Il nuovo impianto di Inter e Milan poi sarà candidato per ospitare alcune partite di EURO 2032.
Via libera dell’accordo di collaborazione tra Comune di Milano e Regione Lombardia per la realizzazione del nuovo stadio nell’area di San Siro da parte di Inter e Milan. L’obiettivo è quello di ottenere le autorizzazioni entro l’estate del 2027, per consentire l’avvio dei lavori di costruzione del nuovo stadio nel secondo semestre dell’anno anche nella prospettiva di candidatura di Milano alla fase finale del campionato europeo di calcio UEFA 2032.
In particolare, la delibera prevede che Comune e Regione disciplinino le modalità e i tempi di attuazione del procedimento relativo alla realizzazione del nuovo tunnel Patroclo, della costruzione del nuovo stadio e della successiva, parziale demolizione dello stadio San Siro.
La società Stadio San Siro SpA ha presentato lo scorso 16 marzo la proposta di Piano Attuativo, che dovrà essere approvato dal Comune all’esito dell’istruttoria già avviata. Dopo il parere finale Vas (Valutazione Ambientale Strategica), il progetto di fattibilità tecnico-economica sarà valutato dalla Regione, in considerazione della sua competenza in materia di valutazione di impatto ambientale, nell’ambito della Conferenza di Servizi decisoria. Gli impegni sottoscritti con Regione hanno l’obiettivo di concludere tutte le procedure autorizzatorie, comprese quelle ambientali, entro e non oltre il termine di 560 giorni dalla presentazione del Piano Attuativo, quindi entro l’estate 2027.
«Confermo che il Comune sarà disponibile ad anticipare ovunque possibile le proprie attività – ha commentato la vicesindaca e assessora alla Rigenerazione urbana Anna Scavuzzo – e a fronte dei tempestivi riscontri da parte della società lavoreremo tutti al fine di consentire l’avvio dei lavori di costruzione del nuovo stadio nel secondo semestre 2027, anche nella prospettiva di candidatura di Milano alla fase finale del campionato europeo di calcio UEFA 2032».
Tra gli indagati figurano anche ex assessori, il direttore generale di Palazzo Marino e manager legati ai due club. Inchiesta: “Da Comune info segrete e delibere ad hoc”
Stadio San Siro
La procura di Milano indaga per turbativa d’asta sulla vendita dello stadio San Siro e sono nove gli indagati tra Comune e persone legate alle società sportive di Inter e Milan. E’ quanto emerge in un provvedimento del gip di Milano Roberto Crepaldi che ha accolto una richiesta della Procura di Milano.
I nove indagati devono rispondere tutti, in concorso, di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Si tratta di Christian Malangone in qualità di direttore generale del Comune di Milano dal 2018; di Giancarlo Tancredi in qualità di responsabile unico del progetto per la dismissione dello stadio Meazza ex assessore alla Rigenerazione Urbana; di Simona Collarini, quale direttore della Direzione specialistica pianificazione e programmazione servizi, Mark Van Huuksllot ex procuratore della società Interr, l’ex ad nerazzurro Alessandro Antonello, Fabrizio Grena, quale amministratore di Emerald Pine Capital Italia srl e consulente dell’Inter.
E ancora, tra gli indagati, ci sono Ada De Cesaris in qualità di consulente nerazzurra per lo sviluppo del nuovo stadio, Marta Spaini consulente del Milan per il rinnovamento del Meazza e Giuseppe Bonomi amministratore della società Sportlifecity srl di proprietà del Milan nonché consulente rossonero per il nuovo stadio San Siro.
Inchiesta: “Da Comune info segrete e bando su misura per Inter e Milan” – Rivelazioni di informazioni segrete, scambi di info non trasparenti e un avviso pubblico costruito per favorire Milan e Inter. Sono questi gli elementi che hanno portato il gip Crepaldi ad autorizzare l’attività di perquisizione e sequestro nello studio professionale delle indagate Ada De Cesaris e Marta Spaini, rispettivamente consulenti di Inter e Milan per il nuovo stadio San Siro.
In particolare emerge nel documento di autorizzazione del giudice come gli indagati, attraverso “accordi informali e collusioni tra loro, nel contesto del procedimento amministrativo diretto alla alienazione/valorizzazione” dell’area San Siro – sviluppatosi tra il 2017 e il 2025 -, “turbavano il procedimento amministrativo volto alla determinazione del contenuto dell’avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse”.
Per la Procura si tratta di “collusioni consistite in costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti e indebiti, documentazione e bozze delle deliberazioni comunali emesse nel corso del procedimento, finalizzate ad orientare l’iter amministrativo” dell’area “concertando tra l’attore pubblico e la parte privata le modalità tecnico-giuridiche e i dettagli operativi della cessione” finendo così per creare un abito ‘su misura‘: l’avviso pubblico, “costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive – oltre che per il brevissimo termine concesso – andava deserto“, comportando la successiva vendita dell’area all’unico offerente.
Tra le più “rilevanti” condotte a dire della Procura di Milano “venivano concordati i contenuti delle principali delibere e determine dirigenziali con cui è stato dato corso all’iter amministrativo avviato nel 2019“, inoltre “venivano condivisi i dettagli in merito ai potenziali vincoli culturali pendenti sullo stadio Meazza, stabilendo e concordando che la procedura amministrativa di vendita dovesse concludersi entro e non oltre il 10 novembre 2025, al solo scopo di neutralizzare il vincolo legale e di interesse pubblico riconosciuto dal Ministero della Cultura” sullo stadio, e ancora “venivano valutati e condivisi gli aspetti economici riguardanti il valore del compendio immobiliare (per il quale il Comune di Milano ha richiesto relazioni estimative all’Agenzia delle Entrate e a due consulenti esterni) e le deduzioni/scomputi dal prezzo di vendita finale legati alla successiva esecuzione dei lavori“.
“Tancredi e Malangone hanno svelato segreti d’ufficio” – In particolare, Tancredi e Malangone, nelle rispettive qualità di allora assessore alla Rigenerazione Urbana e di direttore Generale del Comune di Milano, sono indagati in concorso per rivelazione di segreti d’ufficio, articolo 326 del codice penale. In violazione ai propri doveri “condividendo con Ade De Cesaris (consulente dell’Inter per il nuovo stadio San Siro, ndr) la proposta di delibera di giunta del 5 novembre 2021 relativa alla dichiarazione di pubblico interesse, prima che fosse portata all’attenzione della Giunta comunale per la discussione, le eventuali modifiche, l’approvazione e la successiva pubblicazione – rivelavano notizie di ufficio le quali dovevano rimanere segrete”, quanto sostiene la Procura.
Inoltre Tancredi avrebbe condiviso con Mark Van Huuksloot (procuratore dell’Inter tra novembre 2018 e marzo 2025, anche lui tra i nove indagati, ndr) la proposta di delibera del 19 gennaio 2023 a conclusione del dibattito pubblico “prima che fosse portata all’attenzione della Giunta Comunale per la discussione, le eventuali modifiche, l’approvazione e la successiva pubblicazione – rivelava notizie di ufficio le quali dovevano rimanere segrete“.
“Delibere Comune ad hoc per Inter e Milan” – Un avviso pubblico, alla stregua di un bando, “costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive” di Inter e Milan e i contenuti delle principali delibere e determine dirigenziali “concordati” alle richieste delle società “per giungere alla compravendita e consentire lo sfruttamento commerciale ed edilizio del territorio circostante“. Questo il piano del presunto accordo tra pubblico e privato che ha portato la Procura di Milano ad indagare per turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio nell’indagine sulla vendita dello stadio e sul restyling dell’area circostante il Meazza.
Su questo fronte, l’accordo con SportLifeCity – società controllata al 90% dal club rossonero – era già stato raggiunto nel 2024.
Il Comune di San Donato presenta il conto al Milan dopo il tramonto del progetto di realizzazione di un nuovo stadio nell’area San Francesco. L’amministrazione comunale, come riportato da Il Giorno, ha quantificato in 74.360 euro le spese sostenute per analizzare la proposta che prevedeva la costruzione di un impianto da 70mila posti. La cifra riguarda consulenze, studi tecnici e passaggi amministrativi necessari per valutare il progetto.
Il conteggio è stato inviato alla società Sportlifecity, controllata al 90% dal Milan, sulla base di una clausola che stabiliva, in caso di mancata realizzazione dello stadio, il rimborso al Comune dei costi affrontati per incarichi esterni e attività amministrative interne, fino a un massimo di 220mila euro. La scelta di SportLifeCity– che era già stata annunciata alla fine del 2024 –non è dettata da nessun obbligo di legge, ma rientrava da tempo tra le preoccupazioni dei contrari alla costruzione dell’impianto nel Comune a sud di Milano
A rendere noto che il Municipio ha quantificato e trasmesso, «per una preliminare condivisione», l’elenco delle spese sostenute in oltre un anno di lavoro è stato il sindaco Francesco Squeri, intervenendo durante l’ultimo consiglio comunale in risposta a un’interrogazione presentata dai consiglieri del Partito democratico.
