Archivi categoria: Lavoro

Buon compleanno, Nicoletta!


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Patty Pravo, nome d’arte di Nicoletta Strambelli (Venezia, 9 aprile 1948), è una cantante italiana.

Buon compleanno a Patty Pravo: da oltre 50 anni firma i più grandi successi della musica italiana 

È una dei 7 cantanti italiani che ha superato il tetto dei cento milioni di copie vendute: basti pensare che il singolo La bambola ha venduto da solo, nelle sue multiple versioni, 40 milioni di copie –

Patty Pravo “Non vivo del passato, non conosco la nostalgia. I ricordi mi mettono allegria, naturalmente non tutti, perché aumentano la consapevolezza di aver vissuto un’epoca irripetibile e, forse, questo è il motivo per cui tutti noi di quella generazione siamo un po’ irripetibili”. 

Patty Pravo – …E dimmi che non vuoi morire (Sanremo 1997)

10/02/2016 Cieli Immensi 

Patty Pravo – Una Donna Da Sognare

Patty Pravo – Non andare via – Ne me quitte pas

Licenziati gli operai Innse …………..


Licenziati gli operai Innse che salirono sul carroponte: “Pronti a lottare ancora”

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Fonte: http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/innse-operai-carroponte-1.3001860

Finale amaro a otto anni dalla clamorosa protesta durata nove giorni.

Milano, 30 marzo 2017 – Due operai che salirono sul carroponte licenziati, macchinari fermi e presidio permanente fuori dai cancelli. Mesi segnati dall’incertezza sul futuro della Innse di Milano, l’azienda metalmeccanica in via Rubattino, uno dei pochi simboli rimasti della storia industriale della città. Quasi otto anni dopo la protesta di quattro operai, che nell’agosto del 2009 trascorsero nove giorni sopra una piattaforma per salvare l’azienda dalla chiusura, la favola si scontra con la realtà. Massimo Merlo, 61 anni, uno dei reduci del carroponte, è pronto a “combattere fino all’ultimo”  nella fabbrica dove ha lavorato per 40 anni.

MILANO – INNSE CAMOZZI LICENZIA. I LAVORATORI CHIEDONO INTERVENTO DEL PREFETTO
Secondo giorno di presidio degli operai della INNSE, fabbrica molto nota nell’estate del 2009 per la dura lotta condotta da alcuni di loro saliti sul carroponte .

Il 13 agosto 2009 siete scesi dal carroponte e la Innse è stata rilevata dal Gruppo Camozzi. Gli impegni sono stati rispettati?

“All’inizio non ci sono stati problemi, poi nel 2016 la proprietà ha chiesto e ottenuto la cassa integrazione. Nel 2009 eravamo 48 operai, adesso siamo rimasti in 26 e la produzione è ferma”.

L’accordo proposto dalla Fiom è stato bocciato.

“Camozzi aveva promesso l’assunzione di sette giovani e l’acquisto di macchinari nuovi, ma noi non ci siamo fidati. Il 28 febbraio è scaduta la cassa integrazione. Io, rappresentante sindacale, sono stato licenziato. Altri tre dipendenti, tra cui Vincenzo Acerenza, anche lui sul carroponte nel 2009, hanno ricevuto le lettere di licenziamento“.

Con quali motivazioni?

Hanno trovato pretesti per eliminare i lavoratori più combattivi. Abbiamo scioperato per 11 giorni, adesso c’è un presidio permanente fuori dai cancelli. Ci siamo mobilitati con la Prefettura. Siamo stati denunciati per violazione della proprietà privata, per le assemblee organizzate all’interno dell’azienda, e abbiamo ricevuto 38 provvedimenti disciplinari. Le udienze al Tribunale del Lavoro sono ancora in corso“.

Come mai la produzione è ferma?

All’azienda in questo momento non interessa produrre a Milano. Tre macchinari sono stati portati nel Bresciano, dove si trova la sede principale del Gruppo, che un anno fa ha aperto anche una fabbrica in Serbia“.

Siete pronti a risalire sul carroponte?

“È impossibile perché l’area è presidiata da guardie giurate, però non possiamo darla vinta e siamo pronti a combattere fino all’ultimo”.

La vostra esperienza ha fatto scuola in diverse altre fabbriche in crisi. Che cosa rimane otto anni dopo?

“Si è creato un gruppo coeso e consapevole dei propri diritti. C’è un legame tra gli operai che in altre aziende non esiste più, e forse siamo stati un esempio”.

