E’ ben gradito un’applauso!!! Grazie
15 maggio 2026
| Cosa sappiamo del nuovo focolaio di Ebola in Congo |
| articolo: https://it.euronews.com/salute/2026/05/15/cosa-sappiamo-del-nuovo-focolaio-di-ebola-in-congo |
| La nuova epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha già provocato 65 morti e 246 casi sospetti. |
Le principali autorità sanitarie pubbliche africane hanno confermato un nuovo focolaio di Ebola in Congo
Il nuovo focolaio ha causato 65 morti e 246 casi sospetti, ha dichiarato venerdì in un comunicato l’Africa Centres for Disease Control and Prevention.
Ecco cosa sapere sulla crisi sanitaria:
Dove è iniziato il focolaio? – I casi sospetti di Ebola sono stati registrati soprattutto nelle zone sanitarie di Mongwalu e Rwampara, nell’Ituri. Casi sospetti sono stati segnalati anche a Bunia, capoluogo della provincia di Ituri.
L’Ituri si trova in una zona orientale remota del Congo, con una rete stradale carente, a più di 1.000 chilometri dalla capitale del Paese, Kinshasa.
Finora solo quattro dei decessi segnalati sono casi confermati in laboratorio, ma il nuovo focolaio è stato confermato dopo numerosi casi sospetti.
Le autorità temono il rischio di ulteriore diffusione – Una delle principali preoccupazioni, ha spiegato l’Africa CDC, è la vicinanza delle aree colpite a Uganda e Sud Sudan. Bunia, la città principale dell’Ituri, è vicina al confine con l’Uganda.
L’agenzia ha aggiunto che esiste anche un rischio di ulteriore diffusione a causa dell’intenso movimento di popolazione, compreso quello legato all’estrazione mineraria, e delle crisi di sicurezza nelle aree colpite. Gli attacchi dei gruppi armati hanno ucciso decine di persone e costretto migliaia a fuggire in alcune parti della provincia di Ituri nell’ultimo anno.
Secondo l’Africa CDC, ci sono inoltre lacune nel tracciamento dei contatti, mentre le autorità locali corrono contro il tempo per individuare chi potrebbe essere stato esposto al virus.
Che cos’è l’Ebola? – Il virus è stato scoperto per la prima volta nel 1976, vicino al fiume Ebola, nell’attuale Congo. I primi focolai si sono verificati in villaggi remoti dell’Africa centrale, vicino alle foreste pluviali tropicali. La malattia da virus Ebola è una patologia grave, spesso letale, che colpisce esseri umani e primati.
Il virus viene trasmesso all’uomo da animali selvatici come pipistrelli della frutta, istrici e primati. L’Ebola si diffonde tramite contatto diretto con il sangue, le secrezioni, gli organi o altri fluidi corporei di persone infette, e con superfici e materiali contaminati da tali fluidi.
I sintomi includono febbre, stanchezza, mal di testa, dolori muscolari, mal di gola, vomito e diarrea. Nei casi più gravi la malattia può evolvere in emorragie, insufficienza multiorgano e morte.
Il tasso di letalità medio della malattia da virus Ebola è intorno al 50%. Nei focolai precedenti il tasso di letalità è variato dal 25 al 90%, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Esiste un vaccino contro l’Ebola? – “Sebbene l’Ebola resti una malattia grave, la prevenzione dei focolai, la risposta e le cure sono migliorate in modo significativo nell’ultimo decennio”, ha dichiarato Daniela Manno, professoressa clinica associata alla London School of Hygiene & Tropical Medicine.
“Oggi esistono vaccini per alcuni virus che causano la malattia da Ebola, che possono contribuire a proteggere gli operatori sanitari e ridurre la trasmissione quando vengono somministrati rapidamente intorno ai casi confermati e ai loro contatti, con una strategia nota come vaccinazione ad anello (ring vaccination)”.
Tuttavia, l’accesso ai vaccini non è sempre semplice in Congo, a causa di barriere strutturali e della mancanza di finanziamenti.
