iOS 16, come sarà e chi lo può installare:……


iOS 16, come sarà e chi lo può installare: esclusi iPhone 7, 6S e 6S Plus

articolo di Saverio Alloggio: https://www.corriere.it/tecnologia/cards/ios-16-come-sara-chi-puo-installare-esclusi-iphone-7-6s-6s-plus/ios-16-novita-sistema-operativo-iphone-14_principale.shtml?refresh_ce

Apple ha presentato il nuovo sistema operativo per i propri smartphone. Cambia la schermata di blocco e, in generale, c’è una maggiore libertà per l’utente. Arriverà in autunno insieme ad iPadOS 16 e potrà essere installato a partire da iPhone 8

iOS 16, le novità del sistema operativo di iPhone 14

I nuovi sfondi di iOS 16

Tutto come da copione. In occasione dell’apertura della WWDC 2022, la conferenza annuale dedicata agli sviluppatori, Apple ha svelato iOS 16. È la nuova versione del sistema operativo degli smartphone della Mela, quella che sarà installata di default su iPhone 14. Quest’ultimo, salvo stravolgimenti, sarà presentato nel corso del solito Keynote di settembre. Non a caso, la versione definitiva di iOS 16 sarà disponibile per tutti in autunno.
L’azienda di Cupertino ha introdotto diverse novità, che ruotano tutte attorno al concetto di personalizzazione. L’idea è stata quella, dunque, di fornire all’utente una maggiore libertà di manovra. Un aspetto che da tempo rappresenta una delle critiche maggiori provenienti dal mondo Android e a questo giro, un po’ come accaduto con i MacBook Pro, Apple ha evidentemente ascoltato i propri clienti.

l’articolo completo al LINK: https://www.corriere.it/tecnologia/cards/ios-16-come-sara-chi-puo-installare-esclusi-iphone-7-6s-6s-plus/ios-16-novita-sistema-operativo-iphone-14_principale.shtml?refresh_ce

Il nuovo stile grafico di iOS 16

I modelli di iPhone su cui sarà possibile utilizzare iOS 16 sono dall’8 in su. Quindi:
– iPhone 8 e 8 Plus
– iPhone X
– iPhone XS e XS Max
– iPhone XR
– iPhone 11, 11 Pro e 11 Pro Max
– iPhone 12, 12 Mini, 12 Pro e 12 Pro Max
– iPhone 13, 13 Mini, 13 Pro e 13 Pro Max
– iPhone SE di 2a e 3a generazione

Facebook, account bloccato o sospeso: come fare ricorso o protestare. La guida


articolo di Giulia Cimpanelli: https://www.corriere.it/tecnologia/cards/facebook-account-bloccato-o-sospeso-come-fare-ricorso-o-protestare-guida/perche-facebook-blocca-account_principale.shtml

Molti utenti «denunciano» di aver subito un blocco completo del proprio profilo da parte di Facebook. Perché succede? E come cercare di ripristinarlo? La guida su come procedere

Perché Facebook blocca un account – Perché Facebook procede a sospendere temporaneamente e poi a bloccare per sempre un account? Di solito si tratta di una violazione delle condizioni d’uso del social network, riportate a questo link. «Se determiniamo che l’utente ha violato chiaramente, seriamente o reiteratamente le nostre condizioni o normative, fra cui in particolare i nostri Standard della community, potremmo sospendere o disabilitare in modo permanente l’accesso dell’utente al suo account. Potremmo inoltre sospendere o disabilitare l’account dell’utente se questi viola in modo ripetuto i diritti di proprietà intellettuale di altri utenti o nel caso in cui fossimo obbligati a farlo per motivi legali. Nel caso in cui agissimo in tal modo, informeremo l’utente e illustreremo le opzioni a sua disposizione per richiedere una revisione, a meno che ciò esponga Meta o altri a responsabilità legale, danneggi la nostra community di utenti, comprometta o interferisca con l’integrità o il funzionamento di nostri servizi, sistemi o Prodotti, siano presenti restrizioni dovute a limiti tecnici oppure ove sia vietato farlo per motivi legali», scrive l’azienda.

Perché Facebook blocca un account

Un account può essere disattivato da Facebook per uno dei seguenti motivi: pubblicazione di contenuti che non rispettano le Condizioni di Facebook, utilizzo di un nome falso, furto d’identità, azioni ripetute non ammesse su Facebook che non rispettano gli Standard della community, contatti con altre persone a scopo di molestia, pubblicità, promozione o altra condotta non consentita.

Controlla gli Standard della community

Gli (eventuali) avvertimenti – Se un utente pubblica contenuti contrari agli Standard della community di Facebook, l’azienda per prima cosa rimuove questi contenuti e può applicare un avvertimento all’account Facebook dell’utente. L’eventuale applicazione di un avvertimento dipende dalla gravità dei contenuti, dal contesto in cui sono stati condivisi e pubblicati.

Gli (eventuali) avvertimenti

In alcuni casi, una violazione può essere talmente grave, come la pubblicazione di contenuti relativi allo sfruttamento sessuale di minori, da spingere Facebook a disabilitare l’account, la Pagina o il gruppo su Facebook o l’account su Instagram dell’utente, dopo una sola occorrenza.

Come capire se l’account è stato bloccato – Se un account viene disabilitato, quando si prova ad accedere a Facebook compare un messaggio che informa della disattivazione. Una premessa è d’obbligo: recuperare un account Facebook che è stato bloccato non è semplice. Per cercare di farlo si può partire dalla compilazione del modulo presente a questo link che è disponibile proprio solamente per chi si ritrova con l’account bloccato. Oltre al modulo compilato Facebook richiede anche la scansione di un documento di identità in corso di validità in formato Jpeg.

Come capire se l’account è stato bloccato

Come fare ricorso – Se l’account non venisse ripristinato e l’utente continua a pensare che la decisione di Facebook non sia idonea, può inviare un ricorso contro la decisione al Comitato per il controllo. Dopo il processo di ricorso di Facebook, l’utente riceverà un ID di riferimento del Comitato per il controllo, che potrà usare per sottoporre il suo caso al controllo del Comitato. Non tutte le decisioni sui contenuti sono idonee al ricorso dinanzi al Comitato: se una decisione sui contenuti è idonea al controllo, Facebook manderà un ID di riferimento del Comitato per il controllo in Messaggi assistenza. Una volta inviato il ricorso, il Comitato deciderà se controllarlo o meno. «Il Comitato seleziona infatti solo un determinato numero di ricorsi idonei da controllare, quindi potrebbe non scegliere il tuo», spiega l’azienda.

Come fare ricorso

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Caricabatterie universale, l’Ue trova l’accordo


articolo: https://www.repubblica.it/tecnologia/2022/06/07/news/caricatore_universale_lue_trova_laccordo-352830505/

La direttiva propone un unico caricatore Usb-C, per cellulari, tablet, e-reader, fotocamere e altri dispositivi elettronici. Ma non ancora per i portatili

Dopo anni di richieste e discussioni, è stato raggiunto un accordo tra le istituzioni Ue sulla proposta legislativa per introdurre un caricatore unico di tipo Usbc, indipendentemente dal produttore, per i dispositivi mobili nell’Unione europea. Le nuove norme riguarderanno telefoni cellulari, tablet, e-reader, fotocamere digitali cuffie e auricolari, console per videogiochi portatili e altoparlanti portatili ricaricabili. La direttiva segna una sconfitta per Apple, che ha un diverso caricatore per i suoi iPhone e alcuni iPad, il cavo lighting e che, insieme ad alcune associazioni per i consumatori, si è battuta ferocemente contro l’adozione di uno standard universale.

Il decreto introduce inoltre una tecnologia di ricarica rapida armonizzata (in modo che gli utenti potranno caricare i propri dispositivi alla stessa velocità con qualsiasi caricabatterie) e la separazione della vendita dei caricatori da quella dei dispositivi, allo scopo di ridurre i rifiuti elettronici. continua a leggere

Non solo iPhone: Apple introdurrà la porta Usb-C su tastiere, mouse e altri accessori

articolo di Bruno Ruffilli: https://www.repubblica.it/tecnologia/2022/05/16/news/non_solo_iphone_apple_introdurra_la_porta_usbc_su_tastiere_mouse_e_altri_accessori-349792750/

Già dal prossimo anno, Cupertino potrebbe dire addio alla connessione Lightning: tra i motivi la pressione della Ue per l’adozione di caricabatterie universali, ma anche i limiti della tecnologia attuale

Quando Phil Schiller, vicepresidente senior di Apple, presentò per la prima volta il connettore Lightning nel settembre 2012, spiegò che sarebbe stato lo standard di ricarica di Apple “per il prossimo decennio“. E così è ora di abbandonarlo. 

Le voci circolano da un po’, ma negli ultimi giorni si sono moltiplicate e cominciano ad arrivare da fonti sempre più attendibili. Le ultime due, in ordine di tempo, sono l’analista di mercato Ming-Chi Kuo e il sito web di Bloomberg. 

Entrambi concordano sul fatto che l’Usb-C arriverà sull’iPhone, ma non sul prossimo: il debutto è previsto per il modello del 2023. Kuo però aggiunge un altro elemento importante, suggerendo che anche gli altri prodotti Lightning, compresi gli AirPods, passeranno all’Usb-C in tempo ragionevolmente breve. Non è impossibile, almeno per due motivi: primo, si tratta per la maggior parte di accessori, dove il connettore Lightning serve solo per la ricarica, secondo, la mossa darebbe ad Apple la possibilità di utilizzare un solo connettore per tutti i suoi prodotti, escludendo il MagSafe utilizzato sui computer portatili, che comunque si possono caricare utilizzando le porte Usb. E questo porta al terzo motivo, quello più importante: le pressioni della Comunità Europea sui produttori di elettronica consumer perché si adeguino allo standard Usb-C, e le minacce di sanzioni anche pesanti per chi non dovesse allinearsi. Dietro la mossa della Ue c’è la volontà di ridurre gli sprechi economici (circa 250 milioni di euro l’anno per nuovi caricabatteria) e l’impatto ecologico (un migliaio di tonnellate di rifiuti elettronici in meno).  continua a leggere

Apple Event — March 8


Apple Event — March 8

Apple

Watch the special Apple Event. March 8, 2022, at 10 a.m. PST. Set a reminder and we’ll send you an update before the show.

Tutte le novità dell’evento Apple di primavera: iPhone SE 5G, iPad Air, Mac Studio

Ceo Tim Cook che introduce le novità di Apple

articolo di Bruno Ruffilli: https://www.repubblica.it/tecnologia/2022/03/08/news/tutte_le_novita_dellevento_apple_di_primavera_iphone_se_5g_e_altro-340676610/

Il catalogo dell’azienda di Cupertino si amplia con nuove versioni di prodotti esistenti e alcune novità assolute

Come tutti gli eventi Apple, anche questo – il primo del 2022 – ha un titolo, “Peek Performance“. E infatti di prestazioni si parla parecchio. Si parte con il Ceo Tim Cook che introduce le novità di Apple TV+, la piattaforma di streaming dell’azienda. Saranno disponibili, ma solo negli Usa, nuovi contenuti, come il baseball il venerdì.

Poi si passa ai due nuovi colori per l’iPhone 13 (verde e verde alpino), quindi ecco una delle novità più attese, un iPhone SE riveduto e corretto, a due anni dalla seconda generazione. 

