Morti Bianche – archivio e non solo….


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Sicurezza sul lavoro: come intervenire – Unomattina estate – 09/08/2021

https://www.raiplay.it/programmi/unom… – La sicurezza sul lavoro è una questione tanto dolorosa quanto cruciale. L’ultimo report dell’INAIL riferisce di più di 500 incidenti mortali nei primi 6 mesi del 2021. Si parla di 3 morti sul lavoro al giorno, un massacro silenzioso e atroce. In collegamento Pierpaolo Bombardieri, segretario generale UIL e Carlo Soricelli, Osservatorio Indipendente di Bologna Morti sul lavoro.

Morti sul lavoro, presidio davanti alla sede degli industrali a Milano: “Leggi sulla sicurezza non applicate”

articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/06/18/news/morti_sul_lavoro_manifestazione_a_milano-306654333/

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Decine di lavoratori chiedono una svolta: “Tre vittime al giorno, una sequenza spaventosa

18 giugno 2021 – Stop alle morti sul lavoro. Uno stillicidio che non accenna a fermarsi, contro cui hanno manifestato ieri davanti alla sede di Assolombarda a Milano decine di lavoratori al presidio organizzato da Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro, Assemblea lavoratori combattivi, Medicina Democratica, Comitato ambiente e salute Teatro alla Scala, Comitato difesa sanità pubblica Zona Sud Ovest Città Metropolitana.

Non abbiamo solo lacrime e disperazione per la strage inarrestabile di lavoratori uccisi sul luogo di lavoro – ha dichiarato Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro –  ma anche la richiesta di azioni immediate per la piena attuazione delle norme vigenti per la prevenzione e la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici, sistematicamente disattese, perché si persegue il massimo profitto a scapito della sicurezza e della salute, come la cronaca quotidiana purtroppo conferma“.

Il quadro sembra essere quello di un vero e proprio tragico bollettino di guerra, in tempo di pace, che “ogni giorno, dal nord al sud, riporta il numero dei morti e dei feriti, nelle più diverse circostanze e attività lavorative, con una media di oltre 3 al giorno, una sequenza spaventosa” lamenta Medicina Democratica. “Sono stati 17.000 i lavoratori morti sul lavoro nel decennio 2009-2019, una cifra spaventosa, ma che sarà incrementata significativamente se continua così. Oggi alle vecchie nocività si sono aggiunte le nuove: i dati Inail sugli infortuni sul lavoro nell’anno della pandemia confermano anche l’impatto dell’emergenza Coronavirus sull’andamento infortunistico in Italia nel 2020. I casi mortali sono 1.270, 181 in più rispetto ai 1.089 del 2019 (+16,6%). Nel primo quadrimestre del 2021 i morti sul lavoro sono aumentati ancora, il 9,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2020 (dati sottostimati perché non tengono conto dei lavoratori senza contratto, in nero). Va anche tenuto conto che alla strage di oltre 100 lavoratori al mese vanno aggiunte le decine di migliaia di morti per malattie professionali e ambientali: solo per amianto 6.000 ogni anno, 16 ogni giorno!“.

Siamo convinti – ha detto Marco Caldiroli, presidente nazionale di Medicina Democratica – che gli omicidi sul lavoro, perché di questo si tratta, non sono mai dovuti a fatalità o casualità, ma sono l’esito di gravi inadempienze normative. Riteniamo, infatti che il dlgs 81 /2008 (Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro), sia tuttora largamente inattuato, non solo per inadempienze da parte dei responsabili aziendali, ma anche, in particolare, perché non viene garantita la partecipazione dei lavoratori e delle loro rappresentanze, diritto previsto anche nella riforma sanitaria del 1978: il servizio sanitario persegue la sicurezza sul lavoro, ma si tratta purtroppo di un precetto non applicato“.


Tre vittime al giorno, il Covid non ha frenato la strage dei lavoratori

articolo: https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2021/05/04/news/tre_vittime_al_giorno_il_covid_non_ha_frenato_la_strage_dei_lavoratori-299421246/?ref=RHTP-BH-I293269148-P1-S1-L

Nel 2020 ci sono stati 1.270 decessi, quest’anno con l’economia ferma solo un lieve rallentamento. Ieri un uomo schiacciato dalla sua autocisterna

ROMA, 04 maggio 2021 –  – Natalino Albano si preparava a celebrare la sua prima Festa del Lavoro con un contratto stabile, conquistato da pochi mesi. Ma al Primo Maggio non c’è neanche arrivato: due giorni prima, nel porto di Taranto, è precipitato da venti metri di altezza mentre partecipava al carico di una pala eolica su un cargo. Più o meno nelle stesse ore, nel deposito Amazon di Alessandria, una trave ha travolto e ucciso un operaio. Dal Piemonte a Montebelluna, sempre giovedì scorso: un ventitreenne è morto sul colpo, investito da un’impalcatura. Tre vittime in un giorno, in perfetta media con la Spoon River italiana delle morti sul lavoro. Lunedì, poi, la vicenda straziante di Luana D’Orazio, mamma ventiduenne stritolata da un macchinario in una fabbrica di Prato. E ieri, ancora in provincia di Taranto, un trasportatore schiacciato dalla sua autocisterna.