L’ipotesi di uno stadio del Milan a San Donato aveva iniziato a prendere forma nel 2024, quando si erano avuti i primi contatti tra i rappresentanti del club rossonero e l’amministrazione della cosiddetta città dell’Eni. Nel 2025 il progetto era entrato nella fase operativa con l’avvio dell’Accordo di programma, che coinvolgeva diversi soggetti istituzionali: il Comune di San Donato, la Regione Lombardia, la Città Metropolitana di Milano, oltre a FS Sistemi Urbani e Rete Ferroviaria Italiana.
Tuttavia, dopo la decisione di riportare il progetto su Milano e l’acquisto dello stadio di San Siro da parte di Milan e Inter, lo scorso gennaio il Comune di San Donato ha chiuso l’iter dell’Accordo di programma.
Resta però aperta la questione sul futuro dell’area San Francesco, un tema che continua a suscitare interrogativi anche tra i cittadini. Tra le possibili alternative emerge ora l’ipotesi della pallacanestro. I fondi statunitensi che controllano i due club milanesi — Oaktree per l’Inter e RedBird per il Milan — avrebbero infatti mostrato interesse per NBA Europe, il progetto che punta a creare una nuova lega professionistica di basket nel continente.
In questo scenario, se il fondo guidato da Gerry Cardinale fosse coinvolto nell’iniziativa, potrebbe prendere forma l’idea di costruire proprio nell’area del San Francesco un palazzetto dedicato al basket. Dal punto di vista urbanistico, l’area si presterebbe a questo tipo di intervento: il sito ha infatti una chiara vocazione sportiva esi estende su circa 300mila metri quadrati. Al momento quella legata al basket è soltanto una delle opzioni sul tavolo, ma l’amministrazione di San Donato aveva già ipotizzato che gli interessi del Milan potessero ampliarsi anche ad altre discipline sportive oltre al calcio.
Entrambe le coalizioni escono con le ossa rotte dal voto. Sala in silenzio, FI esce dall’aula e spacca il centrodestra. FdI: «Così ci indeboliscono». Il dietrofront di Fumagalli e le riserve sciolte da Romano
La svolta arriva pochi minuti prima dell’apertura della seduta. Forza Italia, con una mossa neanche troppo a sorpresa, annuncia che uscirà dall’aula al momento del voto. La tensione cala. La maggioranza di centrosinistra, anche se orfana di 7 voti, è ingrado di far passare la delibera, il centrodestra si spacca e si scioglie come neve al sole: Palazzo Marino ha appena venduto San Siro e la grande area intorno allo stadio a Milan e Inter per 197 milioni. Il voto finale arriva a tarda notte, intorno alle 4, dopo una maratona di quasi 12 ore che ha messo a dura prova i consiglieri (qui le immagini). La discussione interminabile su ognuno dei 239 emendamenti si interrompe bruscamente quando la maggioranza mette in atto il canguro, ossia la manovra antiostruzionismo che in un sol colpo annulla tutti gli emendamenti simili. Alla fine il pallottoliere segna 24 favorevoli, 20 contrari (tutto il centrodestra senza Forza Italia) e due consiglieri che non hanno partecipato al voto.
È il primo punto fermo di una storia infinita. Sei anni di stop and go, polemiche, esposti, ricorsi. E paradossalmente si torna al punto di partenza quando nel 2019 le squadre presentarono il loro primo progetto. Con un’unica differenza: se prima San Siro e l’area venivano date in concessione, adesso è una vera e propria vendita. Un nuovo stadio da 71.500 posti, affidato alle mani di Lord Norman Foster e di David Manica, un tandem già rodato con la demolizione e la ricostruzione di un altro impianto iconico: il Wembley Stadium. Ora, esposti e inchieste permettendo, si procederà di gran fretta all’ultimo atto, il rogito vero e proprio, prima che scatti il vincolo sul secondo anello il 10 novembre rendendo di fatto impossibile la demolizione del Meazza.
Aula piena. Il sindaco Beppe Sala non proferisce verbo. Tocca alla vicesindaca, Anna Scavuzzo, fare gli onori di casa. Ancora non è chiaro quello che potrebbe succedere. All’appello manca il nome diMarco Fumagalli, capolista della Lista Sala, il venticinquesimo voto, quello che metterebbe in sicurezza la maggioranza senza aver bisogno dell’aiuto dell’opposizione.Quando finalmente si presenta in aula, l’assessore al Bilancio, Emmanuel Conte si mette a marcarlo come Gentile su Maradona. Il Fuma, come lo chiamano i colleghi, dribbla. Si chiude nello stanzino dedicato alla stampa. «Ieri, mi avete chiamato in 140 — sbotta con i giornalisti —, non ho risposto a nessuno tranne a un numero che pensavo fosse un mio paziente». Alla fine si smolla, lasciando però aperte almeno un paio di porte: «Non voterò sì».
Che può significare o voto contro o mi astengo o esco dall’aula. I riflettori però si spengono in fretta. Tutta l’attenzione si sposta sul centrodestra. Letizia Moratti, presidente della Consulta azzurra, l’aveva detto giorni fa. «Siamo pronti a sederci a un tavolo per sostenere il progetto delle due squadre con la cittadella sportiva e commerciale,destinando una parte importante a funzioni pubbliche». Ieri, è stata molto più diretta. «Non possiamo certo ignorare i limiti di questo provvedimento, né tantomeno condividerne pienamente i contenuti — afferma Moratti — ma la nostra responsabilità verso la città ci impone una scelta chiara: evitare che Milano venga paralizzata da contrapposizioni ideologiche o da calcoli politici». La conferma arriva dal coordinatore regionale Alessandro Sorte: «Noi scegliamo di tutelare la città di Milano. Oggi rivendichiamo con chiarezza la nostra scelta: Forza Italia salva Milano».
È la sliding door della seduta. Uscendo dall’aula, tre azzurri su quattro (resta solo Alessandro De Chirico), il quorum si abbassa. La maggioranza non ha più bisogno di 25 voti, non deve più corteggiare il Fuma o gli altri contrari. Il contraccolpo è tutto nel centrodestra. La vicesegretaria della Lega, Silvia Sardone, utilizza tutti i suoi decibel: «Non avrei mai immaginato che la delibera potesse passare per colpa di qualcuno della mia stessa coalizione. Mercoledì ho letto un comunicato in cui FI diceva che avrebbe votato contro e che la posizione del centrodestra era compatta nel dire no. Noi non faremo mai la stampella del centrosinistra». Tocca aFdI bissare l’intervento: «FI indebolisce il ruolo del centrodestra». La morale? Che entrambe le coalizioni escono a pezzi da questo voto.Il centrosinistra orfano dei tre Verdi, un ambientalista e tre consiglieri Pd senza neanche la soddisfazione di avercela fatta con le sue sole forze. Il centrodestra senza i rappresentanti di Forza Italia che si sono portati via il pallone.
Visto il faro acceso su Milano, non solo per la vendita di San Siro ma anche per le inchieste sull’urbanistica, i mal di pancia sono destinati ad arrivare anche a Roma.Si va avanti nella notte: 239 emendamenti, 200 vengono cassati con un emendamento tagliola. Sala si siede solitario a mangiare un panino alla buvette. Anche se la vendita è ormai cosa fatta, l’umore che prima segnava pessimo si rasserena.
L’affondo del presidente dell’Inter mentre entra nel vivo la discussione sulla vendita dello stadio ai due club milanesi, che vorrebbero costruire un nuovo impianto e abbattere quasi completamente il Meazza
Beppe Marotta (LaPresse)
“Se non si risolve a Milano, andremo altrove”. Così Beppe Marotta,presidente dell’Inter sullo stadio di San Siro, mentre entra nel vivo la discussione sulla sua vendita ai club milanesi, a pochi giorni dal voto decisivo (non si sa se sarà il 25 o il 29).
L’avvertimento di Marotta – “Se non si riuscisse a risolvere la questione stadio nel comune di Milano, entrambe le società sarebbero costrette ad andare altrove, e questo non farebbe bene alla città di Milano. Ma sono ottimista, sto apprezzando anche il lavoro del sindaco Sala e spero che il buonsenso prevalga”, ha affermato Marotta, ai microfoni di Dazn, prima dell’incontro con il Sassuolo poi vinto per 2-1 dai nerazzurri.
“Più che da presidente dell’Inter, da uomo di calcio assisto a uno scenario un po’ imbarazzante”, ha proseguito Marotta, ‘sferzando’ un giudizio non proprio positivo non solo sulla vicenda dello stadio ma allargando il discorso alla gestione dello sport in città: “Il calcio e lo sport in generale a Milano è messo un po’ da parte, non riusciamo ad avere i criteri per organizzare la finale di Champions League a San Siro, San Siro non è stato candidato tra gli stadi per gli Europei 2032”.
L’attacco ai politici “di 30 anni fa” – Poi il presidente dell’Inter ha affondato il colpo attaccando direttamente i “politici di 30 anni fa”, accusati di non riuscire a cogliere le necessità di innovazione. “Tutto questo – ha detto – perché si è creato un dibattito politico in cui sono intervenuti anche politici di 30 anni fa, che sono molto conservativi e non innovativi, e non capiscono che Milano è una città tra le più belle in Europa e nel mondo e per quanto riguarda lo sport Inter e Milan sono due eccellenze che rappresentano Milano e hanno la necessità e l’urgenza di avere un nuovo stadio”.
