Cléa Ménier si è accasciata in campo per un arresto cardiaco dopo uno scontro di gioco. Inutili i soccorsi: la Federazione apre un’indagine sulle dinamiche dell’incidente
Il rugby francese è a lutto per la morte, a soli 17 anni, di Cléa Ménier. Il tragico incidente, secondo quanto ricostruito dai media locali, è avvenuto sabato scorso. La giovane giocatrice dell’Union du Bassin Marmandais durante la partita con l’Agen ha subito un violento colpo alla testa ed è andata in arresto cardiocircolatorio.
“Sarà fatto tutto il possibile per comprendere le circostanze di quanto accaduto e sarà attivato un servizio di supporto psicologico per sostenere tutte le persone colpite da questa tragedia e accompagnarle in questi momenti particolarmente dolorosi“, si legge nella nota della Federazione di rugby francese (FFR).
“Siamo sotto shock, sprofondati in una profonda tristezza. Questa è una terribile prova per il nostro club. La affronteremo insieme, uniti e solidali, prendendoci cura gli uni degli altri“, si legge nel messaggio con cui il club francese ha espresso il suo cordoglio, facendo le condoglianze alla famiglia.
In un incidente nel 2001 aveva perso entrambe le gambe. Era diventato uno straordinario atleta paralimpico (8 medaglie d’oro ai Giochi). Il passaggio all’handbike e l’ultimo incidente nel 2020
Alex Zanardi
È scomparso a 59 anni Alex Zanardi: ex pilota automobilistico (44 gare in F.1), straordinario atleta paralimpico, dopo che in un incidente in pista nel 2001 perde entrambe le gambe, esempio di resistenza e amore per la vita. Il 19 giugno 2020, durante una staffetta di beneficenza in handbike rimane coinvolto in un incidente vicino a Pienza. Torna a casa nel 2021.
L’infanzia e i motori – Talento e carattere, fin da bambino. Nato a Bologna nell’ottobre del 1966, Alessandro Zanardi è cresciuto in un contesto umile, da mamma Anna, sarta, e da papà Dino, idraulico. Ancora piccolissimo si trasferisce con la famiglia a Castel Maggiore, dove cresce appassionato di Formula 1 in una terra di motori e velocità. Una passione inizialmente osteggiata dalla famiglia, soprattutto dopo la scomparsa della sorella maggiore Cristina, morta nel 1979 a causa di un incidente d’auto. Nella vita di Alessandro, per tutti Alex, i motori erano però già qualcosa di più di un interesse che poteva essere fermato: erano una direzione. La sua. Il primo mezzo arrivò relativamente tardi, soprattutto se confrontato con i tempi sempre più veloci del motorsport moderno: a quattordici anni papà Dino gli regalò un kart con cui Alex iniziò a divertirsi con gli amici, esordendo in una prima corsa professionistica nel 1980 a Vado. La prima partecipazione a un campionato nazionale, nella categoria 100cc, fu nel 1982: poche risorse, il padre nel ruolo di meccanico e i primi, promettenti, risultati. Il passaggio decisivo nella sua carriera arrivò nel 1988, con il debutto nella Formula 3 italiana al volante di una Dallara-Alfa Romeo: sono anni in salita, fatti di crescita, di delusioni ma anche di primi successi. Nel 1991 il passaggio nella Formula 3000, un altro passo verso le apre le porte della Formula 1, che varcò con il primo test al volante di una monoposto Footwork Arrows. Da quel momento nel cose, come spesso succede nel motorsport, iniziarono a muoversi sempre più velocemente: sempre nel 1991 con la scuderia Jordan, al Gran Premio di Spagna, Zanardi debuttò in F1 sostituendo il pilota Roberto Moreno nel terzultimo appuntamento del campionato. La sua carriera in Formula 1 proseguì per altre tre stagioni: con Minardi nel 1992, con Lotus nel 1993 e 1994. Il suo miglior risultato fu un sesto posto ottenuto con la Lotus nel 93 e in totale disputò 44 Gran Premi. Rimasto senza contratto nel 1995, Zanardi si appassionò velocemente alle corse americane e debuttò nel 1996 nel campionato CART (l’attuale Indycar) ottenendo fin da subito grandi risultati con la vittoria di due titoli consecutivi nel 1997 e 1998. Nel 1999 torna in Formula 1 con la Williams ma la stagione, fin da subito difficile per l’italiano, sarà la sua ultima nella massima serie prima del ritorno nelle gare americane.
