Archivi del giorno: 24 dicembre 2020

Razzismo, Procura Figc apre indagine su insulti a Obi


articolo: https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-b/2020/12/23/news/obi_inchiesta_figc-279632221/

Nel mirino la frase ‘la rivolta degli schiavi’ che il giocatore del Pisa Marconi avrebbe rivolto al centrocampista del Chievo

La Procura Figc ha aperto un’indagine su quanto accaduto ieri in Pisa-Chievo, gara valida per la 14esima giornata di serie B. La società veneta ha denunciato in una nota che a Joel Obi sarebbe stata rivolta una frase razzista, ‘La rivolta degli schiavi‘, da parte di Michele Marconi durante il primo tempo. Una frase “infamante e squallida“, ha sottolineato il Chievo, rammaricandosi perché “a una frase sentita dai più in campo non è seguito alcun provvedimento disciplinare: nè da parte dell’arbitro, nè da parte dell’assistente e quarto uomo, nè il procuratore federale“. Sul fronte Pisa, però, negano ogni addebito: “Il nostro tesserato ha confermato di non aver rivolto alcun epiteto offensivo al calciatore avversario, tantomeno a sfondo razziale“.

Joel Obi

Tragedia per Nino Benvenuti..


Tragedia per Nino Benvenuti: morto suicida il figlio Stefano

articolo: https://www.quotidiano.net/cronaca/nino-benvenuti-figlio-1.5845767?fbclid=IwAR1nbtqU_D1hzly2yWiCXctnaySuzU8TD21BpIhz8gbsQG6jTDEl7wpOeWc

Trieste, 23 dicembre 2020 – E’ morto suicida il figlio primogenito del campione olimpico e mondiale di pugilato Nino Benvenuti. Cinquantotto anni, Stefano Benvenuti era un uomo espansivo con una vita turbolenta fatta di alti e bassi. Il suo corpo è stato trovato senza vita alcuni giorni fa in un bosco in Carso. La sua morte ha lasciato senza parole quanti in città lo conoscevano, la famiglia, la madre che lo adorava e il figlio minorenne.

La decisione di mettere fine ai suoi giorni è maturata dopo quasi due anni di carcere. Benvenuti stava scontando una pena di quattro anni per furto dei gioielli. Usciva dalla casa circondariale al mattino e vi faceva rientro la sera. La sua condotta in carcere non aveva mai destato particolari problemi. La scorsa primavera, l’emergenza Covid gli aveva consentito di ottenere gli arresti domiciliari. Il percorso non era finito, ma la luce in fondo al tunnel iniziava a farsi meno fioca. Ma la sofferenza dettata da quel percorso penitenziario l’ha spinto a un gesto estremo. 

Strage del Rapido 904 – Per non dimenticare…..


Strage del Rapido 904 o strage di Natale è il nome attribuito a un attentato dinamitardo avvenuto il 23 dicembre 1984 nella Grande Galleria dell’Appennino, subito dopo la stazione di Vernio, ai danni del treno rapido n. 904, proveniente da Napoli e diretto a Milano. L’attentato fu un’orrenda replica di quello dell’Italicus. Per le modalità organizzative e per i personaggi coinvolti, è stato indicato dalla Commissione stragi come un evento antesignano e precursore dell’epoca della guerra di mafia dei primi anni novanta del XX secolo.

L’attentato – L’attentato venne compiuto domenica 23 dicembre 1984, nel fine settimana precedente le feste natalizie. Il treno, trainato dalla E.444.030, era pieno di viaggiatori che ritornavano a casa o andavano in visita a parenti per le festività. Il treno, intorno alle 19:08, fu dilaniato da un’esplosione violentissima mentre percorreva la Direttissima in direzione Nord, all’interno della Grande galleria dell’Appennino, in località Vernio, dove la ferrovia procede diritta e la velocità supera i 150 km/h. La detonazione fu causata da una carica di esplosivo radiocomandata, posta su una griglia portabagagli del corridoio della 9ª carrozza di seconda classe, a centro convoglio: l’ordigno era stato collocato sul treno durante la sosta alla stazione di Firenze Santa Maria Novella.

Al contrario del caso dell’Italicus, questa volta gli attentatori attesero che il veicolo penetrasse nel tunnel, per massimizzare l’effetto della detonazione: lo scoppio, avvenuto a quasi metà della galleria, provocò un violento spostamento d’aria che frantumò tutti i finestrini e le porte. L’esplosione causò 15 morti e 267 feriti. In seguito, i morti sarebbero saliti a 16 per le conseguenze dei traumi

https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_del_Rapido_904

Elenco delle vittime (età in anni)
 
Giovanbattista Altobelli (51)
Anna Maria Brandi (26)
Angela Calvanese in De Simone (33)
Anna De Simone (9)
Giovanni De Simone (4)
Nicola De Simone (40)
Susanna Cavalli (22)
Lucia Cerrato (66)
Pier Francesco Leoni (23)
Luisella Matarazzo (25)
Carmine Moccia (30)
Valeria Moratello (22)
Maria Luigia Morini (45)
Federica Taglialatela (12)
Abramo Vastarella (29)
Gioacchino Taglialatela (50 successivamente)
In ricordo delle vittime del Rapido 904

Nell’anniversario della strage del treno Rapido 904 è stata deposta una corona d’alloro al binario 11 della stazione centrale.

