Archivi del giorno: 4 giugno 2021

La truffa delle mail:


La truffa delle mail: se premi il tasto per disiscriverti a un servizio «regali» il tuo indirizzo agli hacker

articolo: https://www.corriere.it/tecnologia/21_giugno_01/truffa-mail-se-premi-tasto-disiscriverti-un-servizio-regali-tuo-indirizzo-hacker-6c52e542-c2af-11eb-8124-01fce1738742.shtml

Basta premere un tasto o un link per far partire una reazione a catena che ci espone a un bombardamento di spam

Talvolta la cura è peggiore del male. Alcuni truffatori digitali stanno utilizzando false e-mail di cancellazione (o meglio «unsuscribe») per scovare indirizzi email validi da bombardare di spam.

 

Un sistema semplice e geniale – Il tasto o il link di «unsuscribe» è nato per disiscriversi da servizi email, come le newsletter, che non vogliamo più ricevere. Tutti abbiamo ricevuto almeno una volta una missiva che chiedeva di «premere qui se non vuoi più ricevere le nostre mail», di «cliccare sul link disiscrizione», di «seguire il link per la cancellazione». Fin qui nulla di male, la maggior parte delle volte sono link reali. Visti al contrario però quei tasti e link sono degli strumenti potentissimi. Come rilevato dal sito di cybersecurity Bleeping computer, truffatori digitali utilizzano sempre più spesso questi link di disiscrizione per verificare il nostro indirizzo email. Cliccando infatti confermiamo che l’account è attivo e quindi perfetto per ricevere spam ed essere bombardato da email non volute.

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Come funziona la trappola – Il sito ha scovato anche delle mail ad hoc inviate dagli «scammers». Sono messaggi semplici, il cui oggetto può essere «Conferma il tuo indirizzo email», «Verifica», «Per favore, conferma la tua cancellazione» e cose simili. Dentro l’email si trovano link e tasti, spesso colorati e bene in evidenza, che invitano a confermare la propria scelta di cancellazione. Una volta cliccati ecco partire la reazione a catena: il nostro account invia un’email a numerosi account dei truffatori e così la trappola è scattata. Il nostro indirizzo email è pronto per essere bombardato. Va detto che queste email sono piuttosto facili da riconoscere. Sono spesso di scarsa fattura, con colori improbabili, grafica in bassa risoluzione, sgrammaticate. In consiglio però è di fare sempre attenzione ai link nelle mail che chiedono di disiscriversi da qualcosa. Spesso infatti sono camuffati all’interno di messaggi insospettabili.

Calcio, muore a 20 anni per un malore Seid Visin…agg.: Seid Visin, suicida a 20 anni


Seid Visin, suicida a 20 anni: «Sento gli sguardi schifati per il colore della mia pelle»

articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_giugno_05/seid-visin-suicida-20-anni-sento-sguardi-schifati-il-colore-mia-pelle-2b1edfc4-c56e-11eb-86af-ac042f3197d2.shtml?fbclid=IwAR3E7_bCM465Ybk680rBhpkVNbM2WolheRu9jynEtxdoXt_8SX9wvEGx0P0

Seid Visin era stato nelle giovanili del Milan: nato in Etiopia e poi adottato, ha lasciato una lettera raccontando il razzismo che subiva

Una lettera straziante, lucida, potente. Così potente che puoi vederlo, Seid, mentre scrive «ovunque io vada, ovunque io sia, sento sulle mie spalle come un macigno il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone». Seid Visin aveva 20 anni. Era nato in Etiopia ed era stato adottato in Italia da piccolo, a Nocera Inferiore, dove l’altro giorno si è tolto la vita e dov’era tornato dopo un paio di stagioni passate a Milano a giocare nelle giovanili del Milan con Donnarumma. Aveva indossato anche la maglia del Benevento ma alla fine aveva scelto di studiare. Fine del calcio professionistico. Di recente si era impegnato per l’Atletico Vitalica, una squadra di calcio a cinque.

La famiglia – Lo sport, lo studio, la famiglia. Ma Seid avrebbe voluto anche altro, e cioè vivere in un mondo senza razzismo. Lo sguardo di disprezzo, la donna che si tiene la borsetta se sali sull’autobus, la commessa che ti segue convinta che ruberai… ogni piccolo gesto è la lama di un coltello che ti tormenta. E Seid la sentiva ogni giorno di più, quella lama. Tempo fa aveva scritto sull’argomento una lettera mandata ad alcuni amici e alla sua psicoterapeuta. Parole drammatiche che oggi sono anche il suo testamento. Eccone alcuni stralci. «Io non sono un immigrato» scriveva. «Sono stato adottato da piccolo (…). Ricordo che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, tutti si rivolgevano a me con gioia, rispetto e curiosità. Adesso sembra che si sia capovolto tutto». (…) «Ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, specie anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche come responsabile perché molti giovani italiani (bianchi) non trovassero lavoro». E ancora: «Dentro di me è cambiato qualcosa», scriveva Seid. «Come se mi vergognassi di essere nero, come se avessi paura di essere scambiato per un immigrato, come se dovessi dimostrare alle persone, che non mi conoscevano, che ero come loro, che ero italiano, bianco».

La confessione – Poi una sorta di confessione: «Facevo battute di pessimo gusto su neri e immigrati (…) come a sottolineare che non ero uno di loro. Ma era paura. La paura per l’odio che vedevo negli occhi della gente verso gli immigrati». Il finale chiarisce che «non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che sta vivendo chi preferisce morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente “Vita”».