«Un crimine di pace», lo ha definito il giudice Bruno Giordano, oggi magistrato di Cassazione e per vent’anni pretore, a Torino e a Milano, dei processi simbolo su quelle che un tempo venivano chiamate “morti bianche”, come a voler ridimensionare l’incommensurabile dolore di una vita che se ne va. Di una donna o di un uomo che escono di casa la mattina per andare al lavoro (al lavoro, non in guerra) e non fanno ritorno. Così, snocciolare i numeri è quasi una bestemmia, perché la contabilità della morte finisce per nascondere la ferita immensa di chi resta.

I numeri, dicevamo: nel 2020 le denunce all’Inail per decessi sul lavoro sono state 1.270, ovvero 181 in più (+16,6%) rispetto al 2019. Oltre tre morti di media al giorno. E se da un lato a pesare su questo balzo sono stati i casi legati al Covid-19, dall’altro proprio la pandemia ha ridotto drasticamente l’attività nelle fabbriche, nei cantieri e la relativa circolazione stradale. Si spiega così l’inedito calo delle denunce di infortunio complessive, scese del 13,6%, così come quello dei decessi avvenuti nei trasferimenti per lavoro (-30,1%, mentre quelli sul posto sono cresciuti del 34,9%). E a ben vedere, la dinamica temporale di tutti i dati sembra ricalcare gli andamenti delle ondate del virus e dei relativi lockdown.

Dunque Spoon River ha continuato a scorrere imperterrito. E lo sta facendo anche quest’anno: 185 morti nei primi tre mesi del 2021 (+11,4%). La media è di due decessi al giorno, ma bisognerà vedere cosa succederà quando l’attività produttiva del Paese riprenderà (si spera) a pieno regime. Senza dimenticare che alle statistiche ufficiali sfuggono i caduti del lavoro in nero.

Ieri il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha annunciato un «confronto con tutte le associazioni coinvolte e con il sindacato, sull’attuazione del piano nazionale per la sicurezza». Citando l’onnipresente Recovery Plan, ha aggiunto che l’obiettivo «è di arrivare a giugno con piano per la sicurezza sul lavoro, una normativa sull’amianto avviata e una ricognizione delle modifiche alla normativa su invalidità e prevenzione». Niente di più e niente di meno di quanto promesso da ciascuno dei ministri del Lavoro succedutisi negli ultimi decenni. Il risultato? Un coacervo di proposte di riforma, tavoli tecnici, progettati accorpamenti tra i ruoli ispettivi di Stato, Regioni, Asl, Inail, Inps e chi più ne ha più ne metta. Il naufragio dell’Ispettorato nazionale, per dire, è l’ultimo capitolo nella retorica indignazione della politica di fronte alle morti sul lavoro.

«Dramma inaccettabile», «non si può morire così», «basta con questa strage»: dopo la morte di Luana il cliché delle dichiarazioni politiche è andato in onda come sempre. Da domani si penserà ad altro, mentre Spoon River continuerà a scorrere inesorabile.


mercoledì 14 ottobre 2020

Un interessante articolo dell’Ingegnere Giorgio Langella sulle morti sul lavoro

https://cadutisullavoro.blogspot.com/2020/10/un-articolo-dellingegnere-giorgio.html

Così scrive Giuseppe Conte al presidente dell’ANMI, Zoello Forni“Il tema della sicurezza sul lavoro è infatti uno dei pilastri sui quali non può non reggersi una società che si definisce progredita, moderna, civile. Nel 2020 subire un infortunio  invalidante o, peggio ancora, perdere la vita mentre si sta svolgendo il proprio lavoro non può essere più considerato accettabile”.

E, nel messaggio di Sergio Mattarella allo stesso Zoello Forni, si può leggere: “L’impegno per garantire la massima sicurezza sul lavoro non deve arretrare di fronte a nessun evento emergenziale, perché la tutela della salute di chi lavora costituisce un bene primario su cui si misura la civiltà delle economie avanzate. L’auspicio è che, nonostante le condizioni difficili create dalla pandemia, si tragga la spinta per aumentare gli investimenti sulla sicurezza, avvalendosi dei progressi offerti dalle nuove tecnologie e degli avanzamenti compiuti in questi anni dalla ricerca scientifica”. 