È l’ultimo iPhone a conservare il pulsante home con Touch Id dei vecchi modelli fino all’iPhone X. Ma ha un nuovo vetro più resistente, resistenza ad acqua e polvere secondo lo standard IP67 e connettività 5G. Cambia pure il processore, che oggi è quello dell’iPhone 13, il più potente mai montato su uno smartphone Apple. Così, anche se c’è un solo sensore fotografico da 12 MP, immagini e video migliorano grazie alla maggiore capacità di calcolo. Costa 429 dollari; in Italia sarà disponibile dal 18 marzo nei modelli da 64GB, 128GB e 256GB, nei colori mezzanotte, galassia e (PRODUCT)RED, a partire da 529 euro. Non è più in vendita l’iPhone SE del 2020, ma anche così oggi la famiglia di smartphone Apple conta 8 modelli, compreso l’iPhone 11, l’ultimo rimasto con connettività 4G.

iPad Air 5G – Apple ha presentato anche un nuovo iPad Air di quinta generazione con chip M1, connettività 5G e alcuni colori inediti. Il processore è lo stesso Apple Silicon M1 degli iPad Pro attuali, e così il nuovo tablet è più veloce del suo migliore concorrente Android, secondo Apple, ma pure del più potente portatile Windows più venduto nella stessa fascia di prezzo.

La fotocamera frontale è stata aggiornata: ora è un grandangolo da a 12MP con supporto per il Center Stage. Include anche il supporto per la seconda generazione di Apple Pencil. Per il resto, il nuovo iPad Air ha lo stesso design del suo predecessore, si segnala solo qualche colore inedito: oltre a  Space Gray, Starlight, Viola, Rosa e Blu.

Il nuovo iPad Air sarà ordinabile a partire da venerdì 11 marzo in 29 nazioni e Paesi, fra cui Italia, e sarà disponibile a partire da venerdì 18 marzo, in due capacità di memoria: 64 e 256 GB. I modelli Wi-Fi partono da €699, quelli Wi-Fi + Cellular da €869. continua a leggere

Twitter down, problemi per alcune ore sulla piattaforma


articolo di Redazione Tecnologia: https://www.corriere.it/tecnologia/22_febbraio_11/twitter-down-problemi-il-social-network-italia-mondo-fc5549fa-8b63-11ec-8ff0-286fb7a9f896.shtml?fbclid=IwAR3O8jlhDfHb-5gRnzGheq76lf44SAvo2hhRCaS5MiX7CubsYHDyRYwFoHI

Segnalazioni di disservizi per sito di micro blogging negli Stati Uniti e nel nostro Paese. Poi la comunicazione dell’azienda: abbiamo corretto un bug tecnico

La piattaforma di micro blogging Twitter sta avendo problemi in tutto il mondo, Italia compresa.
Secondo il sito DownDetector.com, le segnalazioni degli utenti che Twitter stava avendo dei disservizi hanno cominciato a salire nel tardo pomeriggio di venerdì 11. Tra i problemi ci sono quelli per inviare tweet, la disconnessione dal servizio e la successiva l’impossibilità di rientrare.
Negli Stati Uniti, i problemi sembrano essere concentrati soprattutto sulla costa occidentale, con molte segnalazioni da Los Angeles, San Francisco, Phoenix e Seattle. In Italia nelle principali città, in particolare Milano, Roma, Genova e Bologna. continua a leggere

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“Non autorizzo”: l’imbarazzante bufala su Facebook è diventata un’imbarazzante bufala su Meta


articolo di Emanuele Capone: https://www.repubblica.it/tecnologia/2022/01/07/news/non_autorizzo_l_imbarazzante_bufala_su_facebook_e_diventata_un_imbarazzante_bufala_su_meta-332970037/

Come già qualche anno fa, sono moltissimi gli italiani che hanno condiviso online un post che dovrebbe tutelare le loro proprietà intellettuali, come foto e messaggi. Solo che non serve a nulla e non ha senso farlo

Facebook ha cambiato nome: si sa, si sapeva da tempo. Dall’inizio di gennaio 2022, questa cosa è diventata ufficiale e tutti quelli che usano il social network hanno ricevuto una notifica che appunto li informava del cambio di denominazione: Meta è la società madre cui fanno capo, fra le altre, Facebook, Instagram e WhatsApp.

Che cosa hanno fatto gli iscritti italiani alla piattaforma di Zuckerberg dopo l’annuncio? Hanno cercato di comprendere le ragioni di questa scelta (sì, è per il metaverso)? Si sono affannati a capire quali conseguenze potrebbe avere per loro (le avevamo spiegate qui)? No, si sono messi a condividere in massa un testo che dovrebbe tutelarli legalmente e difendere le loro proprietà intellettuali, siano esse testi o immagini. Hanno pubblicato pubblicamente su Facebook un messaggio per impedire a Facebook (Meta) di rendere pubblici i loro messaggi.

Paradosso in questo paradosso, non solo questa cosa è totalmente inutile e priva di alcun fondamento, ma è pure la riedizione di una vecchia bufala, che circolava già qualche anno fa. Solo che allora l’avvertimento era lanciato a Facebook e adesso ha a che fare con Meta. Vero: è un problema che riguarda anche altri Paesi (negli Usa i post di questo tenore hanno iniziato a diffondersi lo scorso novembre), e però c’è da dire che gli italiani sembrano particolarmente attratti da questo tipo di bufale. Ad agosto 2020 ne circolava un’altra, sempre annunciata dal perentorio “Non autorizzo”, in cui i genitori spiegavano alle scuole e al ministero dell’Istruzione che cosa potevano fare o non fare con i loro figli. Attraverso Facebook.

Un esempio dei post condivisi su Facebook 

Il messaggio condiviso dagli italiani sui social – Come detto, il testo condiviso in questi giorni è una leggera variazione rispetto a quelli degli anni precedenti: circola soprattutto su Facebook, ma pure su Instagram e attraverso le chat di WhatsApp. E anche via sms, ché non si sa mai.

La parte iniziale vuole essere insieme un invito e una spiegazione: “Domani inizia la nuova regola Facebook/Meta dove le tue foto possono essere usate. Non dimenticate che la scadenza è oggi! Può essere usato nei contenziosi contro di te. Tutto ciò che pubblicherai sarà reso pubblico da oggi, compresi i messaggi. Non ti costa niente di più di un semplice copia e incolla. Meglio prevenire in anticipo che intrecci legali e scuse dopo”.

Poi c’è la parte di cui fare copia e incolla: “Non autorizzo Facebook/Meta o nessuna delle organizzazioni legate a Facebook/Meta a usare le mie immagini, informazioni, messaggi o post, né in passato né in futuro. Con questo comunicato comunico su Facebook/Meta che è severamente vietato copiare, notificare o intraprendere qualsiasi altra mia azione in base a questo profilo e/o ai suoi contenuti. I contenuti di questo profilo sono informazioni private e riservate. La violazione della privacy può essere punita dalla legge: Facebook/Meta è ora un’istituzione pubblica”.

Perché non ha senso condividere questo messaggio – Va bene, ma perché questo testo sarebbe privo di fondamento? Perché sarebbe una bufala? Al di là del fatto che su Facebook niente è cambiato, se non il nome dell’azienda che lo controlla, a squalificare il messaggio è il suo stesso contenuto.

Iniziamo dalla prima frase: “Domani inizia la nuova regola Facebook/Meta dove le tue foto possono essere usate”. Quando, domani? Il post non ha una data specifica, può essere condiviso oggi, domani, fra una settimana o 3 giorni fa. Non c’è una data specifica perché non c’è una data specifica in cui accade qualcosa. E non c’è perché non c’è nulla che debba accadere.

La seconda frase è quella che più di tutte dovrebbe permettere di capire che ci si trova di fronte a una fake news (e anche rende tutta la vicenda tragicomica): Tutto ciò che pubblicherai sarà reso pubblico da oggi. Capito l’involontario gioco di parole, fra l’altro pubblicato su un social su cui tutto quello che pubblichiamo è pubblico? E già oggi, non in un presunto domani. continua a leggere

Ospedale di Lecco, attacco hacker: bloccati per dodici ore i server di vaccini Covid e tamponi


articolo di Barbara Gerosa: https://milano.corriere.it/notizie/lombardia/21_dicembre_28/ospedale-lecco-attacco-hacker-bloccati-dodici-ore-server-vaccini-covid-tamponi-a78204ec-67d5-11ec-8566-5d3d900d8a47.shtml

Sistemi informatici in tilt, disagi negli ospedali di Lecco e Merate. Fuori uso oltre il 50% dei server dell’Asst

Attacco hacker nella notte tra lunedì e martedì al sistema informatico dell’Asst di Lecco, con gli ospedali Manzoni e Mandic rimasti paralizzati per quasi dodici ore. Risultano infetti diversi server, in parte della rete interna dell’ospedale e in parte in private cloud erogato dai data center del sistema regionale di Area. Problemi nella mattinata del 28 dicembre per le prenotazioni e l’accesso a tamponi, vaccini, pronto soccorso. continua a leggere

Nel data center che protegge i dati degli italiani:….


Nel data center che protegge i dati degli italiani: “Così combattiamo 70 mila attacchi hacker al giorno”

articolo di Giulia Destefanis: https://video.repubblica.it/tecnologia/tech/nel-data-center-che-protegge-i-dati-degli-italiani-cosi-combattiamo-70-mila-attacchi-hacker-al-giorno/403999/404710

Dentro ai computer e ai giganteschi dischi rigidi delle quattro sale del centro, 1000 metri quadri interrati e protetti da rischi di attacchi, alluvioni o incendi, ci sono i dati anagrafici e sanitari dei cittadini. Che una volta venivano conservati dagli enti pubblici in archivi cartacei, oggi vengono custoditi da grandi centri di raccolta dati. continua a leggere

Nel data center che protegge i dati degli italiani: “Combattiamo 70 mila attacchi hacker al giorno” –
La Repubblica

Google, dal 25 novembre arriva la verifica in due passaggi con lo smartphone sugli account


articolo: https://www.corriere.it/tecnologia/21_novembre_24/google-25-novembre-arriva-verifica-due-passaggi-lo-smartphone-account-085be746-4ba8-11ec-a7de-29504a6b0429.shtml

Annunciata un mese fa, la misura diventa operativa dal 25 novembre. Ecco cosa significa e cosa fare

La maggior parte delle password continua a essere poco sicure e ogni settimane un milione di queste viene rubato. I modi per rafforzare le nostre parole chiave sono tanti, ci sono consigli e perfino un gioco web che ci insegna come fare ma Google ha pensato di usare le «maniere forti». Da domani, 25 novembre, attiverà la verifica in due passaggi per 150 milioni di account. Ma cosa significa?

La verifica in due passaggi è una procedura che rafforza la protezione della password. È consigliata da tutti gli esperti di sicurezza e non a caso molti di noi l’hanno già sperimentata con i servizi più «sensibili». Basta pensare alle app bancarie o alla Spid. Oltre a inserire username e password, per accedere ai servizi di Google servirà una seconda conferma dell’identità. La più rapida è tramite una delle app di Google: appena ricevuta la notifica basta, per esempio, aprire Gmail sul telefono, toccare il tasto di conferma e si è dentro. Si può anche scegliere di ricevere un codice tramite messaggio di testo o vocale sul nostro numero. A noi la scelta. continua a leggere

Sicurezza in rete: come difendersi dagli attacchi


Il Sole 24 ORE

Non solo servizi e opportunità in rete. Essere pervasi dalla tecnologia, infatti, comporta anche dei rischi. I Paesi si sfidano sul fronte delle informazioni, così come le imprese. Ma anche chi delinque ha guadagnato un’arma in più: i nostri dati, infatti, possono essere strumento per far soldi o per avere potere. Come muoversi dunque, in un mondo pieno di servizi, opportunità, ma anche pericoli? Come si stanno organizzando aziende e amministrazione pubblica e quanto sono preparati manager e cittadini? Se ne parla in diretta sul sito e sui social del Sole 24 Ore, mercoledì 17 novembre alle 12,30 con la professoressa Greta Nasi, docente di Public Management e Digital trasformation all’Università Bocconi di Milano ma anche Direttore della Laurea Magistrale di Università Bocconi e Politecnico di Milano in Cyber Risk Stategy and Governance.