La seconda vita – È nel 2001 che Zanardi fa così l’atteso ritorno nella categoria CART, in un anno destinato a cambiare per sempre la sua vita. 15 settembre 2001 Lausitzring, Germania: Partito dalle retrovie, Zanardi costruisce una rimonta costante, superando avversari giro dopo giro fino a portarsi in testa alla gara. A tredici giri dalla fine, subito dopo l’ultima sosta ai box la vettura perde aderenza, tradita da liquidi in pista, e diventa incontrollabile. La monoposto si gira di colpo, attraversa la carreggiata e resta esposta proprio mentre sopraggiungono a piena velocità Patrick Carpentier e Alex Tagliani. Il primo riesce a evitare l’impatto, il secondo non ha spazio per farlo. L’urto è devastante: la vettura di Tagliani colpisce quella di Zanardi nella zona anteriore, nel punto più vulnerabile. La forza dell’impatto è tale da spezzare letteralmente in due la monoposto. Rimane in coma farmacologico per quattro giorni e condizioni, subito apparse disperate, lo portano a ricevere l’estrema unzione. In corpo, dopo l’incidente, gli era rimasto solo un litro di sangue rispetto ai cinque di un uomo adulto. Ma la storia di Alex era ancora tutta da scrivere: migliora di giorno in giorno, sorprendendo gli stessi medici, affrontando quindici operazioni con coraggio e forza d’animo. La prova più dura però è accettare la doppia amputazione alle gambe, immagine evidente di una vita destinata a cambiare per sempre. Per Zanardi iniziò così una dura fase di riabilitazione che non spense, neanche per un secondo, la sua passione per lo sport, la velocità e i motori: nel 2003 tornò nel circuito tedesco nel quale due anni prima era stato vittima del terribile incidente, per ripercorrere simbolicamente i restanti 13 giri della gara del 2001 a bordo di una vettura appositamente modificata. Negli anni successivi continuò a correre tra Gran Turismo e WTCC.
I successi paralimpici – “L’incidente mi ha dato modo di fare cose che forse in un’altra vita non avrei mai avuto l’occasione di provare”. Con questo spirito Zanardi ha affrontato la sua seconda vita, lanciandosi in una carriera straordinaria nell’handbike e trasformandosi rapidamente in uno degli atleti di riferimento a livello mondiale. Il debutto arriva nel 2007 con la maratona di New York, chiusa con un sorprendente quarto posto, risultato che segna l’inizio di un percorso agonistico del tutto nuovo. Da quel momento la progressione è costante: nel 2010 conquista il titolo italiano su strada, mentre nel 2011 si mette in evidenza ai Mondiali di Roskilde con un argento nella cronometro e un quinto posto nella prova in linea. Sempre nel 2011 arriva uno dei momenti simbolici della sua nuova carriera: la vittoria alla maratona di New York, accompagnata dal record di categoria. Pochi mesi dopo si ripete a Roma, dove non solo vince ma stabilisce anche il primato del percorso. Il 2012 rappresenta l’apice della sua parabola paralimpica. Ai Giochi di Londra conquista tre medaglie: due ori, nella cronometro e nella prova su strada, e un argento nella staffetta mista. Negli anni successivi continua a dominare la scena internazionale: tra Coppe del Mondo e Mondiali, raccoglie titoli sia a cronometro sia nelle prove su strada, spesso affiancato dai compagni di squadra nella staffetta mista. Nel 2016 si ripete alle Olimpiadi di Rio: due medaglie d’oro e un argento, a cinquant’anni, dando ancora una volta prova del suo infinito spirito di adattamento, della sua forza e di un carattere che – per sua stessa ammissione – gli ha permesso di ricominciare davanti a qualsiasi sfida.