Durante il focolaio dello scorso anno, durato tre mesi, l’OMS si è inizialmente scontrata con notevoli difficoltà nella distribuzione dei vaccini, che sono arrivati una settimana dopo la conferma del focolaio.
Il Congo è il secondo Paese più grande dell’Africa per estensione e spesso deve fare i conti con sfide logistiche nella risposta ai focolai di malattie, a causa delle cattive condizioni delle strade e delle grandi distanze tra i centri abitati.
Durante l’ultimo focolaio, i funzionari sanitari erano preoccupati per l’impatto dei recenti tagli ai finanziamenti da parte degli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti hanno sostenuto la risposta ai precedenti focolai di Ebola in Congo, anche nel 2021, quando l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) ha messo a disposizione fino a 11,5 milioni di dollari (9,8 milioni di euro) per sostenere gli sforzi in tutta l’Africa.
Il 17° focolaio di Ebola in Congo – L’ultimo focolaio è il diciassettesimo registrato in Congo da quando la malattia è comparsa nel Paese nel 1976.
Arriva a circa cinque mesi dalla dichiarazione di fine dell’ultimo focolaio di Ebola in Congo, a dicembre, che aveva causato 43 morti. In precedenza, l‘ultimo focolaio, nella provincia nordorientale dell’Equateur nel 2022, aveva ucciso sei persone.
Un’epidemia di Ebola tra il 2018 e il 2020, nell’est del Congo, ha provocato oltre 1.000 morti, il bilancio più alto dopo il focolaio del 2014-2016 nei Paesi dell’Africa occidentale Guinea, Sierra Leone e Liberia, che ha causato oltre 11.000 vittime.
Come si può controllare un focolaio? – “Gli interventi non farmacologici sono una pietra angolare nella risposta ai focolai di Ebola”, ha dichiarato Anne Cori della School of Public Health dell’Imperial College London.
“Questi interventi comprendono l’identificazione attiva dei casi e il loro isolamento, il tracciamento dei contatti e sepolture sicure, poiché l’Ebola è molto letale (muore circa la metà delle persone infette) ed è particolarmente contagiosa intorno al momento del decesso”, ha aggiunto.
L‘OMS indica il coinvolgimento delle comunità come elemento chiave per controllare con successo qualsiasi focol
Il controllo di un focolaio si basa su una combinazione di interventi, tra cui assistenza clinica, sorveglianza ed epidemiologia, tracciamento dei contatti, servizi di laboratorio, prevenzione e controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie, sepolture sicure e dignitose, vaccinazione, quando possibile, e mobilitazione sociale.
02 giugno 2026
| Ebola, Oms riduce drasticamente numero casi sospetti: da 906 a 116 |
| L’epidemia è stata dichiarata il 15 maggio nella provincia di Ituri, martoriata dal conflitto, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo |
L’Oms ha drasticamente ridotto il numero di casi sospetti di Ebola in Africa centrale a 116, rispetto agli oltre 900 precedenti, con 330 casi ora confermati. Il 31 maggio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che nella Repubblica Democratica del Congo erano stati registrati 116 casi sospetti del virus mortale, in calo rispetto ai 906 della fine della settimana precedente. Nella Repubblica Democratica del Congo sono stati confermati circa 321 casi, di cui 48 decessi, mentre nella vicina Uganda sono stati registrati nove casi confermati, tra cui un decesso. Sebbene alcuni casi sospetti siano stati confermati, molti altri sono stati esclusi dai dati dopo aver dimostrato di essere affetti da altre malattie con sintomi iniziali simili o da febbre non correlata, ha dichiarato il portavoce dell’Oms Christian Lindmeier. “Chiunque venga individuato tramite sorveglianza – ha aggiuto – o si presenti in una struttura sanitaria con sintomi simili a quelli dell’Ebola” viene considerato un caso sospetto dell’epidemia, in attesa dei risultati dei test.
