Morta Gina Lollobrigida, la «bersagliera» più bella della Loren che si ribellò a Hollywood


articolo di Paolo Mereghetti: https://www.corriere.it/spettacoli/cinema-serie-tv/23_gennaio_16/bersagliera-gina-lollobrigida-loren-c7086ff8-9593-11ed-9d82-799102737236.shtml

Nell’immediato dopoguerra e per tutti gli anni Cinquanta se c’era un volto che rappresentava la bellezza italiana agli occhi del mondo era proprio quello di Gina Lollobrigida

La «bersagliera» se n’è andata. A 95 anni (era nata a Subiaco, vicino a Roma, il 4 luglio 1927) è morta Gina Lollobrigida «la donna più bella del mondo», come si intitolava un suo celebre successo degli anni Cinquanta.

Nell’immediato dopoguerra e per tutti gli anni Cinquanta se c’era un volto che rappresentava la bellezza italiana agli occhi del mondo era proprio quello di Gina Lollobrigida. Più della Loren ma anche più della Bosè e della Canale (che l’avevano preceduta nel 1947 al concorso di Miss Italia) e più della Mangano o della Pampanini. Non è un caso se Orson Welles scelse proprio lei per girare il pilot di una serie di reportage dall’Europa per la catena televisiva americana Abc, quel Portrait of Gina (1958) che al di là della presenza piuttosto ingombrante del regista-narratore conteneva già una curiosa riflessione sul fatto che le attrici italiane, e la Lollobrigida in particolare, fossero più amate e apprezzate all’estero che in Italia.

In effetti, dopo l’exploit a Miss Italia e l’esordio nel fotoromanzo col nome di Diana Loris, il cinema italiano fatica ad apprezzarne le qualità. Esordisce in una particina anonima nel film Aquila nera (1946) di Riccardo Freda (è la «ragazza bruna» alla festa nel palazzo dell’usurpatore Gino Cervi) e fino a Campane a martello (1949) di Zampa, dove interpreta una prostituta che affida i suoi risparmi a un prete, non è mai protagonista. Inizia a farsi notare con Cuori senza frontiere (1950, di Zampa), con Monicelli che la vuole in Vita da cani (1950), cronaca semiseria di una troupe di avanspettacolo alle prese più con la fame che con il successo e con Lizzani che la mise tra i partigiani che si ribellano con le armi ai nazisti in Achtung! Banditi!.

Ma le sue qualità non sfuggono all’americano Howard Hughes che la chiama a Hollywood per farle firmare un contratto che la Lollobrigida romperà (aveva scoperto che doveva essere rinchiusa in una gabbia dorata), rinunciando a una carriera forse di gran successo. Per fortuna le apre le porte la Francia dove Christian-Jaque la vuole per Fanfan La Tulipe (1952), nei panni (piacevolmente scollati) della zingara Adeline che con le sue false previsioni conquista Gérard Philippe, incapace di resistere al suo fascino. Fascino che è al centro dell’episodio La bellezza di Frine (da Altri tempi di Alessandro Blasetti, sempre ’52), dove l’avvocato De Sica la fa assolvere dall’accusa di aver avvelenato il marito convincendo una giuria tutta maschile che «se la legge impone di assolvere le minorate psichiche» perché non dovrebbe fare lo stesso con uno «straordinario esempio di maggiorata fisica» come è appunto la Lollobrigida? continua a leggere

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