Il buio – Il destino però, con quel ragazzo di Castel Maggiore, sembrava non aver ancora finito. Il 19 giugno 2020, durante una staffetta benefica in handbike organizzata a sostegno della lotta contro il Coronavirus, rimase coinvolto in un nuovo drammatico incidente: nei pressi di Pienza, lungo la SS146, perse il controllo del mezzo e si scontrò con un camion che proveniva dalla direzione opposta. Trasportato d’urgenza al policlinico Le Scotte di Siena, fu sottoposto a un complesso intervento neurochirurgico e maxillo-facciale. Le sue condizioni apparvero da subito critiche, con ricovero in terapia intensiva e prognosi riservata. Nei giorni successivi venne operato altre tre volte e, il 21 luglio, fu trasferito in un centro specializzato di Lecco per iniziare il percorso riabilitativo. Il 24 luglio, però, a causa di alcune complicazioni, dovette essere nuovamente riportato in terapia intensiva, questa volta all’ospedale San Raffaele di Milano. Le condizioni, in lento miglioramento, portano i medici a decidere a novembre dello stesso anno per un primo trasferimento all’Azienda Ospedaliera di Padova, dove nel gennaio 2021 riacquista la coscienza. A dicembre dello stesso anno può fare ritorno a casa, al fianco della moglie Daniela e del figlio Niccolò. È lì che ha trascorso, al fianco dell’affetto dei più cari, gli ultimi anni, in un silenzio mediatico che ha sempre indicato le gravi e precarie condizioni di salute. L’ennesima sfida di una vita piena di tempeste, che Zanardi ha affrontato con coraggio e forza. Fino alla fine.
L’atleta è stato trovato in un bagno chimico colpito da un’arma da fuoco
Dramma in NFL. Il giocatore di footaball americano Marshawn Kneeland, 24 anni, è stato trovato morto in circostanze tragiche, all’interno di un bagno chimico, nelle prime ore dell’alba. L’atleta, che militava nei Dallas Cowboys nel ruolo di defensive end, è deceduto a causa di una ferita d’arma da fuoco.
Le indagini della polizia– Secondo quanto riferito dagli investigatori, la morte si tratterebbe di suicidio, ma le indagini sono ancora in corso per definire con precisione la dinamica dei fatti. Le autorità hanno ricostruito che, poco prima del decesso, Kneeland era stato coinvolto in un inseguimento con la polizia dopo un tentativo di fermo per un’infrazione stradale.La fidanzata dell’atleta ha riferito che il giovane soffriva di problemi di salute mentale e che quella sera aveva ricevuto da lui un messaggio preoccupante.
La carriera – Kneeland era stato selezionato nel Draft NFL 2024 provenendo dal Western Michigan University. Con i Cowboys aveva disputato 18 partite, collezionando 26 placcaggi e un sack. La sua ultima apparizione risale a pochi giorni fa, nella gara contro i Cardinals, in cui aveva realizzato il suo primo touchdown in carriera. Le autorità locali proseguono le indagini per chiarire le cause e le circostanze della morte.
C’erano stati già momenti di tensione durante la gara nel palazzetto di Rieti durante il match
Ucciso l’autista del pullman dei tifosi per una rissa tra ultrà. Colpito in pieno volto da un sasso. Alla fine della partita di A2 con Rieti il bus del tifosi del Pistoia è stato assaltato sulla superstrada Rieti-Terni, all’altezza di Contigliano, appena fuori Rieti, con un fitto lancio di sassi e mattoni.Uno ha colpito e ucciso l’autista. Probabilmente il secondo autista che affiancava l’uomo che stava guidando per tornare in Toscana. Una volta arrivati i soccorsi, si è tentato per più di un’ora di rianimare l’uomo. Tentativi che alla fine sono risultati vani, con l’uomo che è stato dichiarato morto.
Chi era sul mezzo dice: “Abbiamo sentito un forte boato, l’uomo alla guida è stato in grado di fermare il pullman nonostante uno dei sassi abbia colpito il vetro e frantumato il parabrezza proprio di fronte a lui”.
Il pullman era stato scortato all’uscita, poi le forze dell’ordine sono tornate indietro non appena il mezzo ha raggiunto la superstrada.
