Esplosione in Commissariato di polizia a Castellammare di Stabia


articolo: https://www.ansa.it/campania/notizie/2021/07/01/esplosione-in-commissariato-ps-a-castellammare-stabia_8e3ab834-340c-4626-b101-2299b20662cb.html

Devastati 6 locali, si indaga per accertare le cause. Nessun ferito

L’esplosione nel Commissariato di Polizia di Castellammare di Stabia (Napoli)

Una serie di esplosioni ha sventrato  il primo piano del Commissariato di Polizia di Castellammare di Stabia (Napoli). Le deflagrazioni, che hanno devastato 6 locali al piano superiore e una stanza al piano terra, sarebbero state provocate da materiale esplodente sequestrato, fuochi d’artificio innescati dall’eccessivo caldo di questi giorni.

Quanto è accaduto avrebbe potuto causare una strage. In quelle stanze ci sono gli spogliatoi degli agenti e alcuni uffici. L’orario in cui si sono verificate le deflagrazioni era particolarmente tranquillo, è accaduto intorno alle ore 15,30, e i boati sono stati avvertiti a molti chilometri di distanza. Per questo si sono iniziati a rincorrere sui social voci di morti e di feriti. Sul posto sono accorsi ambulanze, protezione civile, polizia, carabinieri, Vigili del fuoco, tecnici dell’Italgas e della E-distribuzione.

Tra le prime ipotesi, quella dell’esplosione di una caldaia o di un corto circuito, che però non trovavano riscontro nelle numerose esplosioni avvertite dagli abitanti del luogo, corso De Gasperi, periferia della città. E’ stato un miracolo, quindi, che anche gli oggetti e i vetri catapultati con violenza sulla strada non abbiano colpito alcun passante.

Danneggiati anche una palestra, adiacente alla sede del Commissariato, nella quale è crollata la controsoffittatura, e la palazzina della Guardia forestale. I primi momenti seguiti alle esplosioni sono stati drammatici. Poi, le fonti ufficiali hanno rassicurato i presenti accorsi per prestare i soccorsi, mentre il traffico cittadino è rimasto paralizzato per ore. Esclusa subito la pista del gas, perché sul luogo dell’esplosione non è stato mai avvertito l’odore di gas, né prima né dopo l’accaduto. Si è poi parlato di corto circuito e non è da escludere che alcune di queste abbiano contribuito come concausa a provocare il disastro.

Unico malore quello di una giovane poliziotta investita dall’onda d’urto e subito rianimata. Sono giunti il questore, Alessandro Giuliano; Pierpaolo Filippelli, procuratore aggiunto dell’ufficio inquirente di Napoli; numerosi militari del Gruppo di carabinieri di Torre Annunziata, guidati dal Tenente Colonnello Francesco Novi, insieme con i rinforzi dalle stazioni locali e naturalmente, a presidiare le indagini c’erano gli agenti di polizia, con il vice questore aggiunto Pietropaolo Auriemma, primo dirigente del commissariato di Castellammare di Stabia. Presenti anche il sindaco, Gaetano Cimmino e il comandante della polizia muncipale, Antonio Vecchione.

Ema, con due dosi di vaccino si è protetti contro la variante Delta


articolo: https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2021/07/01/vaccini-ema-con-due-dosi-protetti-contro-variante-delta_e56d3e4d-1611-4cb2-904e-9387d310a364.html

I nostri dati mostrano che due dosi dei quattro vaccini approvati proteggono contro la variante Delta, questi dati sono rassicuranti. E’ importante continuare la vaccinazione con particolare attenzione alle persone più vulnerabili e gli anziani“. Lo ha detto Marco Cavaleri dell’Agenzia europea del farmaco (Ema). 

Attualmente l’Ema non è in grado di fornire una raccomandazione definitiva sull’uso di diversi vaccini anti-Covid per le due dosidel ciclo di vaccinazione, ma “i dati preliminari di studi in Spagna e Germania mostrano una buona risposta immunitaria e nessun problema di sicurezza“. Ha aggiunto il responsabile della strategia sui vaccini dell’Agenzia europea del farmaco. “La strategia di vaccinazione eterologa ha storicamente dimostrato di essere di successo, è stata utilizzata per altri vaccini e ha una solida logica scientifica“, ha concluso Cavalieri.