Attacco hacker alla San Carlo, trafugati dati e chiesto il riscatto:……..


Attacco hacker alla San Carlo, trafugati dati e chiesto il riscatto

Attacco hacker alla San Carlo, trafugati dati e chiesto il riscatto: il colosso delle patatine non paga e denuncia

articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/10/26/news/attacco_hacker_san_carlo_azienda_patatine_chiesto_riscatto_ransomware_gang_conti-323808439/?ref=RHTP-VS-I270681067-P17-S11-T1

Attacco hacker alla San Carlo

Venerdì scorso ci sarebbe stato un attacco rivendicato dalla ransomware gang Conti

Attacco hacker al gruppo alimentare San Carlo. Si tratterebbe, secondo le prime informazioni, di un attacco ai server di tipo ransomware avvenuto lo scorso venerd’, a cui è seguita una richiesta di riscatto.

L’attacco sarebbe stato rivendicato ieri intorno alle 17 da ransomware gang Conti che ha allegato anche una serie di documenti trafugati, tra cui fatture e scansioni di documenti d’identità dei dipendenti. Tutto materiale risultato poi autentico. Il colosso alimentare delle patatine con sede a Milano non ha dato seguito alla richiesta e ha presentato denuncia alla Polizia Postale di Milano. Nelle prossime ore una prima informativa dovrebbe arrivare ai pm milanesi. Secondo quanto emerso finora la società non avrebbe subito danni. Non si sa ancora l’ammontare del riscatto chiesto dagli hacker, che l’azienda si è rifiutata di pagare. continua a leggere

Cresce il furto di password online, +45% in sei mesi


articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/hitech/2021/10/11/kaspersky-cresce-il-furto-di-password-online_62d2d6b7-2d62-4e1d-b1e0-54dacdb32519.html

Negli ultimi sei mesi gli esperti dell’azienda di sicurezza informatica Kaspersky hanno osservato una crescita nelle attività dei truffatori che rubano le password utilizzando malware speciali chiamati Trojan-PSW. Si tratta di ‘stealer‘, programmi in grado di raccogliere informazioni di accesso e altre informazioni sull’account di una vittima.

Dalla ricerca, emerge che il numero degli utenti caduti nel furto di password è cresciuto sensibilmente nel tempo.

Ad esempio, a settembre le vittime erano 160.000 in più rispetto ad aprile, con un aumento del 45%. Negli ultimi mesi, Kaspersky ha notato anche un forte aumento nel numero di tentativi di infezione: il terzo trimestre del 2021 (da luglio a settembre) ha visto una crescita quasi del 30%. Il numero totale dei rilevamenti è aumentato rispetto all’anno precedente, passando da 24,8 milioni a 25,5 milioni.

Come dimostrano le statistiche, credenziali d’accesso, password, dettagli di pagamento e altre informazioni personali continuano ad essere oggetto di interesse da parte dei criminali informatici. Per questo motivo, incoraggiamo gli utenti a prendere alcune precauzioni per proteggere i loro account. Ad esempio si può utilizzare l’autenticazione a più fattori. Dato l’aumento dell’attività dei truffatori che utilizzano password stealer, si consiglia di non cliccare su link non sicuri e di utilizzare una soluzione di sicurezza aggiornata” ha commentato Denis Parinov, security expert di Kaspersky. Per evitare di imbattersi in programmi dannosi e truffe che mirano a rubare le credenziali, Kaspersky invita anche a non pubblicare online informazioni personali che potrebbero rivelare la propria identità, come indirizzo di casa, numero di telefono personale ed email.

Instagram, nuova sezione Video con i filmati degli utenti


articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/hitech/2021/10/06/instagram-nuova-sezione-video-con-i-filmati-degli-utenti_e1ba2cfe-ec0c-40d9-8645-fb02923b219b.html

Un solo menu dove trovare i video caricati online

Instagram ha annunciato una novità che spinge ulteriormente la piattaforma verso la fruizione dei video. I filmati di Instagram Tv e quelli postati sul feed, vengono adesso accumunati tutti in Instagram Video, una sezione dell’app dedicata esclusivamente alla loro visualizzazione.

Instagram Video comparirà sul profilo con una nuova tab, con cui gli iscritti potranno scoprire i vari contenuti come si fa già oggi, ossia scrollando dall’alto in basso per vedere quelli di uno stesso creator oppure verso destra per andare avanti con gli altri.

Se i video di IGTV e del feed si combinano in un unico formato, il processo di caricamento dal proprio rullino resta lo stesso: cliccando sul simbolo + nell’angolo in alto a destra nella home page di Instagram e selezionandoPubblica“. continua a leggere

Facebook, Instagram e WhatsApp, il giorno dopo il down: le scuse, le perdite, le ragioni del caos


articolo: https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/10/05/news/facebook_instagram_whatsapp_down_il_giorno_dopo_le_scuse_di_zuckerberg_le_perdite_cosa_e_successo-320870932/

vado direttamente al problema tecnico, per l’articolo completo vedi “il Link” qui sopra

Il problema tecnico è stato confermato da Facebook con una nota in cui si legge: “I nostri team di ingegneri hanno individuato il problema nelle modifiche alla configurazione dei nostri router che coordinano il traffico tra i nostri data center“. Facebook ha aggiunti inoltre che “non c’è evidenza di dati personali degli utenti compromessi durante il disservizio“.

Il blackout di Facebook, in particolare, ha generato una cascata di problemi in altri ambiti, poiché in molti usano l’account del social network per accedere ad altri servizi: siti di e-commerce, per esempio, ma anche piattaforme online di videogiochi. Le credenziali Facebook possono essere usate anche per accedere a una smart tv o a un termostato intelligente: da queste cose – e non solo quindi dall’urgenza di comunicare con post e messaggi – si intuisce la portata del blackout che ha investito la creatura di Zuckerberg.

WhatsApp, Facebook e Instagram non sono raggiungibili. Utenti scatenati su Twitter


articolo: https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/10/04/news/whatsapp_facebook_instagram_down_non_funzionano_4_ottobre-320767076/?ref=RHUO

I servizi di proprietà di Facebook non funzionano. Utenti scatenati su Twitter, che invece resta accessibile

WhatsApp, Facebook e Instagram hanno smesso di funzionare, in Italia e nel resto del mondo, dalle 17:40 circa ore italiane.

Il sito downdetector.it, che effettua il monitoraggio in tempo reale dei problemi e dei periodi di inattività, riporta un elevato numero di segnalazioni che interessa i tre servizi di proprietà di Facebook.

Il colosso di Menlo Park ha confermato con un tweet i problemi in corso: “Stiamo lavorando per ripristinare il servizio più velocemente possibile, nel frattempo ci scusiamo per l’inconveniente“.

Traduzione: Siamo consapevoli che alcune persone hanno problemi ad accedere all’app di Facebook. Stiamo lavorando per riportare le cose alla normalità il più rapidamente possibile e ci scusiamo per gli eventuali disagi.

Traduzione: Siamo consapevoli che alcune persone stanno riscontrando problemi con WhatsApp in questo momento. Stiamo lavorando per riportare le cose alla normalità e invieremo un aggiornamento qui il prima possibile.

Netflix, il costo degli abbonamenti aumenta da oggi anche per chi è già iscritto


articolo: https://www.corriere.it/tecnologia/21_ottobre_02/netflix-oggi-aumentano-prezzi-abbonamenti-anche-chi-gia-iscritto-1b11e1a4-235a-11ec-a45c-030a2f8f22e2.shtml

La piattaforma aumenta il costo dei piani Standard e Premium mentre il base rimane invariato

Da oggi, 2 ottobreNetflix aumenta i prezzi dei suoi abbonamenti Standard e Premium. Il primo, che prevedere lo streaming a 2 dispositivi in contemporanea e qualità HD passa così da 11,99 a 12,99 euro mentre il Premium, che offre 4 dispositivi connessi e 4K aumenta da 15,99 a 17,99 euro.

Netflix, gli aumenti non riguardano il piano base – Gli aumenti non toccano quindi il piano base, da un dispositivo e senza Hd, che rimane a 7,99 e comunque riguarda tutti gli utenti. Verranno infatti applicati a tutti i nuovi abbonati dal 2 ottobre, mentre gli abbonati esistenti inizieranno a ricevere una notifica tramite e-mail dal 9 ottobre e via app trenta giorni prima dell’aumento effettivo. La tempistica infatti, nota Netflix, «si baserà sul ciclo di fatturazione del singolo abbonato e verrà implementata nel corso dei prossimi mesi». continua a leggere

Il Garante per la Privacy: attenzione al microfono sempre acceso sullo smartphone


articolo: https://tg24.sky.it/tecnologia/2021/09/29/privacy-microfono-telefono?social=facebook_skytg24_link_null&fbclid=IwAR3CNHOujgLy5GBHwXlIQ3LRy8lHsWHI4350vOWj9QTTKiMLmtOq2qMcSdE

Allerta su un fenomeno sempre più diffuso: carpire informazioni personali dai microfoni degli smartphone sempre accesi per poi rivenderli a società a scopi commerciali

Non ci pensiamo ma dai microfoni accesi dei nostri smartphone ci sono molte insidie, causate soprattutto dalle app che scarichiamo sui nostri cellullari. Molte applicazioni, infatti, tra le autorizzazioni di accesso che richiedono al momento del download, inseriscono anche l’utilizzazione del microfono. Una volta che si accetta, senza pensarci troppo e senza informarsi sull’uso che verrà fatto dei propri dati, il gioco è “fatto”. Su questo illecito uso di dati ora il Garante per la Privacy ha avviato un’indagine.

Come è partita l’indagineApprofondimento

Cookie Policy in Italia: le linee guida definitive del Garante Privacy

L’Autorità ha avviato un’indagine dopo la segnalazione di diversi utenti che hanno segnalato come basterebbe pronunciare alcune parole sui loro gusti, progetti, viaggi o semplici desideri per vedersi arrivare sul cellulare la pubblicità di un’auto, di un’agenzia turistica o di un cosmetico. Si è avviata quindi  un’istruttoria, che prevede l’esame di una serie di app tra le più scaricate e la verifica che l’informativa resa agli utenti sia chiara e trasparente e che sia stato correttamente acquisito il loro consenso.

Informazioni chiare agli utenti – La nuova attività si affianca a quella già avviata sulla semplificazione delle informative, attraverso simboli ed immagini, affinché gli utenti e i consumatori siano messi in grado in maniera sintetica ed efficace di fare scelte libere e consapevoli.

Multa da 225 mln a WhatsApp per violazione leggi privacy Ue


articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/tlc/2021/09/02/multa-da-225-mln-a-whatsapp-per-violazione-leggi-privacy-ue-_fc6b1d70-0573-45b0-9769-116e380bd694.html

Multa da 225 mln a WhatsApp per violazione leggi privacy Ue

L’Irlanda, sede europea di Facebook, ha imposto una multa di 225 milioni di euro a WhatsApp per aver violato le leggi sulla privacy dei dati dell’UE. Risultato di una indagine avviata nel dicembre 2018, la sanzione inizialmente decisa dall’Irlanda è stata rivista al rialzo su richiesta degli enti regolatori europei.

