La decisione della Prefettura di Roma incide su 5 partite di campionato. ma dall’ad De Siervo parole chiare: “Lo spostamento? Non credo proprio”
La lotta per la Champions slitta. Le partite delle squadre coinvolte nella lotta per i primi 4 posti si giocheranno non più alle 12.30 di domenica ma lunedì alle 20.45. Tutto è dipeso dallo spostamento per motivi di ordine pubblico del derby Roma-Lazio. Ma visto che i giallorossi sono impegnati nella lotta Champions e il regolamento impone la contemporaneità delle partite delle squadre che si contendono lo stesso traguardo, la decisione ha effetto anche su Pisa-Napoli, Juventus-Fiorentina, Genoa-Milan e Como-Parma.
Lotta Champions, 5 partite slittano a lunedì alle 20.45 – La decisione è stata presa dalla Prefettura di Roma. “Alla luce delle valutazioni effettuate in sede di Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, con particolare riferimento ai profili connessi alla gestione dell’ordine pubblico e della mobilità urbana in concomitanza con un evento di rilevanza mondiale quale gli Internazionali BNL d’Italia, in corso presso il Foro Italico, è stato disposto che l’incontro di calcio Roma – Lazio si disputerà nella giornata di lunedì 18 maggio 2026, con inizio alle ore 20.45”, recita la nota. Una scelta che contraddice dopo appena un anno l’orientamento annunciato un anno fa. Quando, dopo gli scontri dell’aprile 2025, il Viminale impose lo stop definitivo ai derby di Roma in orario serale.
La Lega non ci sta e annuncia il ricorso al Tar – La Lega Serie A ricorrerà al Tar del Lazio contro la decisione del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica di posticipare a lunedì 18 maggio alle ore 20.45 per motivi di ordine pubblico vista la concomitanza con gli Internazionali Bnl d’Italia. Lo apprende LaPresse da fonti della Lega A.
“Derby di Roma ormai è deciso che si gioca lunedì? Non credo proprio“. Così l’amministratore delegato della Lega Serie A, Luigi De Siervo, ha risposto all’Agi. “Arriverà una nota formale ragionata, pesata misurando le parole. Per forza di cose sarà garantita la contemporaneità“,
Tra i temi all’ordine del giorno c’è quello legato alla dichiarazione di decadenza del presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Antonio Zappi.
(Foto: TIZIANA FABI/AFP via Getty Images)
È stata convocata per le ore 12 di mercoledì 13 maggio la riunione del Consiglio Federale della FIGC. Tra gli argomenti all’ordine del giorno, oltre all’approvazione del verbale della riunione dello scorso 27 aprile e alle comunicazioni del presidente, i seguenti punti:
informativa del segretario generale;
dichiarazione di decadenza del presidente nazionale AIA assunta dal Comitato Nazionale AIA: provvedimenti conseguenti;
relazioni annuali 2025 Internal Audit e OdV;
modifiche regolamentari;
nomine di competenza;
varie ed eventuali.
Tra i temi all’ordine del giorno c’è dunque anche quello legato alla dichiarazione di decadenza del presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Antonio Zappi, squalificato per le pressioni sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D. Durante il Consiglio Federale sarà dunque l’occasione per una valutazione politica, se commissariare o meno l’Associazione.
Il patron dei partenopei ha auspicato di scendere a 16 squadre per il massimo campionato: nel febbraio di due anni fa, solo quattro società si dichiararono a favore di passare a 18.
Aurelio De Laurentiis (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)
«Bisogna resettare senza aver paura e vergogna di ripartire da zero. Bisogna poter dire: si gioca troppo, sono troppe 20 squadre, dobbiamo essere 16, dobbiamo dare due mesi di tempo alla Nazionale per allenarsi come si deve». Aurelio De Laurentiis torna all’attacco, all’indomani del nuovo flop della Nazionale che, sconfitta contro la Bosnia ai rigori, ha mancato per la terza edizione consecutiva la qualificazioni ai Mondiali.
«Se torniamo al 1986, noi avevamo 16 squadre in Serie A, oggi continuiamo a volerne 20, a dare importanza a tutte le categorie diverse dalla Serie A che dovrebbe essere una Serie Extra a tutti gli effetti. Se tornassimo alle 16 e non avessimo Supercoppe da giocare in Arabia Saudita, se non facessimo tutto ciò risparmieremmo i giocatori che sono un patrimonio da noi pagato, non dalla FIFA o dalla UEFA. Dopodiché, avremmo tutto il tempo per poter dare alla Nazionale. Un tempo grossissimo per allenarsi», ha aggiunto il patron del Napoli, intervenuto nella trasmission “Un caffè con Chiariello” in onda su Radio CRC.
