chiesta dai pm, ma essa sarà operativa ed efficace solo a valle del giudizio definitivo della Corte di Cassazione, mentre adesso si è solo al primo grado di giudizio. Gli impianti di Taranto, quindi, restano sequestrati ma con facoltà d’uso agli attuali gestori della fabbrica. Gli impianti pugliesi sono infatti ritenuti strategici per l’economia nazionale da una legge del 2012 confermata anche dalla Corte Costituzionale. Per area a caldo si intendono parchi minerali, agglomerato, cokerie, altiforni e acciaierie. Da rilevare che nel passaggio degli impianti dall’attuale proprietà di Ilva in amministrazione straordinaria all’acquirente, cioè la società Acciaierie d’Italia tra ArcelorMittal Italia e Invitalia, è previsto il dissequestro degli impianti come condizione sospensiva. Passaggio per ora collocato entro maggio 2022.

Le condanne dei dirigenti – Tra i condannati c’è anche Adolfo Buffo, ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto, ed attuale direttore generale di Acciaierie d’Italia (società tra ArcelorMittal Italia e Invitalia). È stato condannato a 4 anni, i pm avevano chiesto la condanna a 20 anni. A Buffo era contestata anche la responsabilità di due incidenti mortali sul lavoro. Ventuno anni di reclusione sono stati invece inflitti all’ex direttore del siderurgico Luigi Capogrosso (28 la richiesta dei pm) e 21 anni anche per Girolamo Archinà, ex consulente dei Riva per le relazioni istituzionali (28 la richiesta dei pm).

Tre anni e mezzo a Nichi Vendola – Tre anni e mezzo di reclusione sono stati inflitti dalla Corte d’Assise di Taranto all’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola: i pm avevano chiesto la condanna a 5 anni. Vendola è accusato di concussione aggravata in concorso, in quanto, secondo la tesi degli inquirenti, avrebbe esercitato pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, per far «ammorbidire» la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall’Ilva. Assennato è stato condannato a 2 anni: secondo l’accusa avrebbe taciuto delle pressioni subite dall’ex governatore affinché attenuasse le relazioni dell’Arpa a seguito dei controlli ispettivi ambientali nello stabilimento siderurgico. Il pm aveva chiesto la condanna a un anno. Assennato, che ha sempre negato di aver ricevuto pressioni da Vendola, aveva rinunciato alla prescrizione.

L’assoluzione di Ferrante – È stato invece assolto l’ex prefetto di Milano ed ex presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante. Per lui i pm avevano chiesto 17 anni. Bruno Ferrante si era insediato come presidente del cda Ilva a luglio 2012, cioè poche settimane prima del sequestro degli impianti da parte della magistratura.

Il sequestro del 2012 – Il processo «Ambiente svenduto» nasce a seguito del sequestro degli impianti dell’area a caldo del siderurgico dell’Ilva di Taranto e degli arresti avvenuti a partire dal 26 luglio 2012 su ordine del gip Patrizia Todisco. La pubblica accusa ha sempre parlato di inquinamento «devastante per l’ambiente e per la salut, chiedendo 28 e 25 anni di carcere per Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva; 28 anni per l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, 20 anni per il dirigente Adolfo Buffo e per cinque ex «fiduciari aziendali».

L’estromissione dei Riva nel 2012 – L’inchiesta del 2012 e il successivo processo posero di fatto fine alla proprietà dei Riva dopo 17 anni di guida dell’acciaieria (in seguito alla messa in liquidazione di Italsider nel 1988, il gruppo lombardo si aggiudicò quella che era diventata Ilva nel 1995). Il 26 luglio del 2012, infatti, l’acciaieria viene messa sotto sequestro (senza facoltà d’uso) a seguito dell’inchiesta della magistratura di Taranto. Le accuse per i vertici aziendali, a vario titolo, sono di disastro ambientale colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose. Nel 2013 arriva il commissariamento, nel 2015 l’Amministrazione straordinaria, nel 2016 il decreto per la vendita, nel 2017 l’aggiudicazione alla cordata Am Investco (in concorrenza con AcciaItalia), guidata da ArcelorMittal, gruppo nato nel 2006 dalla fusione tra la francese Arcelor e l’indiana Mittal Steel Company, con quartier generale in Lussemburgo. E l’Ilva torna privata, prima del nuovo ingresso dello Stato, in compartecipazione, nel 2021 con Invitalia.

Le mille parti civili – Tra le circa mille le parti civili, questa mattina c’era anche il consigliere comunale Vincenzo Fornaro, ex allevatore che subì l’abbattimento di circa 600 ovini contaminati dalla diossina. «È il giorno — osserva — in cui si stabilirà dopo 13 anni chi ha ragione tra un manipolo di pazzi sognatori che continuano a immaginare un futuro diverso per questa città e chi resta industrialista convinto. Grazie a tutti quelli che in questi anni si sono battuti per arrivare a questo punto. Abbiamo fatto il massimo e continueremo a farlo».

