Nuovo alt allo sci, ira degli operatori: «Era tutto pronto: noi presi in giro»


Piste da sci chiuse, la conferenza stampa della Regione Lombardia

Piste da sci chiuse, la conferenza stampa della Regione Lombardia con il presidente Fontana e il ministro del Turismo Garavaglia.

articolo: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_febbraio_15/nuovo-alt-sci-ira-operatori-era-tutto-pronto-noi-presi-giro-a2f79712-6f5a-11eb-90fa-04aff0071378.shtml

Hotel pieni, rifornimenti, assunzioni, piste già battute. «Non c’è rispetto per il nostro lavoro»

«Non c’è rispetto per il nostro lavoro». I toni restano pacati, la rabbia è tanta. Massimo Fossati, presidente regionale Anef, associazione nazionale esercenti funiviari (rappresenta il 90% degli operatori), misura le parole, ma c’è sconforto e delusione nella voce. La doccia gelata è arrivata domenica all’ora di cena quando il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato l’ordinanza che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche prorogando la chiusura fino al 5 marzo. «Non ci sono le condizioni per riaprire», la sentenza senza appello del comitato tecnico scientifico.

Ennesimo stop, a poche ore dalla ripartenza fissata per questa mattina. Con gli alberghi al completo per il fine settimana del carnevale ambrosiano, migliaia di skipass già venduti, il personale in cassa integrazione richiamato al lavoro. «Ho assunto 110 persone, molti arrivano dal sud Italia, ho provveduto a trovargli un alloggio. E adesso questa mattina quando si presenteranno cosa gli dirò? Che era tutto uno scherzo, di tornarsene a casa? Ci hanno trattato come dei burattini», si sfoga Marco Rocca, responsabile del comprensorio livignasco del Mottolino. «Abbiamo speso un sacco di soldi per aprire in sicurezza. Ora il governo Draghi deve pensare ad adeguati ristori e non più a fantomatiche date di ripartenza», dice Beppe Bonseri della ski-area di Santa Caterina Valfurva. «Solo ieri abbiamo portato ai rifugi tre camion di merce deperibile. Ho usato ventimila litri di gasolio, 30 mila euro, per battere le piste. Ci stanno sottoponendo a un gioco al massacro. Non sono più tollerabili queste modalità», aggiunte Fossati, che gestisce gli impianti dei piani di Bobbio, nel Lecchese.

Intanto nelle strutture ricettive fioccano le disdette. «Hanno iniziato a chiamarci non appena è circolata la voce che forse gli impianti non avrebbero riaperto. Gli alberghi sono pieni di persone arrivate sabato convinte che oggi avrebbero sciato. Ci hanno preso in giro», la rabbia del presidente di Federalberghi Sondrio Roberto Galli. «Ci crolla il mondo addosso, sarà un’altra mazzata a livello economico», gli fa eco Laura Kaldembachir dell’hotel Terme di Bormio. «Siamo allo stremo delle forze e tanti rischiano il fallimento. Ci disprezzano», lo sconforto dei gestori degli hotel di Aprica dove, come in quasi tutte le località della Valtellina, gli impianti erano pronti per riaprire oggi con una capienza del 30% come prevede il protocollo e alpini e protezione civile in campo per evitare gli assembramenti.

«Trovo assurdo apprendere dalle agenzie di stampa la decisione del ministro della Salute, con il Cts che aveva a disposizione i dati da martedì, salvo poi riunirsi sabato — la nota del governatore lombardo Attilio Fontana —. Una decisione dell’ultimo secondo che dà un ulteriore colpo gravissimo a un settore che stava faticosamente riavviando la propria macchina organizzativa». «Speranza deve chiedere scusa agli operatori turistici e ai cittadini e indennizzare immediatamente gli uni e gli altri», aggiunge l’assessore alla Montagna Massimo Sertori. Sul tavolo la richiesta formale al nuovo Governo di rivedere il sistema dei «semafori settimanali».

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