Milan, Ibrahimovic operato al ginocchio a Roma: due mesi prima di rivederlo in campo


articolo: https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/milan/2021/06/18/news/ibrahimovic_operato_ginocchio-306664538/?ref=RHBT-VS-I286350292-P1-S4-T1

Per lo svedese intervento in artroscopia. Quattro settimane prima di riprendere a correre

Zlatan Ibrahimovic è stato operato al ginocchio sinistro. L’intervento in artroscopia di cleaning articolare è stato eseguito “con successo” dai chirurghi Volker Musahl e Fabrizio Margheritini, alla presenza del direttore medico rossonero Stefano Mazzoni e del consulente ortopedico del Milan Roberto Pozzoni, presso l’Upmc Salvator Mundi International Hospital di Roma: lo ha fatto sapere il club rossonero.

L’attaccante svedese, che il 3 ottobre compirà 40 anni, sta bene ed inizierà subito, il percorso riabilitativo. I tempi di recupero sono stimati in 4 settimane per tornare a correre 8 per giocare. Nell’ultimo campionato Ibrahimovic ha giocato 19 partite con un bottino di 15 gol.

Il Milan, attraverso il proprio sito ufficiale, ha comunicato l’intervento in artroscopia al ginocchio sinistro per Zlatan Ibrahimovic

(fonte: acmilan.com)
AC Milan comunica che in data odierna, Zlatan Ibrahimović è stato sottoposto ad intervento in artroscopia del ginocchio sinistro presso l’UPMC Salvator Mundi International Hospital di Roma. L’intervento di cleaning articolare è stato eseguito con successo dai chirurghi Volker Musahl e Fabrizio Margheritini, alla presenza del Direttore medico rossonero Stefano Mazzoni e del consulente ortopedico del Club Roberto Pozzoni. Zlatan sta bene ed inizierà, da subito, il percorso riabilitativo.

Luana D’Orazio, continuano le indagini sulla sua morte: l’orditoio è stato manomesso


articolo: https://urbanpost.it/luana-dorazio-morte-orditoio-manomesso/

Continuano le indagini sul caso di Luana D’Orazio, che ha trovato la morte il 3 maggio scorso in una fabbrica di Prato. Un macchinario tessile, l’orditoio ha stritolato la ragazza. L’obiettivo delle indagini è quello di capire se si sia trattato di un tragico incidente o se la tragedia si poteva evitare, seguendo i protocolli di sicurezza. Dopo svariate verifiche, la procura avrebbe confermato che il macchinario che ha ucciso Luana è stato manomesso.

Luana D’Orazio morte: il macchinario che l’ha uccisa è stato manomesso – Gli investigatori avevano ipotizzato una possibile manomissione dell’orditoio che ha ucciso Luana D’Orazio. Arrivano alcune indiscrezioni che conferma questa ipotesi. La perizia, ancora in corso, voluta dalla Procura sembra evidenziare una manomissione al quadro elettrico che avrebbe consentito il funzionamento dell’orditoio anche senza che la saracinesca di protezione del macchinario si abbassasse. Il macchinario funzionava in automatico grazie ad una modifica, effettuata anche nell’orditoio gemello presente in fabbrica. La procura dovrà stabilire se queste modifiche siano da collegare all’obiettivo di avere una maggiore produttività.

Le indagini sulla morte di Luana – La perizia è ancora in corso e l’ingegner Carlo Gini, incaricato dalla Procura, dovrà concluderla entro l’11 luglio. Se l’ipotesi della manomissione ricevesse conferma, sarebbe un duro colpo per la fabbrica di Prato. Questo aggiungerebbe ai tre indagati (la titolare dell’azienda Luana Coppini, il marito Daniele Faggi e il tecnico manutentore Mario Cusimano) il reato di rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Attualmente i tre sono indagati per omicidio colposo.

Il sottosegretario Tiziana Nisini ha commentato la terribile tragedia. “Restano ancora da chiarire le circostanze che hanno portato alla tragica morte di Luana D’Orazio. Non si può morire sul luogo di lavoro come cento anni fa – ha detto la Nisini – a maggior ragione quando i protocolli di sicurezza, ottenuti con il sacrificio di tante battaglie da parte dei lavoratori e delle Istituzioni, vengono messi da parte. Ci aspettiamo il prima possibile di sapere cosa sia successo il 3 maggio scorso”.

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Quanto amore per Eriksen: già operato, oggi torna a casa


articolo: https://www.repubblica.it/dossier/sport/europei-di-calcio-/2021/06/18/news/eriksen_operato_verso_ritorno_a_casa-306541967/?ref=RHTP-BS-I304750563-P3-S2-T1

Christian vivrà con un defibrillatore sotto pelle. La partita tra Danimarca e Belgio si ferma al 10′ fra lacrime e applausi

COPENAGHEN. Sul prato a un certo punto c’era una striscia di sole soltanto, una riga lunga e stretta proprio lì dov’è caduto Christian. E nel riverbero degli irrigatori si vedeva l’arcobaleno. Che strano giorno per un ciao che forse è un addio ma anche un ci sei, ci siamo. Poche ore prima, Chris Eriksen aveva preso atto che per vivere gli serve una scatoletta dentro il petto, il suo salvavita, la centralina elettrica che molto probabilmente è la fine della carriera perché non finisca tutto. I compagni lo sanno, anche gli avversari e i tifosi lo sanno. Applausi e lacrime. Si chiama defibrillatore sottocutaneo, Eriksen è stato operato ieri e oggi quasi certamente sarà dimesso, anche se questo chiuderà la sua avventura agonistica per lo meno all’Inter. In Italia il protocollo per concedere l’idoneità sportiva in caso di problemi cardiaci è tra i più rigidi al mondo

È molto più di una partita di calcio che la Danimarca perde. La musica picchia forte, esorcizza il silenzio spaventoso di quei momenti. Scorre di nuovo la benedetta birra, si è cantato e ballato ma adesso i calciatori danesi si passano il dorso della mano sul viso, asciugano un pianto silenzioso, occhi che gocciolano come rubinetti chiusi male. Il “fratello” di Chris, cioè Lukaku, abbraccia tutti perché i corpi che soffrono hanno bisogno di toccarsi, di stringersi.

Ci sono tanti bambini dentro lo stadio vicino all’ospedale, chissà cosa farà Chris adesso, se l’intervento è terminato, se è nella sua stanza, se avrà lasciato davvero la finestra aperta per sentire meglio. I piccoli tifosi sventolano fogli da disegno pieni di cuori, siamo un mistero fragile, siamo fili di seta. Invece del bandierone della Danimarca viene portata sul campo una gigantesca maglia numero 10, ed è una casacca di Eriksen anche quella in cornice che i giocatori del Belgio hanno firmato e poi regalato a Kjaer insieme al gagliardetto.

Difficile dire a parole quello che si sente qui dentro. Una vibrazione lunga e lenta, un boato che però è anche un sussurro. Le labbra di Simon Kjaer si increspano mentre canta l’inno, per cinque giorni era stato zitto il capitano, l’uomo del salvataggio e della carezza a Sabrina, la moglie di Christian. Ieri ha scritto su Twitter “è uno shock che porterò con me tutta la vita ma oggi lui è qui, nel nostro cuore“. Cuore è la parola, è il simbolo, il disegno e il nemico, l’origine e la fine di tutto, siamo abituati a metterlo nei messaggini ma meno ad ascoltare il suo racconto intermittente nel nostro petto, Christian sarà costretto a imparare, adesso ci sono soltanto loro due, un ragazzo e il suo cuore matto. “Dannazione, ho solo 29 anni“, aveva detto al rianimatore sul campo quando aveva ripreso conoscenza.

La partita si alza come un’onda e si abbatte subito sul Belgio. Il gol di Yussuf Poulsen (gli morì il padre di cancro quand’era piccolo, lui non lo ha mai conosciuto ma porta il suo nome sulla maglia) arriva dopo un minuto e 39″, secondo più veloce nella storia del torneo, forse Eriksen l’ha sentito veramente il boato nell’aria, magari invece gli ha messo malinconia come tutte le cose che abbiamo perduto. E al 10′ la gara si ferma e tutti applaudono.

La tensione di muscoli e nervi dei danesi dura un tempo, poi la squadra si piega su sé stessa come di carta. Il Belgio segna due volte, è entrato Kevin De Bruyne a illuminare tutto: prima l’assist per Thorgan Hazard, poi la sua rete col sinistro perfetto e l’invito istantaneo a non festeggiare, per rispetto. Non conta un gol adesso, anche se il gol è vita che riprende, è necessità. Scende un poco d’ombra sul prato. Vince il Belgio, più forte, e nelle orecchie resta la musica dei Queen e di Bon Jovi (It’s my life, la vita, praticamente un inno). I danesi guardano il vuoto, ognuno di loro è solo o forse no. Sono splendenti bambini fragili. Nell’aria dura una luce che non finisce, la sera è bianca, chissà come farà Chris a dormire. 

 

È morto Giampiero Boniperti, una vita nella Juventus


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Giampiero Boniperti (Barengo, 4 luglio 1928 – Torino, 18 giugno 2021) è stato un dirigente sportivo, politico ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante o centrocampista, presidente onorario della Juventus.

articolo: https://www.repubblica.it/sport/calcio/2021/06/18/news/morto_giampiero_boniperti-306554984/?ref=RHTP-BH-I304495303-P2-S2-T1

Capitano, presidente, bandiera bianconera, avrebbe compiuto 93 anni a luglio. Le battute di caccia con Fausto Coppi. Il braccio di ferro con i giocatori da cui usciva sempre vincitore. Il brandy bevuto al San Mamés la notte del primo trofeo. E l’abitudine di andarsene in anticipo dallo stadio per soffrire un po’ di meno

TORINO – I suoi occhi, prima di tutto. Di quell’azzurro tra il ghiaccio e il cielo all’alba. Mobilissimi e a tratti luciferini: gli occhi di un uomo che aveva visto ogni cosa e guardato moltissimo il mondo. Poi le labbra, che Giampiero Boniperti muoveva a fessura come un fumetto per mostrare una corona di denti da squalo e un ghigno da iena. Sorrideva tanto, e quando accadeva tu pensavi che era arrivato il momento peggiore: perché stava per arrivarti la bastonata che uccide i conigli. 

