Archivi del giorno: 10 giugno 2021

Bari, prende fuoco un autobus dell’Amtab: panico sul lungomare


articolo: https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/21_giugno_09/prende-fuoco-autobus-dell-amtab-paura-lungomare-bari-e416cbda-c916-11eb-b0b3-35aca8948ff4.shtml?cmpid=tbd_2333c69aAe&fbclid=IwAR06yIT7qtn-lAFKfnqdpdWa9dRAj60Mw4ddEDe3TRIFUJvC9G-H5you9sI

È accaduto in pieno centro, in una delle zone maggiormente trafficate della città
Avviati accertamenti per chiarire le cause dell’incendio. Passeggeri in salvo

Questo slideshow richiede JavaScript.

Un autobus dell’Amtab, l’azienda che gestisce il trasporto urbano, ha preso fuoco questa mattina a Bari sul lungomare, all’altezza del teatro Margherita. Si tratta di una vettura della linea B, il bus navetta che conduce alla spiaggia di Pane e pomodoro. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e la polizia municipale.

Nessun ferito – I passeggeri sono riusciti a scendere, nessuno è rimasto ferito ma sul lungomare e nelle strade vicine ci sono stati momenti di panico. La colonna di fumo è stata notata in diversi punti della città. La vettura è un modello mercedes snodato di 18 metri del 2006.

Il precedente – In una nota l’azienda precisa che l’ultimo episodio di un bus in fiamme a Barrisale a gennaio del 2018 e spiega che «le fiamme si sono propagate partendo dal vano motore». Per quanto riguarda le cause dell’incidente, l’Azienda ipotizza che ci sia stata «una perdita di olio dell’idroguida finita su di un parte incandescente».

Bari, autobus Amtab prende fuoco davanti al Margherita

La terza dose sarà Pfizer e si farà dal medico. Piano al via con i fragili


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/06/09/news/la_terza_dose_sara_pfizer_e_si_fara_dal_medico_piano_al_via_con_i_fragili-305189209/?ref=RHTP-BH-I304495303-P1-S1-T1

Venti milioni le persone coinvolte, ci saranno anche i sanitari e le forze dell’ordine. Si partirà a gennaio, a un anno dalle prime dosi. Non più negli hub ma negli ambulatori

L’obiettivo principale sono le persone a rischio. I circa 20 milioni di italiani fragili per età, per patologia e per attività professionale. Il vaccino è quello di Pfizer. Il luogo sono gli ambulatori di medici e pediatri di famiglia. I tempi sono il punto interrogativo più importante, al quale si cerca di dare risposta in questi giorni.
Il ministero alla Salute ha iniziato a lavorare al piano per la terza dose del vaccino anti Covid. Ci sono già stati confronti anche con la struttura commissariale guidata dal generale Francesco Figliuolo, per disegnare il domani della lotta al coronavirus. Il pilastro è uno: bisogna uscire dalla logica dell’emergenza e passare a quella della programmazione, prendendo spunto dalla campagna contro l’influenza.

Si punta su Pfizer – Tra i punti fermi al momento c’è il vaccino che verrà utilizzato. Del resto la Commissione europea ha già detto di non voler confermare per l’anno prossimo i contratti con chi produce quelli a vettore virale, in particolare AstraZeneca. C’è invece un accordo per l’acquisto di 900 milioni di dosi di Pfizer, basato sulla tecnologia dell’Rna messaggero che viene considerata molto affidabile per efficacia e sicurezza.

Una campagna per i fragili – Al momento l’idea è che la terza dose vada fatta almeno a coloro che rischiano di più se si ammalano di Covid e quindi gli anziani, dai 60-65 in su e ai fragili per motivi di salute. Poi ci sono coloro che sono a contatto con queste persone, cioè gli operatori sanitari, e coloro che svolgono lavori essenziali come le forze dell’ordine.

Potrebbe bastare coprire queste persone, circa un terzo della popolazione totale, per stare tranquilli di fronte a un virus il cui destino sarebbe quello di diventare endemico, come quello influenzale che (di solito) si presenta leggermente diverso ogni anno ed è pericoloso soprattutto per anziani e malati.
Al ministero sanno che sarebbe molto comodo iniettare la terza dose contro il Covid insieme a quella dell’antinfluenzale, che viene somministrata di solito da novembre in poi.

