Vaccini in Lombardia, si accorciano i tempi per le seconde dosi di Pfizer e Moderna. «Così acceleriamo»


articolo: Vaccini in Lombardia, si accorciano i tempi per le seconde dosi di Pfizer e Moderna. «Così acceleriamo»- Corriere.it

Dal 28 giugno il richiamo di Pfizer sarà proposto dopo 21 giorni dalla prima iniezione, per Moderna dopo quattro settimane. Oggi la seconda dose è fissata al 35esimo giorno 

Ritorno al passato per i tempi delle seconde dosi di vaccino anti-Covid in Lombardia. La Regione ha deciso che dal 28 giugno il richiamo per il farmaco Pfizer sarà proposto a partire dal 21esimo giorno, per Moderna dal 28esimo. Questa calendarizzazione era già stata usata all’inizio della campagna. Poi, il cambio di strategia: l’intervallo per il richiamo a maggio era stato allungato, dopo il via libera del comitato tecnico scientifico. Nelle ultime settimane la seconda somministrazione era programmata a una media di 35 giorni di distanza dalla prima. Il motivo? Le scorte erano ridotte ma si voleva comunque allargare la platea dei vaccinati con almeno una dose. (Si può rinviare la seconda dose? Ci sono eccezioni? Ecco, le regole).

Ora le consegne di vaccini sono più abbondanti e si pone il problema inverso: accelerare con i richiami per permettere ai cittadini di completare in fretta il ciclo vaccinale, possibilmente entro l’estate. I tempi delle seconde dosi si accorciano, quindi, pur rimanendo all’interno dell’intervallo previsto dalle autorità sanitarie. Il limite massimo per il richiamo rimane a 42 giorni. Sempre dalla fine di giugno il portale regionale per le prenotazioni e il call center daranno la possibilità di cambiare la data della seconda iniezione, senza sforare i limiti minimi e massimi di tempo.

Giù la CDN: blackout per i siti di New York Times, Guardian, Governo GB, Cnn e altri


articolo: https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/06/08/news/cyberattacco_su_larga_scala_giu_i_siti_di_new_york_times_guardian_governo_britannico_cnn_e_altri-304833578/

Ha ceduto la Content Delivery Network di Fastly, una delle reti distribuite che consentono ai siti di essere letti più velocemente dagli utenti e che serve i maggiori siti del mondo. Che sono rimasti oscurati per poco più di un’ora

Un contemporaneo down su larga scala – causato con ogni probabilità dal “crollo” di una CDN (content delivery network) – ha riguardato molti siti governativi – tra i quali quello del governo britannicositi di giornali come New York Times, Financial Times, Spectator, Le Monde  e Guardian e di network televisivi come la Cnn e altri come Amazon, Reddit, Twitch, Spotify. Non si è trattato di un attacco hacker – come si era temuto dinanzi ai tanti siti di informazione in blackout – ma di un problema tecnico.

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Segnalazioni in tutto il mondo, con messaggi di errore che campeggiavano sulle pagine bianche dei siti dei media più popolari, anche in Italia. La pagina del Guardian, ad esempio, restituiva l’unica frase “Connection failure“, quelle del New York Times e del Financial TimesFastly error: unknown domain: nyt.com“, quella del governo britannico “Error 503 Service Unavailable” e via di questo passo. Poi via via i siti, spostandosi su altre CDN, hanno ripreso ad essere visibili.

Il problema tecnico ha afflitto la CDN Fastlyche serve tutti i siti internazionali andati in panne oggi per poco più di un’ora, tra cui il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport. Il provider ha fatto sapere Fastly di avere identificato una configurazione del servizio che ha scatenato le interruzioni, il che significa che il blocco sembra avere avuto cause interne. Brevi stop di servizi internet non sono insoliti e sono solo raramente il risultato di attacchi hacker. Nonostante questo, i futures sui principali indici di Wall Street hanno subito un netto calo pochi minuti dopo il blackout, episodio che giunge un mese dopo che un cyberattacco ha costretto al blocco il principale oleodotto Usa. Tra i servizi offerti da Fastly – società che ha sede a San Francisco e un giro d’affari di 291 milioni di dollari nel 2020 – c’è anche la protezione dagli attacchi informatici denial-of-service e la gestione dei picchi di traffico.

Che cosa sono le CDN. Le Content Delivery Network o Content Distribution Network (Rete per la consegna di contenuti), indentificano un sistema di computer collegati in rete che collaborano in maniera trasparente per gestire e distribuire contenuti (specialmente quelli multimediali di grandi dimensioni in termini di banda, come l’IPTV) agli utenti finali ed erogare servizi di streaming audio e video. Questa rete distribuita sui computer dei principali provider consente di avere in cache dei contenuti in modo da poterli restituire velocemente a tutti gli utenti che li cercano nei vari siti. Le principali CDN sono Akamai, Cloud Front e Fastly, assieme a quelle di Google e Microsoft.

Che cosa sono le Cdn e perché sono fondamentali per Internet –