Gli occhi, la bocca e la sua bellezza da antico romano. Perché il presidente era un uomo bellissimo anche da vecchio, anche da quando la nebbia della dimenticanza lo aveva avvolto ma non cancellato. Si arrabbiava mentre, parlandoti, non ricordava più il tuo nome anche se sapeva tutto di te. “Ti chiamavo Rui Barros perché eri così piccolo, ricordi?“, ci domandò l’ultima volta che lo cercammo per gli auguri. “Ma per favore, mi dici di nuovo il tuo nome?“. Eppure ci conoscevamo da trent’anni.

Un uomo bellissimo, e da ragazzo di più. Era biondo, gentile anche se cattivissimo in campo, e l’interista Benito Lorenzi per farlo arrabbiare lo chiamava Marisa, non un’allusione a gusti sessuali fuori discussione ma al viso d’angelo crudele. Dopo essere stato il Santiago Bernabeu della Juventus, ma pure il presidente di Sara Simeoni e Pietro Mennea, si era sistemato in un magnifico ufficio con le finestre sul Po, quello dell’allora Sisport Fiat. Andavamo a trovarlo, ogni tanto. “Ma per l’intervista, Maurizio, facciamo la volta prossima, va bene?“. La sua storica segretaria ci accompagnava dal presidente e lui, ridendo, ci metteva in mano sempre il solito soprammobile con le due sfere di plastica e la scritta: “Si prega di non romperle“. Poi Boniperti ci assestava un tremendo colpo allo stomaco, sogghignando nel vederci barcollare. “Mezza sega, però scrivi bene anche se sei così cattivo“, diceva. “Ma io lo ero molto più di te“. Poi ci metteva in mano le sue vecchie scarpette da gioco che teneva su una mensola e diceva: “Tocca, senti qui in  punta, vedi com’erano dure?“. E negli occhi gli brillava quella solita, terribile lucentezza. 

Mai che rispondesse a una domanda senza farne un’altra, questo lo sanno tutti. Meno si sa che a volte indulgeva al romantico, lui così temuto. Un giorno ci raccontò di quando andava a caccia con Fausto Coppi “che però si stancava subito, anche se era l’airone di tutte le montagne. Però camminare lo annoiava, diceva che quei passi nel fango avrebbero guastato la sua gamba da ciclista. Così ci mettevamo a sparare da fermi ma io gli ripetevo: Fausto, facciamo come vuoi tu ma questo non è mica cacciare, neh“. 

Giampiero Boniperti è stato più del calcio, è stato la Juventus. Un’azienda incarnata, una storia fatta persona. Lui era un essere umano con le righe bianche e nere tatuate nell’anima. Ogni sua frase era “noi contro voi, noi contro tutti“. Quando lo fecero fuori per la rivoluzione di Moggi e Giraudo (non poteva sopportare che costui fosse un ex tifoso del Toro), covò una vendetta personale e un odio inestinguibile ma mai contro la sua Juventus, lei veniva prima di tutto, lei era forma e sostanza, vita e passione, era gloria, vittoria e sentimento. La Juve era il rigore sabaudo non raramente cinico e crudele, perché noi torinesi siamo anche fatti così, ed era eleganza e rispetto: Boniperti mandava i nuovi acquisti bianconeri a tagliarsi i capelli e indossare la giacca, non per capriccio ma perché nessuno mancasse di educazione alla Juventus.

E quando fece firmare i contratti in bianco ai giocatori che avevano appena perso lo scudetto contro il Toro, nel ’76, mostrò le foto delle sconfitte e nessuno banfò. Fu durissimo, Boniperti, anche nel momento di rinnovare i contratti agli juventini campioni del mondo in Spagna. Volevano l’aumento, ancora non esistevano i procuratori, lui li affrontò e seppe addomesticarli come sempre. Perché Boniperti era domatore e fiera, era il padrone del circo ed era la tigre. 

Tutti sanno di come scappava dallo stadio alla fine dei primi tempi, e di quando vagò da solo fuori dal San Mamés di Bilbao nel 1977 mentre la Juve stava vincendo la sua prima Coppa Uefa. Quando Carlos segnò il 2-1 a dodici minuti dalla fine, il presidente perdette forse qualche anno di vita. Ma quando la Juve si prese il trofeo, al bar dello stadio ordinò un Carlos Primero e lo tracannò in un sorso alla faccia di tutta la Spagna. 

Non dimenticava gli amici, soprattutto quelli morti. Pianse davanti a Scirea, col rimorso di averlo mandato per forza in Polonia a visionare un avversario insignificante, però il dovere prima di tutto. Accarezzò Carletto Parola nella bara, fu lui a sistemargli il nodo della cravatta. “Invecchiare è una merda, perché vedi andarsene tutti i tuoi amici” ci disse, quando provammo a festeggiare uno dei suoi ultimi compleanni. Se leggeva qualcosa di bello, faceva mandare un biglietto di complimenti dalla segreteria, così come chiamava egli stesso nei tempi ruggenti quando invece aveva letto una cosa sgradita: e allora cominciava a urlare nel telefono, terribilmente. E se quella cosa l’aveva vista addirittura sulla Stampa, il giornale della real casa, si metteva a chiamare di mattina presto, componeva il numero della redazione e sibilava nella cornetta: “Sono il geometra Boniperti, passami il capo“. Teneva moltissimo a quel titolo di studio preso giocando, perché lui era un figlio dell’Italia fiera del pezzo di carta, nella quale geometri e ragionieri non contavano poi molto meno di un bel dottore farmacista, o del medico condotto del paese, ma mai quanto un “ingegné”, massimo sogno di ogni padre. 

Qui non diremo delle vittorie di Giampiero Boniperti come giocatore e presidente, che tutti conoscono a memoria, né del suo inarrivabile carisma o della spaventosa astuzia. Ma ricorderemo il suo viso distrutto dopo la notte passata all’obitorio di Bruxelles. Ed è vero che lui rivendicò sempre la bontà anche sportiva di quella coppa assurda, però il dolore che quest’uomo avrebbe portato in eterno nell’anima lo hanno misurato in pochi, anche perché lui voleva custodirlo come il più impenetrabile dei segreti. Ma quella notte, e noi c’eravamo, il presidente volle vedere i cadaveri uno a uno, li passò in rassegna come un generale con la sua truppa fatta a pezzi nella battaglia. C’erano ancora sciarpe bianconere a terra, e scampoli di stoffa strappata, brandelli di Juve insieme a quei poveri corpi. E c’era lui, alla fine esatta del sogno, solo come l’ultima creatura di questa terra.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "II Inter PHC @Inter 2h FC Internazionale si stringe attorno alla famiglia Boniperti per la scomparsa di Giampiero, grande uomo di sport e nobile avversario in tantissime leggendarie bagine di calcio @juventusfc #FCIM M"

Novara, camion forza blocco durante una manifestazione per il lavoro, sindacalista investito e ucciso


articolo: https://torino.repubblica.it/cronaca/2021/06/18/news/sindacalista_investito_da_camin_durante_manifestazione-306569422/?ref=RHTP-BH-I306071389-P1-S1-T1

La vittima aveva 35 anni ed era di origine marocchina. L’investitore è fuggito ma è stato fermato in autostrada dai carabinieri

Un sindacalista di 35 anni è morto questa mattina investito da un camion davanti ai cancelli della Lidl di Biandrate, nel Novarese. E’ accaduto in via Guido il Grande, durante una manifestazione di lavoratori della logistica. L’autista che lo ha investito poi è fuggito. A bloccarlo in autostrada sono stati i carabinieri. Sul posto è intervenuto anche il 118, ma per il 35enne non c’è stato nulla da fare. Secondo una prima ricostruzione il sindacalista stava attraversando la strada sulle strisce pedonali per raggiungere i cancelli dove stava iniziando il presidio sindacale, quando e’ stato travolto da un camion.

La vittima, sempre secondo le prime informazioni, era un rappresentante dei Si Cobas e padre di due figli. L’autista ha forzato il blocco della manifestazione, che stava per cominciare, e il sindacalista è stato trascinato per una decina di metri. Sul posto è accorso il fratello. Anche la Cgil ha dichiarato lo sicopero e i lavoratori stanno bloccando tutte le uscite del magazzino. “C’era molta tensione in questo periodo – spiega Attilio Fasulo, segretario della Cgil di Novara – La  discussione sindacale su molti temi era in atto. La  Filcams Cgil chiedeva migliori condizioni di lavoro a partire dal riconoscimento di alcuni livelli che non venivano riconosciuti ai lavoratori”. I Si Cobas avevano organizzato una manifestazione cui partecipavano una ventina di persone davanti a uno degli ingressi del magazzino Lidl dove lavorano circa 300 addetti, la maggior parte di origine straniera. “Più volte avevamo fatto presente all’azienda che la mancata risoluzione di questi temi avrebbe portato all’esasperazione dei toni. Ora si indagherà sulla dinamica ma era possibile evitare che si creasse una situazione del genere”.

Il Comune di Milano: “Stop alla fusione tra ospedali San Paolo e San Carlo: salviamoli e recuperiamoli”


articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/06/17/news/stop_alla_fusione_tra_ospedali_san_paolo_e_san_carlo_a_milano-306496726/

L’assessore Maran scrive alla Moratti: “Il progetto ormai non è più attuale e i due presidi sono in un limbo che ne impedisce il rilancio

Ospedali san Carlo e san Paolo: è ora di abbandonare l’idea di chiuderli per fare un nuovo ospedale e di concentrarsi sull’obiettivo di una ristrutturazione profonda delle due strutture“. Lo scrive, nero su bianco, l’assessore all’urbanistica del Comune di Milano, Pierfrancesco Maran, alla vicepresidente della Lombardia, Letizia Moratti, per chiedergli di “sbloccare una situazione, quella dei due presidi sanitari milanesi, che da tempo è ferma in un limbo“.

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La Regione aveva “l’obiettivo di sostituire i due ospedali con una struttura nuova e baricentrica“, ma quest’idea per Maran è da “archiviare“: sia per alcune “criticità tecniche nell’individuazione di un luogo adatto con il rischio di scop una nuova struttura “restano bloccati anche progetti alternativi di ristrutturazione“, denuncia l’assessore. La lettera chiede, quindi, un confronto tra Comune e Regione con questi obiettivi: “Archiviare l’idea di sostituire i due ospedali con uno nuovo; ristrutturare il San Paolo mantenendo lì il fondamentale presidio di pronto soccorso e sviluppare il progetto di ristrutturazione del San Carlo in piena sinergia con l’università degli studi che può recuperarne una parte a campus di medicina“.