Tutti e cinque i trattamenti selezionati dalla Commissione europea nell’ambito della sua strategia terapeuticacontro il Covid-19 “sono attualmente in fase di revisione continua da parte dell’Ema, che continuerà durante l’estate. I primi pareri sono attesi entro la fine dell’anno“. Ha anche aggiunto l’Ema.

Carcere Santa Maria Capua Vetere: pestaggi, torture, la barba strappata.


articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_luglio_01/carcere-santa-maria-capua-vetere-video-pestaggi-polizia-74f14218-d9e6-11eb-9b34-ea2fae57adbd.shtml

carcere Santa Maria Capua Vetere

La voce del comandante rimbomba nel silenzio dei corridoi alle quattro del pomeriggio. Gli agenti che lo seguono hanno il passo pesante. C’è rumore di cancelli che sbattono, ci sono voci che si accavallano. Perquisizione straordinaria. Tutti fuori dalle celle. E stavolta è un ordine delle guardie, non una scelta dei detenuti come la sera prima, quando, dopo la socialità, quelli del reparto Nilo hanno deciso di non rientrare e sono rimasti nei corridoi a protestare per avere le mascherine e soprattutto notizie sicure sulla voce che sta girando: in carcere c’è uno positivo al Covid. Una notte difficile, ma poi è intervenuto il magistrato di sorveglianza, ha garantito tamponi per tutti e li ha tranquillizzati, e pure il comandante è stato comprensivo, pure lui ha cercato di abbassare la tensione. Ora invece no. Ora l’aria è diversa, è brutta. Perquisizione straordinaria. L’inferno comincia così.

La strutturaLa casa circondariale «Francesco Uccella» di Santa Maria Capua Vetere ha venticinque anni di vita, ci lavorano 485 agenti penitenziari e nel reparto Nilo ci sono 370 detenuti. E in tutto l’istituto non c’è l’acqua potabile. Il 6 aprile del 2020 l’Italia è in lockdown ma chi è chiuso in carcere sta scoppiando.Ormai da un mese c’è una rivolta al giorno. Prima Salerno, poi Napoli, poi Modena, con l’assalto alla farmacia interna, la razzia di Metadone e tredici morti per overdose. E ancora Rieti, Bologna, Trieste, Venezia. A Foggia settantadue reclusi hanno aperto il portone e se ne sono andati. A Santa Maria Capua Vetere si è risolto tutto in poche ore e senza violenze né danni. Ma gli agenti della penitenziaria non hanno gradito l’atteggiamento del comandante. Un loro collega che dirige il Gruppo di supporto agli interventi (una struttura che interviene nelle carceri quando servono rinforzi) lo dice al provveditore del Dap Antonio Fullone, dal quale la sua squadra dipende direttamente. « Il personale è molto deluso», gli scrive su WhatsApp. «Si sono raccolti per contestare l’operato del comandante. Rischiamo di perdere il carcere». E Fullone decide di dare agli agenti quel «segnale forte» del quale, dirà poi ai magistrati che lo indagano, «avevano bisogno». Scrive alla direttrice reggente e le dice che « l’unica scelta è quella di usare la forza. Tecnicamente è il direttore che impartisce l’ordine (della perquisizione, ndr). Puoi fare riferimento che viene dato di intesa con me».

