“Non autorizzo”: l’imbarazzante bufala su Facebook è diventata un’imbarazzante bufala su Meta


articolo di Emanuele Capone: https://www.repubblica.it/tecnologia/2022/01/07/news/non_autorizzo_l_imbarazzante_bufala_su_facebook_e_diventata_un_imbarazzante_bufala_su_meta-332970037/

Come già qualche anno fa, sono moltissimi gli italiani che hanno condiviso online un post che dovrebbe tutelare le loro proprietà intellettuali, come foto e messaggi. Solo che non serve a nulla e non ha senso farlo

Facebook ha cambiato nome: si sa, si sapeva da tempo. Dall’inizio di gennaio 2022, questa cosa è diventata ufficiale e tutti quelli che usano il social network hanno ricevuto una notifica che appunto li informava del cambio di denominazione: Meta è la società madre cui fanno capo, fra le altre, Facebook, Instagram e WhatsApp.

Che cosa hanno fatto gli iscritti italiani alla piattaforma di Zuckerberg dopo l’annuncio? Hanno cercato di comprendere le ragioni di questa scelta (sì, è per il metaverso)? Si sono affannati a capire quali conseguenze potrebbe avere per loro (le avevamo spiegate qui)? No, si sono messi a condividere in massa un testo che dovrebbe tutelarli legalmente e difendere le loro proprietà intellettuali, siano esse testi o immagini. Hanno pubblicato pubblicamente su Facebook un messaggio per impedire a Facebook (Meta) di rendere pubblici i loro messaggi.

Paradosso in questo paradosso, non solo questa cosa è totalmente inutile e priva di alcun fondamento, ma è pure la riedizione di una vecchia bufala, che circolava già qualche anno fa. Solo che allora l’avvertimento era lanciato a Facebook e adesso ha a che fare con Meta. Vero: è un problema che riguarda anche altri Paesi (negli Usa i post di questo tenore hanno iniziato a diffondersi lo scorso novembre), e però c’è da dire che gli italiani sembrano particolarmente attratti da questo tipo di bufale. Ad agosto 2020 ne circolava un’altra, sempre annunciata dal perentorio “Non autorizzo”, in cui i genitori spiegavano alle scuole e al ministero dell’Istruzione che cosa potevano fare o non fare con i loro figli. Attraverso Facebook.

Un esempio dei post condivisi su Facebook 

Il messaggio condiviso dagli italiani sui social – Come detto, il testo condiviso in questi giorni è una leggera variazione rispetto a quelli degli anni precedenti: circola soprattutto su Facebook, ma pure su Instagram e attraverso le chat di WhatsApp. E anche via sms, ché non si sa mai.

La parte iniziale vuole essere insieme un invito e una spiegazione: “Domani inizia la nuova regola Facebook/Meta dove le tue foto possono essere usate. Non dimenticate che la scadenza è oggi! Può essere usato nei contenziosi contro di te. Tutto ciò che pubblicherai sarà reso pubblico da oggi, compresi i messaggi. Non ti costa niente di più di un semplice copia e incolla. Meglio prevenire in anticipo che intrecci legali e scuse dopo”.

Poi c’è la parte di cui fare copia e incolla: “Non autorizzo Facebook/Meta o nessuna delle organizzazioni legate a Facebook/Meta a usare le mie immagini, informazioni, messaggi o post, né in passato né in futuro. Con questo comunicato comunico su Facebook/Meta che è severamente vietato copiare, notificare o intraprendere qualsiasi altra mia azione in base a questo profilo e/o ai suoi contenuti. I contenuti di questo profilo sono informazioni private e riservate. La violazione della privacy può essere punita dalla legge: Facebook/Meta è ora un’istituzione pubblica”.

Perché non ha senso condividere questo messaggio – Va bene, ma perché questo testo sarebbe privo di fondamento? Perché sarebbe una bufala? Al di là del fatto che su Facebook niente è cambiato, se non il nome dell’azienda che lo controlla, a squalificare il messaggio è il suo stesso contenuto.

Iniziamo dalla prima frase: “Domani inizia la nuova regola Facebook/Meta dove le tue foto possono essere usate”. Quando, domani? Il post non ha una data specifica, può essere condiviso oggi, domani, fra una settimana o 3 giorni fa. Non c’è una data specifica perché non c’è una data specifica in cui accade qualcosa. E non c’è perché non c’è nulla che debba accadere.

La seconda frase è quella che più di tutte dovrebbe permettere di capire che ci si trova di fronte a una fake news (e anche rende tutta la vicenda tragicomica): Tutto ciò che pubblicherai sarà reso pubblico da oggi. Capito l’involontario gioco di parole, fra l’altro pubblicato su un social su cui tutto quello che pubblichiamo è pubblico? E già oggi, non in un presunto domani. continua a leggere

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