Per Palazzo Marino è fondamentale “far sbloccare la situazione“. Le richieste di Maran vengono appoggiate anche dalla consigliera regionale del pd, Carmela Rozza. “La pandemia – afferma – nella sua drammaticità, ha evidenziato la necessità di riqualificare al più presto questi due ospedali per metterli nelle condizioni di garantire ai cittadini della zona sud-ovest del milanese servizi efficienti, anche in caso di nuove emergenze sanitarie“.

Europei, Danimarca-Belgio: l’urlo dello stadio e l’applauso per Eriksen..


Europei, Danimarca-Belgio: l’urlo dello stadio e l’applauso per Eriksen, così è stato cancellato quel terribile silenzio

articolo: https://www.repubblica.it/dossier/sport/europei-di-calcio-/2021/06/17/news/stadio_copenaghen_per_eriksen_danimarca-306511799/

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I giocatori e l’arbitro si sono fermati al 10′ della partita, il pubblico ha cominciato (anzi ha continuato dopo il gol) a urlare il nome di Christian. Che probabilmente dall’ospedale vicino allo stadio Parken avrà sentito l’affetto di tutti

COPENAGHEN L’urlo dello stadio per Chris è arrivato ben prima del decimo minuto, anzi non ne erano passati neppure due e già la Danimarca era in vantaggio. Probabile che il boato l’abbia sentito anche Eriksen dalla finestra del suo ospedale, proprio qui davanti al Parken. Ancora otto minuti scarsi, e tutti si sono fermati per applaudire questo ragazzo: i compagni, gli avversari, l’arbitro e naturalmente il pubblico.

È stata una strana, potentissima festa emotiva, ma forse non è la definizione giusta, con la Danimarca all’attacco ed Eriksen nel suo letto, dopo avere saputo che per continuare a vivere normalmente gli dovranno impiantare un defibrillatore: sarà il possibile, o forse probabile addio al calcio. Tutto si consuma in poche ore nel luogo della tragedia sfiorata sabato, ma è come se quel fatto fosse rimasto presente, qui, con il rumore del tifo e delle musiche prima della sfida al Belgio per esorcizzare il terribile silenzio di quei minuti che non passavano mai.

All’ingresso delle squadre, invece della bandiera danese è stata portata sul prato un’enorme maglia con il numero 10 e il nome di Eriksen, mentre i bambini sventolavano i loro disegni che erano scritte d’amore. Anche i tifosi del Belgio hanno mostrato un grosso striscione, “Belgium loves you Christian“, lo stesso che era stato portato nelle vie della città per tutta la mattina, quando i tifosi della Danimarca si sono mescolati agli avversari nei bar e nelle piazze per cantare, ballare e scandire insieme il nome di Eriksen. I due capitani si sono scambiati i gagliardetti accanto a una maglia di Christian incorniciata. Dopo l’inno nazionale, Delaney e Vertonghen si sono asciugati le lacrime mentre il capitano Kjaer, applauditissimo e molto emozionato, ha cantato in un sussurro. Molto più di una partita di calcio, e si sapeva. Quando il gioco si è fermato al minuto numero 10, la gradinata ha srotolato una lunghissima scritta che diceva “Christian, tutta la Danimarca è con te“. Non solo la Danimarca.

DANIMARCA BELGIO, AL 10′ LA GARA SI FERMA: OMAGGIO A CHRISTIAN ERIKSEN

Christian Eriksen sarà operato: “Gli sarà impiantato un defibrillatore cardiaco, ha già detto sì”


articolo: https://www.tuttomercatoweb.com/serie-a/christian-eriksen-sara-operato-gli-sara-impiantato-un-defibrillatore-cardiaco-ha-gia-detto-si-1548221

© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Christian Eriksen sarà operato: "Gli sarà impiantato un defibrillatore cardiaco, ha già detto sì"

Christian Eriksen dovrà essere sottoposto a operazione chirurgica per l’impianto di un defibrillatore cardiaco automatico. Ad annunciarlo è la Federcalcio danese, che ha appena diramato un comunicato ufficiale sulle condizioni fisiche del centrocampista dell’Inter e della Nazionale: “Dopo aver sostenuto diversi esami al cuore, è stato deciso che a Eriksen dovrà essere impiantato un ICD (defibrillatore automatico). Questa misura è necessaria visto che il suo infarto è stato causato da disturbi del battito cardiaco. Christian ha accettato la soluzione, che è stata confermata anche da specialisti di fama nazionale e internazionale. Incoraggiamo tutti voi a lasciare Eriksen e la sua famiglia in pace, garantendo loro al contempo anche la giusta privacy”, si legge.

 

Stadio San Siro, Zhang incontra Sala


articolo: https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2021/06/16/san-siro-zhang-a-salaimpegno-medio-lungo-termine-proprieta_09def55e-5985-4d79-864e-e5583e14bbb7.html?fbclid=IwAR3x5U7ZFiRo11G1w_YFJpqroYciNdUnkx5RqJjrRVk4plk-Fgi11YT5pTM

(ANSA) – Milano, 16 giugno 2021 – Incontro a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, tra il sindaco, Giuseppe Sala e i vertici dell’Inter, il presidente Steven Zhang e l’amministratore delegato Alessandro Antonello, sul progetto di realizzazione del nuovo stadio. Durante l’incontro, come spiega una nota del Comune, il presidente dell’Inter ha confermato al sindaco l’impegno a medio-lungo termine della proprietà nel club.download.jpg

Inoltre Zhang ha rimarcato l’importanza strategica del progetto nuovo stadio per Milano, in particolare nell’ottica dell’auspicata ripresa economica della città. Il sindaco Sala, ribadendo che la continuità nella proprietà dell’Inter è un aspetto fondamentale per la prosecuzione dell’iter autorizzativo del nuovo stadio, ha preso atto con soddisfazione delle parole di Steven Zhang. L’incontro si è svolto in un clima di grande cordialità e con l’obiettivo comune di portare avanti il dialogo su questo dossier.

Infine Sala, grande tifoso interista, si è congratulato per la conquista del 19/o scudetto che ha permesso di riportare a Milano il più importante trofeo sportivo italiano dopo 10 anni.  (ANSA).

https://alessandro54.com/2019/03/04/san-siro-addio-ecco-il-nuovo-stadio-di-inter-e-milan/

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UFFICIALE – Gattuso non è più l’allenatore della Fiorentina. Club alla ricerca del sostituto


E’ arrivata anche la nota ufficiale della Fiorentina, che informa della rottura definitiva tra il club e Rino Gattuso, che non sarà il tecnico della prossima stagione

NOTA ACF FIORENTINA

17 giugno 2021

ACF Fiorentina e Mister Rino Gattuso, di comune accordo, hanno deciso di non dare seguito ai preventivi accordi e pertanto di non iniziare insieme la prossima stagione sportiva.

La Società si è messa immediatamente al lavoro per individuare una scelta tecnica che guidi la squadra Viola verso i risultati che la Fiorentina e la Città di Firenze meritano.


Allarme bomba a Prati, ordigno pronto ad esplodere nell’auto di un delegato comunale


articolo: https://www.romatoday.it/cronaca/bomba-roma-auto-marco-doria.html

Era pronto ad esplodere l’ordigno rudimentale trovato in un’auto in sosta a Prati. La vettura è di proprietà di Marco Doria, delegato comunale nominato nel 2018 da Virginia Raggi presidente del Tavolo per la riqualificazione di parchi e ville storiche di Roma. A metterlo in sicurezza gli artificieri della Questura di Roma dopo la segnalazione di un oggetto sospetto con un filo sporgente in una vettura che si trovava parcheggiata in via Tito Speri. Una bomboletta spray con all’interno polvere pirica e bulloni, e dei fili elettrici che entravano all’interno dell’auto, disinnescato dalla polizia che era pronto ad esplodere. 

Ordigno esplosivo a Prati  – Richiesto l’intervento della polizia sul posto sono intervenuti gli agenti del Commissariato Prati di polizia che hanno chiuso la strada per consentire l’intervento in sicurezza degli artificieri e degli equipaggi dell’UPGS (Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico). Messo in sicurezza l’ordigno sul caso indagano gli investigatori della Digos che al momento non escludono nessuna ipotesi investigativa.

Chi è Marco Andrea Doria  – Marco Andrea Doria è presidente della Scuola Superiore Santa Rita, ultimo erede della dinastia principesca dei Doria e nominato dalla sindaca Virginia Raggi a capo del tavolo di coordinamento per le Ville Storiche della città.

Il delegato comunale della Sindaca Raggi aveva già ricevuto minacce ed era già sottoposto a una misura di tutela della prefettura, che dopo quanto accaduto oggi ha già intensificato i controlli nei suoi confronti. Nel prossimo comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza verrà valutato l’innalzamemto della misura di tutela

Allarme bomba a Roma, trovato un ordigno artigianale in un’auto

Crolla una palazzina a Barletta, ci sarebbero dei feriti


articolo: https://www.ansa.it/puglia/notizie/2021/06/16/crolla-palazzina-a-barletta-feriti_0e1deca7-cf2e-404b-89e9-3280fbd85f1e.html

Il cedimento della struttura causato forse da una fuga di gas

Una palazzina è crollata a Barletta, a circa 60 chilometri a nord di Bari, probabilmente a causa di una fuga di gas. Ci sarebbero alcuni feriti.

Il crollo è avvenuto in via Curci, una traversa di via Roma. Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco, i soccorritori e le forze dell’ordine

Sul posto i soccorritori hanno prima rimosso a mano i blocchi di tufo per cercare mettere in salvo i feriti, ora è giunta sul posto una piccola ruspa la cui attività è coordinata dai vigili del fuoco. Via Giuseppe Curci si trova a poca distanza da via Roma dove, il 3 ottobre 2011, il crollo di una palazzina uccise quattro operaie ed una ragazzina (figlia del titolare della ditta) che erano in una maglieria al piano terra dell’edificio. Stando all’ipotesi accusatoria, il crollo fu causato dai lavori di demolizione della palazzina adiacente a quella dove c’era la maglieria

Fiorentina, rottura tra Gattuso e Commisso a causa del mercato


articolo: https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/fiorentina/2021/06/16/news/gattuso_commisso_rottura_calciomercato-306386466/

Alla base del conflitto tra il tecnico e il patron viola la mancanza di sintonia sulla campagna acquisti

Neanche il tempo di cominciare, che l’avventura di Gennaro Gattuso alla Fiorentina pare essere già finita. Alla base della rottura tra l’allenatore calabrese e il patron viola Rocco Commisso, vedute diverse sulle strategie di calciomercato.