Squadre antisommossa – Ma per la perquisizione non ci sarebbe bisogno del Gruppo di sostegno, e invece quelli arrivano. Con i caschi, gli scudi e i manganelli. Forse sono i loro passi con gli anfibi quelli che rimbombano nel corridoio del Nilo alle quattro del pomeriggio. Sicuramente sono i loro manganelli a precipitare sulle teste, le schiene, le braccia e le gambe dei detenuti che vengono fatti uscire dalle celle e obbligati a raggiungere la sala della socialità: per arrivarci devono attraversare un corridoio dove i poliziotti si sono messi ai due lati e picchiano tutti. Ma quelli del personale interno riescono a fare anche di peggio. Loro conoscono ogni recluso, e sicuramente qualcuno lo tengono puntato più degli altri. Sono quei quindici che poi verranno mandati in isolamento e lasciati per giorni con addosso i vestiti strappati e sporchi di sangue.

Carcere Santa Maria Capua Vetere, il video dei pestaggi ai detenuti

La barba strappata – Pure gli agenti di Santa Maria hanno i manganelli, almeno la gran parte, ma oltre a picchiare vogliono umiliare. A tutti quelli che hanno la barba la tagliano, ma a uno che la ha più lunga degli altri la afferrano fino a strappargliela, e poi gli avvicinano un accendino minacciando di bruciargliela. La telecamera della stanza 5 della quinta sezione li inquadra al minuto 3,40 della registrazione acquisita dagli investigatori. Sono in due con il detenuto, e lo odiano al punto da chiamare a raccolta i colleghi: «Venite c’è quello con la barba e i tatuaggi, venite anche voi a prendervi la soddisfazione». E quando lui, stremato non riesce più ad andare avanti, gli sferrano due schiaffi alla nuca: «Vai pezzo di merda, ce la fai a camminare». I video che girano in Rete, che sono solo una parte di quelli in mano alla Procura di Santa Maria Capua Vetere, raccontano molto ma non tutto. C’è ancora altro. C’è il detenuto che dopo il pestaggio si aggrappa al cancello delle scale e cerca di arrampicarsi. Un altro recluso così ricostruisce la scena: «Piangeva e diceva di non volere scendere. E veniva picchiato da tre agenti». E c’è quello che viene prelevato dalla cella, picchiato, riportato in cella e poi costretto a uscire di nuovo e a raggiungere la sala della socialità. Dove, dopo appena 26 secondi, ricomincia il pestaggio. Preceduto da quello che doveva essere una specie di grido di battaglia degli agenti picchiatori, perché lo riferiscono anche altri detenuti: «Ora lo Stato siamo noi».

Vaccino anti Covid in Lombardia, un lombardo su tre immunizzato. Superata quota 9 milioni di dosi


articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/07/01/news/vaccini_anti_covid_in_lombardia_immunizzato_un_lombardo_su_tre-308404799/

Oggi dal generale Figliuolo il verdetto sui rifornimenti per luglio quando sono già fissati quasi tre milioni di appuntamenti

Un lombardo su tre è immunizzato dal Covid, avendo fatto le due dosi di vaccino. Con ieri sono oltre nove milioni le dosi somministrate in regione. Su una platea di poco di più di nove milioni di cittadini vaccinabili (sopra i 12 anni), il 34% ha fatto prima dose e richiamo, il 68% ha fatto la prima dose. E tre lombardi su quattro (75%) sono comunque prenotati per ricevere l’iniezione.

Il cronoprogramma di luglio fa impressione per i numeri: nelle prime tre settimane sono oltre 1,8 milioni gli appuntamenti già fissati e si andrà avanti al ritmo di oltre centomila iniezioni al giorno fino a fine mese, per un totale di tre milioni di dosi, di cui due di Pfizer fino al 4 agosto. Le agende sono piene fino al 20 luglio, qualche buco c’è solo dopo quella data. Ci sono in media 105 mila dosi al giorno e punte di 115 mila persone convocate negli hub l’8 e 9 luglio.

Comprensibile la tensione con cui a Palazzo Lombardia si attendono notizie sulle forniture di fiale da parte della struttura commissariale nazionale. Oggi il generale Paolo Figliuolo comunicherà alle Regioni aggiornamenti sulle dosi in arrivo: c’è chi teme un taglio del 20%. Che costringerebbe a rivedere tutte le agende. Ma si confida che la riduzione si fermi al 5%. Cosa che non manderebbe in aria i programmi e il raggiungimento di quella “immunità di comunità” annunciata per fine luglio dalla vicepresidente regionale Letizia Moratti e Guido Bertolaso.