Parole durissime a cui ha immediatamente replicato uno dei politici chiamati in causa da Marotta: Enrico Fedrighini, consigliere del gruppo misto (di maggioranza), sostenitore da sempre della ristrutturazione del Meazza e contrario a un nuovo impianto, e probabilmente tra i “politici di 30 anni fa”, secondo l’accezione di Marotta. Fedrighini infatti, dopo avere fondato negli anni ‘80 l’osservatorio sul traffico dei rifiuti, è stato eletto in Provincia di Milano nel 1995 (esattamente 30 anni fa) per Rifondazione comunista, per poi passare al consiglio comunale, al consiglio di Municipio 8 e ancora a Palazzo Marino coi Verdi prima e la Lista Sala poi.
La replica: “Ci tratta da obbedienti esecutori” – “Sin dal primo momento il progetto Meazza ha viaggiato lungo i binari della minaccia da parte dei fondi proprietari di Inter e Milan”, ha dichiarato Fedrighini: “O fate come decidiamo noi, o ce ne andiamo. Senza alcuna seria verifica di alternative, senza analisi costi-benefici. Una richiesta di obbedienza servile. Respingere in aula il progetto Meazza credo sia un’opportunità unica per Milano, per recuperare un minimo di dignità politica nei confronti della città”.
“Quando una persona si permette di lanciare ultimatum a un consiglio comunale eletto dai cittadini, significa che questa persona considera il consiglio comunale un organo composto da obbedienti esecutori di scelte compiute in altre sedi, disposti a vendere un bene che appartiene ai cittadini non sulla base di un interesse pubblico (inesistente), di documenti (negati) e di trasparenza sui soci degli acquirenti (dati secretati), ma sulla base di un semplice ultimatum”, ha concluso Fedrighini.
Sala: “Non la vedo come una minaccia” – E lunedì mattina anche il sindaco Beppe Sala ha commentato le parole di Marotta, ritenendo che non avesse intenzione di “minacciare”. Secondo il sindaco, “è molto probabile che le società lascino Milano, ma credo che a questo punto il consiglio debba decidere in piena autonomia”. Sala ha aggiunto: “Ho la coscienza a posto e ho fatto tutto quello che c’era da fare. Alla base c’è il contratto e il modo in cui è stato elaborato, poi c’è il futuro della città. Sono favorevole al nuovo stadio e mi sono battuto perché restasse a Milano, credo che l’accordo sia un buon accordo, ma ora spetta ai consiglieri decidere e spiegare ai cittadini perché voteranno sì o no”.
L’associazione chiede una verifica sulla correttezza delle procedure di vendita, sulla contabilizzazione dei proventi derivanti dallo stadio e sulla stima dei valori, area e stadio.
San Siro (Foto: Nicolò Campo/Insidefoto.com)
«La Fondazione Jdentità Bianconera, appreso dalla stampa che le concessionarie dello Stadio di Milano (A.C. Milan ed F.C. Internazionale Milano) erano state sollecitate dal Sindaco di Milano a formalizzare la manifestazione di interesse per l’acquisto dello Stadio rappresentando che, in difetto o ritardo, il Comune sarebbe stato pronto ad indire un bando di vendita pubblico aperto a tutti i soggetti interessati, in data 11.03.2025 alle ore 12 circa ha ritenuto doveroso e necessario effettuare una argomentata segnalazione affinché la Corte dei Conti della Lombardia effettuasse un’immediata attività di vigilanza e controllo urgente».
Si apre così una nota della Fondazione Jdentità Bianconera, associazione che – come si legge sul suo sito ufficiale – raggruppa un «team di dodici professionisti provenienti dai settori legale, imprenditoriale e della comunicazione ha scelto di mettersi in gioco, di entrare in campo, […] mettendo a disposizione le loro risorse e competenze, puntano al raggiungimento degli obiettivi della Fondazione»
L’esposto sulla vendita di San Siro verte «sulla correttezza delle procedure di vendita, sulla contabilizzazione dei proventi derivanti dallo stadio, sulla stima dei valori, area e stadio, e dei costi così come operate dall’amministrazione comunale di Milano sulla scorta di una relazione della Agenzia delle Entrate che, ad avviso della Fondazione, oltre che da altri soggetti politici e non, appare non coerente agli effettivi valori di mercato anche nella dichiarata intenzione di incrementare gli spazi commerciali ed espositivi».
Le società hanno iniziato l’analisi del piano di ristrutturazione presentato inizialmente nell’incontro in Comune dello scorso 21 giugno.
«So che le società stanno guardando il progetto e stanno riflettendo sui soldi». Così ieri il sindaco di Milano Giuseppe Sala aveva dato un aggiornamento sul tema San Siro, dopo l’incontro delle scorse settimane tra il Comune, l’Inter, il Milan e WeBuild per la presentazione dello studio di fattibilità per ristrutturare il Meazza.
Parole che, come appreso da Calcio e Finanza, non sono piaciute molto ai club, che sul tema della ristrutturazione continuano a mantenere una certa freddezza. La realtà infatti è che soltanto nel weekend è stata consegnata alle due società la documentazione da parte di WeBuild, a 10 giorni dall’incontro in Comune: i club stanno quindi iniziando ad analizzare soltanto ora lo studio di fattibilità, ma più che valutare l’aspetto economico starebbero cercando di capire nel dettaglio la proposta della società di costruzione per poter arrivare ad una valutazione complessiva del piano. Intanto, però, proseguono da parte di entrambe i procedimenti per i progetti alternativi, ovverosia quello di San Donato per il Milan e di Rozzano per l’Inter.
Nell’incontro andato in scena infatti nelle scorse settimane, i vertici di Inter e Milansi erano limitati ad ascoltare le idee di WeBuild, senza però poter entrare nel dettaglio dello studio non avendo infatti ancora in mano la documentazione necessaria. Come emerso da indiscrezioni riportate dai quotidiani nei giorni seguenti, il piano prevederebbe tra gli altri elementi un aumento dei posti hospitality dagli attuali 2.900 a circa 13mila (con l’abbattimento del primo anello che sarà ricostruito con doppia fila di sky box), con la chiusura del terzo anello e conseguente eliminazione del tabellone lato via Piccolomini per aumentare la capienza anche dei posti “popolari”. Inoltre, sarebbe prevista una struttura di 9mila metri quadri che dovrebbe contenere il museo di Milan e Inter, bar, ristorante e uffici delle squadre davanti ai gate 8,9 e 10.
Un tema che ha scaldato anche gli animi in ambito politico e non solo. Nei giorni scorsi era intervenuto l’ordine degli architetti della Provincia di Milano, che in una nota a firma del presidente Federico Aldini ha spiegato «che il concorso di progettazione resta lo strumento privilegiato per garantire al contempo trasparenza, meritocrazia e il perseguimento del massimo interesse pubblico nella qualità del risultato».
Inoltre, il consigliere comunale di Forza Italia, Alessandro De Chirico, ha presentato all’amministrazione una richiesta di accesso agli atti riguardo la “documentazione WeBuild” per la “ristrutturazione e restyling dello stadio Meazza”. Ricevendo tuttavia come risposta un chiarimento dal Comune: «Nell’incontro svoltosi il 21 giugno, con la partecipazione dei rappresentanti di Ac Milan e Fc Inter, la WeBuild ha esposto le linee principali dello studio effettuato», si legge in una nota dei giorni scorsi, firmata dal direttore generale Christian Malangone, «per la successiva ed eventuale valutazione da parte delle predette società. WeBuild, lo scorso mese di febbraio, ha spontaneamente proposto l’avvio di uno studio di fattibilità per la riqualificazione dello Stadio Meazza, rendendosi disponibile autonomamente ad elaborarlo con oneri a proprio carico, senza dunque alcun incarico o qualsivoglia impegno da parte del Comune di Milano. Nessun documento e/o progetto è stato, quindi, consegnato al Comune di Milano in occasione del soprarichiamato incontro».
<<<<<<<<<< Calcio & Finanza – Lunedì, 1 Luglio 2024 >>>>>>>>>>
San Siro, Sala: «Vorrei accelerare. Ma Inter e Milan stanno riflettendo sui soldi»
Giuseppe Sala (Foto: Daniele Buffa/Image/Insidefoto)
Il primo cittadino di Milano ha poi aggiunto: «Non posso dire se questa settimana ci saranno delle novità».
Pochi giorni dopo la presentazione, avvenuta al riparo diPalazzo Marino, dello studio di fattibilità per il progetto di ristrutturazione di San Siro firmato da WeBuild, l’associazione degli architetti di Milano ha sollevato le sue perplessità in merito alle procedure utilizzate dal sindaco Giuseppe Sala.
Ed ecco, oggi, la risposta del primo cittadino milanese a margine del Consiglio comunale: «Mi sembra prematura questa presa di posizione. Dipende da chi realizzerà i lavori, fino a che questo non si sa mi sembra una presa di posizione molto teorica».