Brescia, dall’inchiesta sui fanghi tossici


Brescia, dall’inchiesta sui fanghi tossici nei campi le intercettazioni shock: “Quel mais lo mangiano i bambini”

articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/05/27/news/inquinamento_brescia_intercettazioni_choc-302975969/

Le parole sono di Antonio Carucci responsabile commerciale della Wte. Sotto sequestro sono finiti gli impianti a Calcinato, Calvisano e Quinzano della società bresciana i cui vertici sono indagati

27 Maggio 2021

Brescia, Dall’inchiesta Sui Fanghi Tossici

Sapevano che stavano lavorando contro le regole, ma non si sono fermati se non quando la loro azienda è stata perquisita due estati fa. E la consapevolezza di quanto stavano facendo emerge da alcune intercettazioni inquietanti. Come quella del 31 maggio 2019. “Io ogni tanto ci penso, cioè, chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuto sui fanghi“, dice Antonio Carucci. È il geologo di origine milanese addetto alle vendite della Wte srl, azienda bresciana, presieduta da Giuseppe Giustacchini, da anni nel mirino di ambientalisti e residenti e ora al centro di un’inchiesta della Procura bresciana che contesta la vendita di 150.000 tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi ed altre sostanze inquinanti spacciati per fertilizzanti e smaltiti su circa 3.000 ettari di terreni agricoli nelle regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna.

Parlando con una collega che gli dice che quello che stanno facendo “è per il bene dell’azienda”, Carucci risponde: “Siamo talmente aziendalisti da non avere più pudore“. Sotto sequestro sono finiti gli impianti a Calcinato, Calvisano e Quinzano della Wte i cui vertici sono indagati. Quindici complessivamente i coinvolti. Sei di loro hanno evitato l’arresto in carcere e altri due i domiciliari come avrebbe voluto la Procura bresciana che si è invece vista rigettare la richiesta da parte del gip che non ha ravvisato la necessità di applicare misure cautelari perché da agosto 2019 l’attività di traffico illecito di rifiuti della azienda bresciana di sarebbe fermata, o quantomeno rallentata, dopo una prima perquisizione dei carabinieri forestali.

Dalle tabelle emergono dati impressionanti” scrive il gip nella sua ordinanza che ha portato al sequestro degli impianti. “Nei campioni dei gessi in uscita dall’azienda e in spargimento le sostanze inquinanti (fluoruri, solfati, cloruri, nichel, rame, selenio, arsenico, idrocarburi, zinco, fenolo, metilfenolo e altri) erano decine, se non addirittura centinaia di volte superiori ai parametri di legge“.

Tra gli indagati, con l’accusa di traffico di consulenze illecite, figura anche Luigi Mille, direttore generale dell’Aipo, autorità interregionale per il fiume Po, che, si legge nell’ordinanza, sfruttando relazioni esistenti con il sindaco del Comune di Calvisano e relazioni esistenti o comunque asserite con altri pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio e in particolare il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, l’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi, Fabio Carella, direttore generale di Arpa Lombardia e Guido Guidesi, assessore regionale lombardo allo Sviluppo Economico, (nessuno di loro è indagato) “indebitamente – scrive il gip – si faceva dare e promettere da Giuseppe Giustacchini denaro, vantaggi patrimoniali ed altre utilità quali il prezzo della propria mediazione illecita verso i suddetti pubblici ufficiali, finalizzata a favorire le attività imprenditoriali condotte da Giustacchini quale titolare della Wte srl“.

Confidiamo che chi ha commesso questa azione criminale contro l’ambiente, l’ecosistema e la salute dei cittadini paghi in modo ‘esemplare’: ed applicare quel sano principio ‘Chi inquina paga‘”, spiega il coordinamento provinciale dei Verdi di Brescia che aggiunge: “laddove si dovessero riscontrare profili penali che hanno rischiato di compromettere la salute dei cittadini, la Federazione dei Verdi-Europa Verde Brescia è pronta a costituirsi parte civile in un eventuale procedimento giudiziario”.

