Henry Anderson, malore improvviso a 31 anni per il giocatore di football americano: «Un ictus, ma voglio tornare a giocare»


articolo di Niccolò Dainelli: Henry Anderson, malore improvviso a 31 anni per il giocatore di football americano: «Un ictus, ma voglio tornare a giocare» (leggo.it)

Resta un mistero come un atleta tutto casa e allenamenti possa aver avuto un coagulo di sangue nel cervello a 31 anni

Henry Anderson è un ragazzone di un metro e ottanta per 135 chili di muscoli. Un atleta professionista di 31 anni che mai si sarebbe aspettato di vivere una disavventura cvhe ha spaventato il mondo del Football americano e non solo. Il difensore dei Carolina Panthers, infatti, è l’emblema dello sportivo: tutto casa e allenamenti, ma dal nulla un ictus improvviso lo ha colpito mettendo a serio rischio la sua vita e la sua carriera. 

Il malore improvviso – Lo scorso 22 ottobre, Henry Anderson era a casa quando ha iniziato a sentire le gambe che non rispondevano più ai comandi e i suoi discorsi hanno iniziato a perdere di senso. «È stato un ictus, un coagulo di sangue si è formato nel mio cervello», ha spiegato a ESPN. Il giocatore è stato portato d’urgenza in ospedale dove è stato sottoposto a una serie di test. I medici hanno trovato il coagulo e lo hanno mandato in sala operatoria per rimuoverlo. E dopo l’operazione e una degenza di più di un mese, adesso l’estremo difensore dei Panthers è in splendida forma e non vede l’ora di tornare in campo. 

«Sono fortunato» – Una disavventura che poteva trasformarsi in tragedia. Fortunatamente per il giocatore che ha tenuto con il fiato sospeso tutti gli appassionati della NFL, a distanza di un mese è in perfetta forma e attende solo il via libera per tornare ad allenarsi e a giocare con la sua squadra. «Sono stato abbastanza fortunato a evitare qualcosa di serio», ha dichiarato a Fox News aggiungendo: «Voglio dire, mi sento benissimo. Come ho detto, non è come un infortunio a un ginocchio o a una spalla o qualcosa che devi riabilitare e recuperare la forza e tutto il resto. Era solo qualcosa di anomalo nel mio cervello che, una volta tolto, mi ha portato a tornare alla normalità».

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