Come annunciato subito dopo l’incontro con WeBuild e le due società, Inter e Milan, Sala torna sulla possibilità di nuovi appuntamenti ufficiali tra le parti: «Non so se ci saranno altre occasioni. So che le società stanno guardando il progetto e stanno riflettendo sui soldi, mantenendo vivo un contatto diretto con WeBuild. Io vorrei accelerare ma non posso dire che questa settimana ci saranno delle novità».
«Si procederebbe con un piano a tre differenti stati che riguardano i grandi eventi in programma: Olimpiadi, una sempre più probabile finale di Champions e gli Europei», ha aggiunto il direttore generale della multinazionale italiana.
Stadio San Siro (Foto: Marco Luzzani/Getty Images)
Per fine giugno il Comune di Milano guidato da Giuseppe Sala, insieme a Inter e Milan, aspettano di poter visionare il piano di riqualificazione commissionato per quanto riguarda San Siro che è stato commissionato a Webuild.
«Siamo a buon punto, in fase avanzata – ha commentato il direttore generale della multinazionale italiana, Massimo Ferrari, a margine del premio intitolato all’economista Alberto Giovannini, già presidente del gruppo –. Ovviamente quello su cui si sta lavorando non è il progetto definitivo, ma preliminare. Contiamo di presentarlo al sindaco e ai vertici delle squadre nei prossimi giorni, nelle prossime settimane. Quello che ho visto a noi entusiasma, non solo da un punto di vista estetico, ma anche funzionale e delle richieste che hanno avanzato le squadre».
San Siro progetto Webuild tempistiche – Le parole di Ferrari – A proposito delle tempistiche, il dg di Webuild ha dichiarato «Il progetto è quasi pronto, possiamo dire che lo sarà entro fine giugno, per stare tranquilli. Se tutto andasse bene, noi potremmo iniziare a lavorare nell’estate del 2025. Sarebbe pronto in vari stadi, in almeno tre diversi momenti. C’è l’inaugurazione delle Olimpiadi nel 2026, probabilmente o quasi sicuramente la finale di Champions nel 2027, poi ci sono i campionati Europei, dove bisogna essere conformi alle norme UEFA. Rispettando il fatto che si lavora nelle pause estive e i tanti impegni e obiettivi, già da fine 2025 si vedranno alcuni risultati, altri nel 2026 e la parte finale nel 2027. Poi si può anche sognare e andare oltre, con altri interventi. Ma questo dipende ovviamente dalla proprietà dello stadio».
Stadio San Siro, reti anticaduta calcinacci (Foto Andrea Fasani)Stadio San Siro, una delle parti ammalorate (Foto Andrea Fasani)Stadio San Siro, una delle parti danneggiate (Foto Andrea Fasani)Lo stadio di San Siro. A destra, una delle parti ammalorate (Foto Andrea Fasani)
Milan e Inter hanno investito 160mila euro per mettere in sicurezza il terzo anello: “Servono interventi sulla struttura”
Milano,18 febbraio 2024
L’ultima segnalazione è del capogruppo di Forza Italia in Comune Alessandro De Chirico, che mostra una foto del terzo anello nella parte esterna allo stadio di San Siro e spiega: “Stanno mettendo le reti protettive per i calcinacci che si staccano dal terzo anello”. Il problema era emerso lo scorso novembre e Milan e Intersi erano impegnati a investire 160mila euro per l’installazione di reti utili a bloccare il potenziale distacco di pezzi di calcestruzzo dal terzo anello.
’ultima segnalazione, dicevamo, perché non è la prima volta che lo stato di degrado del “Giuseppe Meazza“ diventa una notizia di cronaca. San Siro è un impianto “incerottato” e non da ieri. Gli anni si sentono: il primo anello è del 1926, il secondo del 1955e il terzo è stato realizzato nel 1990per i Mondiali in Italia. Trentacinque anni dopo, il terzo anello ha più di un problema.
Nel 2019, dopo un Inter-Atalanta in cui furono registrate vibrazioni anomalenelle zone mediane delle due curve, la Commissione di vigilanza del Comune ha deciso di interdire l’accesso al pubblico ai settori 349, 351 e 352 della terzo anello Verde e 307, 309 e 310 del terzo anello Blu. La capienza di San Siro è scesa da 78mila spettatori a poco più di 75mila e, cinque anni dopo, la misura anti-vibrazioni è ancora in vigore.
Non è finita. Perché i “cerotti“ per la Scala del calcio riguardano anche il secondo anello, ma non per le partite di Milan e Inter: per i concerti estivi. Un problema esploso il 29 maggio 2004, il giorno dello show di Renato Zero al Meazza, quando i quotidiani riportarono una relazione tecnica degli ingegneri del Consorzio Milano 2000, la società partecipata dai due club che gestiva lo stadio: nel mirino del documento l’effetto altalena nel secondo anello, provocato dagli spettatori che ballavano al ritmo della musica, vibrazioni e movimenti della tribuna che potevano diventare pericolosi per la tenuta strutturale dell’impianto. Risultato: dall’estate del 2005, in occasione delle due date degli U2 nella Scala del calcio e del rock, è scattato il divieto di accessi nelle prime file di gradoni del secondo anello, circa 1.500 posti, per limitare l’effetto altalena. Una “toppa“ che viene riproposta ogni estate.
Le condizioni strutturali di San Siro tornano d’attualità ora che Milan e Inter, dopo la lettera a loro indirizzata da Webuild, stanno iniziando a dialogare sulla ristrutturazione di San Siro auspicata dal sindaco Giuseppe Sala. L’azzurro De Chirico, intanto, commenta: “Dopo 35 anni è necessario un intervento di messa in sicurezza della struttura del terzo anello. Nel frattempo, meglio evitare che ci siano problemi per i tifosi che vanno allo stadio. Nello studio promosso dall’architetto Fenyves è previsto il controllo e l’eventuale manutenzione di tutte le strutture in cemento armato e non solo. Gli ingegneri che realizzarono il terzo anello garantiscono sulla tenuta dello stesso”.
Primo contatto ufficiale tra le due proprietà dei club milanesi a un anno e mezzo dall’arrivo di RedBird: sul tavolo il tema stadio.
Nuovo riavvicinamento tra il Milan e l’Inter sul fronte stadio. Come appreso dall’ANSA in ambienti calcistici milanesi, nelle scorse settimane sono infatti andati in scena due incontri sul tema impianto, in cui è emersa la volontà del club rossonero di riaffrontare la strada nuovamente insieme.
In particolare, spiega l’ANSA, a metà gennaio c’è stata una call tra Gerry Cardinale, numero uno di RedBird e patron del Milan, e il presidente nerazzurro Steven Zhang. Si tratta del primo contatto ufficiale tra le proprietà dopo un anno e mezzo dall’acquisto dei rossoneri da parte di RedBird e diversi mancati incontri.
La richiesta, nel corso della call, è stata quella di tornare ad avere un progetto unico sullo stadio, puntando insieme in particolare sull’area di San Donato per cui il club rossonero nei giorni scorsi ha concluso l’acquisto dei terreni, attraverso la controllata Sportlifecity. Fonti vicine alla proprietà del Milan non commentano.
Il secondo incontro è andato invece in scena a inizio febbraio nella sede dell’Inter tra il top management dei due club, in coda a un meeting convocato, alla presenza anche dei dirigenti della Juventus, per discutere in particolare del tema della Serie A a 18 squadre: come appreso dall’ANSA, è riemersa così l’ipotesi legata alla zona di San Donato Milanese, su cui però l’Inter non appare interessata viste le possibili problematiche del piano per l’area e al tempo stesso i rapidi sviluppi del proprio progetto a Rozzano.
Mentre riemergeva anche il tema della ristrutturazione ‘light’ di San Siro spinta in particolare dal sindaco Giuseppe Sala e da alcuni rappresentanti del Consiglio comunale, nei giorni scorsi inoltre il Milan ha accompagnato il management di WeBuild al Meazza per valutare appunto l’ipotesi, senza però allargare l’invito anche al club nerazzurro.
Nel “giallo” di San Siro, il Milan potrebbe aver influenzato la scelta di WeBuild per la ristrutturazione dello stadio, escludendo l’Inter. Possibile conflitto di interessi tra Milan e WeBuild, con un ex membro del cda del Milan coinvolto nella società di costruzioni.
Nel “giallo“ di San Siro le indiscrezioni si rincorrono. C’è chi sostiene che siastato il Milan a convincere WeBuild a scendere in campo nella partita della ristrutturazione dello stadio. Tanto che esponenti del club rossonero e tecnici della società di costruizioni avrebbero già effettuato un sopralluogo al Meazza in funzione di un possibile restyling. E l’Inter? Non convocata. E nemmeno citata nella lettera in cui Webuild si dice pronta ad avviare uno studio di fattibilità sulla ristrutturazione dello stadio con cantiere “per fasi”. Sì, certo, la missiva firmata dall’ad Pietro Salini è stata indirizzata anche a M-I Stadio, la società che gestisce lo stadio tra i cui nomi compare anche quello del dirigente nerazzurro Mark Van Huuksloot. Ma la lettera non è stata inviata né al presidente Steven Zhang e neppure all’ad dell’Inter Alessandro Antonello, mentre nella lettera in carta intestata compaiono i nomi del presidente Paolo Scaroni e dell’ad del Milan Giorgio Furlani. Perché i vertici nerazzurri sono stati dimenticati da Webuild? Qualche osservatore malizioso parla di un possibile conflitto di interessi tra Milan e Webuild. Massimo Ferrari, infatti, è general manager di Webuild ed è stato membro del cda del Milan.