Il contratto biennale del successore di Beppe Iachini a Firenze potrebbe dunque non essere depositato in Lega. Secondo quanto si apprende, la tensione sarebbe salita dopo la frenata riguardo l’arrivo in Toscana di Sergio Olivera (Porto) e Gonçalo Guedes (Valencia). Giocatori che, con Gattuso, condividono lo stesso agente: Jorge Mendes.

La società viola si è ribellata al gioco al rialzo dei cartellini e alle commissioni previste per il potente procuratore. Così Gattuso e Mendes hanno deciso di prendersi qualche ora di riflessione, mentre i viola hanno abbandonato, almeno per il momento, Olivera e Guedes.

Un’irritazione, quella dell’ex allenatore del Napoli, che va ad aggiungersi a manovre di ricostruzione della rosa viola non condivise nei tempi e negli interpreti con gli uomini di mercato viola: Joe Barone, Daniele Pradè e il nuovo arrivato Nicolas Burdisso.

Per andare in Sardegna il tampone non serve più, dal 16 giugno


articolo: https://www.corriere.it/cronache/21_giugno_16/per-andare-sardegna-tampone-non-serve-piu-16-giugno-f0fa9756-ce88-11eb-b2ed-71257ec75099.shtml?fbclid=IwAR2NUNlrLjfwBg5np98NDhAzfdlJCw3iK5dhkh6DZRyV45lwp8SqN9CyHMk

L’ordinanza che obbligava ad avere prova di un tampone negativo per entrare in Sardegna è scaduta e non è stata rinnovata

Per andare in Sardegna, dal 16 giugno, non occorre più il tampone. L’ordinanza che in deroga a quanto stabilito dal governo per gli spostamenti tra diverse regioni — obbligava chiunque dovesse andare sull’isola ad avere prova di un tampone con esito negativo, di essere guarito dal Covid o di essere vaccinato è scaduta il 15 giugno e non è stata rinnovata.

Al momento non è chiaro se la Regione abbia intenzione di introdurre nuove normative che regolino l’ingresso di turisti. Di sicuro, ad ora, non ci sono normative in merito.

Serve il pass per viaggiare in Italia? – Come indicato qui, per spostarsi in Italia non occorre avere il «green pass», né le certificazioni che — fino al varo del pass — ne faranno le veci (e cioè che si è stati vaccinati, con la prima dose, da almeno 15 giorni, che si è guariti dal Covid o che si è stati sottoposti a un tampone che ha dato esito negativo. Entro la fine della settimana, il governo dovrebbe varare il nuovo Dpcm sul «certificato verde Covid 19» (il nome ufficiale del green pass) che entrerà in vigore il 1 luglio.

Dal 26 aprile, poi, ci si può spostare liberamente tra regioni e province autonome che si trovano in zona gialla o bianca, senza dover esibire né un tampone negativo, né il certificato di vaccinazione, né il documento che attesti la guarigione dal Covid.

Nonostante l’Italia sia completamente in zona bianca e gialla, la Sardegna aveva varato un’ordinanza con la quale imponeva ai viaggiatori in arrivo sull’isola di registrarsi a un sito (si chiama Sardegna Sicura e, da oggi, non funziona più) e di dotarsi di green pass (e dunque di un tampone negativo effettuato meno di 48 ore prima della partenza, o, in alternativa, di un certificato che attesti di essere guariti dal Covid, oppure di aver ricevuto la prima dose di vaccino da almeno 15 giorni).

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Sardegna Sicura e, da oggi 16 giugno, non funziona più

Questa ordinanza è scaduta: da oggi, dunque, ci si potrà spostare in Sardegna come ci si sposta tra tutte le altre regioni italiane, senza pass, certificazioni o tamponi..

Se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare in alcune regioni o province, il green pass potrebbe però diventare necessario anche spostarsi tra regioni. Il decreto oggi in vigore stabilisce infatti che è necessario per spostarsi tra regioni arancioni o rosse per motivi legati al turismo. Se ci si sposta in una regione o provincia che si trova nelle due fasce di rischio più alte per motivi di salute, lavoro, necessità e urgenza, invece, è sufficiente l’autocertificazione.

Maturità 2021..


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in forma “ridotta” e con norme anti-Covid. La diretta da Roma e Milano.
Maturità 2021, in forma “ridotta” e con norme anti-Covid. La diretta da Roma e Milano.

Antonello Venditti – Notte Prima Degli Esami (Live 2021)

Francesco Guccini compie 81 anni: è festa social


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Francesco Guccini (Modena, 14 giugno 1940) è un cantautore, scrittore e attore italiano.

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Francesco Guccini – Live @RSI 1982

articolo: https://www.adnkronos.com/francesco-guccini-compie-81-anni-e-festa-social_J07TG5VQhJDKqDIoYvVc1

Francesco Guccini compie 81 anni e su Twitter esplode la festa virtuale. Per il cantautore – tra i più iconici della sua generazione e scrittore apprezzato – nato a Modena il 14 giugno del 1940, è infatti un fiume di messaggi e citazioni sui social. “‘Io appena giovane sono invecchiato tu forse giovane non sei stato mai‘. Auguri Francesco avevo 12 anni e ti ascoltavo, ora ne ho 62 e ti ascolto. Sei stato la colonna musicale della mia vita“, scrivono al ‘Maestrone’ mentre ricordano: “La mia mamma mi ha fatto ascoltare #FrancescoGuccini fin da quando ero nella pancia e a me è sempre piaciuto questo pancione un po’ burbero, oggi come sempre canteremo ed ascolteremo le sue canzoni“.

Citano ‘Dio è morto‘ o ‘Autogrill‘ – con la ragazza dietro al banco intenta a mescolare birra chiara e Seven-up -, e ancora ‘Cirano‘ che a dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocca, o ‘L’Avvelenata‘ grazie alla quale “io, di destra, ho imparato a suonare la chitarra“.

Boy George, 60 anni da icona pop


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Boy George Boy George, pseudonimo di George Alan O’Dowd (Londra, 14 giugno 1961), è un cantautore e disc jockey britannico di origini irlandesi.

Culture Club – Karma Chameleon

Boy George, 60 anni da icona pop. “Ero la pecora rosa della famiglia”

articolo: https://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2021/06/14/news/boy_george-305872250/

Il 14 giugno George Alan O’Dowd festeggia il compleanno. Il successo con i Culture Club, una carriera tra alti  e bassi

Ci ha fatto ballare negli anni 80 con succssi formidabili, come Do you really want to hurt me o Karma chameleon, ha lanciato le mode, i cappelli, il trucco. Sempre fuori dal coro. Il 14 giugno Boy George compie 60 anni. All’anagrafe George Alan O’Dowd, occhi azzurri sottolineati dall’ombretto, le treccine decorate con i nastri colorati, è un’icona pop. Ha raccontato di aver vissuto l’infanzia in solitudine, anche se circondato dai quattro fratelli. Si è definito: “pink sheep of the family”, ovvero la “pecora rosa della famiglia”. Ama il punk, frequenta i locali londinesi, al Blitz Club viene notato da Malcom McLaren, produttore e creatore dei Sex Pistols. Nasce così il gruppo Bow Wow Wow che lascia per fondare i Culture Club. Il primo singolo è Kissing to be clever, ma il quartetto raggiunge il successo internazionale con il singolo Do you really want to hurt me, che conquista anche l’America. continua a leggere

Culture Club Do You Really Want To Hurt Me

Euro2020, panico prima di Germania-Francia. Un paracadutista di Greenpeace plana sullo stadio


articolo: https://video.repubblica.it/dossier/euro2020/euro2020-panico-prima-di-germania-francia-un-paracadutista-di-greenpeace-plana-sullo-stadio/389426/390143?ref=RHTP-BH-I306071389-P1-S2-F

Pochi secondi prima del fischio d’inizio di Germania-Francia, a Monaco di Baviera, un attivista di Greenpeace si è paracadutato in campo in segno di protesta. Sul paracadute giallo, la scritta nera Kick out oil, ossia: date un calcio al petrolio. L’uomo, con un’elica attaccata alla schiena, ha colpito un dipendente di una delle tv e un’altra persona che è stata trasportata in ospedale. Subito prima aveva sfiorato la tribuna stampa e la panchina delle riserve della Francia, per poi cadere rovinosamente sul terreno di gioco.

 

Caldo a Milano, un’altra giornata di blackout da Brera a piazza Vetra. «Consumi elettrici da record»


articolo: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_giugno_15/caldo-milano-altre-3-ore-blackout-brera-zona-piazza-vetra-2933316e-ce02-11eb-8e82-196b74f846e5.shtml

Semafori impazziti, allarmi in tilt, negozi e ristoranti al buio: per il secondo giorno consecutivo nel centro di Milano è saltata la corrente elettrica. Unareti: «È stato registrato il carico massimo del 2021. Potenziate le squadre di pronto intervento»

Nuovi blackout. Per il secondo giorno di fila si sono registrati disagi, stavolta in zona Brera e verso piazza Vetra. Per più di tre ore, semafori impazziti, allarmi in tilt, negozi e ristoranti al buio, attività interrotte. «È stato registrato il carico massimo del 2021 sulla rete elettrica, con un improvviso più 25 per cento dei consumi che in due giorni si sono impennati rispetto alla scorsa settimana — si scusa Unareti —. Abbiamo potenziato le squadre di pronto intervento».

Non siamo più abituati al caldo, «maggio e la prima parte di giugno erano stati clementi, abbiamo acceso tutti insieme i condizionatori e questo è il risultato», ragiona Andrea Giuliacci di Meteo.it. Per superare definitivamente i disservizi che si verificano nei momenti di cambi di carico sulla rete, occorrono investimenti ingenti. Nel 2021 Unareti prevede di spendere 100 milioni (da 88 l’anno scorso), arriveranno a 120 a partire dal 2024. Ma per ora, quando si presenta il blackout, per tamponare il problema gli operatori «modificano l’assetto e isolano le parti dell’impianto su cui è necessario intervenire, e questo richiede tempo».