L’epidemia è stata dichiarata il 15 maggio nella provincia di Ituri, martoriata dal conflitto, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, paese dell’Africa centrale che ospita oltre 100 milioni di persone ed è uno dei più poveri al mondo. Si ritiene però che il virus, che si diffonde attraverso il contatto ravvicinato e i fluidi corporei e può causare una febbre emorragica fatale, si stesse diffondendo inosservato già da settimane. Lindmeier ha dichiarato ai giornalisti che, una volta sottoposti a test i soggetti sospettati di avere l’Ebola, questi venivano “in molti casi esclusi“. Le precedenti cifre dell’Oms includevano anche 223 decessi sospettati di essere dovuti al virus Ebola, ma le nuove cifre non comprendono più questa categoria. Lindmeier ha suggerito che il numero fosse molto incerto, poiché includeva “persone decedute tempo fa” e i cui resti, in molti casi, non potevano essere riesumati per essere analizzati. Secondo l’Oms, nel frattempo sei persone a cui era stato confermato di aver contratto l’Ebola durante l’epidemia sono state registrate come guarite.
Bozza summit Ue: monitorare e coordinare azioni – Il Consiglio Europeo “invita il Consiglio Ue e la Commissione a monitorare la situazione” dell’epidemia causata dal ceppo Bundibugyo del virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo “e la sua evoluzione e, se del caso, a definire e coordinare le relative priorità operative“. Lo riporta la bozza delle conclusioni del Consiglio Europeo del 18-19 giugno, che porta la data di ieri.
Il Consiglio Europeo “esprime preoccupazione per la diffusione della malattia da virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. Accoglie con favore il rapido stanziamento di fondi da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che consente una risposta immediata, compresa la sorveglianza epidemiologica, il tracciamento dei contatti e il rafforzamento delle capacità di laboratorio“.
“L’Unione Europea è pronta, come già accaduto in occasione di precedenti epidemie, a sostenere l’operato dell’Oms e dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie nel coordinamento e nell’attuazione di misure urgenti di contenimento e risposta“, conclude.
| Ebola, a rischio altri 10 Paesi: ecco i fattori che hanno innescato la diffusione del virus |
| Secondo Africa Cdc, oltre oltre alla Repubblica Democratica del Congo e all’Uganda, sono minacciati Angola, Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Etiopia, Kenya, Ruanda, Sud Sudan, Tanzania e Zambia. Rezza: “Bundibugyo è mutato ma ecco perché si è diffuso” |
Allarme Ebola in Africa: secondo l’Africa CDC sono 10 i Paesi a rischio di contagio oltre alla Repubblica Democratica del Congo e all’Uganda. Lo ha dichiarato il direttore Jean Kaseya durante un briefing, indicando tra i Paesi sotto osservazione Angola, Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Etiopia, Kenya, Ruanda, Sud Sudan, Tanzania e Zambia.
Intanto cresce l’attenzione sulla nuova epidemia partita dalla Repubblica Democratica del Congo. Il cosiddetto “caso indice” avrebbe sviluppato i sintomi il 24 aprile, ma secondo i modelli dell’Imperial College di Londra la diffusione potrebbe essere iniziata già tra fine marzo e inizio aprile, segnalando un possibile ritardo diagnostico.
L’epidemiologo Gianni Rezza ha evidenziato diversi fattori che la mancata intercettazione tempestiva dell’infezione può essere dovuta “in parte a una scarsa sensibilità dei test utilizzati o anche a una scarsa qualità dei campioni testati. Probabile” poi “che un singolo salto di specie sia stato seguito da successive catene di trasmissione e che ospedali e cerimonie funebri abbiano amplificato l’epidemia. Il virus in causa, Ebola Bundibugyo, ha delle mutazioni rispetto a quelli che hanno causato due precedenti di focolai epidemici, ma è improbabile che queste ne abbiano alterato le principali caratteristiche“, ragiona lo specialista, docente straordinario di Igiene all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. “Come altri colleghi hanno sottolineato, e fra questi un medico americano sopravvissuto ad Ebola (Craig Spencer sul Nyt) – spiega – il venir meno del supporto di enti Usa quali Usaids, ma anche le compassionevoli cure prestate ai malati da parenti inesperti, nonché credenze alimentate da fattori sottoculturali, potrebbero aver contribuito alle difficoltà riscontrate in loco“.