Il rendering sul possibile stadio del Milan a San Donato
I comitati contrari annunciano la raccolta di firme per arrivare al voto popolare. “I cittadini devono potersi esprimere su una decisione che cambierà per sempre la loro vita”
I No Stadio si muovono per mettere i bastoni tra le ruote al matrimonio tra il Milan e il Comune di San Donato: annunciano che promuoveranno un referendum sul nuovo stadio che la squadra vuole costruire fuori da Milano abbandonando San Siro.
La strada della consultazione pubblica, puntando sull’aumento del traffico che il pallone necessariamente porterebbe nella cittadina, era già stata tentata dai comitati milanesi contrari all’abbattimento del Meazza. Ma non c’è stato perché nel frattempo il progetto di smantellare San Siro è naufragato per il veto sull’abbattimento. Ora anche a San Donato ambientalisti e gruppi di sinistra provano a fermare i piani del Milan. Il Comitato No Stadio ha presentato stamattina in conferenza stampa il quesito di un referendum consultivo che invita la cittadinanza a esprimersi con un sì o con un no sulla costruzione dell’impianto rossonero. “Volete voi, cittadine e cittadini di San Donato Milanese, che sul territorio comunale di San Donato Milanese venga realizzato un intervento a carattere sportivo e commerciale che includa l’insediamento di un nuovo stadio di calcio?“.
Questo è il quesito – sostenuto da 120 firme autenticate di residenti sandonatesi e corredato dal timbro dell’ufficio protocollo del Comune di San Donato Milanese che ne attesta il regolare deposito – con cui prende formalmente il via l’iter referendario che permetterà ai cittadini di esprimersi sul progetto stadio del Milan. “Abbiamo l’esigenza di cominciare un vero percorso partecipativo in una decisione così impattante che potrebbe cambiare per sempre l’aspetto del nostro territorio e la qualità della vita dei nostri cittadini“, spiega all’agenzia Agi la referente del Comitato Iris Balestri.
Arrivarci però non sarà breve. Il collegio dei garanti del Comune di San Donato che valuterà l’ammissibilità del referendum è in fase di definizione. Per il comitato promotore “l’attuale amministrazione non ha il mandato politico per fare lo stadio dato che l’opera non era nel suo programma elettorale“, e “abbiamo già raccolto 1.300 firme per una petizione popolare che chiede che lo stadio non venga costruito e stiamo continuando a raccoglierne“.
Il Comune di San Donato nel frattempo ha preventivamente annunciato un programma di sei assemblee pubbliche sul progetto stadio nell’area San Francesco. Ma per i contrari è “una iniziativa di facciata“, di fatto “senza partecipazione al processo decisionale ma con la sola possibilità di fare proposte migliorative”.
Prosegue l’iter burocratico legato al ricorso presentato dal Comune di Milano contro il vincolo sul secondo anello del Meazza.
Nuovo capitolo del ricorso contro il vincolo sul secondo anello dello stadio Giuseppe Meazza. Dopo il rinvio dell’udienza prevista una settimana fa al TAR della Lombardia e dopo la decisione riguardo competenza delle varie sezioni sul ricorso che coinvolge anche Inter e Milan, secondo quanto appreso da Calcio e Finanza da documenti ufficiali è stata risolta la questione della data della nuova udienza.
Una settimana fa era in programma la prima udienza sulla richiesta presentata dal Comune di Milano (per cui sono costituiti in giudizio anche i club) contro la decisione della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano di porre un vincolo storico sul secondo anello dello stadio San Siro. Una decisione che, di fatto, vieterebbe la demolizione integrale dell’impianto come avevano richiesto Inter e Milan per il progetto del nuovo stadio.
Per quanto riguarda la competenza, si legge nei documenti che Calcio e Finanza ha consultato, «vista l’ordinanza 21 novembre 2023 n. 2761 della II Sezione di questo Tribunale, che in ordine al ricorso in epigrafe rimette al Presidente del TAR la valutazione sulla corretta ripartizione interna per materia tra le sezioni; considerato che la controversia azionata con il presente ricorso concerne la valutazione sulla sussistenza di un interesse culturale per la gestione di un bene pubblico; ritenuto, pertanto, che secondo la ripartizione stabilita con D.P. 25.10.2023 n. 18 la questione debba essere trattata dalla III Sezione», il presidente del TAR «ordina la remissione del ricorso n. 2151/2023 sul ruolo della Sezione III».
Oggi inoltre è arrivata anche l’ufficialità per quanto riguarda la data della nuova udienza: come appreso da Calcio e Finanza, infatti, tutte le parti coinvolte torneranno davanti al TAR della Lombardia il prossimo 12 dicembre.
Il presidio mentre il sindaco e i tecnici illustrano il progetto ai consiglieri comunali
Un parco tematico per bambini e famiglie, ma anche un auditorium da 3mila posti per spettacoli ed eventi culturali. Nelle intenzioni, ci sarà anche questo a corredo dello stadio del Milan a San Donato, un impianto sportivo da 70mila posti (distribuiti su due anelli) che il Diavolo punta a realizzare nell’area San Francesco, un ex sito agricolo di 300mila metri quadrati alla periferia della città.
Accanto all’arena, e ai relativi parcheggi, troveranno posto una serie di funzioni collaterali, compresi negozi, ristoranti e il Museo della squadra, con una galleria d’immagini e cimeli. Intanto l’ipotesi dello stadio continua ad accendere il dibattito, dividendo l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari. Alle 18.30, mentre in Comune il sindaco Francesco Squeri e i tecnici dell’ente illustravano ai consiglieri comunali, a porte chiuse, l’iter procedurale legato alla richiesta di variante urbanistica avanzata da Sportlifecity (società acquisita al 90% dal Milan), all’esterno del Municipio il comitato «no stadio» ribadiva con un sit-in la propria contrarietà all’impianto.
“Se realizzato, lo stadio avrà un impatto ambientale e paesaggistico massiccio in un’area, che per altro, è poco lontana dall’abbazia e l’antico borgo di Chiaravalle”, riassume così i motivi della protesta Annalisa Molgora, tra i referenti del comitato.
Dei nuovi impianti sportivi di Inter e Milan, e del futuro di San Siro, si parlerà anche domani sera alle 18.30 in viale Pasubio 14 a Milano nell’ambito dell’incontro «3 stadi per Milano?», organizzato dal circolo Lato B. I relatori sono Lucia Tozzi, studiosa di politiche urbane, e Christian Novak, docente di urbanistica al Politecnico di Milano.
Il Collegio dei Garanti non ha ancora votato il componente in sostituzione del professore Mario Cera, che ha rassegnato le proprie dimissioni nel luglio di quest’anno.
Il tema del futuro di San Siro è tornato al centro del dibattito cittadino (a Milano) e nazionale in questi giorni. Il Comune ha deciso di presentare ricorso contro il vincolo che dovrebbe essere azionato sul secondo anello del Meazza a partire dal 2025, e Sala sta spingendo affinché almeno una tra Inter e Milan valuti l’opzione di rimanere ristrutturando l’impianto, con contributo da parte del Comune stesso.
Nel frattempo, non si è ancora arenata l’ipotesi di un referendum sulla demolizione del Meazza. Nella giornata di ieri, in Consiglio Comunale, era prevista la votazione per la scelta del nuovo componente del Collegio dei Garanti (dopo le dimissioni del professor Mario Cera, datate 3 luglio 2023), l’organo che prenderà poi la decisione sull’ipotesi referendaria.
La doppia votazione non è però andata a buon fine, motivo per cui i tempi empi sono destinati ad allungarsi. Nel primo round il candidato Carlo Edoardo Raffiotta ha ottenuto 24 voti a favore, senza raggiungere il quorum previsto (10 per Carlo Monguzzi). Nella seconda votazione i voti favorevoli sono stati invece 22, e anche qui non si è raggiunto il quorum. Il prossimo Consiglio Comunale è previsto ora per lunedì 23 ottobre.
La scorsa settimana, lo stesso sindaco Sala aveva dichiarato a proposito dell’ipotesi referendum: «Il Collegio dei Garanti deve esprimere un nuovo parere a seguito dell’annullamento della precedente decisione. Fino ad ora non è stato possibile in quanto deve essere ricostituita la composizione plenaria del comitato dopo le dimissioni di un componente».
A marzo 2023 il “Comitato Referendum X San Siro” aveva vinto il ricorso contro il Comune di Milano che, con il Collegio dei Garanti, aveva bocciato il referendum sull’abbattimento del Meazza. Il Tribunale di Milano aveva restituito «la palla al Comune di Milano ma dando una serie di indicazioni. Quindi dovranno rivalutare la richiesta di referendum. Qui non si può pensare di avere sempre decisioni dall’alto senza partecipazione, anche perché il referendum è tutelato a livello costituzionale e noi abbiamo seguito il procedimento del Comune ma il Comitato è stato comunque esautorato», aveva commentato l’avvocatessa Veronica Dini, che aveva seguito il Comitato per la presentazione dei referendum.
