Christian Eriksen, malore durante Danimarca-Finlandia
Malore per il giorcatore dell’Inter al 43′ del primo tempo: necessario un massaggio cardiaco. Il giocatore attualmente è in ospedale. L’Uefa ha comunicato la “sospensione del match per un’emergenza medica“. Tutti gli aggiornamenti in tempo reale su Sky Sport 24 e qui sotto nel nostro liveblog
Il comunicato della Uefa: “Eriksen in ospedale e stabilizzato”
“A seguito dell’emergenza medica che ha coinvolto il giocatore danese Christian Eriksen, si è svolta una riunione di emergenza con entrambe le squadre e gli ufficiali di gara e ulteriori informazioni saranno comunicate alle 19.45. Il giocatore è stato trasferito in ospedale ed è stato stabilizzato“
(ANSA) – Milano, 12 giugno 2021 – Arrivano messaggi di supporto sui social per Christian Eriksen dall’Inter e dai suoi compagni in nerazzurro, dopo il malore in campo del centrocampista della Danimarca durante la gara contro la Finlandia. “Forza Chris!”, ha scritto il presidente dell’Inter Steven Zhang su Instagram, pubblicando una foto insieme al giocatore.
“Forza Chris, dai Chris!“, il messaggio di Lautaro Martinez. “Forza Chris, per favore! Prego per te amico mio“, le parole di Hakimi. “Forza fratello, più forte di sempre“, ha aggiunto Alessandro Bastoni.
“Siamo tutti con te“, ha scritto invece Milan Skriniar. (ANSA).
Il giocatore danese dell’Inter è stramazzato a terra al 43′ del primo tempo. Terribili le immagini dei soccorsi eseguiti sul prato del Parken tra i giocatori e il pubblico in lacrime. Interrotta la partita
Dramma a Copenaghen durante Danimarca-Finlandia. Christian Eriksen, il giocatore danese dell’Inter, è stramazzato a terra all’improvviso al 43′ del primo tempo della partita in corso allo stadio Parken. In un silenzio irreale, tra i giocatori e il pubblico in lacrime, si sono visti i sanitari eseguire il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca al giocatore. Nelle immagini della partita si vede chiaramente Eriksen che correndo rientra dalla linea di fondo, comincia a barcollare e cade da solo in avanti quasi senza forza. Immediato l’intervento dei sanitari, la partita è stata interrotta.
Sul campo ha assistito ai soccorsi in lacrime la moglie di Eriksen, scesa dalle tribune e sostenuta sul terreno di gioco dal portiere Schmeichel e da Kjaer.
Eriksen, malore in Danimarca-Finlandia, paura agli Europei 2021: diversi massaggi cardiaci
Il centrocampista della Danimarca Christian Eriksen si è accasciato a terra, improvvisamente, al 42esimo minuto della partita Danimarca-Finlandia, sfida della prima giornata degli Europei 2021. La sfida, che si giocava a Copenaghen, è stata immediatamente sospesa.
Eriksen, calciatore dell’Inter, è stato sottoposto a massaggi cardiaci, anche con un defibrillatore. Gli interventi sul fuoriclasse, che ha 29 anni, sono stati almeno tre.
Eriksen al momento appare ancora incosciente anche se un fotografo dell’agenzia Reuters— citato dall’agenzia stessa — avrebbe visto il calciatore alzare la mano mentre veniva portato fuori dal campo sulla barella.
Compagni e avversari sono sconvolti, con i danesi che fanno muro intorno ai soccorsi per preservare la privacy del centrocampista. In campo la moglie del campione, in lacrime, subito abbracciata dal capitano Kjaer e dal portiere Schmeichel.
Lo stadio di Copenaghen è ammutolito.
Dopo una quindicina di minuti i giocatori finlandesi sono rientrati negli spogliatoi in segno di rispetto, mentre quelli danesi sono rimasti ancora sul campo intorno al campione.
Dopo 20 minuti la barella, circondata da due teli, ha scortato Eriksen fuori dal campo accompagnata dai giocatori.
La dinamica – Christian Eriksen si è accasciato a terra, improvvisamente, attorno al minuto 43 del primo tempo di Danimarca-Finlandia. Il centrocampista si è avvicinato a un compagno di squadra per ricevere la rimessa laterale. Senza che ci fossero scontri con compagni di squadra o avversari, il centrocampista danese, dopo alcuni passi, è caduto a terra, privo di sensi. I compagni e gli avversari, insieme con l’arbitro, hanno immediatamente chiamato i medici che, entrati in campo, hanno avviato le procedure per rianimare il calciatore. I compagni, seppur sconvolti, hanno iniziato a fare scudo al giocatore.
Il primo progetto presentato a luglio 2019. Il 19 giugno prossimo scade la proroga ai club per presentare le integrazioni. La giunta dovrà dare una nuova dichiarazione di pubblico interesse. Sala: tengo il dialogo aperto. Ma i tempi si allungano. Ecco i numeri del piano urbanistico.
Era il 10 luglio di due anni faquandoMilan e Inter depositarono in Comune il primo studio di fattibilità per il nuovo stadio da realizzare nel parcheggio dell’attuale impianto. Due anni dopo, si è in attesa che gli stessi due club spediscano al medesimo indirizzo gli ultimi documenti (relativi soprattutto ai rispettivi assetti societari) in relazione al secondo progetto di fattibilità dell’opera. Di fatto si è tornati al punto di partenza, anche se questi 23 mesi sono serviti se non altro al Comune a fissare, sull’ipotetico nuovo terreno di gioco, una lunga serie di paletti di natura urbanistica e non solo (le famose sedici condizioni votate dall’aula di Palazzo Marino nel novembre del 2019 e allegate alla prima dichiarazione di pubblico interesse).
Prima che la giunta possa ora dare un secondo via libera al progetto, nel frattempo adeguatamente riveduto e corretto, di un San Siro «bis», le società devono appunto produrre altra documentazione. La scadenza dell’ultima proroga richiesta da Inter e Milan è in calendario per sabato prossimo, 19 giugno.
In Commissione consiliare i tecnici hanno fatto ieri il punto sulla lunga vicenda. In sintesi: l’aggiornamento presentato dalle due società prevede la realizzazione di un nuovo impianto per il calcio e altri eventi, la rifunzionalizzazione del Meazza (di cui si prevede il parziale mantenimento, mediante la realizzazione di undistretto dedicato allo sport e all’intrattenimento) e un «comparto plurivalente» con funzioni di carattere privato su una superficie di 145mila metri quadrati suddivisa in commerciali, terziarie e ricettive, oltre a funzioni sportive e museali «convenzionabili con il Comune». La proposta interessa una superficie complessiva di 290mila metri quadrati, di cui solo 99mila «occupati» dal nuovo stadio. L’impianto avrà una capienza massima di 60mila spettatori, mentre l’area complessiva sarà affidata ai club attraverso la concessione del diritto di superficie per 90 anni.
Nonostante l’impasse, il sindaco garantisce che non ci saranno passi indietro del Comune. «Con le caratteristiche e le prudenze che devo avere, confermo la disponibilità dell’amministrazione a dialogare con le squadre, capendo la loro necessità di avere un impianto nuovo», ha detto Beppe Sala: «Non faccio un passo indietro, ma porrò le attenzioni necessarie al caso». Soprattutto nella maggioranza di centrosinistra crescono però le perplessità. Carlo Monguzzi (Pd) dà voce al fronte del no: «Ristrutturiamo il Meazza. Un secondo stadio, tonnellate di nuova edificazione e addirittura un nuovo centro commerciale non servono al quartiere ma solo alle casse delle società in crisi». Sull’altro fronte il forzista Alessandro De Chirico lancia l’allarme opposto: «La sinistra ha deciso da tempo di non decidere. Più più passa il tempo e più il rischio di far scappare a gambe levate Inter e Milan dal Meazza diventa fondato». Il presidente nerazzurro Steven Zhang, intervistato ieri daSky, si limita per ora a ribadire il concetto di sempre: «È molto importante costruire un nuovo stadio, una struttura innovativa per il club. Senza rimarremmo indietro rispetto agli altri club che hanno già fornito una struttura migliore per i tifosi».
Un positivo variante indiana, richiesto sequenziamento per altri
(ANSA) – Milano 12 giugno 2021 – Un focolaio Covid con 10 casi, di cui uno da variante indiana, è stato scoperto in una palestra di Milano che aveva riaperto lo scorso 24 maggio. Lo rende noto ATS Città Metropolitana di Milano, spiegando che, visto che un caso ha evidenziato infezione da variante indiana, è stato richiesto il sequenziamento per gli altri 9.
Tutti i casi sono in isolamento.
L’Agenzia ha inoltre identificato 140 frequentatori della palestra che dal 24 maggio (data di apertura della palestra) al 31 maggio (data di presenza dell’ultimo caso) hanno avuto contatti con almeno uno dei 10 casi rilevati. Sono stati tutti invitati a eseguire un test antigenico o molecolare presso la rete dei punti tampone e dei drive through di ATS. (ANSA).
Miami – Un incendio in una sottostazione elettrica sull’isola americana di Porto Rico ha gettato nell’oscurita’ migliaia di residenti da ieri sera. Luma Energy, l’azienda che fornisce energia elettrica, ha fatto sapere di aver subito un attacco informatico.
“C’e’ stato un incendio in un trasformatore nella sottostazione di Monacillo“, un distretto della capitale San Juan, ha detto la società due ore dopo aver spiegato di essere stata l’obiettivo di un attacco hacker che ha reso “difficile” per i clienti l’accesso ai propri account online.
Ecco come cambia la campagna vaccinale che va avanti senza stop. Chi ha ricevuto la prima dose con AstraZeneca farà una dose a mRna
Roma. Adesso che le somministrazioni quotidiane si avvicinano a quota 600.000, l’obiettivo è non fermare la macchina. L’ennesimo cambio in corsa sull’utilizzo di AstraZeneca, non dovrebbe compromettere la marcia verso l’immunità di gregge fissata per settembre. Le Regioni si dicono pronte: gli appuntamenti per gli under 60 che hanno ricevuto la prima dose con AstraZeneca saranno rispettati. I richiami verranno fatti con Pfizer e Moderna, le dosi — rassicura il generale Figliuolo — almeno per il momento, ci sono. Anche se un impatto ci sarà e porterà ad un rallentamento, non fosse altro che per riprogrammare i primi appuntamenti a seconda della effettiva disponibilità delle dosi nei frigo delle Regioni e non su quella del calendario delle consegne che presenta ancora qualche punto interrogativo, a cominciare dai 6,4 milioni di Curevac ancora in attesa di approvazione e dosi previste entro settembre. «Siamo lisci lisci — ammette il generale Figliuolo — ci eravamo lasciati un certo margine di disponibilità che ora si è assottigliato vuoi per la nuova fascia di giovanissimi da vaccinare (12-16 anni) e ora per questa gamba del tavolo che cede. Ma sono ottimista e penso che se non ci saranno altri imprevisti e se non dovremo vaccinare anche i piccoli dai 6 anni in su, a settembre chiuderemo la partita».
