“La saracinesca alzata, la staffa irregolare, in quella ditta le manomissioni erano consuetudine di lavoro: per questo è morta Luana D’Orazio”


articolo: https://firenze.repubblica.it/cronaca/2021/09/19/news/la_saracinesca_alzata_la_staffa_irregolare_in_quella_ditta_le_manomissioni_erano_consuetudine_di_lavoro_per_questo_e_mor-318406737/?ref=RHTP-BH-I317191762-P2-S1-T1

Le 69 pagine della perizia del pm sulla morte della giovane operaia, in maggio a Montemurlo, fa scoppiare in lacrime la mamma. E non solo perchè contengono le immagini della figlia straziata dalla macchina 

Non ci sono parole, come si può morire così nel 2021. Se l’azienda avesse preso tutte le precauzioni mia figlia sarebbe ancora qui, devono prendere coscienza“. Piange Emma Marrazzo, la madre di Luana, mentre scorre le 69 pagine della relazione depositata la settimana scorsa dall’ingegner Carlo Gini, incaricato dalla Procura di esaminare il macchinario in cui la giovane operaia trovò la morte. Piange, Emma, perché in quella relazione ci sono le immagini della figlia stritolata nell’orditoio. Ma anche perché il consulente, nelle sue conclusioni ora sul tavolo degli inquirenti, traccia uno scenario da brividi. L’apparecchio, uno tra quelli presenti all’orditura Luana a Oste di Montemurlo, sarebbe stato manomesso. E montato in modo non conforme, per la presenza di una staffa sporgente (e non protetta) che avrebbe di fatto trascinato la ragazza in una morsa.

I tempi e la dinamica – Il 3 maggio scorso “dopo le 09.45 Luana D’Orazio preme il pulsante di marcia lepre, ovvero viene attivata la modalità automatica“. Alle 9.46, in un intervallo di 3 secondi, Luana “è in prossimità al gruppo brida-menabrida (i due pezzi che compongono il comando del subbio, il sostegno per l’avvolgimento del filato, nda) e la brida entra in contatto con i suoi vestiti trascinando la donna attraverso la trazione sia sui fuseaux, sia sulla maglietta, sia sulla felpa e viene portata nella zona di comando del moto del subbio. La trazione su tre elementi dell’abbigliamento cattura il corpo in una sorta di abbraccio mortale“.

I soccorsi – Sette secondi dopo l’incidente qualcuno spegne l’orditoio. “Una persona che si trovava nella stessa porzione del capannone dove sono presenti le macchine oggetto di accertamenti – si legge ancora – ma che non si trovava in prossimità della macchina oggetto di infortunio”. La distanza percorsa dal primo soccorritore viene stimata tra i 17 e i 30 metri.

Le cause – “La macchina presentava una evidente manomissione con un altrettanto evidente nesso causale con l’infortunio“, scrive l’ingegner Gini. La manomissione sarebbe stata eseguita tramite un “ponticello elettrico”, con tutta probabilità per abbattere i tempi di produzione. “La funzione di sicurezza della saracinesca era stata completamente disabilitata per cui l’operatore poteva accedere alla zona pericolosa, anche in modalità automatica, senza alcuna protezione – prosegue Gini – Tale disabilitazione era stata fatta da tempo ed era presente anche sulla macchina non oggetto di infortunio“. continua a leggere

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