Pride, all’Arco della Pace la piazza dei diritti contro l’odio. Sala: “Da Milano la spinta finale alla legge Zan”


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articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/06/26/news/milano_pride_all_arco_della_pace_la_piazza_dei_diritti_contro_l_odio-307753851/

Ddl Zan, Sala: “Il tempo è scaduto, approvare testo in fretta”

E’ una manifestazione bellissima una piazza piena di giovani e giovanissimi che chiedono finalmente all’Italia che venga riconosciuta la libertà di tutti i cittadini“. E’ la compiaciuta constatazione del deputato Alessandro Zan a margine dell’evento conclusivo del Milano Pride all’Arco della Pace. “Noi siamo un Paese dell’Unione Europea che ancora non si è dotato di una legge contro i crimini d’odio e questo è molto grave. Stiamo parlando di violenza, di discriminazione, di bullismo, e come ha fatto notare il presidente della repubblica Sergio Mattarella se qualcuno viene discriminato per la propria condizione personale, cioè solo perché esiste, allora questo è un problema di violazione dei principi di uguaglianza“.

“Dal Vaticano c’è stata una invasione di campo che mi ha sorpreso. Il testo che abbiamo approvato alla Camera a larghissima maggioranza va incontro a tantissime diverse sensibilità in particolare a quelle del mondo cattolico” a evav detto in mattinata durante l’evento “la cura“, promosso dal Pd Milano metropolitana nell’ambito della Pride week. “Adesso tocca al Parlamento discutere e approvare la legge” contro l’omotransfobia “nell’ambito della propria autonomia” ha concluso.

Zan capisce le perplessità del segretario del suo partito, Enrico Letta, a dialogare con il leader leghista Matteo Salvini riguardo il Disegno di legge. “Dicono che bisogna dialogare anche con la destra, ma avete idea di che destra abbiamo nel Paese? – ha detto – Orbàn ce lo abbiamo a casa nostra. Quando sento Salvini che manda i messaggi a Enrico Letta e lui mostra perplessità, lo capisco“.

Nel pomeriggio ha ribadito le sue accuse al leader leghista: “Il problema non è personale, è politico. Salvini sostiene leader come Orbàn, dice di aver letto la legge di Orbàn e di non trovarci nulla di strano. Come possiamo noi sederci a un tavolo delle trattative con chi, come Salvini e Meloni, sostengono quei paesi che stanno facendo delle leggi discriminatorie, inaccettabili, e che ci stanno portando nel momento più buio del secolo scorso?

Il dialogo è aperto con tutti ma non con chi vuole affossare la legge o svuotarla del suo significato“.

L’evento targato Pd è stato un anticipo del pride milanese vero e proprio, iniziato al pomeriggio all’Arco della Pace con i vari relatori che si stanno alternando sul palco. “C’è un sacco di gente” è il commento di alcuni presenti. Il sindaco Sala ha ribadito le sue ragioni a favore della legge Zan, ricordando cosa ha fatto il Comune di Milano a favore dell’inclusione omosessuale (“abbiamo aperto due case arcobaleno, siamo partiti con le unioni civili prima della legge Cirinnà“), e chiesto che la spinta finale al ddl Zan parta da Milano. Ha chiamato sul palco il deputato del Pd e gli ha regalato il suo orologio arcobaleno, che sfoggiava da qualche giorno: “Scandisca il tuo tempo per raggiungere l’obiettivo finale della legge contro l’omotransfobia” ha detto. continua a leggere

Terremoto a Strasburgo….


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La centrale di Fonroche a Reichstett, in Alsazia

Terremoto a Strasburgo. E la colpa è dei test geotermici

articolo: https://www.repubblica.it/esteri/2021/06/26/news/strasburgo_terremoto_scosse_test_geotermici_energie_rinnovabili_fornoche_renass-307751927/?ref=RHTP-BH-I304495303-P2-S8-T1

Le due scosse avvertite questa mattina sono dovute all’iniezione nel suolo di acqua ad alta pressione nella centrale di Fornoche, un’impresa specializzata in energie rinnovabili. Lo riferisce Renass, l’istituto francese per l’osservazione sismologica. Il cantiere, sospeso da mesi, era già finito al centro di polemiche

PARIGI – La città di Strasburgo è stata svegliata da un terremoto. Gli abitanti hanno avvertito due scosse a pochi minuti di distanza – la prima di magnitudo 4 e la seconda di magnitudo 2 – in tutta l’area metropolitana. Questa parte della Francia non è classificata come sismica e secondo Renass (Réseau national de surveillance sismique) il terremoto sarebbe dovuto a quella che in gergo viene chiamata “attività umana”. In realtà si tratta dei test geotermici avvenuti nella centrale alsaziana di Fornoche, un’impresa francese specializzata in energie rinnovabili.