I vaccinati con AstraZeneca – I più disorientati in queste ore sono gli under 60 (poco più di un milione) che hanno ricevuto la prima dose di AstraZeneca e ora faranno il richiamo con un vaccino a Rna messaggero, Pfizer o Moderna. La prima domanda è: quando? Le Regioni stanno affannosamente facendo i conti con la disponibilità delle dosi, ma in linea di massima dovrebbe essere rispettata la scadenza dei tre mesi dalla prima somministrazione. Lombardia, Liguria, Lazio, Veneto, Toscana, sono pronte: già da oggi gli under 60 che avevano l’appuntamento per il richiamo avranno iniettato Pfizer o Moderna, solo gli over 60 riceveranno di nuovo AstraZeneca. E chi non è convinto dalla novità della vaccinazione con due farmaci diversi? Resta fermo il principio che il vaccino non si può scegliere e questa volta l’indicazione alle Regioni è perentoria: niente AstraZeneca a chi ha meno di 60 anni. Dunque nessuno potrà chiedere di avere fatta la seconda dose con il siero di Oxford ma essendo la vaccinazione un trattamento sanitario allo stesso tempo non si potrà essere obbligati a riceverlo. Al massimo si potrà rifiutare il richiamo. I tempi lunghi ( 12 settimane) diluiranno gli eventuali problemi di disponibilità di Pfizer e Moderna per le seconde dosi che potrebbero slittare al massimo di qualche giorno.
Addio agli Open day – Tutti annullati gli appuntamenti del weekend per la somministrazione di massa di AstraZeneca, la strategia adottatta da molte Regioni per allettare i più giovanisenza appuntamento verrà messa da parte. Per altro in sintonia con la prospettiva di chiudere in estate gli hub e affidare la conclusione della campagna a medici di famiglia e pediatri più affidabili anche per l’anamnesi dei loro pazienti, soprattutto i ragazzi.
Farmacie e aziende – Lo stop per ora non riguarda l’altro vaccino ad adenovirus. Il monodose Johnson continuerà dunque ad essere somministrato nelle farmacie a chi lo prenoterà, anche under 60, nonostante esista una raccomandazione ad utilizzarlo solo per i più anziani. E un contraccolpo potrebbe subire anche la campagna vaccinale nelle aziende dove la platea dei lavoratori a cui poter somministrare AstraZeneca e Johnson si riduce.
Le dosi in frigo – Di AstraZeneca, a questo punto, ne avremo fin troppo: se pure si vaccinassero tutti i 3, 5 milioni di over 60 che ancora mancano all’appello, occorrerebbero 7 milioni di dosi per loro e 4 milioni per quelli che hanno già ricevuto la prima dose. Ma tra le fiale in giacenza e quelle in arrivo nel terzo trimestre siamo già a 15 milioni. Almeno 4, dunque ( ma saranno sicuramente di più) resteranno inutilizzate e verranno destinate al progetto Covax per i Paesi senza accesso ai vaccini.
Furto codice sorgente, ‘nessun rischio per la privacy’
Attacco hacker contro Electronic Arts, uno dei giganti mondiali dei videogiochi. “Stiamo indagando la recente intrusione nella nostra rete con la quale è stato rubato un ammontare limitato di codice sorgente“, afferma la società in una nota, sottolineando che gli hacker non hanno avuto accesso ai dati dei giocatori e “non c’è ragione di ritenere che la privacy” di chi gioca “sia a rischio“.
“Ogni volta che trapela un codice sorgente tutti dovrebbero preoccuparsi.
Con queste preziose informazioni in possesso, gli hacker possono facilmente vedere il funzionamento interno di un gioco, sfruttare delle falle di sicurezza e persino fare il reverse engineering dei giochi con scopi dannosi – spiega Marco Fanuli, Security Engineer Team Leader di Check Point Italia– Se gli hacker procedono con la vendita del furto nel darkweb, queste attività malevoli possono essere scalate. Alcuni report ci dicono che il codice sorgente di questo leak che coinvolge EA Games è già stato pubblicizzato nel darkweb. La cosa non sorprende, dato che gli hacker di solito sono veloci a monetizzare ciò che rubano, persino tali informazioni proprietarie che possono fruttare molti soldi agli hacker“
Il passaggio permesso dai dati delle ultime settimane. Fine del coprifuoco, sì a ristoranti e bar all’aperto, resta l’obbligo delle mascherine
La Lombardia si prepara ad entrare in zona bianca da lunedì 14 giugno insieme a Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia e provincia di Trento. Un passaggio che è stato reso possibile dai dati delle ultime settimane e che segnano il ritorno di una normalità simile a quella del passato. Per entrare in zona bianca una Regione deve avere un’incidenza di contagi sotto i 50 casi ogni 100 mila abitanti per tre settimane consecutive: nell’ultima settimana l’incidenza è stata più che dimezzata: 22 casi per 100mila abitanti. “Lo dobbiamo anche a tutti quelli che si sono sottoposti alla vaccinazione“, ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Ecco allora le restrizioni che cadranno con il passaggio in zona bianca.
Addio coprifuoco – Dopo che lunedì scorso era stato posticipato a mezzanotte, con il passaggio in zona bianca viene praticamente meno insieme a molte altre restrizioni.
Ristoranti, bar all’aperto e distanziamento – Nessun limite per ristoranti e bar all’aperto, al chiuso invece resta il limite delle sei persone a tavolo. Resta l’obbligo delle mascherinee del distanziamento sociale
Le riaperture – Riaprono le discoteche anche se non si potrà ballare in pista. Possono riaprire le piscine al coperto, i centri benessere e termali, le fiere, le sagre i convegni e i congressi, i parchi tematici e di divertimento, le sale bingo e i casinò. Anche gli eventi sportivi che si tengono al chiuso sono aperti al pubblico e sono consentiti i banchetti dopo le cerimonie civili e religiose (dai matrimoni alle comunioni).
Bronzo ai Giochi olimpici del ’72 a Monaco nei 1500, aveva 75 anni
Paola Pigni (Milano, 30 dicembre 1945 – Roma, 11 giugno 2021) è stata una mezzofondista italiana, medaglia di bronzo agli Europei 1969 ed ai Giochi olimpici di Monaco di Baviera 1972.
Paola Pigni, leggenda dello sport italiano, bronzo ai Giochi olimpici del ’72 a Monaco nei 1500, è morta. Lo apprende l’Ansa in ambienti dello sport.
Paola Pigni Aveva 75 anni. Nata a Milano il 30 dicembre 1945, ha iniziato come velocista (12.9 nei 100 e 27.0 nei 200 a 16 anni), salendo poi fino ad accasarsi di preferenza nei 1500 metri. Non esita però ad esplorare il fondo, avventurandosi perfino nella maratona, corsa a Roma il 31 dicembre del 1971 (la San Silvestro del Cus Roma) in 3h00:43.
Nella Notturna di Milano del 1969 porta a 4:12.4 il record mondiale dei 1500 metri dopo aver superato sul passo l’olandese Maria Gommers (4:15.0). Sono tempi di rapida evoluzione per il mezzofondo femminile e più tardi, nella stessa stagione, ai campionati Europei di Atene, pur migliorandosi ulteriormente con 4:12.0, deve accontentarsi del terzo posto dietro Jaroslava Jehlicková (4:10.7, nuovo record del mondo) e la stessa Gommers (4:11.9). Lo stesso fenomeno, e in forma ancor più eclatante, si verifica ai Giochi olimpici del 1972 a Monaco: pur migliorando il suo record italiano tre volte nel giro di cinque giorni (4:09.53 in batteria, 4:07.83 in semifinale e 4:02.85 in finale), nella gara decisiva finisce ancora terza, dietro la russa Lyudmila Bragina (4:01.38, nuovo record del mondo) e la tedesca dell’Est Gunhild Hoffmeister (4:02.83).
In mattinata l’ex azzurra aveva partecipato alla cerimonia per la Festa dell’Educazione alimentare nelle scuole nella tenuta presidenziale di Castel Porziano alla quale era presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Paola Pigni era all’evento con la rappresentanza delle Legends di Sport e salute. Subito dopo si è sentita male, è stata immediatamente trasportata all’ospedale Sant’Eugenio dove però è deceduta.
E’ la Cia Technima Sud Europa di Roletto: una trentina i dipendenti, tutti in salvo. Chusa la statale dei laghi di Avigliana
Un’alta colonna di fumo nero si è alzata dalla fabbrica di vernici Cia Technima Sud Europa di Roletto, nel Pinerolese, dove stamattina é scoppiato un incendio di grandi dimensioni. Due case vicine allo stabilimento sono state evacuata, ma non ci sarebbero feriti. In via Santa Brigida 43 stanno operando cinque squadre dei vigli del fuoco per spegnere le fiamme che hanno invaso la fabbrica cercando di limitare i danni che sembrano ingenti. Dall’esterno si sentono anche i rumori di diverse esplosioni.
Lo stabilimento, che produce bombolette spray e in cui lavorano una trentina di persone; é stato subito evacuato. Tre pattuglie dei carabinieri sono sul posto insieme con il personale del 118e dell’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente. E’ stata temporaneamente chiusa anche la statale dei Laghi di Avigliana per consentire il passaggio dei mezzi di soccorso. E dall’Arpa: spiegano: “Sono stati avviati i controlli per la ricaduta dei fumi in prossimità dell’incendio e nelle aree adiacenti. I campionamenti dell’aria stanno proseguendo così come quello delle acque di spegnimento per verificare che queste non si riversino in bialere e rii. Arpa sta effettuando ulteriori campionamenti attraverso canister“.
Il sindaco di Pinerolo Luca Salvai: “Siamo in attesa di notizie ufficiali dagli organi preposti. Nel frattempo, a titolo precauzionale, invito la cittadinanza a non uscire se non necessario, non recarsi sul luogo dell’incidente ed evitare, per oggi, di fare sport all’aria aperta, soprattutto sulla collina di Pinerolo verso Roletto”
Roletto: incendio alla fabbrica di vernici Cia Technima
E’ successo nella notte a Tavazzano con Villavesco dove i dipendenti della FedEx Tnt licenziati stavano manifestando: soccorse 9 persone
Violenti scontri, stanotte, in un deposito di un’azienda di logistica di via Orecchia, a Tavazzano con Villavesco, nel Lodigiano. La situazione è degenerata mentre era in corso un presidio organizzato da lavoratori licenziati da un’altra ditta di logistica di Piacenza. “Si tratta di lavoratori – spiegano fonti sindacali – della FedEx Tnt che, arrivati a Tavazzano hanno trovato persone che si ritiene possano anche essere guardie private, che li hanno assaliti anche con bastoni e taser“.