Le dieci regole per il pranzo di Natale


articolo: https://www.repubblica.it/cronaca/2020/12/10/news/le_dieci_regole_per_il_pranzo_di_natale-277849965/?ref=RHTP-BH-I279341286-P7-S7-F

Carlo Signorelli, igienista del San Raffaele di Milano, spiega come limitare i rischi di contagio. “Meglio non scendere sotto al metro e mezzo di distanza. Niente abbracci né canti. Attenzione a non condividere bicchieri, posate e piatti. Evitare di passarsi il telefono per gli auguri”

Se pranzo dev’essere, che sia almeno igienicamente corretto. Carlo Signorelli, professore di Igiene e salute pubblica all’università Vita Salute San Raffaele di Milano, offre per gli incontri di Natale le regole base: “Niente piatti, posate o bicchieri in comune”. Raccomanda di evitare gli abbracci. “È duro a Natale. Ma purtroppo sono una delle vie con cui il virus si trasmette”. E mette al bando Jingle Bells: “I canti di Natale vanno rimandati all’anno prossimo. Cantare è un’attività pericolosa”.

Perché? – “Cantando c’è maggiore emissione di goccioline, che arrivano più lontano. Si può mettere un disco, se non si vuole rinunciare alla musica”.

Vale anche per ridere e urlare? – “Sì, ma se si pranza insieme non si può evitare proprio tutto. Le gradazioni di rischio vanno dal semplice respirare al parlare a voce bassa, poi a voce alta, infine tossire e starnutire”.

Che precauzioni seguire allora? – “Restare lontani un metro e mezzo. Un metro basta se si sta fermi e zitti. Ma in un’occasione conviviale è meglio seguire la regola dei sei piedi degli americani”.

Come accogliere i parenti che arrivano da fuori? – “Senza affettuosità. Anche chi sembra in perfetta salute potrebbe avere il virus. La trasmissione da persone asintomatiche e l’incubazione così lunga sono le caratteristiche che hanno permesso al coronavirus di diffondersi tanto. Se solo i sintomatici fossero contagiosi e l’incubazione fosse più breve, non avremmo una pandemia così drammatica”.

Poi subito a lavarsi le mani? – “In bagno, attenti agli asciugamani. Se ci si limita a lavarsi le mani non c’è problema. Bisognerebbe però evitare di portare al viso un asciugamano usato in precedenza da altri”.

Tornati in salotto, in genere si fanno gli auguri telefonici ai parenti lontani. – “Il telefono è un oggetto pericoloso, perché parlando si potrebbe contaminare la cornetta con le goccioline. Prima di passarlo da una persona all’altra, bisognerebbe pulirlo con un fazzoletto. Oppure si può usare il vivavoce, che risolve molti problemi”.

Evitare di poggiare poi il telefono sulla tovaglia? – “Sì certo, ma il coronavirus si trasmette soprattutto tramite respiro e contatto diretto fra le persone. È più difficile prenderlo toccando gli oggetti”.

Le finestre le teniamo aperte durante il pranzo? – “Arieggiare i locali aiuta sempre. Se c’è del virus che circola, l’aria esterna può diluirlo o rimuoverlo. Il consiglio può essere applicabile in una città del sud, ma non in montagna al nord. Andrebbe bilanciato con l’esigenza di non creare correnti troppo fredde”.

I cin cin con i bicchieri andrebbero evitati? – “Mi affiderei al buon senso. Piatti, bicchieri e posate non vanno condivisi. Anche con i bambini serve attenzione”.

Gli avanzi del pranzo possono essere riutilizzati, se riscaldati? – “Virus e batteri vengono uccisi a 60 gradi, anche per tempi brevi. Anche se non tutti i microbi muoiono, il calore riduce comunque di molto la carica virale”.

Dobbiamo indossare la mascherina in casa? – “Mi sentirei a disagio a raccomandare la mascherina durante il pranzo di Natale, anche perché mangiando sarebbe difficile tenerla. Usiamo il buon senso. Limitiamoci a metterla se si ha tosse o raffreddore o se c’è stato il rischio di un contatto. In questi casi, però, al pranzo di Natale bisognerebbe proprio rinunciare”.