1 novembre a Milano,


nel giorno della parata nera al Campo X in Darsena si legge Anna Frank

Occhi puntati sul raduno dell’ultradestra annunciato al Cimitero Maggiore. Dopo l’oltraggio degli ultras laziali, dalle 16 alle 18 saranno distribuite alcune copie del Diario e verranno letti i passi più significativi.

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Nel giorno del suo tredicesimo compleanno Anna Frank riceve in regalo un quadernino che utilizzerà come diario. Inizialmente riempito di annotazioni sul tema della scuola e degli amici, arriverà a mostrare la rapida maturazione morale della ragazza a causa della guerra e della persecuzione del popolo ebraico. La pubblicazione dei suoi scritti fu curata dal padre, Otto, unico sopravvissuto della famiglia all’olocausto. Dal 2009 il Diario di Anna Frank fa parte dell’ Elenco delle Memorie del Mondo dell’ UNESCO.

“Per rendere omaggio alla sua memoria e alle milioni di vittime della follia nazifascista, abbiamo scelto di invitare cittadini, studenti, rappresentanti politici, istituzionali, associazioni ed enti ad alternarsi al microfono, leggendo una pagina del suo Diario – spiega il presidente del Municipio 6, Santo Minniti -. Le derive nazifasciste e antisemite sono un problema che riguarda tutti e ogni attacco alla memoria è un attacco alle istituzioni democratiche, che richiede una risposta istituzionale: sulla resistenza al nazifascismo, sancita dalla nostra Costituzione, non siamo disponibili ad arretrare. Il Municipio 6 farà la propria parte, chiamando a raccolta cittadini, scuole, forze politiche, enti e associazioni”.

Tra le molte adesioni spicca quella della Comunità Ebraica di Milano: “Salutiamo con estrema gratitudine la manifestazione dedicata alla memoria di Anna Frank – commenta Davide Romano – un simbolo che ci ricorda come tra i 6 milioni di ebrei sterminati ci fossero anche 1,5 milioni di bambini. Tali mostruosità non devono più accadere in nessun luogo del mondo. Serbarne la memoria è importante proprio per questo, tanto più di questi tempi, dove i continui tentativi di cancellare o relativizzare la Shoah sono all’ordine del giorno”.

E’ stato lo stesso sindaco Giuseppe Sala, solo ieri, a far sentire la sua voce per condannare ancora il raduno dell’estrema destra per commemorare i caduti di Salò. Il primo cittadino ha chiesto al prefetto “di sorvegliare il cimitero affinché non ci siano segni, bandiere e apologia di qualcosa di terribile come il fascismo”. Il livello di allerta è alto perché c’è il timore che si ripeta quanto accaduto il 29 aprile scorso, quando i neofascisti raggirarono i divieti della prefettura (che in accordo con il sindaco aveva ridimensionato la manifestazione del 25 aprile proibendo all’interno del cimitero l’esibizione di simboli fascisti, labari, bandiere e gesti rievocativi) presentandosi a sorpresa, in mille circa tra militanti di CasaPound e di Lealtà e Azione, in maglia nera e capo rasato ed esibendosi in un saluto romano di massa.

Un beffa che Sala non vuole più vedere, soprattutto dopo aver deciso di tenere il punto sui fiori al Campo 10 rispondendo alla proposta lanciata lo scorso settembre dall’assessora alla Sicurezza Carmela Rozza che per ragioni di “umana pietà” aveva chiesto un’unica corona per il Campo 10 e per il Campo della Gloria, dove sono sepolte le spoglie di più di 3.500 caduti della lotta di Liberazione. “Niente fiori ai morti della Rsi”, aveva detto Sala. E a maggior ragione oggi niente simboli neofascisti.

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