Sono dichiarazioni che dimostrano (o, almeno, dovrebbero farlo) una sorta di risveglio dell’attenzione riguardo quello che da anni denunciamo come una delle tragedie del nostro paese: gli infortuni, i morti, le malattie professionali che ogni giorni colpiscono chi vive del proprio lavoro. Una specie di “nuova presa di coscienza” rispetto a quello che è un reale e drammatico problema del paese.

Non possiamo che rallegrarci di questa attenzione che, di solito, non viene concessa a questa immane tragedia che colpisce lavoratrici e lavoratori. Un vero e proprio massacro che raramente è effetto della tragica fatalità essendo un risultato di un sistema che considera la sicurezza sul lavoro un costo e chi lavora non più persona ma “capitale umano”. Definizione quest’ultima che è simbolo della trasformazione di “qualcuno” in “qualcosa”.

Anche gli organi di informazione nazionali, in questi ultimi giorni, si sono interessati al “problema”. Anche questo può essere indice di un risveglio della coscienza? La presa d’atto, finalmente, che il lavoro è diventato sempre più insicuro, faticoso, alienante, precario e che è per questo e di questo che si muore? Forse è così. È la nostra speranza, ma il dubbio rimane, chiediamo scusa, perché queste pur importanti dichiarazioni delle massime cariche dello Stato sono di ieri, 11 ottobre, e vengono esternate in occasione della 70ma giornata nazionale per le vittime di incidenti del lavoro.

Il dubbio che ci rimane è che già da domani tutto ritornerà nell’ombra dell’indifferenza e nelle tenebre dell’ignoranza. Perché questo è quello che succede abitualmente di fronte alle decine e decine di infortuni e decessi che si verificano nei luoghi di lavoro ogni settimana.

Così, per non restare nell’ignoranza e per non alimentare l’indifferenza è necessario essere, almeno, informati di quello che realmente accade. Vi invitiamo a consultare il sito “Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro” gestito da Carlo Soricelli (cadutisullavoro.blogspot.com) che riporta giornalmente il tragico report.

Oggi, per esempio, si può leggere:

12 ottobre sono 23 i morti sui luoghi di lavoro questo mese, 437 sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno. Dall’inizio dell’anno sono morti 848 lavoratori, compreso itinere e sulle strade (+ altri 437 morti per coronavirus) tutti i morti sul lavoro sono registrati da 13 anni in apposite tabelle excel con identità, luogo e data della tragedia, professione, età e nazionalità)

e anche:

Domenica 11 ottobre 2020

Giornata delle morti sul lavoro con sei morti sul lavoro tra sabato e domenica. Fanno la solita confusione sul numero delle morti che sono sempre di più di quelle che diffondono.

Sono stati sei i morti sul lavoro mentre si celebrava la giornata, davvero triste. Tra l’altro non sono neppure capaci di avere una situazione aggiornata a ieri, ma solo quella relativa ai morti sul lavoro nei primi otto mesi del 2020. In questo momento tra i morti sui luoghi di lavoro, quelli sulle strade e in itinere e i morti per infortuni causati dal coronavirus arriviamo a contare oltre 1000 morti complessivi come potete vedere in apertuna dell’Osservatorio. Io (nella foto) che svolgo questo lavoro volontario da 13 anni non ho nessun interesse da tutelare economico e non solo, come chi diminuisce i morti per giustificare la mancanza di risultati nonostante le enormi somme di denaro che lo Stato spende per la sicurezza

Tutti dobbiamo ringraziare Carlo Soricelli per il prezioso e appassionato lavoro volontario che conduce da 13 anni. Senza le sue informazioni puntuali e documentate non conosceremmo la realtà e la verità di quello che succede nel nostro paese per la mancanza di sicurezza nel lavoro. Non saremmo a conoscenza delle tragedie che colpiscono migliaia di persone e le loro famiglie. Donne e uomini come noi, non certo “capitale umano” come confindustria si ostina a definre.

Auspichiamo che l’attenzione prestata alla questione della sicurezza nei luoghi di lavoro in questi ultimi giorni da parte della “grande informazione” prosegua con il dovuto rigore e non si limiti ad essere un “atto dovuto” né un “esercizio di stile” in occasione di qualche “celebrazione”.

Chiediamo al governo, al presidente del consiglio Conte, al presidente della Repubblica Mattarella di far seguire alle loro dichiarazione qualche fatto. Niente di eccezionale ma agire è indispensabile. Noi lo facciamo lottando contro l’ingiustizia della precarietà. 

Dipartimento lavoro PCI – FGCI