Se lunedì il blackout aveva interessato dal Salotto a viale Premuda ad alcune strade a Niguarda, martedì gli impianti di condizionamento accesi hanno sovraccaricato ancora la rete creando disagi. Le concentrazioni di ozono restano alle stelle per la compresenza di temperature molto elevate e radiazioni solari forti, man mano che ci si avvicina al solstizio d’estate. I ventilatori si sono arresi di nuovo in un martedì rosso fuoco, con temperature sopra ai 30 gradi, scenario che rischia di ripetersi anche mercoledì: secondo le previsioni meteo Milano resterà nella morsa di caldo e afa. Le concentrazioni di ozono, martedì, hanno superato per la prima volta i 180 microgrammi/metro cubo in alcune stazioni lombarde e non accennano a scendere.

Tragedia sfiorata a Milano, trivella alta 10 metri crolla sulla sede dell’Ifom: evacuati 300 ricercatori ma nessun ferito


articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/06/15/news/trivella_crollata_sull_ifom-306148113/?ref=RHTP-VS-I270681067-P19-S8-T1

La perforatrice ha colpito il cornicione del centro di ricerca oncologica e danneggiato la facciata, penetrando nella sala riunioni della direzione scientifica e sventrando gli uffici amministrativi del piano terra: “Un boato, poi polvere dappertutto

Grande paura ma nessun ferito per una trivella alta oltre 10 metri che, attiva in cantiere vicino, si è abbattuta intorno alle 10,40 su uno degli edifici più popolati dell’Istituto di ricerca sui tumori Ifom di Milano in via Serio, in zona Ripamonti.

Il crollo è stato improvviso. La trivella, riferiscono dall’Ifom, “ha dapprima colpito violentemente il cornicione del tetto fendendo l’edificio in verticale, per poi rimbalzare più volte contro la facciata, penetrando prima nella sala riunioni della direzione scientifica dell’Istituto, per fortuna al momento vuota, per poi sventrare gli uffici amministrativi del piano terra e atterrare su due automobili parcheggiate in strada“.

Stavamo lavorando tutti tranquillamente, quando abbiamo sentito un fortissimo boato. L’edificio, la parte dove si trovano gli uffici direzionali e amministrativi, ha iniziato a tremare. Dopodiché abbiamo visto solo tantissima polvere che si alzava – racconta Rossella Blasi, direttrice operativa dell’Ifom di Milano – . Un grandissimo spavento. Il primo momento è stato di panico. Poi, però, abbiamo reagito prontamente. La procedura di evacuazione è scattata subito, tutti l’hanno seguita e sono andati fuori. La cosa più importante è che miracolosamente nessuno si è fatto male e che siamo riusciti a mettere tutti in sicurezza“. La donna era in un ufficio accanto alla direzione scientifica, “praticamente a 3 metri” dalla stanza in cui si trovava.

Ha colpito “l’edificio 4, collegato al 2 e al 3, prettamente laboratori e foresterie“, racconta all’Adnkronos Salute. “Mi hanno tirato fuori dall’ufficio, ho urlato dallo spavento. E’ stato un attimo“, lo choc iniziale. “Ho pensato inizialmente a una bomba, a un qualcosa di saltato, esploso, fuori dal nostro edificio. Poi ho reagito – ricostruisce Blasi – C’era tantissima polvere, il rumore è stato troppo forte. Abbiamo capito cosa succedeva quando siamo scesi giù e abbiamo visto la trivella, perché non ci siamo potuti affacciare subito alle finestre“.

Erano circa 300 ricercatori e dipendenti in quel momento al lavoro, in un periodo che non è ancora di ferie e che vede gran parte del personale ancora attivo tra provette e laboratori. Tutti gli addetti dell’istituto e quelli degli altri enti presenti nello stesso Campus, 600 in tutto, sono stati evacuati e le forze dell’ordine stanno provvedendo a mettere in sicurezza gli edifici.

Fondato nel 1998 da Firc-Airc, Ifom è un centro di ricerca dedicato allo studio della formazione e dello sviluppo dei tumori a livello molecolare, una delle prime realtà che si è insediata nell’ex distretto industriale dello scalo di Porta Romana, ora in corso di forte riqualificazione urbanistica. E infatti tre sono i cantieri che circondano l’Istituto sui tre lati. “Oggi – raccontano dal centro – la serenità del lavoro è stata interrotta da questo evento traumatico, che per fortuna non ha fatto vittime“. Sul posto sono arrivati ambulanza, automedica, polizia, vigili urbani e vigili del fuoco, che sono al lavoro per rimuovere la trivella, operazione che durerà parecchie ore.

Covid, l’ex Napoli Alemao ricoverato in ospedale


articolo: https://www.repubblica.it/sport/calcio/esteri/2021/06/14/news/alemao_covid_ricoverato-306070610/

Lo riporta il Jornal do Brasil. Con lui anche la moglie, all’ottavo mese di gravidanza

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Ricardo Rogério de Brito, meglio noto come Alemao, è ricoverato in un ospedale di Belo Horizonte a causa del Covid-19. Lo riporta il Jornal do Brasil. Le condizioni dell’ex centrocampista del Napoli, oggi 59enne, destano qualche preoccupazione. Anche la moglie di Alemao, incinta di otto mesi, è ricoverata perché positiva al Coronavirus.

Assalto a portavalori sulla A1: rapinatori in fuga


articolo: https://bologna.repubblica.it/cronaca/2021/06/14/news/assalto_portavalori_a1_tra_modena_e_bologna-306073226/?ref=RHTP-VS-I270681067-P18-S1-T1

I malviventi hanno messo chiodi sull’asfalto, armi in pugno hanno minacciato alcuni automobilisti e hanno dato fuoco alle vetture. Nessun ferito. Autostrada chiusa in entrambe le direzioni

14 giugno 2021 – Assalto a un furgone portavalori sulla A1 tra Modena e Bologna, con spari, esplosioni, auto incendiate. I rapinatori si sono dati alla fuga senza riuscire a mettere a segno il colpo. Ma l’Italia è stata tagliata in due dalla chiusura del tratto autostradale in entrambe le direzioni di marcia. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito.

L’attacco è avvenuto intorno alle 20.20, all’altezza di San cesario, tra i caselli di Valsamoggia e Modena Sud. I malviventi hanno seguito uno schema già utilizzato in altre rapine:  hanno messo dei chiodi sull’asfalto, quindi, armi in pugno, hanno minacciato alcuni automobilisti, li hanno fatti scendere e hanno dato fuoco ai loro veicoli per creare un diversivo. Poi hanno costretto due camionisti a mettere i loro mezzi di traverso per bloccare completamente la circolazione. Alcuni testimoni hanno parlato di esplosioni e spari. Sull’area si è levata una colonna di fumo visibile da qualche chilometro di distanza.

L’autostrada è stata chiusa in entrambi i sensi di marcia per consentire i soccorsi, la bonifica e i rilievi della polizia stradale. Si sono formate code e rallentamenti. Il traffico è stato deviato lungo la via Emilia.

I malviventi sono scappati in direzione Bologna e sono in corso le ricerche, anche sulla base delle testimonianze di chi ha assistito all’assalto. I rilievi della polizia stradale e i racconti sia dei vigilanti che erano a bordo del furgone, sia degli automobilisti e dei camionisti che sono stati minacciati dalla banda, saranno determinanti per ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’assalto e per raccogliere elementi per individuare i colpevoli.

Usa, espolosione in uno stabilimento chimico dell’Illinois: evacuata cittadina di Rockton


articolo: https://www.repubblica.it/esteri/2021/06/15/news/usa_espolosione_in_uno_stabilimento_chimico_dell_illinois-306085169/?ref=RHTP-VS-I270681069-P17-S1-T1

Il boato ha sviluppato un incendio di livello quattro, classificato come “catastrofico” dalle autorita’ statunitensi per la sua natura esplosiva

L’esplosione – Meteoweek

Uno stabilimento dell’azienda Chemtool Inc a Rockford, nell’Illinois, e’esploso sviluppando un incendio di livello quattro, classificato come “catastrofico” dalle autorita’ statunitensi per la sua natura esplosiva. Lo riferisce la stampa Usa, secondo cui le unita’ di emergenza intervenute sul sito del disastro si limiteranno a contenere le fiamme e a lasciare che l’incendio si esaurisca da solo, probabilmente tra diversi giorni.

Secondo alcuni testimoni, un primo boato e’ stato udito presso lo stabilimento, seguito da una seconda, piu’ violenta esplosione. La cittadina di Rockton e’ stata evacuata, cosi’ come i 70 dipendenti dello stabilimento, che fortunatamente non sono rimasti direttamente coinvolti.

Nelle ore successive si sono verificate ulteriori esplosioni, che hanno ferito un vigile del fuoco; la colonna di fumo causata dall’incendio e’ visibile da Chicago, ed entro un raggio di un miglio dal sito dell’incendio le autorita’ hanno sollecitato a rimanere in casa e indossare mascherine. Non e’ chiaro l’impatto ambientale dell’incidente: Chemtool Incorporated produce grasso ed altri lubrificanti sintetici, ed ha sede a Rockton dal 2009. Nel 2013 l’azienda e’ stata acquistata da Lubizol Corporation, un altro produttore di sostanze chimiche per applicazioni meccaniche come lubrificanti, fluidi e additivi per motori. Nel 2020 l’azienda ha generato un fatturato di 5,6 miliardi di dollari.

 

Servizio idrico, disastro italiano…


Servizio idrico, disastro italiano. E i fondi del Pnrr bastano per tappare solo la metà dei buchi

articolo: https://www.repubblica.it/economia/diritti-e-consumi/energia/2021/06/14/news/servizio_idrico_disastro_italiano_e_i_fondi_del_pnrr_non_basteranno-305597997/?ref=RHTP-VS-I270681073-P11-S4-T1

Il Rapporto annuale di Cittadinanzattiva mette in luce i problemi storici di acquedotti colabrodo, fognature inefficienti e governance-spezzatino: perso il 42% delle risorse idriche. Dal Next generation Eu solo la metà degli investimenti necessari a cambiare marcia. Ecco le aree più a rischio e quelle più care per gli utenti

Il servizio idrico italiano ha bisogno di investimenti. La cifra necessaria a tamponare falle e inefficienze del sistema è talmente alta che i 4,3 miliardi previsti dal Pnrr non basteranno neppure a completare la metà del lavoro.

