E’ ben gradito un’applauso!!! Grazie
03 maggio 2026
| Inter campione d’Italia per la 21ᵃ volta! In 12 mesi dalla notte più nera al trionfo firmato Chivu |
| articolo Luigi Garlando : https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/Inter/03-05-2026/inter-campione-d-italia-21-scudetto-la-storia-della-cavalcata.shtml |
| Grazie al successo sul Parma, i nerazzurri di Chivu conquistano matematicamente la vittoria del titolo con tre giornate di anticipo. Un trionfo nato dalle scelte della società, dalla capacità di Chivu di calarsi subito sulla panchina di una big, dalle solite stelle Lautaro, Barella e Dimarco e dalla freschezza di Pio Esposito. E nonostante l’allergia agli scontri diretti… |

Lo scudetto numero 21 ha cominciato a nascere nella notte più dolorosa, quella del 31 maggio 2025, a Monaco di Baviera, finale di Champions League: Psg-Inter 5-0. Lì, come ha appena riconosciuto Simone Inzaghi alla Gazzetta, si è avuta la sensazione della fine di un ciclo. Simone ne ha preso atto andandosene, i dirigenti nerazzurri pianificando i cambiamenti, perché non tutte le ferite sono uguali, alcune lasciano traumi. Prima scelta fondante: il nuovo allenatore. Non è stato banale scommettere sul rumeno Cristian Chivu, eroe del Triplete, l’ex guerriero col caschetto. Aveva vinto uno scudetto con l’Inter Primavera (2021) e salvato il Parma, preso a novembre al terz’ultimo posto, ma era pur sempre un giovane allenatore con sole 13 partite di Serie A. Quando ha raccolto 2 sconfitte nelle prime 3 giornate, una casalinga con l’Udinese e una subendo una rimonta negli ultimi 10 minuti in casa della Juventus, molti hanno avuto la sensazione dell’azzardo esagerato.
Fattore Chivu – Invece Chivu ha conquistato presto piena credibilità. È stato intelligente a non cambiare troppo la macchina da gioco di Inzaghi, che ha prodotto un quadriennio di soddisfazioni. Ha accentuato la verticalità della manovra, ma la vera forza dell’Inter è stata ancora una volta l’automatismo delle sue linee di gioco, mandate a memoria da tempo. Come conferma il primato nelle sequenze oltre i 10 passaggi. In nessun’altra squadra il pallone scorre così fluido, difficile trovare altrove associazioni virtuose come quelle tra Alessandro Bastoni e Federico Dimarco nella pregiata fascia sinistra. Il mancato arrivo di Ademola Lookman dall’Atalanta in qualche modo lo ha aiutato, evitandogli quella rieducazione tattica che invece Conte, Allegri, Spalletti e Gasperini hanno dovuto affrontare. Cristian ha potuto contare sull’usato sicuro: 3-5-2. Ma ha legittimato l’investitura con una guida sicura e una solida gestione del gruppo, anche nei momenti critici. Ha mostrato personalità anche nella comunicazione, coraggiosa e valoriale, con perdonabili cadute di coerenza ed esagerato vittimismo verso la critica. Al traguardo, comunque, Chivu può sentirsi uno dei primi protagonisti del titolo e mostrare un paio di medaglie: 5° allenatore nella storia dell’Inter ad aver vinto all’esordio (l’ultimo era stato Mourinho nel 2008-09); primo per percentuali di vittorie (74%), davanti a Conte (68), Inzaghi (66) e Mou (64).
