C’è il virus nel Villaggio, Tokyo sempre più chiusa. Il Covid minaccia i Giochi


articolo: https://www.repubblica.it/sport/vari/2021/07/17/news/tokyo_virus_villaggio_olimpico-310723081/?ref=RHTP-BH-I310107497-P1-S1-T1

Addio bolla, fermati un delegato nigeriano e un membro del Cio, tensione tra gli atleti. Nuova stretta sugli arrivi dall’estero. Bach ammette: “La popolazione è scettica”

TOKYO. La bolla non c’è più. Si è bucata. Il rischio zero non esiste. Ora l’ammissione: “There are big holes in the bubble“. Sì ci sono buchi e infiltrazioni. I Giochi sono penetrabili, un po’ molto disgraziati, e per niente “safe and sicure“. Il virus corre più di Bolt.

E così ecco il contagiato numero 1 al villaggio olimpico (3.600 stanze e 18 mila letti), il tempio della religione a Cinque Cerchi. Quello che doveva essere “il luogo più sicuro di Tokyo“. Il positivo non è un atleta, ma un dirigente straniero. Il nome viene tenuto segreto. Ma pare si tratti di un sessantenne nigeriano. La Tokyo olimpica non si scopre immune, ma sempre più riluttante: chi sperava di atterrare in Giappone, lasciandosi dietro la stagione dei contagi, si ritrova nella prigione del passato con l’incubo lockdown. C’è anche il primo membro Cio contagiato e fermato all’aeroporto di Narita: è il sudcoreano Ryu Seung-min, 38 anni, ex campione di tennistavolo, facente parte della commissione atleti: “Ho la doppia vaccinazione e risultavo negativo ai due test prima della partenza“. Anche tra gli atleti c’è una diffusa paranoia, perché se sei venuto a contatto con un inserviente o uno spedizioniere, magari positivo, non ti ammali, ma ti isolano, e mandi in fumo cinque anni di allenamento. Lo conferma Bianca Walkden, della squadra inglese, atleta del taekwondo, bronzo a Rio: “Tra noi c’è un’isteria diffusa, basta uno starnuto, e tutti si allontanano“.

E poi ci sono le ripicche geopolitiche di sempre: gli atleti coreani sono stati avvisati dai loro dirigenti di stare attenti in mensa e di non scegliere cibo che viene da Fukushima, ancora altamente contaminato. Se non è Covid è reattore nucleare guasto. Né ha aiutato che un componente del team Uganda, positivo (variante delta) all’aeroporto, sia stato messo in quarantena, ma gli altri otto del gruppo abbiano potuto viaggiare in bus per 500 km verso il loro camp, dove un altro è risultato positivo. Né è di conforto sapere che un altro ugandese è ancora missing. Lo cercavano per il test, hanno trovato un biglietto: “Voglio lavorare in Giappone, in Uganda non è vita“. Si chiama Julius Ssekitoleko, ha 20 anni, è un sollevatore di pesi, che ha perso la qualificazione e doveva tornare in patria. Invece alle 6,30 di mattina ha preso il treno veloce per Nagoya, dove vive la seconda comunità ugandese più numerosa del paese, ed è scappato. Positivo? Negativo? Non si sa, ancora nessuno l’ha rintracciato. Tuona la ministra olimpica Tamayo Marukava: “Controlleremo entrate e uscite, abbiamo un sistema che non permette a nessuno di farla franca”.

Chizuko Ueno, professore emerito di sociologia all’università di Tokyo si è permesso di dire: “Stiamo trattando i visitatori come criminali“. Visitatori che non potranno più volare. Il governo ha chiesto alle compagnie aeree di non accettare più prenotazioni fino alla fine dei Giochi, vuole limitare il traffico non olimpico a un totale di duemila passeggeri al giorno nei 5 aeroporti della capitale. E non più di 40 persone (non accreditate) al giorno. Per le compagnie giapponesi è stato posto il limite di 3.400 passeggeri a settimana. Il Giappone si chiude, riottoso: 45 positivi legati ai Giochi, ma 28 sono lavoratori (nella capitale ieri 1410 casi e 3408 in tutto il Giappone). Bisogna anche capirlo: è il paese che ha invitato il mondo a casa e ora gli tocca apparecchiare la tavola senza potere sedersi, né servirsi. Il pubblico locale non potrà vedere dal vivo nessuna gara olimpica (tranne forse un po’ di ciclismo). E in più lo stato d’emergenza che ha chiuso bar, ristoranti e karaoke, costringe tutti a rientrare a casa, senza svaghi. Thomas Bach, presidente del Cio, si è presentato davanti alla stampa pieno di ottimismo: “Vorrei chiedere umilmente al popolo giapponese di accogliere e sostenere gli sportivi. Il tasso di contagio è molto basso, 0,1%, continueremo a monitorare gli sviluppi legati al Covid e se le circostanze dovessero cambiare, allora ci incontreremo immediatamente per trarne le conseguenze. Ai tifosi dico: non potete essere allo stadio, ma mandateci brevi video di 6″ e li pubblicheremo. Siamo consapevoli dello scetticismo di un certo numero di persone, ma anche gli atleti hanno superato gli ostacoli per essere qui“. Vero, gli atleti delle isole Fiji, dato che il loro paese ha sospeso i voli di linea, si sono imbarcati su un volo commerciale che portava in Giappone pesce congelato. Certe bolle vanno rammendate così. Con forza e volontà.

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