La Commissione per la protezione dei dati (DPC) irlandese è in gran parte responsabile del controllo dell’adesione alla carta dei diritti dei dati GDPR dell’UE. L’app di messaggistica non avrebbe “assolto ai suoi obblighi di trasparenza” per quanto riguarda la comunicazione agli utenti sull’utilizzo dei dati.

Non siamo d’accordo con la decisione odierna sulla trasparenza che abbiamo fornito alle persone nel 2018 e le sanzioni sono del tutto sproporzionate. Faremo appello contro questa decisione”: è il commento alla multa comminata dall’Irlanda di un portavoce di WhatsApp, che sottolinea come la piattaforma “si impegna a fornire un servizio sicuro e privato. Abbiamo lavorato per garantire che le informazioni fornite siano trasparenti e complete e continueremo a farlo“.

Che cos’è una Vpn, a cosa serve, come usarla e quanto costa


articolo: https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/08/13/news/che_cos_e_una_vpn_a_cosa_serve_come_usarla_e_quanto_costa-312726175/

Su internet nessuno sa che sei un cane”, recitava la celebre vignetta pubblicata dal New Yorker nel lontano 1993. Quasi trent’anni dopo, sappiamo invece che non solo, in Rete, tutti possono scoprire chi siamo, ma anche cosa compriamo, come ci informiamo, dove andiamo in vacanza, quali vestiti preferiamo, pure dove andiamo al ristorante e perfino quali sono le nostre speranze o timori (per i quali di solito chiediamo a Google).

In poche parole, su Internet la privacy è molto limitata. Ed è per questa ragione che si stanno diffondendo sempre di più i software che impediscono il tracciamento tramite cookie della nostra attività online, che mantengono private le nostre conversazioni o altro ancora. Strumenti che fungono quindi da (parziale) scudo verso chiunque voglia monitorare le nostre attività in Rete, solitamente a scopi pubblicitari, ma anche per sorveglianza, furto di dati e altro ancora. Uno degli strumenti che protegge più ampiamente le nostre attività online da sguardi indiscreti, fornendo anche ulteriore sicurezza, è la Vpn: la sigla sta per Virtual private Network e in italiano si può tradurre con Rete privata Virtuale.

A cosa serve una Vpn e come funziona – Quando siamo online, il dispositivo che stiamo utilizzando invia costantemente dati, ricevendone in cambio altri (per esempio, il contenuto di un sito): tutti questi dati possono essere monitorati dal nostro Internet service provider e da eventuali terze parti in grado di intercettarci durante la navigazione. Se però utilizziamo una Vpn, tutti i dati vengono cifrati, resi quindi incomprensibili a chiunque ne entri in possesso con la sola eccezione di chi possiede la chiave necessaria per decifrarli.

Il secondo beneficio è che se usiamo una Vpn il punto di origine visibile della nostra connessionnon sarà più l’area geografica del nostro provider, ma uno dei server impiegati dalla società che fornisce la Vpn che stiamo utilizzando. Prima di lasciare il nostro computer (o smartphone), i dati vengono quindi cifrati e poi inviati a uno dei server utilizzati dal software Vpn. L’indirizzo Ip di questo server (la serie univoca di numeri che solitamente identifica ogni dispositivo), ovunque sia collocato nel mondo, diventerà quindi il nostro indirizzo Ip, rendendo di fatto non più rintracciabile quale sia la nostra vera posizione.

Questo è un aspetto fondamentale: le società che offrono questo tipo di servizi possiedono migliaia di server sparsi in ogni angolo del pianeta. Quando ci connettiamo a Internet usando una Rete privata Virtuale (che possiamo scegliere e cambiare a piacimento), i nostri dati cifrati vengono inviati a uno tra migliaia di server, che li decripta e li invia alla destinazione da noi cercata.

Un’analogia con il mondo reale (per quanto estremamente semplificata) può essere utile per capire: basta immaginare di compilare una cartolina e poi di spedirla con le poste tradizionali; solitamente, il postino e magari anche i vicini sono in grado di scoprire cosa c’è scritto sulla cartolina, chi l’ha spedita e da dove. Utilizzando una Vpn, ciò che c’è scritto sulla cartolina risulta incomprensibile a chiunque finché non raggiunge il luogo in cui si trova il server della Vpn; qui la cartolina viene decifrata, affidata a un corriere assoldato dalla stessa Vpn e portata a destinazione, indicando come luogo di provenienza quello dell’area geografica del server Vpn.

Un esempio di funzionamento di una Vpn 

Perché usare una Vpn – Grazie alle Reti private Virtuali, quindi, si può nascondere ogni attività online. Ma perché farlo? Proteggere la privacy, oltre a essere un diritto, può avere parecchi vantaggi concreti. Uno che si impedisce la cosiddetta discriminazione dei prezzi, quella pratica per cui vediamo prezzi diversi, magari di un biglietto aereo, a seconda di quale sia il nostro presunto potere d’acquisto, desunto principalmente (ma non solo) sulla base della nostra posizione.

Un’altra ragione pratica è quello di poter accedere anche a siti bloccati: usare i social network anche all’interno di una rete aziendale che li blocca, connettersi a piattaforme vietate in Italia (come un sito di torrent), oppure vedere Netflix anche se ci si trova in Paesi in cui non è disponibile. Infine, è importante usare una Vpn ogni volta che ci si connette a una rete wifi pubblica, notoriamente poco sicure.

Non solo: le Vpn diventano strumenti cruciali per aggirare la censura dei regimi autoritari, che impediscono l’accesso a innumerevoli piattaforme (l’esempio classico è quello della Cina, dove sono bloccati Facebook, Google, Twitter, Whatsapp e altri). Sempre nei Paesi non democratici, la Vpn è anche molto utile per rendere più difficile rintracciare i dissidenti che organizzano proteste e altro attraverso la Rete. Proprio per questa ragione, usare le Vpn è vietato in Cina, Iran, Russia, Turchia, Emirati Arabi e altri ancora. Nei Paesi democratici, invece, usare una Vpn è assolutamente legale.

Come si installa una Vpn?
Prima di tutto, dipende da quale sistema operativo si utilizza, su quale dispositivo la si sta installando e quale Vpn si sceglie. In linea di massima, i passi da compiere sono sempre gli stessi. Dopo essersi registrati sul sito della Vpn e averla scaricata, dobbiamo installarla come faremmo con qualunque altro software. Terminato questo processo, dobbiamo aprire il programma e inserire le nostre credenziali. Ci troveremo di fronte a una schermata che segnalerà che siamo ancora disconnessi dalla Vpn.

Quali Vpn scegliere e quanto costano – Esistono Vpn gratuite, ma è sconsigliato utilizzarle perché la protezione che offrono è molto parziale. È inoltre importante scegliere una Vpn che permetta di proteggere più dispositivi, perché oggi nessuno usa Internet solo sul computer, ma anche (se non soprattutto) su smartphone e tablet. Detto questo, quali sono le migliori Vpn?

La più nota è probabilmente NordVpn, che permette di connettere fino a 6 dispositivi e offre una selezione di oltre 5mila server nel mondo. Non è gratuita: i prezzi vanno da 10 euro per l’abbonamento mensile, ma scendono a 4 al mese se ci si abbona per un anno e a 2,6 euro se si sceglie la formula della durata di due anni. NordVpn è compatibile con Windows, Mac, Linux, Android, iOS e così via.

Altra Vpn molto apprezzata è ExpressVpn, particolarmente facile da usare e molto efficace per aggirare i blocchi territoriali. Protegge però solo 5 dispositivi e offre circa 3mila server. I prezzi non sono bassi: 11 euro per la tariffa mensile8,6 euro al mese per quella semestrale e 5,8 per quella annuale (con 3 mesi gratuiti inclusi)Surfshark è invece una Vpn nota per la la velocità e l’offerta di connessioni illimitate: i prezzi vanno dai 10,9 euro dell’abbonamento mensile ai 2 euro/mese di quello biennale.

Infine, Private Internet Access, che oltre a offrire 10 connessioni simultanee può fare affidamento su ben 11mila server: i suoi client sono ampiamente configurabili, il che è un vantaggio per gli utenti più navigati, ma potrebbe scoraggiare quelli meno esperti. Il costo va dagli 11,69 euro dell’abbonamento mensile fino a meno di 2 euro al mese per quello lungo ben 3 anni.

Nuovo digitale terrestre, rinviato il passaggio allo standard DVB-T2: quando sarà lo Switch Off


articolo: https://www.corriere.it/tecnologia/21_luglio_28/nuovo-digitale-terrestre-rinviato-passaggio-dvb-t2-switch-off-780ac186-ef8f-11eb-9f04-73cbb9ab1451.shtml

Il ministero dello Sviluppo economico ha posticipato la data per il nuovo digitale terrestre: si passerà al nuovo standard di trasmissione DVB-T2 il primo gennaio 2023. Confermato il trasferimento della banda 700 alla telefonia il primo luglio 2022

Doppio rinvio di date per il mondo del digitale legato televisione. Il 1° settembre era il giorno segnato sul calendario per il passaggio della codifica dei canali da Mpeg2 a Mpeg4: stando a quanto emerso dopo l’audizione del ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, nulla si muoverà prima del 15 ottobre. A slittare è anche l’arrivo del digitale terrestre di seconda generazione, il DVB-T2, originariamente previsto per il 30 giugno 2022 ma rimandato a partire dal primo gennaio del 2023.

In ordine sparso (e volontario) – L’adozione di qui a un mese del sistema Mpeg4 sembrava in effetti troppo ravvicinata nel tempo, nonostante sia sempre stata confermata anche dallo stesso Mise con interventi sui social. Su questo fronte tutto è stato rimandato di 45 giorni, anche se la tabella di marcia del passaggio sarà alquanto frammentata perché lasciata alle decisioni delle singole emittenti. La Rai ha fatto ad esempio sapere che in quella data passerà in Mpeg4 solamente i canali specialistici mentre Rai 1, 2 e 3 rimarranno visibili in Mpeg2. Mediaset e La7 al contrario non si sono apertamente espresse. La dismissione definitiva della codifica Mpeg2 sarà stabilita in un altro provvedimento entro la fine del 2021.

Il Bonus Tv – A cascata viene poi anche ritardato lo spegnimento dello standard DVB-T in favore del DVB-T2. L’effetto concreto sulle famiglie di questi due slittamenti è un aumento della quantità di tempo per dotarsi di un televisore che supporti il nuovo standard, senza il quale non si potrà più usufruire dei canali (in questa guida è spiegato come verificare se il proprio tv è già compatibile o meno). Il governo si era già occupato della questione con il Bonus Tv previsto dal decreto Sostegni attraverso cui qualsiasi persona residente in Italia, a prescindere dal reddito, può ottenere uno sconto fino a un massimo di 100 euro per l’acquisto di un nuovo apparecchio.