L’incognita dei tempi – C’è però il problema dei tempi, perché novembre sarebbe troppo presto per fare la terza dose. Il green pass è valido fino a nove mesi dopo la chiusura del ciclo vaccinale ma ormai è certo che la copertura duri almeno un anno. Visto che le prime persone hanno fatto il vaccino a gennaio, non avrebbe senso chiamarle già in autunno. “Sarà una campagna molto spalmata nel tempo, che potrebbe arrivare a marzo, aprile o maggio — dice Silvestro Scotti, segretario della Fimmg, il principale sindacato dei medici di famiglia — Sono d’accordo con l’idea di coprire solo i fragili ma intanto bisogna diffondere la vaccinazione nel mondo, per evitare che nascano varianti pericolose”.

Tutti negli ambulatori – A Scotti va bene che la vaccinazione avvenga negli studi di medici e pediatri, come già per l’antinfluenzale. Quella campagna però è concentrata in pochi mesi, quindi andrà disegnata un’organizzazione adeguata. Il personale sanitario, invece, riceverà la somministrazione in Asl e ospedali, come avviene normalmente anche per prevenire la malattia stagionale.

Aziende in pressing e varianti – La terza dose, pensano al ministero, potrebbe servire a contrastare le varianti di coronavirus che stanno circolando adesso quando calerà l’immunizzazione della popolazione. Del resto sono efficaci anche contro quella ora più temuta, l’indiana. Ma se ci saranno cambiamenti significativi del coronavirus l’industria potrebbe modificare leggermente il vaccino per contrastarle. Proprio l’industria in questi giorni sta diffondendo il più possibile l’idea che la terza dose sarà certamente necessaria, puntando anche sugli altri vaccini che ha sul mercato magari per abbinarli a quello anti Covid. Se è tutto marketing o se davvero servirà il richiamo lo si capirà tra un po’ di tempo. Intanto il ministero si organizza per essere pronto nel caso il piano terza dose diventi necessario.

Con iOS 15 Apple mette a frutto il suo vantaggio sulla privacy


articolo: https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/06/09/news/con_ios_15_apple_mette_a_frutto_il_suo_vantaggio_sulla_privacy-305021589/

In un passaggio molto breve del keynote di apertura della Worldwide Developer Conference, la vicepresidente Jennifer Bailey, responsabile di Apple Pay e dell’app Wallet, ha annunciato che entro la fine dell’anno in alcuni Stati americani sarà possibile utilizzare l’iPhone come carta d’identità: con iOS 15 si potrà scannerizzare il documento e archiviarlo in maniera sicura nell’applicazione in cui già teniamo le carte di credito digitali, i biglietti per i concerti, le carte di imbarco per i viaggi in aereo. La Tsa, hanno spiegato da Apple, sta già collaborando a un sistema che potrà riconoscere questo tipo di documento digitale.

È stato un passaggio brevissimo, qualche decina di secondi cui in tanti non hanno dato peso, soprattutto perché riguardava novità limitate al mercato americano. Eppure quell’annuncio mostra come l’attenzione di Apple al tema della privacy, da sempre motivata come una questione di principio (“pensiamo che la privacy sia un diritto umano”, ripetono spesso i dirigenti di Cupertino), stia fornendo all’azienda un vantaggio competitivo che i concorrenti difficilmente riusciranno a colmare. Se andremo, come è prevedibile, verso un domani in cui i nostri smartphone diverranno sempre di più la cassaforte in cui tenere al sicuro le nostre vite digitali (i Green Pass sono una prova generale, per esempio), i dispositivi Apple avranno dalla loro anni di funzioni pensate esattamente per questo futuro. Funzionalità innestate su un sistema valoriale anomalo fra le big del tech, che sinora ad Apple sono costate tempo, denaro e scontri al fulmicotone con concorrenti come Facebook, che devono le proprie fortune alla profilazione degli utenti a scopo pubblicitario.

I nuovi sistemi operativi per iPhone, iPad e Mac proseguono così nel solco già profondo tracciato da iOS 14 con novità come le schede sulla privacy nell’App Store e la App Tracking Transparency, una funzionalità che dà la possibilità di bloccare la profilazione pubblicitaria nelle app per iPhone e iPad tramite un semplice popup. 

