Fumo e principio di fiamme in un’area non aperta al pubblico. L’operatività dello scalo è sempre rimasta regolare: attivate le procedure di ventilazione
Il rogo si è sviluppato in una zona non aperta al pubblico
Momento di paura, nella tarda mattinata di oggi, allo scalo di Malpensa. I vigili del fuoco sono intervenuti infatti, verso le ore 13, al Terminal 1 dell’aeroporto di Milano per un principio di incendio.Non si sono registrati feriti e intossicati, nonostante l’iniziale paura.
Le squadre dei distaccamenti di Busto Arsizio e Somma Lombardo, con il supporto di due partenze operative interne allo scalo, hanno spento il focolaio causato dal cortocircuito di una centralina telefonica in un tunnel di servizio utilizzato per l’accesso dei fornitori.
L’intervento dei vigili del fuoco – Il fuoco è stato domato in breve tempo, evitando così che questo si propagasse e causasse maggiori danni, compromettendo in qualche modo la struttura.
Successivamente i vigili del fuoco i vigili del fuoco hanno avviato le operazioni di ventilazioneoltre che quelle di messa in sicurezza. La suddetta area quindi non era aperta al pubblico. Anche per questo fortunatamente non si sono registrati feriti e non ci sono state ripercussioni per l’operatività dello scalo che è sempre stata regolare.
In un incidente nel 2001 aveva perso entrambe le gambe. Era diventato uno straordinario atleta paralimpico (8 medaglie d’oro ai Giochi). Il passaggio all’handbike e l’ultimo incidente nel 2020
Alex Zanardi
È scomparso a 59 anni Alex Zanardi: ex pilota automobilistico (44 gare in F.1), straordinario atleta paralimpico, dopo che in un incidente in pista nel 2001 perde entrambe le gambe, esempio di resistenza e amore per la vita. Il 19 giugno 2020, durante una staffetta di beneficenza in handbike rimane coinvolto in un incidente vicino a Pienza. Torna a casa nel 2021.
L’infanzia e i motori – Talento e carattere, fin da bambino. Nato a Bologna nell’ottobre del 1966, Alessandro Zanardi è cresciuto in un contesto umile, da mamma Anna, sarta, e da papà Dino, idraulico. Ancora piccolissimo si trasferisce con la famiglia a Castel Maggiore, dove cresce appassionato di Formula 1 in una terra di motori e velocità. Una passione inizialmente osteggiata dalla famiglia, soprattutto dopo la scomparsa della sorella maggiore Cristina, morta nel 1979 a causa di un incidente d’auto. Nella vita di Alessandro, per tutti Alex, i motori erano però già qualcosa di più di un interesse che poteva essere fermato: erano una direzione. La sua. Il primo mezzo arrivò relativamente tardi, soprattutto se confrontato con i tempi sempre più veloci del motorsport moderno: a quattordici anni papà Dino gli regalò un kart con cui Alex iniziò a divertirsi con gli amici, esordendo in una prima corsa professionistica nel 1980 a Vado. La prima partecipazione a un campionato nazionale, nella categoria 100cc, fu nel 1982: poche risorse, il padre nel ruolo di meccanico e i primi, promettenti, risultati. Il passaggio decisivo nella sua carriera arrivò nel 1988, con il debutto nella Formula 3 italiana al volante di una Dallara-Alfa Romeo: sono anni in salita, fatti di crescita, di delusioni ma anche di primi successi. Nel 1991 il passaggio nella Formula 3000, un altro passo verso le apre le porte della Formula 1, che varcò con il primo test al volante di una monoposto Footwork Arrows. Da quel momento nel cose, come spesso succede nel motorsport, iniziarono a muoversi sempre più velocemente: sempre nel 1991 con la scuderia Jordan, al Gran Premio di Spagna, Zanardi debuttò in F1 sostituendo il pilota Roberto Moreno nel terzultimo appuntamento del campionato. La sua carriera in Formula 1 proseguì per altre tre stagioni: con Minardi nel 1992, con Lotus nel 1993 e 1994. Il suo miglior risultato fu un sesto posto ottenuto con la Lotus nel 93 e in totale disputò 44 Gran Premi. Rimasto senza contratto nel 1995, Zanardi si appassionò velocemente alle corse americane e debuttò nel 1996 nel campionato CART (l’attuale Indycar) ottenendo fin da subito grandi risultati con la vittoria di due titoli consecutivi nel 1997 e 1998. Nel 1999 torna in Formula 1 con la Williams ma la stagione, fin da subito difficile per l’italiano, sarà la sua ultima nella massima serie prima del ritorno nelle gare americane.