Il club nerazzurro accelera sull’impianto a Rozzano: ecco i dettagli
L’Inter accelera sullo stadio a Rozzano. Come appreso da Calcio e Finanza, infatti, lo scorso 5 ottobre il Comune di Rozzano ha approvato la variante al PGT, che prevede anche il nuovo stadio nell’area di proprietà dei Cabassi.
Il club nerazzurro, ora, attenderà la pubblicazione dell’approvazione della variante, con il passaggio successivo che sarà quello di acquisire l’area già opzionata. Anche per questo motivo, è in corso un dialogo con l’amministrazione comunale di Rozzano per capire quali siano i bisogni del Comune, in particolare sul tema della viabilità.
Il club punta a presentare il progetto entro aprile 2024, in modo da ottenere l’autorizzazione entro 1 anno e mezzo, iniziare a costruire ed essere pronti per la stagione 2028/2029. In particolare l’obiettivo della società nerazzurra è costruire uno stadio moderno, multifunzionale ed sostenibile, con una capienza fino ad 70.000 posti, accessibile a tutti, immerso in un’area verde aperta al pubblico attrezzato con strutture sportive, aree di ristorazione, negozi e servizi per i tifosi, visitatori e la cittadinanza. Il progetto in particolare sarà a cura dello studio internazionael Populous, che aveva già disegnato La Cattedrale nella zona dell’attuale San Siro.
Il club nerazzurro ha anche svelato i primi concept dell’impianto nell’area di Rozzano
Inter, Antonello: «Ristrutturare San Siro ipotesi mai nei nostri piani»
Le parole dell’ad del club nerazzurro: «Sul Meazza servono atti formali per dare garanzie ai club per procedere ma ad oggi non li abbiamo».
“Ristrutturare San Siro?Ipotesi che non è mai stata nei nostri piani, non lo è ancora oggi. Il fatto che la Sovraintendente abbia anticipato con un parere la possibilità di instaurazione un vincolo sul secondo anello cambia radicalmente l’idea progettuale iniziale”. Lo ha detto l’ad dell’Inter Alessandro Antonello, intervistato da Sky Sport.
“Non c’è stata nessuna rinuncia dei club al procedimento aperto, è chiaro che negli ultimi quattro anni ci siamo messi assolutamente a disposizione per soddisfare tutte le richieste dall’amministrazione pubblica. Oggi la variante più importante è il tempo: ormai il tempo è passato, stiamo attendendo delle risposte e proposte, negli ultimi giorni abbiamo accolto dagli organi di stampa un’apertura possibile e ulteriori idee da parte dell’amministrazione. Non bastano idee, servono atti formali per dare garanzie ai club per procedere. Ad oggi non li abbiamo, dopo quattro anni abbiamo la necessità di tempi certi, il progetto che andrà avanti è quello con tempi certi”.
“Abbiamo lavorato in questi anni in maniera lineare, quando a novembre il Milan annunciò di voler lasciare San Siro dichiarammo che eravamo pronti con un’area già identificata ed è Rozzano. Significa una nuova sfida verso il futuro, ci stiamo costruendo la nuova casa e chiederemo ai tifosi come vorrebbero che la loro casa sia”, ha aggiunto.
“La procedura amministrativa sembra essere a buon punto, in quanto il 5 ottobre è stata approvata la variante Pgt con la previsione di uno stadio. Il percorso che andremo a svolgere sarà nei confronti della proprietà per l’acquisizione dell’area, poi ci sarà un dialogo con il Comune. C’è stato un periodo di negoziazione che è sfociato in un accordo di esclusiva. È un’area idonea per accogliere lo stadio, durante questi mesi approfondiremo la fattibilità coi nostri esperti. Si parla di un’area di 1 milione di metri cubi, non ci servirà tutta, ne occuperemo gran parte. Ci sarà lo stadio più tutte le attività attorno: gli uffici, il centro sportivo a disposizione della cittadinanza, museo, store…Il nodo principale che stiamo valutando con i nostri advisor è la viabilità”.
“A San Siro ci sono sempre 70mila persone, riteniamo che uno stadio ben costruito possa avere questa capienza. Il modello di riferimento in Europa rimane quello del Tottenham, mentre oltreoceano il SoFi Stadium di Los Angeles, Noi ci stiamo affidando a Populous, che ha un’esperienza in tutto il mondo in impianti sostenibili. Il progetto verrà finanziato in Project Financing,tutti i ricavi addizionali da un nuovo impianto saranno flussi necessari per ripagare il debito a fronte del progetto. Data? Può essere la stagione 28-29, luglio 2028”.
Il progetto di un nuovo San Siro condiviso con il Milan è sempre più lontano e per i nerazzurri si aprono le porte del Comune dell’hinterland milanese.
Con il progetto di un nuovo San Siro condiviso fra Inter e Milan praticamente in stallo e i rossoneri al lavoro per l’area San Francesco a San Donato per un impianto in solitaria, i nerazzurri si trovano a valutare anche loro la strada di una nuova casa in solitaria.
Negli scorsi mesi, ha preso forza la strada che avrebbe portato l’Inter a sud verso Rozzano. Una pista che, al momento, rimane una delle alternative, anche se da parte del comune dell’hinterland milanese è arrivata una importante apertura. Come riporta l’edizione odierna de Il Giorno, il sindaco Gianni Ferretti ha dichiarato: «Un nuovo stadio? Io me lo auguro per la città,ma mi pare un’utopia che l’Inter o il Milan realizzino qui da noi lo stadio».
La posizione di Ferretti è nota da tempo. Interista e sindaco di Forza Italia crede che l’area D4 Cabassi sia idonea ad accogliere una struttura simile, ma se ne parla da troppo tempo, da almeno 20 anni. La sua idea, positiva, ricalca quella dell’allora sindaco Massimo D’Avolio. Ai tempi era stato il presidente dell’Inter Masssimo Moratti a ipotizzare lo stadio al confine con Assago. Ma al momento da viale della Liberazione non arrivano segnali concreti per procedere su questa strada.
«L’area in questione è servita da tangenziale ovest A7 col raccordo per piazza Maggi – ha continuato il primo cittadino di Rozzano -, ed è servita dalla metropolitana. Certo ci vorrebbero degli interventi per potenziare trasporti e viabilità. È un’area destinata da anni al terziario e al residenziale. Avere una struttura come uno stadio avrebbe una ricaduta importante in termini economici e di posti di lavoro per la nostra città».
Sul futuro immediato: «Forse il Milan in futuro avrà il suo stadio, vedremo se San Donato, ma noi tifosi nerazzurri resteremo a San Siro e probabilmente lo divideremo col Monza». Se a Rozzano sono favorevoli, o almeno lo è la giunta comunale, il clima ad Assago, che sarebbe comunque coinvolto visto che l’area in questione delimita il confine fra i due comuni, è completamente diverso e opposto. Infatti, le opposizioni nei mesi scorsi si sono mobilitate preoccupate per le voci sull’arrivo di una struttura che avrebbe una capienza superiore di quattro-cinque volte quella del Forum, che sorge appunto ad Assago.
Nuovo documento depositato dai Riformisti (Pastorella, Noja e Pacente). Dei 31 consiglieri che a Palazzo Marino sostengono il sindaco non ce n’è uno a favore del progetto sull’area
Con questo nuovo ordine del giorno, sale a tre il numero di documenti prodotti e depositati dal Consiglio comunale – anzi, nello specifico, dalla maggioranza che sostiene il sindaco Sala –contro il progetto dell’impianto sportivo rossonero a La Maura. Una contrarietà “pregiudiziale” che si basa sul no secco sull’opzione dell’area che il club avrebbe scelto: l’approccio dei consiglieri, infatti, prescinde il progetto che il Milan presenterà, entro due settimane, al sindaco Sala. “Siamo contrari all’area, in primis“, avevano commentato nei giorni scorsi alcuni consiglieri di maggioranza. continua a leggere
Il fronte del ‘no’ è molto ampio in consiglio comunale. Più di quello del nuovo stadio accanto al Meazza
Nessuno sembra volere il nuovo stadio del Milan all’Ippodromo La Maura, dove prenderebbe il posto delle piste d’allenamento. Non appena si è iniziato a parlare dell’ipotesi, si è manifestato il fronte contrario a Palazzo Marino. Alcuni consiglieri comunali di maggioranza si sono già apertamente schierati contro, ma ci sarebbero molti più consiglieri pronti a votare ‘no’ all’ipotesi dell’ippodromo del trotto di via Lampugnano. Sempre che si arrivi al voto: poiché è un’area privata già a vocazione sportiva nel piano di governo del territorio, potrebbe non essere necessaria una variante urbanistica. Ma il punto è ancora da dirimere.