Terremoto a Strasburgo, i precedenti – Il cantiere era già finito al centro di accuse dopo che si erano verificate altre scosse nell’ultimo anno, sempre indotte dai test geotermici che prevedono di pompare acqua calda sotterranea per sfruttare il suo potenziale energetico in superficie, prima di reiniettarla sotto pressione nel sottosuolo, a più di cinque chilometri di profondità. Dopo almeno una decina di scosse più o meno potenti, la società Fornoche era stata costretta ad ammettere che erano i suoi lavori ad aver provocato l’inedita attività sismica nella zona di Strasburgo.

L’impianto è uno dei tre progetti che dovrebbero consentire a Strasburgo di raggiungere il 100 per cento di energia rinnovabile entro il 2050. Ma dopo le polemiche a dicembre il cantiere è stato sospeso su ordine della Prefettura. Senza che basti a evitare nuove scosse. “Abbiamo continuato a registrare un’attività sismica persistente negli ultimi mesi” osserva il sismologo Jerome Vergne. “Il sottosuolo impiega un po’ di tempo per reagire alla fine del cantiere, e per tornare a uno stato naturale“.

La battaglia del consigliere comunale – Per chi si è opposto con forza al proseguimento del cantiere nell’ultimo anno, come il consigliere comunale Alain Fontanel, è la conferma che è stato giusto bloccare il progetto. “Tutta la casa ha tremato per qualche secondo. Questa volta è stato davvero forte” ha twittato Fontanel. “Grazie agli apprendisti stregoni dell’energia geotermica per questo brusco risveglio”.

Camara Fantamadi, morto di ritorno dai campi nel Brindisino…


Camara Fantamadi, morto di ritorno dai campi nel Brindisino: una colletta per riportarlo in Mali

articolo: https://www.repubblica.it/dossier/cronaca/morire-di-lavoro/2021/06/25/news/camara_fantamadi_morto_di_ritorno_dai_campi_del_brindisino_una_colletta_per_riportarlo_in_mali-307620886/?ref=RHTP-VS-I270681067-P18-S7-T1

Il ventisettenne si è accasciato sul bordo della strada mentre rincasava dal fratello dopo ore di lavoro sotto il sole.

Repubblica dedica uno spazio fisso alle morti sul lavoro. Una Spoon River che racconta le vite di ciascuna vittima, evitando che si trasformino in banali dati statistici. Vite invisibili e dimenticate. Nel nostro Paese una media di oltre due lavoratori al giorno non fa ritorno a casa e “Morire di lavoro” vuole essere un memento ininterrotto rivolto a istituzioni e politica fino a quando avrà termine quello che è stato definito “crimine di pace”.

Ha smesso di pedalare, ha appoggiato la bicicletta in terra e si è messo in ginocchio. Poi si è accasciato. Camara Fantamadi se n’è andato così dalla sua vita. E da quella di tutti noi che ogni tanto incrociamo sui bordi delle strade quei ragazzi, quelle donne e quegli uomini, che la mattina pedalando vanno verso i campi. O che la sera tornano nelle loro stanze di periferia. Li guardiamo distrattamente, pensando alle nostre cose, le stesse che magari loro sognano e inseguono dopo aver attraversato continenti e mari per finire nelle campagne italiane. Camara Fantamadi aveva 27 anni e veniva dal Mali. Giovedì aveva lavorato per 6 euro all’ora nei campi del Brindisino, sotto il sole, quaranta gradi almeno. Da tre giorni si era trasferito da Eboli a Tuturano dove viveva con il fratello. E lì stava tornando in bicicletta.

Chi perde la vita andando o tornando dal lavoro, l’Inail lo classifica come morto “in itinere“. Ma è difficle immaginare che per Camara arrivi una qualche denuncia di infortunio all’Istituto. Vita, lavoro, sogni sono un tutt’uno per questi nostri fratelli. Un continuo “itinere” verso una vita migliore. Ma la strada di Camara si è interrotta ed ora una colletta cercherà di mettere insieme i 4mila euro per il rimpatrio della salma. Chi vuole partecipare può contattare Drissa Kone, capo della comunità africana a Brindisi (329 331 0598).

Mio fratello che guardi il mondo
e il mondo non somiglia a te
mio fratello che guardi il cielo
e il cielo non ti guarda.

Se c’è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c’è strada dentro al cuore degli altri
prima o poi si traccerà“.