Per ora si viaggia a gonfie vele: 95% delle scorte usate, 4,8 milioni di dosi alle donne, 4,2 agli uomini. Oltre l’84% degli over 80 immunizzato con l’ 88% degli aventi diritto prenotati; 56% degli over 60 vaccinato con due dosi e solo un 15% di persone in questa fascia d’età ancora non iscritto sul portale. Buoni i dati, anche per i più giovani: 50enni immuni con due dosi al 38%. Dei trenta e quarantenni uno su cinque ha fatto anche il richiamo, e comunque tre su quattro sono prenotati per farlo entro luglio. Non è stato invece ancora firmato l’accordo per vaccinare in Liguria i lombardi che faranno lì almeno due settimane di vacanza, ma oltre 105 mila hanno spostato l’appuntamento per non rischiare le ferie.

Intanto arriva un esposto alla Corte dei Conti per gli oltre tre milioni (su 22 che erano previsti) spesi dalla Regione per l’esperimento di prenotazione dei vaccini col portale di Aria. “L’Unità di crisi capitanata da Moratti e Bertolaso ha scelto di spendere milioni di euro dei Lombardi per un sistema di prenotazione fallimentare quando aveva la possibilità di utilizzare un sistema gratuito offerto da Poste Italiane che, come si è visto, era molto più efficiente – spiega il consigliere regionale dem Pietro Bussolati – . Se avessero fatto quella scelta avrebbero evitato pesanti disagi a moltissimi anziani lombardi e alle famiglie. Sprechi di risorse pubbliche in cambio di disagi“.

“Il Pride? Un ritrovo di disadattati schizoidi”. Le frasi shock della consigliera comunale di Cesano Boscone


articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/07/01/news/pride_consigliera_milanese_offese_social-308408842/

Antonia Parisotto (Forza Italia) attacca in Consiglio comunale il patrocinio dato alla manifestazione milanese e se la prende con l’assessora all’Integrazione e Pari opportunità. La denuncia dei Sentinelli di Milano: “E poi dicono che il ddl Zan è una legge bavaglio. Parisotto si dimetta”

Una squallida manifestazione che nulla ha di culturale“: così Antonia Parisotto, consigliera comunale di Forza Italia a Cesano Boscone, comune del Milanese, durante il consiglio comunale, ha definito il Pride che si è tenuto sabato scorso a Milano. “Chiunque abbia un po’ di sale in zucca, sa benissimo che questi – ha detto parlando dei Pride – sono ritrovi di disadattati, soggetti schizoidi, in piena crisi dissociativa. E i ragazzini, invece, confusi e manipolati, lungi dall’aver alcun valore politico, hanno molto di psichiatrico e qualcosa di sulfureo… questi spettacolini, se non avessero l’aiuto dei forti poteri occidentali, resterebbero dei fenomeni folcloristici, risibili“. Parisotto – come segnalato da I Sentinelli di Milano e come si può vedere online – all’inizio del consiglio ha chiesto la parola per “fatto personale” e ha attaccato l’assessora Ilaria Ravasi, per il Patrocinio al Pride milanese.

Ci aspettiamo che oggi stesso,  conscia  della gravità di queste affermazioni pronunciate in un consesso istituzionale, – commentano i Sentinelli – Antonia Parisotto dia le dimissioni. Se ciò non avvenisse, diamo per scontato che le stesse siano pretese dal suo partito“. E scrivono ancora: “La politica che si abbassa a un linguaggio del genere non è una cosa tollerabile. La mancanza di rispetto per le migliaia di donne, uomini e persone trans che partecipano ai Pride neanche. E poi ci vengono a dire che il ddl Zan andrebbe stralciato perché è una ‘legge bavaglio’ sulla libertà di pensiero. Qui il pensiero affonda dentro un delirio omolesbotransfobico“.

