Così il Teatro alla Scala discriminava la ballerina Sabina Galasso


Così il Teatro alla Scala discriminava la ballerina Sabina Galasso (pupilla di Nureyev): «Un ambiente malsano»

articolo: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_novembre_15/teatro-scala-discriminata-ballerina-sabina-galasso-pupilla-nureyev-calpestata-sua-dignita-39acda22-45df-11ec-9a24-28e7c2e627b2.shtml

Il tribunale del lavoro: «Calpestata la dignità, totale disinteresse per le ricadute sulla dipendente». Il Teatro alla Scala è stato condannato a risarcire a Sabina Galasso il danno e l’invalidità: 61 mila euro

La ballerina Sabina Galasso, in «pensione» dal 2013 dopo un’intera carriera alla Scala, ricorda un episodio di trent’anni fa: «Fu il giorno di un grande successo, ma forse anche della mia condanna». Era il 1991: il corpo di ballo in attesa che riprendano le prove. «Stavamo lavorando al quarto atto del Lago dei cigni». Una voce risuona nei camerini: «Galasso e B. (altra ballerina, ndr) in sala “Cecchetti”. Subito». Le giovani artiste si precipitano. Trovano due sindacalisti, e intuiscono che sta per accadere qualcosa di inconsueto. L’unico a parlare è Rudolf Nureyev, uno dei più grandi ballerini e coreografi della storia, all’epoca 53 anni e già malato (sarebbe morto di Hiv all’inizio del 1993), venuto da Parigi per «montare» il suo balletto: «Voglio che le due ragazze inizino a studiare da subito per il ruolo principale».

L’investitura di Nureyev – È un’elezione. Un’investitura. In seguito però, quando alla Scala si riallestisce il Lago, ma Nureyev a causa del suo stato di salute non viene a Milano, Sabina Galasso viene «estromessa, anche per ruoli minori, dalle liste dei ballerini firmate dall’allora direttore Giuseppe Carbone». Un’esclusione che la lascia allibita, molto frustrata. E che viene in parte ricordata oggi in una sentenza del Tribunale del lavoro, da poco definitiva, nella quale la Fondazione Teatro alla Scala è stata condannata a risarcire Sabina Galasso con oltre 61 mila euro. La professionista, «il cui talento era stato riconosciuto persino da Nureyev — scrivono i giudici — che la aveva voluta tra i suoi pupilli», negli anni seguenti è stata vittima di comportamenti «discriminatori e vessatori». E ha subito «atteggiamenti molto gravi che denotano l’esistenza di un ambiente di lavoro malsano e un totale disinteresse per le ricadute che ciò poteva avere sulla dipendente». continua a leggere

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