(Ivano Fossati)

Una Spoon River per non dimenticare

Morire di lavoro: le storie di Bruno, Hassan, Andrea e i troppi altri. Per non trasformare le loro vite in esistenze invisibili e dimenticate

di Marco Patucchi

Le vittime del lavoro nel 2021

Dati regione per regione, aggiornati mensilmente, delle denunce totali all’Inail per infortuni sul lavoro e di quelle per morti sul lavoro


306 è il numero totale delle vittime
171.870 il totale delle denunce per infortunio sul lavoro

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Ponte Genova: chiesto giudizio per 59


articolo: https://www.ansa.it/liguria/notizie/2021/06/25/ponte-genova-chiesto-giudizio-per-59-_6101724e-22db-42f7-9d2a-8a43697c25db.html

Per alcuni contestata anche la colpa cosciente

La procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio per 59 persone per il crollo del ponte Morandi. I pm contestano ad alcuni anche la colpa cosciente.

Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, attentato alla sicurezza dei trasporti, crollo doloso, omissione d’atto d’ufficio, e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sul lavoro.

Dieci le posizioni stralciate in attesa di ulteriori approfondimenti. Tre indagati, dei 71 iniziali, sono morti prima della chiusura delle indagini. Chiesto il giudizio anche per le due società Aspi e Spea. Per i pm ci fu “immobilismo” e “consapevolezza dei rischi“. 

Tra le 59 persone ci sono gli ex vertici ed ex dirigenti di Aspi. I pm hanno chiesto il processo, tra gli altri, per l’ex amministratore delegato Giovanni Castellucci, il manager Paolo Berti e l’ex direttore delle manutenzioni Michele Donferri Mitelli e per l’ex ad di Spea, la controllata per le manutenzioni Antonino Galatà. “Il momento emotivamente più critico – ha detto il procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio – è stato quello del 14 agosto 2018, quando abbiamo ricevuto la notizia. Oggi c’è la massima soddisfazione, con la consapevolezza che i miei colleghi Terrile e Cotugno hanno fatto un gran lavoro, sono stati straordinari“. Chi verrà condannato dovrà pagare anche le spese processuali, tra le quali una parte del software che la procura ha preso per elaborare le migliaia di file sequestrate e costato circa due milioni di euro. Le richieste di rinvio a giudizio arrivano dopo tre anni di indagini, centinaia di intercettazioni, decine di escussioni di testimoni portate avanti dagli investigatori del primo gruppo della guardia di finanza, guidati dal colonnello Ivan Bixio. Atti conservati in oltre duecento faldoni e 92 hard disk da due tera ciascuno. Nel corso delle indagini sono stati fatti due incidenti probatori: il primo ha fotografato i resti del viadotto al momento del crollo mentre il secondo ha stabilito le cause della tragedia. Un lavoro certosino che ha scoperchiato, secondo l’accusa, un modus operandi del vecchio management della società: massimo risparmio per una minima spesa in modo da garantire ai soci alti dividendi. Dalla tragedia sono nate altre tre inchieste: quella sui falsi report sui viadotti, quella sulle barriere fonoassorbenti pericolose e quella sui falsi report sulle gallerie e la loro mancata messa in sicurezza. Le persone per cui è stata stralciata la posizione sono figure marginali

Attacco con il coltello in Germania, almeno 3 morti


articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2021/06/25/accoltella-i-passanti-a-wurzburg-ameno-3-morti-e-6-feriti_27734f18-e87e-47bf-81c4-8d425e95bd5c.html

Germania: sui social prime immagini dell'attacco a Wurzburg

24enne somalo assalta i passanti a Wurzburg. ‘Problemi psichici’

Ci sono stati tre morti e 15 feriti nell’assalto con il coltello oggi nel centro di Wurzburg, in Germania. Lo ha confermato la polizia bavarese.

L’aggressore, un cittadino somalo di 24 anni, è stato arrestato.

L’aggressore di recente era stato internato in un reparto di psichiatria
La polizia ha assicurato che “non c’è più pericolo per la popolazione“. E aggiungendo che l’assalto è stato condotto da una sola persona perché “non ci sono prove” di altre persone coinvolte. Le aree intorno al luogo dell’attacco, Barbarossaplatz, sono chiuse, con numerosi mezzi della polizia e ambulanze presenti sul posto.

A Wurzburg, capoluogo di 130 mila abitanti della Bassa Franconia, le strade del centro erano normalmente affollate quando è scoppiato il caos. Nei video girati dai passanti appare l’uomo, senza scarpe, che brandisce un lungo coltello, camminando in una sorta di stato confusionale, probabilmente dopo aver colpito. Una persona tenta di affrontarlo, lui risponde tirandogli addosso un oggetto per allontanarlo, mentre nel frattempo arrivano altri due. Uno porta una divisa, sembra una guardia di sicurezza. Secondo i testimoni oculari, l’aggressore ha colpito a caso.

