Il secondo vaccino italiano è pronto per i test. Prodotto da Takis e Rottapharm


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/02/04/news/il_secondo_vaccino_italiano_e_pronto_per_i_test-285969808/?ref=RHTP-BH-I283721061-P7-S3-T1

Atteso il via libera dell’Aifa per il nuovo vaccino. Sperimentato a Napoli, Roma e Monza, completerà la fase due in estate. “Arrivare fin qui non è stato semplice. Abbiamo anche fatto ricorso al crowdfunding e stiamo correndo rischi economici grandi” spiega il fondatore Luigi Aurisicchio. Takis, ReiThera e Irbm, tutte e tre al lavoro contro la pandemia, sono figlie dello scienziato visionario Riccardo Cortese, scomparso nel 2017

Un secondo vaccino italiano è pronto per la sperimentazione sull’uomo. Lo ha messo a punto l’azienda Takis di Castel Romano (Roma), che lavora al suo sviluppo insieme alla Rottapharm Biotech di Monza. L’Aifa, Agenzia italiana del farmaco, ha affidato la richiesta al proprio comitato etico, che darà presto il via libera. Le vaccinazioni di prova potranno partire nel corso del mese e dare risultati in primavera per quanto riguarda la fase uno e in estate per la fase due. I primi 80 volontari sono già stati arruolati in tre ospedali del nord (il san Gerardo di Monza), del centro (lo Spallanzani di Roma) e del sud (l’istituto Pascale di Napoli). “Vogliamo essere un vaccino di tutta l’Italia” sorride Luigi Aurisicchio, amministratore delegato e direttore scientifico di Takis.

Per arrivare a questo punto, alla biotech non sono mancate le difficoltà. “Abbiamo iniziato a lavorare il 27 gennaio. Ma noi siamo una realtà piccola. Ci siamo affidati anche al crowdfunding. Su 2 milioni necessari per partire con la fase uno abbiamo raccolto 53mila euro” racconta Aurisicchio, 50 anni, biologo laureato all’università di Napoli. Takis è l’azienda che lui ha contribuito a fondare dieci anni fa e che ha la sede proprio accanto a ReiThera, l’altra biotech che sta sviluppando un vaccino contro il Covid nel campus di Castel Romano, venti chilometri a sud di Roma. Prima della pandemia Takis lavorava ai vaccini contro il cancro. Appena pubblicata la sequenza genetica del nuovo virus di Wuhan – era l’11 gennaio – anche loro si sono gettati a lavorare sulla pandemia. “Certo che abbiamo chiesto aiuto alle istituzioni, ma non abbiamo ricevuto risposte” allarga le braccia Aurisicchio. “Anche adesso, nel portare avanti la ricerca sul vaccino, ci stiamo prendendo rischi molto alti”.  continua a leggere

Se tutti gli altri vaccini si inoculano con la siringa, quello di Takis ha bisogno di uno strumento che assomiglia a una pistola: una sorta di arma puntata alla tempia del coronavirus. “Si appoggia sul braccio, il medico la spinge. Contemporaneamente un piccolo ago inietta il vaccino e quattro elettrodi producono l’elettroporazione. Ripeto, non c’è alcun fastidio particolare” spiega Aurisicchio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...