La qualità media dell’acqua che arriva nei rubinetti italiani è alta. Il problema è quanta se ne perde durante il tragitto verso case, campi e industrie (il 42%) e soprattutto quella che riusciamo a depurare una volta che la usiamo: su quest’ultimo aspetto l’Italia ha ritardi strutturali, che le sono valsi quattro procedure di infrazioni europee, che a valle si traducono in centinaia di provvedimenti a livello locale.

La radiografia al settore l’ha fatta Cittadinanzattiva con il suo Rapporto annuale sul servizio idrico integrato. L’associazione ha analizzato l’intero settore, portando a galla una serie di problemi che, oltre a causare disservizi a molti consumatori, provocano sprechi inaccettabili e danni ambientali gravi. 

Le tariffe: toscani spennati  – Partiamo dalla bolletta idrica. Considerando 192 metri cubi annui a famiglia (in linea con le stime Istat), nel 2020 la spesa è stata di 448 euro: il +2,6% rispetto all’anno precedente. Con un consumo più virtuoso (150 metri cubi annui) la spesa è stata di 328 euro, per un risparmio di 120 euro rispetto alla famiglia-tipo “sprecona”. Considerando 192 mc/anno, i più tartassati sono i toscani con una spesa annua di 710 euro. Un primato incontrastato, visto che al secondo posto ci sono le Marche con 535 euro. Valle d’Aosta (291 euro l’anno), Trentino Alto Adige (202) e Molise (181) sono invece le regioni dove il servizio idrico costa meno. Ma nella regione meridionale il costo è salito dell’11% in un solo anno.

Tariffe (spesa media annua su 192 metri cubi di consumo) Valore euro Diff % su 2019
Media Italia 448 2,6
Nord 395 2,4
Centro 614 3,2
Sud e Isole 408 2,3

A livello provinciale però non è toscano il territorio più caro d’Italia ma Frosinone con una spesa di 845 euro l’anno. Il capoluogo ciociaro si è messa alle spalle praticamente tutta la Toscana, che piazza 8 province nella top ten, ed Enna. I più fortunati sono i milanesi, che pagano la bolletta idrica meno cara d’Italia con 156 euro l’anno, seguiti da Trento (161) e Isernia (166). Questo, nonostante la tariffa del capoluogo lombardo sia aumentata di quasi il 7% in un anno.

Il fatto che il costo medio del servizio idrico sia in aumento in tutta Italia, però, può essere un incentivo a diminuire gli sprechi. Perché gli italiani consumano, pro capite, 240 litri d’acqua al giorno: il doppio della media europea. Anche se siamo convinti del contrario, con una tendenza a sottovalutare i nostri consumi rispetto alla realtà. A fronte di questo, siamo i maggiori consumatori al mondo di acqua in bottiglia subito dopo il Messico: 220 litri a testa. 

Falle e disservizi – Come sempre, uno dei tanti più impressionanti è quello delle perdite di rete. Secondo l’indagine di Cittadinanzattiva, l’acqua persa dagli acquedotti è il 42% a livello nazionale. Gli acquedotti peggiori sono nel centro Italia, visto che le perdite maggiori si hanno in Abruzzo (55,6%), Lazio (53,1%) e Umbria (54,6%). La più virtuosa è la Valle d’Aosta (22%), seguita da Lombardia (29,8%), Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna (31%)

Uno dei motivi è la vetustà dell’infrastruttura idrica: il rapporto spiega che il 60% delle opere risale a oltre trent’anni fa e il 25% ha oltre mezzo secolo di attività alle spalle. E nei grandi centri urbani va anche peggio.

Negli altri parametri, il sud spicca per la qualità dell’acqua (la peggiore è al nord-est) ma è in fondo a tutte le altre classifiche. Ultimo per ore di interruzione di servizio (105 ore contro una media italiana di 36), in allagamenti/sversamenti ogni 100 chilometri (21 contro 11) e nei tassi di superamento dei limiti nei campioni di acque reflue: il 28,6% contro la media italiana del 12,8%. E proprio nella gestione delle acque reflue c’è l’altro tallone d’Achille del nostro servizio idrico: l’11% dei cittadini non è nemmeno raggiunto da un servizio di depurazione; il 68% è servita da gestori che offrono un servizio di cattiva qualità.

Il faro della Ue – Il settore fognario-depurativo italiano è inadeguato anche rispetto alle normative europee. E per questo la Commissione ha già avviato quattro procedure d’infrazione nei nostri confronti. Una è giunta all’ultimo step: significa che bisogna iniziare a pagare. E non poco: 25 milioni di euro come somma forfetaria, cui si aggiungono 165.000 euro per ogni semestre di ritardo nell’adeguarsi alle misure necessarie. Solo per questa procedura ci sono 74 casi di inadempienza in tutta Italia, ma per un’altra, iniziata nel 2014, si contano oltre 750 agglomerati non in regola (per agglomerato si intendono bacini di utenza da più di duemila abitanti). 

Il Pnrr – Se finora si è investito poco è per scarsa lungimiranza, ma anche per scarsità di fondi. In questo senso, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che l’Italia ha approvato per ottenere il denaro del Next generation Eu, potrà dare una mano. Sono 4,3 miliardi i fondi che verranno destinati per ridurre le perdite di rete, migliorare la gestione dell’acqua, investire in fogne e depurazione. 

Una boccata d’ossigeno, certo. Ma non abbastanza visto che Arera, Regioni ed enti di governo degli ambiti hanno individuato in 10 miliardi i soldi necessari a sistemare la situazione. E non aiuta il fatto che in Italia l’acqua sia gestita da una miriade di enti e imprese: oltre 2500 in tutto il Paese, con picchi di 388 in Campania e 369 in Lombardia. Si tratta di realtà spesso a controllo pubblico (il 72%) e soprattutto al sud e nelle isole, a controllo privato (il 27% del totale).

Eppure, 4,3 miliardi sono pur sempre una bella somma, del tutto inaspettata fino alla primavera del 2020. Un’occasione da non perdere: per questo, la frammentazione degli enti preoccupa Cittadinanzattiva, così come come la capacità “di alcuni territori del sud e delle isole di esprimere progettualità adeguate per accedere alle risorse“. Il rischio, spiega l’associazione, è che il denaro confluisca verso realtà già strutturate, “con maggiori capacità di programmazione“, con il risultato “di accentuare ulteriormente il divario esistente tra realtà già efficienti e realtà rimaste indietro“.

«Minaccia di fuga radioattiva nella centrale nucleare di Taishan in Cina»: l’allerta arrivata agli Usa dalla Francia


articolo: https://www.corriere.it/esteri/21_giugno_14/cina-l-allerta-usa-centrale-nucleare-minaccia-imminente-ma-washington-tace-cd671404-ccda-11eb-b347-bfaa5b406afd.shtml?fbclid=IwAR2BVulS9yJPG1odtSi3DPnrMbY_BVdhaOvCs9qCcIZ7Vz6s_j18u_QdaL0

Secondo la Cnn, un rapporto francese avverte il governo statunitense che l’impianto di Taishan rappresenta «una minaccia imminente». Ma il governo Biden minimizza, la Cina nega

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 Che cosa sta succedendo nella centrale nucleare cinese di Taishan, nella provincia meridionale del Guangdong? Gli Stati Uniti sono stati informati l’8 giugno dall’azienda francese Framatome di «un’imminente minaccia di fuga radioattiva». Il National Security Council di Washington sta valutando la situazione da una settimana e oggi la notizia è stata passata alla Cnn. Secondo le fonti governative della tv americana, la situazione non è a «livello di crisi», ma merita attenzione. L’Amministrazione Biden spiega che in caso di pericolo gli Stati Uniti sarebbero tenuti a dare l’allarme internazionale, in base ai trattati sugli incidenti nucleari.
Framatome, controllata da Électricité de France, ha partecipato alla progettazione e costruzione dell’impianto cinese e secondo la ricostruzione si è resa conto a fine maggio di qualche anomalia, decidendosi a rivolgersi l’8 giugno con una lettera al Dipartimento dell’Energia di Washington, per ricevere assistenza nella gestione dell’allarme. Secondo le fonti di Washington, i tecnici francesi che lavorano a Taishan hanno riferito che le autorità cinesi avrebbero recentemente innalzato, raddoppiandoli, i parametri di accettabilità del livello di radiazioni intorno alla centrale per evitare di doverla fermare a causa della perdita. Ora anche il livello di radiazioni sarebbe salito al 90% della nuova soglia.

C’è imbarazzo a Parigi: in una nota Framatome afferma che sta sorvegliando «l’evoluzione di uno dei parametri di funzionamento» dei reattori, ma «la centrale opera all’interno dei criteri di sicurezza autorizzati». Una faccenda delicata, una triangolazione fuori dalla norma quella tra Parigi, Pechino e Washington. Gli esperti spiegano alla Cnn che la società francese si è rivolta agli americani per ottenere assistenza a distanza nella gestione della situazione: i protocolli di sicurezza internazionali prevedono questo tipo di collaborazione in caso di «imminente minaccia di fuga radioattiva», proprio la frase usata nella comunicazione partita dalla Francia.
C’è stata una prima risposta cinese: le accuse su livelli di radioattività pericolosi intorno a Taishan sono false, «i due reattori rispecchiano i criteri di sicurezza nucleare e operano normalmente». La puntualizzazione è stata pubblicata sul sito della centrale domenica sera, poco prima che la Cnn trasmettesse il suo servizio. Evidentemente i cinesi avevano ricevuto una richiesta di informazioni dalle autorità americane e hanno reagito preventivamente.
La centrale di Taishan si trova in una delle regioni più densamente abitate della Cina, vicina a Guangzhou (Canton), Shenzhen e Hong Kong. La sua costruzione, in joint venture tra China General Nuclear Power Group e Électricité de France, è stata segnata da ritardi: i lavori sono cominciati nel 2008 il primo reattore è stato attivato nel dicembre del 2018, il secondo nel settembre del 2019. Si tratta di due EPR (Evolutionary Power Reactor) di concezione francese, i primi al mondo ad entrare in produzione. Secondo l’azienda statale di Pechino operano «in sicurezza per il personale e la popolazione, il secondo è stato revisionato per l’ultima volta il 10 giugno».
La stampa cinese al momento non ha dato notizia delle voci rimbalzate dagli Stati Uniti e circolano pochi commenti anche sui social network, generalmente molto più rapidi nella reazione a situazioni di crisi. Su Weibo (il Twitter mandarino) Wang Yigang, membro dell’Istituto dell’economia industriale ha scritto che le accuse sono l’ennesima prova dell’«imperialismo americano che cerca di frenare l’ascesa nucleare della Cina per forzarla a sviluppare solo energia solare ed eolica».
L’energia cinese è ancora legata principalmente al carbone, ma il peso del nucleare sta crescendo rapidamente: ci sono 16 centrali atomiche operative in Cina, con 49 reattori che hanno una capacità da 51.000 megawatt. I due EPR di Taishan hanno una potenza da 1.660 megawatt.