Con iOS 15, iPadOS 15 e macOS Monterey, Apple introdurrà un nuovo report sulla privacy nelle impostazioni, permetterà a Siri di funzionare senza inviare audio ai server remoti e soprattutto blinderà le email contro i famigerati pixel di tracciamento, una mossa che metterà i bastoni fra le ruote al mercato del marketing diretto e delle newsletter.

Le email non ci potranno tracciare – L’insieme di novità per proteggere le email dalla profilazione selvaggia si chiama “Protezione della Privacy di Mail”: le nuove versioni dell’app di posta per iPhone, iPad e Mac saranno in grado di disattivare in automatico i cosiddetti “pixel invisibili” con cui le aziende raccolgono informazioni personali come l’indirizzo Ip e lo stato di apertura del messaggio. In questo modo l’indirizzo del dispositivo non potrà essere utilizzato per tracciare l’utente su altri siti o applicazioni, e i sistemi di invio delle newsletter non saranno in grado di verificare se abbiamo dato un’occhiata all’email oppure no. Il blocco della lettura dell’indirizzo Ip ora si applica anche a Safari, in cui la funzione anti-profilazione chiamata Intelligent Tracking Prevention è presente già da qualche anno.

Il report sulla privacy – Nell’ambito delle funzioni anti-tracciamento, il browser Safari offre anche la possibilità di verificare quali e quanti “tracker” sono stati bloccatsu un determinato sito. Nel segno della trasparenza, iOS 15 introduce un report analogo anche per le applicazioni (una funzione simile, chiamata Privacy Dashboard, sarà disponibile anche su Android 12). Vi si potrà accedere dalla voce Privacy delle Impostazioni, e mostrerà queste informazioni:

  • Quando e quante volte le app accedono al microfono, alla geolocalizzazione e alle altre informazioni private per le quali l’utente ha garantito l’accesso
  • Le pagine web visitate tramite il browser interno dell’applicazione (come i link aperti su Instagram senza lasciare l’app)
  • I domini di terze parti contattati silenziosamente dall’app, in modo da capire con quali servizi l’applicazione condivide i dati degli utenti

Siri funziona sui dispositivi – Un’altra novità importante riguarda Siri, che sui nuovi sistemi operativi potrà elaborare un sottoinsieme di richieste direttamente sul dispositivo, senza inviare gli audio ai server remoti di Apple. Il modo in cui l’azienda di Cupertino ha gestito in passato le registrazioni delle richieste a Siri è stato oggetto di critiche e offriva il fianco ai detrattori della politica Apple sulla privacy. Questo aggiornamento ha anche il vantaggio di rendere Siri più reattiva nell’uso di tutti i giorni. Fra le richieste che l’assistente vocale potrà processare direttamente sul dispositivo ci sono i comandi per la riproduzione musicale, quelli per l’attivazione di timer o sveglie, l’avvio di una chiamata verso un contatto, l’apertura di applicazioni specifiche. 

C’è un però: il riconoscimento vocale “in loco”è un processo ad alta intensità, che richiede quindi un chip potente. Per questo la funzione sarà disponibile soltanto su iPhone e iPad che abbiano almeno un chip A12 o superiore. In altre parole: 

  • iPhone XS e XS Max o successivi
  • iPad Mini 5a generazione o successivi
  • iPad Air 2019 o più recente
  • iPad 2020 di ottava generazione o successivo
Una specie di Vpn – Altre opzioni legate alla privacy arriveranno su iOS 15, iPadOS 15macOS Monterey solo nell’ambito del nuovo servizio iCloud+, che è il nome che Apple ha dato a tutte le versioni a pagamento di iCloud. I prezzi sono gli stessi che adesso si pagano sulla base dello spazio di archiviazione aggiuntivo, dunque 99 centesimi per 50 Gb, 2,99 euro per 200 o 9,99 euro per 2 Tb; in alternativa, iCloud+ sarà incluso in Apple One, che in un unico abbonamento unisce vari servizi Apple. 