Nel palazzetto c’erano stati momenti di tensione: al PalaSojourner, nel corso della pausa tra secondo e terzo quarto ci sono stati disordini che avevano richiesto l’intervento di Polizia e Carabinieri, oltre che la sicurezza, per riportare la calma sugli spalti.
La nota del Pistoia – In una nota il club si dice sconcertato: “Il Pistoia Basket 2000 ha appreso con sgomento la notizia della morte di uno dei due autisti in servizio su un pullman che trasportava i tifosi biancorossi di ritorno dalla trasferta di Rieti. Alla luce delle prime notizie emerse, e in attesa dei riscontri ufficiali della magistratura, la Società si dichiara sconcertata per la dinamica che ha provocato l’incidente. Il presidente Joseph David e tutto il Club si stringono attorno alla famiglia dell’autista e partecipano al dolore dei suoi cari”.
Il sindaco Tomasi – Anche il sindaco della città Alessandro Tomasi è allibito: “Un atto criminale che ci lascia increduli, l’assalto a colpi di sassi contro il pullman dei tifosi del Pistoia Basket. Ci stringiamo intorno ai familiari dell’autista che è stato ucciso. Il nostro pensiero è per loro. Siamo in contatto con i pistoiesi che erano sul pullman e con le autorità che stanno svolgendo le indagini”.
L’atleta trentino, 29 anni, aveva perso i sensi durante la gara inaugurale dei World Games in Cina mentre stava affrontando il percorso di corsa orientamento ed era stato portato in ospedale
È morto Mattia Debertolis – foto Federazione italiana sport orientamento (Fiso)
È mortoMattia Debertolis, l’atleta azzurro di 29 anni che si trovava ricoverato in rianimazione a Chengdu in Cina a seguito di un malore accusato tre giorni fa durante la prova Middle dei World Games. A dare la notizia è stata la Federazione italiana sport orientamento (Fiso).
“Mattia ci ha lasciato – si legge nella nota firmata dal presidente Fiso, Alfio Giomi, e dal Consiglio federale – assistito fino in fondo dalla madre Erica, dal fratello Nicolò, dal resto della famiglia in Italia con il papà Fabio, la compagna Jessica, i nonni, dal presidente della sua società Gabriele Viale, dal ct Stefano Raus e dai suoi compagni di squadra Francesco, Anna e Caterina, da Alessio Tenani e Riccardo Scalet, da tutta la governance della Iof e dal comitato organizzatore dei World Games, dai medici e dagli infermieri dell’ospedale di Chengdu, dai rappresentanti del governo italiano in Cina, dal nostro amore e da quello di chi ti ha conosciuto ovunque nel mondo. Ciao Mattia, faremo tutti del nostro meglio per onorare il tuo ricordo“.
Mattia Debertolis, atleta della nazionale di orienteering morto dopo un malore in gara – Debertolis aveva 29 anni, era di origine trentina. Era un ingegnere civile e lavorava a Stoccolma. Debertolis era regolarmente in gara venerdì scorso nonostante le temperature torride quando il suo gps, dispositivo di cui sono dotati tutti gli atleti, ha improvvisamente smesso di trasmettere, segnalandolo fermo. Questo ha fatto scattare immediatamente le operazioni di soccorso. Il corridore è stato individuato e trasportato d’urgenza in ospedale, dove è morto. La sua situazione clinica è stata da subito molto critica.
Cosa è l’orienteering – Chi partecipa a una prova di orientamento, utilizza una carta topografica realizzata appositamente per questo sport, con segni convenzionali unificati in tutto il mondo. Si gareggia individualmente o in squadra, transitando dai diversi punti di controllo posti sul territorio. Raggiunto il punto di controllo si dovrà registrare il passaggio sul proprio testimone di gara. Vince chi impiega il tempo minore. L’orienteering é chiamato lo “sport dei boschi“, perché il suo campo di gara ideale è il bosco, ma si può praticare anche in altri ambienti quali centri storici, parchi pubblici, campagne.
Nino Benvenuti è stato una leggenda del pugilato italiano e mondiale. Nato il 26 aprile 1938 a Isola d’Istria, ha conquistato la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960 nei pesi welter e ha detenuto il titolo mondiale dei pesi medi tra il 1967 e il 1970. È stato l’unico pugile italiano ad aver detenuto il titolo mondiale in due categorie di peso (medi e superwelter).