Solidarietà all’assessora Ravasi per l’attacco personale subito e condanna – il commento messo online dal sindaco di Cesano Boscone Simone Negri – delle parole di odio sentite rispetto a chi ha partecipato al Pride“.

E l’assessora a Integrazione e pari opportunità, Ravasi, scrive: “La comunicazione della consigliera Parisotto, che in realtà vorrebbe essere un’interrogazione, si configura invece come un attacco alla mia persona per aver patrocinato la Milano Pride (il patrocinio l’ha dato la giunta, non io, una politica di lungo corso dovrebbe saperlo). La cosa grave è che diventa un attacco al ddl Zan e ai gay definiti come: ‘Psichiatrici disadattati con un ché di sulfureo‘. Vogliono farvi credere che il ddl Zan non serva – conclude -. Hanno paura“.

Europei, in Scozia quasi 2000 contagi dopo derby con l’Inghilterra


articolo: https://www.repubblica.it/dossier/sport/europei-di-calcio-/2021/06/30/news/europei_allarme_covid_in_scozia_quasi_2000_contagi_dopo_derby_britannico-308376011/?ref=RHTP-BS-I304750563-P7-S4-T1

La variante Delta colpisce ancora. Sono 1991 i casi segnalati tra i tifosi e due terzi di loro hanno spiegato di essersi recati a Londra (397 all’interno di Wembley) lo scorso 18 giugno per assistere al match congli inglesi. Cresce l’allarme anche in italia

ROMA – La variante Delta del Covid-19 continua a far paura anche nel mondo del calcio. Sarebbero infatti ormai quasi 2000 i casi di coronavirus in Scozia registrati in queste ore e che sarebbero legati a stretto filo con la partita di Euro2020 disputata allo stadio Wembley di Londra il 18 giugno scorso tra gli scozzesi e l’Inghilterra.

Oltre 1900 casi legati all’Europeo – A riportare la notizia è la stampa inglese. Dei 1991 casi segnalati, tutti hanno dichiarato di aver partecipato ad almeno un evento legato al torneo, che fosse una partita a Hampden Park o Wembley, un evento nella fan zone a Glasgow Green, o un incontro informale in un bar o una serata in una casa privata per vedere la partita. Due terzi di loro inoltre hanno spiegato di essersi recati a Londra (397 all’interno dell’impianto) lo scorso 18 giugno per assistere proprio al derby britannico match valido per la fase a gironi degli Europei di calcio.

2600 biglietti ma tanti tifosi in giro per Londra – Ai fan scozzesi erano stati destinati 2600 biglietti per la partita, un numero esiguo dovuto alle restrizioni da Covid per Wembley, ma decine di migliaia di tifosi si sono diretti comunque a Londra, raccogliendosi in ampi gruppi nelle zone centrali della città. Il report dell’autorità, nello specifico, segnala che 1294 dei 1991 casi totali sono riconducibili a persone che hanno viaggiato verso la capitale del Regno Unito; il 90% dei positivi è rappresentato da maschi, tra i 20 e i 39 anni. Non si sa se coloro che sono poi risultati positivi abbiano contratto il virus durante la trasferta per la partita o in altro luogo ma oltre 32mila persone in Scozia sono state testate positive al Covid dall’inizio degli Europei, lo scorso 11 giugno.

Allarme in Italia – Adesso la nazionale inglese che ha mandato a casa la Germania, giocherà all’Olimpico di Roma contro l’Ucraina sabato 3 luglio alle 21. Il piano d’emergenza delle autorità italiane per evitare problemi e l’invasione dei tifosi è scattato immediatamente dopo la conclusione della partita di Wembley e si muove su più direttive. La prima è l’applicazione precisa della circolare firmata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, il 18 giugno in base alla quale chiunque entri in Italia dalla Gran Bretagna deve sottoporsi a una quarantena di 5 giorni, comunicando alle autorità sanitarie il luogo in cui trascorrerà l’isolamento in modo da garantire il tracciamento. Una misura introdotta con l’obiettivo di frenare la diffusione della variante Delta che, come dimostrano anche gli ultimi dati, è ormai prevalente in quel paese. Il secondo punto della strategia riguarda invece il rafforzamento dei controlli: il Viminale ha già dato indicazioni affinché siano potenziate le attività alle frontiere aeree, negli aeroporti di Fiumicino e Ciampino ma anche nei principali scali italiani che hanno collegamenti diretti con la Gran Bretagna, autostradali e ferroviarie.

