Archivi del giorno: 16 giugno 2020

Intrappolati in casa o nelle Rsa:


Intrappolati in casa o nelle Rsa: chi sono le 5 mila persone ancora malate di coronavirus tra Milano e Lodi

articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/06/16/news/coronavirus_milano_lodi_contagiati_ats-259327596/

I numeri dicono che Milano resta l’epicentro della coda dell’epidemia. L’Ats: i contagiati sono anziani ricoverati o persone in quarantena da tempo che aspettano il risultato del doppio tampone, molti gli asintomatici. Oltre 17 mila i guariti in questi mesi, 4.792 i morti

Ci sono gli anziani ricoverati nelle 160 Rsa che si trovano tra Milano e Lodi. Chi è ancora ricoverato o comunque in quarantena a casa, con sintomi che stentano a passare. E poi tutti coloro, oltre 1.500, che invece di sintomi non ne hanno più. Ma il tampone, per loro, risulta ancora positivo, o perlomeno non diventa negativo quelle due volte di fila necessarie a decretare la completa guarigione, e quindi la possibilità di riprendere la vita ordinaria. Tanto che sono ancora costretti a restare in casa, “in trappola” in un limbo che oscilla tra l’attesa dell’agognato tampone, e la paura che questo, di nuovo, sia positivo.

Eccole, le circa cinquemila persone che tra Milano e Lodi sono ancora positive al Sars- Cov-2: dallo scorso febbraio sono stati oltre 27 mila i contagiati tra i residenti delle due province (23.863 in quella di Milano e 3.541 in quella di Lodi). La maggior parte, oltre 17 mila, oggi è guarita, mentre altre 4.792 ( 4.105 a Milano, 687 a Lodi) hanno perso la vita. Tutti gli altri sono invece coloro che sono ancora positivi al virus (in tutta la Lombardia, a ieri sera, erano 19.976).

Un numero alto, che seppur in modo lieve cresce ancora ogni giorno: ieri i nuovi positivi al Covid-19 in provincia di Milano erano 52 (di cui 23 a Milano città), in quella di Lodi 2. Ma che deve essere interpretato: oltre la metà dei casi, infatti, riguarda anziani che sono ricoverati nelle case di riposo milanesi e lodigiane, e ancora non sono diventati negativi ai tamponi di controllo. Sono 874, invece, le persone che hanno ancora sintomi, tanto da essere ricoverate o in isolamento a domicilio. E tutti gli altri? Oltre 1.500 contagiati, senza più sintomi ma in attesa di quel doppio tampone negativo necessario a tornare alla vita di tutti i giorni. Un piccolo esercito di persone, che gli uffici di corso Italia in alcuni casi hanno anche difficoltà a rintracciare per l’assenza di recapiti telefonici precisi, e che magari aspetta da settimane di essere sottoposto di nuovo all’analisi e, finalmente, “liberato”. continua a leggere

Ospedale di Alzano, primi due indagati per la mancata chiusura


L’ipotesi è epidemia e omicidio colposi. Ancora ignoti i nomi dei due iscritti sul registro. E sul caso della zona rossa, il sindaco di Bergamo Gori rivela in Comune: «Fontana mi disse che aveva un parere legale»

articolo: https://www.corriere.it/cronache/20_giugno_15/ospedale-alzano-primi-due-indagati-la-mancata-chiusura-8659b9f2-af46-11ea-a957-8b82646448cc.shtml?fbclid=IwAR1e6m2uJsZsx7ihr_UKxbQVY3itpFoUzCBVEVx0sdXH3xo1SkCRu74SH_k

