Tremendo incidente in Svezia: treno investe autobus fermo sui binari, tre feriti lievi


articolo: Tremendo incidente in Svezia: treno investe autobus fermo sui binari, tre feriti lievi – Corriere TV

E’ successo vicino alla città di Goteborg | CorriereTv

Tremendo incidente in Svezia, vicino alla città di Goteborg. Un treno in corsa ha colpito un autobus fermo sui binari. L’incidente è avvenuto alle 07.39 ad un passaggio a livello tra i villaggi di Lillhagen e Gunnestorp. Il video mostra un autobus rimasto bloccato sui binari investito in pieno dal convoglio. A bordo dell’autobus, nessun passeggero né l’autista; sul treno una cinquantina di persone. Tre persone sono state ricoverate con ferite lievi e non sono in pericolo di vita

Treno colpisce un autobus fermo sui binari

Franco Acosta trovato morto in un torrente: l’ex Villareal aveva 25 anni


articolo: https://www.corriere.it/sport/21_marzo_08/ex-villareal-franco-acosta-trovato-morto-un-torrente-aveva-25-anni-29c030cc-8051-11eb-a06c-fddde4eb7de2.shtml

Franco Acosta

Il calciatore uruguayano è annegato nel tentativo di attraversare a nuoto un torrente. Promessa ai tempi della Nazionale giovanile, in Spagna aveva giocato anche per il Racing

È stato ritrovato in fondo al letto di un torrente il corpo di Franco Acosta, giovane attaccante uruguaiano di 25 anni che in passato ha giocato in Spagna. È stata una squadra della Marina a rinvenire il cadavere dopo due giorni di intense ricerche, partite dall’allarme lanciato dal fratello del calciatore. I due si erano tuffati nelle acque del Pando, un grosso torrente che scorre per 27 chilometri tra i boschi della regione di Canalones, nella zona nord-occidentale del Paese. Era già sera inoltrata e i due volevano raggiungere l’altra sponda del corso d’acqua, che in quella zona misura dai 3 ai 4 metri di profondità. Ma dopo le prime bracciate, forse scoraggiato dalla corrente, il fratello è tornato a riva, mentre Franco ha continuato a nuotare. Quando mancavano 15 metri alla fine della traversata ha chiesto aiuto, trovandosi improvvisamente in difficoltà. Poi è scomparso sott’acqua.

La carriera – All’inizio della sua carriera, Acosta era considerato uno dei giovani calciatori più promettenti della sua generazione. Ha segnato 12 gol in 13 partite con l’under 17 ed ha partecipato al Mondiale U20 insieme anche a Nahitan Nández e Gastón Pereiro. In Spagna era arrivato nel 2015, sull’onda delle prestazioni in Nazionale. Il Villareal lo ha messo sotto contratto, ma poi lo ha sempre impiegato nella squadra B, prima di cederlo al Racing Santander, con cui ha disputato 8 partite segnando un gol. Quindi era tornato in patria, per giocare prima nel Boston River e poi nel Plaza Colonia. Nell’ultima stagione si era accasato a parametro zero in una squadra della seconda divisione, l’Atenas. La notizia della morte è stata confermata dal Villarreal: «Siamo profondamente scioccati e tristi per la tua scomparsa. Ti ricorderemo per sempre, Franco», si legge nel post del club spagnolo.

L’ex portiere Sereni e l’archiviazione (dopo 11 anni): «Ora aiuterò i papà che soffrono ingiustamente»


articolo: https://torino.corriere.it/cronaca/21_marzo_07/ex-portiere-sereni-l-archiviazione-dopo-11-anni-ora-aiutero-papa-che-soffrono-ingiustamente-8bdd9936-7f1e-11eb-b700-62d4180eb118.shtml

«Ero crollato, ma non ho mai perso la speranza», racconta l’ex del Toro accusato di abuso di minori. «Sono rimasto a galla grazie ai miei cari e ai miei due avvocati, due angeli»

All’improvviso — «era il luglio 2010, durante l’udienza di separazione» — Matteo Sereni si ritrovò l’anima devastata e il corpo distrutto: «All’epoca giocavo a Brescia, con alcuni anni di contratto, ma nel giro di poco mi vennero tre protrusioni cervicali e un’ernia. Mi trascinavo per le scale: e sono crollato». Accusa infamante: abuso su minori. Ne è venuto fuori, da innocente, con due archiviazioni (dei gip di Torino e Cagliari), ma è stato un incubo.