Il tema delle riduzione delle squadre è sul tavolo da diversi anni. Tanto che nel febbraio di due anni fa, la Lega Serie A (durante la presidenza di Lorenzo Casini) si riunì in assemblea proprio per votare sull’ipotesi di scendere a 18 squadre. Una riunione che si concluse con un nulla di fatto: solo quattro club votarono a favore (Inter, Juventus, Milan e Roma) della riduzione, mentre le altre 16, tra le quali anche il Napoli di De Laurentiis, hanno votato per mantenere lo status quo a 20 squadre.
Votarono quindi a favore di rimanere a 20 squadre:
Atalanta
Bologna
Cagliari
Empoli
Fiorentina
Frosinone
Genoa
Lazio
Lecce
Monza
Napoli
Salernitana
Sassuolo
Torino
Udinese
Verona
«È stata ribadita la assoluta necessità di mantenere nello statuto federale il diritto di intesa, così come nei principali sistemi calcistici europei. È stato, inoltre, confermato l’attuale format a 20 squadre del campionato di Serie A», aveva spiegato la Lega Serie A in una nota al termine dell’assemblea.
C’è un ddl che colpirebbe l’Inter, insieme alle altre squadre di calcio controllate da fondi esteri, con l’obbligo di crearsi una società basata in Italia e dichiarare pubblicamente tutti gli azionisti. In caso contrario, multe milionarie e punti persi in classifica. Il testo è firmato anche da Claudio Lotito, senatore e presidente della Lazio. Ecco cosa dice.
Si chiama “disposizioni in materia di trasparenza nella proprietà delle società sportive professionistiche del settore calcistico”, e per il momento è solo un disegno di legge depositato in Senato. La prima firma è quella di Matteo Gelmetti (FdI). La seconda, più pesante, è di Claudio Lotito, senatore di Forza Italia e presidente della Lazio.
La legge, se approvata, lancerebbe dei nuovi obblighi di “trasparenza” che riguarderebbero in particolare le squadre controllate da fondi di investimento. La più interessata (ma non l’unica) tra le grandi società sportive italiane sarebbe l’Inter. Le punizioni per chi non rispetta le regole? Milioni di euro di multe e punti in meno in classifica.
Il testo del ddl è disponibile sul sito di Palazzo Madama. In apertura, i due firmatari affermano che “negli ultimi anni” c’è stato un “crescente coinvolgimento di fondi di investimento nella proprietà dei club calcistici“. Questo crea dei rischi, e in generale “la natura dei fondi” – che spesso hanno sede “in Stati a fiscalità privilegiata” oppure hanno “strutture proprietarie complesse” – rende difficile sapere chi è davvero proprietario e responsabile per la squadra. Così, “l’assenza di limiti stringenti sull’origine dei capitali investiti” può portare all’ingresso “nel calcio di soggetti non trasparenti o in conflitto con i valori dell’ordinamento democratico e dello sport“.
Cosa dice la legge a firma Lotito sulle squadre di calcio e i fondi esteri – La legge introduce l’obbligo per tutte le squadre professionistiche di comunicare ogni anno alla Figc, alla loro lega e all’Anticorruzione l’elenco di tutte le persone e le aziende che controllano almeno il 5% del loro capitale sociale o dei diritti di voto. Bisogna anche indicare da dove vengono i fondi usati per comprare questa partecipazione, e se ci sono legami con altri club italiani o stranieri.
Tutte queste informazioni saranno pubblicate sui siti della Figc e della lega di appartenenza. Per chi non le comunica, sanzioni da uno a cinque milioni di euro e anche una penalizzazione in classifica: un punto a settimana, fino a quando non si soddisfa la richiesta.
Non solo. Chi vende le proprie quote della società deve comunicare alla Figc l’identità di chi le ha comprate.
C’è poi un passaggio centrale che riguarda specificamente “i fondi di investimento, le società fiduciarie o i veicoli societari esteri“. Se possiedono almeno il 5% di una squadra, devono costituire una società con sede in Italia e nominare un legale rappresentante che risiede nel Paese. Entro sette giorni da quando la legge entra in vigore bisogna comunicare alla Figc, alla lega e all’Anac l’identità dell’acquirente e i dati sulla nuova società italiana.
Altrimenti, scatta una multa da un milione di euro a settimana e l’impossibilità di esercitare il proprio diritto di voto nella società. Se la violazione è volontaria, il legale rappresentante rischia fino a un anno di carcere.
Perché si parla di legge “anti Inter” – Il ddl in questione, per il momento, è fermo in Senato. Depositato in estate, a ottobre è stato assegnato alla commissione Cultura. Questa se ne occuperà “in sede redigente”, che significa che i tempi potranno essere rapidi: la commissione si occuperà di tutto, l’Aula dovrà solamente votare il testo definitivo, senza cambiarlo ulteriormente. Per adesso, l’esame del ddl non è ancora iniziato.