Pubblicato il 29 nov 2016 – MILANO – LAVORATORI IN SCIOPERO CONTRO LO SMONTAGGIO DEI MACCHINARI

Amianto: pm, condannare ex manager Breda


Chieste pene da 2 anni a 4 anni e 11 mesi in processo a Milano

Fonte:http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2017/03/17/amianto-pm-condannare-ex-manager-breda_186667b1-7de0-4edc-9422-b938734fe9f5.html

MILANO, 17 MAR – Il pm di Milano Nicola Balice ha chiesto che vengano condannati, con pene da due anni a quattro anni e undici mesi di reclusione, gli otto ex amministratori della Breda Termomeccanica-Ansaldo, accusati di omicidio colposo per la morte di una decina di operai causata, secondo l’accusa, dall’ esposizione all’amianto nello stabilimento milanese di viale Sarca tra gli anni ’70 e il 1985. Nella sua lunga requisitoria, che ha richiesto tre udienze, il pm ha parlato di condotte “gravemente colpose” da parte degli imputati, che “sapevano di mettere a rischio i lavoratori” e che “se ne sono infischiati fino al 1985” delle norme sull’amianto.
    “La Corte che dovrà riflettere molto prima di emettere una sentenza di condanna, pensi attentamente anche alle vittime dell’ amianto”, ha detto Laura Mara, avvocato di Medicina Democratica, Aiea e del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, associazioni parti civili nel processo.

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Thyssen: Cassazione conferma condanne per i sei imputati


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PER NON DIMENTICARE……………………….

Nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007 sette operai dello stabilimento di Torino muoiono investiti da una fuoriuscita di olio bollente in pressione che aveva preso fuoco. I loro nomi erano: Antonio Schiavone, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino.

5 dicembre 2007 – Fiamme nell’acciaierie della ThyssenKrupp, a Torino. 7 operai sono morti investiti da un incendio provocato dalla fuoriuscita di olio idraulico Gli operai si trasformano in torce umane, l’ultima delle vittime muore dopo 24 giorni di agonia. E’ il piu’ grave incidente degli ultimi anni.

La Cassazione ha confermato le condanne dell’appello bis nei confronti dei sei imputati per il rogo alla Thyssen nel quale, nel dicembre 2007, morirono 7 operai.

 Harald Espenhahn – amm. delegato – 9 anni e 8 mesi

Marco Pucci –  Manager – 6 anni e 3 mesi

Gerald Priegnitz – Manager – 6 anni e 3 mesi

Daniele Moroni – Dirigente – 7 anni e 6 mesi

Raffaele Salerno – Dirigente – 7 anni e 2 mesi

Cosimo Cafueri  – Dirigente – 6 anni e 8 mesi

Il primo luglio del 2008 la ThyssenKrupp ha versato quasi 13 milioni di euro alle famiglie dei sette operai uccisi, e queste si sono impegnate a non costituirsi parte civile.

I processi:

15 aprile 2011 – Corte d’assise di Torino –

Il 15 aprile 2011 la Corte d’assise di Torino, sezione seconda, ha confermato i capi d’imputazione a carico di Herald Espenhahn, amministratore delegato della società “THYSSENKRUPP Acciai Speciali Terni s.p.a.”, condannandolo a 16 anni e 6 mesi di reclusione. Altri cinque manager dell’azienda (Marco Pucci, Gerald Priegnitz, Daniele Moroni, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri) sono stati condannati a pene che vanno da 13 anni e 6 mesi a 10 anni e 10 mesi.

28 Febbaio 2013Corte d’assisi d’appello

Il 28 febbraio 2013 la Corte d’assise d’appello modifica il giudizio di primo grado, non riconoscendo l’omicidio volontario, ma l’omicidio colposo, riducendo anche le pene ai manager dell’azienda: 10 anni a Herald Espenhahn, 7 anni per Gerald Priegnitz e Marco Pucci, 8 anni per Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, 9 per Daniele Moroni.

24 aprile 2014 – Suprema Corte di Cassazione

Nella notte del 24 aprile 2014 la Suprema Corte di Cassazione ha confermato le colpe dei sei imputati e dell’azienda, ma ha ordinato un nuovo processo d’appello per ridefinire le pene. Queste non potranno aumentare rispetto quelle definite nel 2013

29 maggio 2015 Corte d’assiste d’appello di Torino

29 maggio 2015 La Corte d’assiste d’appello di Torino al termine di un processo lampo, ha ritoccato al ribasso le sanzioni – Harald Espenhahn – amm. delegato – 9 anni e 8 mesi – Marco Pucci –  Manager – 6 anni e 3 mesi – Gerald Priegnitz – Manager – 6 anni e 3 mesi  – Daniele Moroni – Dirigente – 7 anni e 6 mesi – Raffaele Salerno – Dirigente – 7 anni e 2 mesi – Cosimo Cafueri  – Dirigente – 6 anni e 8 mesi.

13 maggio 2016 –  Cassazione

Il 13 maggio 2016 la cassazione ha confermato confermato il verdetto della Corte d’Assise d’Appello di Torino del 29 maggio 2015.

Oggi lo stabilimento di Torino della ThyssenKrupp non esiste più. È stato chiuso nel marzo del 2008 con un accordo tra la ThyssenKrupp, i sindacati, le istituzioni locali e i ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico, in anticipo sulla data prevista.