Alla fine degli scontri nove persone sono state soccorse dai sanitari del 118. Per una di loro è stato ritenuto necessario il ricovero al policlinico di Pavia per un trauma facciale grave. E quell’uomo riverso a terra con il sangue al naso è l’immagine postata dal sindacato Si Cobas nazionale per denunciare quanto è accaduto.
Secondo la ricostruzione dei sindacati, il presidio dei circa 40 lavoratori di Si Cobas sarebbe stato attaccato da una “squadraccia” “mimetizzatasi tra i lavoratori“
Dal 14meno restrizioni per la Provincia di Trento, la Lombardia, il Lazio, l’Emilia-Romagna, il Piemonte e la Puglia. E dal 21 passeranno in bianco anche la Toscana, la Sicilia, le Marche, la Provincia di Bolzano, la Basilicata, la Calabria e la Campania. Infine il 28, sarà la volta della Valle d’Aosta
L’Rt nazionale resta basso, cioè ha lo stesso valore della scorsa settimana: 0,68. E in base ai dati dell’incidenza, da lunedì diventano bianche la Provincia di Trento, la Lombardia, il Lazio, l’Emilia-Romagna, il Piemonte e la Puglia. Entrano cioè nella zona con meno restrizioni oltre 28 milioni di italiani, quasi la metà degli abitanti del Paese. Sono i risultati dell’analisi della Cabina di regia dell’Istituto superiore di sanità e del ministero alla Salute, che valuta l’andamento dell’epidemia.
Calano molto i contagi e quindi scende l’incidenza. Con questa tendenza, dal 21 giugno passeranno in bianco la Toscana, la Sicilia, le Marche, la Provincia di Bolzano, la Basilicata, la Calabria e la Campania. Infine, il 28, sarà la volta della Valle d’Aosta.
Come ormai noto per entrare in zona bianca bisogna avere un numero di casi per 100mila abitanti inferiore a 50 per tre settimane di seguito. Ormai tutte le Regioni italiane sono ampiamente sotto quella soglia. Ecco di dati da venerdì scorso a ieri che verranno valutati (e arrotondati) dalla Cabina di regia. Abruzzo 19,5, Basilicata 39, Calabria 36, Campania 30,7, Emilia-Romagna 21,5, Friuli Venezia Giulia 19,3, Lazio 23, Liguria 10,2, Lombardia 23,1, Marche 28,1, Molise 8,7, Piemonte 22,7, Provincia di Bolzano 31,2, Provincia di Trento 24,8, Puglia 25,1, Sardegna 11,7, Sicilia 39,9, Toscana 27,9, Umbria 20,7, Valle d’Aosta 30,4, Veneto 14,6.
Presunta violenza sessuale a Siena. Ai domiciliari Manolo Portanova del Genoa
FIRENZE – La cena fuori con gli amici, l’invito a trascorrere il resto della serata in un festa “riservata” nella zona, laviolenza. Dopo i casi delle scorse settimane, un altro giovane calciatore resta invischiato in un’inchiesta per violenza sessuale. Si tratta di Manolo Portanova, 21 anni, centrocampista del Genoa (e dell’Under 21) con un passato nelle giovanili della Juventus, arrestato nei giorni scorsi dalla questura di Siena in esecuzione di una misura cautelare. Con lui sono finiti ai domiciliari altri due ragazzi di 18 e 20 anni, mentre un diciassettenne è indagato a piede libero. Ad accusarli la testimonianza di una ragazza di 21 anni, che nella denuncia avrebbe fatto anche riferimento ad alcuni video girati col cellulare. “lo hanno fatto in buona fede, quei filmati dimostreranno che si è trattato di un rapporto consensuale“, commenta l’avvocato Duccio Panti, che assiste uno dei tre arrestati. Nei prossimi giorni, su ordine della Procura, si terrà un incidente probatorio per estrarre i file video dai telefonini degli indagati e della vittima.
Secondo la ricostruzione la violenza si è consumata la notte tra il 29 e 30 maggio in un appartamento a Siena. La ragazza è uscita a cena insieme con amici, poi ha accettato l’invito di un altro gruppo a trascorrere in un appartamento il resto della serata, tra musica e forse qualche bicchiere. Proprio durante la notte si è ritrovata da sola in una stanza con il gruppetto di ragazzi e la situazione è precipitata: la violenza sarebbe andata avanti a lungo, ma nessuno tra i presenti nell’appartamento si è accorto di nulla.
Le indagini sono partite così il giorno successivo, quando la ragazza si è presentata in questura per denunciare. Dopo aver raccolto i primi riscontri, in particolare il referto medico in cui si evidenziavano segni compatibili con una violenza sessuale, la Procura ha chiesto e ottenuto in breve le misure cautelari. Le indagini proseguono ora per cercare altri riscontri e stabilire eventuali altre responsabilità: per questo motivo nei prossimi giorni saranno sentite di nuovo le persone che si trovavano nell’appartamento.
Altri elementi, infine, potrebbero arrivare dagli interrogatori di garanzia. Ieri sono comparsi di fronte al gip due degli arrestati: uno si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre l’altro ha risposto alle domande ammettendo il rapporto sessuale ma respingendo con forza le accuse di violenza.
Quasi terminati i lavori di restauro, aprirà ad ottobre e sarà dedicato a Gaber
Dai tavoli del ristorante panoramico – si parla dell’arrivo di uno chef stellato – si potrà mangiare assistendo agli spettacoli o alle prove in palcoscenico a seconda degli orari. Le ampie finestre del locale, infatti, se da un lato si affacciano su via Larga dall’altro guardano direttamente dentro il teatro dall’altezza di quella che normalmente è la piccionaia. Per ricavare lo spazio – 400 metri quadrati – sono state smontate una ventina di file della balconata (300 posti), riducendo le poltrone a 1.517 in tutto, “numero, tra l’altro, in linea con le norme di sicurezza” spiega l’architetto Mariani. Un intervento che, senza interferire troppo con le volumetrie, darà sicuramente un tocco di charme al teatro.
Il teatro Lirico di Milano, chiuso dal 1999, riaprirà al pubblico a ottobre per una nuova stagione di spettacoli e sarà intitolato a Giorgio Gaber. Sono infatti terminati i lavori di restauro, dopo vari slittamenti: l’attività dei cantieri finirà il 30 giugno e il 15 luglio il teatro verrà consegnato dal Comune al gestore, Stage Entertainment, che completerà gli arredi e gli spazi commerciali. I risultati dei lavori che hanno riportato il teatro, progettato da Giuseppe Piermarini, al suo antico splendore sono stati illustrati nel corso di un sopralluogo della commissione consiliare del Comune di Milano. Il restauro, di tipo conservativo, ha avuto un costo complessivo di 16 milioni di euro, ora il Lirico potrà ospitare 1.517 persone, 798 in platea, 505 in galleria, 120 nel primo ordine di balconata e 36 nel secondo. Il nuovo Lirico sarà intitolato a Giorgio Gaber, “che qui ha segnato uno dei capitoli più importanti del teatro canzone. E ci sembrava doveroso conservare questo aspetto di memoria all’intitolazione a un grandissimo artista della nostra Milano“, ha spiegato l’assessore alla Cultura del Comune, Filippo Del Corno. Tra le principali novità ci sono il posizionamento in buca dell’orchestra sinfonica e la zona riservata al ristorante panoramico da cui si avrà una vista sul teatro. Il Lirico nella sua parte esterna non ha subito alcuna variazione mentre la parte interna è stata completamente riqualificata ed è stato restaurato il mosaico che si trova all’ingresso. Il gestore Stage Entertainement è stato individuato con un bando di gara e porterà al Lirico una programmazione che andrà dai concerti di musica classica, jazz e leggera, agli spettacoli di cabaret, di danza nonché di prosa in chiave moderna oltre a quelli legati ad una nuova accessibilità dell’opera lirica.
Ecco la principale novità che emerge alla fine dei faraonici lavori di ristrutturazione che, dopo 5 anni di cantiere abitato da una schiera di maestranze arriviate fino a 85 in contemporanea, restituiscono a Milano uno dei sui teatri più antichi, il Lirico, nato come Teatro della Cannobiana su progetto di Piermarini e inaugurato solo un anno dopo il Teatro alla Scala (nel 1779). Il cantiere è quasi finito e lo spazio, 13 mila metri quadrati, verrà consegnato alla Stage Entertainment il 15 luglio. “Da contratto – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Marco Granelli – il gestore ha 90 giorni per completare le rifiniture“, che sono le poltrone, il corrimano, l’allestimento dei bar, il guardaroba e così via. Questo significa che entro metà ottobre, 22 anni dopo l’ultima alzata di sipario, la grande ferita della città sarà finalmente ricucita. continua a leggere
È accaduto in pieno centro, in una delle zone maggiormente trafficate della città Avviati accertamenti per chiarire le cause dell’incendio. Passeggeri in salvo
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Un autobus dell’Amtab, l’azienda che gestisce il trasporto urbano, ha preso fuoco questa mattina a Bari sul lungomare, all’altezza del teatro Margherita. Si tratta di una vettura della linea B, il bus navetta che conduce alla spiaggia di Pane e pomodoro. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e la polizia municipale.
Nessun ferito – I passeggeri sono riusciti a scendere, nessuno è rimasto ferito ma sul lungomare e nelle strade vicine ci sono stati momenti di panico. La colonna di fumo è stata notata in diversi punti della città. La vettura è un modello mercedes snodato di 18 metri del 2006.
Il precedente – In una nota l’azienda precisa che l’ultimo episodio di un bus in fiamme a Bari risale a gennaio del 2018 e spiega che «le fiamme si sono propagate partendo dal vano motore». Per quanto riguarda le cause dell’incidente, l’Azienda ipotizza che ci sia stata «una perdita di olio dell’idroguida finita su di un parte incandescente».
Bari, autobus Amtab prende fuoco davanti al Margherita
Venti milioni le persone coinvolte, ci saranno anche i sanitari e le forze dell’ordine. Si partirà a gennaio, a un anno dalle prime dosi. Non più negli hub ma negli ambulatori
L’obiettivo principale sono le persone a rischio. I circa 20 milioni di italiani fragili per età, per patologia e per attività professionale. Il vaccino è quello di Pfizer. Il luogo sono gli ambulatori di medici e pediatri di famiglia. I tempi sono il punto interrogativo più importante, al quale si cerca di dare risposta in questi giorni. Il ministero alla Salute ha iniziato a lavorare al piano per la terza dose del vaccino anti Covid. Ci sono già stati confronti anche con la struttura commissariale guidata dal generale Francesco Figliuolo, per disegnare il domani della lotta al coronavirus. Il pilastro è uno: bisogna uscire dalla logica dell’emergenza e passare a quella della programmazione, prendendo spunto dalla campagna contro l’influenza.