Emilio Fede è ricoverato al San Raffaele


articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_aprile_10/emilio-fede-ricoverato-gravi-condizioni-san-raffaele-fd30fcde-9a0a-11eb-b5ec-e2a937afbc0d.shtml?fbclid=IwAR1Vi605LAmULkaQAFd0VtPyrqf-nLT0DEGW53tJeKyFk3elf3uUIjxRQbU

L’ex direttore del Tg4, età: 89 anni, era stato ricoverato lo scorso novembre al Covid residence di Ponticelli, una struttura dell’Asl di Napoli. Oggi la notizia della caduta

Emilio Fede

Il giornalista Emilio Fede è ricoverato all’ospedale San Raffaele di Milano. L’ex direttore del Tg4, che compirà 90 anni a giugno, era stato ricoverato lo scorso novembre al Covid residence di Ponticelli, una struttura dell’Asl di Napoli per le persone contagiate con sintomi non gravi.

«Una rovinosa scivolata» «Il Covid non c’entra niente, sono in un letto al San Raffaele di Milano per una caduta, una rovinosa scivolata, e sono curato dagli amici. L’ho vista brutta, sono in piedi per miracolo» ha detto Fede all’Adnkronos. «Non sono in gravi condizioni, è stata però un’esperienza drammatica», ha aggiunto. All’Agi ha detto: «Vediamo come ce la caviamo, devo rimanere qui ancora un po’ per ordine dei medici».

Silvio Berlusconi ancora ricoverato per accertamenti al San Raffaele di Milan


articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/04/07/news/silvio_berlusconi_ricoverato_san_raffaele_milano-295365616/?ref=RHTP-VS-I287409039-P6-S3-T1

La seconda volta nel giro di poche settimane. L’arrivo ieri in elicottero, dopo aver trascorso la Pasqua nella villa di sua figlia Marina in Provenza. Domani a Siena la sentenza del Ruby Ter per corruzione in atti giudiziari

Silvio Berlusconi è ancora una volta ricoverato all’ospedale San Raffaele. Il leader di Forza Italia sarebbe in ospedale per accertamenti, come confermano fonti romane del partito.

Berlusconi, che ha trascorso la Pasqua nella casa di sua figlia Marina in Provenza, è arrivato ieri pomeriggio in elicottero. Dopo una visita di controllo – l’ex cavaliere era già stato ricoverato per aver contratto il Covid – si è deciso di sottoporlo ad alcuni accertamenti. Domani a Siena è prevista la sentenza nel filone del processo Ruby Ter in cui Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari, ma tutto potrebbe slittare: era accaduto anche il 14 gennaio scorso, precedente udienza. I legali del leader di Fi, dal momento che Berlusconi si trova al San Raffaele per accertamenti, potrebbero richiedere il rinvio per legittimo impedimento. Gli avvocati Federico Cecconi e Enrico De Martino, in precedenza, avevano annunciato la volontà dell’ex premier di una deposizione spontanea in aula. Quello di domani potrebbe essere il quinto slittamento della sentenza: il primo il 21 maggio dello scorso anno per l’impedimento dei legali di raggiugere Siena a causa delle restrizioni agli spostamenti tra regioni per il Covid, il secondo l’1 ottobre a causa della positività al coronavirus di Berlusconi, il terzo il 25 novembre alla luce della volontà dell’ex premier di deporre in aula, il quarto il 14 gennaio di quest’anno per gli accertamenti di salute all’ospedale di Monaco. Berlusconi a Siena è accusato di aver pagato Mariani per indurlo a falsa testimonianza sul caso Olgettine. Il pm Valentina Magnini ha chiesto per Berlusconi una condanna a 4 anni e 2 mesi di reclusione.

E’ la seconda volta nel giro di poche settimane che torna al San Raffaele: soltanto poche settimane fa era stato ricoverato e dimesso nel giro di due giorni per il monitoraggio clinico di routine e l’adeguamento alla terapia in atto. A dare la notizia del ricovero era stato l’avvocato di Berlusconi, Federico Cecconi, all’inizio dell’udienza del processo Ruby Ter in Fiera a Milano: “Per problematiche di salute su cui non mi dilungherei è da lunedì ospedalizzato”, non aggiungendo altri dettagli.

2 aprile è la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo


Oggi 2 aprile è la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, istituita nel 2007 dall’Assemblea generale dell’Onu per richiamare l’attenzione sui diritti delle persone con disturbi dello spettro autistico. Sono felice di aver partecipato a questa bella iniziativa insieme ad Al Bano, Lino Banfi, Susanna Tamaro, Roby Facchinetti, Giacomo Poretti, Giovanni Storti, Antonio Provasio, Luisa Corna, Alice De André, Martina Caironi, Nicolò Barella. Il filmato, montato dalla regista Chiara Francesca Longo, docente di Scuola Futuro Lavoro a Milano, la prima in Europa studiata per rispondere alle esigenze di studenti Asperger, ha come enti promotori Fondazione un Futuro per l’Asperger, Aps Angsa Lombardia (Associazione genitori di soggetti autistici) e Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone.

Voci per l’autismo – “Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole”