UEFA: «Nuovo FPF? Club italiani i più indietro in Europa»


articolo di Redazione: https://www.calcioefinanza.it/2022/04/07/uefa-nuovo-fpf-club-italiani-piu-indietro-europa/?fbclid=IwAR3eLfxwME65BMwuqlWyLIhOnlfZ8ucq0Hmlr9LTEZ0KKSLservWYnHaoz8

“I club italiani avranno da lavorare di più rispetto alle squadre degli altri paesi per rientrare nei paletti delle nuove regole economico-finanziarie dell’UEFA. E lo dovranno fare da subito”. Lo ha detto Andrea Traverso, Director Financial Sustainability and Research dell’UEFA, intervenuto in conferenza stampa per spiegare le novità legate al nuovo regolamento UEFA Licenze per Club e Sostenibilità Finanziaria che andrà a sostituire il Fair Play Finanziario.

Rispetto al passato le regole, che sono state approvate con consenso di tutti gli stakeholder, sono sicuramente più stringenti e complesse. Oltre alla regola del pareggio bilancio che è stata corretta e che non si focalizza solo sul conto economico ma pone un accento sullo stato patrimoniale e sul livello di indebitamento dei club, si aggiunge anche la denominata “squad cost rule” sui costi di gestione della squadra. Le due regole combinate insieme sono particolarmente impegnative nel senso che i club dovranno senza ombra di dubbio correggere e adeguare la propria strategia in modo tale da rispettare queste norme nel periodo di 3 anni”.

“La pandemia ha dato un colpo durissimo al calcio e in particolare a chi aveva difficoltà prima. Il mercato italiano avrà più da lavorare rispetto alle squadre di altri paesi e dovranno farlo da subito: bisogna adattare le strategie immediatamente. I contratti coi calciatori bloccano i costi per un periodo di 2/5 anni, è un bene che quando entreranno in trattazioni con calciatori lo faranno in questa ottica. “Quante squadre violerebbero oggi le norme? Prima della pandemia, a livello europeo la media legata al rapporto costi-ricavi era sotto il tetto del 70%, intorno a 67%. Significa che la maggioranza del club erano perfettamente all’interno, ma questo avveniva prima della pandemia, se guardiamo i dati legati alla stagione 2020/21 la situazione è senza dubbio peggiorata”.

“Prima l’elemento centrale era la regola centrale era quella legata al break-even, chi la violava violava tutto il regolamento. Il nuovo elemento centrale riguarda invece i costi delle squadre: ci sono vari modi per aggirare le norme, ma facendolo si violerebbero anche  la legge dei singoli paesi. Crediamo che il deterrente sia molto più alto rispetto al passato, anche sul tema fair value. D’altronde la nostra capacità investigativa è limitata, non siamo la polizia ma crediamo che stia diventando più difficile aggirare le norme. Anche sul fair value abbiamo provato a correggere alcune cose, abbiamo anche preso in considerazione alcune esperienze al TAS in diversi ricorsi per migliorare le norme. La differenza è che prima prendevamo in considerazione solo le transazioni con parti correlate, quindi dovevamo verificare prima che fossero effettivamente parti correlate e poi analizzare il fair value: con le nuove regole andremo a valutare tutte le transazioni al fair value, indipendentemente che sia o meno da parte correlate, ci semplifica il lavoro”. 

“Fondamentalmente l’approccio cambia più di tanto. Prima c’era la break-even rule, ora c’è la regola sui ‘football earnings’, che è più flessibile visto che passiamo da una perdita accettabile di 30 milioni nel triennio a 60 milioni, con la differenza fondamentale che ora chiediamo a tutti i club di coprire la perdita con equity. Un club ricco che spende oltre i limiti nei primi anni di implementazione graduale riceverà solo sanzioni finanziarie, ma poi entreranno in vigore anche quelle sportive: si va dal divieto di utilizzare un singolo giocatore nelle coppe alla limitazioni nelle liste, fino alle penalizzazioni in punti e all’esclusione”.

Non è ancora stata approvata, invece, la sanzione legata alla possibile retrocessione tra le varie competizioni, ne stiamo ancora discutendo. I top club potranno fare quello che vogliono? Non sono d’accordo, i deterrenti ci sono e da un certo punto in poi riceveranno sanzioni talmente forti che credo desisteranno dal cercare di superare i limiti. L’obiettivo vogliamo sia la sostenibilità del sistema, non l’equilibrio competitivo e per questo abbiamo cambiato anche nome: il nome Fair Play Finanziario poteva dare l’impressione che l’obiettivo fosse l’equilibrio competitivo, ma con sole regole finanziarie è impossibile da raggiungere, servono altre misure. Nei prossimi anni ragioneremo anche sull’equilibrio competitivo, ma è un tema davvero complesso”, ha concluso Traverso.

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