Si punta su Pfizer – Tra i punti fermi al momento c’è il vaccino che verrà utilizzato. Del resto la Commissione europea ha già detto di non voler confermare per l’anno prossimo i contratti con chi produce quelli a vettore virale, in particolare AstraZeneca. C’è invece un accordo per l’acquisto di 900 milioni di dosi di Pfizer, basato sulla tecnologia dell’Rna messaggero che viene considerata molto affidabile per efficacia e sicurezza.
Una campagna per i fragili – Al momento l’idea è che la terza dose vada fatta almeno a coloro che rischiano di più se si ammalano di Covid e quindi gli anziani, dai 60-65 in su e ai fragili per motivi di salute. Poi ci sono coloro che sono a contatto con queste persone, cioè gli operatori sanitari, e coloro che svolgono lavori essenziali come le forze dell’ordine.
Potrebbe bastare coprire queste persone, circa un terzo della popolazione totale, per stare tranquilli di fronte a un virus il cui destino sarebbe quello di diventare endemico, come quello influenzale che (di solito) si presenta leggermente diverso ogni anno ed è pericoloso soprattutto per anziani e malati. Al ministero sanno che sarebbe molto comodo iniettare la terza dose contro il Covid insieme a quella dell’antinfluenzale, che viene somministrata di solito da novembre in poi.
L’incognita dei tempi – C’è però il problema dei tempi, perché novembre sarebbe troppo presto per fare la terza dose. Il green pass è valido fino a nove mesi dopo la chiusura del ciclo vaccinale ma ormai è certo che la copertura duri almeno un anno. Visto che le prime persone hanno fatto il vaccino a gennaio, non avrebbe senso chiamarle già in autunno. “Sarà una campagna molto spalmata nel tempo, che potrebbe arrivare a marzo, aprile o maggio — dice Silvestro Scotti, segretario della Fimmg, il principale sindacato dei medici di famiglia — Sono d’accordo con l’idea di coprire solo i fragili ma intanto bisogna diffondere la vaccinazione nel mondo, per evitare che nascano varianti pericolose”.
Tutti negli ambulatori – A Scotti va bene che la vaccinazione avvenga negli studi di medici e pediatri, come già per l’antinfluenzale. Quella campagna però è concentrata in pochi mesi, quindi andrà disegnata un’organizzazione adeguata. Il personale sanitario, invece, riceverà la somministrazione in Asl e ospedali, come avviene normalmente anche per prevenire la malattia stagionale.
Aziende in pressing e varianti – La terza dose, pensano al ministero, potrebbe servire a contrastare le varianti di coronavirus che stanno circolando adesso quando calerà l’immunizzazione della popolazione. Del resto sono efficaci anche contro quella ora più temuta, l’indiana. Ma se ci saranno cambiamenti significativi del coronavirus l’industria potrebbe modificare leggermente il vaccino per contrastarle. Proprio l’industria in questi giorni sta diffondendo il più possibile l’idea che la terza dose sarà certamente necessaria, puntando anche sugli altri vaccini che ha sul mercato magari per abbinarli a quello anti Covid. Se è tutto marketing o se davvero servirà il richiamo lo si capirà tra un po’ di tempo. Intanto il ministero si organizza per essere pronto nel caso il piano terza dose diventi necessario.
In un passaggio molto breve del keynote di aperturadella Worldwide Developer Conference, la vicepresidente Jennifer Bailey, responsabile di Apple Pay e dell’app Wallet, ha annunciato che entro la fine dell’anno in alcuni Stati americani sarà possibile utilizzare l’iPhone come carta d’identità: con iOS 15 si potrà scannerizzare il documento e archiviarlo in maniera sicura nell’applicazione in cui già teniamo lecarte di credito digitali, i biglietti per i concerti, le carte di imbarco per i viaggi in aereo. La Tsa, hanno spiegato da Apple, sta già collaborando a un sistema che potrà riconoscere questo tipo di documento digitale.
È stato un passaggio brevissimo, qualche decina di secondi cui in tanti non hanno dato peso, soprattutto perché riguardava novità limitate al mercato americano. Eppure quell’annuncio mostra come l’attenzione di Apple al tema della privacy, da sempre motivata come una questione di principio (“pensiamo che la privacy sia un diritto umano”, ripetono spesso i dirigenti di Cupertino), stia fornendo all’azienda un vantaggio competitivo che i concorrenti difficilmente riusciranno a colmare. Se andremo, come è prevedibile, verso un domani in cui i nostri smartphone diverranno sempre di più la cassaforte in cui tenere al sicuro le nostre vite digitali (i Green Pass sono una prova generale, per esempio), i dispositivi Apple avranno dalla loro anni di funzioni pensate esattamente per questo futuro. Funzionalità innestate su un sistema valoriale anomalo fra le big del tech, che sinora ad Apple sono costate tempo, denaro e scontri al fulmicotone con concorrenti come Facebook, che devono le proprie fortune allaprofilazione degli utenti a scopo pubblicitario.
I nuovi sistemi operativi periPhone, iPad e Mac proseguono così nel solco già profondo tracciato da iOS 14 con novità come le schede sulla privacy nell’App Store e la App Tracking Transparency, una funzionalità che dà la possibilità di bloccare la profilazione pubblicitaria nelle app per iPhone e iPad tramite un semplice popup.
Con iOS 15, iPadOS 15 e macOS Monterey, Apple introdurrà un nuovo report sulla privacy nelle impostazioni, permetterà a Siri di funzionare senza inviare audio ai server remoti e soprattutto blinderà le email contro i famigerati pixel di tracciamento, una mossa che metterà i bastoni fra le ruote al mercato del marketing diretto e delle newsletter.
Le email non ci potranno tracciare – L’insieme di novità per proteggere le email dalla profilazione selvaggia si chiama “Protezione della Privacy di Mail”: le nuove versioni dell’app di posta per iPhone, iPad e Mac saranno in grado di disattivare in automatico i cosiddetti “pixel invisibili” con cui le aziende raccolgono informazioni personali come l’indirizzo Ip e lo stato di apertura del messaggio. In questo modo l’indirizzo del dispositivo non potrà essere utilizzato per tracciare l’utente su altri siti o applicazioni, e i sistemi di invio delle newsletter non saranno in grado di verificare se abbiamo dato un’occhiata all’email oppure no. Il blocco della lettura dell’indirizzo Ip ora si applica anche a Safari, in cui la funzione anti-profilazione chiamata Intelligent Tracking Prevention è presente già da qualche anno.
Il report sulla privacy – Nell’ambito delle funzioni anti-tracciamento, il browser Safari offre anche la possibilità diverificare quali e quanti “tracker” sono stati bloccati su un determinato sito. Nel segno della trasparenza, iOS 15 introduce un report analogo anche per le applicazioni (una funzione simile, chiamata Privacy Dashboard, sarà disponibile anche su Android 12). Vi si potrà accedere dalla voce Privacy delle Impostazioni, e mostrerà queste informazioni:
Quando e quante volte le app accedono al microfono, alla geolocalizzazione e alle altre informazioni private per le quali l’utente ha garantito l’accesso
Le pagine web visitate tramite il browser interno dell’applicazione(come i link aperti su Instagram senza lasciare l’app)
I domini di terze parti contattati silenziosamente dall’app, in modo da capire con quali servizi l’applicazione condivide i dati degli utenti
Siri funziona sui dispositivi – Un’altra novità importante riguarda Siri, che sui nuovi sistemi operativi potrà elaborare un sottoinsieme di richieste direttamente sul dispositivo, senza inviare gli audio ai server remoti di Apple. Il modo in cui l’azienda di Cupertinoha gestito in passato le registrazioni delle richieste a Siri è stato oggetto di critiche e offriva il fianco ai detrattori della politica Apple sulla privacy. Questo aggiornamento ha anche il vantaggio di rendere Siri più reattiva nell’uso di tutti i giorni. Fra le richieste che l’assistente vocale potrà processare direttamente sul dispositivo ci sono i comandi per la riproduzione musicale, quelli per l’attivazione di timer o sveglie, l’avvio di una chiamata verso un contatto, l’apertura di applicazioni specifiche.
C’è un però: il riconoscimento vocale “in loco”è un processo ad alta intensità, che richiede quindi un chip potente. Per questo la funzione sarà disponibile soltanto su iPhone e iPad che abbiano almeno un chip A12 o superiore. In altre parole:
iPhone XS e XS Max o successivi
iPad Mini 5a generazione o successivi
iPad Air 2019 o più recente
iPad 2020 di ottava generazione o successivo
Una specie di Vpn – Altre opzioni legate alla privacy arriveranno su iOS 15, iPadOS 15 o macOS Montereysolo nell’ambito del nuovo servizio iCloud+, che è il nome che Apple ha dato a tutte le versioni a pagamento di iCloud. I prezzi sono gli stessi che adesso si pagano sulla base dello spazio di archiviazione aggiuntivo, dunque 99 centesimi per 50 Gb, 2,99 euro per 200 o 9,99 euro per 2 Tb; in alternativa,iCloud+ sarà incluso in Apple One, che in un unico abbonamento unisce vari servizi Apple.
iCloud+ introdurrà una funzione chiamata Private Relay, con cui sarà possibile navigare in maniera anonima e criptata: quando si attiva il servizio, l’indirizzo del sito richiesto viene criptato, l’indirizzo Ip passa da un primo server Apple, che lo sostituisce con un altro indirizzoda cui si può ricavare l’area geografica dell’utente, ma non la sua posizione effettiva; da qui la richiesta passa a un secondo “relay server” che decripta l’indirizzo richiesto e instrada la visita verso il sito corrispondente. È un sistema che potrebbe ricordare una Vpn, ma di fatto non lo è, secondo quanto spiegato da Apple: questo perché mentre le aziende che gestiscono i server Vpn sono in grado di leggere le informazioni degli utenti prima di offuscarle, con il sistema a doppio relay privato nessuno che stia nel mezzo fra l’utente e il sito può ricostruire la richiesta originaria criptata, neppure Apple. Inoltre, a differenza di una Vpn la funzione Private Relay non dovrebbe rallentare la navigazione ed è compatibile con app come Netflix o Prime Video, che di solito si bloccano quando si accorgono dell’uso di una Vpn.
Con iCloud+ sarà inoltre possibile generare email casuali per l’iscrizione a servizi Web. Tutte le email si potranno tenere sempre sotto controllo su iCloud, Mail o Safari, e indirizzeranno tutti i messaggi all’email principale dell’utente, senza che terzi possano però vederla o registrarla. L’altra novità riguarda infine i filmati delle videocamere di sicurezza compatibili con i video sicuri di HomeKit: con iCloud+ le riprese verranno salvate in maniera criptata end-to-end e non contribuiranno al consumo dello spazio di archiviazione del piano scelto dall’utente.