Il motivo per cui si parla di una legge “anti Inter” è che molti dei provvedimenti previsti sembrano rivolti proprio alla squadra milanese. L’Inter non è l’unica società di Serie A controllata da un fondo di investimento estero, anzi. Restando in Lombardia, ci sono il Milan – con il fondo RedBird guidato da Gerry Cardinale – e l’Atalanta di Stephen Pagliuca, presidente del fondo Bain Capital. Se si parla di imprenditori stranieri e società estere, poi, l’elenco si allunga parecchi (Roma, Como, Fiorentina e così via).
Il punto, però, è che le norme riguardano nello specifico la trasparenza dei titolari effettivi di questi fondi. Le persone che possiedono le quote societarie, esprimono il Consiglio d’amministrazione e, sostanzialmente, prendono le decisioni. Per le squadre già citate, nella maggior parte dei casi non è difficile risalire a queste informazioni.Per Oaktree, il fondo che possiede l’Inter e che in buona parte è controllato dal canadese-americano Brookfield Asset Management, la questione è più complessa. Insomma, l’Inter sarebbe la società che verrebbe messa più in difficoltà con le nuove regole.
Protesta nella città natale del ct azzurro: contestata la partita tra Italia e Israele in programma stasera in Ungheria
Uno striscione con la scritta «Rino non si gioca con chi uccide bambini» è comparso davanti all’abitazione di Gennaro “Rino” Gattuso, commissario tecnico della Nazionale italiana, a Schiavonea, frazione di Corigliano-Rossano, in Calabria. L’iniziativa è stata promossa da un gruppo di cittadini della città natale dell’allenatore, che contestano la scelta di disputare la partita traItalia e Israele, in programma questa sera, 8 settembre, in Ungheria, con gara di ritorno prevista il 14 ottobre.
In una nota, i promotori hanno spiegato le ragioni della protesta, chiedendo che FIFA, UEFA e FIGC prendano una posizione netta: «Sembra assurdo – scrivono – che non si sia ancora deciso di sospendere Israele dalle competizioni internazionali, rifiutando di giocare contro un Paese che utilizza sport, social e cinema come strumenti di legittimazione del genocidio del popolo palestinese». Secondo i cittadini, lo sport «non è estraneo a ciò che accade intorno, ne è semmai un riflesso». La vicenda arriva poche ore prima del calcio d’inizio della gara, che si annuncia adesso ancora più delicata sul piano politico oltre che sportivo.
Israele-Italia, tifosi azzurri si girano di spalle durante l’inno avversario
Polemica dei tifosi italiani durante l’inno avversario. Gli “ultras” della Nazionale hanno deciso di dare le spalle al campo, durante l’inno diIsraelein segno di protesta. Le due squadre si stanno affrontando su un campo neutro, quello di Debrecen, in Ungheria.
I tifosi non sono molti, si arriva all’incirca a 2000 in tutto. Oltre al gesto di dare le spalle, ci sono stati anche diversi fischi, che hanno evidenziato ancora di più lo stato contrariato dei tifosi azzurri. Dall’altra parte, Israele gioca invece col lutto al braccio, come segno di vicinanza alle sei vittime dell’attentato terroristico di Gerusalemme.
Alvaro Morata e Rodri sono finiti sotto inchiesta da parte della Uefa per quanto accaduto a Euro 2024. Ecco cosa è successo.
Il mondo del calcio si trova di nuovo al centro dell’attenzione, questa volta per un motivo che va oltre le prestazioni sportive sul campo. Rodri e Alvaro Morata, campioni d’Europa con la nazionale spagnola, sono infatti sotto indagine dalla Commissione etica e disciplinare federale. Al centro della controversia, una frase proferita dai due giocatori nei momenti di festa seguiti alla vittoria in finale contro l’Inghilterra a Euro 2024, tenutasi a Madrid. “Gibilterra è spagnola,” hanno dichiarato, suscitando non poco clamore e attirando su di sé l’attenzione non solo della Federazione di calcio, ma anche delle autorità politiche.