Covid, le indicazioni sui vaccini autorizzati in Italia


articolo: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/focus_vaccini/2021/06/13/covid-le-indicazioni-su-vaccini-autorizzati-in-italia_f2a2680f-f57c-4bb9-ada1-db9cf12ae909.html

Limitazioni per AZ e J, Pfizer ad oggi per gli adolescenti

Sono al momento quattro i vaccini che hanno già ottenuto le autorizzazioni d’uso dall’Agenzia europea dei medicinali Ema e dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa: il vaccino Vaxzevria di AstraZeneca, il vaccino Moderna, il vaccino Comirnaty di Pfizer-BioNTech ed il vaccino Janssen (Johnson & Johnson). I vaccini Comirnaty e Moderna utilizzano la tecnologia a RNA messaggero (mRNA), mentre Vaxzevria e Janssen si basano sull’utilizzo della piattaforma a vettori virali.

Ad oggi, solo il vaccino Cominarty è stato approvato anche per l’utilizzo sui minori, ovvero negli adolescenti dai 12 ai 15 anni.
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  • VAXZEVRIA (AstraZeneca): l’ultima circolare del ministero della Salute di ‘Aggiornamento‘ del parere del CTS sui vaccini indica che il vaccino Vaxzevria “viene somministrato solo a persone di età uguale o superiore ai 60 anni(ciclo completo di vaccinazione, ovvero prima e seconda dose). Per persone che hanno ricevuto la prima dose di tale vaccino e sono al di sotto dei 60 anni di età, è l’indicazione del ministero, il ciclo deve essere completato con una seconda dose di vaccino a mRNA (Comirnaty o Moderna), da somministrare ad una distanza di 8-12 settimane dalla prima dose“. Questo vaccino si basa sulla tecnologia del vettore virale: viene cioè utilizzato un virus simile a SarsCov2 ma non aggressivo (un adenovirus da scimpanzè) cui vengono aggiunte le informazioni genetiche che allertano la risposta immunitaria dell’organismo. In questo caso, l’adenovirus trasporta la proteina Spike di SarsCov2, che è l’artiglio molecolare utilizzato dal virus per agganciare le cellule sane e invaderle. Previste 2 dosi a 8-12 settimane.
  • JANSSEN (Johnson & Johnson): è un vaccino monodose e viene raccomandato per soggetti di età superiore ai 60 anni. “Qualora si determinino specifiche situazioni in cui siano evidenti le condizioni di vantaggio della singola somministrazione ed in assenza di altre opzioni – ha però precisato il Comitato tecnico scientifico – il vaccino Janssen andrebbe preferenzialmente utilizzato, previo parere del Comitato etico territorialmente competente“. Come quello di AstraZeneca è un vaccino a vettore virale, composto da un vettore ricombinante basato su adenovirus umano di tipo 26 incompetente per la replicazione, opportunamente modificato per contenere il gene della proteina spike del virus.

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  • COMIRNATY (Pfizer-BioNTech): è autorizzato per i soggetti a partire dai 16 anni, e più recentemente è stato autorizzato da Ema e Aifa anche per gli adolescenti da 12 a 15 anni. Prevede due dosi e utilizza una tecnologia innovativa, quella dell’RNA messaggero. Questa tecnica consiste nell’utilizzare la sequenza del materiale genetico del nuovo coronavirus, ossia l’acido ribonucleico (Rna), che rappresenta il messaggero molecolare che contiene le istruzioni per costruire le proteine del virus. L’obiettivo è somministrare direttamente l’mRna che controlla la produzione di una proteina contro la quale si vuole scatenare la reazione del sistema immunitario. In questo caso la proteina è la Spike.
  • MODERNA: questo vaccino è autorizzato per i soggetti a partire dai 18 anni e utilizza anch’esso la tecnologia a RNA messaggero. Lo scorso 7 giugno anche l’azienda Moderna ha richiesto all’Ema l’autorizzazione all’uso per gli adolescenti da 12 a 18 anni per il suo vaccino anti-Covid.

Regione Lombardia: 

AstraZeneca, in Lombardia i richiami con il cambio di vaccino restano sospesi per altri due giorni

articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/06/13/news/vaccini_sospesi_tre_giorni_astrazeneca_lombardia_regione_covid-305907406/

I richiami di AstraZeneca in Lombardia restano sospesi anche nei primi giorni della settimana, probabilmente fino a mercoledì compreso. La Regione deve riprogrammare le vaccinazioni dopo l’indicazione ricevuta dal ministero della Salute e dall’Agenzia del farmaco Aifa, per inserire chi avrebbe dovuto avere la seconda dose del farmaco anglo-svedese nel calendario di chi riceverà Pfizer o Moderna.

Da ieri sera gli uffici regionali stanno annullando tutti i richiami previsti in questi giorni. Vengono  inviati ai cittadini Sms con la disdetta e l’avviso che il richiamo previsto non verrà fatto nella data prevista, in vista di un nuovo appuntamento che sarà fissato nei prossimi giorni.

Domani la direzione Welfare di Regione Lombardia potrà fare una valutazione più precisa sulle modifiche alla programmazione. Un aggiuistamento del piano vaccinale necessario dopo la raccomandazione arrivata dal Comitato Tecnico scientifico nazionale e l’indicazione di fare i richiami con farmaci a mRna messaggero a chi ha meno di 60 anni e ha avuto la prima dose di AstraZeneca.

Per fare questa “vaccinazione eterologa” serviranno dosi in più di Pfizer e Moderna per ricalibrare il piano, visto che sono 186mila in questo momento le persone in Lombardia che hanno fatto una dose del vaccino brevettato ad Oxford e che aspettano il richiamo.

Sabato, dopo una mattina di annunci e smentite, Palazzo Lombardia  ha deciso di mettere in stand by le persone sotto i 60 anni che dovevano fare il richiamo con AstraZeneca nel weekend. Oggi è stato annunciato che il “blocco” continuerà anche nei primi giorni della settimana. Tutti quelli che avevano l’appuntamento in queste ore, stanno ricevendo un Sms con l’annuncio che l’appuntamento sarà riprogrammato. 

Decine di persone si sono recate agli hub vaccinali per fare il richiamo, non avendo avuto l’Sms di disdetta. E quindi sono state rimandate indietro, tra le immaginabili proteste.

Le agende dovranno essere riviste e ci vorrà qualche data in più per recuperare chi fra ieri e giovedì sarà rimasto in sospeso. Dopo la morte della giovane ligure, la Lombardia si è adeguata alla circolare del ministro della Salute Roberto Speranza, avendo letto l’allegato dell’Aifa che confermava la “raccomandazione” annunciata venerdì sera: “Alla luce della circolare del ministero della Salute e del collegato parere Aifa, Regione Lombardia provvederà, per la somministrazione della seconda dose ai cittadini under 60, alla vaccinazione eterologa, ossia con vaccino Pfizer o Moderna. La riorganizzazione del programma vaccinale avverrà negli stretti tempi necessari sulla base delle dosi di vaccino disponibili“.

Il blocco dei richiami di questi giorni, dicono a Palazzo Lombardia, è necessario per stabilire il numero di dosi aggiuntive per coprire tutti gli under 60 che hanno fatto la prima dose AstraZeneca. E per chiarire quante delle 186 mila persone devono avere il richiamo a giugno e quante a luglio.

Strage ad Ardea….


Strage ad Ardea, vicino a Roma: uccisi un anziano e due bimbi, il killer si è suicidato

articolo: https://www.ansa.it/lazio/notizie/2021/06/13/spari-in-strada-vicino-roma-colpiti-2-bimbi-e-un-anziano_a2664401-bcc0-4c9d-80aa-7b1627642b20.html

Daniel e David avevano 5 e 10 anni e stavano giocando di mattina in un parco davanti a casa quando gli hanno sparato a bruciapelo e li hanno uccisi senza un motivo apparente. L’uomo che li ha colpiti ha poi tolto la vita anche a un pensionato di 74 anni che passava di lì in bici.

Infine si è chiuso in casa e si è suicidato con la stessa pistola prima dell’irruzione dei carabinieri.