Pio mania – Dopo l’allenatore, bisognava scegliere i giocatori. E anche qui il presidente Beppe Marotta e il suo gruppo di lavoro hanno fatto bene, pur avendo fallito l’assalto a Lookman e a un esterno da dribbling che manca da tempo. Ma il punto cruciale era un altro: nel 2024-25 l’Inter ha corso quasi fino in fondo su tre fronti, ma non ha vinto nulla, falciata sul traguardo dalla stanchezza, anche per colpa di rotazioni inaffidabili, specie in attacco. Dai 5 gol in campionato di Mehdi Taremi (1) e Marko Arnautovic (4) si è passati agli 11 di Pio Esposito (6) e Ange-Yoan Bonny (5) che hanno offerto un sacrificio fisico e tattico sconosciuto ai predecessori. La freschezza di Pio, la sorpresa più bella, ha contagiato tutti. Petar Sucic, che ha regalato la finale di Coppa Italia chiudendo la rimonta sul Como nella semifinale di ritorno, ha dato il suo contributo. Manuel Akanji, ottima pescata, ha portato personalità, una fisicità che il vecchio Acerbi non poteva più garantire e un notevole contributo all’impostazione, come dimostra un dato: difensore di Serie A con più passaggi positivi. Grazie a rotazioni più affidabili (e alla prematura uscita dalla Champions League…), Chivu ha potuto ammortizzate meglio gli infortuni e i cali delle sue stelle.
Le stelle – Ma sono i soliti noti a occupare la copertina del trionfo, a cominciare da un mostruoso Federico Dimarco: record per la Serie A di assist (17) che, aggiunti ai gol (6), lo portano oltre la produzione di Lautaro (16-4). Nessuno in campionato ha partecipato a 23 gol, nessun difensore nella storia era mai andato oltre quota 20. Nell’esplosione c’entra l’aumento del minutaggio che gli ha concesso Chivu. Lautaro Martinez, il capitano, capocannoniere del torneo (16), è stato ancora una volta trascinante, anche per la sua abilità nel legare il gioco. Senza di lui, media punti e media gol si sono inabissate. Nella storia dell’Inter, solo Giuseppe Meazza e Istvan Nyers hanno allineato 5 stagioni in doppia cifra. Il Toro ha superato i 128 gol di Altobelli e ora, a quota 131, ha davanti solo Nyers (133), Lorenzi (138) e Meazza (197). Solo due stranieri (Nyers, Ibra) hanno chiuso le prime 3 stagioni all’Inter in doppia cifra come Thuram, che è partito forte ed è arrivato ancora più forte, con una pausa in mezzo. Come per Lautaro, c’è un’Inter con e senza Hakan Calhanoglu che, tra l’altro, ha segnato il gol più bello, alla Roma. Il turco, frenato dagli infortuni, ha pilotato l’approdo in porto con la personalità del comandante di lungo corso. È il centrocampista di Serie A con la miglior media-gol: uno ogni 183′. Preziosissimo in sua assenza, ma anche al suo fianco, Zielinski cresciuto tantissimo, anche nei gol: da 2 a 6. Quello alla Juventus al 90′ ha fatto la storia dello scudetto. Imperioso il ritorno nel finale di Nicolò Barella, che ha attraversato un canyon sofferto, ma anche in quel periodo non ha mai negato lotta e corsa. Comunque leader. Come Bastoni, che ha vissuto la stagione più sofferta, tra pasticciaccio Juve e Bosnia, ma specie nella prima parte, ha assicurato il solito apporto di qualità costruttiva e leadership.
I più forti – Unico neo: gli scontri diretti. A parte la rocambolesca vittoria sulla Juve e un pari col Napoli, solo sconfitte contro Milan, Juve e Napoli. Non era mai successo che l’Inter vincesse uno scudetto senza aver battuto la seconda e la terza. Un’imperfezione che non toglie nulla al quadro. Lo strabismo di Venere. L’Inter vanta il miglior attacco (81 gol) e il più alto numero di clean sheet (16). È prima nelle seguenti graduatorie virtuose: tiri in porta, tocchi in area, gol da fuori, da dentro, di testa, da fermo. Una corsa in linea può generare sorprese, una corsa di 38 tappe solo la verità: hanno vinto i più forti.