La partita delle frequenze – L’intera questione, già di per sé piuttosto tecnica, è ulteriormente legata alla necessità di liberare le frequenze 700 che saranno utilizzate dal mondo della telefonia per la connessione 5G. Il Mise ha confermato il passaggio della banda 700 MHz per il 1° luglio del 2022. Questo punto fermo però fa assumere un certa rilevanza allo slittamento a inizio 2023 del passaggio al DVB-T2: il sistema televisivo non potrà fare subito affidamento sul nuovo standard per recuperare la capacità trasmissiva persa con la cessione delle frequenze 700. A livello concreto significa che le emittenti si troveranno a dover scegliere se spegnere alcuni dei canali meno importanti oppure andare a ridurre la qualità delle proprie trasmissioni.

Il Bonus Tv e il nuovo digitale terrestre DVBT2: come scoprire se devi cambiare televisore

articolo: https://acquisti.corriere.it/audio-video/migliori-decoder-digitale-terrestre-dvbt2/

Entro giugno 2022 si completerà la transizione al digitale terrestre di seconda generazione (DVBT2). Ecco una guida su come capire se si dispone di un decoder o una Smart TV compatibili, e come procedere

Il decreto è stato firmato. Il Bonus Tv è realtà (qui trovate tutti i dettagli). Consente a tutti di acquistare un nuovo televisore con uno sconto del 20 per cento fino a un massimo di 100 euro. E si aggiunge (non sostituisce) il vecchio incentivo da 50 euro per le famiglie con ISEE fino a 20mila euro. Ma perché il governo vuole aiutare i cittadini a cambiare apparecchio televisivo? In altre parole, a cosa serve il Bonus Tv?

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Il Bonus Tv è l’aiuto che il governo vuole dare a quei milioni di italiani che tra qualche mese si ritroveranno in casa un televisore che non funziona più. È previsto uno «switch» tecnologico entro giugno 2022, che comporta il passaggio al DVB T2, ovvero il digitale terrestre di seconda generazione. Già a partire da settembre 2021 oltre 9 milioni di apparecchi presenti nelle case degli italiani non saranno in grado di ricevere le trasmissioni. Il motivo si deve al fatto che il prossimo autunno verrà abbandonata la codifica MPEG-2 per passare a MPEG-4/h.264; in pratica funzioneranno solo le televisioni e i decoder che supportano l’alta risoluzione (HD). La transizione è iniziata dal primo gennaio 2020 ed è necessaria per liberare le frequenze mobili della banda 700 (compresa tra i 694 e i 790 MHz), indispensabili per la diffusione della rete mobile 5G.

Si può spendere per l’acquisto di TV e decoder idonei alla ricezione di programmi televisivi con i nuovi standard trasmissivi (DVBT2/HEVC Main 10), nonché per l’acquisto di decoder per la ricezione satellitare. Per avere diritto al bonus basta essere residenti in Italia, pagare regolarmente il canone Rai e rottamare il vecchio televisore non compatibile.

Come sapere se ho già dispositivi compatibili? – Al netto delle sigle da controllare sui manuali tecnici dei propri apparecchi, la strada più semplice per sapere se il proprio decoder o TV con decoder integrato sono compatibili con la nuova modalità di trasmissione è quella di sintonizzarsi sul canale 200 (canale di test Mediaset) o sul 100 (canale di test Rai). Se viene mostrata la scritta “Test HEVC Main10 vuol dire che si è pronti al salto tecnologico. In caso contrario bisognerebbe provare a ri-sintonizzare tutti canali in automatico e riaccedere ai canali 200 o 100. E l’appuntamento di settembre 2021? In questo caso basta provare a sintonizzarsi con i canali dal 501 in poi, dove sono posizionati quelli HD di Rai, Mediaset e La7. Se accessibili si ha la certezza di non dover effettuare alcun acquisto con urgenza.

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Da considerare comunque un dettaglio importante. Tuttitelevisori acquistati dopo il 1° gennaio 2017 avrebbero dovuto per legge disporre del decoder DVBT2 e decodificare il formato video HEVC. Quindi chi ha un televisore da circa tre anni dovrebbe essere piuttosto tranquillo. Rimane un unico nodo per quelli più vecchi, magari di fascia alta: potrebbero supportare lo standard DVB-T2 ma non il formato video HEVC e quindi obbligare all’acquisto di un nuovo decoder.

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Il nuovo Bollino tivù Zapper – L’associazione HD Forum Italia, che include le principali realtà del settore televisivo italiano, insieme a Tivù, la società creata da Rai, Mediaset, Telecom Italia, Confindustria Radio Televisioni e Aeranti-Corallo, hanno annunciato il nuovo Bollino tivù Zapper (T2). “Nasce a garanzia delle caratteristiche tecnico qualitative e dei requisiti di minima dei ricevitori ed a tutela del consumatore”, spiegano. “Il Bollino offre una garanzia di qualità di prestazioni tecniche fondamentale per tutte le emittenti televisive nazionali e locali”.

In pratica una volta stabiliti i requisiti minimi dei set-top-box zapper DTT – i decoder esterni molto basilari con ridotte funzioni avanzate – è stato redatto il documento Volume HD Z-Book 1.0. In questo modo il bollino “garantisce la conformità del decoder agli standard qualitativi della nuova TV digitale di seconda generazione, con la compressione HEVC main 10”. Diversi produttori quindi metteranno sul mercato decoder con questo bollino al fine di garantire il prossimo passaggio tecnologico.

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Nello specifico viene garantita la compatibilità con le trasmissioni future del digitale terrestre di seconda generazione con la compressione HEVC main 10, la ricezione di tutti i canali trasmessi con la nuova tecnologia DVB-T2 e il supporto a tutti i contenuti video nello standard HD.

A breve saranno avviate le vendite dei primi decoder con Bollino tivù Zapper.

Qui sotto trovate una selezione di decoder DVBT2. Per chi invece vuole cambiare televisore, qui c’è la nostra guida sempre aggiornata sui migliori modelli da scegliere.

I migliori decoder DVBT2

Edision Piccollo è un un decoder DVBT2 HEVC 10 con telecomando che supporta la risoluzione Full HD (1080p) e capace di elaborare anche il segnale satellitare. Dispone anche dello del lettore di schede e ha due porte USB, una HDMI, ingressi RCA, ottico SPIDG e LAN.

Edision Piccollo

Trevi HE 3375 TS è un decoder DVBT2 HEVC 10 con telecomando che supporta la risoluzione Full HD (1080p) e capace di registrare i programmi (su unità esterna) e contemporaneamente guardarne un altro. Funziona anche come lettore multimediale per vedere film, ascoltare musica o guardare foto in formato JPEG, MPEG4, MP3 e HEVC. Dispone di una porta USB 2.0, HDMI e SCART.

Trevi HE 3375 TS

Digiquest 990 rec è un decoder DVBT2 HEVC 10 con telecomando che supporta la risoluzione Full HD e capace di registrare i programmi preferiti su unità esterne alimentate. Ha funzioni di lettore multimediale per vedere film, ascoltare musica o guardare le foto direttamente sul televisore. Integra una porta USB 2.0, HDMI, SCART ed Ethernet.

Digiquest 990 rec

Telesystem TS6820 T2 TWIN è un decoder DVBT2 HEVC 10 con telecomando che supporta fino alla risoluzione Full HD (1080p) e capace di registrare i programmi in alta definizione su unità esterna e contemporaneamente guardarne un altro. Supporta il Dolby Digital. Si trasforma all’occorrenza in lettore multimediale per riprodurre musica, foto e video direttamente sul TV di casa anche con compressione MPEG4 H.265. Dispone di due porte USB 2.0, HDMI 1.4 e SCART.

Telesystem TS6820 T2 TWIN

ADB i-CAN 5000T+ è un decoder DVBT2 HEVC 10 con telecomando che supporta fino alla risoluzione Full HD (1080p). Consente di registrare  i programmi preferiti in alta definizione su unità esterna e contemporaneamente guardarne un altro. Supporta il Dolby Digital e il servizio tivùon!. Dà accesso alla programmazione Free e Pay (Mediaset Premium). Supporta anche il Wi-Fi. Dispone di una porta USB 2.0. SCART e HDMI.

ADB i-CAN 5000T+

Le chat audio di Clubhouse disponibili a tutti


articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/software_app/2021/07/22/le-chat-audio-di-clubhouse-disponibili-a-tutti_11c98925-5c23-44a5-af73-e1729a9fb60f.html

Clubhouse esce dalla fase beta e rimuove il sistema delle liste d’attesa in vigore finora. Chiunque voleva provare le chat audio dell’app, sia su iOS che Android, doveva infatti aspettare che un altro utente lo facesse entrare, una volta che il suo nome appariva nel menu ‘waiting list‘. Sedici mesi dopo il suo debutto, l’app delle conversazioni apre a tutti.

Per ufficializzare il cambiamento, l’azienda ha presentato anche un nuovo logo e un sito web, www.clubhouse.com, dove essenzialmente sono presenti le linee guida della comunità e gli articoli del blog. La mossa è chiaramente rivolta a far crescere il numero di iscritti.

Clubhouse ha aggiunto un sistema di messaggistica diretta la scorsa settimana, sottolineando che da quel momento le persone hanno inviato un totale di 90 milioni di messaggi. Stando alle ultime statistiche, in media gli utenti trascorrono più di un’ora al giorno sulla piattaforma, che ha beneficiato del lancio su Android dopo aver raggiunto una certa saturazione su iOS. Nel frattempo, i principali social, tra cui Twitter, Facebook, Instagram, Discord e Spotify, hanno presentato le loro versioni delle chat audio, accrescendo la concorrenza nel settore. “Sappiamo che ci saranno molti alti e bassi man mano che cresceremo, con la concorrenza delle grandi reti che si farà sempre più aggressiva. Ma crediamo che il futuro sia creato da un atteggiamento positivo e siamo entusiasti di continuare a lavorare per costruire un diverso tipo di social network” ha spiegato il team. (ANSA).

Con Pes scompare il simbolo di una generazione di videogiochi: ora è il momento di eFootball


articolo: https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/07/23/news/addio_pes_simbolo_di_una_generazione_benvenuto_efootball-311395083/

Konami rivoluziona il suo storico gioco di calcio: una decisione sensata ma che in qualche modo chiude definitivamente un ciclo storico

“Non sono qui per seppellire Pro Evolution Soccer, ma per lodarlo” potremmo dire per commentare la notizia che Pes cambia nome, cambia pelle e cambia filosofia per cercare di sopravvivere in un settore fagocitato da Fifa e dal suo modello economico di pacchetti in cui se ti va bene e spendi abbastanza soldi magari trovi Ronaldo.

Il suo nuovo nome è eFootball, che da una parte è un approccio intelligente all’idea di posizionarsi come gioco di calcio che guarda agli esport e dall’altra sembra il nome di un titolo di fine anni ’90 che compravi in edicola, tipo Pc Calcio

Grazie alla scelta di abbandonare il concetto vetusto è anche un po’ fastidioso del gioco di calcio annuale che aggiorna poco più delle rose, eFootball punta a diventare una piattaforma tipo Fortnite, dal quale prende il motore grafico, in cui il gioco online sarà gratuito (ma ovviamente aspettiamoci pacchetti e pacchettini di giocatori rari) e quello offline idem, a patto di utilizzare i team che sponsorizzano il tutto, altrimenti si vedrà.

È una mossa molto sensata per contrastare lo strapotere di Fifa, che ricorda un po’ la filosofia di Xbox di fronte alla PlayStation: da una parte il modello economico che ha funzionato sinora, dall’altra un’idea nuova che dà qualcosa in più sperando in un ritorno futuro. C’è però da dire che il modello Fortnite applicato al calcio non prospetta scenari particolarmente incoraggianti per il sistema di monetizzazione. Dubito che eFootball voglia solo venderci skin e stadi.