Quando arrivano le nuove funzioni? – Le nuove funzionalità per la privacy saranno parte dell’aggiornamento di iOS 15 per iPhone(compatibile con tutti gli smartphone su cui giraiOS 14), di iPadOS 15, WatchOS 8 e Monterey, tutti in arrivo in autunno. Due di queste, cioè il report sulla privacy delle app nelle impostazioni e Nascondi la mia email, arriveranno invece nei mesi successivi, con un aggiornamento maggiore dei vari sistemi operativi.
La media company di Comcast che ha perso i diritti della serie A per il prossimo trienno aveva offerto 500 milioni per mantenere l’App Dazn nel suo pacchetto
La Serie A resta in streaming. Laproposta a sorpresa con cui Sky ha provato a rientrare nella partita dei diritti tv non è stata accettata: secondo Bloomberg, Daznha detto ‘nòall’offerta da mezzo miliardo di euro per condividere i diritti tv della serie A di calcio in Italia. Sky aveva inviato una lettera con un’offerta per tenere l’app sul suo decoder SkyQ e su un canale satellitare. Un’offerta generosa perché non in esclusiva che serve alla media company americana per mantenere il pacchetto clienti, abituato da anni a vedere il calcio su Sky, e il suo ruolo chiave nel mondo del calcio. Dazn avrebbe azzerato i costi dei diritti tv accettando l’offerta: ai 500 milioni Comcast vanno agiunti i 340 milioni di Tim con cui ha stretto una partnership. In sostanza i due accordi avrebbero coperto gli 840 milioni pagati alla Lega calcio per avere i diritti, azzerando le uscite. Dazn ha però respinto la proposta: oltre ad aver speso oltre un miliardo in tecnologia per trasmettere le partite in streaming ci sono problemi di esclusività con Tim per i diritti dell’App.
Calcio, diritti tv: offerta da 500 milioni di Sky a Dazn
Offerta di Sky a Dazn per poter trasmettere tutta la Serie A anche nel prossimo triennio. Sky ha messo sul piatto 500 milioni di euro a stagione per avere nel proprio bouqet un canale satellitare di Dazn (con la possibilità di trasmettere anche le 7 gare a giornata di cui non possiede i diritti) e la disponibilità dell’app di Dazn su Sky Q. La proposta avrebbe come scadenza l’inizio degli Europei, venerdì.
Dal 28 giugno il richiamo di Pfizer sarà proposto dopo 21 giorni dalla prima iniezione, per Moderna dopo quattro settimane. Oggi la seconda dose è fissata al 35esimo giorno
Ritorno al passato per i tempi delle seconde dosi di vaccino anti-Covid in Lombardia. La Regione ha deciso che dal 28 giugno il richiamo per il farmaco Pfizer sarà proposto a partire dal 21esimo giorno, per Moderna dal 28esimo. Questa calendarizzazione era già stata usata all’inizio della campagna.Poi, il cambio di strategia: l’intervallo per il richiamo a maggio era stato allungato, dopo il via libera del comitato tecnico scientifico. Nelle ultime settimane la seconda somministrazione era programmata a una media di 35 giorni di distanza dalla prima. Il motivo? Le scorte erano ridotte ma si voleva comunque allargare la platea dei vaccinati con almeno una dose. (Si può rinviare la seconda dose? Ci sono eccezioni? Ecco, le regole).
Ora le consegne di vaccini sono più abbondanti e si pone il problema inverso: accelerare con i richiami per permettere ai cittadini dicompletare in fretta il ciclo vaccinale, possibilmenteentro l’estate. I tempi delle seconde dosi si accorciano, quindi, pur rimanendo all’interno dell’intervallo previsto dalle autorità sanitarie. Il limite massimo per il richiamo rimane a 42 giorni. Sempre dalla fine di giugno il portale regionale per le prenotazionie il call center daranno la possibilità di cambiare la data della seconda iniezione, senza sforare i limiti minimi e massimi di tempo.
Ha ceduto la Content Delivery Network di Fastly, una delle reti distribuite che consentono ai siti di essere letti più velocemente dagli utenti e che serve i maggiori siti del mondo. Che sono rimasti oscurati per poco più di un’ora
Un contemporaneo down su larga scala – causato con ogni probabilità dal “crollo” di una CDN (content delivery network) – ha riguardato molti siti governativi – tra i quali quello del governo britannico – siti di giornali come New York Times, Financial Times, Spectator, Le Monde e Guardian e di network televisivi come la Cnn e altri come Amazon, Reddit, Twitch, Spotify. Non si è trattato di un attacco hacker – come si era temuto dinanzi ai tanti siti di informazione in blackout – ma di un problema tecnico.
Segnalazioni in tutto il mondo, con messaggi di errore che campeggiavano sulle pagine bianche dei siti dei media più popolari, anche in Italia. La pagina del Guardian, ad esempio, restituiva l’unica frase “Connection failure“, quelle del New York Times e del Financial Times “Fastly error: unknown domain: nyt.com“, quella del governo britannico “Error 503 Service Unavailable” e via di questo passo. Poi via via i siti, spostandosi su altre CDN, hanno ripreso ad essere visibili.
Il problema tecnico ha afflitto la CDN Fastly, che serve tutti i siti internazionali andati in panne oggi per poco più di un’ora, tra cui il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport. Il provider ha fatto sapere Fastly di avere identificato una configurazione del servizio che ha scatenato le interruzioni, il che significa che il blocco sembra avere avuto cause interne. Brevi stop di servizi internet non sono insoliti e sono solo raramente il risultato di attacchi hacker. Nonostante questo, i futures sui principali indici di Wall Street hanno subito un netto calo pochi minuti dopo il blackout, episodio che giunge un mese dopo che un cyberattacco ha costretto al blocco il principale oleodotto Usa. Tra i servizi offerti da Fastly – società che ha sede a San Francisco e un giro d’affari di 291 milioni di dollari nel 2020 – c’è anche la protezione dagli attacchi informatici denial-of-service e la gestione dei picchi di traffico.
Che cosa sono le CDN. Le Content Delivery Network o Content Distribution Network (Rete per la consegna di contenuti), indentificano un sistema di computer collegati in rete che collaborano in maniera trasparente per gestire e distribuire contenuti (specialmente quelli multimediali di grandi dimensioni in termini di banda, come l’IPTV) agli utenti finali ed erogare servizi di streaming audio e video. Questa rete distribuita sui computer dei principali provider consente di avere in cache dei contenuti in modo da poterli restituire velocemente a tutti gli utenti che li cercano nei vari siti. Le principali CDN sono Akamai, Cloud Front e Fastly, assieme a quelle di Google e Microsoft.
Intervento dei vigili del fuoco che hanno aiutato bambini e personale scolastico: tutti portati in un albergo. Roma nord la più colpita dalla tempesta. Polemica politica contro Raggi
La Capitale è stata colpita da un potente temporale che in pochi minuti ha allagato vaste zone della città soprattutto i quartieri più a nord. Martedì 8 giugno nel primo pomeriggio, i vigili del fuoco hanno evacuato quaranta bimbi e sei del personale scolastico rimasto bloccato all’interno di un asilo nido in via Castelnuovo di Porto, vicino a Ponte Milvio, a causa di un allagamento dovuto al forte temporale che nel pomeriggio si è abbattuto su Roma.
Roma nord allagata – Tutti sono stati messi in sicurezza all’interno di un albergo nelle vicinanze. Igenitori sono stati contattati per poterli andare a riprendere. Tuoni, pioggia battente e, in alcune zone, anche grandine hanno creato in pochi minuti il caos nella circolazione automobilistica, anche a causa di diversi allagamenti dal centro alla periferia. Diversi gli interventi per il maltempo effettuati finora dai pompieri, tra le aree più colpite: Corso Francia, Ponte Milvio, Prati, Montemario e Nomentano.
La tempesta politica – Forti rallentamenti sul Grande raccordo anulare e sulla tangenziale est, ma anche nelle vie centrali si circola con difficoltà, con gli automobilisti costretti a procedere a passo d’uomo a causa degli allagamenti. L’allerta meteo diramata dalla Protezione civile regionale prevede forti piogge per tutta la giornata. Dopo la tempesta meteorologica, quella politica e il caos che si è creato per gli allagamenti è diventato il tema per attaccare la sindaca Virginia Raggi. «Se si continua a non tener puliti i tombini, rischiamo di dover farci prestare il Mose da Venezia», scrive sui social Roberto Gualtieri, deputato Pd e candidato alle primarie del centrosinistra per il Campidoglio. Carlo Calenda — il leader di Azione e candidato sindaco — invece, chiede a Raggi cosa è successo: «Occorre capire. Se hai un’idea, spiegalo alla cittadinanza».
08 giugno 2021 – Roma, bomba d’acqua nel centro della Capitale
Per i soggetti già infettati ci sarà una singola somministrazione in quanto l’infezione svolge di fatto un ruolo di “priming”
«È possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino» anti-Covid-19 nei soggetti con «regressa infezione da SARS-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica). È quanto si legge nella circolare del ministero della Salute “Vaccinazione dei soggetti che hanno avuto un’infezione da SARS-CoV-2”, firmata dal direttore della Prevenzione Gianni Rezza.
La somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-SARS-CoV-2/COVID-19 nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 è possibile, «purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa».
asi (ex Ema): strategia assolutamente logica – Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema, si dichiara «assolutamente d’accordo con quanto prospettato. «Penso che sia giusto dare una singola dose di vaccino a chi ha già contratto l’infezione», spiega Rasi. E «sarebbe logico prevedere la somministrazione di questa dose a 6 mesi dalla guarigione. Si tratta di un’indicazione corretta anche per ottimizzare il piano vaccinale utilizzando al meglio le dosi che abbiamo e che avremo a disposizione».
Bassetti: sì a dose unica ma servono indicazioni chiare – «Una sola dose di vaccino per chi ha avuto il Covidè una buona cosa e ci permette di risparmiare anche le fiale di vaccino. In Italia abbiamo avuto due milioni e mezzo di persone colpite con certezza ma sicuramente saranno almeno il doppio, quindi potremmo risparmiare diversi milioni. È importante però che ci sia un’indicazione precisa in modo tale che tutti si comportino allo stesso modo». Lo sottolinea Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente dell’Unità di crisi Covid-19 della Liguria, commentando l’ipotesi avanzata ieri dal presidente del Css
Per quanto riguarda invece la possibilità di posticipare la seconda dose per aumentare subito la platea degli immunizzati con la prima, «non è che noi stiamo proponendo di non fare il richiamo, ma di spingerlo un po’ più in là. Ad esempio – avverte Bassetti – per il vaccino AstraZeneca si può pensare di fare la seconda dose dopo 3, anche 4 mesi; per Pfizer e Moderna anziché farla tra la terza o quarta settimana, si può portarla a 6-8 settimane e si guadagna del tempo. Ci sono dei dati che avvallano questo e in emergenza – conclude – si possono prendere delle iniziative per il bene pubblico: se due dosi non ci sono meglio avere un fascia di popolazione vaccinata ampia che una piccola con due dosi».