Lo sport italiano dice addio a uno dei suoi più grandi campioni, Nino Benvenuti. Il campione olimpico di Roma 1960 si è spento a 87 anni dopo aver fatto sognare diverse generazioni con i suoi colpi e quell’immancabile sorriso, divenuto celebre in tutto il mondo. In grado di conquistare il titolo a cinque cerchi nei pesi welter battendo ai punti il sovietico Jurij Radonjak, Benvenuti si è contraddistinto anche in ambito professionistico diventando prima campione mondiale dei pesi superwelter tra il 1965 e il 1966 e poi numero uno dei pesi medi tra il 1967 e il 1970.
Figlio di esuli istriani, Benvenuti cresce nella Trieste divisa a metà tra Italia e Jugoslavia mettendosi in luce a livello nazionale e conquistando la convocazione per i Giochi casalinghi grazie anche ai titoli europei conquistati nei pesi superwelter nel 1957 e nel 1959. Convinto dal responsabile della Nazionale Natale Rea a calare alcuni chili per evitare di incontrare l’americano Wilbert McClure, Benvenuti partecipa alle Olimpiadi nei pesi welter compie un percorso netto sul ring capitolino sconfiggendo fra gli altri il futuro campione europeo Jean Josseline il futuro campione del mondo dei superwelterKi-soo Kimprima di trionfare ai punti contro Radonjak.
Quel successo vale al triestino la conquista della prestigiosa Coppa“Val Barker” destinata al pugile migliore da un punto di vista del torneo precedendo un mito come Cassius Clay e divenendo il primo italiano a fregiarsi di questo traguardo, venendo seguito soltanto daPatrizio Oliva a Mosca 1980. Passato professionista dopo le Olimpiadi, Benvenuti torna nei superwelter dove vive una rivalità in patria con Sandro Mazzinghi, battuto per due volte nel 1965 nei match validi per il titolo mondiale.
A partire dal 1967 il fuoriclasse tricolore passa ai pesi medi iniziando una rivalità storica con Emile Griffithcon il quale dà vita a una trilogia indimenticabile che lo vede superare nel primo e nel terzo incontro previsto al Madison Square Garden di New Yorkvincendo così per due volte la cintura “iridata“, difesa sino al 1970.
Con l’avvento degli Anni Settanta Benvenuti deve far i conti con l’argentino Carlos Monzónche gli strappa il titolo a Romadisputando subito dopo una rivincita aMontecarlo, anch’essa persa per knock out tecnico. Proprio il ko subito al terzo round nel Principato l’8 maggio 1971 spingerà Nino a ritirarsi chiudendo la carriera con ottantadue vittorie (35 per KO), un pareggio e sette sconfitte.
Massimo Furlan è morto venerdì sera, dopo l’allenamento di volley. Il coach 54enne è rientrato a casa a Sottomarina dove viveva con la moglie e i due figli, ed è stato colpito da un malore che non gli ha lasciato scampo.
Una morte improvvisa che ha lasciato sotto choc famigliari e amici, ma ovviamente anche le giocatrici della squadra di pallavolo femminile under 14 di Arzerello di cui era coach da più di un anno. Poco prima di quello che dalle prime ipotesi sembra essere un infarto fulminante, aveva diretto l’allenamento come faceva ogni settimana. Poi, il ritorno a casa e il malore fatale.
Il presidente della società sportiva, Luigi Battistello, ha ricordato che circa un mese e mezzo fa Furlan era stato portato al Pronto Soccorso dopo essersi svenuto, ma sembrava che la situazione fosse stata risolta, scrive Polesine24.
La scorsa settimana aveva avuto invece un affatiacamento e anche in quel caso sembrava una situazione sotto controllo. Il giorno del decesso, dopo l’ultimo allenamento, Furlan ha avvertito la moglie di non sentirsi bene. Anche se sono stati chiamati i soccorsi, la situazione è peggiorata rapidamente e Furlan è deceduto prima del loro arrivo.