Nel mezzo di questa rivoluzione c’è una generazione, forse due, che con Pro Evolution Soccer ci è cresciuta e che oggi si sente senza un punto fermo, come se improvvisamente Castolo, Minanda, Ximeles, Iorga e gli altri punti fermi della Master League fossero spariti. Anche se le ultime versioni non hanno convinto, anche se poi lo scettro per qualche anno è passato a Fifa e oggi un ventenne ti guarda strano se preferisci altro, Pes era come un vecchio amico a cui non negavi un’uscita se ti chiamava.

Ma la verità è che Pes ha sempre cambiato nome, perché alcuni lo hanno conosciuto come Winning Eleven, altri come International Super Star Soccer Pro. L’unico punto comune è stato un periodo compreso tra le prime due generazioni di PlayStation in cui i videogiochi di calcio sono stati definiti da questo titolo dai molti nomi che, per comodità chiameremo Pes, con cui i giapponesi hanno dimostrato di sapere cosa è questo sport.

Il mio impatto con Pes fu totalmente casuale. Il giorno prima vivevo sereno, quello dopo avevo bisogno di un videogioco dedicato al campionato giapponese in cui militavano vecchie glorie come Schillaci e Massaro, oltre a illustri sconosciuti che avrei imparato ad amare. Improvvisamente i miei pomeriggi erano definiti da nomi tipo Sanfrecce Hirosima, Kashiwa Reysol, Jubilo Iwata e da una telecronaca giapponese fatta di storpiature dei termini inglesi e un entusiasmo degno dei commentatori brasiliani. E poi i cori, persino i cori del pubblico erano perfetti. Improvvisamente eravamo passati dai giochi che volevano imitare il calcio al calcio vero.

Per anni Pes, che già aveva gettato le basi sulle piattaforme Nintendo, ha rappresentato la lingua franca di milioni di ragazzini italiani che per la prima volta si sono trovati di fronte a un gioco di calcio che sembrava offrire esattamente ciò che stavano cercando. E pazienza se i nomi erano storpiati, una soluzione artigianale si trovava. 

Mentre la concorrenzaFifa compreso, sembrava ingessata in meccanismi predigeriti, Pes apparecchiava il vero calcio, fatto di manovre, passaggi, rimpalli, tecnica e crudeli casualità. 

A rendere il tutto ancora più bello c’era la Master League, ovvero l’esperienza calcistica più vicina al racconto epico che si possa desiderare: una simulazione gestionale in cui bisognava portare una squadra si sconosciuti dagli ultimi posti in classifica alla gloria, attraverso una serie di acquisti oculati. Imprescindibile Babangida dalla Nigeria, ottima ala a buon mercato. E poi l’idea, geniale, di dare a ogni giocare uno stato di forma casuale, prima con delle faccine, poi con le frecce, che poteva sparigliare le carte delle partite già decise, azzoppare campioni o far fare la partita della vita ai panchinari. 

L’arrivo della PlayStation 3, va detto senza nascondersi, ha danneggiato Pes in maniera irreversibile. Mentre Fifa evolveva e passava dall’essere un titolo imbarazzante e filoguidato alla nuova espressione del calcio, con un occhio all’online, Pes restava in panchina, salvo poi emergere negli ultimi anni come un ottimo titolo simulativo, seppur caratterizzato da vendite inferiori.

La trasformazione di Pes in eFootball è senza dubbio un segno dei tempi. Da un certo punto di vista è il tramontare di un’idea, di un progetto, dell’unico gioco che in questi anni ha tenuto botta, evitando che le simulazioni calcistiche diventassero un monopolio, dall’altra è l’ottimo esempio di una evoluzione del settore.

Non sono più i tempi di Coliuto, Raggio, Carboni, né quelli di Massaro e Schillaci, la scelta di Konami, per quanto crudele, è sensata: un gioco gratuito, modulare, che volendo la Master League te la vende a parte (e speriamo sia così) mentre garantisce a chi gioca online, ovvero le persone che contano di più, un titolo in cui ogni anno non devi ripartire da zero nel formare una squadre con cui sfidare gli altri.

Potenzialmente è la mossa giusta per ribaltare il tavolo, sconfessare lo status quo e cercare una via oltre Fifa, ma per la mia generazione è l’ennesimo segnale del tempo che passa e non ti aspetta, di un mondo che pensavi tutto sommato alla tua portata e che improvvisamente ti svanisce dalle mani come quel ricordo dei primi del 2000, quando invece di studiare puntavi a un pomeriggio imbattuto con gli amici, partita dopo partite.

WhatsApp blocca 2 milioni di account nella lotta alle bufale


articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet_social/2021/07/19/whatsapp-blocca-2-milioni-di-account-nella-lotta-alle-bufale_8e7569ba-a58c-4736-a0ed-8ed3caa4e697.html

WhatsApp ha bloccato più di 2 milioni di utenti in India per aver infranto una regola poco conosciuta, applicata per la prima volta. Con un annuncio dell’aprile 2020, la piattaforma aveva limitato la condivisione di un identico messaggio a più persone, tramite la funzione di inoltro.

Nonostante ciò, milioni di utenti in India hanno creato nel tempo account secondari per aumentare la ‘viralità‘ dei messaggi. Il limite era stato pensato per combattere lo spam e la diffusione di voci, foto e bufale nel Paese. Un grosso problema per una nazione dove molte persone si affidano all’app di chat per tenersi informati su fatti di cronaca, incluso l’andamento del Covid-19. La società ha affermato che la mossa interessa esclusivamente coloro che hanno inviato, con un “tasso di messaggi elevato e anormale“, notizie non verificate, così come foto e video. Lo riporta il sito locale Express. Oltre il 95% dei divieti è dipeso “dall’uso non autorizzato di messaggi automatici o di massa“. L’India è il più grande mercato per WhatsApp, con oltre 400 milioni di iscritti. Stando a quando ha sottolineato il client di proprietà Facebook, per individuare gli account spam è entrato in gioco l’algoritmo di Intelligenza Artificiale, in grado di analizzare il comportamento degli utenti senza leggere il contenuto delle conversazioni, sempre protette dalla crittografia end-to-end. Ogni mese, WhatsApp riconosce e blocca una media di otto milioni di account fake, in tutto il mondo, parte degli oltre 2 miliardi attualmente attivi.  

Stop al tormento dei cookie sui siti: ci sono le linee guida del garante della Privacy


articolo: https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/07/09/news/stop_al_tormento_sui_siti_web_ecco_le_linee_guida_del_garante_privacy-309725793/

Domani 10 luglio escono in Gazzetta Ufficiale le linee guida: sarà possibile rifiutare i cookie con i click e non si dovrà subire la richiesta di consenso ogni volta che accediamo a un sito

Una rivoluzione è in arrivo sui cookie dei siti web e in particolare per quelle finestre che si aprono ogni volta che accediamo a un sito nuovo chiedendoci di accettare i cookie. Ossia quei piccoli file che, caricati sui nostri dispositivi, permettono ai siti di ricordarsi di noi, anche allo scopo di un trattamento pubblicitario.

Le principali novità Domani escono in Gazzetta Ufficiale le linee guida, da tempo attese, con cui il Garante Privacy impone a tutti i siti web nuove regole a favore degli utenti. Due le principali novità. Sarà possibile rifiutare i cookie con un solo click e non dovremo ribadire la nostra scelta ogni volta che accediamo al sito

I problemi attuali – Al momento uno dei problemi è che alcuni siti ci ripresentano la stessa richiesta – accettare o no i cookie – se l’abbiamo rifiutata in precedenza.  Della serie: ci prendono per sfinimento. Idem per l’altro problema affrontato dalle linee guida: a volte i siti ci danno solo due opzioni, accetta tutti i cookie oppure accetta solo i cookie selezionati. “Ma quando entriamo su un sito vogliamo leggere subito i contenuti, pochissimi hanno la pazienza di cliccare sulla seconda opzione; scomoda per altro sui piccoli schermi dei cellulari“, spiega Guido Scorza, del Garante Privacy. “Noi vogliamo rendere il rifiuto facile come l’accettazione“, aggiunge. 

Come cambia il meccanismo – Le nuove regole impongono ai siti di permettere agli utenti di rifiutare tutto con un semplice clic, su una “X” che chiuda la finestra di richiesta consenso. I siti hanno sei mesi di tempo per adeguarsi (a partire dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), dopodiché si applicano le possibili sanzioni del Garante Privacy, che in quest’ambito possono essere abbastanza salate (fino al 20% del fatturato mondiale dell’azienda in questione).

Sarà semplice rifiutare i cookie – Potremo insomma limitarci “a chiudere il banner mediante selezione dell’apposito comando usualmente utilizzato a tale scopo, cioè quello contraddistinto da una X posizionata di regola, e secondo prassi consolidata, in alto a destra e all’interno del banner medesimo, senza essere costretti ad accedere ad altre aree o pagine a ciò appositamente dedicate“, si legge nel provvedimento. “Tale comando dovrà avere una evidenza grafica pari a quella degli ulteriori comandi o pulsanti negoziali idonei ad esprimere le altre scelte nella disponibilità dell’utente, di cui si dirà in appresso. Le modalità di prosecuzione nella navigazione senza prestare alcun consenso dovranno, in altre parole, essere immediate, usabili e accessibili quanto quelle previste per la prestazione del consenso”.

Il Garante così para il colpo dei dark pattern, ossia quegli stratagemmi tecnici con cui moltissimi siti (anche Amazon, come risulta da una recente inchiesta del Wall Street Journal) mette in evidenza grafica l’opzione favorevole all’azienda e sbiadita quella opposta. Così da indurre l’utente a cliccare in un certo modo, prestando un consenso privacy o rinnovando un abbonamento (ad esempio).

Il dark pattern è una forma di manipolazione dell’utente (come evidenziato da molti studi, come uno di maggio scorso dell’università di Chicago, pubblicato sul Legal Analysis Journal). È quindi molto lontano dai principi del Gdpr (regolamento privacy) europeo, improntato a trasparenza e un corretto rapporto tra utenti e aziende.

In altri termini, il consenso potrà intendersi come validamente prestato soltanto se sarà conseguenza di un intervento attivo e consapevole dell’utente, opportunamente riscontrabile e dimostrabile, che consenta di qualificarlo come in linea con tutti quei requisiti (libero, informato, inequivoco e specifico, cioè espresso in relazione a ciascuna diversa finalità del trattamento) richiesti dal Regolamento“, si legge infatti nel regolamento.