iCloud+ introdurrà una funzione chiamata Private Relay, con cui sarà possibile navigare in maniera anonima e criptata: quando si attiva il servizio, l’indirizzo del sito richiesto viene criptato, l’indirizzo Ip passa da un primo server Apple, che lo sostituisce con un altro indirizzo da cui si può ricavare l’area geografica dell’utente, ma non la sua posizione effettiva; da qui la richiesta passa a un secondo “relay server” che decripta l’indirizzo richiesto e instrada la visita verso il sito corrispondente. È un sistema che potrebbe ricordare una Vpn, ma di fatto non lo è, secondo quanto spiegato da Apple: questo perché mentre le aziende che gestiscono i server Vpn sono in grado di leggere le informazioni degli utenti prima di offuscarle, con il sistema a doppio relay privato nessuno che stia nel mezzo fra l’utente e il sito può ricostruire la richiesta originaria criptata, neppure Apple. Inoltre, a differenza di una Vpn la funzione Private Relay non dovrebbe rallentare la navigazione ed è compatibile con app come Netflix o Prime Video, che di solito si bloccano quando si accorgono dell’uso di una Vpn.

Con iCloud+ sarà inoltre possibile generare email casuali per l’iscrizione a servizi Web. Tutte le email si potranno tenere sempre sotto controllo su iCloud, Mail o Safari, e indirizzeranno tutti i messaggi all’email principale dell’utente, senza che terzi possano però vederla o registrarla. L’altra novità riguarda infine i filmati delle videocamere di sicurezza compatibili con i video sicuri di HomeKit: con iCloud+ le riprese verranno salvate in maniera criptata end-to-end e non contribuiranno al consumo dello spazio di archiviazione del piano scelto dall’utente.

Quando arrivano le nuove funzioni? – Le nuove funzionalità per la privacy saranno parte dell’aggiornamento di iOS 15 per iPhone (compatibile con tutti gli smartphone su cui gira iOS 14), di iPadOS 15, WatchOS 8 e Monterey, tutti in arrivo in autunno. Due di queste, cioè il report sulla privacy delle app nelle impostazioni e Nascondi la mia email, arriveranno invece nei mesi successivi, con un aggiornamento maggiore dei vari sistemi operativi.

Calcio, diritti tv: Agg. Dazn rifiuta l’offerta di Sky – offerta da 500 milioni di Sky a Dazn


Calcio, diritti tv: Dazn rifiuta l’offerta di Sky

articolo: https://www.repubblica.it/sport/2021/06/10/news/calcio_diritti_tv_dazn_rifuta_l_offerta_di_sky-305244279/

La media company di Comcast che ha perso i diritti della serie A per il prossimo trienno aveva offerto 500 milioni per mantenere l’App Dazn nel suo pacchetto

La Serie A resta in streaming. La proposta a sorpresa con cui Sky ha provato a rientrare nella partita dei diritti tv non è stata accettata: secondo Bloomberg, Dazn ha detto ‘ all’offerta da mezzo miliardo di euro per condividere i diritti tv della serie A di calcio in Italia. Sky aveva inviato una lettera con un’offerta per tenere l’app sul suo decoder SkyQ e su un canale satellitare. Un’offerta generosa perché non in esclusiva che serve alla media company americana per mantenere il pacchetto clienti, abituato da anni a vedere il calcio su Sky, e il suo ruolo chiave nel mondo del calcio. Dazn avrebbe azzerato i costi dei diritti tv accettando l’offerta: ai 500 milioni Comcast vanno agiunti i 340 milioni di Tim con cui ha stretto una partnership. In sostanza i due accordi avrebbero coperto gli 840 milioni pagati alla Lega calcio per avere i diritti, azzerando le uscite. Dazn ha però respinto la proposta: oltre ad aver speso oltre un miliardo in tecnologia per trasmettere le partite in streaming ci sono problemi di esclusività con Tim per i diritti dell’App.


Calcio, diritti tv: offerta da 500 milioni di Sky a Dazn

articolo: https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/2021/06/09/news/calcio_diritti_tv_offerta_da_500_milioni_di_sky_a_dazn-305205102/?ref=RHTP-BH-I293269148-P2-S5-T1

Offerta di Sky a Dazn per poter trasmettere tutta la Serie A anche nel prossimo triennio. Sky ha messo sul piatto 500 milioni di euro a stagione per avere nel proprio bouqet un canale satellitare di Dazn (con la possibilità di trasmettere anche le 7 gare a giornata di cui non possiede i diritti) e la disponibilità dell’app di Dazn su Sky Q. La proposta avrebbe come scadenza l’inizio degli Europei, venerdì.