La ‘conta‘ dei consiglieri di maggioranza contrari è, comunque, presto fatta. Una mozione presentata da Rosario Pantaleo del Pd, che si esprime contro il nuovo stadio a La Maura, è già stata sottoscritta da 14 consiglieri comunali: lo stesso Pantaleo e poi Alice Arienta, Diana De Marchi, Natascia Tosoni, Luca Costamagna, Michele Albiani, Alessandro Giungi e Simonetta D’Amico (Pd), oltre a Enrico Fedrighini, Gabriele Rabaiotti e Marco Fumagalli (Lista Sala). Interessante notare tra i firmatari la nutrita presenza di consiglieri provenienti dai Municipi 7, quello del Meazza, e 8, quello de La Maura: Pantaleo, Arienta, De Marchi, Giungi e Fedrighini.
A questi 14 vanno però aggiunti anche i tre consiglieri di Europa Verde: Carlo Monguzzi, Francesca Cucchiara e Tommaso Gorini, che si sono dichiarati contrari allo stadio a La Maura fin da subito. E siamo a 17. Emblematico, poi, quanto dichiarato dal capogruppo del Pd Filippo Barberis, che preferisce “rimanere nel solco” della deliberazione sullo stadio da parte del consiglio comunale. Ovvero: nuovo stadio nell’area del Meazza, abbattendo quest’ultimo. Come da progetto originale di Milan e Inter. In altri termini, neanche Barberis sarebbe favorevole a nuove ipotesi. Almeno per il momento.
Contro l’idea dello stadio a La Maura anche la presidente del Municipio 8 Giulia Pelucchi (Pd), secondo cui “è un’area nel Parco agricolo Sud, e consta di 160mila metri quadrati di verde permeabile. L’area de La Maura sarebbe un grande errore“. Annunciato un incontro pubblico organizzato dal Municipio e aperto ai cittadini. E ha ‘rotto’ il silenzio post-elettorale (di ormai oltre un anno) l’ex presidente del Municipio, Simone Zambelli (ex Sinistra e Libertà), che parla di “sconcerto e stupore” nell’apprendere la notizia: “È un polmone verde estremamente prezioso, è terreno permeabile. La sua tutela è transazione ecologica, è un dovere per noi e per i milanesi del domani“.
L’assemblea – Infine, il già citato Fedrighini, che nel Municipio 8 prende tanti voti e risiede non lontano da La Maura, giovedì sera ha radunato più di 350 persone alla Polisportiva Garegnano di via Lampugnano “per difendere il sistema verde dell’ovest milanese dall’ultima minaccia: un nuovo stadio nella pista Maura, una colata di cemento nel verde ippico del parco di cintura metropolitana“. Scrive Fedrighini: “Il messaggio è chiaro: il territorio del Parco Sud, sia esso di proprietà privata o pubblica, va tutelato. Anzitutto dall’amministrazione comunale, con scelte chiare e coerenti: perché è inutile parlare di crisi climatica, costringere le persone a cambiare auto, annunciare forestazioni urbane e poi, di fronte a una scelta simile, tentennare. E poi dalla cittadinanza, particolarmente attiva in questa parte di territorio milanese, dove l’elevata qualità ambientale è frutto di lotte e vertenze condivise“.
Le condizioni di San Siro durante le partite preoccupano i tifosi di Inter e Milan: la colonna si muove e sembra spezzarsi
Un video di San Siro è diventato virale sui social, si tratta di un impiato storico in grado di diventare il teatro di grandissime imprese delle due squadre di Milano: Inter e Milan. I club sono stati in grado di imporsi anche a livello internazionale, è indimenticabile il Triplete conquistato dai nerazzurri, mentre i rossoneri sono il club italiano con più vittorie in Champions League, alle spalle solo del Real Madrid.
Nell’ultima giornata è andato in scena a San Sirol’attesissimo derby tra Inter e Milan, la sfida si è conclusa sul risultato di 1-0 con il gol del solito Lautaro Martinez. Nel frattempo è diventato virale sui social un video sulle condizioni strutturali di San Siro, proprio nella fase di discussione sulla demolizione dell’impianto e la costruzione di uno stadio nuovo.
Le immagini sono impressionanti e mostrano una colonna del primo anello verde tramare pericolosamente. I tifosi di Inter e Milan si sono giustamente preoccupati, ma chi si occupa dell’impianto ha rassicurato sulla sicurezza dello stadio San Siro.
Poste diverse condizioni riguardo all’area dello stadio
(ANSA) – Milano, 05 novembre 2021 – La giunta del Comune di Milano ha confermato la dichiarazione di interesse pubblico sul progetto del nuovo stadio presentato da Inter e Milan mettendo comunque una serie di condizioni, fra cui la “riconfigurazione a distretto sportivo dell’area dove attualmente insiste il ‘Meazza’ con ampia valorizzazione e incremento del verde“.
Lo sottolinea una nota di Palazzo Marino.
Le altre condizioni riguardano “l’adeguamento dell’indice di edificabilità territoriale a quello massimo previsto dalla Norma del Piano di Governo del Territorio approvato con riferimento alla Grande Funzione Urbana ‘San Siro’, pari a 0,35 mq/mq” e “sulla base di quanto stabilito, aggiornamento del Piano Economico Finanziario nella successiva fase progettuale”. “Sono queste le condizioni – spiega la nota del Comune – a cui la Giunta ha deciso di confermare la dichiarazione di pubblico interesse sulla proposta relativa allo Stadio di Milano presentata dalle Società calcistiche Milan A.C. S.p.A. e Internazionale F.C. S.p.A. Condizioni che resteranno necessarie per ottenere i successivi atti di assenso sul progetto” (ANSA).
Dopo l’intesa a Palazzo Marino le prossime mosse per costruire il Meazza che verrà
30 ottobre 2021
Quando, a febbraio del 2026, la fiaccola olimpica entrerà nel vecchio Meazza segnando l’apertura dei Giochi invernali, lì accanto, nell’area del palazzetto ridotto a un ricordo dalla nevicata che lo cancellò nel 1985, il nuovo stadio starà ancora sorgendo. Un cantiere nascosto, magari, da quinte scenografiche per dare l’illusione che, fino a poco prima, non ci fossero stati operai al lavoro. Ed è da qui che bisogna ripartire per capire il percorso che Inter e Milan hanno davanti e le tappe che condurranno sino alla prima pietra immaginabile a fine 2023 o, dicono i più realisti, all’inizio del 2024.
Perché, certo, con i cinque cerchi San Siro uscirà di scena con l’onore delle armi e una medaglia in più da mettere in bacheca. Ma quella festa in mondovisione potrebbe non essere la sua ultima partita. Prima di andare definitivamente in pensione, sarà necessario che il suo sostituto sia terminato. Con un’inaugurazione che dovrà essere rimandata alla fine del 2026 o, probabilmente, all’inizio del 2027 dopo tre anni di lavori. Ecco perché. – Il primo passo fondamentale arriverà quando la giunta imprimerà il sigillo di “pubblico interesse” al progetto. Avverrà “rapidamente“, ha detto il sindaco Beppe Sala. La delibera potrebbe essere approvata già nelle prossime settimane e dirà sì al progetto con delle prescrizioni. Tradotto: perché quel via libera sia reale, le squadre dovranno trasformare in fatti quei “prerequisiti fondamentali”, a cominciare dalla riduzione del cemento, che il Comune ha dettato per chiudere l’accordo.
Il passaggio sarà comunque decisivo perché è un atto formale che permetterà ai club, entro la fine dell’anno o all’inizio del 2022, anche di decretare il progetto vincitore del nuovo stadio. In gara sono rimasti due disegni: la “Cattedrale” degli statunitensi di Populous, considerato favorito, e gli “Anelli di Milano” firmati da Manica e Cmr Sportium. Quella destinata a dare forma all’intero distretto, però, è una squadra di architetti più composita che dovrebbe prevedere anche Mario Cucinellaper gli uffici e l’hotel e lo studio One Works per la parte commerciale e non solo.
A questo punto sarà necessario fare il progetto definitivo e aggiornare il Piano economico e finanziario alla luce delle modifiche sostanziali che le condizioni del Comune genereranno. Tagliare la quantità di costruzioni, riportando il cosiddetto indice di edificabilità ai livelli del Pgt (0,35 metri quadrati su metro quadrato)significherà per Inter e Milano rinunciare al 20% delle costruzioni extra impianto. E prima ancora di dare il via al disegno finale, i club dovranno capire se rinunciare a parte degli uffici, all’hotel e se ridurre e come la parte commerciale facendo tornare i conti.
Non solo. Proprio dalla dimensione del centro commerciale dipenderà un altro passaggio: se non sarà imponente, potrebbe non essere più necessaria l’approvazione da parte di Regione dei negozi. È un punto ancora da chiarire. In ogni caso, solo per fare il progetto definitivo ci vorranno mesi. E il Consiglio comunale? Riportando l’indice all’interno dei valori del Pgt, non dovrà più essere votata una variante urbanistica. Anche se potrebbe esserci comunque un dibattito, più politico e meno vincolante, in aula.