Per la precisione, tale banner dovrà allora contenere, oltre alla X in alto a destra, almeno le seguenti indicazioni ed opzioni: l’avvertenza che la chiusura del banner mediante selezione dell’apposito comando contraddistinto dalla X posta al suo interno, in alto a destra, comporta il permanere delle impostazioni di default e dunque la continuazione della navigazione in assenza di cookie o altri strumenti di tracciamento diversi da quelli tecnici; una informativa minima relativa al fatto che il sito utilizza – se così è ovviamente – cookie o altri strumenti tecnici e potrà, esclusivamente previa acquisizione del consenso dell’utente da prestarsi con modalità da indicarsi nella medesima informativa breve (cfr. punto iv che segue), utilizzare anche cookie di profilazione o altri strumenti di tracciamento al fine di inviare messaggi pubblicitari ovvero di modulare la fornitura del servizio in modo personalizzato al di là di quanto strettamente necessario alla sua erogazione, cioè in linea con le preferenze manifestate dall’utente stesso nell’ambito dell’utilizzo delle funzionalità e della navigazione in rete e/o allo scopo di effettuare analisi e monitoraggio dei comportamenti dei visitatori di siti web; il link alla privacy policy, ovvero ad una informativa estesa posizionata in un second layer – che sia accessibile con un solo click anche tramite un ulteriore link posizionato nel footer di qualsiasi pagina del dominio cui l’utente accede – ove vengano fornite in maniera chiara e completa almeno tutte le indicazioni di cui agli artt. 12 e 13 del Regolamento, anche con riguardo ai predetti cookie o altri strumenti tecnici (cfr., al riguardo, il successivo paragrafo 8); un comando attraverso il quale sia possibile esprimere il proprio consenso accettando il posizionamento di tutti i cookie o l’impiego di eventuali altri strumenti di tracciamento; il link ad una ulteriore area dedicata nella quale sia possibile selezionare, in modo analitico, soltanto le funzionalità, i soggetti cd. terze parti – il cui elenco deve essere tenuto costantemente aggiornato, siano essi raggiungibili tramite specifici link ovvero anche per il tramite del link al sito web di un soggetto intermediario che li rappresenti – ed i cookie, anche eventualmente raggruppati per categorie omogenee, al cui utilizzo l’utente scelga di acconsentire.

In quest’ultima ipotesi, quando cioè i cookie siano raggruppati per categorie omogenee, qualora si verificassero successive modifiche nel novero delle terze parti corrispondenti ai link posizionati in questa area e dunque ulteriori soggetti terze parti venissero aggiunti alla lista, è rimessa alla prima parte, cioè al gestore del sito, la loro accurata selezione, come pure la necessaria attività di vigilanza per assicurare che l’ingresso di tali soggetti ed il trattamento che ne discende permanga in linea con il raggruppamento per categorie omogenee come già effettuato.

Anche in questo caso, il rispetto degli obblighi di privacy by default impone che le possibili scelte granulari siano inizialmente tutte preimpostate sul diniego all’installazione dei cookie, e che pertanto l’utente possa, esclusivamente, accettarne, anche appunto in modo granulare, il posizionamento.

Nell’eventualità in cui sia prevista la sola presenza di cookie tecnici o altri strumenti analoghi, di essi potrà essere data informazione nella homepage o nell’informativa generale senza l’esigenza di apporre specifici banner da rimuovere a cura dell’utente.

Possibilità di modificare le scelte – Non solo. “Gli utenti, naturalmente, dovranno essere posti in condizione di modificare le scelte compiute – sia in termini negativi che in termini positivi e dunque prestando un consenso negato o revocando un consenso prestato – in ogni momento e ciò in maniera semplice, immediata e intuitiva attraverso un’apposita area da rendere accessibile attraverso un link da posizionarsi nel footer del sito e che ne renda esplicita la funzionalità attraverso l’indicazione di “rivedi le tue scelte sui cookie o analoga“, si legge ancora nel provvedimento.

Non si potrà richiedere il consenso ancora e ancora – L’osservazione del comportamento dei siti web e le segnalazioni pervenute al Garante Privacy hanno evidenziato “l’ulteriore problematica della spesso ridondante ed invasiva riproposizione, da parte dei gestori dei siti web, del meccanismo basato sulla presentazione del banner ad ogni nuovo accesso dell’utente al medesimo sito anche quando quest’ultimo abbia liberamente scelto“. “Una implementazione che, se da un lato compromette la fluidità della user experience, non trova ragione negli obblighi di legge ed ha contribuito sin qui ad una probabile sottovalutazione del valore del contenuto con esso proposto“. 

La riproposizione potrà avvenire solo se ricorre almeno una di queste tre variabili: quando mutino significativamente una o più condizioni del trattamento e dunque il banner assolva anche ad una specifica e necessaria finalità informativa proprio in ordine alle modifiche intervenute, come nel caso in cui mutino le “terze parti“; quando sia impossibile, per il gestore del sito web, avere contezza del fatto che un cookie sia stato già in precedenza memorizzato sul dispositivo per essere nuovamente trasmesso, in occasione di una successiva visita del medesimo utente, al sito che lo ha generato (ad esempio nel caso in cui l’utente scelga di cancellare i cookie legittimamente installati nel proprio dispositivo senza che il titolare abbia modo, dunque, di tenere traccia della volontà di mantenere le impostazioni di default e dunque di proseguire la navigazione senza essere tracciati); quando siano trascorsi almeno 6 mesi dalla precedente presentazione del banner.

I prossimi passi – Le linee guida erano molte attese. Da tempo il problema cookie era all’attenzione del Garante Privacy, ma pendeva l’approvazione del regolamento ePrivacy, destinato a cambiare le regole del settore. L’approvazione è stata rimandata tante volte e non è ancora in vista. L’intervento sui cookie non era però più rimandabile.

Altri aspetti andranno però risolti – “Il Garante torna a sottolineare tuttavia l’importanza di avviare nelle sedi più opportune e tra tutti i soggetti interessati (accademia, industria, associazioni di categoria, decisori, stakeholder etc.) una riflessione circa la necessità dell’adozione di una codifica standardizzata relativa alla tipologia dei comandi, dei colori e delle funzioni da implementare all’interno dei siti web per conseguire la più ampia uniformità, a tutto vantaggio della trasparenza, della chiarezza e dunque anche della migliore conformità alle regole“, si legge nel provvedimento. “Tale esigenza, che sulla base dei contributi pervenuti nell’ambito della consultazione pubblica risulta essere unanimemente avvertita e condivisa, non ha tuttavia sin qui trovato delle proposte concrete idonee al conseguimento dello scopo“.

I commenti “Abbiamo cercato una posizione di equilibrio tra l’esigenza di garantire agli utenti più trasparenza e controllo sui dati personali e quella di non demonizzare dei trattamenti che, se posti in modo corretto, possono contribuire a rendere sostenibile l’attività degli editori online“, spiega Scorza.

Il fatto che questo provvedimento abbia origine da una consultazione pubblica dimostra un approccio rivoluzionario da parte dell’authority: il Garante ha dimostrato di voler applicare principi che siano attinenti alla realtà dei fatti e alle prassi, ponendosi in equilibrio di interessi tra l’utente e il marketing delle aziende, ma con la consapevolezza come presupposto assoluto“, aggiunge l’avvocato Antonino Polimeni.

Apprezzamento anche dall’avvocato Rocco Panetta: “Le Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento adottate dal Garante a valle della consultazione pubblica avviata lo scorso novembre rappresentano un provvedimento lungimirante e di grande dettaglio operativo“.

Aggiunge Polimeni: “Il Garante vuole evitare che l’accettazione dei cookie diventi un gesto quasi involontario da parte dell’utente che pur di continuare a navigare clicca sul pulsante “accetta tutto“. Si punta alla coscienza del navigatore ma, in caso egli sia distratto, nei siti web dovrà essere sempre presente un tasto di chiusura alternativo all’accettazione, di pari grandezza e di equivalente semplicità di click“, continua.

Conferma l’avvocato Massimiliano Nicotra: “Le nuove linee guida, anche rispetto a quelle già adottate da altre autorità di controllo (come quella spagnola, francese ed inglese) appaiono di respiro più ampio, confermando da una parte l’illegittimità di pratiche che si erano affacciate nell’immediata entrata in vigore del GDPR (come i cd. “cookie Wall”), ma esaminando in maniera più dettagliata rispetto a quanto fatto negli altri paesi la possibilità di utilizzare lo “scrolling” quale forma di manifestazione del consenso (se rappresentativo di una scelta inequivoca e consapevole). Un plauso inoltre deve essere compiuto alla valorizzazione da parte del Garante italiano degli strumenti di “legal design” per facilitare la comprensione degli utenti, in attuazione del principio di trasparenza codificato nell’art. 5 del GDPR”.

Usa, iPhone highlander «sopravvive» per tre giorni in fondo a un fiume: ritrovato grazie al suono della sveglia


articolo: https://www.corriere.it/tecnologia/21_luglio_01/usa-iphone-highlander-sopravvive-tre-giorni-fondo-un-fiume-ritrovato-grazie-suono-sveglia-a5539254-d837-11eb-b949-f9df7b28a0a6.shtml?fbclid=IwAR3W4clKRT9je3LJ8xKS9-aXz724aDJs7kVR1ufUZs4hg37wZL-UDdROWJM

Record di «apnea» per lo smartphone di un utente dell’Idaho ribaltatosi in kayak: nonostante il lungo tempo trascorso sott’acqua è risultato perfettamente funzionante

Non è un mistero che, a partire dal 2016 con iPhone 7 e 7 PlusApple abbia reso i suoi smartphone resistenti all’acqua. Che tuttavia un esemplare riuscisse a «sopravvivere» sul fondo di un fiume per oltre tre giorni, restando nel frattempo pienamente operativo, con ogni probabilità non se lo sarebbero aspettati nemmeno i più ottimisti ingegneri di Cupertino. È invece quanto realmente accaduto a Tom Adams, un fortunato utente dell’Idaho che sabato 12 giugno aveva deciso di percorrere in kayak un tratto del fiume Snake, nei pressi della cittadina di Blackfoot, insieme alla moglie e ad alcuni amici. Ribaltatosi a causa della forte corrente, aveva infatti perso in un sol colpo portafoglio, chiavi di casa, canna da pesca e, per l’appunto, il suo costoso iPhone (ignoto il modello, ma fonti locali lo hanno definito «nuovo»). Sembrava un guaio irrimediabile. Invece, contro ogni probabilità, il dispositivo è stato poi recuperato il martedì successivo risultando ancora in perfette condizioni.

La sveglia suonava ancora – A individuare in appena 20 minuti sia le chiavi che l’iPhone a oltre tre metri di profondità ci ha pensato uno dei sommozzatori del Bingham County Search and Rescue Dive Team, una squadra di specialisti locali che ha approfittato dell’occasione per condurre un’esercitazione. In questo senso, un assist a dir poco inatteso alle operazioni di recupero è arrivato nientemeno che dalla sveglia che Adams aveva già impostato per la domenica mattina, per evidenti ragioni non ancora interrotta. Non solo, dunque, il telefono aveva continuato a funzionare come se nulla fosse, ma nonostante stesse suonando senza sosta da più di 48 ore non aveva ancora esaurito la carica residua. I pesci della zona non saranno stati certo contenti dell’interminabile baccano subacqueo, ma tant’è. «Io e la mia famiglia siamo incredibilmente grati al Bingham County Search and Rescue Dive Team – ha detto Adams, cui è stata poi restituita anche la canna da pesca –. Siamo rimasti davvero colpiti da tutti loro e siamo felici che utilizzino queste opportunità per esercitarsi per salvare vite umane in futuro».

Il precedente – Non è la prima volta che un iPhone dimostra insospettabili capacità di «apnea». Giusto un mese fa, per esempio, a Berlino un 12 Pro era stato recuperato da un canale profondo un metro grazie all’utilizzo di un’improvvisata canna da pesca con un magnete al posto dell’amo. E anche in quel caso, nonostante dal momento della caduta fossero passate diverse ore, il dispositivo non aveva evidenziato particolari danni. Senz’altro un’ottima notizia in vista dell’estate, ma meglio non avventurarsi in imprudenti test al mare o al lago: se solitamente si raccomanda di non scherzare con il fuoco, a volte anche l’acqua può essere foriera di cattive sorprese.