La cittadina bavarese negli anni scorsi aveva già vissuto un incubo analogo. Il 18 luglio del 2016 un 17enne afgano era salito su un treno locale diretto proprio verso Wurzburg armato di ascia e coltelli, urlando Allah akhbar. Ferì quattro passeggeri, prima di essere ucciso dalla polizia.

LA SENTENZA PER LA MORTE DI FLOYD


Floyd: l’ex agente condannato a 22 anni e mezzo di carcere

articolo: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2021/06/25/floyd-lex-agente-condannato-a-225-anni-di-carcere_14388d6a-ddc3-429f-b4fc-19412a8e5dae.html

++ Floyd: figlia di 7 anni,'mi manca, voglio giocare con lui' ++

La sentenza delude, troppo blanda. L’ex poliziotto, Derek Chauvin, in aula rompe il silenzio

Derek Chauvin, l’agente che ha ucciso George Floyd, è stato condannato a 22 anni e mezzo di carcere, in una sentenza che lascia molti delusi e amareggiati perché la ritengono troppo debole. La famiglia e i legali di Floyd avevano chiesto la massima pena, ovvero 30 anni di carcere.

Gli avvocati di Chauvin avevano prima tentato la strada della libertà vigilata, poi si sono arresi e hanno chiesto una sentenza leggera “basata sulla legge“. Il giudice Peter Cahill prima di pronunciarsi ha chiarito di aver deciso “non sulla scia delle emozioni e della simpatia ma sui fatti. La mia decisione è accompagnata a un memorandum di 22 pagine che la spiega e non vuole essere un messaggio a nessuno“, ha aggiunto. Chauvin, presente in aula dopo due mesi trascorsi in cella di isolamento, è rimasto imperterrito. Giacca e cravatta grigio chiaro, ha avuto il volto coperto dalla mascherina per quasi tutta l’udienza. L’ha rimossa solo per parlare: dopo essere rimasto in silenzio per tutte e sei le settimane del processo, l’ex agente ha infatti preso brevemente la parola e si è rivolto alla famiglia di Floyd, presentando le sue condoglianze con la voce tremante e palesemente scosso.

Prima di lui si era rivolta al giudice e al pubblico sua madre, Carolyn Pawlenty. “Lo hanno descritto come aggressivo, incurante e razzista. Ma voglio dirvi che non è così: è una brava persona“, ha detto Pawlenty. La donna poi si è rivolta fra le lacrime direttamente al figlio: “Derek ho sempre creduto alla tua innocenza. Sei il mio figlio preferito“. A rivolgersi al giudice Cahill è stata anche la famiglia di Floyd, a partire dalla figlia di sette anni Gianna, collegata via video. A chi le chiedeva cosa direbbe al padre, la bimba ha risposto: “Gli direi che mi manca e che gli voglio bene“.

Decine di persone attendevano la sentenza fuori dal tribunale di Minneapolis, sventolando la foto di George Floyd e urlando a squarciagola Black Lives Matter.

Non cerchiamo vendetta, guardiamo solo alla gravità di quanto accaduto“, ha detto il procuratore del Minnesota, Keith Ellison, prima della sentenza. Il riferimento è al video shock che ha documentato gli ultimi nove minuti di vita di Floyd il 5 maggio del 2020 e che ha fatto il giro del mondo, spingendo migliaia di persone in piazza negli Stati Uniti per manifestare contro la polizia violenta e razzista. Proteste che mandarono su tutte le furie l’allora presidente Donald Trump, convinto che bisognasse usare il pugno duro contro i manifestanti. “Dovremmo spaccargli la testa, ecco come dovremmo trattarli. Sparate“, avrebbe detto il tycoon durante i giorni caldi dell’estate del 2020, premendo per l’intervento dell’esercito. La sentenza chiude un caso che ha scosso l’America ma delude tutti coloro che voleva quella che – a loro avviso – sarebbe stata una sentenza esemplare, ovvero la massima pena per un atto violento e ingiustificato. L’amarezza è palese fuori dal tribunale e si contrappone all’urlo di gioia che era seguito al verdetto di colpevolezza della giuria. la battaglia di Black Lives Matter – assicurano i manifestanti – va avanti, questo è solo l’inizio.

Non sono a conoscenza di tutte le circostanze che sono state considerate ma” la sentenza “sembra appropriata“, il commento del presidente Joe Biden.