Vaccino Covid: per quanto tempo ci protegge? Spunta l’ipotesi del terzo richiamo
Le differenze della tempistica per la somministrazione della seconda dose svantaggiano chi l’ha fatto prima. Per Giovanni Maga, direttore del Cnr di Pavia, il futuro è il vaccino unico
Vaccini anti-Covid diversi, con richiami fatti in tempi diversi, che giocoforza garantiscono una copertura dal contagio per periodi di durata diversa. Aifa ha autorizzato sette mesi di protezione per tutti i vaccini contro il Covid-19. Mediamente sette mesi. Ma, nella pratica di tutti i giorni non accade proprio questo. Capita che una persona che si sia vaccinata a gennaio con Pfizer, che fino ad ieri prevedeva un richiamo a 21 giorni, abbia gli anticorpi contro il virus al massimo fino a settembre, mentre un’altra, che ha fatto Astra Zeneca sempre a gennaio, grazie alla seconda dose assunta dopo tre mesi, possa arrivare a dicembre ancora protetta.
In questo groviglio di situazioni, il professor Giovanni Maga, virologo e direttore del Cnr di Pavia, intravede una possibile conseguenza a medio termine: “Probabilmente si renderà necessario, per le persone vaccinate in un primo momento che hanno fatto la seconda dose a inizio febbraio, anche un terzo richiamo da fare in autunno – dice – perché, in caso contrario, arriverebbero all’inizio della stagione invernale senza difese contro il virus“.
Professor Maga, ricapitoliamo la tempistica dei vaccini. Entro quando si deve fare il richiamo? – “Per AstraZeneca rimane l’indicazione dei tre mesi dalla prima dose. Questo perché studi clinici hanno dimostrato che l’efficacia è massima dopo questo periodo di tempo. La novità riguarda i vaccini a Rna messaggero, quindi Pfizer-Biontech e Moderna, per cui è stata introdotta la possibilità di aumentare da 21 a 42 giorni il periodo che intercorre tra prima dose e richiamo. Indicazione confermata da Aifa ed Ema, corroborata da studi che provano, dopo la prima dose, il raggiungimento di un livello di protezione elevato, di durata superiore a tre setimane. Quindi il richiamo a 42 giorni non è un azzardo“.
Pfizer non è proprio di questa idea… – “Le dichiarazioni dell’azienda le possiamo leggere in tanti modi: una manifestazione dell’interesse a mantere un intervallo più breve che potrebbe avvantaggiarla, o comunque il voler ribadire cautelativamente che, come sostengono studi clinici approvati, quell’intervallo di tempo è consigliato“.
Ma questo cosa cambia dal punto di vista della protezione dal virus? – “L’allungamento della seconda dose a 42 giorni non inficia la protezione. Chiaro che tra la popolazione ci saranno sempre persone che rispondono più o meno bene al vaccino. Ci potrebbero essere classi di pazienti, soprattutto quelli oncologici con tumori che colpiscono il sistema immunitario, che rispondono meno efficacemente alla prima dose, quindi in questi casi è sconsigliato prolungare la seconda. Tuttavia, se guardiamo alla media delle situazioni, non cambia granché“.
Parlando sempre di tempi dei richiami, che cosa si prevede? – “Il ministero della Salute prevede che, a partire da giugno, il richiamo sia fatto a 42 giorni per Pfizer, mentre quello per AstraZeneca resta a tre mesi“.
Veniamo alla durata della copertura vaccinale. Aifa ha detto che mediamente un vaccino anti-Covid protegge per sette mesi. È d’accordo? – “Ad aprile sono stati pubblicati studi da cui emerge che a sei mesi dal richiamo, in particolare Pfizer e Moderna, e a 4 mesi per AstraZeneca, permane un elevato titolo di protezione. Quindi, esaminando a partire da tempo zero fino a 4-6 mesi come si comporta il livello di immunità del vaccinato, si può affermare che la protezione contro il Coronavirus possa arrivare fino a 9 mesi o anche un anno“.
Valutazione fatta sul titolo anticorpale? – “Non solo. Oltre a quello si valuta un’altra importante componente del sistema immunitario, ossia i Linfociti T, che incidono sulla protezione totale dell’individuo dal virus. Quindi, il periodo di sette mesi indicati da Aifa è giustificato pienamente, e prudenziale. Ritengo sia plausibile ipotizzare una protezione che si estenda a 9 mesi e oltre, ma questo lo sapremo solo proseguendo il monitoraggio“.
Se applicassimo la previsione dei sette mesi per ogni vaccino, chi si è immunizzato prima di altri, come gli operatori sanitari vaccinati dal gennaio scorso, ne uscirebbe svantaggiato. Perché a fine estate si troverebbe di nuovo esposto a contagio. – “La mia idea è che anche chi è stato vaccinato per primo sarà protetto sino a fine anno. Ma ad oggi non c’è evidenza del fatto che la copertura sarà maggiore, e che quindi si debbano riprendere le vaccinazioni. Pfizer, ad esempio, ha ipotizzato una terza dose di vaccino da inoculare entro fne anno, questo per chi ha fatto l’iniezione a gennaio: soprattutto gli operatori sanitari“.
Quindi non possiamo considerarci schermati a lungo e soprattutto lo siamo per un periodo diverso a seconda del vaccino che ci hanno somministrato. – “Al momento sempbra che queste vaccinazioni non diano l’immunità per tutta la vita, ma questo ora lo diciamo anche a causa dell’incompletezza dei dati di cui abbiamo la disponibilità, avendo vaccinato solo da pochi mesi. È possibile che nel prossimo futuro cambi la valutazione e quindi lo scenario“.
Ci sta dicendo che entro fine anno, o nel 2022, sarà forse necessario fare un terzo richiamo contro il Covid? – “Non lo escludo“.
E dovremmo vaccinarci sia contro l’influenza che contro il Coronavuirus? – “Sono dell’idea che sia necessario assumerli entrambi. Perché, è provato, così gli anziani hanno un rischio di morte e di malattia più basso“.
Pensa che debba essere una vaccinazione universale? Estesa a tutti e a tutte le età? “La campagna vaccinale dovrebbe essere globale perché da Paesi a rischio, come ad esempio l’India, il virus può tornare e moltiplicarsi. Dunque mantenere una vaccinazione alta in quei Paesi attenua l’impatto anche altrove. Sicuramente l’ideale è mettere tutti nella situazione di vaccinarsi“.
Se così fosse, sarebbe possibile azzerare la tempistica, cioè non prevedere tempi diversi per i richiami ma tutto in un’unica soluzione? – “Si tra lavorando per ottenere una omogeneità dei vaccini. Ci si sta concentrando su una tipologia. Recentemente gli Usa hanno sperimentato sugli animali un siero pan-coronavirus efficace per tutti. Questo porterà ad avere un siero unico, progettato sulla proteina Spike, ma programmato a tavolino per indurre una risposta contro quelle porzioni della proteina che resistono ai Coronavirus“.
Ci può spiegare? – “Con le varianti vediamo che i virus mutano, i Coronavirus sono tanti e ognuno di essi presenta differenze a livello della proteina Spike. Tuttavia, ci sono porzioni che non possono cambiare. Quindi riuscire a dirigere il sistema immunitario ad attaccare quei pezzetti che non cambiano vuol dire avere la possibilità di intervenire a largo raggio. Oggi i vaccini ci proteggono dalle varianti diffuse e vengono aggiornati, ma se nel frattempo dovesse comparire sulla scena un altro Coronavirus, non è detto che siano efficaci. Il super vaccino in via di studio potrebbe esserlo“.
E questo super-vaccino quando potremmo vederlo? – “Ci sta lavorando il team della Duke Human Vaccine Insitute, nel North Carolina. La tempistica prevede almeno ancora un anno di attesa per la sperimentazione sui pazienti“.
Alla complessità della situazione si aggiungerà la necessità di garantire una adeguata presa in carico di tutti i soggetti cosiddetti «Long Covid»
In questi mesi i rallentamenti delle attività sanitarie standard hanno determinato ritardi diagnostici importanti, anche per patologie gravi, e lunghe liste di attesa.In Italia nel 2020 rispetto all’anno precedente si sono registrate 144,5 milioni di prestazioni ambulatoriali in meno. La riduzione maggiore riguarda gli esami di laboratorio (il 67 per cento delle prestazioni), mentre le flessioni per visite e diagnostica rappresentano il 12,5 e il 13 per cento.
Inoltre, si sono effettuati 1,3 milioni meno ricoveri ospedalieri rispetto al 2019 (680 mila con diagnosi mediche e 620 mila con diagnosi chirurgiche), con una riduzione molto marcata degli accessi per malattie cardiovascolari e oncologiche (meno 30 per cento per il tumore della mammella e meno 20 per cento per i tumori di polmone, pancreas e apparato gastrointestinale). Molto significativo è anche il crollo dei ricoveri urgenti e di quelli dei pazienti cronici complessi con pluripatologie.
Nei prossimi mesi bisognerà investire in risorse e strategie per recuperare il tempo perso, sapendo che molto probabilmente alcune attività sanitarie dedicate al Covid dovranno rimanere attive. Alla complessità della situazione si aggiungerà infatti la necessità di garantire una adeguata presa in carico di tutti i soggetti cosiddetti «Long Covid», ovvero di coloro che soffrono dei postumi dell’infezione le cui ricadute a lungo termine non sono peraltro ancora completamente note. Per tutte queste ragioni un potenziamento delle strutture ambulatoriali e ospedaliere di degenza sarà fondamentale. Difficilissimo sarà il reperimento delle risorse di personale medico e infermieristico ormai impegnato su tantissimi fronti.
Azienda e dirigenti sono accusati di evasione di Iva. Nessuna tutela per i dipendenti, costretti a passare da una cooperativa all’altra, pena la perdita del posto di lavoro
Ancora «contratti di somministrazione illecita di manodopera fatti passare come contratti di appalto, tariffe imposte dal committente e non in grado di remunerare la manodopera, omesso versamento di Iva e contributi come condizione necessaria sostanzialmente imposta dal committente»: e quindi, come conseguenza, «nessun recupero per l’erario, essendo le cooperative nullatenenti; nessuna tutela per i lavoratori, costretti a passare da una cooperativa all’altra, pena la perdita del posto di lavoro; mancata neutralizzazione dei vantaggi economici (spesso cospicui) ottenuti dal committente, reale beneficiario della frode».