LinkedIn violato di nuovo: in vendita online i dati del 92% degli iscritti


articolo: https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/06/30/news/linkedin_violato_di_nuovo_in_vendita_online_i_dati_del_92_degli_iscritti-308296450/

Rubate informazioni su numeri di telefono, indirizzi (mail e fisici), dati di posizionamento, account e username su altri social network, sesso, datore di lavoro e pure stipendio di 700 milioni di iscritti


Nuovo, impressionante data breach per LinkedIn, il social network dedicato al lavoro e ai professionisti: secondo quanto riportato da Privacy Sharks (e poi confermato da molti altri siti specializzati), sarebbero stati violati i dati di circa 700 milioni di iscritti, cioè oltre il 92% del totale. Praticamente tutti, insomma.

Anche se da LinkedIn si sono affrettati a dire che questo non è un data breach e che “i dati sono stati estrapolati da LinkedIn e da altre fonti” (è stato portato a termine quello che in gergo si chiama scraping), resta il fatto che le informazioni su numeri di telefono, indirizzi (mail e fisici), dati di posizionamento, account e username su altri social network, sesso, datore di lavoro e pure stipendio degli iscritti, che erano presenti su LinkedIn, ora sono in vendita online su raidforums.com e che secondo le verifiche condotte da Privacy Sharks queste informazioni sarebbero veritiere e aggiornate.

La compagnia ha spiegato di essere “al lavoro per ricostruire l’accaduto“, ricordando che “lavoriamo costantemente perché la privacy dei nostri iscritti sia sempre tutelata” (anche se i dati di circa mezzo miliardo di loro sono stati violati lo scorso aprile), ma il consiglio è ovviamente quello di cambiare la password del proprio profilo su LinkedIn: anche una piccola parte di questi dati personali può essere usata per inondare le caselle di posta elettronica delle vittime di mail indesiderate, di pubblicità e spam, ma anche per tentare furti d’identità, per phishing o altre truffe online.

Hacker attaccano big videogiochi Electronic Arts


articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/tlc/2021/06/11/hacker-attaccano-big-videogiochi-electronic-arts_e835e550-e5d5-424f-8c6b-f8663892b2c6.html

Furto codice sorgente, ‘nessun rischio per la privacy’

Attacco hacker contro Electronic Arts, uno dei giganti mondiali dei videogiochi. “Stiamo indagando la recente intrusione nella nostra rete con la quale è stato rubato un ammontare limitato di codice sorgente“, afferma la società in una nota, sottolineando che gli hacker non hanno avuto accesso ai dati dei giocatori e “non c’è ragione di ritenere che la privacy” di chi giocasia a rischio“.

Ogni volta che trapela un codice sorgente tutti dovrebbero preoccuparsi.

Con queste preziose informazioni in possesso, gli hacker possono facilmente vedere il funzionamento interno di un gioco, sfruttare delle falle di sicurezza e persino fare il reverse engineering dei giochi con scopi dannosi – spiega Marco Fanuli, Security Engineer Team Leader di Check Point Italia Se gli hacker procedono con la vendita del furto nel darkweb, queste attività malevoli possono essere scalate. Alcuni report ci dicono che il codice sorgente di questo leak che coinvolge EA Games è già stato pubblicizzato nel darkweb. La cosa non sorprende, dato che gli hacker di solito sono veloci a monetizzare ciò che rubano, persino tali informazioni proprietarie che possono fruttare molti soldi agli hacker

Con iOS 15 Apple mette a frutto il suo vantaggio sulla privacy


articolo: https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/06/09/news/con_ios_15_apple_mette_a_frutto_il_suo_vantaggio_sulla_privacy-305021589/

In un passaggio molto breve del keynote di apertura della Worldwide Developer Conference, la vicepresidente Jennifer Bailey, responsabile di Apple Pay e dell’app Wallet, ha annunciato che entro la fine dell’anno in alcuni Stati americani sarà possibile utilizzare l’iPhone come carta d’identità: con iOS 15 si potrà scannerizzare il documento e archiviarlo in maniera sicura nell’applicazione in cui già teniamo le carte di credito digitali, i biglietti per i concerti, le carte di imbarco per i viaggi in aereo. La Tsa, hanno spiegato da Apple, sta già collaborando a un sistema che potrà riconoscere questo tipo di documento digitale.

È stato un passaggio brevissimo, qualche decina di secondi cui in tanti non hanno dato peso, soprattutto perché riguardava novità limitate al mercato americano. Eppure quell’annuncio mostra come l’attenzione di Apple al tema della privacy, da sempre motivata come una questione di principio (“pensiamo che la privacy sia un diritto umano”, ripetono spesso i dirigenti di Cupertino), stia fornendo all’azienda un vantaggio competitivo che i concorrenti difficilmente riusciranno a colmare. Se andremo, come è prevedibile, verso un domani in cui i nostri smartphone diverranno sempre di più la cassaforte in cui tenere al sicuro le nostre vite digitali (i Green Pass sono una prova generale, per esempio), i dispositivi Apple avranno dalla loro anni di funzioni pensate esattamente per questo futuro. Funzionalità innestate su un sistema valoriale anomalo fra le big del tech, che sinora ad Apple sono costate tempo, denaro e scontri al fulmicotone con concorrenti come Facebook, che devono le proprie fortune alla profilazione degli utenti a scopo pubblicitario.

I nuovi sistemi operativi per iPhone, iPad e Mac proseguono così nel solco già profondo tracciato da iOS 14 con novità come le schede sulla privacy nell’App Store e la App Tracking Transparency, una funzionalità che dà la possibilità di bloccare la profilazione pubblicitaria nelle app per iPhone e iPad tramite un semplice popup. 

Con iOS 15, iPadOS 15 e macOS Monterey, Apple introdurrà un nuovo report sulla privacy nelle impostazioni, permetterà a Siri di funzionare senza inviare audio ai server remoti e soprattutto blinderà le email contro i famigerati pixel di tracciamento, una mossa che metterà i bastoni fra le ruote al mercato del marketing diretto e delle newsletter.

Le email non ci potranno tracciare – L’insieme di novità per proteggere le email dalla profilazione selvaggia si chiama “Protezione della Privacy di Mail”: le nuove versioni dell’app di posta per iPhone, iPad e Mac saranno in grado di disattivare in automatico i cosiddetti “pixel invisibili” con cui le aziende raccolgono informazioni personali come l’indirizzo Ip e lo stato di apertura del messaggio. In questo modo l’indirizzo del dispositivo non potrà essere utilizzato per tracciare l’utente su altri siti o applicazioni, e i sistemi di invio delle newsletter non saranno in grado di verificare se abbiamo dato un’occhiata all’email oppure no. Il blocco della lettura dell’indirizzo Ip ora si applica anche a Safari, in cui la funzione anti-profilazione chiamata Intelligent Tracking Prevention è presente già da qualche anno.

Il report sulla privacy – Nell’ambito delle funzioni anti-tracciamento, il browser Safari offre anche la possibilità di verificare quali e quanti “tracker” sono stati bloccatsu un determinato sito. Nel segno della trasparenza, iOS 15 introduce un report analogo anche per le applicazioni (una funzione simile, chiamata Privacy Dashboard, sarà disponibile anche su Android 12). Vi si potrà accedere dalla voce Privacy delle Impostazioni, e mostrerà queste informazioni:

  • Quando e quante volte le app accedono al microfono, alla geolocalizzazione e alle altre informazioni private per le quali l’utente ha garantito l’accesso
  • Le pagine web visitate tramite il browser interno dell’applicazione (come i link aperti su Instagram senza lasciare l’app)
  • I domini di terze parti contattati silenziosamente dall’app, in modo da capire con quali servizi l’applicazione condivide i dati degli utenti

Siri funziona sui dispositivi – Un’altra novità importante riguarda Siri, che sui nuovi sistemi operativi potrà elaborare un sottoinsieme di richieste direttamente sul dispositivo, senza inviare gli audio ai server remoti di Apple. Il modo in cui l’azienda di Cupertino ha gestito in passato le registrazioni delle richieste a Siri è stato oggetto di critiche e offriva il fianco ai detrattori della politica Apple sulla privacy. Questo aggiornamento ha anche il vantaggio di rendere Siri più reattiva nell’uso di tutti i giorni. Fra le richieste che l’assistente vocale potrà processare direttamente sul dispositivo ci sono i comandi per la riproduzione musicale, quelli per l’attivazione di timer o sveglie, l’avvio di una chiamata verso un contatto, l’apertura di applicazioni specifiche. 

C’è un però: il riconoscimento vocale “in loco”è un processo ad alta intensità, che richiede quindi un chip potente. Per questo la funzione sarà disponibile soltanto su iPhone e iPad che abbiano almeno un chip A12 o superiore. In altre parole: 

  • iPhone XS e XS Max o successivi
  • iPad Mini 5a generazione o successivi
  • iPad Air 2019 o più recente
  • iPad 2020 di ottava generazione o successivo
Una specie di Vpn – Altre opzioni legate alla privacy arriveranno su iOS 15, iPadOS 15macOS Monterey solo nell’ambito del nuovo servizio iCloud+, che è il nome che Apple ha dato a tutte le versioni a pagamento di iCloud. I prezzi sono gli stessi che adesso si pagano sulla base dello spazio di archiviazione aggiuntivo, dunque 99 centesimi per 50 Gb, 2,99 euro per 200 o 9,99 euro per 2 Tb; in alternativa, iCloud+ sarà incluso in Apple One, che in un unico abbonamento unisce vari servizi Apple. 

iCloud+ introdurrà una funzione chiamata Private Relay, con cui sarà possibile navigare in maniera anonima e criptata: quando si attiva il servizio, l’indirizzo del sito richiesto viene criptato, l’indirizzo Ip passa da un primo server Apple, che lo sostituisce con un altro indirizzo da cui si può ricavare l’area geografica dell’utente, ma non la sua posizione effettiva; da qui la richiesta passa a un secondo “relay server” che decripta l’indirizzo richiesto e instrada la visita verso il sito corrispondente. È un sistema che potrebbe ricordare una Vpn, ma di fatto non lo è, secondo quanto spiegato da Apple: questo perché mentre le aziende che gestiscono i server Vpn sono in grado di leggere le informazioni degli utenti prima di offuscarle, con il sistema a doppio relay privato nessuno che stia nel mezzo fra l’utente e il sito può ricostruire la richiesta originaria criptata, neppure Apple. Inoltre, a differenza di una Vpn la funzione Private Relay non dovrebbe rallentare la navigazione ed è compatibile con app come Netflix o Prime Video, che di solito si bloccano quando si accorgono dell’uso di una Vpn.

Con iCloud+ sarà inoltre possibile generare email casuali per l’iscrizione a servizi Web. Tutte le email si potranno tenere sempre sotto controllo su iCloud, Mail o Safari, e indirizzeranno tutti i messaggi all’email principale dell’utente, senza che terzi possano però vederla o registrarla. L’altra novità riguarda infine i filmati delle videocamere di sicurezza compatibili con i video sicuri di HomeKit: con iCloud+ le riprese verranno salvate in maniera criptata end-to-end e non contribuiranno al consumo dello spazio di archiviazione del piano scelto dall’utente.

Quando arrivano le nuove funzioni? – Le nuove funzionalità per la privacy saranno parte dell’aggiornamento di iOS 15 per iPhone (compatibile con tutti gli smartphone su cui gira iOS 14), di iPadOS 15, WatchOS 8 e Monterey, tutti in arrivo in autunno. Due di queste, cioè il report sulla privacy delle app nelle impostazioni e Nascondi la mia email, arriveranno invece nei mesi successivi, con un aggiornamento maggiore dei vari sistemi operativi.