Matteo Sereni, come s’è salvato? – «Con la speranza che, alla fine, la verità avrebbe trionfato. E con l’amore delle persone che mi sono state vicino».

Chi? – «A partire da Stefania, la mia compagna, che mi ha dato il supporto e l’amore che servivano: con lei, e la nostra bimba, Sofia, siamo riusciti a rimanere a galla».

Che ha pensato l’altro giorno, quando è finita? – «Felicità, perché l’incubo era finito, ma a dir la verità non mi veniva voglia di gioire, perché sono stati anni di preoccupazioni, tormenti, attimi di sconforto. Se ti scontri con certe cose, cambi».

Quando è iniziato tutto, invece, come s’era sentito? – «Mi sono accorto della gravità dell’accusa giorno dopo giorno, con il passare del tempo. Ed è stato terribile: non riesci più a fare nulla, il tuo lavoro o quel che avresti voluto. Forse perché le porte un po’ ti si chiudono, a prescindere che tu sia colpevole o innocente».

Ci sono amici che non si sono più fatti sentire? – «Se c’è stato chi parlava male non so: mi basta sapere che i miei ex colleghi, gli allenatori, i presidenti, non hanno mai dubitato di me».

Chi di questi le ha dato la forza? – «Nomi non ne faccio, per non mancare di rispetto e coinvolgerli: ma loro lo sanno, perché li ho sentiti e ringraziati. Sono persone vere».

Oltre all’accusa, s’è mai sentito addosso il sospetto? – «Questa è una vicenda che ho vissuto sulla mia pelle, e per la quale hanno sofferto le persone care, da mia mamma a mio fratello. Papà è mancato proprio quando è iniziato tutto questo. E di quelli che mi incrociano per strada e magari mi borbottano dietro qualcosa non mi importa».

Undici anni per uscirne: pensieri sulla giustizia? – «Entri in un sistema nel quale non sai dove vai a finire. Io ho avuto la fortuna di avere due angeli, i miei avvocati, Giacomo Francini e Michele Galasso, che hanno smontato le montagne di accuse e di fango gettati su di me».

Che cosa le resta? – «Ho saputo di non essere l’unico, in Italia, a essere accusato ingiustamente. Anzi, durante la mia vicenda, in tanti mi hanno fatto sapere cos’era capitato a loro. In questo campo si deve ancora migliorare e per questo, vorrei fare qualcosa».

Cioè? – «Appena potrò, darò sostegno ai papà e alle persone che soffrono ingiustamente, mi batterò per la loro causa. Non ho la presunzione di sapere, ma davvero vorrei poter dare un contributo».

Cosa direbbe a chi si ritrova nella sua situazione? – «Che prego per lui».

Covid, la disperazione dell’allenatore brasiliano in diretta tv:…..


Luiz Carlos Cirne Lima de Lorenzi, noto come Lisca

articolo & Video: https://video.repubblica.it/mondo/brasile-la-disperazione-del-tecnico-in-diretta-tv-perdo-amici-e-mandano-in-trasfera-i-club-siamo-terrorizzati-fate-qualcosa/377414/378024

Covid, la disperazione dell’allenatore brasiliano in diretta tv: “Perdo amici e mandano in trasferta i club”

Un appello “disperato“, come lo hanno definito i media brasiliani, quello di Luiz Carlos Cirne Lima de Lorenzi, noto come Lisca, tecnico dell’América Mineiro. Durante un incontro della Serie B brasiliana, l’allanatore si è rivolto alle autorità del Paese, chiedendo di bloccare gli spostamenti delle squadre di calcio. “Il Paese è fermo, non ci sono posti negli ospedali, io sto perdendo amici e noi facciamo viaggiare club con delegazioni di trenta persone da una parte all’altra del Brasile?“, ha detto Lisca.

Negli ultimi giorni il Brasile ha visto crescere i contagi da coronavirus in maniera vertiginosa. Nelle ultime tre rilevazioni i decessi quotidiani sono stati sempre più di 1700. Il Paese fa i conti con l’emergenza negli ospedali soprattutto a Manaus, dove si è diffusa maggiormente la variante “brasiliana“, che ha moltiplicato i contagi nel giro di pochissimo tempo.