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1 Maggio 2016 – Giornata di lutto


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Più valore al Lavoro. Contrattazione Occupazione Pensioni

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La Festa del lavoro o Festa dei lavoratori viene celebrata il 1º maggio di ogni anno in molti Paesi del mondo per ricordare l’impegno del movimento sindacale e i traguardi raggiunti dai lavoratori in campo economico e sociale.

La festa ricorda le battaglie operaie, in particolare quelle volte alla conquista di un diritto ben preciso: l’orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore (in Italia con il r.d.l. n. 692/1923). Tali battaglie portarono alla promulgazione di una legge che fu approvata nel 1867 nell’Illinois (USA). La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero introdotte anche in Europa.

La data del primo maggio ricorda gli incidenti, nei primi giorni di maggio del 1886, durante la rivolta di Haymarket, Chicago. La polizia sparò sui lavoratori in sciopero davanti alla fabbrica di macchine agricole McCormick. Per protesta gli anarchici organizzarono una manifestazione a Haymarket square, la piazza del mercato delle macchine agricole. Ci furono scontri con la polizia che sparò di nuovo. Nel novembre del 1887 12 persone, operai, sindacalisti e anarchici furono impiccato per le manifestazioni dell’anno precedente.


1 MAGGIO FESTA DEI LAVORATORI – MOVIMENTI E LOTTA OPERAIA ANNI 70′

Amianto: Casale, da governo primi 20mln euro per bonifica


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Fonte: http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2016/04/13/amianto-casale-da-governo-primi-20mln-euro-per-bonifica_bc59461c-8379-4720-b81d-a74e6d769315.html

 CASALE MONFERRATO (ALESSANDRIA), 13 aprile 2015 – Oltre 19 milioni 750mila euro, quota 2016 dei 64 milioni assegnati dal governo Renzi, sono arrivati nelle casse del Comune di Casale Monferrato per la bonifica dell’amianto. E’ stata infatti accolta dal ministero dell’Ambiente la richiesta del sindaco della città simbolo della lotta all’amianto, Titti Palazzetti, di poter riceverli direttamente evitando ritardi e complicazioni legati alle normative sugli equilibri di bilancio.

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Intanto gli interventi procedono: a fronte dei 900 quintali di polverino smaltiti nel 2013 si è passati a più di 11mila smaltiti nel 2015 e si pensa di terminare la bonifica del materiale censito nella prima metà del 2017. A settembre sarà aperto un nuovo bando. 

http://www.comune.casale-monferrato.al.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/277

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I danni causati dall’ amianto lavorato all’ Eternit non si sono limitati ad interessare la popolazione esposta professionalmente, ma riguardano anche l’ ambiente con i suoi abitanti.

Filmato dell’istituto Luce sulla lavorazione dell’Amianto nella Eternit

Infatti negli anni ’70 si comincia a registrare nel reparto di Medicina dell’ Ospedale di Casale Monferrato, un significativo incremento dei morti per mesotelioma anche in soggetti con anamnesi lavorativa negativa nei confronti di una esposizione professionale ad amianto.

 Eternit Casale Monferrato: la fabbrica del cancro

Aggiornamento: Saeco – prima ipotesi di accordo


Saeco, intesa azienda-ministero: stop ai 243 licenziamenti, ok a cassa integrazione

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E’ questa la prima ipotesi di accordo per l’azienda produttrice di macchinette per il caffè di Gaggio Montano (Bologna). Ora gli operai dovranno votare la proposta in assemblea.

La firma è arrivata all’alba di venerdì 5 febbraio, quando erano da poco passate le 4,30, alla fine di una lunga notte di mediazione: cassa integrazione straordinaria fino a fine 2016, mobilità esclusivamente volontaria con incentivi, e recupero di alcuni capannoni dismessi. Sono queste le basi su cui è costruita la prima ipotesi di accordo per la Saeco, l’azienda produttrice di macchinette per il caffè di Gaggio Montano, nel bolognese. Qui da oltre 70 giorni i lavoratori sono in presidio permanente per protestare contro l’annuncio di 243 licenziamenti (su 550 dipendenti) fatto dalla multinazionale Philips.

L’accordo cancella i licenziamenti, che minacciavano la sopravvivenza stessa della comunità dell’appenino bolognese, ma prevede degli esuberi, pur su base volontaria e con incentivi. Alla fine della cassa integrazione azienda e sindacati si incontreranno nuovamente, per valutare i numeri e la situazione, procedendo sempre e comunque “con strumenti non traumatici”.

Tutti i dettagli saranno spiegati in un’assemblea con i lavoratori, che poi avranno l’ultima parola attraverso il voto. Probabilmente la settimana prossima. “Di più non si poteva fare se non la rottura” ha commentato a caldo Bruno Papignani, della Fiom Emilia Romagna, parlando poi di “un negoziato con livelli di durezza molto alti”