Caso camici, chiusa inchiesta sul governatore Fontana e altri 4


articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/07/27/news/caso_camici_chiusa_inchiesta_su_fontana_e_altri_4-311946948/

Caso camici, chiusa inchiesta sul governatore Fontana e altri 4: “Antepose suo interesse a quello pubblico”. Si va verso processo

Notificato l’atto firmato dai pm titolari dell’inchiesta per frode in pubbliche forniture. Rimane aperto il filone che riguarda l’accusa di autoriciclaggio e false dichiarazioni nella “voluntary disclosure

Chiuse le indagini sul caso camici che vede coinvolto il governatore Fontana. Oggi è stato notificato l’atto firmato dai pm titolari dell’inchiesta: 5 le persone indagate, tra queste anche il governatore Attilio Fontana, con l’accusa di frode in pubbliche forniture. Verso l’archiviazione invece le posizioni per quanto riguarda il reato di turbativa d’asta, che vedevano iscritti nel registro degli indagati Andrea Dini di Dama spa, cognato di Fontana, e Filippo Bongiovanni ex numero uno di Aria spa, la centrale acquisti del Pirellone.

Si va quindi verso il processo e rimane in piedi l’impianto accusatorio che riguarda il governatore nella vicenda giudiziaria nata dopo i mesi caldi della pandemia in Lombardia, quando la Regione attraverso Aria spa era in cerca di dispositivi di protezione per gli ospedali. Se da una parte la procura ha riconosciuto che quell’affidamento di una partita da 75mila camici del valore di 513 mila euro alla Dama spa (titolare del marchio Paul & Shark) non può essere considerato un appalto e conseguentemente non si configura la turbativa, dall’altra diventa ancora più salda l’accusa di frode nelle pubbliche forniture: la consegna della partita di camici trasformata in donazione è stata poi bloccata e il non aver consegnato quelle che restavano (circa 25mila camici) rappresenta un reato secondo i pm Luigi Furno, Paolo Filippini e Carlo Scalas.

Ci fu un “accordo collusivo intervenuto” tra Andrea Dini, patron di Dama spa, “e Fontana“, suo cognato, “con il quale si anteponevano all’interesse pubblico, l’interesse e la convenienza personali del Presidente di Regione Lombardia“, il quale da “soggetto attuatore per l’emergenza Covid” si “ingeriva nella fase esecutiva del contratto in conflitto di interessi” sull’ormai nota fornitura di camici e altri dpi trasformata in donazione. Lo scrive la Procura di Milano nell’avviso di conclusione delle indagini per frode in pubbliche forniture a carico del presidente lombardo, Dini e altri tre. La “frode” nella pubblica fornitura di camici e altri dpi, contestata dalla Procura di Milano, venne messa in atto “allo scopo di tutelare l’immagine politica del Presidente della Regione Lombardia Fontana, una volta emerso il conflitto di interessi derivante dai rapporti di parentela” con Andrea Dini, titolare di Dama spa, società di cui la moglie di Fontana, Roberta Dini, aveva una quota del 10%. Lo scrivono i pm milanesi nell’atto di conclusione dell’inchiesta notificato oggi dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf e nel quale viene ricostruita l’imputazione. continua a leggere

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