Inizio dell’indagine – Dalle sedi UEFA di Nyon – scrive la Gazzetta dello Sport – giunge la notizia che un ispettore della commissione etica e disciplinare è stato assegnato per valutare le possibili violazioni alle norme di condotta da parte di Rodri e Alvaro Morata. La contestazione nasce da dichiarazioni fatte dai giocatori durante i festeggiamenti per la vittoria della Spagna all’Euro 2024. La frase che ha scatenato le polemiche, “Gibilterra è spagnola”, è stata oggetto di denuncia sia da parte della Federazione che dal governo di Gibilterra, piccolo territorio situato sul confine meridionale della Spagna ma sotto sovranità britannica da più di tre secoli
Contesto geopolitico e sportivo – Gibilterra, situata all’estremo sud della penisola iberica, rappresenta da secoli un punto di attrito tra Regno Unitoe Spagna. La questione della sovranità – spiega la rosea – su questo lembo di terra ha toccato diversi aspetti delle relazioni tra i due Paesi, spesso filtrando anche nel mondo dello sport. La decisione dei due calciatori spagnoli di inserire questo tema delicato nei festeggiamenti post-vittoria ha acceso nuovi riflettori sulla disputa, provocando una reazione ufficiale che ora coinvolge le istanze disciplinari europee del calcio.
Morata iniciando cánticos de Gibraltar es español. La cabra de las celebraciones
La Repubblica lancia un’indiscrezione che potrebbe generare paura tra i tifosi del Milan: i rossoneri, e non solo, potrebbero esclusi dalle coppe.
Negli ultimi tempi, il calcio italiano si è trovato ad affrontare un’incertezza che va oltre il campo di gioco, alimentando timori e speculazioni tra i fan e le squadre che anticipano le sfide delle competizioni europee della prossima stagione. Il cuore della questione ruota intorno a un’inquietante indiscrezione lanciata dal quotidiano “la Repubblica”, che ha riportato possibili scenari di esclusione per i club italiani dalle competizioni europee, tra i quali il Milan risalta come protagonista di questa preoccupante possibilità.
Ceferin e l’incontro che fa tremare il Milan – Il fulcro delle preoccupazioni emerse nelle ultime ore si collega ad un incontro che ha visto protagonisti Aleksander Ceferin, presidente della UEFA, e Andrea Abodi, Ministro dello Sport del governo Meloni. Secondo quanto riportato, durante una discussione avuta in occasione della partita Italia-Svizzera, Ceferin ha espresso serie preoccupazioni riguardanti una normativa italiana in fase di revisione, facendo emergere il rischio concreto che le squadre italiane, tra cui il Milan, possano essere escluse dalle competizioni europee nella stagione imminente. Il presidente della UEFA ha messo in guardia il Ministro Abodi sull’importanza della situazione, citando un possibile scenario di infrazione se le cose non venissero gestite correttamente.
Il governo rassicura: emendamento Mulé e le speranze dei club – L’oggetto della possibile discordia risiede in un emendamento proposto dal deputato Mulé, citato direttamente da Ceferin durante l’incontro con il Ministro dello Sport italiano. Tale disposizione normativa, stando alle dichiarazioni di Abodi, sarebbe ancora in fase di discussione e non definitiva, con una riformulazione già prevista che dovrebbe allontanare lo spettro dell’esclusione dalle coppe europee. Le rassicurazioni governative sono state prontamente comunicate e sembrano aver temporeggiato l’allarmismo iniziale tra le fila dei club più prestigiosi del calcio italiano, offrendo un briciolo di speranza per una risoluzione favorevole.
In questo panorama di incertezze e trattative, ciò che si delineava come un rischio imminente per i colori rossoneri e per gli altri club italiani appare oggi sotto una luce potenzialmente meno minacciosa. La possibilità di una profonda riformulazione legislativa prima dell’approvazione definitiva dell’emendamento Mulé sembra aprire le porte a un dialogo più costruttivo con le istanze internazionali del calcio. Nel frattempo, le squadre continuano a prepararsi per le sfide delle competizioni europee, nella speranza che l’intervento del governopossa salvaguardare l’integrità e la partecipazione del calcio italiano sul palcoscenico europeo.
UEFA, indiscrezione CLAMOROSA! Rischio esclusione dalle coppe per le italiane? C’entra l’EMENDAMENTO Mulè.
UEFA, rischio esclusione dalle coppe europee per le italiane a causa dell’emendamento Mulè: testo ok ad ore. I dettagli
L’Italia rischia di vedere le proprie squadre, tra cui l’Inter, escluse dalle coppe a causa dell’emendamento Mulè al decreto Sport e istruzione, che prevede l’autonomia delle leghe dalla Federcalcio
PAROLE – «Se il testo resta così, dovremo escludere le squadre italiane dalle coppe europee».
Questo il messaggio di Ceferin ad Abodi,come riferito daRepubblica. Abodicon il numero uno della Uefa si è impegnato a garantire che quel testo sarebbe scomparso. L’emendamento è stato fortemente voluto da Lotito e condiviso (anche pubblicamente) dal presidente dellaLega Serie A Casini, ma mai avallato dai club di Serie A, a cuinessuno ha avuto il buonsenso di mostrarlo prima di portarlo in commissione. Attese novità già nelle prossime ore.