Mare “monstrum”: tra sbarchi fantasma e Ong bloccate, già più di 14mila i migranti riportati nell’inferno della Libia


articolo: https://palermo.repubblica.it/cronaca/2021/06/28/news/migranti-307977107/?ref=RHTP-BG-I304110180-P4-S3-T1

Nel Mediterraneo prevale l’attività della guardia costiera libica: si prospetta un’estate drammatica e senza “testimoni”. Vita difficile anche per i pescatori italiani


MAI così tanti migranti intercettati in mare e riportati in Libia. L’estate appena cominciata, che in Italia sul fronte sbarchi ha visto interessata in prima linea Lampedusa con l’arrivo in autonomia di barchini provenienti dalla Libia e dalla Tunisia, ci restituisce un Mediterraneo centrale ridisegnato, con i ruoli dei protagonisti sempre più definiti. L’Europa e l’Italia da una parte che supportano la stabilità di Tripoli e di fatto affidano il coordinamento dei soccorsi alla guardia costiera libica; l’utilizzo delle navi quarantena per alleggerire le strutture a terra; il coinvolgimento di mercantili anch’essi chiamati a coordinarsi con le autorità libiche; le Ong che, se non si trovano in stato di fermo amministrativo in qualche porto siciliano, riescono a condurre solo una piccolissima parte dei soccorsi.

Uno scenario mutato come dimostrano i numeri. Stando ai dati dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) dall’inizio dell’anno sono infatti 14.388 i migranti intercettati in mare e riportati in Libia. Un record dalla firma del primo memorandum tra Italia e Libia di luglio 2017. Cifre, relative alle persone riportate in quello che le maggiori organizzazioni internazionali da anni definiscono “porto non sicuro“, che superano già i dati del 2020, quando furono 11.891 le persone riportate in Libia.

Dall’inizio di quest’anno, secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno, in Italia sono sbarcati 19.360 migranti, a fronte dei 34.154 arrivati in tutto il 2020 quando ci fu un picco proprio nel mese di luglio (7062, più che ad agosto dello stesso anno). Nel 2021 sono già 827 i morti accertati in vari naufragi secondo quanto riferisce il progetto Missing Migrants dell’Oim, rispetto ai 375 dell’anno precedente a cui si aggiungono le vittime dei naufragi “fantasma“, circa 600 persone che hanno affrontato la rotta del Mediterraneo centrale e di cui non si hanno più notizie.

Nonostante lo scenario dei soccorsi stia mutando verso quella che appare sempre più come una politica europea basata sulla difesa dei confini, in previsione delle condizioni meteo-marine favorevoli ci saranno migliaia di persone pronte a partire. “Farebbero qualsiasi cosa pur di scappare dai centri di detenzione dove sono costretti a vivere in condizioni disumane – spiega a Repubblica Deanna Dadush, che insieme ad altri 100 volontari, ricercatori di diritto internazionale ed esperti nel campo delle migrazioni, fa parte di Alarm Phone la piattaforma che raccoglie gli Sos dei migranti in difficoltà nel Mediterraneo -. E purtroppo avendo affidato tutta l’amministrazione del Mediterraneo alla guardia costiera libica è possibile prevedere altri possibili naufragi, con i migranti che alla vista delle motovedette libiche si getteranno in mare come è già accaduto. È uno scenario che peggiora di giorno in giorno. In base alle chiamate che riceviamo possiamo dire che la guardia costiera italiana non soccorre più come prima, la guardia costiera maltese è invece inesistente considerando che nel 2021 a Malta sono sbarcate meno di 100 persone“. continua a leggere