La seconda vita – È nel 2001 che Zanardi fa così l’atteso ritorno nella categoria CART, in un anno destinato a cambiare per sempre la sua vita. 15 settembre 2001 Lausitzring, Germania: Partito dalle retrovie, Zanardi costruisce una rimonta costante, superando avversari giro dopo giro fino a portarsi in testa alla gara. A tredici giri dalla fine, subito dopo l’ultima sosta ai box la vettura perde aderenza, tradita da liquidi in pista, e diventa incontrollabile. La monoposto si gira di colpo, attraversa la carreggiata e resta esposta proprio mentre sopraggiungono a piena velocità Patrick Carpentier e Alex Tagliani. Il primo riesce a evitare l’impatto, il secondo non ha spazio per farlo. L’urto è devastante: la vettura di Tagliani colpisce quella di Zanardi nella zona anteriore, nel punto più vulnerabile. La forza dell’impatto è tale da spezzare letteralmente in due la monoposto. Rimane in coma farmacologico per quattro giorni e condizioni, subito apparse disperate, lo portano a ricevere l’estrema unzione. In corpo, dopo l’incidente, gli era rimasto solo un litro di sangue rispetto ai cinque di un uomo adulto. Ma la storia di Alex era ancora tutta da scrivere: migliora di giorno in giorno, sorprendendo gli stessi medici, affrontando quindici operazioni con coraggio e forza d’animo. La prova più dura però è accettare la doppia amputazione alle gambe, immagine evidente di una vita destinata a cambiare per sempre. Per Zanardi iniziò così una dura fase di riabilitazione che non spense, neanche per un secondo, la sua passione per lo sport, la velocità e i motori: nel 2003 tornò nel circuito tedesco nel quale due anni prima era stato vittima del terribile incidente, per ripercorrere simbolicamente i restanti 13 giri della gara del 2001 a bordo di una vettura appositamente modificata. Negli anni successivi continuò a correre tra Gran Turismo e WTCC.
I successi paralimpici – “L’incidente mi ha dato modo di fare cose che forse in un’altra vita non avrei mai avuto l’occasione di provare”. Con questo spirito Zanardi ha affrontato la sua seconda vita, lanciandosi in una carriera straordinaria nell’handbike e trasformandosi rapidamente in uno degli atleti di riferimento a livello mondiale. Il debutto arriva nel 2007 con la maratona di New York, chiusa con un sorprendente quarto posto, risultato che segna l’inizio di un percorso agonistico del tutto nuovo. Da quel momento la progressione è costante: nel 2010 conquista il titolo italiano su strada, mentre nel 2011 si mette in evidenza ai Mondiali di Roskilde con un argento nella cronometro e un quinto posto nella prova in linea. Sempre nel 2011 arriva uno dei momenti simbolici della sua nuova carriera: la vittoria alla maratona di New York, accompagnata dal record di categoria. Pochi mesi dopo si ripete a Roma, dove non solo vince ma stabilisce anche il primato del percorso. Il 2012 rappresenta l’apice della sua parabola paralimpica. Ai Giochi di Londra conquista tre medaglie: due ori, nella cronometro e nella prova su strada, e un argento nella staffetta mista. Negli anni successivi continua a dominare la scena internazionale: tra Coppe del Mondo e Mondiali, raccoglie titoli sia a cronometro sia nelle prove su strada, spesso affiancato dai compagni di squadra nella staffetta mista. Nel 2016 si ripete alle Olimpiadi di Rio: due medaglie d’oro e un argento, a cinquant’anni, dando ancora una volta prova del suo infinito spirito di adattamento, della sua forza e di un carattere che – per sua stessa ammissione – gli ha permesso di ricominciare davanti a qualsiasi sfida.
Il buio – Il destino però, con quel ragazzo di Castel Maggiore, sembrava non aver ancora finito. Il 19 giugno 2020, durante una staffetta benefica in handbike organizzata a sostegno della lotta contro il Coronavirus, rimase coinvolto in un nuovo drammatico incidente: nei pressi di Pienza, lungo la SS146, perse il controllo del mezzo e si scontrò con un camion che proveniva dalla direzione opposta. Trasportato d’urgenza al policlinico Le Scotte di Siena, fu sottoposto a un complesso intervento neurochirurgico e maxillo-facciale. Le sue condizioni apparvero da subito critiche, con ricovero in terapia intensiva e prognosi riservata. Nei giorni successivi venne operato altre tre volte e, il 21 luglio, fu trasferito in un centro specializzato di Lecco per iniziare il percorso riabilitativo. Il 24 luglio, però, a causa di alcune complicazioni, dovette essere nuovamente riportato in terapia intensiva, questa volta all’ospedale San Raffaele di Milano. Le condizioni, in lento miglioramento, portano i medici a decidere a novembre dello stesso anno per un primo trasferimento all’Azienda Ospedaliera di Padova, dove nel gennaio 2021 riacquista la coscienza. A dicembre dello stesso anno può fare ritorno a casa, al fianco della moglie Daniela e del figlio Niccolò. È lì che ha trascorso, al fianco dell’affetto dei più cari, gli ultimi anni, in un silenzio mediatico che ha sempre indicato le gravi e precarie condizioni di salute. L’ennesima sfida di una vita piena di tempeste, che Zanardi ha affrontato con coraggio e forza. Fino alla fine.