Calcio, muore a 20 anni per un malore Seid Visin: aveva giocato con Donnarumma nelle giovanili Milan

articolo: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_giugno_04/calcio-muore-20-anni-un-malore-seid-visin-aveva-giovato-donnarumma-giovanili-milan-c93c10be-c50f-11eb-86af-ac042f3197d2.shtml

Ucciso da un malore, si era ritirato dallo sport professionistico. Il suo club: lanciamo un pallone nel cielo

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Seid Visin

Era una giovane promessa. Ha vestito le maglie di Milan e Benevento. Nelle giovanili rossonere aveva condiviso la stanza al ritiro con un altro talento, il portiere Gianluigi Donnarumma. , origini etiopi, è morto a soli vent’anni. Trovato senza vita in casa. Un malore.

Trasferitosi in Italia da bambino, ha vissuto per alcuni anni a Nocera Inferiore, in Campania, la città dei suoi genitori adottivi, per poi trasferirsi a Milano e cercare di sfondare nel grande calcio. Prima del 2016-2017, il suo ultimo anno di attività a livello agonistico, Seid si è messo in mostra in mostra nei settori giovanili dei due club. La voglia di tornare a casa l’ha riportato a Benevento nel 2016, prima che Seid dicesse definitivamente addio al calcio professionistico per tornare a divertirsi in una squadra di calcio a cinque, l’Atletico Vitalica.

Proprio il club campano ha salutato Seid con un post sui canali social della squadra: «Il tuo sorriso, il tuo indiscusso talento, la tua naturale e straordinaria predisposizione a dare del “tu” alla palla restano impressi nella nostra mente. Nel cuore porteremo per sempre la tua discrezione e la refrattarietà a vedere il calcio come fonte di guadagno. Decubertiano nell’animo, hai fatto della partecipazione l’unica vera vittoria ricercata e la compagnia l’unico compenso di cui avevi bisogno. Oggi vai via, come sei arrivato: lasciandoci attoniti, senza parole. Sei e resterai nella storia di ciascuno di noi, perché eterni sono i legami di chi vuol bene senza chieder nulla in cambio. La bandiera dell’Atletico Vitalica oggi, più che mai, è ammainata. Lanciamo idealmente un pallone al cielo, se non torna indietro, sappiamo chi ce lo avrà nascosto ancora una volta. A-DIO Seid, talento enorme dal cuore fragile».

Codogno, cori razzisti contro giocatore:..


Codogno, cori razzisti contro giocatore: Jared Bi Zamble non ferma la partita e segna il gol della vittoria

articolo: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_giugno_03/codogno-cori-razzisti-contro-giocatore-jared-bi-zamble-non-ferma-partita-segna-gol-vittoria-4f362ca6-c469-11eb-9211-eb63e72b00a2.shtml?fbclid=IwAR1s8KRRCzxOsOsEaZ1dEgkRGLbf4KKHE73slWx2ep2gJD3xut5AKKVhin8

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«Fermare le partite non basta, fosse per me ogni squadra dovrebbe avere almeno un giocatore di colore in organico, in modo da forzare calciatori, allenatori e pubblico a confrontarsi con le altre culture». Jared Bi Zamble, centravanti del Codogno (Lodi) il 2 giugno a Varzi (Pavia) è stato vittima dell’ennesimo episodio razzista della sua carriera, in un match del campionato di Eccellenza. Entrato a 14 minuto dalla fine, autore del gol della sicurezza per la propria squadra e bersagliato da «buuu» razzisti e ululati provenienti dalla tribuna. Ha risposto subito nel modo più’ efficace, segnando un altro gol, mentre i dirigenti della squadra pavese accompagnavano fuori l’autore del gesto.

A raccontare l’episodio è lo stesso attaccante italo-ivoriano (nato a Cremona e cittadino italiano a tutti gli effetti), 27 anni di cui oltre dieci sui campi del Nord Italia fra Lega Pro e Dilettanti, noto anche per l’amore per la pittura. «Mi è successo altre volte in passato, e anche di peggio – racconta lui dopo la partita – ma l’episodio di mercoledì non me lo aspettavo proprio. Eravamo in vantaggio e con il mio gol abbiamo messo il risultato al sicuro. La frustrazione, insieme a un po’ di ignoranza, ha scatenato reazioni razziste tra il pubblico, da parte di una persona in particolare che ha iniziato a provocarmi con il verso della scimmia. All’inizio non ci ho badato, anche perché il resto del pubblico ha cercato di isolarlo, poi siccome continuava ho segnalato l’episodio all’assistente dell’arbitro».

Il direttore di gara, informato di quanto stava accadendo, ha guardato prima la tribuna e poi il centravanti del Codogno. Il quale lo ha rassicurato che si poteva continuare. E subito dopo ha messo a segno la sua doppietta personale, il miglior modo per far tacere i razzisti. «Ho individuato quasi subito il responsabile, perché è andato avanti a insultarmi per diversi minuti. Io stesso mi sono rivolto a lui, credo di avergli detto che è troppo facile ulularmi dietro quando siamo separati da una rete. Gli avversari? Mi hanno subito espresso solidarietà. Anche il presidente del Varzi è venuto a scusarsi personalmente negli spogliatoi, assicurandomi che l’autore del gesto era stato allontanato dalle tribune. Altre volte in passato, purtroppo, non è successo». Zamble infatti racconta di aver subito per tutta la carriera epiteti e insulti razzisti in campo, a volte dal pubblico e altre dagli avversari: «Mi dico sempre che è un modo facile per provocare un avversario che temono. O che magari e’ colpa della frustrazione quando non riescono a fermarmi. Pero’ mia madre dopo un paio di volte ha scelto di non venire più a vedermi giocare, ha paura di dover assistere a episodi spiacevoli. Certo è che indossare una magliettano al razzismonon è abbastanza. Servono segnali piu’ forti».