Archivi del giorno: 8 ottobre 2020

Inter, positivi al Covid anche Gagliardini e Nainggolan: si teme il focolaio


articolo: https://www.corriere.it/sport/20_ottobre_08/inter-anche-gagliardini-nainggolan-positivi-covid-si-teme-focolaio-f25e7aba-0974-11eb-86e2-3854c59f54db.shtml?fbclid=IwAR3TxG0nH3yEEmyzsJNc533gmXRU8MnGGbZ_r_bhtlPihJkWb_ahxejOnR0

I due centrocampisti si aggiungono agli altri due difensori, Skriniar e Bastoni già contagiati dal coronavirus. E al derby mancano solo 9 giorni

Dramma in casa Inter. Dopo la positività riscontrata in Under 21 di Alessandro Bastoni, già ritornato a Milano e in attesa dell’esito del secondo tampone di Skriniar, in ritiro con la nazionale slovacca, già positivo al primo, ad Appiano dopo i test effettuati ieri sono emersi anche i contagi di Nainggolan e Gagliardini.

Una brutta botta per Conte in vista del derby in programma il 17 ottobre prossimo. Peraltro anche a Milanello l’atmosfera non è più rilassata visto che Ibrahimovic e Duarte continuano a essere positivi. Ora i nerazzurri sono in attesa di comunicazioni dell’Asl per sapere se il gruppo si dovrà isolare nella bolla ad Appiano oppure verrà concesso allo sparuto gruppo, esentato dalle convocazioni della Nazionale, di poter tornare a casa dopo gli allenamenti alla Pinetina.

Immuni: cosa succede, davvero, se arriva la notifica e tutti gli altri dubbi sull’app


articolo: https://www.corriere.it/tecnologia/20_ottobre_08/immuni-cosa-succede-davvero-se-arriva-notifica-tutti-altri-dubbi-sull-app-e4bc13fa-08a6-11eb-ab0e-c425b38361b4.shtml

L’adozione dell’applicazione cresce e tornano i quesiti sul suo funzionamento. Ecco le risposte ai principali

La curva dei download di Immuni si è impennata da inizio ottobre, passando da 6,6 a 7,4 milioni (il dato sulle attivazioni non viene fornito), e con essa sono tornati i dubbi, i quesiti e i falsi miti che hanno caratterizzato l’intero percorso dell’applicazione di tracciamento dei contatti varata dal governo lo scorso aprile.

Abbiamo raccolto i più ricorrenti e proviamo a fare chiarezza.

Cosa succede, davvero, se mi arriva la notifica di Immuni?

Questa è la domanda e anche il deterrente più importante. Chi ha scaricato e attivato — o deve ancora scaricare e attivare — Immuni pretende chiarezza su cosa accada se l’app emette la notifica di «esposizione a rischio». Prima di tutto: come il download, la reazione all’avviso è volontaria, perché nessuno sa che l’avete ricevuto. La richiesta dell’app (in base a quanto previsto dalla circolare del ministero della Salute del 29 maggio) è di contattare il medico di base e, in attesa di indicazioni del medico stesso o della Asl, di rimanere a casa per i 14 giorni successivi alla data del contatto comunicata nella notifica.
La prima parte è chiara: bisogna fare una telefonata e intanto isolarsi, dai familiari e dai colleghi di lavoro, non recandosi in ufficio. Quella sulla durata dell’isolamento in teoria può variare in base alla discrezionalità del medico: anche se non avete sintomi, la maggior parte dei medici di base con cui abbiamo parlato ci ha detto che vi chiederà di rimare isolati a casa per due settimane e contatterà la Asl, anche perché è quello che gli dice di fare la circolare. Nelle due settimane di isolamento presso il vostro domicilio, quindi, non potrete lavorare o avere alcun tipo di contatto, familiari e congiunti compresi, perché siete stati a stretto contatto con un positivo a Sars-Cov-2. Cosa accade dopo le due settimane o durante le due settimane se compaiono i sintomi? Nella circolare del ministero non vengono menzionati i tamponi: non c’è quindi un accesso diretto al tampone per chi ha ricevuto la notifica di Immuni, è la Asl a far partire il processo nei tempi e nei modi più corretti e inevitabilmente in base alla disponibilità che con l’acutizzarsi dell’emergenza potrebbe variare, non solo per gli utenti Immuni ma per tutti. Se non avete sintomi, si torna ai 14 giorni, perché fare prima il tampone rischia di portare a un risultato falso negativo.
L’iter è in sostanza lo stesso del tracciamento manuale, che si attiva nel caso in cui un collega, amico/a, compagno/a di classe o sconosciuto compagno/a di viaggio sul vagone di un treno risulti positivo. La differenza, non di poco conto, è che la persona che scopre di essere a rischio non viene avvisata da qualcuno che nel notificargli il contatto potenzialmente pericoloso gli o le spiega subito cosa deve fare, ma deve prendere da sola — mentre è comprensibilmente scossa — una decisione che la costringerà ad assentarsi dal lavoro e a isolarsi senza sapere quando e se farà un tampone. È vero, il digitale ha questo limite strutturale, ma garantisce un monitoraggio — che chi gestisce l’app deve garantire sia accurato — degli incontri fra estranei da cui non possiamo più permetterci di prescindere.  continua a leggere