Le tappe successive, invece, dipendono dal percorso segnato dalla Legge sugli stadi. Una volta che il piano definitivo sarà pronto si aprirà quella che tecnicamente si chiama “conferenza dei servizi decisoria“: secondo le norme dovrebbe durare 180 giorni e portare al passaggio finale, ovvero alla dichiarazione di pubblica utilità. Riannodando i fili, il cronometro potrebbe segnare allora già la fine del 2022 o l’inizio del 2023. Anche a quel punto, con tutti i via libera, partirà la gara pubblica – altri 90 giorni – sul progetto approvato e con il diritto di prelazione dei club. Considerando tutto il resto – la scelta delle imprese, eventuali ricorsi, le bonifiche – si arriva all’avvio dei cantieri che potrebbe slittare al 2024. Spostando l’addio al Meazza oltre la cerimonia olimpica.
Il presidente del Milan ottimista sul progetto. Il sindaco Beppe Sala: “C’è una possibilità di apertura, di trovare una mediazione“
“Lo stadio è in cima alle mie preoccupazioni da tempo, le squadre italiane e in particolare il Milan non potranno tornare protagonisti se non con stadi moderni e comparabili con quelli delle avversarie con cui competiamo in Champions. Sono uscito ottimista e confortato dal colloquio con il sindaco Sala, che concorda sul fatto che Milano merita uno stadio di grande livello“. Sono queste le parole di Paolo Scaroni, presidente del Milan, al termine dell’assemblea dei soci. “Per smettere di vendere gioielli come Lukaku e Donnarumma si deve passare attraverso un nuovo stadio. Sala mi ha rassicurato, dobbiamo mettere a punto aspetti relativi al real estate che accompagna il progetto stadio, sul quale invece c’è consenso totale“. E ancora. “C’è un accordo da parte nostra, che potrei così riassumere. Si procederà in due fasi diverse. Partiremo a tutta velocità sullo stadio, innanzitutto per ragioni sportive. La soluzione per San Siro real estate è invece meno urgente, c’è più tempo: la più verde possibile per il Comune, la più ponderata economicamente per noi.continua a leggere
Il primo progetto presentato a luglio 2019. Il 19 giugno prossimo scade la proroga ai club per presentare le integrazioni. La giunta dovrà dare una nuova dichiarazione di pubblico interesse. Sala: tengo il dialogo aperto. Ma i tempi si allungano. Ecco i numeri del piano urbanistico.
Era il 10 luglio di due anni faquandoMilan e Inter depositarono in Comune il primo studio di fattibilità per il nuovo stadio da realizzare nel parcheggio dell’attuale impianto. Due anni dopo, si è in attesa che gli stessi due club spediscano al medesimo indirizzo gli ultimi documenti (relativi soprattutto ai rispettivi assetti societari) in relazione al secondo progetto di fattibilità dell’opera. Di fatto si è tornati al punto di partenza, anche se questi 23 mesi sono serviti se non altro al Comune a fissare, sull’ipotetico nuovo terreno di gioco, una lunga serie di paletti di natura urbanistica e non solo (le famose sedici condizioni votate dall’aula di Palazzo Marino nel novembre del 2019 e allegate alla prima dichiarazione di pubblico interesse).
Prima che la giunta possa ora dare un secondo via libera al progetto, nel frattempo adeguatamente riveduto e corretto, di un San Siro «bis», le società devono appunto produrre altra documentazione. La scadenza dell’ultima proroga richiesta da Inter e Milan è in calendario per sabato prossimo, 19 giugno.
In Commissione consiliare i tecnici hanno fatto ieri il punto sulla lunga vicenda. In sintesi: l’aggiornamento presentato dalle due società prevede la realizzazione di un nuovo impianto per il calcio e altri eventi, la rifunzionalizzazione del Meazza (di cui si prevede il parziale mantenimento, mediante la realizzazione di undistretto dedicato allo sport e all’intrattenimento) e un «comparto plurivalente» con funzioni di carattere privato su una superficie di 145mila metri quadrati suddivisa in commerciali, terziarie e ricettive, oltre a funzioni sportive e museali «convenzionabili con il Comune». La proposta interessa una superficie complessiva di 290mila metri quadrati, di cui solo 99mila «occupati» dal nuovo stadio. L’impianto avrà una capienza massima di 60mila spettatori, mentre l’area complessiva sarà affidata ai club attraverso la concessione del diritto di superficie per 90 anni.
Nonostante l’impasse, il sindaco garantisce che non ci saranno passi indietro del Comune. «Con le caratteristiche e le prudenze che devo avere, confermo la disponibilità dell’amministrazione a dialogare con le squadre, capendo la loro necessità di avere un impianto nuovo», ha detto Beppe Sala: «Non faccio un passo indietro, ma porrò le attenzioni necessarie al caso». Soprattutto nella maggioranza di centrosinistra crescono però le perplessità. Carlo Monguzzi (Pd) dà voce al fronte del no: «Ristrutturiamo il Meazza. Un secondo stadio, tonnellate di nuova edificazione e addirittura un nuovo centro commerciale non servono al quartiere ma solo alle casse delle società in crisi». Sull’altro fronte il forzista Alessandro De Chirico lancia l’allarme opposto: «La sinistra ha deciso da tempo di non decidere. Più più passa il tempo e più il rischio di far scappare a gambe levate Inter e Milan dal Meazza diventa fondato». Il presidente nerazzurro Steven Zhang, intervistato ieri daSky, si limita per ora a ribadire il concetto di sempre: «È molto importante costruire un nuovo stadio, una struttura innovativa per il club. Senza rimarremmo indietro rispetto agli altri club che hanno già fornito una struttura migliore per i tifosi».
Stadio di San Siro, lo stop del sindaco Sala: “Prima Inter chiarisca la proprietà”. Il club: “Offensivo, sconcertati dalle sue parole”
Il sindaco di Milano sulla questione del nuovo stadio e dell’assetto nerazzurro: “Zhang però devono necessariamente chiarire il futuro della società, fino ad allora credo che sia logico fermarsi”. Nota della società: “Se non siamo graditi all’attuale amministrazione sapremo prendere le decisioni conseguenti”
“Penso che finché in particolare l’Inter non chiarirà il suo destino per noi le cose devono essere necessariamente ferme“. Così il sindaco Beeppe Sala ha risposto ai cronisti che gli hanno chiesto se la giunta si esprimerà sul progetto del nuovo stadio entro la scadenza del mandato, congelando di fatto qualsiasi decisione sul Meazza bis. E quella che adesso arriva è la conferma ufficiale di un orientamento, però, che Palazzo Marino aveva già comunicato ai club alla fine di gennaio. Perché, è stato il messaggio che lo stesso sindaco ha recapitato a Milan e Inter davanti alla possibilità che Suning Holdings Group non abbia più il controllo della squadra nerazzurra, prima di mettere in gioco il futuro di un intero quartiere ci vogliono certezze. Dopo poche ore arriva la reazione dell’Inter: “FC Internazionale Milano ha una storia gloriosa ultracentenaria. Esisteva prima del sindaco Sala e continuerà ad esistere anche al termine del suo mandato. Troviamo le dichiarazioni del sindaco di Milano offensive nei confronti della proprietà, irrispettose verso la storia e la realtà del club e i suoi milioni di tifosi a Milano e in tutto il mondo nonché irrilevanti rispetto all’attuale iter amministrativo del progetto Un Nuovo Stadio per Milano. Se dovesse essere confermato che l’Inter e la proprietà non sono gradite all’attuale amministrazione, sapremo prendere le decisioni conseguenti“.
Polemiche di fuoco quindi, con il leader della Lega Matteo Salvini che affonda: “Se saremo noi alla guida della città, come mi auguro, lo stadio si farà“. Il progetto per quel moderno stadio che Milan e Inter rincorrono da un po’ è tornato a essere un rebus. E questa volta a frenare il percorso non sono tanto i dubbi che, comunque, continuano a tormentare parte del centrsinistra e neppure i ricorsi dei comitati e degli ambientalisti. E’ il sindaco a spiegare la questione: “Il punto è, e lo voglio dire con chiarezza ai milanesi, che non stiamo parlando solo dello stadio, ma stiamo parlando di un progetto in cui la metà dell’investimento è sullo stadio e la metà è su altre cose che portano a comporre il futuro di quell’area – ha aggiunto a margine della commemorazione in piazza Scala per le vittime del Covid -. Vorrà dire che ci saranno, presumo, cinque o sei anni di lavoro. Io non posso affidare un quartiere della città per un periodo così lungo a realtà di cui non è certa la proprietà futura. Parlo con rispetto di Zhang, però devono necessariamente chiarire il futuro della società, fino ad allora credo che sia logico fermarsi“. continua a leggere
COMUNICATO STAMPA UFFICIALE DI FC INTERNAZIONALE MILANO
FC Internazionale Milano ha una storia gloriosa ultracentenaria.
Esisteva prima del Sindaco Sala e continuerà ad esistere anche al termine del suo mandato.
Troviamo le dichiarazioni del Sindaco di Milano offensive nei confronti della Proprietà, irrispettose verso la storia e la realtà del Club e i suoi milioni di tifosi a Milano e in tutto il mondo nonché irrilevanti rispetto all’attuale iter amministrativo del progetto Un Nuovo Stadio per Milano.
Se dovesse essere confermato che l’Inter e la Proprietà non sono gradite all’attuale amministrazione, sapremo prendere le decisioni conseguenti.