Si è innescata così un’epidemia di fronte alla quale le autorità sanitarie internazionali non hanno nascosto seri timori. “Diversi distretti sanitari sono stati colpiti nella provincia di Ituri” della Rdc, “confinante con Uganda e Sud Sudan, ma alcuni casi sono segnalati anche nell’area di Goma al confine col Rwanda, non controllata dal governo della Rdc, bensì dai ribelli di M23“. E anche i casi identificati in Uganda “sono importanti“, sottolinea Rezza.
“Non avendo a disposizione farmaci specifici e vaccini contro Ebola Bundibugyo (la cross-reattivita’ di vaccini messi a punto contro Ebola Zaire potrebbe essere limitata) – conclude l’esperto, già direttore generale Prevenzione del ministero della Salute, nonché direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Iss – non resta che affidarsi a misure quali isolamento, ricerca dei contatti e quarantena. Allo stato attuale, la situazione nelle province di Ituri è nel Kivu è preoccupante, per cui il rischio di diffusione dell’epidemia è considerato dall’Oms molto alto al livello del Paese colpito, alto per i Paesi confinanti, mentre resta per ora basso a livello globale. Il che – precisa Rezza – non ci esime dall’intervenire con decisione per arrestare l’ulteriore circolazione del virus“.
19 maggio 2026
| Ebola in Congo, sale il bilancio dell’epidemia: 131 morti. Il contagio si estende |
| I contagi si sono estesi anche ad altre aree dell’est del Paese dopo i primi casi nella provincia di Ituri |
E’ salito a 131 morti il bilancio dell’epidemia di Ebola nella Repubblica democratica del Congo, mentre si contano almeno 513 casi sospetti. Lo ha riferito il portavoce del governo di Kinshasa, precisando che i contagi si sono estesi anche ad altre aree dell’est del Congo dopo i primi casi nella provincia di Ituri.
Intanto, i Centri di controllo e prevenzione delle malattie americani (Cdc) hanno dato notizia di due casi confermati e di una vittima in Uganda per l’epidemia di Ebola che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato emergenza internazionale.
La Germania, ha detto all’Afp il ministero della Salute tedesco, curerà un cittadino americano che ha contratto il virus in Congo. “Le autorità statunitensi hanno chiesto l’aiuto del governo federale per curare un cittadino americano che ha contratto il virus Ebola nel Congo. Si stanno attualmente prendendo accordi per accogliere e curare il paziente in Germania“, ha dichiarato il ministero, senza specificare la tempistica del trasferimento né il luogo in cui il paziente sarà preso in carico.
Emergenza di sanità pubblica continentale – L’Africa Cdc (Centres for Disease Control and Prevention) ha dichiarato l’epidemia di Ebola da virus Bundibugyo “un’emergenza di sanità pubblica continentale“, Phecs (Public Health Emergency of Continental Security). L’emergenza dichiarata per il Continente africano dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, in base alle raccomandazioni del Gruppo consultivo di emergenza (Ecg), autorizza l’organizzazione Africa Cdc a guidare e coordinare le risposte al virus.
L’agenzia esprime “profonda preoccupazione per l’alto rischio di diffusione regionale dovuto all’intenso movimento transfrontaliero di persone, alla mobilità legata alle attività minerarie, all’insicurezza nelle aree colpite, alla debolezza delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni, ai decessi nella comunità che si verificano al di fuori dei sistemi sanitari formali e alla vicinanza delle aree colpite al Ruanda e al Sud Sudan“. Il direttore generale di Africa Cdc, Jean Kaseya, evidenzia l’urgenza di un’azione continentale coordinata. “Dichiariamo questa Phecs per mobilitare le nostre istituzioni, la nostra volontà collettiva e le nostre risorse per agire rapidamente e con decisione – rimarca – La conferma del virus Ebola Bundibugyo in Paesi interconnessi ci ricorda ancora una volta che la sicurezza sanitaria dell’Africa è indivisibile. Dobbiamo agire tempestivamente, agire insieme e agire sulla base della scienza“.
10 Maggio 2026