Morto Marco Diana, l’ex maresciallo sardo simbolo della lotta all’uranio impoverito


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articolo: https://www.corriere.it/cronache/20_ottobre_07/morto-marco-diana-l-ex-maresciallo-sardo-simbolo-lotta-all-uranio-impoverito-951a4486-08d6-11eb-ab0e-c425b38361b4.shtml?fbclid=IwAR1tsouzCNjVVlNp85qjLFU6zwsaQ3dj-NHsEAH6L0kCR0Yp0-6gqBisvhM

Il sottufficiale dell’Esercito in pensione, era ammalato da tempo. Per curarsi dovette vendere la casa. Pubblicò un video in cui diceva: «Lo Stato mi ha abbandonato» e per questo fu denunciato per vilipendio alla bandiera. In venti anni quasi 400 morti

È morto oggi — mercoledì — a 50 anni dopo aver combattuto prima come militare in Somalia e Kosovo e poi contro la malattia contratta proprio nei teatri di guerra, ma soprattutto contro chi non voleva accettare che quel male fosse stato provocato dall’uranio impoverito. Era ricoverato al Policlinico di Monserrato da un paio di giorni Marco Diana, l’ex maresciallo dell’Esercito di Villamassargia, nel Sulcis, che per anni è stato al centro di una battaglia estenuante. Parliamo delle conseguenze dell’«U238», il materiale con cui si fanno i proiettili di artiglieria che perfora le corazze dei tank. Ma che sviluppa temperature così alte che nebulizza i metalli, creando particelle che se inalate o ingerite possono causare forme tumorali. Da vent’anni i reduci dalle missioni Nato in Afghanistan, Bosnia, Kosovo e Iraq si ammalano per le conseguenze dell’uso di questo tipo di arma. I morti sono circa 400. Tra loro, appunto, Marco Diana.

 

Tumore al sistema linfatico – Alcuni anni dopo le missioni all’estero al sottufficiale era stato diagnosticato un tumore al sistema linfatico e successivamente gli venne riconosciuta la causa di servizio e quindi la pensione, ma prima di ottenere il risarcimento ha dovuto combattere a lungo contro la burocrazia e contro quello Stato che, secondo lui, l’aveva abbandonato.

Annunciò la vendita della casa – Nel 2013 dalla sua pagina Facebook aveva annunciato di dover vendere la casa per pagarsi le cure, un appello-denuncia che fece il giro d’Italia. Questa sera su quella stessa pagina Facebook, appena si è sparsa la notizia della sua morte, sono comparsi decine e decine di messaggi di amici, parenti ma anche di tante altre persone che hanno voluto salutarlo per l’ultima volta.

Denunciato per vilipendioUna storia surreale, quella di Diana. Dopo aver ottenuto un risarcimento — sono a decine le condanne per il ministero della Difesa — per la malattia, venne denunciato con la sorella per vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate e tentata truffa in concorso. All’origine della denuncia ci fu il suo rifiuto di sottoporsi a visita medica al Dipartimento militare di medicina legale di Cagliari. L’ex soldato, infatti, aveva chiesto un rimborso di 20 mila euro per i farmaci. La Direzione generale della previdenza militare e della leva, per concedere il rimborso, aveva però chiesto a Diana di sottoporsi a una nuova visita medica. Diana pubblicò sul web un video, dal titolo «Io sono vivo», nel quale affermava che le istituzioni militari e civili lo avevano abbandonato.