Stavolta è il colosso Dhl, «azienda leader nell’ambito della logistica», controllata dalle Poste tedesche, ad aver per la Procura di Milano «abusato dei benefici offerti dal sistema illecito, neutralizzando il proprio cuneo fiscale mediante l’esternalizzazione della manodopera e di tutti glioneri connessi». I pm Giovanna Cavalleri e Paolo Storari hanno perciò firmato un decreto di sequestro preventivo d’urgenza da 20 milioni di euro, per reati fiscali, a carico di Dhl Supply Chain Italy spa, indagata (come società in base alla legge sulla responsabilità degli enti), insieme all’ex presidente e attuale presidente Fedele De Vita e Antonio Lombardo
Azienda e dirigenti sono accusati di evasione di Iva perché, «avvalendosi di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti emesse dal Consorzio Industria dei Servizi», avrebbero «simulato contratti di appalto invece di contratti di somministrazione di manodopera nelle dichiarazioni 2017-2020». Per la Procura e la Gdf milanese il «tenore» di una serie di «comunicazioni» via email «evidenzia come, di fatto, il personale dipendente venisse spostato da un Consorzio all’altro con estrema flessibilità, sulla base delle mere esigenze organizzative della committenza e a prescindere dalla volontà e dalle esigenze dell’appaltatore/subappaltatore, formale datore di lavoro delle maestranze impiegate nei simulati appalti».
Il rinnovamento dell’area imbarchi conclude il restyling dello scalo. Più tecnologia per i controlli e una maggiore attenzione alla sostenibilità per materiali e ambienti. Oggi la visita di Mattarella
Aeroporto Milano Linate – Nuovo Terminal – 4 apr 2021
Aeroporto di Milano Linate, il Presidente Mattarella all’inaugurazione della nuova area imbarchi Aeroporto di Milano Linate, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione della nuova area imbarchi
Ha una sua elegante e più o meno discreta presenza il robottino – pardon: droide – Yape. Se il rodaggio andrà bene lo conoscerete presto (per chi non l’ha già incontrato a Malpensa). Mentre sarete seduti al gate in attesa del volo vi consegnerà direttamente i prodotti che avete acquistato online in aeroporto: dopodiché, tra una delivery e l’altra, darà una mano a polizia e carabinieri a perlustrare gli angoli dello scalo. Eccolo: bianco latte, le due luci di posizione, il lampeggiante sul capo. Oggi ci sarà anche lui a fare gli onori di casa, magari ronzerà intorno al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che sale a Milano per il taglio del nastro. Casa nuova. Perché Linate si è rifatto il look e si è allargato. Da domani lo potrete ammirare nella sua nuova veste: 8 mila metri quadrati ridisegnati, altri 10 mila frutto di un rifacimento-ampliamento del cosiddetto corpo F, che tra 24 ore debutterà come nuova area del terminal.
Era la vecchia parte dell’aerostazione: da un piano è passata a tre, ovvero sale imbarco (nuovi gate, dall’1 all’8), nuova galleria commerciale e nuova area food. C’era una volta il vecchio Aeroporto Enrico Forlanini (dal nome del pioniere dell’aviazione e inventore), benché nessuno lo abbia mai chiamato così. Data di inaugurazione: 21 ottobre 1937. Rinnovato e ampliato nel 1960. “Diciamo che era ora di un cambio d’abito“, dice un addetto di lungo corso. E dunque, nuovo outfit fu. Sea ci ha investito 40 milioni, va detto che bello è bello. Ma la cosa più interessante, per il viaggiatore che bada al sodo e soprattutto alla comodità, è che quando (si spera) il traffico passeggeri riprenderà a girare com’era in era pre-Covid, ci saranno dei vantaggi non indifferenti. Quali? Seguiteci nell’area dedicata ai filtri di sicurezza. Quella “a maggior stress emotivo“.
Novità negli arredi, nei colori, nei materiali: il tutto per rendere meno impattante il momento dei controlli. Ma la vera svolta, nelle intenzioni di chi ha curato il progetto, riguarda i filtri stessi. Qui la parte del gigante la fa la tecnologia: le nuove macchine installate (EDS-CB, acronimo di Explosives Detection Systems for Cabin baggage) consentono di effettuare i controlli senza dover separare dal bagaglio a mano i liquidi e gli apparati elettronici. Insomma, quelle scocciature che quasi sempre, per toccarla piano e con ridondanza di eufemismo, non rilassano. Già dal check-in andremo più sciolti: grazie al sistema Face boarding, a chi partirà per almeno due volte da Linate basterà metterci la faccia. L’impronta biometrica del volto verrà associata al documento e alla carta di imbarco. Risultato: fino a quando salirete a bordo dell’aereo non dovrete più mostrare alcun documento. Il che vuol dire transitare dai vari check point con più rapidità e senza troppi sbattimenti.
“Siamo riusciti a farci trovare pronti per la cosiddetta ripartenza” dice l’amministratore delegato di Sea Armando Brunini, che snocciola i numeri in leggero aumento dopo il crollo abissale dovuto alla pandemia: “Da – 99% di quest’inverno siamo passati a – 80 di maggio e a – 70% di inizio giugno“. L’aeroporto cittadino ha ripreso lentamente a ripopolarsi e l’aspettativa per l’estate – toccando tutti i ferri disponibili, perché anche l’anno scorso ci fu il boom ma il dopo, in una specie di perfida altalena, fu decisamente meno esaltante – è di rivedere movimento nel nuovo Linate del dopo restyling. A proposito di metalli. Una delle chicche alle quali magari non si farà subito caso, ma è un’intuizione intelligente e purtroppo al passo coi tempi: i corrimani lungo le scale, le maniglie dei carrelli porta bagagli e i sostegni nei bus interni all’aeroporto saranno tutti rivestiti in rame. Perché il rame ha notevoli proprietà antimicrobiche: in dieci minuti è in grado di abbattere del 90% la carica del coronavirus sulle superfici. “Durante la pandemia abbiamo tenuto aperto l’aeroporto facendo una scelta coraggiosa – spiega la presidente di Sea, Michaela Castelli – . Tornassi indietro la rifarei“.
Dopo il rifacimento della facciata nel 2018, i lavori per la risistemazione, l’abbellimento e l’ampliamento interni di Linate sono iniziati nel 2019: poco prima che deflagrasse l’epidemia. Lavori a tempo di record. È venuto fuori un aeroporto che, in alcune parti, sembra un altro. Le novità iniziano già dall’area check-in: banchi nuovi, controsoffitti in doghe di legno alternati a vele curve in cartongesso; piante e un tocco di green anche nella scelta dei materiali. Dice Alessandro Fidato, chief operating officer Sea: “Abbiamo puntato sulla sostenibilità e sul design, perché Milano è uguale a design“. Luci, pavimenti, soffitti, pareti. Potevano mancare le opere d’arte? No. Grazie a una partnership con Triennale e Museo del Design Italiano saranno esposti, a turnazione, lavori famosi firmati dai più noti designer italiani.
Accelerata per il portiere che a Parigi guadagnerà 12 milioni a stagione per cinque anni. Il turco intenzionato a rifiutare le grandi cifre del Qatar e giocare con i rossoneri la Champions
Gianluigi Donnarumma (Castellammare di Stabia, 25 febbraio 1999) è un calciatore italiano, portiere del Milan e della nazionale italiana.
Gigio Donnarumma ha trovato il suo tesoro, a Parigi, al Psg dove guadagnerà 12 milioni a stagione per 5 anni. Sono felici tutti, sicuramente l’ex portiere del Milan e il suo fantasioso e potente agente: Mino Raiola. Contento anche il c.t. Mancini che avrà un portiere sereno, non angosciato da storie di mercato. Per la firma del contratto basta attendere poche ore.
Hakan Çalhanoğlu; Mannheim, 8 febbraio 1994) è un calciatore turco con cittadinanza tedesca, centrocampista o attaccante del Milan e della nazionale turca.
Calhanoglu sta vacillando. Da un lato l’offerta faraonica proveniente dal Qatar che gli garantisce un triennale da 24 milioni e un bonus di 8 alla firma. 32 milioni, una cifra da capogiro per il trequartista turco, la pedina di cui Pioli non farebbe mai a meno. Dall’altro il rinnovo con il Milan a 4 più bonus a cui finora ufficialmente non ha mai dato risposta. In mezzo l’interesse svanito della Juventus che, dopo la partenza di Paratici e l’arrivo di Allegri a Torino, esclude di inserire giocatori con quelle caratteristiche offensive da inserire nell’organico.
Hakan sta riflettendo, consapevole che il trasferimento nella periferia milionaria dell’impero calcistico lo allontanerebbe dai grandi palcoscenici. Ecco perché lui e il suo procuratore, Gordon Stipic, stanno seriamente prendendo in esame la possibilità di fermarsi a Milano dove poter giocare la Champions League. Pioli lo riaccoglierebbe a braccia aperte considerandolo un elemento fondamentale negli equilibri di spogliatoio avendo Calhanoglu rapporti ottimi con Ibrahimovic e l’asse portante della squadra.
Il Milan nega di aver ricevuto telefonate nelle ultime ore ma la tentazione di Hakan di restare laddove è cresciuto e stimato sta aumentando.
In Fiera sono caduti 15 centimetri di pioggia: prosegue lo stato di allerta gialla per tutta la serata
Un fortissimo temporale si è abbattuto attorno all’ora di pranzo, su Milano e l’hinterland milanese. Diverse le chiamate a Vigili del fuoco e Polizia locale che non segnalano comunque feriti o danni gravi ma la situazione viene definita ancora “in evoluzione”. Alcune strade allagate, con difficoltà viabilistiche in varie zone della metropoli e nei comuni limitrofi, soprattutto a nord della città.
In zona Fiera una quindicina di centimetri d’acqua, che non riescono a essere smaltiti dai tombini perché scesi in pochi minuti, stanno rallentando il traffico. Al momento si segnalano problemi a ponteggi, qualche cantina allagata e tegole pericolanti.
La pioggia abbondante ha creato problemi anche in alcune scuole. La situazione più complessa è all’istituto comprensivo di via Gattamelata, dove si sono allagati i cinque moduli provvisori che ospitano altrettante classi della scuola materna. L’acqua ha riempito le grondaie ed è penetrata dall’alto, così i bambini hanno dovuto lasciare le aule, che resteranno vuote anche domani per permettere le verifiche necessarie all’impianto elettrico. Allagato anche il refettorio dell’istituto, posto nel seminterrato, tanto che con una comunicazione sul sito la scuola spiega alle famiglie che “non sarà garantita l’erogazione del pasto” e chiede di dotare i bambini di pranzo al sacco o di andare a prenderli alle 12.30. Criticità, che tuttavia non impediranno ai piccoli di essere in classe domani, si sono verificate anche all’asilo nido di via Stratos, a Citylife, e nella mensa della scuola di via Monte Baldo per allagamento “dal basso” causato dal mancato drenaggio dell’acqua da parte del terreno. Alla scuola materna di via Stratico, invece, l’acqua è entrata da un terrazzino, il cui rifacimento è già previsto nell’ambito dell’appalto per intervenire sui tetti degli edifici scolastici.