Procedono sia l’inchiesta della magistratura, sull’ospedale di Alzano, sia le polemiche politiche, sulla mancata definizione, a inizio marzo, della zona rossa nello stesso Comune della Val Seriana e a Nembro. In Procura ci sono i primi due indagati sulla gestione del pronto soccorso, che fu chiuso e riaperto nel giro di tre ore, il 23 febbraio, dopo la scoperta dei primi due contagiati, poi deceduti. L’ipotesi è di epidemia e omicidio, colposi. L’identità delle persone sotto inchiesta non è nota. Nessun dirigente e nessun medico dell’Azienda socio sanitaria territoriale di Seriate, competente su Alzano, avrebbe ricevuto al momento informazioni di garanzia. Come persone informate sui fatti erano stati sentiti, già prima di metà maggio, l’ex direttore della Sanità regionale Luigi Cajazzo, il direttore generale dell’Asst di Seriate Francesco Locati e il direttore sanitario Roberto Cosentina.

Quel 23 febbraio – Tutti avevano spiegato che il pronto soccorso era stato riaperto soprattutto per far fronte all’epidemia e non perdere un presidio sul territorio: i magistrati tentano di capire se i pazienti con sintomi sospetti, ricoverati da più giorni prima di quel 23 febbraio, dovessero essere gestiti diversamente e se, a causa della loro presenza, non fosse necessaria una sanificazione più specifica sia del pronto soccorso sia dei reparti. L’intervento, secondo le dichiarazioni del dg Locati, era stato eseguito da personale interno, a differenza di quanto avvenuto a Codogno (lì il pronto soccorso rimase chiuso tre mesi). continua a leggere

Aeroporti, Linate resta chiuso per almeno un altro mese


Nel nuovo decreto del ministero dei Trasporti riaprono 25 aeroporti, ma quello di Milano resterà chiuso almeno fino al 14 luglio. Ipotesi riapertura in autunno

articolo: https://www.corriere.it/cronache/20_giugno_14/aeroporti-linate-resta-chiuso-almeno-altro-mese-655dab06-ae78-11ea-a6ad-39f8417949e6.shtml

Aeroporti, Linate resta chiuso per almeno un altro mese

L’aeroporto di Milano Linate resta chiuso almeno per un altro mese. Confermando quanto anticipato dal Corriere della Sera nei giorni scorsi nella serata di domenica 14 giugno la ministra delle Infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli — di concerto con il collega del dicastero della Salute Roberto Speranza — ha firmato il decreto «per razionalizzare il servizio del trasporto aereo» nell’ambito dell’emergenza sanitaria. Rispetto alla precedente decisione del 2 giugno il numero degli scali che possono gestire i voli passeggeri sale da 23 a 25. Ma nell’elenco manca proprio il city airport milanese che a questo punto si avvia al quarto mese di chiusura consecutiva.
L’elenco – Dal 15 giugno sono questi quindi gli scali italiani dove si può volare: Alghero, Ancona, Bari, Bergamo – Orio al Serio, Bologna, Brindisi, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Lamezia Terme, Lampedusa, Milano Malpensa, Napoli, Olbia, Palermo, Pantelleria, Parma, Pescara, Pisa, Roma Ciampino, Roma Fiumicino, Torino, Venezia e Verona. «Negli aeroporti commerciali non inclusi nell’elenco sono consentite le attività di aviazione generale», cioè i voli privati. Non è certo un elenco scolpito nella pietra, viene scritto nel decreto, perché l’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) «può sulla base delle ulteriori richieste ed esigenze di trasporto aereo, previo parere del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, modificare e integrare l’elenco di cui sopra».
I motivi della chiusura – Ma la decisione di prolungare la chiusura di Linate è la più evidente dell’ultimo decreto. Contro la riapertura giocano diversi fattori. L’aeroporto a pochi chilometri dal centro di Milano ha spazi ridotti che diminuiscono ulteriormente facendo rispettare il distanziamento sociale di almeno un metro tra i passeggeri. Non solo: in questo periodo all’interno del terminal proseguono i lavori di restyling e questo toglie ulteriore spazio ai flussi dei viaggiatori. C’è, poi, l’aspetto economico: con il traffico ai minimi storici e solo qualche migliaio di passeggeri negli aeroporti lombardi diventerebbe dispendioso per Sea, la società che gestisce Linate e Malpensa (che intanto riapre il Terminal 1 e chiude il T2), tenere aperto tutte le strutture. Per questo lo scalo cittadino potrebbe riaprire non prima di settembre-ottobre, salvo una decisione che gli addetti ai lavori definiscono «politica».

