L’ex portiere Sereni e l’archiviazione (dopo 11 anni): «Ora aiuterò i papà che soffrono ingiustamente»


articolo: https://torino.corriere.it/cronaca/21_marzo_07/ex-portiere-sereni-l-archiviazione-dopo-11-anni-ora-aiutero-papa-che-soffrono-ingiustamente-8bdd9936-7f1e-11eb-b700-62d4180eb118.shtml

«Ero crollato, ma non ho mai perso la speranza», racconta l’ex del Toro accusato di abuso di minori. «Sono rimasto a galla grazie ai miei cari e ai miei due avvocati, due angeli»

All’improvviso — «era il luglio 2010, durante l’udienza di separazione» — Matteo Sereni si ritrovò l’anima devastata e il corpo distrutto: «All’epoca giocavo a Brescia, con alcuni anni di contratto, ma nel giro di poco mi vennero tre protrusioni cervicali e un’ernia. Mi trascinavo per le scale: e sono crollato». Accusa infamante: abuso su minori. Ne è venuto fuori, da innocente, con due archiviazioni (dei gip di Torino e Cagliari), ma è stato un incubo.

Matteo Sereni, come s’è salvato? – «Con la speranza che, alla fine, la verità avrebbe trionfato. E con l’amore delle persone che mi sono state vicino».

Chi? – «A partire da Stefania, la mia compagna, che mi ha dato il supporto e l’amore che servivano: con lei, e la nostra bimba, Sofia, siamo riusciti a rimanere a galla».

Che ha pensato l’altro giorno, quando è finita? – «Felicità, perché l’incubo era finito, ma a dir la verità non mi veniva voglia di gioire, perché sono stati anni di preoccupazioni, tormenti, attimi di sconforto. Se ti scontri con certe cose, cambi».

Quando è iniziato tutto, invece, come s’era sentito? – «Mi sono accorto della gravità dell’accusa giorno dopo giorno, con il passare del tempo. Ed è stato terribile: non riesci più a fare nulla, il tuo lavoro o quel che avresti voluto. Forse perché le porte un po’ ti si chiudono, a prescindere che tu sia colpevole o innocente».

Ci sono amici che non si sono più fatti sentire? – «Se c’è stato chi parlava male non so: mi basta sapere che i miei ex colleghi, gli allenatori, i presidenti, non hanno mai dubitato di me».

Chi di questi le ha dato la forza? – «Nomi non ne faccio, per non mancare di rispetto e coinvolgerli: ma loro lo sanno, perché li ho sentiti e ringraziati. Sono persone vere».

Oltre all’accusa, s’è mai sentito addosso il sospetto? – «Questa è una vicenda che ho vissuto sulla mia pelle, e per la quale hanno sofferto le persone care, da mia mamma a mio fratello. Papà è mancato proprio quando è iniziato tutto questo. E di quelli che mi incrociano per strada e magari mi borbottano dietro qualcosa non mi importa».

Undici anni per uscirne: pensieri sulla giustizia? – «Entri in un sistema nel quale non sai dove vai a finire. Io ho avuto la fortuna di avere due angeli, i miei avvocati, Giacomo Francini e Michele Galasso, che hanno smontato le montagne di accuse e di fango gettati su di me».

Che cosa le resta? – «Ho saputo di non essere l’unico, in Italia, a essere accusato ingiustamente. Anzi, durante la mia vicenda, in tanti mi hanno fatto sapere cos’era capitato a loro. In questo campo si deve ancora migliorare e per questo, vorrei fare qualcosa».

Cioè? – «Appena potrò, darò sostegno ai papà e alle persone che soffrono ingiustamente, mi batterò per la loro causa. Non ho la presunzione di sapere, ma davvero vorrei poter dare un contributo».

Cosa direbbe a chi si ritrova nella sua situazione? – «Che prego per lui».

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