Una strage feroce e insensata si è abbattuta in una domenica di mare su un comprensorio residenziale, Colle Romito, ad Ardea, quaranta chilometri a sud di Roma. L’assassino aveva 35 anni, si chiamava Andrea Pignani, viveva con la madre in una villetta acquistata nel 2019, a poche decine di metri dal campetto del triplice omicidio. Laureato in ingegneria informatica, disoccupato, un anno fa, a maggio, era stato sottoposto a Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) per aver aggredito la madre, ma non risulta che fosse attualmente in cura per problemi mentali. Secondo i carabinieri non usciva di casa praticamente da un anno. I vicini, altri abitanti del comprensorio, raccontano di quella pistola che tirava fuori per minacciare ogni volta che c’era una discussione, qualcosa che lo infastidiva, che fosse la potatura degli alberi o qualche rumore intorno a casa sua. Ma nessuno aveva sporto denuncia, secondo i carabinieri. Stamani verso le 11, a quanto ricostruito finora, Pignani è uscito e sulla sua strada ha incontrato Daniel e David che giocavano tranquilli. Gli ha sparato al collo e al petto e, racconta la nonna, “sono morti tenendo la mano del padre”, Domenico Fusinato, ai domiciliari in un’altra villetta di Colle Romito per reati di droga, ma subito accorso appena sentiti gli spari. Nel frattempo Pignani aveva colpito e ucciso con un proiettile alla testa anche Salvatore Ranieri, 74 anni, che passava in bicicletta e non conosceva né il suo assassino né i fratellini. Una quarta vittima, un uomo che stava andando a buttare la spazzatura, sarebbe sfuggita alla morte solo perché troppo distante per la gittata della pistola. Pignani è quindi rientrato in casa, si è chiuso dentro e per ore non ha risposto ai negoziatori arrivati sul posto per convincerlo ad arrendersi. Quando a metà pomeriggio un commando del Gis carabinieri è entrato nella villetta l’uomo si era già ucciso con la stessa pistola. La fine di una giornata di sangue non mette la parola fine sulla strage. Secondo il presidente di Colle Romito, Romano Catini, la presenza di una pistola – che era del padre del 35enne, una guardia giurata morta un anno fa – era stata più volte segnalata dai vicini spaventati. Ma agli inquirenti non risultano denunce. Si cerca un movente, ma non ci sarebbero stati contrasti tra Pignani e il padre dei bambini, quest’ultimo comparso nel 2018 in un’operazione dei carabinieri a Ostia contro gli scissionisti del clan Triassi, ritenuto avversario degli Spada. Difficile pensare a una vendetta spietata. Le indagini comunque proseguono per accertare l’esatta dinamica. Rimane il ricordo delle vittime. Di due bambini. racconta la nonna, “educati e rispettosi. Daniel, il più grande, aveva solo 9 e 10 in pagella“. E del 74enne Ranieri, in vacanza con la moglie a Colle Romito, dove aveva una seconda casa. Il sindaco di Ardea, Mario Savarese, racconta di un luogo tranquillo in cui nei decenni scorsi venivano a villeggiare anche personaggi politici noti. Alcuni abitanti di lungo corso raccontano invece di personaggi poco raccomandabili, alcuni dei quali ai domiciliari come il padre dei bimbi uccisi. Ma il vero movente di un massacro a freddo come questo sarà difficile da trovare, visto che l’autore si è poi suicidato.

A Milano la crisi dei medici di famiglia….


A Milano la crisi dei medici di famiglia: troppi pazienti, pochi camici bianchi. E spunta la protesta di quartiere

articolo: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/06/14/news/milano_medici_di_base_in_pensione_posti_scoperti-305925611/

Costi alti e pensionamenti, allarme per l’organico della categoria in prima linea con il Covid. L’Ordine dei medici: “Ci sono 200 zone carenti“. Al quartiere Giambellino sit in dei residenti rimasti senza assistenza

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Ci sono quartieri come il Giambellino dove i cittadini scendono in piazza da giorni – e lo hanno fatto anche ieri – perché l’ultimo medico di base, il dottor Veneroni, va in pensione e non si sa se e quando ci sarà un sostituto. La professione infatti non è delle più ambite: molto lavoro, fino a 1400-1500 pazienti a testa, retribuzione erosa dai pagamenti dovuti a infermieri, segretari e collaboratori da assumere per far fronte al crescente lavoro anche burocratico. Sono circa 1.500 i medici di base lombardi che andranno in pensione nei prossimi 5 anni su un totale di circa 7 mila. La maggior parte lo farà nel 2022. Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei medici di Milano, e segretario dello Snami, il sindacato di categoria, lancia l’allarme. Ogni medico di famiglia infatti assiste in media 1416 lombardi, quando la media italiana è invece di 1232 e la soglia ottimale fissata dalla Regione sarebbe di un medico ogni 1300 cittadini. Per rispettare i parametri ne servirebbero 500 in più. In dieci anni si sono persi mille medici di base in Lombardia.

A Milano e area metropolitana abbiamo 1.900 medici e 200 pediatri, ma ci sono 200 zone carenti e dei posti messi a concorso per la medicina di famiglia solo 60 sono stati coperti con l’ultimo bando – dice Rossi – . E la situazione è destinata ad aggravarsi perché nel conto non sono calcolati quei medici che hanno maturato i requisiti per andare in pensione da qui a cinque anni e legittimamente“.
Secondo i calcoli dell’Ordine dei medici se il numero medio di pazienti per ogni dottore fosse in linea con gli standard previsti, circa 700 mila persone potrebbero scegliere un medico di fiducia vicino alle loro abitazioni. “Invece – denuncia Rossi – abbiamo numerosissime zone in cui c’è carenza di medici, sia nelle grandi città, sia in zone periferiche. Ogni collega deve assistere a domicilio anche un folto numero di pazienti, che hanno problemi di mobilità o vivono in comuni disagiati, di montagna o scarsamente abitati, oltre a quelli che vanno in studio autonomamente“.

Qualcosa si può e si deve fare, anche perché si è visto con la pandemia quanto la carenza della medicina territoriale incida poi sulla gestione delle emergenze. La prima cosa che si può fare è quella di investire sull’informatizzazione. “I medici da anni si sono adeguati ai nuovi mezzi tecnologici ed il loro tasso di informatizzazione è ormai pari al cento per cento. Sono completamente informatizzati anche i medici più anziani dai 68 ai 70 anni. Il problema, a questo punto, sono i sistemi informatici sanitari e istituzionali che andrebbero aggiornati e armonizzati con investimenti adeguati. La seconda e la terza sarebbe quella di aumentare le borse di studio e le loro remunerazioni, incentivare i nuovi medici a fare la scelta della libera professione investendo il proprio futuro nella medicina di base“, dice Rossi.

I giovani che escono dalla facoltà di Medicina non sono invogliati ad aprire uno studio sul territorio o ad unirsi ai professionisti già attivi. C’è un tema economico anche che li scoraggia, oltre che un tema di carico di lavoro. “Io che svolgo questa professione da anni – spiega Rossi  – posso affermare che per coprire le spese d’affitto dello studio, il personale infermieristico, la segreteria e le altre spese vive il margine di guadagno è troppo risicato anche per chi ha studi medici avviati da anni. Quando chiediamo a un giovane medico di aprire un nuovo studio, magari in una periferia urbana o in una zona rurale e montana, difficilmente un giovane riuscirà a coprire le spese“. Nonostante questa sia la situazione, si prepara un autunno caldo per i medici di famiglia. Si parla della campagna di vaccinazione per la terza dose affidata proprio a loro, e dell’incarico di scovare porta a porta i pazienti che non hanno ancora prenotato il vaccino anti-Covid. “Uno sforzo impossibile da realizzare con le poche e stremate forze a disposizione“, conclude Rossi.

La carenza medici di famiglia non colpisce solo Milano …

19 febbraio 2021 :  http://www.simonenegri.it/news.php?extend.346.3

Nel corso della recente assemblea dei sindaci del ASST Rhodense è stato affrontato il tema spinoso della mancanza dei medici di medicina generale (MMG) nel nostro territorio.

A marzo 2021 verrà effettuato un nuovo rilievo dei cosiddetti “ambiti carenti”, misurando la disponibilità dei medici considerando uno standard di 1 ogni 1.300 residenti e tenendo conto dei pensionamenti entro il 31/12/2021.

A fine 2020, su 286 posti pubblicati nell’ATS Città di Milano (su circa 2.000 medici) sono stati conferiti solo 126 incarichi, di cui molti legati a medici ancora in formazione. Di fatto i nuovi MMG non sono sufficienti per sostituire neanche i cessati, che lo scorso anno sono stati 181.
Oltre alla crisi della filiera, dalla formazione all’ingresso nello studio, pare aver inciso notevolmente la pandemia che ha visto anticipare il pensionamento di molti medici. continua a leggere

Europei, giocatori del Belgio in ginocchio contro il razzismo prima del match con la Russia. Gli arbitri li imitano. Fischi dal pubblico di San Pietroburgo


articolo: https://www.repubblica.it/dossier/sport/europei-di-calcio-/2021/06/12/foto/russia_belgio_razzismo_in_ginocchio_san_pietroburgo_fischi-305782890/1/?ref=RHTP-BS-I304750563-P4-S1-T1

212914917-baf70afc-48b4-46f1-9f10-ac516033eec8I giocatori del Belgio in ginocchio contro il razzismo prima del match contro la Russia degli Europei. Il direttore di gara della sfida, lo spagnolo Antonio Mateu Lahoz e i suoi assistenti, li imitano inginocchiandosi prima del fischio d’inizio. Ma il gesto viene contestato dal pubblico di San Pietroburgo che fischia. E i giocatori della Russia, che non hanno aderito al movimento Black Lives Matter, restano in piedi. Due giorni fa fischi erano arrivati anche ai giocatori irlandesi in ginocchio contro il razzismo nell’Ungheria di Orban.

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N o  al  R A Z Z I S M O

Omar Pedrini operato al cuore:…


Omar Pedrini operato al cuore: l’operazione durata cinque ore. Ora è in terapia intensiva ma cosciente

articolo: https://www.corriere.it/spettacoli/21_giugno_12/omar-pedrini-operato-cuore-l-operazione-durata-cinque-ore-ora-terapia-intensiva-ma-cosciente-8772a794-cbbb-11eb-ab13-840e0d149d7d.shtml?fbclid=IwAR1mBz8YmHRFq4sVT0Lmb3-b66VexAdzDkaNyPH6Hab7jXJruaThWPquj58

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Omar Edoardo Pedrini (Brescia, 28 maggio 1967) è un cantautore, chitarrista e accademico italiano, ex leader dei Timoria.

Il cantautore 54enne operato a Bologna, già in passato aveva subito due interventi per problemi cardiaci

«Ho un aneurisma aortico» aveva scritto su Instagram Omar Pedrini, postando una foto dal letto d’ospedale.

Il cantautore, 54 anni compiuti a fine maggio, come si legge sul suo profilo Twitter è stato operato alla clinica Villa Torri di Bologna. Un intervento durato 5 ore: «Omar è in terapia intensiva ed è già cosciente» scrive il suo staff.

Era stato proprio Pedrini a spiegare di essere stato ricoverato in ospedale e a raccontare poi di aver un aneurisma aortico. Il tutto per spiegare perché il suo ritorno sul palco dovrà aspettare anche se, aveva scritto: «La mia volontà è di tornare quanto prima. Ci siamo salutati alla fine del 2019 col vento in poppa, ora dobbiamo essere pronti per volare senza vento». Pedrini in realtà aveva già in passato avuto diversi problemi al cuore, prima nel 2004 (proprio per un aneurisma aortico) e poi nel 2014, il secondo intervento era durato 11 ore. Tantissimi i messaggi di sostegno arrivati da colleghi e amici, da Lorenzo Jovanotti a Paolo BelliPedrini a febbraio era diventato papà per la terza volta.