App Immuni, al via in tutta Italia


articolo: https://www.corriere.it/tecnologia/20_giugno_14/app-immuni-via-tutta-italia-900eb710-ae45-11ea-a6ad-39f8417949e6.shtml

Dopo la sperimentazione in quattro regioni, l’applicazione di tracciamento dei contatti è operativa in tutto il Paese. Come scaricarla e come funziona

Si (ri)parte: da oggi l’applicazione Immuni è operativa in tutta Italia (come scaricarla).
Come funziona? Quando un individuo riceve la diagnosi di positività al Covid gli viene chiesto se ha scaricato l’app (lo hanno già fatto in 2,5 milioni) e se vuole fornire il codice di sblocco generato dall’app stessa. Questo codice serve all’operatore sanitario per far partire l’invio di una notifica a chi ha Immuni sul suo smartphone e nei 14 giorni precedenti è stato a due metri di distanza dal positivo per almeno 15 minuti.
L’app è stata scelta dai ministeri di Innovazione e Salute e sviluppata dalla milanese Bending Spoons, basandosi sul sistema di Apple e Google, in modo tale che sia praticamente impossibile risalire all’identità di chi la usa… continua a leggere

App Immuni, i primi tre casi registrati in Liguria

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articolo: https://www.corriere.it/tecnologia/20_giugno_12/app-immuni-primi-tre-casi-registrati-liguria-123cb8bc-ace4-11ea-b5f6-e69744c83472.shtml

A cinque giorni dall’avvio delle sperimentazioni in 4 regioni, l’app registra i primi casi di positività al Covid-19. Lunedì l’avvio ufficiale in tutta Italia

Il sistema di tracciamento dei contagi, in Italia, può ufficialmente essere definito attivo. A cinque giorni dalla partenza delle sperimentazioni di Immuni, sono stati annunciati i primi tre casi di persone positive che hanno scaricato l’applicazione creata da Bending Spoons. E che dunque potranno permettere ora di informare tutti coloro che si sono trovati a contatti con loro negli ultimi giorni della possibilità di essere stati contagiati.

Tutti e tre gli utenti si trovano in Liguria, una delle regioni dove sono stati avviati i test insieme a Abruzzo, Marche e Puglia. Lo ha riferito lo stesso governatore Giovanni Toti, nel punto stampa serale: «Tre soggetti risultati positivi al tampone e che avevano scaricato la app Immuni sono stati forniti dalla nostra Asl del codice numerico per inserire l’allarme all’interno della app e, coloro che l’hanno attivata, ovviamente ne saranno avvisati. Credo sia uno strumento in più, utile a tracciare il contagio e tenerlo sotto controllo». La positività dei tre interessanti è stata registrata nel corso della settimana a Genova, nella Asl 3.

Immuni dà dunque la possibilità, per gli operatori sanitari, di inserire il codice alfanumerico di 10 caratteri associato a un utente risultato positivo al Covid-19 in un server che immediatamente sblocca l’invio, da parte dello smartphone dell’utente, di una notifica a tutti i cellulari delle persone (dotate di app) che nei 14 giorni precedenti hanno avuto contatti con lui. Stando a meno di due metri di distanza da lui per almeno 15 minuti. Nessun dettaglio su chi siano – e quanti – gli utenti che hanno ricevuto la notifica da parte di Immuni grazie ai primi tre casi registrati, anche perché l’app è progettata per rendere del tutto anonimi i contatti. Il server sa quante notifiche sono state inviate, quindi a un certo punto le autorità potrebbero rendere noto questo numero o far sapere quante persone si sono rivolte al medico di base dopo essere state allertate da Immuni.