Prosegue, a Milano, lo stato di allerta gialla (criticità ordinaria) anche tra la serata di oggi, a partire dalle 18, e fino a domani, per il rischio di temporali forti. Lo rende noto Palazzo Marino, precisando che “resta attivo il monitoraggio e sono allertate anche le squadre della Protezione civile, della polizia locale e di Mm“.
La proposta è inizialmente passata con 13 voti a favore su 19, per poi essere stoppata in seguito alle pressioni esercitate da alcuni presidenti
È successo tutto e poi tutto il suo esatto contrario. In quella che formalmente sarebbe la prima Assemblea di Lega della prossima stagione si è consumata l’ultima puntata dell’assurdo teatro della partita dei diritti tv. Sul tavolo, la controversa questione del cosiddetto “spezzatino”: le 10 partite di campionato spalmate su 10 orari differenti. Una questione profondamente divisiva, all’interno della Lega. Prima, una Serie A ridotta a 19 società per l’esclusione della Salernitana, a causa della proprietà condivisa con la Lazio (c’erano le altre neo promosse Empolie Venezia) ha votato a favore: 13 voti (ne sarebbero serviti 14, se la Salernitana avesse potuto partecipare) ce 6 contrari – ossia Genoa, Samp, Roma, Bologna, Sassuolo e Spezia – avevano approvato la nuova distribuzione.
A quel punto, però, la situazione si è rovesciata. Il presidente della Samp Ferrero, inviperito, ha preso la parola con toni molto eccitati per denunciare quello che il ceo romanista Fienga diceva da inizio assemblea: “Così si fa un regalo a Dazn senza ottenere nulla in cambio”. Il Genoa si è accodato, visto che Preziosi è uno strenuo sostenitore di questa contestazione. Una raffica di pressioni su tutti gli altri club, provenienti da Genoa e Sampdoria.
A quel punto è partita la richiesta: vogliamo prenderci una settimana in più di tempo? E quindi, nemmeno dopo 20 minuti dall’approvazione, si è deciso per la retromarcia: “Votiamo una revoca”. Nuovo voto allora, e sì alla revoca, con voti contrari soltanto di Juventus, Napoli eLazio. Revocare una decisione è sempre possibile, ma così alla scelta discutibile di spezzettare la Serie A su 10 turni, s’è aggiunto il grottesco di un immediato ripensamento.
La giornata si era aperta invece con il “caso” Lotito. Squalificato, multiproprietario, ma sempre protagonista. Il presidente della Lazio e della Salernitana ha provato, inizialmente, a bloccare l’apertura dei lavori dell’Assemblea per vizio di forma. Il motivo: il mancato invito alla Salernitana, a differenza delle altre neo promosse. La Federcalcio infatti, su richiesta del Presidente Paolo Dal Pino, ha scritto nei giorni scorsi – lo ha raccontato Repubblica– una lettera in cui specificava come per lo statuto federale nessuno possa essere amministratore di due club nella stessa Assemblea.
Lotito ha preso la parola in apertura (pochi istanti prima era in corso una riunione informale tra le 20 società), annunciando l’intenzione di bloccare l’assemblea. Stando all’ordine del giorno, c’era un solo argomento di discussione a cui il presidente laziale non poteva partecipare, ma nella sua discussione ha trattato anche temi per i quali è in atto la squalifica. Il presidente di lega Paolo Dal Pino, che su questo deve fare da garante, ha risposto e rilevato questa anomalia: i toni si sono alzati, anche la Roma con il ceo Guido Fienga è intervenuta, evidenziando come non sia normale che un presidente squalificato e proprietario di due club diversi nella stessa serie, in violazione alle norme federali, possa prendere la parola e condizionare i lavori. Questione di minuti e già c’era un caso decisamente più serio con cui dover fare i conti.
Parlamentare di Liberi e Uguali, è stato anche segretario del Partito Democratico. Una lunghissima carriera dentro il sindacato, ne ha assunto le guida nel 2002
Ettore Guglielmo Epifani (Roma, 24 marzo 1950 – Roma, 7 giugno 2021) è stato un sindacalista e politico italiano.
ROMA – É morto Guglielmo Epifani, già segretario generale della Cgil e, per un breve periodo, segretario del Partito democratico per poi passare a Liberi e Uguali di cui era attualmente parlamentare. Era nato a Roma nel 1950. Epifani è stato il primo socialista a guidare la Cgil, fu vice di Bruno Trentin e poi di Sergio Cofferati.
Laureato in filosofia con una tesi su Anna Kuliscioff, ha svolto tutta la sua carriera nella Cgil prima di quella politica. Iniziò a lavorare nella casa editrice del sindacato, poi passò alla federazione dei poligrafici di cui ne assunse la guida. Nel 1990 entrò nella segreteria confederale e nel 2002, dopo l’addio di Cofferati, è diventato il segretario generale.
Colto, intellettuale raffinato, è stato un sindacalista dai tratti gentile, ma anche capace di decisioni radicali. Fu lui nel 2002 ad annunciare al congresso della Cgil la decisione che portò poi al milione di lavoratori in piazza contro la riforma dell’articolo 18 voluta dal governo Berlusconi.
Nell’ultima Conferenza degli sviluppatori pochi giorni fa il Ceo di MicrosoftSatya Nadella aveva detto che per Windows ci sarà “un grande aggiornamento“. Gli utenti lo scopriranno il24 giugno quando la società svelerà tutti i dettagli delll’evoluzione del sistema operativo.
A presentarlo sarà proprio il numero uno del gruppo di Redmond insieme a Panos Panay (Chief Product Officer), sempre più centrale nei progetti relativi a Windows 10 e alla famiglia di prodotti Surface.
Chief Executive Officer of Microsoft Corp. Satya Nadella
L’annuncio alle 17 ora italiana dovrebbe riguardare il restyling dell’interfaccia noto internamente come Sun Valley e di cui sono già trapelati alcuni dettagli. Ma dovrebbe anche evolvere in modo da andare incontro alle esigenze degli sviluppatori, come sottolineato dal gruppo proprio in occasione della conferenza degli sviluppatori Build 2021. Potrebbe essere introdotto un nuovo store e ampliando le opportunità di monetizzazione degli sviluppatori. Il debutto dell’aggiornamento è atteso entro la seconda metà dell’anno.
Il cantante bassanese Michele Merlo era ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Maggiore di Bologna dopo essere stato colpito, nella notte tra giovedì e venerdì, da un’emorragia celebrale scatenata da una leucemia fulminante
È morto Michele Merlo, 28 anni, già concorrente di Amici. Era ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Maggiore di Bologna dopo essere stato colpito, nella notte tra giovedì e venerdì, da un’emorragia cerebrale scatenata da una leucemia fulminante e sottoposto a un delicato intervento chirurgico.
La causa della morte: una severa forma di leucemia fulminante – Le condizioni di Merlo, in arte Mike Bird, erano peggiorate nel corso delle ore. Il giovane è morto nella tarda serata di domenica. «Michele — ha fatto sapere la famiglia in una nota — si sentiva male da giorni e mercoledì si era recato presso il pronto soccorso di un altro ospedale del bolognese che, probabilmente, scambiando i sintomi descritti per una diversa, banale forma virale, lo aveva rispedito a casa. Anche durante l’intervento richiesto al Pronto soccorso, nella serata di giovedì, pare che lì per lì non fosse subito chiara la gravità della situazione». La famiglia Merlo ha anche voluto «smentire categoricamente quanto alcuni disinformati scrivono sui social: Michele non è stato in nessun modo vaccinato contro il Covid. Michele è stato colpito da una severa forma di leucemia fulminante con successiva emorragia cerebrale». Fan e colleghi, da Emma Marronea Francesco Facchinetti a Ermal Meta, da Federico Rossi (del duo Benji & Fede) a Aka7even, concorrente dell’ultima edizione di Amici, allo stesso programma di Maria De Filippi, hanno invaso nelle scorse ore i social di messaggi di affetto, incoraggiamento e solidarietà.
I sintomi e l’intervento – Purtroppo il giovane Michele era gravissimo da giorni. Era tenuto in coma farmacologico, ma le speranze in una sua ripresa erano davvero ridotte al lumicino. Dopo il delicato intervento chirurgico, la sua situazione era stata data per disperata. Ma ora resta la rabbia, perché prima del ricovero d’urgenza il cantante, di 28 anni, era stato rimandato a casa dall’ospedale di Vergato, sull’appennino bolognese dove i sintomi che presentava da qualche giorno, dice la famiglia, sono stati interpretati «come una banale forma virale».
Il dolore del padre – È rabbioso e disperato il papà di Michele: «Mio figlioè stato mandato via dal pronto soccorsoil giorno prima dell’operazione. Lamentava dei sintomi che un medico accorto avrebbe colto. Aveva una forte emicrania da giorni, dolori al collo e placche in gola, un segnale tipico della leucemia. Se l’avessero visitato avrebbero visto che aveva degli ematomi. Non abbiamo un referto medico ma un braccialetto col codice a barre che io ho a casa. E un audio che mio figlio ha mandato alla morosa in cui dice sono incazzato, mi hanno detto che intaso il pronto soccorso per due placche in gola. Invece lui era stanco. Michele aveva due braccia così. Faceva sport, non beveva, non ha mai usato droghe, gli piaceva la bella vita, mangiare bene, le cose belle, ha girato l’Italia in lungo e in largo». Un caso su cui l’Asl sta cercando di fare chiarezza con un’indagine interna.
Vicentino, e l’Università a Venezia – Michele Merlo , nato a Marostica il primo marzo del ‘93, in provincia di Vicenza, ha studiato all’Università Ca’ Foscari nella facoltà di Storia dell’Arte, a Venezia. Poi si era avvicinato alla musica. Grande conoscitore della musica rock, argomento su cui a lungo si è confrontato con il professore di Amici 16 Boosta, tra i cantanti a cui Mike Bird si ispira troviamo Arctic Monkeys, The neighbourhood e The 1975. Prima di iniziare il suo percorso ad Amici 16, Mike, come Shady e Riccardo Marcuzzo, ha fatto il provino per X Factor 10. Eliminato nella fase finale delle selezioni, i Bootcamp, Mike non si è perso d’animo e ha deciso di lanciarsi nella nuova avventura di Amici. Ed è entrato nei cuori di tanti fan.
Il post affranto di Emma, il tweet di Meta – E anche nel cuore dei colleghi che stanno esprimendo il loro cordoglio per la morte così prematura di una stella nascente della musica. Emma domenica sera all’Arena di Verona durante il suo concerto aveva fatto una dedica a Michele. Oggi, lunedì 7 giugnoha scritto un post affranto su Instagram: «Ciao Michele. Ieri sera ho cantato forte per te…Stamattina il mio cuore si è rotto in mille pezzi. Non ho parole amico mio. Ti bacio sulla fronte e agli angoli della bocca sempre screpolati. Fai buon viaggio Michi». Ermal Meta scrive un tweet: «Che ingiustizia morire così a 28 anni. Che dispiacere. Riposa in pace ragazzo..».